Il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa.

Il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa.

Il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa. Non chiedetemi come sia iniziata, come tutte le grandi storie si perde nei tempi. Di certo c’è che è continuata e che grazie ad un amico regista continua ad alimentarsi e ad appassionarci in un percorso che oscilla tra arte ed impresa.

Siamo alla vigilia di una grande sfida, Corrado d’Elia ha deciso di debuttare al Teatro Leonardo con la sua nuova opera “Romeo e Giulietta “. Un teatro di grande capienza e meno centrale dello storico Litta.

Una impresa spericolata che ha avuto un precedente con lo straordinario successo nel Don Chisciotte. Questa volta è tutto più difficile per costi, numero di attori, novità dell’opera ( un apparente paradosso trattandosi di un grande classico).

Romeo e Giulietta

Abbiamo quindi deciso di crederci anche noi invitando i nostri lettori, clienti ed amici ad andare ad assistere ad una delle più belle storie mai raccontate

La più bella storia d’amore di tutti i tempi in un nuovo allestimento magico, dinamico, emozionante e coinvolgente.

Su una scena composta da muri umani che si muovono e si intrecciano al ritmo di un’ossessiva musica trance, riviviamo l’appassionata vicenda dell’amore di Romeo e Giulietta e dell’odio di due potenti famiglie. Un frate, esperto alchimista di vita e di morte, conduce esperimenti con alambicchi umani, versando in ampolle vive le sue pozioni animate e scaldando fino all’ebollizione gli animi già infuocati degli uomini.
Allora il tempo si sdoppia e per uno scherzo del destino le ore dei due amanti si sfalsano e si moltiplicano in corse infinite. Così, una lettera che doveva arrivare non arriverà mai e il tempo del risveglio per uno diventa il tempo di morte per l’altro. Amore e Morte ancora una volta insieme, ad unire per sempre ciò che l’odio avrebbe tenuto eternamente distante: due amanti, parti tenute insieme ma leggermente sfalsate in un’unica, meravigliosa, eterna storia d’amore. Uno spettacolo magico, dinamico, emozionante e coinvolgente per raccontare questa storia senza tempo.
Due famiglie, Montecchi e Capuleti, ma soprattutto due generazioni: quella dei ragazzi e quella degli adulti.
Due mondi tragicamente incapaci di comunicare tra loro.
Due linguaggi diversi, qui intrecciati a creare un equilibrio delicato.

#perilteatro

Non lo chiediamo mai, facciamo una eccezione per questa volta, retwittate ( #perilteatro ) e condividete questo invito sulla vostra bacheca di Facebook se vi fa piacere.

Perché il Teatro fa bene alla cultura e la cultura fa bene all’impresa.

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Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa. Lo confesso il mio primo vero giornale non è stato il Sole ma il Corriere dei Piccoli, o Corrierino come lo si chiamava con maggiore confidenza. Il Sole però era sempre lì, impilato nel piccolo Studio che mio padre aveva creato in casa per riuscire a vederci un po’ di più in quelle domeniche di maggio dedicate al lavoro. Ed io schieravo le truppe, i miei soldatini dell’Atlantic e gli ultimi numeri del quotidiano diventavano un fortino inespugnabile ai piedi della scrivania di papà.

In casa sono sempre entrati giornali strani: il Giornale nuovo di Montanelli ed il Sole24ore. Nessuno dei due adatti da portare a scuola per un bimbo nei primi anni 80 quando il PCI era ancora forte così come forte era il sentimento anticapitalista nel Paese. Ed allora di corsa in edicola a comprare il più ecumenico Corrierone per la lettura in classe come indicato dalla maestra.

Ed ancora il ricordo di quei week end ad accompagnare in Studio papà per avere la scusa di imparare ad andare sul Tuareg, nuovo fiammante, mentre papà mi precedeva con la sua Kawasaki. Che poi era una scusa per stare insieme. E finiti i compiti il Sole era sempre lì, con qualche articolo di storia economica da leggere in attesa che papà finisse di lavorare.

