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Nullità della opzione put per violazione del divieto di patto leonino

Nullità della  opzione put per violazione del divieto di patto leonino

Nullità della opzione put per violazione del divieto di patto leonino. Con la sentenza n.10426/2017 pubbl. il 18/10/2017, il Tribunale Ordinario di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, non ravvisa la nullità dell’opzione put per violazione del divieto di patto leonino ex art.2265 c.c.

Nel caso di specie, parte attrice dichiara la conclusione di un contratto preliminare per la compravendita di quote sociali a seguito dell’esercizio di un’opzione put. L’attore, a seguito dell’ingiustificato rifiuto ad adempiere del convenuto, chiede pronuncia di sentenza costitutiva di trasferimento delle quote ai sensi dell’art.2932 c.c.

Il convenuto, per contro, si difende contestando la nullità dell’opzione put contenuta nell’accordo di investimento, nonché l’intervenuta risoluzione e/o invalidità e/o nullità e/o inefficacia dell’accordo di investimento e, di conseguenza, dell’opzione put in esso contenuta ed infine l’inefficacia dell’opzione put.

Accordo di investimento e patto parasociale (accordo)

Oggetto di contestazione è il diritto dell’attore, contenuto nell’accordo, di cedere, in un arco temporale definito, l’intera partecipazione detenuta nella società a favore del convenuto, con impegno di quest’ultimo ad acquisire le quote “ad un prezzo convenzionalmente stabilito (c.d. opzione put) quantificato nel maggiore tra l’importo di euro 325.000,00 e l’importo derivante da formula matematica coinvolgente gli EBITDA e la posizione finanziaria netta” della società e delle sue partecipate.

“Per effetto dell’esercizio dell’opzione put si intenderà automaticamente perfezionato un contratto preliminare di compravendita (… ) avente ad oggetto l’intera partecipazione (…). Il trasferimento della intera partecipazione (…) avverrà contestualmente al pagamento in denaro, entro i 90 giorni successivi alla data della comunicazione di esercizio dell’opzione put”.

Il convenuto eccepisce la nullità dell’opzione put azionata dall’attore per contrasto con il divieto di patto leonino ex art.2265 c.c. nonché la risoluzione/invalidità/inefficacia dell’accordo per il venir meno dei presupposti posti a base dello stesso, e l’inefficacia dell’opzione put derivante dalle disposizioni dell’accordo.

Il Collegio nel rigettare le domande e le eccezioni del convenuto, afferma che il presupposto per la configurabilità del patto leonino è “il carattere assoluto e costante dell’esclusione dalle perdite o dagli utili”.

Cassazione n. 8927/1994

Il Tribunale di Milano richiama il precedente di legittimità Cass. n. 8927/1994

“perché il limite all’autonomia statutaria dell’art. 2265 c.c. sussista è necessario che l’esclusione dalle perdite o dagli utili costituisca una situazione assoluta e costante. (…) Ciò che la legge (…) pone come limite invalicabile all’autonomia statutaria, non è il mancato bilanciamento tra poteri amministrativi e poteri patrimoniali (…), né una graduazione della ripartizione dei rischi e degli utili dell’impresa sociale difforme dalla quota di partecipazione sociale, ma l’esclusione in modo assoluto e sostanziale dai rischi della perdita e dal diritto agli utili per alcuni soci rispetto ad altri”.

Opzione put e patto leonino

Ne deriva che, l’opzione put determina la configurabilità del c.d. patto leonino (nullo ai sensi dell’art.2265 c.c.) se dall’esercizio della stessa deriva una “costante” e “assoluta” esclusione del socio titolare dell’opzione dalle perdite o dagli utili.

Tale presupposto viene meno nel caso in cui l’accordo non escluda anche il rischio che, nel periodo utile per l’esercizio dell’opzione, le eventuali perdite intacchino sensibilmente il capitale sociale imponendo al titolare dell’opzione di scegliere tra effettuare un nuovo investimento o vedere azzerata la propria partecipazione.

Il Collegio, nel caso di specie, non ravvisa l’esistenza del presupposto necessario per sancire la nullità dell’accordo ed in particolare non ravvisa la nullità della opzione put per violazione del divieto di patto leonino.

Per approfondire:

Opzione put: “Contratto a termine che attribuisce al compratore il diritto di decidere se vendere oppure no un’attività sottostante a (oppure entro) una certa data a un prezzo prefissato”.

Patto leonino ex art. 2265 c.c. : “È nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite”.

