Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Piano Industria 4.0 è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.

La quarta rivoluzione industriale

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, questa nuova rivoluzione industriale si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per:

  • ottimizzare i processi produttivi
  • supportare i processi di automazione industriale
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.

I nuovi processi produttivi si basano in particolare su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali
  • meccatronica
  • robotica
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha pubblicato sul suo sito una Guida dedicata agli strumenti attuativi del “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020”. La Guida è disponibile in formato PDF, consultabile direttamente online o scaricabile, e in formato testo, con schede su ciascuna delle principali 9 misure del Piano:

– Iperammortamento e Superammortamento

– Nuova Sabatini

– Credito d’Imposta R&S

– Patent Box

– Startup Innovative e PMI innovative

– Fondo di Garanzia

– ACE (Aiuto alla Crescita Economica)

– IRES, IRI e Contabilità per cassa

– Salario di Produttività

Saper cogliere questa sfida, però, non riguarda solo il Governo, ma riguarda soprattutto gli imprenditori per questo riteniamo utile diffondere questa breve guida .

Scarica la guida

Puoi scaricare qui la breve guida del MISE sulle agevolazioni all’innovazione.

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Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Dall’1 gennaio 2017 chi investe in startup può usufruire degli incentivi Irpef e Ires per un terzo dell’importo versato. Le nuove disposizioni in materia di Start Up innovative, di seguito Start Up, contenute nella legge di bilancio 2017, L. n.232/2016, confermano la volontà del legislatore di promuovere ed agevolare questo tipo di imprenditorialità, al fine di accelerare la crescita e l’innovazione  del sistema Paese. Investire in una startup diventa interessante anche in ottica di open innovation se a questo aggiungiamo la possibilità per le società quotate che possiedono almeno il 20% e non più del 50% delle quote di una startup, di acquistare le perdite della stessa utilizzandole in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile e per l’intero importo. Questo però sarà oggetto di un successivo approfondimento.

Nel presente articolo proviamo a riassumere le principali agevolazioni relative alle startup innovative così come modificate dalla legge di bilancio 2017 pur senza alcuna pretesa di esaustività.

DEFINIZIONE DI START UP INNOVATIVA

Si parla esplicitamente di startup innovative in quanto il target di riferimento sono,  esclusivamente,  le imprese di nuova costituzione che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Ai sensi dell’art.25 del D.L n.179/2012 l’impresa Start Up innovativa è « la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti»:

  • È costituita da non più di sessanta giorni ( 5 anni );
  • È residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • A partire dal secondo anno di attività della startup, presenta un fatturato annuo (risultante dall’ultimo bilancio approvato) non superiore a 5 milioni di euro;
  • Non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • Non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • Possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 15% del maggiore valore tra fatturato e costi annui.In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up; Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili.
  2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

LE AGEVOLAZIONI PER LE START UP

1. INCENTIVI FISCALI PER CHI INVESTE IN START UP INNOVATIVE

Sono previsti incentivi fiscali per investimenti in startup  provenienti da persone fisiche, che potranno beneficiare di una detrazione Irpef del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.000.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.

Sono previsti incentivi anche per le persone giuridiche, le quali potranno fruire di una deduzione dall’imponibile Ires del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.800.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio ed il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Gli incentivi (persone fisiche e persone giuridiche) valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in startup.

Per poter beneficiare delle agevolazioni il socio/investitore dovrà chiedere alla startup copia di una serie di documenti e certificazioni che questi dovrà produrre in sede di redazione del modello Unico, trai quali:

  • Certificazione che attesti il rispetto dei limiti massimi per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
  • Piano di investimento della startup, contenente le informazioni dettagliate sull’oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento (attuale o previsto) delle vendite e dei profitti.

2. COSTITUZIONE GRATUITA CON FIRMA DIGITALE

Le startup potranno redigere l’atto costitutivo e le sue successive modifiche anche mediante un modello standard tipizzato facendo ricorso alla firma digitale ( come già previsto per i contratti di rete). L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 e sono trasmessi al competente ufficio del Registro delle Imprese.

3. ESONERO DA DIRITTI CAMERALI E IMPOSTE DI BOLLO

Le startup non dovranno pagare il diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio, nonché, come chiarito dalla circolare dell’AdE 16/E del 2014, i diritti di segreteria e l’imposta di bollo abitualmente dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese.

4. DEROGHE ALLA DISCIPLINA SOCIETARIA ORDINARIA

Le startup costituite in forma di srl possono: creare categorie di quote dotate di particolari diritti; effettuare operazioni sulle proprie quote; emettere strumenti finanziari partecipativi; offrire al pubblico quote di capitale.  Si tratta, quindi, di misure volte al cambiamento della struttura finanziaria della srl, che tendono ad equipararla a quella prevista per le Spa.

5. PROROGA DEL TERMINE PER LA COPERTURA DELLE PERDITE

In caso di riduzione del capitale di oltre un terzo, il termine entro il quale la perdita deve essere diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo (invece del primo esercizio successivo).

