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La valutazione della partecipazione in caso di recesso e la previsione di sconti e premi in statuto

La valutazione della partecipazione in caso di recesso e la previsione di sconti e premi in statuto

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il Notariato del Triveneto torna ad approfondire il tema del recesso del socio nelle Spa e in particolare il tema della valutazione della partecipazione e l’applicabilità di sconti di minoranza e premi di maggioranza. Approfondiamo la portata della recente massima anche in vista dell’evento formativo gratuito del 13 ottobre 2015 avente a tema “La gestione del conflitto tra soci nelle Srl” in cui andremo ad approfondire il diritto di recesso e la valutazione della partecipazione anche alla luce dei nuovi principi italiani di valutazione e con l’ausilio delle massime del Notariato.

La posizione del Notariato del Triveneto

In una delle recenti massime del Comitato interregionale dei consigli notarili delle tre Venezie che trovate raccolte negli Orientamenti in materia di atti societari 2015 si considera lecita la previsione di un premio di maggioranza o di uno sconto di minoranza nella clausola statutaria di valorizzazione delle azioni per il caso di recesso.

Riportiamo integralmente sia la massima sia il relativo commento per consentire il dovuto approfondimento: H.H.8 (Previsione di un premio di maggioranza o di uno sconto di minoranza nella clausola statutaria di valorizzazione delle azioni per il caso di recesso – 1° pubbl. 9/15 – motivato 9/15). Con riferimento alle cause convenzionali e derogabili di recesso, è legittimo che lo statuto di una società per azioni non quotata disponga che, in sede di liquidazione delle azioni del socio recedente, si preveda un “premio di maggioranza”, da attribuirsi nel caso in cui la partecipazione azionaria del socio uscente garantisca una posizione di controllo in seno alla società, oppure uno “sconto di minoranza”, da applicarsi nell’opposta ipotesi in cui il “pacchetto azionario” sia ininfluente ai fini del controllo societario”.

La valutazione ex art. 2473 c.c.

Tornando al tema del convegno ricordiamo che nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso:

“… I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente”.

La norma non pare quindi prevedere particolari margini per premi e sconti nella valutazione di partecipazioni e l’apertura del notariato è motivata esclusivamente dalla previsione nello statuto della Spa.

Discrezionalità tecnica

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valore di mercato (da non sottovalutare la difficoltà a reperire informazioni pubbliche su valore di mercato partecipazioni o aziende Pmi).

I principi italiani di valutazione

I principi italiani di valutazione recentemente approvati forniscono all’esperto importanti linee guida a cui rifarsi nella valutazione d’azienda e di partecipazioni sociali. I principi italiani di valutazione (Piv), pur con qualche perplessità sulla loro reale applicabilità soprattutto nel caso di valutazione di Pmi, rappresentano una voce autorevole in dottrina e le loro indicazioni per il valutatore delle partecipazioni in caso di recesso sono chiare e prudenti ma esclusivamente riferibili alle valutazioni ai sensi dell’art. 2437-ter, comma 2.

L’unità di valutazione di riferimento nel caso di valutazioni a fini di recesso è rappresentata dall’azienda nel suo complesso. Il valore della singola azione è calcolato pro-quota.

  • Non paiono applicabili né premi di maggioranza, né sconti di minoranza.
  • Sono invece da considerare quegli sconti che si applicano all’impresa nel suo complesso:
    1. gli sconti per la dipendenza da persone chiave;
    2. nei casi di business che assorbono cassa e richiedono futuri finanziamenti, gli sconti per mancanza di liquidabilità.

    Scarica il documento: Orientamenti in materia di atti societari 2015


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    Valutazione di Azienda, nuovi scenari e prossimi convegni

    Valutazione di Azienda, nuovi scenari e prossimi Convegni

    Sta prendendo forma il calendario dei prossimi eventi formativi, tra lezioni e convegni. Tutti avranno come tema principale la Valutazione di Azienda, una delle specializzazioni che più caratterizza il nostro Studio.

