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Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

Si è appena concluso il nostro Master di specializzazione in perizie di stima e valutazione di azienda nelle operazioni straordinarie realizzato in collaborazione con Euroconference.

Uno dei temi che mi è più caro e che ho affrontato con i partecipanti è l’analisi del settore dell’impresa da valutare. In particolar modo (sembra banale lo so) proprio l’ identificazione del settore in cui l’azienda opera. Questo è un esercizio che mi ritrovo a fare anche nella consulenza ordinaria in un ampio confronto con l’imprenditore ragionando su strategie e prospettive di crescita.

Perché valutare una azienda significa prima di tutto misurare la creazione di valore.

Quanto conta il controllo dei costi?

Troppo spesso ci si concentra sul controllo dei costi quando il primo problema da affrontare è verificare la sostenibilità del Business Model.

Spesso analizzare i costi è rassicurante, ti sembra di cambiare tutto ma in realtà cerchi solo di fare meglio quello che già facevi prima.

Rischi di cambiare tutto per non cambiare niente (non sempre ovviamente, la mia affermazione contiene una sana provocazione)

Senza capire in quale settore operi è difficile ( se non del tutto inutile) monitorare i costi.

Costi che oltretutto dopo una crisi cosi lunga sono già solitamente sotto controllo o soggetti a rigidità di mercato.

Oggi paradossalmente bisognerebbe parlare di controllo degli investimenti e del ritorno sugli investimenti stessi.

Il restartup inizia con la comprensione del settore in cui si opera.

In questi ultimi anni il nostro Studio sta lavorando molto sul tema del restartup, ovvero della discontinuità strategica in azienda.

Il tema lo stiamo affrontando anche in prima persona partecipando da diversi mesi ormai ad un progetto di ricerca dell’Università Bocconi.

A volte veniamo chiamati per assistere l’imprenditore in operazioni già definite:

  • M&A per ridefinire la dimensione aziendale;
  • Cessione di partecipazioni o di azienda per uscire da un business complicato;
  • Passaggio generazionale;
  • Piani di ristrutturazione aziendale.

Altre volte ci confrontiamo con l’imprenditore in maniera informale per provare a ridisegnare l’impresa, per provare a ripartire da un foglio bianco la cui unica bussola è il mercato per traghettare l’azienda verso quello che dovrebbe essere ed oggi ancora non è (situazione molto frequente anche per imprese sane e dinamiche in cui l’imprenditore non si accontenta e tende a voler spostare l’asticella sempre un po’ più in alto).

Sei sicuro di sapere in quale settore opera la tua azienda?

E’ una sfida complicata sia aziendale sia molto spesso personale soprattutto in una PMI familiare (family business).

E’ una sfida che parte proprio dalla comprensione del mercato in cui si vuole competere.

Soprattutto in un mondo in cui i mercati vengono ridefiniti molto di frequente e si contaminano ibridandosi.

Le caratteristiche delle PMI dinamiche

Quali sono le caratteristiche di queste PMI dinamiche? Le abbiamo già evidenziate in un precedente contributo per Econopoly de IlSole24Ore e non sembrano poi molto dissimili da quelle delle startup:

1 – Velocità di esecuzione per competere;

2 – Apertura a nuovi soci ed investitori;

3 – Curiosità a cui si accompagnano importanti competenze interne ed un forte bisogno formativo;

4 – La necessità di mettere in discussione il tradizionale business model;

5 – La partnership con università e centri di ricerca;

7 – Innovazione di prodotto o di processo (open innovation, Industry 4.0, ecc);

8 – La tensione verso una crescita dimensionale interna o esterna diventando attori attivi o passivi di M&A.

La rivincita di chi fa impresa

In questi ultimi anni tocca ai professionisti avvertire la crisi. La categoria viene “un po’ portata a spasso “ da vari player del settore, più capaci di altri a sfruttare il disorientamento monetizzando.

Se partecipassero a qualche evento sul futuro della professione gli imprenditori avrebbero di che sorridere dopo anni passati a sopportare professionisti saccenti pronti a pontificare sulla crisi altrui.

Mentre quasi tutti i consulenti di gestione dello Studio pongono una forte attenzione su procedure e taglio costi io pongo ( spesso anche a me stesso) sempre la seguente domanda:

Facile dire che sei un commercialista ma operi nei servizi o nella consulenza? Definito chi sei e quale è il tuo mercato (identità), strategia, procedure e struttura dei costi rappresentano solo (ma non è poco) un problema di coerenza.

 

Riflessioni su editoria e giornalismo

Riflessioni su editoria e giornalismo

La mia prima copertina su ilSole24Ore on line e qualche riflessione sulla “macchina” che sta dietro al giornale.

Il fatto

Pochi giorni fa un mio breve articolo sul recente caso Volkswagen scritto per Econopoly è stato ripreso in homepage de ilSole24ore ed è stato molto apprezzato su Facebook e Twitter. I dati di lettura danno per il solo giorno di pubblicazione (pomeriggio) più di 8.500 visualizzazioni. Il post su facebook de ilSole24Ore ha ottenuto in un solo giorno più di 800 like e 500 condivisioni (più di 130 commenti). A questi ovviamente si devono aggiungere i dati derivanti dai miei profili social, anch’essi rilevanti (relativamente ad un profilo personale) sebbene ovviamente in misura ben minore.

