Inammissibilità della proposta di concordato in caso di professionista non indipendente

Inammissibilità della proposta di concordato in caso di professionista non indipendente

Inammissibilità della proposta di concordato in caso di professionista non indipendente

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 9927 del 19/04/2017 ha stabilito che, la violazione del requisito d’indipendenza da parte del professionista attestatore, impedisca allo stesso di svolgere adeguatamente la propria attività e comporti l’inammissibilità della proposta di concordato preventivo.

In particolare, a seguito del decreto emesso dal Tribunale di omologazione del concordato preventivo proposto da una srl, si assiste alla revoca da parte della Corte d’Appello per la ritenuta violazione dell’art. 67, comma 3, lett. d) del RD 267/42 (richiamato dall’art. 161, comma 3 del RD 267/42) in materia di indipendenza del professionista accertatore.

La violazione del requisito di indipendenza era stata dimostrata sulla base di una serie di circostanze.

In particolare, il professionista, precedentemente la nomina di attestatore, aveva inviato contestazioni di fatture emesse, a carico della srl, al difensore del creditore reclamante in appello.

Inoltre, nell’intestazione della lettera era indicato, oltre al nome del professionista, in seguito nominato attestatore, anche il nome di un altro professionista, il quale risultava essere creditore della srl a seguito di attività relativa alla presentazione della domanda di concordato preventivo.

Tale revoca viene contestata dal debitore ricorrente, il quale evidenzia che i due professionisti hanno studi professionali in comuni diversi, ed, inoltre, sostiene la qualifica della mera irregolarità dell’eventuale limite di indipendenza dell’attestatore, in quanto libero professionista scelto in considerazione dell’intuitu personae.

La Cassazione, respingendo il ricorso, evidenzia che la nomina del professionista avviene da parte del proponente il concordato sulla base dell’intuitu personae, ma d’altronde il requisito di indipendenza deve essere rispettato in quanto la qualificazione di tale soggetto non può avvenire in termini di consulente né di collaboratore del proponente.

La Suprema Corte afferma poi quanto detto dalla Corte d’Appello, ovvero che l’attività del libero professionista in favore della società proponente il concordato preventivo è incompatibile con l’attività di professionista attestatore.

Infine, accertata la violazione dell’indipendenza del professionista, evidenzia il manifestarsi di un “vizio radicale” tale da impedire al professionista lo svolgimento in maniera adeguata della propria funzione e di attestare nell’interesse del proponente il concordato.

La sanzione per tale violazione viene pertanto stabilita nell’ammissibilità della proposta di concordato preventivo, in applicazione dell’art. 162, comma 2 del RD 267/42.

Per approfondire:

Inammissibilità della proposta di concordato in caso di professionista non indipendente come da Cassazione 19/04/2017 n. 9927

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