Falso in bilancio

Falso in bilancio

 Articolo Falso in bilancio pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

La nuova disciplina sul falso in bilancio si applicherà ai reati commessi a partire dal 14 giugno. Un documento della Fondazione Nazionale dei Commercialisti prova a fare una prima analisi delle novità sintetizzando le principali criticità del provvedimento. La “vaghezza” della norma rischia di rendere eccessivamente discrezionale l’operato della magistratura.

 

Le nuove disposizioni intervenute a modificare incisivamente la disciplina del falso in bilancio si applicheranno ai reati commessi a partire dal 14 giugno, data di entrata in vigore del provvedimento legislativo, la c.d. Legge Anticorruzione.

Un documento della Fondazione Nazionale dei Commercialisti prova a fare una prima analisi delle novità sintetizzando le principali criticità del provvedimento: “Abolite le soglie, estesa la fattispecie delittuosa ed eliminate quelle contravvenzionali, i riformati art. artt. 2621 e 2621-bis del codice civile prevedono pene più severe che – in applicazione del principio dell’irretroattività della legge penale più sfavorevole al reo – si applicheranno ai bilanci “approvati” (ma secondo alcuni a quelli “depositati” presso la società) a partire dal 14 giugno.”

Tabella di sintesi

PerseguibilitàCause di non punibilitàPene
Società non fallibilia querelaprevista per particolare tenuità dei fattireclusione da 6 mesi a 3 anni
Società chiused’ufficioprevista per particolare tenuità dei fattireclusione da 1 a 5 anni, per fatti di lieve entità reclusione da 6 mesi a 3 anni
Società quotated’ufficionon previstareclusione da 3 a 8 anni

 

La criticità delle valutazioni

Il Legislatore ha voluto sanzionare l’esposizione in bilancio di fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero l’omissioni di fatti materiali rilevanti.

Ciò fa ammettere alla Fondazione Nazionale Commercialisti che, limitatamente all’esclusione dalla fattispecie delittuosa delle “valutazioni” riportate in bilancio, del compimento di fatti di “speciale tenuità” e delle società non fallibili, la nuova disciplina potrebbe risultare – in alcuni casi – addirittura più favorevole al reo e, dunque, essere applicata retroattivamente.

Più severo il giudizio dell’ Avv. Carlo Melzi d’Eril che in un recente articolo afferma:

“Ancora una volta, ci troviamo di fronte a una legislazione penale ad altissimo tasso simbolico: in presenza di una richiesta di tutela si ritiene sufficiente introdurre una disposizione purchessia, senza tenere conto di quanto ha espresso il dibattito nel corso di tutti questi anni.”

La punibilità di errate valutazioni in bilancio avrebbe peraltro aperto al rischio di contenzioso su qualunque bilancio approvato rischiando di rendere ingestibile la predisposizione di un documento fondamentale per la vita della società. Ciò rende la norma in vigore decisamente preferibile ad alcune precedenti versioni successivamente modificate dall’iter parlamentare.

Eccessiva vaghezza della norma

La norma se da un lato introduce la punibilità d’ufficio ( e non su querela di parte se non per le micro imprese) dall’altra si rifà a concetti particolarmente fumosi “Fatti di lieve entità” e “Non punibilita’ per particolare tenuità” che rischiano di lasciare ampio potere interpretativo alla magistratura rafforzandone il ruolo ormai consolidato di supplenza al legislatore.

Norme di legge

Articolo 2621: False comunicazioni sociali.

In vigore dal 14/06/2015 -Modificato da: Legge del 27/05/2015 n. 69 Articolo 9

Fuori dai casi previsti dall’art. 2622 (False comunicazioni delle Società quotate), gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

Articolo 2621 bis: Fatti di lieve entità.

In vigore dal 14/06/2015 – Modificato da: Legge del 27/05/2015 n. 69 Articolo 10

Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all’articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la stessa pena di cui al comma precedente quando i fatti di cui all’articolo 2621 riguardano società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell’articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.

Articolo 2621 ter: Non punibilità per particolare tenuità.

In vigore dal 14/06/2015 – Modificato da: Legge del 27/05/2015 n. 69 Articolo 10

Ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’articolo 131-bis del codice penale, il giudice valuta, in modo prevalente, l’entità dell’eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis.

