La mia timeline è sfidante

La mia timeline è sfidante

La mia timeline è sfidante. Timeline si chiama così per un preciso motivo: trasforma ogni profilo in una sorta di linea del tempo, un diario della propria attività su Facebook, su Linkedin, ecc..

Resto sempre molto sorpreso della qualità dei contributi dei miei contatti sui social. Devo molto e sono grato a chi (professori universitari, giornalisti, imprenditori,  politici e colleghi) trova il tempo di confrontarsi con me, risolvere qualche dubbio o porne di nuovi. Molti sono gli amici conosciuti in rete che ormai frequento abitualmente nella vita reale.

L’incontro migliora il confronto

In questi ultimi mesi ho trovato la mia timeline molto sfidante. Ci vengono offerte opportunità e contemporaneamente veniamo spronati ad un sempre maggiore approfondimento professionale.

“Se non gridi ed ascolti, se sei curioso e non giudichi i social ti permettono di bere bene in compagnia di persone che hanno tanta storia”

E’ sfidante anche per le dimensioni del nostro Studio che resta comunque relativamente piccolo rispetto agli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere.

Il mondo delle libere professioni sta cambiando in modo radicale e non è sempre facile individuare la via da intraprendere. Avere amici e colleghi che pretendono da noi sempre di più è un prezioso regalo.

Unendo i puntini

Lavorare con gruppi editoriali ci consente di analizzare quelle dinamiche aziendali che altrimenti ad un professionista resterebbero precluse e di sperimentare le difficoltà e la forza di contaminazione di piccoli progetti innovativi su strutture di ben maggiori dimensioni. Esperienza molto utile e che riversiamo nella nostra consulenza soprattutto quando l’azienda cliente affronta importanti momenti di discontinuità. Molte cose sono cambiate quest’anno:

  • Nuove collaborazioni editoriali;
  • Una nuova e più ampia edizione del nostro Master su perizie di stima e valutazione d’azienda;
  • Una rinnovata collaborazione con ilSole24Ore (importanti novità per Econopoly in arrivo);
  • Le scuole di specialità della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano;
  • altri interessanti progetti di cui oggi è prematuro parlare ma che dovrebbero veder la luce in autunno.

Soprattutto unendo i puntini si sta rafforzando un progetto professionale che ci impegnerà molto nei prossimi mesi.

La coerenza è tutto

La grande sfida sarà riuscire a cogliere le opportunità che ci vengono poste senza sacrificare la coerenza con il progetto di Studio.

E la coerenza è tutto, come mi ha insegnato un vecchio amico conosciuto anni fa on line e oggi importante punto riferimento e confronto.

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Due diligence ed attestazioni scritte della Direzione

Due diligence ed attestazioni scritte della Direzione

Il documento di ricerca n.204, fornito da Assirevi, aggiorna il contenuto delle Attestazioni scritte rilasciate dalla Direzione sulla base del Principio di revisione ISA Italia n.580. Con la sottoscrizione della lettera di Attestazione la Direzione afferma di aver soddisfatto le proprie obbligazioni (riconosce le proprie responsabilità) in merito alla qualità ed all’esaustività dei documenti forniti (documenti necessari richiesti dall’incarico) al fine di limitare la responsabilità del revisore/perito verso l’impresa e gli stakeholders interessati.

Scopo delle lettere di attestazioni scritte

L’attestazione è un elemento probativo (necessario ma non sufficiente sugli aspetti cui si riferisce) utilizzato dal revisore/perito per giungere all’espressione del proprio giudizio. L’ISA Italia n.580 specifica che il revisore deve chiedere alla Direzione di fornire una attestazione scritta in merito alle proprie responsabilità con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

  • che la Direzione ha adempiuto alle sue responsabilità relative alla redazione del bilancio in conformità al quadro normativo sull’informazione finanziaria applicabile, incluso, ove pertinente, la sua corretta rappresentazione;
  • che la Direzione ha fornito al revisore tutte le informazioni pertinenti e l’accesso come concordato nei termini dell’incarico di revisione e che tutte le informazioni sono state registrate e riflesse in bilancio;

Si chiarisce che tali attestazioni non sono rese condizionandole al meglio delle proprie conoscenze e convinzioni.

Il principio sottolinea che la Direzione debba avere una conoscenza sufficiente del processo seguito dall’impresa per la redazione del bilancio e delle relative asserzioni, in ragione delle sue responsabilità per la redazione del bilancio e per la gestione dell’attività dell’impresa.

Inoltre, le attestazioni della Direzione forniscono al revisore conferma, anche ai sensi e per gli effetti degli artt.1227 e 2049 c.c., della completezza, autenticità e attendibilità della documentazione messa a disposizione della società di revisione ai fini dell’espletamento della sua attività, e della correttezza ed esattezza delle informazioni ivi contenute e di quelle comunicate verbalmente e riepilogate nella lettera di attestazione.

Con la sottoscrizione della lettera di Attestazione la Direzione afferma di aver soddisfatto le proprie obbligazioni (riconosce le proprie responsabilità) in merito alla qualità ed all’esaustività dei documenti forniti (documenti necessari richiesti dall’incarico) al fine di limitare la responsabilità del revisore/perito verso l’impresa e gli stakeholders interessati.