    Entro la fine dell’anno ci troveremo ad affrontare importanti cambiamenti dal punto di vista normativo ed entreranno in vigore nuove best practice in tema di valutazione di azienda. In particolare:

    • Riforma del diritto fallimentare ed in particolar modo del concordato preventivo con nuovi ruoli per Advisor ed Attestatori;
    • Presentazione dei Principi italiani di valutazione (PIV) che contribuiranno meglio a definire una attività in cui sarà sempre più necessaria una forte specializzazione.

    Ci troveremo quindi ad affrontare una piccola rivoluzione che andrà a modificare in maniera sostanziale lo scenario in cui operiamo.

    Principi italiani di valutazione (PIV)

    Oggi sono stati pubblicati i PIV- Principi Italiani di valutazione sul sito della fondazione (www.fondazioneoiv.it).

    I PIV coprono le tematiche di valutazione relative a diverse tipologie di attività (aziende, rami di azienda, strumenti finanziari, beni immateriali, immobili, impianti e macchinari) e di passività (passività finanziarie, passività senza attività corrispondenti, passività potenziali).

    La struttura dei principi segue uno schema collaudato adottato da altri standard  (USPAP, RICS, ecc.) secondo cui i principi sono accompagnati da un commento. Solo i principi sono vincolanti, i commenti forniscono una guida interpretativa del principio.

    I PIV contengono anche la traduzione in italiano del Codice Etico del valutatore professionale emesso dall’IVSC, la cui adesione è richiesta a chi intenda applicare i PIV nelle proprie valutazioni. I PIV entreranno in vigore il 1 gennaio 2016.

    La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. I principi italiani di valutazione (PIV) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale.

    Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle PMI, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani. Qualche criticità pare emergere dalle attuali bozze rilasciate per la pubblica consultazione.

    Riforma del diritto fallimentare

    La riforma del diritto fallimentare da un lato va a recepire la migliore giurisprudenza milanese, dall’altro pare andare a favorire in maniera sostanziale gli istituti di credito e rafforzare il controllo del Tribunale sulle procedure alternative al fallimento (concordato in primis). Attendiamo comunque di poter visionare la Legge Delega e i lavori della commissione Rordorf per formulare un giudizio più preciso.

    Certamente sarà ripensato il ruolo delle principali figure operanti nel concordato preventivo: Advisor, asseveratore del piano e commissario.

    Lezioni, corsi e convegni 2015/2016

    Riportiamo l’elenco degli eventi che ci vedrà come docenti o relatori. Il calendario è piuttosto fitto e qualche data è ancora in forse ma la maggior parte è definitiva. Tutti i convegni hanno fatto domanda di accreditamento presso gli Ordini professionali (Commercialisti ed Avvocati) di competenza.

    Il fitto calendario di eventi in tema sarà un’ottima occasione di approfondimento e confronto con i colleghi che vi parteciperanno.

    Ente organizzatore Data Argomento
    SAF – Università Bocconi 08-set-15 La valutazione d’azienda: principali metodi, DFC e metodi di controllo.
    SAF – Università Bocconi 10-set-15 La valutazione d’azienda da parte del professionista, analisi di un caso.
    La Scala – MySolution 13-ott-15 La gestione del conflitto tra soci nelle srl: recesso e valutazione della partecipazione
    ODCEC Imperia e Sanremo 05-nov-15 Le perizie di stima e la valutazione d’azienda
    Scuola per esperti in procedure concorsuali 19-nov-15 Turnaround mediante affitto e cessione d’azienda: analisi del piano e fattori critici.
    Evento Alumni Bocconi e ODCEC Palermo 23-nov-15 Nuovi principi italiani di valutazione d’azienda nelle PMI
    SAF – Corso per Attestatori 12-gen-16 Il giudizio di fattibilità. Verifica dei dati previsionali nel piano in continuità ex art. 186-bis L.F.
    La Scala – MySolution 09-feb-16 La gestione della crisi d’impresa
    Università Bicocca Marzo (da definire) La Valutazione di Azienda

    Per approfondire


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    Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

    Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

    Segnalo uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che propone un’analisi dei criteri legali di determinazione del valore della partecipazione nell’ipotesi di recesso del socio, distinguendo le ipotesi di recesso a seconda che si tratti di socio di società a responsabilità limitata, socio di s.p.a. non quotate o di s.p.a quotate.

