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Privacy: guida all’ applicazione del Regolamento europeo

Privacy: guida all’ applicazione del Regolamento europeo

La Guida intende offrire un panorama delle principali problematiche che imprese e soggetti pubblici dovranno tenere presenti in vista della piena applicazione del regolamento europeo privacy, prevista il 25 maggio 2018.

Attraverso raccomandazioni specifiche vengono suggerite alcune azioni che possono essere intraprese sin d’ora perché fondate su disposizioni precise del regolamento privacy che non lasciano spazi a interventi del legislatore nazionale (come invece avviene per altre norme del regolamento, in particolare quelle che disciplinano i trattamenti per finalità di interesse pubblico ovvero in ottemperanza a obblighi di legge).

Vengono, inoltre, segnalate alcune delle principali novità introdotte dal regolamento privacy rispetto alle quali sono suggeriti possibili approcci.

Il regolamento conferma che ogni trattamento deve trovare fondamento in un’idonea base giuridica.

I fondamenti di liceità del trattamento sono indicati all’art. 6 del regolamento e coincidono, in linea di massima, con quelli previsti attualmente dal Codice privacy – d.lgs. 196/2003:

  • consenso,
  • adempimento obblighi contrattuali,
  • interessi vitali della persona interessata o di terzi,
  • obblighi di legge cui è soggetto il titolare,
  • interesse pubblico o esercizio di pubblici poteri,
  • interesse legittimo prevalente del titolare o di terzi cui i dati vengono comunicati).

Le misure di sicurezza

Le misure di sicurezza devono “garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio” del trattamento (art. 32, paragrafo 1); in questo senso, la lista di cui al paragrafo 1 dell’art. 32 è una lista aperta e non esaustiva (“tra le altre, se del caso”). Per lo stesso motivo, non potranno sussistere dopo il 25 maggio 2018 obblighi generalizzati di adozione di misure “minime” di sicurezza (ex art. 33 Codice) poiché tale valutazione sarà rimessa, caso per caso, al titolare e al responsabile in rapporto ai rischi specificamente individuati come da art. 32 del regolamento.

Per approfondire

Scarica: Guida all’ applicazione del Regolamento europeo

 

Linee guida per valutazioni immobiliari crediti inesigibili

Linee guida per valutazioni immobiliari crediti inesigibili

Linee guida per valutazioni immobiliari crediti inesigibili” rappresentano un documento finalizzato a definire una serie di principi/linee guida coerenti con la vigente legislazione e con gli standard di valutazione immobiliare Europei ed Internazionali per favorire:

  • la trasparenza,
  • la correttezza e
  • l‘affidabilità

nelle valutazioni degli immobili a garanzia dei crediti non esigibili.

Destinatari del documento

Le “Linee guida per valutazioni immobiliari crediti inesigibili” sono destinate ai giudici, ai valutatori, ai creditori, ai debitori e a tutti gli stakeholder coinvolti nei processi di gestione e recupero del credito immobiliare.

Obiettivi delle linee guida

Obiettivo del presente documento è in particolare:

  • definire specifiche linee guida per la valutazione degli immobili a garanzia dei crediti non esigibili, anche alla luce degli standard elaborati a livello internazionale e nazionale;
  • approfondire le iniziative ritenute più idonee per favorire l’efficienza delle procedure di vendita immobiliare e condividere le analisi con le competenti Autorità pubbliche anche tramite l’elaborazione di documenti congiunti;
  • promuovere la diffusione di buone pratiche nella valutazione degli immobili a garanzia di crediti anomali presso tutti gli stakeholder pubblici e privati interessati.

Perito immobiliare e valore di mercato

Il documento “Linee guida per valutazioni immobiliari crediti inesigibili” è diviso in 4 paragrafi dedicati al “Valutatore immobiliare (perito)”, alla definizione di “Valore di mercato” con un focus particolare sul Valore di “mercato con assunzione”, all’attività di “due diligence” e al certificato di valutazione.

Accompagnano il documento 3 appendici dedicate a:

  • immobili (asset) speciali
  • approfondimento sui requisiti di professionalità ed indipendenza dei periti
  • valutazione degli immobili oggetto delle operazioni di leasing.