L’estate della maturità in Grecia con gli amici. Notti lunghissime a divertirci ma la mattina di corsa a recuperare la nostra copia del Sole per leggere le avventure di Gardini e del suo Moro di Venezia. Del resto ci saremmo iscritti in Bocconi e dovevamo darci un tono.

Il Sole24ore resta uno di casa

Ed il Sole è ancora oggi uno di casa anche se i libri non sono granché, anche se il software ci ha creato qualche problema. Il Sole resta uno di casa, uno che puoi criticare ma che puoi farlo solo tu e gli altri non si devono permettere. Perché è uno di casa.

E poi ho anche iniziato a scriverci seppur nella versione on line ( in fondo, in fondo su Econopoly) con Alberto che corregge, supporta, sprona e da un senso ai miei articoli ( che forse articoli non si può neanche dire perché non sono un giornalista). Scrivo ormai un po’ ovunque ma solo sul Sole mi correggono ed imparo. Perché qui nonostante tutto, nonostante le inchieste della magistratura ed i pasticci confindustriali, il giornalismo è una cosa seria.

Ed io ci tengo e dò fiducia, e lo scrivo in una serata un po’ così, io nonostante tutto resto abbonato e tifo. Perché il Sole24ore è uno di casa.

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A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

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Iscriviti alla nostra Newsletter, riceverai contenuti che condividiamo esclusivamente con gli iscritti. Case study aziendali per crescere insieme.

 

Ci lamentiamo spesso di non riuscire a trovare dei casi aziendali ben fatti che possano aiutare sia gli imprenditori sia noi stessi a crescere insieme. Abbiamo così deciso di sperimentare, creare una newsletter senza una periodicità fissa, inviando solo ciò che riteniamo utile e quando lo riteniamo utile.

Abbiamo deciso di rinnovare la nostra Newsletter.

Raccoglierà certamente gli articoli in materia fiscale e societaria pubblicati dai nostri professionisti sulle principali riviste di settore ma ci concentreremo ancora di più su ciò per cui solitamente è più apprezzata, per le riflessioni personali sul nostro modo di intendere la professione e soprattutto per l’analisi di interessanti casi di impresa. 

Vogliamo creare l’occasione per uno scambio di idee, un’interazione indispensabile per sviluppare nuove visioni e ridisegnare insieme, grazie ai vostri commenti, l’ impresa e la nostra professione.

Crediamo molto nell’importanza della crescita e diffusione della cultura imprenditoriale. Pensiamo sia importante diventare ogni giorno professionisti e imprenditori migliori, sviluppando il dialogo ed imparando gli uni dagli altri.

Storie di impresa

Crediamo molto nell’effetto positivo dell’emulazione. Selezioneremo casi di impresa e storie di imprenditori che ci sono sembrate particolarmente interessanti e stimolanti per chi vuole intraprendere la strada dell’innovazione e del cambiamento.

Analizzeremo gli strumenti tecnici usati nel passaggio generazionale, nella valutazione di azienda, nel risanamento di aziende in crisi. Cercheremo di farlo sinteticamente usando parole semplici lasciando il più possibile spazio al confronto sui nostri canali social. Perché l’obiettivo deve essere stimolare la curiosità e l’interesse di chi fa impresa e non annoiare con dottrina autoreferenziale.

Potrai scaricare la guida alle agevolazioni

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Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione.

Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione.

Quante chiacchiere su questa fantomatica innovazione è un titolo volutamente provocatorio ma che credo centri bene un problema troppo spesso sottovalutato.

In Studio stiamo affrontando un periodo (fortunatamente) molto intenso. Come spesso accade è proprio quando si stressa la struttura e si stringono più forti interazioni coi clienti che emergono criticità da correggere ed opportunità da cogliere.

