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Papà posso dirti una cosa?

Papà posso dirti una cosa?

#Panatino quando ha qualcosa di importante da dire, quando ha fatto qualche nuova scoperta sul mondo richiama la mia attenzione con “papà posso dirti una cosa?“. Una sorta di squillo di trombe, di occhio di bue sul palcoscenico, di “ciak si gira!”.
Poi tace per qualche momento, riordina le idee e proclama la sua tesi con un fare simile a Cesare davanti al Senato di Roma. E come il Senato per Cesare, io sono solo spettatore e non un vero interlocutore.
Perché per lui raccontare è un po’ come per me scrivere, un modo per riordinare le idee e metterle a sistema.
Ed io mi presto volentieri a questo gioco delle parti affascinato dai suoi ragionamenti pronto a prestargli quel vocabolo che gli manca a perfezionare l’eloquio.

La comunicazione è soprattutto rispetto

Un modo di fare che noi, ormai sommersi da mille informazioni e dall’urgenza a nostra volta di fornirle, abbiamo in parte dimenticato.
Trovo molto bello (ovviamente sono di parte):
  • che si preoccupi di comunicarmi l’importanza del suo discorso differenziandolo dalle altre cose che racconta facendolo precedere dal formale “papà posso dirti una cosa?”;
  • il silenzio che precede la sua riflessione, per dare pathos ma contemporaneamente strumentale a riordinare le idee;
  • quel bisogno dell’ascoltatore per comprendere in pieno l’importanza della riflessione. Usando così l’ascoltatore anche per imparare qualcosa di più.

Perché per lui: lui è importante, io sono importante, la sua scoperta è importante.

Lo straordinario mondo dei bimbi

E’ un mondo straordinario quello dei bimbi. Da cui non smetterò mai di imparare.

PS la tigre è uno degli animali preferiti dal Panatino.

 

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A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

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Quando i bambini abbattono i muri che noi per paura costruiamo

Quando i bambini abbattono i muri che noi per paura costruiamo

Sono giorni di grande lavoro, spesso sono fuori Milano e torno tardi a casa. Mio figlio di 5 anni sente il bisogno di riappropriarsi del poco tempo passato insieme ed è sempre emozionante assistere al suo bisogno di raccontare e condividere racconti ed emozioni. Hanno da poche ore eletto, tra mille polemiche, Trump nuovo presidente degli Stati Uniti. I bambini abbattono i muri che noi per paura costruiamo

Non lo capiamo ma è nostro amico papà!

Sai papà, da oggi all’asilo ho un nuovo amico! E anche Matteo, Massimo Lucio e Iago hanno come me un nuovo amico!

– Davvero? E come si chiama?

Non lo so papà! Non ci ha detto il nome.

– Ma Tommaso che amico è se non vi dice come si chiama?

Non è che non c’è lo dice, è che parla in cinese e non lo capiamo. Neanche Emilio ( migliore amico del #panatino, italo cinese) lo capisce! Ma è nostro amico papà!

Un sorriso ed una speranza

In questo dialogo c’è tutto il mio mondo liberale, il rispetto, la parità dei punti di partenza e forse qualcosa in più.

Ed anche un bieco reazionario come me può imparare qualcosa dai bimbi e mi scappa un sorriso ed una speranza…  

 

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Piccole riflessioni su un mondo che cambia

Piccole riflessioni su un mondo che cambia

Panatino, lego, Halloween, teatro ed altre riflessioni in ordine sparso

Il fine settimana è il momento in cui pensieri e riflessioni trovano il tempo di decantare. In questi giorni ho avuto diverse cose su cui riflettere, piccole cose sia chiaro, ma che non voglio perdere e come di consueto proverò a fissare qui più per me che per il lettore e di questo me ne scuso. Mi rendo conto che è un post lungo, apparentemente disorganico ma credo che ritroverà unità e chiarezza nelle conclusioni.

