Aumento del capitale sociale con “earn out” e “bonus shares

Aumento del capitale sociale con “earn out” e “bonus shares

Aumento del capitale sociale con “earn out” e “bonus shares, realizzando un effetto analogo al c.d. «earn out» dei contratti di compravendita di aziende o partecipazioni. La massima n. 170 del notariato milanese.

Nella recente Massima n. 170, il Consiglio notarile di Milano ha affrontato un caso interessante, ovvero quello in cui la clausola di earn out preveda l’emissione di un numero di azioni ulteriori rispetto a quelle emesse nel momento della sottoscrizione, al verificarsi di condizioni inerenti l’oggetto del conferimento (così realizzando un effetto analogo al c.d. «earn out» dei contratti di compravendita di aziende o partecipazioni).

Ciò comporta una successiva e ulteriore variazione del capitale sociale, ed è pertanto subordinata alla circostanza che la relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 c.c. (o ai sensi dell’art. 2343-ter c.c.) attesti che il valore di quanto conferito sia almeno pari all’ammontare dell’aumento di capitale comprendente anche l’importo dell’ earn out.

Aumento di capitale con conferimenti in natura

In caso di aumento di capitale con conferimenti in natura è legittimo prevedere l’emissione, con efficacia in un momento successivo alla sottoscrizione dell’aumento, di un numero di azioni ulteriori rispetto a quelle emesse nel momento della sottoscrizione, al verificarsi di condizioni inerenti l’oggetto del conferimento, quali ad esempio il raggiungimento di determinati risultati economici dell’azienda conferita o della società le cui partecipazioni sono state conferite (così realizzando un effetto analogo al c.d. «earn out» dei contratti di compravendita di aziende o partecipazioni).

Relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 c.c.

Siffatta pattuizione, in presenza di azioni con valore nominale, comporta una successiva e ulteriore variazione del capitale sociale, ed è pertanto subordinata alla circostanza che la relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 c.c. (o ai sensi dell’art. 2343-ter c.c.) attesti che il valore di quanto conferito sia almeno pari all’ammontare dell’aumento di capitale comprendente anche l’importo dell’ earn out. Diversamente, qualora la società abbia azioni prive di indicazione del valore nominale, la deliberazione che prevedesse la successiva (ed eventuale) emissione di nuove azioni a favore del sottoscrittore potrebbe disporre la sola variazione del numero di azioni di compendio dell’aumento di capitale, mantenendo fermo l’importo dell’aumento di capitale (con conseguente riduzione della parità contabile delle azioni precedentemente emesse), senza necessità della ulteriore «copertura» da parte della relazione di stima.

Bonus shares

È altresì legittimo che in caso di aumento di capitale in denaro la deliberazione di aumento preveda l’emissione, con efficacia in un momento successivo alla sottoscrizione dell’aumento, di un numero di azioni ulteriori rispetto a quelle emesse nel momento della sottoscrizione, al verificarsi di condizioni «soggettive» inerenti ciascun sottoscrittore, quali ad esempio la mancata alienazione delle azioni sottoscritte per un determinato periodo di tempo (dando così luogo all’emissione delle c.d. «bonus shares», talvolta previste per premiare la «fedeltà» dei nuovi azionisti nel periodo successivo a un aumento di capitale).

In tal caso, in mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, la deliberazione di aumento può limitarsi a prevedere l’incremento del numero di azioni emesse a fronte del medesimo conferimento in denaro, senza alcuna modifica dell’importo dell’aumento, bensì con conseguente riduzione della parità contabile delle azioni precedentemente emesse. Diversamente, qualora la società avesse azioni con indicazione del valore nominale, l’emissione delle bonus shares comporterebbe una ulteriore variazione dell’importo dell’aumento che dovrebbe pertanto essere «coperto» da quanto versato dai sottoscrittori in sede di liberazione delle azioni iniziali (dovendosi infatti imputare a capitale, al momento dell’emissione delle bonus shares, una corrispondente parte della riserva vincolata creatasi con l’aumento stesso).

