Ricostituzione delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa

Ricostituzione delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa

Ricostituzione in capo all’incorporante delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa: può capitare nella pratica professionale in caso di riorganizzazione societaria, di riorganizzazione di gruppo o in caso di LBO di dover approfondire la questione sia sotto il punto di vista fiscale sia sotto il punto di vista contabile e di bilancio.

Sul tema si è espressa recentemente l’Agenzia delle Entrate che ha ribadito, con la risposta all’interpello n. 27 del 4 ottobre 2018.

Principi affermati nella risoluzione n. 62/E del 2017

In tema di ricostituzione in capo all’incorporante delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa si ritengono applicabili i seguenti principi affermati nella risoluzione n. 62/E del 2017:

  1. in una fusione inversa per incorporazione, a conservarsi è il PNC della società che sopravvive legalmente all’operazione (i.e. incorporante/controllata), il quale non muta in conseguenza dell’operazione, conservando la composizione storica quali-quantitativa, in termini di capitale sociale, riserve di utili e di capitale, che aveva prima della fusione inversa;
  2. sotto il profilo contabile, in caso di partecipazione totalitaria, il PNC post fusione deve essere in termini quantitativi pari a quello complessivo che si sarebbe avuto con la fusione diretta, poiché il valore totale delle società coinvolte è sempre lo stesso (c.d. principio di equivalenza tra fusione diretta e inversa);
  3. le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 dell’articolo 172 del TUIR si applicano con riferimento all’eventuale incremento del PNC dell’incorporante avvenuto a seguito della fusione. Pertanto, è a tale differenza da fusione che vanno applicate le citate disposizioni normative.

Effetti fiscali in caso di mancata ricostruzione delle riserve

Ai fini dell’applicazione dell’articolo 172, comma 5, del TUIR le riserve in sospensione d’imposta sono da ricostruirsi in capo alla Controllata-Incorporante al fine di evitarne la tassazione.

Tipicità della fusione inversa

In una fusione inversa il PNC dell’incorporante post fusione può subire una modifica quali-quantitativa quando l’incorporata possiede altri asset, oltre la partecipazione totalitaria nella controllata.

Per approfondire

Ricostituzione in capo all’incorporante delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa, scarica la risposta all’interpello n. 27 del 4 ottobre 2018 

Bonus pubblicità

Bonus pubblicità

Dal 2018 è stato istituito un credito d’imposta per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali in relazione agli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali (articolo 57-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, e successive modificazioni).

Investimenti pubblicitari incrementali

Per beneficiare dell’agevolazione è necessario che l’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari realizzati superi almeno dell’1% l’importo degli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente.

Il credito d’imposta spetta anche in relazione agli investimenti effettuati, esclusivamente sulla stampa (anche online), dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, rispetto agli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.

Credito di imposta

Il credito d’imposta è pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90%  nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start-up innovative.

Modello di comunicazione telematica

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 maggio 2018, n. 90, sono stati definiti i criteri e le modalità di attuazione della misura agevolativa e con il provvedimento del Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2018 è stato approvato il modello di comunicazione telematica per la fruizione del credito con le relative modalità di presentazione.

Quando presentare la comunicazione

La comunicazione per l’accesso al credito d’imposta e la dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati sono presentate al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, direttamente da parte dei soggetti abilitati o tramite i soggetti incaricati di cui ai commi 2-bis e 3 dell’articolo 3 del D.P.R. n. 322 del 1998.

Per gli investimenti effettuati o da effettuare nell’anno 2018, la comunicazione per l’accesso al credito d’imposta è presentata dal 22 settembre al 22 ottobre 2018. Entro gli stessi termini va presentata la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati” per gli investimenti effettuati nell’anno 2017.

La dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati nell’anno 2018 è presentata dal 1° al 31 gennaio dell’anno 2019.

Comunicazioni telematiche separate

Le comunicazioni telematiche per l’anno in corso, relative agli investimenti effettuati e da effettuare nell’anno 2018, nonché quelle relative agli investimenti effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017 esclusivamente sulla stampa quotidiana e periodica anche online, dovranno essere presentate, separatamente, dal 22 settembre al 22 ottobre 2018.

Per maggiori informazioni

Portale dell’Agenzia delle Entrate su Investimenti pubblicitari incrementali .

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet del Dipartimento l’Informazione e l’Editoria: http://informazioneeditoria.gov.it.