Per approfondire

Studio Panato insieme a LaVerdi

Studio Panato insieme a LaVerdi

Quando ci hanno proposto di collaborare con la Fondazione Verdi abbiamo accettato immediatamente, felici di poter contribuire a sostenere una delle più prestigiose istituzioni della nostra Milano e felici all’idea di diffondere l’amore per la musica.

Tutto questo è possibile con un piccolo gesto. Donando il tuo 5X1000

5x1000 LaVerdi

LaVerdi mi rimanda col pensiero immediatamente al sorriso di alcuni amici che ne sono sostenitori entusiasti, ad una Milano bella che crede in se stessa e nell’eccellenza delle sue istituzioni, nella passione e nel rigore che in uno straordinario gioco di contrasti si rincorrono nel concetto stesso di musica.

Riporto da una bella intervista a Zhang Xian, direttore musicale dell’orchestra laVerdi:
«laVerdi, al contrario di molte altre, è un orchestra che riesce a cambiare, [i musicisti] crescono professionalmente e hanno una grande capacità di seguire il direttore. Succede anche in una sola settimana. Penso che questo dipenda molto dal direttore e dal rapporto professionale e umano che si viene a creare. Sono stati “allenati” in questo modo dal maestro Chailly. Un direttore deve essere certo autorevole, ma soprattutto deve avere un’idea musicale da esprimere».

Studio Panato insieme a LaVerdi

Studio Panato | Dottori Commercialisti in Milano in collaborazione con la Fondazione Verdi, una delle realtà sinfoniche più importanti nel contesto milanese ed italiano, offre ad Amici e Clienti la possibilità di conoscere ed esplorare l’importante e diversificato programma che l’Orchestra Verdi propone presso l’Auditorium di Milano in Largo Gustav Mahler.

Nei prossimi giorni invieremo una Newsletter per spiegare meglio l’iniziativa riservata.

5 per mille all’Orchestra Verdi 

Anche per l’anno 2015 la normativa vigente prevede, in sede di dichiarazione dei redditi, la possibilità per il contribuente di scegliere la destinazione di una quota pari al cinque per mille dell’IRPEF, che non è in alternativa a quella dell’otto per mille e non costa nulla.

Per sostenere la Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi occorre apporre la firma nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi indicando il seguente codice fiscale 97119590152.


 

Il business plan non serve (solo) alle start up

Il business plan non serve (solo) alle start up

 Articolo su business plan pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Professionisti ed imprese devono tornare a pensare come start up. Smettere di pensare al cambiamento come ad un grande evento episodico e ciclico (quando va bene). Una ricerca dell’Università Bocconi condotta da Gianluca Salviotti e Severino Meregalli della SDA Bocconi in collaborazione con SAP Italia evidenzia l’estrema complessità della gestione delle PMI.

I motivi sono presto detti:

  • CONTESTO ECONOMICO E NORMATIVO: difficile situazione economica del Paese e dell’area Euro sommata all’ evoluzione imprevedibile del quadro normativo.
  • MERCATO: il livello e il tipo di domanda difficilmente prevedibile.
  • INTERNAZIONALIZZAZIONE: processo virtuoso e necessario vista anche la riduzione della domanda interna si scontra con una bassa abitudine ad una adeguata pianificazione dell’investimento. Inoltre Le complessità che le imprese si trovano a fronteggiare con l’internazionalizzazione sono dovute soprattutto alla logistica e alla moltiplicazione dei sistemi normativi da tenere in considerazione
  • BANCHE E CREDITO: Le difficoltà di accesso al credito, infine, hanno sensibilmente ridotto le possibilità di fare investimenti strutturali e le prospettive di crescita mediante fusioni e acquisizioni
  • COMPETENZE: mai come in questi ultimi anni gestire una PMI richiede competenze finanziarie, manageriali, di marketing che non sempre sono riscontrabili all’interno dell’impresa. Paradossalmente mai come oggi internet, università e centri studi ci mettono a disposizione informazioni autorevoli e a basso costo.

Per far fronte a tutti questi fattori e riuscire a governarli l’impresa deve provare ad avere maggiore fiducia nella pianificazione e riprendere a formalizzare piani di impresa che andranno costantemente aggiornati, monitorati e modificati.

Il business plan non deve esser visto come un enorme documento faticoso e costoso, ma come un agile strumento che tenga sotto controllo le aree di rischio ed evidenzi le strategie ed i margini di manovra dell’impresa.