In caso di riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale sociale e al contemporaneo aumento dello stesso ad un importo non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo.

6. INAPPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA SULLE SOCIETA’ DI COMODO E IN PERDITA SISTEMATICA

Le startup non sono soggette alla disciplina prevista per le società di comodo e per quelle in perdita sistematica.  Di conseguenza, nel caso conseguano ricavi “non congrui” oppure siano in perdita fiscale sistematica non scattano le penalizzazioni fiscali previste per le prime; come, ad esempio, l’imputazione di un reddito minimo e di una base imponibile minima ai fini Irap, l’utilizzo limitato del credito Iva, ecc.

7. MAGGIORE FACILITA’ NELLA COMPENSAZIONE DELL’IVA

Le startup sono esonerate dall’obbligo “ordinario” di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a 50.000 €. Grazie a tale deroga, le startup possono ricevere benefici in termini di liquidità durante la fase degli investimenti in innovazione.

La normativa ordinaria che prescrive l’apposizione del visto di conformità per la compensazione in F24 dei crediti IVA superiori a 15.000€ può, infatti, rappresentare un disincentivo all’utilizzo della compensazione orizzontale.

8. DISCIPLINA DEL LAVORO TAGLIATA SU MISURA

Le startup sono soggette, salvo alcune varianti specifiche, alla disciplina dei contratti a tempo determinato prevista dal D.L. 81/2015 (cd. Jobs Act). Trascorso questo periodo iniziale, tipicamente caratterizzato da un alto tasso di rischio d’impresa, il rapporto di collaborazione assume la forma del contratto a tempo indeterminato.

A differenza di quanto avviene per le altre imprese, le startup con più di 5 dipendenti non sono tenute a stipulare un numero di contratti a tempo determinato calcolato in rapporto al numero di contratti a tempo indeterminato attivi.

Quindi, la startup può assumere personale con contratti a tempo determinato della durata massima di 36 mesi. All’interno di questo arco temporale, i contratti potranno essere anche di breve durata e rinnovati più volte. Dopo 36 mesi, il contratto potrà essere ulteriormente rinnovato una sola volta, per un massimo di altri 12 mesi, e, quindi, fino ad un massimo di 48 mesi.

9. FACOLTA’ DI REMUNERARE IL PERSONALE IN MODO FLESSIBILE ( SALARI DINAMICI)

Fatto salvo un minimo tabellare, le parti possono stabilire la misura della remunerazione fissa e di quella variabile. La parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti.

10. REMUNERAZIONE ATTRAVERSO STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE

Le startup possono remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale, come le stock option, e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. Strumenti dotati di un regime fiscale favorevole alle esigenze delle startup.

11. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ASSUNZIONE DI PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO

È stato definito un accesso prioritario alle agevolazioni per le assunzioni di personale altamente qualificato nelle startup.  Tali agevolazioni consistono in un credito d’imposta pari al 35% del costo aziendale totale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche con contratto di apprendistato, nel primo anno del nuovo rapporto di lavoro.

12 RACCOLTA DI CAPITALI CON CAMPAGNE DI EQUITY CROWDFUNDING

È prevista la possibilità di raccogliere capitali con campagne di equity crowdfunding su portali online autorizzati ( nel 2013 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di un regolamento dedicato). Con la delibera del 24 febbraio 2016 Consob ha aggiornato il Regolamento assorbendo le evoluzioni sopra citate e apportando ulteriori semplificazioni: le verifiche di appropriatezza dell’investimento possono essere eseguite anche dagli stessi gestori dei portali e non più solo dalle banche, portando online l’intera procedura. Inoltre, nel novero degli investitori professionali autorizzati sono state ammesse due nuove categorie: gli “investitori professionali su richiesta”, individuati secondo la disciplina europea Mifid sulla prestazione dei servizi di investimento, e gli “investitori a supporto dell’innovazione”, nozione che include attori come i business angel.

In via derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria, il trasferimento delle quote di startup e PMI innovative viene dematerializzato, con conseguente riduzione degli oneri connessi, in un’ottica di fluidificazione del mercato secondario.

13. ACCESSI SMART AL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI

È stato previsto un intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le PMI ( un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari ). La garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alle startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario.

14. CARTA SERVIZI ICE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE START UP

Le startup ricevono un sostegno ad hoc da parte dell’Agenzia ICE, che include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.

In particolare, è stata autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Startup” che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

15. FAIL FAST

Le agevolazioni normative previste per le startup permettono a quest’ultime di sottrarsi alla disciplina del fallimento, rendendo il processo di ristrutturazione del debito più rapido e meno gravoso .Sono, quindi, annoverate tra i soggetti non fallibili, allo scopo di consentirne l’accesso alle procedure semplificate per la composizione della crisi in continuità e di ridurre i tempi per la liquidazione giudiziale, evitando, anche, allo stesso tempo, le conseguenze in termini reputazionali del fallimento.

