Quel sottile piacere del “dolce far niente”,

Quel sottile piacere del “dolce far niente”

Quel sottile piacere del “dolce far niente

Ancora pochi giorni e potrò riscoprire per qualche tempo il sottile piacere del “dolce far niente” ( il corsivo nei vecchi libri tradotti da autori inglesi di fine ‘800 era solitamente accompagnato dalla nota “in italiano nel testo” quasi a voler sottolineare, nel bene e nel male, lo stretto legame con il nostro Paese). Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Come ogni estate, al termine delle fatiche di questi ultimi mesi, mi consolo facendo mia la famosa citazione di Jerome Klapka Jerome “È impossibile godere a fondo l’ozio se non si ha una quantità di lavoro da fare.”

 

Disegnare una favola

Durante questa estate vorrei disegnare una favola.  Ne parliamo ormai da tempo con mio figlio (il Panatino), fantastichiamo sui personaggi, sui colori da usare e finalmente avremo il tempo di disegnare, una pagina a testa, questa fantastica avventura. Un percorso da fare insieme. Lui mi insegnerà a dimenticare le regole ed a lasciare libera la fantasia, io gli spiegherò che i disegni non devono essere per forza perfetti e che i colori possono uscire dai bordi. In fondo quello che conta sarà solo sognare un pò insieme…

 

Lezioni americane di Calvino

Nel mio zaino infilerò le famose “Lezioni americane” di Calvino, molto citate, ne ho letti diversi estratti ma mai nella loro interezza. Ogni lezione prende spunto da un valore che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L’ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.

  1. Leggerezza
  2. Rapidità
  3. Esattezza
  4. Visibilità
  5. Molteplicità
  6. Coerenza (solo progettata)

 

Il piacere dell’ozio per riscoprire la forza della parola.

In particolare riporto un passo citato in alcuni commenti che mi è parso molto bello ed in tema con il mio amato ozio, perché oziare è un’ arte tutt’ altro che semplice:

“…Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze. Non m’interessa qui chiedermi se le origini di quest’epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia,, nell’uniformità burocratica, nell’omogeneizzazione dei mass-media,nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio. Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio a essere colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta di immagini, i pù potenti mass-media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola di immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio. Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali,confuse, senza principio nè fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura….”

Per queste vacanze più libri, più pennarelli e meno iphone. Lo prometto.

 

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