Abbiamo ricevuto alcune proposte di fusione con altri Studi molto importanti, abbiamo incrementato le collaborazioni con altri professionisti, abbiamo dovuto confrontare il nostro modo di lavorare con quello di altri, comprese come sempre le strutture amministrative delle imprese clienti.

Stiamo preparando un convegno sul futuro della professione e siamo stati coinvolti in un interessante progetto di evangelizzazione digitale per PMI e studi professionali.

E’ iniziata la collaborazione con un importante editore che ci ha costretto ad usare strumenti (app, cloud, ecc. tipici del mondo startup per coordinarci e gestire il flusso di lavoro).

Tutto questo ci ha portato a specchiarci in noi stessi ponendo la questione di come innovare. O meglio di come innovare in futuro i flussi e la creazione di valore tra noi ed il cliente e tra noi e gli altri professionisti con cui collaboriamo.

Il mondo sta cambiando molto velocemente e sento in qualche modo il bisogno di fermare su carta qualche riflessione emersa in questi confronti e nei diversi incontri che ho avuto (anche nello scrivere non sono poi così innovativo come potete vedere).

Parliamo tanto di innovazione, forse troppo, dimenticandoci che non sempre tanta tecnologia si traduce in vera innovazione.

Troppe chiacchiere e troppi pregiudizi

Sul tema ho già scritto parecchio ma ogni tanto è utile ritornare sull’argomento. Le startup tanto osannate nel loro ambiente e sostenute dalla politica e dalle grandi imprese sono per molti imprenditori tradizionali una bolla tra moda e speculazione.

C’è sicuramente una parte di vero ma così facendo perdiamo la straordinaria opportunità di confrontarci con nuovi modi di competere sul mercato ed in alcuni casi di riconfigurare il mercato stesso.

Proviamo a fare a meno dei capitali (pubblici) di ventura

Da più parti si invoca l’intervento di fondi ed investitori istituzionali (spesso in realtà si invoca l’aiuto pubblico).  Proviamo per un attimo a dimenticare il solito Pantalone e rimboccarci le maniche.

Professionisti e PMI devono imparare a rubare idee da altri settori, dalle giovani startup. Riconfigurare intuizioni magari acerbe per farle proprie ed integrarle con l’ esperienza maturata da chi fa impresa da anni.

Poca concretezza ed assenza di case study

Mancano case study, mancano esempi concreti da seguire e quelli che ci sono sono spesso male analizzati da giornalisti che rielaborano comunicati stampa ben fatti.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire Lanieri è una startup molto interessante finanziata e sostenuta da Reda che è entrata a far parte della compagine societaria.

In molti articoli leggiamo delle ottime e meritate performance di Lanieri (anche se è normale attendersi che piccoli numeri iniziali supportati da finanziamenti importanti portino ad incrementi percentuali notevoli di fatturato).

La parte davvero interessante e poco analizzata sono le motivazioni che hanno portato una impresa tradizionale (Reda è una eccellenza nei tessuti) ad investire in una startup ed in un team giovane e motivato. Quello è il vero case history, quella è la storia da raccontare.

Analisi dei dati per gestire la velocità del cambiamento

L’elemento dirompente di vero cambiamento è il dato. Oggi anche le piccole imprese possono (volendo) disporre senza costi straordinari e con una relativa facilità di gestione di dati notevoli.

Diventa quindi una competenza strategica la capacità di identificare, gestire, analizzare i dati per creare valore nei processi di business.

Capacita tanto più necessaria quanto più il mercato di riferimento risulta soggetto a cambiamenti rilevanti di mercato. Oggi è possibile avere a disposizione dati forniti in tempo reale, contestuali, e selezionati. Non è cosa da poco.

Ci vuole coraggio a smettere di decidere di pancia

Mentre ci entusiasmiamo per la disponibilità di dati ci dimentichiamo che per utilizzarli ci vuole coraggio. Si coraggio. Continuo a leggere meravigliosi articoli sull’utilizzo di big data (ultimamente anche di small data) ecc.