Relazione degli amministratori e il parere di congruità del collegio sindacale

In ciascuno dei casi succitati, la relazione degli amministratori e il parere di congruità del collegio sindacale (o della società di revisione) previsti dall’art. 2441, comma 6, c.c. – ove non rinunciati dall’unanimità dei soci – devono riferirsi al numero massimo delle azioni oggetto di emissione, comprensivo quindi di quelle da assegnare a titolo di earn out o di bonus shares.

Un nuovo servizio di advisory

Abbiamo studiato, inserendolo in un progetto di ricerca dell’ Università Bocconi, un nuovo servizio di consulenza dedicato a PMI  che sentono il bisogno di tornare a pensare come startup ridisegnando l’impresa ed il settore in cui operano.

Per approfondire

Massima n. 170 del Consiglio notarile di Milano

La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata

La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata

La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata. Il nuovo studio del notariato esamina gli interventi normativi con cui il legislatore, nell’arco di quattro mesi, ha sostanzialmente riscritto la disciplina delle società a responsabilità limitata.

Il legislatore ha recentemente sostanzialmente riscritto la disciplina delle società a responsabilità limitata, concedendo alle stesse una serie di opportunità in precedenza riservate al modello azionario che riguardano tanto il piano organizzativo che quello del finanziamento dell’impresa e della circolazione della partecipazione.

La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata

Ciò è avvenuto, in particolare:

  • estendendo alle PMI in forma di s.r.l. le deroghe al diritto societario previste originariamente per le start up innovative;
  • prevedendo un sistema di circolazione delle quote delle piccole e medie imprese e delle imprese sociali costituite in forma di s.r.l. attraverso i portali per la raccolta di capitali, mediante il recepimento della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 15 maggio 2014, n. 2014/65/UE, relativa ai mercati degli strumenti finanziari.

Modifiche statutarie

Ne risulta un quadro normativo in cui la società a responsabilità limitata, che è il modello più diffuso nel nostro ordinamento, può assumere, per scelta statutaria, connotazioni notevolmente simili a quelle della società per azioni.

La necessità del ricorso a modifiche statutarie, che potenzialmente possono interessare la stragrande maggioranza delle s.r.l. esistenti, implica l’indispensabile intervento notarile.

Nuove opportunità per le PMI che le sapranno cogliere

La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata offre strumenti interessanti e nuove opportunità per le PMI che le sapranno cogliere.

In un mercato dinamico i momenti di discontinuità strategica (acquisizione o cessione di azienda, open innovation, restartup) e/o familiare (passaggio generazionale) sono sempre più frequenti ed una struttura societaria flessibile può essere utile a governarli.

Un nuovo servizio di advisory

Per questo abbiamo studiato, inserendolo in un progetto di ricerca dell’ Università Bocconi, un nuovo servizio di consulenza dedicato a PMI (nostro target naturale) che sentono il bisogno di tornare a pensare come startup ridisegnando l’impresa ed il settore in cui operano valorizzando la storia e la tradizione della azienda ed a volte della famiglia.

Perchè le esigenze dell’impresa in questi anni sono cambiate:

  • velocità;
  • innovazione;
  • crescita dimensionale;
  • compagine sociale aperta;
  • curiosità e bisogno formativo di chi fa impresa.

Riferimenti normativi

Per comprendere l’esatta portata delle della disciplina è necessario rifarsi a:

  • decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 convertito con legge 21 giugno 2017, n. 96, per ciò che concerne le “deroghe al diritto societario”;
  • d.lgs. 3 agosto 2017, n. 129, per ciò che concerne la circolazione della partecipazione.

Per approfondire

La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata in uno studio del notariato

Sospensione contributi INPS lavoratore autonomo per malattia o infortunio grave

Sospensione contributi INPS lavoratore autonomo per malattia o infortunio grave

Con la circolare 69 INPS del 2018 si impartiscono le istruzioni operative in merito ad alcune tutele in materia di gravidanza, malattia e infortunio. In particolare, è stata prevista la possibilità di sospendere il versamento della contribuzione in caso di malattia o infortunio grave.

Sospensione dei versamenti contributivi per malattia o infortunio grave

L’articolo 14 della legge n. 81/2017, articolato in tre commi, prevede specifiche forme di tutela nel caso di rapporti di lavoro svolti in modo continuativo, durante i quali è possibile l’insorgere di eventi che non permettono la normale attività lavorativa.

