Master di specializzazione in Perizie di Stima

Master di specializzazione in Perizie di Stima

Torna anche quest’ anno il nostro Master di Specializzazione in Perizie di Stima proposto in collaborazione con Euroconference: LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE

Il percorso è indirizzato a quanti vogliono approfondire l’applicazione della valutazione d’azienda nelle principali operazioni di finanza straordinaria.

I Principi Italiani di Valutazione hanno contribuito da una parte a rafforzare i confini di una specializzazione sempre più caratterizzante la nostra professione, dall’altra ad aumentare i rischi e le responsabilità per l’esperto.

Per questo è necessaria una maggiore preparazione professionale come più volte sottolineato anche dal CNDCEC. Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.

Il mercato M&A in Italia

Secondo una recente ricerca KPMG nel 2017 il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni ha registrato 733 operazioni (-1% rispetto alle 740 del 2016) per un controvalore complessivo pari a circa 41 miliardi di euro (-28% rispetto ai 56 miliardi del 2016).

Se il dato può sembrare ad una prima impressione negativo in realtà è evidente l’aumento delle piccole operazioni di M&A nel nostro Paese cosa che rende decisamente interessante questo mercato per i professionisti.

Si conferma inoltre l’interesse degli investitori esteri verso le aziende italiane.

Sedi e date del Master

Sede Lezione Date
Milano 1 23/03/2018
2 12/04/2018
3 18/04/2018
Roma 1 21/03/2018
2 10/04/2018
3 20/04/2018

Per approfondire

LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato dedicata agli imprenditori. Solo ciò che serve nello spazio di un tweet, progettata da IQUII per chi fa impresa.

Negli ultimi mesi stiamo implementando #progetto1849, il nuovo servizio di advisory  nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi

Seguendo una sfidante tabella di marcia, il progetto restartup raggiunge un altro piccolo traguardo.

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato:

Qui i link dove potete scaricare la app:

Abbiamo deciso di testare un modo diverso per comunicare con gli imprenditori nostri clienti, provando a fornire una informazione più mirata al fare impresa. Lasciando le comunicazioni di carattere più fiscale ed amministrativo alle nostre tradizionali Lettere informative.

Uno strumento che costringe alla sintesi

Quando tempo fa ho letto un post di Fabio Lalli su un nuovo prodotto di IQUII, mi sono subito incuriosito.

Una piattaforma accessibile da mobile progettata per offrire ai dipendenti un sistema di formazione e onboarding aziendale semplice, dinamico e non impegnativo, evitando di dover partecipare a corsi in aula fortemente time consuming.

E’ nata come supporto per la formazione obbligatoria (privacy, sicurezza sul lavoro, ecc) ma mi ha colpito per la versatilità e per il fatto che ci avrebbe per forza di cose costretti alla sintesi. Per fornire informazioni diverse da quelle tradizionalmente veicolate da uno studio professionale abbiamo pensato fosse importante usare uno strumento diverso dalla solita email.

La sfida sui contenuti è impegnativa ma ci appassiona.

Da leggere in ascensore

Obiettivo è quello di fornire poche informazioni, in maniera informale, focalizzate sulle esigenze di chi fa impresa senza rubare tempo.

Qualche spunto da leggere idealmente in ascensore ( una provocazione ma non troppo) o sul frecciarossa.

Nei momenti di pausa direttamente da mobile.

In attesa del prossimo caffè

Quasi un memo in attesa di approfondire davanti ad un buon caffè o ad un aperitivo. Trasformando in un nuovo servizio di advisory ( restartup ) le intuizioni presentate e discusse su Econopoly de ilSole24Ore e formalizzate durante gli ultimi mesi in un percorso nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi.

Vi invitiamo noi

I contenuti dell’app sono riservati ai nostri clienti e agli imprenditori che ne faranno richiesta. Le informazioni saranno di valore nonostante il tono della comunicazione sintetica ed informale. Nelle nostre intenzioni faranno da stimolo ed ausilio a successivi incontri. Una sorta di promemoria informato delle nuove sfide, opportunità e cosa da fare.