Le startup, infatti, sono soggette alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, con esclusione della procedura di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

REGIME DI PUBBLICITA’

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiscono una apposita sezione speciale del registro delle imprese a cui la startup deve essere iscritta al fine di poter beneficiare della relativa disciplina. Le informazioni comunicate al momento dell’iscrizione nella sezione speciale devono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi.

Infine, entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti necessari la start-up innovativa è cancellata d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria dello stesso; alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione di cui al punto precedente.

Entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della startup attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’iscrizione, gratuita, avviene trasmettendo in via telematica alla Camera di Commercio territorialmente competente una dichiarazione di autocertificazione del possesso dei suddetti requisiti, prodotta dal legale rappresentante e depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.

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Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Appare estremamente interessante il Piano Industria 4.0 presentato in questi giorni a Milano. Confermato pare il superammortamento al 140% ed introduzione dell’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie. Si prevede inoltre un credito d’imposta per gli investimenti incrementali sul fronte della ricerca e sviluppo con aliquota raddoppiata (dal 25% al 50%) rispetto all’attuale versione. Tutti questi interventi (se confermati) dovrebbero entrare nella prossima Legge di Bilancio 2017, che il Governo presenterà alle Camere entro il 15 ottobre. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione Industria 4.0

Un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali: big data, open data, Internet of Things, cloud computing, analytics, stampa 3D, ecc.

Le tecnologie obiettivo del piano

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Cloud e gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Big Data: analisi di un’ ampia base dati per ottimizzare prodotti e servizi

 I benefici attesi 

  • Flessibilità: Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Velocità: Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Produttività: Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Qualità: Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Competitività: Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose

Superammortamento

    • Iperammortamento: Incremento aliquota per investimenti I4.0 dall’attuale 140% al 250%
    • Tempistiche: Al fine di garantire la massima attrattività della manovra, estensione dei termini per la consegna del bene al 30/06/18 previo ordine e acconto >20% entro il 31/12/17
    • Superammortamento: Proroga del superammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%

Finanza a supporto di Industria 4.0, VC e startup

  • Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 €M in start-up e PMI innovative
  • Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni
  • PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine
  • Programma “acceleratori di impresa”, finanziare la nascita di nuove imprese con focus I4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)
  • Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)
  • Fondi VC dedicati a start-up I4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Per approfondire

Scarica la presentazione del Piano nazionale Industria 4.0

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Crea la tua startup innovativa

Crea la tua startup innovativa

A partire dal 20 luglio 2016 per costituire una startup innovativa in forma di S.R.L., in alternativa all’atto pubblico, è possibile utilizzare il modello standard tipizzato sottoscritto con firma digitale dai contraenti. Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione di Startup innovativa

La startup innovativa è una società di capitali residente in Italia o in altro Paese membro dell’UE purchè abbia una sede produttiva o una filiale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Costituzione di Startup innovativa con modello standard tipizzato

Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di startup innovative l’atto costitutivo e le successive modificazioni di startup innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale, con le modalità previste dall’articolo 24 del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale), in conformità del modello standard tipizzato, adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, e trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese”. Così dispone l‘art. 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n 3.

Si rammenta che il modello standard tipizzato che costituisce l’atto deve essere registrato fiscalmente; dopo la registrazione fiscale è necessario iscrivere la startup innovativa al registro delle imprese e nella sezione speciale delle startup innovative. La domanda di iscrizione della startup innovativa nel registro delle imprese e nella sezione speciale avviene tramite l’invio di una pratica di Comunicazione Unica alla Camera di Commercio di competenza comprensiva dell’atto e di tutte le ulteriori informazioni e documentazione prevista dalla legge.

È ora possibile predisporre il proprio statuto on line, infatti il modello standard tipizzato può essere redatto attraverso il servizio on-line gratuito Atti Startup realizzato da InfoCamere per la compilazione guidata dell’atto di costituzione di startup innovativa in forma di S.R.L., con firma digitale dei contraenti.

La pratica deve essere corredata:

  • dalla modulistica del Registro Imprese o di altri eventuali enti;
  • dai due file XML firmati digitalmente dai contraenti;
  • dalla ricevuta di registrazione fiscale rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Incentivi fiscali per investimenti in startup

Sono stati introdotti incentivi fiscali per investimenti in startup provenienti da persone fisiche (19% di detrazione IRPEF) e giuridiche (20% di deduzione dall’imponibile IRES) per gli anni 2013, 2014 e 2015 e 2016. Gli incentivi valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di altre società che investono prevalentemente in startup. Il beneficio fiscale è maggiore se l’investimento riguarda le startup a vocazione sociale e quelle che operano nel settore energetico (le aliquote passano rispettivamente al 25 e al 27%).

Per approfondire:

Visita il sito dedicato alla Startup innovativa del Registro delle Imprese. Per saperne di più sulla policy del Ministero dello Sviluppo Economico leggere la Scheda di sintesi della policy a sostegno della startup.

