Professionisti: il low cost non lo si fa solo per strada

Professionisti: il low cost non lo si fa solo per strada

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

In questi giorni ho raccontato ad alcuni amici imprenditori  una ricerca dell’Università Bocconi di qualche anno fa su esempi eccellenti di sanità low cost che trovo estremamente interessante.

Parole come no profit e low cost che mi hanno sempre insospettito ma qui assumono un altro significato, presentando casi di marketing dei servizi davvero particolari, tanto da coinvolgere in un caso anche un fondo di investimenti.

I centri studiati hanno come obiettivo offrire servizi di qualità ad un prezzo di circa il 30% inferiore alla media dei prezzi per prestazioni di qualità medio alta.

Attenzione quindi, lo sconto non sul prezzo medio ma sul prezzo medio per prestazioni di qualità medio alta (non è poca cosa).

La comunicazione commerciale stessa si basa sull’alta qualità delle prestazioni e professionalità dei collaboratori più che sul prezzo basso. Alcune strutture hanno dichiarato ai ricercatori della Bocconi di essere addirittura spaventate del crescere di offerte low cost che tendono ad associare bassi prezzi a basso livello qualitativo.

In sostanza l’obiettivo di queste strutture è ridefinire il business model, tagliare i costi sugli acquisti, ottimizzare le procedure e tutte quelle attività di supporto (organizzazione, formazione, segreteria, marketing) per riuscire ad offrire un servizio percepito come elevato e di qualità.

Il modello di business degli operatori sanitari low cost ma di qualità

Il modello di business si fonda sui seguenti fattori di successo:

  • comunicazione trasparente sulle tariffe applicate alle diverse prestazioni sanitarie;
  • massima attenzione alle procedure di accesso e di prenotazione delle visite, queste ultime attivabili con l’ausilio di diversi canali remoti;
  • focalizzazione su alcune prestazioni sanitarie allo scopo di perseguire economie di scala necessarie per contenere i costi totali;
  • utilizzo di sistemi normati per garantire alti livelli di qualità (in alcuni casi virtuosi in collaborazione con le Università);
  • revisione delle procedure di acquisto di materiali e stipula di accordi di fornitura con aziende in una logica di partnernariato.

Un aspetto fondamentale e comune alle diverse esperienze di offerta di servizi sanitari low cost ma di qualità, è rintracciabile nel ruolo del passaparola come veicolo di comunicazione. Si tratta di sfruttare i vantaggi offerti dalla volontà del cliente di condividere con altri le esperienze positive, ottenute da un servizio che ha mantenuto le promesse. Affinché il passaparola sia efficace, occorre che il messaggio sia onesto ed eticamente corretto.

Monitorare i risultati, non solo con i pazienti.

Mi hanno colpito alcune cose in particolare:

  • grado di soddisfazione dei pazienti elevato e costantemente monitorato;
  • grado di soddisfazione dei professionisti costantemente monitorato (queste strutture riducono in parte i compensi di mercato offrendo in cambio retribuzioni costanti, organizzazione e garanzia della qualità della prestazione – in qualche modo sono quindi costrette a fornire servizi di qualità per non perdere i collaboratori che accettano una retribuzione non solo monetaria ma legata all’apprendimento ed al crescere con la struttura);
  • molti pazienti appartengono a classi sociali medio alte e alta scolarizzazione (quindi si presume attenti alla qualità, quanto meno alla qualità percepita).

Negli obiettivi viene posta grande attenzione, non solo alla qualità della visita, ma anche all’erogazione di servizi di orientamento e assistenza per accompagnare la persona nel percorso di cura, inclusa l’attivazione della rete di servizi sociosanitari pubblici e del privato sociale.

Non è un caso che contro queste strutture nessun ordine si sia mai sognato di aprire procedimenti disciplinari.

Assolowcost

Alcune di queste realtà aziendali sono associate ad Assolowcost

Assolowcost ha elaborato, attraverso il contributo di un Comitato Scientifico di elevato prestigio, i criteri classificatori del Low Cost di Qualità. Tali criteri individuano tre parametri fondamentali:

  • un parametro economico secondo il quale il prezzo medio dei prodotti/servizi commercializzati deve essere significativamente inferiore rispetto al prezzo medio di mercato nel corso dell’intero anno ed in relazione al settore d’appartenenza;
  • un parametro produttivo in base al quale viene analizzato in che modo l’azienda perviene ad un risparmio sui costi al fine di assicurare la massima trasparenza nei confronti del mercato;
  • un parametro etico basato sul rispetto del codice etico emanato dall’associazione che rappresenta una vera e propria guida deontologica al comportamento delle imprese associate.

Essere aziende associate ad Assolowcost significa dunque poter comunicare al mercato di aver avuto la capacità di ridurre i prezzi offrendo al contempo un elevato mix di valore all’intero mercato attraverso l’adozione di business model innovativi e nel pieno rispetto dei più elevati principi etici e di responsabilità sociale d’impresa.

Qualcuno forse  criticherà dicendo che questo non è low cost puro, del resto però neanche la professione è esattamente attività di impresa e questo sistema consente di salvaguardarne le peculiarità.


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Le avventure del Panatino in un libro

Le avventure del Panatino in un libro

E’ ormai passato qualche anno da quando scrissi quel primo pensiero su mio figlio che iniziava più o meno cosi:

“Mercoledì 25 maggio 2011 sono diventato papà! Mamma e bimbo sono meravigliosi.”

