Responsabilità degli amministratori per tardiva convocazione assemblea di bilancio

Responsabilità degli amministratori

per tardiva convocazione assemblea di bilancio

 Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge e dallo Statuto per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio può essere fonte di responsabilità per gli amministratori sempre che ne ricorrano i presupposti e sia causa di danni per la società stessa, i soci o i terzi.

Appare particolarmente delicato il caso di progressivo aggravamento della situazione patrimoniale e finanziaria della società in presenza di rilevanti perdite d’esercizio ove l’inerzia dell’organo amministrativo provochi conseguenze dannose riconducibili ad operazioni non coerenti con le finalità conservative imposte dalla norma.

Termini e obblighi di convocazione assemblea di bilancio

Conformemente a quanto previsto dall’ articolo 2478 bis, il progetto di bilancio  deve  essere  redatto  dagli amministratori e  presentato ai  soci  per l’approvazione entro il  termine  stabilito  dall’atto  costitutivo  e comunque non  superiore  a  120  giorni  dalla  chiusura dell’esercizio  sociale, salva  la  possibilita’  di  un  maggior  termine  nei limiti ed alle  condizioni previsti dal secondo comma dell’articolo 2364. 

Gli articoli 2364 e 2478-bis del c.c. prevedono infatti la possibilità di approvare il bilancio entro il termine di 180 giorni quando si è in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • redazione del bilancio consolidato;
  • quando si è in presenza di particolari esigenze della società 

Entro trenta giorni dalla decisione dei soci di approvazione del bilancio deve essere depositata  presso l’ufficio del registro delle imprese, a norma dell’articolo 2435, copia del bilancio approvato.

La decisione  dei  soci che approva il bilancio decide sulla distribuzione degli utili ai soci ricordando che in base al dettato normativo:

  • Possono essere  distribuiti  esclusivamente gli utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente approvato;
  • Se si  verifica  una  perdita  del  capitale sociale, non puo’ farsi luogo a ripartizione degli  utili  fino  a  che  il  capitale  non  sia  reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Gli utili erogati in violazione delle disposizioni del presente articolo non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede in base a bilancio regolarmente approvato, da cui risultano utili netti corrispondenti.

 

La verifica dello Statuto e massime notarili

Secondo il dettato all’ articolo 2364 l’assemblea ordinaria approva il bilancio e deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società;

Lo statuto non deve necessariamente contenere l’indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso. In questo senso:

  • Massima n. 15 del Consiglio Notarile di Milano “Termini per l’approvazione del bilancio” – La clausola statutaria che consente la convocazione dell’assemblea per l’approvazione (per la s.r.l.: la presentazione) del bilancio nel maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale, previsto dall’art. 2364 e, per rinvio, dall’art. 2478-bis non deve necessariamente contenere l’indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso.
  • Massima n. H.B.3 del Consiglio Notarile Tre Venezie “FORMULAZIONE DELLE CLAUSOLE RELATIVE AI MAGGIORI TERMINI PER L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO” – La previsione statutaria del maggior termine per la convocazione dell’assemblea avente all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio ex art. 2364, ultimo comma, c.c. può anche non prevedere specificatamente le particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società che la giustificano, potendo limitarsi a fare un riferimento generico a tali esigenze che dovranno però sussistere in concreto nel caso in cui ci si voglia avvalere di tale facoltà. Gli amministratori devono infatti dare conto delle ragioni della dilazione nella relazione prevista dall’art. 2428 c.c.

Le “particolari esigenze relative alla struttura e all’ oggetto della società”

La norma, al di fuori del caso della società tenuta alla redazione del bilancio consolidato, appare piuttosto vaga nell’indicare le motivazioni che giustificano l’utilizzo del termne più ampio di approvazione (citando solo “particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società”).

Spetterà quindi agli amministratori motivare adeguatamente e dettagliatamente tali motivi per evitare di incorrere nelle responsabilità derivanti dal mancato rispetto dei termini.  

