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PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

In Italia giochiamo ad auto ingannarci tra buonismo e tentativi consolatori.
Abbiamo il più alto numero di micro imprese tra i Paesi d’ Europa e ci siamo completamente dimenticati di loro e delle loro esigenze facendo finta che siano tutte startup.

Contemporaneamente, crogiolandoci sul numero delle nuove startup, trattiamo queste ultime come PMI creando solo confusione, fornendo dati e statistiche sbagliate, ingannando il Paese.

Secondo una ricerca di Startup Europe Partnership le startup italiane non crescono. Sono solo 135 quelle che da startup sono passate alla fase di scaleup, sono riuscite a crescere velocemente scalando il loro mercato (si veda il grafico qui sotto). Rociola in sintesi ricorda quello che tutti sanno: le startup italiane non si comportano da startup innovative semplicemente perché in gran parte sono micro imprese nonostante rispondano ai requisiti laschi della normativa.

Per approfondire su ilSole24Ore

Leggi l’intero articolo su ilSole24Ore: La Francia studia da startup nation mentre in Italia le imprese sono in crisi di identità

Le 10 regole del buon imprenditore

Le 10 regole del buon imprenditore

Sono passati ormai 10 anni dalla scomparsa di Leopoldo Pirelli, gran signore dell’economia italiana. In molti hanno voluto ricordarlo (forse non abbastanza, forse non abbastanza bene) ed io non voglio mancare a questo appuntamento. Riporto su queste pagine un estratto del mio articolo per Econopoly de ilSole24Ore in cui riporto integralmente quelle 10 regole del buon imprenditore che riassumono, in anni difficili, la sua esperienza di capitano di industria e ne danno la caratura come uomo.

Un ricordo di Leopoldo Pirelli.

Il mio unico e forte ricordo di Leopoldo risale ai miei anni universitari. Gli imprenditori eroi della mia generazione erano altri ma mi colpì molto un discorso, quasi preoccupato, di questo signore elegante che avvertiva i suoi colleghi confindustriali dei pericoli in una economia di mercato dell’eccessiva depenalizzazione del falso in bilancio voluta dal Governo Berlusconi. Ricordava che le transazioni si basano sulla fiducia e sulla correttezza dei dati. La mia percezione (forse deformata dal ricordo e dalla giovane età) è che la sua posizione rimase isolata e controcorrente rispetto agli entusiasmi dell’epoca. Se ne rese lui stesso perfettamente conto credo. Un po’ fuori moda, un po’ fuori tempo come in una canzone di Ligabue.

La Pirelli invece entra prepotentemente nella storia della mia famiglia perché mio nonno fu dirigente alla Bicocca, nonno a cui Alberto Pirelli salvò la vita durante la guerra. Ma questa è un’altra storia che cito solamente per avvertire il lettore di un possibile conflitto di interessi, dichiarando apertamente le mie colpe in un possibile eccesso di indulgenza.

La cosa più importante però credo sia riproporvi 10 regole del buon imprenditore in cui sintetizzò la sua esperienza di capitano di industria (un termine un po’ superato ma che credo in questo caso decisamente appropriato).

Le 10 regole del buon imprenditore

Leopoldo Pirelli ha sintetizzato in dieci punti l’esperienza maturata come capo esecutivo del Gruppo Pirelli. I 10 punti sono riportati integralmente nel mio recente articolo su Econopoly per il Sole24Ore. Riporto qui di seguito solo un breve estratto di ciò che mi ha maggiormente colpito.

La libera impresa privata

“Sono sempre stato convinto che la libera impresa privata sia pilastro importante di un libero sistema e mezzo insostituibile di progresso sociale. Pur con sfaccettature diverse da paese a paese, in funzione delle situazioni socio-politiche locali, credo di poter affermare che è dappertutto in corso un processo di trasformazione gigantesco e radicale che travalica l’ambito della economia e investe l’intera società, scompaginandone gli assetti tradizionali e mettendola in movimento, alla ricerca di nuovi equilibri. Dappertutto va emergendo una stretta correlazione tra il processo di innovazione e l’iniziativa delle forze imprenditoriali. La nostra credibilità, la nostra autorevolezza, direi la nostra legittimazione nella coscienza pubblica sono in diretto rapporto con il ruolo che svolgiamo nel concorrere al superamento degli squilibri sociali ed economici dei Paesi in cui si opera: sempre più l’impresa si presenta come luogo di sintesi fra le tendenze orientate al massimo progresso tecnico-economico e le tendenze umane di migliori condizioni di lavoro e di vita.”