In particolare, il comma 3 introduce la possibilità, nel caso di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre sessanta giorni, di sospendere il versamento contributivo.

La sospensione del versamento contributivo opera per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di due anni. 

Al termine della sospensione, il lavoratore è tenuto a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in un numero di rate mensili pari a tre volte i mesi di sospensione

Procedura operativa

In caso di malattia o infortunio grave il committente deve procedere nel seguente modo:

  • inviare il flusso UniEmens del prestatore interessato indicando il codice di sospensione S1;
  • sospendere il versamento della contribuzione (1/3 a carico del collaboratore e 2/3 a carico dell’azienda committente);
  • effettuare il versamento in un’unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi sospesi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.

In caso di malattia o infortunio grave il professionista deve procedere nel seguente modo:

  • indicare nel quadro RR, sez. II, l’importo della contribuzione sospesa;
  • sospendere il versamento della contribuzione dovuta (saldo e/o acconto dovuto nel periodo di sospensione);
  • presentare all’Istituto una richiesta di sospensione tramite il Cassetto previdenziale liberi professionisti Gestione separata – Comunicazione bidirezionale;
  • effettuare il versamento in unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.

Per approfondire

La circolare 69 INPS del 2018 contiene le istruzioni operative in merito alle tutele in materia di gravidanza, malattia e infortunio sopra descritte.

Credito di imposta ricerca e sviluppo in caso di operazioni straordinarie

Credito d’imposta ricerca e sviluppo in caso di operazioni straordinarie

Con la circolare n.10/E del 16 maggio 2018 l’Agenzia delle entrate, d’intesa con il ministero dello Sviluppo economico (Mise), interviene nuovamente in tema di credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, analizzando in maniera organica i riflessi prodotti dalle operazioni di riorganizzazione aziendale sull’applicazione della disciplina agevolativa, anche alla luce delle problematiche trattate in sede di risposta a numerose istanze di interpello.

Investimenti in attività di ricerca e sviluppo

L’agevolazione consiste in un credito d’imposta riconosciuto a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Credito di imposta al 50%

Il credito è commisurato, per ciascuno dei periodi di imposta agevolati, al 50% dell’eccedenza degli investimenti effettuati rispetto alla media degli investimenti realizzati nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due precedenti.

Sono agevolabili le spese connesse agli investimenti in attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale rappresentate dai costi per il personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo, per contratti di ricerca contratti di ricerca “extra-muros”, stipulati con università, enti di ricerca, imprese e start-up innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio e spese relative a competenze tecniche e privative industriali.

Soglia minima di investimento e massimale annuo

Il credito è riconosciuto a condizione che nel periodo di imposta in cui si intende beneficiare dell’agevolazione siano state sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo rientranti tra quelle ammissibili di importo almeno pari a 30mila euro (“soglia minima di investimento”). L’importo massimo annuale del credito di imposta spettante a ciascun beneficiario è pari a 20 milioni di euro (massimale annuo).

Tabella di sintesi

Riportiamo una interessante tabella di sintesi delle modalità di calcolo del credito di imposta ricerca e sviluppo in caso di operazioni straordinarie contenuta in un utile approfondimento di FiscoOggi.

