Determinazione del canone di affitto d’azienda

Determinazione del canone di affitto d’azienda

L’istituto dell’affitto d’azienda può essere considerato un’operazione di natura straordinaria mediante la quale un’impresa (locatore) attribuisce a un’altra (affittuario) il diritto alla gestione di un’azienda o ramo d’azienda dietro il pagamento di un corrispettivo. L’affitto può essere strutturato come operazione autonoma oppure finalizzata al compimento di successive operazioni quali ad esempio la cessione.

Il tema dell’affitto d’azienda nell’ambito delle procedure concorsuali è stato, negli ultimi anni, oggetto di numerose trattazioni e approfondimenti dottrinali a cui si aggiunge la recente nota informativa del CNDCEC.

Metodologie di determinazione

Con riferimento al canone di affitto d’azienda, la dottrina ha proposto varie metodologie:

  • il canone congruo potrebbe essere calcolato come prodotto tra il valore del capitale economico e un tasso di remunerazione del capitale investito nell’azienda locata. Il valore del capitale economico andrebbe determinato facendo ricorso a grandezze stock e non a grandezze flusso in quanto i flussi attesi rappresenterebbero l’incognita da determinare producendo problemi di circolarità. Per tale motivazione, sarebbe preferibile stimare il valore economico con metodi patrimoniali complessi ossia addizionando al patrimonio netto rettificato il valore dei beni immateriali non contabilizzati. Circa il tasso di remunerazione, esso andrebbe calcolato utilizzando il Capital Asset Pricing Model (C.A.P.M.) oppure la regola empirica di Stoccarda. In caso di fallimento, bisognerebbe sottrarre dal valore, l’ammontare di una correzione reddituale, quantificata attualizzando i differenziali tra redditi congrui e redditi normalizzati realizzabili nei successivi 3-5 esercizi;
  • il canone congruo, nel caso di un affitto deciso nell’ambito di una procedura fallimentare, potrebbe essere quantificato calcolando il prodotto tra il valore dell’azienda determinato secondo il metodo patrimoniale e una percentuale che dovrebbe essere inversamente proporzionale alla deperibilità delle componenti immateriali d’azienda e andrebbe determinata in un intervallo compreso tra zero e la redditività normale di settore;
  • il canone congruo dovrebbe essere determinato come prodotto tra il valore d’uso del patrimonio locato e un tasso di congrua remunerazione dell’investimento effettuato. Il valore d’uso andrebbe quantificato attualizzando i flussi attesi dal capitale dell’azienda oggetto del contratto di affitto. Circa il tasso di congrua remunerazione, esso dovrebbe essere determinato considerando innanzitutto il rischio di insolvenza del conduttore ossia l’alea legata alla possibilità che non sia in grado di fronteggiare gli impegni assunti con l’accordo. Il che dipende, da un lato, dalla situazione economico-finanziaria dell’affittuario, dall’altro, dalle garanzie che assistono il contratto. Inoltre, qualora le differenze inventariali che si manifestano dall’inizio alla fine del contratto non vengano determinate con riferimento alla variazione di capitale economico, ma solamente in relazione alle modifiche nelle consistenze patrimoniali, il locatore sopporta anche un rischio derivante dalla possibile riduzione del valore dell’avviamento. Anch’esso andrebbe considerato nel tasso impiegato per determinare il canone di locazione.

 Un appropriato tasso di rendimento

Le considerazioni formulate in ordine alla determinazione del canone di affitto d’azienda evidenziano impostazioni leggermente diverse, ma accomunate dal fatto che il corrispettivo da erogare al proprietario per l’utilizzazione del complesso dei beni necessari per l’esercizio dell’impresa deve essere quantificato come prodotto tra il valore dell’azienda e un appropriato tasso di rendimento.

Circa il saggio in questione, va evidenziato che esso andrebbe quantificato in relazione all’alea sopportata dal locatore che dipende da una pluralità di fattori quali il rischio operativo, il livello di solidità del conduttore, le garanzie prestate.

Pertanto, la grandezza oggetto di analisi può attestarsi a un livello non lontano dal free risk rate nel caso che il rischio operativo sia contenuto e, soprattutto, il conduttore abbia una notevole solidità patrimoniale. In tale situazione, il locatore matura crediti per canoni nei confronti dell’affittuario caratterizzati da un livello di rischio molto basso talché il tasso da utilizzare non può discostarsi in modo significativo dal saggio privo di rischio.