Tra le principali cause che giustificano la proroga possiamo indicare:

  • holding in attesa dei bilanci delle società controllate;
  • cause di forza maggiore ( es. incendi, alluvioni, terremoti);
  • dimissioni, malattie o altri casi di assenza di amministratori, direttori generali, responsabili amministrativi o altre figure indispensabili per la predisposizione del bilancio d’esercizio;
  • rilevanti modifiche della struttura amministrativa, informatica, ecc;
  • operazioni straordinarie o di ristrutturazione aziendale;
  • prima applicazione di principi contabili nazionali o internazionali.
     

Menzione dei motivi nel verbale del cda, nel verbale di approvazione, nella relazione sulla gestione o in nota integrativa.

In caso di convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio oltre il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, gli amministratori sono tenuti valutare ed illustrare le ragioni che giustificano la proroga del suddetto termine dandone menzione nei seguenti documenti:

  • verbale del CDA che ha approvato la proroga e ne ha illustrato i motivi;
  • relazione sulla gestione;
  • nota integrativa, nel caso in cui si rediga il bilancio in forma abbreviata e non sia predisposta la relazione sulla gestione;
  • verbale di approvazione del bilancio in cui deve essere menzionata la proroga.

Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge e dallo Statuto per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio non pare comportare ai sensi della migliore giurisprudenza l’invalidità della delibera di approvazione, ma può essere fonte di responsabilità per gli amministratori nei confronti della società o dei soci, sempre che ne ricorrano i presupposti e sia causa di danni per la società stessa, i soci o i terzi.

Le responsabilità di amministratori e sindaci

In base alla lettera dell’ articolo 2392 gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei  danni  derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di  attribuzioni  proprie  del  comitato  esecutivo  o  di  funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

Appare quindi particolarmente delicato il caso di progressivo aggravamento della situazione patrimoniale e finanziaria della società in presenza di rilevanti perdite d’esercizio ove l’inerzia dell’organo amministrativo rechi danno alla società e a terzi.

In particolare in caso di riduzione del capitale per perdite, gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea affinché questa adotti i provvedimenti opportuni.

In tal senso è opportuno citare la pronuncia del Tribunale di Milano del 15 luglio 2014 secondo la quale gli Amministratori sono responsabili degli eventuali danni causati per continuazione dell’attività sociale nonostante la perdita del capitale, responsabilità che si aggrava ove la perdita del capitale sia stata occultata a lungo prima della data di messa in liquidazione, mediante scorretta iscrizione di alcune poste di bilancio volta a mascherare il venir meno dei presupposti di continuità gestionale.

I doveri derivanti dall’incarico di amministratore, impongono una condotta coerente con la tutela del patrimonio sociale, anche in modo indipendente dalla volontà dei soci, ove quest’ultima si riveli contraria alla salvaguardia dell’interesse sociale.

Ai fini della quantificazione del danno derivante dalla continuazione dell’attività di impresa nonostante la perdita integrale del capitale, appare legittimo utilizzare il criterio sintetico della differenza dei netti patrimoniali nei casi in cui non sia possibile procedere ad una accurata e ragionevole ricostruzione dei dati con l’analiticità necessaria ad individuare le conseguenze dannose riconducibili alle operazioni non coerenti con le finalità liquidatorie imposte dalla norma. Detto criterio presuntivo, richiamando la sentenza della Corte di Cassazione n. 2538 del 2005 ben può sorreggere una valutazione equitativa del danno.

Appare inoltre solo il caso di ricordare, non essendo oggetto del presente articolo, che conformemente a quanto disposto dal Tribunale civile, sez. VIII, Milano, sentenza 24/08/2011, n. 10697 e da Cass., sez. I, 28 aprile 1997, n. 3652 all’amministratore di una società non può essere imputato a titolo di responsabilità ex art. 2392 c.c. di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di revoca dell’amministratore, non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Ne consegue che il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione, ma solo l’omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni preventive normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità.

Gli amministratori restano comunque solidalmente responsabili se non hanno adeguatamente vigilato sulla gestione aziendale e se, essendo a conoscenza di fatti  pregiudizievoli,  non  hanno  fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

La responsabilità  per  gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a  quello  tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il  suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,  dandone  immediata  notizia  per  iscritto  al  presidente del collegio sindacale.

