Giovani pirati, l’isola del tesoro ed una flottiglia di pedalò

Giovani pirati, l’isola del tesoro ed una flottiglia di pedalò

Ovvero le vacanze oziose di un ozioso, il nostro augurio di una buona vacanza.

Mancano pochi giorni alle tanto sospirate vacanze. E’ terminato un altro anno (scolastico). Un anno fatto di progetti, incontri, storie ma soprattutto persone. La tradizione vorrebbe che vi parlassi di noi, di #progetto1849, di quello che tutti insieme abbiamo costruito e di quello che abbiamo in progetto di costruire.

Era tutto già pronto ma ieri ho ricevuto una telefonata fatta di emozioni e di urgenza di raccontare e condividere. E tutto mi è parso improvvisamente noioso.

Vi parlerò quindi dei progetti di un bimbo, dell’invasione di un isola, di una decina di pirati dai 3 ai 10 anni di età e di una piccola flottiglia di pedalò.

Pare che #panatino abbia convinto la mamma ad organizzare una spedizione in flottiglia ( almeno 4 o 5 pedalò, sembra requisiti in questi giorni dalle spiagge limitrofe) per raggiungere con i suoi amichetti l’isola dei pirati ( praticamente difronte ai nostri bagni).

Sogni, progetti ed emozioni ben più intensi di quelli di noi adulti che finalmente in estate riescono più facilmente a contagiarci guadagnandosi la priorità su tutto. Regalandoci un sorriso e tutta l’invidia di non essere li a condividere l’impresa.

Credo che questo sia il modo migliore di augurarvi ed augurarci buone vacanze, quelle che da sempre preferisco, “le vacanze oziose di un ozioso” rubando il titolo ad un delizioso libretto di Jerome K. Jerome che come ogni estate farà parte delle mie letture (o riletture) estive.

Buone vacanze a tutti.

Solo Marchionne ovvero c’è stato un tempo in cui si tifava per chi fa impresa

Solo Marchionne ovvero c’è stato un tempo in cui si tifava per chi fa impresa

Mi hanno molto colpito le notizie di questi giorni su Marchionne. Forse anche il tenore di certi commenti ma come accade a persone che stimi alla fine ti isoli dal rumore di fondo e ti concentri di più sul fascino della loro personalità.

La notizia della malattia mi ha fatto capire quanto poche siano le figure di imprenditori o manager eccellenti nel nostro Paese rispetto a qualche anno fa.

Certo non erano tutte rose e fiori e certamente ai tempi senza internet c’era un maggior controllo della notizia e quindi del “culto della personalità” ma se oggi ci interroghiamo sul valore di Marchionne ieri tra noi giovani bocconiani il tifo era equamente distribuito tra De Benedetti (mi scuso se non ho scritto in maniera corretta il cognome ma mi sono perso nei cambiamenti…), Agnelli, Berlusconi e l’inarrivabile Raul Gardini.

Poi se vogliamo possiamo aggiungere Del Vecchio, Caprotti, Benetton e l’invincibile armata degli stilisti: Armani, Versace, Missoni, Dolce & Gabbana, ecc. Ma non brillavano come il magico quartetto.

Molte luci, moltissime ombre con il senno di poi, certamente però erano esempi con cui confrontarsi, eroi di imprese che tutti abbiamo seguito. Non parlo di analisi razionale. Proprio di tifo.

Oggi resta solo Marchionne. Forse altri nomi si possono aggiungere ma senza la stessa epica.

E questo dovrebbe far riflettere sulla difficoltà di ricambio di classe dirigente e sulle scarse opportunità di mobilità sociale.

Solo.

 

Ho letto molti articoli sull’epopea FCA e a suo tempo diversi libri. Mi ha sempre affascinato la strategia fatta con elementi poveri, le alleanze per sopperire alla mancanza di progetti e di investimenti. Tra le tante cose lette qualche frase celebre tra cui:

“La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La collective guilt, la responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo“, Marchionne.

Solo

 

E giusto qualche giorno fa suggerivo ad un amico regista teatrale, che ha la pazienza di sopportare le mie invasioni in campi che non mi competono, di esplorare nei suoi Album la solitudine del leader, di chi fa impresa. Alessandro Magno, Napoleone, Cesare…. Forse potevamo osare qualche nome più vicino ai nostri tempi. L’idea però era chiara. Se vogliamo avvicinare al teatro chi fa impresa dobbiamo parlare di genio ma anche di solitudine dell’imprenditore.

