Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Piano Industria 4.0 è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.

La quarta rivoluzione industriale

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, questa nuova rivoluzione industriale si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per:

  • ottimizzare i processi produttivi
  • supportare i processi di automazione industriale
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.

I nuovi processi produttivi si basano in particolare su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali
  • meccatronica
  • robotica
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Guida alle agevolazioni per innovazione ed industria 4.0

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha pubblicato sul suo sito una Guida dedicata agli strumenti attuativi del “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020”. La Guida è disponibile in formato PDF, consultabile direttamente online o scaricabile, e in formato testo, con schede su ciascuna delle principali 9 misure del Piano:

– Iperammortamento e Superammortamento

– Nuova Sabatini

– Credito d’Imposta R&S

– Patent Box

– Startup Innovative e PMI innovative

– Fondo di Garanzia

– ACE (Aiuto alla Crescita Economica)

– IRES, IRI e Contabilità per cassa

– Salario di Produttività

Saper cogliere questa sfida, però, non riguarda solo il Governo, ma riguarda soprattutto gli imprenditori per questo riteniamo utile diffondere questa breve guida .

Scarica la guida

Puoi scaricare qui la breve guida del MISE sulle agevolazioni all’innovazione.

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Note a margine su una ipotesi di fusione tra Studi

Note a margine su una ipotesi di fusione tra Studi

Il nostro Studio ha ricevuto recentemente una interessante proposta di fusione con altri studi professionali. Non è la prima volta, anzi, ultimamente ne stiamo ricevendo diverse a dimostrazione che:

  • Il nostro Studio viene ritenuto non solo dai clienti (fortunatamente) ma anche dal mondo professionale (ci lusinga doppiamente vista l’alta competenza tecnica degli interlocutori) una realtà interessante ed affidabile;
  • Il tema della “dimensione” aziendale è un tema forte da affrontare con obiettività e coraggio.

Come in un ideale zibaldone butto giù qualche riflessione (più ad uso interno e che quindi al lettore più attento potrà risultare incompleta e/o banale) che non ha pretese di rivelare alcun chè ma semmai di costituire l’ossatura per una prima check list. Molti dei temi qui abbozzati derivano dalla mia esperienza professionale sull’ M&A aziendale e quindi sono concetti banalmente utilizzabili anche per fusioni tra imprese e da li mutuati.

Riordinare le idee mi è utile anche in previsione di una prossima tavola rotonda sul futuro della professione che dovrebbe essere organizzata dall’Ordine di Milano in cui proverò a portare qualche idea in un aperto e curioso confronto.

Lo scenario

Il settore della consulenza alle imprese è in forte trasformazione. Una veloce analisi di quanto avviene nel settore bancario può dare una idea di quanto accadrà anche nel nostro settore. Nei prossimi anni aumenterà il bisogno di consulenza di valore mentre le attività ordinarie (contabilità, dichiarazioni, ecc) dovrebbero venire maggiormente automatizzate. I tempi ed i modi dipendono dal mercato (bene) ma purtroppo anche dalla Pubblica Amministrazione e dalle normetive fiscali e di settore (purtroppo). Il rischio è rimanere a lungo a metà del guado e non riuscire ad avere una previsione affidabile di quanto accadrà.

Sicuramente il cambiamento sarà profondissimo e ci auguriamo veloce. Siamo convinti che il futuro valorizzerà le nostre competenze e ci aiuterà a risolvere qualche complessità organizzativa che subiamo da una legislazione non sempre a favore di impresa. Siamo ottimisti anche se sappiamo che il percorso sarà faticoso.

La nostra dimensione “variabile”

Oggi il nostro Studio ha un perimetro organizzativo variabile, comprendendo anche uno studio legale ed un paio di studio commerciali con cui collaboriamo da anni in network, che ci consente di adattare la nostra dimensione in maniera flessibile al mercato. Ci consente di essere molto veloci e reattivi, anche se indubbiamente ci costa fatica. La nostra dimensione di Studio dovrà crescere? Probabilmente, ci stiamo lavorando per linee interne (anche quest’anno abbiano inserito una nuova bravissima risorsa) e forse potremmo pensare ad altre soluzioni più strutturate ma solo sulla base di un progetto chiaro e su uno scenario di mercato condiviso. Probabilmente nel breve sarà necessario strutturare e formalizzare maggiormente le relazioni con il network.

È necessario imparare a star composti a tavola

Molto spesso iniziare un percorso verso una fusione significa per quanto mi riguarda, come dico spesso, “imparare a star composti a tavola”. Saper offrire un buon servizio non necessariamente significa essere capaci di integrarsi facilmente con altre strutture professionali. Questa è una sfida che da tempo ci poniamo, su cui abbiamo lavorato parecchio (mai abbastanza) e su cui c’è ancora molto da fare. La strada però è segnata (lavoriamo integrati in un network professionale da sempre e fa parte del nostro DNA di Studio) e condivisa. E’ un importante fattore di attrattività del nostro Studio.

