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Premio Gaetano Marzotto

Premio Gaetano Marzotto

Parte l’ottava edizione del Premio Gaetano Marzotto che, con oltre 2 milioni e mezzo di euro di montepremi, si conferma la competizione più ricca d’Italia ma anche molto di più.

Premio Gaetano Marzotto cerca nuovi imprenditori e costruttori di futuro che siano in grado di far convivere innovazione, impresa e società. Il Premio vuole contribuire a creare una piattaforma dell’innovazione italiana e le condizioni ambientali per un cambio di paradigma, sostenendo la nascita di nuova impresa in Italia.

Un percorso sempre più nell’ottica dell’ open innovation e di un processo di internazionalizzazione, per una condivisione reale e costruttiva di saperi, visioni, modelli, rischi e benefici tra grandi aziende e giovani imprese innovative, all’interno di una rete sempre più globale.

Sviluppo internazionale, progetti di open innovation con big corporate e un network sempre più allargato di partner, ne fanno ormai una piattaforma di riferimento per il sistema italiano dell’innovazione a supporto delle startup e delle PMI innovative.

Premi

Il montepremi di oltre 2 milioni e mezzo di euro tra premi in denaro e percorsi di affiancamento è ripartito tra le 15 categorie di concorso:

Premio per l’impresa, Premio dall’idea all’impresa, Amazon Launchpad Award, Premio Speciale Accenture, Premio Speciale Amazon Web Services, Premio Speciale Capitol One|Copernico|Marzotto Venture Accelerator, Premio Speciale Cisco, Premio Speciale Corporate Fast Track, Premio Speciale Engineering Ingegneria Informatica, Premio Speciale EY, Premio Speciale Invitalia, Premio Speciale Italcementi | HeidelbergCement Group, Premio Speciale Microsoft, Premio Speciale Repower, Premio Speciale UniCredit Start Lab.

Scadenza per partecipare

Scadenza per partecipare: il 14 maggio.

Per approfondire

Premi e requisiti di partecipazione ai premi

Startup Survey, la prima indagine nazionale sulle nuove imprese innovative

Startup Survey, la prima indagine nazionale sulle nuove imprese innovative

Riportiamo il comunicato stampa del MISE sulla prima indagine sulle startup in Italia. Alcuni dati appaiono di difficile interpretazione e controintuitivi. Probabilmente perché pur rispettando la definizione normativa molte startup hanno modelli di business più vicini a quello delle tradizionali PMI italiane rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare (ed auspicare).

Frutto della collaborazione tra il Ministero dello Sviluppo economico (DG per la Politica Industriale) e l’Istat, il Rapporto “Startup Survey 2016” illustra i risultati della prima indagine nazionale sulle neoimprese innovative. La platea target è costituita dalle startup innovative registrate al 31 dicembre 2015, beneficiarie del cospicuo pacchetto di agevolazioni introdotto con il decreto-legge 179/2012 (“Startup Act italiano”).

La rilevazione, a carattere censuario, ha visto la partecipazione di ben 2.250 startup innovative, facendo registrare un tasso di risposta del 43,7%. Si tratta di un risultato molto positivo, considerando il carattere volontario della partecipazione all’indagine e la complessità del questionario. Il sottoinsieme dei rispondenti risulta peraltro detenere caratteristiche demografiche molto rappresentative rispetto alla popolazione obiettivo.

Di seguito una sintesi dei principali contenuti del Rapporto.

Il capitale umano

La prima sezione dell’indagine analizza il capitale umano delle startup.

  • I soci operativi (uomini nell’82% dei casi, con un’età media di 43 anni) presentano un livello educativo molto elevato. Il 72,8% di essi ha conseguito un titolo di studio pari o superiore alla laurea triennale, per lo più in materie tecnico-ingegneristiche ed economico-manageriali. Una quota pari al 16% risulta poi aver ottenuto un dottorato di ricerca.
  • Nella gran parte dei casi, i soci delle startup in possesso di titolo di laurea dichiarano di svolgere mansioni coerenti con il proprio percorso di studi (88%).
  • Inoltre, quasi tutti i soci (96%) dichiarano di conoscere almeno una lingua straniera (l’inglese nella maggior parte dei casi, seguito dal francese e dallo spagnolo); la metà ha fatto esperienze di studio o lavoro all’estero.
  • Pur in un contesto di crescente digitalizzazione, il fattore territoriale sembra rivestire un ruolo importante per i soci delle startup italiane: per l’83% la regione sede della startup è la medesima nella quale sono state condotte le principali esperienze formative o lavorative.
  • I contesti familiari di provenienza si caratterizzano per una forte eterogeneità: solo un socio su cinque (20,6%) dichiara di avere un padre imprenditore. Si intravvedono dunque, all’interno del fenomeno delle startup innovative, segnali di mobilità sociale.

