Copertura delle perdite e rilevanza del risultato di periodo

Copertura delle perdite

Rilevanza del risultato di periodo

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Tempo di bilanci e tempo di soffermarsi ad analizzare i risultati di esercizio e la situazione patrimoniale delle imprese che stanno maggiormente risentendo della crisi. Mai come in questi anni si è dovuta porre la corretta attenzione alla gestione ed in particolare al tema della continuità aziendale già trattato su queste pagine.

La gestione delle perdite, oltre che sulla vita dell’impresa, può inoltre avere riflessi in tema di responsabilità dei soggetti che ricoprono cariche negli organi societari: organo amministrativo e collegio sindacale  in primis.

Il capitale sociale rappresenta una garanzia per i terzi creditori, il codice civile prevede la disciplina dettata dagli artt. 2446 e 2447 per le S.p.a. e dagli artt. 2482 bis e 2482 ter per le S.r.l..

Le società, in presenza di perdite, devono valutarne attentamente agli effetti sul patrimonio, predisporre una situzione infrannuale per valutare la presenza di eventuali perdite di periodo e deliberare come procedere alla copertura delle stesse.

Preciso obbligo degli amministratori è infatti quello di convocare l’assemblea dei soci “senza indugio“, quando risulta che il capitale sociale è diminuito di oltre un terzo sottoponendole una relazione sulla situazione patrimoniale della società.

La situazione patrimoniale aggiornata deve essere redatta con i criteri del bilancio d’esercizio in quanto il capitale, ai sensi del quarto comma dell’art. 2482 bis, c.c., deve essere ridotto sempre in proporzione delle perdite accertate e l’accertamento delle perdite è affidato ad un documento contabile quale è la relazione sulla situazione patrimoniale della società e non al resoconto orale degli eventi sopravvenuti effettuato nella riunione assembleare da parte degli amministratori.

L’assemblea dei soci delibera la copertura della perdita utilizzando le riserve di bilancio ed eventualmente la ricostituzione del capitale sociale anche facendo ricorso ad un nuovo aumento di capitale. È giusto il caso di ricordare che in caso di copertura della perdita di esercizio è necessario  provvedere prima con l’abbattimento delle riserve e, solo successivamente, con la riduzione del capitale sociale.

Nell’ipotesi in cui l’assemblea riduca il capitale per perdite e ne disponga la ricostituzione non è necessaria la contestuale sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte dei soci ai quali deve comunque essere riconosciuto il diritto di opzione.

Si segnalano a questo proposito due massime del Consiglio Notarile di Milano di sicuro interesse.

Copertura delle perdite e rilevanza del risultato di periodo

Riportiamo la massima 68 del Consiglio Notarire di Milano in tema di copertura delle perdite e rilevanza degli “utili di periodo”:

L’abbattimento del capitale sociale per perdite può avere luogo solo previo utilizzo delle eventuali riserve, posto che, ove il capitale stesso fosse ridotto nonostante l’esistenza di altre voci di netto patrimoniale, si verserebbe nella diversa fattispecie della riduzione di cui agli articoli 2445 o 2482 c.c., e non in quella di riduzione per perdite.

Tale esigenza implica che l’utile di periodo (cioè il risultato di segno positivo crea-tosi nel tempo compreso tra la chiusura dell’ultimo esercizio e la data di riferimento della situazione infrannuale) debba essere conteggiato ai fini della determinazione della misu-ra della perdita da coprire, tutte le volte che la sua mancata considerazione determine-rebbe riduzione del capitale.

Aumento di capitale in presenza di perdite

Riportiamo la massima 122 del Consiglio Notarire di Milano in tema di aumento di capitale in presenza di perdite:

La presenza di perdite superiori al terzo del capitale, anche tali da ridurre il capitale ad un importo inferiore al minimo legale previsto per le s.p.a. e le s.r.l., non impedisce l’assunzione di una deliberazione di aumento del capitale che sia in grado di ridurre le perdite ad un ammontare inferiore al terzo del capitale e di ricondurre il capitale stesso, se del caso, a un ammontare superiore al minimo legale.