Convegno OIV: valutazioni di azienda e pareri valutativi

Convegno OIV: valutazioni di azienda e pareri valutativi

Il ruolo dei consiglieri indipendenti e degli organi di controllo

Valutazioni di azienda e pareri valutativi rappresentano una specializzazione importante della nostra professione.

Le nostre competenze in questo campo rappresentano le fondamenta su cui abbiamo costruito il nostro progetto di Studio.

La valutazione d’azienda è influenzata da una moltitudine di fattori tra i quali il settore in cui la società opera, la sua fase di sviluppo e la fonte del capitale investito. La valutazione d’azienda richiede una solida comprensione del processo di creazione del valore.

Convegno Nazionale OIV sulla Valutazione d’Azienda

ll Convegno del 1 ottobre in Bocconi affronta il delicato tema dell’incarico ad un esperto di svolgere una valutazione o di formulare un parere valutativo ai fini più diversi.

L’elevato grado di specializzazione richiesto, fa sì che in genere i consiglieri indipendenti non siano in grado di entrare nel merito delle scelte compiute dall’esperto.

Ciò tuttavia non esime i consiglieri e gli organi di controllo dal porre grande attenzione all’incarico affidato, all’ampiezza della base informativa, ai principi di valutazione seguiti, alla completezza del processo valutativo, alle limitazioni che l’esperto ha evidenziato nello svolgimento del proprio incarico.

Fondazione Organismo Italiano di Valutazione

OIV- Organismo Italiano di Valutazione è una fondazione indipendente senza scopi di lucro promossa da AIAF, ANDAF, ASSIREVI, Borsa Italiana, CNDCEC, Università L. Bocconi.

L’OIV è ente sponsor dell’International Valuation Standards Council. Partecipa attivamente all’attività di consultazione e ai gruppi di lavoro dell’IVSC inviando lettere di commento e proponendo propri esperti.

OIV si propone quale standard setter nazionale nell’ambito delle valutazioni d’azienda, ovvero di beni o gruppi di beni.

I PIV (Principi italiani di valutazione) si pongono come vero e proprio punto di riferimento per i professionisti, il legislatore e le autorità di vigilanza nell’ambito delle perizie di stima.

Per approfondire

Convegno Nazionale OIV sulla Valutazione d’Azienda: “Valutazioni e pareri valutativi: il ruolo dei consiglieri indipendenti e degli organi di controllo”

Restartup e la comprensibile difficoltà a salire il primo gradino

Restartup e la comprensibile difficoltà a salire il primo gradino

Il questi giorni stiamo incontrando diverse imprese che ci contattano per provare a capire insieme come crescere o comunque come riuscire a ridisegnare l’ azienda ed il business model. Sono spesso incontri informali. Hanno letto di noi e la nostra attività li incuriosisce.

Spesso c’è difficoltà a definire sia il nostro ruolo (che cosa possiamo fare per loro) sia il loro bisogno consulenziale (di che cosa hanno bisogno) . Credo sia normale in un momento in cui entrambi i soggetti (impresa cliente e consulente) si trovano all’interno di un processo di cambiamento.

Fino a pochi anni fa era più facile per tutti (anche per noi stessi). Quando ho iniziato questa professione bastava presentarti come commercialista ed il tuo ruolo era chiaro: l’imprenditore faceva utili, noi bilanci e dichiarazioni aiutandolo ad ottimizzare la sua gestione fiscale (gestione ordinaria).

Poi crescendo siamo stati chiamati sempre di più per singole operazioni straordinarie su cui negli anni abbiamo acquisito competenze distintive. Tipicamente perizie di stima, valutazioni di azienda ed operazioni straordinarie (Fusioni, scissioni, trasformazioni, liquidazioni, conferimenti) e acquisizioni e cessioni di azienda. Nei periodi di maggior crisi piani di risanamento e concordati.

Oggi che abbiamo deciso di ampliare ed integrare i servizi offerti ponendoci obiettivi più ambiziosi e studiando nuove modalità di erogazione veniamo chiamati sempre più spesso da aziende che stanno affrontando un percorso di cambiamento e crescita o più in generale che stanno affrontando un momento di discontinuità strategica.

Nei casi di Restartup  è più complesso per loro chiederci un servizio definito (es. operazione straordinaria) e per noi individuare preventivamente cosa proporre.

Ci contattano perché hanno seguito la nostra evoluzione e sulla base di una intuizione:

“Stiamo crescendo, ci incuriosite e ci piacerebbe provare a lavorare con voi anche se non ci è ben chiaro in cosa ci potreste essere utili”.