Le fonti di finanziamento

La seconda sezione della survey si concentra sull’accesso alla finanza.

  •  Buona parte degli startupper si dichiara pienamente soddisfatto delle fonti di finanziamento a propria disposizione (34,1%), percentuale più elevata nelle regioni del Nord (38,4%) e tra le imprese con fatturato più cospicuo (56%). Un altro 44,2% si dichiara almeno in parte soddisfatto. Per contro, il 21,7% degli imprenditori ritiene che la disponibilità finanziaria della propria startup sia del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno.
  • Ben il 65,7% delle imprese dichiara che la forma di finanziamento ottimale che auspicherebbero è rappresentata da un mix tra equity (capitale di rischio) e debito; solo un quarto vorrebbe finanziarsi esclusivamente tramite equity e meno del 10% solo a debito.
  • Con riguardo alle fonti di finanziamento utilizzate dalle startup, risulta che al momento della fondazione il 73,2% delle imprese abbia fatto esclusivamente ricorso alle risorse proprie dei soci fondatori, e che tale fonte sia utilizzata da oltre la metà delle startup anche al momento della rilevazione, benché in misura decrescente.
  • Solo l’8,2% delle startup innovative ha ricevuto in fase di costituzione finanziamenti in equity da fondi di venture capital, business angel o altre imprese, percentuale che sale leggermente al momento della rilevazione (11,2%).
  • Più elevato è il numero di startup che ha avuto accesso al credito bancario: circa un quarto del totale (25,1%), ma tra quelle con oltre 500mila euro di fatturato, la metà (59,7%) ha ricevuto almeno un prestito.

Innovazione

La terza sezione della survey riguarda l’innovazione.

  • La gran parte delle startup innovative (79%) effettua spese in ricerca e sviluppo molto elevate: esse ammontano in media al 47% dei costi totali annui delle aziende intervistate.
  • La marcata propensione all’investimento, soprattutto in asset intangibili, risulta suffragata dall’elevato tasso di immobilizzazioni sull’attivo patrimoniale, che, come si può evincere dal rapporto trimestrale di monitoraggio realizzato dal Mise e dal sistema camerale, supera il 30% alla data di riferimento (31 dicembre 2015), un valore quasi 10 volte superiore alla media allora registrata dal complesso delle società di capitali italiane.
  • Oltre 7 imprese su 10 (74%) hanno realizzato innovazioni di prodotto o servizio, mentre le innovazioni di processo, realizzate dal 37,1% delle startup, sono più diffuse tra le classi di fatturato più alte.
  • Nella maggioranza dei casi (65%) si tratta di forme di innovazione incrementale, ossia migliorativa di un prodotto o di un processo già esistente; il 48,5% delle startup dichiara invece di aver introdotto prodotti radicalmente nuovi.
  • La conoscenza tecnica o scientifica che ha reso possibile l’introduzione dell’innovazione dichiarata deriva per più della metà delle startup (61,9%) da precedenti esperienze professionali nello stesso settore; solo nel 20% dei casi la ricerca universitaria viene identificata come la fonte diretta.
  • Per quanto riguarda le strategie di protezione dell’innovazione, il 17,8% delle startup è titolare di una privativa industriale, il 12,8% depositario e il 9,2% licenziatario.
  • Per contro, dalla rilevazione emerge anche come più della metà delle imprese (58%) non adotti nessun meccanismo formale di tutela della proprietà intellettuale (per esempio, brevettazione) e circa un quarto non persegua nemmeno strategie informali di protezione.

Le agevolazioni

La quarta sezione dell’indagine riguarda il livello di conoscenza e soddisfazione dei neoimprenditori innovativi rispetto alle agevolazioni introdotte con lo Startup Act italiano.