Nessuno però pone l’accento sul problema vero, per utilizzarli ci vuole coraggio.

L’ imprenditore medio è sempre stato abituato ragionare di pancia perché i margini lo consentivano, le ridotte dimensioni dell’impresa lo consentivano, perché l’operare in un mercato sostanzialmente statico ed in qualche modo protetto (dalla liretta, dal marchio made in Italy, ecc) lo consentiva.

Oggi oltra all’intuito ed alla creatività ha bisogno di una base informativa maggiore e migliore informazione sui clienti, i concorrenti, i prodotti e i servizi altrimenti non riesce a gestire un mercato profondamente cambiato.

Usare i dati però presuppone molto coraggio perché evidenzia errori, perché pone di fronte a scelte per anni rimandate, perché evidenziano le contraddizioni spesso insite nell’impresa familiare. Dove spesso risolvere problemi in azienda significa crearne in casa.

Di tutto questo non se ne parla mai ed invece si dovrebbe per definire dei percorsi di consapevolezza, per aiutare gli imprenditori a sentirsi meno soli davanti a sfide urgenti come queste.

Rubiamo il segreto nascosto delle startup

Si parla tanto di digital transformation delle imprese manifatturiere ed artigiane contaminandole con quelle dei servizi innovativi e tecnologici. In realtà si usano parole difficili ed evocative in assenza di casi concreti da raccontare. Il mondo startup è fatto da realtà effimere e da altre sicuramente solide. Bisogna imparare a confrontarsi, imparare umilmente altri punti di vista, lasciarsi stupire per poi utilizzare quelle intuizioni che ci saranno utili a rinnovare la nostra proposta di prodotto/servizio, il nostro modo di essere sul mercato.

Recentemente ho preso un aperitivo con il fondatore di Credimi, startup giovane ma dalle spalle larghe (per la storia e la competenza nel settore del fondatore, per i soci finanziari che ha saputo raccogliere intorno al progetto, per i partner dell’iniziativa).

Propongono un nuovo modo di finanziare l’impresa (anticipo fatture). Io però sono rimasto affascinato dal progetto di credito di filiera, dagli investimenti concordati che potrebbe consentire di realizzare alle imprese coinvolte, dal sottolineare che l’innovazione non è mai confinata alla singola impresa (come spesso si crede) ma a tutta la catena del valore. Sono rimasto affascinato dalle analisi sulla solidità finanziaria dell’impresa, a come questo servizio oggi strumentale all’anticipo fatture potrebbe invece aprire nuovi servizi di consulenza, ecc.

Ciò che ho imparato va molto oltre alla semplice scoperta di un nuovo potenziale fornitore.

Andiamo a parlare nei capannoni

La vera sfida della competitività va giocata necessariamente partendo da PMI/Innovazione/Territori in cui imprese sono radicate. Senza il forte coinvolgimento delle nostre PMI, l’economia non riparte.

Si fanno molti convegni e molte tavole rotonde tra gli addetti ai lavori ma non si riesce a formare e informare le aziende affinché si rinnovino ed adottino strumenti atti ad accrescere la competitività.

L’iniziativa di Berto Salotti di portare professori universitari e giornalisti a presentare i loro libri a Meda nel proprio showroom l’ho trovata straordinaria.  È un imprenditore legato al proprio territorio che fa da “garante” su argomenti spesso considerati dai suoi colleghi troppo “distanti” e teorici. E lo fa portando i professori in azienda, in maniche di camicia. Geniale. Il capannone diventa la nuova piazza riscoprendo il distretto.

 

Open innovation è tutta questione di organizzazione

Diciamocelo chiaramente, la tecnologia non sempre fa innovazione. Troppo spesso releghiamo l’innovazione al semplice acquisto di tecnologia (che sia una semplice app piuttosto che un impianto da milioni di euro). L’innovazione è soprattutto implementazione organizzativa, introduzione di nuovi processi atti a valorizzare e sfruttare una tecnologia che altrimenti diventa totem e moda effimera.

