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Recesso del socio nelle società di persone

Recesso del socio nelle società di persone

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Un recente documento della Fondazione Nazionale Commercialisti affronta il recesso del socio nelle società di persone approfondendo alcuni aspetti dai rilevanti risvolti pratici trattandosi, nella specie, dei criteri di valutazione delle quote, dell’avviamento e delle conseguenze prodotte dalla liquidazione della quota sul capitale sociale delle società di persone.

 

Il recesso è un atto unilaterale recettizio che esprime la volontà del socio di abbandonare la compagine sociale, ai sensi dell’art. 2285 c.c. «ogni socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci. Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta causa. Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi». Costituisce, quindi, una deroga al principio generale dell’indissolubilità unilaterale dei contratti.

Le cause del diritto di recesso

Il diritto di recesso (diritto potestativo spettante ad ogni socio) deriva:

  1. dalla costituzione della società a tempo indeterminato (con preavviso);
  2. dall’inadempimento di obblighi contrattuali da parte degli altri soci (cause convenzionali);
  3. da una giusta causa.

La “giusta causa” all’interno delle società di persone emerge in seguito all’estromissione del socio dall’amministrazione e dalla gestione della società, ovvero al venir meno del vincolo/rapporto fiduciario alla base delle società personali.

Al verificarsi di una causa di recesso sarà necessario procedere al calcolo della quota di competenza del socio recedente. Esso avrà diritto, esclusivamente, al pagamento di una somma di denaro pari al valore della propria quota, non potendo vantare diritti sui beni conferiti sino allo scioglimento della società.

Diritto soltanto ad una somma di danaro

Nel rispetto della tutela dell’interesse esclusivo della società alla conservazione dei valori produttivi, ex art.2289 c.c. «nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento. Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e le perdite inerenti alle operazioni medesime.».

Va segnalato che, una parte minoritaria della dottrina riconosce alla società la facoltà di adempiere, in alternativa al pagamento di una somma di danaro, mediante la restituzione di beni (o quote di essi) in natura, se ciò risulta più conveniente per la società.

La valutazione della quota in caso di recesso

L’art.2289 c.c. fissa un criterio legale di liquidazione della quota, che prende a cardine della valutazione la situazione patrimoniale al momento in cui si verifica il recesso. In base all’orientamento prevalente, il suddetto articolo richiama indirettamente un bilancio ad hoc,  idoneo ad evidenziare l’effettiva consistenza economica della quota.

La Suprema Corte, inoltre, precisa che nella determinazione della suddetta quota occorre tener conto della “effettiva consistenza economica dell’azienda sociale all’epoca dello scioglimento del rapporto, comprendendovi anche il fattore di redditività dell’azienda stessa” (Cass. 10/07/1993 n.7595); sostanzialmente, nella determinazione del quantum debeatur andrà incluso il valore dell’avviamento (positivo o negativo).

In assenza di un metodo legale ed univoco di valutazione delle partecipazioni sociali, è possibile fissare criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della quota, considerando illegittime solo quelle clausole che conducono al rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

Il metodo ritenuto più idoneo a determinare il valore della quota è quello misto patrimoniale/reddituale, caratterizzato dalla ricerca di un valore che tiene conto dell’aspetto patrimoniale senza dimenticare le attese reddituali.

Seguendo tale impostazione, si avrà una rielaborazione dello stato patrimoniale della società, individuando un “patrimonio netto rettificato” valutato nelle sue singole parti, al quale verrà sommato il valore riconosciuto all’avviamento, in modo tale da quantificare il valore della società e di conseguenza il valore della quota da liquidare al socio uscente.

Il pagamento della quota

Il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, senza alcuna corresponsione di interessi.

Sulla natura del credito spettante al socio recedente dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenerlo un credito di valuta, che soggiace al principio nominalistico di cui all’art.1277 c.c., rendendo applicabili i principi sul risarcimento del danno conseguente alla mora del debitore.

L’obbligo di liquidare la quota è posto direttamente in capo alla società, e non ai singoli soci restanti. Tale disposto rimane valido anche per le società di persone, le quali pur non avendo personalità giuridica, sono comunque soggetti di diritto, titolari di un autonomo patrimonio.