Capire il personaggio umano

“Pur essendo il capo, il chief executive officer deve cercare di capire il personaggio umano che sta nei suoi colleghi, coi suoi problemi personali di salute o economici o familiari e deve sempre ricordarsi che, se un collega non si dimostra all’altezza dei compiti affidatigli, e lui, il chief executive officer, che ha sbagliato per primo affidandoglieli.”

Chiudere dei buoni bilanci

“… la prima qualità che un imprenditore deve sempre avere: cercare, cercare con tutte le sue forze, di chiudere dei buoni bilanci. Se non ci riesce una volta, ripro-vare. Se non ci riesce più volte, andarsene. E se ci riesce, non credersi un padreterno, ma semplicemente uno che, dato il mestiere che ha scelto, ha fatto il suo dovere.”

L’addio all’ultima carica

Nel maggio del 1999, quando lasciò anche l’ultima carica, quella al vertice di Pirellina, disse: « Ogni età ha i suoi doveri, alla mia tocca quello di ritirarsi dal proscenio. E io oggi considero un privilegio il poter adempiere tranquillamente a questo dovere. »

E a me non pare poco.

Un documentario per approfondire

Ultimo capitano di una stagione unica dell’industria italiana, visionario e senza paura del nuovo, ma anche schivo e poco mondano, Leopoldo Pirelli è il protagonista del documentario di Matteo Moneta e Valeria Parisi: Leopoldo Pirelli. Impegno industriale e cultura civile

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Caprotti, una storia di famiglia

Caprotti, una storia di famiglia

Incredibile come un imprenditore “divisivo” come Bernardo Caprotti sia comunque considerato (almeno a Milano) uno di famiglia. Il cordoglio di amici ed avversari in queste ore è sincero […..]

È da qualche settimana che avrei voluto scrivere un articolo sul caso aziendale, sulla mancata successione in azienda del figlio Giuseppe ma ogni volta il pudore mi ha impedito di affrontare una questione che più l’approfondivo più rivelava la prevalenza del lato umano su quello economico.

E che come tutte le questioni personali o le si conoscono molto bene oppure il silenzio è il modo migliore di affrontare la complessità. Forse questo però posso dirlo: uno giganteggia come imprenditore l’altro emerge come uomo. E forse il litigio è comunque un modo di cercarsi.

Ed è proprio alla parola famiglia che nel bene e nel male associo Caprotti, anche nel paradosso delle lotte interne alla famiglia stessa, nella mancata quotazione in Borsa perché Esselunga «è un’azienda familiare e resterà tale».

Leggi l’articolo completo pubblicato su ilSole24Ore

Riflessioni su editoria e giornalismo

Riflessioni su editoria e giornalismo

La mia prima copertina su ilSole24Ore on line e qualche riflessione sulla “macchina” che sta dietro al giornale.

Il fatto

Pochi giorni fa un mio breve articolo sul recente caso Volkswagen scritto per Econopoly è stato ripreso in homepage de ilSole24ore ed è stato molto apprezzato su Facebook e Twitter. I dati di lettura danno per il solo giorno di pubblicazione (pomeriggio) più di 8.500 visualizzazioni. Il post su facebook de ilSole24Ore ha ottenuto in un solo giorno più di 800 like e 500 condivisioni (più di 130 commenti). A questi ovviamente si devono aggiungere i dati derivanti dai miei profili social, anch’essi rilevanti (relativamente ad un profilo personale) sebbene ovviamente in misura ben minore.

