Articoli

Progetto 1849, la Bocconi, la vela ed il teatro

Progetto 1849, la Bocconi, la vela ed il teatro

Quel ritornare in fondo un po’ a casa

Oggi mi sono regalato un po’ di tempo per pensare al nostro futuro. Sono tornato a studiare in Bocconi. Non ero solo. Oltre al nostro team di Studio ( mio fratello Edoardo ed un amico avvocato che si unirà a noi dalla prossima lezione), abbiamo iniziato questo percorso che durerà quasi due anni con amici e clienti.

Bellissimo condividerlo, seppur in classi differenti, anche con mia moglie che partirà a breve con il suo studio dentistico in San Babila.

Una bella sensazione quella di tornare tra i banchi ( questa volta non da docente), incontrando volti nuovi provenienti da tutta Italia ( e non solo).

Riporto solo qualche veloce appunto:

  • Docente / Mentor di Accenture giovane ma professionale;
  • Tutor giovanissimi ma tutti con invidiabile CV internazionale. Il che improvvisamente sposta il termine del problema della fuga dei cervelli. I talenti non fuggono ma vanno naturalmente all’estero ed è giusto così. La battaglia non deve essere fatta per trattenerli ma per essere così attrattivi da farli tornare insieme a molti giovani di altre nazionalità.
  • Bellissima la costante attenzione alla verificabilità delle affermazioni. In fondo non molto diverso dallo scetticismo del revisore.
  • Non si fa impresa da soli ( non più) ed il team deve essere eterogeneo.
  • Il grosso del lavoro tocchera’ a noi ma ci aiuteranno ad applicare un metodo e a darci i tempi di implementazione del progetto.
  • Nulla di più complicato e contemporaneamente più utile di spiegare il tuo progetto a chi non sa nulla di te e del tuo settore.
  • Cambiare aria e farsi contaminare dagli imprenditori è stata una scelta corretta.
  • Innovazione e tradizione sono ancora più forti se camminano insieme. E questo probabilmente è vero anche nella composizione del team.

Oggi in qualche modo parte ufficialmente il restartup del nostro Studio professionale. La strada di una consulenza rimodulata sulle nuove esigenze delle PMI crediamo sia quella giusta ma bisogna lavorarci su senza alibi e preventive assoluzioni.

La giornata di sole ci ha regalato anche la possibilità di tornare a mangiare un panino all’aperto come ai tempi dell’università. Perché in fondo è sempre sabato ed un po’ di svago ce lo meritiamo.

Ps particolarmente ispirate le foto della Bocconi Art Gallery. Di buon auspicio quella che riporto più in alto tra mondo della vela e quinte teatrali. Due mie grandi passioni.

 

 

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

In questi ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’esperienza accumulata in quella che i più chiamano economia della cultura.

Da anni seguo per motivi professionali il mercato dell’editoria in cui sono stato e sono coinvolto a diversi livelli e più recentemente nel mondo del Teatro (come chi ha la pazienza di seguirmi sui principali social ben sa).

Un mondo in cui sono entrato con un certo scetticismo.

Nonostante la cultura per definizione aiuti ad aprire la mente per una serie di vecchi retaggi anche politici ed ideologici è in realtà un mondo molto chiuso ed autoreferenziale.

Detto questo lo affronto portandomi dietro (con tutti i limiti e le distorsioni del caso, sia chiaro) l’ottica del commercialista affascinato dal progetto e di chi fa impresa.

E devo ammettere di aver sottovalutato l’effetto dirompente dell’esperienza maturata in questi anni.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

Editoria e Teatro ti costringono:

  • a ragionare con risorse scarse;
  • ad essere flessile lavorando in settori in perenne crisi;
  • a cercare di valorizzare le competenze con nuovi prodotti/servizi perché la sola gestione ordinaria del core business non ti consente la sostenibilità del progetto;
  • a investire in piccole “scialuppe” (non oso definirle startup) per tentare nuovi approcci, nuovi business model, spesso con l’obiettivo di ridevinire l’organizzazione e intaccare centri di potere che ingessano la struttura impedendole di cambiare.

Uno straordinario modello di business

Solo oggi mi rendo conto di che straordinario modello di business possa diventare anche per imprese di altri settori. Per le imprese di servizi, per le imprese e le professioni basate sulla valorizzazione della conoscenza certamente.

Fare impresa oggi è una grande sfida. Si è sempre pensato che l’impresa dovesse, finanziando, aiutare la cultura (vero). Oggi forse è il momento di prendere consapevolezza che la cultura può diventare un grimaldello per rinnovare l’impresa.