Solo

 

Forse dovremmo provare a non lasciare solo chi fa impresa sia esso imprenditore sia esso manager. Dovremmo provare a crederci un po’ di più, a liberarlo. Perché realizzare un progetto è entusiasmante e l’entusiasmo cosi come la ricchezza o quanto meno il benessere sono contagiosi. Come l’invidia purtroppo.

 

Per approfondire, la lettera che inviava ai nuovi assunti

Cara Collega,

Esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano. Le fanno accadere. Non dimenticano i propri sogni nel cassetto, li tengono stretti in pugno. Si gettano nella mischia, assaporano il rischio, lasciano la propria impronta. È un mondo in cui ogni nuovo giorno e ogni nuova sfida regalano l’opportunità di creare un futuro migliore. Chi abita in quel luogo, non vive mai lo stesso giorno due volte, perché sa che è sempre possibile migliorare qualcosa.

Le persone, là, sentono di appartenere a quel mondo eccezionale almeno quanto esso appartiene loro. Lo portano in vita con il loro lavoro, lo modellano con il loro talento. V’imprimono, in modo indelebile, i propri valori. Forse non sarò un mondo perfetto e di sicuro non è facile. Nessuno sta seduto in disparte e il ritmo può essere frenetico, perché questa gente è appassionata – intensamente appassionata – a quello che fa. Chi sceglie di abitare là è perché crede che assumersi delle responsabilità dia un significato più profondo al proprio lavoro e alla propria vita.

Benvenuta in quel mondo

Benvenuta in Fiat Chrysler Automobiles

Sergio Marchionne

Chief Executive Officer

L’industria del design e la pura essenza PMI.

L’industria del design e la pura essenza PMI.

Questa intervista divertente ma molto ben fatta rappresenta un concentrato di quello che dovrebbe essere una PMI dinamica e definisce un modello con cui confrontarsi. 

Mi è capitato per caso di imbattermi in questo video. Solitamente lo confesso non guardo i video, occorre troppo tempo rispetto alla più veloce lettura del testo. Complice la stanchezza accumulata al termine di una importante scadenza ho dapprima passivamente ascoltato questa intervista di Nicola Porro a Daniele Lago e Gianluca Mollura salvo poi appassionarmene.

Focalizzazione, tecnica e simpatia

Questa intervista invece mi ha subito affascinato per diversi motivi:

  • il mondo del design è costante fonte di ispirazione;
  • conosco la storia di Lago ed ero incusiosito da quella di Mollura;
  • i protagonisti sono obiettivamente simpatici;
  • è tecnicamente ben fatta.

La pura essenza dell’essere PMI

Temevo il solito racconto autoreferenziale invece questa intervista contiene la pura essenza dell’essere PMI.

Addirittura la pura essenza della PMI dinamica per come più volte ho cercato di definirla.

In qualche modo ci siamo anche noi, il nostro percorso ed il nostro costante tentativo di ascoltare e comprendere l’impresa nei suoi cambiamenti.

Viva la mamma

C’è tutto dicevo:

  • la mamma (straordinario il ritratto di Mollura);
  • il passaggio generazionale;
  • la famiglia ed il tema della delega;
  • il rapporto complicato manager/imprenditore;
  • le persone e la creazione del gruppo;
  • la forza e l’orgoglio del prodotto;
  • la forza del territorio (anche se in maniera diversa);
  • la cultura del made in Italy.

PS: forse questa intervista ci piace tanto perché anche noi abbiamo una mamma straordinaria e molto simile.

Per approfondire

Complimenti a Pambianco per aver realizzato un bel momento per chi fa impresa: L’industria del design tra digitale e internazionalizzazione – Tavola rotonda: Daniele Lago e Gianluca Mollura

L’industria del design tra digitale e internazionalizzazione – Tavola rotonda: Daniele Lago e Gianluca Mollura from PAMBIANCO TV on Vimeo.

 

La Banca Commerciale Italiana, alcuni ricordi e le precisazioni di uno storico.

La Banca Commerciale Italiana, alcuni ricordi e le precisazioni di uno storico.

Banca Commerciale italiana, ci passo davanti tutte le mattine per raggiungere lo Studio attraversando Brera.
La vecchia COMIT fa un po’ parte della storia di famiglia. Il mio bisnonno faceva parte della sua alta dirigenza ed al liceo alcuni suoi locali ospitavano le riunioni di noi giovani liberali.
Ricordo molto chiaramente i giorni della fusione con Intesa.
Ai tempi facevo pratica da un ex professore della Bocconi che ne era stato dipendente in gioventù. Il suo studio era cliente di entrambe le banche, due filiali poste una di fronte all’altra.
Ed in quei giorni in cui la finanza cattolica si mangiava la finanza laica noi non avevamo dubbi da che parte stare e facevamo silenziosamente il tifo per un mondo che non c’è più.
Perché c’è stato un tempo in cui le imprese erano istituzioni ed il senso di appartenenza ad un certo mondo di valori era fortissimo.