Aggiornamento del format per le attestazioni scritte

Il documento di ricerca n.204, fornito da Assirevi, aggiorna il contenuto delle Attestazioni scritte rilasciate dalla Direzione sulla base del Principio di revisione ISA Italia n.580.

Tale aggiornamento è dovuto alle modifiche introdotte alla disciplina dei bilanci dal D.Lgs. 139/2015 e dall’approvazione definitiva (dicembre 2016) dei nuovi Principi contabili OIC.

Bisogna evidenziare che il nuovo format non modifica il giudizio che il revisore è chiamato ad esprimere in merito alla Relazione sulla gestione, il testo, infatti, fa riferimento :

  • al giudizio di coerenza delle informazioni in essa fornite con il bilancio d’esercizio (o consolidato);
  • al fatto che esso “non rappresenta un giudizio di conformità né di rappresentazione veritiera e corretta della relazione sulla gestione rispetto alle norme di legge che ne disciplinano il contenuto”.

Se ne deduce che la decorrenza delle modifiche introdotte dall’art.17 del D.Lgs. 135/2016 all’art.14 del D.Lgs. 39/2010, cioè l’indicazione nella relazione di revisione anche di una dichiarazione circa “l’eventuale identificazione di errori significativi nella relazione sulla gestione”, sia posticipata ai bilanci 2017.

In tal senso la norma transitoria ex art.27, co.9, D.Lgs.135/2016, che esonera da tale nuovo obbligo i bilanci degli esercizi sociali in corso alla data di entrata in vigore del decreto (agosto 2016). Tuttavia, secondo altri, essendo tale obbligo previsto dalla Direttiva 2013/34/UE e dalla Direttiva 2014/56/UE, esso sarebbe già in vigore per i bilanci 2016.

Considerando che tale controllo non sarebbe coperto da nessuna procedura, in quanto non è stato ancora pubblicato l’aggiornamento del principio di revisione SA Italia 720B, sembra ragionevole posticiparne la decorrenza ai bilanci 2017; in tal senso il CNDCEC nel documento “La relazione di revisione dei sindaci revisori per il bilancio del 2016”.

Per approfondire

Scarica il documento di ricerca Assirevi 204 “Le attestazioni della Direzione”.

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Iper ammortamento e industria 4.0

Iper ammortamento e industria 4.0

L’articolo 1, comma 9, della legge n. 232 del 2016 stabilisce che “Al fine di favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello «Industria 4.0», per gli investimenti (…) in beni materiali strumentali nuovi compresi nell’elenco di cui all’allegato A annesso alla presente legge, il costo di acquisizione è maggiorato del 150 per cento”.

Questo è il terzo di una serie di articoli che vanno ad analizzare quanto emerso dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/E del 30/03/2017.

Presupposto soggettivo

I soggetti beneficiari di tale agevolazione sono i titolari di reddito d’impresa, i quali, per la fruizione di tale beneficio sono tenuti a produrre una dichiarazione.

Presupposto oggettivo

L’agevolazione si riferisce ad investimenti in beni materiali strumentali nuovi la cui caratteristica peculiare è quella di essere finalizzati alla trasformazione dell’industria in chiave “4.0”.

L’iper ammortamento, come il super, spetta ai soli fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.

I beni agevolabili sono elencati nell’allegato A annesso alla legge di bilancio 2017 (“Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0»”) e sono raggruppabili in tre categorie:

  1. beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti;
  2. sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità;
  3. dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica «4.0».

L’allegato A alla legge di bilancio 2017 include tra i beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0” anche “dispositivi, strumentazione e componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti”.

Si ritiene che essi possano godere della maggiorazione del 150 per cento anche nel caso in cui vengano eventualmente contabilizzati ad incremento di beni già esistenti non agevolati e che formino oggetto di ammodernamento o revamping.

Beni esclusi dall’iper ammortamento

Sono esclusi dall’ambito applicativo dell’agevolazione gli investimenti in:

  • beni materiali strumentali per i quali il decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento;
  • fabbricati e costruzioni;
  • i particolari beni di cui all’allegato n. 3 annesso alla legge di stabilità stessa.

Istanza all’Agenzia delle Entrate

I soggetti interessati possono presentare, ai sensi dell’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, un’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate per ottenere una risposta riguardante fattispecie concrete e personali relativamente all’applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione delle stesse.

Nei casi, invece, in cui i dubbi in merito all’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione riguardino esclusivamente la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio tra quelli elencati nell’allegato A, il contribuente può acquisire autonomamente il parere tecnico del Ministero limitandosi a conservarlo.

Ambito temporale

L’iper ammortamento si applica agli investimenti effettuati nel periodo che va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018, purché al 31 dicembre 2017 vi siano le seguenti condizioni: il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Dal momento di effettuazione degli investimenti – rilevante ai fini della spettanza della maggiorazione del 150 per cento – deve distinguersi il momento dal quale è possibile fruire del beneficio. La maggiorazione in questione, traducendosi in sostanza in un incremento del costo fiscalmente ammortizzabile, potrà essere dedotta solo “a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene”.