Riflessioni

Tutto ciò mi ha suggerito qualche breve riflessione, sicuramente banali per molti, ma che vorrei condividere con voi e con me stesso ritrovando nel blog la funzione del quaderno degli appunti. Collaborando con diversi editori (e diventandolo in qualche modo io stesso)  sono ormai diventato un appassionato del tema:

  • Tempestività e attualità: conta e conta moltissimo scrivere sul tema del giorno.
  • La forza del brand: scrivo per diverse testate ma nessuna ha la forza de ilsole24ore, un marchio potentissimo.
  • Il mestiere fa la differenza: il responsabile del progetto Econopoly è un giornalista e questo fa la differenza. Gli articoli passano sotto la sua supervisione, discussi con l’autore e corretti. Ha il polso del giornale, valuta se l’argomento è già stato trattato ed in che modo. Le modifiche sono minime (quantità) ma fanno la differenza (qualità). Soprattutto è un meccanismo che responsabilizza molto l’autore nel postare contenuti di qualità: meno e meglio. Percepisci il valore della “macchina ” e ti ricorda che forma è sostanza.
  • L’importanza del titolo: è ilSole24ore che sceglie il titolo (come è prassi nei giornali). È stata una gradita sorpresa nonostante il timore iniziale di perdita di controllo sul contenuto. Non sempre i titolisti sono così rispettosi dell’autore. In particolare ho riflettuto molto su quanto i titoli di un blog siano schiavi dei motori di ricerca (parole chiave, ecc) cosa che invece non accade in realtà che soffrono meno di questi problemi.

L’editoria oggi ha una strategia che non fa altro che comunicare al lettore la mortificazione del giornalista:

  • gli editoriali spesso sono affidati a professori, economisti, ambasciatori, ecc;
  • molti giornali hanno una linea partigiana ed urlata che non li differenzia poi molto da un qualunque blog personale;
  • l’infinito numero di articoli pubblicati in un giornale salvo poi lamentarsi che mancano soldi per le inchieste ecc;
  • il sottovalutato lavoro di redazione che consente un costante “controllo di qualità “. Soprattutto quest’ultimo aspetto non lo nascondo lo sto scoprendo ultimamente e lo trovo straordinariamente sottovalutato. I miei articoli per ilSole24Ore, dopo un llimitato labor limae, acquistano una forza che altrimenti non avrebbero;

Modello di business

Fare giornalismo oggi significa muoversi in un business estremamente complicato ma ci si ostina a voler snaturare una bellissima professione quando probabilmente bisognerebbe tornare al vecchio “mestiere ” ricercando il fatturato non più solo nella pubblicità classica (oggi in parte distorta da internet e dalla rincorsa al click che non necessariamente significa conversione, il problema è anche di maturità di agenzie e inserzionisti) ma nell’organizzazione del contenuto ( banche dati? Google non fa poi questo di mestiere ? Ecc) e nella proposta di convegni (gestione, organizzazione e copertura stampa di eventi organizzati anche da terzi), formazione ecc.
Tutte cose che già oggi si fanno (ilSole24Ore in primis) ma non tutti e forse non in maniera così strutturata ed organica. Si tende ancora a pretendere che il fatturato venga esclusivamente dal giornale e non da attività collaterali che probabilmente diventeranno più redditizie. Il futuro sarà in community verticali molto profilate. Il giornale dovrà tornare alla qualità ed alla difesa del marchio.

Analoghe riflessioni si potrebbero fare per il mondo delle professioni economiche su cui, forse più avanti, occorrerà confrontarsi.

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Collaborazione con Econopoly de IlSole24Ore

Collaborazione con Econopoly de IlSole24Ore

Da un paio di mesi è online Econopoly – Numeri idee progetti per il futuro, un nuovo prodotto editoriale del Sole 24 Ore.

Econopoly vuole parlare di economia in maniera seria e documentata, come è nello stile del Sole 24 Ore. Lo vuole fare attraverso più voci rivolgendosi a un pubblico di appassionati del genere che amino discuterne, conversando in rete alla maniera della rete.

Tra gli autori molti sono amici, tra le teste più belle del web: Andrea Boda, Carlo Alberto Carnevale Maffè, Mario Seminerio, Alessandro Guerani, Beniamino Piccone, Paolo Manasse e altri che temo aver dimenticato ma che per il lettore più attento si riveleranno una piacevole sorpresa.

Menzione d’onore ad Alberto Annicchiarico ideatore e capo macchina del bel progetto.