Operazione effettuata in un periodo rilevante ai fini della media
(2012-2014)
Operazione effettuata in un periodo agevolato
(2015-2020)
OPERAZIONE COSTI RILEVANTI PER LA MEDIA MEDIA DI RIFERIMENTO COSTI DI ESERCIZIO
Trasformazione interruttiva del periodo di imposta si sommano il soggetto risultante dall’operazione “eredita” la media del soggetto trasformato;
nei periodi ante e post operazione la media va ragguagliata alla durata degli stessi
ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
ATTENZIONE
la somma dei crediti spettanti nei periodi ante e post operazione  deve essere uguale all’importo del credito che sarebbe maturato in assenza della trasformazione
Fusione retrodatata si sommano trasferita e  sommata con quella dell’incorporante rilevano in capo all’incorporante
Fusione non retrodatata si sommano trasferita e sommata con quella dell’incorporante; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media dell’incorporata deve essere ragguagliata alla durata del periodo ante-fusione; la restante parte di  media deve essere assunta dall’incorporante ai fini del calcolo del proprio credito di imposta per il periodo di imposta nel corso del quale viene effettuata l’operazione ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Scissione parziale si trasferiscono alle beneficiarie e/o alla scissa in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente;  per il periodo in corso alla data dell’operazione la media della scissa  deve essere suddivisa tra scissa e beneficiarie ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Scissione totale non retrodatata si trasferiscono alle beneficiarie in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media della scissa  deve essere suddivisa tra scissa e beneficiarie ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Scissione totale retrodatata si trasferiscono alle beneficiarie in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente e sommata all’eventuale media delle beneficiarie agevolati sulle beneficiarie alle quali vanno attribuiti in base ad un criterio analitico
Conferimento nel gruppo si trasferiscono alla conferitaria in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un  criterio equivalente; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media della conferente deve essere suddivisa tra conferente e conferitaria ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
ATTENZIONE
se entro il periodo di cui all’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 la conferitaria esce dal gruppo, a  decorrere dal periodo di imposta in corso alla data dell’operazione che determina la perdita del controllo la media trasferita alla conferitaria deve essere riassunta dalla conferente
Cessione di azienda nel gruppo si trasferiscono alla cessionaria in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o al criterio equivalente; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media del cedente deve essere suddivisa tra cedente e cessionaria ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Affitto di azienda nel gruppo si trasferiscono alla locatrice in base al criterio analitico o ad altro criterio equivalente trasferita in base al criterio analitico o ad altro criterio equivalente –  per il periodo in corso alla data dell’operazione la media del locatore deve essere suddivisa con il locatario ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Conferimento, cessione e affitto di azienda extra-gruppo non si ereditano non si trasferisce ciascun soggetto agevola i costi sostenuti

Linee guida in materia di prezzi di trasferimento

Linee guida in materia di prezzi di trasferimento

È stato firmato il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 14 maggio 2018 recante le linee guida in materia di prezzi di trasferimento per l’applicazione delle disposizioni previste dall’articolo 110, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 Dicembre 1986, n. 917, in materia di prezzi di trasferimento.

Il decreto dà attuazione alle modifiche apportate al suddetto articolo 110 del Tuir, dall’articolo 59, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96, che ha stabilito che:

le operazioni transfrontaliere tra imprese associate devono essere valorizzate in base al principio di libera concorrenza

e ha demandato, nel contempo, ad apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze la possibilità di determinare, sulla base delle migliori pratiche internazionali, le linee guida in materia di prezzi di trasferimento per l’applicazione di tale principio.

Metodi per la determinazione dei prezzi di trasferimento

La valorizzazione di un’operazione controllata in base al principio di libera concorrenza deve essere determinata applicando il metodo più appropriato alle circostanze del caso. La norma descrive i metodi per la determinazione dei prezzi di trasferimento, indicando quelli a cui dare preferenza nell’ipotesi in cui al caso concreto risultino applicabili più di uno con eguale grado di affidabilità.

I metodi ritenuti conformi al principio di libera concorrenza sono i seguenti:

  • metodo del confronto del prezzo
  • metodo del prezzo di rivendita
  • metodo del costo maggiorato
  • metodo del margine netto della transazione
  • metodo transazionale di ripartizione degli utili.

La norma, inoltre, consente l’adozione di un metodo alternativo rispetto a quelli indicati a patto che il contribuente dimostri che nessuno di essi può essere applicato in modo affidabile al caso concreto e che dallo stesso derivi un risultato coerente con quello che si otterrebbe tra imprese indipendenti nella realizzazione di operazioni comparabili con quelle oggetto di analisi.

Per approfondire

Il decreto è in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale: DM 14 maggio 2018 e relazione illustrativa

Società tra avvocati: perizia, trasformazione e regime fiscale

Società tra avvocati: perizia, trasformazione e regime fiscale

Ad inizio anno abbiamo assistito un noto studio legale milanese nella trasformazione da studio associato in società tra avvocati a responsabilità limitata.

L’ incertezza interpretativa in materia fiscale ci ha posto non pochi dubbi sia per il regime fiscale da applicare sia per gli effetti che questo ha nella predisposizione della perizia di trasformazione.

Ci consola che la nostra interpretazione sia stata recentemente suffragata da un parere dell’Agenzia delle Entrate e ne sintetizziamo in questo articolo le principali conclusioni.