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Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Con il tanto atteso Decreto direttoriale 1 luglio 2016 sono state finalmente approvate le specifiche tecniche per la redazione del modello standard di atto costitutivo e statuto delle s.r.l. start-up innovative, come previsto dall’articolo 4, comma 10 bis del D.L. n. 3 del 2015, convertito in legge 33/2015., a norma del DM 17 febbraio 2016.

L’annuncio tanto atteso

Lo ha annunciato ieri su Twitter, non senza una certa soddisfazione, l’amico Mattia Corbetta. Immagino che la strada sia stata lunga e gli ostacoli infiniti.

 

La Circolare 3691/C del 1 luglio 2016

Contemporaneamente con il decreto è stata emanata la Circolare 3691/C del 1 luglio 2016 per illustrare le modalità di costituzione delle società a responsabilità limitata startup innovative a norma del comma 10 bis dell’articolo 4 del D.L n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Disposizioni applicative del DM 17 febbraio 2016 e del DD 1 luglio 2016.

Il D.L. n. 3 del 2015 ha introdotto, all’articolo 4, comma 10-bis, la possibilità di costituire le società destinate all’iscrizione nella sezione speciale delle startup innovative di cui all’art. 25, comma 2, del D.L. n. 179 del 2012, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2328 e ss. del codice civile. In particolare la norma di legge richiamata afferma che:

«Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sono trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni».

Con Decreto del Ministro dello sviluppo economico del 17 febbraio u.s., è stato redatto un modello standard di atto costitutivo e statuto di società a responsabilità limitata, finalizzato alla costituzione della start-up, secondo la procedura derogatoria delle norme codicistiche introdotta dal richiamato comma 10 bis.

Acquisizione di efficacia

Al fine di consentire alle softwarehouse di adeguare i propri programmi alle disposizioni del presente decreto, le disposizioni in esso contenute acquistano efficacia il 20 luglio 2016.

Qualche vecchia riflessione

Riporto qualche riflessione scritta a suo tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto originario e contenuta nell’articolo: “Costituire una startup innovativa senza notaio“.

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia 

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La nostra trilogia su PMI e Startup

La nostra trilogia su PMI e Startup

In questi ultimi mesi ho pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore una serie di articoli su PMI e Startup che, lungi dall’offrire soluzioni preconfezionate, hanno ampiamente alimentato il dibattito sul tema PMI. Fortunatamente i nuovi segnali che provengono dalle imprese, seppur relativi ad avanguardie, si stanno facendo più forti ed in qualche modo nitidi. L’attività di “unire i puntini” come amano ricordare i fan del fondatore di Apple diventa pian piano più semplice anche per il sottoscritto.

Riporto qui brevemente ed in ordine cronologico i tre articoli che ho pubblicato sul tema sia per darne visibilità sul sito del nostro Studio, sia per tenerne traccia in questa attività di ricerca che spero darà vita a nuovi servizi sfruttando al meglio quelle che sono in realtà da sempre le nostre capacità distintive.

 

Perché le startup iniziano a diventare interessanti. Anche in Italia

Leggiamo sempre più frequentemente case history interessanti …. Sono segnali, ancora deboli ma estremamente interessanti, di un nuovo modo di intendere il cambiamento, in cui l’innovazione affronta criticamente i fondamentali del fare impresa, innovando i processi e riscrivendo ruoli ed obiettivi.

La narrazione stessa (media, accademia, ecc) sta abbandonando l’entusiasmo per gli effimeri emulatori del modello californiano (nato in un ecosistema profondamente diverso dal nostro) per raccontare quei casi di successo, meno eclatanti ma certamente più solidi, che si basano sul fare meglio ciò che sappiamo fare, sul valorizzare le nostre competenze e i punti di forza del sistema Italia.

(continua a leggere)

 

 

Cosa c’entra lo snowboard con PMI e startup? L’importante è capirsi

La stessa cosa, inspiegabilmente, accade per chi fa impresa in Italia. PMI da una parte, startup dall’altra. Le prime, nella vulgata, sono immobili rispetto al mercato: morti che camminano. Le altre sono inconcludenti e pericolose, perché a furia di sognare falliscono, creando problemi a dipendenti e fornitori.

L’incomunicabilità tra PMI e startup è una barriera da infrangere. Una barriera culturale, prima di tutto.

Sono convinto che il fenomeno startup avrà effetti dirompenti in Italia se e solo se riuscirà a relazionarsi con le PMI. E mi spiego provando a riscrivere quell’epica sbagliata di cui sono vittima gli imprenditori.

(continua a leggere)

NB: in quest’altro articolo invece la raccolta di autorevoli commenti: PMI e startup: davanti a una cioccolata calda si torna a parlare di sci

 

Diventeremo gli indiani d’Europa della ricerca? Forse, con stile italiano

L’Italia deve puntare ad attrarre i Centri R&S delle multinazionali perché da noi risulta conveniente fare ricerca: abbiamo un minor costo del lavoro qualificato rispetto a Paesi come USA e Regno Unito, alte competenze, una buona qualità della vita ed un forte attaccamento all’azienda.

