PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

In Italia giochiamo ad auto ingannarci tra buonismo e tentativi consolatori.
Abbiamo il più alto numero di micro imprese tra i Paesi d’ Europa e ci siamo completamente dimenticati di loro e delle loro esigenze facendo finta che siano tutte startup.

Contemporaneamente, crogiolandoci sul numero delle nuove startup, trattiamo queste ultime come PMI creando solo confusione, fornendo dati e statistiche sbagliate, ingannando il Paese.

Secondo una ricerca di Startup Europe Partnership le startup italiane non crescono. Sono solo 135 quelle che da startup sono passate alla fase di scaleup, sono riuscite a crescere velocemente scalando il loro mercato (si veda il grafico qui sotto). Rociola in sintesi ricorda quello che tutti sanno: le startup italiane non si comportano da startup innovative semplicemente perché in gran parte sono micro imprese nonostante rispondano ai requisiti laschi della normativa.

Per approfondire su ilSole24Ore

Leggi l’intero articolo su ilSole24Ore: La Francia studia da startup nation mentre in Italia le imprese sono in crisi di identità

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

L’ articolo 57 del Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 ha allargato alle PMI cosìdette “tradizionali” alcuni strumenti in precedenza riservati alle Startup innovative. Probabilmente gli impatti più interessanti si avranno in termini di piani di incentivazione:

  • L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  • In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali (equity crowdfunding) di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  • Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.

Riferimenti normativi

Art. 26 Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio.

In vigore dal 24/04/2017, modificato da: Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 Articolo 57

  1. Nelle start-up innovative il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo stabilito dagli articoli 2446, comma secondo, e 2482-bis, comma quarto, del codice civile, e’ posticipato al secondo esercizio successivo. Nelle start-up innovative che si trovino nelle ipotesi previste dagli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile l’assemblea convocata senza indugio dagli amministratori, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore al minimo legale, puo’ deliberare di rinviare tali decisioni alla chiusura dell’esercizio successivo. Fino alla chiusura di tale esercizio non opera la causa di scioglimento della societa’ per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, punto n. 4), e 2545-duodecies del codice civile. Se entro l’esercizio successivo il capitale non risulta reintegrato al di sopra del minimo legale, l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve deliberare ai sensi degli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile.
  2. L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  3. L’atto costitutivo della societa’ di cui al comma 2, anche in deroga dall’articolo 2479, quinto comma, del codice civile, puo’ creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.
  4. Alle start-up innovative di cui all’articolo 25 comma 2, non si applica la disciplina prevista per le societa’ di cui all’articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e all’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
  5. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  6. Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.
  7. L’atto costitutivo delle societa’ di cui all’articolo 25, comma 2, e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25 comma 5 puo’ altresi’ prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis del codice civile.
  8. La start-up innovativa e l’incubatore certificato dal momento della loro iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25 comma 8, sono esonerati dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonche’ dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio. L’esenzione e’ dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e di incubatore certificato e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione. L’atto costitutivo della start-up innovativa, costituita ai sensi dell’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, nonche’ di quella costituita con atto pubblico, in caso di contestuale iscrizione nella citata sezione speciale di cui all’articolo 25, comma 8, e’ esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria.

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Equity crowdfunding per le PMI

Equity crowdfunding per le PMI

Equity crowdfunding consiste in un sistema di raccolta di capitali mediante portali online.

In Italia, l’equity crowdfunding è disciplinato dal Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (c.d. Decreto Crescita 2.0) convertito con modificazioni con Legge 17 novembre 2012, n. 221. Tale strumento era previsto esclusivamente per le start up innovative ed è stato poi più volte aggiornato per essere reso sempre più accessibile ed appetibile. In tale ottica, nel 2015 il Decreto Investment Compact ha introdotto la figura delle PMI innovative e ha esteso l’equity crowdfunding a tale nuovo tipo di impresa.

Con la Legge di Bilancio 2017 questa innovativa forma di raccolta di capitale di rischio è stata estesa a tutte le piccole e medie imprese, indipendentemente dal loro carattere innovativo.

La Legge di Bilancio all’art. 1, comma 70 stabilisce:

“Al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.  58, sono apportate le seguenti modificazioni: 

  1. a) il comma 5-novies dell’articolo 1 e’ sostituito dal seguente: «5-novies. Per “portale per la raccolta di capitali per le PMI” si intende una piattaforma online che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte  delle PMI come  definite  dalla  disciplina  dell’Unione  europea  e  degli organismi di investimento collettivo del risparmio o  altre  società che investono prevalentemente in PMI»;
  2. b) all’articolo 50-quinquies, le  parole:  «per  le   start-up innovative,  per  le  PMI  innovative»   sono   sostituite,   ovunque ricorrono, dalle seguenti: «per le  PMI»,  le  parole:  «in  start-up innovative e in PMI innovative» sono sostituite,  ovunque  ricorrono, dalle seguenti: «in PMI» e, alla rubrica, le  parole:  «per  start-up innovative e PMI innovative» sono sostituite dalle seguenti: «per  le PMI»;
  3. c) alla rubrica del capo III-quater del titolo III della parte II, le parole: «per le start-up innovative e le PMI innovative»  sono sostituite dalle seguenti: «per le PMI».”

