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Analisi di Mediobanca sul settore moda

Analisi di Mediobanca sul settore moda

Il settore della moda italiana rappresenta il 4% del PIL italiano. Secondo il Rapporto Annuale dell’area studi di Mediobanca, le aziende operanti nel settore della moda, nel quinquennio 2012-2016, sono cresciute molto di più di quelle appartenenti al settore manifatturiero.

Gli analisti hanno preso come riferimento 146 aziende della moda italiana, di cui 129 manifatturiere, mentre le restanti sono specializzate nella distribuzione di prodotti di lusso e moda.

Crescita del fatturato per le aziende della moda

Nel quinquennio 2012-2016 il fatturato del settore della moda è cresciuto del 23.3%, rispetto al settore manifatturiero cresciuto del solo 6.6%. Tale incremento, per le aziende della moda, ha comportato la chiusura del bilancio con una crescita pari al 17.3% del risultato netto ed il conseguente aumento dell’assunzione di personale.

Export in crescita

Nel corso degli anni il giro d’affari all’estero è aumentato in modo costante arrivando a rappresentare nel 2016 il 64.4% del totale. La maggior esportatrice (96.7%), facente parte del TOP15 Moda, è Luxottica, gruppo che dal 2017, a seguito della fusione con il gruppo francese Essilor, è leader a livello mondiale nel settore dell’occhialeria.

Conferma il forte orientamento verso i mercati esteri del settore dell’occhialeria il dato, 90.1%, fornito da Mediobanca, relativo alle esportazioni nel settore della moda. Seguono il settore dell’occhialeria, il settore del tessile con esportazioni pari al 69.9% ed il settore della pelletteria pari al 66.6%.

Trend negativo dei margini

Nonostante la crescita di fatturato e utili, nel quinquennio si è registrato un peggioramento dei margini pari ad un punto percentuale. Tale tendenza dovrebbe migliorare attraverso la diffusione, sempre più rapida, dell’e-commerce, in quanto permette la riduzione delle spese per l’apertura di negozi.

La solidità delle aziende della moda

Caratterizzate da abbondanti disponibilità liquide e da un rapporto debiti finanziari – mezzi propri ridotto, le aziende operanti nel settore della moda vantano di una buona capitalizzazione rispetto alle aziende manifatturiere.

Con una liquidità pari ad 881 milioni ed l’assenza di debiti finanziari nel 2016, la società più solida dal punto di vista finanziario è Armani.

Confronto con aziende francesi

Rilevante dato che emerge dal rapporto annuale dell’area studi di Mediobanca è il maggiore fatturato delle aziende francesi rispetto a quelle italiane. Esse infatti, nonostante siano meno solide delle imprese italiane, hanno un giro d’affari ed un trend di crescita molto più elevato.

A supporto di tale affermazione è possibile prendere in considerazione il fatturato della società francese Lvmh, pari ad € 37.6 miliardi nel 2016, il quale è addirittura maggiore del fatturato di tutte le Top 15 Italiane (€ 30.3 miliardi circa).

Per approfondire:

Presentazione del Rapporto Annuale dell’area studi di Mediobanca

Le schede di sintesi della Legge di Bilancio 2018

Le schede di sintesi della Legge di Bilancio 2018

Sono state pubblicate sul sito del dipartimento delle Finanze le schede di sintesi delle misure fiscali contenute nella legge 205/2017.

Le sessantaquattro schede, precedute da un dettagliato elenco, forniscono una visione d’insieme, sintetica, ma esaustiva, degli interventi di carattere tributario adottati con la recente manovra finanziaria di fine anno.

Per ogni misura vengono indicati: il comma di riferimento, una sintetica descrizione, l’obiettivo, perseguito, i destinatari, il periodo di decorrenza e le eventuali azioni necessarie per l’attuazione.

