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Analisi dell’economia lombarda

Analisi dell’economia lombarda.

E’ da qualche tempo che avverto l’esigenza di dati economici ed analisi dedicate a territori specifici, trovando spesso poco significative le medie nazionali. Lavorando principalmente con PMI mi accorgo che spesso i dati che servono sono quelli legati ai mercati di sbocco: spesso regionali per l’Italia e nazionali per i mercati esteri. Nessuno ovviamente pensa che non ci siano interdipendenze forti ormai ovunque ma qualche dato più locale aiuta quanto meno ad analizzare trend e tempi.

Leggo quindi con molto interesse le analisi dedicate alle economie regionali di Banca d’Italia che offrono molti dati interessanti seppur tradiscano i vecchi vizi dei centri studi. Analisi approfondite ma poco “operative” e quindi di difficile utilizzo per l’imprenditore medio. Di seguito una breve sintesi dell’analisi effettuata sull’economia lombarda.

Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Analisi dell’ economia lombarda.

La Lombardia sembra essersi comportata tutto sommato bene nel 2015:

  • Una crescita del PIL dell’1,1 per cento in base alle stime di Prometeia.
  • L’espansione nella manifattura avviatasi nel 2014 si è consolidata, in un contesto di aumento della domanda, interna ed estera.
  • Le esportazioni di beni e di servizi hanno continuato a fornire un contributo positivo, nonostante il rallentamento dei flussi verso i paesi esterni all’Unione europea.
  • Il ciclo immobiliare è ripartito.
  • Nel terziario l’espansione dell’attività ha accomunato i vari comparti; le attività legate al turismo hanno beneficiato dell’arrivo dei visitatori dell’Esposizione universale.

Diminuzione degli investimenti

Il sistema produttivo ha risentito della prolungata crisi, con una diminuzione degli investimenti che ha determinato l’invecchiamento dei macchinari installati e ne ha rallentato l’adeguamento alle nuove tecnologie.

Maggiormente capitalizzate

Le imprese stanno ponendo una maggiore attenzione ai profili di solidità finanziaria e si sono fatti più frequenti gli interventi di ricapitalizzazione e di riduzione del grado di indebitamento.

Crescono del differenze tra le performance aziendali

Durante la crisi, si sono accentuate le eterogeneità tra imprese e comparti produttivi della manifattura, con un aumento della dispersione nelle performance aziendali: a fronte di una complessiva riduzione del volume di attività, alcune imprese hanno saputo cogliere nuove opportunità di mercato, superando ampiamente i livelli produttivi del 2007. Nella regione, i risultati migliori sono stati riscontrati nei settori a elevato contenuto tecnologico delle province più industrializzate.

Network di relazioni tra aziende

Con l’obiettivo di attenuare i vincoli connessi con la piccola dimensione, le imprese tendono a formare network di relazioni tra aziende simili per specializzazione o per appartenenza a una medesima filiera produttiva o ad agglomerarsi sul territorio.

Le forme di collaborazione tra aziende nella regione sono composite e spaziano da quelle dedicate a facilitare le attività di innovazione e ricerca, quali i cluster tecnologici e i parchi scientifici, a quelle orientate ad assistere le aziende nelle fasi iniziali della loro attività, come gli incubatori, nonché i tradizionali distretti industriali.

I nove cluster tecnologici

I cluster tecnologici sono forme associative che permettono la collaborazione e lo sviluppo di sinergie tra imprese e altre tipologie di soggetti presenti sul territorio, come università, istituti di ricerca pubblici o privati e distretti tecnologici già esistenti.

L’Ente Regione ne ha riconosciuti nove (aerospazio, agroalimentare, tecnologie per gli ambienti di vita, chimica verde, energia, fabbrica intelligente, mobilità, scienze della vita, smart cities & communities).

Segnali di rallenamento nel 2016

I dati relativi al primo trimestre del 2016 mostrano però segnali di rallentamento che potrebbero avere ripercussioni negative anche sulle scelte di investimento delle aziende.

Per approfondire

Scarica il documento di Banca d’Italia: L’analisi dell’economia lombarda.

 

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Le nuove PMI stanno diventando grandi.

Le nuove PMI stanno diventando grandi.

In questo editoriale, seppur frettolosamente dato il periodo ma sono certo che mi comprenderete, affronto un tema che mi sta molto a cuore con valutazioni certamente influenzate dal fatto che ho il privilegio di lavorare sulla piazza milanese o comunque nell’area del Paese che meglio sta reagendo alla crisi. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

PMI, bersaglio immobile

In questi giorni assisto ad un proliferare di articoli di docenti, studiosi e semplici aziendalisti come il sottoscritto in cui si spiega alle PMI tutto quello che non sanno fare, tutto quello che impedisce loro di stare sul mercato.