Alcuni dubbi interpretativi

Alcuni dubbi interpretativi sorgono in merito alla mancata deroga dell’art. 2468 c.c., il quale impedisce alle srl di offrire quote al pubblico; infatti, in tal caso, tra le imprese non innovative, potrebbero raccogliere capitali online solo le PMI che siano società per azioni. Si attendono, a tal proposito, chiarimenti da parte del legislatore.

Il ruolo del professionista

Ed infine, estendendosi lo spettro applicativo di tale istituto, diventa ancora più utile l’assistenza di un professionista, che guidi gli imprenditori nel predisporre i propri statuti in modo che l’applicazione delle clausole di tutela degli investitori online imposte dalla legge risulti il meno onerosa possibile per la società e per i founders.

Per approfondire

Equity Crowdfunding per tutte le PMI con la Legge di Bilancio 2017: aspetti tributari

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Startup innovative modifica dello statuto senza notaio

Startup innovative modifica dello statuto senza notaio

In data 4 maggio 2017 viene firmato il Decreto direttoriale del Direttore generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica, in attuazione del decreto del Ministro dello Sviluppo economico del 28 ottobre 2016.

Tale Decreto consente alle startup innovative costituite online con firma digitale di modificare il proprio atto costitutivo e statuto utilizzando la stessa procedura semplificata.

Della nuova semplificazione prevista dal Decreto del 4 maggio potranno fruire innanzitutto le 444 imprese costituite online, le quali già al 31 marzo 2017, risultavano essere iscritte, o in corso di iscrizione, nella sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle startup innovative e le altre imprese che nel frattempo hanno beneficiato della semplificazione.

Le disposizioni contenute in tale Decreto diverranno efficaci a partire dal 22 giugno 2017, in modo da permettere l’adeguamento alle software house dei propri programmi in coerenza con le stesse disposizioni.

Per approfondire

Scarica il Decreto direttoriale 4 maggio 2017

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Iper ammortamento e industria 4.0

Iper ammortamento e industria 4.0

L’articolo 1, comma 9, della legge n. 232 del 2016 stabilisce che “Al fine di favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello «Industria 4.0», per gli investimenti (…) in beni materiali strumentali nuovi compresi nell’elenco di cui all’allegato A annesso alla presente legge, il costo di acquisizione è maggiorato del 150 per cento”.

Questo è il terzo di una serie di articoli che vanno ad analizzare quanto emerso dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/E del 30/03/2017.

Presupposto soggettivo

I soggetti beneficiari di tale agevolazione sono i titolari di reddito d’impresa, i quali, per la fruizione di tale beneficio sono tenuti a produrre una dichiarazione.

Presupposto oggettivo

L’agevolazione si riferisce ad investimenti in beni materiali strumentali nuovi la cui caratteristica peculiare è quella di essere finalizzati alla trasformazione dell’industria in chiave “4.0”.

L’iper ammortamento, come il super, spetta ai soli fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.

I beni agevolabili sono elencati nell’allegato A annesso alla legge di bilancio 2017 (“Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0»”) e sono raggruppabili in tre categorie:

  1. beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti;
  2. sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità;
  3. dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica «4.0».

L’allegato A alla legge di bilancio 2017 include tra i beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0” anche “dispositivi, strumentazione e componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti”.

Si ritiene che essi possano godere della maggiorazione del 150 per cento anche nel caso in cui vengano eventualmente contabilizzati ad incremento di beni già esistenti non agevolati e che formino oggetto di ammodernamento o revamping.

Beni esclusi dall’iper ammortamento

Sono esclusi dall’ambito applicativo dell’agevolazione gli investimenti in:

  • beni materiali strumentali per i quali il decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento;
  • fabbricati e costruzioni;
  • i particolari beni di cui all’allegato n. 3 annesso alla legge di stabilità stessa.

Istanza all’Agenzia delle Entrate

I soggetti interessati possono presentare, ai sensi dell’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, un’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate per ottenere una risposta riguardante fattispecie concrete e personali relativamente all’applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione delle stesse.

Nei casi, invece, in cui i dubbi in merito all’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione riguardino esclusivamente la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio tra quelli elencati nell’allegato A, il contribuente può acquisire autonomamente il parere tecnico del Ministero limitandosi a conservarlo.

Ambito temporale

L’iper ammortamento si applica agli investimenti effettuati nel periodo che va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018, purché al 31 dicembre 2017 vi siano le seguenti condizioni: il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Dal momento di effettuazione degli investimenti – rilevante ai fini della spettanza della maggiorazione del 150 per cento – deve distinguersi il momento dal quale è possibile fruire del beneficio. La maggiorazione in questione, traducendosi in sostanza in un incremento del costo fiscalmente ammortizzabile, potrà essere dedotta solo “a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene”.

Requisito dell’interconnessione

Ulteriore requisito da rispettare per poter iniziare a fruire della maggiorazione del 150 per cento è quello della “interconnessione” del bene al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

L’interconnessione è la capacità del bene di scambiare informazioni con sistemi interni (ad es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto) e/o esterni per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute.