Un partner di valore

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, fa parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario.

IQUII si occupa di applicazioni web e mobile, dalla progettazione allo sviluppo fino all’ottimizzazione e all’analisi del comportamento utente. Progetta interfacce e software per tecnologie indossabili e Internet of Things, elabora piani di comunicazione integrata in grado di valorizzare i progetti e i prodotti dei clienti.

Da tempo seguiamo la storia imprenditoriale di Fabio e Mirko e siamo veramente felici che si sia creata la possibilità di collaborare su questo progetto. Da tempo avevamo voglia di averli come partner. Un grazie particolare ad Andrea e Nicolò per la disponibilità ed il rigore con cui ci hanno supportato.

Per scaricare la APP

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato ai seguenti link:

L’importanza di fare ordine, meno e meglio

L’importanza di fare ordine, meno e meglio

Gli ultimi mesi ci hanno regalato parecchie soddisfazioni, confermando che è giusto pianificare ma soprattutto che è giusto a volte essere capaci di chiudere gli occhi e seguire un progetto più ampio fidandoci del nostro istinto.

Nel sito del nostro Studio compare, tra le altre, la foto di una tenda illuminata in piena notte con il claim:

 Non lavoriamo di notte (ma può capitare).

Lo scorso anno è capitato, per dare una mano a qualche cliente come è capitato di affrontare pratiche complicate ma abbiamo comunque avuto la soddisfazione di superare le varie difficoltà che abbiamo incontrato sul nostro cammino.

Come sempre quando ci si guarda indietro si scopre che bisogna approfondire qualche intuizione che nella fretta abbiamo sottovalutato:

  • Il valore della coerenza: ne ho già parlato più volte, è importante in tutto nella strategia, nel percorso formativo, nella scelta del cliente, nell’immagine, ecc;
  • Fare ordine liberandosi delle cose inutili: ridurre l’archivio, ridurre la carta, non accumulare ma razionalizzare;
  • Stabilire le priorità: il nostro motto dovrà essere ” meno e meglio”.
  • Focalizzarsi: un progetto alla volta, pianificare, darsi i tempi, investire su struttura ed organizzazione.

Editoria, pubblicazioni, convegni… da qualche anno ormai (stupendo in alcuni casi editori e colleghi perché rinunciare a fatturato sembra sempre un atto rivoluzionario) seguiamo la regola del “meno e meglio” secondo un piano editoriale di Studio, all’interno di una strategia e di priorità condivise al servizio della qualità della consulenza da servire al cliente che deve essere l’unico vero obiettivo.

Fermandosi a riflettere si liberano energie per tornare a crescere nonostante i mille ostacoli che la burocrazia italiana ci pone ogni giorno.

Complicare è facile,

semplificare é difficile.

Per complicare basta aggiungere,

tutto quello che si vuole:

colori, forme, azioni, decorazioni,

personaggi, ambienti pieni di cose.

Tutti sono capaci di complicare.

Pochi sono capaci di semplificare.

Per semplificare bisogna togliere,

e per togliere bisogna sapere che cosa togliere,

come fa lo scultore quando a colpi di scalpello

toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’é in più.

Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno

una scultura bellissima, come si fa a sapere

dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?

Togliere invece che aggiungere

vuol dire riconoscere l’essenza delle cose

e comunicarle nella loro essenzialità.

Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode….

La semplificazione è il segno dell’intelligenza,

un antico detto cinese dice:

quello che non si può dire in poche parole

non si può dirlo neanche in molte.

Tratto da Verbale Scritto, raccolta di scritti di Bruno Munari

 

Qualche tempo fa ne parlavo proprio con un amico penalista. Ha da poco fondato un nuovo Studio in centro a Milano e mi complimentavo con lui per l’ordine e la serenità che il suo Studio trasmetteva pur essendo impegnato in una causa che lo portava spesso al centro della cronaca nazionale. Colori chiari, arredamento accogliente, luce, tecnologia.