La Pirelli fu un’altra grande impresa che intrecciò il suo destino con quello della mia famiglia ma questa è un’altra storia…. (Storie per il #panatino)

Questo mio pensiero su Facebook dello scorso sabato è stato completato da alcune precisazioni del Prof. Roverato che raccolgo qui per riproporvele e perché sarebbe un peccato lasciare che si perdano nel web. Si parla spesso male dei social ma se ben usati possono diventare una importante occasione di apprendimento o almeno questo si sono dimostrati per me.

Ottimo, gentile Andrea, preparare il #panatino alla “grande” storia: perché quella della COMIT è la storia della modernizzazione del nostro paese, e della sua trasformazione in uno dei grandi player dell’industria manifatturiera mondiale. Che continua ad essere tale, nonostante le nostre contraddizioni e il pessimo (e dilettantistico) ceto politico che, ahimè!, ci ritroviamo.
Due sole annotazioni, anzi tre, a quanto lei scrive, e ai commenti che si sono uniti alle sue parole:

  1. Raffaele Mattioli, banchiere umanista e uomo di raffinata cultura, più che un liberale fu un autentico spirito libero, come dimostrano il suo antifascismo (partecipò alla redazione del manifesto del Partito d’Azione), i suoi rapporti (più intellettuali che politici) con Palmiro Togliatti, la preservazione nei forzieri della Banca dei “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci che la polizia mussoliniana voleva distruggere, l’amicizia con l’economista Piero Sraffa, a lungo collaboratore di John Maynard Keynes ed autore, nel 1960, del fondamentale saggio “Produzione di merci a mezzo di merci”, in cui egli demoliva i principali assunti teorici delle teorie marginalistiche. Di Mattei, e della scommessa che Mattioli fece su quel controverso personaggio: Mattioli intuì che l’iea-business del Commissario liquidatore dell’Agip (puntare sulle risorse energetiche per avviare la ricostruzione di un paese sconfitto, e minato nelle sue infrastrutture) poteva essere una idea vincente: a distanza di così tanti anni, e con il ruolo che l’Eni svolge nel mondo, direi che Mattioli vide giusto, e che Mattei si rivelò un imprenditore pubblico di estrema lungimiranza. Del quale non posso apprezzare il modo disinvolo con il quale comprava il consenso dei politici perché non si opponessero alla crescita esponenzale dell’Eni, ma di cui apprezzo invece la caparbietà con cui costruì le radici dell’unica vera grande impresa globale che ha oggi l’Italia, e che dà oggi molto filo da torcere ai suoi principali competitors. Mattei era un grande corruttore, sì, ma aveva la visione d’insieme dell’imprenditore, in questo caso pubblico, che sa guardare lontano: una “visione” vincente, e fu per questo, forse, che – pur non essendoci sentenze che ci diano certezze in tal senso – egli morì nell’esplosione del suo aereo.

  2. Francesco Cingano fu il degno continuatore di Mattioli e, come lei ricorda, colui che portò la Comit fuori dalle secche in cui l’aveva ridotta Stammati. Mi permetto di linkarle un bel profilo, che riguarda anche Mattioli, scritto nel 2013 da Ferruccio De Bortoli.

  3. Finanza cattolica vs finanza laica, con la vittoria della prima. E se invece di chiamarla cattolica la chiamassimo finanza democristiana? già, perché se la DC è morta e sepolta, la finanza di cui si essa si impossessò grazie alle grandi Casse di Risparmio (in primis la Cariplo), è viva e vegeta! Nei giorni scorsi si è svolta, presente Mattarella, l’Assemblea dell’ACRI-Associazione delle Casse di Risparmio e Fondazioni Bancarie. Presidente di tale Associazione ne è Giuseppe Guzzetti, un democratico cristiano di lungo corso, più che ottuagenario e al suo ennesimo mandato, nonché magna pars della Fondazione Cariplo. Le Fondazioni controllano sia Banca Intesa che Unicredit, E un ex-Presidente del Consiglio ebbe l’improntitudine di affermare l’altr’anno (a margine delle polemiche sul crollo delle Popolari Venete, i cui asset, depurati dalle enormi sofferenze, furono poi “regalate” per 1 euro a Banca Intesa) che il suo Governo aveva buttato la politica fuori dalle banche! Peccato che i vertici delle Fondazioni, che controllano Intesa e Unicredit, ovvero le due principali banche del paese, siano in gran parte espressione della politica locale….