Sarà facile scoprire che il documento ci aiuterà a misurare il grado di dinamicità dell’impresa (cosa è cambiato da un anno con l’altro? Quali nuove collaborazioni? Quali nuovi prodotti e/o mercati?) ed interesserà non solo all’impresa ma ci aiuterà ad ampliare il dialogo con le banche e terzi finanziatori. Senza ovviamente dimenticare l’utilità per la pianificazione fiscale e finanziaria.

Tutto questo però è solo accademia se non si vive il piano d’impresa come occasione di creare valore, aprendo l’impresa a nuovi stimoli, studiando il settore dimenticando o provando a dimenticare le nostre granitiche certezze, provando a studiare altri settori, altre imprese da cui provare a rubare intuizioni e modelli di business. Spesso, soprattutto per una pmi, la parte interessante non sono i numeri ma la curiosità che il business plan deve stimolare nell’imprenditore e nel professionista che lo assiste.

Utilissimo poi provare a far redigere il piano dal figlio/figlia dell’imprenditore in ottica di passaggio generazionale. Gli consentirà di provare a ripensare l’impresa di famiglia, approfondendo le strategie e scontrandosi con modi di lavorare consolidati. Un ottimo strumento per far crescere sia l’erede, sia l’impresa.

 Per approfondire

Scarica documento: Linee guida alla redazione del business plan (CNDCEC)


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Perché le startup iniziano a diventare interessanti.

Perché le startup iniziano a diventare interessanti.

Un estratto dell’articolo pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore on line

Da sempre osservo con curiosità e, lo ammetto senza pudori, incredulità il fenomeno startup. La normativa di vantaggio, pur lodevole negli obiettivi e per gli strumenti messi a disposizione delle imprese, si scontra con le inefficienze di un sistema Paese che fa estrema fatica ad attrarre risorse e talenti.

Le stesse startup molto spesso si sono rivelate strutture un po’ ingenue ed effimere all’interno di una bolla gonfiata da consulenti, incubatori e grandi imprese in cerca più che altro di migliorare la propria reputazione sul mercato. Spesso il racconto giornalistico ed economico ha confuso tra freelance e imprese innovative, tra incubatori e coworking.

Differente invece, e ben più considerevole, l’impatto culturale del fenomeno startup. In un Paese come il nostro, in cui l’impresa è stata spesso vittima di ideologie politiche superate e di numerosi preconcetti, parlare di startup ha consentito a molti di avere un alibi per ricredersi e affrontare in maniera propositiva il tema del fare impresa.

Oggi, a differenza di qualche anno fa, osserviamo una serie di fattori che stanno facendo crescere il fenomeno startup verso una nuova maturazione, rendendolo estremamente più interessante…

Continua a leggere su ECONOPOLY…


NB: Econopoly è il nuovo progetto editoriale de IlSole24Ore che vuole parlare di economia in maniera seria e documentata, come è nello stile de IlSole24Ore, e che vuole fornire un contributo di idee e proposte per il futuro da spiegare, anche e soprattutto, con la forza dei numeri.

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Guida al piano industriale

Guida al piano industriale

 Articolo Guida al piano industriale pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il piano industriale è il documento nel quale vengono illustrate le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici. La formulazione delle ipotesi rappresenta una delle fasi più importanti dell’intero processo di elaborazione dei preventivi economico-finanziari. Le guide di Borsa italiana alla redazione del piano e alla valutazione di azienda offrono ottimi spunti di approfondimento al cultore della materia.

Il piano industriale può essere definito come il documento nel quale, a partire dalla presentazione delle strategie competitive di fatto operanti a livello aziendale e dall’eventuale fabbisogno o opportunità di rinnovamento esistente, vengono illustrate le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici.

Il principale obiettivo di un piano industriale è di consentire al management di definire in che modo l’azienda intende accrescere il valore creato per gli azionisti.

I requisiti minimi di un piano industriale sono principalmente tre:

  1. la Sostenibilità finanziaria;
  2. la Coerenza, vale a dire l’assenza di “fattori di incoerenza” nei piani;
  3. l’Attendibilità delle ipotesi su cui si fonda il piano.

Il piano industriale deve pertanto contenere un insieme di prospetti economico-patrimoniali-finanziari redatti in coerenza con le scelte strategiche e con le ipotesi assunte.

