Ci vuole disciplina per viver di poesia

Bellissimo spettacolo Novecento diretto e interpretato da Corrado d’Elia. E’ sempre difficile raccontare sensazioni, soprattutto per me che non ho velleità di critico, ma seguire d’Elia lo fai come un tempo compravi l’ultimo disco del tuo cantante preferito, lo fai sulla fiducia, lo fai per essere partecipe di un percorso.

Non dirò di più sullo spettacolo se non che avete solo pochi giorni per non perdervelo. Riporto però una bella recensione ed qualche frase evocativa che rende l’atmosfera:

«Non si è mai completamente fregati finché si ha una buona storia da raccontare»

e ancora

“Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il regtime, perché è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede”.

La serata di ieri però mi ha stimolato qualche riflessione che partendo dal teatro forse può allargarsi anche ad altro, a qualunque progetto portato avanti con passione.

Quello che mi colpisce sempre è la sincerità con cui trasmette l’amore per il teatro e per il pubblico. Un teatro vivo e contemporaneo che trasmette la voglia di avvicinare lo spettatore e non allontanarlo rinchiudendosi nella torre d’avorio (spesso cosi protettiva ed altrettanto inutile) del ruolo d’attore.

Spesso questo Paese è prigioniero di ruoli, l’avvocato che non richiama il cliente per motivi di status, l’attore che recita convinto che comunque il pubblico non possa capire la sua arte, ecc… una categoria vale l’altra sia chiaro. Un’autodifesa che diventa condanna all’irrilevanza.

Ai tempi della scuola ho frequentato spesso il teatro e sempre mi chiedevo perché gli attori si lamentassero della mancanza di pubblico se nei miei 5 anni di liceo finivo sempre a vedere l’ennesimo Pirandello e l’ennesimo Goldoni. Credetemi non sottovaluto (ora, a 16 anni era più difficile) la complessità delle diverse versioni ma il pubblico va anche avvicinato, educato e soprattutto coinvolto.

Corrado d’Elia racconta storie, storie in cui ti perdi, e lo fa con la stessa emozione e lo stesso stupore che vedi negli occhi dei bimbi.

Mi verrebbe da dire che la cura della fotografia nel suo teatro è da oscar, ma non è cinema e quindi sto dicendo una eresia ma spero di render l’idea. La storia è accompagnata da musiche e i movimenti dell’attore rappresentano quasi fotogrammi. Mi sono sorpreso a chiedermi perché alcuni attimi non venissero immortalati in una foto. Oggi scopro che Teatro libero è su instagram.

Il teatro quindi si rinnova contaminandosi con altre arti, restando fortemente se stesso, valorizzando le sue peculiarità senza né paure né complessi (o forse come avviene per molti progetti ben riusciti accompagnando la paura con il coraggio di affrontarla).

Ma la passione è nulla senza la disciplina. Ieri sera un piccolo inconveniente, qualche rumore di troppo di una classe di studenti venuti a veder lo spettacolo.

L’attore si ferma chiede silenzio, la qualità della mia recitazione dipende dal pubblico, non mi state aiutando a recitare bene (la frase è una mia sintesi).

L’ ho trovato un atto di coraggio (ha per un attimo interrotto la magia del monologo) e di grande rispetto per il pubblico.

Una bella lezione (non solo di teatro), forse non voluta, di certo apprezzata.

 

Ripartiamo da qui!

Il nostro nuovo sito è online!

Oggi, dopo oltre 7 anni, ho deciso di chiudere i vecchi blog. Ne ho dato l’annuncio poco fa in quello che credo sarà l’ultimo post sui vecchi siti

È stata un’esperienza importante della mia vita che mi ha procurato molte soddisfazioni (gli inviti su tv e giornali, siamo diventati un caso aziendale raccontato nei convegni e descritto in un libro – il Marketing dei Commercialisti edito da Egea), ma anche molto impegno.

Oggi come dicevo prendo il coraggio di abbandonare la vecchia casa (o meglio le vecchie case, visto che i blog erano tre) per iniziare un progetto nuovo, più strutturato e professionale ma sempre caratterizzato dalla sincerità che fino ad oggi ha contraddistinto le piccole riflessioni.

Finalmente possiamo annunciare il debutto della nuova versione del nostro sito che, come potete notare, si presenta con una grafica del tutto rinnovata e un layout responsive dinamico e, speriamo, facilmente fruibile.

Il profondo restyling non tocca solo la veste grafica ma anche la sua struttura che si amplia di nuove categorie e contenuti.

Il nuovo sito desidera essere un prezioso strumento di contatto e informazione per tutti gli imprenditori ed i professionisti che vogliono conoscere o  approfondire meglio le attività e la filosofia di Studio Panato | Dottori Commercialisti in Milano.

Cambiare spaventa sempre un pò ma questa volta alla paura di lasciare un porto sicuro e conosciuto si affianca l’entusiasmo di una nuova grande avventura.

Ho avvertito, come è successo a molti in rete, la necessità di:

  • razionalizzare la presenza riunendo il sito di Studio Panato ed i nostri tre blog (Perizie di Stima, NewsLetter fiscale e Riflessioni di un commercialista) in un unico contenitore;
  • migliorare la fruibilità: garantendo la facilità di lettura su tutti o quasi i nuovi dispositivi, dal pc ai tablet passando per i telefonini.
  • migliorare la qualità: raccogliendo e aggiornando i post senza aver la frenesia di produrne di nuovi solo per dover esser presente on line.
  • Creare un piano editoriale più orientato ai clienti del nostro Studio.
Tutto questo senza perdere la spontaneità e la certezza che dietro a tutto c’è sempre una persona, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
In sostanza il progetto è un sito più professionale senza diventare un anonimo sito aziendale. Un sito che continuerà a contenere le mie riflessioni personali accompagnandole ad articoli più tecnici.
Il lettore potrà comunque scegliere facilmente cosa seguire. Le news in home page seguono la stessa divisione dei miei vecchi tre blog.
In questo modo chi cerca informazioni sulle perizie di stima potrà restare facilmente aggiornato e chi invece vorrà seguire le avventure del #panatino non dovrà per forza sorbirsi le ultime novità fiscali.
Per chi non ha troppa voglia di curiosare ecco gli indirizzi dei tre blog:
  • Fisco e società: novità e guide normative in materia fiscale e societaria.
  • Perizie di Stima: approfondimenti sulla valutazione d’azienda nelle principali operazioni straordinarie e nel risanamento d’impresa
  • Riflessioni: lo spazio più intimo e personale, ideale prosecuzione del vecchio ed omonimo blog.

Il sito non è ancora definitivo ma ho deciso di partire subito, un po’ per evitare i lunghi addii, un po’ perché un sito non sarà mai definitivo se è vivo.

Spero avrete voglia di perdonare quindi qualche errore ed i lavori in corso, le ingenuità e la sincerità sono stati in fondo sempre la nostra forza e confido che il lettore continuerà a perdonarci concentrandosi sui fondamentali.

PS forse avrete notato leggendo qualche salto dal IO al NOI. Tradisce una incertezza che deriva dall’aver abbandonato uno spazio più personale ed intimo per approdare a qualcosa di più professionale. Ma la faccia che vedete è la mia ed in questo piccolo angolo del sito continuerete a trovare le mie riflessioni, sempre personali, sempre mie. Devo solo abituarmici un po’… ;-)

 

 

 

 

Guida agli strumenti per la risoluzione della crisi d’impresa

Guida agli strumenti per la risoluzione della crisi d’impresa

Breve guida alla gestione della crisi d’ impresa

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

La riforma del diritto fallimentare ha avuto tra i principali obiettivi quello di agevolare il risanamento dell’impresa in crisi attraverso la valorizzazione degli accordi negoziali al fine di tutelare il valore aziendale e i livelli occupazionali. Il presente articolo vuole essere una breve guida agli strumenti, messi a disposizione dal nostro sistema giuridico, analizzandone le principali peculiarità.

 

Premessa

Tra i principali obiettivi perseguiti dalla riforma, assume rilevanza la composizione concordata della crisi, attraverso la valorizzazione degli accordi negoziali. L’intento del legislatore è principalmente quello di evitare il ricorso a procedure liquidatorie e/o fallimentari da parte dei soggetti in crisi al fine di tutelare il valore aziendale e i livelli occupazionali.

L’ordinamento giuridico prevede tre diverse procedure, finalizzate alla gestione e al superamento dello stato di crisi delle imprese. Elemento comune è che l’impresa predisponga un piano di risanamento in cui si individuino le cause, analizzino le possibili alternative e delineino nel dettaglio le strategie e gli interventi concreti volti a superare le difficoltà economiche e finanziarie.

Le procedure in esame sono le seguenti:

  1. piano attestato di risanamento (ex art. 67 , L.F.);
  2. accordo di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182-bis , L.F.);
  3. concordato preventivo (ex artt. 160 ss. L.F.).

Il piano attestato di risanamento e gli accordi di ristrutturazione dei debiti non possono essere annoverati tra le procedure concorsuali al pari del concordato preventivo, ma sono considerate dalla dottrina maggioritaria procedure stragiudiziali.

Queste tre procedure, spesso (ma non sempre) alternative tra loro, presentano importanti caratteristiche comuni:

  1. presupposto soggettivo: possono accedervi le imprese (siano imprenditori individuali o società commerciali) ritenute fallibili dall’ art. 1 , L.F. che recita: “Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
  2. aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
  3. aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
  4. avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.

I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della Giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento”;

  • presupposto oggettivo: sussistenza dello stato di crisi per il piano attestato di risanamento e dello stato di crisi o insolvenza sia per gli accordi di ristrutturazione dei debiti sia per il concordato preventivo;
  • tutele e limitazioni all’azione revocatoria: l’art. 67, comma 3 , lett. d), L.F. sottrae all’ambito dell’azione revocatoria una serie di atti sulla base della loro afferenza all’esecuzione di un piano di risanamento. L’art. 217-bis L.F. dichiara non applicabili le disposizioni in materia di bancarotta semplice e preferenziale a pagamenti e operazioni compiuti in esecuzione di un piano attestato o di un accordo di ristrutturazione omologato. È quindi opportuno che il piano preveda con un elevato grado di dettaglio gli atti da compiere;
  • piano attestato da parte di un professionista indipendente incaricato dal debitore. Il professionista incaricato della redazione della relazione giurata, oltre a possedere i requisiti indicati dall’art. 28 , lett. a) e b), della L.F. (ovvero esercitare la professione di avvocato, dottore commercialista, ragioniere e ragioniere commercialista, sia in forma individuale che mediante studio professionale associato o società tra professionisti), deve essere iscritto nel registro dei revisori legali. L’attestatore deve inoltre possedere tutti i requisiti di indipendenza e professionalità ai sensi dell’art. 2399, c.c. “e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo” (ex art. 67 , L.F.). L’attestazione presuppone la verifica della veridicità dei dati aziendali, la ragionevolezza e fattibilità del piano e che lo stesso sia idoneo a risanare le posizioni debitorie e a garantire il riequilibrio della situazione economico-patrimoniale.

Gli strumenti di cui sopra, che andiamo a descrivere con maggiore dettaglio, sono caratterizzati da un livello di complessità procedurale e pubblicità crescente, per cui se il piano attestato di risanamento non prevede l’intervento dell’autorità giudiziaria né alcuna forma di pubblicità, l’accordo di ristrutturazione deve essere pubblicato al registro delle imprese e vede il coinvolgimento del Tribunale solo nella fase di omologazione. Il concordato preventivo vede invece il Tribunale operare quale organo della procedura a tutti gli effetti.

 

Piano attestato di risanamento

La disciplina prevista per il piano attestato di risanamento (ex art. 67 L.F.) è essenziale e poco dettagliata. Non sono stabiliti né il contenuto e la forma del piano, che non deve essere soggetto a pubblicità, né il consenso da parte dei creditori, se non nei limiti delle previsioni di accordi di ridefinizione delle posizioni debitorie.