Halloween

In Italia tutto è divisione, tutto contribuisce a formare schieramenti. Vedo molti amici criticare una festa americana, imposta, soppiantare le feste cattoliche. Mio figlio potrà giocare a dolcetto scherzetto ma in questo fine settimana è andato a visitare la tomba del nonno per la prima volta accompagnato da mia madre e mio fratello. E come tradizione porterà un fiore al bisnonno ed altri parenti sepolti al Monumentale, ascoltandone la storia e passeggiando in silenzio tra tombe di soldati ed eroi. Ancora forse non comprende tutto ma non vi nascondo la mia commozione che si rinnova ogni volta. Forse basta questo, regalare tempo ed emozioni.

Per noi in famiglia non c’è mai stata l’attesa dei dolci ( salvo un laico pane dei morti preso dal panettiere) o dei regali. È sempre stato un momento di forte legame coi valori familiari, di orgoglio di appartenenza, di ricordi di chi non c’è più e di consapevolezza di una storia di cui facciamo parte. Forse è sempre stata una cosa da uomini, anche nelle confessioni più private che avevano luogo in questi giorni. Momenti di fragilità e di forza preziosissimi nella mia educazione.

Lego, amore e fantasia

Non amo ricevere regali e così quando arriva il momento del compleanno chiedo sempre al panatino , desideroso di stupire il papà, di comprarmi un gioco. Questa volta ho chiesto dei lego ma quelli classici, lo scatolone coi mattoncini. Tutti mi hanno guardato strano ma le attuali scatole dei lego sono troppo complicate e ti costringono a costruire astronavi, ecc armato di potenti istruzioni. Nei miei ricordi di bambino, nonostante la passione per tutta la collezione della base spaziale che ancora conservo, i lego sono sempre stati legati alla fantasia, alla libertà di costruire, smontare e ricostruire. Senza vincoli. Ed è molto più divertente giocare così con panatino.

Troppo spesso oggi rinunciamo alla libertà di sognare per inseguire progetti complicati imposti o auto imposti.

La vanità rischia a volte di compromettere la libertà. E non parlo solo di giochi.

Il rischio inaspettato di un grande successo d’immagine

Sono molto felice per il grande successo teatrale del Cirano di Corrado d’Elia al Teatro Litta. So quanto gli attori abbiano lavorato per questo e vedere il costante aggiungersi di repliche straordinarie è davvero una grande emozione. Quando mi riferisco al “successo inaspettato” non è certo quello dello spettacolo che da anni macina trionfi su trionfi. Ma al successo dell’uso dell’immagine.

Vi suggerisco di vedere questo breve video. Il Teatro è per me una grande ed inaspettata fonte di ispirazione.

a. Disciplina

Un attore/regista che ha il coraggio di rimproverare il pubblico (p minuscola) per rispettare il Pubblico (P maiuscola). Perché come dissi tempo fa “ci vuole disciplina per viver di poesia”. Proprio nella parola disciplina sta il primo insegnamento: più ci discostiamo dalle strade battute, più innoviamo, più ci vuole disciplina, più dobbiamo essere bravi.

b. Immagine

La seconda riflessione è nel ruolo che la “fotografia” ha nel teatro di Corrado. Un ruolo potente, evocativo, quasi cinematografico, tanto da spingere gli spettatori (contro ogni regola e buona educazione) a fotografare gli attori disturbando lo spettacolo. In questo caso sono vittima del loro successo. Del loro esser stati tremendamente bravi nel lavorare sull’immagine (non a caso a teatro prima dello spettacolo è possibile visitare una bellissima mostra fotografica sui 20 anni di rappresentazioni). Bisognerà rifletterci.

c. Concentrazione

La terza riflessione è sulla difficoltà che abbiamo per colpa di internet di mantenere la nostra concentrazione. Il Teatro è agli antipodi e ne sconta il prezzo. Forse però ciò che è un limite può diventare un punto di forza straordinario su cui costruire. Tornando alla fantasia, ai tempi lunghi, al lego classico.

 

Senza polemiche, rimboccandosi le maniche

Nel dramma del terremoto vi propongo questo articolo che mi ha colpito molto per l’atteggiamento propositivo:

“La terra è materia viva, non può stare ferma. Norcia fu distrutta dal terremoto del 1702. La ricostruiremo come fecero i nostri antenati. E poi trovo straordinario che sia rimasta in piedi la facciata, col il suo rosone e le statue di Benedetto e di sua sorella, Santa Scolastica. Dopo questa catastrofe, anche la regola benedettina ritroverà nuovo slancio”.