Fortunatamente molti imprenditori con cui lavoro non hanno tempo di soffermarsi troppo e continuano a fare utili. La mia è una evidente provocazione ma percepisco in chi fa impresa una nuova consapevolezza.

 

Piccolo è bello solo se si cresce.

I giovani imprenditori crescono, fanno fatica, molta fatica, questo Paese fa di tutto per non aiutarli, ma crescono. Piccolo è bello, piccolo non è più bello… mentre l’accademia si accapiglia le pmi più interessanti semplicemente prendono coscienza che piccolo è bello solo se si cresce.

La conquista di nuovi mercati impegna ingenti risorse finanziarie e sforzi organizzativi. Gli investimenti in ricerca e innovazione implicano la costruzione di rapporti con università e centri di ricerca.

La collaborazione tra imprese rappresenta allora uno dei principali elementi per aumentare la capacità di innovare, di competere e dare impulso alla crescita delle attività imprenditoriali.

È evidente che la dimensione aziendale (e dei nostri studi professionali) deve cambiare ma non possiamo sederci a criticare pretendendo che una PMI diventi una multinazionale di taglia USA in pochi anni.

 

Proviamo a parlare di media impresa

C’è tutta una generazione di PMI che sta rivedendo la propria dimensione per adeguarsi al mercato. se ieri distinguevamo tra grandi imprese e PMI, oggi mancando sostanzialmente in Italia le prime converrà approfondire l’analisi delle seconde scoprendo le distinzioni tra medie imprese (50 ml di fatturato, spesso con partecipate estere ecc), piccole imprese (10 ml) che si dan da fare per crescere e micro imprese sotto 1 ml.

 

Le PMI stanno lavorando per colmare il gap

Le PMI dicevo crescono, sono consapevoli dei limiti ma stanno lavorando per colmare il gap culturale, finanziario, di mercato ecc. Studiano, si incontrano, creano network ed imprese a rete. Lo sanno, lo sanno di essere in ritardo, hanno fretta di crescere ma stanno cambiando e vanno incoraggiate.

Fatturato e margini premiano questi nuovi imprenditori, e questa volta i soldi li lasciano in azienda, ci mettono del loro, incontrano le università, provano, sbagliano a volte, ma il mercato le premia. È importante per tutti noi sostenere questi nuovi campioni del made in italy, incoraggiarli.

 

Innovazione nella collaborazione tra PMI e startup

Purtroppo continuo a leggere di facili distinguo tra PMI e startup, tra imprese tradizionali ed innovative, sempre sognando l’america e cercando disperatamente di importare modelli non sostenibili nel nostro Paese.

Credo che la via per la nuova imprenditoria sia più semplice e già segnata: identità, coerenza e lavoro duro per ridefinire la dimensione minima che l’impresa deve raggiungere per competere sul mercato. Settori di nicchia possono evidentemente consentire la sopravvivenza di imprese di dimensioni ridotte, ecc. Le altre dovranno correre e ridefinire la propria dimensione per competere sul mercato.

L’innovazione deve permeare qualunque impresa senza steccati o pregiudizi. La stessa collaborazione tra Pmi e startup si rivelerà un fattore critico di successo se il Paese riuscirà a stimolarla. Senza dimenticare che la prima forma di collaborazione è la fornitura. Le PMI possono collaborare con le startup anche solo acquistandone prodotti o servizi.

 

La necessità di proporre delle storie di impresa.

Quello che dobbiamo fare è indicare dei casi di successo, analizzare delle storie di impresa, raccontare chi ce la fa o ce la sta facendo. Soprattutto dobbiamo imparare a distinguere tra micro impresa, piccola impresa e media impresa. Le PMI non sono tutte uguali, non adottano strategie simili e non si trovano ad affrontare gli stessi problemi.

 

Il ruolo zoppo di grande impresa e P.A.

Quello che manca purtroppo è la grande impresa che faccia ricerca e trasferisca innovazione alla filiera ed una pubblica amministrazione capace di innovare e di acquistare innovazione facendo da volano per i servizi innovativi (e sia chiaro non parlo di aumentare la spesa pubblica ma di cambiarne la destinazione).

 

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Principi Internazionali di Valutazione

Principi Internazionali di Valutazione

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha approvato la bozza di traduzione in lingua italiana degli International Valuation Standards. L’iniziativa segue, tardivamente, la pubblicazione dei Principi Italiani di Valutazione. Principi, linee guida e procedure non solo fanno sempre più parte della cassetta degli attrezzi del professionista ma, almeno negli obiettivi, dovrebbero garantire una maggiore affidabilità nella determinazione del valore a vantaggio dell’intero sistema economico.

Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha approvato la bozza di traduzione in lingua italiana degli International Valuation Standards, emanati nel 2013 dall’International Valutation Standards Council (IVSC). Conformemente alle prassi generalmente adottate per la pubblicazione delle traduzioni degli standard internazionali, il Consiglio nazionale dei commercialisti presenta il lavoro di traduzione svolto con una consultazione pubblica che si chiuderà il 20 maggio 2016.

IVS e PIV: linee guida per la valutazione

L’iniziativa segue, tardivamente, la pubblicazione dei Principi Italiani di valutazione che proprio agli International Valuation Standards dichiarano espressamente di ispirarsi recependoli, pur con importanti modifiche.

Non a caso nella traduzione, si è scelto di uniformarsi alla terminologia proposta nei Principi Italiani di Valutazione emanati a luglio 2015 dall’Organismo Italiano di Valutazione, di cui il Consiglio nazionale dei commercialisti è membro.

“I principi internazionali di valutazione contengono procedure per lo svolgimento di incarichi di valutazione in cui si utilizzano concetti e principi generalmente riconosciuti, nonché una guida operativa per un’applicazione coerente di detti principi. L’IVSC promuove altresì principi per disciplinare la condotta e le competenze degli esperti di valutazione. Tali principi sono di competenza del Professional Board dell’IVSC e sono elaborati e pubblicati indipendentemente dai Principi Internazionali di Valutazione (International Valuation Standards, nel prosieguo IVS). “

Obiettivo condiviso

IVS e PIV condividono il medesimo obiettivo: “accrescere il livello di fiducia degli utilizzatori dei servizi di valutazione mediante la statuizione di procedure di valutazione trasparenti e uniformi.”

Principi e procedure

L’esperto valutatore oggi ha numerosi strumenti a sua disposizione per approfondire una specializzazione che sta acquisendo una notevole rilevanza nella professione del Commercialista. Principi, linee guida e procedure non solo fanno sempre più parte della cassetta degli attrezzi del professionista ma, almeno negli obiettivi, dovrebbero garantire una maggiore affidabilità nella determinazione del valore a vantaggio dell’intero sistema economico.

Una grande sfida per la professione

Non resta che citare il Prof. Bini che in una intervista rilasciata in occasione della pubblicazione dei Principi Italiani di Valutazione ha così ben sintetizzato le sfide e gli obiettivi dei professionisti economico-contabili: “Il nuovo contesto economico-finanziario rappresenta una grande sfida per la professione degli esperti di valutazione. In un contesto più incerto, l’errore è sempre in agguato. Per questa ragione in tutto il mondo si è cercato di rispondere alla crisi emanando oltre che principi di valutazione anche documenti in grado di fungere da linee guida (best practices) per l’esperto di valutazione. Si tratta di documenti che si concentrano sul processo valutativo, sulla completezza della base informativa, sulla sostenibilità delle ipotesi, ecc.. Il loro compito consiste nell’identificare un “modus operandi” condiviso a livello professionale che consenta di ridurre la discrezionalità dell’esperto e per questa via anche l’assunzione di rischi inutili. Naturalmente la valutazione è sempre una opinione, non un dato di fatto, e quindi richiede che l’esperto formuli un giudizio (di necessità soggettivo); tuttavia la soggettività va disciplinata, deve cioè essere esercitata nell’ambito di un percorso razionale, trasparente e completo.”

Per approfondire

Scarica i principi in consultazione

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Rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni 2016

Rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni 2016

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

La manovra 2016 riapre nuovamente i termini relativi alla rideterminazione del valore o del costo di acquisto di terreni e partecipazioni non quotate posseduti all’1.1.2016. Un’agevolazione per sua natura straordinaria, sta diventando praticamente strutturale essendo ormai costantemente riproposta da diversi anni.

La legge di Stabilità attualmente all’analisi delle Camere prevede la riapertura dei termini per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società non quotate posseduti dalle persone fisiche per operazioni estranee all’attività di impresa, società semplici, società ed enti ad esse equiparate di cui all’articolo 5 del TUIR, enti non commerciali per i beni che non rientrano nell’esercizio di impresa commerciale.

Il nuovo valore è determinato sulla base di una perizia giurata di stima; in particolare, per le partecipazioni il valore è determinato in relazione alla frazione del patrimonio netto della società rappresentativa della partecipazione stessa.