Ora comprendo meglio l’importanza del colore bianco per Apple e la filosofia che ci sta dietro. Dobbiamo anche come professione imparare a vederci ed esser visti diversamente.

La semplificazione è il segno dell’intelligenza

Dobbiamo imparare a fare rete per pianificare prima le procedure e proprio di questo si occuperà il nuovo progetto di cui vi parlerò nei prossimi mesi.

Per semplificare bisogna togliere,

e per togliere bisogna sapere che cosa togliere

Ritrovarsi tra amici per confrontarsi, per approfondire e formalizzare. È un progetto a cui tengo molto e che credo farà piacere a chi ne farà parte ma anche ai lettori che beneficeranno dei frutti.

Togliere invece che aggiungere

vuol dire riconoscere l’essenza delle cose

e comunicarle nella loro essenzialità.

È il primo nostro concreto tentativo di trasformare #progetto1849 in un momento di confronto attivo, sperimentando le nuove tecnologie ed una rete informale aperta a chi ne vorrà far parte.

Il Panatino e quella sua straordinaria lente di ingrandimento

Il Panatino e quella sua straordinaria lente di ingrandimento

Pubblico solo oggi, per non perderlo, un piccolo pensiero di quasi 2 anni fa finito per caso nelle bozze e chissà perché mai pubblicato.

Mio figlio sta crescendo molto velocemente. Ormai ci avviciniamo ai 5 anni e vive con molta intensità questo suo ruolo di mediano (secondo anno) all’asilo. La sera a cena a casa nostra assistiamo come da copione alla solita rappresentazione comune a molte famiglie:

Papà: “Cosa hai fatto di bello oggi?”

Panatino: “Niente papà…”

Eppure dopo aver recitato la sua parte, basta attendere qualche secondo in silenzio, si illumina tutto descrivendo (con dovizia di particolari, riportando dialoghi dal vivo ed una gestualità divertente e divertita al tempo stesso) qualche piccolo grande episodio della sua giornata.

Ultimamente il suo aneddoto preferito è relativo alla brocca dell’acqua. Solo i più grandi possono versare l’acqua dalla brocca nel bicchiere, aiutando i bimbi più piccoli. Il Panatino è molto fiero di essere considerato dalla maestra un cameriere provetto (“Salvo qualche gocciolina papà, ma poche poche).

E come se fosse armato di una poderosa lente d’ingrandimento i suoi racconti, lunghissimi, animati, e ricchi di particolari si concentrano su piccoli grandi fatti che improvvisamente e per qualche mezz’ora buona richiedono tutta la mia attenzione.

 

 

 

La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply or explain

La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply or explain (anno 2017)

Il 14 febbraio 2018 è stata pubblicata da Assonime l’indagine 2017 relativa alla corporate governance delle società italiane.

Tale indagine si basa sull’analisi delle relazioni, predisposte da 221 società italiane quotate al 31 dicembre 2016 sul mercato MTA gestito da Borsa Italiana, attraverso le quali le stesse società forniscono informazioni sul proprio sistema di corporate governance.

Inoltre, lo studio, sulla base delle relazioni sulla remunerazione, analizza le politiche per la remunerazione adottate dalle singole società ed i compensi concretamente percepiti da amministratori e sindaci.

L’indagine prende in considerazione anche il principio del comply or explain, il quale, previsto dalla normativa UE, impone alle società quotate di allegare alla loro relazione di gestione anche una relazione sul governo societario contenente: il codice di governo societario alla quale l’impresa è soggetta o al quale ha ritenuto di aderire volontariamente (“comply”) e le motivazioni nel caso si discosti dal suddetto codice o non ne applichi qualche previsione, (“explain”).