Morale della favola

Piccole riflessioni su un mondo che cambia ma che mi insegnano a ripartire dai fondamentali: a ripartire dalla regola Benedettina per ricostruire la basilica, a riscoprire i tempi lunghi, la fantasia, la libertà di non seguire le istruzioni. Il coraggio di chiedere rispetto per il proprio lavoro e preservarlo anche dalla propria vanità e dal proprio successo. La consapevolezza di dover tornare a fare le cose difficili.

 

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La consapevolezza di quei perchè.

La consapevolezza di quei perchè.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

La lettura rende un uomo completo,

la conversazione lo rende agile di spirito

la scrittura lo rende esatto.

Sir Francis Bacon

 

Prima settimana di rientro al gran completo. Ormai tutti o quasi sono rientrati dalle vacanze. Ho passato diversi giorni isolato dal mondo, dimenticando i fatti di cronaca, leggendo lentamente qualche libro ed ascoltando tutti i “perché” di mio figlio.

È in quell’età in cui con aria seria e profonda ti si avvicina domandandoti: “Perché?”.

Non importa l’argomento, vuole sapere. Ascolta, ci riflette, poi perde concentrazione e torna a giocare. Dopo qualche tempo rielabora le informazioni, che temevi si fossero rivelate troppo noiose e quindi perdute, e rilancia con un suo nuovo: “Perché?”.

La sua grande forza è non avere posizioni predefinite, non dover difendere certezze granitiche, non dover assumere ruoli.

Vuole solo conoscere, smontare i tuoi punti di vista, sapere perché.

Queste conversazioni sono state un esercizio affascinante. In forte contrasto con le conversazioni mordi e fuggi che troviamo sui social, con l’arroganza, la voglia di dire sempre e comunque la propria opinione anche quando un’opinione non la si ha.

Poi per caso in cerca di un argomento per questo editoriale ritrovo un vecchio articolo di Maurizio Goetz che mi è parso decisamente ricco di spunti.

“La velocità di reazione ai cambiamenti è diventato un elemento di sopravvivenza per le imprese che necessariamente sono costrette:

  • a fare di più con minori risorse (incrementare l’efficienza interna)
  • migliorare la competitività esterna
  • aumentare il tasso dello sviluppo innovativo
  • trovare migliori connessioni con i clienti e con tutti gli stakeholder
  • trovare vantaggi competitivi difendibili per un ragionevole arco temporale
  • focalizzare i loro sforzi su pochi obiettivi, ma ben circoscritti.
  • difendere il patrimonio di conoscenze implicite che rischia di venire dissipato
  • affrontare il problema del ricambio generazionale nel management e gestire le resistenze al cambiamento

Tutte queste cose hanno un elemento in comune: la valorizzazione della conoscenza interna ed esterna all’azienda, altrimenti definita come la Knowledge Governance. “

Ed ora unendo i puntini….. ecco la sfida per il rientro: provare ancora una volta a ripensare tutto, fare pulizia, meno conversazioni ma più profonde, meno vanità e più ascolto.

Forse la conoscenza sta tutto in quel “Perché?” così sfontato di un bimbo di 5 anni, e nel tempo necessario per assimilare le risposte e formulare un nuovo e più consapevole “Perchè?”.

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Quel sottile piacere del “dolce far niente”

Quel sottile piacere del “dolce far niente

Ancora pochi giorni e potrò riscoprire per qualche tempo il sottile piacere del “dolce far niente” ( il corsivo nei vecchi libri tradotti da autori inglesi di fine ‘800 era solitamente accompagnato dalla nota “in italiano nel testo” quasi a voler sottolineare, nel bene e nel male, lo stretto legame con il nostro Paese). Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Come ogni estate, al termine delle fatiche di questi ultimi mesi, mi consolo facendo mia la famosa citazione di Jerome Klapka Jerome “È impossibile godere a fondo l’ozio se non si ha una quantità di lavoro da fare.”