Può inoltre non essere rispettato il principio della par condicio creditorum essendo consentito all’impresa in crisi definire degli accordi con i vari creditori che stabiliscano delle condizioni particolari di trattamento.

Il piano ha come obiettivo principale la soddisfazione dei creditori, tramite il riassestamento dei debiti e la riorganizzazione economico- finanziaria e manageriale dell’azienda, ai fini del prosieguo dell’attività imprenditoriale.

 

Accordo di ristrutturazione dei debiti

Il comma 1 dell’art. 182-bis L.F. prevede che l’imprenditore in crisi può domandare, depositando la documentazione richiesta dall’art. 161 L.F., “l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lett. d) sull’attuabilità dell’accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei”.

La percentuale minima del sessanta per cento dei crediti, indicata dalla norma come condizione per la stipula dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, va calcolata sull’intera esposizione debitoria dell’imprenditore, compresi i crediti garantiti da diritto di prelazione, e si riferisce non al numero dei creditori, ma alla complessiva entità dei crediti.

Con l’istituto in esame il legislatore ha inteso valorizzare il ruolo dell’autonomia privata nella gestione della crisi dell’impresa, mediante la previsione di una procedura semplificata a carattere stragiudiziale sfociante in un accordo, stipulato dal debitore con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, la cui efficacia è garantita dal provvedimento di omologazione del Tribunale.

Stante il carattere contrattuale dell’accordo, il regolamento in esso previsto vincola esclusivamente i creditori che vi abbiano aderito. Per quanto concerne, invece, i creditori che non hanno aderito all’accordo, l’art. 182-bis della L.F. prevede, come requisito di attuabilità dell’accordo stesso, la sua idoneità ad assicurare il pagamento dei creditori estranei escludendo in tal modo qualsiasi effetto remissorio del loro credito.

In particolare, i creditori non aderenti devono essere soddisfatti entro 120 giorni dalla data di scadenza naturale del loro credito, ovvero, se il credito è già scaduto alla data di omologazione, entro 120 giorni dalla stessa data (art. 182-bis , L.F.).

Anche per l’accordo di ristrutturazione non sono stabiliti né forma e contenuto, né termini. Al contrario del piano di risanamento, la procedura dell’accordo è soggetta a pubblicità e, infatti, ha efficacia dalla data di pubblicazione sul registro delle imprese.

 

Concordato preventivo

Il concordato preventivo è un istituto che consente all’imprenditore in crisi il soddisfacimento dei creditori della sua impresa, tramite un piano di ristrutturazione e di pagamento anche parziale di essi attraverso qualsiasi forma. Si tratta, in sostanza, di una particolare procedura concorsuale finalizzata a prevenire e ad evitare il fallimento.

Il comma 1 dell’art. 160 della L.F. individua i presupposti per l’ammissione al concordato preventivo, disponendo che l’imprenditore in stato di crisi (oppure in stato di insolvenza, ai sensi dell’ultimo comma dello stesso art. 160 L.F.) ha la possibilità di sottoporre ai propri creditori un piano che preveda la ristrutturazione dei debiti e il soddisfacimento dei crediti.

Il contenuto del piano è lasciato alla libera determinazione dell’impresa, che può individuare le concrete modalità di soddisfacimento dei creditori, “anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito”.

La norma prevede che il concordato sia approvato “dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto”, precisando che, ove siano previste diverse classi di creditori, “il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi”.

É importante quindi sottolineare che l’impresa debitrice può raggruppare i creditori in classi formate o in base alla posizione giuridica dei creditori stessi o in relazione ad interessi economici omogenei tra debitore e creditori. In questo caso si deve raggiungere le doppia maggioranza, ossia quella all’interno di ogni classi e anche quella di tutti i crediti ammessi al voto. I creditori legittimati al voto sono i soli chirografari.

I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, per i quali la proposta di concordato preveda la soddisfazione non integrale, hanno diritto di voto in quanto “equiparati ai chirografari per la parte residua del credito”.

Nel piano di concordato, a differenza delle altre due procedure, è obbligatorio rispettare la regola della par condicio creditorum e gli effetti sono prodotti nei confronti di tutti i creditori, sia quelli aderenti sia quelli dissenzienti.

Le modifiche apportate all’art. 178 L.F. nel corso del 2012 hanno introdotto il silenzio-assenso nel concordato preventivo. Il comma 4 dell’articolo in questione ora prevede che in mancanza di voto espresso in udienza e in assenza di dissenso pervenuto nei venti giorni successivi all’adunanza, i creditori si ritengono consenzienti.

 

La scelta dello strumento

Per ciascuna delle procedure prese in esame, è opportuno tenere conto di una serie di vantaggi e svantaggi, che possono indurre un’impresa in stato di crisi o insolvenza a ricorrere ad uno strumento piuttosto che ad un altro o addirittura anche a più strumenti. Nelle Linee-Guida per il finanziamento alle imprese in crisi, 2014, infatti si afferma: “L’impresa può infatti iniziare trattative “protette” verso un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182-bis, commi 6° e 7° (supra, par. 1.3), e passare ad un concordato preventivo (conservando gli effetti protettivi sul proprio patrimonio) se lo strumento dell’accordo di ristrutturazione dei debiti si riveli inidoneo (art. 182-bis comma 8° ). Essa può tuttavia anche fare il percorso inverso, chiedendo la protezione del concordato e uscendone poi rapidamente, nel termine concesso dal giudice per il deposito della proposta di concordato e della relativa documentazione, con un accordo di ristrutturazione, quando il risanamento si riveli conseguibile mediante questo più leggero strumento (art. 161, comma 6,° penultimo periodo).”

Il vantaggio comune alle tre procedure è rappresentato dalla possibilità, in caso di successivo fallimento, di esenzione da revocatoria fallimentare per gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere durante l’esecuzione dei piani.

Il concordato preventivo, pur essendo più complesso a livello di adempimenti, rispetto agli altri strumenti ha il vantaggio rappresentato sia dalla prededucibilità dei crediti originati in conseguenza alla procedura, sia dal fatto che produce i suoi effetti per tutti i creditori, anche i dissenzienti. Per contro, a differenza degli altri è vincolato ad un più rigoroso rispetto della par condicio creditorum.

 

Il finanziamento delle imprese in crisi

Una problematica di particolare rilevanza nel concreto è quella legata alla capacità di finanziamento per le imprese in stato di crisi, sia durante la fase di esecuzione del piano, sia durante la così detta “fase interinale” tra la redazione del piano e la sua effettiva esecuzione.

A riguardo la disciplina è dettata negli artt. 182-quater e 182-quinquies, L.F. ed è valida per i finanziamenti ottenuti sia nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182-bis L.F.), sia in quello del concordato preventivo (ex artt. 160 ss. L.F.).

 

Finanziamenti erogati prima della presentazione della domanda

Sono prededucibili i crediti derivanti da finanziamenti erogati prima ed funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, solo se i finanziamenti siano previsti dal piano di cui all’art. 160 L.F. o dall’accordo di ristrutturazione e purché successivamente la prededuzione sia espressamente disposta nel provvedimento con cui il tribunale accoglie la domanda di ammissione al concordato preventivo ovvero l’accordo sia omologato.

 

Finanziamenti erogati in fase di esecuzione delle procedure

I crediti derivanti da finanziamenti effettuati in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato sono prededucibili.

 

Finanziamenti soci

In deroga agli artt. 2467 e 2497-quinquies c.c., entrambi i casi sopra richiamati si applicano anche ai finanziamenti effettuati dai soci fino alla concorrenza dell’80 per cento del loro ammontare. Senza limitazione alcuna invece quando il finanziatore ha acquisito la qualità di socio in esecuzione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti o del concordato preventivo.

 

Finanziamenti espressamente autorizzati dal Tribunale

Il debitore che presenta una domanda di ammissione al concordato preventivo o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti può chiedere al tribunale di essere autorizzato a contrarre finanziamenti, prededucibili, se un professionista designato dal debitore in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3 , lett. d), L.F., verificato il complessivo fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione, attesta che tali finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori.

 

Transazione fiscale e previdenziale

L’art. 182-ter L.F. stabilisce la possibilità per l’impresa debitrice di proporre il pagamento dilazionato o parziale dei debiti tributari e contributivi sia in sede di proposta di concordato preventivo (ex artt. 160 ss. L.F.), sia durante le trattative per gli accordi di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182-bis L.F.). Questa opportunità non è contemplata per le imprese in crisi che fanno ricorso al piano attestato di risanamento (ex art. 67 L.F.).

In particolare, l’istituto della transazione fiscale costituisce una particolare procedura “transattiva” tra il fisco e il contribuente avente ad oggetto la possibilità di pagamento in misura ridotta e/o dilazionata del credito tributario con il limite di non poter attribuire ai crediti privilegiati un trattamento peggiore di quello attribuito ai creditori con grado di privilegio inferiore.

Per quanto riguarda l’IVA e le ritenute operate e non versate, può essere esclusivamente prevista la dilazione del pagamento.

In mancanza di transazione i crediti di cui sopra devono essere soddisfatti integralmente ed entro le scadenze stabilite dalla legge (circolare Agenzia delle Entrate 18 aprile 2008, n. 40/E).

La ratio che giustifica il ricorso allo strumento transattivo da parte del legislatore si lega essenzialmente all’esigenza di voler privilegiare la composizione concordata della crisi oppure la valorizzazione degli accordi negoziali, evitando così, per quanto possibile, il dissesto irreversibile dell’imprenditore commerciale. Questa esigenza rappresenta, come già si è detto, uno tra i principali obiettivi perseguiti con la riforma delle procedure concorsuali.

 

Riferimenti normativi

  • R.D. 16 marzo 1942, n. 267, artt. 1 , 67 , 160 , 182-bis , 182-ter , 182-quater e 182-quinquies ;
  • Codice civile, artt. 2399;
  • Circolare Agenzia delle Entrate 18 aprile 2008, n. 40/E ;
  • Assonime, CNDCEC, Università degli studi di Firenze, “Linee-guida per il finanziamento alle imprese in crisi” (2014) – bozza per la discussione;
  • Documento AIDEA-IRDCEC – Principi di attestazione dei piani di risanamento.

 

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Il diritto di ispezione e controllo del socio

Il diritto di ispezione e controllo del socio di società a responsabilità limitata

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

In base all’art. 2476 cc i soci che non partecipano all’amministrazione della società a responsabilità limitata hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.

Il socio che richiede di esercitare i propri diritti di controllo e la consultazione della documentazione sociale può effettuare copie a proprie spese.

Il diritto di ispezione e controllo trova limite pressoché esclusivo nell’abuso che il socio intenda farne.

l’organo amministrativo non può limitare l’esercizio di tale diritto procrastinando arbitrariamente a suo piacimento e senza alcuna seria e concreta giustificazione i tempi di consultazione della documentazione.

Se la società vuole legittimamente opporre formale diniego, deve fornire elementi a sostegno del comportamento abusivo del socio.

L’incompatibilità tra diritto di ispezione del socio e carica amministrativa cessa quando il socio termina di ricoprire quest’ultima.

Potrebbe essere comunque considerata pretestuosa la richiesta di ispezione o di informazione concernente documenti e circostanze palesemente noti all’ ex amministratore. Il diritto nonostante ciò rimane inalterato per quanto riguarda documenti riferibili a quel periodo ma potenzialmente influenzati da scelte contabili successive.

Mantiene ugualmente il diritto al controllo il socio che ha esercitato il diritto di opzione a vendere la propria partecipazione sociale, se il trasferimento delle quote non si è ancora perfezionato.

La società, coerentemente allo spirito della legge, può subordinare l’esercizio del diritto previsto dall’art. 2476 c.c. di accesso alla documentazione sociale alla sottoscrizione di un impegno di riservatezza.

La documentazione consultata va infatti utilizzata solo nei rapporti con la società, ovvero in vista di eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori. I soci ed i loro professionisti sono tenuti al segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza.