Per approfondire

La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply – or explain (anno 2017)

Analisi di Mediobanca sul settore moda

Analisi di Mediobanca sul settore moda

Il settore della moda italiana rappresenta il 4% del PIL italiano. Secondo il Rapporto Annuale dell’area studi di Mediobanca, le aziende operanti nel settore della moda, nel quinquennio 2012-2016, sono cresciute molto di più di quelle appartenenti al settore manifatturiero.

Gli analisti hanno preso come riferimento 146 aziende della moda italiana, di cui 129 manifatturiere, mentre le restanti sono specializzate nella distribuzione di prodotti di lusso e moda.

Crescita del fatturato per le aziende della moda

Nel quinquennio 2012-2016 il fatturato del settore della moda è cresciuto del 23.3%, rispetto al settore manifatturiero cresciuto del solo 6.6%. Tale incremento, per le aziende della moda, ha comportato la chiusura del bilancio con una crescita pari al 17.3% del risultato netto ed il conseguente aumento dell’assunzione di personale.

Export in crescita

Nel corso degli anni il giro d’affari all’estero è aumentato in modo costante arrivando a rappresentare nel 2016 il 64.4% del totale. La maggior esportatrice (96.7%), facente parte del TOP15 Moda, è Luxottica, gruppo che dal 2017, a seguito della fusione con il gruppo francese Essilor, è leader a livello mondiale nel settore dell’occhialeria.

Conferma il forte orientamento verso i mercati esteri del settore dell’occhialeria il dato, 90.1%, fornito da Mediobanca, relativo alle esportazioni nel settore della moda. Seguono il settore dell’occhialeria, il settore del tessile con esportazioni pari al 69.9% ed il settore della pelletteria pari al 66.6%.

Trend negativo dei margini

Nonostante la crescita di fatturato e utili, nel quinquennio si è registrato un peggioramento dei margini pari ad un punto percentuale. Tale tendenza dovrebbe migliorare attraverso la diffusione, sempre più rapida, dell’e-commerce, in quanto permette la riduzione delle spese per l’apertura di negozi.

La solidità delle aziende della moda

Caratterizzate da abbondanti disponibilità liquide e da un rapporto debiti finanziari – mezzi propri ridotto, le aziende operanti nel settore della moda vantano di una buona capitalizzazione rispetto alle aziende manifatturiere.

Con una liquidità pari ad 881 milioni ed l’assenza di debiti finanziari nel 2016, la società più solida dal punto di vista finanziario è Armani.

Confronto con aziende francesi

Rilevante dato che emerge dal rapporto annuale dell’area studi di Mediobanca è il maggiore fatturato delle aziende francesi rispetto a quelle italiane. Esse infatti, nonostante siano meno solide delle imprese italiane, hanno un giro d’affari ed un trend di crescita molto più elevato.

A supporto di tale affermazione è possibile prendere in considerazione il fatturato della società francese Lvmh, pari ad € 37.6 miliardi nel 2016, il quale è addirittura maggiore del fatturato di tutte le Top 15 Italiane (€ 30.3 miliardi circa).

Per approfondire:

Presentazione del Rapporto Annuale dell’area studi di Mediobanca

La guerra dei talenti nelle imprese familiari

La guerra dei talenti nelle imprese familiari

Mentre l’Europa si allontana dalla crisi finanziaria del 2008 e mostra segnali di ripresa, l’ottimismo delle imprese familiari rimane costante. Il 2017, infatti, è stato per molte aziende un anno con risultati piuttosto positivi.

Il sondaggio annuale di KPMG, al quale hanno partecipato oltre 1.100 imprenditori di aziende familiari di tutta Europa, mostra un atteggiamento di fiducia nel futuro e di orgoglio verso le peculiarità tipiche delle aziende a proprietà familiare.

Le principali preoccupazioni

La ‘guerra dei talenti’, l’aumento della concorrenza e il calo dei profitti rappresentano le preoccupazioni principali degli imprenditori delle aziende familiari che devono affrontare scelte difficili e ricercare modi nuovi per distinguersi per emergere in una fase ancora complessa.