 

Disegnare una favola

Durante questa estate vorrei disegnare una favola.  Ne parliamo ormai da tempo con mio figlio (il Panatino), fantastichiamo sui personaggi, sui colori da usare e finalmente avremo il tempo di disegnare, una pagina a testa, questa fantastica avventura. Un percorso da fare insieme. Lui mi insegnerà a dimenticare le regole ed a lasciare libera la fantasia, io gli spiegherò che i disegni non devono essere per forza perfetti e che i colori possono uscire dai bordi. In fondo quello che conta sarà solo sognare un pò insieme…

 

Lezioni americane di Calvino

Nel mio zaino infilerò le famose “Lezioni americane” di Calvino, molto citate, ne ho letti diversi estratti ma mai nella loro interezza. Ogni lezione prende spunto da un valore che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L’ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.

  1. Leggerezza
  2. Rapidità
  3. Esattezza
  4. Visibilità
  5. Molteplicità
  6. Coerenza (solo progettata)

 

Il piacere dell’ozio per riscoprire la forza della parola.

In particolare riporto un passo citato in alcuni commenti che mi è parso molto bello ed in tema con il mio amato ozio, perché oziare è un’ arte tutt’ altro che semplice:

“…Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze. Non m’interessa qui chiedermi se le origini di quest’epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia,, nell’uniformità burocratica, nell’omogeneizzazione dei mass-media,nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio. Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio a essere colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta di immagini, i pù potenti mass-media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola di immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio. Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali,confuse, senza principio nè fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura….”

Per queste vacanze più libri, più pennarelli e meno iphone. Lo prometto.

 

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Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Ripropongo una breve riflessione di qualche tempo fa che il lettore più attento ricorderà essere già apparsa sul vecchio blog. Oggi la ripubblico qui dopo aver ricevuto una telefonata di una laureanda che sta facendo una tesi su Casa Panato e sulla mia famiglia. Questa ed altre storie sono raccolte in un piccolo libro che ho scritto per mio figlio “E cosi da uomo a uomo cresciamo in due“.

 

Ieri un sovrapporsi di immagini e ricordi. La mia famiglia è originaria di Soave, piccolo centro medioevale vicino a Verona. Lì tutto gira intorno al vino. Leggo che l’alluvione di questi giorni non l’ha risparmiata, che Zaia ha scelto di allagare i campi per salvare la città dalle acque.

In quei campi da piccolo mi portavano per controllare la vendemmia. Alle preoccupazioni di mia madre che ripeteva il più classico “Non sporcarti” rispondeva una vecchia zia, custode delle tradizioni familiari, con un perentorio “non è sbagliato che si sporchi di terra perchè questa terra è sua.”.

C’era ancora la mezzadria e mia zia, una delle poche donne laureate della sua generazione, viveva ancora in un mondo fermo a cavallo tra l’ottocento ed il novecento.

Per lei non c’era bisogno delle quote rosa. Lei era una Panato e la sua gerarchia personale era più o meno:

  • Dio (che era l’inizio e la fine di tutto ma che ovviamente era poco presente negli affari terreni. unica certezza il suo infinito amore per la nostra famiglia e solo in seconda battuta per il resto del genere umano).
  • Il Re (che qualche onore ci aveva concesso in passato ed in nome del quale nonno Edoardo aveva amministrato Soave ed il tribunale militare delle tre Venezie, amico di quel D’Annunziobellissima la costituzione del carnaro– a cui perdonò in nome dell’Italia l’insubordinazione del Regio Esercito) ormai in esilio.
  • Gli uomini di casa Panato della sua generazione, il padre ed il fratello adorati ma ormai scomparsi
  • LEI (che solo per modestia si considerava quarta nella linea di comando, essendo sostanzialmente assenti i primi tre).
  • gli eredi di casa Panato (in cui io rivestivo in qualche modo un ruolo importante per quanto, giunto all’età di 4 anni senza saper scrivere e tenere una forbita corrispondenza epistolare con lei, avevo in qualche modo deluso le sue speranze nei miei confronti)
  • Parenti che non portano il nostro cognome ma che hanno l’onore di averci come consanguinei
  • il sacerdote che veniva penultimo perchè da noi “libera chiesa in libero Stato”.
  • il resto del mondo civilizzato e no.