Identità e progetto

Il nostro Studio ha una identità forte. Entrare a far parte di una struttura più ampia è possibile e vantaggioso se e solo se il progetto sarà altrettanto forte ed innovativo. Ricordo le prime lezioni in Bocconi a parlare di ASA (aree strategiche di affari). Sorridendo idealmente riapro gli appunti di venticinque anni fa e li ritrascrivo qui:

  • Quale cliente ideale?
  • Quali servizi/prodotti? Come industrializzarne i processi? Come proporre le competenze?
  • Quali mercati?
  • Quali tecnologie?
  • Quale area geografica servire?

Non è facile ridefinire un progetto coerente basato su uno scenario di mercato instabile ma è straordinariamente avvincente. Di certo entro pochi anni le leve competitive saranno differenti e dovremo essere capaci di calvalcarle. Una sfida che mi appassiona moltissimo.

Idealmente si tratta di lavorare alla creazione di una startup di servizi professionali. Un lavoro non banale e tutt’altro che facile e veloce.

Cultura aziendale e resistenze organizzative

In tutte le fusioni è necessario inoltre analizzare con attenzione la componente culturale aziendale, l’individualismo, la capacità di lavorare ad un progetto di lungo periodo. Temi da non sottovalutare e da affrontare con la giusta attenzione.

Sede fisica

Come deve essere strutturata una sede fisica? Quanto conta? Dove? Quali valori deve far trasparire?

La risposta è che conta ma che deve essere coerente alla proposta di servizio, alla tipologia di cliente ed alle modalità di erogazione (quanto lavoriamo dal cliente e quanto lui viene da noi?).

Ricordo una interessante conversazione con Giuseppe laScala, fondatore dell’importante studio legale, sul tema a margine di un bel convegno organizzato da loro lo scorso anno. Certamente oggi le nuove tecnologie ci aiutano moltissimo. Paradossalmente ormai (estremizzo ma non troppo) i limiti dell’area geografica di riferimento sono più un problema di banda.

Struttura giuridica

Un tema complesso che menziono solo per evidenziare l’inadeguatezza degli attuali modelli giuridici.

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Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Dall’1 gennaio 2017 chi investe in startup può usufruire degli incentivi Irpef e Ires per un terzo dell’importo versato. Le nuove disposizioni in materia di Start Up innovative, di seguito Start Up, contenute nella legge di bilancio 2017, L. n.232/2016, confermano la volontà del legislatore di promuovere ed agevolare questo tipo di imprenditorialità, al fine di accelerare la crescita e l’innovazione  del sistema Paese. Investire in una startup diventa interessante anche in ottica di open innovation se a questo aggiungiamo la possibilità per le società quotate che possiedono almeno il 20% e non più del 50% delle quote di una startup, di acquistare le perdite della stessa utilizzandole in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile e per l’intero importo. Questo però sarà oggetto di un successivo approfondimento.

Nel presente articolo proviamo a riassumere le principali agevolazioni relative alle startup innovative così come modificate dalla legge di bilancio 2017 pur senza alcuna pretesa di esaustività.

DEFINIZIONE DI START UP INNOVATIVA

Si parla esplicitamente di startup innovative in quanto il target di riferimento sono,  esclusivamente,  le imprese di nuova costituzione che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Ai sensi dell’art.25 del D.L n.179/2012 l’impresa Start Up innovativa è « la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti»:

  • È costituita da non più di sessanta giorni ( 5 anni );
  • È residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • A partire dal secondo anno di attività della startup, presenta un fatturato annuo (risultante dall’ultimo bilancio approvato) non superiore a 5 milioni di euro;
  • Non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • Non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • Possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 15% del maggiore valore tra fatturato e costi annui.In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up; Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili.
  2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

LE AGEVOLAZIONI PER LE START UP

1. INCENTIVI FISCALI PER CHI INVESTE IN START UP INNOVATIVE

Sono previsti incentivi fiscali per investimenti in startup  provenienti da persone fisiche, che potranno beneficiare di una detrazione Irpef del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.000.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.

Sono previsti incentivi anche per le persone giuridiche, le quali potranno fruire di una deduzione dall’imponibile Ires del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.800.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio ed il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Gli incentivi (persone fisiche e persone giuridiche) valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in startup.

Per poter beneficiare delle agevolazioni il socio/investitore dovrà chiedere alla startup copia di una serie di documenti e certificazioni che questi dovrà produrre in sede di redazione del modello Unico, trai quali:

  • Certificazione che attesti il rispetto dei limiti massimi per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
  • Piano di investimento della startup, contenente le informazioni dettagliate sull’oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento (attuale o previsto) delle vendite e dei profitti.

2. COSTITUZIONE GRATUITA CON FIRMA DIGITALE

Le startup potranno redigere l’atto costitutivo e le sue successive modifiche anche mediante un modello standard tipizzato facendo ricorso alla firma digitale ( come già previsto per i contratti di rete). L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 e sono trasmessi al competente ufficio del Registro delle Imprese.

3. ESONERO DA DIRITTI CAMERALI E IMPOSTE DI BOLLO

Le startup non dovranno pagare il diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio, nonché, come chiarito dalla circolare dell’AdE 16/E del 2014, i diritti di segreteria e l’imposta di bollo abitualmente dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese.

4. DEROGHE ALLA DISCIPLINA SOCIETARIA ORDINARIA

Le startup costituite in forma di srl possono: creare categorie di quote dotate di particolari diritti; effettuare operazioni sulle proprie quote; emettere strumenti finanziari partecipativi; offrire al pubblico quote di capitale.  Si tratta, quindi, di misure volte al cambiamento della struttura finanziaria della srl, che tendono ad equipararla a quella prevista per le Spa.

5. PROROGA DEL TERMINE PER LA COPERTURA DELLE PERDITE

In caso di riduzione del capitale di oltre un terzo, il termine entro il quale la perdita deve essere diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo (invece del primo esercizio successivo).

In caso di riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale sociale e al contemporaneo aumento dello stesso ad un importo non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo.

6. INAPPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA SULLE SOCIETA’ DI COMODO E IN PERDITA SISTEMATICA

Le startup non sono soggette alla disciplina prevista per le società di comodo e per quelle in perdita sistematica.  Di conseguenza, nel caso conseguano ricavi “non congrui” oppure siano in perdita fiscale sistematica non scattano le penalizzazioni fiscali previste per le prime; come, ad esempio, l’imputazione di un reddito minimo e di una base imponibile minima ai fini Irap, l’utilizzo limitato del credito Iva, ecc.

7. MAGGIORE FACILITA’ NELLA COMPENSAZIONE DELL’IVA

Le startup sono esonerate dall’obbligo “ordinario” di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a 50.000 €. Grazie a tale deroga, le startup possono ricevere benefici in termini di liquidità durante la fase degli investimenti in innovazione.

La normativa ordinaria che prescrive l’apposizione del visto di conformità per la compensazione in F24 dei crediti IVA superiori a 15.000€ può, infatti, rappresentare un disincentivo all’utilizzo della compensazione orizzontale.

8. DISCIPLINA DEL LAVORO TAGLIATA SU MISURA

Le startup sono soggette, salvo alcune varianti specifiche, alla disciplina dei contratti a tempo determinato prevista dal D.L. 81/2015 (cd. Jobs Act). Trascorso questo periodo iniziale, tipicamente caratterizzato da un alto tasso di rischio d’impresa, il rapporto di collaborazione assume la forma del contratto a tempo indeterminato.

A differenza di quanto avviene per le altre imprese, le startup con più di 5 dipendenti non sono tenute a stipulare un numero di contratti a tempo determinato calcolato in rapporto al numero di contratti a tempo indeterminato attivi.

Quindi, la startup può assumere personale con contratti a tempo determinato della durata massima di 36 mesi. All’interno di questo arco temporale, i contratti potranno essere anche di breve durata e rinnovati più volte. Dopo 36 mesi, il contratto potrà essere ulteriormente rinnovato una sola volta, per un massimo di altri 12 mesi, e, quindi, fino ad un massimo di 48 mesi.

9. FACOLTA’ DI REMUNERARE IL PERSONALE IN MODO FLESSIBILE ( SALARI DINAMICI)

Fatto salvo un minimo tabellare, le parti possono stabilire la misura della remunerazione fissa e di quella variabile. La parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti.

10. REMUNERAZIONE ATTRAVERSO STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE

Le startup possono remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale, come le stock option, e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. Strumenti dotati di un regime fiscale favorevole alle esigenze delle startup.

11. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ASSUNZIONE DI PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO

È stato definito un accesso prioritario alle agevolazioni per le assunzioni di personale altamente qualificato nelle startup.  Tali agevolazioni consistono in un credito d’imposta pari al 35% del costo aziendale totale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche con contratto di apprendistato, nel primo anno del nuovo rapporto di lavoro.

12 RACCOLTA DI CAPITALI CON CAMPAGNE DI EQUITY CROWDFUNDING

È prevista la possibilità di raccogliere capitali con campagne di equity crowdfunding su portali online autorizzati ( nel 2013 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di un regolamento dedicato). Con la delibera del 24 febbraio 2016 Consob ha aggiornato il Regolamento assorbendo le evoluzioni sopra citate e apportando ulteriori semplificazioni: le verifiche di appropriatezza dell’investimento possono essere eseguite anche dagli stessi gestori dei portali e non più solo dalle banche, portando online l’intera procedura. Inoltre, nel novero degli investitori professionali autorizzati sono state ammesse due nuove categorie: gli “investitori professionali su richiesta”, individuati secondo la disciplina europea Mifid sulla prestazione dei servizi di investimento, e gli “investitori a supporto dell’innovazione”, nozione che include attori come i business angel.

In via derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria, il trasferimento delle quote di startup e PMI innovative viene dematerializzato, con conseguente riduzione degli oneri connessi, in un’ottica di fluidificazione del mercato secondario.

13. ACCESSI SMART AL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI

È stato previsto un intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le PMI ( un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari ). La garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alle startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario.