La relazione di stima deve essere riferita al valore di mercato dell’intero patrimonio sociale e sottoposta a giuramento.

Il valore “rideterminato” è utilizzato ai fini della determinazione delle plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso dei suddetti terreni e partecipazioni, in luogo del costo o valore di acquisto.

Il 30 giugno 2016 rappresenta il nuovo termine entro il quale redigere e giurare la perizia di stima nonché versare l’imposta sostitutiva o la prima rata della stessa nel caso in cui si opti per il pagamento rateale e il 1° gennaio 2016 il nuovo termine di riferimento per il possesso dei terreni e delle partecipazioni oggetto della rideterminazione del valore.

Analogamente a quanto previsto per la rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni posseduti al 1° gennaio 2015 dall’articolo 1, comma 627 della legge n. 190 del 2014, il raddoppio delle aliquote delle imposte sostitutive dovute sui valori rideterminati (dal 2 al 4 per cento per le partecipazioni non qualificate e dal 4 all’8 per cento per le partecipazioni qualificate e per i terreni).

Copia originale della perizia, unitamente ai dati identificativi dell’esperto e al codice fiscale della società periziata (nonché unitamente alle ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva) devono essere conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi su richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

L’incremento considerevole delle aliquote dell’imposta sostitutiva hanno reso meno appetibile un’agevolazione di cui non si comprende più il senso vista la frequenza con cui viene da anni riproprosta.

Bene farebbe il legislatore a ripensare l’intera normativa in ottica strutturale, evitando l’apertura di finestre temporali che sono ben lungi dall’essere straordinarie.


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Posizione finanziaria netta

Posizione finanziaria netta

Posizione finanziaria netta è un articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il recente documento sulla Posizione finanziaria netta della Fondazione Nazionale dei Commercialisti ci fornisce l’occasione per approfondire un tema complesso e spesso sottovalutato sia nella gestione che nella valutazione d’azienda. La posizione finanziaria netta è considerata nell’OIC 6 un indicatore alternativo di risultato. Né i principi contabili nazionali, né quelli internazionali IAS/IFRS, ne specificano la modalità di calcolo.

 

Il recente documento sulla Posizione finanziaria netta della Fondazione Nazionale dei Commercialisti ci fornisce l’occasione per approfondire un tema complesso e spesso sottovalutato sia nella gestione che nella valutazione d’azienda. La posizione finanziaria netta è considerata nell’OIC 6 un indicatore alternativo di risultato. Né i principi contabili nazionali, né quelli internazionali IAS/IFRS, ne specificano la modalità di calcolo.

La dottrina economico-aziendale ha fornito negli anni posizioni interpretative non del tutto collimanti tra loro che hanno condotto alla formulazione di differenti configurazioni di Posizione finanziaria netta.

In aiuto ci può venire in realtà l’ OIC 6 – ristrutturazione del debito ed informativa di bilancio che ci fornisce qualche indicazione maggiore. Nel dettaglio, lo standard OIC 6 precisa che “ La posizione finanziaria netta (o indebitamento finanziario netto) è calcolata come somma algebrica tra le seguenti grandezze:

  • la posizione finanziaria corrente netta (o indebitamento finanziario corrente netto), calcolata come sommatoria tra le disponibilità liquide, i crediti finanziari correnti e le altre attività finanziarie correnti al netto dei debiti bancari correnti, della parte corrente dell’indebitamento non corrente e degli altri debiti finanziari correnti;
  • la posizione finanziaria non corrente (o indebitamento finanziario non corrente), calcolata come sommatoria tra i debiti bancari non correnti, le obbligazioni emesse e gli altri debiti finanziari non correnti”.

Al fine di fare chiarezza in materia la Fondazione Nazionale Commercialisti ha prodotto un documento per evidenziare come il valore segnaletico del suddetto indicatore in aggiunta ad altri, possa costituire un importante elemento diagnostico sullo stato di salute dell’impresa, con particolare attenzione all’aspetto finanziario e patrimoniale.

La posizione finanziaria netta consente di valutare non solo il livello complessivo di indebitamento dell’impresa e la solidità della struttura patrimoniale, ma anche la capacità di restituzione del debito quando l’indicatore viene rapportato al fatturato.