Gli amministratori  e  i  sindaci  che omettono di convocare l’assemblea dei soci nei casi  previsti  dalla  legge  o  dallo  statuto,  nei  termini  ivi previsti, sono puniti inoltre ai sensi dell’ articolo 2631 con la  sanzione amministrativa pecuniaria da 1.032 a 6.197 euro.

Ove  la  legge  o  lo  statuto  non  prevedano  espressamente  un  termine, entro  il  quale  effettuare  la  convocazione,  questa  si considera  omessa allorche’ siano trascorsi trenta   giorni   dal  momento  in  cui  amministratori e   sindaci  sono  venuti  a  conoscenza  del  presupposto  che  obbliga alla convocazione dell’assemblea dei soci.

La sanzione  amministrativa  pecuniaria  è aumentata di un terzo in caso di convocazione a  seguito  di  perdite  o  per  effetto  di  espressa  legittima richiesta da parte dei soci.

Secondo la giurisprudenza, inoltre, la mancata convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio nei termini di legge può rappresentare una irregolarità così rilevante da giustificare l’immediata revoca di amministratori e sindaci, con conseguente nomina di un amministratore giudiziario.

Appare solo il caso di ricordare che da un mero punto di vista procedurale, se è stato nominato l’organo di controllo, grava anche sui sindaci (che incorrono nelle medesime responsabilità) l’ obbligo di convocare l’assemblea, supplendo all’inerzia degli amministratori.

Ove non procedano alla convocazione dell’assemblea nè gli amministratori nè i sindaci (ove nominati),  la convocazione può essere richiesta direttamente dai soci nei modi e nei termini previsti dalla legge e dallo statuto. I soci inoltre, ove le condizioni lo prevedano, possono richiedere l’intervento dell’ autorità giudiziaria  ai sensi dell’ art. 2367, c.c..

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Quella voglia di cambiare il mondo

Quella voglia di cambiare il mondo,

ovvero lo scettro, un sogno e la costruzione di un alibi

“…Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi domandando se il mio disegno li spaventava. Ma mi risposero: Spaventare? Perché mai uno dovrebbe essere spaventato da un cappello? Il mio disegno non era un disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero  chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa… mi risposero di lasciar da parte i boa, sia dal di fuori che di dentro, e  di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica. Fu cosi che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera da pittore.
 Il Piccolo Principe

 

Mio figlio sta crescendo e, potendo ormai confrontarmi direttamente con lui, diminuisce il bisogno di scrivere le sue piccole avventure, vuoi per pudore, vuoi per rispetto nei suoi confronti, prima in fondo parlando di lui parlavo di me e delle mie emozioni.

Non è molto legato ai giocattoli (forse perché gliene regaliamo tanti, troppi…) ma domenica ha espresso forte il desiderio di avere (visto l’oggetto così regale, meglio dire possedere) uno scettro!

E’ un gioco legato ad un film a cartoni animati (quindi l’ispirazione è in qualche modo indotta) ma la cosa non sembrava averlo colpito più di tanto al cinema qualche mese fa.

Oggi, crescendo, si relaziona di più con gli altri ed inizialmente associavo il fascino di questo oggetto al simbolo del potere a cui tutti devono obbedienza.

“Papà con lo scettro non sarò più solo un soldatino (così a volte lo chiamo io), sarò il capo dei soldatini!”

Abbiamo resistito un po’, per fargli comprendere che non tutto è dovuto, ma alla fine abbiamo ceduto dopo aver compreso quanto superficiale fosse la mia  iniziale interpretazione.

Sono due notti che lo sentiamo parlare nel sonno del suo scettro e di come cambierà il mondo!

Si sveglia felice dopo aver sognato ed al papà non resta che sorridere pur provando un po’ di invidia per non averlo potuto seguire nelle sue avventure più segrete e notturne.

Ed allora forse ( il lettore più attento capirà che questo post non è altro che la costruzione di un alibi) è giusto cedere quando un gioco non è possesso ma apre alla fantasia, al desiderio di costruire una sua storia, quando stimola quella voglia positiva di essere attore attivo nel cambiare il mondo.

L’uomo in fondo è questo, è l’unica creatura apparsa sulla Terra capace di modificarla.