 

Credito di imposta ricerca e sviluppo in caso di operazioni straordinarie

Credito d’imposta ricerca e sviluppo in caso di operazioni straordinarie

Con la circolare n.10/E del 16 maggio 2018 l’Agenzia delle entrate, d’intesa con il ministero dello Sviluppo economico (Mise), interviene nuovamente in tema di credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, analizzando in maniera organica i riflessi prodotti dalle operazioni di riorganizzazione aziendale sull’applicazione della disciplina agevolativa, anche alla luce delle problematiche trattate in sede di risposta a numerose istanze di interpello.

Investimenti in attività di ricerca e sviluppo

L’agevolazione consiste in un credito d’imposta riconosciuto a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Credito di imposta al 50%

Il credito è commisurato, per ciascuno dei periodi di imposta agevolati, al 50% dell’eccedenza degli investimenti effettuati rispetto alla media degli investimenti realizzati nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due precedenti.

Sono agevolabili le spese connesse agli investimenti in attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale rappresentate dai costi per il personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo, per contratti di ricerca contratti di ricerca “extra-muros”, stipulati con università, enti di ricerca, imprese e start-up innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio e spese relative a competenze tecniche e privative industriali.

Soglia minima di investimento e massimale annuo

Il credito è riconosciuto a condizione che nel periodo di imposta in cui si intende beneficiare dell’agevolazione siano state sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo rientranti tra quelle ammissibili di importo almeno pari a 30mila euro (“soglia minima di investimento”). L’importo massimo annuale del credito di imposta spettante a ciascun beneficiario è pari a 20 milioni di euro (massimale annuo).

Tabella di sintesi

Riportiamo una interessante tabella di sintesi delle modalità di calcolo del credito di imposta ricerca e sviluppo in caso di operazioni straordinarie contenuta in un utile approfondimento di FiscoOggi.

Operazione effettuata in un periodo rilevante ai fini della media
(2012-2014)
Operazione effettuata in un periodo agevolato
(2015-2020)
OPERAZIONE COSTI RILEVANTI PER LA MEDIA MEDIA DI RIFERIMENTO COSTI DI ESERCIZIO
Trasformazione interruttiva del periodo di imposta si sommano il soggetto risultante dall’operazione “eredita” la media del soggetto trasformato;
nei periodi ante e post operazione la media va ragguagliata alla durata degli stessi
ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
ATTENZIONE
la somma dei crediti spettanti nei periodi ante e post operazione  deve essere uguale all’importo del credito che sarebbe maturato in assenza della trasformazione
Fusione retrodatata si sommano trasferita e  sommata con quella dell’incorporante rilevano in capo all’incorporante
Fusione non retrodatata si sommano trasferita e sommata con quella dell’incorporante; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media dell’incorporata deve essere ragguagliata alla durata del periodo ante-fusione; la restante parte di  media deve essere assunta dall’incorporante ai fini del calcolo del proprio credito di imposta per il periodo di imposta nel corso del quale viene effettuata l’operazione ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Scissione parziale si trasferiscono alle beneficiarie e/o alla scissa in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente;  per il periodo in corso alla data dell’operazione la media della scissa  deve essere suddivisa tra scissa e beneficiarie ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Scissione totale non retrodatata si trasferiscono alle beneficiarie in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media della scissa  deve essere suddivisa tra scissa e beneficiarie ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Scissione totale retrodatata si trasferiscono alle beneficiarie in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente e sommata all’eventuale media delle beneficiarie agevolati sulle beneficiarie alle quali vanno attribuiti in base ad un criterio analitico
Conferimento nel gruppo si trasferiscono alla conferitaria in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o ad un  criterio equivalente; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media della conferente deve essere suddivisa tra conferente e conferitaria ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
ATTENZIONE
se entro il periodo di cui all’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 la conferitaria esce dal gruppo, a  decorrere dal periodo di imposta in corso alla data dell’operazione che determina la perdita del controllo la media trasferita alla conferitaria deve essere riassunta dalla conferente
Cessione di azienda nel gruppo si trasferiscono alla cessionaria in base al criterio analitico o ad un criterio equivalente, che approssimi l’analitico, determinato in relazione al caso specifico trasferita in base al criterio analitico o al criterio equivalente; per il periodo in corso alla data dell’operazione la media del cedente deve essere suddivisa tra cedente e cessionaria ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Affitto di azienda nel gruppo si trasferiscono alla locatrice in base al criterio analitico o ad altro criterio equivalente trasferita in base al criterio analitico o ad altro criterio equivalente –  per il periodo in corso alla data dell’operazione la media del locatore deve essere suddivisa con il locatario ciascun soggetto agevola i costi sostenuti
Conferimento, cessione e affitto di azienda extra-gruppo non si ereditano non si trasferisce ciascun soggetto agevola i costi sostenuti