La tecnologia digitale deve essere inserita in un processo continuo di innovazione soprattutto strategica. Interi mercati sono stati stravolti, costretti a ristrutturarsi dalle fondamenta (basta pensare alla musica ma anche all’informazione) . La strategia è troppo spesso trascurata e tenuta separata dall’innovazione. Bisogna riscoprire i fondamentali.

L’open innovation avrà successo se l’organizzazione saprà essere permeabile al cambiamento e saprà lasciarsi contaminare dalle startup. Lo sforzo organizzativo è titanico ed è lì che si vince la sfida dell’innovazione.

Pretendiamo una pubblica amministrazione che sappia fare innovazione

Dobbiamo pretendere unapubblica amministrazione che sappia fare innovazione, che rinnovi i propri processi digitalmente non semplicemente come avviene oggi riproponendo le vecchie logiche on line. Perché la PA deve diventare esempio ed essa stessa case history per le imprese di servizi diventando utile, semplice, risolutiva delle istanze di cittadini e amministrazioni.

Morale della favola

Innovare nelle imprese e professioni tradizionali non è così entusiasmante e divertente come si vuol far credere. è faticoso, significa rimettere in discussione realtà consolidate e spesso di successo, modificare equilibri all’interno di organizzazioni rodate, ecc. Innovare è faticoso e va detto. Innovare è necessario ed è meglio farlo subito e cogliere il vantaggio di farlo per primi.

Quanto ciò inciderà sul nostro Studio lo racconterò più avanti. Per ora stiamo lavorando sodo e la fatica è compensata dalla straordinaria qualità dei compagni di viaggio.

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Convegno sul futuro della professione

Convegno sul futuro della professione

Convegno sul futuro della professione, il 27 marzo presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano.

Il 27 marzo, grazie all’iniziativa di Fabio Battaglia ex presidente dell’Ordine di Arezzo, sono stato invitato a discutere con alcuni amici sul futuro della professione.

Un futuro che si giocherà tra specializzazioni necessarie e adempimenti incombenti, tra pressioni del mercato e regole deontologiche, tra riforme normative e innovazione tecnologica.

E’ un momento di riflessione che credo sarà molto utile per testare nuove idee, ascoltare critiche costruttive e trovare nuovi spunti sul futuro di una professione oggi più che mai al centro dello scenario economico del Paese con tutti i vantaggi e tutte le contraddizioni che questo comporta.

Mi auguro di vedere una ampia partecipazione dei colleghi ma soprattutto di studenti e praticanti, i più interessati e sicuramente i più stimolanti nel confronto. Abbiamo bisogno di idee nuove, di nuovi rapporti con imprese e Ministero/Agenzia delle Entrate.

Innovare per riscoprire la tradizione

Affronterò il tema dell’innovazione nei servizi professionali, in maniera strana in realtà, ricordando quanto l’innovazione se ben gestita non dovrà far altro che recuperare la tradizione.

I fondamenti della nostra professione sono troppo spesso dimenticati sull’altare delle mille scadenze. Tema a me molto caro e già affrontato in passato: La consapevolezza di dovere molto a molti. Ma a qualcuno di più.

Non nascondo di aver provato una forte emozione nel rendermi conto che gran parte dell’innovazione che pensavo di aver portato in Studio altro non è che una riscoperta dei valori fondamentali, certo aggiornati, di una tradizione che nonostante una discontinuità traumatica è riuscita a tramandarsi di padre in figlio.

Convegno del 27 marzo

Vi aspetto quindi, per chi fosse interessato, al Convegno sul futuro della professione, il 27 marzo presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano. Sul sito dell’ ODCEC tutti i dettagli e la consueta comunicazione istituzionale.