Una volta individuate le alternative percorribili, identificate le risorse necessarie per realizzare la crescita (finanziarie, umane, tecnologiche, ecc.) e precisate le modalità attraverso cui reperirle, è opportuno che nel piano industriale venga indicato se la crescita si baserà:

  • sull’acquisizione di nuovi clienti;
  • attraverso l’ampliamento della gamma di prodotti, servizi e/o brand;
  • entrando in altre aree geografiche;
  • utilizzando nuovi canali distributivi.

Tali scelte strategiche dovranno poi essere declinate in azioni precise, stabilendo per ciascuna di esse gli investimenti correlati, la tempistica, i manager responsabili, le condizioni/vincoli e l’impatto economico-finanziario.

La attendibilità delle ipotesi

La formulazione delle ipotesi rappresenta una delle fasi più importanti dell’intero processo di elaborazione del business plan, la qualità delle stime elaborate dipende dalla correttezza delle assunzioni fatte. L’elaborazione delle ipotesi di piano generalmente si basa sull’analisi dei dati storici relativi agli ultimi tre esercizi per poi svilupparsi in ottica prospettica.

L’orizzonte temporale del piano

L’orizzonte temporale del piano può variare ragionevolmente dai 3 a 5 anni, secondo la prevalente dottrina, senza perdere di significatività.

Analisi di sensitività

Il processo di pianificazione che porta alla costruzione di un piano industriale si basa su una serie di assunzioni e quindi per sua natura si svolge in condizioni di incertezza.

Obiettivo del piano è ridurre o comunque dare un peso a tale incertezza per consentire di individuare scenari ragionevolmente prevedibili.

È necessario, per quanto ragionevolmente possibile, presentare un’analisi di sensitività rispetto alle principali variabili qualitative e quantitative, che possono incidere in maniera sostanziale sulla creazione di valore, ipotizzando scenari diversi cui dovrebbero essere associati dei tassi di probabilità.

La struttura del piano industriale

Di seguito viene riportato lo schema standard proposto dalla Guida di Borsa italiana, la struttura offre un interessante best practice che potrà essere sviluppata o semplificata a seconda degli obiettivi e delle dimensioni dell’azienda:

  • Executive Summary
    1. Il progetto strategico proposto
    1. Le principali azioni realizzative
    1. Sintesi dei principali dati finanziari attesi
  • La strategia realizzata
    1. La strategia competitiva corporate
    2. La strategia competitiva delle singole SBU
    3. Evoluzione dei principali dati finanziari storici per SBU
  • Le intenzioni strategiche
    1. Necessità e opportunità di un rinnovamento strategico
    2. Le intenzioni strategiche a livello corporate
    3. Le intenzioni strategiche a livello di SBU
  • L’Action Plan
    1. Azioni, tempistica, manager responsabili
    2. Impatto economico-finanziario delle azioni
    3. Investimenti e modalità di finanziamento
    4. Impatto organizzativo
    5. Condizioni e vincoli all’implementazione
  • Le ipotesi e i dati finanziari prospettici
    1. Modello economico
    2. Le ipotesi alla base delle previsioni economicopatrimoniali-finanziarie
    3. I dati previsionali a confronto con i dati storici
    4. Le direttrici di analisi dei risultati gestionali
    5. Andamento dei key value driver
    6. Analisi di sensitività
    7. Aspetti critici da evidenziare

Per approfondire

Le guide alla valutazione ed alla redazione del piano industriale predisposte da Borsa Italiana sono documenti che riteniamo utile segnalare a chi voglia approfondire l’argomento in quanto rivolte agli imprenditori e alle società coinvolte nella valutazione d’azienda, anche in vista di una possibile quotazione.

Guida alla valutazione di azienda

Guida alla valutazione di azienda

Articolo su valutazione di azienda pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

La valutazione di azienda è un processo complesso finalizzato alla definizione sintetica di valore aziendale mediante uno o più metodi di valutazione. La valutazione di azienda comporta oltre ad una attenta attività di due diligence la valutazione del piano aziendale redatto dall’organo amministrativo e la sua coerenza con la strategia e l’andamento del mercato in cui opera l’azienda. Le caratteristiche e le finalità della valutazione di azienda possono essere differenti a seconda dell’operazione a cui si riferisce.