MAGGIORAZIONE 40% BENI IMMATERIALI

L’articolo 1, comma 10, della legge di bilancio 2017 stabilisce che “Per i soggetti che beneficiano della maggiorazione di cui al comma 9 e che, nel periodo indicato al comma 8, effettuano investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B annesso alla presente legge, il costo di acquisizione di tali beni è maggiorato del 40 per cento”.

Mentre la disciplina del super ammortamento dispone la spettanza della maggiorazione per i soli beni materiali, la legge di bilancio 2017 prevede – al verificarsi di determinate condizioni – anche una maggiorazione del 40 per cento relativamente a taluni beni immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica in chiave “Industria 4.0”.

Presupposto soggettivo

Il beneficio della maggiorazione del 40 per cento per i beni immateriali elencati nell’allegato B della legge di bilancio 2017 è riconosciuto ai “soggetti” che beneficiano della maggiorazione del 150 per cento.

La norma, quindi, mette in relazione il bene immateriale con il “soggetto” che fruisce dell’iper ammortamento e non con uno specifico bene materiale (“oggetto” agevolato).

Presupposto oggettivo

Il bene immateriale non deve necessariamente riguardare il bene materiale che fruisce dell’iper ammortamento. Pertanto, i beni rientranti nel citato allegato B possono beneficiare della maggiorazione del 40 per cento a condizione che l’impresa usufruisca dell’iper

ammortamento del 150 per cento, indipendentemente dal fatto che il bene immateriale sia o meno specificamente riferibile al bene materiale agevolato.

Per quanto riguarda i software, rientrino tra gli investimenti agevolabili ancorché acquistati a titolo di licenza d’uso sempre che iscrivibili in bilancio tra le immobilizzazioni immateriali. L’elenco dei beni dell’allegato B, agevolabili con la maggiorazione del 40 per cento, riguarda software “stand alone”, ossia non necessari al funzionamento del bene materiale.

Qualora, invece, il software sia integrato (“embedded”) in un bene materiale dell’allegato A e venga acquistato unitamente ad esso, non si deve operare una distinzione tra la componente materiale e quella immateriale dell’acquisto e il bene immateriale deve considerarsi agevolabile con l’iper ammortamento del 150 per cento.

Il beneficio consiste nella maggiorazione del 40 per cento del “costo di acquisizione” relativo agli “investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B”.

La maggiorazione spetta ai soli fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria dei beni immateriali.

Istanza all’Agenzia delle Entrate

I soggetti interessati possono presentare un’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate per ottenere una risposta riguardante fattispecie concrete e personali relativamente all’applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione delle stesse.

Per i dubbi che riguardino esclusivamente la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio tra quelli elencati nell’allegato B, il contribuente può acquisire autonomamente il parere tecnico del citato Ministero limitandosi a conservarlo, senza presentare un’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate.

Ambito temporale

La maggiorazione relativa ai beni immateriali si applica agli investimenti effettuati nel periodo che va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018 in presenza delle seguenti condizioni: il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Per poter (iniziare a) fruire della maggiorazione del 40 per cento deve essere rispettato il requisito della “interconnessione” al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Analisi tecnica

L’articolo 1, comma 11, della legge di bilancio 2017 stabilisce che:

“Per la fruizione dei benefici di cui ai commi 9 e 10, l’impresa è tenuta a produrre una dichiarazione resa dal legale rappresentante ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, attestanti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla presente legge ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura”.

Pertanto, per poter fruire dei benefici dell’iper ammortamento e della maggiorazione relativa ai beni immateriali, è necessario attestare il soddisfacimento dei requisiti di legge. La perizia/attestazione di conformità è opportuno che sia corredata di un’analisi tecnica.

L’analisi tecnica è realizzata in maniera confidenziale dal professionista o dall’ente di certificazione e deve essere custodita presso la sede del beneficiario dell’agevolazione. Le informazioni contenute potranno essere rese disponibili solamente su richiesta degli organi di controllo o su mandato dell’autorità giudiziaria.

Quantificazione agevolazione

Il beneficio si traduce nell’aumento del costo di acquisizione del bene (150% o del 40%), che determina un aumento della quota annua di ammortamento (o del canone annuo di leasing) fiscalmente deducibile. Pertanto, la maggiorazione si concretizza in una deduzione che opera in via extracontabile e che va fruita:

  • per quanto riguarda l’iper ammortamento:
    • 1) in base ai coefficienti stabiliti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988 (ridotti alla metà per il primo esercizio ai sensi dell’articolo 102, comma 2, del TUIR) relativamente ai beni acquisiti in proprietà;
    • 2) in un periodo “non inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito” dal già menzionato decreto ministeriale 31 dicembre 1988 relativamente ai beni acquisiti tramite leasing (articolo 102, comma 7, del TUIR);
  • per ciò che concerne la maggiorazione relativa ai beni immateriali, “in misura non superiore al 50 per cento del costo” (articolo 103, comma 1, del TUIR).

Qualora in un periodo d’imposta si fruisca dell’agevolazione in misura inferiore al limite massimo consentito, il differenziale non dedotto non potrà essere recuperato in alcun modo nei periodi d’imposta successivi, salvo il caso in cui l’interconnessione avvenga in un esercizio successivo a quello di entrata in funzione del bene.