Reinvestire gli utili

Nonostante uno scenario complesso ed in continua evoluzione, caratterizzato da fattori quali l’instabilità politica, la globalizzazione, l’innovazione tecnologica pervasiva, la concorrenza sempre più agguerrita, gli imprenditori si dichiarano convinti di voler reinvestire gli utili nella loro attività, cercando al tempo stesso opportunità per promuovere nuovi modelli di sviluppo più sostenibili.

La guerra dei talenti

Con la ripresa dell’economia ed un tasso di disoccupazione che è circa al 9%, aumenta la competizione per assicurarsi collaboratori qualificati. Anche se le imprese familiari europee mostrano tassi di ritenzione positivi, la concorrenza per attirare candidati validi con le giuste competenze si intensifica.

Il piano di successione

In tema di governance, è evidente la differenza tra le aziende italiane e quelle europee. Se circa un quarto delle aziende UE hanno già formalizzato un piano di successione per l’amministratore delegato e per la prima linea di management, oltre al patto di famiglia e a politiche di remunerazione per i membri della famiglia impegnati in azienda, in Italia, ad eccezione del patto di famiglia, tali meccanismi sono usati solamente da meno del 10% delle aziende intervistate

La strada della managerializzazione

La strada della managerializzazione è ineludibile e che va gestita nell’interesse della crescita delle imprese.

Per approfondire

Il barometro delle imprese familiari europee

 

Che cosa stiamo imparando sull’innovazione

‪Che cosa stiamo imparando sull’innovazione

In questi mesi con #progetto1849 abbiamo messo in moto una macchina che è difficile rallentare (nonostante la fatica, le difficoltà ed i mille impegni).

Abbiamo amici che hanno deciso di investire in una collaborazione con noi che ci aiutano a non fermarci. ‬Forse è meglio dire che ci costringono a non fermarci, non accettando scuse sulla tabella di marcia. Aiutandoci a crescere… ‬

Gestire un progetto così ambizioso per le nostre dimensioni è contemporaneamente più facile e più difficile del previsto. E per motivi e cause diverse da quelle immaginate.

Ecco che cosa stiamo imparando sulla gestione del cambiamento:

  • Non si cambia da soli, avere dei partner aiuta a rimanere obiettivi e a vedersi anche con gli occhi di altri;
  • se e’ vero che bisogna motivare il team è anche vero (e di questo si parla poco) che spesso è anche il team che ti motiva;
  • persone e competenze, banale, non scopriamo nulla ma tutto ruota intorno a quello;
  • Innovazione e cambiamento sono come il maiale, non si butta via niente. Da questo nostro percorso sta nascendo un nuovo servizio di advisory per startup e pmi innovative. Con una consapevolezza che deriva dall’essere diventati startup anche noi.
  • anche in un settore tradizionale si può innovare, in maniera diversa, a volte con maggiore efficacia pur cambiando poco.
  • la dimensione conta. Non bisogna per forza diventare grandi ma è utile diventare più grandi. È importante rivedere la dimensione minima in relazione alla strategia ed al settore.
  • M&A sarà sempre più centrale nei prossimi anni così come lo sarà il passaggio generazionale. Come ripeto non scopriamo nulla di nuovo ma affrontiamo questi temi con una nuova consapevolezza e progetti più integrati.
  • il fattore tempo è cruciale. Bisogna accelerare, cambiare in fretta ma contemporaneamente ci vuole tempo per assimilare perché ogni cambiamento deve essere sostenibile.
  • bisogna avere il coraggio di investire ( ed in Italia ce ne vuole parecchio).
  • bisogna investire sui giovani garantendo un giusto mix tra entusiasmo ed esperienza. I facili giovanilismi non servono a molto. Bisogna puntare su percorsi formativi e valorizzare chi ha maggiore anzianità e competenze.