Requisito dell’interconnessione

Ulteriore requisito da rispettare per poter iniziare a fruire della maggiorazione del 150 per cento è quello della “interconnessione” del bene al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

L’interconnessione è la capacità del bene di scambiare informazioni con sistemi interni (ad es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto) e/o esterni per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute.

MAGGIORAZIONE 40% BENI IMMATERIALI

L’articolo 1, comma 10, della legge di bilancio 2017 stabilisce che “Per i soggetti che beneficiano della maggiorazione di cui al comma 9 e che, nel periodo indicato al comma 8, effettuano investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B annesso alla presente legge, il costo di acquisizione di tali beni è maggiorato del 40 per cento”.

Mentre la disciplina del super ammortamento dispone la spettanza della maggiorazione per i soli beni materiali, la legge di bilancio 2017 prevede – al verificarsi di determinate condizioni – anche una maggiorazione del 40 per cento relativamente a taluni beni immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica in chiave “Industria 4.0”.

Presupposto soggettivo

Il beneficio della maggiorazione del 40 per cento per i beni immateriali elencati nell’allegato B della legge di bilancio 2017 è riconosciuto ai “soggetti” che beneficiano della maggiorazione del 150 per cento.

La norma, quindi, mette in relazione il bene immateriale con il “soggetto” che fruisce dell’iper ammortamento e non con uno specifico bene materiale (“oggetto” agevolato).

Presupposto oggettivo

Il bene immateriale non deve necessariamente riguardare il bene materiale che fruisce dell’iper ammortamento. Pertanto, i beni rientranti nel citato allegato B possono beneficiare della maggiorazione del 40 per cento a condizione che l’impresa usufruisca dell’iper

ammortamento del 150 per cento, indipendentemente dal fatto che il bene immateriale sia o meno specificamente riferibile al bene materiale agevolato.

Per quanto riguarda i software, rientrino tra gli investimenti agevolabili ancorché acquistati a titolo di licenza d’uso sempre che iscrivibili in bilancio tra le immobilizzazioni immateriali. L’elenco dei beni dell’allegato B, agevolabili con la maggiorazione del 40 per cento, riguarda software “stand alone”, ossia non necessari al funzionamento del bene materiale.

Qualora, invece, il software sia integrato (“embedded”) in un bene materiale dell’allegato A e venga acquistato unitamente ad esso, non si deve operare una distinzione tra la componente materiale e quella immateriale dell’acquisto e il bene immateriale deve considerarsi agevolabile con l’iper ammortamento del 150 per cento.

Il beneficio consiste nella maggiorazione del 40 per cento del “costo di acquisizione” relativo agli “investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B”.

La maggiorazione spetta ai soli fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria dei beni immateriali.

Istanza all’Agenzia delle Entrate

I soggetti interessati possono presentare un’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate per ottenere una risposta riguardante fattispecie concrete e personali relativamente all’applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione delle stesse.

Per i dubbi che riguardino esclusivamente la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio tra quelli elencati nell’allegato B, il contribuente può acquisire autonomamente il parere tecnico del citato Ministero limitandosi a conservarlo, senza presentare un’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate.

Ambito temporale

La maggiorazione relativa ai beni immateriali si applica agli investimenti effettuati nel periodo che va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018 in presenza delle seguenti condizioni: il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Per poter (iniziare a) fruire della maggiorazione del 40 per cento deve essere rispettato il requisito della “interconnessione” al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Analisi tecnica

L’articolo 1, comma 11, della legge di bilancio 2017 stabilisce che:

“Per la fruizione dei benefici di cui ai commi 9 e 10, l’impresa è tenuta a produrre una dichiarazione resa dal legale rappresentante ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, attestanti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla presente legge ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura”.

Pertanto, per poter fruire dei benefici dell’iper ammortamento e della maggiorazione relativa ai beni immateriali, è necessario attestare il soddisfacimento dei requisiti di legge. La perizia/attestazione di conformità è opportuno che sia corredata di un’analisi tecnica.

L’analisi tecnica è realizzata in maniera confidenziale dal professionista o dall’ente di certificazione e deve essere custodita presso la sede del beneficiario dell’agevolazione. Le informazioni contenute potranno essere rese disponibili solamente su richiesta degli organi di controllo o su mandato dell’autorità giudiziaria.

Quantificazione agevolazione

Il beneficio si traduce nell’aumento del costo di acquisizione del bene (150% o del 40%), che determina un aumento della quota annua di ammortamento (o del canone annuo di leasing) fiscalmente deducibile. Pertanto, la maggiorazione si concretizza in una deduzione che opera in via extracontabile e che va fruita:

  • per quanto riguarda l’iper ammortamento:
    • 1) in base ai coefficienti stabiliti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988 (ridotti alla metà per il primo esercizio ai sensi dell’articolo 102, comma 2, del TUIR) relativamente ai beni acquisiti in proprietà;
    • 2) in un periodo “non inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito” dal già menzionato decreto ministeriale 31 dicembre 1988 relativamente ai beni acquisiti tramite leasing (articolo 102, comma 7, del TUIR);
  • per ciò che concerne la maggiorazione relativa ai beni immateriali, “in misura non superiore al 50 per cento del costo” (articolo 103, comma 1, del TUIR).