Di conseguenza, il debito derivante dalla liquidazione della quota al socio uscente deve essere soddisfatto dalla società e, solo in via sussidiaria, dai rimanti soci.

Per approfondire

Scarica il documento: La valutazione delle quote nelle società personali in ipotesi di recesso ed esclusione


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Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

Segnalo uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che propone un’analisi dei criteri legali di determinazione del valore della partecipazione nell’ipotesi di recesso del socio, distinguendo le ipotesi di recesso a seconda che si tratti di socio di società a responsabilità limitata, socio di s.p.a. non quotate o di s.p.a quotate.

Viene inoltre presa in considerazione l’ipotesi in cui, in mancanza di un accordo sul valore della partecipazione, sia nelle s.r.l che nelle s.p.a., la valutazione della medesima sia compiuta tramite la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale su istanza della parte più diligente.

Per approfondire:  Documento – La valutazione della partecipazione del socio recedente

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Recesso del socio e valutazione partecipazioni

Recesso del socio e valutazione partecipazioni

Riflessioni a margine del seminario della Scuola di Alta Formazione

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

  Propongo qualche riflessione a margine del recente seminario su “Recesso del socio: aspetti societari, aziendali e tributari” che mi ha visto tra i relatori. La professione si sta sempre più specializzando, la futura approvazione dei PIV fornirà all’esperto importanti linee guida a cui rifarsi nella valutazione d’azienda e di partecipazioni sociali. I principi italiani di valutazione (Piv) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà, ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale. La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle Pmi, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani. Per quanto la specializzazione sia una tendenza ineludibile è fondamentale comunque non perdere mai di vista la visione d’insieme dell’operazione. Importante quindi analizzare con attenzione sia la normativa civilistica sia quella fiscale. In particolare troppo spesso si sottovalutano le clausole “fiscali” nella contrattualistica, spesso invece assumono importanza notevole.

La valutazione d’azienda

La stima è un processo complesso che coinvolge gli aspetti più disparati non solo contabili, fiscali e legali, ma anche ambientali e di mercato. Aspetto fondamentale per il perito è quindi la scelta del criterio adottabile necessariamente correlata alle finalità della stima stessa ed alle caratteristiche dell’azienda e del mercato in cui opera.

Discrezionalità tecnica

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • Criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • Valore di mercato (Difficoltà a reperire informazioni pubbliche su valore di mercato partecipazioni o aziende PMI.)

Unità di valutazione, sconti e premi

L’unità di valutazione di riferimento nel caso di valutazioni a fini di recesso è rappresentata dall’azienda nel suo complesso. Il valore della singola azione è calcolato pro-quota.

  • Non paiono applicabili né premi di maggioranza, né sconti di minoranza.
  • Sono invece da considerare quegli sconti che si applicano all’impresa nel suo complesso :
    • gli sconti per la dipendenza da persone chiave;
    • nei casi di business che assorbono cassa e richiedono futuri finanziamenti, gli sconti per mancanza di liquidabilità.

Decreto Tribunale Padova 23/05/2014

In caso di recesso del socio dalla società non si applicano premi di maggioranza o sconti di minoranza.  Premi di maggioranza o sconti di minoranza rilevano solo nell’ambito della negoziazione, della partecipazione tra sogetti che fanno valere le loro posizioni di interesse soggettivo e forza contrattuale.

Il valore in atto e non il valore potenziale

Il valore intrinseco deve esprimere il valore in atto e non il valore potenziale dell’azienda. Il valore deve riferirsi all’impresa “as is” e non deve riflettere i benefici attesi dalle decisioni che hanno fatto scattare il recesso. Il valore intrinseco deve esprimere la realtà operativa dell’impresa come è, con i propri punti di forza e di debolezza e come è gestita al momento in cui scatta il presupposto del recesso.

 

 

Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

Aggiornamento 30/04/2015: segnalo uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che propone un’analisi dei criteri legali di determinazione del valore della partecipazione nell’ipotesi di recesso del socio, distinguendo le ipotesi di recesso a seconda che si tratti di socio di società a responsabilità limitata, socio di s.p.a. non quotate o di s.p.a quotate. Viene inoltre presa in considerazione l’ipotesi in cui, in mancanza di un accordo sul valore della partecipazione, sia nelle s.r.l che nelle s.p.a., la valutazione della medesima sia compiuta tramite la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale su istanza della parte più diligente.