Efficienza nel recupero del credito

Il lavoro mira a preservare il valore della garanzia immobiliare con un impatto positivo in termini di efficienza nel recupero del credito erogato e massimizzazione del valore del residuo patrimonio eventualmente destinato al debitore, superando le “criticità” di natura localistica che non di rado caratterizzano, differenziandole, le procedure di trasferimento di proprietà degli immobili nei casi di crediti non esigibili.

Per approfondire

Scarica il documento ABI: Linee guida per valutazioni immobiliari crediti inesigibili

La relazione unitaria del collegio sindacale

La relazione unitaria del collegio sindacale

Il Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha reso disponibile il documento “La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti”.

Il documento, che fornisce la versione aggiornata del documento rilasciato nel marzo 2017, tiene conto dei molteplici cambiamenti intervenuti nel frattempo proprio nella disciplina della relazione di revisione.

Il testo aggiornato tiene conto anche della recente emanazione del documento “Approccio metodologico alla revisione legale dei conti da parte del collegio sindacale nelle imprese di dimensioni minori “, nel quale si è proposta una nuova versione della metodologia suggerita dal Consiglio nazionale dei commercialisti per rispondere, in linea con l’audit risk model, alle esigenze di miglioramento della qualità degli incarichi.

Il testo conserva la struttura delle precedenti edizioni, illustrando dapprima la struttura della relazione unitaria, quindi le novità derivanti dalla intervenuta riforma, i riferimenti alla vigilanza e alle osservazioni in merito al bilancio, infine uno schema-tipo di relazione.

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato

La nuova APP di Studio Panato dedicata agli imprenditori. Solo ciò che serve nello spazio di un tweet, progettata da IQUII per chi fa impresa.

Negli ultimi mesi stiamo implementando #progetto1849, il nuovo servizio di advisory  nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi

Seguendo una sfidante tabella di marcia, il progetto restartup raggiunge un altro piccolo traguardo.

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato:

Qui i link dove potete scaricare la app:

Abbiamo deciso di testare un modo diverso per comunicare con gli imprenditori nostri clienti, provando a fornire una informazione più mirata al fare impresa. Lasciando le comunicazioni di carattere più fiscale ed amministrativo alle nostre tradizionali Lettere informative.

Uno strumento che costringe alla sintesi

Quando tempo fa ho letto un post di Fabio Lalli su un nuovo prodotto di IQUII, mi sono subito incuriosito.

Una piattaforma accessibile da mobile progettata per offrire ai dipendenti un sistema di formazione e onboarding aziendale semplice, dinamico e non impegnativo, evitando di dover partecipare a corsi in aula fortemente time consuming.

E’ nata come supporto per la formazione obbligatoria (privacy, sicurezza sul lavoro, ecc) ma mi ha colpito per la versatilità e per il fatto che ci avrebbe per forza di cose costretti alla sintesi. Per fornire informazioni diverse da quelle tradizionalmente veicolate da uno studio professionale abbiamo pensato fosse importante usare uno strumento diverso dalla solita email.

La sfida sui contenuti è impegnativa ma ci appassiona.

Da leggere in ascensore

Obiettivo è quello di fornire poche informazioni, in maniera informale, focalizzate sulle esigenze di chi fa impresa senza rubare tempo.

Qualche spunto da leggere idealmente in ascensore ( una provocazione ma non troppo) o sul frecciarossa.

Nei momenti di pausa direttamente da mobile.

In attesa del prossimo caffè

Quasi un memo in attesa di approfondire davanti ad un buon caffè o ad un aperitivo. Trasformando in un nuovo servizio di advisory ( restartup ) le intuizioni presentate e discusse su Econopoly de ilSole24Ore e formalizzate durante gli ultimi mesi in un percorso nato da un progetto di ricerca ospitato da The Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship dell’ Università Bocconi.

Vi invitiamo noi

I contenuti dell’app sono riservati ai nostri clienti e agli imprenditori che ne faranno richiesta. Le informazioni saranno di valore nonostante il tono della comunicazione sintetica ed informale. Nelle nostre intenzioni faranno da stimolo ed ausilio a successivi incontri. Una sorta di promemoria informato delle nuove sfide, opportunità e cosa da fare.

Un partner di valore

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, fa parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario.

IQUII si occupa di applicazioni web e mobile, dalla progettazione allo sviluppo fino all’ottimizzazione e all’analisi del comportamento utente. Progetta interfacce e software per tecnologie indossabili e Internet of Things, elabora piani di comunicazione integrata in grado di valorizzare i progetti e i prodotti dei clienti.