Determinazione degli acconti per i periodi d’imposta 2017 e 2018

Per il periodo d’imposta 2017, il comma 12 prevede che la determinazione degli acconti 2017 sia effettuata considerando quale imposta del periodo d’imposta precedente quella che si sarebbe determinata in assenza dei commi 8, 9 e 10.

In sede di determinazione dell’acconto per il periodo d’imposta 2018, l’imposta dovuta per il 2017, da assumere come parametro di riferimento per il calcolo dell’acconto con il metodo storico, va determinata senza tenere conto delle norme sulla proroga del super ammortamento, sull’iper ammortamento e sulla maggiorazione relativa ai beni immateriali.

Effetti delle disposizioni

Tali maggiorazioni, infine, non incidono sul costo fiscalmente rilevante del bene per:

  • il calcolo delle plusvalenze o delle minusvalenze;
  • la deduzione integrale del costo dei beni ossia dei beni il cui costo unitario non è superiore ad euro 516,46;
  • il calcolo del plafond del 5 per cento relativo alla deducibilità delle spese di manutenzione e riparazione;
  • il calcolo del limite triennale relativo agli acquisti di beni strumentali;
  • il calcolo dei parametri utilizzati per effettuare il test di operatività delle società di comodo.

Per approfondire

Per ulteriori approfondimenti si consiglia di consultare  Circolare Agenzia delle Entrate N.4/E del 30/03/2017.

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Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione.

Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione.

Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione è un titolo volutamente provocatorio ma che credo centri bene un problema troppo spesso sottovalutato.

In Studio stiamo affrontando un periodo (fortunatamente) molto intenso. Come spesso accade è proprio quando si stressa la struttura e si stringono più forti interazioni coi clienti che emergono criticità da correggere ed opportunità da cogliere.

Abbiamo ricevuto alcune proposte di fusione con altri Studi molto importanti, abbiamo incrementato le collaborazioni con altri professionisti, abbiamo dovuto confrontare il nostro modo di lavorare con quello di altri, comprese come sempre le strutture amministrative delle imprese clienti.

Stiamo preparando un convegno sul futuro della professione e siamo stati coinvolti in un interessante progetto di evangelizzazione digitale per PMI e studi professionali.

E’ iniziata la collaborazione con un importante editore che ci ha costretto ad usare strumenti (app, cloud, ecc. tipici del mondo startup per coordinarci e gestire il flusso di lavoro).

Tutto questo ci ha portato a specchiarci in noi stessi ponendo la questione di come innovare. O meglio di come innovare in futuro i flussi e la creazione di valore tra noi ed il cliente e tra noi e gli altri professionisti con cui collaboriamo.

Il mondo sta cambiando molto velocemente e sento in qualche modo il bisogno di fermare su carta qualche riflessione emersa in questi confronti e nei diversi incontri che ho avuto (anche nello scrivere non sono poi così innovativo come potete vedere).

Parliamo tanto di innovazione, forse troppo, dimenticandoci che non sempre tanta tecnologia si traduce in vera innovazione.

Troppe chiacchiere e troppi pregiudizi

Sul tema ho già scritto parecchio ma ogni tanto è utile ritornare sull’argomento. Le startup tanto osannate nel loro ambiente e sostenute dalla politica e dalle grandi imprese sono per molti imprenditori tradizionali una bolla tra moda e speculazione.

C’è sicuramente una parte di vero ma così facendo perdiamo la straordinaria opportunità di confrontarci con nuovi modi di competere sul mercato ed in alcuni casi di riconfigurare il mercato stesso.

Proviamo a fare a meno dei capitali (pubblici) di ventura

Da più parti si invoca l’intervento di fondi ed investitori istituzionali (spesso in realtà si invoca l’aiuto pubblico).  Proviamo per un attimo a dimenticare il solito Pantalone e rimboccarci le maniche.

Professionisti e PMI devono imparare a rubare idee da altri settori, dalle giovani startup. Riconfigurare intuizioni magari acerbe per farle proprie ed integrarle con l’ esperienza maturata da chi fa impresa da anni.

Poca concretezza ed assenza di case study

Mancano case study, mancano esempi concreti da seguire e quelli che ci sono sono spesso male analizzati da giornalisti che rielaborano comunicati stampa ben fatti.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire Lanieri è una startup molto interessante finanziata e sostenuta da Reda che è entrata a far parte della compagine societaria.

In molti articoli leggiamo delle ottime e meritate performance di Lanieri (anche se è normale attendersi che piccoli numeri iniziali supportati da finanziamenti importanti portino ad incrementi percentuali notevoli di fatturato).

La parte davvero interessante e poco analizzata sono le motivazioni che hanno portato una impresa tradizionale (Reda è una eccellenza nei tessuti) ad investire in una startup ed in un team giovane e motivato. Quello è il vero case history, quella è la storia da raccontare.

Analisi dei dati per gestire la velocità del cambiamento

L’elemento dirompente di vero cambiamento è il dato. Oggi anche le piccole imprese possono (volendo) disporre senza costi straordinari e con una relativa facilità di gestione di dati notevoli.

Diventa quindi una competenza strategica la capacità di identificare, gestire, analizzare i dati per creare valore nei processi di business.