Il dato di fatto è inconfutabile: in Italia, checché se ne dica, possiamo vantare una grande capacità di fare ricerca. Purtroppo pagare poco i ricercatori temo non sia un vantaggio sostenibile sul lungo periodo. La fuga dei talenti è già in atto da tempo.

La sfida che si pone è quindi quella, nel breve, non solo di attrarre centri di ricerca stranieri ma anche di favorire la diffusione della conoscenza così creata in maniera tale da mettere in moto un processo virtuoso di nascita per gemmazione di nuove imprese o di contaminazione delle imprese esistenti.

(continua a leggere)

 

Le PMI sapranno ancora stupirci

A conferma che le Pmi possono riservare sorprese se si focalizzano, innovano e crescono dimensionalmente riporto alcuni estratti di una interessante intervista a Gianni Tamburi.

la parabola di Fiat Chrysler resta, agli occhi di Tamburi, esemplare di una certa metamorfosi del capitalismo italiano, più dinamico ed efficiente di quanto non emerga dalle analisi correnti. “Se guardo ai risultati delle aziende da noi partecipate, da Moncler a Prysmian, ma anche al quadro emerso dalla recente Star Conference, mi sento ottimista. Certo la velocità del cambiamento è legata alla rapidità con cui il Paese chiuderà le aziende decotte”. E su quel fronte molto resta da fare, anche perché l’azione di pulizia dei bilanci bancari lascia molto a desiderare.

Si è aperta, infatti, una stagione di integrazione tra economia tradizionale e digitale”. E’ una delle prossime frontiere più promettenti dell’investitore Tamburi, grande azionista di Digital Magics. “Non credo alla contrapposizione tra vecchia e nuova economia, bensì ad una fase di transizione in cui sarà necessario cogliere le opportunità del nuovo senza bruciare le tappe o farsi illudere dalle suggestioni delle Borse.

 

Conclusioni

Dopo un periodo di forte sconcerto derivante da una crisi che pare infinita iniziano ad emergere alcune case history, sicuramente ancora da analizzare con attenzione, che presentano alcune caratteristiche comuni. Non è esattamente una via facile quella che si va delineando ma inizia a quanto meno a delinearsi in maniera più chiara.

Nel paradosso mi accorgo inoltre che i servizi più utili per una impresa in cambiamento ritornano ad essere quelli più tradizionali seppur ripensati sia nei modi che nei tempi di fruizione. Qui però mi fermo provando a ridisegnare un business model che pare uno straordinario ed avvincente rompicapo.

 

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Costituire una startup innovativa senza notaio

Costituire una startup innovativa senza notaio

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia.  Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto (e l’atto costitutivo) che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa, definita ai sensi dell’articolo 25 del decreto-legge 179/2012 e successive modificazioni, mediante un modello standard tipizzato con firma digitale, ferma restando la possibilità di costituire la società per atto pubblico.

Con successivo decreto direttoriale sarà approvato il modello informatico e la modulistica per la trasmissione e iscrizione al Registro delle imprese, direttamente compilabile online.

Gli atti potranno essere redatti direttamente dai soci della startup oppure avvalendosi dell’Ufficio del Registro delle imprese che autenticherà le sottoscrizioni e procederà in tempo reale all’iscrizione, permettendo la nascita della società contestualmente all’apposizione dell’ultima firma.

Il nostro Studio potrà cosi assistere sia i Clienti che vorranno costituire una Startup innovativa nella scelta tra le opzioni previste dall’atto costitutivo standard (senza l’intervento del notaio) sia, come già avviene oggi, i Clienti che necessitano di assistenza nella predisposizione di statuti più complessi e su misura (in collaborazione con lo studio notarile).

Le verifiche del Registro delle imprese

L’ufficio del registro delle imprese dovrà comunque verificare:

  1. la conformità del contratto al modello standard approvato col presente decreto e redatto sulle base delle specifiche tecniche del modello, di cui al comma 1 del presente articolo;
  2. la sottoscrizione a norma dell’art. 24 del C.A.D. da parte di tutti i sottoscrittori o se unipersonale dell’unico contraente;
  3. che il procedimento di sottoscrizione si sia concluso con l’apposizione della sottoscrizione di tutti i soci entro dieci giorni dal momento dell’apposizione della prima delle sottoscrizioni, in caso di contratto plurilaterale;
  4. la riferibilità astratta del contratto alla previsione di cui all’art. 25 del decreto legge 179 del 2012, come modificato da ultimo dall’art. 4, comma 10 bis, del decreto legge 3 del 2015;
  5. la validità delle sottoscrizioni secondo quanto previsto dall’art. 2189, comma 2, del codice civile e dall’art. 11, comma 6, lett. “a”, del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581;
  6. la competenza territoriale;
  7. l’indicazione di un indirizzo di posta elettronica certificata direttamente riferibile alla società;
  8. la liceità, possibilità e determinabilità dell’oggetto sociale;
  9. l’esclusività o la prevalenza dell’oggetto sociale concernente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  10. la presentazione contestuale della domanda di iscrizione in sezione speciale delle start-up;
  11. l’adempimento degli obblighi di cui al titolo II del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e successive modificazioni.