14. CARTA SERVIZI ICE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE START UP

Le startup ricevono un sostegno ad hoc da parte dell’Agenzia ICE, che include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.

In particolare, è stata autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Startup” che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

15. FAIL FAST

Le agevolazioni normative previste per le startup permettono a quest’ultime di sottrarsi alla disciplina del fallimento, rendendo il processo di ristrutturazione del debito più rapido e meno gravoso .Sono, quindi, annoverate tra i soggetti non fallibili, allo scopo di consentirne l’accesso alle procedure semplificate per la composizione della crisi in continuità e di ridurre i tempi per la liquidazione giudiziale, evitando, anche, allo stesso tempo, le conseguenze in termini reputazionali del fallimento.

Le startup, infatti, sono soggette alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, con esclusione della procedura di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

REGIME DI PUBBLICITA’

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiscono una apposita sezione speciale del registro delle imprese a cui la startup deve essere iscritta al fine di poter beneficiare della relativa disciplina. Le informazioni comunicate al momento dell’iscrizione nella sezione speciale devono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi.

Infine, entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti necessari la start-up innovativa è cancellata d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria dello stesso; alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione di cui al punto precedente.

Entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della startup attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’iscrizione, gratuita, avviene trasmettendo in via telematica alla Camera di Commercio territorialmente competente una dichiarazione di autocertificazione del possesso dei suddetti requisiti, prodotta dal legale rappresentante e depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.

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Gli amministratori alla grande sfida del bilancio 2016

Gli amministratori alla grande sfida del bilancio 2016

Tutti presi dalle novità fiscali di fine anno rischiamo di sottovalutare la grande sfida della predisposizione bilancio 2016. Sfida non solo tecnica (le modifiche riguardano sia le norme del codice civile sia numerosi principi contabili) ma con ampi risvolti gestionali come analizzeremo seppur brevemente nel proseguo del presente articolo. “Gli amministratori alla grande sfida del bilancio 2016” è un articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Decreto legislativo 139/2015

Il D.Lgs. 139/2015 recepisce la Direttiva 2013/34/UE che ha abrogato la quarta e la settima direttiva sul diritto societario e modificato la direttiva 2006/43/EU in tema di revisione legale, introducendo diverse novità relative alla redazione del bilancio d’esercizio e di quello consolidato.

Modifiche normative

Ampie sono le modifiche di impianto del codice civile che ci troveremo ad affrontare nel 2016 (o prima in caso di bilanci infrannuali). Limitandoci ai soli articoli del codice civile relativi alla redazione del bilancio d’esercizio:

  • Articoli dal 2423 al 2428,
  • art.2435-bis e 2435-ter,
  • art.2478-bis,
  • art. 2357-ter c.c.

Aggiornamento dei principi contabili nazionali 2016

I principi contabili OIC sono rivolti alle società che redigono i bilanci in base alle disposizioni del codice civile. L’OIC ha iniziato il processo di aggiornamento di circa una decina di principi contabili nazionali.

Entrata in vigore

Le disposizioni entrano in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi aventi inizio a partire da quella data. Le nuove disposizioni si applicano alle:

  • SpA, Sapa, Srl;
  • Snc e Sas qualora i soci siano società di capitali.

Effetti di prima applicazione

Le novità andranno da subito ad impattare su:

  • Predisposizione budget
  • Bilanci intermedi e reportistica
  • Verifica parametri su cui si basano piani incentivazione personale
  • Processi amministrativi

Da monitorare in particolare

Le imprese ed i loro consulenti dovranno confrontarsi per tempo per analizzare l’impatto su alcuni temi:

  • Operazioni straordinarie e valutazioni di azienda
  • Impatto fiscale
  • Effetti sul patrimonio netto in situazioni di crisi
  • Rapporto con le banche
  • Dialogo con organi di controllo

Principali criticità

Alcune voci di bilancio vedono modificarsi profondamente sia i criteri di valutazione sia la rappresentazione delle stesse in bilancio:

  • Pubblicità, ricerca e sviluppo
  • Azioni proprie
  • Avviamento
  • Componenti straordinari
  • Debiti e crediti (costo ammortizzato)
  • Conti d’ordine.

Rendiconto finanziario

Gli amministratori devono redigere il bilancio d’esercizio, costituito dallo Stato patrimoniale, dal Conto economico, dal rendiconto finanziario e dalla Nota integrativa ( art. 2423, c. 1 c.c.). Dal rendiconto finanziario risultano:

  •  l’ammontare e la composizione delle disponibilità liquide, all’inizio e alla fine dell’esercizio;
  •  i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività operativa;
  •  i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività di investimento;
  •  i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività di finanziamento con autonoma indicazione delle operazioni con i soci.

Il nuovo decreto impone la redazione del rendiconto finanziario dal bilancio 2016 ma, di fatto, il nuovo art. 2425-ter c.c. prevede che i flussi finanziari contenuti nel prospetto si riferiscano all’esercizio  in corso e a quello precedente.

Principio di rilevanza

Viene introdotto formalmente il principio di rilevanza che dai principi internazionali viene cosi definito “Lo stato dell’informazione quando la sua omissione o errata indicazione potrebbe ragionevolmente influenzare le decisioni prese dagli utilizzatori sulla base del bilancio dell’impresa”.

Conclusioni

Amministratori e professionisti devono porre molta attenzione alla grande sfida del bilancio 2016 per evitare di sottovalutare gli effetti che il mutato contesto normativo potrebbe avere sulle poste e sul risultato di bilancio. Fondamentale procedere inoltre a monitorare i contratti aziendali perché alcuni di questi potrebbero rimandare a valori di bilancio (premi per amministratori, commerciali ecc.) che potrebbero venir influenzati dalle nuove norme. Per non parlare poi degli effetti di potenziali riduzioni contabili di patrimonio netto per imprese in crisi o fortemente indebitate con le banche.

 

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La responsabilità degli amministratori verso la società

La responsabilità degli amministratori verso la società

Una regolamentazione di settore sempre più dettagliata e i maggiori rischi dell’ attività aziendale ripropongono con sempre maggiore insistenza il tema della responsabilità degli amministratori delle società di capitali. Vogliamo inquadrare brevemente l’argomento in una breve guida ad uso di imprenditori e professionisti.

 

Presupposti della responsabilità

Gli amministratori sono responsabili civilmente per il loro comportamento doloso o colposo quando sussistono i tre seguenti elementi:

  • Violazione di un obbligo di comportamento:
  • Un danno;
  • Un nesso di casualità tra violazione e danno.

Gestione della società spetta esclusivamente agli amministratori: autorizzazione dell’assemblea non esonera gli amministratori.

 

Scelte gestionali dannose

La responsabilità discende:

  • da violazioni di obblighi giuridici non da scelte inopportune dal punto di vista economico;
  • non da scelte gestionali ma da omissione di cautele, verifiche ed informazioni preventive come ad esempio in caso di acquisto di cespiti ad un prezzo superiore a quello di mercato

 

Irregolarità gestione precedente

I nuovi amministratori hanno l’obbligo di informare l’assemblea dei soci delle irregolarità poste in essere dai precedenti amministratori.

 

Esempi di Irregolarità

Riportiamo alcuni dei più frequenti esempi di irregolarità:

  • Mancata vigilanza su atti pregiudizievoli svolti da terzi delegati;
  • mancanza della contabilità generale;
  • Redazione di un bilancio non rispondente al vero;
  • Sopravvalutaizone del patrimonio sociale;
  • Abuso della proroga per l’approvazione del bilancio;
  • Proseguimento dell’attività in presenza di cause di scioglimento;

 

Doveri e diligenza

Gli amministratori ai sensi dell’art. 2392 c.c. devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.

 

Evoluzione del concetto di diligenza

Prima della riforma gli amministratori dovevano agire con la diligenza del mandatario («buon padre di famiglia»). Dopo la riforma con diligenza richiesta dalla «natura dell’incarico» e dalle «specifiche competenze» del singolo amministratore.

 

Agire in modo informato

Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato:

  • Sulla base delle informazioni ricevute sono tenuti a valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società;
  • sulla base della relazione degli organi delegati sono tenuti a valutare il generale andamento della gestione.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Responsabilità solidale

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Procedura di esonero da responsabilità

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa:

  • abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,
  • dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

 

Prescrizione

Ai sensi dell’art. 2393 c.c., L’azione può essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.

 

Quando i clienti ti accolgono coi pasticcini

Quando i clienti ti accolgono coi pasticcini

Stiamo crescendo e facciamo di tutto perché questa crescita sia sostenibile. Non sono sempre tutte rose e fiori, la nostra è una professione difficile e spesso il commercialista fa un po’ da parafulmine per le norme confuse e l’elevata tassazione. Fortunatamente però ogni tanto si svela anche un lato piacevole e credo sia anche giusto raccontarlo. Complice un po’ di influenza quindi rubo un minuto al lavoro per raccontarvi un paio di novità e qualche piccola soddisfazione.

Convegni, un modo per incontrare gli amici

Gli ultimi eventi formativi sono stati un momento di incontro con molti colleghi che sono tornati a seguire le nostre lezioni o con cui si è stretto un bel rapporto on line, spesso di confronto professionale. La parte più piacevole di essere relatore ad eventi formativi in giro per l’Italia è l’occasione di incontrare amici che altrimenti rimarrebbero solo virtuali.

I social network sono spesso criticati ma è l’uso che se ne fa che conta. A noi continuano a dare grosse soddisfazioni e la stagione dei convegni è appena iniziata (per chi fosse interessato qui il calendario degli eventi formativi aggiornato).

Le novità di MySolution|Post

Il quotidiano di cui sono ideatore e coordinatore scientifico, MySolution|Post vedrà a breve molte novità. La più importante, anche se forse la meno visibile al lettore, è il ritorno in squadra di una persona che ha collaborato alla nascita del progetto e che ci investe davvero molta passione. Ci sono persone con cui è bello poter collaborare, Chiara è una di queste.