Ora quello che ho scritto fa sorridere ma era una donna eccezionale che ha saputo tenere unita la famiglia ed i beni della famiglia superando due guerre mondiali, diventando una delle poche donne laureate della sua generazione ed una delle prime donne presidi di liceo.

Trincerata nei suoi valori borghesi visse l’ascesa del fascismo come affronto al RE, il pericolo comunista come attentato ai suoi valori più intimi, sopportò il comando tedesco che occupò casa Panato e successivamente nascose un ufficiale polacco tra mille rischi e pericoli e di cui si pensa fosse segretamente innamorata.

Affrontò portando il lutto l’avvento della Repubblica, ma in tutto questo difese sempre e comunque la famiglia ed il nome che portava.

 
Per far tutto questo in un mondo prettamente maschilista si trincerò dietro quella scala gerarchica iper conservatrice che nel rispetto della forma le consenti sostanzialmente di regnare indisturbata su tutti noi.
 

Più volte ho ricordato la sua figura in parallelo con la maestra Cristina (stesso nome oltre tutto) dei film di Don Camillo e Peppone. Il video ha un inizio un pò lento, saltate i titoli ma vale la pena rivederlo.

Stesse nostalgie dei tempi civili e stessa fissazione per l’italiano, per l’ortografia, per la bella calligrafia in cui non sono mai riuscito ad eccellere.

Il mondo era un pò quello li, quello di un piccolo paese contadino, un mondo di grandi fazioni che si incontravano a messa (“Dio ti benedica figlio mio anche se sei bolscevico”) e facevano pace al bar…. dove il sacerdote non poteva saperne più di Dio e le donne venivano ubbidite in quanto donne e non per la parità.

 
 

 

E guardando le foto di Soave e delle sue vigne allagate, leggendo le paginate de IlSole24Ore sulla confusa e tentennante riforma Letta sull’IMU, un pò di nostalgia per un mondo che nel bene e nel male sapeva sognare mi viene. 

Mi chiedo se riuscirò a consegnare a mio figlio quella capacità e la possibilità di sognare come altri hanno fatto con me.


PS La Carta del Carnaro: “Tre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nella universalità dei comuni giurati:  la vita è bella e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intiero nella libertà;  l’uomo intiero colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù, per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”.

PS2 corsi e ricorsi:

  • Mia madre è parente (ma questa è un’altra storia) di quell’Eleonora Duse  che di D’Annunzio fu amante e musa
  • Oggi Giordano Bruno Guerri è presidente del Vittoriale, ieri dirigeva l’Indipendente che ha chiuso con  un mio intervento in ultima pagina di saluto ai lettori.

Io alle elementari portavo il grembiule

Io alle elementari portavo il grembiule.

Oggi in rete si commenta questo articolo di Repubblica: Milano, il dress code per le liceali: “La scuola non è una spiaggia, basta canotte e magliette trasparenti”. Una amica giustamente lamenta il diverso approccio verso i ragazzi e le ragazze: “le ragazze hanno abbigliamento “disinvolto”, i ragazzi “trasandato”, solo le prime vanno disciplinate.”

Io alle elementari portavo il grembiule.  Ricordo ancora molto bene quando in quinta alcune mamme chiesero di abolirlo perchè era un peccato impedire alle figlie di sfoggiare i bei vestitini. Ed io in vena di emancipazione mi schierai con loro e con la libertà di vestirsi liberamente.

Ricordo altrettanto bene l’intervento di mio padre a rammentarmi che il grembiule lo indossavo non solo per rispetto all’istituzione ma soprattutto per evidenziare la parità dei punti di partenza.

Perché  a scuola non tutti avevano abiti firmati da sfoggiare (né era il posto per farlo) e che averli non mi rendeva né migliore né peggiore di loro. 

Perché  essere liberali è un percorso faticoso e non ci sono punti di arrivo.

Lo so l’articolo parla di altro ma a volte da piccoli spunti e lontani collegamenti nascono le storie per il Panatino

Le avventure del Panatino in un libro

Le avventure del Panatino in un libro

E’ ormai passato qualche anno da quando scrissi quel primo pensiero su mio figlio che iniziava più o meno cosi:

“Mercoledì 25 maggio 2011 sono diventato papà! Mamma e bimbo sono meravigliosi.”

Oggi che ormai è grande e molte cose possiamo dircele “da uomo a uomo” forse continuare a raccontare le sue avventure e i suoi piccoli segreti può diventare indiscreto ed ho quindi pensato di raccogliere alcune pagine, a cui sono particolarmente affezionato, in questo libretto che tra qualche anno forse ci ritroveremo a leggere insieme per ricordare di quando era piccolo, delle mie emozioni e della storia della nostra famiglia. La decisione di raccogliere gli scritti sparsi qua e là in rete in un volume non nasconde velleità artistiche ma il desiderio di non perdere questi momenti e di condividerli con nonne e bisnonne, meno avvezze all’uso della rete.

Un titolo per i più grandi

E’ un libretto (il diminutivo è d’obbligo) che avrei voluto intitolare “Roba minima“, citando una vecchia canzone di Jannacci, per ben rappresentare quelli che altro non sono che sentimenti comuni di un padre verso il figlio. Temendo però fraintendimenti (queste riflessioni sono roba minima per il lettore, non certo per me che le ho vissute) ho preferito il titolo “E così, da uomo a uomo, cresciamo in due” che richiama forse uno dei racconti che mi sono più cari.

“Roba minima ” invece è diventato un capitolo che racchiude quei pensieri che sono più legati a me, al mio mondo, a quelle emozioni che il Panatino, come un catalizzatore, è riuscito a risvegliare.

Le tre porte magiche

Il disegno in copertina rappresenta, per l’osservatore che non abbia conservato la purezza di un bimbo, tre porte magiche (arancione, gialla ed azzurra) attraverso cui raggiungere altrettanti mondi di fantasia. Disegno e colori beneauguranti e scelti da mio figlio con passione.

Lo trovate su Amazon

Solo l’insistenza di qualche amico mi ha spinto ad inserire il libro su Amazon (basterà cercare: Panatino) affinché possa essere disponibile a chi ha avuto la pazienza di leggermi in questi anni.

Lo trovate sia nella versione Kindle sia nella versione cartacea tradizionale (che preferisco, non lo nascondo). Il prezzo in entrambi i casi è quello minimo imposto da Amazon.

Devo confessare che sono rimasto stupito dall’essere riuscito in relativamente breve tempo a realizzare un prodotto ragionevolmente accettabile. Certo editing e grafica andrebbero migliorate e sono ben lontani dall’essere professionali ma il prodotto è non molto lontano da quello di piccoli editori blasonati.

Incredibile poi la possibilità di aggiornare e modificare il testo in qualunque momento.

La cosa non è affatto da sottovalutare e fa ipotizzare sviluppi anche per l’editoria professionale. Quante cose si imparano giocando con il Panatino.

Le scuse allo sfortunato compratore

Lo sfortunato compratore, non rientrante né nella categoria familiari, né nella categoria amici, temo finirà per non comprendere in pieno molti riferimenti e trovare superficiale il contenuto. E’ inoltre la mia prima esperienza di pubblicazione senza editore e sconta quindi qualche ingenuità. A sua parziale consolazione sappia il Lettore che quanto incasserò (e qualcosa in più) sarà devoluto in beneficenza, una bella figura che sono certo non avrà gravi ricadute sul mio portafoglio.

La soddisfazione più bella

Le prime 25 copie, stampate a mie spese, arriveranno in Studio il 1 dicembre, certo così di superare (barando con la scusa dei regali di Natale) quei 25 lettori di manzoniana memoria. A me non resta che guardare mio figlio felice con la sua copia in mano, fiero di vedere il suo disegno in copertina, correre e saltare sul lettone di casa gridando:

“Me lo leggi mamma, è il mio libro”.

e poi sentirlo sussurrare:

“Mamma ma secondo te anche Marcello ha un libro tutto suo?”

Una richiesta che non nasconde invidia o malizia ma bisogno di comprendere attraverso il confronto con gli altri.