Sentenza n. 10426/2017 del Tribunale ordinario di Milano, pubblicata il 18/10/2017

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

Si è appena concluso il nostro Master di specializzazione in perizie di stima e valutazione di azienda nelle operazioni straordinarie realizzato in collaborazione con Euroconference.

Uno dei temi che mi è più caro e che ho affrontato con i partecipanti è l’analisi del settore dell’impresa da valutare. In particolar modo (sembra banale lo so) proprio l’ identificazione del settore in cui l’azienda opera. Questo è un esercizio che mi ritrovo a fare anche nella consulenza ordinaria in un ampio confronto con l’imprenditore ragionando su strategie e prospettive di crescita.

Perché valutare una azienda significa prima di tutto misurare la creazione di valore.

Quanto conta il controllo dei costi?

Troppo spesso ci si concentra sul controllo dei costi quando il primo problema da affrontare è verificare la sostenibilità del Business Model.

Spesso analizzare i costi è rassicurante, ti sembra di cambiare tutto ma in realtà cerchi solo di fare meglio quello che già facevi prima.

Rischi di cambiare tutto per non cambiare niente (non sempre ovviamente, la mia affermazione contiene una sana provocazione)

Senza capire in quale settore operi è difficile ( se non del tutto inutile) monitorare i costi.

Costi che oltretutto dopo una crisi cosi lunga sono già solitamente sotto controllo o soggetti a rigidità di mercato.

Oggi paradossalmente bisognerebbe parlare di controllo degli investimenti e del ritorno sugli investimenti stessi.

Il restartup inizia con la comprensione del settore in cui si opera.

In questi ultimi anni il nostro Studio sta lavorando molto sul tema del restartup, ovvero della discontinuità strategica in azienda.

Il tema lo stiamo affrontando anche in prima persona partecipando da diversi mesi ormai ad un progetto di ricerca dell’Università Bocconi.

A volte veniamo chiamati per assistere l’imprenditore in operazioni già definite:

  • M&A per ridefinire la dimensione aziendale;
  • Cessione di partecipazioni o di azienda per uscire da un business complicato;
  • Passaggio generazionale;
  • Piani di ristrutturazione aziendale.

Altre volte ci confrontiamo con l’imprenditore in maniera informale per provare a ridisegnare l’impresa, per provare a ripartire da un foglio bianco la cui unica bussola è il mercato per traghettare l’azienda verso quello che dovrebbe essere ed oggi ancora non è (situazione molto frequente anche per imprese sane e dinamiche in cui l’imprenditore non si accontenta e tende a voler spostare l’asticella sempre un po’ più in alto).

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

E’ una sfida complicata sia aziendale sia molto spesso personale soprattutto in una PMI familiare (family business).

E’ una sfida che parte proprio dalla comprensione del mercato in cui si vuole competere.

Soprattutto in un mondo in cui i mercati vengono ridefiniti molto di frequente e si contaminano ibridandosi.

Le caratteristiche delle PMI dinamiche

Quali sono le caratteristiche di queste PMI dinamiche? Le abbiamo già evidenziate in un precedente contributo per Econopoly de IlSole24Ore e non sembrano poi molto dissimili da quelle delle startup:

1 – Velocità di esecuzione per competere;

2 – Apertura a nuovi soci ed investitori;

3 – Curiosità a cui si accompagnano importanti competenze interne ed un forte bisogno formativo;

4 – La necessità di mettere in discussione il tradizionale business model;

5 – La partnership con università e centri di ricerca;

7 – Innovazione di prodotto o di processo (open innovation, Industry 4.0, ecc);

8 – La tensione verso una crescita dimensionale interna o esterna diventando attori attivi o passivi di M&A.

La rivincita di chi fa impresa

In questi ultimi anni tocca ai professionisti avvertire la crisi. La categoria viene “un po’ portata a spasso “ da vari player del settore, più capaci di altri a sfruttare il disorientamento monetizzando.

Se partecipassero a qualche evento sul futuro della professione gli imprenditori avrebbero di che sorridere dopo anni passati a sopportare professionisti saccenti pronti a pontificare sulla crisi altrui.

Mentre quasi tutti i consulenti di gestione dello Studio pongono una forte attenzione su procedure e taglio costi io pongo ( spesso anche a me stesso) sempre la seguente domanda:

Facile dire che sei un commercialista ma operi nei servizi o nella consulenza? Definito chi sei e quale è il tuo mercato (identità), strategia, procedure e struttura dei costi rappresentano solo (ma non è poco) un problema di coerenza.