Capacita tanto più necessaria quanto più il mercato di riferimento risulta soggetto a cambiamenti rilevanti di mercato. Oggi è possibile avere a disposizione dati forniti in tempo reale, contestuali, e selezionati. Non è cosa da poco.

Ci vuole coraggio a smettere di decidere di pancia

Mentre ci entusiasmiamo per la disponibilità di dati ci dimentichiamo che per utilizzarli ci vuole coraggio. Si coraggio. Continuo a leggere meravigliosi articoli sull’utilizzo di big data (ultimamente anche di small data) ecc.

Nessuno però pone l’accento sul problema vero, per utilizzarli ci vuole coraggio.

L’ imprenditore medio è sempre stato abituato ragionare di pancia perché i margini lo consentivano, le ridotte dimensioni dell’impresa lo consentivano, perché l’operare in un mercato sostanzialmente statico ed in qualche modo protetto (dalla liretta, dal marchio made in Italy, ecc) lo consentiva.

Oggi oltra all’intuito ed alla creatività ha bisogno di una base informativa maggiore e migliore informazione sui clienti, i concorrenti, i prodotti e i servizi altrimenti non riesce a gestire un mercato profondamente cambiato.

Usare i dati però presuppone molto coraggio perché evidenzia errori, perché pone di fronte a scelte per anni rimandate, perché evidenziano le contraddizioni spesso insite nell’impresa familiare. Dove spesso risolvere problemi in azienda significa crearne in casa.

Di tutto questo non se ne parla mai ed invece si dovrebbe per definire dei percorsi di consapevolezza, per aiutare gli imprenditori a sentirsi meno soli davanti a sfide urgenti come queste.

Rubiamo il segreto nascosto delle startup

Si parla tanto di digital transformation delle imprese manifatturiere ed artigiane contaminandole con quelle dei servizi innovativi e tecnologici. In realtà si usano parole difficili ed evocative in assenza di casi concreti da raccontare. Il mondo startup è fatto da realtà effimere e da altre sicuramente solide. Bisogna imparare a confrontarsi, imparare umilmente altri punti di vista, lasciarsi stupire per poi utilizzare quelle intuizioni che ci saranno utili a rinnovare la nostra proposta di prodotto/servizio, il nostro modo di essere sul mercato.

Recentemente ho preso un aperitivo con il fondatore di Credimi, startup giovane ma dalle spalle larghe (per la storia e la competenza nel settore del fondatore, per i soci finanziari che ha saputo raccogliere intorno al progetto, per i partner dell’iniziativa).

Propongono un nuovo modo di finanziare l’impresa (anticipo fatture). Io però sono rimasto affascinato dal progetto di credito di filiera, dagli investimenti concordati che potrebbe consentire di realizzare alle imprese coinvolte, dal sottolineare che l’innovazione non è mai confinata alla singola impresa (come spesso si crede) ma a tutta la catena del valore. Sono rimasto affascinato dalle analisi sulla solidità finanziaria dell’impresa, a come questo servizio oggi strumentale all’anticipo fatture potrebbe invece aprire nuovi servizi di consulenza, ecc.

Ciò che ho imparato va molto oltre alla semplice scoperta di un nuovo potenziale fornitore.

Andiamo a parlare nei capannoni

La vera sfida della competitività va giocata necessariamente partendo da PMI/Innovazione/Territori in cui imprese sono radicate. Senza il forte coinvolgimento delle nostre PMI, l’economia non riparte.

Si fanno molti convegni e molte tavole rotonde tra gli addetti ai lavori ma non si riesce a formare e informare le aziende affinché si rinnovino ed adottino strumenti atti ad accrescere la competitività.

L’iniziativa di Berto Salotti di portare professori universitari e giornalisti a presentare i loro libri a Meda nel proprio showroom l’ho trovata straordinaria.  È un imprenditore legato al proprio territorio che fa da “garante” su argomenti spesso considerati dai suoi colleghi troppo “distanti” e teorici. E lo fa portando i professori in azienda, in maniche di camicia. Geniale. Il capannone diventa la nuova piazza riscoprendo il distretto.

 

Open innovation è tutta questione di organizzazione

Diciamocelo chiaramente, la tecnologia non sempre fa innovazione. Troppo spesso releghiamo l’innovazione al semplice acquisto di tecnologia (che sia una semplice app piuttosto che un impianto da milioni di euro). L’innovazione è soprattutto implementazione organizzativa, introduzione di nuovi processi atti a valorizzare e sfruttare una tecnologia che altrimenti diventa totem e moda effimera.

La tecnologia digitale deve essere inserita in un processo continuo di innovazione soprattutto strategica. Interi mercati sono stati stravolti, costretti a ristrutturarsi dalle fondamenta (basta pensare alla musica ma anche all’informazione) . La strategia è troppo spesso trascurata e tenuta separata dall’innovazione. Bisogna riscoprire i fondamentali.

L’open innovation avrà successo se l’organizzazione saprà essere permeabile al cambiamento e saprà lasciarsi contaminare dalle startup. Lo sforzo organizzativo è titanico ed è lì che si vince la sfida dell’innovazione.