Una grande opportunità ma anche una enorme responsabilità per noi. Probabilmente anche un segnale della necessità di un ulteriore sforzo da parte nostra nel semplificare e chiarire il nostro ruolo e la nostra offerta.

In questi casi è necessario un percorso più lungo di conoscenza reciproca e di costruzione di quella fiducia necessaria per supportarli nel nuovo disegno di impresa. Solo successivamente si tornerà a parlare di domanda/offerta di servizi tradizionali (seppur come spesso accade attinenti alla gestione straordinaria dell’impresa).

Quale l’azienda ci contatta e perchè

Il primo incontro è solitamente informale, abbiamo bisogno di conoscerci senza barriere. In alcuni casi è presente il loro commercialista. In alcuni casi è lui che ci ha chiamato. Quando ci illustrano la loro situazione le caratteristiche sono più o meno sempre le stesse:

  • hanno una storia ed una tradizione di cui essere orgogliosi;
  • spesso venire da una lunga serie di successi frena il cambiamento ma questo freno non è percepito o lo è solo in parte;
  • si trovano davanti ad un momento di discontinuità strategica;
  • sono ottimi imprenditori e quindi sentono che devono provare a cambiare ma hanno difficoltà a definire in maniera strutturata il “come” ed il “perché”;
  • leggono correttamente i dati aziendali ma trascurano alcuni micro dati che li aiuterebbero a definire meglio le cause del problema e le soluzioni allo stesso;
  • troppo focalizzati nell’attuale arena competitiva hanno difficoltà ad individuare correttamente i futuri competitor ed il settore in cui operare (sembra banale ma è l’attività più complessa visti i nuovi entranti sul mercato, l’ibridazione di molti settori, le diverse dimensioni anche geografiche dei competitor). Non è sempre facile capire da dove arriveranno le nuove minacce al nostro business;
  • non hanno una abitudine consolidata nè budget in consulenza e/o formazione ad eccezione di quelle tecniche e strettamente necessarie.

La difficoltà a salire il primo gradino

E’ tipicamente una piccola azienda che sta diventando grande, che deve imparare a vedersi diversa e a spostare l’asticella un pò più in là.

Non è facile all’inizio, spesso ci studiano per qualche mese prima di diventare nostri clienti. Noi comprendiamo e non forziamo. La consapevolezza è importante. Si trovano a dover decidere di spendere soldi e tempo spesso per modificare una macchina che comunque produce risultati.

In prima battuta si trovano a dover decidere di passare dall’esser primi in serie B per diventare gli ultimi in serie A salvo poi provare a giocare in un campionato tutto nuovo ibridando i settori.

Non è facile, lo sappiamo bene perchè quel percorso lo abbiamo fatto anche con #progetto1849. Significa agire sull’organizzazione, ridefinire collaboratori e partner e gestire i relativi conflitti.

Un recente articolo del Sole24Ore ha ben sintetizzato le difficoltà di fare il primo passo, di salire quel primo gradino che porta la piccola impresa a diventare grande:

C’è un’evidente e per altro nota dicotomia fra le imprese piccole e medie e quelle grandi. Nelle prime, soprattutto quelle a conduzione familiare, l’imprenditore intraprende il cambiamento solo se costretto da determinate circostanze; per le seconde i driver sono strategie di scenario o politiche imitative di fenomeni di tendenza o consolidati e per loro pesa il fatto di essere mediamente più abituate a gestire progetti di riorganizzazione affidandosi a consulenti fidati. Quello del cambiamento, insomma, è un work in progress che ha bisogno di attecchire anche negli ambienti dove (al momento) non ci sono le condizioni favorevoli per farlo.

«La tecnologia, da sola, non può cambiare tutto, è un elemento dei tanti: organizzazione, persone, ruoli, competenze sono e saranno sempre fondamentali. Non credo alla tecnologia – conclude Frigelli – come a una lampada magica, ma sono confidente che le aziende italiane possano fare un salto in avanti perché il tessuto è buono e sano e può crescere, anche grazie al contributo delle nuove generazioni».

Poi in realtà lavorare insieme risulta più semplice del previsto e spesso entusiasmante (anche se molto faticoso perchè le aspettative sono alte e alta la necessità di cambiare velocemente).

