Uno schiaffo ed una sfida da cogliere

Uno schiaffo e una sfida per tutti noi professionisti

In un recente articolo del Corriere, Dario Di Vico ci pone di fronte ad una realtà imbarazzante per tutti noi professionisti: siamo destinati a restare prigionieri di una spirale fatta di servizi trattati come commodity e di margini sempre più bassi? Certamente appare ormai evidente quanto il settore si stia polarizzando. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Il terziario pregiato è la palla al piede della produttività italiana

In un recente articolo del Corriere, Dario Di Vico ci pone di fronte ad una realtà imbarazzante per tutti noi professionisti:

È il terziario pregiato la palla al piede della produttività italiana come dimostrano i dati Istat. I servizi professionali hanno fatto segnare nel 2015 -0,3% (ma sono in territorio negativo dall’inizio dell’indagine) e non sono risaliti nonostante la compressione dei costi nel mercato nazionale e che per comodità chiamiamo «massimo ribasso».

Il guaio è che quando chiediamo innovazione parliamo in realtà di un incremento qualitativo dei servizi che in stretta connessione con la manifattura dovrebbero aiutare il salto di gamma del sistema produttivo.

Non soddisfatto giustamente prosegue nella sua analisi tanto impietosa quanto corretta ricordandoci che:

Purtroppo però le imprese — ma anche lo Stato — a valle sembrano seguire la logica di un outsourcing «povero», e trattare i servizi come una commodity indifferenziata. E la produttività scende.

Siamo quindi destinati a restare prigionieri di una spirale fatta di servizi trattati come commodity e di margini sempre più bassi? Certamente appare ormai evidente quanto il settore si stia polarizzando.

Una crescita malata

In Italia stiamo afforntando (o subendo) due tendendenze senza purtroppo riuscire a calvalcarle in maniera positiva. Cito il prof. Rullani che ha ben sintetizzato il fenomeno:

  • la prima è che la crescita dell’occupazione è trainata dai servizi, i quali colmano i vuoti lasciati dal lento ma sistematico arretramento della quota di occupazione garantita dalla manifattura;
  • la seconda è che, però, si tratta di una crescita “malata” perché aumenta il peso di attività a basso livello di produttività. Infatti il prodotto medio pro-capite del settore terziario ha segnato addirittura un arretramento in termini reali.

Una burocrazia che soffoca e non stimola l’innovazione.

Di chi la colpa? Nel settore delle professioni economico giuridiche di una burocrazia che soffoca le energie e non funge da stimolo all’innovazione. Sconcerto in proposito è derivato dalla recente introduzione dello spesometro trimestrale, e, riprendendo le parole del comunicato stampa cogiunto dei sindacati di categoria, proprio “In un momento in cui le imprese, dopo aver tanto faticato ed investito per restare sul mercato, meriterebbero di concentrarsi sull’attività senza dover rincorrere nuovi adempimenti, aggiornamenti di software e di personale; in un momento in cui i professionisti dopo aver tanto investito e lavorato in ottica di collaborazione con l’amministrazione finanziaria e con i propri clienti affinché si potesse realizzare quella svolta tecnologica e telematica necessaria all’ammodernamento del rapporto fisco contribuente, meriterebbero di dedicarsi con maggior vigore allo sviluppo della propria professionalità e dei propri studi nonché ad affiancare con le proprie competenze quegli imprenditori in grado di far riprendere l’economia del nostro Paese.”

Uno schiaffo ed una sfida da cogliere

Non nascondiamoci però anche le colpe più profonde di una categoria che non trova al suo interno anticorpi per reagire non riuscendo né a farsi stimolo politico né a riconvertirsi su servizi ad alto valore aggiunto. Inoltre per aumentare la produttività nei servizi bisogna creare best practice, confrontarsi con settori diversi da quello in cui si opera, puntare su crescita dimensionale e specializzazione.

Le considerazioni di Dario Di Vico non solo sono condivisibili ma rappresentano uno schiaffo ed una sfida da cogliere per tornare ad immaginarci diversi e più competitivi, rinunciando se è il caso a quelle piccole rendite di posizione che in cambio di poche certezze rischiano solo di farci più poveri.

