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Linee guida per la redazione del bilancio a seguito delle nuove regole contabili

Linee guida per la redazione del bilancio a seguito delle nuove regole contabili

 

Il D.Lgs. 139 del 2015, in attuazione della direttiva 2013/34/UE, ha innovato in modo rilevante, le disposizioni relative alla redazione del bilancio e alla comunicazione finanziaria. La conseguenza diretta al Decreto  è stata l’adeguamento di 20 principi contabili da parte dell’Organismo Italiano di Contabilità.

Il Consiglio nazionale di dottori commercialisti ed esperti contabili e Confindustria, con l’obiettivo di offrire utili indicazioni operative alle imprese ed ai professionisti, ha predisposto tali linee guida.

Prima adozione del Decreto

L’OIC 29 riconosce due fattispecie di cambiamenti:

  • Obbligatori, apportati alla normativa contabile o ai principi contabili nazionali. Sono contabilizzati in base a quanto disposto dagli specifici principi o in assenza, in conformità a quanto disposto dall’OIC 29;
  • Volontari, prescindono da modifiche normative e sono adottati in autonomia dal redattore del bilancio per migliorare qualità della rappresentazione dello stesso. Contabilizzati secondo OIC 29.

Il passaggio dalle vecchie disposizioni alle nuove, richiede due tipi di applicazioni

  • Retroattiva, per la contabilizzazione connessa ai cambiamenti derivanti dal D.Lgs. n. 139/2015. I cambiamenti, laddove previsto, sono applicati retroattivamente, ossia imputando gli effetti  derivanti dal cambiamento dal vecchio al nuovo principio al saldo di apertura dell’esercizio in corso. L’OIC “suggerisce” di imputare l’effetto alla voce “utili portati a nuovo”, non escludendo che l’impatto possa essere attribuito ad altra posta del patrimonio. Ai soli fini comparativi, è prevista anche la rideterminazione degli esercizi precedenti, adeguando coerentemente l’esercizio precedente;
  • Prospettica per i cambiamenti apportati dal Principio contabile e non connessi alle modifiche normative. Le nuove previsioni si applicano a partire dalla data in cui ha luogo il cambiamento di principio.

La prima adozione del decreto richiede, pertanto, una scrittura:

  • nel caso di decremento di una voce dell’attivo patrimoniale o di un incremento di una voce del passivo, di tipo: “Utili portati a nuovo” a “Posta da rettificare”;
  • nel caso di incremento di una voce dell’attivo o di un decremento di una voce del passivo, di tipo: “Posta da rettificare” a “Utili portati a nuovo”.

In mancanza di indicazioni specifiche, qualora gli “utili portati a nuovo” non fossero capienti si deve seguire la sequenza di utilizzo di riserve prevista in caso di riduzione del capitale sociale per perdite.

Determinazione dell’informativa comparativa

L’art. 2423-ter, co. 5, c.c. dispone che “… per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l’importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente. Se le voci non sono comparabili, quelle dell’esercizio precedente devono essere adattate; la non comparabilità e l’adattamento o l’impossibilità di questo devono essere segnalati e commentanti nella nota integrativa”.

La determinazione retroattiva ai fini comparativi può distinguersi in:

  • non fattibile o eccessivamente onerosa: quando, dopo aver fatto ogni ragionevole sforzo, non è fattibile determinare l’effetto di competenza dell’esercizio precedente, o ciò risulti eccessivamente oneroso, la società non deve presentare i dati comparativi rettificati. Pertanto, si limita ad applicare il nuovo principio contabile, ed effettua una rettifica corrispondente sul saldo d’apertura del patrimonio netto dell’esercizio in corso, oppure, se non è possibile neanche determinare l’effetto alla data di inizio esercizio, la società applica il nuovo principio contabile prospetticamente.
  • fattibile e non eccessivamente onerosa, è possibile seguire due strade:
    • 1. considerare l’impatto del cambiamento al 1° gennaio 2016 e rettificare i pertinenti dati dell’esercizio 2015;
    • 2. considerare l’impatto del cambiamento al 1° gennaio 2015 e contabilizzare in via extracontabile a partire da tale data gli eventi e le operazioni interessate.

Adeguamento degli schemi di bilancio ex artt. 2424 e 2425 c.c.

Azioni proprie

Il Decreto ha introdotto la “riserva negativa per azioni proprie” in portafoglio, eliminando la voce “azioni proprie” in portafoglio dall’attivo patrimoniale. Pertanto, la società in possesso di azioni proprie, elimina la voce dall’attivo per l’importo iscritto, riducendo dello stesso importo il patrimonio netto.

Eliminazione area straordinaria di conto economico

L’eliminazione dell’area straordinaria comporta la diversa riclassificazione delle poste straordinarie, ma i valori rimangono inalterati. Si prevede, contestualmente,  l’indicazione dell’importo e della natura dei singoli elementi di ricavo o di costo di entità o incidenza eccezionali.