Non a caso alcune sentenze vedono come professionista incaricato dei controlli un commercialista o revisore dei conti, figure legate deontologicamente alla riservatezza ed al segreto professionale. Questo al fine di garantire la tutela degli interessi sociali.

In sintesi, conformemente alla giurisprudenza milanese, il socio va autorizzato, ai sensi dell’ art. 2476 cc:

  • a consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione anche per il tramite di un professionista di sua fiducia;
  • ad estrarre copia a proprie spese della documentazione medesima;
  • nel luogo in cui libri sociali e documenti sono custoditi, previo appuntamento da concordare, come richiesto senza alcuna obiezione, anche per il tramite della posta elettronica certificata;
  • (se richiesto dalla società) previa sottoscrizione da parte del socio e del professionista eventualmente incaricato della dichiarazione di impegno di riservatezza o comunque di specifico impegno ad utilizzare la copia della documentazione solo nell’ambito di rapporti con la società e/o con i suoi amministratori e con esclusione di ogni divulgazione nei confronti di altri soggetti della copia della documentazione e del suo contenuto.

Liquidazione OIC 5

Liquidazione e principio contabile OIC 5

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Al verificarsi di una delle cause previste dall’art. 2484 c.c., il professionista è tenuto ad assistere il cliente nella particolare fase della messa in liquidazione della società, caratterizzata dal venir meno del postulato del going concern previsto dall’art. 2423-bis c.c. Oltre alla valutazione delle poste secondo criteri di liquidazione ben diversi da quelli previsti per il bilancio di esercizio in situazione di continuità aziendale, il codice civile e il principio contabile di riferimento richiedono la redazione di specifici documenti.

 

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 2484 e segg.;
  • OIC, principio contabile n. 5;
  • IRDCEC, documento n. 11/2011.

Le cause

L’art. 2484 c.c. elenca diverse cause, al verificarsi delle quali la società deve prontamente essere posta in liquidazione. Tra le cause rientra la liquidazione per deliberazione dell’assemblea, dipendente cioè dalla sola volontà dei soci, che ad esempio si rendono conto del persistere di condizioni di tensione finanziaria o del consistente calo di vendite senza prospettive di ripresa, prima che queste diventino “condizione patologica” e richiedano l’accesso a procedure concorsuali.

La tempistica con la quale si pongono in essere gli adempimenti richiesti dalla legge riveste fondamentale importanza, onde evitare il verificarsi di responsabilità per amministratori e sindaci della società.

Ai sensi dell’art. 2485 c.c., in caso di ritardo od omissione, gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai soci, dai creditori sociali e dai terzi.Si ricordi, inoltre, la responsabilità solidale del collegio sindacale con gli amministratori derivante dalla mancata vigilanza dell’organo di controllo in conformità agli obblighi richiesti dalla carica, prevista dall’art. 2407 c.c.

Il legislatore, posizionando l’articolo al termine della disciplina delle s.r.l., ha racchiuso in un’unica disciplina la liquidazione delle società di capitali (s.p.a.,s.a.p.a.,s.r.l.).

Tali società si sciolgono:

  1. per il decorso del termine;
  2. per il conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;
  3. per l’impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea;
  4. per la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto è disposto dagli artt. 2447 e 2482-ter c.c. (che prevedono, rispettivamente per s.p.a. e s.r.l., che gli amministratori convochino senza indugio l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al minimo previsto dagli artt. 2327 o 2463 );
  5. nelle ipotesi previste dagli artt. 2437-quater e 2473 c.c. (in tema di diritto di recesso è previsto che debba essere deliberato lo scioglimento della società nel caso in cui, dopo il mancato collocamento delle azioni del socio recedente presso i rimanenti soci o presso terzi, la società non sia in grado di acquistare le azioni e rimborsarle al socio per assenza di utili distribuibili o riserve disponibili);
  6. per deliberazione dell’assemblea;
  7. per le altre cause previste dall’atto costitutivo o dallo statuto.

La società inoltre si scioglie per le altre cause previste dalla legge.

Il procedimento

Al verificarsi di uno degli eventi menzionati dall’art. 2484 c.c., gli amministratori sono tenuti senza indugio ad iscrivere presso il registro delle imprese la dichiarazione del suo accertamento o, in caso di liquidazione volontaria, la delibera assembleare.

In caso di inerzia degli amministratori, il verificarsi della causa di scioglimento può essere accertata dal tribunale con decreto, su istanza di singoli soci o amministratori, ovvero dei sindaci.

Per le sole s.r.l. è possibile la messa in liquidazione senza l’intervento notarile. Tale possibilità è limitata alle ipotesi previste dal n. 1 al n. 5 dell’art. 2484 c.c. Rimane escluso lo scioglimento volontario per delibera assembleare il quale, comportando modifica dell’atto costitutivo, richiede la verbalizzazione notarile.Al verificarsi di una delle cause “automatiche” di scioglimento vi dovrà quindi essere:

  • delibera dell’organo amministrativo avente all’ordine del giorno l’accertamento del verificarsi della causa di scioglimento ex art. 2484 c.c., indicando la causa specifica e il comma di riferimento. La delibera dovrà inoltre contenere la convocazione dell’assemblea dei soci ex art. 2487, comma 1, c.c.;
  • delibera dell’assemblea dei soci per la nominadei liquidatori adottata con le maggioranze richieste per la modificazione dell’atto costitutivo (ma senza l’intervento notarile). L’assemblea prenderà atto del verificarsi dello scioglimento, il cui effetto decorre dalla data di iscrizione nel registro delle imprese della delibera degli amministratori.

 

I liquidatori

In seguito al verificarsi dello scioglimento è richiesta la nomina di uno o più liquidatori (che possono essere scelti anche tra gli amministratori della società). Ai sensi dell’art. 2487 c.c., la nomina avviene con delibera dell’assemblea adottata con le maggioranze previste per la modifica dell’atto costitutivo o dello statuto, appositamente convocata, in caso non vi abbia già provveduto contestualmente all’accertamento delle circostanze di cui ai nn. 2), 4) e 6) del comma 1 art. 2484 c.c. In caso di omissione della convocazione, il tribunale vi provvede su istanza di singoli soci o amministratori.

Nello stabilire il numero dei liquidatori, quelli cui spetta la rappresentanza della società e i criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione, l’assemblea può conferire particolari poteri ai liquidatori.

Può trattarsi di decisioni in merito alla prosecuzione, anche parziale, dell’attività della società (c.d. esercizio provvisorio). Si pensi ad esempio a commesse in corso per le quali valga la pena proseguire i lavori pena l’irrogazione di penali, oppure alla convenienza della continuazione di attività che comportino il mantenimento o l’incremento del valore dell’azienda o di parte di essa, consentendo migliori risultati dal realizzo della stessa.

 

I liquidatori
 

  • Sono in carica dalla data di iscrizione del registro delle imprese della loro nomina
  • Sono soggetti alla disciplina degli amministratori per quanto riguarda la responsabilità e le cause di ineleggibilità
  • Possono essere revocati dall’assemblea o, quanto sussiste una giusta causa, dal tribunale su istanza dei soci, dei sindaci o del pubblico ministero
  • Non vi è più il divieto di nuove operazioni. Permane il vincolo a che l’attività posta in essere sia finalizzata alla conservazione del valore dell’impresa
  • Le delibere dei liquidatori devono essere trascritto in un apposito libro oppure nel libro delle adunanze degli amministratori

 

 

Il collegio sindacale, ove presente, continuerà a svolgere la propria attività.

La decorrenza

L’iscrizione dell’accertamento di una causa di scioglimento assume particolare importanza in quanto è da tale data che ne decorrono gli effetti.

L’art. 2484 c.c. prevede infatti che gli effetti dello scioglimento si determinano dall’iscrizione presso il registro delle imprese della deliberazione di cui al punto 6) dell’articolo stesso e dall’iscrizione della dichiarazione con cui gli amministratori accertano la causa per gli altri punti dell’art. 2484 già menzionati in apertura.

Oltre alle descritte iscrizioni presso il registro delle imprese, l’art. 2250, comma 3, c.c. prescrive che debba essere data ulteriore pubblicità allo stato di liquidazione mediante indicazione negli atti e nella corrispondenza.

Gli obblighi degli amministratori: le consegne ai liquidatori

Dall’iscrizione nel registro delle imprese della nomina dei liquidatori, gli amministratori cessano dalla loro carica e sono tenuti ai seguenti adempimenti:

  • consegna dei libri sociali. Il principio contabile OIC n. 5, al paragrafo 3.2, riporta un elenco dei libri interessati dalla disposizione, sottolineando che il riferimento ai libri sociali è da intendersi in modo estensivo quindi “non solo ai libri sociali di cui all’art. 2421, ma anche ai libri e scritture contabili ex art. 2214 e ad ogni altra documentazione amministrativa riconducibile al patrimonio della società”;
  • consegna di una situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento;
  • consegna di un rendiconto sulla gestione per il periodo successivo all’ultimo bilancio approvato (tra la chiusura dell’esercizio anteriore alla data di scioglimento e la data di pubblicazione della nomina dei liquidatori).

Il principio contabile OIC n. 5 prevede che le consegne ai liquidatori vengano formalizzate mediante apposito verbale.

Nella tabella seguente si riepilogano le caratteristiche salienti dei documenti da predisporre nell’esercizio nel quale la causa di scioglimento si verifica e produce i relativi effetti.

 

DocumentoRedattoreCriteri di valutazione e caratteristicheRiferimenti
Situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimentoAmministratoriCriteri di funzionamento. Situazione contabile alla data di effetto dello scioglimento, senza alcuna scrittura di rettifica (saldi dei conti patrimoniali, economici e conti d’ordine).Art. 2487-bis
Rendiconto sulla gestioneAmministratoriCriteri di funzionamento. Costituito da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa.Art. 2487-bis c.c.
Bilancio iniziale di liquidazioneLiquidatoriCriteri di liquidazione e iscrizione del fondo per costi e oneri di liquidazione.Solo situazione patrimoniale che riporti il confronto con i valori del rendiconto degli amministratori.Documento richiesto dal principio OIC n. 5, non dal codice civile
Primo bilancio annuale di liquidazioneLiquidatoriCriteri di liquidazione. Soggetto all’approvazione dell’assemblea e al controllo degli organi preposti, ove presenti.OIC n. 5 e art. 2490 c.c.

 

Situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento

La funzione di questo documento è quella di rappresentare dettagliatamente (l’OIC n. 5 parla di voci e sottovoci del piano dei conti) il patrimonio della società e il risultato della gestione degli amministratori nel periodo intercorrente tra la chiusura dell’ultimo bilancio di esercizio e la data di iscrizione della delibera di scioglimento.

 

Rendiconto della gestione degli amministratori

Si tratta di un vero e proprio bilancio infrannuale costituito da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa, redatto per il periodo intercorrente tra la data di chiusura dell’esercizio precedente e la data di pubblicazione della nomina dei liquidatori. Per quanto la redazione debba avvenire secondo criteri di funzionamento, l’OIC n. 5 prevede che gli amministratori tengano conto dell’intervenuto scioglimento della società, non potendo ad esempio procedere ad ulteriore capitalizzazione di oneri pluriennali.

Nella redazione del rendiconto gli amministratori devono seguire quanto richiesto dagli artt. 2424, 2425 e 2427 c.c.

Rappresenterà il documento al quale i liquidatori faranno riferimento per la redazione del bilancio iniziale.

 

Bilancio iniziale di liquidazione e fondo per costi e oneri di liquidazione

Questo documento, il primo redatto secondo principi di liquidazione, rappresenta la situazione patrimoniale della società alla data di apertura della liquidazione, tenendo presente lo scopo di quest’ultima fase della vita dell’impresa, cioè il realizzo delle attività e l’estinzione di tutte le passività. I liquidatori devono porsi l’obiettivo, apportando le rettifiche e gli stanziamenti che verranno in seguito indicati, di valutare la fattibilità della procedura di liquidazione, ed eventualmente interromperla nel caso, in seguito alle rettifiche apportate allo stato patrimoniale, la somma delle disponibilità liquide e del presumibile valore di realizzo delle attività si manifesti incapiente per il pagamento dei creditori.