 

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Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, questa parola da qualche tempo torna costantemente in ciò che leggo, nelle riflessioni con amici imprenditori, nel parlare di teatro: “È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E soprattutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Ho ripreso a giugno queste parole di Corrado d’Elia già in un articolo di qualche mese fa pubblicato su ilSole24Ore Identità, coerenza e altre cose difficili”. Scritte e riscritte più volte quasi a non volerle perdere.

Leggo di sfuggita due articoli su sue aziende in difficoltà condivise recentemente da un Professore del Politecnico:

Ed ancora una volta ciò che mi salta subito in mente è sempre e solo una parola: identità. Nel suo essere ciò che ci caratterizza e ciò che ci differenzia. Nel suo essere statica ma anche dinamica. Ed ancora un articolo (un pò facile e di cui salvo giusto il titolo che evidenzia un problema concreto) sul rapporto commercialisti e PMI “Il commercialista non basta più, Pmi alla ricerca di consulenza“. Stesse considerazioni: identità e ancora identità.

Sotto qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità (da Wikipedia)

Il concetto d’identità, nella sociologia, nelle scienze etnoantropologiche e nelle altre scienze sociali, riguarda la concezione che un individuo ha di se stesso nell’individuale e nella società, quindi l’identità è l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo unico e inconfondibile, e quindi ciò che ci rende diverso dall’altro. L’identità non è immutabile, ma si trasforma con la crescita e cambiamenti sociali.

Identità societaria (da Wikipedia)

L’identità societaria (dall’inglese corporate identity) si riferisce all’immagine che un’azienda ha, o cerca di procurarsi, presso il pubblico (più raramente si utilizza questa espressione per riferirsi all’immagine dell’azienda presso i propri dipendenti) in modo da distinguersi dai concorrenti.

Essa rappresenta la forma più profonda e spirituale del marchio. In essa si identifica il “core” dell’azienda, ossia il nucleo (core identity), il quale generato dai valori dei suoi fondatori, dà origine alla visione ed alla missione aziendale.

Missione aziendale (da Wikipedia)

La missione (o scopo) di un’organizzazione o impresa (la sua “dichiarazione di intenti”), è il suo scopo ultimo, la giustificazione stessa della sua esistenza, e al tempo stesso ciò che la contraddistingue da tutte le altre. Esempi di missione aziendale:

  • Ferrero – «Qualità elevatissima, cura artigianale, freschezza del prodotto, accurata selezione delle migliori materie prime, rispetto e considerazione del cliente: ecco le “parole chiave” e i valori Ferrero, che hanno reso note e apprezzate da milioni di consumatori le specialità dolciarie prodotte nel mondo. Prodotti frutto di idee innovative, quindi spesso inimitabili pur essendo di larghissima diffusione, entrati a far parte della storia del costume di molti paesi, dove sono a volte considerati autentiche icone.»
  • Ferrari – «costruire vetture sportive uniche, destinate a rappresentare, in pista come sulle strade, l’automobile italiana d’alta scuola. Simbolo di eccellenza e di sportività, Ferrari non ha bisogno di presentazioni»
  • Walt Disney – «Rendere felici le persone (“To make people happy”)»

Identità: prima di tutto una sfida culturale

Un estratto più ampio di quanto scritto da Corrado sul suo profilo facebook e ripreso nel mio articolo pubblicato su ilSole24Ore ”Identità, coerenza e altre cose difficili”.

Mi imbatto su una recente riflessione di Corrado d’Elia, attore e regista teatrale, e mi sorprendo per quanto possa applicarsi non solo al suo percorso professionale ma anche alle nostre imprese, ai nostri studi professionali, a noi stessi come persone.

“In un mondo che cambia sempre più velocemente, che spesso fatica a comprendere dove sta andando, cosa sta facendo, cos’è diventato, nella dimensione liquida nella quale siamo immersi, di facili approcci e difficili approfondimenti, di rapide scoperte e di 1000 tweet in un secondo, porre la questione dell’identità ci sembra un buon modo per continuare ad indagare da una parte il nostro tempo e dall’altra comprendere lo stato del nostro progetto. La mancanza di ‘confini’ che ci suggerisce il mondo che stiamo vivendo, ci porta, oltre che a sentirci più liberi e più veloci, anche e soprattutto a sentirci sempre più smarriti e perduti dentro i suoi ‘non confini’.