Eliminazione dei costi di ricerca e di pubblicità

Non vi sono più nell’attivo dello stato patrimoniale i “costi di ricerca” e i “costi di pubblicità”, pertanto, gli importi verranno iscritti diversamente.

I costi di pubblicità precedentemente capitalizzati che soddisfano le condizioni per l’iscrizione come costi di impianto e ampliamento potrebbero essere mantenuti in bilancio e contabilizzati come tali.

I costi di ricerca “applicata” che soddisfano le condizioni per essere considerati come costi di sviluppo possono essere contabilizzati come tali.

Applicazione del costo ammortizzato

Non vi sono modifiche da effettuare nella prima applicazione in tre casi:

  • la società adotta il criterio del costo ammortizzato in via prospettica, pertanto verrà contabilizzato il vecchio criterio sino all’eliminazione “naturale” delle poste di bilancio, dandone, però, spiegazioni nella nota integrativa;
  • la società adotta il bilancio in forma abbreviata o è una micro-impresa, pertanto, saranno esentate dall’adozione del principio;
  • l’adozione del criterio ha generato effetti economici non rilevanti; le norme del c.c. e i principi contabili devono essere applicati ad operazioni ed eventi che abbiano effetti rilevanti.

In molti casi ai crediti e ai debiti commerciali non verrà applicato tale criterio in quanto sono a breve termine (scadenza inferiore a 12 mesi), e, come tali genererebbero effetti irrilevanti.

Qualora la società dovesse optare per un’applicazione retroattiva, dovrà, anche in sede di prima applicazione, contabilizzare l’effetto derivante dal cambiamento di principio contabile.

L’adozione del criterio comporta:

  • valori di credito diversi rispetto al valore nominale e titoli di debito diversi rispetto al costo storico; gli eventuali costi di transazione incrementano il valore di bilancio e l’effetto dell’attualizzazione determina una riduzione del valore economico. Tale operazione, pertanto, determinerà una riduzione o un aumento del patrimonio netto.
  • valori di debito inferiori rispetto al valore nominale; gli eventuali costi di transazione e/o l’effetto di attualizzazione diminuiscono il valore economico del debito. Tale operazione determinerà un incremento del patrimonio netto.

Le società che non hanno optato per l’applicazione del criterio in via prospettica, potrebbero avere problematiche in merito all’attualizzazione dei debiti finanziari (o crediti finanziari) infragruppo concessi a tassi non di mercato o infruttiferi.

Rilevazione dei derivati

Le principali difficoltà attengono alla determinazione del fair value e alla decisione di trattare i derivati come “di copertura” o “non di copertura” alla data del passaggio.

La determinazione del fair value è effettuata dalla società, basandosi anche sulla documentazione presentata dalla controparte.

Tutti gli strumenti finanziari derivati devono essere valutati al fair value. La variazione di valore degli strumenti finanziari derivati non di copertura e la variazione di valore degli strumenti finanziari derivati di copertura del fair value sono imputate in conto economico; mentre la variazione di valore degli strumenti finanziari derivati di copertura dei flussi finanziari e degli impegni programmati è imputata a patrimonio netto.

In sede di cambiamento del criterio di valutazione, sui saldi al 1° gennaio 2016, l’effetto iniziale dovrà essere iscritto a patrimonio netto, indipendentemente dalla classificazione dello strumento “di copertura” o “non di copertura”. Ciò che cambia è il conto utilizzato:

  • L’effetto sul patrimonio netto del derivato, che si decide di trattare come di copertura di flussi finanziari, si iscrive nella “Riserva di copertura di flussi finanziari attesi”; successivamente al 31 dicembre 2016 le variazioni transitano per patrimonio netto;
  • L’effetto sul patrimonio netto del derivato, che si decide di trattare come non di copertura, si iscrive negli “Utili portati a nuovo”; successivamente al 31 dicembre 2016 le variazioni transitano per conto economico.

L’art. 2426, co. 1, n. 11-bis, c.c. richiede che affinché la relazione sia configurabile come “di copertura” ai fini del bilancio occorre che vi sia “stretta e documentata correlazione tra le caratteristiche dello strumento o dell’operazione coperti e quelle dello strumento di copertura”. Qualora la documentazione non fosse esistente, occorre farne richiesta al soggetto con cui è stato stipulato il contratto (la banca) per averne copia, o predisporre documentazione interna capace di evidenziare l’esistenza della correlazione. Nel caso in cui la documentazione della controparte contraente fosse pervenuta successivamente alla data di chiusura dell’esercizio, l’informazione rientra nei fatti successivi che devono essere recepiti nei valori di bilancio, e, quindi, rileva per la predisposizione del bilancio.

È possibile (facoltà) procedere alla designazione della copertura contabile alla data di inizio del bilancio dell’esercizio di prima applicazione del principio (1° gennaio 2016), soprattutto alla luce del fatto che le società di piccole dimensioni non hanno in precedenza determinato il fair value degli strumenti finanziari derivati, essendo esentate dal fornire l’indicazione in nota integrativa.

Qualora non fosse possibile, nonostante ogni ragionevole sforzo, verificare i criteri di ammissibilità della copertura alla data di inizio del bilancio di prima adozione, l‘effetto del passaggio può essere determinato alla data di chiusura del bilancio (31 dicembre 2016).

Le micro imprese sono obbligate a non adottare tali disposizioni, rimanendo obbligate ad effettuare un accantonamento per perdite probabili nel caso in cui siano soddisfatte le condizioni indicate dall’OIC 31.

Previsioni per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata e per le micro imprese

Sono società che redigono il bilancio in forma abbreviata, le società che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, e che, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non abbiano superato due dei seguenti limiti:

  • Attivo per 4.400.000 euro;
  • Ricavi per 8.800.000 euro;
  • 50 dipendenti.

L’art. 2435-ter c.c., prevede una nuova categoria: le micro-imprese. In tale categoria sono incluse le società che nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi non abbiano superato due dei seguenti tre limiti:

  • Attivo per 175.000 euro;
  • Ricavi per 350.000 euro;
  • 5 dipendenti.

In sede di prima adozione, si segnala l’opportunità di verificare il rispetto delle predette condizioni con riguardo agli esercizi 2015 e 2016.

Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata e le micro-imprese non sono obbligate, a differenza di quanto previsto per le società che redigono il bilancio in forma ordinaria, alla predisposizione del rendiconto finanziario, all’adozione del costo ammortizzato e ad altre applicazioni.

Alcune società di piccole dimensioni potrebbero aver contabilizzato in parte diversamente gli interessi legati alle poste dei crediti, debiti e titoli di debito. Nei precedenti Principi contabili non era previsto l’accorpamento di tali elementi nei valori delle poste interessate. I nuovi Principi OIC, invece, prevedono che tali elementi siano incorporati nelle poste di riferimento.

Pertanto:

  • la rilevazione degli interessi attivi di crediti finanziari o di titoli di debito di competenza dell’esercizio (che prima avrebbe avuto come contropartita i ratei attivi) potrebbe avere, adesso, come contropartita i crediti o i titoli medesimi;
  • la rilevazione degli interessi passivi di debiti finanziari di competenza dell’esercizio  (che prima avrebbe avuto come contropartita i ratei passivi) potrebbe avere, adesso, come contropartita i debiti medesimi.

Per approfondire

Per approfondimenti scarica il documento: Linee guida per la prima applicazione delle novità

 

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AGCM E CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

AGCM E CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

RIVALUTATE LE SOGLIE DI FATTURATO IN MATERIA DI CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

L’art 16, 1° comma della legge 297 del 1990, prevede che le soglie di fatturato al di sopra delle quali diviene obbligatoria la comunicazione preventiva delle operazioni di concentrazione tra imprese sono rivalutate annualmente sulla base della variazione dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo.

Negli ultimi vent’anni si è registrata una diminuzione dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato, in particolare si evidenzia un indice nel 2014 dello 0,96%, dello 0,67% nel 2015 e dello 0,75% nel 2016.

In virtù della legge 287 del 1990, in particolare dell’art. 16, e, considerato l’andamento dell’indice deflatore, l’AGCM, in data 14 marzo 2017, stabilisce che:

  • l’ammontare di “fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate” è fissato a 499 milioni di euro (precedentemente era 495 milioni di euro)
  • l’ammontare di “fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’impresa di cui è prevista l’acquisizione” è confermato a 50 milioni di euro.

I nuovi importi stabiliti dall’AGCM saranno applicati dalla data di pubblicazione, ovvero il 27 marzo 2017.

Per approfondire

Scarica il documento: Bollettino ufficiale AGCM

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Due diligence ed attestazioni scritte della Direzione

Due diligence ed attestazioni scritte della Direzione

Il documento di ricerca n.204, fornito da Assirevi, aggiorna il contenuto delle Attestazioni scritte rilasciate dalla Direzione sulla base del Principio di revisione ISA Italia n.580. Con la sottoscrizione della lettera di Attestazione la Direzione afferma di aver soddisfatto le proprie obbligazioni (riconosce le proprie responsabilità) in merito alla qualità ed all’esaustività dei documenti forniti (documenti necessari richiesti dall’incarico) al fine di limitare la responsabilità del revisore/perito verso l’impresa e gli stakeholders interessati.

Scopo delle lettere di attestazioni scritte

L’attestazione è un elemento probativo (necessario ma non sufficiente sugli aspetti cui si riferisce) utilizzato dal revisore/perito per giungere all’espressione del proprio giudizio. L’ISA Italia n.580 specifica che il revisore deve chiedere alla Direzione di fornire una attestazione scritta in merito alle proprie responsabilità con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

  • che la Direzione ha adempiuto alle sue responsabilità relative alla redazione del bilancio in conformità al quadro normativo sull’informazione finanziaria applicabile, incluso, ove pertinente, la sua corretta rappresentazione;
  • che la Direzione ha fornito al revisore tutte le informazioni pertinenti e l’accesso come concordato nei termini dell’incarico di revisione e che tutte le informazioni sono state registrate e riflesse in bilancio;

Si chiarisce che tali attestazioni non sono rese condizionandole al meglio delle proprie conoscenze e convinzioni.