Come? Il Panatino ancora non lo sa e forse neanche noi…

La sfida di un genitore forse è tutta lì, nell’esser presente quando lo scettro perderà la sua magia, nel ricordare che il mondo se sei una persona per bene, con fatica, lo puoi cambiare…

Come? Dovremo scoprirlo insieme, e sarà la parte più bella.

 

Il bello di esser stati liberali

Ero un ragazzino ai tempi in cui Altissimo era segretario del PLI … Non eravamo maggioranza  nel Paese ma tenevamo alta la bandiera.

Son passati anni ma la passione politica resta e riscopre se stessa anche se in forme diverse da allora.

Ho fatto in tempo a conoscere il conflitto politico vero, nel mio liceo la lotta tra Rossi e Neri è stata una cosa seria ed esser liberali non era facile.

Ricordo gli incontri semi clandestini in una stanzetta in Galleria Vittorio Emanuele messa a disposizione di noi ragazzini dalla Banca Commerciale Italiana, quando esisteva ancora la finanza laica.

I primi discorsi in pubblico ( che a parlar di pubblico vien quasi da ridere visti i numeri), la rabbia e l’orgoglio di far solo testimonianza.

La mia prima intervista ancora da liceale sul Giornale di Montanelli così critica sul livello degli insegnanti da condizionarmi il voto di maturità.

Reagan, lady Thatcher, poi Rocky IV, Wall Street, il crollo del muro di Berlino,  Gardini ed il Moro di Venezia.

Anni confusi ed entusiasmanti.

Ritrovare in Bocconi un mondo diverso rispetto al Paese, anni meravigliosi in cui la politica si mischiava alle feste in discoteca e ad infinite ore di studio.

Le offerte, rifiutate, da Forza Italia e le giornate passate in via Dante alla sede della Voce per testimoniare che ancora esisteva una borghesia (fatta solo da ventenni) che non tradiva ne rinnegava i propri ideali.

Esser stato liberale in quegli anni è stato bello, ci riconosciamo subito quando ci incontriamo, riesco abbastanza velocemente a distinguere addirittura tra i veri liberali ed i cugini amati/odiati repubblicani.

Che esperienza formativa straordinaria è stata…

 

Il Tribunale di Milano e la dignità di una madre

Il Tribunale di Milano e la dignità di una madre

Il mio Studio è proprio di fronte al Tribunale di Milano, ieri dopo aver saputo di quanto accaduto, subito abbiamo fatto l’appello degli amici per sapere se stavano bene. Questo è in fin dei conti un villaggetto di avvocati e commercialisti, molti sono amici e si temeva per qualcuno di loro.

Molto si è scritto in queste ore, spesso a sproposito. L’unica voce che merita di essere ascoltata è forse quella della madre del giovane avvocato, nella testimonianza raccolta dal sito Giustiziami a cui vi rimando per la versione integrale dell’articolo di Manuela D’Alessandro.

Alberta Pisoni Brambilla è la madre di Lorenzo Claris Appiani, l’avvocato di 36 anni ucciso da Claudio Giardiello in un’ aula del Tribunale di Milano. Alberta Pisoni Brambilla è un avvocato, e anche il papà di Lorenzo lo è.

“Quando mio figlio ha giurato  il discorso di accoglienza lo fece l’avvocato Biagi il quale esortò i neo avvocati a non fare i ventriloqui, le marionette del cliente. Fate quello che è giusto per il cliente, diceva. Ecco, Lorenzo è morto perché non è stato una marionetta. Voglio che tutti gli avvocati siano orgogliosi della dignità della professione forense, così mio figlio non sarà morto per niente”.

“Io sono la mamma di Lorenzo e Francesca, avvocato e giudice nessuno meglio di me può sentire la necessità che questi mondi siano uniti. Francesca fa il giudice fallimentare a Pavia, come Ciampi lo ha fatto per tanti anni a Milano. Poteva rischiare anche lei, ma è morto mio figlio Lorenzo, che era così orgoglioso del suo lavoro e della sua missione sociale”.

Non credo che sia il caso di aggiungere altro se non silenzio e rispetto.