L’analisi del piano nella valutazione di azienda secondo i PIV

L’analisi del piano nella valutazione di azienda secondo i PIV

I metodi finanziari di valutazione danno luogo a stime credibili nella misura in cui, a monte della loro applicazione, vi sia un adeguato approfondimento non solo degli aspetti di business ma anche a quelli riferibili alla dinamica finanziaria e al profilo dell’indebitamento.

Una delle principali difficoltà applicative di tale metodo è proprio la determinazione di flussi previsionali in mancanza di business plan attendibili. Occorre, peraltro, formulare un’attenta analisi dei bilanci presentati sino alla data della valutazione, al fine di apportare le opportune modifiche per la normalizzazione del reddito e dei relativi flussi.

Obiettivo del presente articolo è illustrare in maniera sintetica e schematica le principali criticità nell’analisi del piano di impresa e nella definizione dei flussi prospettici anche sulla base delle buone pratiche suggerite dai PIV, principi italiani di valutazione. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

La valutazione non deve essere prudente, ma obiettiva

Il giudizio di valutazione, secondo i principi italiani di valutazione, deve essere formulato obiettivamente e non deve sovra o sottorappresentare il risultato della valutazione.

La valutazione non deve essere prudente, ma obiettiva, cioè ragionevolmente condivisibile da altri esperti indipendenti dotati di adeguate competenze tecniche, esperienza professionale e conoscenza dell’oggetto della valutazione che seguano i medesimi principi di valutazione.

L’avversione al rischio non è prudenza, in quanto qualunque operatore razionale attribuisce maggior peso ai rischi piuttosto che alle chance future. Obiettività non significa dunque neutralità al rischio.

 

L’ opinione dell’esperto

L’ opinione di valore cui giunge l’esperto deve essere:

  1. Razionale (schema logico rigoroso)
  2. Verificabile (verificabilità dei dati ed attendibilità ed autorevolezza delle fonti)
  3. Coerente con l’incarico ricevuto
  4. Affidabile, riducendo la discrezionalità valutativa
  5. Svolta con professionalità (best practice, PIV)
  6. Svolta con Competenza (capacità, esperienza e conoscenza requisiti per accettare l’incarico)

 

L’analisi del piano aziendale

Nella pratica i principali elementi da considerare nell’analisi del piano aziendale sono:

  • l’attività svolta, ovvero i prodotti realizzati e/o i servizi erogati, con particolare riferimento a quelli protetti da marchi e altri diritti sulle opere di ingegno e invenzioni industriali;
  • il posizionamento sul mercato dei prodotti realizzati e/o dei servizi erogati e la fase alla quale è riconducibile il loro ciclo di vita (introduzione, crescita, maturità, declino);
  • il settore e il mercato in cui l’impresa opera, con particolare riguardo al posizionamento dei propri prodotti/servizi rispetto a quello dei concorrenti e agli elementi distintivi aziendali;
  • il modello di business adottato, la tecnologia impiegata nello svolgimento del processo produttivo, le barriere di ingresso esistenti, la capacità produttiva attuale e quella utilizzata, le eventuali certificazioni di prodotto e di sistemi di qualità aziendale;
  • i canali di approvvigionamento dei principali fornitori, le dinamiche di contrattazione e di definizione del prezzo di acquisto con gli stessi;
  • i principali clienti, nonché la loro localizzazione.

La ragionevolezza complessiva del piano

In particolare secondo i PIV nel caso di valutazione l’esperto deve esprimersi sulla ragionevolezza complessiva del piano a lui sottoposto per la determinazione dei flussi e ove necessario deve integrarlo con specifiche motivazioni. Il suo giudizio deve tenere conto:

  1. delle finalità per cui è stato redatto il piano e dell’approvazione o meno da un organo aziendale o di gruppo;
  2. delle esperienze dell’azienda di cui trattasi in materia di gestione programmata;
  3. delle caratteristiche dell’attività svolta dall’azienda e dello scenario di riferimento;
  4. della coerenza strategica del piano, della sua adeguatezza tecnica e della sua operatività;
  5. della ragionevolezza delle ipotesi assunte e delle stime formulate;
  6. della plausibilità dei risultati medio-normali attesi e della loro effettiva sostenibilità;
  7. della ragionevolezza dei rischi impliciti rispetto alle condizioni tipiche della realtà aziendale oggetto di valutazione, del settore di appartenenza e dell’ambito competitivo di riferimento;
  8. del coinvolgimento delle unità di business responsabili dei risultati previsti;
  9. della qualità del processo di pianificazione. 
  10. L’esperto deve infine espressamente segnalare se dal suo esame siano emersi elementi che facciano ritenere inappropriate le indicazioni del piano anche per l’eventuale comparsa di fatti o circostanze nuovi, o al contrario, se tali indicazioni possano costituire una base adeguata per la stima.

 

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