Per approfondire: Documento – La valutazione della partecipazione del socio recedente

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Il recesso del socio di S.r.l.

Il recesso del socio ai sensi dell’art. 2473 c.c., la valutazione delle partecipazioni e le massime del Notariato

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il recesso del socio è tema particolarmente complesso e delicato nella vita di una società. Il socio di S.r.l. può recedere dalla società nei casi espressamente previsti per legge o nell’atto costitutivo. Nel presente articolo si provvede ad analizzare quanto previsto dalla normativa in vigore con l’ausilio delle massime del Notariato milanese e del Notariato del triveneto.

Riferimenti normativi

  • Notariato milanese, massima n. 74;
  • Notariato del triveneto, massime I.H.1, I.H.3, I.H.5, I.H.7, I.H.8, I.H.9, I.H.13, I.H.14 e I.H.16;
  • Codice civile, art. 2473 .

Premessa

La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, pertanto produce effetti dalla data del suo ricevimento. A partire da tale data, come confermato dalla massima I.H.5 dei notai del triveneto, i diritti sociali connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il recesso sono sospesi, conservando il socio recedente esclusivamente la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

La dichiarazione di recesso è irrevocabile una volta pervenuta alla società. Il valore della partecipazione da liquidare deve essere determinato con riferimento a detta data.

Nella tabella seguente è riportato un elenco dei principali presupposti del diritto di recesso del socio.

Presupposti diritto di recesso del socio Riferimenti
Decisioni che consentono diritto di recesso al socio dissenziente, assente o astenuto Art. 2473 c.c.
cambiamento dell’oggetto sociale
cambiamento del tipo di società
fusione o scissione
revoca dello stato di liquidazione
trasferimento della sede all’estero
eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo
compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo
compimento di operazioni che comportano una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell’art. 2468, comma 4 , c.c. (diritti riguardanti l’amministrazione o il riparto degli utili)
Cause convenzionali di recesso del socio Atto costitutivo
Particolari disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento Art. 2473 c.c.
Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un anno Art. 2473 c.c.

 

Attenzione

In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.1 si deve ritenere che per le S.r.l. non sia sufficiente una qualsiasi modifica dell’oggetto sociale, anche se di lieve entità, per legittimare il socio non consenziente ad esercitare il recesso. Nonostante l’art. 2473 c.c. parli semplicemente di “cambiamento dell’oggetto”, la prassi notarile reputa necessario un cambiamento sostanziale e significativo dell’attività sociale. Il recesso è possibile ad esempio in caso di ingresso della società in nuovi settori produttivi che aumentino in maniera considerevole il rischio di impresa.

 

Attenzione

In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.3 l’introduzione di un termine di durata in una società a tempo indeterminato, poiché va ad eliminare una causa di recesso, attribuisce ai soli soci assenti o dissenzienti tale diritto.

Cause convenzionali di recesso

La massima n. 74 del Notariato milanese chiarisce che l’atto costitutivo di S.r.l. può legittimamente prevedere il diritto di recesso, oltre che nelle ipotesi previste dalla legge:

  1. al verificarsi di (altri) determinati eventi, siano essi rappresentati da deliberazioni di organi sociali, ovvero da atti o fatti diversi, di qualsiasi natura;
  2. al verificarsi di una “giusta causa”, non specificamente determinata dall’atto costitutivo o dallo statuto;
  3. al mero volere del socio recedente (c.d. recesso “ad nutum”) salva la necessità, in quest’ultimo caso, del preavviso di almeno 180 giorni, previsto dagli artt. 2437, comma 3 , c.c., e 2473, comma 2 , c.c..

Il diritto di recesso derivante da cause convenzionali può essere attribuito dall’atto costitutivo o dallo statuto sia alla generalità dei soci, sia ad alcuni di essi.