E’ dunque legittimo l’aumento di capitale:

  • in caso di perdite incidenti sul capitale per non più di un terzo;
  • in caso di perdite incidenti sul capitale per più di un terzo, se il capitale non si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in sede di “opportuni provvedimenti” ex artt. 2446, comma 1, e 2482-bis, comma 1, c.c.;
  • in caso di perdite incidenti sul capitale per più di un terzo, se il capitale non si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in qualsiasi momento antecedente l’assemblea di approvazione del bilancio dell’esercizio successivo rispetto a quello in cui le perdite sono state rilevate;
  • in caso di perdite incidenti sul capitale per più di un terzo, se il capitale non si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in sede di assemblea di approvazione del bilancio dell’esercizio successivo rispetto a quello in cui le perdite sono state rilevate, a condizione che si tratti di un aumento di capitale da sottoscrivere tempestivamente in misura idonea a ricondurre le perdite entro il terzo;
  • in caso di perdite incidenti sul capitale per più di un terzo, se il capitale si sia ridotto al di sotto del minimo legale, in sede di assemblea convocata ex artt. 2447 e 2482-ter c.c., a condizione che si tratti di un aumento di capitale da sottoscrivere tempestivamente in misura idonea a ricondurre le perdite entro il terzo.

In ogni caso l’ aumento di capitale non esime dall’osservanza degli obblighi posti dagli artt. 2446, comma 1, e 2482-bis, commi 1, 2 e 3, c.c., in presenza dei quali la situazione patrimoniale rilevante le perdite – se non già pubblicizzata – deve essere allegata al verbale, o comunque con lo stesso depositata nel registro delle imprese.

Cose da uomini

Cose da uomini

… e siamo ancora qui su questa panchina, per fare una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima.

 

E siamo ancora qui su questa panchina, per fare una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima.

Ci siamo svegliati presto oggi, è una giornata particolare, tutti in piedi dalle 6, grande fermento in casa. La mamma deve andare a Bologna per un convegno e mio figlio ha deciso che toccherà a me portarlo all’ asilo. Oggi vuole consegnare un regalino ad una bimba e tutto deve essere perfetto. Ci prepariamo con accuratezza, laviamo i dentini con il dentifricio del Kung Fu Panda, la maglietta dei supereroi, quelle scarpette che ha scelto da solo e lo fanno sentire importante.

Poi tocca a me, il vestito quello bello, la cravatta la sceglie lui perché ” papà devi essere elegante, è importante!” e cosi mi ritrovo ad abbandonare il Casual Friday e ad uscire di casa in abito scuro con una cravatta anni 80 dimenticata nell’armadio dai tempi dell’università che piacerebbe tanto a quelli che lavorano in finanza e che son tornati da Londra credendo che assomigliare ad un paggio della Regina Vittoria rappresenti il non plus ultra dell’eleganza maschile.

Tutto ciò imbarazza non poco il professionista che è in me ma è evidente che il dettaglio appare poco importante per il Panatino.

Ed eccoci ancora una volta mano nella mano a camminare lenti ed un poco ondeggianti verso l’asilo.

Questa volta però è lui che mi indica sicuro la strada, che mi racconta dei suoi amichetti e che mi mostra fiero la vetrina in cui troneggia la bicicletta, scelta con la nonna, che sarà il suo regalo di compleanno, con tanto di clacson a forma di pesciolino nemo.

Come è cresciuto, un ometto sicuro e deciso che stringe forte il regalo da consegnare.

L’emozione è forte, siamo in anticipo (un’ ora esatta per la verità) e non resta che tornare a sederci sulla nostra panchina. Vediamo le persone passare, i genitori che corrono nervosi già in ritardo per il lavoro, ma noi lo sappiamo che noi oggi dobbiamo fare una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima.

Parliamo nell’attesa, parliamo da uomo a uomo, e mi sorprendo a rivivere le stesse emozioni del primo amore, del primo bacio, quel bisogno di essere accettati… su cui un sano pudore mi impedisce di soffermarmi, confidando nella comprensione e complicità del lettore ( non della mamma a cui, già lo so, dovrò raccontare tutto). 

Ed eccola arrivare, bionda e con gli occhi azzurri come nelle migliori sceneggiature, accompagnata dal suo papà con quello sguardo un po’ così che subito mi risuona in mente quella vecchia canzone del Trio Lescano nella versione di Nicola Arigliano:

Ma il papà della pinguina
esce con la scopa in man:
“Lascia star la mia bambina!
Via di qua, o marran!”

La consegna del piccolo pensiero è veloce, quasi distratta, premiata da un piccolo bacio.

Il Panatino non è del tutto convinto della buona riuscita dell’operazione, temo si aspettasse una cosa alla Hello Spank con corse incontro e cuoricini ovunque. Forse questo papà non è stato molto bravo come cupido ma la sua maestra non è ancora arrivata e noi possiamo rubare qualche minuto per noi sedendoci in disparte a leggere felici un libro di mostri e di draghi.