Report sui distretti industriali italiani

Report sui distretti industriali italiani

Il report sui distretti industriali di Intesa San Paolo evidenzia che nel 2016 le imprese distrettuali hanno registrato un nuovo aumento del fatturato, salito dell’1,8% a prezzi correnti.

Sono stati toccati livelli record: nei distretti la crescita tra il 2008 e il 2016 è stata pari al 10,2%, quattro punti percentuali in più rispetto alle aree non distrettuali.

Si è poi rafforzata la redditività complessiva (misurata dal ROE) che si è portata al 7,2%. Le stime indicano che nel 2017 la fase di ripresa dei distretti si è intensificata (+2,8%), interessando tutte le filiere distrettuali.

Le previsioni per il biennio 2018-19 restano positive, evidenziando un ritmo di crescita intorno al 2,9% in media d’anno.

I mercati esteri faranno da traino, mentre il mercato interno potrà dare un buon contributo, soprattutto alla filiera metalmeccanica.

Svettano alcuni distretti e, in particolare, l’occhialeria di Belluno, la gomma del Sebino Bergamasco e il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene.

Punti di forza dei distretti industriali

Più elementi portano a pensare che i distretti industriali possano continuare a essere un punto di forza dell’economia italiana:

  • la buona capacità di reazione alla crisi degli ultimi anni, che ha restituito un tessuto produttivo più forte e competitivo, con l’uscita dal mercato degli operatori più deboli e il rafforzamento della struttura dimensionale, accompagnati da una diffusione crescente di marchi registrati a livello internazionale, brevetti e certificazioni ambientali e di qualità.
  • L’elevata propensione a servire mercati esteri sempre più lontani e ad alto potenziale: la distanza media delle esportazioni distrettuali è aumentata in tutti i settori (+400 km circa a livello complessivo).
  • La crescente presenza all’estero con filiali produttive e commerciali da parte delle imprese leader distrettuali, con l’obiettivo di rafforzare la loro piattaforma distributiva e di ampliare la gamma produttiva.
  • Il ritorno in Italia di produzioni precedentemente esternalizzate e il buon interesse degli investitori esteri verso gli asset distrettuali italiani.
  • L’eccellenza di alcune filiere distrettuali italiane, in particolare agro-alimentare e meccanica, presenti nella classifica delle migliori aree distrettuali con 6 e 7 distretti rispettivamente.
  • La dinamicità dei distretti agro-alimentari, che sfruttano il know how e la forza commerciale delle produzioni DOP e IGP italiane (all’interno dei distretti il 72% delle aziende appartiene a un’area a Indicazione Geografica).
  • La capacità delle imprese della meccanica, spesso localizzate nei distretti, di offrire macchinari avanzati. La quota di imprese italiane della meccanica che produce macchinari 4.0 è pari al 69%; la concorrenza estera non è molto distante (74%).
  • Il forte legame tra filiera ICT e imprese della meccanica: il 60% delle imprese della meccanica nell’ultimo anno ha fatto acquisti di tecnologia ICT da fornitori localizzati in Italia, con punte dell’80% tra le imprese di dimensioni medio-grandi.
  • Lo sviluppo in prossimità dei territori distrettuali di poli ICT, altamente dinamici e in grado di fornire tecnologia. Nei poli ICT di Milano, del Veneto e di Bologna e Modena la distanza media degli scambi tra fornitori e acquirenti di tecnologia è bassa, mostrando così relazioni molto strette fra attori appartenenti alla stessa area.
  • La presenza nei distretti di imprese giovanili in forte crescita e in grado di garantire un ricambio generazionale. Un’impresa su dieci è giovanile, con punte del 15,5% nel Mezzogiorno e intorno al 20% nella metalmeccanica e nel sistema moda.
  • La nascita di nuove specializzazioni “distrettuali”. E’ questo il caso della cosmesi, concentrata in alcune province lombarde e competitiva grazie a un mix di fattori: qualità, creatività, design e vicinanza a fornitori di packaging, essenze e macchinari.