Qualora in un periodo d’imposta si fruisca dell’agevolazione in misura inferiore al limite massimo consentito, il differenziale non dedotto non potrà essere recuperato in alcun modo nei periodi d’imposta successivi, salvo il caso in cui l’interconnessione avvenga in un esercizio successivo a quello di entrata in funzione del bene.

Determinazione degli acconti per i periodi d’imposta 2017 e 2018

Per il periodo d’imposta 2017, il comma 12 prevede che la determinazione degli acconti 2017 sia effettuata considerando quale imposta del periodo d’imposta precedente quella che si sarebbe determinata in assenza dei commi 8, 9 e 10.

In sede di determinazione dell’acconto per il periodo d’imposta 2018, l’imposta dovuta per il 2017, da assumere come parametro di riferimento per il calcolo dell’acconto con il metodo storico, va determinata senza tenere conto delle norme sulla proroga del super ammortamento, sull’iper ammortamento e sulla maggiorazione relativa ai beni immateriali.

Effetti delle disposizioni

Tali maggiorazioni, infine, non incidono sul costo fiscalmente rilevante del bene per:

  • il calcolo delle plusvalenze o delle minusvalenze;
  • la deduzione integrale del costo dei beni ossia dei beni il cui costo unitario non è superiore ad euro 516,46;
  • il calcolo del plafond del 5 per cento relativo alla deducibilità delle spese di manutenzione e riparazione;
  • il calcolo del limite triennale relativo agli acquisti di beni strumentali;
  • il calcolo dei parametri utilizzati per effettuare il test di operatività delle società di comodo.

Per approfondire

Per ulteriori approfondimenti si consiglia di consultare  Circolare Agenzia delle Entrate N.4/E del 30/03/2017.

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Le 10 regole del buon imprenditore

Le 10 regole del buon imprenditore

Sono passati ormai 10 anni dalla scomparsa di Leopoldo Pirelli, gran signore dell’economia italiana. In molti hanno voluto ricordarlo (forse non abbastanza, forse non abbastanza bene) ed io non voglio mancare a questo appuntamento. Riporto su queste pagine un estratto del mio articolo per Econopoly de ilSole24Ore in cui riporto integralmente quelle 10 regole del buon imprenditore che riassumono, in anni difficili, la sua esperienza di capitano di industria e ne danno la caratura come uomo.

Un ricordo di Leopoldo Pirelli.

Il mio unico e forte ricordo di Leopoldo risale ai miei anni universitari. Gli imprenditori eroi della mia generazione erano altri ma mi colpì molto un discorso, quasi preoccupato, di questo signore elegante che avvertiva i suoi colleghi confindustriali dei pericoli in una economia di mercato dell’eccessiva depenalizzazione del falso in bilancio voluta dal Governo Berlusconi. Ricordava che le transazioni si basano sulla fiducia e sulla correttezza dei dati. La mia percezione (forse deformata dal ricordo e dalla giovane età) è che la sua posizione rimase isolata e controcorrente rispetto agli entusiasmi dell’epoca. Se ne rese lui stesso perfettamente conto credo. Un po’ fuori moda, un po’ fuori tempo come in una canzone di Ligabue.

La Pirelli invece entra prepotentemente nella storia della mia famiglia perché mio nonno fu dirigente alla Bicocca, nonno a cui Alberto Pirelli salvò la vita durante la guerra. Ma questa è un’altra storia che cito solamente per avvertire il lettore di un possibile conflitto di interessi, dichiarando apertamente le mie colpe in un possibile eccesso di indulgenza.

La cosa più importante però credo sia riproporvi 10 regole del buon imprenditore in cui sintetizzò la sua esperienza di capitano di industria (un termine un po’ superato ma che credo in questo caso decisamente appropriato).

Le 10 regole del buon imprenditore

Leopoldo Pirelli ha sintetizzato in dieci punti l’esperienza maturata come capo esecutivo del Gruppo Pirelli. I 10 punti sono riportati integralmente nel mio recente articolo su Econopoly per il Sole24Ore. Riporto qui di seguito solo un breve estratto di ciò che mi ha maggiormente colpito.

La libera impresa privata

“Sono sempre stato convinto che la libera impresa privata sia pilastro importante di un libero sistema e mezzo insostituibile di progresso sociale. Pur con sfaccettature diverse da paese a paese, in funzione delle situazioni socio-politiche locali, credo di poter affermare che è dappertutto in corso un processo di trasformazione gigantesco e radicale che travalica l’ambito della economia e investe l’intera società, scompaginandone gli assetti tradizionali e mettendola in movimento, alla ricerca di nuovi equilibri. Dappertutto va emergendo una stretta correlazione tra il processo di innovazione e l’iniziativa delle forze imprenditoriali. La nostra credibilità, la nostra autorevolezza, direi la nostra legittimazione nella coscienza pubblica sono in diretto rapporto con il ruolo che svolgiamo nel concorrere al superamento degli squilibri sociali ed economici dei Paesi in cui si opera: sempre più l’impresa si presenta come luogo di sintesi fra le tendenze orientate al massimo progresso tecnico-economico e le tendenze umane di migliori condizioni di lavoro e di vita.”

