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Guida rapida alla registrazione fiscale degli atti costitutivi/modificativi di s.r.l. di startup innovative

Guida rapida alla registrazione fiscale degli atti costitutivi/modificativi di s.r.l. di start-up innovative

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una “Guida rapida” per la compilazione e la predisposizione del modello di richiesta di registrazione, la liquidazione dell’imposta e la compilazione del modello di versamento F24 in relazione agli atti costitutivi/modificativi di s.r.l. startup innovative

Il modello di RICHIESTA REGISTRAZIONE

Il modello di RICHIESTA REGISTRAZIONE (Modello 69) è utilizzato per richiedere agli Uffici dell’Agenzia delle entrate la registrazione fiscale degli atti. Il modello, in formato PDF, messo a disposizione sulla piattaforma è di tipo editabile.

Si riportano di seguito le istruzioni per la compilazione dei soli campi utili alla richiesta di registrazione degli atti costitutivi/modificativi di start-up innovative redatti in forma elettronica e firmati digitalmente a norma dell’articolo 24 e 25 del C.A.D., come previsto dall’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3 e dai decreti del Ministro dello Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 e del 28 ottobre 2016, nonché dai decreti del Ministero dello Sviluppo Economico del 1 luglio 2016 e del 4 maggio 2017.

Le istruzioni complete per la compilazione del modello sono disponibili sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate

Scrittura privata non autenticata

Nel caso di scrittura privata non autenticata, il modello deve essere compilato e sottoscritto da una delle parti presenti nell’atto, denominata richiedente la registrazione.

Per approfondire

Guida rapida alla registrazione fiscale degli atti costitutivi/modificativi di s.r.l. di start-up innovative

 

Lavorando su quei punti di contatto tra PMI e Startup

Lavorando su quei punti di contatto tra PMI e Startup

Stiamo lavorando su quei punti di contatto tra PMI e Startup, perché lo dico da tempo ormai: stiamo sottovalutando l’effetto startup sul modo di fare consulenza.

In questi giorni per approfondire il tema abbiamo ripreso a sederci tra i banchi di scuola insieme a circa 200 imprenditori. E’ una esperienza che ci aiuta a ripensarci, che ci mette a nudo. E’ sfidante e durerà fino a tutto il 2018.

Non tutto quello che viene insegnato ci è nuovo, forse non è neanche troppo innovativo in realtà. Forse è esattamente quello che stavamo cercando

Costruendo un percorso di apprendimento

Stiamo provando a costruirci un percorso di apprendimento che probabilmente è abbastanza vicino a quello che stavamo cercando ma questo potremmo dirlo solo a fine anno.

L’esperienza è straordinariamente ricca sotto molteplici aspetti:

  • Leggere qualche libro sul tema non significa saper applicare un modello;
  • Docente e tutor sono molto rigorosi;
  • Il nostro Mentor viene da Accenture Digital. Questo ci permette di confrontarci con uno stile di consulenza molto diverso dal nostro (né migliore né peggiore) sia per approccio sia per materie trattate;
  • Per cambiare ci vuole tempo e noi avevamo bisogno di un espediente per ritagliarci questo tempo senza più rimandare;
  • Le idee migliori nascono quando riesci a far contaminare mondi differenti;
  • Prendi consapevolezza che tutto dipende da te, devi solo acquisire metodo e disciplina.

Proviamo a crescere imparando dalle startup

Proviamo a crescere imparando dalle startup. Stiamo lavorando molto sui punti di contatto tra PMI e Startup al di là del circo mediatico che avvolge queste ultime:

  • in qualità di consulenti di Startup, diverse tra loro per dimensioni e struttura;
  • promuovendo un restartup del nostro Studio, partecipando ad un progetto biennale di ricerca in Bocconi;
  • approfondendo la normativa tenendo una serie di seminari di specializzazione in collaborazione con Euroconference.

Le PMI dinamiche sono il nostro target naturale

Obiettivo è tirare le fila entro fine anno e proporre nel 2018 un nuovo servizio di consulenza alle PMI dinamiche (nostro target naturale) che mutui alcune caratteristiche dal mondo startup.

Vedremo. Per ora ci divertiamo, studiamo molto e proviamo ad alzare l’asticela della qualità che non è poco. Parallelamente stiamo approfondendo sempre di più la nostra specializzazione professionale, vera architrave del nuovo progetto in un mix di tradizione ed innovazione che pian piano si sta delineando sempre più.

La sfida è scoprire se riusciremo ad essere anche innovativi.