Una piccola rivoluzione

Se il modo di legiferare non appare di certo cambiato visto il continuo rimando a decreti attuativi (per giungere all’effettiva entrata in vigore della norma) di certo il contenuto appare costituire una piccola rivoluzione che va a scardinare le riserve notarili.

Se la norma della Srl semplificata consente ormai da tempo un discreto risparmio sulla parcella del notaio (non proprio gratis come prevede la norma ma è la norma a mio parere a non essere corretta frutto di un vergognoso tira e molla tra le parti in causa) in cambio di uno statuto standard difficilmente utilizzabile in caso di una pluralità di soci, oggi ci troviamo difronte ad un modello decisamente più articolato e dignitoso.

Qualche rigidità

Alcune clausole appaiono ad una prima lettura particolarmente rigide (immagino il duro lavoro delle lobby in tal senso) ma la struttura in se è ben più complessa di quanto potevo immaginare.

Sicuramente è un inizio (e come tutti i cambiamenti nelle prime fasi genererà una grande confusione, confusione che a dire il vero non ha mai risparmiato le SRL in questi ultimi anni).

Un percorso virtuoso

Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia.

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Guida al regime forfettario 2016

Guida al regime forfettario 2016

Check list regime forfettario

La legge di Stabilità per il 2016 (legge 28/12/2015 n.208 ) ha nuovamente modificato il regime agevolato rivolto alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arte o professioni in forma individuale. In sintesi, il regime (naturale per chi possiede i requisiti di ingresso) si sostanzia nella determinazione forfetaria del reddito, che viene poi tassato con un’imposta del 15% o del 5% (in presenza di determinati requisiti), sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap. Vantaggi sono previsti anche sul versante adempimenti, che sono fortemente semplificati, nonché per il regime contributivo. In attesa di una circolare che ne chiarisca meglio i contorni normativi, anche in rapporto con il regime dei minimi, forniamo una breve e non esaustiva scheda di sintesi.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Requisiti d’accesso e permanenza (art.1 c.54 L. 109/2014):

Possono aderire al nuovo regime le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti o professione che nell’anno solare precedente:

  • Abbiano conseguito ricavi/compensi non superiori a determinate soglie, indicate nell’allegato della legge di stabilità 2016, variabili a seconda del codice ATECO di riferimento dell’attività esercitata;
  • Abbiano sostenuto spese per il personale non superiori a 5.000 € lordi;
  • Il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali non superiore a 20.000 € al 31/12 (i beni promiscui si considerano nella misura del 50%). Su tale limite non vanno considerati:
    • I beni immobili comunque acquisiti ed utilizzati;
    • I beni di costo unitario non superiore a €516,46;
    • Per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente. Per i beni in locazione o in comodato si considera il valore normale.

I soggetti che iniziano l’attività possono adottare l’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni, a condizione che:

  • non abbiano esercitato nei 3 anni precedenti attività di impresa, arte o professione;
  • l’attività non sia la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta, a meno che non rientri nella pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Per aderire al regime è irrilevante l’età e non è previsto alcun limite di durata.

Esclusioni (art.1, c.57 L. 109/2014):

Il regime forfettario non può essere adottato dai soggetti:

  • che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari ai fini della determinazione del reddito (cessione di generi di monopolio, agriturismo, ecc…). L’esercizio di tali attività è incompatibile con il regime agevolato soltanto in vigenza del regime stesso: in sostanza, l’aver esercitato una delle predette attività nell’anno precedente all’ingresso del regime, consente invece l’adozione del regime forfetario;
  • non residenti ( applicabile dai soggetti residenti in uno Stato UE o aderente allo SEE (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e che producano almeno il 75% del loro reddito in Italia;);
  • che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati/porzioni di fabbricato, di terreni edificabili ex art. 10, comma 1, n. 8, DPR n. 633/72 ovvero di mezzi di trasporto nuovi nei confronti di soggetti UE;
  • che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone o associazioni professionali o Srl trasparenti;
  • che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono avvalersi del regime agevolato, redditi di lavoro dipendente o assimilato ex artt. 49 e 50 TUIR (compreso il reddito da pensione), eccedenti la soglia di €30.000 (il rispetto di tale limite non rileva se il rapporto di lavoro risulta cessato).