Riflessioni

Tutto ciò mi ha suggerito qualche breve riflessione, sicuramente banali per molti, ma che vorrei condividere con voi e con me stesso ritrovando nel blog la funzione del quaderno degli appunti. Collaborando con diversi editori (e diventandolo in qualche modo io stesso)  sono ormai diventato un appassionato del tema:

  • Tempestività e attualità: conta e conta moltissimo scrivere sul tema del giorno.
  • La forza del brand: scrivo per diverse testate ma nessuna ha la forza de ilsole24ore, un marchio potentissimo.
  • Il mestiere fa la differenza: il responsabile del progetto Econopoly è un giornalista e questo fa la differenza. Gli articoli passano sotto la sua supervisione, discussi con l’autore e corretti. Ha il polso del giornale, valuta se l’argomento è già stato trattato ed in che modo. Le modifiche sono minime (quantità) ma fanno la differenza (qualità). Soprattutto è un meccanismo che responsabilizza molto l’autore nel postare contenuti di qualità: meno e meglio. Percepisci il valore della “macchina ” e ti ricorda che forma è sostanza.
  • L’importanza del titolo: è ilSole24ore che sceglie il titolo (come è prassi nei giornali). È stata una gradita sorpresa nonostante il timore iniziale di perdita di controllo sul contenuto. Non sempre i titolisti sono così rispettosi dell’autore. In particolare ho riflettuto molto su quanto i titoli di un blog siano schiavi dei motori di ricerca (parole chiave, ecc) cosa che invece non accade in realtà che soffrono meno di questi problemi.

L’editoria oggi ha una strategia che non fa altro che comunicare al lettore la mortificazione del giornalista:

  • gli editoriali spesso sono affidati a professori, economisti, ambasciatori, ecc;
  • molti giornali hanno una linea partigiana ed urlata che non li differenzia poi molto da un qualunque blog personale;
  • l’infinito numero di articoli pubblicati in un giornale salvo poi lamentarsi che mancano soldi per le inchieste ecc;
  • il sottovalutato lavoro di redazione che consente un costante “controllo di qualità “. Soprattutto quest’ultimo aspetto non lo nascondo lo sto scoprendo ultimamente e lo trovo straordinariamente sottovalutato. I miei articoli per ilSole24Ore, dopo un llimitato labor limae, acquistano una forza che altrimenti non avrebbero;

Modello di business

Fare giornalismo oggi significa muoversi in un business estremamente complicato ma ci si ostina a voler snaturare una bellissima professione quando probabilmente bisognerebbe tornare al vecchio “mestiere ” ricercando il fatturato non più solo nella pubblicità classica (oggi in parte distorta da internet e dalla rincorsa al click che non necessariamente significa conversione, il problema è anche di maturità di agenzie e inserzionisti) ma nell’organizzazione del contenuto ( banche dati? Google non fa poi questo di mestiere ? Ecc) e nella proposta di convegni (gestione, organizzazione e copertura stampa di eventi organizzati anche da terzi), formazione ecc.
Tutte cose che già oggi si fanno (ilSole24Ore in primis) ma non tutti e forse non in maniera così strutturata ed organica. Si tende ancora a pretendere che il fatturato venga esclusivamente dal giornale e non da attività collaterali che probabilmente diventeranno più redditizie. Il futuro sarà in community verticali molto profilate. Il giornale dovrà tornare alla qualità ed alla difesa del marchio.

Analoghe riflessioni si potrebbero fare per il mondo delle professioni economiche su cui, forse più avanti, occorrerà confrontarsi.

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Collaborazione con Econopoly de IlSole24Ore

Collaborazione con Econopoly de IlSole24Ore

Da un paio di mesi è online Econopoly – Numeri idee progetti per il futuro, un nuovo prodotto editoriale del Sole 24 Ore.

Econopoly vuole parlare di economia in maniera seria e documentata, come è nello stile del Sole 24 Ore. Lo vuole fare attraverso più voci rivolgendosi a un pubblico di appassionati del genere che amino discuterne, conversando in rete alla maniera della rete.

Tra gli autori molti sono amici, tra le teste più belle del web: Andrea Boda, Carlo Alberto Carnevale Maffè, Mario Seminerio, Alessandro Guerani, Beniamino Piccone, Paolo Manasse e altri che temo aver dimenticato ma che per il lettore più attento si riveleranno una piacevole sorpresa.

Menzione d’onore ad Alberto Annicchiarico ideatore e capo macchina del bel progetto.

Sono molto felice di aver avuto l’opportunità di collaborare e qui vi riporto i primi articoli che sono usciti a mia firma, li trovate tutti raccolti anche nella mia pagina autore:

Come sempre l’obiettivo più volte dichiarato resta quello di aprire un confronto con il lettore per contribuire al dibattito sul fare impresa e come tornare ad essere competitivi.

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