A ben pensarci, le declinazioni del concetto di identità sono le vere domande del nostro tempo: identità nazionale, identità culturale, identità sessuale, identità biologica, identità di genere. Oggi l’uomo vive un disperato bisogno di capire chi è e di trovare qualcosa in cui credere, di capire, di essere protagonista, di identificarsi e di appassionarsi.

La parola identità è quindi il vero specchio del nostro tempo, la chiave di volta: è l’affermazione e la domanda insieme, la madre e la figlia, è l’iperbole poliedrica che ci contraddistingue e i mille volti che ci appartengono, una parola allo specchio in cerca di identità, buona da intendersi e da declinarsi sia al plurale che al singolare.

È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E sopratutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Morale della favola

Ogni cambiamento passa da qui, dal definire la nostra identità o, meglio, dal non smarrirla. Dallo scoprire come declinarla al passare del tempo, nel saper ascoltare ed ascoltarci. Una bellissima sfida, è questo il nodo. Gli strumenti, le procedure, quelle vengono dopo. Le persone no, quelle invece vengono prima. Sempre.

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La consapevolezza di quei perchè.

La consapevolezza di quei perchè.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

La lettura rende un uomo completo,

la conversazione lo rende agile di spirito

la scrittura lo rende esatto.

Sir Francis Bacon

 

Prima settimana di rientro al gran completo. Ormai tutti o quasi sono rientrati dalle vacanze. Ho passato diversi giorni isolato dal mondo, dimenticando i fatti di cronaca, leggendo lentamente qualche libro ed ascoltando tutti i “perché” di mio figlio.

È in quell’età in cui con aria seria e profonda ti si avvicina domandandoti: “Perché?”.

Non importa l’argomento, vuole sapere. Ascolta, ci riflette, poi perde concentrazione e torna a giocare. Dopo qualche tempo rielabora le informazioni, che temevi si fossero rivelate troppo noiose e quindi perdute, e rilancia con un suo nuovo: “Perché?”.

La sua grande forza è non avere posizioni predefinite, non dover difendere certezze granitiche, non dover assumere ruoli.

Vuole solo conoscere, smontare i tuoi punti di vista, sapere perché.

Queste conversazioni sono state un esercizio affascinante. In forte contrasto con le conversazioni mordi e fuggi che troviamo sui social, con l’arroganza, la voglia di dire sempre e comunque la propria opinione anche quando un’opinione non la si ha.

Poi per caso in cerca di un argomento per questo editoriale ritrovo un vecchio articolo di Maurizio Goetz che mi è parso decisamente ricco di spunti.

“La velocità di reazione ai cambiamenti è diventato un elemento di sopravvivenza per le imprese che necessariamente sono costrette:

  • a fare di più con minori risorse (incrementare l’efficienza interna)
  • migliorare la competitività esterna
  • aumentare il tasso dello sviluppo innovativo
  • trovare migliori connessioni con i clienti e con tutti gli stakeholder
  • trovare vantaggi competitivi difendibili per un ragionevole arco temporale
  • focalizzare i loro sforzi su pochi obiettivi, ma ben circoscritti.
  • difendere il patrimonio di conoscenze implicite che rischia di venire dissipato
  • affrontare il problema del ricambio generazionale nel management e gestire le resistenze al cambiamento

Tutte queste cose hanno un elemento in comune: la valorizzazione della conoscenza interna ed esterna all’azienda, altrimenti definita come la Knowledge Governance. “

Ed ora unendo i puntini….. ecco la sfida per il rientro: provare ancora una volta a ripensare tutto, fare pulizia, meno conversazioni ma più profonde, meno vanità e più ascolto.

Forse la conoscenza sta tutto in quel “Perché?” così sfontato di un bimbo di 5 anni, e nel tempo necessario per assimilare le risposte e formulare un nuovo e più consapevole “Perchè?”.

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I Social Media per il Mondo dei Professionisti

Social Media Week Roma 

I Social Media per il Mondo dei Professionisti

Il 12 giugno 2015 sono stato invitato grazie all’amico Leonardo Bellini alla Social Media Week Roma per essere uno degli speaker dell’ evento “I Social Media per il Mondo dei Professionisti” per raccontare l’esperienza di Studio Panato e confrontarmi con altri professionisti sul mondo dei social media. Sarà un momento interessante per raccontare di noi, del nostro approccio alla professione e per riflettere su come migliorare la nostra presenza on line.