Startup, seminario di specializzazione

Startup, seminario di specializzazione

Studio Panato presenta in collaborazione con il Gruppo Euroconference un seminario di specializzazione sulle startup innovative.

L’impresa startup innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma di società cooperativa, prevista da una recente disposizione normativa al fine di incentivare lo sviluppo, la produzione e commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Presentazione del Seminario

Nell’attuale contesto economico il successo imprenditoriale è strettamente correlato all’innovazione. Il corso vuole fornire gli elementi principali di inquadramento teorico/pratico per consentire al professionista di acquisire quelle competenze tecniche che gli consentano di affiancare l’imprenditore nella fase di start up e lo mettano in grado di:

  • valutare la fattibilità del progetto innovativo concepito dall’imprenditore;
  • illustrare le varie agevolazioni di natura fiscale previste dal Legislatore;
  • proporre la più opportuna forma giuridica per la società e, in chiave prospettica, fornire suggerimenti sulla governance anche alla luce dell’ingresso di futuri soci nella compagine;
  • assistere l’imprenditore nella presentazione della Start Up a potenziali finanziatori predisponendo sia un business plan (definendo le risorse finanziarie necessarie) sia una valutazione di azienda che consenta di determinare le quote spettanti agli investitori. La valutazione di un’azienda non basata su dati storici è molto complessa e richiede competenze specifiche.

Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.
Si vuole inoltre fornire un’ampia bibliografia per facilitare l’approfondimento individuale grazie ad una raccolta ragionata di materiale immediatamente scaricabile.

Programma

Ruolo del professionista e evoluzione del mercato

Definizione di Start Up innovativa e requisiti qualificanti

La costituzione

  • Scelta del tipo sociale, capitale e costi
  • Statuto e patti parasociali
    • oggetto sociale
    • modello uniforme
    • clausole per spin off universitari
  • Nuova modalità di costituzione digitale e gratuita

Capitale di rischio ed investitori

  • Il Business Plan e analisi del fabbisogno finanziario
  • La valutazione della Start Up
  • Gli incentivi fiscali all’investimento nel capitale di rischio delle Start Up innovative
  • Start Up Sponsor”: cessione delle perdite di nuove imprese a società quotate
  • Il rapporto tra imprenditore ed investitore
    • venture capitalist
    • business angel
    • equity crowfunding

Tra Stock Option e Work For Equity

  • La disciplina del lavoro “tagliata su misura”
  • La facoltà di remunerare il personale in modo flessibile
  • La remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale

Altre misure di agevolazione per le Start Up

  • L’esonero da diritti camerali e imposte di bollo
  • Le deroghe alla disciplina societaria ordinaria
  • La proroga del termine per la copertura delle perdite
  • La deroga alla disciplina sulle società di comodo e in perdita sistematica
  • L’esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità per compensazione dei crediti IVA
  • L’intervento semplificato al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese
  • L’Agenzia ICE: servizi ad hoc per l’internazionalizzazione delle Start Up

Ulteriori agevolazioni a favore dell’innovazione

  • Smart&Start Italia
  • Italia Startup Visa
  • Italia Startup Hub
  • Contamination Lab
  • Credito d’imposta R&S
  • Patent box

Regime di pubblicità e monitoraggio

  • L’iscrizione nel Registro delle Imprese
  • L’aggiornamento delle informazioni iscritte nel Registro delle Imprese
  • L’attestazione del mantenimento del possesso dei requisiti previsti per l’iscrizione
  • La cancellazione dalla sezione speciale del Registro delle Imprese

Bilancio

  • Le criticità di bilancio
  • Le spese di ricerca e sviluppo e l’obbligo di indicazione in nota integrativa

Trasformazione in PMI innovativa

Fail fast

 

Calendario e sedi

Seminario Startup
Città Data
Bologna 09/11/17
Verona 10/11/17
Venezia 14/11/17
Milano 15/11/17

Per approfondimenti ed iscrizioni

Per scaricare il programma e per le iscrizioni:  Seminario Startup

Ecco tutti i finanziamenti per le startup

Ecco tutti i finanziamenti per le startup

Ecco tutti i finanziamenti per le startup! L’Associazione Italia Startup promuove un portale dedicato ai finanziamenti pubblici a supporto dell’ecosistema startup italiano.

Obiettivo è quello di offrire un servizio di monitoraggio dei bandi pubblici, nazionali e regionali – questi ultimi suddivisi in bandi per singole regioni e province autonome italiane – dedicati a sostenere progetti di giovani imprese innovative ad alto potenziale di crescita (startup) e del loro partner (acceleratori, incubatori, parchi scientifici, investitori, ecc) e quindi a disposizione sia del mercato che delle istituzioni.