L’analisi congiunta della posizione finanziaria netta e del rendiconto finanziario aziendale consentono sia analisi previsionali sia la valutazione di nuovi progetti di investimento e di sopportabilità del debito. Secondo quanto previsto dagli IAS, le informazioni così ottenute sono utili per accertare la capacità dell’impresa di produrre le disponibilità liquide ed i mezzi equivalenti necessari alla sopravvivenza dell’impresa, per determinare la necessità del loro impiego e per migliorare la confrontabilità dei risultati operativi tra imprese diverse, in quanto il documento elimina gli effetti dell’impiego di trattamenti contabili differenti riferiti ai medesimi fatti ed operazioni.

Da non sottovalutare inoltre la funzione della posizione finanziaria netta nella valutazione d’azienda (in particolar modo nei metodi dinamici e nei multipli).

Per approfondire

Scarica: La posizione finanziaria netta quale indicatore alternativo di performance

Scarica: L’iscrizione degli indicatori nella relazione sulla gestione – La posizione finanziaria netta

Scarica: OIC 6 – ristrutturazione del debito ed informativa di bilancio

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Principi italiani di valutazione, osservazioni e criticità.

Principi italiani di valutazione, osservazioni e criticità.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Finalmente è stata pubblicata la versione definitiva dei Principi italiani di valutazione. Alcune critiche a suo tempo avanzate sono state parzialmente recepite (così quanto meno appare ad una prima e superficiale lettura) e bisogna dire che il testo riassume ed integra alcune delle migliori pratiche di settore, riunendo in un unico volume un insieme organico e ben strutturato di principi che lo faranno diventare una guida preziosa per l’esperto valutatore.

 

Finalmente è stata pubblicata la versione definitiva dei Principi italiani di valutazione. Sono il frutto del lavoro di tre anni da parte dell’ Organismo italiano di valutazione, due consultazioni pubbliche e il coinvolgimento di 15 referee tra cui: ASSIREVI , Aiaf, Andaf, Bocconi, Ordine dei Dottori Commercialisti e Borsa Italiana.

Le prime bozze, già qualche mese fa, sono passate di mano in mano tra i professionisti interessati con un misto di curiosità e scetticismo. Oggi che è disponibile, il testo definitivo per molti di noi rappresenterà uno dei libri da portare in vacanza per presentarsi preparati ai prossimi incontri di settembre.

Alcune critiche a suo tempo avanzate sono state parzialmente recepite (così quanto meno appare ad una prima e superficiale lettura) e bisogna dire che il testo riassume ed integra alcune delle migliore pratiche di settore, riunendo in un unico volume un insieme organico e ben strutturato di principi che lo faranno diventare una guida preziosa per l’esperto valutatore.

Osservazioni e criticità

Analogamente a quanto previsto per “L’applicazione dei principi di revisione internazionali alle imprese di dimensioni minori “si auspica l’individuazione di procedure snelle, pur coerenti con i PIV e IVS che rimangono il riferimento tecnico non sostituibile, e più facilmente applicabili nell’ambito della valutazione delle piccole e medie imprese.

Base informativa

Particolarmente delicato a mio parere il paragrafo relativo alla base informativa. Appare come un passo avanti e un primo recepimento di alcune critiche a suo tempo formulate l’inserimento dell’avverbio “ragionevolmente” che, senza nulla togliere all’importanza della base dati consente una certa discrezionalità all’esperto valutatore. 

PIV – bozza

La valutazione deve esprimere un giudizio informato. L’esperto deve dunque precisare la base informativa di cui ha fatto uso e le eventuali limitazioni rilevate.

La base informativa è costituita da dati (di natura privata o pubblica) e da ipotesi.

Un giudizio informato presuppone che l’esperto svolga un’analisi della base informativa a disposizione con il necessario spirito critico.

Un giudizio informato presuppone altresì che l’esperto non accetti incarichi per i quali sia prevista una remunerazione incompatibile con i costi necessari a garantire la necessaria completezza di base informativa.

 

PIV – versione definitiva

La valutazione deve esprimere un giudizio informato. L’esperto deve dunque precisare la base informativa di cui ha fatto uso e le eventuali limitazioni rilevate.

La base informativa deve risultare ragionevolmente obiettiva e completa.

Un giudizio informato presuppone che l’esperto svolga un’analisi della base informativa a disposizione con il necessario spirito critico (professional skepticism).

Un giudizio informato presuppone altresì che l’esperto non accetti incarichi per i quali sia prevista una remunerazione incompatibile con i costi necessari a garantire la necessaria completezza di base informativa.

Premi e sconti

Pur considerando corretto l’atteggiamento prudenziale suggerito dai PIV nell’uso di premi e sconti si ritiene opportuno sottolineare la maggior applicabilità degli stessi in caso di valutazione di imprese di piccole o medie dimensioni.