  •  Le misure di policy più conosciute alle aziende sono quelle riguardanti la riduzione dei costi per l’avvio d’impresa e l’accesso semplificato e gratuito al Fondo di Garanzia per le PMI, quest’ultimo noto a quasi 9 startup su 10.
  • Altre misure che riscuotono particolare successo tra gli start upper in termini di utilizzo sono il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (CIR&S), gli incentivi fiscali per gli investimenti in capitale di rischio, e la maggiore flessibilità prevista per le assunzioni a tempo determinato. Una misura per cui invece molti imprenditori dichiarano scarso interesse o una conoscenza solo superficiale è la possibilità di avviare campagne di equity crowdfunding.
  • Le misure di policy che raccolgono i giudizi più positivi sono, ancora una volta, il Fondo di garanzia per le PMI (valutazione media 4,33 su 5) e il CIR&S (4,02), nonché gli incentivi per gli investimenti in equity.
  • La survey si chiudeva infine con un quesito aperto, per dare agli startupper l’opportunità di esprimere liberamente suggerimenti su come migliorare le misure di policy loro dedicate. Ben il 44% dei rispondenti ha fornito indicazioni, talvolta molto specifiche, su come migliorare il quadro normativo, per un totale di circa un migliaio di suggerimenti.
  • In particolare, la gran parte delle startup ha fornito risposte classificabili nelle seguenti aree d’interesse: accesso al credito bancario (21,4%), imposte e incentivi fiscali (24,8%), e proposte in merito all’alleggerimento di adempimenti e altri oneri burocratici (27,9%).

Per saperne di più

Startup Survey: la prima indagine nazionale sulle nuove imprese innovative

Startup, seminario di specializzazione

Startup, seminario di specializzazione

Studio Panato presenta in collaborazione con il Gruppo Euroconference un seminario di specializzazione sulle startup innovative.

L’impresa startup innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma di società cooperativa, prevista da una recente disposizione normativa al fine di incentivare lo sviluppo, la produzione e commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Presentazione del Seminario

Nell’attuale contesto economico il successo imprenditoriale è strettamente correlato all’innovazione. Il corso vuole fornire gli elementi principali di inquadramento teorico/pratico per consentire al professionista di acquisire quelle competenze tecniche che gli consentano di affiancare l’imprenditore nella fase di start up e lo mettano in grado di:

  • valutare la fattibilità del progetto innovativo concepito dall’imprenditore;
  • illustrare le varie agevolazioni di natura fiscale previste dal Legislatore;
  • proporre la più opportuna forma giuridica per la società e, in chiave prospettica, fornire suggerimenti sulla governance anche alla luce dell’ingresso di futuri soci nella compagine;
  • assistere l’imprenditore nella presentazione della Start Up a potenziali finanziatori predisponendo sia un business plan (definendo le risorse finanziarie necessarie) sia una valutazione di azienda che consenta di determinare le quote spettanti agli investitori. La valutazione di un’azienda non basata su dati storici è molto complessa e richiede competenze specifiche.

Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.
Si vuole inoltre fornire un’ampia bibliografia per facilitare l’approfondimento individuale grazie ad una raccolta ragionata di materiale immediatamente scaricabile.

Programma

Ruolo del professionista e evoluzione del mercato

Definizione di Start Up innovativa e requisiti qualificanti

La costituzione

  • Scelta del tipo sociale, capitale e costi
  • Statuto e patti parasociali
    • oggetto sociale
    • modello uniforme
    • clausole per spin off universitari
  • Nuova modalità di costituzione digitale e gratuita

Capitale di rischio ed investitori

  • Il Business Plan e analisi del fabbisogno finanziario
  • La valutazione della Start Up
  • Gli incentivi fiscali all’investimento nel capitale di rischio delle Start Up innovative
  • Start Up Sponsor”: cessione delle perdite di nuove imprese a società quotate
  • Il rapporto tra imprenditore ed investitore
    • venture capitalist
    • business angel
    • equity crowfunding

Tra Stock Option e Work For Equity

  • La disciplina del lavoro “tagliata su misura”
  • La facoltà di remunerare il personale in modo flessibile
  • La remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale

Altre misure di agevolazione per le Start Up

  • L’esonero da diritti camerali e imposte di bollo
  • Le deroghe alla disciplina societaria ordinaria
  • La proroga del termine per la copertura delle perdite
  • La deroga alla disciplina sulle società di comodo e in perdita sistematica
  • L’esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità per compensazione dei crediti IVA
  • L’intervento semplificato al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese
  • L’Agenzia ICE: servizi ad hoc per l’internazionalizzazione delle Start Up

Ulteriori agevolazioni a favore dell’innovazione

  • Smart&Start Italia
  • Italia Startup Visa
  • Italia Startup Hub
  • Contamination Lab
  • Credito d’imposta R&S
  • Patent box

Regime di pubblicità e monitoraggio

  • L’iscrizione nel Registro delle Imprese
  • L’aggiornamento delle informazioni iscritte nel Registro delle Imprese
  • L’attestazione del mantenimento del possesso dei requisiti previsti per l’iscrizione
  • La cancellazione dalla sezione speciale del Registro delle Imprese

Bilancio

  • Le criticità di bilancio
  • Le spese di ricerca e sviluppo e l’obbligo di indicazione in nota integrativa

Trasformazione in PMI innovativa

Fail fast

 

Calendario e sedi

Seminario Startup
Città Data
Bologna 09/11/17
Verona 10/11/17
Venezia 14/11/17
Milano 15/11/17

Per approfondimenti ed iscrizioni

Per scaricare il programma e per le iscrizioni:  Seminario Startup

PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

In Italia giochiamo ad auto ingannarci tra buonismo e tentativi consolatori.
Abbiamo il più alto numero di micro imprese tra i Paesi d’ Europa e ci siamo completamente dimenticati di loro e delle loro esigenze facendo finta che siano tutte startup.

Contemporaneamente, crogiolandoci sul numero delle nuove startup, trattiamo queste ultime come PMI creando solo confusione, fornendo dati e statistiche sbagliate, ingannando il Paese.

Secondo una ricerca di Startup Europe Partnership le startup italiane non crescono. Sono solo 135 quelle che da startup sono passate alla fase di scaleup, sono riuscite a crescere velocemente scalando il loro mercato (si veda il grafico qui sotto). Rociola in sintesi ricorda quello che tutti sanno: le startup italiane non si comportano da startup innovative semplicemente perché in gran parte sono micro imprese nonostante rispondano ai requisiti laschi della normativa.

Per approfondire su ilSole24Ore

Leggi l’intero articolo su ilSole24Ore: La Francia studia da startup nation mentre in Italia le imprese sono in crisi di identità

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

In questi ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’esperienza accumulata in quella che i più chiamano economia della cultura.

Da anni seguo per motivi professionali il mercato dell’editoria in cui sono stato e sono coinvolto a diversi livelli e più recentemente nel mondo del Teatro (come chi ha la pazienza di seguirmi sui principali social ben sa).

Un mondo in cui sono entrato con un certo scetticismo.

Nonostante la cultura per definizione aiuti ad aprire la mente per una serie di vecchi retaggi anche politici ed ideologici è in realtà un mondo molto chiuso ed autoreferenziale.

Detto questo lo affronto portandomi dietro (con tutti i limiti e le distorsioni del caso, sia chiaro) l’ottica del commercialista affascinato dal progetto e di chi fa impresa.

E devo ammettere di aver sottovalutato l’effetto dirompente dell’esperienza maturata in questi anni.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

Editoria e Teatro ti costringono:

  • a ragionare con risorse scarse;
  • ad essere flessile lavorando in settori in perenne crisi;
  • a cercare di valorizzare le competenze con nuovi prodotti/servizi perché la sola gestione ordinaria del core business non ti consente la sostenibilità del progetto;
  • a investire in piccole “scialuppe” (non oso definirle startup) per tentare nuovi approcci, nuovi business model, spesso con l’obiettivo di ridevinire l’organizzazione e intaccare centri di potere che ingessano la struttura impedendole di cambiare.

Uno straordinario modello di business

Solo oggi mi rendo conto di che straordinario modello di business possa diventare anche per imprese di altri settori. Per le imprese di servizi, per le imprese e le professioni basate sulla valorizzazione della conoscenza certamente.

Fare impresa oggi è una grande sfida. Si è sempre pensato che l’impresa dovesse, finanziando, aiutare la cultura (vero). Oggi forse è il momento di prendere consapevolezza che la cultura può diventare un grimaldello per rinnovare l’impresa.

Castiglioni aveva già capito tutto

Rubando le parole all’architetto Achille Castiglioni (che aveva già capito tutto):

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e l’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio ed è successo. Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato.”