Al contrario, qualora il rischio operativo sia elevato e, soprattutto, il conduttore presenti alcune difficoltà da un punto di vista di solidità patrimoniale, aumenta in modo rilevante l’alea gravante sul locatore. In tale situazione, il locatore matura crediti per canoni verso l’affittuario contraddistinti da un grado di rischio elevato talché il tasso da utilizzare tende ad avvicinarsi al costo del capitale dell’azienda oggetto d’affitto.

Il canone di locazione non può essere determinato applicando un saggio maggiore del costo del capitale perché – in situazioni normali – supererebbe i redditi attesi dal conduttore e, quindi, non vi sarebbe nessuna convenienza a gestire l’azienda.

In sintesi, il tasso di rendimento impiegabile per quantificare il canone di locazione può oscillare in un intervallo nel quale l’estremo inferiore è il tasso privo di rischio, mentre l’estremo superiore è il costo del capitale che, per semplicità, può essere determinato sulla base di dati medi settoriali.

Approcci operativi

Approcci riscontrati nella prassi in alcune perizie di stima (Sintesi Knos – Prof. Bavagnoli):

  • approcci apodittici: il canone è ritenuto congruo in quanto c’è un risparmio di costi per la procedura e in più vengono incassati dei canoni
  • approcci di mercato: «è riscontrabile nel mercato una percentuale dell’1% del fatturato»
  • approccio costruzione per fattori: affitto dell’immobile, più affitto dei macchinari e impianti più affitto dell’avviamento (ottenuti applicando ai valori economici dei singoli elementi delle percentuali scelte senza supporto se non un generico rinvio al mercato)
  • approccio del rendimento dell’azienda: applicazione del costo del capitale (costof equityo WACC) al valore economico dell’azienda
  • approccio del rendimento dell’azienda, più rischio di obsolescenza dei cespiti e rischio di perdita dell’avviamento

Per approfondire

Scarica il documento “La determinazione del canone congruo di locazione d’azienda nelle procedure concorsuali

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Rent to buy di azienda

Rent to buy di azienda

L’innovativa formula contrattuale di rent to buy di azienda è stata presentata dal Notariato come risultato di una ricerca promossa dalla Fondazione Italiana del Notariato, in collaborazione con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dal Dipartimento di scienze giuridiche dell’ Università di Firenze, con l’obiettivo di proporre il modello del rent to buy, regolamentato dal legislatore nel 2014 per il settore immobiliare, anche al trasferimento di azienda.

Il rent to buy di azienda consentirebbe attraverso il collegamento tra due contratti (in genere affitto di azienda e preliminare di cessione di azienda) di entrare subito nel godimento dei beni dell’azienda, inizialmente in affitto con pagamento di un canone periodico (fase “rent”), e successivamente diventarne proprietari (fase “buy”) in un periodo di tempo prefissato attraverso l’acquisto vero e proprio e il pagamento del relativo prezzo, dal quale vengono scomputati, in tutto o in parte, i canoni pagati in precedenza.

Vantaggi per chi compra:

  • si ottiene il godimento dei beni dell’azienda senza corrispondere fin da subito l’intero prezzo;
  • si ottiene più facilmente un finanziamento al momento dell’acquisto per il minor importo del prezzo ancora dovuto, in considerazione di quanto anticipato con i canoni.

Vantaggi per chi vende:

  • si facilita l’alienazione dei beni che altrimenti potrebbero restare privi di acquirenti;
  • si consegue un immediato introito finanziario;
  • si alleggeriscono i costi di gestione, che possono essere addebitati al detentore.

L’operazione, dunque, presenta una serie di profili interessanti sia per le imprese sia per gli istituti finanziatori: la creazione per l’acquirente di uno “storico creditizio”; l’accantonamento di parte di quanto versato per l’affitto d’azienda come acconto prezzo; la possibilità di accantonare ulteriore liquidità con il proprio lavoro per l’acquisto finale; la posticipazione di tutti i costi e le imposte; la possibilità di vendere la propria azienda cedendo i contratti.

Per approfondire

Per scaricare lo studio: http://elibrary.fondazionenotariato.it/indice.asp?pub=54&mn=3

 

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Diritto di informazione e controllo del socio di s.r.l.

Diritto di informazione e controllo del socio di s.r.l.

Sempre più spesso come professionisti ci troviamo a difendere i diritti di soci di minoranza di srl rispetto ad azioni dei soci di maggioranza o dell’organo amministrativo.

Prendo spunto da una recente sentenza che ha visto riconosciute le ragioni di un nostro cliente per fare il punto su una normativa che offre importanti strumenti a tutela dei diritti dei soci.La sentenza è pubblica ed è facilmente recuperabile sul web e sulle principali banche dati. Preferiamo però (per riservatezza) non allegarla al presente articolo, limitandoci ad esaminare i tratti generali della disciplina e a riportarne i tratti salienti.