Definizione di valutazione di azienda

La valutazione di azienda è un processo complesso finalizzato alla definizione sintetica di valore aziendale mediante uno o più metodi di valutazione. La valutazione di azienda comporta oltre a una attenta attività di due diligence la valutazione del piano aziendale redatto dall’organo amministrativo e la sua coerenza con la strategia e l’andamento del mercato in cui opera l’azienda.

Obiettivo della valutazione

L’obiettivo di un processo di valutazione varia in relazione al tipo di operazione per cui si rende necessario definire il valore di un’azienda.

La valutazione di azienda assume una particolare rilevanza, tra l’altro, in operazioni di fusione e acquisizione, di affitto e cessione d’azienda, di cessione di quote (tra cui per esempio in caso di recesso del socio). Le caratteristiche e le finalità della valutazione d’azienda possono essere differenti a seconda dell’operazione a cui si riferisce.

La valutazione di azienda assume rilevanza non solo in occasione di operazioni di finanza straordinaria o di piani di ristrutturazione nella crisi di impresa (es. concordato preventivo con ipotesi di affitto e cessione d’azienda), ma anche a supporto delle scelte di gestione, nell’ambito della pianificazione strategica, ai fini della analisi critica di strategie alternative misurandone l’efficacia in base alla creazione del valore aziendale.

Due diligence

L’attività di due diligence permette al professionista (valutatore o perito che sia) di comprendere in dettaglio l’azienda e il suo settore. Questa attività è necessaria per svolgere un’analisi approfondita del piano di impresa e si può distinguere in:

  • due diligence strategica;
  • due diligence finanziaria;
  • due diligence contabile;
  • due diligence fiscale;
  • due diligence legale.

Piano di impresa

Nel valutare una azienda è indispensabile analizzare il piano aziendale redatto dall’organo amministrativo e la sua coerenza con la strategia e l’andamento del mercato in cui opera l’azienda. Questo documento consente al professionista di valutare le prospettive future aziendali. Spetterà quindi al perito valutarne la coerenza con:

  • le risorse aziendali (risorse umane, finanziarie, ecc..);
  • l’assetto strategico-organizzativo;
  • l’andamento del mercato in cui opera l’impresa.

Il piano di impresa deve rispecchiare le scelte strategiche, le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici, i possibili scenari in caso di non raggiungimento dei risultati attesi.

Il piano di impresa è uno strumento indispensabile di misurazione e valutazione delle strategie aziendali. È un documento fondamentale nel dialogo con gli investitori e con il sistema finanziario in genere.

L’attendibilità dei dati che emergono da un business plan dipende dalla chiarezza delle ipotesi di base e della trasparenza del procedimento adottato.

Principali metodi di valutazione aziendale

La scelta del metodo di valutazione è uno degli aspetti più delicati nell’attività peritale. La scelta dipende oltre che dall’operazione anche dal settore e dalla tipologia di azienda.

I principali metodi di valutazione d’azienda sono:

  • Metodo patrimoniale: valorizzazione del patrimonio netto rettificato, dato dalla somma del valore di mercato dei cespiti meno il valore del capitale di terzi.
  • Metodo reddituale: attualizzazione, per un dato periodo di tempo (solitamente non superiore ai 5 anni), di un reddito normalizzato a un tasso di rendimento espressivo del rischio specifico aziendale.
  • Metodo misto: stima il valore dell’azienda sommando al patrimonio netto rettificato il goodwill, dato dall’attualizzazione dei redditi futuri in eccesso che la società è in grado di generare rispetto ai risultati medi del settore.
  • Metodo finanziario: attualizzazione, per un dato periodo di tempo (solitamente non superiore ai 5 anni), dei flussi di cassa a un tasso di rendimento espressivo del rischio specifico aziendale.

Per approfondire

Le guide alla valutazione ed alla redazione del piano industriale predisposte da Borsa Italiana sono documenti che riteniamo utile segnalare a chi voglia approfondire l’argomento in quanto rivolte agli imprenditori e alle società coinvolte nella valutazione d’azienda, anche in vista di una possibile quotazione.

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Guida al ravvedimento operoso

Guida al ravvedimento operoso

 Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Cogliamo l’occasione della pubblicazione della circolare n.23/E in cui Agenzia delle Entrate fornisce una breve guida sull’istituto del ravvedimento operoso per fare il punto sullo strumento radicalmente rinnovato e per segnalare alcuni documenti che consentiranno al lettore di approfondire al meglio il tema.

