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Ognuno ha tanta storia

Ognuno ha tanta storia

Sono passati pochi giorni dal mio compleanno ma solo ora trovo il tempo di scrivere qualche riflessione per ringraziare tutti per le piccole attenzioni che hanno voluto riservarmi. Diversamente dal solito, non è stato tempo di bilanci. Non ho mai dato troppa importanza al compleanno ma è certamente una di quelle date in cui si tira una riga, si fa il tagliando ai propri progetti, ci si mette un po’ in discussione.

Quest’anno stranamente, un po’ perché già immerso di mio nella pianificazione, un po’ perché sto valutando una importante proposta che mi lusinga e mi intimorisce allo stesso tempo, non mi sono posto il problema ed anzi mi sono preso il lusso di fermarmi ad osservare divertito e curioso l’enorme numero di messaggi di auguri che ho ricevuto. Certamente l’effetto facebook ha contribuito, ma ho la presunzione che molti fossero sinceri e le numerose telefonate, i messaggi me lo hanno confermato.

Scorrendo i volti ho rivisto storie, esperienze, incontri, pratiche faticose ma anche molte persone che non hanno avuto paura di tendermi una mano quando è stato il momento. Ciascuno di noi è un insieme di valori, sfide ed incontri. Sono queste esperienze che ci definiscono come persone e come professionisti.

Hanno avuto un pensiero gentile gli amici della Bocconi, i quattro gatti liberali sempre pronti a polemizzare ma anche a ricordarti che i reduci in fondo si vogliono bene, i colleghi conosciuti durante i convegni, quelli con cui si è diventati inaspettatamente amici, gli avversari che non fanno sconti ma che ti vogliono li perché se non ci sei gli manchi, i vecchi amici di mio padre o ex allievi di una vecchia e severa zia che tanto ha contribuito a formare il mio carattere e a costruire l’orgoglio con cui vivo la storia di famiglia.

Ed è bello vedere che anche se passano gli anni i ragazzi dell’aperitivo sono sempre gli stessi, con qualche responsabilità in più, ma un posto nella vita sono riusciti a ritagliarselo.

Nelle persone ritrovo qualche vecchia passione, specchio di una borghesia milanese in cui sensibilità artistica e professione spesso convivono: il professore di economia che suona jazz, il famoso regista teatrale, i giornalisti (tanti) che ti ricordano i pomeriggi passati sotto le finestre di via Dante ai tempi della Voce di Montanelli e forse, ancora più indietro, l’impazienza di accompagnare papà in edicola, stretto per mano, lui per comprare il Giornale, io il Corriere dei Piccoli.

Sarà per questo che oggi accompagno mio figlio in libreria, sempre la stessa, seduti sempre nello stesso posto (lui su una seggiolina ed io per terra) a leggere storie e a scegliere libri, uno a testa per imparare a sognare insieme.

E’ stato bello per un momento soffermarsi e specchiarsi in tutti loro, scoprendo che in fondo, nonostante quello si dice della rete, può essere un bello strumento per non perdersi, per incontrarsi, per creare rapporti di valore e scoprire un po’ anche chi siamo noi.

L’insieme di questi volti di questi incontri ha contribuito a delineare sempre più chiaramente il ritratto di quello che sono a cui si è sovrapposta prepotentemente l’immagine del sorriso di mio figlio, cosi simile a me e nello stesso tempo cosi diverso. E mi son trovato a sorridere anche io di riflesso, soddisfatto non so neanche io bene di che cosa, ma sereno come un bambino che ascolta attento una bella storia che ha già visto e rivisto più volte. Rassicurante ed avvincente nello stesso tempo, perché è la sua storia.

PS1: l’immagine è un mio ritratto da bambino ma è anche molto somigliante al sorriso di mio figlio, in un gioco di rimandi e di continuità.

PS2: il titolo del post è rubato ad un bel libro di Carlo Mazzantini, complesso e sottovalutato padre della più famosa Margaret.


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Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale

Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale

Articolo Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La Commissione Collegio Sindacale dell’ODCEC di Roma ha elaborato la Guida operativa “Attività di vigilanza del Collegio sindacale delle società non quotate nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo” al fine di fornire ai Sindaci un valido ausilio per lo svolgimento dei compiti di vigilanza loro affidati dalla legge

La Commissione Collegio Sindacale dell’ODCEC di Roma ha elaborato la Guida operativa “Attività di vigilanza del Collegio sindacale delle società non quotate nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo” al fine di fornire ai Sindaci un valido ausilio per lo svolgimento dei compiti di vigilanza loro affidati dalla legge, individuando ed analizzando le verifiche che il Collegio Sindacale potrà e dovrà compiere per vigilare sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento dell’assetto organizzativo.

Un assetto organizzativo è adeguato quando è in grado di garantire lo svolgimento delle funzioni aziendali. Si basa sulla separazione e contrapposizione di responsabilità nei compiti e nelle funzioni e sulla chiara definizione delle deleghe e dei poteri di ciascuna funzione.

Un assetto organizzativo adeguato presenta una struttura compatibile con le dimensioni e con la complessità della Società, nonché con la natura e le modalità di perseguimento dell’oggetto sociale.