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Rent to buy di azienda

Rent to buy di azienda

L’innovativa formula contrattuale di rent to buy di azienda è stata presentata dal Notariato come risultato di una ricerca promossa dalla Fondazione Italiana del Notariato, in collaborazione con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dal Dipartimento di scienze giuridiche dell’ Università di Firenze, con l’obiettivo di proporre il modello del rent to buy, regolamentato dal legislatore nel 2014 per il settore immobiliare, anche al trasferimento di azienda.

Il rent to buy di azienda consentirebbe attraverso il collegamento tra due contratti (in genere affitto di azienda e preliminare di cessione di azienda) di entrare subito nel godimento dei beni dell’azienda, inizialmente in affitto con pagamento di un canone periodico (fase “rent”), e successivamente diventarne proprietari (fase “buy”) in un periodo di tempo prefissato attraverso l’acquisto vero e proprio e il pagamento del relativo prezzo, dal quale vengono scomputati, in tutto o in parte, i canoni pagati in precedenza.

Vantaggi per chi compra:

  • si ottiene il godimento dei beni dell’azienda senza corrispondere fin da subito l’intero prezzo;
  • si ottiene più facilmente un finanziamento al momento dell’acquisto per il minor importo del prezzo ancora dovuto, in considerazione di quanto anticipato con i canoni.

Vantaggi per chi vende:

  • si facilita l’alienazione dei beni che altrimenti potrebbero restare privi di acquirenti;
  • si consegue un immediato introito finanziario;
  • si alleggeriscono i costi di gestione, che possono essere addebitati al detentore.

L’operazione, dunque, presenta una serie di profili interessanti sia per le imprese sia per gli istituti finanziatori: la creazione per l’acquirente di uno “storico creditizio”; l’accantonamento di parte di quanto versato per l’affitto d’azienda come acconto prezzo; la possibilità di accantonare ulteriore liquidità con il proprio lavoro per l’acquisto finale; la posticipazione di tutti i costi e le imposte; la possibilità di vendere la propria azienda cedendo i contratti.

Per approfondire

Per scaricare lo studio: http://elibrary.fondazionenotariato.it/indice.asp?pub=54&mn=3

 

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Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Piano Industria 4.0 è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.

La quarta rivoluzione industriale

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, questa nuova rivoluzione industriale si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per:

  • ottimizzare i processi produttivi
  • supportare i processi di automazione industriale
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.

I nuovi processi produttivi si basano in particolare su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali
  • meccatronica
  • robotica
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha pubblicato sul suo sito una Guida dedicata agli strumenti attuativi del “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020”. La Guida è disponibile in formato PDF, consultabile direttamente online o scaricabile, e in formato testo, con schede su ciascuna delle principali 9 misure del Piano:

– Iperammortamento e Superammortamento

– Nuova Sabatini

– Credito d’Imposta R&S

– Patent Box

– Startup Innovative e PMI innovative

– Fondo di Garanzia

– ACE (Aiuto alla Crescita Economica)

– IRES, IRI e Contabilità per cassa

– Salario di Produttività

Saper cogliere questa sfida, però, non riguarda solo il Governo, ma riguarda soprattutto gli imprenditori per questo riteniamo utile diffondere questa breve guida .

Scarica la guida

Puoi scaricare qui la breve guida del MISE sulle agevolazioni all’innovazione.

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Master su valutazione di azienda ed operazioni straordinarie

Master su valutazione di azienda ed operazioni straordinarie

Riproponiamo anche quest’anno il Master su Perizie di stima e valutazione di azienda ma con una formula ampliata e rinnovata e con il supporto di un nuovo editore: Euroconference. Tre giornate piene per analizzare una tra le più interessanti specializzazioni della professione di Dottore Commercialista, quella che più caratterizza il nostro Studio.