Obiettivi

Il Fisco punta a ridurre le liti e a premiare i contribuenti più tempestivi nell’autocorrezione, graduando le sanzioni in base al tempo trascorso dalla commissione delle violazioni.

La Circolare della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (Il nuovo ravvedimento operoso) ha fornito delle prime indicazioni operative in merito alla corretta applicazione delle novità legislative, tenendo anche conto di quelle fornite dalla prassi amministrativa con la circolare 19 febbraio 2015, n. 6/E.

La più recente Circolare n.23/E dell’ Agenzia delle Entrate fornisce una breve guida sull’istituto del ravvedimento operoso, radicalmente rinnovato dalla legge di stabilità 2015 (legge n. 190/2014), che può essere adesso utilizzato fino alla scadenza dei termini previsti per l’accertamento. Il documento di prassi (Ravvedimento – Articolo 13, comma 1, lettera a-bis), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 – Chiarimenti) illustra in maniera più approfondita come individuare il momento a partire dal quale vanno calcolati i termini per ravvedersi nei casi di omessi versamenti e violazioni commesse con la dichiarazione.

Sanzioni

Sono state introdotte diverse misure di riduzione della sanzione, con l’obiettivo di garantire una maggiore premialità per il contribuente che si attivi tempestivamente rispetto al momento di commissione della violazione oggetto di regolarizzazione.

Quando è possibile regolarizzare 

L’istituto – che prima delle modifiche era attivabile esclusivamente “entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione” – può, oggi, essere utilizzato dal contribuente, per regolarizzare le violazioni commesse in materia di tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, fino alla scadenza dei termini di accertamento. 

Il ravvedimento può adesso essere attivato a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata o che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, delle quali il contribuente abbia avuto formale conoscenza. 

Quando non è possibile regolarizzare

Non possono ravvedersi, invece, i contribuenti ai quali sia stato notificato un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento o che abbiano ricevuto comunicazioni di irregolarità (articoli 36-bis DPR n. 600/1973 e 54-bis DPR n. 633/1972) o l’esito del controllo formale (art. 36-ter DPR n. 600/1973). 

Tabella delle sanzioni

Riportiamo per semplicità la tabella contenuta nel comunicato stampa (Il nuovo ravvedimento operoso punta alla compliance fiscale In una circolare i primi chiarimenti su tempi e regole dell’istituto)

TIPOLOGIATEMPISTICASANZIONE RIDOTTA
Mancato pagamento del tributo o di un accontoEntro il termine di trenta giorni dalla data della sua commissione1/10 del minimo
Regolarizzazione di errori e omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo Entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro novanta giorni dall’omissione o dall’errore1/9 del minimo
Regolarizzazione di errori e omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributoEntro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore 1/8 del minimo
Regolarizzazione di errori e omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributoEntro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore1/7 del minimo
Regolarizzazione di errori e omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributoOltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore1/6 del minimo
Regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributoDopo la constatazione della violazione (ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4), salvo nei casi di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto o di omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale)1/5 del minimo
Omissione della presentazione della dichiarazioneSe la dichiarazione viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni o, nei casi di omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni1/10 del minimo

 Per approfondire:

Proroga versamento imposte al 6 luglio 2015

Proroga versamento imposte al 6 luglio 2015

Posticipato al 6 luglio 2015 il termine per versare le imposte

per chi è soggetto agli studi di settore

 

Comunicato stampa

Slitta dal 16 giugno al 6 luglio 2015, il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.

Lo prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che è stato firmato dal premier Matteo Renzi e che è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Dal 7 luglio e fino al 20 agosto 2015 i versamenti possono essere eseguiti con una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 per cento.

La proroga riguarda sia i soggetti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli studi di settore, sia coloro che presentano cause di inapplicabilità o esclusione dagli stessi, compresi i soggetti che adottano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, i soggetti che determinano il reddito forfettariamente nonché i soci di società di persone e di società di capitali in regime di trasparenza.

Una sconfitta dello Stato

Breve riflessione tratta da un articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Ancora una volta, come ogni volta, ci ritroviamo qui a parlare di proroga dei versamenti delle imposte a causa della tardiva approvazione degli studi di settore.

Ancora di fronte all’ennesima proroga, ancora una manifestazione palese di incapacità a gestire gli impegni da parte dell’Agenzia. Ancora giorni di allerta negli Studi professionali, richiesta di straordinari ai collaboratori, ulteriori costi per programmi e software… tutti in attesa di un verdetto da parte di uno Stato sempre più inaffidabile.

