Uno schiaffo ed una sfida da cogliere

Uno schiaffo ed una sfida da cogliere

Uno schiaffo e una sfida per tutti noi professionisti

In un recente articolo del Corriere, Dario Di Vico ci pone di fronte ad una realtà imbarazzante per tutti noi professionisti: siamo destinati a restare prigionieri di una spirale fatta di servizi trattati come commodity e di margini sempre più bassi? Certamente appare ormai evidente quanto il settore si stia polarizzando. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Il terziario pregiato è la palla al piede della produttività italiana

In un recente articolo del Corriere, Dario Di Vico ci pone di fronte ad una realtà imbarazzante per tutti noi professionisti:

È il terziario pregiato la palla al piede della produttività italiana come dimostrano i dati Istat. I servizi professionali hanno fatto segnare nel 2015 -0,3% (ma sono in territorio negativo dall’inizio dell’indagine) e non sono risaliti nonostante la compressione dei costi nel mercato nazionale e che per comodità chiamiamo «massimo ribasso».

Il guaio è che quando chiediamo innovazione parliamo in realtà di un incremento qualitativo dei servizi che in stretta connessione con la manifattura dovrebbero aiutare il salto di gamma del sistema produttivo.

Non soddisfatto giustamente prosegue nella sua analisi tanto impietosa quanto corretta ricordandoci che:

Purtroppo però le imprese — ma anche lo Stato — a valle sembrano seguire la logica di un outsourcing «povero», e trattare i servizi come una commodity indifferenziata. E la produttività scende.

Siamo quindi destinati a restare prigionieri di una spirale fatta di servizi trattati come commodity e di margini sempre più bassi? Certamente appare ormai evidente quanto il settore si stia polarizzando.

Una crescita malata

In Italia stiamo afforntando (o subendo) due tendendenze senza purtroppo riuscire a calvalcarle in maniera positiva. Cito il prof. Rullani che ha ben sintetizzato il fenomeno:

  • la prima è che la crescita dell’occupazione è trainata dai servizi, i quali colmano i vuoti lasciati dal lento ma sistematico arretramento della quota di occupazione garantita dalla manifattura;
  • la seconda è che, però, si tratta di una crescita “malata” perché aumenta il peso di attività a basso livello di produttività. Infatti il prodotto medio pro-capite del settore terziario ha segnato addirittura un arretramento in termini reali.

Una burocrazia che soffoca e non stimola l’innovazione.

Di chi la colpa? Nel settore delle professioni economico giuridiche di una burocrazia che soffoca le energie e non funge da stimolo all’innovazione. Sconcerto in proposito è derivato dalla recente introduzione dello spesometro trimestrale, e, riprendendo le parole del comunicato stampa cogiunto dei sindacati di categoria, proprio “In un momento in cui le imprese, dopo aver tanto faticato ed investito per restare sul mercato, meriterebbero di concentrarsi sull’attività senza dover rincorrere nuovi adempimenti, aggiornamenti di software e di personale; in un momento in cui i professionisti dopo aver tanto investito e lavorato in ottica di collaborazione con l’amministrazione finanziaria e con i propri clienti affinché si potesse realizzare quella svolta tecnologica e telematica necessaria all’ammodernamento del rapporto fisco contribuente, meriterebbero di dedicarsi con maggior vigore allo sviluppo della propria professionalità e dei propri studi nonché ad affiancare con le proprie competenze quegli imprenditori in grado di far riprendere l’economia del nostro Paese.”

Uno schiaffo ed una sfida da cogliere

Non nascondiamoci però anche le colpe più profonde di una categoria che non trova al suo interno anticorpi per reagire non riuscendo né a farsi stimolo politico né a riconvertirsi su servizi ad alto valore aggiunto. Inoltre per aumentare la produttività nei servizi bisogna creare best practice, confrontarsi con settori diversi da quello in cui si opera, puntare su crescita dimensionale e specializzazione.

Le considerazioni di Dario Di Vico non solo sono condivisibili ma rappresentano uno schiaffo ed una sfida da cogliere per tornare ad immaginarci diversi e più competitivi, rinunciando se è il caso a quelle piccole rendite di posizione che in cambio di poche certezze rischiano solo di farci più poveri.

 

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