Quali temi si approfondiranno?

  • In che modo un libero professionista oppure uno Studio (Fiscale, legale, associato) può far leva sui social media?
  • Quali obiettivi o strategie può attuare?
  • Dove finisce la costruzione del brand personale e comincia quello dello Studio Professionale?
  • Oltre al sito web dello Studio, quali sono le piattaforme e gli strumenti di social networking più adeguati?
  • Come usare LinkedIn, Twitter, Facebook, Blogging per uno Studio professionale?
  • Newsletter o NewsMagazine utilizzando strumenti come Flipboard?
  • Ha senso per uno studio professionale sviluppare una mobile web app?

Guarda il video integrale dell’evento


COS’E’ LA SMW ROMA?

La Social Media Week Roma è la settimana mondiale di eventi dedicata al Web, alla Tecnologia, alla Innovazione e ai Social Media che si svolge a Roma dall’8 al 12 giugno 2015 ed in contemporanea con altre 12 città internazionali rappresentanti 5 continenti.

Negli ultimi anni la Social Media Week si è confermata uno tra gli appuntamenti più attesi, coinvolgenti ed innovativi a livello mondiale, con 100.000 partecipanti, 2.500 eventi e 1.000.000 di visitatori online.

DOVE SI TERRA’ LA SOCIAL MEDIA WEEK?

SMW Roma si terrà principalmente la Casa del Cinema a Villa Borghese Largo Marcello Mastroianni, 1, 00197 Roma

Per approfondire:

Scheda Evento: I Social Media per il Mondo dei Professionisti


 

Marketing e comunicazione per gli studi professionali

Marketing e comunicazione per gli studi professionali

La mia prima prefazione ad un libro

E’ la prima prefeazione ad un libro che scrivo e devo confessare che la cosa mi ha fatto molto piacere. Conosco Giulia Picchi e Silvia Pavone (Francesco Raineri completa il terzetto degli autori ed è quindi giusto citarlo) da ormai qualche anno, ho partecipato ad una lunga serie di convegni di presentazione del loro precedente volume e mi sono spesso confrontato con loro su questi argomenti. Ciò che ho scritto qui sotto è quindi molto sentito e ve lo ripropongo sperando come sempre di allargare le riflessioni aprendole al confronto con i lettori.

 

“Non dimenticherò mai la semplicità di Lorin Maazel

nell’affrontare qualsiasi problema musicale “

Alberto Veronesi

Musical Director of Opera Orchestra of NY, Petruzzelli di Bari, Festival Puccini, Filarmonica di Bologna. Fondatore Guido Cantelli Orchestra

 

Quando gli autori di questo libro mi hanno proposto di scriverne la presentazione nel lusingarmi mi hanno anche posto in serio imbarazzo.

Non è mai facile affrontare un tema come quello del marketing per gli studi professionali ed il rischio è quello di scrivere qualche frase di convenienza senza riuscire a rendere il giusto merito al contenuto del libro ed al paziente lavoro di comunicazione ed educazione svolto dagli autori in questi anni.

Marketing_e_comunicazione_per_gli_studi_professionali Per vincere il complesso della pagina bianca mi è venuto in aiuto un vecchio tweet del Maestro Veronesi in ricordo del collega ed amico Lorin Maazel. Un tweet che ho voluto riportare perchè credo sia il miglior complimento da un professionista ad un professionista… ed evidenzia quanto dell’uomo traspare in una semplice frase.

Un famoso direttore d’orchestra parla di se, della sua attività e delle sue emozioni usando la rete pur avendo a disposizione per comunicare i media tradizionali. È una cosa che fa riflettere, impensabile fino a qualche hanno fa.

Tutti i professionisti stanno vivendo un periodo di grandi trasformazioni che hanno apparentemente messo in crisi alcune delle più radicate certezze.

In realtà al di là della difficile interpretazione della “tempesta perfetta” che tutti noi, professionisti ed imprese, ci troviamo ad affrontare vedo proprio nel ritorno ai valori tradizionali della professione l’unica certezza a cui aggrapparsi e da cui ripartire per ridisegnare il nostro ruolo.