La proroga rappresenta la consueta sconfitta dell’organizzazione statale e della burocrazia italiana che impedisce:

  • ai professionisti e alle case di software una corretta pianificazione del lavoro il che si tradurrà immancabilmente in costi per imprese e professionisti;
  • alle imprese e ai contribuenti in genere una corretta pianificazione finanziaria;
  • allo Stato di incassare per tempo i suoi crediti il che si tradurrà immancabilmente in nuove tasse.

Credetemi, l’evasione si combatte semplificando.

Per approfondire

Link: Comunicato stampa

 


 

I Social Media per il Mondo dei Professionisti

Social Media Week Roma 

I Social Media per il Mondo dei Professionisti

Il 12 giugno 2015 sono stato invitato grazie all’amico Leonardo Bellini alla Social Media Week Roma per essere uno degli speaker dell’ evento “I Social Media per il Mondo dei Professionisti” per raccontare l’esperienza di Studio Panato e confrontarmi con altri professionisti sul mondo dei social media. Sarà un momento interessante per raccontare di noi, del nostro approccio alla professione e per riflettere su come migliorare la nostra presenza on line.

Quali temi si approfondiranno?

  • In che modo un libero professionista oppure uno Studio (Fiscale, legale, associato) può far leva sui social media?
  • Quali obiettivi o strategie può attuare?
  • Dove finisce la costruzione del brand personale e comincia quello dello Studio Professionale?
  • Oltre al sito web dello Studio, quali sono le piattaforme e gli strumenti di social networking più adeguati?
  • Come usare LinkedIn, Twitter, Facebook, Blogging per uno Studio professionale?
  • Newsletter o NewsMagazine utilizzando strumenti come Flipboard?
  • Ha senso per uno studio professionale sviluppare una mobile web app?

Guarda il video integrale dell’evento


COS’E’ LA SMW ROMA?

La Social Media Week Roma è la settimana mondiale di eventi dedicata al Web, alla Tecnologia, alla Innovazione e ai Social Media che si svolge a Roma dall’8 al 12 giugno 2015 ed in contemporanea con altre 12 città internazionali rappresentanti 5 continenti.

Negli ultimi anni la Social Media Week si è confermata uno tra gli appuntamenti più attesi, coinvolgenti ed innovativi a livello mondiale, con 100.000 partecipanti, 2.500 eventi e 1.000.000 di visitatori online.

DOVE SI TERRA’ LA SOCIAL MEDIA WEEK?

SMW Roma si terrà principalmente la Casa del Cinema a Villa Borghese Largo Marcello Mastroianni, 1, 00197 Roma

Per approfondire:

Scheda Evento: I Social Media per il Mondo dei Professionisti


 

DISRUPTIVE INNOVATION

DISRUPTIVE INNOVATION

LECTIO MAGISTRALIS di UMBERTO BERTELÈ

 

Vi propongo una interessante lectio magistralis sul tema di DISRUPTIVE INNOVATION  tenutasi il 24 marzo 2015 nell’aula “Carlo De Carli” del Politecnico di Milano.

La lectio è stata dedicata a un tema molto sentito a livello internazionale, ma entrato da poco nel dibattito del nostro Paese: la rivoluzione che l’ultima ondata di innovazioni digitali sta provocando nel sistema delle imprese, con la crescita vorticosa di alcuni soggetti e la caduta precipitosa di altri.

Molti punti interessanti non sono stati approfonditi ma credo possa offrire comunque un interessante spunto di riflessione sia per la panoramica dei cambiamenti in atto in molti settori economici, sia come efficace promemoria nel farci percepire l’urgenza di provare a ripensare quello che è il nostro modo di porci nell’arena competitiva del settore in cui operiamo.

Business model alternativi

Un fenomeno dilagante nell’economia, che mettendo in pista business model alternativi può portare alla sparizione di interi settori o comunque stravolgerne le logiche competitive. Un fenomeno così a macchia d’olio e ramificato da far sostenere ad alcuni autori che ogni attività economica può essere oggetto di riconcezione alla luce delle potenzialità offerte dall’ultima ondata di tecnologie digitali e dalle trasformazioni negli stili di vita da esse indotte.

Per approfondire: