Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Piano Industria 4.0 è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.

La quarta rivoluzione industriale

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, questa nuova rivoluzione industriale si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per:

  • ottimizzare i processi produttivi
  • supportare i processi di automazione industriale
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.

I nuovi processi produttivi si basano in particolare su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali
  • meccatronica
  • robotica
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha pubblicato sul suo sito una Guida dedicata agli strumenti attuativi del “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020”. La Guida è disponibile in formato PDF, consultabile direttamente online o scaricabile, e in formato testo, con schede su ciascuna delle principali 9 misure del Piano:

– Iperammortamento e Superammortamento

– Nuova Sabatini

– Credito d’Imposta R&S

– Patent Box

– Startup Innovative e PMI innovative

– Fondo di Garanzia

– ACE (Aiuto alla Crescita Economica)

– IRES, IRI e Contabilità per cassa

– Salario di Produttività

Saper cogliere questa sfida, però, non riguarda solo il Governo, ma riguarda soprattutto gli imprenditori per questo riteniamo utile diffondere questa breve guida .

Scarica la guida

Puoi scaricare qui la breve guida del MISE sulle agevolazioni all’innovazione.

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Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Dall’1 gennaio 2017 chi investe in startup può usufruire degli incentivi Irpef e Ires per un terzo dell’importo versato. Le nuove disposizioni in materia di Start Up innovative, di seguito Start Up, contenute nella legge di bilancio 2017, L. n.232/2016, confermano la volontà del legislatore di promuovere ed agevolare questo tipo di imprenditorialità, al fine di accelerare la crescita e l’innovazione  del sistema Paese. Investire in una startup diventa interessante anche in ottica di open innovation se a questo aggiungiamo la possibilità per le società quotate che possiedono almeno il 20% e non più del 50% delle quote di una startup, di acquistare le perdite della stessa utilizzandole in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile e per l’intero importo. Questo però sarà oggetto di un successivo approfondimento.

Nel presente articolo proviamo a riassumere le principali agevolazioni relative alle startup innovative così come modificate dalla legge di bilancio 2017 pur senza alcuna pretesa di esaustività.

DEFINIZIONE DI START UP INNOVATIVA

Si parla esplicitamente di startup innovative in quanto il target di riferimento sono,  esclusivamente,  le imprese di nuova costituzione che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Ai sensi dell’art.25 del D.L n.179/2012 l’impresa Start Up innovativa è « la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti»:

  • È costituita da non più di sessanta giorni ( 5 anni );
  • È residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • A partire dal secondo anno di attività della startup, presenta un fatturato annuo (risultante dall’ultimo bilancio approvato) non superiore a 5 milioni di euro;
  • Non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • Non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • Possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 15% del maggiore valore tra fatturato e costi annui.In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up; Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili.
  2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

LE AGEVOLAZIONI PER LE START UP

1. INCENTIVI FISCALI PER CHI INVESTE IN START UP INNOVATIVE

Sono previsti incentivi fiscali per investimenti in startup  provenienti da persone fisiche, che potranno beneficiare di una detrazione Irpef del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.000.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.

Sono previsti incentivi anche per le persone giuridiche, le quali potranno fruire di una deduzione dall’imponibile Ires del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.800.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio ed il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Gli incentivi (persone fisiche e persone giuridiche) valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in startup.

Per poter beneficiare delle agevolazioni il socio/investitore dovrà chiedere alla startup copia di una serie di documenti e certificazioni che questi dovrà produrre in sede di redazione del modello Unico, trai quali:

  • Certificazione che attesti il rispetto dei limiti massimi per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
  • Piano di investimento della startup, contenente le informazioni dettagliate sull’oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento (attuale o previsto) delle vendite e dei profitti.

2. COSTITUZIONE GRATUITA CON FIRMA DIGITALE

Le startup potranno redigere l’atto costitutivo e le sue successive modifiche anche mediante un modello standard tipizzato facendo ricorso alla firma digitale ( come già previsto per i contratti di rete). L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 e sono trasmessi al competente ufficio del Registro delle Imprese.

3. ESONERO DA DIRITTI CAMERALI E IMPOSTE DI BOLLO

Le startup non dovranno pagare il diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio, nonché, come chiarito dalla circolare dell’AdE 16/E del 2014, i diritti di segreteria e l’imposta di bollo abitualmente dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese.

4. DEROGHE ALLA DISCIPLINA SOCIETARIA ORDINARIA

Le startup costituite in forma di srl possono: creare categorie di quote dotate di particolari diritti; effettuare operazioni sulle proprie quote; emettere strumenti finanziari partecipativi; offrire al pubblico quote di capitale.  Si tratta, quindi, di misure volte al cambiamento della struttura finanziaria della srl, che tendono ad equipararla a quella prevista per le Spa.

5. PROROGA DEL TERMINE PER LA COPERTURA DELLE PERDITE

In caso di riduzione del capitale di oltre un terzo, il termine entro il quale la perdita deve essere diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo (invece del primo esercizio successivo).

In caso di riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale sociale e al contemporaneo aumento dello stesso ad un importo non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo.

6. INAPPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA SULLE SOCIETA’ DI COMODO E IN PERDITA SISTEMATICA

Le startup non sono soggette alla disciplina prevista per le società di comodo e per quelle in perdita sistematica.  Di conseguenza, nel caso conseguano ricavi “non congrui” oppure siano in perdita fiscale sistematica non scattano le penalizzazioni fiscali previste per le prime; come, ad esempio, l’imputazione di un reddito minimo e di una base imponibile minima ai fini Irap, l’utilizzo limitato del credito Iva, ecc.

7. MAGGIORE FACILITA’ NELLA COMPENSAZIONE DELL’IVA

Le startup sono esonerate dall’obbligo “ordinario” di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a 50.000 €. Grazie a tale deroga, le startup possono ricevere benefici in termini di liquidità durante la fase degli investimenti in innovazione.