Proprio i tradizionali valori delle libere professioni ( la preparazione e lo studio costante, il rapporto di fiducia con il cliente, la costruzione del valore della consulenza attraverso l’interazione costante con un cliente attento e preparato) sono esaltati e non certo messi a rischio dalle nuove tecnologie. Tutto sta nel conoscere ed utilizzare al meglio i nuovi strumenti che ci vengono messi a disposizione.

In una recente intervista l’attuale patron di Stone Island Carlo Rivetti sostiene che:

Non dobbiamo piacere a tutti, di conseguenza non dobbiamo dire cose che piacciano per forza a tutti. Dobbiamo dire qualcosa che piaccia a noi e poi trovare qualcuno in giro per il mondo che apprezzi le cose che raccontiamo “.

Dove raccontare diventa ovviamente sinonimo di essere. La sfida è tutta lì.

Una frase che mi ha ricordato un concetto contenuto in uno dei primi libri scritti da Giulia Picchi, una affermazione tanto semplice da enunciare quanto complessa da mettere in pratica.

Cosa caratterizza e differenzia il nostro Studio? Il segreto è tutto nel saper rispondere a questa meravigliosa e terribile domanda. Una domanda che periodicamente torno a pormi e a cui non sempre riesco a dare risposte nuove.

Comunicare ti costringe a guardarti allo specchio. Esercizio utilissimo se si spinge ad analizzare i punti di forza e di debolezza per ridisegnare la struttura e renderla adeguata a quello che vuoi diventare, a quello che vuoi diventi il tuo Studio. Pericoloso se invece non ti poni il problema di cambiare.

Troppo spesso la comunicazione viene vista come una semplice forma di pubblicità. Soprattutto per un professionista è ben altro, è costruire una organizzazione capace di ascoltare ed apprendere prima ancora di comunicare.

Internet stessa è una straordinaria (e faticosissima) occasione di ripensare la nostra struttura di Studio.

Secondo autorevoli commentatori in futuro il mercato tenderà a polarizzarsi verso in due segmenti principali: da una parte le società di capitali partecipate da soci finanziatori, focalizzate sull’assistenza standardizzata in consulenze ordinarie; dall’altra strutture che disporranno di risorse altamente specializzate dedicate a grandi operazioni e ad advisory di alto livello e qualità. In mezzo studi boutique più strutturati degli attuali e con una forte necessità di caratterizzarsi.

Uno scenario che condivido e che pone non pochi problemi a chi oggi si trova a pianificare una evoluzione quanto mai necessaria. Una evoluzione che andrà ad impattare sulla dimensione, sugli investimenti, sulla figura stessa del professionista.

Se solo il Legislatore decidesse di cavalcare l’evoluzione tecnologica come fece anni fa con l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi, pensate gli effetti e l’impatto dell’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica per tutti sulla gestione delle contabilità. Le registrazioni potrebbero essere effettuate automaticamente dai sistemi informatici, mentre le aziende e gli studi professionali – dopo aver effettuato i controlli necessari – potrebbero investire il proprio tempo e le proprie risorse in attività a maggior valore aggiunto.

Dobbiamo riprendere a pensare come start up, ridisegnare gli obiettivi, gli strumenti e i contorni dello Studio professionale.

Se marketing e comunicazione sono parole che un commercialista accoglie con qualche diffidenza nel proprio vocabolario, preferisco parlare di strategia per descrivere quanto ha cercato di fare negli anni il mio Studio, utilizzando internet come acceleratore e stimolo alla propria crescita professionale e dimensionale.

Abbiamo sempre considerato la rete, prima ancora che strumento per ottenere visibilità, come uno straordinario strumento formativo ed autoformativo, che ci spinge a migliorare la qualità del servizio, che ci costringe a studiare e a confrontarci con settori anche diversi dal nostro.

La complessità delle sfide che il mercato oggi ci impone di affrontare credo che ci costringa a dichiarare definitivamente conclusa la fase pionieristica di approccio al marketing.

Se resto profondamente convinto che la definizione della strategia non possa essere delegata (soprattutto in strutture fortemente legate alla figura del professionista/fondatore), appare ormai evidente la necessità di affrontare l’argomento con maggiore consapevolezza e con il supporto di esperti che ci aiutino a porci le giuste domande, ad individuare gli strumenti più consoni alle nostre esigenze, a valorizzare le nostre competenze all’interno dei limiti che la deontologia ci impone.