Pretendiamo una pubblica amministrazione che sappia fare innovazione

Dobbiamo pretendere unapubblica amministrazione che sappia fare innovazione, che rinnovi i propri processi digitalmente non semplicemente come avviene oggi riproponendo le vecchie logiche on line. Perché la PA deve diventare esempio ed essa stessa case history per le imprese di servizi diventando utile, semplice, risolutiva delle istanze di cittadini e amministrazioni.

Morale della favola

Innovare nelle imprese e professioni tradizionali non è così entusiasmante e divertente come si vuol far credere. è faticoso, significa rimettere in discussione realtà consolidate e spesso di successo, modificare equilibri all’interno di organizzazioni rodate, ecc. Innovare è faticoso e va detto. Innovare è necessario ed è meglio farlo subito e cogliere il vantaggio di farlo per primi.

Quanto ciò inciderà sul nostro Studio lo racconterò più avanti. Per ora stiamo lavorando sodo e la fatica è compensata dalla straordinaria qualità dei compagni di viaggio.

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Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Piano Industria 4.0 è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.

La quarta rivoluzione industriale

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, questa nuova rivoluzione industriale si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per:

  • ottimizzare i processi produttivi
  • supportare i processi di automazione industriale
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.

I nuovi processi produttivi si basano in particolare su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali
  • meccatronica
  • robotica
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha pubblicato sul suo sito una Guida dedicata agli strumenti attuativi del “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020”. La Guida è disponibile in formato PDF, consultabile direttamente online o scaricabile, e in formato testo, con schede su ciascuna delle principali 9 misure del Piano:

– Iperammortamento e Superammortamento

– Nuova Sabatini

– Credito d’Imposta R&S

– Patent Box

– Startup Innovative e PMI innovative

– Fondo di Garanzia

– ACE (Aiuto alla Crescita Economica)

– IRES, IRI e Contabilità per cassa

– Salario di Produttività

Saper cogliere questa sfida, però, non riguarda solo il Governo, ma riguarda soprattutto gli imprenditori per questo riteniamo utile diffondere questa breve guida .

Scarica la guida

Puoi scaricare qui la breve guida del MISE sulle agevolazioni all’innovazione.

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Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Dall’1 gennaio 2017 chi investe in startup può usufruire degli incentivi Irpef e Ires per un terzo dell’importo versato. Le nuove disposizioni in materia di Start Up innovative, di seguito Start Up, contenute nella legge di bilancio 2017, L. n.232/2016, confermano la volontà del legislatore di promuovere ed agevolare questo tipo di imprenditorialità, al fine di accelerare la crescita e l’innovazione  del sistema Paese. Investire in una startup diventa interessante anche in ottica di open innovation se a questo aggiungiamo la possibilità per le società quotate che possiedono almeno il 20% e non più del 50% delle quote di una startup, di acquistare le perdite della stessa utilizzandole in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile e per l’intero importo. Questo però sarà oggetto di un successivo approfondimento.

Nel presente articolo proviamo a riassumere le principali agevolazioni relative alle startup innovative così come modificate dalla legge di bilancio 2017 pur senza alcuna pretesa di esaustività.

DEFINIZIONE DI START UP INNOVATIVA

Si parla esplicitamente di startup innovative in quanto il target di riferimento sono,  esclusivamente,  le imprese di nuova costituzione che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Ai sensi dell’art.25 del D.L n.179/2012 l’impresa Start Up innovativa è « la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti»:

  • È costituita da non più di sessanta giorni ( 5 anni );
  • È residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • A partire dal secondo anno di attività della startup, presenta un fatturato annuo (risultante dall’ultimo bilancio approvato) non superiore a 5 milioni di euro;
  • Non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • Non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • Possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 15% del maggiore valore tra fatturato e costi annui.In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up; Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili.
  2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

LE AGEVOLAZIONI PER LE START UP

1. INCENTIVI FISCALI PER CHI INVESTE IN START UP INNOVATIVE

Sono previsti incentivi fiscali per investimenti in startup  provenienti da persone fisiche, che potranno beneficiare di una detrazione Irpef del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.000.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.

Sono previsti incentivi anche per le persone giuridiche, le quali potranno fruire di una deduzione dall’imponibile Ires del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.800.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio ed il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Gli incentivi (persone fisiche e persone giuridiche) valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in startup.

Per poter beneficiare delle agevolazioni il socio/investitore dovrà chiedere alla startup copia di una serie di documenti e certificazioni che questi dovrà produrre in sede di redazione del modello Unico, trai quali:

  • Certificazione che attesti il rispetto dei limiti massimi per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
  • Piano di investimento della startup, contenente le informazioni dettagliate sull’oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento (attuale o previsto) delle vendite e dei profitti.

2. COSTITUZIONE GRATUITA CON FIRMA DIGITALE

Le startup potranno redigere l’atto costitutivo e le sue successive modifiche anche mediante un modello standard tipizzato facendo ricorso alla firma digitale ( come già previsto per i contratti di rete). L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 e sono trasmessi al competente ufficio del Registro delle Imprese.

3. ESONERO DA DIRITTI CAMERALI E IMPOSTE DI BOLLO

Le startup non dovranno pagare il diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio, nonché, come chiarito dalla circolare dell’AdE 16/E del 2014, i diritti di segreteria e l’imposta di bollo abitualmente dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese.