Nel giro di pochi mesi cambierà molto con un forte ritorno allo spirito originario del progetto, ma è ancora presto per dire di più.

I pasticcini erano per noi ma i complimenti vanno a loro

L’altro giorno una splendida accoglienza da un cliente ci ha fatto davvero molto piacere. E’ una bella azienda che seguiamo da pochi anni, un passaggio generazionale di successo tra il padre, che ha ceduto le quote, e la figlia che insieme ad altri due soci le ha rilevate.

Il passaggio generazionale non è mai una operazione facile (neanche tecnicamente: valutazione della azienda, cessione, operazioni straordinarie, ecc.) ma quando il risultato è maggiore della somma delle energie investite vuol dire che si è iniziato un percorso virtuoso. Le mille paure iniziali hanno lasciato spazio a tre soci con caratteristiche e compiti ben distinti. Ognuno con le proprie competenze ma capaci di sintesi e focalizzazione sugli obiettivi.

Quello che doveva essere un breve incontro di analisi del bilancio infrannuale e dell’andamento dell’azienda si è prolungato per tutta la mattinata finendo per parlare di nuovi obiettivi, nuovi mercati e strategie di crescita.

I pasticcini erano per noi ma i complimenti vanno a loro perché è bello lavorare con clienti così.

PS la foto è quello che sono riuscito a recuperare on line. Quelli veri erano molti di più appoggiati su un più professionale tavolo da riunioni 😉

 

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Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, questa parola da qualche tempo torna costantemente in ciò che leggo, nelle riflessioni con amici imprenditori, nel parlare di teatro: “È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E soprattutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Ho ripreso a giugno queste parole di Corrado d’Elia già in un articolo di qualche mese fa pubblicato su ilSole24Ore Identità, coerenza e altre cose difficili”. Scritte e riscritte più volte quasi a non volerle perdere.

Leggo di sfuggita due articoli su sue aziende in difficoltà condivise recentemente da un Professore del Politecnico:

Ed ancora una volta ciò che mi salta subito in mente è sempre e solo una parola: identità. Nel suo essere ciò che ci caratterizza e ciò che ci differenzia. Nel suo essere statica ma anche dinamica. Ed ancora un articolo (un pò facile e di cui salvo giusto il titolo che evidenzia un problema concreto) sul rapporto commercialisti e PMI “Il commercialista non basta più, Pmi alla ricerca di consulenza“. Stesse considerazioni: identità e ancora identità.

Sotto qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità (da Wikipedia)

Il concetto d’identità, nella sociologia, nelle scienze etnoantropologiche e nelle altre scienze sociali, riguarda la concezione che un individuo ha di se stesso nell’individuale e nella società, quindi l’identità è l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo unico e inconfondibile, e quindi ciò che ci rende diverso dall’altro. L’identità non è immutabile, ma si trasforma con la crescita e cambiamenti sociali.

Identità societaria (da Wikipedia)

L’identità societaria (dall’inglese corporate identity) si riferisce all’immagine che un’azienda ha, o cerca di procurarsi, presso il pubblico (più raramente si utilizza questa espressione per riferirsi all’immagine dell’azienda presso i propri dipendenti) in modo da distinguersi dai concorrenti.

Essa rappresenta la forma più profonda e spirituale del marchio. In essa si identifica il “core” dell’azienda, ossia il nucleo (core identity), il quale generato dai valori dei suoi fondatori, dà origine alla visione ed alla missione aziendale.

Missione aziendale (da Wikipedia)

La missione (o scopo) di un’organizzazione o impresa (la sua “dichiarazione di intenti”), è il suo scopo ultimo, la giustificazione stessa della sua esistenza, e al tempo stesso ciò che la contraddistingue da tutte le altre. Esempi di missione aziendale:

  • Ferrero – «Qualità elevatissima, cura artigianale, freschezza del prodotto, accurata selezione delle migliori materie prime, rispetto e considerazione del cliente: ecco le “parole chiave” e i valori Ferrero, che hanno reso note e apprezzate da milioni di consumatori le specialità dolciarie prodotte nel mondo. Prodotti frutto di idee innovative, quindi spesso inimitabili pur essendo di larghissima diffusione, entrati a far parte della storia del costume di molti paesi, dove sono a volte considerati autentiche icone.»
  • Ferrari – «costruire vetture sportive uniche, destinate a rappresentare, in pista come sulle strade, l’automobile italiana d’alta scuola. Simbolo di eccellenza e di sportività, Ferrari non ha bisogno di presentazioni»
  • Walt Disney – «Rendere felici le persone (“To make people happy”)»

Identità: prima di tutto una sfida culturale

Un estratto più ampio di quanto scritto da Corrado sul suo profilo facebook e ripreso nel mio articolo pubblicato su ilSole24Ore ”Identità, coerenza e altre cose difficili”.