Studio Panato #perilteatro

Il questo contesto si inserisce il progetto “Studio Panato #perilteatro”, per questo proviamo su queste pagine a lanciare un sasso sperando che qualcuno più peparato di noi possa aiutarci ad alimentare il confronto e la discussione. Perché la cultura non deve elemosinare una sponsorizzazione ma pretendere di venir retribuita per il servizio che offre. Imparando però ad aprirsi alla società, uscendo dai circoli per iniziati e soprattutto facendo cultura veramente. Cosa che non è cosi scontata ed è forse la parte più sfidante di tutta la faccenda.

Per seguire un percorso

Questo ed altri miei articoli li trovate pubblicati su Econopoly del Sole24Ore (Numeri, idee e progetti per il futuro).

Per restare aggiornati potete iscrivervi alla nostra newsletter o seguirci sui nostri social network (li trovate il alto a sinistra sopra il logo del nostro Studio).

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Appare estremamente interessante il Piano Industria 4.0 presentato in questi giorni a Milano. Confermato pare il superammortamento al 140% ed introduzione dell’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie. Si prevede inoltre un credito d’imposta per gli investimenti incrementali sul fronte della ricerca e sviluppo con aliquota raddoppiata (dal 25% al 50%) rispetto all’attuale versione. Tutti questi interventi (se confermati) dovrebbero entrare nella prossima Legge di Bilancio 2017, che il Governo presenterà alle Camere entro il 15 ottobre. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione Industria 4.0

Un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali: big data, open data, Internet of Things, cloud computing, analytics, stampa 3D, ecc.

Le tecnologie obiettivo del piano

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Cloud e gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Big Data: analisi di un’ ampia base dati per ottimizzare prodotti e servizi

 I benefici attesi 

  • Flessibilità: Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Velocità: Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Produttività: Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Qualità: Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Competitività: Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose

Superammortamento

    • Iperammortamento: Incremento aliquota per investimenti I4.0 dall’attuale 140% al 250%
    • Tempistiche: Al fine di garantire la massima attrattività della manovra, estensione dei termini per la consegna del bene al 30/06/18 previo ordine e acconto >20% entro il 31/12/17
    • Superammortamento: Proroga del superammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%

Finanza a supporto di Industria 4.0, VC e startup

  • Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 €M in start-up e PMI innovative
  • Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni
  • PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine
  • Programma “acceleratori di impresa”, finanziare la nascita di nuove imprese con focus I4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)
  • Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)
  • Fondi VC dedicati a start-up I4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Per approfondire

Scarica la presentazione del Piano nazionale Industria 4.0

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IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

 

“C’è una cosa che contraddistingue le persone (e le cose) davvero serie:

non prendere troppo sul serio sé stessi, ma solo gli altri e ciò che va fatto”.

Douglas Adams

 

Qualche giorno ho letto un interessante comunicato stampa, seguito da diverse interviste. Un amico ha ceduto parte delle quote della sua impresa entrando così a far parte di un gruppo multinazionale. Una bella azienda ed una bella operazione. Molti si sono giustamente soffermati sulla decisione imprenditoriale di aprire il capitale a terzi perdendo la maggioranza. Scelta cruciale e faticosa. Maggiori approfondimenti sul tema le troverete nelle interviste che cito più avanti in questo articolo ma la mia curiosità si è concentrata su un altro aspetto che spesso è sottovalutato ma che credo meriti maggiore attenzione. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La notizia

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, è entrata a far parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario, che ne ha acquisito il 51%.

Obiettivo crescita sostenibile

“Il team è cresciuto da 2 persone a 17 in 5 anni. La crescita è stata anno su anno piuttosto lineare e solida dal punto di vista del fatturato e della marginalità. Crescere, senza esagerare ma per rendere il modello sostenibile: questo è stato il nostro motto per anni”, spiega Fabio Lalli.

Più che una startup, una società di consulenza, quasi una boutique.

Noi siamo una società di consulenza, una boutique quasi, come la definiscono i miei ragazzi e dopo 5 anni di crescita e validazione di un modello di sviluppo che abbiamo creato, abbiamo sentito l’esigenza di consolidare e crescere più velocemente per mettere alla prova IQUII su una scala più grande.”