Il portale raccoglie tutti i finanziamenti e le agevolazioni per PMI e Startup al fine di sostenere chi crede nel rilancio del nostro Paese e nella creazione di un nuovo tessuto imprenditoriale italiano.

Per approfondire

Vai al portale delle agevolazioni a PMI e Startup

Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Ecco perché conviene investire in una startup innovativa

Dall’1 gennaio 2017 chi investe in startup può usufruire degli incentivi Irpef e Ires per un terzo dell’importo versato. Le nuove disposizioni in materia di Start Up innovative, di seguito Start Up, contenute nella legge di bilancio 2017, L. n.232/2016, confermano la volontà del legislatore di promuovere ed agevolare questo tipo di imprenditorialità, al fine di accelerare la crescita e l’innovazione  del sistema Paese. Investire in una startup diventa interessante anche in ottica di open innovation se a questo aggiungiamo la possibilità per le società quotate che possiedono almeno il 20% e non più del 50% delle quote di una startup, di acquistare le perdite della stessa utilizzandole in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile e per l’intero importo. Questo però sarà oggetto di un successivo approfondimento.

Nel presente articolo proviamo a riassumere le principali agevolazioni relative alle startup innovative così come modificate dalla legge di bilancio 2017 pur senza alcuna pretesa di esaustività.

DEFINIZIONE DI START UP INNOVATIVA

Si parla esplicitamente di startup innovative in quanto il target di riferimento sono,  esclusivamente,  le imprese di nuova costituzione che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Ai sensi dell’art.25 del D.L n.179/2012 l’impresa Start Up innovativa è « la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti»:

  • È costituita da non più di sessanta giorni ( 5 anni );
  • È residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • A partire dal secondo anno di attività della startup, presenta un fatturato annuo (risultante dall’ultimo bilancio approvato) non superiore a 5 milioni di euro;
  • Non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • Non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • Possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 15% del maggiore valore tra fatturato e costi annui.In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up; Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili.
  2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

LE AGEVOLAZIONI PER LE START UP

1. INCENTIVI FISCALI PER CHI INVESTE IN START UP INNOVATIVE

Sono previsti incentivi fiscali per investimenti in startup  provenienti da persone fisiche, che potranno beneficiare di una detrazione Irpef del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.000.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.

Sono previsti incentivi anche per le persone giuridiche, le quali potranno fruire di una deduzione dall’imponibile Ires del 30% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1.800.000€ che deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio ed il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Gli incentivi (persone fisiche e persone giuridiche) valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in startup.

Per poter beneficiare delle agevolazioni il socio/investitore dovrà chiedere alla startup copia di una serie di documenti e certificazioni che questi dovrà produrre in sede di redazione del modello Unico, trai quali:

  • Certificazione che attesti il rispetto dei limiti massimi per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
  • Piano di investimento della startup, contenente le informazioni dettagliate sull’oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento (attuale o previsto) delle vendite e dei profitti.

2. COSTITUZIONE GRATUITA CON FIRMA DIGITALE

Le startup potranno redigere l’atto costitutivo e le sue successive modifiche anche mediante un modello standard tipizzato facendo ricorso alla firma digitale ( come già previsto per i contratti di rete). L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 e sono trasmessi al competente ufficio del Registro delle Imprese.

3. ESONERO DA DIRITTI CAMERALI E IMPOSTE DI BOLLO

Le startup non dovranno pagare il diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio, nonché, come chiarito dalla circolare dell’AdE 16/E del 2014, i diritti di segreteria e l’imposta di bollo abitualmente dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese.

4. DEROGHE ALLA DISCIPLINA SOCIETARIA ORDINARIA

Le startup costituite in forma di srl possono: creare categorie di quote dotate di particolari diritti; effettuare operazioni sulle proprie quote; emettere strumenti finanziari partecipativi; offrire al pubblico quote di capitale.  Si tratta, quindi, di misure volte al cambiamento della struttura finanziaria della srl, che tendono ad equipararla a quella prevista per le Spa.

5. PROROGA DEL TERMINE PER LA COPERTURA DELLE PERDITE

In caso di riduzione del capitale di oltre un terzo, il termine entro il quale la perdita deve essere diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo (invece del primo esercizio successivo).

In caso di riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale sociale e al contemporaneo aumento dello stesso ad un importo non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo.

6. INAPPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA SULLE SOCIETA’ DI COMODO E IN PERDITA SISTEMATICA

Le startup non sono soggette alla disciplina prevista per le società di comodo e per quelle in perdita sistematica.  Di conseguenza, nel caso conseguano ricavi “non congrui” oppure siano in perdita fiscale sistematica non scattano le penalizzazioni fiscali previste per le prime; come, ad esempio, l’imputazione di un reddito minimo e di una base imponibile minima ai fini Irap, l’utilizzo limitato del credito Iva, ecc.

7. MAGGIORE FACILITA’ NELLA COMPENSAZIONE DELL’IVA

Le startup sono esonerate dall’obbligo “ordinario” di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a 50.000 €. Grazie a tale deroga, le startup possono ricevere benefici in termini di liquidità durante la fase degli investimenti in innovazione.

La normativa ordinaria che prescrive l’apposizione del visto di conformità per la compensazione in F24 dei crediti IVA superiori a 15.000€ può, infatti, rappresentare un disincentivo all’utilizzo della compensazione orizzontale.

8. DISCIPLINA DEL LAVORO TAGLIATA SU MISURA

Le startup sono soggette, salvo alcune varianti specifiche, alla disciplina dei contratti a tempo determinato prevista dal D.L. 81/2015 (cd. Jobs Act). Trascorso questo periodo iniziale, tipicamente caratterizzato da un alto tasso di rischio d’impresa, il rapporto di collaborazione assume la forma del contratto a tempo indeterminato.

A differenza di quanto avviene per le altre imprese, le startup con più di 5 dipendenti non sono tenute a stipulare un numero di contratti a tempo determinato calcolato in rapporto al numero di contratti a tempo indeterminato attivi.

Quindi, la startup può assumere personale con contratti a tempo determinato della durata massima di 36 mesi. All’interno di questo arco temporale, i contratti potranno essere anche di breve durata e rinnovati più volte. Dopo 36 mesi, il contratto potrà essere ulteriormente rinnovato una sola volta, per un massimo di altri 12 mesi, e, quindi, fino ad un massimo di 48 mesi.

9. FACOLTA’ DI REMUNERARE IL PERSONALE IN MODO FLESSIBILE ( SALARI DINAMICI)

Fatto salvo un minimo tabellare, le parti possono stabilire la misura della remunerazione fissa e di quella variabile. La parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti.

10. REMUNERAZIONE ATTRAVERSO STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE

Le startup possono remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale, come le stock option, e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. Strumenti dotati di un regime fiscale favorevole alle esigenze delle startup.

11. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ASSUNZIONE DI PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO

È stato definito un accesso prioritario alle agevolazioni per le assunzioni di personale altamente qualificato nelle startup.  Tali agevolazioni consistono in un credito d’imposta pari al 35% del costo aziendale totale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche con contratto di apprendistato, nel primo anno del nuovo rapporto di lavoro.

12 RACCOLTA DI CAPITALI CON CAMPAGNE DI EQUITY CROWDFUNDING

È prevista la possibilità di raccogliere capitali con campagne di equity crowdfunding su portali online autorizzati ( nel 2013 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di un regolamento dedicato). Con la delibera del 24 febbraio 2016 Consob ha aggiornato il Regolamento assorbendo le evoluzioni sopra citate e apportando ulteriori semplificazioni: le verifiche di appropriatezza dell’investimento possono essere eseguite anche dagli stessi gestori dei portali e non più solo dalle banche, portando online l’intera procedura. Inoltre, nel novero degli investitori professionali autorizzati sono state ammesse due nuove categorie: gli “investitori professionali su richiesta”, individuati secondo la disciplina europea Mifid sulla prestazione dei servizi di investimento, e gli “investitori a supporto dell’innovazione”, nozione che include attori come i business angel.

In via derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria, il trasferimento delle quote di startup e PMI innovative viene dematerializzato, con conseguente riduzione degli oneri connessi, in un’ottica di fluidificazione del mercato secondario.

13. ACCESSI SMART AL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI

È stato previsto un intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le PMI ( un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari ). La garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alle startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario.

14. CARTA SERVIZI ICE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE START UP

Le startup ricevono un sostegno ad hoc da parte dell’Agenzia ICE, che include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.

In particolare, è stata autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Startup” che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

15. FAIL FAST

Le agevolazioni normative previste per le startup permettono a quest’ultime di sottrarsi alla disciplina del fallimento, rendendo il processo di ristrutturazione del debito più rapido e meno gravoso .Sono, quindi, annoverate tra i soggetti non fallibili, allo scopo di consentirne l’accesso alle procedure semplificate per la composizione della crisi in continuità e di ridurre i tempi per la liquidazione giudiziale, evitando, anche, allo stesso tempo, le conseguenze in termini reputazionali del fallimento.

Le startup, infatti, sono soggette alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, con esclusione della procedura di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

REGIME DI PUBBLICITA’

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiscono una apposita sezione speciale del registro delle imprese a cui la startup deve essere iscritta al fine di poter beneficiare della relativa disciplina. Le informazioni comunicate al momento dell’iscrizione nella sezione speciale devono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi.

Infine, entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti necessari la start-up innovativa è cancellata d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria dello stesso; alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione di cui al punto precedente.

Entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della startup attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’iscrizione, gratuita, avviene trasmettendo in via telematica alla Camera di Commercio territorialmente competente una dichiarazione di autocertificazione del possesso dei suddetti requisiti, prodotta dal legale rappresentante e depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.

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IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

 

“C’è una cosa che contraddistingue le persone (e le cose) davvero serie:

non prendere troppo sul serio sé stessi, ma solo gli altri e ciò che va fatto”.

Douglas Adams

 

Qualche giorno ho letto un interessante comunicato stampa, seguito da diverse interviste. Un amico ha ceduto parte delle quote della sua impresa entrando così a far parte di un gruppo multinazionale. Una bella azienda ed una bella operazione. Molti si sono giustamente soffermati sulla decisione imprenditoriale di aprire il capitale a terzi perdendo la maggioranza. Scelta cruciale e faticosa. Maggiori approfondimenti sul tema le troverete nelle interviste che cito più avanti in questo articolo ma la mia curiosità si è concentrata su un altro aspetto che spesso è sottovalutato ma che credo meriti maggiore attenzione. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La notizia

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, è entrata a far parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario, che ne ha acquisito il 51%.

Obiettivo crescita sostenibile

“Il team è cresciuto da 2 persone a 17 in 5 anni. La crescita è stata anno su anno piuttosto lineare e solida dal punto di vista del fatturato e della marginalità. Crescere, senza esagerare ma per rendere il modello sostenibile: questo è stato il nostro motto per anni”, spiega Fabio Lalli.

Più che una startup, una società di consulenza, quasi una boutique.

Noi siamo una società di consulenza, una boutique quasi, come la definiscono i miei ragazzi e dopo 5 anni di crescita e validazione di un modello di sviluppo che abbiamo creato, abbiamo sentito l’esigenza di consolidare e crescere più velocemente per mettere alla prova IQUII su una scala più grande.”

 

Una possibilità di crescita per il team

“È un passaggio importante per noi e siamo convinti – commenta Fabio Lalli, CEO di IQUII – che l’ingresso di IQUII nel gruppo Be sia l’inizio di una seconda fase di crescita che ci consentirà di poter consolidare e sviluppare ulteriormente il modello realizzato fino ad oggi. La complementarietà della nostra competenza con quella di Be e con il suo piano di sviluppo ci ha subito sintonizzati su una comune visione di mercato e di valori. Il nostro team crescerà in numero e competenza puntando ancora di più ad un modello di consulenza digitale sempre più efficace e innovativo per i clienti”.

Ridotta presenza on line

“La mia presenza si è ridotta per più motivi: il primo è professionale e riguarda la focalizzazione. Se vuoi far correre qualcosa, devi spingerla come si deve e per farlo devi esser concentrato e con le forze al 100%. Quando è nata IQUII ho deciso di tagliare via le cose che non erano funzionali alla crescita della mia azienda. Di conseguenza (e qui il secondo motivo) se vuoi equilibrare il tempo da dedicare ad impresa e famiglia, a qualcosa devi rinunciare. Per cui meno eventi (se non quelli realmente utili), meno momenti di perdita di tempo e discussioni futili in rete e soprattutto meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”.

 

Mentalità organizzativa ed attenzione ai dettagli per fare la differenza e diventare più appetibili.

Fabio è un amico e dopo aver letto il comunicato stampa e l’intervista su StartupItalia (da cui ho attinto in più punti) l’ho contattato e si è subito prestato ad un veloce confronto telefonico. Da tempo sono convinto che per crescere e per definire alleanze (la crescita dimensionale è ormai un obiettivo fondamentale) sia necessario risultare “compatibili” e di conseguenza più “appetibili”. È una cosa che ho notato di recente collaborando con diversi studi di avvocati d’affari che in un paio di casi mi hanno dato la forte sensazione di lavorare per diventare facilmente assimilabili con realtà di maggiori dimensioni e quindi più interessanti sul mercato per eventuali fusioni tra studi. Operazione ovviamente non in conflitto, tutt’altro, con la ricerca di offrire il miglior servizio al cliente. Mi interessava quindi approfondire la cosa e validare questa intuizione con il diretto interessato.