Per approfondire

Le schede di sintesi della Legge di Bilancio 2018

Gli impatti della Legge di Bilancio 2018 sulla disciplina dell’Imposta di Registro

Gli impatti della Legge di Bilancio 2018 sulla disciplina dell’Imposta di Registro

Le modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2018, all’art. 20 del TUR, comportano l’applicazione dell’imposta di registro al singolo atto presentato per la registrazione, indipendentemente dal collegamento con altri atti e soprattutto, indipendentemente dagli elementi che siano desumibili dallo stesso.

Disciplina dell’Imposta di registro previgente

L’art. 20 del D.P.R. n. 131 del 26 aprile 1986, Testo unico imposta di registro, stabiliva che:

“L’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente.”

Sulla base di tale dettato, prima delle modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2018, la Cassazione riteneva che gli atti presentati alla registrazione dovessero essere tassati per quanto fosse desumibile fuori del loro contenuto, e in particolare, per quanto fosse desumibile dal loro collegamento con altri atti.

Infatti, nei casi di pluralità di atti che presentavano uno stretto collegamento negoziale, l’imposta doveva essere liquidata in considerazione dell’effettivo e complessivo risultato ottenuto dalle parti.

Caso più significativo di questo atteggiamento giurisprudenziale era rappresentato dal conferimento di un’azienda in una società e dalla successiva cessione delle partecipazioni al capitale sociale della società conferitaria. Sia l’atto di conferimento d’azienda in società, sia la cessione di una quota di partecipazione al capitale sociale sono atti sottoposti all’imposta di registro in misura fissa. La cassazione riteneva che i due atti potessero essere considerati come un tutt’uno e quindi riteneva di poter reinterpretare questo collegamento negoziale come un unico contratto di cessione d’azienda, per il quale la legge di registro dispone la tassazione con l’imposta proporzionale, ovvero del 3%.

Nuova disciplina dell’Imposta di Registro

L’art. 1, comma 87, lett. a) della Legge 205 del 28 dicembre 2017 (Legge di Bilancio 2018) dispone che:

“Al testo unico  delle  disposizioni  concernenti  l’imposta  di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 20, comma 1:

  1) le parole: « degli atti presentati »  sono sostituite dalle seguenti: « dell’atto presentato »;

  2) dopo la parola: « apparente » sono aggiunte le seguenti: «  ,sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo,prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi »;”

Pertanto il nuovo dettato dell’art. 20 comma 1 del D.P.R. n. 131 del 26/04/1986 è il seguente:

“L’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi.”

Rapporto tra norma interpretativa e norma antielusiva

Vi è una linea di confine tra la norma antielusiva, ovvero di riqualificazione antielusiva che l’amministrazione può compiere ai sensi dell’art. 10 bis dello Statuto del contribuente e la norma interpretativa, ovvero di riqualificazione interpretativa che l’amministrazione può compiere ai sensi dell’art. 20 della legge di registro.

L’art. 20 della legge di registro infatti, attribuisce all’amministrazione un “potere interpretativo”, vale a dire che, se dall’analisi dell’atto presentato per la registrazione, emerge che l’aspetto giuridico apparente dell’atto diverge dalla sua effettiva natura giuridica, oppure diverge rispetto ai reali effetti giuridici che da esso derivano, rispetto a quelli che dovrebbero conseguire da tale sua apparenza formale, l’amministrazione può operare una riqualificazione in senso giuridico – sostanziale della fattispecie rispetto a tale apparenza giuridico – formale, ovvero pretendere di applicare la tassazione non in base all’aspetto giuridico esteriore del documento sottoposto alla registrazione, ma alla sua effettiva sostanza giuridica e ai suoi reali effetti giuridici.

Se l’amministrazione intende esercitare un potere di riqualificazione antielusiva dovrà applicare l’art. 10 bis, Legge 212 del 27 luglio 2000, accordando al contribuente le tutele in esso presenti.