Me lo leggi papà?

Non credo ci sia nulla di più bello di vedere un bambino assorto ad ascoltare una storia. Non la pensa cosi evidentemente la bidella che mi sgrida con tono burocratico dicendo che i papà non possono stare lì, che è da un’ora che aspetto, ecc…

Fortuna che arriva la sua maestra che lo avvolge in un bell’abbraccio mentre a noi due scappa un sorriso complice, di chi sa di averla combinata grossa ma che in fondo è bello cosi.

E mi allontano sorridendo, grato per quel fiume di emozioni che mi ha fatto rivivere, perché quell’ora sulla panchina è stata davvero una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima. 

 

Assemblea di bilancio in seconda convocazione

Assemblea di bilancio in seconda convocazione

Analisi delle criticità

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

In un interessante documento predisposto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti ci si interroga sulla liceità della diffusa prassi societaria di far slittare la seconda convocazione dell’assemblea di bilancio oltre il termine di 120 (o 180) giorni, che appare provenire da una lettura coordinata degli artt. 2364 e 2369 cod. civ..

Sul tema si registra una certa divergenza di opinioni che ha dato vita a due diversi orientamenti, generando contrasti, anche sul piano operativo, su una questione che non è di certo trascurabile, considerando il ruolo fondamentale che l’approvazione del bilancio assume nella vita di una società.

L’ art. 2364, secondo comma, cod. civ. così dispone: “l’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale. Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a 180 giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedano particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista dall’art. 2428 le ragioni della dilazione”.

Se da un lato, quindi, il termine attiene alla data della riunione assembleare e non solo alla pubblicazione dell’avviso di convocazione, dall’altro ben può verificarsi che l’assemblea, pur se regolarmente convocata non si riunisca o, seppur riunita, non riesca a deliberare, come accade nell’ipotesi di mancato raggiungimento della maggioranza prescritta.

Documenti da depositare presso la sede sociale

È appena il caso di ricordare inoltre che al fine di tutelare il diritto di informazione di ciascun socio è fatto obbligo ex art. 2429, terzo comma, cod. civ. agli amministratori di depositare presso la sede sociale durante i 15 giorni che precedono l’assemblea e finché il bilancio venga approvato:

  • progetto di bilancio;
  • copie integrali dell’ultimo bilancio delle società controllate;
  • prospetto riepilogativo dei dati essenziali delle società collegate;
  • relazioni degli amministratori, dei sindaci e del soggetto incaricato alla revisione legale dei conti)

Orientamento della Fondazione

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti sceglie di aderire all’orientamento in base al quale deve ritenersi che entro il termine di 120 (o 180) giorni debba effettuarsi solo la prima convocazione, potendo la seconda avvenire anche oltre il predetto termine, purché entro 30 giorni dalla prima.

Responsabilità per amministratori e sindaci

L’inosservanza del termine, peraltro, non si ripercuote sulla validità della delibera di approvazione del bilancio d’esercizio, potendone solo conseguire una responsabilità in capo agli amministratori (artt. 2392-2393, cod. civ.), qualora ne sussistano i presupposti, ed eventualmente in capo ai sindaci, essendo questi ultimi obbligati a convocare l’assemblea in caso di omissione da parte degli amministratori (artt. 2406-2407, II comma, cod. civ.).

Per approfondire:

Assemblea di bilancio: approfondimento sul termine di seconda convocazione

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Liquidazione di Srl senza notaio

Liquidazione di Srl senza notaio

Accertamento cause di scioglimento di s.r.l. e nomina dei liquidatori

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

In un recente parere, il Ministero dello Sviluppo Economico si è soffermato sull’accertamento delle cause di scioglimento di s.r.l. ex art. 2484, comma 1, nn. 1-5, c.c. e alla contestuale nomina dei liquidatori secondo modalità semplificate, cioè senza ricorso alla funzione notarile.

In materia si è già sviluppata autorevole dottrina, prevalentemente concorde nel considerare “legittima la delibera assembleare mediante la quale sono nominati i liquidatori di una società a responsabilità limitata, senza l’ausilio di un notaio, in tutti i casi di scioglimento previsti dall’art. 2484 c.c. che non rappresentino un’espressione della volontà dei soci tesa a modificare l’atto costitutivo societario” (documento Irdcec n. 11).