Castiglioni aveva già capito tutto

Rubando le parole all’architetto Achille Castiglioni (che aveva già capito tutto):

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e l’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio ed è successo. Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato.”

Studio Panato #perilteatro

Il questo contesto si inserisce il progetto “Studio Panato #perilteatro”, per questo proviamo su queste pagine a lanciare un sasso sperando che qualcuno più peparato di noi possa aiutarci ad alimentare il confronto e la discussione. Perché la cultura non deve elemosinare una sponsorizzazione ma pretendere di venir retribuita per il servizio che offre. Imparando però ad aprirsi alla società, uscendo dai circoli per iniziati e soprattutto facendo cultura veramente. Cosa che non è cosi scontata ed è forse la parte più sfidante di tutta la faccenda.

Per seguire un percorso

Questo ed altri miei articoli li trovate pubblicati su Econopoly del Sole24Ore (Numeri, idee e progetti per il futuro).

Per restare aggiornati potete iscrivervi alla nostra newsletter o seguirci sui nostri social network (li trovate il alto a sinistra sopra il logo del nostro Studio).

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

L’ articolo 57 del Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 ha allargato alle PMI cosìdette “tradizionali” alcuni strumenti in precedenza riservati alle Startup innovative. Probabilmente gli impatti più interessanti si avranno in termini di piani di incentivazione:

  • L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  • In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali (equity crowdfunding) di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  • Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.

Riferimenti normativi

Art. 26 Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio.

In vigore dal 24/04/2017, modificato da: Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 Articolo 57

  1. Nelle start-up innovative il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo stabilito dagli articoli 2446, comma secondo, e 2482-bis, comma quarto, del codice civile, e’ posticipato al secondo esercizio successivo. Nelle start-up innovative che si trovino nelle ipotesi previste dagli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile l’assemblea convocata senza indugio dagli amministratori, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore al minimo legale, puo’ deliberare di rinviare tali decisioni alla chiusura dell’esercizio successivo. Fino alla chiusura di tale esercizio non opera la causa di scioglimento della societa’ per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, punto n. 4), e 2545-duodecies del codice civile. Se entro l’esercizio successivo il capitale non risulta reintegrato al di sopra del minimo legale, l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve deliberare ai sensi degli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile.
  2. L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  3. L’atto costitutivo della societa’ di cui al comma 2, anche in deroga dall’articolo 2479, quinto comma, del codice civile, puo’ creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.
  4. Alle start-up innovative di cui all’articolo 25 comma 2, non si applica la disciplina prevista per le societa’ di cui all’articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e all’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
  5. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  6. Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.
  7. L’atto costitutivo delle societa’ di cui all’articolo 25, comma 2, e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25 comma 5 puo’ altresi’ prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis del codice civile.
  8. La start-up innovativa e l’incubatore certificato dal momento della loro iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25 comma 8, sono esonerati dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonche’ dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio. L’esenzione e’ dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e di incubatore certificato e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione. L’atto costitutivo della start-up innovativa, costituita ai sensi dell’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, nonche’ di quella costituita con atto pubblico, in caso di contestuale iscrizione nella citata sezione speciale di cui all’articolo 25, comma 8, e’ esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria.

Iscriviti alla nostra Newsletter

AGCM E CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

AGCM E CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

RIVALUTATE LE SOGLIE DI FATTURATO IN MATERIA DI CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

L’art 16, 1° comma della legge 297 del 1990, prevede che le soglie di fatturato al di sopra delle quali diviene obbligatoria la comunicazione preventiva delle operazioni di concentrazione tra imprese sono rivalutate annualmente sulla base della variazione dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo.

Negli ultimi vent’anni si è registrata una diminuzione dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato, in particolare si evidenzia un indice nel 2014 dello 0,96%, dello 0,67% nel 2015 e dello 0,75% nel 2016.

In virtù della legge 287 del 1990, in particolare dell’art. 16, e, considerato l’andamento dell’indice deflatore, l’AGCM, in data 14 marzo 2017, stabilisce che:

  • l’ammontare di “fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate” è fissato a 499 milioni di euro (precedentemente era 495 milioni di euro)
  • l’ammontare di “fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’impresa di cui è prevista l’acquisizione” è confermato a 50 milioni di euro.

I nuovi importi stabiliti dall’AGCM saranno applicati dalla data di pubblicazione, ovvero il 27 marzo 2017.