Ed il giorno dopo la soddisfazione più bella, tornare a casa la sera, trovarlo addormentato sul divano che tiene stretto il suo libretto arancione e scoprire che ha voluto portarlo all’asilo per mostrarlo fiero alla maestra ed agli amichetti.

 


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Ognuno ha tanta storia

Ognuno ha tanta storia

Sono passati pochi giorni dal mio compleanno ma solo ora trovo il tempo di scrivere qualche riflessione per ringraziare tutti per le piccole attenzioni che hanno voluto riservarmi. Diversamente dal solito, non è stato tempo di bilanci. Non ho mai dato troppa importanza al compleanno ma è certamente una di quelle date in cui si tira una riga, si fa il tagliando ai propri progetti, ci si mette un po’ in discussione.

Quest’anno stranamente, un po’ perché già immerso di mio nella pianificazione, un po’ perché sto valutando una importante proposta che mi lusinga e mi intimorisce allo stesso tempo, non mi sono posto il problema ed anzi mi sono preso il lusso di fermarmi ad osservare divertito e curioso l’enorme numero di messaggi di auguri che ho ricevuto. Certamente l’effetto facebook ha contribuito, ma ho la presunzione che molti fossero sinceri e le numerose telefonate, i messaggi me lo hanno confermato.

Scorrendo i volti ho rivisto storie, esperienze, incontri, pratiche faticose ma anche molte persone che non hanno avuto paura di tendermi una mano quando è stato il momento. Ciascuno di noi è un insieme di valori, sfide ed incontri. Sono queste esperienze che ci definiscono come persone e come professionisti.

Hanno avuto un pensiero gentile gli amici della Bocconi, i quattro gatti liberali sempre pronti a polemizzare ma anche a ricordarti che i reduci in fondo si vogliono bene, i colleghi conosciuti durante i convegni, quelli con cui si è diventati inaspettatamente amici, gli avversari che non fanno sconti ma che ti vogliono li perché se non ci sei gli manchi, i vecchi amici di mio padre o ex allievi di una vecchia e severa zia che tanto ha contribuito a formare il mio carattere e a costruire l’orgoglio con cui vivo la storia di famiglia.

Ed è bello vedere che anche se passano gli anni i ragazzi dell’aperitivo sono sempre gli stessi, con qualche responsabilità in più, ma un posto nella vita sono riusciti a ritagliarselo.

Nelle persone ritrovo qualche vecchia passione, specchio di una borghesia milanese in cui sensibilità artistica e professione spesso convivono: il professore di economia che suona jazz, il famoso regista teatrale, i giornalisti (tanti) che ti ricordano i pomeriggi passati sotto le finestre di via Dante ai tempi della Voce di Montanelli e forse, ancora più indietro, l’impazienza di accompagnare papà in edicola, stretto per mano, lui per comprare il Giornale, io il Corriere dei Piccoli.

Sarà per questo che oggi accompagno mio figlio in libreria, sempre la stessa, seduti sempre nello stesso posto (lui su una seggiolina ed io per terra) a leggere storie e a scegliere libri, uno a testa per imparare a sognare insieme.

E’ stato bello per un momento soffermarsi e specchiarsi in tutti loro, scoprendo che in fondo, nonostante quello si dice della rete, può essere un bello strumento per non perdersi, per incontrarsi, per creare rapporti di valore e scoprire un po’ anche chi siamo noi.

L’insieme di questi volti di questi incontri ha contribuito a delineare sempre più chiaramente il ritratto di quello che sono a cui si è sovrapposta prepotentemente l’immagine del sorriso di mio figlio, cosi simile a me e nello stesso tempo cosi diverso. E mi son trovato a sorridere anche io di riflesso, soddisfatto non so neanche io bene di che cosa, ma sereno come un bambino che ascolta attento una bella storia che ha già visto e rivisto più volte. Rassicurante ed avvincente nello stesso tempo, perché è la sua storia.

PS1: l’immagine è un mio ritratto da bambino ma è anche molto somigliante al sorriso di mio figlio, in un gioco di rimandi e di continuità.

PS2: il titolo del post è rubato ad un bel libro di Carlo Mazzantini, complesso e sottovalutato padre della più famosa Margaret.


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