CONTROLLO FORMALE

Al Registro imprese spetta un controllo di validità formale, verificando che evidenti illogicità presenti nell’atto medesimo impediscano di ricondurlo alla previsione di legge, incentrato sulla verifica di:

  • l’autenticità della sottoscrizione della domanda;
  • la regolarità della compilazione del modello di domanda;
  • la corrispondenza dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge;
  • l’allegazione dei documenti dei quali la legge prescrive la presentazione;
  • il concorso delle altre condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione.

CAUSE DI SCIOGLIMENTO

  • Conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie. L’evento indicato deve essere tale da rendere definitivamente e obiettivamente impossibile il raggiungimento dell’ (univoco) oggetto sociale. “Dalla dichiarazione degli amministratori dovrà, inoltre, risultare, al fine del compiuto avveramento della causa in esame, che l’assemblea dei soci “all’uopo convocata” si é opposta ad ipotesi di modificazioni dell’oggetto sociale atte a rimuovere la causa di scioglimento (tale fatto potrà essere oggetto di apposita dichiarazione sostitutiva da parte degli amministratori stessi, oppure potrà essere dimostrato attraverso l’allegazione di una copia semplice della delibera assembleare).”
  • Impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea. “La continuata inattività dell’assemblea può derivare o dalla perdurante mancata convocazione dell’assemblea o dalla perdurante diserzione dei soci. Ciò che deve risultare concretamente impossibile é l’adozione di deliberazioni necessarie e indispensabili al regolare svolgersi della vita societaria. Tra queste rientrano senza dubbio quelle di approvazione del bilancio di esercizio e di nomina o sostituzione degli amministratori e dei sindaci. Non basta quindi una mera mancanza di attività in senso inqualificato, occorre che l’inattività dell’assemblea abbia riflessi paralizzanti sulla vita della società e sulla sua normale conduzione” (Trib. Biella, 25/11/05, n. 942/05 R.G.C.)
  • Riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto é disposto dagli articoli 2447 e 2482-ter. L’organo amministrativo dovrà effettuare una verifica infra-annuale della situazione contabile e convocare tempestivamente l’assemblea affinché valuti la possibilità di ricapitalizzare la società, oppure la trasformazione della stessa. Nel caso in cui l’assemblea decida di non procedere in tal senso la causa in questione potrà considerarsi intervenuta. La dichiarazione degli amministratori di accertamento dello scioglimento ai sensi del n. 4 cit. deve, pertanto, attesta, mediante dichiarazione sostitutiva, anche l’esito della predetta riunione assembleare; in alternativa, a fini meramente probatori, potrà prodursi copia semplice del verbale dell’assemblea.
  • Ipotesi previste dagli articoli 2437-quater e 2473 (ovvero impossibilità di liquidare la partecipazione del socio receduto). In tale evenienza la dichiarazione degli amministratori dovrà dare conto del negativo esperimento dei vari passaggi previsti dai commi 3 e 4 del citato art. 2473 c.c. (vendita agli altri soci; a terzi; rimborso mediante riserve disponibili; rimborso mediante riduzione del capitale sociale); in alternativa, alla stessa dovrà essere allegata, a fini meramente probatori, copia semplice delle delibere assembleari presupposte.

DOTTRINA

Qui si vuole richiamare:

  • lo studio del Cnn n. 186-2011/I del 17 luglio 2011, “Scioglimento e liquidazione nelle società di capitali”, nota n. 3;
  • il documento Irdcec n. 11 del giugno 2011, “La procedura della liquidazione: aspetti controversi e spunti per la semplificazione”;
  • la massima J.A.4, “Forme della nomina dei liquidatori”, del Comitato Triveneto dei notai, pubbl. 9/04, modif. 9/05

PER APPROFONDIRE

Leggi il parere del Ministero dello Sviluppo Economico.

Marketing e comunicazione per gli studi professionali

Marketing e comunicazione per gli studi professionali

La mia prima prefazione ad un libro

E’ la prima prefeazione ad un libro che scrivo e devo confessare che la cosa mi ha fatto molto piacere. Conosco Giulia Picchi e Silvia Pavone (Francesco Raineri completa il terzetto degli autori ed è quindi giusto citarlo) da ormai qualche anno, ho partecipato ad una lunga serie di convegni di presentazione del loro precedente volume e mi sono spesso confrontato con loro su questi argomenti. Ciò che ho scritto qui sotto è quindi molto sentito e ve lo ripropongo sperando come sempre di allargare le riflessioni aprendole al confronto con i lettori.

