Privacy: guida all’ applicazione del Regolamento europeo

Privacy: guida all’ applicazione del Regolamento europeo

La Guida intende offrire un panorama delle principali problematiche che imprese e soggetti pubblici dovranno tenere presenti in vista della piena applicazione del regolamento europeo privacy, prevista il 25 maggio 2018.

Attraverso raccomandazioni specifiche vengono suggerite alcune azioni che possono essere intraprese sin d’ora perché fondate su disposizioni precise del regolamento privacy che non lasciano spazi a interventi del legislatore nazionale (come invece avviene per altre norme del regolamento, in particolare quelle che disciplinano i trattamenti per finalità di interesse pubblico ovvero in ottemperanza a obblighi di legge).

Vengono, inoltre, segnalate alcune delle principali novità introdotte dal regolamento privacy rispetto alle quali sono suggeriti possibili approcci.

Il regolamento conferma che ogni trattamento deve trovare fondamento in un’idonea base giuridica.

I fondamenti di liceità del trattamento sono indicati all’art. 6 del regolamento e coincidono, in linea di massima, con quelli previsti attualmente dal Codice privacy – d.lgs. 196/2003:

  • consenso,
  • adempimento obblighi contrattuali,
  • interessi vitali della persona interessata o di terzi,
  • obblighi di legge cui è soggetto il titolare,
  • interesse pubblico o esercizio di pubblici poteri,
  • interesse legittimo prevalente del titolare o di terzi cui i dati vengono comunicati).

Le misure di sicurezza

Le misure di sicurezza devono “garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio” del trattamento (art. 32, paragrafo 1); in questo senso, la lista di cui al paragrafo 1 dell’art. 32 è una lista aperta e non esaustiva (“tra le altre, se del caso”). Per lo stesso motivo, non potranno sussistere dopo il 25 maggio 2018 obblighi generalizzati di adozione di misure “minime” di sicurezza (ex art. 33 Codice) poiché tale valutazione sarà rimessa, caso per caso, al titolare e al responsabile in rapporto ai rischi specificamente individuati come da art. 32 del regolamento.

Per approfondire

Scarica: Guida all’ applicazione del Regolamento europeo

 

La relazione unitaria del collegio sindacale

La relazione unitaria del collegio sindacale

Il Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha reso disponibile il documento “La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti”.

Il documento, che fornisce la versione aggiornata del documento rilasciato nel marzo 2017, tiene conto dei molteplici cambiamenti intervenuti nel frattempo proprio nella disciplina della relazione di revisione.

Il testo aggiornato tiene conto anche della recente emanazione del documento “Approccio metodologico alla revisione legale dei conti da parte del collegio sindacale nelle imprese di dimensioni minori “, nel quale si è proposta una nuova versione della metodologia suggerita dal Consiglio nazionale dei commercialisti per rispondere, in linea con l’audit risk model, alle esigenze di miglioramento della qualità degli incarichi.

Il testo conserva la struttura delle precedenti edizioni, illustrando dapprima la struttura della relazione unitaria, quindi le novità derivanti dalla intervenuta riforma, i riferimenti alla vigilanza e alle osservazioni in merito al bilancio, infine uno schema-tipo di relazione.

Nullità della delibera assembleare in difetto di convocazione

Nullità della delibera assembleare in difetto di convocazione

La sentenza del Tribunale di Roma n. 19326 del 17 ottobre 2016 ha ad oggetto l’impugnazione di una delibera assembleare di una Spa.

Nel caso di specie, il socio di una Spa, titolare di una quota di partecipazione minoritaria, lamenta l’omessa convocazione all’assemblea straordinaria, da parte della società convenuta, nelle forme statutariamente previste. Conseguentemente, chiede ai sensi dell’art.2379 c.c. ( il quale dispone sui casi di nullità delle deliberazioni) la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea straordinaria, per mancata convocazione dell’assemblea.

Sentenza del Tribunale di Roma n. 19326 del 17 ottobre 2016

Nei motivi della decisione, il collegio richiama l’art.2379 c.c. e sottolinea come, lo stesso, “nel sanzionare la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea in difetto di convocazione, tutela l’interesse di ciascun socio ad intervenire e, dunque, a prendere parte al processo di formazione della volontà della società e, più in particolare, di influire su di esso”.

Seguendo l’orientamento dottrinale prevalente, inoltre, giudica non fondata l’eccezione di difetto di interesse ad impugnare, sollevata da parte convenuta, basata sulla titolarità, della parte attrice, di una quota esigua del capitale sociale, tale da non permetterle opposizioni all’approvazione.

Secondo il Tribunale, ai fini della dichiarazione di nullità, non rileva la c.d. prova di resistenza (verifica dell’entità della partecipazione del socio assente al fine di determinarne la capacità di impedire, ipotizzando l’espressione di un suo voto contrario, l’adozione della delibera contestata), poiché, ciò che conta, non è l’esito finale e la possibilità di influire sullo stesso, bensì, la possibilità di ciascun socio di influire sulla discussione assembleare.

Diversamente, “nel caso di società in cui vi è un socio di maggioranza, non si vedrebbe neppure la ragione per la quale dovrebbero tenersi le assemblee”.

Ne consegue che, la deliberazione è nulla anche nel caso in cui l’omessa convocazione sia riferita ad un socio titolare di una partecipazione che non avrebbe comunque potuto incidere sull’esito della votazione.

Per approfondire

La sentenza del Tribunale di Roma n. 19326 del 17 ottobre 2016.

 

Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni

Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni

Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni ovvero “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni” è il titolo del documento predisposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, in pubblica consultazione fino al 2 febbraio 2018.

Lo scopo del volume è fornire una metodologia condivisa

Il volume propone una metodologia comune di riferimento applicabile dai professionisti, accompagnando le varie fasi dell’attività di controllo dei bilanci e contraddistinguendosi per la semplicità della trattazione, il riferimento continuo alla realtà operativa, la ricchezza di casi pratici, esempi, applicazioni. Il Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni è arricchito anche da un modello di manuale di controllo della qualità del sindaco-revisore che può rappresentare un utile supporto per la configurazione e l’applicazione di un sistema di controllo della qualità conforme alle nuove richieste di legge.

Lo scopo del volume è fornire una metodologia condivisa e comune ai revisori e ai membri del collegio sindacale incaricati della revisione legale dei conti. Il volume offre una serie di prescrizioni – derivanti dal sistema dei principi internazionali di revisione ISA Italia – alla quale il revisore si deve attenere. Il volume offre, inoltre, espedienti pratici, casi ed esempi utili per l’applicazione dei principi e delle procedure di revisione. Tali espedienti, casi ed esempi hanno valenza indicativa e non prescrittiva.

L’evoluzione normativa in merito all’applicazione dei principi di revisione

Con lentrata in vigore, in data 7 aprile 2010, del Decreto Legislativo n. 39 del 27 gennaio 2010, i principi di revisione internazionali diventano parte integrante della legislazione italiana in tema di revisione legale dei conti. Infatti, con lart. 11, comma 1, del D.Lgs. 39/2010 (nella versione precedente alle modifiche introdotte con il D.Lgs. 135/2016), il legislatore nazionale dichiara esplicitamente che la revisione legale deve essere svolta in conformità ai principi di revisione adottati dalla Commissione Europea ai sensi dellart. 26, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/43/CE (tale richiamo esplicito ai principi di revisione di matrice internazionale è mantenuto anche nelle versione aggiornata del D.Lgs. 39/2010, a seguito dellentrata in vigore del D.Lgs. 135/2016).

Ai sensi della direttiva 2006/43/CE, i principi di revisione introdotti nella legislazione nazionale sono i principi di revisione internazionali approvati e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Unione Europea secondo la procedura descritta dal comma 3 dellart. 26 della stessa direttiva. Fino alladozione di tali principi da parte della Commissione Europea, la revisione legale è svolta in conformità ai principi di revisione elaborati, tenendo conto dei principi di revisione internazionali, da associazioni e ordini professionali congiuntamente al Ministero dellEconomia e delle Finanze, sentita la CONSOB.

Controllo della qualità degli incarichi di revisione.

La metodologia emergente dal volume sarà proposta dal Consiglio nazionale al Ministero dell’Economia e delle Finanze quale possibile schema di riferimento rispetto al quale effettuare le valutazioni demandate dall’art. 20 del D.Lgs. 39/2010 in tema di controllo della qualità degli incarichi di revisione.

Per approfondire:

Scarica il documento:  “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni”.