4. DEROGHE ALLA DISCIPLINA SOCIETARIA ORDINARIA

Le startup costituite in forma di srl possono: creare categorie di quote dotate di particolari diritti; effettuare operazioni sulle proprie quote; emettere strumenti finanziari partecipativi; offrire al pubblico quote di capitale.  Si tratta, quindi, di misure volte al cambiamento della struttura finanziaria della srl, che tendono ad equipararla a quella prevista per le Spa.

5. PROROGA DEL TERMINE PER LA COPERTURA DELLE PERDITE

In caso di riduzione del capitale di oltre un terzo, il termine entro il quale la perdita deve essere diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo (invece del primo esercizio successivo).

In caso di riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale sociale e al contemporaneo aumento dello stesso ad un importo non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo.

6. INAPPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA SULLE SOCIETA’ DI COMODO E IN PERDITA SISTEMATICA

Le startup non sono soggette alla disciplina prevista per le società di comodo e per quelle in perdita sistematica.  Di conseguenza, nel caso conseguano ricavi “non congrui” oppure siano in perdita fiscale sistematica non scattano le penalizzazioni fiscali previste per le prime; come, ad esempio, l’imputazione di un reddito minimo e di una base imponibile minima ai fini Irap, l’utilizzo limitato del credito Iva, ecc.

7. MAGGIORE FACILITA’ NELLA COMPENSAZIONE DELL’IVA

Le startup sono esonerate dall’obbligo “ordinario” di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a 50.000 €. Grazie a tale deroga, le startup possono ricevere benefici in termini di liquidità durante la fase degli investimenti in innovazione.

La normativa ordinaria che prescrive l’apposizione del visto di conformità per la compensazione in F24 dei crediti IVA superiori a 15.000€ può, infatti, rappresentare un disincentivo all’utilizzo della compensazione orizzontale.

8. DISCIPLINA DEL LAVORO TAGLIATA SU MISURA

Le startup sono soggette, salvo alcune varianti specifiche, alla disciplina dei contratti a tempo determinato prevista dal D.L. 81/2015 (cd. Jobs Act). Trascorso questo periodo iniziale, tipicamente caratterizzato da un alto tasso di rischio d’impresa, il rapporto di collaborazione assume la forma del contratto a tempo indeterminato.

A differenza di quanto avviene per le altre imprese, le startup con più di 5 dipendenti non sono tenute a stipulare un numero di contratti a tempo determinato calcolato in rapporto al numero di contratti a tempo indeterminato attivi.

Quindi, la startup può assumere personale con contratti a tempo determinato della durata massima di 36 mesi. All’interno di questo arco temporale, i contratti potranno essere anche di breve durata e rinnovati più volte. Dopo 36 mesi, il contratto potrà essere ulteriormente rinnovato una sola volta, per un massimo di altri 12 mesi, e, quindi, fino ad un massimo di 48 mesi.

9. FACOLTA’ DI REMUNERARE IL PERSONALE IN MODO FLESSIBILE ( SALARI DINAMICI)

Fatto salvo un minimo tabellare, le parti possono stabilire la misura della remunerazione fissa e di quella variabile. La parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti.

10. REMUNERAZIONE ATTRAVERSO STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE

Le startup possono remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale, come le stock option, e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. Strumenti dotati di un regime fiscale favorevole alle esigenze delle startup.

11. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ASSUNZIONE DI PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO

È stato definito un accesso prioritario alle agevolazioni per le assunzioni di personale altamente qualificato nelle startup.  Tali agevolazioni consistono in un credito d’imposta pari al 35% del costo aziendale totale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche con contratto di apprendistato, nel primo anno del nuovo rapporto di lavoro.

12 RACCOLTA DI CAPITALI CON CAMPAGNE DI EQUITY CROWDFUNDING

È prevista la possibilità di raccogliere capitali con campagne di equity crowdfunding su portali online autorizzati ( nel 2013 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di un regolamento dedicato). Con la delibera del 24 febbraio 2016 Consob ha aggiornato il Regolamento assorbendo le evoluzioni sopra citate e apportando ulteriori semplificazioni: le verifiche di appropriatezza dell’investimento possono essere eseguite anche dagli stessi gestori dei portali e non più solo dalle banche, portando online l’intera procedura. Inoltre, nel novero degli investitori professionali autorizzati sono state ammesse due nuove categorie: gli “investitori professionali su richiesta”, individuati secondo la disciplina europea Mifid sulla prestazione dei servizi di investimento, e gli “investitori a supporto dell’innovazione”, nozione che include attori come i business angel.

In via derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria, il trasferimento delle quote di startup e PMI innovative viene dematerializzato, con conseguente riduzione degli oneri connessi, in un’ottica di fluidificazione del mercato secondario.

13. ACCESSI SMART AL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI

È stato previsto un intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le PMI ( un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari ). La garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alle startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario.

14. CARTA SERVIZI ICE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE START UP

Le startup ricevono un sostegno ad hoc da parte dell’Agenzia ICE, che include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.

In particolare, è stata autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Startup” che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

15. FAIL FAST

Le agevolazioni normative previste per le startup permettono a quest’ultime di sottrarsi alla disciplina del fallimento, rendendo il processo di ristrutturazione del debito più rapido e meno gravoso .Sono, quindi, annoverate tra i soggetti non fallibili, allo scopo di consentirne l’accesso alle procedure semplificate per la composizione della crisi in continuità e di ridurre i tempi per la liquidazione giudiziale, evitando, anche, allo stesso tempo, le conseguenze in termini reputazionali del fallimento.