 

Una possibilità di crescita per il team

“È un passaggio importante per noi e siamo convinti – commenta Fabio Lalli, CEO di IQUII – che l’ingresso di IQUII nel gruppo Be sia l’inizio di una seconda fase di crescita che ci consentirà di poter consolidare e sviluppare ulteriormente il modello realizzato fino ad oggi. La complementarietà della nostra competenza con quella di Be e con il suo piano di sviluppo ci ha subito sintonizzati su una comune visione di mercato e di valori. Il nostro team crescerà in numero e competenza puntando ancora di più ad un modello di consulenza digitale sempre più efficace e innovativo per i clienti”.

Ridotta presenza on line

“La mia presenza si è ridotta per più motivi: il primo è professionale e riguarda la focalizzazione. Se vuoi far correre qualcosa, devi spingerla come si deve e per farlo devi esser concentrato e con le forze al 100%. Quando è nata IQUII ho deciso di tagliare via le cose che non erano funzionali alla crescita della mia azienda. Di conseguenza (e qui il secondo motivo) se vuoi equilibrare il tempo da dedicare ad impresa e famiglia, a qualcosa devi rinunciare. Per cui meno eventi (se non quelli realmente utili), meno momenti di perdita di tempo e discussioni futili in rete e soprattutto meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”.

 

Mentalità organizzativa ed attenzione ai dettagli per fare la differenza e diventare più appetibili.

Fabio è un amico e dopo aver letto il comunicato stampa e l’intervista su StartupItalia (da cui ho attinto in più punti) l’ho contattato e si è subito prestato ad un veloce confronto telefonico. Da tempo sono convinto che per crescere e per definire alleanze (la crescita dimensionale è ormai un obiettivo fondamentale) sia necessario risultare “compatibili” e di conseguenza più “appetibili”. È una cosa che ho notato di recente collaborando con diversi studi di avvocati d’affari che in un paio di casi mi hanno dato la forte sensazione di lavorare per diventare facilmente assimilabili con realtà di maggiori dimensioni e quindi più interessanti sul mercato per eventuali fusioni tra studi. Operazione ovviamente non in conflitto, tutt’altro, con la ricerca di offrire il miglior servizio al cliente. Mi interessava quindi approfondire la cosa e validare questa intuizione con il diretto interessato.

DOMANDA Quanto è contato avere avuto un passato da consulente nell’aver creato Iquii come struttura facilmente assimilabile da una multinazionale? Credo che sempre di più l’appetibilità di una PMI derivi non solo dalla forza sul mercato ma anche da avere una struttura, una organizzazioni che sia capace in qualche modo di dialogare facilmente con una multinazionale (approccio, procedure, ecc.).

RISPOSTA (sintesi mia sicuramente imprecisa ma sia il lettore sia Fabio mi perdoneranno): “E’ contato per circa l’70% a occhio. Il resto è un fattore differenziante (creativo, di brand, di altro). Il saper parlare la stessa lingua fa la differenza, ed il comprendere le dinamiche ed in molti casi i processi ti permette di muoverti ed agire più rapidamente. La differenza è soprattutto nella mentalità organizzativa e focalizzazione sull’obiettivo: non procedure, ma approccio. Le procedure in una realtà di minore dimensioni sono (e devono esser) più snelle mentre quelle delle grandi company rischiano di esser eccessive ed inapplicabili gran parte delle volte, perché ingesserebbero troppo la struttura facendo perdere tutto il vantaggio di essere PMI snella. La mentalità organizzativa che mi porto dietro dalle precedenti esperienze nella consulenza invece è fatta di capacità di gestione e di attenzione ai dettagli. Una email ben scritta, un’immagine coordinata, una riunione preparata con attenzione per non far perdere tempo ai partecipanti, sono un biglietto da visita importante che ti posiziona diversamente. È un modo di lavorare che ti fa diventare più appetibile perché più facilmente assimilabile. Poi ovviamente ciò che conta di più sono i risultati ma questo è l’approccio che ti aiuta ad aprire porte e fare goal”.

Morale della favola

La storia di IQUII e dei fratelli Fabio e Mirko Lalli ci offre diversi spunti di riflessione:

  1. Essere curiosi, aprirsi, sperimentare (indigeni digitali, mondo startup ecc);
  2. Sapere quando smettere (o meglio esser capaci di non restare prigionieri dello storytelling sulle startup) e focalizzarsi sul progetto, sull’innovazione, sul proprio business model, sul raggiungimento di risultati economici;
  3. “Meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”;
  4. Ricordarsi che crescere è importante e che si può crescere anche trovando nuovi soci. In questo caso avere una azienda con un buon approccio organizzativo può rivelarsi molto utile per diventare più appetibili sul mercato.

