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Diritto di informazione e controllo del socio di s.r.l.

Diritto di informazione e controllo del socio di s.r.l.

Sempre più spesso come professionisti ci troviamo a difendere i diritti di soci di minoranza di srl rispetto ad azioni dei soci di maggioranza o dell’organo amministrativo.

Prendo spunto da una recente sentenza che ha visto riconosciute le ragioni di un nostro cliente per fare il punto su una normativa che offre importanti strumenti a tutela dei diritti dei soci.La sentenza è pubblica ed è facilmente recuperabile sul web e sulle principali banche dati. Preferiamo però (per riservatezza) non allegarla al presente articolo, limitandoci ad esaminare i tratti generali della disciplina e a riportarne i tratti salienti.

“Diritto di informazione e controllo del socio di srl” è un articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Diritti soggettivi dei soci di srl

Nella s.r.l. il socio che non partecipa all’amministrazione ha il diritto soggettivo potestativo di consultare ed estrarre copia dai libri sociali e da tutta la documentazione relativa all’amministrazione della società, al fine di avere informazioni sull’andamento societario e di controllare l’attività gestoria. Il tutto come meglio descritto ex art. 2476 c.c. che per comodità riportiamo.

Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci (art. 2476 c.c.).

Gli amministratori  sono  solidalmente  responsabili  verso  la società dei  danni derivanti dall’inosservanza  dei  doveri  ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione  della  società.  Tuttavia  la  responsabilità non  si  estende  a  quelli che dimostrino di essere esenti da  colpa e,  essendo  a  cognizione  che  l’atto  si  stava per compiere, abbiano  fatto constare del proprio dissenso.

I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori  notizie sullo svolgimento  degli affari sociali e di consultare, anche tramite  professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.

L ‘azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di  revoca degli  amministratori  medesimi.  In tal caso il giudice può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.

In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti  degli  amministratori,  rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da  parte  della società, purchè vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purchè non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.

Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei  danni spettante  al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori.

Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.

L’approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.

Richiesta di produzione della documentazione sociale

La ricorrente deve fornire prova di avere formalizzato la richiesta di produzione della completa documentazione sociale, al fine di avere contezza dell’andamento societario e di controllare l’attività gestoria.

Diritto di controllo sull’operato degli amministratori

Costituisce ormai principio acquisito che la disciplina delle società a responsabilità limitata post riforma del 2003/04 ha attuato:

“una privatizzazione del controllo sull’operato dell’organo amministrativo, sicché deve ritenersi sussistente il diritto incondizionato del socio non amministratore di esercitare un penetrante sindacato sulla gestione sociale, funzionale alla salvaguardia degli interessi dell’ente rispetto alle condotte degli amministratori.

L’ampiezza della formula usata dal legislatore induce a ritenere che tale diritto possa essere esercitato in qualunque momento dell’esercizio sociale e, quindi, anche nella fase liquidatoria; abbia per oggetto la più ampia gamma di informazioni, tanto in ordine alla gestione passata quanto alle scelte gestionali intraprese e da intraprendere; possa esplicarsi tramite delega a professionista di fiducia, come esplicitamente indicato nella norma e come richiesto dalla stessa ricorrente”.

Azione di merito specifica o in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

Il diritto soggettivo potestativo del socio non amministratore di cui all’art. 2476, secondo comma, c.c., può essere oggetto di tutela tramite azione di merito specifica, o in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

Periculum in mora

Nel caso specifico il Magistrato ha riconosciuto il ricorrere del periculum in mora poiché:

“la ricorrente ha rappresentato l’interesse a visionare nell’immediatezza la documentazione contabile della società al fine di accertare la congruità del valore di vendita dell’intero patrimonio immobiliare (pattuito nel contratto già sottoscritto con le parti, ndr)  ed adottare ogni provvedimento opportuno, ivi compresa l’impugnazione del bilancio al 31 dicembre 2015 approvato nel giugno 2016 con il voto contrario del socio x, per impedire una temuta cattiva gestione della società prima che il danno diventi irreparabile.”