Mi imbatto su una recente riflessione di Corrado d’Elia, attore e regista teatrale, e mi sorprendo per quanto possa applicarsi non solo al suo percorso professionale ma anche alle nostre imprese, ai nostri studi professionali, a noi stessi come persone.

“In un mondo che cambia sempre più velocemente, che spesso fatica a comprendere dove sta andando, cosa sta facendo, cos’è diventato, nella dimensione liquida nella quale siamo immersi, di facili approcci e difficili approfondimenti, di rapide scoperte e di 1000 tweet in un secondo, porre la questione dell’identità ci sembra un buon modo per continuare ad indagare da una parte il nostro tempo e dall’altra comprendere lo stato del nostro progetto. La mancanza di ‘confini’ che ci suggerisce il mondo che stiamo vivendo, ci porta, oltre che a sentirci più liberi e più veloci, anche e soprattutto a sentirci sempre più smarriti e perduti dentro i suoi ‘non confini’.

A ben pensarci, le declinazioni del concetto di identità sono le vere domande del nostro tempo: identità nazionale, identità culturale, identità sessuale, identità biologica, identità di genere. Oggi l’uomo vive un disperato bisogno di capire chi è e di trovare qualcosa in cui credere, di capire, di essere protagonista, di identificarsi e di appassionarsi.

La parola identità è quindi il vero specchio del nostro tempo, la chiave di volta: è l’affermazione e la domanda insieme, la madre e la figlia, è l’iperbole poliedrica che ci contraddistingue e i mille volti che ci appartengono, una parola allo specchio in cerca di identità, buona da intendersi e da declinarsi sia al plurale che al singolare.

È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E sopratutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Morale della favola

Ogni cambiamento passa da qui, dal definire la nostra identità o, meglio, dal non smarrirla. Dallo scoprire come declinarla al passare del tempo, nel saper ascoltare ed ascoltarci. Una bellissima sfida, è questo il nodo. Gli strumenti, le procedure, quelle vengono dopo. Le persone no, quelle invece vengono prima. Sempre.

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Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Appare estremamente interessante il Piano Industria 4.0 presentato in questi giorni a Milano. Confermato pare il superammortamento al 140% ed introduzione dell’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie. Si prevede inoltre un credito d’imposta per gli investimenti incrementali sul fronte della ricerca e sviluppo con aliquota raddoppiata (dal 25% al 50%) rispetto all’attuale versione. Tutti questi interventi (se confermati) dovrebbero entrare nella prossima Legge di Bilancio 2017, che il Governo presenterà alle Camere entro il 15 ottobre. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione Industria 4.0

Un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali: big data, open data, Internet of Things, cloud computing, analytics, stampa 3D, ecc.

Le tecnologie obiettivo del piano

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Cloud e gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Big Data: analisi di un’ ampia base dati per ottimizzare prodotti e servizi

 I benefici attesi 

  • Flessibilità: Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Velocità: Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Produttività: Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Qualità: Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Competitività: Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose

Superammortamento

    • Iperammortamento: Incremento aliquota per investimenti I4.0 dall’attuale 140% al 250%
    • Tempistiche: Al fine di garantire la massima attrattività della manovra, estensione dei termini per la consegna del bene al 30/06/18 previo ordine e acconto >20% entro il 31/12/17
    • Superammortamento: Proroga del superammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%

Finanza a supporto di Industria 4.0, VC e startup

  • Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 €M in start-up e PMI innovative
  • Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni
  • PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine
  • Programma “acceleratori di impresa”, finanziare la nascita di nuove imprese con focus I4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)
  • Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)
  • Fondi VC dedicati a start-up I4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Per approfondire

Scarica la presentazione del Piano nazionale Industria 4.0

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Fusioni ed acquisizioni per creare di valore

Fusioni ed acquisizioni per creare di valore

Fusioni ed acquisizioni rappresentano uno strumento spesso sottovalutato per creare di valore. Da un recente comunicato di KPMG sembra sia tornata la voglia di M&A sul mercato italiano. Nel nostro Paese si assiste ormai ad uno scenario a macchia di leopardo in cui alcune aziende, più dinamiche per management e settore di appartenenza, riescono a non risentire della crisi ed in alcuni casi a cavalcarla.

Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Report di KPMG su M&A

“Nei primi tre mesi del 2016, infatti, sono state chiuse 160 operazioni per un valore complessivo di circa 17,5 miliardi di euro (contro le 140 nel primo trimestre 2015 per un importo di 9,8 miliardi di euro). Si tratta del dato più elevato degli ultimi anni. Le prime 10 operazioni per controvalore valgono oltre l’85% del mercato totale. L’operazione più importante del trimestre è stata l’acquisizione della società assicurativa PartnerRE da parte di Exor, la holding controllata dalla famiglia Agnelli, per un controvalore vicino ai 7 miliardi di euro.