Società tra avvocati

La professione forense è consentita in forma societaria a società di persone, di capitali o cooperative iscritte in apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società, nel rispetto delle seguenti condizioni:

a) i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all’albo, ovvero avvocati iscritti all’albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni;

b) la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati;

c) i componenti dell’organo di gestione non possono essere estranei alla compagine sociale, i soci professionisti possono rivestire la carica di amministratori.

Responsabilità professionale nella società tra avvocati

Anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale. L’incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente. La responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione. La sospensione, cancellazione o radiazione del socio dall’albo nel quale è iscritto costituisce causa di esclusione dalla società.

Incertezza interpretativa sulla norma fiscale

Differenti prese di posizione interpretative dell’ Agenzia delle Entrate hanno portato ad una un’obiettiva incertezza interpretativa, chiede chiarimenti in merito alla natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati nella forma di società per azioni.

Risoluzione 26 maggio 2003, n. 118/E

L’ Agenzia in relazione alle società costituite ai sensi dell’articolo 16 del D.L.gs 2 febbraio 2001, n. 96, per l’esercizio in forma associata della professione di avvocato, ha asserito che producono reddito di lavoro autonomo, in quanto, come precisato nella relazione governativa il richiamo alla normativa sulle Snc non va inteso nel senso che le società tra avvocati siano annoverabili fra le società commerciali.

Consulenza giuridica ADE

Con riferimento, invece, alle società tra professionisti, disciplinate dall’art. 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183 e dal successivo decreto ministeriale 8 febbraio 2013, n. 34, la stessa Agenzia rispondendo ad una consulenza giuridica, ha sostenuto che il reddito prodotto da tali società che possono essere costituite ricorrendo ai tipi societari delle società di persone di capitali o cooperative, deve considerarsi reddito di impresa. Tutto ciò nel presupposto che non assume rilevanza l’esercizio dell’attività professionale, bensì la veste societaria sotto la quale operano.

Regime fiscale delle società tra avvocati STA

In assenza di una esplicita norma, l’esercizio della professione forense svolta in forma societaria costituisce attività d’impresa, in quanto, risulta determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria piuttosto che lo svolgimento di un’attività professionale.

Sul piano fiscale alle società tra avvocati costituite sotto forma di società di persone, di capitali o cooperative, si applicano le previsioni di cui agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del TUIR, per effetto delle quali il reddito complessivo delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, delle società e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73, comma 1, lettere a) e b), da qualsiasi fonte provenga è considerato reddito d’impresa.

Una società per azioni costituita per l’esercizio dell’attività di avvocato ai sensi della legge 31 dicembre 2012, n. 247, come modificata dalla legge 4 agosto 2017, n. 124, deve adottare il regime fiscale previsto per le società di capitali. Conseguentemente deve assoggettare il proprio reddito ad IRES e il valore della produzione ad IRAP.

Per approfondire

Regime fiscale delle società tra avvocati: Natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati STA – Art. 4-bis Legge 31 dicembre 2012, n. 247.

Nullità della opzione put per violazione del divieto di patto leonino

Nullità della  opzione put per violazione del divieto di patto leonino

Nullità della opzione put per violazione del divieto di patto leonino. Con la sentenza n.10426/2017 pubbl. il 18/10/2017, il Tribunale Ordinario di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, non ravvisa la nullità dell’opzione put per violazione del divieto di patto leonino ex art.2265 c.c.

Nel caso di specie, parte attrice dichiara la conclusione di un contratto preliminare per la compravendita di quote sociali a seguito dell’esercizio di un’opzione put. L’attore, a seguito dell’ingiustificato rifiuto ad adempiere del convenuto, chiede pronuncia di sentenza costitutiva di trasferimento delle quote ai sensi dell’art.2932 c.c.

Il convenuto, per contro, si difende contestando la nullità dell’opzione put contenuta nell’accordo di investimento, nonché l’intervenuta risoluzione e/o invalidità e/o nullità e/o inefficacia dell’accordo di investimento e, di conseguenza, dell’opzione put in esso contenuta ed infine l’inefficacia dell’opzione put.