 

“Non dimenticherò mai la semplicità di Lorin Maazel

nell’affrontare qualsiasi problema musicale “

Alberto Veronesi

Musical Director of Opera Orchestra of NY, Petruzzelli di Bari, Festival Puccini, Filarmonica di Bologna. Fondatore Guido Cantelli Orchestra

 

Quando gli autori di questo libro mi hanno proposto di scriverne la presentazione nel lusingarmi mi hanno anche posto in serio imbarazzo.

Non è mai facile affrontare un tema come quello del marketing per gli studi professionali ed il rischio è quello di scrivere qualche frase di convenienza senza riuscire a rendere il giusto merito al contenuto del libro ed al paziente lavoro di comunicazione ed educazione svolto dagli autori in questi anni.

Marketing_e_comunicazione_per_gli_studi_professionali Per vincere il complesso della pagina bianca mi è venuto in aiuto un vecchio tweet del Maestro Veronesi in ricordo del collega ed amico Lorin Maazel. Un tweet che ho voluto riportare perchè credo sia il miglior complimento da un professionista ad un professionista… ed evidenzia quanto dell’uomo traspare in una semplice frase.

Un famoso direttore d’orchestra parla di se, della sua attività e delle sue emozioni usando la rete pur avendo a disposizione per comunicare i media tradizionali. È una cosa che fa riflettere, impensabile fino a qualche hanno fa.

Tutti i professionisti stanno vivendo un periodo di grandi trasformazioni che hanno apparentemente messo in crisi alcune delle più radicate certezze.

In realtà al di là della difficile interpretazione della “tempesta perfetta” che tutti noi, professionisti ed imprese, ci troviamo ad affrontare vedo proprio nel ritorno ai valori tradizionali della professione l’unica certezza a cui aggrapparsi e da cui ripartire per ridisegnare il nostro ruolo.

Proprio i tradizionali valori delle libere professioni ( la preparazione e lo studio costante, il rapporto di fiducia con il cliente, la costruzione del valore della consulenza attraverso l’interazione costante con un cliente attento e preparato) sono esaltati e non certo messi a rischio dalle nuove tecnologie. Tutto sta nel conoscere ed utilizzare al meglio i nuovi strumenti che ci vengono messi a disposizione.

In una recente intervista l’attuale patron di Stone Island Carlo Rivetti sostiene che:

Non dobbiamo piacere a tutti, di conseguenza non dobbiamo dire cose che piacciano per forza a tutti. Dobbiamo dire qualcosa che piaccia a noi e poi trovare qualcuno in giro per il mondo che apprezzi le cose che raccontiamo “.

Dove raccontare diventa ovviamente sinonimo di essere. La sfida è tutta lì.

Una frase che mi ha ricordato un concetto contenuto in uno dei primi libri scritti da Giulia Picchi, una affermazione tanto semplice da enunciare quanto complessa da mettere in pratica.

Cosa caratterizza e differenzia il nostro Studio? Il segreto è tutto nel saper rispondere a questa meravigliosa e terribile domanda. Una domanda che periodicamente torno a pormi e a cui non sempre riesco a dare risposte nuove.

Comunicare ti costringe a guardarti allo specchio. Esercizio utilissimo se si spinge ad analizzare i punti di forza e di debolezza per ridisegnare la struttura e renderla adeguata a quello che vuoi diventare, a quello che vuoi diventi il tuo Studio. Pericoloso se invece non ti poni il problema di cambiare.

Troppo spesso la comunicazione viene vista come una semplice forma di pubblicità. Soprattutto per un professionista è ben altro, è costruire una organizzazione capace di ascoltare ed apprendere prima ancora di comunicare.

Internet stessa è una straordinaria (e faticosissima) occasione di ripensare la nostra struttura di Studio.

Secondo autorevoli commentatori in futuro il mercato tenderà a polarizzarsi verso in due segmenti principali: da una parte le società di capitali partecipate da soci finanziatori, focalizzate sull’assistenza standardizzata in consulenze ordinarie; dall’altra strutture che disporranno di risorse altamente specializzate dedicate a grandi operazioni e ad advisory di alto livello e qualità. In mezzo studi boutique più strutturati degli attuali e con una forte necessità di caratterizzarsi.

Uno scenario che condivido e che pone non pochi problemi a chi oggi si trova a pianificare una evoluzione quanto mai necessaria. Una evoluzione che andrà ad impattare sulla dimensione, sugli investimenti, sulla figura stessa del professionista.

Se solo il Legislatore decidesse di cavalcare l’evoluzione tecnologica come fece anni fa con l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi, pensate gli effetti e l’impatto dell’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica per tutti sulla gestione delle contabilità. Le registrazioni potrebbero essere effettuate automaticamente dai sistemi informatici, mentre le aziende e gli studi professionali – dopo aver effettuato i controlli necessari – potrebbero investire il proprio tempo e le proprie risorse in attività a maggior valore aggiunto.