Nel vigilare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, il Collegio Sindacale non potrà prescindere dall’appropriata verifica e dall’attenta analisi della tipologia e della natura dei controlli insiti nelle procedure operative aziendali, ponendo particolare attenzione alla loro esistenza ed efficacia (intesa quest’ultima come attitudine a rilevare ogni deviazione rispetto alle direttive fissate dagli organi di governo societario), tenuto anche conto delle dimensioni, della complessità e della struttura aziendale.

Ai fini della valutazione dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo, il documento suggerisce al Collegio Sindacale di verificare, in particolare, se il sistema organizzativo adottato dalla Società sia in grado di:

  • individuare in maniera sufficientemente chiara e precisa le funzioni, i compiti e le linee di responsabilità;
  • garantire – mediante adeguate procedure e concrete modalità operative – che l’attività decisionale e direttiva della Società sia effettivamente esercitata dai soggetti ai quali sono attribuiti i relativi poteri;
  • prevedere e applicare procedure che assicurino la presenza di personale con adeguata competenza a svolgere le funzioni ad esso assegnate;
  • implementare le direttive e le procedure aziendali in modo da garantire un costante aggiornamento di queste ultime, nonché l’effettiva diffusione delle stesse tra il personale dipendente.

Particolare attenzione viene posta alle verifiche relative al sistema informatico aziendale che in questi ultimi decenni ha assunto un’importanza via via crescente per l’impresa. Saranno necessari un’attenta analisi e un efficace monitoraggio dell’assetto organizzativo della Società, un costante aggiornamento delle procedure e dei processi adottati dalla Società, nonché un tempestivo superamento dei punti di debolezza eventualmente riscontrati.

il Collegio Sindacale, dovrà sollecitare gli amministratori affinché provvedano ad adottare le opportune azioni correttive dell’assetto organizzativo e, in caso di inerzia, eserciterà, se ne ricorrono i presupposti, le iniziative previste dalla legge per la rimozione delle violazioni riscontrate.

Per approfondire

Consulta la Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale

Ci vuole disciplina per viver di poesia

Bellissimo spettacolo Novecento diretto e interpretato da Corrado d’Elia. E’ sempre difficile raccontare sensazioni, soprattutto per me che non ho velleità di critico, ma seguire d’Elia lo fai come un tempo compravi l’ultimo disco del tuo cantante preferito, lo fai sulla fiducia, lo fai per essere partecipe di un percorso.

Non dirò di più sullo spettacolo se non che avete solo pochi giorni per non perdervelo. Riporto però una bella recensione ed qualche frase evocativa che rende l’atmosfera:

«Non si è mai completamente fregati finché si ha una buona storia da raccontare»

e ancora

“Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il regtime, perché è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede”.

La serata di ieri però mi ha stimolato qualche riflessione che partendo dal teatro forse può allargarsi anche ad altro, a qualunque progetto portato avanti con passione.

Quello che mi colpisce sempre è la sincerità con cui trasmette l’amore per il teatro e per il pubblico. Un teatro vivo e contemporaneo che trasmette la voglia di avvicinare lo spettatore e non allontanarlo rinchiudendosi nella torre d’avorio (spesso cosi protettiva ed altrettanto inutile) del ruolo d’attore.

Spesso questo Paese è prigioniero di ruoli, l’avvocato che non richiama il cliente per motivi di status, l’attore che recita convinto che comunque il pubblico non possa capire la sua arte, ecc… una categoria vale l’altra sia chiaro. Un’autodifesa che diventa condanna all’irrilevanza.

Ai tempi della scuola ho frequentato spesso il teatro e sempre mi chiedevo perché gli attori si lamentassero della mancanza di pubblico se nei miei 5 anni di liceo finivo sempre a vedere l’ennesimo Pirandello e l’ennesimo Goldoni. Credetemi non sottovaluto (ora, a 16 anni era più difficile) la complessità delle diverse versioni ma il pubblico va anche avvicinato, educato e soprattutto coinvolto.

Corrado d’Elia racconta storie, storie in cui ti perdi, e lo fa con la stessa emozione e lo stesso stupore che vedi negli occhi dei bimbi.

Mi verrebbe da dire che la cura della fotografia nel suo teatro è da oscar, ma non è cinema e quindi sto dicendo una eresia ma spero di render l’idea. La storia è accompagnata da musiche e i movimenti dell’attore rappresentano quasi fotogrammi. Mi sono sorpreso a chiedermi perché alcuni attimi non venissero immortalati in una foto. Oggi scopro che Teatro libero è su instagram.

Il teatro quindi si rinnova contaminandosi con altre arti, restando fortemente se stesso, valorizzando le sue peculiarità senza né paure né complessi (o forse come avviene per molti progetti ben riusciti accompagnando la paura con il coraggio di affrontarla).

Ma la passione è nulla senza la disciplina. Ieri sera un piccolo inconveniente, qualche rumore di troppo di una classe di studenti venuti a veder lo spettacolo.

L’attore si ferma chiede silenzio, la qualità della mia recitazione dipende dal pubblico, non mi state aiutando a recitare bene (la frase è una mia sintesi).

L’ ho trovato un atto di coraggio (ha per un attimo interrotto la magia del monologo) e di grande rispetto per il pubblico.

Una bella lezione (non solo di teatro), forse non voluta, di certo apprezzata.