Da tempo seguiamo la storia imprenditoriale di Fabio e Mirko e siamo veramente felici che si sia creata la possibilità di collaborare su questo progetto. Da tempo avevamo voglia di averli come partner. Un grazie particolare ad Andrea e Nicolò per la disponibilità ed il rigore con cui ci hanno supportato.

Per scaricare la APP

Da oggi è scaricabile dagli store la app di Studio Panato ai seguenti link:

L’importanza di fare ordine, meno e meglio

L’importanza di fare ordine, meno e meglio

Gli ultimi mesi ci hanno regalato parecchie soddisfazioni, confermando che è giusto pianificare ma soprattutto che è giusto a volte essere capaci di chiudere gli occhi e seguire un progetto più ampio fidandoci del nostro istinto.

Nel sito del nostro Studio compare, tra le altre, la foto di una tenda illuminata in piena notte con il claim:

 Non lavoriamo di notte (ma può capitare).

Lo scorso anno è capitato, per dare una mano a qualche cliente come è capitato di affrontare pratiche complicate ma abbiamo comunque avuto la soddisfazione di superare le varie difficoltà che abbiamo incontrato sul nostro cammino.

Come sempre quando ci si guarda indietro si scopre che bisogna approfondire qualche intuizione che nella fretta abbiamo sottovalutato:

  • Il valore della coerenza: ne ho già parlato più volte, è importante in tutto nella strategia, nel percorso formativo, nella scelta del cliente, nell’immagine, ecc;
  • Fare ordine liberandosi delle cose inutili: ridurre l’archivio, ridurre la carta, non accumulare ma razionalizzare;
  • Stabilire le priorità: il nostro motto dovrà essere ” meno e meglio”.
  • Focalizzarsi: un progetto alla volta, pianificare, darsi i tempi, investire su struttura ed organizzazione.

Editoria, pubblicazioni, convegni… da qualche anno ormai (stupendo in alcuni casi editori e colleghi perché rinunciare a fatturato sembra sempre un atto rivoluzionario) seguiamo la regola del “meno e meglio” secondo un piano editoriale di Studio, all’interno di una strategia e di priorità condivise al servizio della qualità della consulenza da servire al cliente che deve essere l’unico vero obiettivo.

Fermandosi a riflettere si liberano energie per tornare a crescere nonostante i mille ostacoli che la burocrazia italiana ci pone ogni giorno.

Complicare è facile,

semplificare é difficile.

Per complicare basta aggiungere,

tutto quello che si vuole:

colori, forme, azioni, decorazioni,

personaggi, ambienti pieni di cose.

Tutti sono capaci di complicare.

Pochi sono capaci di semplificare.

Per semplificare bisogna togliere,

e per togliere bisogna sapere che cosa togliere,

come fa lo scultore quando a colpi di scalpello

toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’é in più.

Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno

una scultura bellissima, come si fa a sapere

dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?

Togliere invece che aggiungere

vuol dire riconoscere l’essenza delle cose

e comunicarle nella loro essenzialità.

Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode….

La semplificazione è il segno dell’intelligenza,

un antico detto cinese dice:

quello che non si può dire in poche parole

non si può dirlo neanche in molte.

Tratto da Verbale Scritto, raccolta di scritti di Bruno Munari

 

Qualche tempo fa ne parlavo proprio con un amico penalista. Ha da poco fondato un nuovo Studio in centro a Milano e mi complimentavo con lui per l’ordine e la serenità che il suo Studio trasmetteva pur essendo impegnato in una causa che lo portava spesso al centro della cronaca nazionale. Colori chiari, arredamento accogliente, luce, tecnologia.

Ora comprendo meglio l’importanza del colore bianco per Apple e la filosofia che ci sta dietro. Dobbiamo anche come professione imparare a vederci ed esser visti diversamente.

La semplificazione è il segno dell’intelligenza

Dobbiamo imparare a fare rete per pianificare prima le procedure e proprio di questo si occuperà il nuovo progetto di cui vi parlerò nei prossimi mesi.

Per semplificare bisogna togliere,

e per togliere bisogna sapere che cosa togliere

Ritrovarsi tra amici per confrontarsi, per approfondire e formalizzare. È un progetto a cui tengo molto e che credo farà piacere a chi ne farà parte ma anche ai lettori che beneficeranno dei frutti.

Togliere invece che aggiungere

vuol dire riconoscere l’essenza delle cose

e comunicarle nella loro essenzialità.

È il primo nostro concreto tentativo di trasformare #progetto1849 in un momento di confronto attivo, sperimentando le nuove tecnologie ed una rete informale aperta a chi ne vorrà far parte.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo nel settore del software

Credito d’imposta ricerca e sviluppo nel settore del software

“I criteri di qualificazione e classificazione contenuti nel Manuale di Frascati costituiscono in linea di principio fonte interpretativa di riferimento anche agli effetti del Credito d’Imposta R&S”.

Tale indicazione viene fornita dal Ministero dello Sviluppo Economico attraverso la Circolare n. 59990 del 9 febbraio 2018, volta a chiarire alcuni aspetti sull’applicazione della disciplina del credito d’imposta R&S nel settore del software.

Brevi cenni in tema di Credito d’Imposta per investimenti in R&S

Il credito d’imposta, previsto dal Decreto del 27 maggio 2015, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, è attribuito a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020, senza alcun limite in relazione a forma giuridica, settore produttivo (anche agricoltura), dimensioni e regime contabile.

Tale beneficio consiste nella fruizione di un credito pari al 50% delle spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto fino ad un massimo annuale di € 20 milioni per beneficiario. Per fruire del credito dovranno essere sostenute spese per un importo almeno pari ad € 30.000,

Sono agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale: costi per personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, start up e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali.

Conseguenze applicative nell’utilizzo del Manuale di Frascati

Il manuale di Frascati, redatto dagli esperti dell’Ocse e dal gruppo NESTI, è un documento che stabilisce la metodologia per raccogliere e utilizzare dati sulla ricerca e sviluppo nei paesi membri dell’Ocse.

Dalle indicazioni contenute nel Manuale di Frascati, emerge che le innovazioni legate al software, per essere classificabili nell’ambito delle attività di sviluppo sperimentale devono essere di tipo incrementale.

Inoltre, viene precisato che il credito d’imposta R&S non ricomprende tutte le attività legate in senso ampio al processo innovativo di un’impresa, ma soltanto le attività riferibili a progetti che presentino: reali contenuti di ricerca e sviluppo e un significativo elemento di novità per il mercato, la cui realizzazione non provenga da un utilizzo di conoscenze e tecnologie già disponibili.

L’applicazione della disciplina agevolativa richiede l’individuazione delle attività che, oltre a soddisfare i requisiti appena descritti, presentino un punto conclusivo della o delle fasi di R&S, il quale, nel caso di attività di sviluppo di software viene identificato con il beta testing.

Documentazione richiesta per fruire dell’agevolazione

Oltre alla documentazione obbligatoria concernente l’effettività, la pertinenza e la congruità dei costi di ricerca e sviluppo sostenuti, sarà necessario, da parte dell’impresa, predisporre una documentazione riguardante l’ammissibilità delle attività di ricerca e sviluppo svolte dalla quale risultino “gli elementi di novità che il progetto intende perseguire, l’individuazione degli ostacoli di tipo tecnico e scientifico al cui superamento sono legati i lavori svolti, l’avanzamento di tali lavori nell’ambito dei periodi d’imposta agevolabili e, nel caso in cui si tratti di innovazioni che si sostanzino in significativi miglioramenti di prodotti già esistenti sul mercato in cui opera l’impresa, l’indicazione degli elementi nei quali si specificano tali miglioramenti”.

Per approfondimenti

Credito d’imposta ricerca e sviluppo nel settore del software

La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply or explain

La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply or explain (anno 2017)

Il 14 febbraio 2018 è stata pubblicata da Assonime l’indagine 2017 relativa alla corporate governance delle società italiane.

Tale indagine si basa sull’analisi delle relazioni, predisposte da 221 società italiane quotate al 31 dicembre 2016 sul mercato MTA gestito da Borsa Italiana, attraverso le quali le stesse società forniscono informazioni sul proprio sistema di corporate governance.

Inoltre, lo studio, sulla base delle relazioni sulla remunerazione, analizza le politiche per la remunerazione adottate dalle singole società ed i compensi concretamente percepiti da amministratori e sindaci.