I liquidatori possono richiedere ai soci eventuali versamenti ancora dovuti oppure, in presenza delle condizioni previste dalla legge fallimentare, chiedere al tribunale la dichiarazione di fallimento della società.

 

I criteri da adottare nella valutazione delle poste sono i seguenti:

  • beni: valore di realizzo per stralcio;
  • crediti: valore di realizzo;
  • debiti: valore di estinzione.

Verranno inoltre interrotti gli ammortamenti e stralciate le attività immateriali non ritenute monetizzabili.

 

I liquidatori sono quindi tenuti ad apportare alle poste dell’attivo e del passivo le rettifiche necessarie per esporre le stesse al prevedibile valore di realizzo (o di estinzione). La contropartita delle registrazioni contabili non avrà impatto sul risultato di esercizio essendo richiesta l’iscrizione di un apposito conto denominato rettifiche di liquidazione che entrerà a far parte del patrimonio netto iniziale di liquidazione.

In tema di rettifiche da apportare, si riportano alcuni esempi tratti dal principio contabile OIC n. 5:

  • eliminazione di alcune attività, il cui permanere non ha più senso in ottica di liquidazione;
  • adeguamento dei crediti secondo le prospettive di esigibilità;
  • iscrizione degli interessi maturati, delle sanzioni o di eventuali sconti ottenuti sui debiti già iscritti in bilancio;
  • iscrizione dei maggiori valori derivanti dal valore di realizzo di attività notevolmente superiore al valore contabile;
  • iscrizione del debito per imposte relativo al periodo antecedente l’inizio della liquidazione.

È inoltre prevista la creazione del fondo per costi e oneri di liquidazione.

Il principio contabile di riferimento elenca a titolo esemplificativo alcune voci da inserire in tale fondo, precisando che devono essere iscritti i costi, oneri e proventi che maturano dalla data di inizio della liquidazione essendo le attività e le passività precedenti a tale data, comprensive di rettifiche, già iscritte nello stato patrimoniale di inizio liquidazione.

Il fondo verrà iscritto nel patrimonio netto iniziale di liquidazione per il saldo tra componenti positivi e negativi stanziati, i quali non andranno ad intaccare il conto economico ma avranno come contropartita il conto rettifiche di liquidazione.

Il conto rettifiche di liquidazione accoglierà pertanto sia le rettifiche di attività e passività già presenti nel rendiconto degli amministratori, che gli stanziamenti effettuati per la creazione del fondo costi e oneri.

 

Costi e oneri

  • fitti passivi per i locali utilizzati dalla procedura di liquidazione e relative utenze;
  • retribuzioni ed oneri sociali per i dipendenti dell’ufficio di liquidazione;
  • compensi per i professionisti;
  • compensi ai liquidatori, al revisore contabile e ai membri del collegio sindacale (se esistente);
  • oneri per eventuale noleggio di macchinari ed attrezzature necessarie all’ufficio di liquidazione;
  • oneri finanziari per il periodo della liquidazione su debiti (verso banche, verso soci ed altri finanziatori) iscritti nel bilancio iniziale di liquidazione (gli oneri maturati fino a tale data sono già iscritti nel rendiconto degli amministratori), comprese le rate relative a contratti di leasing (quota capitale e interessi);
  • spese legali necessarie per la fase finale di cancellazione della società;
  • imposte dirette, correnti e differite (si veda l’OIC n. 25), sui redditi fiscali previsti per gli anni di durata della liquidazione e per il riparto finale.

 

Proventi

  • interessi attivi da titoli, depositi e conti correnti bancari e da finanziamenti attivi in essere alla data di inizio della liquidazione;
  • dividendi da azioni in portafoglio, utili da partecipazioni non azionarie e strumenti finanziari partecipativi;
  • rimborsi di imposte e tasse e di altri costi ed oneri iscritti nel fondo;
  • fitti attivi di immobili di proprietà della società dati in locazione a terzi o da sublocazioni;
  • canoni attivi per noleggi di beni di proprietà;
  • eventuali proventi da cessione di contratti di leasing;
  • proventi derivanti dall’esito positivo di cause civili.

 

 

Primo bilancio annuale di liquidazione

L’OIC n. 5 raccomanda che la situazione dei conti e il rendiconto sulla gestione vengano allegati al primo bilancio annuale di liquidazione. In tal modo il documento che sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea comprenderà la rappresentazione delle diverse frazioni dell’esercizio di apertura della liquidazione. I primi tre documenti indicati in tabella non sono infatti soggetti all’approvazione assembleare.

In caso di opzione per l’esercizio provvisorio dell’attività della società, anche parziale, le poste interessate devono essere oggetto di separata indicazione.

Nella nota integrativa dovranno essere date informazioni sul conto rettifiche di liquidazione e sui criteri di valutazione adottati dai liquidatori con evidenza delle variazioni rispetto all’ultimo bilancio approvato.

Nel conto economico rispettivamente al termine degli aggregati valore della produzione, costi della produzione e proventi ed oneri finanziari, dovrà essere iscritta un’apposita voce la cui denominazione è espressamente indicata dal principio OIC n. 5 come segue:

  • “utilizzo del fondo per costi ed oneri di liquidazione, per i proventi già iscritti nel fondo” (segno negativo);
  • “utilizzo del fondo per costi ed oneri di liquidazione” (segno negativo).

In seguito alle iscrizioni sopra esposte, il risultato del conto economico non risulterà influenzato dalle componenti iscritte in apertura nel fondo, dal momento che queste, imputate al conto economico per competenza al momento del verificarsi dell’evento generatore, verranno sterilizzate dall’apposita voce attestante l’utilizzo.

Se la liquidazione dovesse protrarsi per più di un esercizio, i liquidatori dovranno predisporre per ogni esercizio il bilancio annuale nel quale vi sarà rappresentazione dell’andamento della gestione liquidatoria del periodo.

Il mancato deposito del bilancio per tre esercizi consecutivi comporta la cancellazione d’ufficio della società dal registro delle imprese.

 

Bilancio finale di liquidazione e piano di riparto

Al termine delle operazioni di liquidazione, realizzate tutte le attività ed estinte tutte le passività, la situazione patrimoniale della società risulterà molto semplice. Sarà costituita dalle disponibilità liquide residue dal lato attivo e dal patrimonio netto di liquidazione dal lato passivo.

Nel bilancio finale di liquidazione, costituito da stato patrimoniale e conto economico, verranno riepilogate le operazioni relative al periodo tra la data di inizio esercizio e quella di chiusura della liquidazione.

Il principio contabile consiglia la predisposizione di un conto economico riepilogativo che comprenda l’intero periodo di liquidazione.

Il piano di riparto deve contenere l’indicazione della parte spettante a ciascun socio nella divisione dell’attivo (art. 2492 c.c.). Dalle somme oggetto di ripartizione verranno scomputati eventuali acconti corrisposti nel corso della procedura.

Qualora dovessero residuare posizioni debitorie (compensi ai liquidatori e debiti in contenzioso ad esempio), i liquidatori vincoleranno nell’attivo somme pari alle poste non ancora estinte.

Il bilancio finale di liquidazione si ritiene approvato in assenza di reclami da parte dei soci nei 90 giorni successivi al deposito presso il registro delle imprese (corredato di nota integrativa, relazione dell’organo di controllo e del revisore legale). In alternativa è possibile l’esplicita approvazione del bilancio da parte dei soci.

Dopo l’approvazione può avvenire il riparto e, in seguito a richiesta dei liquidatori, la cancellazione della società dal registro delle imprese. La cancellazione comporta l’estinzione della società come soggetto di diritto.

Revoca della liquidazione

L’art. 2487-ter c.c. prevede espressamente che, previa eliminazione della causa di scioglimento, lo stato di liquidazione possa essere in ogni momento revocato dalla società.

Gli artt. 2437 e 2473 c.c., rispettivamente per s.p.a. e s.r.l. attribuiscono il diritto di recesso ai soci che non hanno concorso alla deliberazione di revoca.

Differenze s.r.l./s.p.a. – società di persone

Come evidenziato in apertura, gli artt. 2484 e segg. c.c. disciplinano la liquidazione delle società di capitali. Per quanto riguarda le società di persone gli articoli di riferimento sono dall’art. 2272 al 2283 c.c., dall’art. 2308 al 2312 c.c.c e dall’art. 2323 al 2324 c.c..

Si riportano alcune differenze tra le due tipologie societarie in tema di liquidazione.

 

Società di personeSocietà di capitali
Art. 2272 c.c.: tra le cause di scioglimento è prevista la mancanza di pluralità dei soci, in caso non venga ricostituita entro sei mesi (in tema di s.a.s. si veda l’art. 2323 c.c.).Si evidenzia inoltre la necessità dell’unanimità in caso di messa in liquidazione per volontà dei soci.In tema di s.n.c. e s.a.s. l’art. 2308 c.c. prevede lo scioglimento della società in caso di dichiarazione di fallimento (salvo abbia per oggetto un’attività non commerciale). Le s.p.a. e le s.r.l. possono continuare ad esistere anche in forma unipersonale, previo il rispetto delle disposizioni sul capitale sociale, delle opportune iscrizioni presso il registro delle imprese e delle conseguenti indicazioni negli atti e nella corrispondenza.Per quanto riguarda le s.a.p.a. l’art. 2458 c.c. prevede lo scioglimento della società in caso di cessazione dall’ufficio di tutti gli amministratori, se nel termine di centottanta giorni non si è provveduto alla loro sostituzione. 
Art. 2277, comma 2, c.c.: richiesta la redazione da parte dei liquidatori, insieme con gli amministratori, dell’inventario iniziale di liquidazione. Art. 2490, comma 4, c.c.: prevista l’indicazione nel primo bilancio successivo alla nomina dei liquidatori della variazione dei criteri di valutazione adottati rispetto all’ultimo bilancio approvato. 
Artt. 2278 e 2279 c.c.: conferiti ai liquidatori i poteri per compiere gli atti necessari per la liquidazione e il divieto per gli stessi di intraprendere nuove operazioni. Art. 2489 c.c.: i liquidatori possono compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società (salvo diversa disposizione statutaria).
Approvazione bilancio finale di liquidazione – art. 2311, c.c.: termine di due mesi dalla comunicazione ai soci tramite raccomandata del bilancio finale e del piano di riparto senza che siano giunte impugnazioni da parte dei soci. Art. 2492 c.c.: bilancio approvato decorso il termine di 90 giorni dal deposito presso il registro delle imprese senza che vi siano reclami da parte dei soci. 

 

 

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Il recesso del socio di S.r.l.

Il recesso del socio ai sensi dell’art. 2473 c.c., la valutazione delle partecipazioni e le massime del Notariato

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il recesso del socio è tema particolarmente complesso e delicato nella vita di una società. Il socio di S.r.l. può recedere dalla società nei casi espressamente previsti per legge o nell’atto costitutivo. Nel presente articolo si provvede ad analizzare quanto previsto dalla normativa in vigore con l’ausilio delle massime del Notariato milanese e del Notariato del triveneto.

Riferimenti normativi

  • Notariato milanese, massima n. 74;
  • Notariato del triveneto, massime I.H.1, I.H.3, I.H.5, I.H.7, I.H.8, I.H.9, I.H.13, I.H.14 e I.H.16;
  • Codice civile, art. 2473 .

Premessa

La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, pertanto produce effetti dalla data del suo ricevimento. A partire da tale data, come confermato dalla massima I.H.5 dei notai del triveneto, i diritti sociali connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il recesso sono sospesi, conservando il socio recedente esclusivamente la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

La dichiarazione di recesso è irrevocabile una volta pervenuta alla società. Il valore della partecipazione da liquidare deve essere determinato con riferimento a detta data.

Nella tabella seguente è riportato un elenco dei principali presupposti del diritto di recesso del socio.