Capire il personaggio umano

“Pur essendo il capo, il chief executive officer deve cercare di capire il personaggio umano che sta nei suoi colleghi, coi suoi problemi personali di salute o economici o familiari e deve sempre ricordarsi che, se un collega non si dimostra all’altezza dei compiti affidatigli, e lui, il chief executive officer, che ha sbagliato per primo affidandoglieli.”

Chiudere dei buoni bilanci

“… la prima qualità che un imprenditore deve sempre avere: cercare, cercare con tutte le sue forze, di chiudere dei buoni bilanci. Se non ci riesce una volta, ripro-vare. Se non ci riesce più volte, andarsene. E se ci riesce, non credersi un padreterno, ma semplicemente uno che, dato il mestiere che ha scelto, ha fatto il suo dovere.”

L’addio all’ultima carica

Nel maggio del 1999, quando lasciò anche l’ultima carica, quella al vertice di Pirellina, disse: « Ogni età ha i suoi doveri, alla mia tocca quello di ritirarsi dal proscenio. E io oggi considero un privilegio il poter adempiere tranquillamente a questo dovere. »

E a me non pare poco.

Un documentario per approfondire

Ultimo capitano di una stagione unica dell’industria italiana, visionario e senza paura del nuovo, ma anche schivo e poco mondano, Leopoldo Pirelli è il protagonista del documentario di Matteo Moneta e Valeria Parisi: Leopoldo Pirelli. Impegno industriale e cultura civile

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Il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa.

Il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa.

Il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa. Non chiedetemi come sia iniziata, come tutte le grandi storie si perde nei tempi. Di certo c’è che è continuata e che grazie ad un amico regista continua ad alimentarsi e ad appassionarci in un percorso che oscilla tra arte ed impresa.

Siamo alla vigilia di una grande sfida, Corrado d’Elia ha deciso di debuttare al Teatro Leonardo con la sua nuova opera “Romeo e Giulietta “. Un teatro di grande capienza e meno centrale dello storico Litta.

Una impresa spericolata che ha avuto un precedente con lo straordinario successo nel Don Chisciotte. Questa volta è tutto più difficile per costi, numero di attori, novità dell’opera ( un apparente paradosso trattandosi di un grande classico).

Romeo e Giulietta

Abbiamo quindi deciso di crederci anche noi invitando i nostri lettori, clienti ed amici ad andare ad assistere ad una delle più belle storie mai raccontate

La più bella storia d’amore di tutti i tempi in un nuovo allestimento magico, dinamico, emozionante e coinvolgente.

Su una scena composta da muri umani che si muovono e si intrecciano al ritmo di un’ossessiva musica trance, riviviamo l’appassionata vicenda dell’amore di Romeo e Giulietta e dell’odio di due potenti famiglie. Un frate, esperto alchimista di vita e di morte, conduce esperimenti con alambicchi umani, versando in ampolle vive le sue pozioni animate e scaldando fino all’ebollizione gli animi già infuocati degli uomini.
Allora il tempo si sdoppia e per uno scherzo del destino le ore dei due amanti si sfalsano e si moltiplicano in corse infinite. Così, una lettera che doveva arrivare non arriverà mai e il tempo del risveglio per uno diventa il tempo di morte per l’altro. Amore e Morte ancora una volta insieme, ad unire per sempre ciò che l’odio avrebbe tenuto eternamente distante: due amanti, parti tenute insieme ma leggermente sfalsate in un’unica, meravigliosa, eterna storia d’amore. Uno spettacolo magico, dinamico, emozionante e coinvolgente per raccontare questa storia senza tempo.
Due famiglie, Montecchi e Capuleti, ma soprattutto due generazioni: quella dei ragazzi e quella degli adulti.
Due mondi tragicamente incapaci di comunicare tra loro.
Due linguaggi diversi, qui intrecciati a creare un equilibrio delicato.

#perilteatro

Non lo chiediamo mai, facciamo una eccezione per questa volta, retwittate ( #perilteatro ) e condividete questo invito sulla vostra bacheca di Facebook se vi fa piacere.

Perché il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa.

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Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa. Lo confesso il mio primo vero giornale non è stato il Sole ma il Corriere dei Piccoli, o Corrierino come lo si chiamava con maggiore confidenza. Il Sole però era sempre lì, impilato nel piccolo Studio che mio padre aveva creato in casa per riuscire a vederci un po’ di più in quelle domeniche di maggio dedicate al lavoro. Ed io schieravo le truppe, i miei soldatini dell’Atlantic e gli ultimi numeri del quotidiano diventavano un fortino inespugnabile ai piedi della scrivania di papà.

In casa sono sempre entrati giornali strani: il Giornale nuovo di Montanelli ed il Sole24ore. Nessuno dei due adatti da portare a scuola per un bimbo nei primi anni 80 quando il PCI era ancora forte così come forte era il sentimento anticapitalista nel Paese. Ed allora di corsa in edicola a comprare il più ecumenico Corrierone per la lettura in classe come indicato dalla maestra.

Ed ancora il ricordo di quei week end ad accompagnare in Studio papà per avere la scusa di imparare ad andare sul Tuareg, nuovo fiammante, mentre papà mi precedeva con la sua Kawasaki. Che poi era una scusa per stare insieme. E finiti i compiti il Sole era sempre lì, con qualche articolo di storia economica da leggere in attesa che papà finisse di lavorare.