Per approfondire

Scarica le monografie di Intesa SanPaolo sui distretti industriali italiani

 

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

Si è appena concluso il nostro Master di specializzazione in perizie di stima e valutazione di azienda nelle operazioni straordinarie realizzato in collaborazione con Euroconference.

Uno dei temi che mi è più caro e che ho affrontato con i partecipanti è l’analisi del settore dell’impresa da valutare. In particolar modo (sembra banale lo so) proprio l’ identificazione del settore in cui l’azienda opera. Questo è un esercizio che mi ritrovo a fare anche nella consulenza ordinaria in un ampio confronto con l’imprenditore ragionando su strategie e prospettive di crescita.

Perché valutare una azienda significa prima di tutto misurare la creazione di valore.

Quanto conta il controllo dei costi?

Troppo spesso ci si concentra sul controllo dei costi quando il primo problema da affrontare è verificare la sostenibilità del Business Model.

Spesso analizzare i costi è rassicurante, ti sembra di cambiare tutto ma in realtà cerchi solo di fare meglio quello che già facevi prima.

Rischi di cambiare tutto per non cambiare niente (non sempre ovviamente, la mia affermazione contiene una sana provocazione)

Senza capire in quale settore operi è difficile ( se non del tutto inutile) monitorare i costi.

Costi che oltretutto dopo una crisi cosi lunga sono già solitamente sotto controllo o soggetti a rigidità di mercato.

Oggi paradossalmente bisognerebbe parlare di controllo degli investimenti e del ritorno sugli investimenti stessi.

Il restartup inizia con la comprensione del settore in cui si opera.

In questi ultimi anni il nostro Studio sta lavorando molto sul tema del restartup, ovvero della discontinuità strategica in azienda.

Il tema lo stiamo affrontando anche in prima persona partecipando da diversi mesi ormai ad un progetto di ricerca dell’Università Bocconi.

A volte veniamo chiamati per assistere l’imprenditore in operazioni già definite:

  • M&A per ridefinire la dimensione aziendale;
  • Cessione di partecipazioni o di azienda per uscire da un business complicato;
  • Passaggio generazionale;
  • Piani di ristrutturazione aziendale.

Altre volte ci confrontiamo con l’imprenditore in maniera informale per provare a ridisegnare l’impresa, per provare a ripartire da un foglio bianco la cui unica bussola è il mercato per traghettare l’azienda verso quello che dovrebbe essere ed oggi ancora non è (situazione molto frequente anche per imprese sane e dinamiche in cui l’imprenditore non si accontenta e tende a voler spostare l’asticella sempre un po’ più in alto).

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

E’ una sfida complicata sia aziendale sia molto spesso personale soprattutto in una PMI familiare (family business).

E’ una sfida che parte proprio dalla comprensione del mercato in cui si vuole competere.

Soprattutto in un mondo in cui i mercati vengono ridefiniti molto di frequente e si contaminano ibridandosi.

Le caratteristiche delle PMI dinamiche

Quali sono le caratteristiche di queste PMI dinamiche? Le abbiamo già evidenziate in un precedente contributo per Econopoly de IlSole24Ore e non sembrano poi molto dissimili da quelle delle startup:

1 – Velocità di esecuzione per competere;

2 – Apertura a nuovi soci ed investitori;

3 – Curiosità a cui si accompagnano importanti competenze interne ed un forte bisogno formativo;

4 – La necessità di mettere in discussione il tradizionale business model;

5 – La partnership con università e centri di ricerca;

7 – Innovazione di prodotto o di processo (open innovation, Industry 4.0, ecc);

8 – La tensione verso una crescita dimensionale interna o esterna diventando attori attivi o passivi di M&A.

La rivincita di chi fa impresa

In questi ultimi anni tocca ai professionisti avvertire la crisi. La categoria viene “un po’ portata a spasso “ da vari player del settore, più capaci di altri a sfruttare il disorientamento monetizzando.

Se partecipassero a qualche evento sul futuro della professione gli imprenditori avrebbero di che sorridere dopo anni passati a sopportare professionisti saccenti pronti a pontificare sulla crisi altrui.

Mentre quasi tutti i consulenti di gestione dello Studio pongono una forte attenzione su procedure e taglio costi io pongo ( spesso anche a me stesso) sempre la seguente domanda:

Facile dire che sei un commercialista ma operi nei servizi o nella consulenza? Definito chi sei e quale è il tuo mercato (identità), strategia, procedure e struttura dei costi rappresentano solo (ma non è poco) un problema di coerenza.