    Viene inoltre presa in considerazione l’ipotesi in cui, in mancanza di un accordo sul valore della partecipazione, sia nelle s.r.l che nelle s.p.a., la valutazione della medesima sia compiuta tramite la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale su istanza della parte più diligente.

    Per approfondire:  Documento – La valutazione della partecipazione del socio recedente

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    Recesso del socio, valutazione della partecipazione e going concern

     Convegno del 12 febbraio 2015

    Fondazione Dottori Commercialisti di Milano

    La riforma del diritto societario ha innovato profondamente i principi attinenti al diritto di recesso dei soci nelle società di capitali. Pur nella valutazione dei contrapposti interessi, il legislatore ha ampliato le cause di recesso e modificato i criteri di determinazione del valore delle azioni/quote da liquidare al socio recedente, oggettivamente penalizzati nella precedente disciplina.  

    Alla tutela della società, quale centro d’interessi compositi e articolati, viene, quindi, a contrapporsi il principio di consentire al socio sempre e comunque una possibilità d’uscita, con una “aspettativa” di rimborso a valori correnti o comunque superiori rispetto all’investimento iniziale.

     

    Il socio recedente conserva la sua posizione ed i relativi diritti fino a quando non venga comunicato al Registro delle imprese l’assetto sociale definitivo conseguente al recesso e al compimento delle operazioni di liquidazione della partecipazione del socio receduto.  

    La dichiarazione di recesso del socio dalla Srl può essere annotata nel Registro delle imprese tenuto dalla Camera di commercio, pubblicandola nella posizione anagrafica della società come semplice ‘annotazione’.

    Nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso:

    «… I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente».

    Posto qualche appunto sulla valutazione delle partecipazioni in caso di recesso e sull’opportunità di valutare eventuali sconti o premi viste le molte email ricevute da colleghi o studenti in tesi sull’argomento. Il dettato normativo coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, lo obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

    • valutazione proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
    • valutazione di mercato.

    Il Notariato

    Il Notariato (Massima Comitato Notarile Triveneto I.H.13) sostiene che l’atto costitutivo, data l’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni, può prevedere criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della partecipazione. Sono da ritenersi per esempio lecite le clausole volte a determinare il valore dell’avviamento secondo calcoli matematici rapportati alla redditività degli esercizi precedenti. Devono invece ritenersi illegittime le clausole che determinano il valore di rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

    Suprema Corte

    La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 16168 del 15 luglio 2014, ha ritenuto legittima una clausola statutaria in cui si prevede, per la determinazione della liquidazione della partecipazione di un socio di società di capitali, il criterio valutativo che tiene conto del valore d’uso dei cespiti nella prospettiva della continuità aziendale, ovvero del “going concern”.

    La Cassazione nella sentenza citata si esprime favorevolmente alla possibilità di introdurre il criterio del going concern, per effetto di una apposita clausola statutaria, come criterio valutativo della partecipazione ex articolo 2437-ter, comma 2 e 4, del Codice civile.

    Secondo la Suprema Corte, la clausola suddetta è coerente con la ratio della norma, essendo questa finalizzata a impedire la penalizzazione del socio che eserciti legittimamente il diritto di recesso mediante una valutazione della partecipazione da liquidare inferiore rispetto al suo presumibile valore di mercato.

    Per la Cassazione quindi, l’applicazione del criterio della valutazione sulla base della continuità aziendale comporta l’individuazione del valore dei beni aziendali in funzione della prosecuzione dell’attività svolta dalla società e non in una prospettiva liquidatoria che consideri valutati in ottica di dismissione.

    Ruolo dell’ esperto

    In caso di recesso spetta all’organo amministrativo, coadiuvato da un esperto di fiducia, predisporre una situazione patrimoniale straordinaria dalla quale emerga il valore della partecipazione determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale riferito al momento della comunicazione del recesso.

    Per approfondire:

    CONVEGNO 12 FEBBRAIO 2015: Il Recesso del socio nella SpA e nella Srl. Aspetti societari, aziendali e tributari. Il nuovo quadro normativo dell’exit verrà affrontato cercando di metterne in evidenza gli aspetti societari, quelli aziendali connessi ai criteri di valutazione di liquidazione della partecipazione, nonché le conseguenti implicazioni fiscali. Tra i relatori: Dott. Andrea Arrigo Panato  VISUALIZZA IL PROGRAMMA DETTAGLIATO

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    Il recesso del socio di S.r.l.