DOMANDA Quanto è contato avere avuto un passato da consulente nell’aver creato Iquii come struttura facilmente assimilabile da una multinazionale? Credo che sempre di più l’appetibilità di una PMI derivi non solo dalla forza sul mercato ma anche da avere una struttura, una organizzazioni che sia capace in qualche modo di dialogare facilmente con una multinazionale (approccio, procedure, ecc.).

RISPOSTA (sintesi mia sicuramente imprecisa ma sia il lettore sia Fabio mi perdoneranno): “E’ contato per circa l’70% a occhio. Il resto è un fattore differenziante (creativo, di brand, di altro). Il saper parlare la stessa lingua fa la differenza, ed il comprendere le dinamiche ed in molti casi i processi ti permette di muoverti ed agire più rapidamente. La differenza è soprattutto nella mentalità organizzativa e focalizzazione sull’obiettivo: non procedure, ma approccio. Le procedure in una realtà di minore dimensioni sono (e devono esser) più snelle mentre quelle delle grandi company rischiano di esser eccessive ed inapplicabili gran parte delle volte, perché ingesserebbero troppo la struttura facendo perdere tutto il vantaggio di essere PMI snella. La mentalità organizzativa che mi porto dietro dalle precedenti esperienze nella consulenza invece è fatta di capacità di gestione e di attenzione ai dettagli. Una email ben scritta, un’immagine coordinata, una riunione preparata con attenzione per non far perdere tempo ai partecipanti, sono un biglietto da visita importante che ti posiziona diversamente. È un modo di lavorare che ti fa diventare più appetibile perché più facilmente assimilabile. Poi ovviamente ciò che conta di più sono i risultati ma questo è l’approccio che ti aiuta ad aprire porte e fare goal”.

Morale della favola

La storia di IQUII e dei fratelli Fabio e Mirko Lalli ci offre diversi spunti di riflessione:

  1. Essere curiosi, aprirsi, sperimentare (indigeni digitali, mondo startup ecc);
  2. Sapere quando smettere (o meglio esser capaci di non restare prigionieri dello storytelling sulle startup) e focalizzarsi sul progetto, sull’innovazione, sul proprio business model, sul raggiungimento di risultati economici;
  3. “Meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”;
  4. Ricordarsi che crescere è importante e che si può crescere anche trovando nuovi soci. In questo caso avere una azienda con un buon approccio organizzativo può rivelarsi molto utile per diventare più appetibili sul mercato.

Una bella storia di impresa ancora tutta da scrivere ma su cui occorre riflettere perché gli spunti che regala sono tanti. A partire dal fatto che fare innovazione non significa dimenticare i fondamentali del fare impresa.

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Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Con il tanto atteso Decreto direttoriale 1 luglio 2016 sono state finalmente approvate le specifiche tecniche per la redazione del modello standard di atto costitutivo e statuto delle s.r.l. start-up innovative, come previsto dall’articolo 4, comma 10 bis del D.L. n. 3 del 2015, convertito in legge 33/2015., a norma del DM 17 febbraio 2016.

L’annuncio tanto atteso

Lo ha annunciato ieri su Twitter, non senza una certa soddisfazione, l’amico Mattia Corbetta. Immagino che la strada sia stata lunga e gli ostacoli infiniti.

 

La Circolare 3691/C del 1 luglio 2016

Contemporaneamente con il decreto è stata emanata la Circolare 3691/C del 1 luglio 2016 per illustrare le modalità di costituzione delle società a responsabilità limitata startup innovative a norma del comma 10 bis dell’articolo 4 del D.L n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Disposizioni applicative del DM 17 febbraio 2016 e del DD 1 luglio 2016.

Il D.L. n. 3 del 2015 ha introdotto, all’articolo 4, comma 10-bis, la possibilità di costituire le società destinate all’iscrizione nella sezione speciale delle startup innovative di cui all’art. 25, comma 2, del D.L. n. 179 del 2012, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2328 e ss. del codice civile. In particolare la norma di legge richiamata afferma che:

«Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sono trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni».

Con Decreto del Ministro dello sviluppo economico del 17 febbraio u.s., è stato redatto un modello standard di atto costitutivo e statuto di società a responsabilità limitata, finalizzato alla costituzione della start-up, secondo la procedura derogatoria delle norme codicistiche introdotta dal richiamato comma 10 bis.

Acquisizione di efficacia

Al fine di consentire alle softwarehouse di adeguare i propri programmi alle disposizioni del presente decreto, le disposizioni in esso contenute acquistano efficacia il 20 luglio 2016.