Presupposti diritto di recesso del socioRiferimenti
Decisioni che consentono diritto di recesso al socio dissenziente, assente o astenutoArt. 2473 c.c.
cambiamento dell’oggetto sociale
cambiamento del tipo di società
fusione o scissione
revoca dello stato di liquidazione
trasferimento della sede all’estero
eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo
compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo
compimento di operazioni che comportano una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell’art. 2468, comma 4 , c.c. (diritti riguardanti l’amministrazione o il riparto degli utili)
Cause convenzionali di recesso del socioAtto costitutivo
Particolari disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamentoArt. 2473 c.c.
Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un annoArt. 2473 c.c.

 

Attenzione

In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.1 si deve ritenere che per le S.r.l. non sia sufficiente una qualsiasi modifica dell’oggetto sociale, anche se di lieve entità, per legittimare il socio non consenziente ad esercitare il recesso. Nonostante l’art. 2473 c.c. parli semplicemente di “cambiamento dell’oggetto”, la prassi notarile reputa necessario un cambiamento sostanziale e significativo dell’attività sociale. Il recesso è possibile ad esempio in caso di ingresso della società in nuovi settori produttivi che aumentino in maniera considerevole il rischio di impresa.

 

Attenzione

In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.3 l’introduzione di un termine di durata in una società a tempo indeterminato, poiché va ad eliminare una causa di recesso, attribuisce ai soli soci assenti o dissenzienti tale diritto.

Cause convenzionali di recesso

La massima n. 74 del Notariato milanese chiarisce che l’atto costitutivo di S.r.l. può legittimamente prevedere il diritto di recesso, oltre che nelle ipotesi previste dalla legge:

  1. al verificarsi di (altri) determinati eventi, siano essi rappresentati da deliberazioni di organi sociali, ovvero da atti o fatti diversi, di qualsiasi natura;
  2. al verificarsi di una “giusta causa”, non specificamente determinata dall’atto costitutivo o dallo statuto;
  3. al mero volere del socio recedente (c.d. recesso “ad nutum”) salva la necessità, in quest’ultimo caso, del preavviso di almeno 180 giorni, previsto dagli artt. 2437, comma 3 , c.c., e 2473, comma 2 , c.c..

Il diritto di recesso derivante da cause convenzionali può essere attribuito dall’atto costitutivo o dallo statuto sia alla generalità dei soci, sia ad alcuni di essi.

La determinazione del valore di liquidazione delle quote, sempre secondo la massima n. 74 del Notariato milanese (non sempre concordi giurisprudenza e dottrina), nelle ipotesi di cause convenzionali di recesso, può essere definita sulla base di criteri contenuti nell’atto costitutivo o nello statuto, anche in deroga rispetto ai criteri di liquidazione fissati dalla legge per le cause legali di recesso.

Limiti statutari al diritto di recesso

In base a quanto previsto dall’art. 2469, comma 2 , c.c., lo statuto della S.r.l., in presenza di una clausola di mero gradimento o di intrasferibilità delle partecipazioni, può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.

 

Attenzione

La clausola di sospensione del diritto di recesso, secondo la prassi notarile milanese, può essere introdotta anche in sede di modificazione dell’atto costitutivo, stabilendo in tal caso che il termine (massimo) di due anni decorra dalla introduzione della clausola ovvero dalla sottoscrizione della partecipazione ovvero ancora dall’acquisto di una partecipazione già esistente.

 

Quando il recesso non può essere esercitato o è privo di efficacia

Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se:

  • la società revoca la delibera che lo legittima;
  • ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.

In mancanza di un termine determinato per legge si ritiene che la società possa adottare la revoca della delibera che legittima il recesso, ovvero la delibera di scioglimento della società, entro il termine di centottanta giorni previsto per l’eventuale rimborso delle partecipazioni (massima I.H.7).

La revoca della delibera che legittima il recesso, ancorché adottata nei termini di legge, non rende inesercitabile tale diritto o inefficace quello già esercitato nell’ipotesi in cui la delibera revocata abbia prodotto effetti sostanziali nel periodo di validità (ad esempio sono stati compiuti atti di amministrazione finalizzati al perseguimento del diverso oggetto sociale deliberato e poi revocato) (massima I.H.8).

La massima I.H.9 del Notariato del triveneto prende in esame l’ipotesi in cui venga deliberato lo scioglimento della società, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2473 c.c..

La delibera di revoca dello scioglimento, finalizzata a rendere inesercitabile il recesso o inefficace quello già esercitato, è possibile solo nei seguenti casi:

  1. che il socio originario recedente abbia manifestato il suo consenso, rinunciando al rimborso della partecipazione;
  2. che il socio originario recedente abbia ottenuto il rimborso della partecipazione.

 

Recesso del socio e valutazione delle quote ex art. 2473 c.c.

Nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso: «I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente».

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valore di mercato.

La massima del Comitato Notarile Triveneto I.H.13 chiarisce infatti che l’atto costitutivo, data l’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni, può prevedere criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della partecipazione.

Sono da ritenersi lecite le clausole volte a determinare il valore dell’avviamento secondo calcoli matematici rapportati alla redditività degli esercizi precedenti.

Sono invece da ritenersi illecite le clausole che tengano in considerazione i soli valori contabili. Sono parimenti illegittime le clausole che determinano il valore di rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

L’organo amministrativo (sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile) dovrà predisporre una situazione patrimoniale straordinaria dalla quale emerga il valore della partecipazione determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale riferito al momento della comunicazione del recesso.

 

Attenzione

Detta situazione non sarà quindi redatta secondo gli ordinari criteri di valutazione del bilancio d’esercizio essendo la finalità differente. La prassi notarile del triveneto con la massima I.H.16 prende atto dell’oggettiva incertezza di risultato che caratterizza il procedimento di determinazione del valore di liquidazione della partecipazione del socio recedente, incertezza che si traduce in una difficile valutazione dell’opportunità di esercitare il diritto al disinvestimento. Si ritiene quindi possibile per il socio recedente – nel rispetto del procedimento legale di determinazione del valore di liquidazione – condizionare risolutivamente la propria dichiarazione di recesso all’ottenimento di una valutazione minima. La prassi notarile non ritiene invece possibile che tale dichiarazione possa essere sospensivamente condizionata al verificarsi dei medesimi eventi.

 

Modalità di rimborso della quota

Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società.

Non è possibile, in base alla massima notarile I.H.14 del triveneto, derogare statutariamente al termine di centottanta giorni previsto dal comma 4 dell’art. 2473 c.c., per il rimborso della partecipazione al socio receduto.

Il rimborso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili; in quest’ultimo caso si applica l’art. 2482 c.c. e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.

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Affitto di azienda

Affitto di azienda, elementi, forma e obblighi del contratto

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

L’ affitto di azienda è uno strumento particolarmente flessibile, utilizzato sia nelle operazioni di finanza straordinaria, sia nella gestione del passaggio generazionale, sia nei processi di risanamento aziendale per minimizzare i rischi dell’acquirente e salvaguardare il valore aziendale. La flessibilità però comporta una particolare attenzione da parte del professionista nella stesura del contratto al fine di limitare le cause di potenziale conflitto tra affittante ed affittuario.

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 1615 e segg., 2561 e 2562 .

Definizione

L’ affitto di azienda è quel contratto con il quale il proprietario (affittante), dietro corrispettivo, si obbliga a far godere l’azienda ad altro soggetto (affittuario), il quale deve gestirla, senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni delle scorte. L’art. 2555 c.c. definisce l’azienda come “il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. La possibilità di stipulare contratti di affitto aventi ad oggetto l’azienda è prevista dall’art. 2562 c.c., il quale si limita a prevedere che all’affitto d’azienda si applichino le medesime norme previste dall’art. 2561 c.c. in tema di usufrutto d’azienda.

Forma del contratto

Il contratto di affitto di azienda deve essere redatto con atto pubblico (o scrittura privata autenticata) depositato, per l’iscrizione nel Registro delle imprese, a cura del notaio rogante, nei 30 giorni successivi all’operazione.

Finalità

L’ affitto di azienda è uno strumento contrattuale duttile che può consentire alle parti il raggiungimento di diverse finalità:

  • operazione strumentale ad altre operazioni straordinarie quali cessione o fusione d’azienda; in particolare con l’inserimento di clausole contrattuali adeguate può limitare i rischi di sopravvenienze passive a carico del futuro compratore e la relativa (e spesso costosa) attività di due diligence;
  • passaggio generazionale: consente di verificare la capacità imprenditoriale dell’erede senza perdere la proprietà dell’azienda. L’affitto in sostanza può rappresentare un periodo di prova garantendo all’attuale imprenditore la tutela e la salvaguardia dei propri interessi e del capitale aziendale;
  • nella patologia aziendale consente l’esercizio temporaneo dell’attività in caso di crisi finanziaria o fallimento, salvaguardando l’integrità dei beni aziendali e dell’avviamento. Il concordato preventivo mediante contratto di affitto e opzione di cessione dell’azienda ne è l’esempio più classico. L’operazione spesso a tutela delle parti è subordinata alla approvazione degli organi della procedura. Si ricorda in particolare che in base all’art. 79 L.F. : “Il fallimento non è causa di scioglimento del contratto d’affitto d’azienda, ma entrambe le parti possono recedere entro 60 giorni, corrispondendo alla controparte equo indennizzo che, nel dissenso delle parti, è determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati”. Inoltre l’indennizzo dovuto dal curatore è qualificato come credito prededucibile.

Spesso, anche al fine di limitare responsabilità e contestazioni tra le parti, l’affittuario è costituito da una nuova società (newco) appositamente costituita per l’operazione.

Normativa di riferimento

L’ affitto di azienda è normato dall’art. 2562 c.c., che a sua volta richiama l’art. 2561 c.c. relativo all’usufrutto: “L’usufruttuario dell’azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue. Egli deve gestire l’azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. Se non adempie tale obbligo o cessa arbitrariamente dalla gestione dell’azienda, si applica l’art. 1015 [cessazione dell’usufrutto]. La differenza tra le consistenze d’inventario all’inizio e al termine dell’usufrutto è regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell’usufrutto”. Vista l’esigenza di colmare le lacunose disposizioni in materia di affitto d’azienda non rimane che rifarsi per quanto possibile agli articoli sulla locazione (artt. 1615 e segg. c.c. ).

Attenzione  Non potendo disporre di una normativa dettagliata in materia si suggerisce di sopperire con contratti di affitto particolarmente dettagliati, ovviando contrattualmente a quanto non previsto dal legislatore.

Obblighi dell’affittante

Obbligo di consegna dell’azienda  In base all’art. 1617 c.c. il locatore è tenuto a consegnare la cosa, con i suoi accessori e le sue pertinenze, in stato da servire all’uso e alla produzione a cui è destinata.

Diritti di controllo  Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto se l’affittuario non destina al servizio della cosa i mezzi necessari per la gestione di essa, se non osserva le regole della buona tecnica, ovvero se muta stabilmente la destinazione economica della cosa (art. 1618 c.c.). Inoltre il locatore può accertare in ogni tempo, anche con accesso in luogo, se l’affittuario osserva gli obblighi che gli incombono (art. 1619 c.c.).

Attenzione  In caso di affitto d’azienda si suggerisce di prevedere espressamente anche la possibilità di effettuare controlli nella contabilità aziendale per monitorare l’andamento economico/patrimoniale.

Divieto di concorrenza

In base all’art. 2557 c.c. chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma 1 art. 2557 c.c. è valido, purché non impedisca ogni attività professionale dell’alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque anni dal trasferimento. Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non è stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo di cinque anni dal trasferimento. Nel caso di usufrutto o di affitto dell’azienda il divieto di concorrenza disposto dal comma 1 art. 2557 c.c. vale nei confronti del proprietario o del locatore per la durata dell’usufrutto o dell’affitto.