    Il recesso del socio ai sensi dell’art. 2473 c.c., la valutazione delle partecipazioni e le massime del Notariato

    Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

     

    Il recesso del socio è tema particolarmente complesso e delicato nella vita di una società. Il socio di S.r.l. può recedere dalla società nei casi espressamente previsti per legge o nell’atto costitutivo. Nel presente articolo si provvede ad analizzare quanto previsto dalla normativa in vigore con l’ausilio delle massime del Notariato milanese e del Notariato del triveneto.

    Riferimenti normativi

    • Notariato milanese, massima n. 74;
    • Notariato del triveneto, massime I.H.1, I.H.3, I.H.5, I.H.7, I.H.8, I.H.9, I.H.13, I.H.14 e I.H.16;
    • Codice civile, art. 2473 .

    Premessa

    La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, pertanto produce effetti dalla data del suo ricevimento. A partire da tale data, come confermato dalla massima I.H.5 dei notai del triveneto, i diritti sociali connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il recesso sono sospesi, conservando il socio recedente esclusivamente la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

    La dichiarazione di recesso è irrevocabile una volta pervenuta alla società. Il valore della partecipazione da liquidare deve essere determinato con riferimento a detta data.

    Nella tabella seguente è riportato un elenco dei principali presupposti del diritto di recesso del socio.

    Presupposti diritto di recesso del socio Riferimenti
    Decisioni che consentono diritto di recesso al socio dissenziente, assente o astenuto Art. 2473 c.c.
    cambiamento dell’oggetto sociale
    cambiamento del tipo di società
    fusione o scissione
    revoca dello stato di liquidazione
    trasferimento della sede all’estero
    eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo
    compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo
    compimento di operazioni che comportano una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell’art. 2468, comma 4 , c.c. (diritti riguardanti l’amministrazione o il riparto degli utili)
    Cause convenzionali di recesso del socio Atto costitutivo
    Particolari disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento Art. 2473 c.c.
    Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un anno Art. 2473 c.c.

     

    Attenzione

    In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.1 si deve ritenere che per le S.r.l. non sia sufficiente una qualsiasi modifica dell’oggetto sociale, anche se di lieve entità, per legittimare il socio non consenziente ad esercitare il recesso. Nonostante l’art. 2473 c.c. parli semplicemente di “cambiamento dell’oggetto”, la prassi notarile reputa necessario un cambiamento sostanziale e significativo dell’attività sociale. Il recesso è possibile ad esempio in caso di ingresso della società in nuovi settori produttivi che aumentino in maniera considerevole il rischio di impresa.

     

    Attenzione

    In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.3 l’introduzione di un termine di durata in una società a tempo indeterminato, poiché va ad eliminare una causa di recesso, attribuisce ai soli soci assenti o dissenzienti tale diritto.

    Cause convenzionali di recesso

    La massima n. 74 del Notariato milanese chiarisce che l’atto costitutivo di S.r.l. può legittimamente prevedere il diritto di recesso, oltre che nelle ipotesi previste dalla legge:

    1. al verificarsi di (altri) determinati eventi, siano essi rappresentati da deliberazioni di organi sociali, ovvero da atti o fatti diversi, di qualsiasi natura;
    2. al verificarsi di una “giusta causa”, non specificamente determinata dall’atto costitutivo o dallo statuto;
    3. al mero volere del socio recedente (c.d. recesso “ad nutum”) salva la necessità, in quest’ultimo caso, del preavviso di almeno 180 giorni, previsto dagli artt. 2437, comma 3 , c.c., e 2473, comma 2 , c.c..

    Il diritto di recesso derivante da cause convenzionali può essere attribuito dall’atto costitutivo o dallo statuto sia alla generalità dei soci, sia ad alcuni di essi.

    La determinazione del valore di liquidazione delle quote, sempre secondo la massima n. 74 del Notariato milanese (non sempre concordi giurisprudenza e dottrina), nelle ipotesi di cause convenzionali di recesso, può essere definita sulla base di criteri contenuti nell’atto costitutivo o nello statuto, anche in deroga rispetto ai criteri di liquidazione fissati dalla legge per le cause legali di recesso.