La normativa ordinaria che prescrive l’apposizione del visto di conformità per la compensazione in F24 dei crediti IVA superiori a 15.000€ può, infatti, rappresentare un disincentivo all’utilizzo della compensazione orizzontale.

8. DISCIPLINA DEL LAVORO TAGLIATA SU MISURA

Le startup sono soggette, salvo alcune varianti specifiche, alla disciplina dei contratti a tempo determinato prevista dal D.L. 81/2015 (cd. Jobs Act). Trascorso questo periodo iniziale, tipicamente caratterizzato da un alto tasso di rischio d’impresa, il rapporto di collaborazione assume la forma del contratto a tempo indeterminato.

A differenza di quanto avviene per le altre imprese, le startup con più di 5 dipendenti non sono tenute a stipulare un numero di contratti a tempo determinato calcolato in rapporto al numero di contratti a tempo indeterminato attivi.

Quindi, la startup può assumere personale con contratti a tempo determinato della durata massima di 36 mesi. All’interno di questo arco temporale, i contratti potranno essere anche di breve durata e rinnovati più volte. Dopo 36 mesi, il contratto potrà essere ulteriormente rinnovato una sola volta, per un massimo di altri 12 mesi, e, quindi, fino ad un massimo di 48 mesi.

9. FACOLTA’ DI REMUNERARE IL PERSONALE IN MODO FLESSIBILE ( SALARI DINAMICI)

Fatto salvo un minimo tabellare, le parti possono stabilire la misura della remunerazione fissa e di quella variabile. La parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti.

10. REMUNERAZIONE ATTRAVERSO STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE

Le startup possono remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale, come le stock option, e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. Strumenti dotati di un regime fiscale favorevole alle esigenze delle startup.

11. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ASSUNZIONE DI PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO

È stato definito un accesso prioritario alle agevolazioni per le assunzioni di personale altamente qualificato nelle startup.  Tali agevolazioni consistono in un credito d’imposta pari al 35% del costo aziendale totale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche con contratto di apprendistato, nel primo anno del nuovo rapporto di lavoro.

12 RACCOLTA DI CAPITALI CON CAMPAGNE DI EQUITY CROWDFUNDING

È prevista la possibilità di raccogliere capitali con campagne di equity crowdfunding su portali online autorizzati ( nel 2013 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di un regolamento dedicato). Con la delibera del 24 febbraio 2016 Consob ha aggiornato il Regolamento assorbendo le evoluzioni sopra citate e apportando ulteriori semplificazioni: le verifiche di appropriatezza dell’investimento possono essere eseguite anche dagli stessi gestori dei portali e non più solo dalle banche, portando online l’intera procedura. Inoltre, nel novero degli investitori professionali autorizzati sono state ammesse due nuove categorie: gli “investitori professionali su richiesta”, individuati secondo la disciplina europea Mifid sulla prestazione dei servizi di investimento, e gli “investitori a supporto dell’innovazione”, nozione che include attori come i business angel.

In via derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria, il trasferimento delle quote di startup e PMI innovative viene dematerializzato, con conseguente riduzione degli oneri connessi, in un’ottica di fluidificazione del mercato secondario.

13. ACCESSI SMART AL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI

È stato previsto un intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le PMI ( un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari ). La garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alle startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario.

14. CARTA SERVIZI ICE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE START UP

Le startup ricevono un sostegno ad hoc da parte dell’Agenzia ICE, che include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.

In particolare, è stata autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Startup” che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

15. FAIL FAST

Le agevolazioni normative previste per le startup permettono a quest’ultime di sottrarsi alla disciplina del fallimento, rendendo il processo di ristrutturazione del debito più rapido e meno gravoso .Sono, quindi, annoverate tra i soggetti non fallibili, allo scopo di consentirne l’accesso alle procedure semplificate per la composizione della crisi in continuità e di ridurre i tempi per la liquidazione giudiziale, evitando, anche, allo stesso tempo, le conseguenze in termini reputazionali del fallimento.

Le startup, infatti, sono soggette alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, con esclusione della procedura di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

REGIME DI PUBBLICITA’

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiscono una apposita sezione speciale del registro delle imprese a cui la startup deve essere iscritta al fine di poter beneficiare della relativa disciplina. Le informazioni comunicate al momento dell’iscrizione nella sezione speciale devono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi.

Infine, entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti necessari la start-up innovativa è cancellata d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria dello stesso; alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione di cui al punto precedente.

Entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della startup attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’iscrizione, gratuita, avviene trasmettendo in via telematica alla Camera di Commercio territorialmente competente una dichiarazione di autocertificazione del possesso dei suddetti requisiti, prodotta dal legale rappresentante e depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.

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Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Appare estremamente interessante il Piano Industria 4.0 presentato in questi giorni a Milano. Confermato pare il superammortamento al 140% ed introduzione dell’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie. Si prevede inoltre un credito d’imposta per gli investimenti incrementali sul fronte della ricerca e sviluppo con aliquota raddoppiata (dal 25% al 50%) rispetto all’attuale versione. Tutti questi interventi (se confermati) dovrebbero entrare nella prossima Legge di Bilancio 2017, che il Governo presenterà alle Camere entro il 15 ottobre. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione Industria 4.0

Un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali: big data, open data, Internet of Things, cloud computing, analytics, stampa 3D, ecc.