L’indagine prende in considerazione anche il principio del comply or explain, il quale, previsto dalla normativa UE, impone alle società quotate di allegare alla loro relazione di gestione anche una relazione sul governo societario contenente: il codice di governo societario alla quale l’impresa è soggetta o al quale ha ritenuto di aderire volontariamente (“comply”) e le motivazioni nel caso si discosti dal suddetto codice o non ne applichi qualche previsione, (“explain”).

Per approfondire

La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply – or explain (anno 2017)

Analisi di Mediobanca sul settore moda

Analisi di Mediobanca sul settore moda

Il settore della moda italiana rappresenta il 4% del PIL italiano. Secondo il Rapporto Annuale dell’area studi di Mediobanca, le aziende operanti nel settore della moda, nel quinquennio 2012-2016, sono cresciute molto di più di quelle appartenenti al settore manifatturiero.

Gli analisti hanno preso come riferimento 146 aziende della moda italiana, di cui 129 manifatturiere, mentre le restanti sono specializzate nella distribuzione di prodotti di lusso e moda.

Crescita del fatturato per le aziende della moda

Nel quinquennio 2012-2016 il fatturato del settore della moda è cresciuto del 23.3%, rispetto al settore manifatturiero cresciuto del solo 6.6%. Tale incremento, per le aziende della moda, ha comportato la chiusura del bilancio con una crescita pari al 17.3% del risultato netto ed il conseguente aumento dell’assunzione di personale.

Export in crescita

Nel corso degli anni il giro d’affari all’estero è aumentato in modo costante arrivando a rappresentare nel 2016 il 64.4% del totale. La maggior esportatrice (96.7%), facente parte del TOP15 Moda, è Luxottica, gruppo che dal 2017, a seguito della fusione con il gruppo francese Essilor, è leader a livello mondiale nel settore dell’occhialeria.

Conferma il forte orientamento verso i mercati esteri del settore dell’occhialeria il dato, 90.1%, fornito da Mediobanca, relativo alle esportazioni nel settore della moda. Seguono il settore dell’occhialeria, il settore del tessile con esportazioni pari al 69.9% ed il settore della pelletteria pari al 66.6%.

Trend negativo dei margini

Nonostante la crescita di fatturato e utili, nel quinquennio si è registrato un peggioramento dei margini pari ad un punto percentuale. Tale tendenza dovrebbe migliorare attraverso la diffusione, sempre più rapida, dell’e-commerce, in quanto permette la riduzione delle spese per l’apertura di negozi.

La solidità delle aziende della moda

Caratterizzate da abbondanti disponibilità liquide e da un rapporto debiti finanziari – mezzi propri ridotto, le aziende operanti nel settore della moda vantano di una buona capitalizzazione rispetto alle aziende manifatturiere.

Con una liquidità pari ad 881 milioni ed l’assenza di debiti finanziari nel 2016, la società più solida dal punto di vista finanziario è Armani.

Confronto con aziende francesi

Rilevante dato che emerge dal rapporto annuale dell’area studi di Mediobanca è il maggiore fatturato delle aziende francesi rispetto a quelle italiane. Esse infatti, nonostante siano meno solide delle imprese italiane, hanno un giro d’affari ed un trend di crescita molto più elevato.

A supporto di tale affermazione è possibile prendere in considerazione il fatturato della società francese Lvmh, pari ad € 37.6 miliardi nel 2016, il quale è addirittura maggiore del fatturato di tutte le Top 15 Italiane (€ 30.3 miliardi circa).

Per approfondire:

Presentazione del Rapporto Annuale dell’area studi di Mediobanca

Le schede di sintesi della Legge di Bilancio 2018

Le schede di sintesi della Legge di Bilancio 2018

Sono state pubblicate sul sito del dipartimento delle Finanze le schede di sintesi delle misure fiscali contenute nella legge 205/2017.

Le sessantaquattro schede, precedute da un dettagliato elenco, forniscono una visione d’insieme, sintetica, ma esaustiva, degli interventi di carattere tributario adottati con la recente manovra finanziaria di fine anno.

Per ogni misura vengono indicati: il comma di riferimento, una sintetica descrizione, l’obiettivo, perseguito, i destinatari, il periodo di decorrenza e le eventuali azioni necessarie per l’attuazione.