Codice di autodisciplina delle società familiari non quotate

Codice di autodisciplina delle società familiari non quotate.

Principi per il governo delle società non quotate a controllo familiare.

Occupandoci di valutazione di azienda e creazione del valore non possiamo non segnalare il Codice di Autodisciplina che è stato approvato dal Comitato nell’Ottobre 2017 ed è nato grazie alla collaborazione di Università Bocconi e AIDAF. Un buon sistema di governance ha riflessi positivi sia per la prestazione aziendale sia per la sostenibilità nel tempo della stessa contribuendo a creare un virtuoso meccanismo di creazione di valore.

Imprese familiari di dimensioni non minime

Il Codice di autodisciplina per il governo delle Società a controllo familiare non quotate riconosce l’ampia varietà di possibili modelli di impresa familiare rivolgendosi espressamente ad imprese familiari di dimensioni non minime, nella forma di società di capitali, nonché caratterizzate da complessità proprietaria ed organizzativa tale da giustificarne l’adozione.

Codice per le società quotate

Il Codice si inserisce in un sistema più ampio di best practices volte a migliorare la governance delle imprese del nostro Paese. In tal senso, esso è uno strumento di autodisciplina complementare e coerente con il Codice per le società quotate del Comitato per la Corporate Governance di Borsa Italiana, dai cui principi si è tratta ispirazione e i cui concetti e definizioni sono stati utilizzati, laddove utile, con gli adattamenti necessari per riflettere le specificità delle Società non quotate.

L’importanza del sistema di governance

Nelle imprese a controllo familiare, un sistema di governance ben funzionante deve favorire il raggiungimento in via dinamica di due obiettivi

  1. la capacità della famiglia proprietaria di esprimere unavisione chiara del futuro della Società/gruppo controllato;
  2. la possibilità del management (familiare o non familiare che sia) di realizzare tale visione utilizzando le migliori risorse disponibili sul mercato.

Il tutto rispettando il principio di accountability, principio chiave di qualsiasi sistema di governance, in forza del quale:

  • il team manageriale risponde al vertice della struttura manageriale, ossia al capo azienda;
  • il capo azienda risponde al Consiglio di Amministrazione – CdA – (di cui fa anche parte, se ricopre la carica di Presidente esecutivo o Amministratore Delegato);
  • il CdA risponde all’assemblea degli azionisti.

Nelle imprese familiari, il rispetto di questo principio richiede:

  1. anzitutto una convinta adesione ai valori di una gestione trasparente e responsabile verso tutti gli stakeholders;
  2. in secondo luogo, un’autodisciplina dei membri della famiglia – che sono nel contempo dirigenti, amministratori e soci – nell’interpretare i diversi ruoli loro richiesti a seconda del tavolo decisionale a cui siedono, alla pari con i loro interlocutori al tavolo medesimo;
  3. in terzo luogo, una grande cura nella composizione e nel funzionamento del CdA, valorizzando il contributo di consiglieri non familiari indipendenti.

Il Codice – che nasce dalla necessità di dotare l’Italia di uno strumento per il governo delle Società non quotate a controllo familiare alla luce anche delle esperienze in atto in altri Paesi europei e delle evidenze scientifiche ormai chiare – propone di superare i modelli di governance di un singolo solo al comando o della famiglia che interpreta tutti i ruoli (a prescindere dalle capacità), che hanno reso difficile la creazione di imprese familiari italiane in grado di raggiungere le dimensioni pari a quelle dei competitor internazionali nei loro settori di riferimento.

Per approfondire:

Scarica il Codice di autodisciplina delle società familiari non quotate

 

La valutazione delle partecipazioni al fair value

La valutazione delle partecipazioni al fair value

Il documento “Aspetti metodologici della valutazione delle partecipazioni (al fair value) nel bilancio separato redatto in conformità agli IAS/IFRS” predisposto dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili si pone l’obiettivo di fornire al lettore una sintesi ricognitiva delle disposizioni dettate dai Principi Contabili Internazionali con riferimento agli aspetti metodologici della valutazione delle partecipazioni, approfondendo e sviluppando, in particolare, il tema della valutazione al fair value delle stesse, secondo le novità espresse – da ultimo – dal principio contabile IFRS 13 – Valutazione del fair value (Fair Value Measurement).

Una sintesi delle tecniche di valutazione

In questa prospettiva, il contributo non aspira a fornire una guida esaustiva dell’attività da porre in essere per svolgere un processo completo di valutazione delle partecipazioni; piuttosto mira a riportare una semplificazione delle tecniche di valutazione maggiormente adottate per la misurazione delle partecipazioni in bilanci IAS/IFRS.

Bilancio e codice civile

Il documento ha anche un suo potenziale utilizzo nel mondo delle società che applicano le disposizioni del codice civile nella predisposizione del bilancio.

L’art.2427-bis, c.c. richiede l’esposizione nella nota integrativa del fair value delle partecipazioni immobilizzate che risultano iscritte a un valore contabile superiore al predetto fair value ma che non sono svalutate perché non hanno subito una riduzione durevole di valore.

Contestualmente l’OIC 21, Partecipazioni, richiede di verificare l’esistenza di una perdita durevole di valore di una partecipazione immobilizzata iscritta al costo, comparando il valore contabile con il valore recuperabile.

Per approfondire

Scarica il documento: Aspetti metodologici della valutazione delle partecipazioni (al fair value) nel bilancio separato redatto in conformità agli IAS/IFRS

Responsabilità delle società partecipanti alla scissione

Responsabilità delle società partecipanti alla scissione

Ai sensi dell’art.2506-quater c.c. “Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico”.

Tra gli effetti della scissione il codice civile ricomprende la responsabilità solidale delle società partecipanti alla scissione, limitata, tuttavia, al valore del patrimonio netto conferito.

Sotto il profilo fiscale l’operazione di scissione è disciplinata dall’art.173 Tuir e dall’art.15 del D.Lgs. 472/97.

Secondo quanto disposto dall’art.173 Tuir “ gli obblighi tributari della società scissa riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto sono adempiuti in caso di scissione parziale dalla stessa società scissa o trasferiti, in caso di scissione totale, alla società beneficiaria appositamente designata nell’atto di scissione”.

L’art.15 del D.Lgs.472/97 afferma che “nei casi di scissione anche parziale di società od enti, ciascuna società od ente è obbligato in solido al pagamento delle somme dovute per violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto”.

Quindi, in virtù della prevalenza della norma speciale (quella tributaria) rispetto a quella generale (quella codicistica) viene estesa la solidarietà illimitata tra scissa e beneficiaria per i debiti tributari, anche in forza del principio della unitarietà dell’imposta.

La responsabilità solidale illimitata per i debiti tributari, riferibili a periodi d’imposta anteriori alla data dalla quale la scissione produce effetto, si estende, oltre che all’imposta principale, anche agli interessi e agli oneri accessori.

Corte di Cassazione (Cass. Civ, Sez. Trib, 3 novembre 2016, n. 22225)

Come precisato dalla Corte di Cassazione (Cass. Civ, Sez. Trib, 3 novembre 2016, n. 22225):

“Tale limitazione alla quota del patrimonio netto conferito potrà assumere rilevanza in sede di regresso con la società scissa obbligata in solido, ma non nei confronti della Agenzia delle Entrate nei cui confronti sussiste solidarietà integrale indipendentemente dalla sussistenza o meno della integrità del patrimonio originariamente considerato in capo al debitore originario piuttosto che pro quota a favore di soggetti che gli siano succeduti nei singoli elementi patrimoniali”.

Alla stessa conclusione giunge la CTR per la Campania – Sez.34 (sentenza del 20/03/17 n.2502), la quale esclude che “il pagamento dei debiti tributari benefici delle limitazioni previste dagli articoli 2506-bis e 2506-quater c.c., che circoscrivono la responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnato o rimasto alla società beneficiaria della scissione”. Con tale sentenza viene nuovamente rimarcata la supremazia delle norme speciali su quelle generali.

Responsabilità degli amministratori e presupposto del danno

Responsabilità degli amministratori e presupposto del danno

Responsabilità degli amministratori di Srl: la violazione degli obblighi degli amministratori rappresenta un presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria degli amministratori inadempienti: occorre provare l’esistenza del danno (deterioramento effettivo e materiale del patrimonio della società), e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi, così come affermato dall’ordinanza del Tribunale di Roma – Sezione Tribunale delle Imprese – Terza sezione civile, RG n. 67181/2016.

Dato normativo

L’art.2476 c.c. stabilisce che “Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso”.

Ai sensi dell’art. 1176, 2° comma, c.c., “nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

Diligenza

Agli amministratori di Srl – al pari di quelli delle Spa – è richiesta la diligenza desumibile dalla natura dell’incarico e  per il professionista dalle specifiche competenze possedute ex art.1176, 2° comma, c.c..

Si sottolinea come la responsabilità dell’amministratore non può essere desunta dalle scelte di gestione – insindacabili – ma dal modo in cui le stesse sono portate a termine.

Pertanto, la violazione, da parte dell’amministratore, della clausola generale di agire con diligenza non può riguardare le scelte di gestione (espressione della libertà imprenditoriale) ma unicamente la diligenza mostrata nel valutare il rischio connesso all’operazione.

Risarcimento del danno

Ai fini della risarcibilità del danno, il soggetto agente deve:

  • allegare l’inadempimento dell’amministratore degli obblighi a lui imposti dalla legge e/o dall’atto costitutivo e/o dal generale obbligo di vigilanza;
  • allegare e provare, anche tramite presunzioni, l’esistenza di un danno concreto, inteso come depauperamento del patrimonio sociale, e la sussistenza di un nesso di causalità tra la lesione del patrimonio sociale ed il fatto dell’amministratore inadempiente, seppur cessato dall’incarico.

La domanda risarcitoria, in assenza di tale allegazione e prova, come chiarito dalla Cass. 5960/2005, sarebbe priva di oggetto.

Responsabilità degli amministratori di Srl: la giurisprudenza è pacifica nella ricostruzione del fattispecie risarcitoria in termini di danno-conseguenza. Ne consegue che la violazione degli obblighi degli amministratori rappresenta un presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria degli amministratori inadempienti: occorre provare l’esistenza del danno (deterioramento effettivo e materiale del patrimonio della società), e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi, così come affermato dall’ordinanza del Tribunale di Roma – Sezione Tribunale delle Imprese – Terza sezione civile, RG n. 67181/2016.

Il suddetto nesso causale serve ad accertare la responsabilità risarcitoria degli amministratori, ed a limitare l’entità del risarcimento stesso all’effettiva e diretta efficienza causale dell’inadempimento.

Come ribadito dalla Cass. 22911/2010, spetta agli amministratori dimostrare l’inesistenza del danno ovvero la non imputabilità del fatto dannoso, fornendo la prova positiva.

Sequestro conservativo

Ai sensi dell’art.671 c.p.c. “il giudice, su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento”.

Per la concessione di tale provvedimento sono necessari due requisiti (congiuntamente):

  1. Fumus boni iuris: verosimile esistenza del credito per cui si agisce (è sufficiente la probabile fondatezza della pretesa creditoria);
  2. Periculum in mora: timore di perdere la garanzia rappresentata dal patrimonio del debitore.

La pubblicità del progetto di fusione o scissione

La pubblicità del progetto di fusione o scissione

In attuazione della direttiva 2009/109/CE, l’art. 1 del D.Lgs. 123/2012 modifica l’art. 2501 ter c.c., dettato in materia di fusione ed applicabile, per via del rinvio operato all’art. 2506 bis, anche alla scissione. Il nuovo testo prevede che:

«in alternativa al deposito presso il registro delle imprese il progetto di fusione possa essere pubblicato nel sito Internet della società, con modalità atte a garantire la sicurezza del sito medesimo, l’autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione».

L’intera procedura di pubblicità del progetto di fusione o scissione appare peraltro snellita

Un’ulteriore novità riguarda la possibilità di sostituire il deposito nella sede sociale dei documenti di cui all’art. 2501-septies con la pubblicazione sul sito internet della società.

Inoltre, quando il socio vi consente, le copie dei documenti gli possono essere trasmesse per posta elettronica; la società non è tenuta a fornire copia dei documenti quando questi siano disponibili sul sito della società e se ne possa effettuare liberamente il download.

Modalità operative della pubblicità del progetto di fusione o scissione

Il dettato normativo dell’art.2501 ter c.c. può essere attuato assicurando nelle modalità operative i seguenti elementi:

  • Indicazione da parte della società, tra i dati identificativi pubblicati al Registro delle Imprese, anche dell’indirizzo del proprio sito internet di natura istituzionale attraverso cui i terzi possono avere conoscenza della pubblicazione del progetto di scissione, al fine di garantire la riferibilità del sito alla società;
  • sicurezza del sito attraverso protocolli crittografici sicuri secondo le tecnologie disponibili al tempo della pubblicazione del progetto;
  • autenticità dei documenti costituenti il progetto assicurata attraverso la sottoscrizione degli stessi con una firma digitale (o firma elettronica qualificata, o firma elettronica avanzata) attraverso un certificato riferibile alla società secondo quanto disposto dall’art.28 del Codice dell’Amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005);
  • certezza della data di pubblicazione assicurata dal rilascio di copie autentiche della pagina web dalle quali risulti il progetto pubblicato.

La reperibilità del progetto al termine del periodo di pubblicazione, decorso il quale lo stesso può anche essere rimosso dal sito, potrà essere assicurata dall’allegazione del progetto alla delibera di fusione o scissione.

Istruzioni della Camera di Commercio

Dalle informazioni ricavabili dal sito della Camera di Commercio di Milano, il progetto e gli altri allegati nella forma della scrittura privata vanno prodotti in formato .pdf/A (ISO 19005-1/2/3), in copia informatica sottoscritti digitalmente da tutti i soggetti intervenuti (art. 23 bis, d.lgs n. 82/2005).

Gli atti, in formato .pdf/A vengono iscritti anche se prodotti nelle seguenti forme:

  • in copia scansionata di originale cartaceo con allegata dichiarazione di conformità sottoscritta digitalmente da pubblico ufficiale (art. 22, comma 2, d.lgs n. 82/2005) o
  • in copia scansionata di originale cartaceo, in calce alla quale dovrà essere inserita la seguente dichiarazione: “Il sottoscritto……………………..amministratore della società ……………………- consapevole delle responsabilità penali di cui agli articoli 75 e 76 del DPR 445/2000 per l’ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci – dichiara, ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000, la corrispondenza del presente documento all’originale conservato agli atti della società”.

La copia così formata dovrà essere sottoscritta digitalmente dal dichiarante.

Per approfondire

Le istruzioni della Camera di Commercio di Milano

 

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

L’ articolo 57 del Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 ha allargato alle PMI cosìdette “tradizionali” alcuni strumenti in precedenza riservati alle Startup innovative. Probabilmente gli impatti più interessanti si avranno in termini di piani di incentivazione:

  • L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  • In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali (equity crowdfunding) di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  • Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.

Riferimenti normativi

Art. 26 Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio.

In vigore dal 24/04/2017, modificato da: Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 Articolo 57

  1. Nelle start-up innovative il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo stabilito dagli articoli 2446, comma secondo, e 2482-bis, comma quarto, del codice civile, e’ posticipato al secondo esercizio successivo. Nelle start-up innovative che si trovino nelle ipotesi previste dagli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile l’assemblea convocata senza indugio dagli amministratori, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore al minimo legale, puo’ deliberare di rinviare tali decisioni alla chiusura dell’esercizio successivo. Fino alla chiusura di tale esercizio non opera la causa di scioglimento della societa’ per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, punto n. 4), e 2545-duodecies del codice civile. Se entro l’esercizio successivo il capitale non risulta reintegrato al di sopra del minimo legale, l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve deliberare ai sensi degli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile.
  2. L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  3. L’atto costitutivo della societa’ di cui al comma 2, anche in deroga dall’articolo 2479, quinto comma, del codice civile, puo’ creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.
  4. Alle start-up innovative di cui all’articolo 25 comma 2, non si applica la disciplina prevista per le societa’ di cui all’articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e all’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
  5. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  6. Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.
  7. L’atto costitutivo delle societa’ di cui all’articolo 25, comma 2, e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25 comma 5 puo’ altresi’ prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis del codice civile.
  8. La start-up innovativa e l’incubatore certificato dal momento della loro iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25 comma 8, sono esonerati dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonche’ dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio. L’esenzione e’ dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e di incubatore certificato e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione. L’atto costitutivo della start-up innovativa, costituita ai sensi dell’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, nonche’ di quella costituita con atto pubblico, in caso di contestuale iscrizione nella citata sezione speciale di cui all’articolo 25, comma 8, e’ esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria.

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