Le startup, infatti, sono soggette alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, con esclusione della procedura di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

REGIME DI PUBBLICITA’

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiscono una apposita sezione speciale del registro delle imprese a cui la startup deve essere iscritta al fine di poter beneficiare della relativa disciplina. Le informazioni comunicate al momento dell’iscrizione nella sezione speciale devono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi.

Infine, entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti necessari la start-up innovativa è cancellata d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria dello stesso; alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione di cui al punto precedente.

Entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della startup attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’iscrizione, gratuita, avviene trasmettendo in via telematica alla Camera di Commercio territorialmente competente una dichiarazione di autocertificazione del possesso dei suddetti requisiti, prodotta dal legale rappresentante e depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.

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Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Appare estremamente interessante il Piano Industria 4.0 presentato in questi giorni a Milano. Confermato pare il superammortamento al 140% ed introduzione dell’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie. Si prevede inoltre un credito d’imposta per gli investimenti incrementali sul fronte della ricerca e sviluppo con aliquota raddoppiata (dal 25% al 50%) rispetto all’attuale versione. Tutti questi interventi (se confermati) dovrebbero entrare nella prossima Legge di Bilancio 2017, che il Governo presenterà alle Camere entro il 15 ottobre. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione Industria 4.0

Un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali: big data, open data, Internet of Things, cloud computing, analytics, stampa 3D, ecc.

Le tecnologie obiettivo del piano

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Cloud e gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Big Data: analisi di un’ ampia base dati per ottimizzare prodotti e servizi

 I benefici attesi 

  • Flessibilità: Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Velocità: Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Produttività: Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Qualità: Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Competitività: Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose

Superammortamento

    • Iperammortamento: Incremento aliquota per investimenti I4.0 dall’attuale 140% al 250%
    • Tempistiche: Al fine di garantire la massima attrattività della manovra, estensione dei termini per la consegna del bene al 30/06/18 previo ordine e acconto >20% entro il 31/12/17
    • Superammortamento: Proroga del superammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%

Finanza a supporto di Industria 4.0, VC e startup

  • Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 €M in start-up e PMI innovative
  • Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni
  • PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine
  • Programma “acceleratori di impresa”, finanziare la nascita di nuove imprese con focus I4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)
  • Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)
  • Fondi VC dedicati a start-up I4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Per approfondire

Scarica la presentazione del Piano nazionale Industria 4.0

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Crea la tua startup innovativa

Crea la tua startup innovativa

A partire dal 20 luglio 2016 per costituire una startup innovativa in forma di S.R.L., in alternativa all’atto pubblico, è possibile utilizzare il modello standard tipizzato sottoscritto con firma digitale dai contraenti. Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione di Startup innovativa

La startup innovativa è una società di capitali residente in Italia o in altro Paese membro dell’UE purchè abbia una sede produttiva o una filiale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Costituzione di Startup innovativa con modello standard tipizzato

Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di startup innovative l’atto costitutivo e le successive modificazioni di startup innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale, con le modalità previste dall’articolo 24 del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale), in conformità del modello standard tipizzato, adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, e trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese”. Così dispone l‘art. 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n 3.

Si rammenta che il modello standard tipizzato che costituisce l’atto deve essere registrato fiscalmente; dopo la registrazione fiscale è necessario iscrivere la startup innovativa al registro delle imprese e nella sezione speciale delle startup innovative. La domanda di iscrizione della startup innovativa nel registro delle imprese e nella sezione speciale avviene tramite l’invio di una pratica di Comunicazione Unica alla Camera di Commercio di competenza comprensiva dell’atto e di tutte le ulteriori informazioni e documentazione prevista dalla legge.

È ora possibile predisporre il proprio statuto on line, infatti il modello standard tipizzato può essere redatto attraverso il servizio on-line gratuito Atti Startup realizzato da InfoCamere per la compilazione guidata dell’atto di costituzione di startup innovativa in forma di S.R.L., con firma digitale dei contraenti.

La pratica deve essere corredata:

  • dalla modulistica del Registro Imprese o di altri eventuali enti;
  • dai due file XML firmati digitalmente dai contraenti;
  • dalla ricevuta di registrazione fiscale rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Incentivi fiscali per investimenti in startup

Sono stati introdotti incentivi fiscali per investimenti in startup provenienti da persone fisiche (19% di detrazione IRPEF) e giuridiche (20% di deduzione dall’imponibile IRES) per gli anni 2013, 2014 e 2015 e 2016. Gli incentivi valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di altre società che investono prevalentemente in startup. Il beneficio fiscale è maggiore se l’investimento riguarda le startup a vocazione sociale e quelle che operano nel settore energetico (le aliquote passano rispettivamente al 25 e al 27%).

Per approfondire:

Visita il sito dedicato alla Startup innovativa del Registro delle Imprese. Per saperne di più sulla policy del Ministero dello Sviluppo Economico leggere la Scheda di sintesi della policy a sostegno della startup.

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