Semplificazioni (art.1, c.58-60 L.109/2014):

Semplificazioni ai fini Iva:

  • sono esonerati, in generale, dal versamento dell’Iva;
  • sono esonerati dall’obbligo della:
    • registrazione di fatture emesse/corrispettivi;
    • registrazione degli acquisti;
    • tenuta e conservazione dei registri e dei documenti, ad eccezione delle fatture di acquisto e le bollette doganali;
    • dichiarazione e comunicazione annuale Iva;
    • comunicazione spesometro;
    • comunicazione black-list;
    • comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute;
  • sono obbligati:
    • a presentare gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie;
    • a versare l’Iva in relazione agli acquisti di beni intra UE di importo annuo superiore a 10.000€ e ai servizi ricevuti da non residenti con applicazione del reverse change;

Semplificazioni ai fini delle imposte sui redditi:

  • sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • determinano il reddito in maniera semplificata, applicando ai ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività (determinato dal decreto ministeriale), e scomputando da tale ammontare i contributi previdenziali obbligatori versati; il reddito, quindi, non viene più calcolato come differenza tra componenti positive e negative;
  • sono obbligati alla conservazione dei documenti ricevuti ed emessi;
  • sono esonerati dalla presentazione degli studi di settore;

Determinazione del reddito ed aliquote (art.1, c.64-65 L.109/2014):

Il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività, differenziato in base al codice ATECO  dell’attività esercitata,  senza tener conto delle spese sostenute nell’anno. Una volta determinato il reddito imponibile, vengono dedotti i contributi previdenziali versati in base alla legge.  Il reddito così determinato è soggetto ad un’imposta pari al 15%, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP.

Codice attività ATECO 2007 Settore Limiti compensi Coeff. redditività
Vecchi Nuovi
(10 – 11) Industrie alimentari e delle bevande 35.000 45.000 40%
45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9 Commercio all’ingrosso e al

dettaglio

40.000 50.000 40%
47.81 Commercio ambulante e di

prodotti alimentari e bevande

30.000 40.000 40%
47.82 – 47.89 Commercio ambulante di altri

prodotti

20.000 30.000 54%
(41 – 42 – 43) – (68) Costruzioni e attività immobiliari 15.000 25.000 86%
46.1 Intermediari del commercio 15.000 25.000 62%
(55 – 56) Attività dei servizi di alloggio e di

ristorazione

40.000 50.000 40%
(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88) Attività professionali, scientifiche,

tecniche, sanitarie, di istruzione,

servizi finanziari ed assicurativi

15.000 30.000 78%
(01 – 02 – 03) – (05 – 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99) Altre attività economiche 20.000 30.000 67%

Definiti requisiti d’accesso, regole di determinazione del reddito, esclusioni e semplificazioni, il regime forfettario ipotizza due diversi livelli impositivi:

  • uno ordinario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15%;
  • uno agevolato per chi inizia l’attività, con un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, a condizione che:
    • il contribuente non abbia esercitato nei 3 anni precedenti attività di impresa, arte o professione;
    • l’attività non sia la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta, a meno che non rientri nella pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
    • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Regime previdenziale (art.1, c76-84 L.109/2014):

Il regime forfettario prevede che i contributi INPS siano calcolati sul reddito determinato a forfait in base ai criteri fiscali:

  • Per le ditte individuali è stata prevista una riduzione del 35% sui contributi minimi dovuti dagli iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti; l’aliquota prevista per il 2016 per gli artigiani è del 23,10%(se di età superiore a 21 anni, altrimenti è del 20,10%), mentre l’aliquota per i commercianti è del 23,19% (se di età inferiore a 21 anni è del 20,19%);
  • Per i lavoratori autonomi non iscritti ad alcun albo professionale e titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS l’aliquota contributiva rimane del 27,72%;
  • Per i soggetti titolari di pensione o già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria l’aliquota contributiva passa al 24%.

Check list regime forfettario

Strumento operativo di controllo a supporto dell’attività svolta dai collaboratori negli studi professionali, predisposto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti liberamente scaricabile: Check list regime forfettario


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Adottiamo una Startup

Adottiamo una Startup

Iniziamo il nuovo anno con mille idee, alcune ancora devono prendere una forma razionale, altre sono già strutturate in progetti.

Il primo post dell’anno avrebbe dovuto essere come tradizione un bilancio di ciò che abbiamo fatto ed un previsionale su ciò che resta ancora da fare. L’ho iniziato a scrivere, credetemi, e uscirà a breve, ma le cose fatte sono così tante che l’impresa è diventata complessa.

Dare fiducia a chi ha una bella storia imprenditoriale da raccontare

Così provo a gettare il cuore oltre l’ostacolo con un progetto che da un po’ mi frulla in testa e che vorrei provare a rendere più concreto: adottare una startup.

In rete nascono idee, ci si confronta, si conoscono imprese giovani o con giovani che stanno crescendo e sono alle prese con un passaggio generazionale impegnativo. Ecco vorrei provare a dare fiducia a queste imprese, piccole o grandi ma con una bella storia.

Nulla di eroico o troppo impegnativo ma provare a scegliere parte dei fornitori di Studio Panato tra queste realtà (peccato non aver sfruttato l’occasione degli omaggi natalizi per acquistare prodotti di qualità da regalare) raccontando la nostra esperienza on line, intervistandoli, dando visibilità a chi lavora bene.

Un servizio da costruire insieme

Mi piacerebbe inoltre provare ad adottare, con un percorso più strutturato, una StartUp, con un servizio da costruire insieme a prezzi calmierati.

Un servizio da costruire insieme a prezzi calmierati ma non gratuito, perché si premia la voglia di fare impresa e le imprese devono stare sul mercato.