Attenzione  La disposizione nulla dice per la concorrenza dell’affittuario (al termine dell’affitto). Opportuno quindi prevedere adeguata regolamentazione contrattuale a tutela dell’avviamento.

Manutenzioni

Salvo patto contrario, il locatore è tenuto ad eseguire a sue spese, durante l’affitto, le riparazioni straordinarie. Le altre sono a carico dell’affittuario (art. 1621 c.c.).

Attenzione  Non è sempre facile la distinzione, pertanto è opportuna una dettagliata indicazione contrattuale di ciò che si debba intendere per spese ordinarie e straordinarie. Le parti devono prevedere contrattualmente in modo dettagliato i rispettivi obblighi ed impegni al fine di limitare potenziali cause di conflitto.

Attenzione  Importante in particolar modo valutare l’opportunità di prevedere eventuali manutenzioni programmate previste dalle case produttrici di particolari impianti.

Cooperazione

L’affittante ha un generale dovere di cooperazione con l’affittuario (ad es. per facilitare il passaggio di consegne, i rapporti con la clientela, le pratiche necessarie per l’ottenimento o la voltura delle autorizzazioni amministrative, ecc.).

Obblighi dell’affittuario

Obblighi principali

Nella gestione aziendale i principali obblighi che fanno capo all’affittuario sono:

  1. esercitare l’attività sotto la ditta che la contraddistingue, se il concedente vi ha acconsentito;
  2. non modificare la destinazione economica dell’azienda;
  3. provvedere alla conservazione dell’efficienza dell’organizzazione degli impianti e le normali dotazioni di scorte;
  4. corrispondere il canone dovuto, nei tempi e con le modalità stabilite contrattualmente;
  5. non lasciare inattiva l’azienda.

Durante la sua gestione l’affittuario può, salvo diversi limiti stabiliti contrattualmente, vendere beni che, nella normale operatività dell’azienda, sono destinati a tale scopo; può modificare o sostituire impianti, macchinari e attrezzature varie. L’affittuario, inoltre, ex art. 1620 c.c., può intraprendere tutte quelle iniziative che ritenga opportune per produrre un aumento di reddito o creino un incremento del valore aziendale, purché esse non importino obblighi per il locatore o non gli arrechino pregiudizio, e siano conformi all’interesse della produzione. È fatto invece espresso divieto, salvo diversa previsione contrattuale, di subaffittare e/o cedere l’affitto senza il consenso dell’affittante (art. 1624 c.c.). La violazione di tale divieto è causa di risoluzione del contratto d’affitto d’azienda.

Elementi del contratto

Elementi obbligatoriElementi facoltativi
Canone, tempi e modalità di pagamentoRegolamentazione degli obblighi di manutenzione
Mantenimento della destinazione dell’aziendaDefinizione del momento di cessazione del contratto
Consegna dell’azienda da parte del concedente in condizioni idonee allo svolgimento dell’attivitàAmpiezza del divieto di concorrenza ed eventuali deroghe
 Differenze inventariali
 Valorizzazione dell’avviamento
 Successione nei contratti
 Rimanenze
 Crediti e debiti
 Clausola risolutiva espressa
 Successione nei contratti

Successione nei contratti

In base a quanto previsto dall’art. 2558 c.c., se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale. Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell’alienante. I contratti originari (posti in essere dall’affittante) eventualmente ancora in essere al termine del rapporto tornano in capo all’affittante come quelli stipulati dall’affittuario ancora esistenti al termine dell’affitto. Non si trasferiscono all’affittante i contratti ex novo stipulati dall’affittuario (giurisprudenza a volte contraddittoria).

Attenzione

Importante definire nel contatto di affitto d’azienda i rapporti con terze parti.

Attenzione

Definire i contratti che passano con l’azienda. Non tutti i contratti consentono il subentro automatico (es. leasing).

Gestione delle rimanenze

Solitamente in assenza di previsione normativa si preferisce prevedere nel contratto di affitto le modalità di gestione delle rimanenze mediante l’inserimento di clausole contrattuali da definirsi tra le parti. Le modalità solitamente preferite sono:

  • redazione di un inventario analitico da allegare al contratto, al termine del quale le rimanenze verranno restituite nella stessa quantità e pari valore, conguagliando l’eventuale differenza in denaro (assieme alle altre differenze inventariali);
  • vendita dell’intero magazzino esistente all’affittuario.

Contratti di lavoro

I rapporti di lavoro seguono l’azienda nel passaggio dal proprietario all’affittuario ed in quello successivo dall’affittuario all’affittante. La Corte di Cassazione, con sentenza 20 aprile 1985, n. 2644, ha chiarito che il trasferimento implica per l’affittante la responsabilità solidale per tutti i debiti dell’affittuario verso i dipendenti e relativi a rapporti di lavoro, inclusi quelli di natura assicurativa e previdenziale. Detta responsabilità non è derogabile dalle parti con conseguente nullità di ogni patto contrario. Solo i lavoratori potranno infatti rinunciare alle loro tutele e liberare l’ex datore di lavoro mediante le previste procedure conciliative/sindacali.

Crediti e debiti

All’affitto d’azienda non si applicano gli artt. 2559 e 2560 c.c. relativi ai debiti e crediti dell’azienda ceduta. È necessario quindi disciplinare detti rapporti nel contratto. Si riportano gli articoli di legge a completezza di informazione poiché nella maggior parte dei casi l’affitto termina con una cessione dell’azienda stessa all’affittuario.

Art. 2559 c.c. – Crediti relativi all’azienda cedutaLa cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel Registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede all’alienante. Art. 2560 – Debiti relativi all’azienda cedutaL’alienante non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito.Nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori.

Differenze inventariali al termine del periodo di affitto

Conguaglio

L’azienda, al termine del contratto d’affitto, risulta composta in tutto o in parte da beni diversi rispetto a quelli originari. Appare quindi fortemente consigliata la redazione di un inventario all’inizio e al termine del rapporto. La differenza tra le consistenze dell’inventario all’inizio e al termine dell’affitto viene regolata in denaro, sulla base dei valori correnti a tale ultima data (art. 2561, comma 4 , c.c.).

Avviamento

Dottrina (favorevole) e giurisprudenza (contraria) sono divise sul diritto dell’affittuario al compenso per l’incremento eventualmente apportato all’avviamento dell’azienda da lui condotta. Pare quindi opportuno prevedere clausole contrattuali con specifica descrizione del metodo per la valutazione dell’avviamento.

Scioglimento del contratto

Lo scioglimento del contratto può avvenire per estinzione, recesso e risoluzione. Nella tabella che segue viene riportata una breve sintesi.

Estinzione e recessoRisoluzione
Scadenza: se è prevista una durata le parti non possono recedere in pendenza del contrattoInadempimento 
Se il contratto non prevede un termine, può essere estinto, ai sensi dell’art. 1616 c.c., con adeguato preavvisoClausola risolutiva espressa 
Affittante e affittuario possono stabilire contrattualmente sia il recesso in presenza di giusta causa o gravi motivi, sia il recesso in assenza di gravi motivi o giusta causaVizi dell’azienda 
 Impossibilità (art. 1463 c.c.) ed eccessiva onerosità sopravvenuta (art. 1467 c.c.)

Conclusioni

L’affitto d’azienda è uno strumento versatile, scarsamente normato, che può consentire il raggiungimento di molteplici obiettivi. La flessibilità però comporta una particolare attenzione da parte del professionista nella stesura del contratto al fine di limitare le cause di potenziale conflitto tra affittante ed affittuario.

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Finanziamenti e versamenti soci

Finanziamenti o versamenti soci, una breve guida

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

I finanziamenti e/o versamenti da parte dei soci nelle società di capitali, soprattutto nell’ambito delle imprese di minori dimensioni, vera natura del tessuto imprenditoriale italiano, stanno assumendo una rilevanza e una diffusione sempre più consistente nell’ambito dell’ordinaria gestione aziendale anche a causa della scarsità di risorse finanziarie e della difficoltà ad accedere ai finanziamenti bancari.

La stretta creditizia e le difficoltà finanziarie derivanti dalla crisi, da ritardi su incassi o, peggio, da insoluti costringono sempre più spesso i soci a finanziare o ricapitalizzare la società. La scelta tra finanziamenti e versamenti appare quindi tutt’altro che banale sia per i riflessi giuridici in capo ai soci sia per gli effetti sui rapporti tra banca e impresa.

In prossimità della scadenza della redazione del progetto di bilancio da parte dell’organo amministrativo e delle opportune osservazioni sul presupposto continuità aziendale a cura degli organi di controllo, la ricapitalizzazione dell’impresa può rivelarsi una necessità non rimandabile.

Si ricorre all’apporto dei soci soprattutto quando la società ha necessità di reperire risorse finanziarie ma ha difficoltà a reperire tali risorse sul mercato e/o a sostenerne gli elevati costi.

Le modalità con cui i soci possono incrementare la liquidità aziendale sono essenzialmente di due tipi:

  • finanziamento inteso come vero e proprio prestito fruttifero o infruttifero di interessi;
  • versamento (a fondo perduto, in conto futuro aumento di capitale o per copertura perdite).

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 1284, 1815, 2424, 2427, 2439 e 2467 ;
  • IRDCEC, Documento n. 17, aprile 2013;
  • C.I.C.R., deliberazione 19 luglio 2005, n. 1058.

Finanziamenti

I prestiti dei soci si presumono come fruttiferi di interesse (almeno pari al tasso legale) e comportano una restituzione del denaro salvo che non sia formalmente ed espressamente deliberato che gli stessi hanno natura di finanziamenti infruttiferi.

Il ricorso al prestito soci è soggetto alle limitazioni previste dal C.I.C.R. nella deliberazione 19 luglio 2005, n. 1058.

In particolare, viene precisato che le società possono raccogliere risparmio presso soci, con modalità diverse dall’emissione di strumenti finanziari, purché:

  • tale facoltà sia prevista nello statuto;
  • i soci finanziatori detengano almeno il 2 per cento del capitale sociale risultante dall’ultimo bilancio approvato;
  • i soci finanziatori siano iscritti nel libro soci da almeno tre mesi.

Le società possono raccogliere risparmio, con modalità diverse dall’emissione di strumenti finanziari, presso società controllanti, controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c. e presso controllate da una stessa controllante.

Attenzione:  Non è necessario che i prestiti dei soci siano proporzionali alle quote sociali.

A differenza dei versamenti eseguiti a vario titolo dai soci nei confronti della società che non producono interessi e non sono più esigibili dal socio, il finanziamento (fruttifero o infruttifero) è un vero e proprio credito del socio verso la società, che dovrà essere restituito ad una data di scadenza precedentemente concordata, e che può essere produttivo di interessi. I finanziamenti dei soci rappresentano “in sostanza” un debito della società verso il socio stesso e vanno pertanto iscritti nel passivo dello stato patrimoniale di bilancio.

Ai finanziamenti fruttiferi soci si applica il combinato disposto degli artt. 1815 e 1284 c.c. da cui discende che:

  • gli interessi risultano dovuti al tasso legale (principio generale);
  • è possibile, in via negoziale tramite accordo scritto tra le parti, prevedere un tasso superiore a quello legale;
  • nel caso in cui gli interessi pattuiti risultino usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi di sorta.

Il finanziamento infruttifero è, invece, un credito del socio verso la società, la quale dovrà restituire l’importo del prestito alla scadenza, ma che non produrrà interessi nel tempo.

A prescindere dalla natura fruttifera o meno, o dalla proporzionalità rispetto alle quote di partecipazione dei soci, l’art. 2424 c.c. prevede che i debiti verso soci per finanziamenti siano iscritti nel passivo dello stato patrimoniale (voce D3, con separata indicazione per ciascuna voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo). Si ricordi che per tali somme vige comunque l’obbligo di restituzione.

Attenzione: La rinuncia dei soci al diritto alla restituzione, che si concretizza in un atto formale effettuato esplicitamente nella prospettiva del rafforzamento patrimoniale della società, trasforma il debito della società in una posta di patrimonio netto avente natura di riserva di capitale. Tale passaggio consente l’utilizzo di detti importi sia a copertura delle perdite sia per futuri aumenti di capitale, ma può venire attuato, appunto, soltanto a condizione che i soci rinuncino preventivamente al diritto alla restituzione.

Postergazione del rimborso dei finanziamenti

Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili analizza i Profili di criticità nell’applicazione dell’art. 2467 c.c.: società di capitali diverse dalla S.r.l. e finanziamenti “indiretti”.

Il fondamentale principio di postergazione è contenuto nel comma 1 art. 2467 c.c.: “Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore delle società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito”.

Il comma 2 della disposizione definisce invece la forma di apporto: “s’intendono finanziamenti dei soci a favore delle società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo d’attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.

Attenzione: I finanziamenti dei soci di S.r.l. ai sensi dell’art. 2467 c.c. non sempre possono essere rimborsati ai soci. Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili fa ampia disamina del tema trattato.

Attenzione: Un aspetto fortemente dibattuto riguarda l’ambito di applicazione soggettivo del principio stabilito dall’art. 2467 c.c.: se dal tenore letterale della norma potrebbe evincersi una sua limitazione alle sole società a responsabilità limitata, parte della dottrina, supportata da recente giurisprudenza, propende per la possibilità di estendere il meccanismo della postergazione anche ad altri soggetti giuridici (per esempio le società per azioni), laddove sussistano alcuni requisiti relativi all’assetto organizzativo e alla composizione del capitale sociale (ad es. S.p.a. a ristretta base azionaria).

Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili identifica però alcuni parametri ai fini della valutazione dell’equilibrio patrimoniale-finanziario della società:

  • leverage ratio: debiti / totale attivo;
  • rapporto debt / equity;
  • grado di copertura degli oneri finanziari: EBITDA (o EBIT) / oneri finanziari;
  • grado di capitalizzazione: capitale proprio / debiti finanziari;
  • capitale circolante netto / capitale investito.

Fatti i necessari distinguo, l’analisi degli indicatori sopra riportati consente di ottenere un quadro di massima sulla solvibilità e sulla solidità finanziaria della società al momento della sottoscrizione del finanziamento al fine di valutare ai sensi dell’art. 2467 c.c. la postergazione degli stessi.

Attenzione: Appare condivisibile la posizione dottrinaria in base alla quale i rimborsi soci devono essere sospesi fino alla soddisfazione dell’intera massa creditoria. Tutto ciò peraltro non comporta una equiparazione dei finanziamenti al capitale di rischio. Il finanziamento infatti resta liberamente rimborsabile in società in equilibrio finanziario.

Nota integrativa e OIC 19

Secondo quanto prescritto dall’OIC 19 (Fondi per rischi ed oneri), il saldo dei finanziamenti da esporre in bilancio comprende effettivi debiti, interessi e oneri maturati alla data di bilancio, indipendentemente dal momento di addebito.

Lo stesso principio contabile nazionale richiede di fornire in nota integrativa specifiche informazioni, complementari a quelle enunciate dall’art. 2427 c.c. (ovvero indicazione dei finanziamenti effettuati dai soci alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di postergazione rispetto agli altri creditori):

  • le principali caratteristiche dei prestiti obbligazionari;
  • la scadenza, le modalità di rimborso e il tasso di interesse per i debiti assistiti da garanzia reale;
  • l’ammontare di interessi passivi scorporati dal costo di un bene o servizio;
  • la natura e l’entità dei finanziamenti effettuati dai soci o dai soggetti che esercitano l’attività di direzione e coordinamento alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di postergazione.

Un ulteriore tipo di informativa è necessaria qualora i finanziamenti rientrino tra le operazioni con parti correlate: l’indicazione in nota integrativa in questo caso è prevista quando l’operazione è rilevante e non condotta a normali condizioni di mercato.

Prestito concesso mediante scambio di corrispondenza tra socio e società

Il prestito concesso alla società da parte del socio, sia fruttifero sia infruttifero, se effettuato in forma scritta è soggetto all’imposta di registro e registrazione dell’atto. Per evitare la tassazione immediata è possibile però concordare il prestito mediante scambio di corrispondenza tra socio e società. In suddetta modalità, più frequentemente impiegata, si può quindi evitare l’applicazione dell’imposta di registro facendo attenzione a non apporre mai le firme di entrambe le parti sul medesimo documento. È consueto quindi far seguire, alla proposta della società, l’accettazione del socio.

Delibera della Assemblea dei soci

Delibera:

  • di richiedere, nel rispetto delle leggi vigenti e dello statuto sociale, ai soci un finanziamento infruttifero/fruttifero di euro … ( …/00) alle seguenti condizioni (scadenza, tasso, ecc. );
  • di conferire ampio mandato all’Amministratore affinché verifichi la disponibilità dei soci a porre in essere l’operazione di finanziamento alle modalità meglio sopra descritte (che si approvano) e richieda formalmente ai soci il versamento nelle casse sociali del deliberato finanziamento.

Lettera dell’Amministratore

L’Assemblea tenutasi il ….. della società …. ha deliberato di richiedere ai soci un finanziamento infruttifero/fruttifero per un importo pari ad euro … ( …/00) alle seguenti condizioni (scadenza, tasso, ecc.).

Vi chiediamo, pertanto, di aderire a tale richiesta.

Risposta positiva del socio finanziatore

In relazione alla Vostra richiesta in merito alla possibilità di erogarVi somme a titolo di finanziamento, confermo la mia disponibilità a concederVi tale finanziamento ai seguenti termini e condizioni:

  • versamento di euro … (…/00);
  • la somma versata si intende improduttiva di interesse alcuno;
  • sintesi delle condizioni: …..

Risposta negativa del socio

In relazione alla Vostra richiesta in merito alla possibilità di erogarVi somme a titolo di finanziamento, comunico di non voler procedere a tale finanziamento

Versamenti dei soci

I versamenti dei soci si hanno quando i soci decidono di sopperire al fabbisogno di capitale di rischio con nuovi conferimenti. Si differenziano dai finanziamenti in quanto le somme versate non sono più esigibili dal socio finché permane il vincolo sociale o finché l’assemblea non deliberi di rinunciare a tale aumento.

Per il principio contabile OIC 28 sul Patrimonio netto (attualmente in fase di aggiornamento e consultazione nell’ambito del progetto di aggiornamento dello stesso) le riserve per versamenti effettuati dai soci sono riserve che sorgono in occasione di apporti dei soci effettuati con una destinazione specifica, quali:

  • versamenti in conto aumento di capitale: rappresentano una riserva di capitale, con un preciso vincolo di destinazione, la quale accoglie gli importi di capitale sottoscritti dai soci, in ipotesi di aumento di capitale, quando la procedura di aumento del capitale sia ancora in corso alla data di chiusura del bilancio. Ovviamente, essendo i versamenti destinati ad uno scopo ben preciso, se la procedura di aumento non giunge a perfezionamento secondo i dettami di legge, i soci hanno diritto alla loro restituzione;
  • versamenti in conto futuro aumento di capitale: rappresentano una riserva di capitale avente uno specifico vincolo di destinazione, nella quale sono iscritti i versamenti non restituibili effettuati dai soci in via anticipata, in vista di un futuro aumento di capitale;
  • versamenti a fondo perduto o in conto capitale: si hanno quando i soci, pur non volendo procedere ad un formale aumento di capitale, decidono di sopperire al fabbisogno di capitale di rischio con nuovi conferimenti. Rappresentano una riserva di capitale che accoglie il valore di nuovi apporti operati dai soci, pur come già detto in assenza dell’intendimento di procedere a futuri aumenti di capitale;
  • versamenti a copertura perdite: effettuati dopo che si sia manifestata una perdita; in tal caso, la riserva che viene a costituirsi presenta una specifica destinazione.

 

 

La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale

La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Le difficili condizioni economiche e di mercato in cui le imprese sono costrette ad operare costringono gli organi societari e i professionisti che li supportano a porre particolare attenzione nel processo di predisposizione dei bilanci ed impongono agli stessi un’attenta riflessione sui rischi di continuità aziendale e sull’informativa che dovrà essere resa nel suo complesso all’interno del bilancio e delle relazioni obbligatorie.

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 2423-bis e 2428;
  • Principio contabile IAS 1;
  • Principio contabile OIC 5;
  • CNDCEC, documento n. 570;
  • Banca d’Italia, Consob e Isvap, documento 6 febbraio 2009, n. 2;
  • UNGDCEC, documento del 25 maggio 2010;
  • Assirevi, documento di ricerca n. 176 del 2013.

Continuità aziendale e valutazione delle voci di bilancio

La continuità aziendale rappresenta la capacità dell’impresa di continuare ad operare “in funzionamento” per un futuro prevedibile (il cui orizzonte temporale è ragionevolmente stimabile in 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio).

La redazione del bilancio nella prospettiva della continuità aziendale è incompatibile con l’intenzione o la necessità di porre l’azienda in liquidazione o di cessare l’attività ovvero di assoggettarla a procedure concorsuali.

L’art. 2423-bis c.c. stabilisce che “la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo e del passivo considerato”.

La continuità operativa dell’impresa influisce quindi sulla formazione del bilancio di esercizio inteso come strumento di informazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa in funzionamento.

In particolare, le valutazioni di bilancio potrebbero non essere più adeguate a “rappresentare in modo veritiero e corretto” la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio.

A puro titolo di esempio, nel concreto:

  • impianti e macchinari: in ipotesi di continuità aziendale sono valutati considerando la vita utile e la recuperabilità mediante l’uso. In ipotesi di liquidazione aziendale il criterio principe è quello del valore di realizzo. Lo stesso concetto di ammortamento perde in questo caso di significato;
  • rimanenze di magazzino: in continuità aziendale il loro valore è determinato come “minore fra costo e prezzo di mercato”, in liquidazione il criterio di valutazione è dato dal “valore di realizzo”. 

Attenzione

Importante e non scevra di responsabilità, sia in capo agli amministratori sia all’organo di controllo, quindi la valutazione della capacità dell’azienda di continuare ad operare sul mercato in quanto va ad incidere direttamente sui criteri di formazione del bilancio e del risultato di esercizio.

Informativa di bilancio

L’organo amministrativo della società è tenuto ad esprimersi sull’esistenza del presupposto della continuità aziendale e, qualora riscontri incertezze che possano comportare dubbi sulla capacità di operare in ipotesi di funzionamento, deve renderne conto agli stakeholder fornendo le opportune informazioni nelle note al bilancio.

Lo IAS 1 nello specifico recita: “Nella fase di preparazione del bilancio, la direzione aziendale deve effettuare una valutazione della capacità dell’entità di continuare ad operare come entità in funzionamento. Il bilancio deve essere redatto nella prospettiva della continuazione dell’attività a meno che la direzione aziendale non intenda liquidare l’entità o interrompere l’attività o non abbia alternative realistiche a ciò. Qualora la direzione aziendale sia a conoscenza, nel fare le proprie valutazioni, di significative incertezze per eventi o condizioni che possano comportare l’insorgere di seri dubbi sulla capacità di continuare a operare come un’entità in funzionamento, tali incertezze devono essere evidenziate”.

Il principio fa riferimento a “significative incertezze“ e a “seri dubbi sulla capacità di continuare a operare”, volendo chiaramente individuare quelle situazioni aziendali rappresentate da circostanze gravi e straordinarie.

Sempre lo IAS 1 così prosegue: “Nel determinare se il presupposto della continuazione dell’attività è applicabile, la direzione aziendale tiene conto di tutte le informazioni disponibili sul futuro, che è relativo ad almeno, ma non limitato, a dodici mesi dopo la data di riferimento del bilancio. Il grado di analisi dipende dalle specifiche circostanze di ciascun caso. Se l’entità ha un pregresso di attività redditizia e dispone di facile accesso alle risorse finanziarie, si può raggiungere la conclusione che il presupposto della continuità aziendale sia appropriato senza effettuare analisi dettagliate. In altri casi, la direzione aziendale può aver bisogno di considerare una vasta gamma di fattori relativi alla redditività attuale e attesa, ai piani di rimborso dei debiti e alle potenziali fonti di finanziamento alternative, prima di ritenere che sussista il presupposto della continuità aziendale”.