“Diritto di informazione e controllo del socio di srl” è un articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Diritti soggettivi dei soci di srl

Nella s.r.l. il socio che non partecipa all’amministrazione ha il diritto soggettivo potestativo di consultare ed estrarre copia dai libri sociali e da tutta la documentazione relativa all’amministrazione della società, al fine di avere informazioni sull’andamento societario e di controllare l’attività gestoria. Il tutto come meglio descritto ex art. 2476 c.c. che per comodità riportiamo.

Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci (art. 2476 c.c.).

Gli amministratori  sono  solidalmente  responsabili  verso  la società dei  danni derivanti dall’inosservanza  dei  doveri  ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione  della  società.  Tuttavia  la  responsabilità non  si  estende  a  quelli che dimostrino di essere esenti da  colpa e,  essendo  a  cognizione  che  l’atto  si  stava per compiere, abbiano  fatto constare del proprio dissenso.

I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori  notizie sullo svolgimento  degli affari sociali e di consultare, anche tramite  professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.

L ‘azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di  revoca degli  amministratori  medesimi.  In tal caso il giudice può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.

In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti  degli  amministratori,  rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da  parte  della società, purchè vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purchè non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.

Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei  danni spettante  al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori.

Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.

L’approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.

Richiesta di produzione della documentazione sociale

La ricorrente deve fornire prova di avere formalizzato la richiesta di produzione della completa documentazione sociale, al fine di avere contezza dell’andamento societario e di controllare l’attività gestoria.

Diritto di controllo sull’operato degli amministratori

Costituisce ormai principio acquisito che la disciplina delle società a responsabilità limitata post riforma del 2003/04 ha attuato:

“una privatizzazione del controllo sull’operato dell’organo amministrativo, sicché deve ritenersi sussistente il diritto incondizionato del socio non amministratore di esercitare un penetrante sindacato sulla gestione sociale, funzionale alla salvaguardia degli interessi dell’ente rispetto alle condotte degli amministratori.

L’ampiezza della formula usata dal legislatore induce a ritenere che tale diritto possa essere esercitato in qualunque momento dell’esercizio sociale e, quindi, anche nella fase liquidatoria; abbia per oggetto la più ampia gamma di informazioni, tanto in ordine alla gestione passata quanto alle scelte gestionali intraprese e da intraprendere; possa esplicarsi tramite delega a professionista di fiducia, come esplicitamente indicato nella norma e come richiesto dalla stessa ricorrente”.

Azione di merito specifica o in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

Il diritto soggettivo potestativo del socio non amministratore di cui all’art. 2476, secondo comma, c.c., può essere oggetto di tutela tramite azione di merito specifica, o in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

Periculum in mora

Nel caso specifico il Magistrato ha riconosciuto il ricorrere del periculum in mora poiché:

“la ricorrente ha rappresentato l’interesse a visionare nell’immediatezza la documentazione contabile della società al fine di accertare la congruità del valore di vendita dell’intero patrimonio immobiliare (pattuito nel contratto già sottoscritto con le parti, ndr)  ed adottare ogni provvedimento opportuno, ivi compresa l’impugnazione del bilancio al 31 dicembre 2015 approvato nel giugno 2016 con il voto contrario del socio x, per impedire una temuta cattiva gestione della società prima che il danno diventi irreparabile.”

Sintesi

Nella s.r.l. il socio che non partecipa all’amministrazione ha il diritto soggettivo potestativo di consultare ed estrarre copia dai libri sociali e da tutta la documentazione relativa all’amministrazione della società, al fine di avere contezza dell’andamento societario e di controllare l’attività gestoria. Conformemente alla giurisprudenza milanese, il socio va autorizzato, ai sensi dell’ art. 2476 c.c.:

  • a consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione anche per il tramite di un professionista di sua fiducia;
    ad estrarre copia a proprie spese della documentazione medesima;
  • nel luogo in cui libri sociali e documenti sono custoditi, previo appuntamento da concordare, come richiesto senza alcuna obiezione, anche per il tramite della posta elettronica certificata;
  • (se richiesto dalla società) previa sottoscrizione da parte del socio e del professionista eventualmente incaricato della dichiarazione di impegno di riservatezza o comunque di specifico impegno ad utilizzare la copia della documentazione solo nell’ambito di rapporti con la società e/o con i suoi amministratori e con esclusione di ogni divulgazione nei confronti di altri soggetti della copia della documentazione e del suo contenuto.

Ricordiamo quindi che la società, coerentemente allo spirito della legge, può subordinare l’esercizio del diritto previsto dall’art. 2476 c.c. di accesso alla documentazione sociale alla sottoscrizione di un impegno di riservatezza.

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Gli amministratori alla grande sfida del bilancio 2016

Gli amministratori alla grande sfida del bilancio 2016

Tutti presi dalle novità fiscali di fine anno rischiamo di sottovalutare la grande sfida della predisposizione bilancio 2016. Sfida non solo tecnica (le modifiche riguardano sia le norme del codice civile sia numerosi principi contabili) ma con ampi risvolti gestionali come analizzeremo seppur brevemente nel proseguo del presente articolo. “Gli amministratori alla grande sfida del bilancio 2016” è un articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Decreto legislativo 139/2015

Il D.Lgs. 139/2015 recepisce la Direttiva 2013/34/UE che ha abrogato la quarta e la settima direttiva sul diritto societario e modificato la direttiva 2006/43/EU in tema di revisione legale, introducendo diverse novità relative alla redazione del bilancio d’esercizio e di quello consolidato.

Modifiche normative

Ampie sono le modifiche di impianto del codice civile che ci troveremo ad affrontare nel 2016 (o prima in caso di bilanci infrannuali). Limitandoci ai soli articoli del codice civile relativi alla redazione del bilancio d’esercizio:

  • Articoli dal 2423 al 2428,
  • art.2435-bis e 2435-ter,
  • art.2478-bis,
  • art. 2357-ter c.c.

Aggiornamento dei principi contabili nazionali 2016

I principi contabili OIC sono rivolti alle società che redigono i bilanci in base alle disposizioni del codice civile. L’OIC ha iniziato il processo di aggiornamento di circa una decina di principi contabili nazionali.

Entrata in vigore

Le disposizioni entrano in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi aventi inizio a partire da quella data. Le nuove disposizioni si applicano alle:

  • SpA, Sapa, Srl;
  • Snc e Sas qualora i soci siano società di capitali.

Effetti di prima applicazione

Le novità andranno da subito ad impattare su:

  • Predisposizione budget
  • Bilanci intermedi e reportistica
  • Verifica parametri su cui si basano piani incentivazione personale
  • Processi amministrativi

Da monitorare in particolare

Le imprese ed i loro consulenti dovranno confrontarsi per tempo per analizzare l’impatto su alcuni temi:

  • Operazioni straordinarie e valutazioni di azienda
  • Impatto fiscale
  • Effetti sul patrimonio netto in situazioni di crisi
  • Rapporto con le banche
  • Dialogo con organi di controllo

Principali criticità

Alcune voci di bilancio vedono modificarsi profondamente sia i criteri di valutazione sia la rappresentazione delle stesse in bilancio:

  • Pubblicità, ricerca e sviluppo
  • Azioni proprie
  • Avviamento
  • Componenti straordinari
  • Debiti e crediti (costo ammortizzato)
  • Conti d’ordine.

Rendiconto finanziario

Gli amministratori devono redigere il bilancio d’esercizio, costituito dallo Stato patrimoniale, dal Conto economico, dal rendiconto finanziario e dalla Nota integrativa ( art. 2423, c. 1 c.c.). Dal rendiconto finanziario risultano:

  •  l’ammontare e la composizione delle disponibilità liquide, all’inizio e alla fine dell’esercizio;
  •  i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività operativa;
  •  i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività di investimento;
  •  i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività di finanziamento con autonoma indicazione delle operazioni con i soci.

Il nuovo decreto impone la redazione del rendiconto finanziario dal bilancio 2016 ma, di fatto, il nuovo art. 2425-ter c.c. prevede che i flussi finanziari contenuti nel prospetto si riferiscano all’esercizio  in corso e a quello precedente.

Principio di rilevanza

Viene introdotto formalmente il principio di rilevanza che dai principi internazionali viene cosi definito “Lo stato dell’informazione quando la sua omissione o errata indicazione potrebbe ragionevolmente influenzare le decisioni prese dagli utilizzatori sulla base del bilancio dell’impresa”.

Conclusioni

Amministratori e professionisti devono porre molta attenzione alla grande sfida del bilancio 2016 per evitare di sottovalutare gli effetti che il mutato contesto normativo potrebbe avere sulle poste e sul risultato di bilancio. Fondamentale procedere inoltre a monitorare i contratti aziendali perché alcuni di questi potrebbero rimandare a valori di bilancio (premi per amministratori, commerciali ecc.) che potrebbero venir influenzati dalle nuove norme. Per non parlare poi degli effetti di potenziali riduzioni contabili di patrimonio netto per imprese in crisi o fortemente indebitate con le banche.

 

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La responsabilità degli amministratori verso la società

La responsabilità degli amministratori verso la società

Una regolamentazione di settore sempre più dettagliata e i maggiori rischi dell’ attività aziendale ripropongono con sempre maggiore insistenza il tema della responsabilità degli amministratori delle società di capitali. Vogliamo inquadrare brevemente l’argomento in una breve guida ad uso di imprenditori e professionisti.

 

Presupposti della responsabilità

Gli amministratori sono responsabili civilmente per il loro comportamento doloso o colposo quando sussistono i tre seguenti elementi:

  • Violazione di un obbligo di comportamento:
  • Un danno;
  • Un nesso di casualità tra violazione e danno.

Gestione della società spetta esclusivamente agli amministratori: autorizzazione dell’assemblea non esonera gli amministratori.

 

Scelte gestionali dannose

La responsabilità discende:

  • da violazioni di obblighi giuridici non da scelte inopportune dal punto di vista economico;
  • non da scelte gestionali ma da omissione di cautele, verifiche ed informazioni preventive come ad esempio in caso di acquisto di cespiti ad un prezzo superiore a quello di mercato

 

Irregolarità gestione precedente

I nuovi amministratori hanno l’obbligo di informare l’assemblea dei soci delle irregolarità poste in essere dai precedenti amministratori.

 

Esempi di Irregolarità

Riportiamo alcuni dei più frequenti esempi di irregolarità:

  • Mancata vigilanza su atti pregiudizievoli svolti da terzi delegati;
  • mancanza della contabilità generale;
  • Redazione di un bilancio non rispondente al vero;
  • Sopravvalutaizone del patrimonio sociale;
  • Abuso della proroga per l’approvazione del bilancio;
  • Proseguimento dell’attività in presenza di cause di scioglimento;

 

Doveri e diligenza

Gli amministratori ai sensi dell’art. 2392 c.c. devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.

 

Evoluzione del concetto di diligenza

Prima della riforma gli amministratori dovevano agire con la diligenza del mandatario («buon padre di famiglia»). Dopo la riforma con diligenza richiesta dalla «natura dell’incarico» e dalle «specifiche competenze» del singolo amministratore.

 

Agire in modo informato

Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato:

  • Sulla base delle informazioni ricevute sono tenuti a valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società;
  • sulla base della relazione degli organi delegati sono tenuti a valutare il generale andamento della gestione.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Responsabilità solidale

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Procedura di esonero da responsabilità

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa:

  • abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,
  • dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

 

Prescrizione

Ai sensi dell’art. 2393 c.c., L’azione può essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.

 

Patto di famiglia: l’inquadramento tributario e civilistico

Patto di famiglia: l’inquadramento tributario e civilistico

In Italia il 65% delle aziende con fatturato superiore ai 20 milioni di euro è costituito da aziende familiari, secondo i dati dell’Osservatorio AUB sulle Aziende Familiari Italiane. “Oggi il 23% dei leader di aziende familiari ha più di 70 anni e le aziende guidate dagli ultrasettantenni mostrano performance reddituali inferiori rispetto alle altre”, ci spiegano Corbetta e Minichilli durante la recente presentazione della guida al passaggio generazionale di Assolombarda. “Il 18% delle imprese familiari prevede un passaggio generazionale nei prossimi 5 anni – e si tratta di un passaggio davvero delicato, visto che solo il 30% delle aziende sopravvive al proprio fondatore e solo il 13% arriva alla terza generazione”.

Uno degli strumenti giuridici più interessanti per la gestione del passaggio generazionale è il patto di famiglia. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Origini ed obiettivi dell’istituto

L’esigenza di tutelare il bene azienda, nonché l’attività imprenditoriale, in quanto bene sociale e non solo individuale, è più volte emersa nel corso della esistenza dell’ordinamento, soprattutto nei casi di passaggi generazionali delle piccole e medie imprese, normalmente a gestione familiare, in quanto in detti frangenti, spesso, si assiste a una disgregazione del patrimonio.

 

Contratto tipico per garantire il passaggio generazionale

Le norme sul patto di famiglia sono state inserite nel libro II, titolo IV, del C. C., dedicato alla divisione della massa ereditaria.

Attraverso questo contratto tipico, difatti, un imprenditore o un detentore di partecipazioni societarie può trasferire in tutto o in parte l’azienda o le quote a uno o più discendenti. Questi ultimi a loro volta sono obbligati a liquidare, in proporzione al valore dell’azienda, le ‘virtuali’ quote di legittima che potrebbero essere vantate dagli altri successibili se la successione, il cui oggetto sarebbe la sola azienda, si aprisse al momento della stipula del contratto.