Dobbiamo riprendere a pensare come start up, ridisegnare gli obiettivi, gli strumenti e i contorni dello Studio professionale.

Se marketing e comunicazione sono parole che un commercialista accoglie con qualche diffidenza nel proprio vocabolario, preferisco parlare di strategia per descrivere quanto ha cercato di fare negli anni il mio Studio, utilizzando internet come acceleratore e stimolo alla propria crescita professionale e dimensionale.

Abbiamo sempre considerato la rete, prima ancora che strumento per ottenere visibilità, come uno straordinario strumento formativo ed autoformativo, che ci spinge a migliorare la qualità del servizio, che ci costringe a studiare e a confrontarci con settori anche diversi dal nostro.

La complessità delle sfide che il mercato oggi ci impone di affrontare credo che ci costringa a dichiarare definitivamente conclusa la fase pionieristica di approccio al marketing.

Se resto profondamente convinto che la definizione della strategia non possa essere delegata (soprattutto in strutture fortemente legate alla figura del professionista/fondatore), appare ormai evidente la necessità di affrontare l’argomento con maggiore consapevolezza e con il supporto di esperti che ci aiutino a porci le giuste domande, ad individuare gli strumenti più consoni alle nostre esigenze, a valorizzare le nostre competenze all’interno dei limiti che la deontologia ci impone.

Andrea Arrigo Panato

Dottore Commercialista

Linee guida per il finanziamento delle imprese in crisi 2015

 Linee guida per il finanziamento delle imprese in crisi 2015

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Le Linee guida per il finanziamento delle imprese in crisi, pubblicate 28/04/2015, sono finalmente giunte alla seconda edizione essendosi conclusa la fase di consultazione pubblica. Rappresentano un indispensabile documento per chi ( professionisti, sindaci, amministratori ed istituti di credito) si trova a dover valutare il ricorso a nuova finanza per sostenere un’impresa in crisi.

Un primo commento al documento presentato lo scorso anno potete trovarlo in un nostro precedente articolo “Linee guida per il finanziamento alle Imprese in crisi 2014

Obiettivo delle linee guida

Obiettivo dichiarato, come nella prima edizione, è quello di fornire un supporto agli operatori al fine di  ridurre le incertezze che si posso incontrare nel finanziamento delle operazioni di ristrutturazione. Le Linee guida per il finanziamento delle imprese in crisi hanno lo scopo di suggerire prassi virtuose e comportamenti che, pur non essendo strettamente imposti dalla legge, possono aumentare il grado di sicurezza delle operazioni di finanziamento

Struttura del documento

La struttura delle Linee guida per il finanziamento delle imprese in crisi non è stata oggetto di  modifiche e si può cosi riassumere:

  • una prima parte, di carattere generale, esamina gli strumenti previsti dalla legge per il risanamento delle imprese, gli attori (professionista e attestatore), il piano di risanamento e infine l’attestazione;
  • una seconda parte analizza, in sezioni specificamente dedicate, i singoli strumenti di soluzione della crisi: piano di risanamento attestato, accordo di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo nelle sue varie forme.

I singoli paragrafi contengono una breve illustrazione del quadro normativo di riferimento, una descrizione dei comportamenti virtuosi e delle opportunità offerte dalla nuova legge, una succinta motivazione degli stessi.

Strumenti per la ristrutturazione di un’impresa in crisi

Una problematica di particolare rilevanza nel concreto è quella legata alla capacità di finanziamento per le imprese in stato di crisi, sia durante la fase di esecuzione del piano, sia durante la così detta “fase interinale” tra la redazione del piano e la sua effettiva esecuzione.

La ristrutturazione di un’impresa in crisi è raramente possibile senza il ricorso a nuovi finanziamenti a titolo di debito. La nuova finanza, infatti, consente di disporre di maggiori risorse sia per la gestione della fase di emergenza, sia per la successiva impostazione del processo di ritorno al valore. D’altro canto l’operazione di finanziamente nè è agevole né è scevra di rischi per le parti e va quindi ben analizzata. Le linee guida vogliono supportare proprio questa analisi.

La guida raccomanda che, in una situazione di crisi d’impresa, è opportuno che l’erogazione di nuovi finanziamenti, la concessione di garanzie e in genere il compimento di atti potenzialmente revocabili e/o atti che possono dar luogo a responsabilità penale o civile siano effettuati nell’ambito di un piano attestato, di un accordo di ristrutturazione dei debiti o di un concordato preventivo (raccomandazione n.1).

L’ordinamento giuridico prevede tre diverse procedure, finalizzate alla gestione e al superamento dello stato di crisi delle imprese. Elemento comune è che l’impresa predisponga un piano di risanamento in cui si individuino le cause, analizzino le possibili alternative e delineino nel dettaglio le strategie e gli interventi concreti volti a superare le difficoltà economiche e finanziarie:

  • il “piano di risanamento attestato” (art. 67, comma 3°, lett. d);
  • l’accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis);
  • il concordato preventivo (art. 160 e seguenti).

I tre strumenti hanno caratteristiche diverse, e si collocano lungo una scala ideale di crescente incisività degli interventi consentiti per il risanamento.

Le principali differenze tra piano di risanamento attestato ed accordo di ristrutturazione dei debiti sono qui brevemente riportate:

  • l’accordo di ristrutturazione è soggetto a pubblicità, il piano attestato non lo è, salvo che il debitore ne chieda la pubblicazione nel registro delle imprese (al fine di ottenere benefici fiscali);
  • l’accordo di ristrutturazione è soggetto ad un vaglio preventivo del tribunale, a differenza del piano attestato, la cui verifica giudiziale è soltanto eventuale e successiva, qualora la crisi non sia stata risolta e degeneri;
  • solo l’accordo di ristrutturazione, in presenza di determinate condizioni, consente la protezione del patrimonio in pendenza delle trattative, sotto la supervisione di un giudice;
  • solo l’accordo di ristrutturazione, con l’intervento di un giudice, consente infine l’ottenimento di finanziamenti assoggettati ad una disciplina di favore e l’effettuazione di pagamenti in condizioni di certezza circa la loro liceità.

La procedura di concordato preventivo, più volte riformata, pare oggi adeguata a garantire ad un’impresa in difficoltà il mantenimento della continuità aziendale. La presentazione della domanda di concordato preventivo consente all’impresa di proteggere il proprio patrimonio da conseguenze pregiudizievoli, connesse sia ad aggressioni di creditori, sia all’impoverimento che consegue alla situazione di difficoltà finanziaria.

Il vantaggio comune alle tre procedure è rappresentato dalla possibilità, in caso di successivo fallimento, di esenzione da revocatoria fallimentare per gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere durante l’esecuzione dei piani.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento rimandiamo al precedente articolo: Guida agli strumenti per la risoluzione della crisi d’impresa

Per approfondire

Documenti liberamente consultabili citati nel testo: 

Lezione in Bicocca: proprietà di linguaggio è chiarezza di pensiero

Lezione in Bicocca

Proprietà di linguaggio è chiarezza di pensiero

Ieri ho partecipato come docente alla prima lezione del corso “La continuità aziendale e la crisi di impresa” presso l’Università Statale Bicocca di Milano. Titolo del mio intervento “Analisi di bilancio comparata. Evidenziazione del grado di compromissione della continuità aziendale“.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento rimando ad un precedente articolo “La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale“.

Una bella classe e un bell’esempio di collaborazione tra Università e mondo professionale. Prima di me ha tenuto la sua lezione un collega esperto e, come sempre, ascoltando gli altri si impara moltissimo. La riflessione, certo non nuova, che ieri si è imposta con forza ascoltandolo è sulla proprietà di linguaggio.

La proprietà di linguaggio non solo tradisce competenza e abitudine al contraddittorio ma è il risultato di una profonda chiarezza di pensiero. Ogni concetto un solido mattone su cui costruire il ragionamento.

E’ qualcosa di diverso dalla semplice preparazione professionale. Temo che i ragazzi non avessero gli strumenti, vista l’età, per comprendere in pieno la qualità della lezione ma per me è stata una bella occasione per riflettere sul metodo. E non è poco.

Crisi da sovraindebitamento e Transazione fiscale

Crisi da sovraindebitamento e Transazione fiscale

Transazione fiscale e composizione della crisi da sovraindebitamento

Evoluzione normativa e giurisprudenziale nella circolare n. 19/E del 6 maggio 2015

 

La circolare n. 19/E del 6 maggio 2015 fornisce chiarimenti relativamente alle modifiche legislative e agli interventi giurisprudenziali in materia di transazione fiscale, nonché ai nuovi istituti riguardanti la crisi dei soggetti esclusi dall’ambito di applicazione delle procedure concorsuali.