Qualche vecchia riflessione

Riporto qualche riflessione scritta a suo tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto originario e contenuta nell’articolo: “Costituire una startup innovativa senza notaio“.

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia 

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La nostra trilogia su PMI e Startup

La nostra trilogia su PMI e Startup

In questi ultimi mesi ho pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore una serie di articoli su PMI e Startup che, lungi dall’offrire soluzioni preconfezionate, hanno ampiamente alimentato il dibattito sul tema PMI. Fortunatamente i nuovi segnali che provengono dalle imprese, seppur relativi ad avanguardie, si stanno facendo più forti ed in qualche modo nitidi. L’attività di “unire i puntini” come amano ricordare i fan del fondatore di Apple diventa pian piano più semplice anche per il sottoscritto.

Riporto qui brevemente ed in ordine cronologico i tre articoli che ho pubblicato sul tema sia per darne visibilità sul sito del nostro Studio, sia per tenerne traccia in questa attività di ricerca che spero darà vita a nuovi servizi sfruttando al meglio quelle che sono in realtà da sempre le nostre capacità distintive.

 

Perché le startup iniziano a diventare interessanti. Anche in Italia

Leggiamo sempre più frequentemente case history interessanti …. Sono segnali, ancora deboli ma estremamente interessanti, di un nuovo modo di intendere il cambiamento, in cui l’innovazione affronta criticamente i fondamentali del fare impresa, innovando i processi e riscrivendo ruoli ed obiettivi.

La narrazione stessa (media, accademia, ecc) sta abbandonando l’entusiasmo per gli effimeri emulatori del modello californiano (nato in un ecosistema profondamente diverso dal nostro) per raccontare quei casi di successo, meno eclatanti ma certamente più solidi, che si basano sul fare meglio ciò che sappiamo fare, sul valorizzare le nostre competenze e i punti di forza del sistema Italia.

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Cosa c’entra lo snowboard con PMI e startup? L’importante è capirsi

La stessa cosa, inspiegabilmente, accade per chi fa impresa in Italia. PMI da una parte, startup dall’altra. Le prime, nella vulgata, sono immobili rispetto al mercato: morti che camminano. Le altre sono inconcludenti e pericolose, perché a furia di sognare falliscono, creando problemi a dipendenti e fornitori.

L’incomunicabilità tra PMI e startup è una barriera da infrangere. Una barriera culturale, prima di tutto.

Sono convinto che il fenomeno startup avrà effetti dirompenti in Italia se e solo se riuscirà a relazionarsi con le PMI. E mi spiego provando a riscrivere quell’epica sbagliata di cui sono vittima gli imprenditori.

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NB: in quest’altro articolo invece la raccolta di autorevoli commenti: PMI e startup: davanti a una cioccolata calda si torna a parlare di sci

 

Diventeremo gli indiani d’Europa della ricerca? Forse, con stile italiano

L’Italia deve puntare ad attrarre i Centri R&S delle multinazionali perché da noi risulta conveniente fare ricerca: abbiamo un minor costo del lavoro qualificato rispetto a Paesi come USA e Regno Unito, alte competenze, una buona qualità della vita ed un forte attaccamento all’azienda.

Il dato di fatto è inconfutabile: in Italia, checché se ne dica, possiamo vantare una grande capacità di fare ricerca. Purtroppo pagare poco i ricercatori temo non sia un vantaggio sostenibile sul lungo periodo. La fuga dei talenti è già in atto da tempo.

La sfida che si pone è quindi quella, nel breve, non solo di attrarre centri di ricerca stranieri ma anche di favorire la diffusione della conoscenza così creata in maniera tale da mettere in moto un processo virtuoso di nascita per gemmazione di nuove imprese o di contaminazione delle imprese esistenti.

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Le PMI sapranno ancora stupirci

A conferma che le Pmi possono riservare sorprese se si focalizzano, innovano e crescono dimensionalmente riporto alcuni estratti di una interessante intervista a Gianni Tamburi.

la parabola di Fiat Chrysler resta, agli occhi di Tamburi, esemplare di una certa metamorfosi del capitalismo italiano, più dinamico ed efficiente di quanto non emerga dalle analisi correnti. “Se guardo ai risultati delle aziende da noi partecipate, da Moncler a Prysmian, ma anche al quadro emerso dalla recente Star Conference, mi sento ottimista. Certo la velocità del cambiamento è legata alla rapidità con cui il Paese chiuderà le aziende decotte”. E su quel fronte molto resta da fare, anche perché l’azione di pulizia dei bilanci bancari lascia molto a desiderare.