Sono molto felice di aver avuto l’opportunità di collaborare e qui vi riporto i primi articoli che sono usciti a mia firma, li trovate tutti raccolti anche nella mia pagina autore:

Come sempre l’obiettivo più volte dichiarato resta quello di aprire un confronto con il lettore per contribuire al dibattito sul fare impresa e come tornare ad essere competitivi.

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Gli imprenditori soli, traditi da epica sbagliata

Gli imprenditori soli, traditi da epica sbagliata

Un estratto dell’articolo pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore on line

Il suicidio di Egidio Maschio, patron della Maschio Gaspardo, mi spinge ancora una volta ad affrontare un tema che sembrava ormai superato, dimenticato da chi si occupa ogni giorno di scrivere l’epica di questo Paese.

Il termine “epica” deriva dal greco antico πος (epos) che significa “parola”, ed in senso più ampio “racconto”, “narrazione”. Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l’identità di una civiltà o di una classe politica (fonte Wikipedia).

È da qualche anno che ci rifletto. Oggi quanto è accaduto mi aiuta meglio a formulare un pensiero che il lettore più attento avrà la voglia di completare e perfezionare.

Il primo suicidio eccellente che ricordo fu quello di Raul Gardini, l’uomo che osò sfidare la politica e la chimica italiana, il giocatore di poker, il grande amante della vela e del Moro di Venezia. Un vincente, un eroe per noi giovani bocconiani, la prima vittima di un racconto sbagliato, della profonda discrasia dell’immagine del sé e di una realtà che da troppo tempo violentata si ribellava violentemente all’epica.

A quei tempi, non avevo ancora vent’anni, non riuscii a comprendere il motivo del gesto, sempre che si possa comprendere pienamente il motivo di un suicidio.

Oggi invece comprendo meglio, non giustifico, ma comprendo quanto meno, se non il gesto, le cause.

Quanti imprenditori improvvisamente non riescono più a capire cosa stia accadendo al mercato e alla propria azienda. Quanti imprenditori abituati ad essere padroni ma anche padri soffrono nel non poter più aiutare i propri dipendenti, nel non poter più svolgere quella vera e propria funzione sociale che spesso l’impresa, la fabbrica ha nei piccoli paesi della provincia italiana che con la fabbrica sono un tutt’uno.

Tormento ben descritto da Francesco Jori sul Mattino di Padova nell’articolo “L’identità nordestina smarrita”:

“Forse lui aveva perso ben altro, la mappa di se stesso, della propria identità, smarrita nel labirinto di un mondo del lavoro così altro rispetto a quello di cui era stato orgoglioso protagonista, in duri ma esaltanti decenni di fatica”.

È l’epica che sta uccidendo questo Paese

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NB: Econopoly è il nuovo progetto editoriale de IlSole24Ore che vuole parlare di economia in maniera seria e documentata, come è nello stile de IlSole24Ore, e che vuole fornire un contributo di idee e proposte per il futuro da spiegare, anche e soprattutto, con la forza dei numeri.

Perché le startup iniziano a diventare interessanti.

Perché le startup iniziano a diventare interessanti.

Un estratto dell’articolo pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore on line

Da sempre osservo con curiosità e, lo ammetto senza pudori, incredulità il fenomeno startup. La normativa di vantaggio, pur lodevole negli obiettivi e per gli strumenti messi a disposizione delle imprese, si scontra con le inefficienze di un sistema Paese che fa estrema fatica ad attrarre risorse e talenti.

Le stesse startup molto spesso si sono rivelate strutture un po’ ingenue ed effimere all’interno di una bolla gonfiata da consulenti, incubatori e grandi imprese in cerca più che altro di migliorare la propria reputazione sul mercato. Spesso il racconto giornalistico ed economico ha confuso tra freelance e imprese innovative, tra incubatori e coworking.

Differente invece, e ben più considerevole, l’impatto culturale del fenomeno startup. In un Paese come il nostro, in cui l’impresa è stata spesso vittima di ideologie politiche superate e di numerosi preconcetti, parlare di startup ha consentito a molti di avere un alibi per ricredersi e affrontare in maniera propositiva il tema del fare impresa.

Oggi, a differenza di qualche anno fa, osserviamo una serie di fattori che stanno facendo crescere il fenomeno startup verso una nuova maturazione, rendendolo estremamente più interessante…

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