Andrea Arrigo Panato

Dottore Commercialista

Ripartiamo da qui!

Il nostro nuovo sito è online!

Oggi, dopo oltre 7 anni, ho deciso di chiudere i vecchi blog. Ne ho dato l’annuncio poco fa in quello che credo sarà l’ultimo post sui vecchi siti

È stata un’esperienza importante della mia vita che mi ha procurato molte soddisfazioni (gli inviti su tv e giornali, siamo diventati un caso aziendale raccontato nei convegni e descritto in un libro – il Marketing dei Commercialisti edito da Egea), ma anche molto impegno.

Oggi come dicevo prendo il coraggio di abbandonare la vecchia casa (o meglio le vecchie case, visto che i blog erano tre) per iniziare un progetto nuovo, più strutturato e professionale ma sempre caratterizzato dalla sincerità che fino ad oggi ha contraddistinto le piccole riflessioni.

Finalmente possiamo annunciare il debutto della nuova versione del nostro sito che, come potete notare, si presenta con una grafica del tutto rinnovata e un layout responsive dinamico e, speriamo, facilmente fruibile.

Il profondo restyling non tocca solo la veste grafica ma anche la sua struttura che si amplia di nuove categorie e contenuti.

Il nuovo sito desidera essere un prezioso strumento di contatto e informazione per tutti gli imprenditori ed i professionisti che vogliono conoscere o  approfondire meglio le attività e la filosofia di Studio Panato | Dottori Commercialisti in Milano.

Cambiare spaventa sempre un pò ma questa volta alla paura di lasciare un porto sicuro e conosciuto si affianca l’entusiasmo di una nuova grande avventura.

Ho avvertito, come è successo a molti in rete, la necessità di:

  • razionalizzare la presenza riunendo il sito di Studio Panato ed i nostri tre blog (Perizie di Stima, NewsLetter fiscale e Riflessioni di un commercialista) in un unico contenitore;
  • migliorare la fruibilità: garantendo la facilità di lettura su tutti o quasi i nuovi dispositivi, dal pc ai tablet passando per i telefonini.
  • migliorare la qualità: raccogliendo e aggiornando i post senza aver la frenesia di produrne di nuovi solo per dover esser presente on line.
  • Creare un piano editoriale più orientato ai clienti del nostro Studio.
Tutto questo senza perdere la spontaneità e la certezza che dietro a tutto c’è sempre una persona, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
In sostanza il progetto è un sito più professionale senza diventare un anonimo sito aziendale. Un sito che continuerà a contenere le mie riflessioni personali accompagnandole ad articoli più tecnici.
Il lettore potrà comunque scegliere facilmente cosa seguire. Le news in home page seguono la stessa divisione dei miei vecchi tre blog.
In questo modo chi cerca informazioni sulle perizie di stima potrà restare facilmente aggiornato e chi invece vorrà seguire le avventure del #panatino non dovrà per forza sorbirsi le ultime novità fiscali.
Per chi non ha troppa voglia di curiosare ecco gli indirizzi dei tre blog:
  • Fisco e società: novità e guide normative in materia fiscale e societaria.
  • Perizie di Stima: approfondimenti sulla valutazione d’azienda nelle principali operazioni straordinarie e nel risanamento d’impresa
  • Riflessioni: lo spazio più intimo e personale, ideale prosecuzione del vecchio ed omonimo blog.

Il sito non è ancora definitivo ma ho deciso di partire subito, un po’ per evitare i lunghi addii, un po’ perché un sito non sarà mai definitivo se è vivo.

Spero avrete voglia di perdonare quindi qualche errore ed i lavori in corso, le ingenuità e la sincerità sono stati in fondo sempre la nostra forza e confido che il lettore continuerà a perdonarci concentrandosi sui fondamentali.

PS forse avrete notato leggendo qualche salto dal IO al NOI. Tradisce una incertezza che deriva dall’aver abbandonato uno spazio più personale ed intimo per approdare a qualcosa di più professionale. Ma la faccia che vedete è la mia ed in questo piccolo angolo del sito continuerete a trovare le mie riflessioni, sempre personali, sempre mie. Devo solo abituarmici un po’… 😉