Il legislatore si è premunito di modificare la norma che prevede il divieto dei patti successori, ovverosia di quei patti che permettono di disporre dell’eredità fintantoché il de cuius è in vita e che acquisteranno efficacia al momento della scomparsa di quest’ultimo, contenuta nell’art. 458 del C. C., rubricato: “Divieto di patti successori”. Ne risulterebbe che il patto di famiglia è un patto successorio e rappresenterebbe un’eccezione a detto divieto.

 

La valutazione di azienda

Il processo per governare il passaggio generazionale deve esser pianificato e strutturato in maniera preventiva seguendo quelle che ben possiamo definire le regole per il passaggio generazionale nelle imprese familiari.

La valutazione da parte di un professionista esperto ed indipendente delle partecipazioni e/o dell’intera azienda è quanto mai opportuna per trovare il consenso di tutte le parti coinvolte dal patto di famiglia ed al fine di evitare successive rivendicazioni o conflitti.

 

Documento della Fondazione

La FNC propone questo documento a dieci anni dall’introduzione del patto di famiglia con la Legge n. 55/2006. L’analisi dell’assoggettamento a tributo della stipula del patto di famiglia implica, soprattutto, l’analisi della cessione di azienda e di partecipazioni sociali, per quanto attiene all’imposizione diretta (ovverosia le norme sul reddito d’impresa e sui redditi diversi in merito a ricavi, plusvalenze e sopravvenienze) e l’analisi dell’imposta sulle donazioni in alternatività con l’imposta di registro e con l’imposta sul valore aggiunto, per quanto concerne quella indiretta.

In assenza di una specifica normativa tributaria, questo lavoro è condotto assimilando il patto di famiglia a una donazione modale, nel solco delle teorie proposte dall’amministrazione finanziaria e dalla giurisprudenza di merito.

Si tratterà in primo luogo dell’origine dell’istituto (e di conseguenza della sua ratio e della sua natura in termini generali), per affrontare, poi, la posizione tributaria dell’amministrazione finanziaria e quella della giurisprudenza di merito.

 

Per approfondire

Documento FNC – 31 ottobre 2016. Leggi il documento

 

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Recesso del socio senza intervento del notaio

Recesso del socio senza intervento del notaio

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la Nota del 13 febbraio 2012, Prot. 0030197, ha affrontato la problematica del rimborso della partecipazione al socio recedente o escluso (ex artt. 2473 e 2473-bis c.c. ) mediante l’utilizzo di riserve disponibili, fornendo istruzioni sugli adempimenti amministrativi necessari a darne pubblicità al Registro delle imprese. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Premessa

Il recesso del socio è tema particolarmente complesso e delicato nella vita di una società. La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, pertanto produce effetti dalla data del suo ricevimento. A partire da tale data, come confermato dalla massima I.H.5 dei notai del triveneto, i diritti sociali connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il recesso sono sospesi, conservando il socio recedente esclusivamente la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

La dichiarazione di recesso è irrevocabile una volta pervenuta alla società. Il valore della partecipazione da liquidare deve essere determinato con riferimento a detta data.

 

La valutazione della quota (cenni)

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valore di mercato (da non sottovalutare la difficoltà a reperire informazioni pubbliche su valore di mercato partecipazioni o aziende Pmi).

Segnaliamo in particolare precedenti articoli dove abbiamo approfondito il diritto di recesso e la valutazione della partecipazione anche alla luce dei nuovi principi italiani di valutazione e con l’ausilio delle massime del Notariato.

 

La nota del MISE

L’iscrizione delle variazioni intervenute nella compagine sociale della società a responsabilità limitata a seguito della liquidazione della quota al socio receduto o escluso, mediante l’utilizzo delle riserve disponibili e il conseguente «accrescrimento» delle partecipazioni non rappresenta secondo gli esperti del MISE:

“un vero e proprio acquisto da parte dei soci superstiti, atteso che la partecipazione è propriamente “rimborsata” dalla società mediante l’utilizzo di riserve e non già acquistata dagli altri soci verso il pagamento di un corrispettivo, sicchè non ricorrono, a stretto rigore, gli estremi per l’applicazione dell’art. 2470 del codice civile. Si configurerebbe, pertanto, un’ipotesi atipica di modifica dell’assetto societario per il quale la legge non ha espressamente previsto la modalità di comunicazione al registro delle imprese. Secondo questo oriendamento, ai fini dell’iscrizione delle variazioni intervenute nella compagine sociale, occorre procedere alla presentazione di apposita domanda, sottoscritta da un amministratore, corredata dalla copia semplice (scansione ottica) della delibera della società che dispone della liquidazione della quota al socio receduto o escluso, mediante l’utilizzo delle riserve disponibili e il conseguente accrescimento delle partecipazioni dei soci rimasti”

 

Iscrizione al Registro Imprese senza l’intervento del Notaio.