Per approfondire

Le schede di sintesi della Legge di Bilancio 2018

Gli impatti della Legge di Bilancio 2018 sulla disciplina dell’Imposta di Registro

Gli impatti della Legge di Bilancio 2018 sulla disciplina dell’Imposta di Registro

Le modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2018, all’art. 20 del TUR, comportano l’applicazione dell’imposta di registro al singolo atto presentato per la registrazione, indipendentemente dal collegamento con altri atti e soprattutto, indipendentemente dagli elementi che siano desumibili dallo stesso.

Disciplina dell’Imposta di registro previgente

L’art. 20 del D.P.R. n. 131 del 26 aprile 1986, Testo unico imposta di registro, stabiliva che:

“L’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente.”

Sulla base di tale dettato, prima delle modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2018, la Cassazione riteneva che gli atti presentati alla registrazione dovessero essere tassati per quanto fosse desumibile fuori del loro contenuto, e in particolare, per quanto fosse desumibile dal loro collegamento con altri atti.

Infatti, nei casi di pluralità di atti che presentavano uno stretto collegamento negoziale, l’imposta doveva essere liquidata in considerazione dell’effettivo e complessivo risultato ottenuto dalle parti.

Caso più significativo di questo atteggiamento giurisprudenziale era rappresentato dal conferimento di un’azienda in una società e dalla successiva cessione delle partecipazioni al capitale sociale della società conferitaria. Sia l’atto di conferimento d’azienda in società, sia la cessione di una quota di partecipazione al capitale sociale sono atti sottoposti all’imposta di registro in misura fissa. La cassazione riteneva che i due atti potessero essere considerati come un tutt’uno e quindi riteneva di poter reinterpretare questo collegamento negoziale come un unico contratto di cessione d’azienda, per il quale la legge di registro dispone la tassazione con l’imposta proporzionale, ovvero del 3%.

Nuova disciplina dell’Imposta di Registro

L’art. 1, comma 87, lett. a) della Legge 205 del 28 dicembre 2017 (Legge di Bilancio 2018) dispone che:

“Al testo unico  delle  disposizioni  concernenti  l’imposta  di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 20, comma 1:

  1) le parole: « degli atti presentati »  sono sostituite dalle seguenti: « dell’atto presentato »;

  2) dopo la parola: « apparente » sono aggiunte le seguenti: «  ,sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo,prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi »;”

Pertanto il nuovo dettato dell’art. 20 comma 1 del D.P.R. n. 131 del 26/04/1986 è il seguente:

“L’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi.”

Rapporto tra norma interpretativa e norma antielusiva

Vi è una linea di confine tra la norma antielusiva, ovvero di riqualificazione antielusiva che l’amministrazione può compiere ai sensi dell’art. 10 bis dello Statuto del contribuente e la norma interpretativa, ovvero di riqualificazione interpretativa che l’amministrazione può compiere ai sensi dell’art. 20 della legge di registro.

L’art. 20 della legge di registro infatti, attribuisce all’amministrazione un “potere interpretativo”, vale a dire che, se dall’analisi dell’atto presentato per la registrazione, emerge che l’aspetto giuridico apparente dell’atto diverge dalla sua effettiva natura giuridica, oppure diverge rispetto ai reali effetti giuridici che da esso derivano, rispetto a quelli che dovrebbero conseguire da tale sua apparenza formale, l’amministrazione può operare una riqualificazione in senso giuridico – sostanziale della fattispecie rispetto a tale apparenza giuridico – formale, ovvero pretendere di applicare la tassazione non in base all’aspetto giuridico esteriore del documento sottoposto alla registrazione, ma alla sua effettiva sostanza giuridica e ai suoi reali effetti giuridici.

Se l’amministrazione intende esercitare un potere di riqualificazione antielusiva dovrà applicare l’art. 10 bis, Legge 212 del 27 luglio 2000, accordando al contribuente le tutele in esso presenti.

Dubbi in merito all’efficacia retroattiva della modifica

La Cassazione, con la sentenza n. 2007 del 26 gennaio 2018, ha, diversamente da autorevole dottrina e da quanto indicato nei lavori preparatori, sancito che la modifica dell’articolo 20 Tur, effettuata dalla legge 205/2017, non ha valenza retroattiva e che, quindi, per tutte le fattispecie originatesi prima del 1° gennaio 2018, l’articolo 20 Tur non può essere letto – nel modo indicato dal suo attuale nuovo testo – come riferito al solo atto presentato per la registrazione (e non ad altri atti che siano ad esso collegati) ed esclusivamente al suo contenuto giuridico.