Accordo di investimento e patto parasociale (accordo)

Oggetto di contestazione è il diritto dell’attore, contenuto nell’accordo, di cedere, in un arco temporale definito, l’intera partecipazione detenuta nella società a favore del convenuto, con impegno di quest’ultimo ad acquisire le quote “ad un prezzo convenzionalmente stabilito (c.d. opzione put) quantificato nel maggiore tra l’importo di euro 325.000,00 e l’importo derivante da formula matematica coinvolgente gli EBITDA e la posizione finanziaria netta” della società e delle sue partecipate.

“Per effetto dell’esercizio dell’opzione put si intenderà automaticamente perfezionato un contratto preliminare di compravendita (… ) avente ad oggetto l’intera partecipazione (…). Il trasferimento della intera partecipazione (…) avverrà contestualmente al pagamento in denaro, entro i 90 giorni successivi alla data della comunicazione di esercizio dell’opzione put”.

Il convenuto eccepisce la nullità dell’opzione put azionata dall’attore per contrasto con il divieto di patto leonino ex art.2265 c.c. nonché la risoluzione/invalidità/inefficacia dell’accordo per il venir meno dei presupposti posti a base dello stesso, e l’inefficacia dell’opzione put derivante dalle disposizioni dell’accordo.

Il Collegio nel rigettare le domande e le eccezioni del convenuto, afferma che il presupposto per la configurabilità del patto leonino è “il carattere assoluto e costante dell’esclusione dalle perdite o dagli utili”.

Cassazione n. 8927/1994

Il Tribunale di Milano richiama il precedente di legittimità Cass. n. 8927/1994

“perché il limite all’autonomia statutaria dell’art. 2265 c.c. sussista è necessario che l’esclusione dalle perdite o dagli utili costituisca una situazione assoluta e costante. (…) Ciò che la legge (…) pone come limite invalicabile all’autonomia statutaria, non è il mancato bilanciamento tra poteri amministrativi e poteri patrimoniali (…), né una graduazione della ripartizione dei rischi e degli utili dell’impresa sociale difforme dalla quota di partecipazione sociale, ma l’esclusione in modo assoluto e sostanziale dai rischi della perdita e dal diritto agli utili per alcuni soci rispetto ad altri”.

Opzione put e patto leonino

Ne deriva che, l’opzione put determina la configurabilità del c.d. patto leonino (nullo ai sensi dell’art.2265 c.c.) se dall’esercizio della stessa deriva una “costante” e “assoluta” esclusione del socio titolare dell’opzione dalle perdite o dagli utili.

Tale presupposto viene meno nel caso in cui l’accordo non escluda anche il rischio che, nel periodo utile per l’esercizio dell’opzione, le eventuali perdite intacchino sensibilmente il capitale sociale imponendo al titolare dell’opzione di scegliere tra effettuare un nuovo investimento o vedere azzerata la propria partecipazione.

Il Collegio, nel caso di specie, non ravvisa l’esistenza del presupposto necessario per sancire la nullità dell’accordo ed in particolare non ravvisa la nullità della opzione put per violazione del divieto di patto leonino.

Per approfondire:

Opzione put: “Contratto a termine che attribuisce al compratore il diritto di decidere se vendere oppure no un’attività sottostante a (oppure entro) una certa data a un prezzo prefissato”.

Patto leonino ex art. 2265 c.c. : “È nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite”.

Sentenza n. 10426/2017 del Tribunale ordinario di Milano, pubblicata il 18/10/2017

Responsabilità precontrattuale nella compravendita di quote sociali

Responsabilità precontrattuale nella compravendita di quote sociali

Responsabilità precontrattuale nella compravendita di quote sociali. La sentenza n. 11036/2017 del tribunale di Milano esclude obbligo di concludere un contratto di compravendita di quote sociali, non ritenendo, nel contempo,  fondate le richieste risarcitorie basate sulla violazione del dovere di negoziare in buona fede.

Con la sentenza n. 11036/2017 pubbl. il 03/11/2017 il Tribunale ordinario di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, esclude la sussistenza dell’obbligo di concludere un contratto di compravendita di quote sociali, non ritenendo, al contempo, fondate le richieste risarcitorie di parte attrice basate sulla violazione del dovere di negoziare in buona fede.