Di che cosa hanno bisogno

Il percorso viene suddiviso in micro tappe ed assegnata la responsabilità del raggiungimento di ciascuna ad uno dei partecipanti alla riunione (impresa, attuali consulenti, Studio Panato). Noi spesso ci limitiamo per ridurre il costo per il cliente ad un ruolo di coordinamento e alla responsabilità delle operazioni tecnicamente più complesse.

Il percorso all’inizio nebuloso (difficile definire che cosa significhi cambiare, difficile anche all’inizio capire bene perchè è necessario farlo) prende forma.

All’inizio studiamo l’azienda ed ascoltiamo chi ci lavoro. Nei primi tempi non facciamo altro che mettere a sistema tutte quelle cose che “avete ragione è una vita che ci diciamo di farlo ma poi…”. Ed il raggiungimento di queste prime tappe non fa altro che rafforzare la convinzione nel proseguire nel progetto.

Spesso aiutiamo a dare organicità a proposte di singoli soci o manager che potevano sembrare (o inizialmente effettivamente erano) in conflitto tra loro e con la precedente strategia aziendale. Aumentando cosi consenso e fiducia nel team.

Successivamente aiutiamo l’imprenditore a definire il progetto ed i nuovi obiettivi per diventare attraente per i clienti, per potenziali investitori, per le risorse che collaborano o dovranno collaborare con l’impresa. O per entrare in filiere di valore.

Che cosa possiamo fare per loro

Ovviamente poi, definito insieme il disegno e la strategia,  arrivano gli interventi più complessi in cui spendere maggiormente le nostre competenze tecniche e professionali:

  • ridefinizione del business model e del ruolo dell’impresa nella filiera;
  • investire in startup, open innovation, R&S ed innovazione (aiutandoli anche ad entrare in quel mondo e ad usufruire delle principali agevolazioni fiscali);
  • riorganizzazione societaria;
  • acquisizione di aziende per raggiungere la dimensione minima definita e/o integrare competenze e servizi;
  • cessione di azienda e definizione del percorso per valorizzarla al meglio;

In alcuni casi il nostro intervento può svilupparsi in:

  • Valutazione delle partecipazioni, gestione del litigio tra soci e recesso;
  • Passaggio generazionale e tutela del patrimonio;
  • Crisi e risanamento aziendale.

Per approfondire

Il nostro Studio in sintesi si propone di assistere l’imprenditore sia nell’attività ordinaria (consulenza ed assistenza tributaria e societaria) sia nei sempre più frequenti momenti di discontinuità ( special situations) che una impresa si trova ad affrontare per restare competitiva sul mercato. Con “Special Situations” intendiamo ogni cruciale fase evolutiva aziendale di natura straordinaria, tipica, ad esempio, dei momenti di crescita aziendale, di restartup e ridefinizione del modello di business, di passaggio di proprietà ( M&A) o più frequentemente di passaggio generazionale, fino alla gestione di situazioni patologiche che talvolta possono compromettere l’ordinaria operatività aziendale, richiedendo interventi di ristrutturazione finanziaria, risanamento societario o risanamento aziendale.

Per conoscerci meglio potete scoprire le nostre attività sul sito anche se la cosa più facile in fondo resta sempre prendere un caffè insieme.

 

 

 

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato dedicata agli imprenditori. Solo ciò che serve nello spazio di un tweet, progettata da IQUII per chi fa impresa.

Negli ultimi mesi stiamo implementando #progetto1849, il nuovo servizio di advisory  nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi

Seguendo una sfidante tabella di marcia, il progetto restartup raggiunge un altro piccolo traguardo.

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato:

Qui i link dove potete scaricare la app:

Abbiamo deciso di testare un modo diverso per comunicare con gli imprenditori nostri clienti, provando a fornire una informazione più mirata al fare impresa. Lasciando le comunicazioni di carattere più fiscale ed amministrativo alle nostre tradizionali Lettere informative.

Uno strumento che costringe alla sintesi

Quando tempo fa ho letto un post di Fabio Lalli su un nuovo prodotto di IQUII, mi sono subito incuriosito.

Una piattaforma accessibile da mobile progettata per offrire ai dipendenti un sistema di formazione e onboarding aziendale semplice, dinamico e non impegnativo, evitando di dover partecipare a corsi in aula fortemente time consuming.

E’ nata come supporto per la formazione obbligatoria (privacy, sicurezza sul lavoro, ecc) ma mi ha colpito per la versatilità e per il fatto che ci avrebbe per forza di cose costretti alla sintesi. Per fornire informazioni diverse da quelle tradizionalmente veicolate da uno studio professionale abbiamo pensato fosse importante usare uno strumento diverso dalla solita email.