 

Master di specializzazione in Perizie di Stima

Master di specializzazione in Perizie di Stima

Torna anche quest’ anno il nostro Master di Specializzazione in Perizie di Stima proposto in collaborazione con Euroconference: LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE

Il percorso è indirizzato a quanti vogliono approfondire l’applicazione della valutazione d’azienda nelle principali operazioni di finanza straordinaria.

I Principi Italiani di Valutazione hanno contribuito da una parte a rafforzare i confini di una specializzazione sempre più caratterizzante la nostra professione, dall’altra ad aumentare i rischi e le responsabilità per l’esperto.

Per questo è necessaria una maggiore preparazione professionale come più volte sottolineato anche dal CNDCEC. Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.

Il mercato M&A in Italia

Secondo una recente ricerca KPMG nel 2017 il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni ha registrato 733 operazioni (-1% rispetto alle 740 del 2016) per un controvalore complessivo pari a circa 41 miliardi di euro (-28% rispetto ai 56 miliardi del 2016).

Se il dato può sembrare ad una prima impressione negativo in realtà è evidente l’aumento delle piccole operazioni di M&A nel nostro Paese cosa che rende decisamente interessante questo mercato per i professionisti.

Si conferma inoltre l’interesse degli investitori esteri verso le aziende italiane.

Sedi e date del Master

Sede Lezione Date
Milano 1 23/03/2018
2 12/04/2018
3 18/04/2018
Roma 1 21/03/2018
2 10/04/2018
3 20/04/2018

Per approfondire

LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato dedicata agli imprenditori. Solo ciò che serve nello spazio di un tweet, progettata da IQUII per chi fa impresa.

Negli ultimi mesi stiamo implementando #progetto1849, il nuovo servizio di advisory  nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi

Seguendo una sfidante tabella di marcia, il progetto restartup raggiunge un altro piccolo traguardo.

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato:

Qui i link dove potete scaricare la app:

Abbiamo deciso di testare un modo diverso per comunicare con gli imprenditori nostri clienti, provando a fornire una informazione più mirata al fare impresa. Lasciando le comunicazioni di carattere più fiscale ed amministrativo alle nostre tradizionali Lettere informative.

Uno strumento che costringe alla sintesi

Quando tempo fa ho letto un post di Fabio Lalli su un nuovo prodotto di IQUII, mi sono subito incuriosito.

Una piattaforma accessibile da mobile progettata per offrire ai dipendenti un sistema di formazione e onboarding aziendale semplice, dinamico e non impegnativo, evitando di dover partecipare a corsi in aula fortemente time consuming.

E’ nata come supporto per la formazione obbligatoria (privacy, sicurezza sul lavoro, ecc) ma mi ha colpito per la versatilità e per il fatto che ci avrebbe per forza di cose costretti alla sintesi. Per fornire informazioni diverse da quelle tradizionalmente veicolate da uno studio professionale abbiamo pensato fosse importante usare uno strumento diverso dalla solita email.

La sfida sui contenuti è impegnativa ma ci appassiona.

Da leggere in ascensore

Obiettivo è quello di fornire poche informazioni, in maniera informale, focalizzate sulle esigenze di chi fa impresa senza rubare tempo.

Qualche spunto da leggere idealmente in ascensore ( una provocazione ma non troppo) o sul frecciarossa.

Nei momenti di pausa direttamente da mobile.

In attesa del prossimo caffè

Quasi un memo in attesa di approfondire davanti ad un buon caffè o ad un aperitivo. Trasformando in un nuovo servizio di advisory ( restartup ) le intuizioni presentate e discusse su Econopoly de ilSole24Ore e formalizzate durante gli ultimi mesi in un percorso nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi.

Vi invitiamo noi

I contenuti dell’app sono riservati ai nostri clienti e agli imprenditori che ne faranno richiesta. Le informazioni saranno di valore nonostante il tono della comunicazione sintetica ed informale. Nelle nostre intenzioni faranno da stimolo ed ausilio a successivi incontri. Una sorta di promemoria informato delle nuove sfide, opportunità e cosa da fare.

Un partner di valore

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, fa parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario.

IQUII si occupa di applicazioni web e mobile, dalla progettazione allo sviluppo fino all’ottimizzazione e all’analisi del comportamento utente. Progetta interfacce e software per tecnologie indossabili e Internet of Things, elabora piani di comunicazione integrata in grado di valorizzare i progetti e i prodotti dei clienti.

