La tomba del generale, un drago pigro e le domande di un bimbo.

Uno strano week end quello appena passato. Complice un convegno per dentisti organizzato a Predappio mi son ritrovato, accompagnando mia moglie ed il Panatino, a visitare il paese che diede i natali a Mussolini proprio nei giorni dell’anniversario della Marcia su Roma.

Un week end meraviglioso con mio figlio tra castelli fatati (inspiegabilmente chiusi ai turisti) e ristoranti in cui un drago pigro nascosto in un forno a legna sputa fuoco per cucinare la pizza.

Un week end in cui ho rubato qualche minuto per visitare la cripta Mussolini, un po’ nascosta, nell’imbarazzo della gente del posto che, complice anche una certa ritrosia contadina, pare voglia solo dimenticare ciò che è avvenuto durante e dopo il fascismo.

Impossibile visitare alcun chè, la Rocca delle Caminate chiusa per lavori, nessuna indicazione turistica, solo tanta polizia locale, come se in caso di rivoluzione toccasse alla municipale fare da argine.

Una sensazione strana come se Lui fosse ancora lì, come ai tempi del “Parliamo dell’elefante” di Leo Longanesi. Come se quei continui tentativi di cancellare la sua esistenza non facessero altro che ricordarla.

Mio figlio osservando la statua posta sulla tomba mi ha fatto una domanda che mi ha imbarazzato non poco:

“Papà era cattivo?”.

Lui è troppo piccolo e gli ho solo detto che volevo visitare la tomba di un generale, senza entrare troppo in particolari che affronterà meglio da grande senza essere influenzato da papà.

Una domanda però disarmante. Soprattutto se posta nella cripta dove volle essere sepolto insieme ai suoi figli ed alla moglie.

Nella tomba ritrovi l’uomo e non il Duce.

Era cattivo? Fece alcune cose buone e molte tremende. Una parte degli errori più devastanti derivarono da scelte che inizialmente potevano sembrare forse inevitabili politicamente (alleanza con la Germania in primis).

Per definire i cattivi bisogna poi esser ben certi di esser tra i buoni.

Gli italiani lo fermarono o lo incoraggiarono? Si opposero quando ancora era possibile farlo? E tra quei pochi che si opposero quanti lo fecero per amor di libertà e quanti per sostituire una dittatura con un’altra?

Da liberale mi chiedo sempre se la colpa più grande non ricada alla fine su noi italiani che cerchiamo disperatamente un capo da inneggiare in caso di successo e da incolpare in caso di insuccesso. Noi in entrambi i casi ne usciamo puliti, italiani brava gente, e come gli abitanti di Predappio preferiamo dimenticare e non affrontare il passato.

Forse la risposta più giusta è che i cattivi siamo noi, siamo noi che innalziamo a salvatore della Patria persone inadeguate e a furia di eia eia a la là convinciamo un ottimo giornalista di essere un duce infallibile, un buon imprenditore televisivo di essere l’unto del Signore, un buon sindaco di Firenze di essere il premier della rinascita.

Sia chiaro che qui non voglio far alcun confronto (impossibile ed ingeneroso) tra i tre, se non come riferimento al modo con cui gli italiani si rapportano ai leader.

Perché come sarebbe andata a finire è sempre stato già scritto nelle cose ma amiamo illuderci.

Forse questo Paese, un Paese che diede (non dimentichiamolo mai) ampio consenso al fascismo, dovrebbe porsi la domanda che mi ha posto mio figlio e con coraggio provare a darsi delle risposte.

Sarebbe stato cosi cattivo se i giornali avessero fatto inchieste scomode?

Sarebbe stato cosi cattivo se gli imprenditori avessero scelto il libero mercato e non dazi e sussidi?

Sarebbe stato cosi cattivo se il popolo tutto avesse sorriso davanti a certa propaganda?

Sarebbe stato cosi cattivo se ci fosse stata una opposizione credibile?

Per dare delle risposte però occorre guardarsi dentro e questo purtroppo spesso fa male.

 

3 commenti
  1. Gabriele
    Gabriele dice:

    Da collega, ma padre e non di Ordine Professionale…mi piace ciò che hai scritto e condivido.
    Purtroppo la storia non si può cambiare, ma dalla storia si può imparare. Se si vuole.
    Buon lavoro.
    Gabriele Restelli

    Rispondi
  2. Adriano
    Adriano dice:

    Un plauso per lo stile, un plauso per il “bambino”, che come tutti i bambini, scevri da strutture e condizionamenti, sente, vede la realtà, e arriva dritto al nocciolo della questione con una domanda che colpisce. Un plauso al “genitore”, che in due parole due esprime in modo sintetico come accompagnare un bambino nel suo percorso di crescita e, allo stesso istante, riesce a vedere un drago nascosto nel forno a legna. Che dire? E’ giusto porsi le domande, senza l’uomo non si sarebbe mai evoluto. Ma si è mai evoluto veramente l’essere umano? Apprezzo nelle domande l’equilibrio tra quello che potrebbe essere un giudizio con le attenuanti della difesa (chi è senza peccati scagli la prima pietra..).

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