La sfida sui contenuti è impegnativa ma ci appassiona.

Da leggere in ascensore

Obiettivo è quello di fornire poche informazioni, in maniera informale, focalizzate sulle esigenze di chi fa impresa senza rubare tempo.

Qualche spunto da leggere idealmente in ascensore ( una provocazione ma non troppo) o sul frecciarossa.

Nei momenti di pausa direttamente da mobile.

In attesa del prossimo caffè

Quasi un memo in attesa di approfondire davanti ad un buon caffè o ad un aperitivo. Trasformando in un nuovo servizio di advisory ( restartup ) le intuizioni presentate e discusse su Econopoly de ilSole24Ore e formalizzate durante gli ultimi mesi in un percorso nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi.

Vi invitiamo noi

I contenuti dell’app sono riservati ai nostri clienti e agli imprenditori che ne faranno richiesta. Le informazioni saranno di valore nonostante il tono della comunicazione sintetica ed informale. Nelle nostre intenzioni faranno da stimolo ed ausilio a successivi incontri. Una sorta di promemoria informato delle nuove sfide, opportunità e cosa da fare.

Un partner di valore

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, fa parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario.

IQUII si occupa di applicazioni web e mobile, dalla progettazione allo sviluppo fino all’ottimizzazione e all’analisi del comportamento utente. Progetta interfacce e software per tecnologie indossabili e Internet of Things, elabora piani di comunicazione integrata in grado di valorizzare i progetti e i prodotti dei clienti.

Da tempo seguiamo la storia imprenditoriale di Fabio e Mirko e siamo veramente felici che si sia creata la possibilità di collaborare su questo progetto. Da tempo avevamo voglia di averli come partner. Un grazie particolare ad Andrea e Nicolò per la disponibilità ed il rigore con cui ci hanno supportato.

Per scaricare la APP

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato ai seguenti link:

Ci piacerebbe lavorare con te

Ci piacerebbe lavorare con te

Studio Panato | Dottori Commercialisti sta selezionando un professionista da inserire presso la propria sede di Milano.
Il candidato ideale è un giovane commercialista che abbia maturato almeno tre anni di esperienza in studi professionali, autonomo nella gestione ordinaria ( contabile e fiscale) di PMI.
È valorizzata l’attitudine allo studio e alla ricerca. Costituisce requisito preferenziale la conoscenza della lingua inglese.

Per sottoporre la propria candidatura inviare il curriculum vitae all’indirizzo e-mail: info@Studiopanato.it

 

Responsabilità degli amministratori e presupposto del danno

Responsabilità degli amministratori e presupposto del danno

Responsabilità degli amministratori di Srl: la violazione degli obblighi degli amministratori rappresenta un presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria degli amministratori inadempienti: occorre provare l’esistenza del danno (deterioramento effettivo e materiale del patrimonio della società), e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi, così come affermato dall’ordinanza del Tribunale di Roma – Sezione Tribunale delle Imprese – Terza sezione civile, RG n. 67181/2016.

Dato normativo

L’art.2476 c.c. stabilisce che “Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso”.

Ai sensi dell’art. 1176, 2° comma, c.c., “nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

Diligenza

Agli amministratori di Srl – al pari di quelli delle Spa – è richiesta la diligenza desumibile dalla natura dell’incarico e  per il professionista dalle specifiche competenze possedute ex art.1176, 2° comma, c.c..

Si sottolinea come la responsabilità dell’amministratore non può essere desunta dalle scelte di gestione – insindacabili – ma dal modo in cui le stesse sono portate a termine.

Pertanto, la violazione, da parte dell’amministratore, della clausola generale di agire con diligenza non può riguardare le scelte di gestione (espressione della libertà imprenditoriale) ma unicamente la diligenza mostrata nel valutare il rischio connesso all’operazione.

Risarcimento del danno

Ai fini della risarcibilità del danno, il soggetto agente deve:

  • allegare l’inadempimento dell’amministratore degli obblighi a lui imposti dalla legge e/o dall’atto costitutivo e/o dal generale obbligo di vigilanza;
  • allegare e provare, anche tramite presunzioni, l’esistenza di un danno concreto, inteso come depauperamento del patrimonio sociale, e la sussistenza di un nesso di causalità tra la lesione del patrimonio sociale ed il fatto dell’amministratore inadempiente, seppur cessato dall’incarico.