    Limiti statutari al diritto di recesso

    In base a quanto previsto dall’art. 2469, comma 2 , c.c., lo statuto della S.r.l., in presenza di una clausola di mero gradimento o di intrasferibilità delle partecipazioni, può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.

     

    Attenzione

    La clausola di sospensione del diritto di recesso, secondo la prassi notarile milanese, può essere introdotta anche in sede di modificazione dell’atto costitutivo, stabilendo in tal caso che il termine (massimo) di due anni decorra dalla introduzione della clausola ovvero dalla sottoscrizione della partecipazione ovvero ancora dall’acquisto di una partecipazione già esistente.

     

    Quando il recesso non può essere esercitato o è privo di efficacia

    Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se:

    • la società revoca la delibera che lo legittima;
    • ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.

    In mancanza di un termine determinato per legge si ritiene che la società possa adottare la revoca della delibera che legittima il recesso, ovvero la delibera di scioglimento della società, entro il termine di centottanta giorni previsto per l’eventuale rimborso delle partecipazioni (massima I.H.7).

    La revoca della delibera che legittima il recesso, ancorché adottata nei termini di legge, non rende inesercitabile tale diritto o inefficace quello già esercitato nell’ipotesi in cui la delibera revocata abbia prodotto effetti sostanziali nel periodo di validità (ad esempio sono stati compiuti atti di amministrazione finalizzati al perseguimento del diverso oggetto sociale deliberato e poi revocato) (massima I.H.8).

    La massima I.H.9 del Notariato del triveneto prende in esame l’ipotesi in cui venga deliberato lo scioglimento della società, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2473 c.c..

    La delibera di revoca dello scioglimento, finalizzata a rendere inesercitabile il recesso o inefficace quello già esercitato, è possibile solo nei seguenti casi:

    1. che il socio originario recedente abbia manifestato il suo consenso, rinunciando al rimborso della partecipazione;
    2. che il socio originario recedente abbia ottenuto il rimborso della partecipazione.

     

    Recesso del socio e valutazione delle quote ex art. 2473 c.c.

    Nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso: «I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente».

    Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

    • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
    • valore di mercato.

    La massima del Comitato Notarile Triveneto I.H.13 chiarisce infatti che l’atto costitutivo, data l’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni, può prevedere criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della partecipazione.

    Sono da ritenersi lecite le clausole volte a determinare il valore dell’avviamento secondo calcoli matematici rapportati alla redditività degli esercizi precedenti.

    Sono invece da ritenersi illecite le clausole che tengano in considerazione i soli valori contabili. Sono parimenti illegittime le clausole che determinano il valore di rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

    L’organo amministrativo (sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile) dovrà predisporre una situazione patrimoniale straordinaria dalla quale emerga il valore della partecipazione determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale riferito al momento della comunicazione del recesso.

     

    Attenzione

    Detta situazione non sarà quindi redatta secondo gli ordinari criteri di valutazione del bilancio d’esercizio essendo la finalità differente. La prassi notarile del triveneto con la massima I.H.16 prende atto dell’oggettiva incertezza di risultato che caratterizza il procedimento di determinazione del valore di liquidazione della partecipazione del socio recedente, incertezza che si traduce in una difficile valutazione dell’opportunità di esercitare il diritto al disinvestimento. Si ritiene quindi possibile per il socio recedente – nel rispetto del procedimento legale di determinazione del valore di liquidazione – condizionare risolutivamente la propria dichiarazione di recesso all’ottenimento di una valutazione minima. La prassi notarile non ritiene invece possibile che tale dichiarazione possa essere sospensivamente condizionata al verificarsi dei medesimi eventi.

     

    Modalità di rimborso della quota

    Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società.

    Non è possibile, in base alla massima notarile I.H.14 del triveneto, derogare statutariamente al termine di centottanta giorni previsto dal comma 4 dell’art. 2473 c.c., per il rimborso della partecipazione al socio receduto.

    Il rimborso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili; in quest’ultimo caso si applica l’art. 2482 c.c. e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.

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