Valutazioni “speciali”

Si ritiene sia opportuno posporre l’emanazione di principi in tema di operazioni “speciali” cosi come si sarebbero dovute separatamente analizzate le operazioni straordinarie (oggi all’interno dei PIV), correttamente identificate nella sostanza.

Conclusioni

I Principi italiani di valutazione sono un testo di sicuro riferimento per il professionista interessato ad intraprendere una specializzazione che si trasformerà sempre più in una vera e propria nuova professione.

Scontano il fatto di esser stati predisposti da soggetti fin troppo legati al mondo delle grandi imprese e ci si augura che troveranno in futuro una declinazione più facilmente applicabile alle PMI.


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Valutazione di Azienda, nuovi scenari e prossimi convegni

Valutazione di Azienda, nuovi scenari e prossimi Convegni

Sta prendendo forma il calendario dei prossimi eventi formativi, tra lezioni e convegni. Tutti avranno come tema principale la Valutazione di Azienda, una delle specializzazioni che più caratterizza il nostro Studio.

Entro la fine dell’anno ci troveremo ad affrontare importanti cambiamenti dal punto di vista normativo ed entreranno in vigore nuove best practice in tema di valutazione di azienda. In particolare:

  • Riforma del diritto fallimentare ed in particolar modo del concordato preventivo con nuovi ruoli per Advisor ed Attestatori;
  • Presentazione dei Principi italiani di valutazione (PIV) che contribuiranno meglio a definire una attività in cui sarà sempre più necessaria una forte specializzazione.

Ci troveremo quindi ad affrontare una piccola rivoluzione che andrà a modificare in maniera sostanziale lo scenario in cui operiamo.

Principi italiani di valutazione (PIV)

Oggi sono stati pubblicati i PIV- Principi Italiani di valutazione sul sito della fondazione (www.fondazioneoiv.it).

I PIV coprono le tematiche di valutazione relative a diverse tipologie di attività (aziende, rami di azienda, strumenti finanziari, beni immateriali, immobili, impianti e macchinari) e di passività (passività finanziarie, passività senza attività corrispondenti, passività potenziali).

La struttura dei principi segue uno schema collaudato adottato da altri standard  (USPAP, RICS, ecc.) secondo cui i principi sono accompagnati da un commento. Solo i principi sono vincolanti, i commenti forniscono una guida interpretativa del principio.

I PIV contengono anche la traduzione in italiano del Codice Etico del valutatore professionale emesso dall’IVSC, la cui adesione è richiesta a chi intenda applicare i PIV nelle proprie valutazioni. I PIV entreranno in vigore il 1 gennaio 2016.

La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. I principi italiani di valutazione (PIV) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale.

Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle PMI, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani. Qualche criticità pare emergere dalle attuali bozze rilasciate per la pubblica consultazione.

Riforma del diritto fallimentare

La riforma del diritto fallimentare da un lato va a recepire la migliore giurisprudenza milanese, dall’altro pare andare a favorire in maniera sostanziale gli istituti di credito e rafforzare il controllo del Tribunale sulle procedure alternative al fallimento (concordato in primis). Attendiamo comunque di poter visionare la Legge Delega e i lavori della commissione Rordorf per formulare un giudizio più preciso.

Certamente sarà ripensato il ruolo delle principali figure operanti nel concordato preventivo: Advisor, asseveratore del piano e commissario.

Lezioni, corsi e convegni 2015/2016

Riportiamo l’elenco degli eventi che ci vedrà come docenti o relatori. Il calendario è piuttosto fitto e qualche data è ancora in forse ma la maggior parte è definitiva. Tutti i convegni hanno fatto domanda di accreditamento presso gli Ordini professionali (Commercialisti ed Avvocati) di competenza.

Il fitto calendario di eventi in tema sarà un’ottima occasione di approfondimento e confronto con i colleghi che vi parteciperanno.

Ente organizzatore Data Argomento
SAF – Università Bocconi 08-set-15 La valutazione d’azienda: principali metodi, DFC e metodi di controllo.
SAF – Università Bocconi 10-set-15 La valutazione d’azienda da parte del professionista, analisi di un caso.
La Scala – MySolution 13-ott-15 La gestione del conflitto tra soci nelle srl: recesso e valutazione della partecipazione
ODCEC Imperia e Sanremo 05-nov-15 Le perizie di stima e la valutazione d’azienda
Scuola per esperti in procedure concorsuali 19-nov-15 Turnaround mediante affitto e cessione d’azienda: analisi del piano e fattori critici.
Evento Alumni Bocconi e ODCEC Palermo 23-nov-15 Nuovi principi italiani di valutazione d’azienda nelle PMI
SAF – Corso per Attestatori 12-gen-16 Il giudizio di fattibilità. Verifica dei dati previsionali nel piano in continuità ex art. 186-bis L.F.
La Scala – MySolution 09-feb-16 La gestione della crisi d’impresa
Università Bicocca Marzo (da definire) La Valutazione di Azienda