Per approfondire

Scarica il documento: Bollettino ufficiale AGCM

Iscriviti alla nostra Newsletter

Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa. Lo confesso il mio primo vero giornale non è stato il Sole ma il Corriere dei Piccoli, o Corrierino come lo si chiamava con maggiore confidenza. Il Sole però era sempre lì, impilato nel piccolo Studio che mio padre aveva creato in casa per riuscire a vederci un po’ di più in quelle domeniche di maggio dedicate al lavoro. Ed io schieravo le truppe, i miei soldatini dell’Atlantic e gli ultimi numeri del quotidiano diventavano un fortino inespugnabile ai piedi della scrivania di papà.

In casa sono sempre entrati giornali strani: il Giornale nuovo di Montanelli ed il Sole24ore. Nessuno dei due adatti da portare a scuola per un bimbo nei primi anni 80 quando il PCI era ancora forte così come forte era il sentimento anticapitalista nel Paese. Ed allora di corsa in edicola a comprare il più ecumenico Corrierone per la lettura in classe come indicato dalla maestra.

Ed ancora il ricordo di quei week end ad accompagnare in Studio papà per avere la scusa di imparare ad andare sul Tuareg, nuovo fiammante, mentre papà mi precedeva con la sua Kawasaki. Che poi era una scusa per stare insieme. E finiti i compiti il Sole era sempre lì, con qualche articolo di storia economica da leggere in attesa che papà finisse di lavorare.

L’estate della maturità in Grecia con gli amici. Notti lunghissime a divertirci ma la mattina di corsa a recuperare la nostra copia del Sole per leggere le avventure di Gardini e del suo Moro di Venezia. Del resto ci saremmo iscritti in Bocconi e dovevamo darci un tono.

Il Sole24ore resta uno di casa

Ed il Sole è ancora oggi uno di casa anche se i libri non sono granché, anche se il software ci ha creato qualche problema. Il Sole resta uno di casa, uno che puoi criticare ma che puoi farlo solo tu e gli altri non si devono permettere. Perché è uno di casa.

E poi ho anche iniziato a scriverci seppur nella versione on line ( in fondo, in fondo su Econopoly) con Alberto che corregge, supporta, sprona e da un senso ai miei articoli ( che forse articoli non si può neanche dire perché non sono un giornalista). Scrivo ormai un po’ ovunque ma solo sul Sole mi correggono ed imparo. Perché qui nonostante tutto, nonostante le inchieste della magistratura ed i pasticci confindustriali, il giornalismo è una cosa seria.

Ed io ci tengo e dò fiducia, e lo scrivo in una serata un po’ così, io nonostante tutto resto abbonato e tifo. Perché il Sole24ore è uno di casa.

Iscriviti alla nostra newsletter

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

Iscriviti alla nostra newsletter

Ognuno ha tanta storia

Ognuno ha tanta storia

Sono passati pochi giorni dal mio compleanno ma solo ora trovo il tempo di scrivere qualche riflessione per ringraziare tutti per le piccole attenzioni che hanno voluto riservarmi. Diversamente dal solito, non è stato tempo di bilanci. Non ho mai dato troppa importanza al compleanno ma è certamente una di quelle date in cui si tira una riga, si fa il tagliando ai propri progetti, ci si mette un po’ in discussione.

Quest’anno stranamente, un po’ perché già immerso di mio nella pianificazione, un po’ perché sto valutando una importante proposta che mi lusinga e mi intimorisce allo stesso tempo, non mi sono posto il problema ed anzi mi sono preso il lusso di fermarmi ad osservare divertito e curioso l’enorme numero di messaggi di auguri che ho ricevuto. Certamente l’effetto facebook ha contribuito, ma ho la presunzione che molti fossero sinceri e le numerose telefonate, i messaggi me lo hanno confermato.

Scorrendo i volti ho rivisto storie, esperienze, incontri, pratiche faticose ma anche molte persone che non hanno avuto paura di tendermi una mano quando è stato il momento. Ciascuno di noi è un insieme di valori, sfide ed incontri. Sono queste esperienze che ci definiscono come persone e come professionisti.

Hanno avuto un pensiero gentile gli amici della Bocconi, i quattro gatti liberali sempre pronti a polemizzare ma anche a ricordarti che i reduci in fondo si vogliono bene, i colleghi conosciuti durante i convegni, quelli con cui si è diventati inaspettatamente amici, gli avversari che non fanno sconti ma che ti vogliono li perché se non ci sei gli manchi, i vecchi amici di mio padre o ex allievi di una vecchia e severa zia che tanto ha contribuito a formare il mio carattere e a costruire l’orgoglio con cui vivo la storia di famiglia.