Ora arriva il momento più complicato, il non rimanere a metà del guado.

Di certo però ci stiamo divertendo molto.

Guida al Corporate Venture Capital

Guida al Corporate Venture Capital

La guida AIFI al corporate venture capital è stata presentata il 31 gennaio 2018, nell’ambito dell’evento Open Italy organizzato da Fondazione Enel in collaborazione con AIFI e con il patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Obiettivi della Guida

La guida vuole illustrare le principali modalità operative attraverso cui le imprese intercettano l’innovazione investendo in idee, progetti, altre imprese sotto la comune etichetta nota come Corporate Venture Capital.

Tale documento esplora modalità e opportunità legate alla decisione di svolgere questa attività da parte delle medie e grandi aziende.

Definizione di Corporate Venture Capital

Per CVC si intende l’attività di investimento in società ad alto potenziale innovativo e di crescita (ad esempio startup), promossa da aziende medie e grandi direttamente tramite l’investimento in equity o forme partecipative analoghe nelle suddette società o indirettamente tramite l’investimento in veicoli o fondi di investimento (ad esempio fondi di Venture Capital – VC) che condividono la strategia di investimento dell’azienda.

L’obiettivo ultimo dell’attività di CVC risiede nel creare opportunità esterne di crescita ed innovazione per l’azienda e, in secondo luogo, generare un ritorno finanziario addizionale derivante dalla gestione, diretta o indiretta, del portafoglio di partecipazioni.

Le peculiarità del sistema imprenditoriale italiano

Le peculiarità del sistema imprenditoriale italiano, ricco di medie imprese eccellenti e di dinamiche famiglie imprenditoriali, fa sì che potremmo assistere a modalità anche molto differenti rispetto a quelle che si ritrovano nelle grandi corporate ma che non per questo saranno meno efficaci.

M&A e creazione di valore

Secondo una recente ricerca KPMG E SDA BOCCONI le aziende che hanno fatto acquisizioni in modo sistematico, hanno livelli di redditività doppi rispetto a chi non fa M&A e un livello di indebitamento più contenuto.

Le Startup stanno diventando interessanti anche in Italia e soprattutto lo stanno diventando per chi fa impresa in Italia.

Negli ultimi anni sempre più spesso abbiamo seguito operazioni di acquisizione o fusione tra imprese anche di ridotte dimensioni effettuate per incrementare asset o competenze necessarie all’innovazione ed alla crescita dimensionale aziendale.

Per approfondire

Pubblicata la guida AIFI al corporate venture capital

Restartup ovvero parliamo dell’elefante

Restartup ovvero parliamo dell’elefante

Trovando il coraggio di affrontare il cambiamento per l’impresa e per lo Studio professionale.

Tutto è iniziato quasi nove mesi fa. Il 6 maggio con questo post davo il via ad un percorso che ci porterà entro la fine del 2018 a crescere provando ad attrezzarci per le sfide che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni.

“Oggi  ho rivisto la perplessità negli sguardi dei colleghi quando ho raccontato i nostri nuovi progetti. Non accadeva da troppo tempo. Ho sorriso dentro di me, consapevole di aver ripreso un percorso”.

Ai tempi i progetti erano ancora confusi ed avevano bisogno di essere formalizzati, strutturati e trasformarsi in un elenco operativo di cose da fare. L’importante però era partire.

Si parla tanto di innovazione e di gestione del cambiamento. E diciamocelo francamente noi consulenti siamo molto bravi a spiegarlo alle imprese forti di una posizione più facile ed in qualche modo privilegiata (il nostro rischio sul capitale investito non è paragonabile).

Studio Panato ha deciso di provarci in prima persona e di provare ad attuare quello che leggiamo così spesso su riviste ed on line. Vi assicuro non è affatto semplice perché il cambiamento fa paura. Ha fatto paura anche a noi.