Sintesi

Nella s.r.l. il socio che non partecipa all’amministrazione ha il diritto soggettivo potestativo di consultare ed estrarre copia dai libri sociali e da tutta la documentazione relativa all’amministrazione della società, al fine di avere contezza dell’andamento societario e di controllare l’attività gestoria. Conformemente alla giurisprudenza milanese, il socio va autorizzato, ai sensi dell’ art. 2476 c.c.:

  • a consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione anche per il tramite di un professionista di sua fiducia;
    ad estrarre copia a proprie spese della documentazione medesima;
  • nel luogo in cui libri sociali e documenti sono custoditi, previo appuntamento da concordare, come richiesto senza alcuna obiezione, anche per il tramite della posta elettronica certificata;
  • (se richiesto dalla società) previa sottoscrizione da parte del socio e del professionista eventualmente incaricato della dichiarazione di impegno di riservatezza o comunque di specifico impegno ad utilizzare la copia della documentazione solo nell’ambito di rapporti con la società e/o con i suoi amministratori e con esclusione di ogni divulgazione nei confronti di altri soggetti della copia della documentazione e del suo contenuto.

Ricordiamo quindi che la società, coerentemente allo spirito della legge, può subordinare l’esercizio del diritto previsto dall’art. 2476 c.c. di accesso alla documentazione sociale alla sottoscrizione di un impegno di riservatezza.

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La responsabilità degli amministratori verso la società

La responsabilità degli amministratori verso la società

Una regolamentazione di settore sempre più dettagliata e i maggiori rischi dell’ attività aziendale ripropongono con sempre maggiore insistenza il tema della responsabilità degli amministratori delle società di capitali. Vogliamo inquadrare brevemente l’argomento in una breve guida ad uso di imprenditori e professionisti.

 

Presupposti della responsabilità

Gli amministratori sono responsabili civilmente per il loro comportamento doloso o colposo quando sussistono i tre seguenti elementi:

  • Violazione di un obbligo di comportamento:
  • Un danno;
  • Un nesso di casualità tra violazione e danno.

Gestione della società spetta esclusivamente agli amministratori: autorizzazione dell’assemblea non esonera gli amministratori.

 

Scelte gestionali dannose

La responsabilità discende:

  • da violazioni di obblighi giuridici non da scelte inopportune dal punto di vista economico;
  • non da scelte gestionali ma da omissione di cautele, verifiche ed informazioni preventive come ad esempio in caso di acquisto di cespiti ad un prezzo superiore a quello di mercato

 

Irregolarità gestione precedente

I nuovi amministratori hanno l’obbligo di informare l’assemblea dei soci delle irregolarità poste in essere dai precedenti amministratori.

 

Esempi di Irregolarità

Riportiamo alcuni dei più frequenti esempi di irregolarità:

  • Mancata vigilanza su atti pregiudizievoli svolti da terzi delegati;
  • mancanza della contabilità generale;
  • Redazione di un bilancio non rispondente al vero;
  • Sopravvalutaizone del patrimonio sociale;
  • Abuso della proroga per l’approvazione del bilancio;
  • Proseguimento dell’attività in presenza di cause di scioglimento;

 

Doveri e diligenza

Gli amministratori ai sensi dell’art. 2392 c.c. devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.

 

Evoluzione del concetto di diligenza

Prima della riforma gli amministratori dovevano agire con la diligenza del mandatario («buon padre di famiglia»). Dopo la riforma con diligenza richiesta dalla «natura dell’incarico» e dalle «specifiche competenze» del singolo amministratore.

 

Agire in modo informato

Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato:

  • Sulla base delle informazioni ricevute sono tenuti a valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società;
  • sulla base della relazione degli organi delegati sono tenuti a valutare il generale andamento della gestione.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Responsabilità solidale

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Procedura di esonero da responsabilità

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa:

  • abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,
  • dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

 

Prescrizione

Ai sensi dell’art. 2393 c.c., L’azione può essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.

 

Responsabilità degli amministratori per tardiva convocazione assemblea di bilancio

Responsabilità degli amministratori

per tardiva convocazione assemblea di bilancio

 Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge e dallo Statuto per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio può essere fonte di responsabilità per gli amministratori sempre che ne ricorrano i presupposti e sia causa di danni per la società stessa, i soci o i terzi.

Appare particolarmente delicato il caso di progressivo aggravamento della situazione patrimoniale e finanziaria della società in presenza di rilevanti perdite d’esercizio ove l’inerzia dell’organo amministrativo provochi conseguenze dannose riconducibili ad operazioni non coerenti con le finalità conservative imposte dalla norma.

Termini e obblighi di convocazione assemblea di bilancio

Conformemente a quanto previsto dall’ articolo 2478 bis, il progetto di bilancio  deve  essere  redatto  dagli amministratori e  presentato ai  soci  per l’approvazione entro il  termine  stabilito  dall’atto  costitutivo  e comunque non  superiore  a  120  giorni  dalla  chiusura dell’esercizio  sociale, salva  la  possibilita’  di  un  maggior  termine  nei limiti ed alle  condizioni previsti dal secondo comma dell’articolo 2364. 

Gli articoli 2364 e 2478-bis del c.c. prevedono infatti la possibilità di approvare il bilancio entro il termine di 180 giorni quando si è in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • redazione del bilancio consolidato;
  • quando si è in presenza di particolari esigenze della società 

Entro trenta giorni dalla decisione dei soci di approvazione del bilancio deve essere depositata  presso l’ufficio del registro delle imprese, a norma dell’articolo 2435, copia del bilancio approvato.

La decisione  dei  soci che approva il bilancio decide sulla distribuzione degli utili ai soci ricordando che in base al dettato normativo:

  • Possono essere  distribuiti  esclusivamente gli utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente approvato;
  • Se si  verifica  una  perdita  del  capitale sociale, non puo’ farsi luogo a ripartizione degli  utili  fino  a  che  il  capitale  non  sia  reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Gli utili erogati in violazione delle disposizioni del presente articolo non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede in base a bilancio regolarmente approvato, da cui risultano utili netti corrispondenti.

 

La verifica dello Statuto e massime notarili

Secondo il dettato all’ articolo 2364 l’assemblea ordinaria approva il bilancio e deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società;

Lo statuto non deve necessariamente contenere l’indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso. In questo senso:

  • Massima n. 15 del Consiglio Notarile di Milano “Termini per l’approvazione del bilancio” – La clausola statutaria che consente la convocazione dell’assemblea per l’approvazione (per la s.r.l.: la presentazione) del bilancio nel maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale, previsto dall’art. 2364 e, per rinvio, dall’art. 2478-bis non deve necessariamente contenere l’indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso.
  • Massima n. H.B.3 del Consiglio Notarile Tre Venezie “FORMULAZIONE DELLE CLAUSOLE RELATIVE AI MAGGIORI TERMINI PER L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO” – La previsione statutaria del maggior termine per la convocazione dell’assemblea avente all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio ex art. 2364, ultimo comma, c.c. può anche non prevedere specificatamente le particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società che la giustificano, potendo limitarsi a fare un riferimento generico a tali esigenze che dovranno però sussistere in concreto nel caso in cui ci si voglia avvalere di tale facoltà. Gli amministratori devono infatti dare conto delle ragioni della dilazione nella relazione prevista dall’art. 2428 c.c.

Le “particolari esigenze relative alla struttura e all’ oggetto della società”

La norma, al di fuori del caso della società tenuta alla redazione del bilancio consolidato, appare piuttosto vaga nell’indicare le motivazioni che giustificano l’utilizzo del termne più ampio di approvazione (citando solo “particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società”).

Spetterà quindi agli amministratori motivare adeguatamente e dettagliatamente tali motivi per evitare di incorrere nelle responsabilità derivanti dal mancato rispetto dei termini.  

Tra le principali cause che giustificano la proroga possiamo indicare:

  • holding in attesa dei bilanci delle società controllate;
  • cause di forza maggiore ( es. incendi, alluvioni, terremoti);
  • dimissioni, malattie o altri casi di assenza di amministratori, direttori generali, responsabili amministrativi o altre figure indispensabili per la predisposizione del bilancio d’esercizio;
  • rilevanti modifiche della struttura amministrativa, informatica, ecc;
  • operazioni straordinarie o di ristrutturazione aziendale;
  • prima applicazione di principi contabili nazionali o internazionali.
     

Menzione dei motivi nel verbale del cda, nel verbale di approvazione, nella relazione sulla gestione o in nota integrativa.

In caso di convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio oltre il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, gli amministratori sono tenuti valutare ed illustrare le ragioni che giustificano la proroga del suddetto termine dandone menzione nei seguenti documenti:

  • verbale del CDA che ha approvato la proroga e ne ha illustrato i motivi;
  • relazione sulla gestione;
  • nota integrativa, nel caso in cui si rediga il bilancio in forma abbreviata e non sia predisposta la relazione sulla gestione;
  • verbale di approvazione del bilancio in cui deve essere menzionata la proroga.

Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge e dallo Statuto per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio non pare comportare ai sensi della migliore giurisprudenza l’invalidità della delibera di approvazione, ma può essere fonte di responsabilità per gli amministratori nei confronti della società o dei soci, sempre che ne ricorrano i presupposti e sia causa di danni per la società stessa, i soci o i terzi.

Le responsabilità di amministratori e sindaci

In base alla lettera dell’ articolo 2392 gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei  danni  derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di  attribuzioni  proprie  del  comitato  esecutivo  o  di  funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

Appare quindi particolarmente delicato il caso di progressivo aggravamento della situazione patrimoniale e finanziaria della società in presenza di rilevanti perdite d’esercizio ove l’inerzia dell’organo amministrativo rechi danno alla società e a terzi.

In particolare in caso di riduzione del capitale per perdite, gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea affinché questa adotti i provvedimenti opportuni.

In tal senso è opportuno citare la pronuncia del Tribunale di Milano del 15 luglio 2014 secondo la quale gli Amministratori sono responsabili degli eventuali danni causati per continuazione dell’attività sociale nonostante la perdita del capitale, responsabilità che si aggrava ove la perdita del capitale sia stata occultata a lungo prima della data di messa in liquidazione, mediante scorretta iscrizione di alcune poste di bilancio volta a mascherare il venir meno dei presupposti di continuità gestionale.

I doveri derivanti dall’incarico di amministratore, impongono una condotta coerente con la tutela del patrimonio sociale, anche in modo indipendente dalla volontà dei soci, ove quest’ultima si riveli contraria alla salvaguardia dell’interesse sociale.

Ai fini della quantificazione del danno derivante dalla continuazione dell’attività di impresa nonostante la perdita integrale del capitale, appare legittimo utilizzare il criterio sintetico della differenza dei netti patrimoniali nei casi in cui non sia possibile procedere ad una accurata e ragionevole ricostruzione dei dati con l’analiticità necessaria ad individuare le conseguenze dannose riconducibili alle operazioni non coerenti con le finalità liquidatorie imposte dalla norma. Detto criterio presuntivo, richiamando la sentenza della Corte di Cassazione n. 2538 del 2005 ben può sorreggere una valutazione equitativa del danno.

Appare inoltre solo il caso di ricordare, non essendo oggetto del presente articolo, che conformemente a quanto disposto dal Tribunale civile, sez. VIII, Milano, sentenza 24/08/2011, n. 10697 e da Cass., sez. I, 28 aprile 1997, n. 3652 all’amministratore di una società non può essere imputato a titolo di responsabilità ex art. 2392 c.c. di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di revoca dell’amministratore, non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Ne consegue che il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione, ma solo l’omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni preventive normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità.

Gli amministratori restano comunque solidalmente responsabili se non hanno adeguatamente vigilato sulla gestione aziendale e se, essendo a conoscenza di fatti  pregiudizievoli,  non  hanno  fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

La responsabilità  per  gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a  quello  tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il  suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,  dandone  immediata  notizia  per  iscritto  al  presidente del collegio sindacale.

Gli amministratori  e  i  sindaci  che omettono di convocare l’assemblea dei soci nei casi  previsti  dalla  legge  o  dallo  statuto,  nei  termini  ivi previsti, sono puniti inoltre ai sensi dell’ articolo 2631 con la  sanzione amministrativa pecuniaria da 1.032 a 6.197 euro.

Ove  la  legge  o  lo  statuto  non  prevedano  espressamente  un  termine, entro  il  quale  effettuare  la  convocazione,  questa  si considera  omessa allorche’ siano trascorsi trenta   giorni   dal  momento  in  cui  amministratori e   sindaci  sono  venuti  a  conoscenza  del  presupposto  che  obbliga alla convocazione dell’assemblea dei soci.

La sanzione  amministrativa  pecuniaria  è aumentata di un terzo in caso di convocazione a  seguito  di  perdite  o  per  effetto  di  espressa  legittima richiesta da parte dei soci.

Secondo la giurisprudenza, inoltre, la mancata convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio nei termini di legge può rappresentare una irregolarità così rilevante da giustificare l’immediata revoca di amministratori e sindaci, con conseguente nomina di un amministratore giudiziario.