Nel caso di specie, la controversia origina dal mancato raggiungimento di un accordo tra le parti per la cessione della partecipazione sociale, dovuto, principalmente, all’insorgere di forti contrasti nella compagine sociale.

Parte attrice ritiene che le trattative negoziali intercorse tra le parti siano state tali da giustificare l’avvenuto trasferimento della proprietà delle quote sociali, con conseguente obbligo per i convenuti di versare il relativo prezzo (a).

Dato l’esistere di un obbligo dell’attore e dei convenuti di compravendere, parte attrice, chiede, ai sensi dell’art. 2932 c.c., pronuncia di sentenza costitutiva di trasferimento delle quote (b).

Infine, propone domanda di risarcimento danni per la mancata conclusione del contratto ex artt.1337, 1375, 1175 c.c., ravvisando un comportamento contrario a buona fede e correttezza da parte dei convenuti in seguito all’abbandono delle trattative in essere (c).

Obbligo di concludere l’operazione di compravendita di quote sociali

Data la letterale formulazione dell’offerta, accettata da parte attrice, la quale prevede espressamente l’esigenza di raggiungere un pieno accordo tra le parti su diversi profili di obiettiva delicatezza della trattativa (ampiezza delle garanzie, pagamento differito di parte del prezzo, obbligo di non concorrenza, ecc), il Collegio rileva la manifesta infondatezza delle domande sub a) e b), in quanto, il mancato raggiungimento di un accordo tra le parti determina il venir meno di ogni “obbligo” in ordine alla conclusione dell’operazione.

Dovere di negoziare in buona fede

La questione relativa alla responsabilità risarcitoria conseguente alla violazione del dovere di negoziare in buona fede, a parere del Collegio deve ritenersi assorbita in ragione dell’impossibilità di ravvisare estremi di mala fede nella condotta dei convenuti.

Il Collegio, infatti, esclude di poter definire meramente pretestuosi o comunque contrari a buona fede i motivi di divergenza emersi nelle trattative negoziali su determinate questioni (garanzie prestate, pagamento dilazionato, non concorrenza), apparendo le stesse del tutto fisiologiche in trattative di tal genere, dati gli ovvi interessi contrapposti delle parti.

Per approfondire:

Sentenza n. 11036/2017 pubbl. il 03/11/2017 del Tribunale ordinario di Milano.

 

SPA: ANCHE IN ASSENZA DI CLAUSOLA STATUTARIA, POSSIBILITA’ DI ASSEMBLEA IN TELECONFERENZA

SPA: ANCHE IN ASSENZA DI CLAUSOLA STATUTARIA, POSSIBILITA’ DI ASSEMBLEA IN TELECONFERENZA

Il Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie, con la massima n. H.B. 39, pubblicata a settembre 2017, prevede quanto segue:

Nelle società per azioni “chiuse”, anche in assenza di una specifica previsione statutaria, deve ritenersi possibile l’intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione, a condizione che siano in concreto rispettati i principi del metodo collegiale. Ove i mezzi di telecomunicazione siano previsti dall’avviso di convocazione, la società dovrà rispettare il principio di parità di trattamento dei soci. Spetta al presidente dell’assemblea verificare il pieno rispetto del metodo collegiale, secondo principi di correttezza e di buona fede e, ove il collegamento sia predisposto dalla società, il rispetto della parità di trattamento dei soci. Resta salva la possibilità per lo statuto di disciplinare diversamente la materia, anche in deroga alle regole della collegialità, e fermo il diritto del socio di intervenire fisicamente in assemblea. E’ sempre possibile, con il consenso unanime dei soci, derogare alla regola statutaria.”

Rispetto del metodo collegiale

In assenza di specifica previsione statutaria, purché siano rispettati i principi del metodo collegiale, è quindi possibile l’intervento in assemblea mediante sistemi di teleconferenza.

Pertanto, il sistema di collegamento in teleconferenza, deve permettere l’interazione in tempo reale di tutti i partecipanti della riunione, la discussione dei temi all’ordine del giorno e l’esercizio di voto.