Il principio sottolinea che la Direzione debba avere una conoscenza sufficiente del processo seguito dall’impresa per la redazione del bilancio e delle relative asserzioni, in ragione delle sue responsabilità per la redazione del bilancio e per la gestione dell’attività dell’impresa.

Inoltre, le attestazioni della Direzione forniscono al revisore conferma, anche ai sensi e per gli effetti degli artt.1227 e 2049 c.c., della completezza, autenticità e attendibilità della documentazione messa a disposizione della società di revisione ai fini dell’espletamento della sua attività, e della correttezza ed esattezza delle informazioni ivi contenute e di quelle comunicate verbalmente e riepilogate nella lettera di attestazione.

Con la sottoscrizione della lettera di Attestazione la Direzione afferma di aver soddisfatto le proprie obbligazioni (riconosce le proprie responsabilità) in merito alla qualità ed all’esaustività dei documenti forniti (documenti necessari richiesti dall’incarico) al fine di limitare la responsabilità del revisore/perito verso l’impresa e gli stakeholders interessati.

Aggiornamento del format per le attestazioni scritte

Il documento di ricerca n.204, fornito da Assirevi, aggiorna il contenuto delle Attestazioni scritte rilasciate dalla Direzione sulla base del Principio di revisione ISA Italia n.580.

Tale aggiornamento è dovuto alle modifiche introdotte alla disciplina dei bilanci dal D.Lgs. 139/2015 e dall’approvazione definitiva (dicembre 2016) dei nuovi Principi contabili OIC.

Bisogna evidenziare che il nuovo format non modifica il giudizio che il revisore è chiamato ad esprimere in merito alla Relazione sulla gestione, il testo, infatti, fa riferimento :

  • al giudizio di coerenza delle informazioni in essa fornite con il bilancio d’esercizio (o consolidato);
  • al fatto che esso “non rappresenta un giudizio di conformità né di rappresentazione veritiera e corretta della relazione sulla gestione rispetto alle norme di legge che ne disciplinano il contenuto”.

Se ne deduce che la decorrenza delle modifiche introdotte dall’art.17 del D.Lgs. 135/2016 all’art.14 del D.Lgs. 39/2010, cioè l’indicazione nella relazione di revisione anche di una dichiarazione circa “l’eventuale identificazione di errori significativi nella relazione sulla gestione”, sia posticipata ai bilanci 2017.

In tal senso la norma transitoria ex art.27, co.9, D.Lgs.135/2016, che esonera da tale nuovo obbligo i bilanci degli esercizi sociali in corso alla data di entrata in vigore del decreto (agosto 2016). Tuttavia, secondo altri, essendo tale obbligo previsto dalla Direttiva 2013/34/UE e dalla Direttiva 2014/56/UE, esso sarebbe già in vigore per i bilanci 2016.

Considerando che tale controllo non sarebbe coperto da nessuna procedura, in quanto non è stato ancora pubblicato l’aggiornamento del principio di revisione SA Italia 720B, sembra ragionevole posticiparne la decorrenza ai bilanci 2017; in tal senso il CNDCEC nel documento “La relazione di revisione dei sindaci revisori per il bilancio del 2016”.

Per approfondire

Scarica il documento di ricerca Assirevi 204 “Le attestazioni della Direzione”.

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A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

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Ci lamentiamo spesso di non riuscire a trovare dei casi aziendali ben fatti che possano aiutare sia gli imprenditori sia noi stessi a crescere insieme. Abbiamo così deciso di sperimentare, creare una newsletter senza una periodicità fissa, inviando solo ciò che riteniamo utile e quando lo riteniamo utile.

Abbiamo deciso di rinnovare la nostra Newsletter.

Raccoglierà certamente gli articoli in materia fiscale e societaria pubblicati dai nostri professionisti sulle principali riviste di settore ma ci concentreremo ancora di più su ciò per cui solitamente è più apprezzata, per le riflessioni personali sul nostro modo di intendere la professione e soprattutto per l’analisi di interessanti casi di impresa. 

Vogliamo creare l’occasione per uno scambio di idee, un’interazione indispensabile per sviluppare nuove visioni e ridisegnare insieme, grazie ai vostri commenti, l’ impresa e la nostra professione.

Crediamo molto nell’importanza della crescita e diffusione della cultura imprenditoriale. Pensiamo sia importante diventare ogni giorno professionisti e imprenditori migliori, sviluppando il dialogo ed imparando gli uni dagli altri.