Dubbi in merito all’efficacia retroattiva della modifica

La Cassazione, con la sentenza n. 2007 del 26 gennaio 2018, ha, diversamente da autorevole dottrina e da quanto indicato nei lavori preparatori, sancito che la modifica dell’articolo 20 Tur, effettuata dalla legge 205/2017, non ha valenza retroattiva e che, quindi, per tutte le fattispecie originatesi prima del 1° gennaio 2018, l’articolo 20 Tur non può essere letto – nel modo indicato dal suo attuale nuovo testo – come riferito al solo atto presentato per la registrazione (e non ad altri atti che siano ad esso collegati) ed esclusivamente al suo contenuto giuridico.

La guerra dei talenti nelle imprese familiari

La guerra dei talenti nelle imprese familiari

Mentre l’Europa si allontana dalla crisi finanziaria del 2008 e mostra segnali di ripresa, l’ottimismo delle imprese familiari rimane costante. Il 2017, infatti, è stato per molte aziende un anno con risultati piuttosto positivi.

Il sondaggio annuale di KPMG, al quale hanno partecipato oltre 1.100 imprenditori di aziende familiari di tutta Europa, mostra un atteggiamento di fiducia nel futuro e di orgoglio verso le peculiarità tipiche delle aziende a proprietà familiare.

Le principali preoccupazioni

La ‘guerra dei talenti’, l’aumento della concorrenza e il calo dei profitti rappresentano le preoccupazioni principali degli imprenditori delle aziende familiari che devono affrontare scelte difficili e ricercare modi nuovi per distinguersi per emergere in una fase ancora complessa.

Reinvestire gli utili

Nonostante uno scenario complesso ed in continua evoluzione, caratterizzato da fattori quali l’instabilità politica, la globalizzazione, l’innovazione tecnologica pervasiva, la concorrenza sempre più agguerrita, gli imprenditori si dichiarano convinti di voler reinvestire gli utili nella loro attività, cercando al tempo stesso opportunità per promuovere nuovi modelli di sviluppo più sostenibili.

La guerra dei talenti

Con la ripresa dell’economia ed un tasso di disoccupazione che è circa al 9%, aumenta la competizione per assicurarsi collaboratori qualificati. Anche se le imprese familiari europee mostrano tassi di ritenzione positivi, la concorrenza per attirare candidati validi con le giuste competenze si intensifica.

Il piano di successione

In tema di governance, è evidente la differenza tra le aziende italiane e quelle europee. Se circa un quarto delle aziende UE hanno già formalizzato un piano di successione per l’amministratore delegato e per la prima linea di management, oltre al patto di famiglia e a politiche di remunerazione per i membri della famiglia impegnati in azienda, in Italia, ad eccezione del patto di famiglia, tali meccanismi sono usati solamente da meno del 10% delle aziende intervistate

La strada della managerializzazione

La strada della managerializzazione è ineludibile e che va gestita nell’interesse della crescita delle imprese.

Per approfondire

Il barometro delle imprese familiari europee

 

Startup: verifiche della Guardia di Finanza sulla reale sussistenza dei requisiti di legge

Startup: verifiche della Guardia di Finanza sulla reale sussistenza dei requisiti di legge

Il Tribunale di Udine, durante l’udienza del 18 gennaio 2018, ha stabilito che, nell’ambito delle start up innovative, la natura amministrativa degli atti necessari per l’iscrizione della società nel registro speciale delle imprese con qualifica di start up innovative, non preclude l’accertamento in sede pre fallimentare della reale sussistenza dei requisiti di legge per l’attribuzione di tale qualifica e la conseguente assoggettabilità o meno al fallimento della società.

Fail Fast

L’art. 31, 1° comma del Decreto Legge n. 179 del 18 ottobre 2012, convertito con modificazioni dalla L. n. 221 del 17 dicembre 2012 recita quanto segue:

La start up innovativa non è soggetta a procedure concorsuali diverse da quelle previste dal capo II della legge 27 gennaio 2012, n. 3.”

Infatti, in caso di insuccesso, le start up innovative possono beneficiare di procedure più rapide, ovvero la procedura di composizione delle crisi da sovra indebitamento e di liquidazione del patrimonio, con esonero dalle procedure di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

Verifiche in sede pre fallimentare per stabilire l’assoggettabilità al fallimento della start up innovativa

Nel caso di specie, nonostante la disciplina del Fail Fast prevista per le start innovative, il Tribunale di Udine, ha decretato la verifica da parte della Guardia di Finanza dell’effettivo e prevalente svolgimento di attività di sviluppo, di produzione e di commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e del rispetto dei requisiti previsti dall’art. 25, 2° comma del Decreto Legge n. 179 del 18 ottobre 2012, convertito con modificazioni dalla L. n. 221 del 17 dicembre 2012.

Se, da tale verifica, dovesse emergere il non rispetto dei requisiti, la start up verrà esclusa dalla disciplina del Fail Fast e sarà assoggettabile a fallimento.

Per approfondire

Tribunale di Udine e verifiche della GdF

Che cosa stiamo imparando sull’innovazione

‪Che cosa stiamo imparando sull’innovazione

In questi mesi con #progetto1849 abbiamo messo in moto una macchina che è difficile rallentare (nonostante la fatica, le difficoltà ed i mille impegni).

Abbiamo amici che hanno deciso di investire in una collaborazione con noi che ci aiutano a non fermarci. ‬Forse è meglio dire che ci costringono a non fermarci, non accettando scuse sulla tabella di marcia. Aiutandoci a crescere… ‬

Gestire un progetto così ambizioso per le nostre dimensioni è contemporaneamente più facile e più difficile del previsto. E per motivi e cause diverse da quelle immaginate.

Ecco che cosa stiamo imparando sulla gestione del cambiamento:

  • Non si cambia da soli, avere dei partner aiuta a rimanere obiettivi e a vedersi anche con gli occhi di altri;
  • se e’ vero che bisogna motivare il team è anche vero (e di questo si parla poco) che spesso è anche il team che ti motiva;
  • persone e competenze, banale, non scopriamo nulla ma tutto ruota intorno a quello;
  • Innovazione e cambiamento sono come il maiale, non si butta via niente. Da questo nostro percorso sta nascendo un nuovo servizio di advisory per startup e pmi innovative. Con una consapevolezza che deriva dall’essere diventati startup anche noi.
  • anche in un settore tradizionale si può innovare, in maniera diversa, a volte con maggiore efficacia pur cambiando poco.
  • la dimensione conta. Non bisogna per forza diventare grandi ma è utile diventare più grandi. È importante rivedere la dimensione minima in relazione alla strategia ed al settore.
  • M&A sarà sempre più centrale nei prossimi anni così come lo sarà il passaggio generazionale. Come ripeto non scopriamo nulla di nuovo ma affrontiamo questi temi con una nuova consapevolezza e progetti più integrati.
  • il fattore tempo è cruciale. Bisogna accelerare, cambiare in fretta ma contemporaneamente ci vuole tempo per assimilare perché ogni cambiamento deve essere sostenibile.
  • bisogna avere il coraggio di investire ( ed in Italia ce ne vuole parecchio).
  • bisogna investire sui giovani garantendo un giusto mix tra entusiasmo ed esperienza. I facili giovanilismi non servono a molto. Bisogna puntare su percorsi formativi e valorizzare chi ha maggiore anzianità e competenze.

Ora arriva il momento più complicato, il non rimanere a metà del guado.

Di certo però ci stiamo divertendo molto.

Nullità della delibera assembleare in difetto di convocazione

Nullità della delibera assembleare in difetto di convocazione

La sentenza del Tribunale di Roma n. 19326 del 17 ottobre 2016 ha ad oggetto l’impugnazione di una delibera assembleare di una Spa.