Presentazione

Il percorso è indirizzato a quanti vogliono approfondire l’applicazione della valutazione d’azienda nelle principali operazioni di finanza straordinaria. I Principi Italiani di Valutazione hanno contribuito da una parte a rafforzare i confini di una specializzazione sempre più caratterizzante la nostra professione, dall’altra ad aumentare i rischi e le responsabilità per l’esperto. Per questo è necessaria una maggiore preparazione professionale come più volte sottolineato anche dal CNDCEC. Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.

Programma

Il programma del Master su valutazione di azienda ed operazioni straordinarie organizzato insieme ad Euroconference.

I Incontro

  • Il nuovo scenario economico e normativo in cui opera il professionista, le operazioni di M&A e la creazione di valore per il cliente
  • L’ impatto dei PIV sulla valutazione di azienda, sulla figura del perito ed i maggiori rischi professionali
  • La predisposizione dell’incarico professionale tra limitazione della responsabilità e doveri di trasparenza nei confronti del cliente
  • La valutazione sull’attendibilità della base informativa e l’attività di due diligence

II Incontro

  • Individuazione e definizione del perimetro delle aziende/rami da valutare
  • La scelta del metodo di valutazione
  • Analisi dei principali metodi di valutazione di azienda
  • Principali criticità valutative
  • La valutazione delle partecipazioni sociali
  • Analisi e commento di una perizia di stima (Caso pratico)

III Incontro

  • La valutazione di azienda nelle principali operazioni straordinarie, analisi della normativa civilistica
  • La valutazione nel recesso del socio
  • La valutazione di aziende in crisi ed analisi delle linee guida
  • La redazione e verifica delle ipotesi alla base di un piano aziendale di risanamento (Caso pratico)
  • Cenni sulla responsabilità dell’esperto

Città e date

Bologna 1 giornata 14-mar
  2 giornata 29-mar
  3 giornata 10-apr
Milano 1 giornata 15-mar
  2 giornata 28-mar
  3 giornata 11-apr
     
Verona 1 giornata 16-mar
  2 giornata 30-mar
  3 giornata 12-apr

Programma completo

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Note a margine su una ipotesi di fusione tra Studi

Note a margine su una ipotesi di fusione tra Studi

Il nostro Studio ha ricevuto recentemente una interessante proposta di fusione con altri studi professionali. Non è la prima volta, anzi, ultimamente ne stiamo ricevendo diverse a dimostrazione che:

  • Il nostro Studio viene ritenuto non solo dai clienti (fortunatamente) ma anche dal mondo professionale (ci lusinga doppiamente vista l’alta competenza tecnica degli interlocutori) una realtà interessante ed affidabile;
  • Il tema della “dimensione” aziendale è un tema forte da affrontare con obiettività e coraggio.

Come in un ideale zibaldone butto giù qualche riflessione (più ad uso interno e che quindi al lettore più attento potrà risultare incompleta e/o banale) che non ha pretese di rivelare alcun chè ma semmai di costituire l’ossatura per una prima check list. Molti dei temi qui abbozzati derivano dalla mia esperienza professionale sull’ M&A aziendale e quindi sono concetti banalmente utilizzabili anche per fusioni tra imprese e da li mutuati.

Riordinare le idee mi è utile anche in previsione di una prossima tavola rotonda sul futuro della professione che dovrebbe essere organizzata dall’Ordine di Milano in cui proverò a portare qualche idea in un aperto e curioso confronto.

Lo scenario

Il settore della consulenza alle imprese è in forte trasformazione. Una veloce analisi di quanto avviene nel settore bancario può dare una idea di quanto accadrà anche nel nostro settore. Nei prossimi anni aumenterà il bisogno di consulenza di valore mentre le attività ordinarie (contabilità, dichiarazioni, ecc) dovrebbero venire maggiormente automatizzate. I tempi ed i modi dipendono dal mercato (bene) ma purtroppo anche dalla Pubblica Amministrazione e dalle normetive fiscali e di settore (purtroppo). Il rischio è rimanere a lungo a metà del guado e non riuscire ad avere una previsione affidabile di quanto accadrà.