L’art. 2428 c.c. prevede la descrizione nella Relazione sulla gestione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta: “Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta”.

L’organo amministrativo e i professionisti che lo assistono nella redazione del bilancio dovranno quindi ricordare che un’informazione adeguata non può prescindere dall’analizzare le cause della crisi e dall’indicare le azioni che la società ha assunto o sta assumendo al fine di:

  • ridurre le incertezze legate alla continuità aziendale;
  • generare flussi di cassa positivi nel breve periodo e riequilibrare la situazione economico-finanziaria (ad es. piani di ristrutturazione del debito, aumento del capitale, riduzione significative dei costi, cessioni di asset non strategici, ecc.).

L’informativa di bilancio deve inoltre illustrare in modo adeguato le motivazioni a sostegno di tali soluzioni. Soltanto attraverso una effettiva completezza e trasparenza informativa sarà possibile per il lettore del bilancio valutare la ragionevolezza della conclusione finale in merito all’adozione del presupposto della continuità aziendale.

L’informativa nelle note al bilancio assume fondamentale importanza ed elemento di supporto anche per il revisore al fine di valutare la coerenza dell’informativa stessa e le conclusioni raggiunte dagli amministratori circa l’appropriatezza del presupposto della continuità aziendale.

Periodo temporale di riferimento

Lo IAS 1 considera ai fini della valutazione della continuità aziendale un futuro prevedibile che abbia un orizzonte temporale di almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio d’esercizio.

La stessa prassi contabile italiana fa riferimento ad un intervallo di dodici mesi con espresso richiamo, in tal senso, nel principio di revisione n. 570. Il principio contabile OIC 5, in piena coerenza, attribuisce il concetto di “going concern”, ad una “azienda come complesso funzionante e destinato a continuare a funzionare almeno per i dodici mesi successivi alla data di riferimento del bilancio”.

Indicatori di rischio sulla continuità aziendale

Nel seguito vengono elencati alcuni esempi di eventi o circostanze riportati nel documento n. 570 del CNDCEC che possono comportare seri rischi per l’impresa e che, presi singolarmente o nel loro complesso, possono far sorgere significativi dubbi riguardo il presupposto della continuità aziendale.

Essi rappresentano la sintesi delle principali cause di dissesto delle imprese e si dividono in:

Indicatori finanziari

  • situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo;
  • prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso;
  • oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine;
  • indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori;
  • bilanci storici o prospettici che mostrano cash flow negativi;
  • principali indici economico-finanziari negativi;
  • consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività che generano cash flow;
  • mancanza o discontinuità nella distribuzione dei dividendi;
  • incapacità di saldare i debiti alla scadenza;
  • incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti;
  • cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”;
  • incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari. 

Indicatori gestionali

  • perdita di amministratori o di dirigenti chiave senza riuscire a sostituirli;
  • perdita di mercati fondamentali, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
  • difficoltà nell’organico del personale o difficoltà nel mantenere il normale flusso di approvvigionamento da importanti fornitori. 

Altri indicatori

  • capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità ad altre norme di legge;
  • contenziosi legali e fiscali che, in caso di soccombenza, potrebbero comportare obblighi di risarcimento che l’impresa non è in grado di rispettare;
  • modifiche legislative o politiche governative dalle quali si attendono effetti sfavorevoli all’impresa. 

Attenzione

La sopravvivenza o il fallimento di un’impresa, in difficoltà o meno, non possono essere sempre e comunque facilmente prevedibili. La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale è attività tutt’altro che agevole e non può essere confinata all’utilizzo di semplici check list che hanno però il pregio di fornire comunque al professionista un utile strumento di analisi e, non ultimo, di difesa delle proprie scelte.

Molte crisi aziendali, non ci stancheremo di ripeterlo, sono collegate ad eventi non prevedibili.

Fattori che limitano il rischio di continuità aziendale

La valutazione del presupposto della continuità aziendale è attività complessa che comporta un’analisi approfondita di una molteplicità di aspetti, quantitativi e qualitativi. Alcuni elementi possono ridurre l’incertezza e ridurre la portata del rischio, si ricordano in particolare:

  • l’esistenza di un piano di ristrutturazione aziendale;
  • la possibilità di procedere ad un aumento di capitale sociale;
  • la capacità di creare flussi di cassa positivi mediante operazioni di leasing, factoring, finanziamenti, ecc.;
  • la possibilità di cedere asset non strategici;
  • la possibilità di rinviare investimenti senza che ciò influisca in maniera determinante e negativa nella capacità di produrre reddito;
  • la possibilità di ristrutturare l’indebitamento o di dilazionare nel tempo il rimborso dei debiti scaduti;
  • una struttura di costi fissi non preponderante rispetto ai costi variabili tali da consentire di aumentare la marginalità dei prodotti;
  • la capacità di innovazione dei propri prodotti a favore della marginalità degli stessi (tecnica, commerciali o di marketing);
  • la possibilità di entrare in mercati alternativi, di reperire nuovi clienti strategici, fare aggregazioni o sottoscrivere contratti di forniture vantaggiosi. 

Procedure di revisione

Il revisore, nel valutare la situazione economico-finanziaria dell’impresa e i suoi riflessi sulla continuità aziendale, deve mettere in atto opportune procedure di revisione che possono essere cosi riassunte:

  • analisi dei dati previsionali, dei piani aziendali economico/finanziari e delle ipotesi sottostanti;
  • valutazione dell’attendibilità del sistema informativo aziendale;
  • valutazione della coerenza dei dati previsionali con i consuntivi;
  • verifica della capacità di mantenere gli impegni presi, il corretto e tempestivo pagamento dei debiti, ecc.;
  • analisi attenta delle garanzie prestate a terzi;
  • valutazione della correttezza dei rapporti in essere con parti correlate;
  • analisi dei rischi legali e delle cause in corso;
  • valutazione dei piani aziendali (progetti di cessione di beni, prestiti o ristrutturazione di debiti, riduzione o differimento di spese, aumenti di capitale) attribuendo particolare importanza agli interventi che possono avere effetti positivi sui flussi di cassa nel breve periodo. 

Rischio di frode aziendale

Nei casi in cui sorgono dubbi sulla continuità aziendale, è opportuno che amministratori, sindaci e revisori aumentino le verifiche e i controlli sui rischi di errori dovuti a comportamenti non intenzionali o dovuti a vere e proprie frodi in bilancio (principio di revisione n. 240).

I rischi di insolvenza, la paura di veder ridursi i fidi bancari, ecc. possono spingere la direzione aziendale a presentare un’informativa economico-finanziaria non del tutto conforme alla rappresentazione veritiera e corretta della situazione. Il tutto al fine di ingannare gli utilizzatori del bilancio, influenzando la loro percezione della performance e della redditività aziendale.

Solitamente, in questi casi, le aree maggiormente a rischio, così come identificate nel principio di revisione n. 240, riguardano:

  • iscrizione di ricavi gonfiati o non iscrizione di rettifiche di ricavi di competenza (note accredito, sconti, ecc.);
  • presenza di costi nascosti ma di competenza;
  • capitalizzazioni non corrette;
  • mancate svalutazioni o accantonamenti;
  • cambiamenti di stime o di principi adottati;
  • iscrizione di incassi anticipati (esempio: Ri.Ba.);
  • contenziosi o richieste di terzi non valutati adeguatamente;
  • presenza di contratti derivati non di copertura o rinnovo degli stessi;
  • informativa carente o generica (rischi, covenants, garanzie);
  • autenticità della documentazione prodotta. 

Informativa sulla continuità aziendale

Il documento congiunto Banca d’Italia/Consob/Isvap n. 2 del 6 febbraio 2009 include anche un paio di bozze tratte dal documento “An update for directors of listed companies: going concern and liquidity risk” del Financial Reporting Council.

Si riporta un esempio di come può essere fornita l’informazione sulle valutazioni alla base dell’applicazione del presupposto di continuità aziendale relative a una società che presenta una rilevante esposizione alle incertezze legate al contesto economico di riferimento tali da far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale.

Esempio

Vengono richiamate le parti del bilancio in cui sono descritte le attività del Gruppo, insieme con i fattori che verosimilmente ne influenzeranno il futuro sviluppo, la performance e la posizione (…).

Come evidenziato nella pagina W del bilancio, il contesto economico attuale è particolarmente difficile e il Gruppo ha riportato una perdita operativa nell’anno. La direzione ritiene anche che la prospettiva implichi significative sfide in termini di volume delle vendite e di prezzi così come di costi. Quantunque la direzione abbia predisposto misure per preservare la cassa e sia riuscita ad ottenere finanziamenti addizionali, queste condizioni creano significative incertezze sui futuri risultati e sui flussi di cassa.

Come spiegato a pagina Y del bilancio, gli amministratori stanno cercando di vendere beni di proprietà per assicurarsi ulteriore capitale circolante. Il Gruppo è in trattative con un potenziale acquirente ma non vi è certezza che si procederà alla vendita. Sulla base delle negoziazioni condotte finora, gli amministratori hanno una ragionevole aspettativa che tutto procederà nel migliore dei modi, ma se così non fosse il Gruppo avrà bisogno di ulteriori finanziamenti.

Come chiarito a pagina Z del bilancio, il Gruppo ha avviato trattative con le banche finanziatrici relativamente ad un finanziamento ulteriore che potrebbe rendersi necessario qualora la vendita degli assets non andasse a buon fine, oppure intervenissero significativi cambiamenti in negativo nel volume delle vendite o nella redditività. È probabile che queste trattative si prolungheranno per un certo periodo di tempo. La direzione sta ricercando anche fonti alternative nel caso in cui il finanziamento aggiuntivo non possa essere erogato a breve, ma non ha ancora ricevuto un impegno vincolante.

Secondo gli amministratori, a causa dell’insieme di tutte le circostanze sopra evidenziate sussiste una rilevante incertezza che può far sorgere dubbi significativi sulla capacità del Gruppo e della società di continuare ad operare sulla base del presupposto della continuità aziendale. Ciononostante, dopo aver effettuato le necessarie verifiche, ed aver valutato le incertezze sopra descritte, la direzione ha la ragionevole aspettativa che il Gruppo e la società abbiano adeguate risorse per continuare l’esistenza operativa in un prevedibile futuro. Per queste ragioni, essa continua ad adottare il presupposto della continuità aziendale nella preparazione del bilancio.

 

Per completezza e al fine di fornire una check list operativa ed esempi di relazione del revisore si rimanda al Documento dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti del 25 maggio 2010 “Il principio della continuità aziendale – Presupposti applicativi e approfondimenti di prassi per le PMI, Esemplificazioni operative” (Scarica il documento in formato .pdf)  e al documento di ricerca n. 176 del 2013 di ASSIREVI.

 

 

Le nuove guide dell’Agenzia: dalla successione alle sanzioni penali.

Le nuove guide dell’Agenzia delle Entrate

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il sito dell’ Agenzia delle Entrate si rinnova, in un’unica pagina, l’accesso a tutti gli opuscoli realizzati dalle Entrate, che saranno, questa almeno la promessa, aggiornati costantemente. Riportiamo una breve sintesi dei numerosi vademecum pubblicati nel mese di agosto con gli aggiornamenti alle ultime modifiche normative.


Disponibili pochi giorni le nuove guide realizzate dall’ Agenzia delle Entrate nel mese di agosto dedicate ai controlli, alle successioni e donazioni, al ravvedimento, alle sanzioni e agli istituti previsti dalla legge per evitare le liti con il fisco. Questi vademecum vanno ad arricchire la nuova sezione del sito web, “L’Agenzia informa”, pensata per garantire ai contribuenti un accesso semplice e intuitivo alle informazioni fiscali. Continua a leggere