L’estate della maturità in Grecia con gli amici. Notti lunghissime a divertirci ma la mattina di corsa a recuperare la nostra copia del Sole per leggere le avventure di Gardini e del suo Moro di Venezia. Del resto ci saremmo iscritti in Bocconi e dovevamo darci un tono.

Il Sole24ore resta uno di casa

Ed il Sole è ancora oggi uno di casa anche se i libri non sono granché, anche se il software ci ha creato qualche problema. Il Sole resta uno di casa, uno che puoi criticare ma che puoi farlo solo tu e gli altri non si devono permettere. Perché è uno di casa.

E poi ho anche iniziato a scriverci seppur nella versione on line ( in fondo, in fondo su Econopoly) con Alberto che corregge, supporta, sprona e da un senso ai miei articoli ( che forse articoli non si può neanche dire perché non sono un giornalista). Scrivo ormai un po’ ovunque ma solo sul Sole mi correggono ed imparo. Perché qui nonostante tutto, nonostante le inchieste della magistratura ed i pasticci confindustriali, il giornalismo è una cosa seria.

Ed io ci tengo e dò fiducia, e lo scrivo in una serata un po’ così, io nonostante tutto resto abbonato e tifo. Perché il Sole24ore è uno di casa.

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A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

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Ci lamentiamo spesso di non riuscire a trovare dei casi aziendali ben fatti che possano aiutare sia gli imprenditori sia noi stessi a crescere insieme. Abbiamo così deciso di sperimentare, creare una newsletter senza una periodicità fissa, inviando solo ciò che riteniamo utile e quando lo riteniamo utile.

Abbiamo deciso di rinnovare la nostra Newsletter.

Raccoglierà certamente gli articoli in materia fiscale e societaria pubblicati dai nostri professionisti sulle principali riviste di settore ma ci concentreremo ancora di più su ciò per cui solitamente è più apprezzata, per le riflessioni personali sul nostro modo di intendere la professione e soprattutto per l’analisi di interessanti casi di impresa. 

Vogliamo creare l’occasione per uno scambio di idee, un’interazione indispensabile per sviluppare nuove visioni e ridisegnare insieme, grazie ai vostri commenti, l’ impresa e la nostra professione.

Crediamo molto nell’importanza della crescita e diffusione della cultura imprenditoriale. Pensiamo sia importante diventare ogni giorno professionisti e imprenditori migliori, sviluppando il dialogo ed imparando gli uni dagli altri.

Storie di impresa

Crediamo molto nell’effetto positivo dell’emulazione. Selezioneremo casi di impresa e storie di imprenditori che ci sono sembrate particolarmente interessanti e stimolanti per chi vuole intraprendere la strada dell’innovazione e del cambiamento.

Analizzeremo gli strumenti tecnici usati nel passaggio generazionale, nella valutazione di azienda, nel risanamento di aziende in crisi. Cercheremo di farlo sinteticamente usando parole semplici lasciando il più possibile spazio al confronto sui nostri canali social. Perché l’obiettivo deve essere stimolare la curiosità e l’interesse di chi fa impresa e non annoiare con dottrina autoreferenziale.

Potrai scaricare la guida alle agevolazioni

Iscriviti alla nostra Newsletter. Per iniziare questo percorso insieme potrai scarica gratuitamente la Guida alle agevolazioni per Imprese e Startup. La Guida del MISE raccoglie tutte le agevolazioni attualmente fruibili dalle imprese per l’attuazione del piano Industry 4.0.

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Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione.

Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione.

Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione è un titolo volutamente provocatorio ma che credo centri bene un problema troppo spesso sottovalutato.

In Studio stiamo affrontando un periodo (fortunatamente) molto intenso. Come spesso accade è proprio quando si stressa la struttura e si stringono più forti interazioni coi clienti che emergono criticità da correggere ed opportunità da cogliere.

Abbiamo ricevuto alcune proposte di fusione con altri Studi molto importanti, abbiamo incrementato le collaborazioni con altri professionisti, abbiamo dovuto confrontare il nostro modo di lavorare con quello di altri, comprese come sempre le strutture amministrative delle imprese clienti.

Stiamo preparando un convegno sul futuro della professione e siamo stati coinvolti in un interessante progetto di evangelizzazione digitale per PMI e studi professionali.

E’ iniziata la collaborazione con un importante editore che ci ha costretto ad usare strumenti (app, cloud, ecc. tipici del mondo startup per coordinarci e gestire il flusso di lavoro).

Tutto questo ci ha portato a specchiarci in noi stessi ponendo la questione di come innovare. O meglio di come innovare in futuro i flussi e la creazione di valore tra noi ed il cliente e tra noi e gli altri professionisti con cui collaboriamo.

Il mondo sta cambiando molto velocemente e sento in qualche modo il bisogno di fermare su carta qualche riflessione emersa in questi confronti e nei diversi incontri che ho avuto (anche nello scrivere non sono poi così innovativo come potete vedere).

Parliamo tanto di innovazione, forse troppo, dimenticandoci che non sempre tanta tecnologia si traduce in vera innovazione.