Appare solo il caso di ricordare che da un mero punto di vista procedurale, se è stato nominato l’organo di controllo, grava anche sui sindaci (che incorrono nelle medesime responsabilità) l’ obbligo di convocare l’assemblea, supplendo all’inerzia degli amministratori.

Ove non procedano alla convocazione dell’assemblea nè gli amministratori nè i sindaci (ove nominati),  la convocazione può essere richiesta direttamente dai soci nei modi e nei termini previsti dalla legge e dallo statuto. I soci inoltre, ove le condizioni lo prevedano, possono richiedere l’intervento dell’ autorità giudiziaria  ai sensi dell’ art. 2367, c.c..

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Responsabilità dei liquidatori

Estinzione della società e responsabilità dei liquidatori: novità introdotte dal Decreto semplificazioni fiscali 2014.

 Articolo pubblicato su FiscoPiù e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore Giuffrè

Introduzione

Il decreto legislativo n. 175 dello scorso 21 novembre, cosiddetto “Decreto semplificazioni”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre 2014, ha innovato profondamente sia la disciplina in tema di accertamento delle società di capitali cancellate dal Registro delle imprese sia la responsabilità dei liquidatori delle stesse. Di seguito si approfondisce in particolar modo quanto previsto dall’art. 28 intitolato “Coordinamento, razionalizzazione e semplificazione di disposizioni in materia di obblighi tributari”.

Estensione del periodo di accertamento

Il comma 4 del citato articolo estende la possibilità per l’Amministrazione Finanziaria di accertare le società di capitali per i 5 anni successivi alla data di richiesta della cancellazione dal registro delle imprese, stabilendo che: “Ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese.”

Questa previsione se da un lato consente all’Amministrazione Finanziaria di poter contrastare o perlomeno limitare il più possibile eventuali manovre elusive con la possibilità di effettuare maggiori controlli ed azioni di recupero, dall’altro rende più incerto l’iter della procedura di liquidazione e successiva cancellazione.

Intensificazione del regime di responsabilità dei liquidatori

Il comma 5 inasprisce il regime di responsabilità personale in capo ai liquidatori disciplinato dall’art. 36, comma 1 del dpr 602/1973.

Nello specifico si attribuisce ai liquidatori l’onere di provare di aver provveduto alla soddisfazione dei crediti tributari prima dell’assegnazione dei beni ai soci o associati ovvero di aver soddisfatto crediti di ordine superiore rispetto a quelli tributari:

All’articolo 36 del decreto del Presidente della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 602, sono apportate le seguenti modificazioni:   a) il comma primo è sostituito dal seguente:  «I liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione  medesima  e per quelli anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti  tributari  anteriormente all’assegnazione di  beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine  superiore a  quelli  tributari. Tale responsabilità è commisurata all’importo dei crediti d’imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.»”

Il previgente comma 1, art. 36, dpr 602/1973 era formulato nel modo seguente:

I liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori  rispondono in proprio del pagamento delle imposte se soddisfano crediti di ordine inferiore a quelli tributari o assegnano beni ai soci o associati  senza  avere prima soddisfatto i crediti tributari. Tale  responsabilità è commisurata all’importo dei crediti di imposta che avrebbero  trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.”

Dal confronto tra i due testi normativi, emerge che le novità introdotte consistono proprio nel fatto che i liquidatori dovranno dar prova dell’avvenuta soddisfazione di crediti di ordine superiore a quelli tributari, ovvero dei crediti tributari prima dell’assegnazione dei beni ai soci, per evitare di rispondere con il proprio patrimonio personale per le imposte dovute nel periodo della liquidazione e in quelli precedenti.

Responsabilità degli amministratori di soggetti IRES

Le medesime responsabilità previste dall’art. 36 del DPR 602/73 per i liquidatori si applicano agli amministratori in carica all’atto dello scioglimento della società o dell’ente se non si sia provveduto alla nomina dei liquidatori.

Le stesse responsabilità sono altresì estese agli amministratori che hanno compiuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione operazioni di liquidazione ovvero hanno occultato attività sociali anche mediante omissioni nelle scritture contabili.

Responsabilità dei soci di soggetti IRES

I soci o associati, che hanno ricevuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione danaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o hanno avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il tempo della liquidazione, sono responsabili del pagamento delle imposte dovute nei limiti del valore dei beni stessi, salvo le maggiori responsabilita’ stabilite dal codice civile.

Presunzione in tema di assegnazione dei beni ai soci

Sempre il comma 5 dell’art. 28 modifica l’art. 36 dpr 602/1973 con l’aggiunta del periodo seguente: Il valore del denaro e dei beni sociali ricevuti in assegnazione si presume proporzionalmente equivalente alla quota di capitale detenuta dal socio od associato, salva la prova contraria.”

Il valore del denaro o dei beni assegnati rappresentano il limite entro cui i soci sono obbligati al pagamento delle imposte dovute.

Decorrenza della nuova normativa

Nell’ art. 28 del decreto “Semplificazioni” non è prevista nessuna indicazione esplicita sulla decorrenza della norma. Ciò ha fatto sorgere non pochi dubbi poiché appare sostenibile sia attribuirle efficacia retroattiva sia, al contrario, efficacia successiva alla data di entrata in vigore del decreto.

Si ricorda a questo proposito che il suddetto decreto semplificazioni è entrato in vigore il 13 dicembre 2014.

Coordinamento con la norma civilistica

Con riferimento al contenuto dell’art. 28 del decreto semplificazioni è utile chiarire, per facilitare il coordinamento tra le norme, quando un soggetto giuridico può considerarsi estinto per l’ordinamento civilistico.

Il riformato art. 2495, c.c. intitolato “Cancellazione della società” recita: “Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l’ultima sede della società.”

Dal testo riportato è chiaro che la richiesta di cancellazione della società è subordinata all’approvazione del bilancio finale di liquidazione e che una volta avvenuta l’effettiva cancellazione la società è comunque estinta, anche se è data possibilità ai creditori non soddisfatti di rivalersi nei confronti dei soci.

Nel ribadire ciò la sentenza della Cassazione n. 17564 del 18 luglio 2013 afferma che: “l’efficacia costitutiva della cancellazione, che è disposta dall’ ufficio del R.I. sotto la sorveglianza del giudice, che attiene al controllo formale del procedimento, determinando la estinzione della stessa, configura un fenomeno di tipo successorio in virtù del quale le obbligazioni di essa si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente a seconda che, pendente societate, essi fossero o meno illimitatamente responsabili per i debiti sociali. In virtù di questo autorevole dictum, quindi, la xxx s.r.l. in liquidazione non poteva proporre ricorso per cassazione, in quanto il proposto mezzo deve provenire, a pena di inammissibilità, dai soci della stessa. In altri termini, una volta estinta, la società attrice o convenuta, ricorrente o resistente non può essere soggetto e protagonista della vicenda processuale che la riguarda.”

Quanto riportato finora fa emergere la notevole portata delle novità introdotte dal comma 4, art. 28  del decreto qualora se ne ammettesse l’ efficacia retroattiva: è come se la società risorgesse seppur “ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società”.

Ratio e limiti della nuova norma

La ratio della nuova norma va ricercata nella relazione illustrativa di accompagnamento, in cui si sostiene che le finalità del comma 4 sono le seguenti:

  • “coordinare le disposizioni dell’articolo 2495 del codice civile come novellato dalla riforma del diritto societario attuata con il D. Lgs. n. 6 del 2003 (che ha disciplinato gli effetti della cancellazione delle società di capitali dal Registro delle imprese, tra i quali l’estinzione delle stesse) e le norme in materia di validità ed efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni ed interessi dovuti dalle società cancellate dal registro delle imprese”;
  • “evitare che le azioni di recupero poste in essere dagli enti creditori possano essere vanificate”;
  • evitare particolari turbative ai contribuenti conseguenti alla concentrazione dei controlli nel periodo di scioglimento e liquidazione, con evidenti effetti anche sull’efficacia e l’economicità dell’azione amministrativa, prevedendo che ai fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società abbia effetto, trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese”.

Se da una parte il legislatore cerca di rispondere ad esigenze di economicità, di rafforzamento degli strumenti di contrasto ai comportamenti elusivi, dall’altra manca di delineare in modo più puntuale le modalità e gli effetti della decorrenza del decreto sui soggetti interessati, ossia le società di capitali in liquidazione, i relativi soci e liquidatori.

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