Si è aperta, infatti, una stagione di integrazione tra economia tradizionale e digitale”. E’ una delle prossime frontiere più promettenti dell’investitore Tamburi, grande azionista di Digital Magics. “Non credo alla contrapposizione tra vecchia e nuova economia, bensì ad una fase di transizione in cui sarà necessario cogliere le opportunità del nuovo senza bruciare le tappe o farsi illudere dalle suggestioni delle Borse.

 

Conclusioni

Dopo un periodo di forte sconcerto derivante da una crisi che pare infinita iniziano ad emergere alcune case history, sicuramente ancora da analizzare con attenzione, che presentano alcune caratteristiche comuni. Non è esattamente una via facile quella che si va delineando ma inizia a quanto meno a delinearsi in maniera più chiara.

Nel paradosso mi accorgo inoltre che i servizi più utili per una impresa in cambiamento ritornano ad essere quelli più tradizionali seppur ripensati sia nei modi che nei tempi di fruizione. Qui però mi fermo provando a ridisegnare un business model che pare uno straordinario ed avvincente rompicapo.

 

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Il business plan non serve (solo) alle start up

Il business plan non serve (solo) alle start up

 Articolo su business plan pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Professionisti ed imprese devono tornare a pensare come start up. Smettere di pensare al cambiamento come ad un grande evento episodico e ciclico (quando va bene). Una ricerca dell’Università Bocconi condotta da Gianluca Salviotti e Severino Meregalli della SDA Bocconi in collaborazione con SAP Italia evidenzia l’estrema complessità della gestione delle PMI.

I motivi sono presto detti:

  • CONTESTO ECONOMICO E NORMATIVO: difficile situazione economica del Paese e dell’area Euro sommata all’ evoluzione imprevedibile del quadro normativo.
  • MERCATO: il livello e il tipo di domanda difficilmente prevedibile.
  • INTERNAZIONALIZZAZIONE: processo virtuoso e necessario vista anche la riduzione della domanda interna si scontra con una bassa abitudine ad una adeguata pianificazione dell’investimento. Inoltre Le complessità che le imprese si trovano a fronteggiare con l’internazionalizzazione sono dovute soprattutto alla logistica e alla moltiplicazione dei sistemi normativi da tenere in considerazione
  • BANCHE E CREDITO: Le difficoltà di accesso al credito, infine, hanno sensibilmente ridotto le possibilità di fare investimenti strutturali e le prospettive di crescita mediante fusioni e acquisizioni
  • COMPETENZE: mai come in questi ultimi anni gestire una PMI richiede competenze finanziarie, manageriali, di marketing che non sempre sono riscontrabili all’interno dell’impresa. Paradossalmente mai come oggi internet, università e centri studi ci mettono a disposizione informazioni autorevoli e a basso costo.

Per far fronte a tutti questi fattori e riuscire a governarli l’impresa deve provare ad avere maggiore fiducia nella pianificazione e riprendere a formalizzare piani di impresa che andranno costantemente aggiornati, monitorati e modificati.

Il business plan non deve esser visto come un enorme documento faticoso e costoso, ma come un agile strumento che tenga sotto controllo le aree di rischio ed evidenzi le strategie ed i margini di manovra dell’impresa.

Sarà facile scoprire che il documento ci aiuterà a misurare il grado di dinamicità dell’impresa (cosa è cambiato da un anno con l’altro? Quali nuove collaborazioni? Quali nuovi prodotti e/o mercati?) ed interesserà non solo all’impresa ma ci aiuterà ad ampliare il dialogo con le banche e terzi finanziatori. Senza ovviamente dimenticare l’utilità per la pianificazione fiscale e finanziaria.

Tutto questo però è solo accademia se non si vive il piano d’impresa come occasione di creare valore, aprendo l’impresa a nuovi stimoli, studiando il settore dimenticando o provando a dimenticare le nostre granitiche certezze, provando a studiare altri settori, altre imprese da cui provare a rubare intuizioni e modelli di business. Spesso, soprattutto per una pmi, la parte interessante non sono i numeri ma la curiosità che il business plan deve stimolare nell’imprenditore e nel professionista che lo assiste.

Utilissimo poi provare a far redigere il piano dal figlio/figlia dell’imprenditore in ottica di passaggio generazionale. Gli consentirà di provare a ripensare l’impresa di famiglia, approfondendo le strategie e scontrandosi con modi di lavorare consolidati. Un ottimo strumento per far crescere sia l’erede, sia l’impresa.

 Per approfondire

Scarica documento: Linee guida alla redazione del business plan (CNDCEC)


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