Una bella storia di impresa ancora tutta da scrivere ma su cui occorre riflettere perché gli spunti che regala sono tanti. A partire dal fatto che fare innovazione non significa dimenticare i fondamentali del fare impresa.

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Adottiamo una Startup

Adottiamo una Startup

Iniziamo il nuovo anno con mille idee, alcune ancora devono prendere una forma razionale, altre sono già strutturate in progetti.

Il primo post dell’anno avrebbe dovuto essere come tradizione un bilancio di ciò che abbiamo fatto ed un previsionale su ciò che resta ancora da fare. L’ho iniziato a scrivere, credetemi, e uscirà a breve, ma le cose fatte sono così tante che l’impresa è diventata complessa.

Dare fiducia a chi ha una bella storia imprenditoriale da raccontare

Così provo a gettare il cuore oltre l’ostacolo con un progetto che da un po’ mi frulla in testa e che vorrei provare a rendere più concreto: adottare una startup.

In rete nascono idee, ci si confronta, si conoscono imprese giovani o con giovani che stanno crescendo e sono alle prese con un passaggio generazionale impegnativo. Ecco vorrei provare a dare fiducia a queste imprese, piccole o grandi ma con una bella storia.

Nulla di eroico o troppo impegnativo ma provare a scegliere parte dei fornitori di Studio Panato tra queste realtà (peccato non aver sfruttato l’occasione degli omaggi natalizi per acquistare prodotti di qualità da regalare) raccontando la nostra esperienza on line, intervistandoli, dando visibilità a chi lavora bene.

Un servizio da costruire insieme

Mi piacerebbe inoltre provare ad adottare, con un percorso più strutturato, una StartUp, con un servizio da costruire insieme a prezzi calmierati.

Un servizio da costruire insieme a prezzi calmierati ma non gratuito, perché si premia la voglia di fare impresa e le imprese devono stare sul mercato.

Non facciamo beneficenza, acquisteremo solo ottimi prodotti da imprese con una bella storia imprenditoriale da raccontare, adotteremo una impresa interessante per crescere insieme fornendole il supporto necessario in ambito fiscale, societario e per quanto possibile strategico.

L’innovazione deve essere reale, di prodotto o di processo.

Linee guida del progetto

Non so ancora qualche criterio utilizzare per la selezione ma queste potrebbero essere alcune linee guida attorno a cui costruire il progetto: “Adottiamo una StartUp“:

  • l’impresa non deve per forza essere una StartUp in senso stretto ma anche una PMI che affronta un passaggio generazionale con un progetto di cambiamento radicale;
  • il prodotto/servizio deve convincerci, ci deve entusiasmare, insomma ci deve divertire l’idea di lavorare insieme;
  • il team deve essere strutturato, devono essere convinti e determinati e con un buon CV;
  • età media inferiore ai 35 anni;
  • saranno preferiti i progetti in qualche modo collegati con l’università (o perché spin off o perché incubati, ecc);
  • aiutiamo il loro progetto per esserne contaminati;

Ancora devo ragionare su come strutturare il tutto, è un po’ più di una semplice idea, un po’ meno di un progetto operativo.

Resta comunque un buon modo per iniziare l’anno.

Auguri.

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Diventare imprenditori innovativi

Diventare imprenditori innovativi

Esce oggi “Diventare imprenditori innovativi“, la prima guida di Corriere Imprese, che raccoglie i contributi di imprenditori, professionisti e attori dell’ecosistema startup.

Rappresenta la mia prima collaborazione con il Corriere della Sera, un mix di ispirazione (le 9 mosse per innovare il proprio business, le 10 domande da porsi) e approfondimenti sulle nuove leggi per startup e Pmi innovative.

La Guida comprende i contributi di: Alberto Baban, Sandro Mangiaterra, Elena Mauro, Anna Amati e Meta Group, Marco Camisani Calzolari, Mattia Corbetta, Andrea Granelli, Alberto Mason e il Trend Lab di InnovArea, Rosario Emmi, , Milena Prisco, Giancarlo Giudici, Dorotea Rigamonti e Paolo Ernesto Crippa, Emanuela Sabbatino, Luca Simone Scarani, Antonello Gaviraghi. e del sottoscritto Andrea Arrigo Panato che si è occupato di Fail Fast ovvero delle procedure alternative al fallimento per le start up.