La determinazione del valore di liquidazione delle quote, sempre secondo la massima n. 74 del Notariato milanese (non sempre concordi giurisprudenza e dottrina), nelle ipotesi di cause convenzionali di recesso, può essere definita sulla base di criteri contenuti nell’atto costitutivo o nello statuto, anche in deroga rispetto ai criteri di liquidazione fissati dalla legge per le cause legali di recesso.

Limiti statutari al diritto di recesso

In base a quanto previsto dall’art. 2469, comma 2 , c.c., lo statuto della S.r.l., in presenza di una clausola di mero gradimento o di intrasferibilità delle partecipazioni, può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.

 

Attenzione

La clausola di sospensione del diritto di recesso, secondo la prassi notarile milanese, può essere introdotta anche in sede di modificazione dell’atto costitutivo, stabilendo in tal caso che il termine (massimo) di due anni decorra dalla introduzione della clausola ovvero dalla sottoscrizione della partecipazione ovvero ancora dall’acquisto di una partecipazione già esistente.

 

Quando il recesso non può essere esercitato o è privo di efficacia

Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se:

  • la società revoca la delibera che lo legittima;
  • ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.

In mancanza di un termine determinato per legge si ritiene che la società possa adottare la revoca della delibera che legittima il recesso, ovvero la delibera di scioglimento della società, entro il termine di centottanta giorni previsto per l’eventuale rimborso delle partecipazioni (massima I.H.7).

La revoca della delibera che legittima il recesso, ancorché adottata nei termini di legge, non rende inesercitabile tale diritto o inefficace quello già esercitato nell’ipotesi in cui la delibera revocata abbia prodotto effetti sostanziali nel periodo di validità (ad esempio sono stati compiuti atti di amministrazione finalizzati al perseguimento del diverso oggetto sociale deliberato e poi revocato) (massima I.H.8).

La massima I.H.9 del Notariato del triveneto prende in esame l’ipotesi in cui venga deliberato lo scioglimento della società, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2473 c.c..

La delibera di revoca dello scioglimento, finalizzata a rendere inesercitabile il recesso o inefficace quello già esercitato, è possibile solo nei seguenti casi:

  1. che il socio originario recedente abbia manifestato il suo consenso, rinunciando al rimborso della partecipazione;
  2. che il socio originario recedente abbia ottenuto il rimborso della partecipazione.

 

Recesso del socio e valutazione delle quote ex art. 2473 c.c.

Nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso: «I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente».

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valore di mercato.

La massima del Comitato Notarile Triveneto I.H.13 chiarisce infatti che l’atto costitutivo, data l’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni, può prevedere criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della partecipazione.

Sono da ritenersi lecite le clausole volte a determinare il valore dell’avviamento secondo calcoli matematici rapportati alla redditività degli esercizi precedenti.

Sono invece da ritenersi illecite le clausole che tengano in considerazione i soli valori contabili. Sono parimenti illegittime le clausole che determinano il valore di rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

L’organo amministrativo (sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile) dovrà predisporre una situazione patrimoniale straordinaria dalla quale emerga il valore della partecipazione determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale riferito al momento della comunicazione del recesso.

 

Attenzione

Detta situazione non sarà quindi redatta secondo gli ordinari criteri di valutazione del bilancio d’esercizio essendo la finalità differente. La prassi notarile del triveneto con la massima I.H.16 prende atto dell’oggettiva incertezza di risultato che caratterizza il procedimento di determinazione del valore di liquidazione della partecipazione del socio recedente, incertezza che si traduce in una difficile valutazione dell’opportunità di esercitare il diritto al disinvestimento. Si ritiene quindi possibile per il socio recedente – nel rispetto del procedimento legale di determinazione del valore di liquidazione – condizionare risolutivamente la propria dichiarazione di recesso all’ottenimento di una valutazione minima. La prassi notarile non ritiene invece possibile che tale dichiarazione possa essere sospensivamente condizionata al verificarsi dei medesimi eventi.

 

Modalità di rimborso della quota

Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società.

Non è possibile, in base alla massima notarile I.H.14 del triveneto, derogare statutariamente al termine di centottanta giorni previsto dal comma 4 dell’art. 2473 c.c., per il rimborso della partecipazione al socio receduto.

Il rimborso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili; in quest’ultimo caso si applica l’art. 2482 c.c. e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.

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