Troppe chiacchiere e troppi pregiudizi

Sul tema ho già scritto parecchio ma ogni tanto è utile ritornare sull’argomento. Le startup tanto osannate nel loro ambiente e sostenute dalla politica e dalle grandi imprese sono per molti imprenditori tradizionali una bolla tra moda e speculazione.

C’è sicuramente una parte di vero ma così facendo perdiamo la straordinaria opportunità di confrontarci con nuovi modi di competere sul mercato ed in alcuni casi di riconfigurare il mercato stesso.

Proviamo a fare a meno dei capitali (pubblici) di ventura

Da più parti si invoca l’intervento di fondi ed investitori istituzionali (spesso in realtà si invoca l’aiuto pubblico).  Proviamo per un attimo a dimenticare il solito Pantalone e rimboccarci le maniche.

Professionisti e PMI devono imparare a rubare idee da altri settori, dalle giovani startup. Riconfigurare intuizioni magari acerbe per farle proprie ed integrarle con l’ esperienza maturata da chi fa impresa da anni.

Poca concretezza ed assenza di case study

Mancano case study, mancano esempi concreti da seguire e quelli che ci sono sono spesso male analizzati da giornalisti che rielaborano comunicati stampa ben fatti.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire Lanieri è una startup molto interessante finanziata e sostenuta da Reda che è entrata a far parte della compagine societaria.

In molti articoli leggiamo delle ottime e meritate performance di Lanieri (anche se è normale attendersi che piccoli numeri iniziali supportati da finanziamenti importanti portino ad incrementi percentuali notevoli di fatturato).

La parte davvero interessante e poco analizzata sono le motivazioni che hanno portato una impresa tradizionale (Reda è una eccellenza nei tessuti) ad investire in una startup ed in un team giovane e motivato. Quello è il vero case history, quella è la storia da raccontare.

Analisi dei dati per gestire la velocità del cambiamento

L’elemento dirompente di vero cambiamento è il dato. Oggi anche le piccole imprese possono (volendo) disporre senza costi straordinari e con una relativa facilità di gestione di dati notevoli.

Diventa quindi una competenza strategica la capacità di identificare, gestire, analizzare i dati per creare valore nei processi di business.

Capacita tanto più necessaria quanto più il mercato di riferimento risulta soggetto a cambiamenti rilevanti di mercato. Oggi è possibile avere a disposizione dati forniti in tempo reale, contestuali, e selezionati. Non è cosa da poco.

Ci vuole coraggio a smettere di decidere di pancia

Mentre ci entusiasmiamo per la disponibilità di dati ci dimentichiamo che per utilizzarli ci vuole coraggio. Si coraggio. Continuo a leggere meravigliosi articoli sull’utilizzo di big data (ultimamente anche di small data) ecc.

Nessuno però pone l’accento sul problema vero, per utilizzarli ci vuole coraggio.

L’ imprenditore medio è sempre stato abituato ragionare di pancia perché i margini lo consentivano, le ridotte dimensioni dell’impresa lo consentivano, perché l’operare in un mercato sostanzialmente statico ed in qualche modo protetto (dalla liretta, dal marchio made in Italy, ecc) lo consentiva.

Oggi oltra all’intuito ed alla creatività ha bisogno di una base informativa maggiore e migliore informazione sui clienti, i concorrenti, i prodotti e i servizi altrimenti non riesce a gestire un mercato profondamente cambiato.

Usare i dati però presuppone molto coraggio perché evidenzia errori, perché pone di fronte a scelte per anni rimandate, perché evidenziano le contraddizioni spesso insite nell’impresa familiare. Dove spesso risolvere problemi in azienda significa crearne in casa.

Di tutto questo non se ne parla mai ed invece si dovrebbe per definire dei percorsi di consapevolezza, per aiutare gli imprenditori a sentirsi meno soli davanti a sfide urgenti come queste.

Rubiamo il segreto nascosto delle startup

Si parla tanto di digital transformation delle imprese manifatturiere ed artigiane contaminandole con quelle dei servizi innovativi e tecnologici. In realtà si usano parole difficili ed evocative in assenza di casi concreti da raccontare. Il mondo startup è fatto da realtà effimere e da altre sicuramente solide. Bisogna imparare a confrontarsi, imparare umilmente altri punti di vista, lasciarsi stupire per poi utilizzare quelle intuizioni che ci saranno utili a rinnovare la nostra proposta di prodotto/servizio, il nostro modo di essere sul mercato.

Recentemente ho preso un aperitivo con il fondatore di Credimi, startup giovane ma dalle spalle larghe (per la storia e la competenza nel settore del fondatore, per i soci finanziari che ha saputo raccogliere intorno al progetto, per i partner dell’iniziativa).

Propongono un nuovo modo di finanziare l’impresa (anticipo fatture). Io però sono rimasto affascinato dal progetto di credito di filiera, dagli investimenti concordati che potrebbe consentire di realizzare alle imprese coinvolte, dal sottolineare che l’innovazione non è mai confinata alla singola impresa (come spesso si crede) ma a tutta la catena del valore. Sono rimasto affascinato dalle analisi sulla solidità finanziaria dell’impresa, a come questo servizio oggi strumentale all’anticipo fatture potrebbe invece aprire nuovi servizi di consulenza, ecc.

Ciò che ho imparato va molto oltre alla semplice scoperta di un nuovo potenziale fornitore.

Andiamo a parlare nei capannoni

La vera sfida della competitività va giocata necessariamente partendo da PMI/Innovazione/Territori in cui imprese sono radicate. Senza il forte coinvolgimento delle nostre PMI, l’economia non riparte.

Si fanno molti convegni e molte tavole rotonde tra gli addetti ai lavori ma non si riesce a formare e informare le aziende affinché si rinnovino ed adottino strumenti atti ad accrescere la competitività.

L’iniziativa di Berto Salotti di portare professori universitari e giornalisti a presentare i loro libri a Meda nel proprio showroom l’ho trovata straordinaria.  È un imprenditore legato al proprio territorio che fa da “garante” su argomenti spesso considerati dai suoi colleghi troppo “distanti” e teorici. E lo fa portando i professori in azienda, in maniche di camicia. Geniale. Il capannone diventa la nuova piazza riscoprendo il distretto.

 

Open innovation è tutta questione di organizzazione

Diciamocelo chiaramente, la tecnologia non sempre fa innovazione. Troppo spesso releghiamo l’innovazione al semplice acquisto di tecnologia (che sia una semplice app piuttosto che un impianto da milioni di euro). L’innovazione è soprattutto implementazione organizzativa, introduzione di nuovi processi atti a valorizzare e sfruttare una tecnologia che altrimenti diventa totem e moda effimera.

La tecnologia digitale deve essere inserita in un processo continuo di innovazione soprattutto strategica. Interi mercati sono stati stravolti, costretti a ristrutturarsi dalle fondamenta (basta pensare alla musica ma anche all’informazione) . La strategia è troppo spesso trascurata e tenuta separata dall’innovazione. Bisogna riscoprire i fondamentali.

L’open innovation avrà successo se l’organizzazione saprà essere permeabile al cambiamento e saprà lasciarsi contaminare dalle startup. Lo sforzo organizzativo è titanico ed è lì che si vince la sfida dell’innovazione.

Pretendiamo una pubblica amministrazione che sappia fare innovazione

Dobbiamo pretendere unapubblica amministrazione che sappia fare innovazione, che rinnovi i propri processi digitalmente non semplicemente come avviene oggi riproponendo le vecchie logiche on line. Perché la PA deve diventare esempio ed essa stessa case history per le imprese di servizi diventando utile, semplice, risolutiva delle istanze di cittadini e amministrazioni.

Morale della favola

Innovare nelle imprese e professioni tradizionali non è così entusiasmante e divertente come si vuol far credere. è faticoso, significa rimettere in discussione realtà consolidate e spesso di successo, modificare equilibri all’interno di organizzazioni rodate, ecc. Innovare è faticoso e va detto. Innovare è necessario ed è meglio farlo subito e cogliere il vantaggio di farlo per primi.

Quanto ciò inciderà sul nostro Studio lo racconterò più avanti. Per ora stiamo lavorando sodo e la fatica è compensata dalla straordinaria qualità dei compagni di viaggio.

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Convegno sul futuro della professione

Convegno sul futuro della professione

Convegno sul futuro della professione, il 27 marzo presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano.

Il 27 marzo, grazie all’iniziativa di Fabio Battaglia ex presidente dell’Ordine di Arezzo, sono stato invitato a discutere con alcuni amici sul futuro della professione.

Un futuro che si giocherà tra specializzazioni necessarie e adempimenti incombenti, tra pressioni del mercato e regole deontologiche, tra riforme normative e innovazione tecnologica.

E’ un momento di riflessione che credo sarà molto utile per testare nuove idee, ascoltare critiche costruttive e trovare nuovi spunti sul futuro di una professione oggi più che mai al centro dello scenario economico del Paese con tutti i vantaggi e tutte le contraddizioni che questo comporta.

Mi auguro di vedere una ampia partecipazione dei colleghi ma soprattutto di studenti e praticanti, i più interessati e sicuramente i più stimolanti nel confronto. Abbiamo bisogno di idee nuove, di nuovi rapporti con imprese e Ministero/Agenzia delle Entrate.

Innovare per riscoprire la tradizione

Affronterò il tema dell’innovazione nei servizi professionali, in maniera strana in realtà, ricordando quanto l’innovazione se ben gestita non dovrà far altro che recuperare la tradizione.

I fondamenti della nostra professione sono troppo spesso dimenticati sull’altare delle mille scadenze. Tema a me molto caro e già affrontato in passato: La consapevolezza di dovere molto a molti. Ma a qualcuno di più.

Non nascondo di aver provato una forte emozione nel rendermi conto che gran parte dell’innovazione che pensavo di aver portato in Studio altro non è che una riscoperta dei valori fondamentali, certo aggiornati, di una tradizione che nonostante una discontinuità traumatica è riuscita a tramandarsi di padre in figlio.

Convegno del 27 marzo

Vi aspetto quindi, per chi fosse interessato, al Convegno sul futuro della professione, il 27 marzo presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano. Sul sito dell’ ODCEC tutti i dettagli e la consueta comunicazione istituzionale.

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