Nel caso di specie, il socio di una Spa, titolare di una quota di partecipazione minoritaria, lamenta l’omessa convocazione all’assemblea straordinaria, da parte della società convenuta, nelle forme statutariamente previste. Conseguentemente, chiede ai sensi dell’art.2379 c.c. ( il quale dispone sui casi di nullità delle deliberazioni) la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea straordinaria, per mancata convocazione dell’assemblea.

Sentenza del Tribunale di Roma n. 19326 del 17 ottobre 2016

Nei motivi della decisione, il collegio richiama l’art.2379 c.c. e sottolinea come, lo stesso, “nel sanzionare la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea in difetto di convocazione, tutela l’interesse di ciascun socio ad intervenire e, dunque, a prendere parte al processo di formazione della volontà della società e, più in particolare, di influire su di esso”.

Seguendo l’orientamento dottrinale prevalente, inoltre, giudica non fondata l’eccezione di difetto di interesse ad impugnare, sollevata da parte convenuta, basata sulla titolarità, della parte attrice, di una quota esigua del capitale sociale, tale da non permetterle opposizioni all’approvazione.

Secondo il Tribunale, ai fini della dichiarazione di nullità, non rileva la c.d. prova di resistenza (verifica dell’entità della partecipazione del socio assente al fine di determinarne la capacità di impedire, ipotizzando l’espressione di un suo voto contrario, l’adozione della delibera contestata), poiché, ciò che conta, non è l’esito finale e la possibilità di influire sullo stesso, bensì, la possibilità di ciascun socio di influire sulla discussione assembleare.

Diversamente, “nel caso di società in cui vi è un socio di maggioranza, non si vedrebbe neppure la ragione per la quale dovrebbero tenersi le assemblee”.

Ne consegue che, la deliberazione è nulla anche nel caso in cui l’omessa convocazione sia riferita ad un socio titolare di una partecipazione che non avrebbe comunque potuto incidere sull’esito della votazione.

Per approfondire

La sentenza del Tribunale di Roma n. 19326 del 17 ottobre 2016.

 

Riconoscimento del privilegio generale all’ IVA di rivalsa ed alla cassa di previdenza

Riconoscimento del privilegio generale all’ IVA di rivalsa ed alla cassa di previdenza

La Seconda Sezione Civile del Tribunale di Milano ha diramato una Circolare sul “Riconoscimento del privilegio generale all’IVA di rivalsa ed alla Cassa previdenza”.

La sezione affronta la questione relativa alla collocazione in privilegio generale ex art. 2751-bis n. 2 c.c. dell’IVA di rivalsa e del contributo cassa per i crediti che godono del suddetto privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c., questione posta dal comma 474 dell’unico articolo della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018).

La Sezione, dopo ampia discussione, decide di adottare l’orientamento della Suprema Corte (da. ultimo Cass. n. 1.034/2017 ma anche Cass. 17.876 del 2013 in ordine alla natura concorsuale del credito di rivalsa Iva ed alla natura della prestazione quale evento generatore del credito IVA ), letta unitamente a Cass. n. 13.887/17 ( in ordine alla interpretazione delle norme attributive di privilegio generale ) e agli altri principi enunciati dalla Suprema Corte a Sezioni Unite n. 5685/2015 ( in ordine alla non retroattività e non interpretatività della norma relativa alla concessione del privilegio ) . Pertanto, si riconosce la operatività del privilegio generale per IVA di rivalsa e Cassa previdenza relativi solo a crediti professionali maturati successivamente alla entrata in vigore della legge di bilancio 2018 “.

Per approfondire

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Restartup ovvero parliamo dell’elefante

Restartup ovvero parliamo dell’elefante

Trovando il coraggio di affrontare il cambiamento per l’impresa e per lo Studio professionale.

Tutto è iniziato quasi nove mesi fa. Il 6 maggio con questo post davo il via ad un percorso che ci porterà entro la fine del 2018 a crescere provando ad attrezzarci per le sfide che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni.

“Oggi  ho rivisto la perplessità negli sguardi dei colleghi quando ho raccontato i nostri nuovi progetti. Non accadeva da troppo tempo. Ho sorriso dentro di me, consapevole di aver ripreso un percorso”.

Ai tempi i progetti erano ancora confusi ed avevano bisogno di essere formalizzati, strutturati e trasformarsi in un elenco operativo di cose da fare. L’importante però era partire.

Si parla tanto di innovazione e di gestione del cambiamento. E diciamocelo francamente noi consulenti siamo molto bravi a spiegarlo alle imprese forti di una posizione più facile ed in qualche modo privilegiata (il nostro rischio sul capitale investito non è paragonabile).

Studio Panato ha deciso di provarci in prima persona e di provare ad attuare quello che leggiamo così spesso su riviste ed on line. Vi assicuro non è affatto semplice perché il cambiamento fa paura. Ha fatto paura anche a noi.

Abbiamo però deciso che il cambiamento fosse improrogabile e che da questa nostra esperienza dovesse nascere un nuovo servizio di advisory per le imprese nostre clienti.

Mica facile avere visione.

Cambiare è urgente, ce lo ripetono di continuo autorevoli commentatori, meno facile però è capire come cambiare. Per chiarirci le idee abbiamo deciso di partecipare ad un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi.

Siamo stati bravi (non si dovrebbe ma ce lo diciamo da soli) ad avere chiari gli obiettivi da raggiungere nei prossimi 3 anni, ad avere visione ma avevamo bisogno di definirla meglio e soprattutto trasformarla in un progetto concreto fatto da una lista di cose da fare, di darci dei tempi, di definire la squadra ed i compagni di viaggio.

Il cambiamento spaventa se non lo si scompone in micro obiettivi più facilmente raggiungibili. La tentazione di rimandare soprattutto quando le cose vanno bene è sempre presente.

Il rischio di accontentarsi

Mi ha molto colpito un articolo di Luca Tremolada di qualche mese fa che pur occupandosi di startup lancia una critica interessante al mondo delle PMI:

“Il rischio è quello di avere startup zombie, che sopravvivono magari oltre i tre anni e poi diventano Pmi piccole piccole. Si accontentano del loro business e non crescono più. Come accade al tessuto della piccola impresa italiana.

 

Mi ha cosi colpito da riprenderlo e citarlo in un mio articolo per il Sole24Ore che in qualche modo riassume lo spirito del nostro progetto 1849.   Mi ha colpito così tanto da fare mia la critica e trasformarla in uno sprone per il nostro progetto.

L’importanza della squadra

Fondamentale è stato coinvolgere la squadra e dare segni tangibili all’interno di credere al progetto.

Abbiamo inserito in organico due nuove neo laureate perché per cambiare ci vuole l’esperienza ma anche l’entusiasmo dei giovani.

Uno sforzo non banale per uno studio delle nostre dimensioni ma necessario.

L’entusiasmo dei nuovi partner

Ciò che ci ha colpito molto è che nuovi partner si sono proposti di collaborare con noi: sia studi di colleghi sia consulenti di informatica e strategia aziendale. Un entusiasmo che ci spinge ad andare ancora più veloci per non deludere nessuno.

Un percorso che diventa servizio

Il percorso fatto nel 2017 e che concluderemo nella sua prima fase nel 2018 (anche se l’orizzonte temporale con cui ci confrontiamo è il triennio 2020) diventerà a breve un servizio che già caratterizza il nostro Studio ma che offriremo in maniera sempre più consapevole, strategica  e strutturata alla PMI che vuole crescere nei momenti di discontinuità.

Un nuovo servizio di consulenza dedicato alle PMI (nostro target naturale) che mutua alcune caratteristiche dal mondo delle startup. Perché le esigenze dell’impresa in questi anni sono cambiate: velocità, innovazione, crescita dimensionale, compagine sociale aperta, curiosità e bisogno formativo di chi fa impresa, ecc

Un nuovo servizio di advisory per creare valore nei i momenti di discontinuità strategica (acquisizione o cessione di azienda, open innovation, restartup) e/o familiare (passaggio generazionale).