Abbiamo però deciso che il cambiamento fosse improrogabile e che da questa nostra esperienza dovesse nascere un nuovo servizio di advisory per le imprese nostre clienti.

Mica facile avere visione.

Cambiare è urgente, ce lo ripetono di continuo autorevoli commentatori, meno facile però è capire come cambiare. Per chiarirci le idee abbiamo deciso di partecipare ad un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi.

Siamo stati bravi (non si dovrebbe ma ce lo diciamo da soli) ad avere chiari gli obiettivi da raggiungere nei prossimi 3 anni, ad avere visione ma avevamo bisogno di definirla meglio e soprattutto trasformarla in un progetto concreto fatto da una lista di cose da fare, di darci dei tempi, di definire la squadra ed i compagni di viaggio.

Il cambiamento spaventa se non lo si scompone in micro obiettivi più facilmente raggiungibili. La tentazione di rimandare soprattutto quando le cose vanno bene è sempre presente.

Il rischio di accontentarsi

Mi ha molto colpito un articolo di Luca Tremolada di qualche mese fa che pur occupandosi di startup lancia una critica interessante al mondo delle PMI:

“Il rischio è quello di avere startup zombie, che sopravvivono magari oltre i tre anni e poi diventano Pmi piccole piccole. Si accontentano del loro business e non crescono più. Come accade al tessuto della piccola impresa italiana.

 

Mi ha cosi colpito da riprenderlo e citarlo in un mio articolo per il Sole24Ore che in qualche modo riassume lo spirito del nostro progetto 1849.   Mi ha colpito così tanto da fare mia la critica e trasformarla in uno sprone per il nostro progetto.

L’importanza della squadra

Fondamentale è stato coinvolgere la squadra e dare segni tangibili all’interno di credere al progetto.

Abbiamo inserito in organico due nuove neo laureate perché per cambiare ci vuole l’esperienza ma anche l’entusiasmo dei giovani.

Uno sforzo non banale per uno studio delle nostre dimensioni ma necessario.

L’entusiasmo dei nuovi partner

Ciò che ci ha colpito molto è che nuovi partner si sono proposti di collaborare con noi: sia studi di colleghi sia consulenti di informatica e strategia aziendale. Un entusiasmo che ci spinge ad andare ancora più veloci per non deludere nessuno.

Un percorso che diventa servizio

Il percorso fatto nel 2017 e che concluderemo nella sua prima fase nel 2018 (anche se l’orizzonte temporale con cui ci confrontiamo è il triennio 2020) diventerà a breve un servizio che già caratterizza il nostro Studio ma che offriremo in maniera sempre più consapevole, strategica  e strutturata alla PMI che vuole crescere nei momenti di discontinuità.

Un nuovo servizio di consulenza dedicato alle PMI (nostro target naturale) che mutua alcune caratteristiche dal mondo delle startup. Perché le esigenze dell’impresa in questi anni sono cambiate: velocità, innovazione, crescita dimensionale, compagine sociale aperta, curiosità e bisogno formativo di chi fa impresa, ecc

Un nuovo servizio di advisory per creare valore nei i momenti di discontinuità strategica (acquisizione o cessione di azienda, open innovation, restartup) e/o familiare (passaggio generazionale).

Parliamo dell’elefante

Rubiamo il titolo a Leo Longanesi. L’elefante nel nostro caso è il ruolo, la figura del commercialista. Amiamo molto la nostra professione ma certamente crediamo debba evolvere probabilmente riscoprendone i valori fondanti più antichi. Recuperando un approccio più aziendale e strategico ed avvicinandosi al ruolo dell’advisor.

Questo, almeno nelle intenzioni, sarà l’ultimo post che ospiterà simili riflessioni sul nostro Studio.

Nei prossimi racconteremo le tappe raggiunte nel nostro viaggio dando visibilità ai partner che stanno condividendo con noi un pezzo di strada.

E di novità nei prossimi mesi ne avremo molte da raccontarvi.