Storie di impresa

Crediamo molto nell’effetto positivo dell’emulazione. Selezioneremo casi di impresa e storie di imprenditori che ci sono sembrate particolarmente interessanti e stimolanti per chi vuole intraprendere la strada dell’innovazione e del cambiamento.

Analizzeremo gli strumenti tecnici usati nel passaggio generazionale, nella valutazione di azienda, nel risanamento di aziende in crisi. Cercheremo di farlo sinteticamente usando parole semplici lasciando il più possibile spazio al confronto sui nostri canali social. Perché l’obiettivo deve essere stimolare la curiosità e l’interesse di chi fa impresa e non annoiare con dottrina autoreferenziale.

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Analisi dell’economia lombarda

Analisi dell’economia lombarda.

E’ da qualche tempo che avverto l’esigenza di dati economici ed analisi dedicate a territori specifici, trovando spesso poco significative le medie nazionali. Lavorando principalmente con PMI mi accorgo che spesso i dati che servono sono quelli legati ai mercati di sbocco: spesso regionali per l’Italia e nazionali per i mercati esteri. Nessuno ovviamente pensa che non ci siano interdipendenze forti ormai ovunque ma qualche dato più locale aiuta quanto meno ad analizzare trend e tempi.

Leggo quindi con molto interesse le analisi dedicate alle economie regionali di Banca d’Italia che offrono molti dati interessanti seppur tradiscano i vecchi vizi dei centri studi. Analisi approfondite ma poco “operative” e quindi di difficile utilizzo per l’imprenditore medio. Di seguito una breve sintesi dell’analisi effettuata sull’economia lombarda.

Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Analisi dell’ economia lombarda.

La Lombardia sembra essersi comportata tutto sommato bene nel 2015:

  • Una crescita del PIL dell’1,1 per cento in base alle stime di Prometeia.
  • L’espansione nella manifattura avviatasi nel 2014 si è consolidata, in un contesto di aumento della domanda, interna ed estera.
  • Le esportazioni di beni e di servizi hanno continuato a fornire un contributo positivo, nonostante il rallentamento dei flussi verso i paesi esterni all’Unione europea.
  • Il ciclo immobiliare è ripartito.
  • Nel terziario l’espansione dell’attività ha accomunato i vari comparti; le attività legate al turismo hanno beneficiato dell’arrivo dei visitatori dell’Esposizione universale.

Diminuzione degli investimenti

Il sistema produttivo ha risentito della prolungata crisi, con una diminuzione degli investimenti che ha determinato l’invecchiamento dei macchinari installati e ne ha rallentato l’adeguamento alle nuove tecnologie.

Maggiormente capitalizzate

Le imprese stanno ponendo una maggiore attenzione ai profili di solidità finanziaria e si sono fatti più frequenti gli interventi di ricapitalizzazione e di riduzione del grado di indebitamento.

Crescono del differenze tra le performance aziendali

Durante la crisi, si sono accentuate le eterogeneità tra imprese e comparti produttivi della manifattura, con un aumento della dispersione nelle performance aziendali: a fronte di una complessiva riduzione del volume di attività, alcune imprese hanno saputo cogliere nuove opportunità di mercato, superando ampiamente i livelli produttivi del 2007. Nella regione, i risultati migliori sono stati riscontrati nei settori a elevato contenuto tecnologico delle province più industrializzate.

Network di relazioni tra aziende

Con l’obiettivo di attenuare i vincoli connessi con la piccola dimensione, le imprese tendono a formare network di relazioni tra aziende simili per specializzazione o per appartenenza a una medesima filiera produttiva o ad agglomerarsi sul territorio.

Le forme di collaborazione tra aziende nella regione sono composite e spaziano da quelle dedicate a facilitare le attività di innovazione e ricerca, quali i cluster tecnologici e i parchi scientifici, a quelle orientate ad assistere le aziende nelle fasi iniziali della loro attività, come gli incubatori, nonché i tradizionali distretti industriali.

I nove cluster tecnologici

I cluster tecnologici sono forme associative che permettono la collaborazione e lo sviluppo di sinergie tra imprese e altre tipologie di soggetti presenti sul territorio, come università, istituti di ricerca pubblici o privati e distretti tecnologici già esistenti.

L’Ente Regione ne ha riconosciuti nove (aerospazio, agroalimentare, tecnologie per gli ambienti di vita, chimica verde, energia, fabbrica intelligente, mobilità, scienze della vita, smart cities & communities).

Segnali di rallenamento nel 2016

I dati relativi al primo trimestre del 2016 mostrano però segnali di rallentamento che potrebbero avere ripercussioni negative anche sulle scelte di investimento delle aziende.

Per approfondire

Scarica il documento di Banca d’Italia: L’analisi dell’economia lombarda.

 

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Le nuove PMI stanno diventando grandi.

Le nuove PMI stanno diventando grandi.

In questo editoriale, seppur frettolosamente dato il periodo ma sono certo che mi comprenderete, affronto un tema che mi sta molto a cuore con valutazioni certamente influenzate dal fatto che ho il privilegio di lavorare sulla piazza milanese o comunque nell’area del Paese che meglio sta reagendo alla crisi. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

PMI, bersaglio immobile

In questi giorni assisto ad un proliferare di articoli di docenti, studiosi e semplici aziendalisti come il sottoscritto in cui si spiega alle PMI tutto quello che non sanno fare, tutto quello che impedisce loro di stare sul mercato.

Fortunatamente molti imprenditori con cui lavoro non hanno tempo di soffermarsi troppo e continuano a fare utili. La mia è una evidente provocazione ma percepisco in chi fa impresa una nuova consapevolezza.

 

Piccolo è bello solo se si cresce.

I giovani imprenditori crescono, fanno fatica, molta fatica, questo Paese fa di tutto per non aiutarli, ma crescono. Piccolo è bello, piccolo non è più bello… mentre l’accademia si accapiglia le pmi più interessanti semplicemente prendono coscienza che piccolo è bello solo se si cresce.

La conquista di nuovi mercati impegna ingenti risorse finanziarie e sforzi organizzativi. Gli investimenti in ricerca e innovazione implicano la costruzione di rapporti con università e centri di ricerca.

La collaborazione tra imprese rappresenta allora uno dei principali elementi per aumentare la capacità di innovare, di competere e dare impulso alla crescita delle attività imprenditoriali.

È evidente che la dimensione aziendale (e dei nostri studi professionali) deve cambiare ma non possiamo sederci a criticare pretendendo che una PMI diventi una multinazionale di taglia USA in pochi anni.

 

Proviamo a parlare di media impresa

C’è tutta una generazione di PMI che sta rivedendo la propria dimensione per adeguarsi al mercato. se ieri distinguevamo tra grandi imprese e PMI, oggi mancando sostanzialmente in Italia le prime converrà approfondire l’analisi delle seconde scoprendo le distinzioni tra medie imprese (50 ml di fatturato, spesso con partecipate estere ecc), piccole imprese (10 ml) che si dan da fare per crescere e micro imprese sotto 1 ml.

 

Le PMI stanno lavorando per colmare il gap

Le PMI dicevo crescono, sono consapevoli dei limiti ma stanno lavorando per colmare il gap culturale, finanziario, di mercato ecc. Studiano, si incontrano, creano network ed imprese a rete. Lo sanno, lo sanno di essere in ritardo, hanno fretta di crescere ma stanno cambiando e vanno incoraggiate.

Fatturato e margini premiano questi nuovi imprenditori, e questa volta i soldi li lasciano in azienda, ci mettono del loro, incontrano le università, provano, sbagliano a volte, ma il mercato le premia. È importante per tutti noi sostenere questi nuovi campioni del made in italy, incoraggiarli.

 

Innovazione nella collaborazione tra PMI e startup

Purtroppo continuo a leggere di facili distinguo tra PMI e startup, tra imprese tradizionali ed innovative, sempre sognando l’america e cercando disperatamente di importare modelli non sostenibili nel nostro Paese.

Credo che la via per la nuova imprenditoria sia più semplice e già segnata: identità, coerenza e lavoro duro per ridefinire la dimensione minima che l’impresa deve raggiungere per competere sul mercato. Settori di nicchia possono evidentemente consentire la sopravvivenza di imprese di dimensioni ridotte, ecc. Le altre dovranno correre e ridefinire la propria dimensione per competere sul mercato.

L’innovazione deve permeare qualunque impresa senza steccati o pregiudizi. La stessa collaborazione tra Pmi e startup si rivelerà un fattore critico di successo se il Paese riuscirà a stimolarla. Senza dimenticare che la prima forma di collaborazione è la fornitura. Le PMI possono collaborare con le startup anche solo acquistandone prodotti o servizi.

 

La necessità di proporre delle storie di impresa.

Quello che dobbiamo fare è indicare dei casi di successo, analizzare delle storie di impresa, raccontare chi ce la fa o ce la sta facendo. Soprattutto dobbiamo imparare a distinguere tra micro impresa, piccola impresa e media impresa. Le PMI non sono tutte uguali, non adottano strategie simili e non si trovano ad affrontare gli stessi problemi.

 

Il ruolo zoppo di grande impresa e P.A.

Quello che manca purtroppo è la grande impresa che faccia ricerca e trasferisca innovazione alla filiera ed una pubblica amministrazione capace di innovare e di acquistare innovazione facendo da volano per i servizi innovativi (e sia chiaro non parlo di aumentare la spesa pubblica ma di cambiarne la destinazione).

 

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Principi Internazionali di Valutazione

Principi Internazionali di Valutazione

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha approvato la bozza di traduzione in lingua italiana degli International Valuation Standards. L’iniziativa segue, tardivamente, la pubblicazione dei Principi Italiani di Valutazione. Principi, linee guida e procedure non solo fanno sempre più parte della cassetta degli attrezzi del professionista ma, almeno negli obiettivi, dovrebbero garantire una maggiore affidabilità nella determinazione del valore a vantaggio dell’intero sistema economico.

Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha approvato la bozza di traduzione in lingua italiana degli International Valuation Standards, emanati nel 2013 dall’International Valutation Standards Council (IVSC). Conformemente alle prassi generalmente adottate per la pubblicazione delle traduzioni degli standard internazionali, il Consiglio nazionale dei commercialisti presenta il lavoro di traduzione svolto con una consultazione pubblica che si chiuderà il 20 maggio 2016.

IVS e PIV: linee guida per la valutazione

L’iniziativa segue, tardivamente, la pubblicazione dei Principi Italiani di valutazione che proprio agli International Valuation Standards dichiarano espressamente di ispirarsi recependoli, pur con importanti modifiche.

Non a caso nella traduzione, si è scelto di uniformarsi alla terminologia proposta nei Principi Italiani di Valutazione emanati a luglio 2015 dall’Organismo Italiano di Valutazione, di cui il Consiglio nazionale dei commercialisti è membro.

“I principi internazionali di valutazione contengono procedure per lo svolgimento di incarichi di valutazione in cui si utilizzano concetti e principi generalmente riconosciuti, nonché una guida operativa per un’applicazione coerente di detti principi. L’IVSC promuove altresì principi per disciplinare la condotta e le competenze degli esperti di valutazione. Tali principi sono di competenza del Professional Board dell’IVSC e sono elaborati e pubblicati indipendentemente dai Principi Internazionali di Valutazione (International Valuation Standards, nel prosieguo IVS). “

Obiettivo condiviso

IVS e PIV condividono il medesimo obiettivo: “accrescere il livello di fiducia degli utilizzatori dei servizi di valutazione mediante la statuizione di procedure di valutazione trasparenti e uniformi.”

Principi e procedure

L’esperto valutatore oggi ha numerosi strumenti a sua disposizione per approfondire una specializzazione che sta acquisendo una notevole rilevanza nella professione del Commercialista. Principi, linee guida e procedure non solo fanno sempre più parte della cassetta degli attrezzi del professionista ma, almeno negli obiettivi, dovrebbero garantire una maggiore affidabilità nella determinazione del valore a vantaggio dell’intero sistema economico.

Una grande sfida per la professione

Non resta che citare il Prof. Bini che in una intervista rilasciata in occasione della pubblicazione dei Principi Italiani di Valutazione ha così ben sintetizzato le sfide e gli obiettivi dei professionisti economico-contabili: “Il nuovo contesto economico-finanziario rappresenta una grande sfida per la professione degli esperti di valutazione. In un contesto più incerto, l’errore è sempre in agguato. Per questa ragione in tutto il mondo si è cercato di rispondere alla crisi emanando oltre che principi di valutazione anche documenti in grado di fungere da linee guida (best practices) per l’esperto di valutazione. Si tratta di documenti che si concentrano sul processo valutativo, sulla completezza della base informativa, sulla sostenibilità delle ipotesi, ecc.. Il loro compito consiste nell’identificare un “modus operandi” condiviso a livello professionale che consenta di ridurre la discrezionalità dell’esperto e per questa via anche l’assunzione di rischi inutili. Naturalmente la valutazione è sempre una opinione, non un dato di fatto, e quindi richiede che l’esperto formuli un giudizio (di necessità soggettivo); tuttavia la soggettività va disciplinata, deve cioè essere esercitata nell’ambito di un percorso razionale, trasparente e completo.”

Per approfondire

Scarica i principi in consultazione

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Rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni 2016

Rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni 2016

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

La manovra 2016 riapre nuovamente i termini relativi alla rideterminazione del valore o del costo di acquisto di terreni e partecipazioni non quotate posseduti all’1.1.2016. Un’agevolazione per sua natura straordinaria, sta diventando praticamente strutturale essendo ormai costantemente riproposta da diversi anni.

La legge di Stabilità attualmente all’analisi delle Camere prevede la riapertura dei termini per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società non quotate posseduti dalle persone fisiche per operazioni estranee all’attività di impresa, società semplici, società ed enti ad esse equiparate di cui all’articolo 5 del TUIR, enti non commerciali per i beni che non rientrano nell’esercizio di impresa commerciale.

Il nuovo valore è determinato sulla base di una perizia giurata di stima; in particolare, per le partecipazioni il valore è determinato in relazione alla frazione del patrimonio netto della società rappresentativa della partecipazione stessa.

La relazione di stima deve essere riferita al valore di mercato dell’intero patrimonio sociale e sottoposta a giuramento.

Il valore “rideterminato” è utilizzato ai fini della determinazione delle plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso dei suddetti terreni e partecipazioni, in luogo del costo o valore di acquisto.