Protagonisti di importanti acquisizioni all’estero sono stati anche il gruppo Lavazza ed il gruppo Gavio, che hanno rilevato rispettivamente i marchi e le attività di Carte Noire in Europa ed una partecipazione di controllo (41%) nel gruppo autostradale brasiliano Ecorodovias. Vivace il mercato interno, trainato dalla fusione tra Enel ed Enel Green Power (controvalore pari a circa 3,2 miliardi di euro), dall’aumento di capitale effettuato in Saipem dal Fondo Strategico Italiano e dall’acquisizione di Beta Utensili da parte di Tamburi Investment Partners.”

Ci si aspetta che il trend positivo prosegua nei prossimi mesi, considerato che saranno formalmente chiuse operazioni per oltre 10 miliardi di euro tra cui la conclusione dei processi di vendita relativi ad Inwit e Grandi Stazioni, l’operazione Italcementi-Heidelberg e nei Financial Services la fusione già annunciata tra Banco Popolare e BPM che da sola vale circa 3 miliardi di euro.

Le linee intorno a cui si muove il mercato sono da una parte la ristrutturazione di molte aziende in difficoltà che diventano prede interessanti sul mercato e dall’altra il bisogno pressante di internazionalizzazione e crescita dimensionale. Ci si attende un ulteriore consolidamento in molti settori. Il Private Equity dispone di abbondante liquidità da investire.

SDA Bocconi: M&A leva di creazione di valore

I risultati di un recente studio condotto da KPMG e SDA Bocconi dimostrano inoltre quanto l’M&A rappresenti una importante leva di creazione di valore. Infatti, la ricerca condotta su un campione di 1400 aziende con ricavi superiori ai 50 milioni di euro di ricavi dimostra come le 170 aziende Serial Acquiror che nel decennio 2004 – 2013 hanno fatto acquisizioni in modo sistematico, hanno livelli di redditività doppi rispetto a chi non fa M&A e un livello di indebitamento più contenuto.

Interessante anche notare che le imprese target di questo processo di consolidamento hanno attualmente anche dimensioni molto ridotte (PMI e Startup). Dimensioni in precedenza ritenute poco interessanti dagli investitori.

Alcune riflessioni

Come più volte ribadito, come Studio, non possiamo che confermare questa tendenza che appare consolidarsi e ci impegna nella sfida impegnativa di saperci proporre come attore capace di presidiare e gestire tutto il processo di acquisizione/cessione d’azienda in modo integrato unendo una forte sensibilità economico/aziendale alla conoscenza approfondita degli strumenti giuridici.

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La consapevolezza di quei perchè.

La consapevolezza di quei perchè.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

La lettura rende un uomo completo,

la conversazione lo rende agile di spirito

la scrittura lo rende esatto.

Sir Francis Bacon

 

Prima settimana di rientro al gran completo. Ormai tutti o quasi sono rientrati dalle vacanze. Ho passato diversi giorni isolato dal mondo, dimenticando i fatti di cronaca, leggendo lentamente qualche libro ed ascoltando tutti i “perché” di mio figlio.

È in quell’età in cui con aria seria e profonda ti si avvicina domandandoti: “Perché?”.

Non importa l’argomento, vuole sapere. Ascolta, ci riflette, poi perde concentrazione e torna a giocare. Dopo qualche tempo rielabora le informazioni, che temevi si fossero rivelate troppo noiose e quindi perdute, e rilancia con un suo nuovo: “Perché?”.

La sua grande forza è non avere posizioni predefinite, non dover difendere certezze granitiche, non dover assumere ruoli.

Vuole solo conoscere, smontare i tuoi punti di vista, sapere perché.

Queste conversazioni sono state un esercizio affascinante. In forte contrasto con le conversazioni mordi e fuggi che troviamo sui social, con l’arroganza, la voglia di dire sempre e comunque la propria opinione anche quando un’opinione non la si ha.

Poi per caso in cerca di un argomento per questo editoriale ritrovo un vecchio articolo di Maurizio Goetz che mi è parso decisamente ricco di spunti.

“La velocità di reazione ai cambiamenti è diventato un elemento di sopravvivenza per le imprese che necessariamente sono costrette:

  • a fare di più con minori risorse (incrementare l’efficienza interna)
  • migliorare la competitività esterna
  • aumentare il tasso dello sviluppo innovativo
  • trovare migliori connessioni con i clienti e con tutti gli stakeholder
  • trovare vantaggi competitivi difendibili per un ragionevole arco temporale
  • focalizzare i loro sforzi su pochi obiettivi, ma ben circoscritti.
  • difendere il patrimonio di conoscenze implicite che rischia di venire dissipato
  • affrontare il problema del ricambio generazionale nel management e gestire le resistenze al cambiamento

Tutte queste cose hanno un elemento in comune: la valorizzazione della conoscenza interna ed esterna all’azienda, altrimenti definita come la Knowledge Governance. “

Ed ora unendo i puntini….. ecco la sfida per il rientro: provare ancora una volta a ripensare tutto, fare pulizia, meno conversazioni ma più profonde, meno vanità e più ascolto.

Forse la conoscenza sta tutto in quel “Perché?” così sfontato di un bimbo di 5 anni, e nel tempo necessario per assimilare le risposte e formulare un nuovo e più consapevole “Perchè?”.

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