Note personali

Corriere Imprese è un dorso di Corriere Veneto e al di là dell’indubbio prestigio derivante dall’aver potuto contribuire ad un progetto promosso da Corriere della Sera e da Alberto Baban Presidente Piccola Industria e, come tale, Vicepresidente di Confindustria, confesso che la parte più bella sarà raccontarlo a mia nonna (un po’ Venezia, un po’ Chioggia), per lei scrivere in buon italiano ha contato sempre di più che far di conto. E poi il Corrierone è sempre il Corrierone, e se veneto vale doppio.

Per appprofondire

Buona lettura.

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Il business plan non serve (solo) alle start up

Il business plan non serve (solo) alle start up

 Articolo su business plan pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Professionisti ed imprese devono tornare a pensare come start up. Smettere di pensare al cambiamento come ad un grande evento episodico e ciclico (quando va bene). Una ricerca dell’Università Bocconi condotta da Gianluca Salviotti e Severino Meregalli della SDA Bocconi in collaborazione con SAP Italia evidenzia l’estrema complessità della gestione delle PMI.

I motivi sono presto detti:

  • CONTESTO ECONOMICO E NORMATIVO: difficile situazione economica del Paese e dell’area Euro sommata all’ evoluzione imprevedibile del quadro normativo.
  • MERCATO: il livello e il tipo di domanda difficilmente prevedibile.
  • INTERNAZIONALIZZAZIONE: processo virtuoso e necessario vista anche la riduzione della domanda interna si scontra con una bassa abitudine ad una adeguata pianificazione dell’investimento. Inoltre Le complessità che le imprese si trovano a fronteggiare con l’internazionalizzazione sono dovute soprattutto alla logistica e alla moltiplicazione dei sistemi normativi da tenere in considerazione
  • BANCHE E CREDITO: Le difficoltà di accesso al credito, infine, hanno sensibilmente ridotto le possibilità di fare investimenti strutturali e le prospettive di crescita mediante fusioni e acquisizioni
  • COMPETENZE: mai come in questi ultimi anni gestire una PMI richiede competenze finanziarie, manageriali, di marketing che non sempre sono riscontrabili all’interno dell’impresa. Paradossalmente mai come oggi internet, università e centri studi ci mettono a disposizione informazioni autorevoli e a basso costo.

Per far fronte a tutti questi fattori e riuscire a governarli l’impresa deve provare ad avere maggiore fiducia nella pianificazione e riprendere a formalizzare piani di impresa che andranno costantemente aggiornati, monitorati e modificati.

Il business plan non deve esser visto come un enorme documento faticoso e costoso, ma come un agile strumento che tenga sotto controllo le aree di rischio ed evidenzi le strategie ed i margini di manovra dell’impresa.

Sarà facile scoprire che il documento ci aiuterà a misurare il grado di dinamicità dell’impresa (cosa è cambiato da un anno con l’altro? Quali nuove collaborazioni? Quali nuovi prodotti e/o mercati?) ed interesserà non solo all’impresa ma ci aiuterà ad ampliare il dialogo con le banche e terzi finanziatori. Senza ovviamente dimenticare l’utilità per la pianificazione fiscale e finanziaria.

Tutto questo però è solo accademia se non si vive il piano d’impresa come occasione di creare valore, aprendo l’impresa a nuovi stimoli, studiando il settore dimenticando o provando a dimenticare le nostre granitiche certezze, provando a studiare altri settori, altre imprese da cui provare a rubare intuizioni e modelli di business. Spesso, soprattutto per una pmi, la parte interessante non sono i numeri ma la curiosità che il business plan deve stimolare nell’imprenditore e nel professionista che lo assiste.

Utilissimo poi provare a far redigere il piano dal figlio/figlia dell’imprenditore in ottica di passaggio generazionale. Gli consentirà di provare a ripensare l’impresa di famiglia, approfondendo le strategie e scontrandosi con modi di lavorare consolidati. Un ottimo strumento per far crescere sia l’erede, sia l’impresa.

 Per approfondire

Scarica documento: Linee guida alla redazione del business plan (CNDCEC)


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