La domanda risarcitoria, in assenza di tale allegazione e prova, come chiarito dalla Cass. 5960/2005, sarebbe priva di oggetto.

Responsabilità degli amministratori di Srl: la giurisprudenza è pacifica nella ricostruzione del fattispecie risarcitoria in termini di danno-conseguenza. Ne consegue che la violazione degli obblighi degli amministratori rappresenta un presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria degli amministratori inadempienti: occorre provare l’esistenza del danno (deterioramento effettivo e materiale del patrimonio della società), e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi, così come affermato dall’ordinanza del Tribunale di Roma – Sezione Tribunale delle Imprese – Terza sezione civile, RG n. 67181/2016.

Il suddetto nesso causale serve ad accertare la responsabilità risarcitoria degli amministratori, ed a limitare l’entità del risarcimento stesso all’effettiva e diretta efficienza causale dell’inadempimento.

Come ribadito dalla Cass. 22911/2010, spetta agli amministratori dimostrare l’inesistenza del danno ovvero la non imputabilità del fatto dannoso, fornendo la prova positiva.

Sequestro conservativo

Ai sensi dell’art.671 c.p.c. “il giudice, su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento”.

Per la concessione di tale provvedimento sono necessari due requisiti (congiuntamente):

  1. Fumus boni iuris: verosimile esistenza del credito per cui si agisce (è sufficiente la probabile fondatezza della pretesa creditoria);
  2. Periculum in mora: timore di perdere la garanzia rappresentata dal patrimonio del debitore.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

In questi ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’esperienza accumulata in quella che i più chiamano economia della cultura.

Da anni seguo per motivi professionali il mercato dell’editoria in cui sono stato e sono coinvolto a diversi livelli e più recentemente nel mondo del Teatro (come chi ha la pazienza di seguirmi sui principali social ben sa).

Un mondo in cui sono entrato con un certo scetticismo.

Nonostante la cultura per definizione aiuti ad aprire la mente per una serie di vecchi retaggi anche politici ed ideologici è in realtà un mondo molto chiuso ed autoreferenziale.

Detto questo lo affronto portandomi dietro (con tutti i limiti e le distorsioni del caso, sia chiaro) l’ottica del commercialista affascinato dal progetto e di chi fa impresa.

E devo ammettere di aver sottovalutato l’effetto dirompente dell’esperienza maturata in questi anni.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

Editoria e Teatro ti costringono:

  • a ragionare con risorse scarse;
  • ad essere flessile lavorando in settori in perenne crisi;
  • a cercare di valorizzare le competenze con nuovi prodotti/servizi perché la sola gestione ordinaria del core business non ti consente la sostenibilità del progetto;
  • a investire in piccole “scialuppe” (non oso definirle startup) per tentare nuovi approcci, nuovi business model, spesso con l’obiettivo di ridevinire l’organizzazione e intaccare centri di potere che ingessano la struttura impedendole di cambiare.

Uno straordinario modello di business

Solo oggi mi rendo conto di che straordinario modello di business possa diventare anche per imprese di altri settori. Per le imprese di servizi, per le imprese e le professioni basate sulla valorizzazione della conoscenza certamente.

Fare impresa oggi è una grande sfida. Si è sempre pensato che l’impresa dovesse, finanziando, aiutare la cultura (vero). Oggi forse è il momento di prendere consapevolezza che la cultura può diventare un grimaldello per rinnovare l’impresa.

Castiglioni aveva già capito tutto

Rubando le parole all’architetto Achille Castiglioni (che aveva già capito tutto):

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e l’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio ed è successo. Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato.”

Studio Panato #perilteatro

Il questo contesto si inserisce il progetto “Studio Panato #perilteatro”, per questo proviamo su queste pagine a lanciare un sasso sperando che qualcuno più peparato di noi possa aiutarci ad alimentare il confronto e la discussione. Perché la cultura non deve elemosinare una sponsorizzazione ma pretendere di venir retribuita per il servizio che offre. Imparando però ad aprirsi alla società, uscendo dai circoli per iniziati e soprattutto facendo cultura veramente. Cosa che non è cosi scontata ed è forse la parte più sfidante di tutta la faccenda.

Per seguire un percorso

Questo ed altri miei articoli li trovate pubblicati su Econopoly del Sole24Ore (Numeri, idee e progetti per il futuro).

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