Non facciamo beneficenza, acquisteremo solo ottimi prodotti da imprese con una bella storia imprenditoriale da raccontare, adotteremo una impresa interessante per crescere insieme fornendole il supporto necessario in ambito fiscale, societario e per quanto possibile strategico.

L’innovazione deve essere reale, di prodotto o di processo.

Linee guida del progetto

Non so ancora qualche criterio utilizzare per la selezione ma queste potrebbero essere alcune linee guida attorno a cui costruire il progetto: “Adottiamo una StartUp“:

  • l’impresa non deve per forza essere una StartUp in senso stretto ma anche una PMI che affronta un passaggio generazionale con un progetto di cambiamento radicale;
  • il prodotto/servizio deve convincerci, ci deve entusiasmare, insomma ci deve divertire l’idea di lavorare insieme;
  • il team deve essere strutturato, devono essere convinti e determinati e con un buon CV;
  • età media inferiore ai 35 anni;
  • saranno preferiti i progetti in qualche modo collegati con l’università (o perché spin off o perché incubati, ecc);
  • aiutiamo il loro progetto per esserne contaminati;

Ancora devo ragionare su come strutturare il tutto, è un po’ più di una semplice idea, un po’ meno di un progetto operativo.

Resta comunque un buon modo per iniziare l’anno.

Auguri.

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Startup senza notaio

Startup senza notaio

“Startup, costituzione senza notaio” articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Secondo alcune indiscrezioni sarebbe allo studio del Ministero per lo Sviluppo Economico la predisposizione di un modello standard per la costituzione e la modifica dell’atto costitutivo di start-up innovative senza l’intervento del notaio. I Soci stessi, direttamente, dovrebbero essere in grado di poter compilare e firmare digitalmente il modello  e quindi di trasmetterlo al competente ufficio del registro delle imprese senza l’intervento di alcun intermediario. Il ruolo del notaio resterebbe esclusivamente in caso di modifiche all’atto costituitivo standard seguendo in qualche modo la falsa riga della riforma delle SRL semplificate.

Il ruolo del notariato

Non è certo il primo tentativo da parte del Mise di provare a modificare il diritto italiano ridimensionando il ruolo notarile. La stessa costituzione della Srl semplificata in origine non prevedeva l’intervento del pubblico ufficiale, poi reinserito seppur gratuitamente (o quasi). Il notariato fino ad oggi è sempre riuscito a disinnescare questi tentativi. Il braccio di ferro pare ormai infinito ed alla categoria va tutta la mia invidia ed i miei complimenti per come riesce a difendere le proprie prerogative. Del ruolo del notaio ho già scritto più volte (Perché difendo il notariato, meno alcuni notai)  e non è quindi opportuno che mi ripeta in questa. Mi auguro solo che in questa lotta a farne le spese non sia il diritto e soprattutto la SRL, forma societaria tra le più diffuse, ultimamente soggetta ad infinite modifiche legislative, purtroppo non sempre coerenti tra loro.

La concorrenza va esercitata

Spesso ci si lamenta del costo dei notai, altrettanto spesso (esattamente come per i membri del collegio sindacale) non si seleziona per qualità ma per costo, dimenticando quanto sia assolutamente importante lo Statuto nelle vicende più critiche della vita societaria. Se vogliamo più concorrenza dobbiamo anche imparare a esercitarla scegliendo il professionista che porterà maggior valore con la sua consulenza all’azienda. Molti notai sono ottimi professionisti e forniscono un contributo di grande valore alle imprese che decidono di utilizzare la loro professionalità.

L’ipotesi delle competenze concorrenti.

Già nel 2010 la commissione Affari costituzionali della Camera approvò un emendamento al disegno di legge sulla semplificazione burocratica che, ampliandone le competenze, avrebbe dovuto dare la possibilità anche ai commercialisti di inviare al registro imprese gli atti di cessione e di affitto d’azienda con l’obiettivo dichiarato di andare incontro alle esigenze delle imprese di snellimento delle procedure burocratiche. I commercialisti, ampliando le proprie riserve professionali, avrebbero cosi potuto affiancare i notai anche nella trasmissione al registro delle imprese degli atti di cessione e di affitto d’azienda seguendo il modello della cessione di quote di srl che tanto ha fatto discutere negli ultimi tempi, portando a scontro frontale le due categorie.

Da grande farò il Notaio

Non è vero, le due professioni restano distinte e il mio notaio di fiducia rappresenta una risorsa insostituibile per lo Studio. Certamente la tendenza sempre più evidente è che alcuni atti saranno gestiti direttamente dai commercialisti (probabilmente senza esclusiva alcuna). Già oggi possiamo effettuare sia la liquidazione senza l’intervento del notaio sia la cessione quote di Srl. Se a breve sarà possibile assistere i soci nella costituzione di una startup innovativa sarà interessante osservare gli ulteriori sviluppi (es. Srl semplificata, Srl unipersonale, ecc). Questa tendenza normativa, condivisibile o meno, potrebbe portarci a rivedere l’organizzazione di studio.


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