Sicuramente il cambiamento sarà profondissimo e ci auguriamo veloce. Siamo convinti che il futuro valorizzerà le nostre competenze e ci aiuterà a risolvere qualche complessità organizzativa che subiamo da una legislazione non sempre a favore di impresa. Siamo ottimisti anche se sappiamo che il percorso sarà faticoso.

La nostra dimensione “variabile”

Oggi il nostro Studio ha un perimetro organizzativo variabile, comprendendo anche uno studio legale ed un paio di studio commerciali con cui collaboriamo da anni in network, che ci consente di adattare la nostra dimensione in maniera flessibile al mercato. Ci consente di essere molto veloci e reattivi, anche se indubbiamente ci costa fatica. La nostra dimensione di Studio dovrà crescere? Probabilmente, ci stiamo lavorando per linee interne (anche quest’anno abbiano inserito una nuova bravissima risorsa) e forse potremmo pensare ad altre soluzioni più strutturate ma solo sulla base di un progetto chiaro e su uno scenario di mercato condiviso. Probabilmente nel breve sarà necessario strutturare e formalizzare maggiormente le relazioni con il network.

È necessario imparare a star composti a tavola

Molto spesso iniziare un percorso verso una fusione significa per quanto mi riguarda, come dico spesso, “imparare a star composti a tavola”. Saper offrire un buon servizio non necessariamente significa essere capaci di integrarsi facilmente con altre strutture professionali. Questa è una sfida che da tempo ci poniamo, su cui abbiamo lavorato parecchio (mai abbastanza) e su cui c’è ancora molto da fare. La strada però è segnata (lavoriamo integrati in un network professionale da sempre e fa parte del nostro DNA di Studio) e condivisa. E’ un importante fattore di attrattività del nostro Studio.

Identità e progetto

Il nostro Studio ha una identità forte. Entrare a far parte di una struttura più ampia è possibile e vantaggioso se e solo se il progetto sarà altrettanto forte ed innovativo. Ricordo le prime lezioni in Bocconi a parlare di ASA (aree strategiche di affari). Sorridendo idealmente riapro gli appunti di venticinque anni fa e li ritrascrivo qui:

  • Quale cliente ideale?
  • Quali servizi/prodotti? Come industrializzarne i processi? Come proporre le competenze?
  • Quali mercati?
  • Quali tecnologie?
  • Quale area geografica servire?

Non è facile ridefinire un progetto coerente basato su uno scenario di mercato instabile ma è straordinariamente avvincente. Di certo entro pochi anni le leve competitive saranno differenti e dovremo essere capaci di calvalcarle. Una sfida che mi appassiona moltissimo.

Idealmente si tratta di lavorare alla creazione di una startup di servizi professionali. Un lavoro non banale e tutt’altro che facile e veloce.

Cultura aziendale e resistenze organizzative

In tutte le fusioni è necessario inoltre analizzare con attenzione la componente culturale aziendale, l’individualismo, la capacità di lavorare ad un progetto di lungo periodo. Temi da non sottovalutare e da affrontare con la giusta attenzione.

Sede fisica

Come deve essere strutturata una sede fisica? Quanto conta? Dove? Quali valori deve far trasparire?

La risposta è che conta ma che deve essere coerente alla proposta di servizio, alla tipologia di cliente ed alle modalità di erogazione (quanto lavoriamo dal cliente e quanto lui viene da noi?).

Ricordo una interessante conversazione con Giuseppe laScala, fondatore dell’importante studio legale, sul tema a margine di un bel convegno organizzato da loro lo scorso anno. Certamente oggi le nuove tecnologie ci aiutano moltissimo. Paradossalmente ormai (estremizzo ma non troppo) i limiti dell’area geografica di riferimento sono più un problema di banda.

Struttura giuridica

Un tema complesso che menziono solo per evidenziare l’inadeguatezza degli attuali modelli giuridici.

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