Parliamo dell’elefante

Rubiamo il titolo a Leo Longanesi. L’elefante nel nostro caso è il ruolo, la figura del commercialista. Amiamo molto la nostra professione ma certamente crediamo debba evolvere probabilmente riscoprendone i valori fondanti più antichi. Recuperando un approccio più aziendale e strategico ed avvicinandosi al ruolo dell’advisor.

Questo, almeno nelle intenzioni, sarà l’ultimo post che ospiterà simili riflessioni sul nostro Studio.

Nei prossimi racconteremo le tappe raggiunte nel nostro viaggio dando visibilità ai partner che stanno condividendo con noi un pezzo di strada.

E di novità nei prossimi mesi ne avremo molte da raccontarvi.

Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni

Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni

Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni ovvero “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni” è il titolo del documento predisposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, in pubblica consultazione fino al 2 febbraio 2018.

Lo scopo del volume è fornire una metodologia condivisa

Il volume propone una metodologia comune di riferimento applicabile dai professionisti, accompagnando le varie fasi dell’attività di controllo dei bilanci e contraddistinguendosi per la semplicità della trattazione, il riferimento continuo alla realtà operativa, la ricchezza di casi pratici, esempi, applicazioni. Il Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni è arricchito anche da un modello di manuale di controllo della qualità del sindaco-revisore che può rappresentare un utile supporto per la configurazione e l’applicazione di un sistema di controllo della qualità conforme alle nuove richieste di legge.

Lo scopo del volume è fornire una metodologia condivisa e comune ai revisori e ai membri del collegio sindacale incaricati della revisione legale dei conti. Il volume offre una serie di prescrizioni – derivanti dal sistema dei principi internazionali di revisione ISA Italia – alla quale il revisore si deve attenere. Il volume offre, inoltre, espedienti pratici, casi ed esempi utili per l’applicazione dei principi e delle procedure di revisione. Tali espedienti, casi ed esempi hanno valenza indicativa e non prescrittiva.

L’evoluzione normativa in merito all’applicazione dei principi di revisione

Con lentrata in vigore, in data 7 aprile 2010, del Decreto Legislativo n. 39 del 27 gennaio 2010, i principi di revisione internazionali diventano parte integrante della legislazione italiana in tema di revisione legale dei conti. Infatti, con lart. 11, comma 1, del D.Lgs. 39/2010 (nella versione precedente alle modifiche introdotte con il D.Lgs. 135/2016), il legislatore nazionale dichiara esplicitamente che la revisione legale deve essere svolta in conformità ai principi di revisione adottati dalla Commissione Europea ai sensi dellart. 26, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/43/CE (tale richiamo esplicito ai principi di revisione di matrice internazionale è mantenuto anche nelle versione aggiornata del D.Lgs. 39/2010, a seguito dellentrata in vigore del D.Lgs. 135/2016).

Ai sensi della direttiva 2006/43/CE, i principi di revisione introdotti nella legislazione nazionale sono i principi di revisione internazionali approvati e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Unione Europea secondo la procedura descritta dal comma 3 dellart. 26 della stessa direttiva. Fino alladozione di tali principi da parte della Commissione Europea, la revisione legale è svolta in conformità ai principi di revisione elaborati, tenendo conto dei principi di revisione internazionali, da associazioni e ordini professionali congiuntamente al Ministero dellEconomia e delle Finanze, sentita la CONSOB.

Controllo della qualità degli incarichi di revisione.

La metodologia emergente dal volume sarà proposta dal Consiglio nazionale al Ministero dell’Economia e delle Finanze quale possibile schema di riferimento rispetto al quale effettuare le valutazioni demandate dall’art. 20 del D.Lgs. 39/2010 in tema di controllo della qualità degli incarichi di revisione.

Per approfondire:

Scarica il documento:  “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni”.