Le tecnologie obiettivo del piano

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Cloud e gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Big Data: analisi di un’ ampia base dati per ottimizzare prodotti e servizi

 I benefici attesi 

  • Flessibilità: Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Velocità: Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Produttività: Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Qualità: Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Competitività: Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose

Superammortamento

    • Iperammortamento: Incremento aliquota per investimenti I4.0 dall’attuale 140% al 250%
    • Tempistiche: Al fine di garantire la massima attrattività della manovra, estensione dei termini per la consegna del bene al 30/06/18 previo ordine e acconto >20% entro il 31/12/17
    • Superammortamento: Proroga del superammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%

Finanza a supporto di Industria 4.0, VC e startup

  • Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 €M in start-up e PMI innovative
  • Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni
  • PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine
  • Programma “acceleratori di impresa”, finanziare la nascita di nuove imprese con focus I4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)
  • Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)
  • Fondi VC dedicati a start-up I4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Per approfondire

Scarica la presentazione del Piano nazionale Industria 4.0

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Assegnazione agevolata dei beni ai soci, ulteriori chiarimenti nella circolare bis delle Entrate

Assegnazione agevolata dei beni ai soci, ulteriori chiarimenti nella circolare bis delle Entrate

Venerdì 16, giusto prima del week end ed a pochi giorni dalla scadenza, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’ennesima circolare in tema di “Assegnazione agevolata dei beni ai soci” che i contribuenti interessanti dovranno effettuare entro il 30 settembre 2016. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La circolare è stata anticipata, nel solo mese di settembre (o meglio nei primi 15 giorni del mese) da ben 3 comunicati stampa. Il comunicato del 7 settembre così recitava:

“ In riferimento all’assegnazione agevolata dei beni ai soci, prevista dalla Legge di Stabilità 2016, l’Agenzia delle Entrate precisa di aver fornito le linee guida interpretative con la circolare n. 26/E del 1° giugno 2016, 4 mesi prima del termine ultimo per l’effettuazione dell’assegnazione agevolata. Successivamente alla pubblicazione di questo documento di prassi, gli operatori tecnici e professionali hanno posto ulteriori quesiti applicativi e richiesto chiarimenti su casi specifici che troveranno risposta in una seconda circolare che sarà resa disponibile nei prossimi giorni.”

Sempre nel rassicurarci dell’accuratezza delle istruzioni fornite l’Agenzia si premura di ricordare che: “La numerazione consequenziale n. 36/E è stata annullata per un problema tecnico procedurale “

Riportiamo per completezza ed amore della sintesi l’ultimo comunicato stampa:

“L’agevolazione fiscale prevista per le imprese che assegnano o cedono beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri ai soci opera in via automatica rispetto al comportamento contabile adottato dal contribuente per quanto riguarda il bene ceduto. È uno dei chiarimenti forniti nella nuova circolare di oggi dell’Agenzia delle Entrate sulla disciplina dell’assegnazione e cessione di beni ai soci, della trasformazione in società semplice e dell’estromissione dei beni dell’imprenditore individuale. Dopo le linee guida interpretative fornite con la circolare n. 26/E del 1° giugno 2016, l’Agenzia risponde, con un secondo documento di prassi, ai dubbi sollevati dagli operatori tecnici e professionali.

Riserve di utili indispensabili

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un regime fiscale agevolato di carattere temporaneo per consentire l’assegnazione e la cessione agevolata ai soci di alcuni beni immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri, oltre alla trasformazione in società semplici delle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni. La circolare n. 37/E di oggi (la numerazione consequenziale n. 36/E è stata annullata per un problema tecnico procedurale) chiarisce che quest’assegnazione opera in maniera automatica rispetto al comportamento contabile adottato dal contribuente: indipendentemente dal valore attribuito al bene ai fini contabili, infatti, la plusvalenza e la minusvalenza rilevante ai fini fiscali è quella determinata avendo come riferimento il valore normale/catastale. Il documento di prassi chiarisce, inoltre, che è possibile fruire della disciplina agevolativa in esame solo se vi siano riserve disponibili di utili e/o di capitale almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione, a prescindere dal valore normale/catastale preso a riferimento per la determinazione dell’imposta sostitutiva.

L’imposta sostitutiva libera le riserve

Anche nella cessione, così come avviene nell’assegnazione, l’imposta sostitutiva versata dalla società sulla plusvalenza libera le riserve di utili che eventualmente si formano e, pertanto, tali plusvalenze non saranno tassate in sede di distribuzione in capo ai soci di società di capitali. Per le società di persone il normale meccanismo di funzionamento della trasparenza ne assicura la non tassazione in capo ai soci.

Base imponibile e valore del bene

La circolare fornisce anche ulteriori chiarimenti in merito ai criteri di determinazione della base imponibile dell’assegnazione agevolata, anche alla luce delle ultime sentenze della Corte di Giustizia Ue. In particolare vengono elencati, a titolo esemplificativo, i fattori rilevanti per determinazione del deprezzamento che il bene può subire nel corso del tempo.

L’assegnazione dei beni ai soci comporta la necessità di annullare riserve contabili (di utili e/o di capitale) in misura pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione. Tale valore può essere pari, superiore o inferiore al suo precedente valore netto contabile.

Ne deriva che è possibile fruire della disciplina agevolativa in esame solo se vi siano riserve disponibili di utili e/o di capitale almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione. Resta fermo, ovviamente, che il comportamento contabile adottato dall’impresa deve essere coerente con i principi contabili di riferimento. “

Per approfondire:

Disciplina dell’assegnazione e cessione di beni ai soci, della trasformazione in società semplice e dell’estromissione dei beni dell’imprenditore individuale. Ulteriori chiarimenti

 

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Crea la tua startup innovativa

Crea la tua startup innovativa

A partire dal 20 luglio 2016 per costituire una startup innovativa in forma di S.R.L., in alternativa all’atto pubblico, è possibile utilizzare il modello standard tipizzato sottoscritto con firma digitale dai contraenti. Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione di Startup innovativa

La startup innovativa è una società di capitali residente in Italia o in altro Paese membro dell’UE purchè abbia una sede produttiva o una filiale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Costituzione di Startup innovativa con modello standard tipizzato

Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di startup innovative l’atto costitutivo e le successive modificazioni di startup innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale, con le modalità previste dall’articolo 24 del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale), in conformità del modello standard tipizzato, adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, e trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese”. Così dispone l‘art. 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n 3.

Si rammenta che il modello standard tipizzato che costituisce l’atto deve essere registrato fiscalmente; dopo la registrazione fiscale è necessario iscrivere la startup innovativa al registro delle imprese e nella sezione speciale delle startup innovative. La domanda di iscrizione della startup innovativa nel registro delle imprese e nella sezione speciale avviene tramite l’invio di una pratica di Comunicazione Unica alla Camera di Commercio di competenza comprensiva dell’atto e di tutte le ulteriori informazioni e documentazione prevista dalla legge.

È ora possibile predisporre il proprio statuto on line, infatti il modello standard tipizzato può essere redatto attraverso il servizio on-line gratuito Atti Startup realizzato da InfoCamere per la compilazione guidata dell’atto di costituzione di startup innovativa in forma di S.R.L., con firma digitale dei contraenti.

La pratica deve essere corredata:

  • dalla modulistica del Registro Imprese o di altri eventuali enti;
  • dai due file XML firmati digitalmente dai contraenti;
  • dalla ricevuta di registrazione fiscale rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Incentivi fiscali per investimenti in startup

Sono stati introdotti incentivi fiscali per investimenti in startup provenienti da persone fisiche (19% di detrazione IRPEF) e giuridiche (20% di deduzione dall’imponibile IRES) per gli anni 2013, 2014 e 2015 e 2016. Gli incentivi valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di altre società che investono prevalentemente in startup. Il beneficio fiscale è maggiore se l’investimento riguarda le startup a vocazione sociale e quelle che operano nel settore energetico (le aliquote passano rispettivamente al 25 e al 27%).

Per approfondire:

Visita il sito dedicato alla Startup innovativa del Registro delle Imprese. Per saperne di più sulla policy del Ministero dello Sviluppo Economico leggere la Scheda di sintesi della policy a sostegno della startup.

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Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Con il tanto atteso Decreto direttoriale 1 luglio 2016 sono state finalmente approvate le specifiche tecniche per la redazione del modello standard di atto costitutivo e statuto delle s.r.l. start-up innovative, come previsto dall’articolo 4, comma 10 bis del D.L. n. 3 del 2015, convertito in legge 33/2015., a norma del DM 17 febbraio 2016.

L’annuncio tanto atteso

Lo ha annunciato ieri su Twitter, non senza una certa soddisfazione, l’amico Mattia Corbetta. Immagino che la strada sia stata lunga e gli ostacoli infiniti.

 

La Circolare 3691/C del 1 luglio 2016

Contemporaneamente con il decreto è stata emanata la Circolare 3691/C del 1 luglio 2016 per illustrare le modalità di costituzione delle società a responsabilità limitata startup innovative a norma del comma 10 bis dell’articolo 4 del D.L n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Disposizioni applicative del DM 17 febbraio 2016 e del DD 1 luglio 2016.

Il D.L. n. 3 del 2015 ha introdotto, all’articolo 4, comma 10-bis, la possibilità di costituire le società destinate all’iscrizione nella sezione speciale delle startup innovative di cui all’art. 25, comma 2, del D.L. n. 179 del 2012, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2328 e ss. del codice civile. In particolare la norma di legge richiamata afferma che:

«Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sono trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni».

Con Decreto del Ministro dello sviluppo economico del 17 febbraio u.s., è stato redatto un modello standard di atto costitutivo e statuto di società a responsabilità limitata, finalizzato alla costituzione della start-up, secondo la procedura derogatoria delle norme codicistiche introdotta dal richiamato comma 10 bis.

Acquisizione di efficacia

Al fine di consentire alle softwarehouse di adeguare i propri programmi alle disposizioni del presente decreto, le disposizioni in esso contenute acquistano efficacia il 20 luglio 2016.

Qualche vecchia riflessione

Riporto qualche riflessione scritta a suo tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto originario e contenuta nell’articolo: “Costituire una startup innovativa senza notaio“.

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia 

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Art bonus ed il coraggio di fare cultura

Art bonus ed il coraggio di fare cultura

Impresa e cultura è un binomio considerato da alcuni come una contraddizione in termini eppure in questi giorni mi capita di pensare sempre più spesso alla forza di questo legame che nella tradizione milanese e lombarda è sempre stato ben radicato. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Recentemente un amico mi ha confidato con una certa emozione di essere riuscito a mettere insieme 15 soci del mondo dell’industria, della portualità e delle professioni di Genova per mettere in sicurezza i marchi dolciari e alimentari in genere storici e non arrendersi alla decrescita e al declino che come dice Carlo Alberto Carnevale Maffè “è la scusa degli incapaci”.

Nelle imprese e nelle famiglie la valorizzazione della tradizione e della memoria può diventare punto di partenza su cui costruire un progetto di sviluppo indispensabile, talvolta, per la loro stessa sopravvivenza.

Forse oggi dovremmo trovare la forza di riscoprire quella tradizione. Conservare i nostri beni culturali vuol dire conservare anche la nostra identità e trasmetterla ai nostri figli ma potrebbe anche aiutarci a prendere consapevolezza del nostro patrimonio culturale e da questo trarre la forza per cambiare.

Il legislatore recentemente ci ha fornito un nuovo strumento che merita di essere maggiormente conosciuto.

 

Art bonus a sostegno della cultura

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo spetta un credito d’imposta, nella misura del 65 per cento delle erogazioni effettuate.

Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali

Il credito d’imposta spetta nella misura del 65% delle erogazioni liberali effettuate. In particolare:

  • per le persone fisiche ed enti che non svolgono attività commerciale (dipendenti, pensionati, professionisti), il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile;
  • per i soggetti titolari di reddito d’impresa (società e ditte individuali) ed enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale il credito d’imposta è invece riconosciuto nel limite del 5 per mille dei ricavi annui.

Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo.

 

Credito utilizzabile in compensazione

Ferma restando la ripartizione in tre quote annuali di pari importo, per i soggetti titolari di reddito d’impresa il credito di imposta è utilizzabile tramite compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

 

Oggetto delle erogazioni liberali

L’art bonus può essere applicato nei seguenti casi:

  1. Se l’oggetto dell’erogazione liberale è un Bene Culturale pubblico, l’Art Bonus si applica esclusivamente per erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di restauro, protezione e manutenzione.
  2. Se l’erogazione liberale è destinata ad Istituti e Luoghi della cultura di appartenenza pubblica, alle Fondazioni lirico-sinfoniche ed ai Teatri di tradizione, l’Art Bonus si applica solo per erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di sostegno.
  3. Se l’erogazione liberale è destinata ad Enti o Istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, l’Art Bonus si applica solo se l’erogazione liberale è effettuata per la Realizzazione di nuove strutture, il restauro ed il potenziamento di quelle esistenti.
  4. Se l’erogazione liberale in denaro è destinata ai soggetti concessionari o affidatari di beni culturali pubblici, l’Art Bonus si applica solo se l’erogazione liberale è effettuata per interventi di manutenzione, protezione e restauro di un bene pubblico.

 

Documentazione da presentare

E’ sufficiente conservare copia del documento che certifica l’erogazione in denaro con la causale di versamento che identifica oggetto/ente beneficiario. Attraverso il sito www.artbonus.gov.it è possibile, per i mecenati, trasmettere i dati dell’erogazione liberale effettuata e scaricare dal portale una autodichiarazione contenente tutti i dati della liberalità, se l’ente al quale ha effettuato il versamento ha trasmesso al portale l’erogazione ai sensi del comma 5 dell’art.1 della legge su Art bonus. Tale autodichiarazione, integrata con le autorizzazioni ai fini della privacy, potrà essere utilizzata per la pubblicazione sul sito Art bonus dei nominativi dei mecenati, che con le loro erogazioni hanno contribuito al sostegno del Patrimonio culturale pubblico. L’autodichiarazione può essere conservata ed utilizzata ad uso personale, ai fini del beneficio fiscale non è necessario trasmetterla agli uffici di Art bonus.

 

Per maggiori informazioni

Art bonus per favorire le erogazioni liberali

 

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Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

Presentiamo una sintesi del bonus Ricerca e Sviluppo ricordando che con la circolare n. 5/E del 16 marzo 2016 l’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico, ha fornito le linee guida per la corretta interpretazione e applicazione del “bonus ricerca” pur senza dissipare in realtà alcuni punti critici in tema di servizi e consulenze. Interessanti invece le ipotesi di cumulo con altre agevolazioni e istruzioni sugli adempimenti necessari per la fruizione del credito di imposta.
L’art. 3 del D.L.145/2013 (modificato dalla legge n.190/2014, c.d. legge di stabilità 2015), riconosce un credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, le cui diposizioni applicative sono contenute nel D.M. 27/05/201 (pubblicato in G.U. n.174 del 29/07/2015).

Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Ambito soggettivo

Ai sensi del comma 1 dell’art.3 del D.L.145/2013, « A tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019, è attribuito un credito d’imposta nella misura del 25 per cento delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015».

L’agevolazione è riconosciuta a tutte le imprese, indipendentemente da:

  • Forma giuridica;
  • Settore economico in cui operano;
  • Regime contabile adottato (è applicabile anche dai soggetti in regime di contabilità semplificata).

N.B. non è previsto alcun limite di fatturato per le imprese beneficiarie.

Sulla base della Circ. Agenzia delle Entrate 20/2005, possono beneficiare di tale agevolazione:

  • Persone fisiche esercenti attività commerciale ancorché gestita in forma di impresa familiare, comprese le aziende coniugali;
  • S.n.c. e s.a.s.;
  • Società di armamento;
  • Società di fatto che abbiano per oggetto l’esercizio di attività commerciale;
  • Consorzi tra imprese;
  • S.p.a.; s.a.p.a.; s.r.l.;
  • Società cooperative e di mutua assicurazione;
  • Enti pubblici e privati, diversi dalle società, aventi ad oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale;
  • Enti pubblici e privati, diversi dalle società, non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, limitatamente al reddito derivante dall’attività commerciale esercitata.

Considerando che la legge non fornisce argomenti contrari, si ritiene che di tale agevolazione possano usufruire anche i soggetti che determinano il reddito con metodi forfetari o con l’applicazione di regimi d’imposta sostitutivi. Sono esclusi:

  • Persone fisiche e società semplici esercenti attività agricola entro i limiti previsti dall’art.32 del TUIR;
  • Enti non commerciali, se non titolari di reddito d’impresa;
  • Titolari di reddito di lavoro autonomo;
  • Imprese che svolgono attività di ricerca per conto di terzi (come specificato nella Relazione illustrativa al D.M. 27/5/2015, l’agevolazione è riconosciuta solo alle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo, sia direttamente che indirettamente tramite appositi contratti commissionati a terzi).