L’iscrizione al Registro Imprese può quindi essere effettuata da un amministratore, utilizzando i modelli S2 (quadro note) e Intercalare S, e allegando la copia semplice (scansione ottica) della delibera della società (redatta senza intervento del notaio).

Per approfondire

Scarica la Nota del 13 febbraio 2012, Prot. 0030197 con cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha affrontato la problematica dei trasferimenti di quote di Srl derivanti da recesso o esclusione di socio (ex artt. 2473 e 2473-bis) fornendo istruzioni sugli adempimenti amministrativi necessari a darne pubblicità al Registro delle imprese.

 

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Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima

Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima

Lo scopo di questo studio del Notariato è verificare la necessità di predisporre una relazione giurata di stima all’atto dell’apporto, sulla scorta della regole sui conferimenti diversi dal denaro: trattasi infatti di un aspetto sul quale non constano specifici precedenti giurisprudenziali ed i molti Autori che lo hanno affrontato hanno sovente manifestato opinioni contrastanti. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Segnalo l’ interessante Studio del Notariato n. 276-2015/I “Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima” Approvato dall’Area Scientifica il 26 novembre 2015 e dal CNN nella seduta del 12-13 gennaio 2016.

Lo studio esamina la disciplina degli apporti in natura non imputati a capitale, focalizzando l’attenzione sul particolare aspetto della necessità di una relazione giurata di stima.

Lo scopo di questo studio è verificare la necessità di predisporre una relazione giurata di stima all’atto dell’apporto, sulla scorta della regole sui conferimenti diversi dal denaro: trattasi infatti di un aspetto sul quale non constano specifici precedenti giurisprudenziali ed i molti Autori che lo hanno affrontato hanno sovente manifestato opinioni contrastanti.

L’apporto in società, sia esso in denaro o in natura, si caratterizza per una funzione economica analoga a quella del conferimento, in quanto rappresenta una delle forme attraverso cui i soci – anche se non necessariamente loro – dotano la società di risorse per svolgere la propria attività di impresa.

Gli apporti a patrimonio – siano essi in denaro o in natura – ove rappresentanti versamenti a fondo perduto/in conto capitale sono da considerare a tutti gli effetti parte del patrimonio netto della società ed in particolare una posta assimilabile alle riserve.

Pur appartenenti quindi all’ambito degli strumenti di raccolta, essi si distinguono nettamente dai conferimenti, in quanto il loro eventuale ingresso a titolo definitivo nel patrimonio sociale non implica necessariamente un’imputazione a capitale: essi rappresentano invece in tal caso riserve, come tali non soggette in alcun modo alle regole che sovrintendono alla formazione, incremento e riduzione del capitale.

Seguendo questo punto di vista punto di vista formale e letterale non si può non ricordare che tra le regole di formazione del capitale delle società di capitali vi sono quelle relative alla predisposizione della relazione giurata di stima in presenza di conferimenti in natura, delle quali potremmo quindi già affermare la non applicabilità tout court.

Il Notariato con questo Studio ritiene di motivare adeguatamente le ragioni della tendenziale superfluità della perizia di stima in sede di effettuazione di un apporto in natura.

Lo studio è anche interessante per l’ampia disamina delle operazioni per le quali è necessaria la predisposizione di una relazione giurata di stima e dei casi in cui è ritenuta superflua.

Per approfondire: Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima

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Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Con il tanto atteso Decreto direttoriale 1 luglio 2016 sono state finalmente approvate le specifiche tecniche per la redazione del modello standard di atto costitutivo e statuto delle s.r.l. start-up innovative, come previsto dall’articolo 4, comma 10 bis del D.L. n. 3 del 2015, convertito in legge 33/2015., a norma del DM 17 febbraio 2016.

L’annuncio tanto atteso

Lo ha annunciato ieri su Twitter, non senza una certa soddisfazione, l’amico Mattia Corbetta. Immagino che la strada sia stata lunga e gli ostacoli infiniti.

 

La Circolare 3691/C del 1 luglio 2016

Contemporaneamente con il decreto è stata emanata la Circolare 3691/C del 1 luglio 2016 per illustrare le modalità di costituzione delle società a responsabilità limitata startup innovative a norma del comma 10 bis dell’articolo 4 del D.L n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Disposizioni applicative del DM 17 febbraio 2016 e del DD 1 luglio 2016.