Il 30 giugno 2016 rappresenta il nuovo termine entro il quale redigere e giurare la perizia di stima nonché versare l’imposta sostitutiva o la prima rata della stessa nel caso in cui si opti per il pagamento rateale e il 1° gennaio 2016 il nuovo termine di riferimento per il possesso dei terreni e delle partecipazioni oggetto della rideterminazione del valore.

Analogamente a quanto previsto per la rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni posseduti al 1° gennaio 2015 dall’articolo 1, comma 627 della legge n. 190 del 2014, il raddoppio delle aliquote delle imposte sostitutive dovute sui valori rideterminati (dal 2 al 4 per cento per le partecipazioni non qualificate e dal 4 all’8 per cento per le partecipazioni qualificate e per i terreni).

Copia originale della perizia, unitamente ai dati identificativi dell’esperto e al codice fiscale della società periziata (nonché unitamente alle ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva) devono essere conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi su richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

L’incremento considerevole delle aliquote dell’imposta sostitutiva hanno reso meno appetibile un’agevolazione di cui non si comprende più il senso vista la frequenza con cui viene da anni riproprosta.

Bene farebbe il legislatore a ripensare l’intera normativa in ottica strutturale, evitando l’apertura di finestre temporali che sono ben lungi dall’essere straordinarie.


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Posizione finanziaria netta

Posizione finanziaria netta

Posizione finanziaria netta è un articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il recente documento sulla Posizione finanziaria netta della Fondazione Nazionale dei Commercialisti ci fornisce l’occasione per approfondire un tema complesso e spesso sottovalutato sia nella gestione che nella valutazione d’azienda. La posizione finanziaria netta è considerata nell’OIC 6 un indicatore alternativo di risultato. Né i principi contabili nazionali, né quelli internazionali IAS/IFRS, ne specificano la modalità di calcolo.

 

Il recente documento sulla Posizione finanziaria netta della Fondazione Nazionale dei Commercialisti ci fornisce l’occasione per approfondire un tema complesso e spesso sottovalutato sia nella gestione che nella valutazione d’azienda. La posizione finanziaria netta è considerata nell’OIC 6 un indicatore alternativo di risultato. Né i principi contabili nazionali, né quelli internazionali IAS/IFRS, ne specificano la modalità di calcolo.

La dottrina economico-aziendale ha fornito negli anni posizioni interpretative non del tutto collimanti tra loro che hanno condotto alla formulazione di differenti configurazioni di Posizione finanziaria netta.

In aiuto ci può venire in realtà l’ OIC 6 – ristrutturazione del debito ed informativa di bilancio che ci fornisce qualche indicazione maggiore. Nel dettaglio, lo standard OIC 6 precisa che “ La posizione finanziaria netta (o indebitamento finanziario netto) è calcolata come somma algebrica tra le seguenti grandezze:

  • la posizione finanziaria corrente netta (o indebitamento finanziario corrente netto), calcolata come sommatoria tra le disponibilità liquide, i crediti finanziari correnti e le altre attività finanziarie correnti al netto dei debiti bancari correnti, della parte corrente dell’indebitamento non corrente e degli altri debiti finanziari correnti;
  • la posizione finanziaria non corrente (o indebitamento finanziario non corrente), calcolata come sommatoria tra i debiti bancari non correnti, le obbligazioni emesse e gli altri debiti finanziari non correnti”.

Al fine di fare chiarezza in materia la Fondazione Nazionale Commercialisti ha prodotto un documento per evidenziare come il valore segnaletico del suddetto indicatore in aggiunta ad altri, possa costituire un importante elemento diagnostico sullo stato di salute dell’impresa, con particolare attenzione all’aspetto finanziario e patrimoniale.

La posizione finanziaria netta consente di valutare non solo il livello complessivo di indebitamento dell’impresa e la solidità della struttura patrimoniale, ma anche la capacità di restituzione del debito quando l’indicatore viene rapportato al fatturato.

L’analisi congiunta della posizione finanziaria netta e del rendiconto finanziario aziendale consentono sia analisi previsionali sia la valutazione di nuovi progetti di investimento e di sopportabilità del debito. Secondo quanto previsto dagli IAS, le informazioni così ottenute sono utili per accertare la capacità dell’impresa di produrre le disponibilità liquide ed i mezzi equivalenti necessari alla sopravvivenza dell’impresa, per determinare la necessità del loro impiego e per migliorare la confrontabilità dei risultati operativi tra imprese diverse, in quanto il documento elimina gli effetti dell’impiego di trattamenti contabili differenti riferiti ai medesimi fatti ed operazioni.

Da non sottovalutare inoltre la funzione della posizione finanziaria netta nella valutazione d’azienda (in particolar modo nei metodi dinamici e nei multipli).

Per approfondire

Scarica: La posizione finanziaria netta quale indicatore alternativo di performance

Scarica: L’iscrizione degli indicatori nella relazione sulla gestione – La posizione finanziaria netta

Scarica: OIC 6 – ristrutturazione del debito ed informativa di bilancio

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