Ed è bello vedere che anche se passano gli anni i ragazzi dell’aperitivo sono sempre gli stessi, con qualche responsabilità in più, ma un posto nella vita sono riusciti a ritagliarselo.

Nelle persone ritrovo qualche vecchia passione, specchio di una borghesia milanese in cui sensibilità artistica e professione spesso convivono: il professore di economia che suona jazz, il famoso regista teatrale, i giornalisti (tanti) che ti ricordano i pomeriggi passati sotto le finestre di via Dante ai tempi della Voce di Montanelli e forse, ancora più indietro, l’impazienza di accompagnare papà in edicola, stretto per mano, lui per comprare il Giornale, io il Corriere dei Piccoli.

Sarà per questo che oggi accompagno mio figlio in libreria, sempre la stessa, seduti sempre nello stesso posto (lui su una seggiolina ed io per terra) a leggere storie e a scegliere libri, uno a testa per imparare a sognare insieme.

E’ stato bello per un momento soffermarsi e specchiarsi in tutti loro, scoprendo che in fondo, nonostante quello si dice della rete, può essere un bello strumento per non perdersi, per incontrarsi, per creare rapporti di valore e scoprire un po’ anche chi siamo noi.

L’insieme di questi volti di questi incontri ha contribuito a delineare sempre più chiaramente il ritratto di quello che sono a cui si è sovrapposta prepotentemente l’immagine del sorriso di mio figlio, cosi simile a me e nello stesso tempo cosi diverso. E mi son trovato a sorridere anche io di riflesso, soddisfatto non so neanche io bene di che cosa, ma sereno come un bambino che ascolta attento una bella storia che ha già visto e rivisto più volte. Rassicurante ed avvincente nello stesso tempo, perché è la sua storia.

PS1: l’immagine è un mio ritratto da bambino ma è anche molto somigliante al sorriso di mio figlio, in un gioco di rimandi e di continuità.

PS2: il titolo del post è rubato ad un bel libro di Carlo Mazzantini, complesso e sottovalutato padre della più famosa Margaret.


Iscriviti alla nostra Newsletter

 

Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale

Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale

Articolo Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La Commissione Collegio Sindacale dell’ODCEC di Roma ha elaborato la Guida operativa “Attività di vigilanza del Collegio sindacale delle società non quotate nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo” al fine di fornire ai Sindaci un valido ausilio per lo svolgimento dei compiti di vigilanza loro affidati dalla legge

La Commissione Collegio Sindacale dell’ODCEC di Roma ha elaborato la Guida operativa “Attività di vigilanza del Collegio sindacale delle società non quotate nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo” al fine di fornire ai Sindaci un valido ausilio per lo svolgimento dei compiti di vigilanza loro affidati dalla legge, individuando ed analizzando le verifiche che il Collegio Sindacale potrà e dovrà compiere per vigilare sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento dell’assetto organizzativo.

Un assetto organizzativo è adeguato quando è in grado di garantire lo svolgimento delle funzioni aziendali. Si basa sulla separazione e contrapposizione di responsabilità nei compiti e nelle funzioni e sulla chiara definizione delle deleghe e dei poteri di ciascuna funzione.

Un assetto organizzativo adeguato presenta una struttura compatibile con le dimensioni e con la complessità della Società, nonché con la natura e le modalità di perseguimento dell’oggetto sociale.

Nel vigilare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, il Collegio Sindacale non potrà prescindere dall’appropriata verifica e dall’attenta analisi della tipologia e della natura dei controlli insiti nelle procedure operative aziendali, ponendo particolare attenzione alla loro esistenza ed efficacia (intesa quest’ultima come attitudine a rilevare ogni deviazione rispetto alle direttive fissate dagli organi di governo societario), tenuto anche conto delle dimensioni, della complessità e della struttura aziendale.

Ai fini della valutazione dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo, il documento suggerisce al Collegio Sindacale di verificare, in particolare, se il sistema organizzativo adottato dalla Società sia in grado di:

  • individuare in maniera sufficientemente chiara e precisa le funzioni, i compiti e le linee di responsabilità;
  • garantire – mediante adeguate procedure e concrete modalità operative – che l’attività decisionale e direttiva della Società sia effettivamente esercitata dai soggetti ai quali sono attribuiti i relativi poteri;
  • prevedere e applicare procedure che assicurino la presenza di personale con adeguata competenza a svolgere le funzioni ad esso assegnate;
  • implementare le direttive e le procedure aziendali in modo da garantire un costante aggiornamento di queste ultime, nonché l’effettiva diffusione delle stesse tra il personale dipendente.