Il D.L. n. 3 del 2015 ha introdotto, all’articolo 4, comma 10-bis, la possibilità di costituire le società destinate all’iscrizione nella sezione speciale delle startup innovative di cui all’art. 25, comma 2, del D.L. n. 179 del 2012, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2328 e ss. del codice civile. In particolare la norma di legge richiamata afferma che:

«Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sono trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni».

Con Decreto del Ministro dello sviluppo economico del 17 febbraio u.s., è stato redatto un modello standard di atto costitutivo e statuto di società a responsabilità limitata, finalizzato alla costituzione della start-up, secondo la procedura derogatoria delle norme codicistiche introdotta dal richiamato comma 10 bis.

Acquisizione di efficacia

Al fine di consentire alle softwarehouse di adeguare i propri programmi alle disposizioni del presente decreto, le disposizioni in esso contenute acquistano efficacia il 20 luglio 2016.

Qualche vecchia riflessione

Riporto qualche riflessione scritta a suo tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto originario e contenuta nell’articolo: “Costituire una startup innovativa senza notaio“.

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia 

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Delibera di approvazione del bilancio

Delibera di approvazione del bilancio

Le delibere assembleari di approvazione del bilancio rappresentano uno dei momenti più delicati della vita di una società. È importante in questi casi rispettare sia la forma sia la sostanza dell’iter formativo della delibera tra cui ricordiamo: la convocazione dell’assemblea ed il deposito del progetto di bilancio nei quindici giorni precedenti. Nell’articolo che segue affrontiamo alcuni dei casi più critici che ci si può trovare ad affrontare. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Diritto al controllo del socio ed invalidità della delibera di approvazione del bilancio.

L’ art. 2476, secondo comma, c.c. garantisce al socio l’accesso ai documenti inerenti la gestione della Srl prevedendo un preciso obbligo degli amministratori, volto a garantire l’effettività di detto diritto.

La violazione di questo obbligo può determinare una responsabilità degli organi di gestione, non anche un vizio del procedimento di assunzione della delibera di approvazione del bilancio.

Il socio non può impugnare la delibera di approvazione del bilancio solo sulla base di non aver potuto visionare per tempo tutti i documenti contabili della società, assunti come necessari per partecipare informato all’assemblea.

Tra gli atti che devono comporre l’iter formativo della delibera di approvazione del bilancio non rientra infatti la messa a disposizione e la consultazione di tutta la documentazione della società (bensì la convocazione dell’assemblea e il deposito del progetto di bilancio nei quindici giorni precedenti).

Pertanto quand’anche gli amministratori non avessero consentito al socio di esercitare il suo diritto di ispezione ex art. 2476 c.c. non si sarebbe verificato alcun vizio del procedimento di formazione della delibera del 20.12.12., la delibera pertanto non si ritiene, sotto detto profilo, annullabile.

 

Diritto del socio agli utili

È di competenza esclusiva dell’assemblea la decisione in merito al se e in che misura provvedere alla ripartizione degli utili d’esercizio. In tal senso la prevalente giurisprudenza di legittimità tra cui Cass. civ., sez. I, sentenza n. 2020 del 29.1.2008, che, proprio in tema di s.r.l. ha chiarito che:

non è configurabile un diritto del socio agli utili senza una preventiva deliberazione assembleare in tal senso, rientrando nei poteri dell’assemblea – in sede approvativa del bilancio – la facoltà di disporne l’accantonamento o il reimpiego nell’interesse della stessa società, sulla base di una decisione censurabile solo se propria delle iniziative della maggioranze volte ad acquisire posizioni di indebito vantaggio a danno degli altri soci cui sia resa più onerosa la partecipazione”;

 

Azione di responsabilità sociale

La società è da ritenersi legittimata a proporre l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori sulla base di una decisione dell’assemblea validamente costituita in presenza dell’intero capitale sociale e quando l’amministratore sia stato informato della riunione con regolare lettera di convocazione, ancorché spedita dal socio e non dall’amministratore.

La decisione dell’assemblea dei soci deve contenere l’indicazione, pur sintetica, delle condotte illegittime che si addebitano all’organo di gestione e la specifica indicazione della differenza tra i ricavi e i costi di gestione, che la società avrebbe dovuto sopportare per il caso di svolgimento dell’impresa.

 

Limiti temporali alle azioni di annullamento e nullità delle delibere di bilancio

Il divieto di proporre le azioni di annullamento e nullità delle delibere assembleari di approvazione del bilancio dopo l’approvazione del bilancio successivo – esplicitato come tale dall’art. 2434 bis c.c. – è posto a tutela di interessi pubblicistici al fine di evitare impugnazioni pretestuose e strumentali.

 

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