Da tempo seguiamo la storia imprenditoriale di Fabio e Mirko e siamo veramente felici che si sia creata la possibilità di collaborare su questo progetto. Da tempo avevamo voglia di averli come partner. Un grazie particolare ad Andrea e Nicolò per la disponibilità ed il rigore con cui ci hanno supportato.

Per scaricare la APP

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato ai seguenti link:

L’importanza di fare ordine, meno e meglio

L’importanza di fare ordine, meno e meglio

Gli ultimi mesi ci hanno regalato parecchie soddisfazioni, confermando che è giusto pianificare ma soprattutto che è giusto a volte essere capaci di chiudere gli occhi e seguire un progetto più ampio fidandoci del nostro istinto.

Nel sito del nostro Studio compare, tra le altre, la foto di una tenda illuminata in piena notte con il claim:

 Non lavoriamo di notte (ma può capitare).

Lo scorso anno è capitato, per dare una mano a qualche cliente come è capitato di affrontare pratiche complicate ma abbiamo comunque avuto la soddisfazione di superare le varie difficoltà che abbiamo incontrato sul nostro cammino.

Come sempre quando ci si guarda indietro si scopre che bisogna approfondire qualche intuizione che nella fretta abbiamo sottovalutato:

  • Il valore della coerenza: ne ho già parlato più volte, è importante in tutto nella strategia, nel percorso formativo, nella scelta del cliente, nell’immagine, ecc;
  • Fare ordine liberandosi delle cose inutili: ridurre l’archivio, ridurre la carta, non accumulare ma razionalizzare;
  • Stabilire le priorità: il nostro motto dovrà essere ” meno e meglio”.
  • Focalizzarsi: un progetto alla volta, pianificare, darsi i tempi, investire su struttura ed organizzazione.

Editoria, pubblicazioni, convegni… da qualche anno ormai (stupendo in alcuni casi editori e colleghi perché rinunciare a fatturato sembra sempre un atto rivoluzionario) seguiamo la regola del “meno e meglio” secondo un piano editoriale di Studio, all’interno di una strategia e di priorità condivise al servizio della qualità della consulenza da servire al cliente che deve essere l’unico vero obiettivo.

Fermandosi a riflettere si liberano energie per tornare a crescere nonostante i mille ostacoli che la burocrazia italiana ci pone ogni giorno.

Complicare è facile,

semplificare é difficile.

Per complicare basta aggiungere,

tutto quello che si vuole:

colori, forme, azioni, decorazioni,

personaggi, ambienti pieni di cose.

Tutti sono capaci di complicare.

Pochi sono capaci di semplificare.

Per semplificare bisogna togliere,

e per togliere bisogna sapere che cosa togliere,

come fa lo scultore quando a colpi di scalpello

toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’é in più.

Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno

una scultura bellissima, come si fa a sapere

dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?

Togliere invece che aggiungere

vuol dire riconoscere l’essenza delle cose

e comunicarle nella loro essenzialità.

Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode….

La semplificazione è il segno dell’intelligenza,

un antico detto cinese dice:

quello che non si può dire in poche parole

non si può dirlo neanche in molte.

Tratto da Verbale Scritto, raccolta di scritti di Bruno Munari

 

Qualche tempo fa ne parlavo proprio con un amico penalista. Ha da poco fondato un nuovo Studio in centro a Milano e mi complimentavo con lui per l’ordine e la serenità che il suo Studio trasmetteva pur essendo impegnato in una causa che lo portava spesso al centro della cronaca nazionale. Colori chiari, arredamento accogliente, luce, tecnologia.

Ora comprendo meglio l’importanza del colore bianco per Apple e la filosofia che ci sta dietro. Dobbiamo anche come professione imparare a vederci ed esser visti diversamente.

La semplificazione è il segno dell’intelligenza

Dobbiamo imparare a fare rete per pianificare prima le procedure e proprio di questo si occuperà il nuovo progetto di cui vi parlerò nei prossimi mesi.

Per semplificare bisogna togliere,

e per togliere bisogna sapere che cosa togliere

Ritrovarsi tra amici per confrontarsi, per approfondire e formalizzare. È un progetto a cui tengo molto e che credo farà piacere a chi ne farà parte ma anche ai lettori che beneficeranno dei frutti.

Togliere invece che aggiungere

vuol dire riconoscere l’essenza delle cose

e comunicarle nella loro essenzialità.

È il primo nostro concreto tentativo di trasformare #progetto1849 in un momento di confronto attivo, sperimentando le nuove tecnologie ed una rete informale aperta a chi ne vorrà far parte.