Per approfondire


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Recesso del socio e valutazione partecipazioni

Recesso del socio e valutazione partecipazioni

Riflessioni a margine del seminario della Scuola di Alta Formazione

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

  Propongo qualche riflessione a margine del recente seminario su “Recesso del socio: aspetti societari, aziendali e tributari” che mi ha visto tra i relatori. La professione si sta sempre più specializzando, la futura approvazione dei PIV fornirà all’esperto importanti linee guida a cui rifarsi nella valutazione d’azienda e di partecipazioni sociali. I principi italiani di valutazione (Piv) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà, ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale. La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle Pmi, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani. Per quanto la specializzazione sia una tendenza ineludibile è fondamentale comunque non perdere mai di vista la visione d’insieme dell’operazione. Importante quindi analizzare con attenzione sia la normativa civilistica sia quella fiscale. In particolare troppo spesso si sottovalutano le clausole “fiscali” nella contrattualistica, spesso invece assumono importanza notevole.

La valutazione d’azienda

La stima è un processo complesso che coinvolge gli aspetti più disparati non solo contabili, fiscali e legali, ma anche ambientali e di mercato. Aspetto fondamentale per il perito è quindi la scelta del criterio adottabile necessariamente correlata alle finalità della stima stessa ed alle caratteristiche dell’azienda e del mercato in cui opera.

Discrezionalità tecnica

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • Criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • Valore di mercato (Difficoltà a reperire informazioni pubbliche su valore di mercato partecipazioni o aziende PMI.)

Unità di valutazione, sconti e premi

L’unità di valutazione di riferimento nel caso di valutazioni a fini di recesso è rappresentata dall’azienda nel suo complesso. Il valore della singola azione è calcolato pro-quota.

  • Non paiono applicabili né premi di maggioranza, né sconti di minoranza.
  • Sono invece da considerare quegli sconti che si applicano all’impresa nel suo complesso :
    • gli sconti per la dipendenza da persone chiave;
    • nei casi di business che assorbono cassa e richiedono futuri finanziamenti, gli sconti per mancanza di liquidabilità.

Decreto Tribunale Padova 23/05/2014

In caso di recesso del socio dalla società non si applicano premi di maggioranza o sconti di minoranza.  Premi di maggioranza o sconti di minoranza rilevano solo nell’ambito della negoziazione, della partecipazione tra sogetti che fanno valere le loro posizioni di interesse soggettivo e forza contrattuale.

Il valore in atto e non il valore potenziale

Il valore intrinseco deve esprimere il valore in atto e non il valore potenziale dell’azienda. Il valore deve riferirsi all’impresa “as is” e non deve riflettere i benefici attesi dalle decisioni che hanno fatto scattare il recesso. Il valore intrinseco deve esprimere la realtà operativa dell’impresa come è, con i propri punti di forza e di debolezza e come è gestita al momento in cui scatta il presupposto del recesso.

 

 

Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

Aggiornamento 30/04/2015: segnalo uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che propone un’analisi dei criteri legali di determinazione del valore della partecipazione nell’ipotesi di recesso del socio, distinguendo le ipotesi di recesso a seconda che si tratti di socio di società a responsabilità limitata, socio di s.p.a. non quotate o di s.p.a quotate. Viene inoltre presa in considerazione l’ipotesi in cui, in mancanza di un accordo sul valore della partecipazione, sia nelle s.r.l che nelle s.p.a., la valutazione della medesima sia compiuta tramite la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale su istanza della parte più diligente.

Per approfondire: Documento – La valutazione della partecipazione del socio recedente

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Financial Due Diligence

 Financial Due Diligence nel Documento di ricerca Assirevi n. 185

Obiettivo del documento è quello di fornire al soggetto che presta il servizio di “ financial due diligence” (sia esso la società di revisione o un’entità aderente al network a cui la stessa aderisce) linee guida utili per lo svolgimento di tale attività, stante l’assenza di un preciso inquadramento nel corpo degli standard professionali di riferimento.

A questi fini, il presente Documento riassume le principali caratteristiche dell’attività di financial due diligence sulla base di quanto desumibile nella prassi professionale nazionale ed internazionale.