 

Transazione fiscale

In tema di transazione fiscale si registrano importanti interventi giurisprudenziali in materia da parte della Corte di cassazione, che si è pronunciata, in particolare, con le sentenze n. 22931 e n. 22932, entrambe depositate il 4 novembre 2011, nonché, in seguito, della Corte costituzionale che, con sentenza 25 luglio 2014, n. 225, ha dichiarato “non fondata la questione di legittimità costituzionale del disposto degli artt. 160 e 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, … sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione”, laddove dispongono che la proposta di concordato contenente una transazione fiscale, con riguardo all’IVA, possa prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento.

Crisi da sovraindebitamento

La legge 27 gennaio 2012, n. 3, rubricata “Disposizioni in materia di usura ed estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, ha introdotto una specifica normativa applicabile alle situazioni di crisi non assoggettabili alle procedure concorsuali.

In particolare, il Capo II di tale legge, modificato dall’articolo 18 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha previsto tre possibili procedimenti per i soggetti esclusi dall’ambito di applicazione della L.F., consistenti:

  • nell’accordo di composizione della crisi;
  • nel piano del consumatore;
  • nella procedura alternativa di liquidazione dei beni.

Per approfondire

Circolare n. 19/E del 06/05/15: Transazione fiscale e composizione della crisi da sovraindebitamento – Evoluzione normativa e giurisprudenziale – pdf


 

Rivalutazione di terreni e partecipazioni entro il 30 giugno 2015

Rivalutazione di terreni e partecipazioni entro il 30 giugno 2015

La manovra 2015 riapre nuovamente i termini relativi alla rideterminazione del valore o del costo di acquisto di terreni e partecipazioni non quotate posseduti all’1.1.2015. Un’agevolazione per sua natura straordinaria, sta diventando praticamente strutturale essendo ormai costantemente riproposta da diversi anni.

L’imposta da corrispondere vede aliquote raddoppiate rispetto alle precedenti rivalutazioni e dovrà essere pari al 4% del valore risultante dalla perizia per le partecipazioni non qualificate e al 8% per le partecipazioni qualificate ed i terreni.

Gli adempimenti in sintesi

Gli elementi da considerare ai fini di quest’ultima legge di rivalutazione sono riportati in tabella:

01-gen-15data di possesso del terreno o della partecipazione;
  
Aliquotaimposta sostitutiva calcolata sul valore di perizia nelle seguenti misure (aliquote raddoppiate):
 4% per le partecipazioni non qualificate;
 8% per le partecipazioni qualificate;
 8% per i terreni agricoli e le aree edificabili;
  
30-giu-15scadenza per la redazione e l’asseverazione della perizia, 
30-giu-15scadenza per il versamento dell’imposta sostitutiva (o della prima delle tre rate in caso di rateizzazione).

La perizia giurata di stima

I contribuenti che detengono partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e terreni edificabili e con destinazione agricola, alla data del 1 gennaio 2015, possono rideterminare i valori di acquisto di tali partecipazioni a tale data.

Il nuovo valore è determinato sulla base di una perizia giurata di stima; in particolare, per le partecipazioni il valore è determinato in relazione alla frazione del patrimonio netto della società rappresentativa della partecipazione stessa.

La relazione di stima deve essere riferita al valore di mercato dell’intero patrimonio sociale e sottoposta a giuramento.

Il valore “rideterminato” è utilizzato ai fini della determinazione delle plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso dei suddetti terreni e partecipazioni, in luogo del costo o valore di acquisto.

Copia originale della perizia, unitamente ai dati identificativi dell’esperto e al codice fiscale della società periziata (nonché unitamente alle ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva) devono essere conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi su richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

Per approfondire:

Si segnala il precedente articolo: La rivalutazione del costo delle partecipazioni 2014 pubblicato su FiscoPiù e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore Giuffrè

 

Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

Guida alla valutazione della partecipazione del socio recedente

Segnalo uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che propone un’analisi dei criteri legali di determinazione del valore della partecipazione nell’ipotesi di recesso del socio, distinguendo le ipotesi di recesso a seconda che si tratti di socio di società a responsabilità limitata, socio di s.p.a. non quotate o di s.p.a quotate.

Viene inoltre presa in considerazione l’ipotesi in cui, in mancanza di un accordo sul valore della partecipazione, sia nelle s.r.l che nelle s.p.a., la valutazione della medesima sia compiuta tramite la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale su istanza della parte più diligente.

Per approfondire:  Documento – La valutazione della partecipazione del socio recedente

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