Ambito oggettivo

Sono ammissibili al credito d’imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

  1. lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette. Dal testo della norma si evince come possano fruire dell’agevolazione i lavori sperimentali o teorici privi di risvolti applicativi immediati, essendo l’oggetto della ricerca svincolato dalla sua effettiva utilizzazione;
  2. ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c). Non rientrano tra le spese agevolabili i costi relativi alla realizzazione di prodotti o processi che rappresentano un mero adattamento della tecnologia esistente alle particolari realtà aziendali. E’ necessario che i prodotti/servizi presentino caratteristiche innovative. L’Agenzia delle Entrate, nella circ.20/2005, chiarisce che « il concetto di innovazione di prodotto o di processo va inteso nel senso che non deve concretizzarsi in un prodotto già noto sul mercato o di un processo già utilizzato».
  3. acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l’elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;
  4. produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali. Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti

Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili i costi di competenza (ai sensi dell’art. 109 del TUIR) del periodo d’imposta di riferimento, direttamente connessi allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili, quali:

  1. personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo di cui al comma 4, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione UNESCO Isced (International Standard Classification of Education) o di cui all’allegato 1 al D.L. 145/2013, che sia:

1) dipendente dell’impresa, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo di cui all’art. 2, comma 1, del citato decreto, con esclusione del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;

 2) in rapporto di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni, a condizione che svolga la propria attività presso le strutture della medesima impresa;

Ai fini della determinazione del costo, occorre prendere in considerazione il costo effettivamente sostenuto dall’impresa, cioè:

  • l’importo della retribuzione lorda prima delle imposte e dei contributi obbligatori;
  • In rapporto all’effettivo impiego dei medesimi lavoratori nell’attività di ricerca e sviluppo.
  1. quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nei limiti dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’ attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’IVA. In relazione alle quote di ammortamento, gli strumenti e le attrezzature di laboratorio devono essere acquistati dall’impresa a titolo di proprietà o di utilizzo. In caso di acquisto degli stessi mediante locazione finanziaria, concorrono alla determinazione dei costi ammissibili le quote capitali dei canoni; nel caso di locazione non finanziaria, si prenderà, invece, come valore di riferimento il costo storico del bene, risultante dal relativo contratto di locazione o da una specifica dichiarazione del locatore. Posto che il costo ammissibile è determinato in base alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo, la quota di ammortamento dovrà essere definita in relazione alla percentuale di utilizzo del bene nell’attività di ricerca e sviluppo e al periodo di tempo di utilizzo nell’arco di un anno.
  2. spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative, diverse da quelle che: controllano direttamente o indirettamente l’impresa, ne sono controllate, sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa. Come specificato dalla Relazione illustrativa al D.M. 27/05/2015, non sono incluse nelle spese relative alla ricerca contrattuale (c.d. extra muros) quelle relative alle commesse affidate alle società del gruppo, poiché maggiormente inquadrabili nell’ambito della ricerca “intra muros”. I contratti di ricerca devono essere stipulati con imprese residenti o localizzate: in Stati membri dell’UE, in Stati aderenti allo Spazio economico europero (SEE), in Paesi e territori che permettono un adeguato scambio di informazioni.
  3. competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne. Per le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale sono ammissibili, entro il limite massimo di 5.000 €, le spese sostenute per l ‘attività di certificazione contabile.

Soglia minima di costi agevolabili

Il credito d’imposta è riconosciuto, fino ad un importo massimo annuale di euro 5 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari 30.000€. Tale valore minimo è riferito alla spesa complessiva nel periodo d’imposta agevolato, e non alla spesa incrementale.

Il credito d’imposta è riconosciuto a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, realizzata in ogni periodo d’imposta in relazione al quale si intenda fruire dell’agevolazione, sia superiore alla media degli stessi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31/12/2015 (triennio 2012-2014).

Quindi le condizioni, in ciascun periodo d’imposta, sono:

  1. spesa complessiva in R&S almeno pari a 30.000€;
  2. superiore alla media degli investimenti realizzati nel triennio 2012-2014.

Per le imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare per il calcolo della spesa incrementale è calcolata sul minor periodo a decorrere dal periodo di costituzione.

Ambito temporale

Possono beneficiare dell’agevolazione gli investimenti effettuati dal 2015 al 2019. Sono ammissibili i costi sostenuti in base al principio di competenza (art.109 TUIR):

  • le spese di acquisizione di beni mobili si considerano sostenute alla data della consegna o della spedizione;
  • le spese di acquisizione di beni immobili si considerano sostenute al momento della stipula dell’atto o, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo della proprietà o di altro diritto reale,
  • le spese di acquisizione di servizi si considerano sostenute alla data in cui le prestazioni sono ultimate.

Determinazione dell’agevolazione

Il credito d’imposta spetta, fino ad un importo massimo annuale di 5.000.000 € per ciascun beneficiario, ed è riconosciuto a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuata in ciascun periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione ammonti almeno a 30.000 € ed ecceda la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 ovvero nel minore periodo in caso di imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta.

In particolare, il primo periodo del comma 3 dispone che il credito di imposta è riconosciuto nella misura del “50 per cento della spesa incrementale relativa ai costi di cui alle lettere a) e c) del comma 1 dell’articolo 4” e del “25 per cento della spesa incrementale relativa ai costi di cui alle lettere b) e d) del medesimo articolo 4”.

Ferme restando le suddette condizioni, il credito d’imposta è quindi riconosciuto nella misura del:

  • 50% della spesa incrementale relativa ai costi del personale altamente qualificato e dei contratti di ricerca “extra muros”;
  • 25% della spesa incrementale relativa ai costi per strumenti e attrezzature di laboratorio e per le privative industriali.

Il credito d’imposta è, in ogni caso, calcolato sulla spesa incrementale riferita ai costi ammissibili, a prescindere dall’aliquota applicabile, nei limiti della spesa incrementale complessiva.

Per «spesa incrementale complessiva» si intende la differenza positiva tra l’ammontare complessivo delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione e la media annuale delle medesime spese realizzate nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 (2012-2014) ovvero nel minor periodo dalla data di costituzione.

Qualora entrambe le tipologie di spesa evidenzino un incremento, il credito d’imposta corrispondente sarà determinato applicando ad ogni incremento l’aliquota prevista per ciascun gruppo di spese.

Qualora l’incremento sia relativo ad una sola delle due tipologie di spesa, il credito d’imposta dovrà essere calcolato applicando l’aliquota prevista per il gruppo di spese che ha avuto l’incremento, sull’ammontare della spesa incrementale complessiva.

Si evidenzia, ancora una volta, che il credito d’imposta è riconosciuto, comunque, fino ad un importo massimo annuale di 5.000.000 € per ogni beneficiario.

Dal riferimento della norma ai «tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31/12/2015», si prende in considerazione una media “fissa”.

Come indicato dalla Relazione illustrativa del D.M. 27/05/2015, trattandosi di una media fissa, per le imprese costituite successivamente al 2014, la media di riferimento è pari a zero.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che nella media del triennio vanno considerati anche gli esercizi nei quali non sono stati sostenuti costi di R&S, il calcolo, quindi, va effettuato su tre anni, anche se in uno di questi l’importo di tali investimenti è uguale a zero.

Fruizione del credito d’imposta

Il credito d’imposta:

  • È utilizzabile in compensazione per mezzo del modello F24 (c.d. compensazione esterna), a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti;
  • Deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi;
  • Non concorre alla formazione del reddito, nè della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini della determinazione del pro rata di indeducibilità degli interessi passivi e delle spese generali;
  • Non si applica il limite annuale di utilizzazione dei crediti d’imposta da quadro RU (250.000€), ed il limite generale annuale di compensazione nel modello F24 (700.000€); né il divieto di compensazione dei crediti relativi ad imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo per ammontare superiore a 1500€.

Certificazione e controlli

Si tratta di un’agevolazione automatica, che non prevede l’invio di un’istanza telematica per la sua fruizione.

Qualora, a seguito dei controlli, si accerti l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste ovvero a causa dell’inammissibilità’ dei costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, l’Agenzia delle entrate provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

I controlli sono svolti sulla base di apposita documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali.

Tale certificazione deve essere allegata al bilancio.

Le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale devono comunque avvalersi della certificazione di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti iscritti quali attivi nel registro dei revisori contabili.

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Assegnazione agevolata di beni ai soci

Assegnazione agevolata di beni ai soci

La legge 208/2015, ai commi da 115 a 120 dell’art.1 (Legge di Stabilità 2016), ripresenta la norma sull’assegnazione/cessione agevolata dei beni ai soci, ampliandone i confini. La nuova disposizione, infatti, non si rivolge alle sole società non operative (c.d. di comodo).

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Le società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in accomandita per azioni che, entro il 30 settembre 2016, assegnano o cedono ai soci beni immobili, diversi da quelli indicati nell’articolo 43, comma 2 del TUIR o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, possono applicare le disposizioni agevolate a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2015, ovvero che vengano iscritti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forza di titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015.
Le medesime disposizioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.
Sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati o, in caso di trasformazione, quello dei beni posseduti all’atto della trasformazione, e il loro costo fiscalmente riconosciuto, si applica un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive nella misura dell’8 per cento ovvero del 10,5 per cento per le società considerate non operative in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione, cessione o trasformazione.
Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono assoggettate ad imposta sostitutiva nella misura del 13 per cento.

SOCIETA’INTERESSATE

La nuova disposizione di legge si rivolge a:

  • Società in nome collettivo;
  • Società in accomandita semplice;
  • Società a responsabilità limitata;
  • Società per azioni;
  • Società in accomandita per azioni;

Non sono incluse:

  • Le cooperative;
  • I consorzi e le società consortili;
  • Gli enti commerciali e non;

SOCI E CLAUSOLA ANTIELUSIVA

Tutti i soci devono essere iscritti nel libro soci al 30/09/2015; oppure, devono essere iscritti entro il 30/01/2016, in base ad atto di trasferimento avente data certa anteriore all’01/10/2015.

BENI OGGETTO DELL’AGEVOLAZIONE

La disposizione si rivolge unicamente a:

  • Beni immobili, diversi da quelli strumentali per destinazione, ex art.47,c.2 TUIR; vale a dire non utilizzati (al momento dell’assegnazione/cessione) come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa;
  • Beni mobili, iscritti nei pubblici registri, non utilizzati quali beni strumentali nell’esercizio dell’impresa.

Attenzione: Ai fini delle imposte sui redditi si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o professione o dell’impresa commerciale da parte del possessore (strumentali per destinazione ex art. 43, c. 2, 1° p. Tuir). Quindi, rientrano nell’agevolazione:

  • gli immobili patrimoniali (categoria catastale A);
  • gli immobili-merce;
  • gli immobili strumentali per natura (categorie B, C, D, E e A/10), sempre che non siano utilizzati direttamente per l’attività, compresi anche gli immobili concessi in locazione dalle società di gestione immobiliare (non considerati strumentali per destinazione).

TRASFORMAZIONE IN SOCIETA’ SEMPLICE

La norma è, inoltre, applicabile anche alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.

AGEVOLAZIONI ED ADEMPIMENTI

Secondo le disposizioni ordinarie del TUIR, l’assegnazione di un bene dell’impresa ad un socio evidenzia in capo alla società un ricavo/plusvalenza, ed in capo al socio assegnatario un reddito tassato (distribuzione di utili in natura).

La norma consente, invece, alla società di far fuoriuscire i beni oggetto dell’agevolazione, pagando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap pari a:

  • l’8%;
  • il 10,5% se la società risulta non operativa in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento dell’assegnazione.

La base imponibile sulla quale applicare l’imposta sostitutiva è calcolata come differenza tra il valore normale o catastale dei beni assegnati ed il costo fiscalmente riconosciuto.

In caso di cessione a titolo oneroso ai soci, il corrispettivo della cessione, se inferiore al valore normale o a quello catastale del bene, è computato in misura non inferiore ad uno dei due valori; inoltre, è possibile adottare un valore intermedio tra i due.

Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono, inoltre, assoggettate ad imposta sostitutiva nella misura del 13%, (sono esonerate le società di persone in contabilità semplificata).

IVA

Si applicano le regole ordinarie con un’unica deroga: se l’Iva non è stata detratta “a monte”, l’operazione “a valle” è da considerarsi “fuori campo”.

IMPOSTE INDIRETTE

Per le assegnazioni o cessioni soggette ad imposta di registro proporzionale le aliquote dell’imposta sono ridotte alla metà, e le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa.

Pertanto, per gli immobili a destinazione abitativa l’aliquota passa al 4,5% o all’1%, nel caso di immobile  acquisito come “prima casa” dal beneficiario; (per i beni acquistati senza scontare Iva a monte, l’imposta di registro passa al 4,5% senza distinzione tra abitativi e strumentali).

Per i beni strumentali si applica un’imposta di registro fissa pari a 200€ ed imposte ipotecarie e catastali fisse pari a 200€ (in deroga alla disciplina ordinaria che prevede l’applicazione di tali imposte nella misura complessiva del 4%).

Per i terreni agricoli l’aliquota dell’imposta di registro è dimezzata al 7.5%, o determinata in misura fissa pari a 200€ se l’avente causa è un coltivatore diretto o IAP (imprenditore agricolo professionale); le imposte ipotecarie e catastali trovano applicazione in misura fissa pari a 50€, ovvero, rispettivamente 200€ e l’1% se l’avente causa è un coltivatore diretto o IAP.

SCADENZE E VERSAMENTI

Il termine entro il quale perfezionare gli atti di assegnazione o cessione, o la trasformazione agevolata è il 30/09/2016. L’imposta sostitutiva deve essere, invece, versata ( utilizzando il modello F24):

  • il 60% entro il 30 novembre 2016;
  • il rimanente 40% entro il 16 giugno 2017.

EFFETTI

Per il socio assegnatario è prevista la tassazione degli utili in natura eccedenti la somma assoggettata a imposta sostitutiva dalla società. Tuttavia, il valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati, riduce il costo fiscalmente riconosciuto delle azioni o quote possedute.

In più, non opera la presunzione di prioritaria distribuzione di riserve di utili: la società è libera fiscalmente di scegliere quale posta patrimoniale utilizzare in contropartita al bene assegnato. Bisogna, tuttavia, considerare le disposizioni del Codice Civile e dei principi contabili che impongono limiti e vincoli all’utilizzo delle riserve, in funzione della loro natura.

Con riferimento alla cessione agevolata, per il socio non si genera alcun utile in natura, né si modifica il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.

PER APPROFONDIRE

Segnaliamo l’articolo di Federnotizie su Assegnazione agevolata di beni ai soci


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Ammortamento al 140% per favorire gli investimenti in automobili nuove

Ammortamento al 140% per favorire gli investimenti in automobili nuove

 L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Tra le misure adottate dal Governo per favorire gli investimenti privati troviamo il c.d. “superammortamento”, contenuto nella Legge di stabilità 2016 (L.208/2015), che consiste in una maggiorazione del 40% del costo fiscalmente riconosciuto per l’acquisizione, effettuata dal 15/10/2015 al 31/12/2016, di nuovi beni strumentali.

Il superammortamento può essere applicato anche all’acquisto di automobili ed autoveicoli determinando, così, un’agevolazione fiscale derivante dalla possibilità di ammortizzare fiscalmente detti beni al 140% al posto del 100%.

Il super ammortamento al 140% produce effetti fiscali, economici e finanziari diversi a seconda che si tratti di auto a deducibilità integrale, auto concesse in benefit ai dipendenti, auto non assegnate o auto acquistate in leasing. Inoltre in base a quanto disposto dal c.92 « fermo restando quanto disposto al comma 91 e solo per gli investimenti effettuati nello stesso periodo ivi previsto, sono altresì maggiorati del 40 per cento i limiti rilevanti per la deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria dei beni di cui all’articolo 164, comma 1, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».

Auto a deducibilità integrale

Fiscalmente, un auto si considera a deducibilità integrale se impiegata come strumentale nell’attività dell’impresa o è adibita ad uso pubblico (noleggiatori, tassisti, autoscuole). Nel caso delle auto a deducibilità integrale il super ammortamento produce effetti identici a quelli prodotti su ogni altro tipo di cespite: l’agevolazione fiscale sarà pari al 140% del costo, da ripartire all’interno della durata fiscale prevista per l’ammortamento.

Auto concesse in benefit ai dipendenti

Il super ammortamento è sempre pari al 140% del costo dell’auto, ma la deduzione fiscale è limitata al 70% del costo stesso (restando invariata la percentuale di deducibilità già prevista dal TUIR).

Auto non esclusivamente strumentali

La norma prevede la maggiorazione del 40% anche per i limiti di spesa su cui calcolare le quote di ammortamento e i canoni di leasing dei mezzi di trasporto a motore che non vengono utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, limiti attualmente individuati dall’art. 164, comma 1, lettera b), TUIR.

A titolo di esempio ll limite del costo fiscale delle auto (18.076 euro) deve essere aumentato del 40% e risulta quindi incrementato fino ad 25.306 euro.

Attenzione: l’incremento del limite non riguarda le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Il richiamo della norma è solo alla lettera b dell’art. 164 e non alla lettera b-bis.

La deducibilità del costo resta invariata nella misura del 20% relativamente a autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli che non siano utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa.

 

Autovettura Deducibilità Ammortamento agevolato
Strumentale 100% 140% del costo dell’autovettura.
Uso promiscuo a dipendenti 70% 140% del costo dell’autovettura.
Utilizzo nell’attività di impresa o lavoro autonomo 20% 140% del minore tra il costo dell’autovettura e il nuovo limite fiscalmente deducibile (Euro 25.306,39).

Auto acquistate in leasing

Per le auto in leasing, la maggiorazione del 40% si ripartisce in funzione del periodo massimo di deduzione dei canoni. Per le auto a deducibilità integrale e per quelle date in benefit ai dipendenti, il super ammortamento permette di accelerare il recupero dell’agevolazione fiscale in 24 mesi (la metà del periodo di ammortamento).

 


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