Il documento fornisce anche l’analisi delle tematiche di indipendenza applicabili alla società di revisione incaricata di svolgere la “due diligence”, e/o alle entità aderenti alla Rete della stessa.

Check list di Bilancio Assirevi

L’introduzione di norme piu severe sul falso in bilancio contribuisce a porre ancora maggiore enfasi sulle procedure di un documento di fondamentale importanza nella vita dell’impresa e carico di responsabilità per l’organo amministrativo e per gli organi di controllo ove presenti.

Le liste di controllo predisposte da Assirevi rappresentano procedure complete e aggiornate in seguito all’evoluzione nella normativa e nei principi contabili di riferimento, un utile strumento di sintesi non solo per coloro che svolgono attività di revisione contabile, ma anche per coloro che sono direttamente coinvolti nel processo di redazione del bilancio.

Le Check list di bilancio Assirevi

Per approfondire

Principi italiani di valutazione: l’inizio di una nuova professione?

Principi italiani di valutazione: l’inizio di una nuova professione?

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

La domanda pare quasi una provocazione. Certamente l’importante lavoro che la Fondazione OIV sta predisponendo avrà impatti importanti sugli esperti di valutazione aziendale. La materia è indiscutibilmente affascinante e lo studio della prima bozza di documento fornisce ad un lettore attento costanti stimoli di approfondimento e ricerca.

Importante sarà verificarne effettiva applicabilità alla valutazione delle piccole medie imprese che hanno caratteristiche e criticità loro proprie.

Obiettivo dichiarato della Fondazione OIV è ridurre in maniera significativa le discrezionalità di valutazione, per quanto ragionevolmente possibile, e di supportare l’esperto nell’attività peritale.

“Il nuovo contesto economico-finanziario rappresenta una grande sfida per la professione degli esperti di valutazione. In un contesto più incerto, l’errore è sempre in agguato. Per questa ragione in tutto il mondo si è cercato di rispondere alla crisi emanando oltre che principi di valutazione anche documenti in grado di fungere da linee guida (best practices) per l’esperto di valutazione.”

E ancora… “La valutazione richiede che l’esperto formuli un giudizio (di necessità soggettivo); tuttavia la soggettività va disciplinata, deve cioè essere esercitata nell’ambito di un percorso razionale, trasparente e completo.”

Mauro Bini docente di Finanza aziendale in Bocconi, presidente del Consiglio di gestione della Fondazione Oiv e membro del Professional Board dell’IVSC.

 La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. I principi italiani di valutazione (PIV) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale.

Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle PMI, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani.

La valutazione

La valutazione richiede l’esercizio di un giudizio. Affinché tale giudizio sia fondato su basi solide è indispensabile che l’esperto disponga di adeguate competenze tecniche, di una buona esperienza professionale e delle necessarie conoscenze in merito all’oggetto della valutazione, all’eventuale settore o mercato di riferimento ed alle caratteristiche della valutazione medesima.

Le valutazioni costituiscono un importante supporto per assumere decisioni e per assolvere disposizioni di  legge, regolamenti o principi contabili.

La missione dell’OIV

“La missione dell’OIV consiste nel promuovere la qualità delle  valutazioni e per questa via di accrescere la fiducia dell’utilizzatore finale delle valutazioni (che normalmente non è il committente). In questo ruolo l’OIV organizza diversi tipi di iniziative: le best practices sono incontri volti ad approfondire particolari esigenze per la comunità di esperti di valutazione domestica, le conferenze internazionali sono incontri volti ad un confronto con le pratiche più evolute a livello internazionale”,  spiega in una recente intervista Mauro Bini docente di Finanza aziendale in Bocconi, presidente del Consiglio di gestione della Fondazione Oiv e membro del Professional Board dell’IVSC.

La struttura dei principi italiani di valutazione (PIV)

Il piano approvato dal Consiglio dei garanti dell’OIV prevede che i PIV si compongano di quattro parti:

  • Parte Prima. La rete concettuale di base (conceptual framework), che comprende il glossario;
  • Parte Seconda. I principi generali di valutazione relativi all’incarico e al processo valutativo;
  • Parte Terza. I principi per la valutazione di specifiche attività/passività ( beni immateriali, beni reali, strumenti finanziari, rapporti giuridici, passività finanziarie e potenziali, ecc.) nonché di complessi aziendali in funzionamento e delle interessenze partecipative nei medesimi;
  • Parte quarta. I principi per applicazioni specifiche (particolari aziende e particolari contesti (tra cui 122 le valutazioni di bilancio).

I PIV entreranno in vigore – per una eventuale volontaria adesione – solo con la pubblicazione dell’intero corpo dei principi.