Particolare attenzione viene posta alle verifiche relative al sistema informatico aziendale che in questi ultimi decenni ha assunto un’importanza via via crescente per l’impresa. Saranno necessari un’attenta analisi e un efficace monitoraggio dell’assetto organizzativo della Società, un costante aggiornamento delle procedure e dei processi adottati dalla Società, nonché un tempestivo superamento dei punti di debolezza eventualmente riscontrati.

il Collegio Sindacale, dovrà sollecitare gli amministratori affinché provvedano ad adottare le opportune azioni correttive dell’assetto organizzativo e, in caso di inerzia, eserciterà, se ne ricorrono i presupposti, le iniziative previste dalla legge per la rimozione delle violazioni riscontrate.

Per approfondire

Consulta la Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale

Ci vuole disciplina per viver di poesia

Bellissimo spettacolo Novecento diretto e interpretato da Corrado d’Elia. E’ sempre difficile raccontare sensazioni, soprattutto per me che non ho velleità di critico, ma seguire d’Elia lo fai come un tempo compravi l’ultimo disco del tuo cantante preferito, lo fai sulla fiducia, lo fai per essere partecipe di un percorso.

Non dirò di più sullo spettacolo se non che avete solo pochi giorni per non perdervelo. Riporto però una bella recensione ed qualche frase evocativa che rende l’atmosfera:

«Non si è mai completamente fregati finché si ha una buona storia da raccontare»

e ancora

“Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il regtime, perché è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede”.

La serata di ieri però mi ha stimolato qualche riflessione che partendo dal teatro forse può allargarsi anche ad altro, a qualunque progetto portato avanti con passione.

Quello che mi colpisce sempre è la sincerità con cui trasmette l’amore per il teatro e per il pubblico. Un teatro vivo e contemporaneo che trasmette la voglia di avvicinare lo spettatore e non allontanarlo rinchiudendosi nella torre d’avorio (spesso cosi protettiva ed altrettanto inutile) del ruolo d’attore.

Spesso questo Paese è prigioniero di ruoli, l’avvocato che non richiama il cliente per motivi di status, l’attore che recita convinto che comunque il pubblico non possa capire la sua arte, ecc… una categoria vale l’altra sia chiaro. Un’autodifesa che diventa condanna all’irrilevanza.

Ai tempi della scuola ho frequentato spesso il teatro e sempre mi chiedevo perché gli attori si lamentassero della mancanza di pubblico se nei miei 5 anni di liceo finivo sempre a vedere l’ennesimo Pirandello e l’ennesimo Goldoni. Credetemi non sottovaluto (ora, a 16 anni era più difficile) la complessità delle diverse versioni ma il pubblico va anche avvicinato, educato e soprattutto coinvolto.

Corrado d’Elia racconta storie, storie in cui ti perdi, e lo fa con la stessa emozione e lo stesso stupore che vedi negli occhi dei bimbi.

Mi verrebbe da dire che la cura della fotografia nel suo teatro è da oscar, ma non è cinema e quindi sto dicendo una eresia ma spero di render l’idea. La storia è accompagnata da musiche e i movimenti dell’attore rappresentano quasi fotogrammi. Mi sono sorpreso a chiedermi perché alcuni attimi non venissero immortalati in una foto. Oggi scopro che Teatro libero è su instagram.

Il teatro quindi si rinnova contaminandosi con altre arti, restando fortemente se stesso, valorizzando le sue peculiarità senza né paure né complessi (o forse come avviene per molti progetti ben riusciti accompagnando la paura con il coraggio di affrontarla).

Ma la passione è nulla senza la disciplina. Ieri sera un piccolo inconveniente, qualche rumore di troppo di una classe di studenti venuti a veder lo spettacolo.

L’attore si ferma chiede silenzio, la qualità della mia recitazione dipende dal pubblico, non mi state aiutando a recitare bene (la frase è una mia sintesi).

L’ ho trovato un atto di coraggio (ha per un attimo interrotto la magia del monologo) e di grande rispetto per il pubblico.

Una bella lezione (non solo di teatro), forse non voluta, di certo apprezzata.