Obblighi del Presidente dell’assemblea

La società, ove i mezzi di telecomunicazione siano previsti dall’avviso di convocazione, deve rispettare il principio di parità di trattamento dei soci. Il Presidente deve verificare il rispetto dei principi di correttezza, buona fede, e deve essere in grado di accertare l’identità dei partecipanti e la legittimazione degli stessi.

Interpretazione art. 2370 c.c.

L’interpretazione estensiva dell’art. 2370 c.c., il quale stabilisce al quarto comma che “Lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione (…)”, ha l’obiettivo di rendere più agevole l’organizzazione dell’assemblea a condizione però che la stessa, seppur virtuale, sia rispettosa dei principi sopra richiamati.

Deroga alla regola statutaria

La massima specifica la possibilità per lo Statuto di disciplinare diversamente la materia e prevede il diritto del socio ad intervenire fisicamente. La deroga alla regola statutaria, con consenso unanime dei soci, si ritiene sempre possibile.

PER APPROFONDIRE:

H.B. 39 – INTERVENTO IN ASSEMBLEA MEDIANTE MEZZI DI TELECOMUNICAZIONE IN RELAZIONE ALLE POSSIBILI DIVERSE CLAUSOLE STATUTARIE – 1° pubbl. 9/17 – motivato 9/17

Credito d’imposta formazione 4.0

Credito d’imposta formazione 4.0

Firmato il decreto attuativo sul credito d’imposta formazione 4.0 per incentivare l’acquisizione di competenze nel settore delle tecnologie da parte dei lavoratori dipendenti delle imprese italiane.

Spese agevolabili

Le spese che danno diritto al credito d’imposta sono quelle che le imprese sostengono nel corso del 2018 in attività di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie, pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali. Più precisamente, si deve trattare di attività formative svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale impresa 4.0, quali:

  • big data e analisi dei dati
  • cloud e fog computing
  • cyber security
  • sistemi cyber-fisici
  • prototipazione rapida
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata
  • robotica avanzata e collaborativa
  • interfaccia uomo macchina
  • manifattura additiva
  • internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Inoltre, ai fini del beneficio, le conoscenze oggetto delle attività formative agevolabili devono essere applicate negli ambiti elencati nell’allegato A alla legge di bilancio (vendita e marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione).

Spese sostenute nel 2018

Le spese che danno diritto al credito d’imposta sono quelle che le imprese sostengono nel corso del 2018.

Misura dell’agevolazione

Il credito d’imposta è attribuito nella misura del 40% delle spese relative al solo costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui è occupato nelle attività formative agevolabili.

Importo massimo

Il credito di imposta formazione 4.0 è riconosciuto fino a un importo massimo di 300mila euro per ciascuna impresa beneficiaria.

Limiti di utilizzo del credito di imposta

Il legislatore ha previsto una disciplina alquanto dettagliata del credito d’imposta, stabilendo che esso:

  • deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese agevolabili e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi fino a quando se ne conclude l’utilizzo;
  • non concorre alla formazione del reddito e della base imponibile Irap;
  • non concorre alla determinazione del rapporto rilevante per la deducibilità degli interessi passivi, delle spese e degli altri componenti negativi;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti;
  • non soggiace ai limiti di utilizzabilità attualmente previsti (limite annuale di 250mila euro per l’utilizzo dei crediti d’imposta ex articolo 1, comma 53, legge 244/2007 e limite massimo di compensabilità di crediti di imposta e contributi, 700mila euro ex articolo 34, legge 388/2000);
  • si applica nel rispetto delle norme europee sulla compatibilità degli aiuti con il mercato interno.

Certificazione dei costi

Per essere ammessi a beneficiare del credito d’imposta è necessario che i costi sostenuti siano certificati dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio.

Regole particolari sono dettate per le imprese non soggette a revisione legale dei conti. Esse, infatti, devono comunque avvalersi delle prestazioni di un revisore legale o di una società di revisione. In tal caso, il revisore legale (o il professionista responsabile della revisione legale) che ha assunto l’incarico è tenuto a osservare i principi di indipendenza previsti dalla disciplina di settore.

Peraltro, per queste imprese, le spese sostenute per l’attività di certificazione contabile sono ammissibili al credito d’imposta entro il limite massimo di 5mila euro.

Non soggiacciono all’obbligo di certificazione le imprese con bilancio revisionato.