Oggi che ormai è grande e molte cose possiamo dircele “da uomo a uomo” forse continuare a raccontare le sue avventure e i suoi piccoli segreti può diventare indiscreto ed ho quindi pensato di raccogliere alcune pagine, a cui sono particolarmente affezionato, in questo libretto che tra qualche anno forse ci ritroveremo a leggere insieme per ricordare di quando era piccolo, delle mie emozioni e della storia della nostra famiglia. La decisione di raccogliere gli scritti sparsi qua e là in rete in un volume non nasconde velleità artistiche ma il desiderio di non perdere questi momenti e di condividerli con nonne e bisnonne, meno avvezze all’uso della rete.

Un titolo per i più grandi

E’ un libretto (il diminutivo è d’obbligo) che avrei voluto intitolare “Roba minima“, citando una vecchia canzone di Jannacci, per ben rappresentare quelli che altro non sono che sentimenti comuni di un padre verso il figlio. Temendo però fraintendimenti (queste riflessioni sono roba minima per il lettore, non certo per me che le ho vissute) ho preferito il titolo “E così, da uomo a uomo, cresciamo in due” che richiama forse uno dei racconti che mi sono più cari.

“Roba minima ” invece è diventato un capitolo che racchiude quei pensieri che sono più legati a me, al mio mondo, a quelle emozioni che il Panatino, come un catalizzatore, è riuscito a risvegliare.

Le tre porte magiche

Il disegno in copertina rappresenta, per l’osservatore che non abbia conservato la purezza di un bimbo, tre porte magiche (arancione, gialla ed azzurra) attraverso cui raggiungere altrettanti mondi di fantasia. Disegno e colori beneauguranti e scelti da mio figlio con passione.

Lo trovate su Amazon

Solo l’insistenza di qualche amico mi ha spinto ad inserire il libro su Amazon (basterà cercare: Panatino) affinché possa essere disponibile a chi ha avuto la pazienza di leggermi in questi anni.

Lo trovate sia nella versione Kindle sia nella versione cartacea tradizionale (che preferisco, non lo nascondo). Il prezzo in entrambi i casi è quello minimo imposto da Amazon.

Devo confessare che sono rimasto stupito dall’essere riuscito in relativamente breve tempo a realizzare un prodotto ragionevolmente accettabile. Certo editing e grafica andrebbero migliorate e sono ben lontani dall’essere professionali ma il prodotto è non molto lontano da quello di piccoli editori blasonati.

Incredibile poi la possibilità di aggiornare e modificare il testo in qualunque momento.

La cosa non è affatto da sottovalutare e fa ipotizzare sviluppi anche per l’editoria professionale. Quante cose si imparano giocando con il Panatino.

Le scuse allo sfortunato compratore

Lo sfortunato compratore, non rientrante né nella categoria familiari, né nella categoria amici, temo finirà per non comprendere in pieno molti riferimenti e trovare superficiale il contenuto. E’ inoltre la mia prima esperienza di pubblicazione senza editore e sconta quindi qualche ingenuità. A sua parziale consolazione sappia il Lettore che quanto incasserò (e qualcosa in più) sarà devoluto in beneficenza, una bella figura che sono certo non avrà gravi ricadute sul mio portafoglio.

La soddisfazione più bella

Le prime 25 copie, stampate a mie spese, arriveranno in Studio il 1 dicembre, certo così di superare (barando con la scusa dei regali di Natale) quei 25 lettori di manzoniana memoria. A me non resta che guardare mio figlio felice con la sua copia in mano, fiero di vedere il suo disegno in copertina, correre e saltare sul lettone di casa gridando:

“Me lo leggi mamma, è il mio libro”.

e poi sentirlo sussurrare:

“Mamma ma secondo te anche Marcello ha un libro tutto suo?”

Una richiesta che non nasconde invidia o malizia ma bisogno di comprendere attraverso il confronto con gli altri.

Ed il giorno dopo la soddisfazione più bella, tornare a casa la sera, trovarlo addormentato sul divano che tiene stretto il suo libretto arancione e scoprire che ha voluto portarlo all’asilo per mostrarlo fiero alla maestra ed agli amichetti.

 


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Recesso del socio nelle società di persone

Recesso del socio nelle società di persone

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Un recente documento della Fondazione Nazionale Commercialisti affronta il recesso del socio nelle società di persone approfondendo alcuni aspetti dai rilevanti risvolti pratici trattandosi, nella specie, dei criteri di valutazione delle quote, dell’avviamento e delle conseguenze prodotte dalla liquidazione della quota sul capitale sociale delle società di persone.

 

Il recesso è un atto unilaterale recettizio che esprime la volontà del socio di abbandonare la compagine sociale, ai sensi dell’art. 2285 c.c. «ogni socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci. Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta causa. Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi». Costituisce, quindi, una deroga al principio generale dell’indissolubilità unilaterale dei contratti.

Le cause del diritto di recesso

Il diritto di recesso (diritto potestativo spettante ad ogni socio) deriva:

  1. dalla costituzione della società a tempo indeterminato (con preavviso);
  2. dall’inadempimento di obblighi contrattuali da parte degli altri soci (cause convenzionali);
  3. da una giusta causa.

La “giusta causa” all’interno delle società di persone emerge in seguito all’estromissione del socio dall’amministrazione e dalla gestione della società, ovvero al venir meno del vincolo/rapporto fiduciario alla base delle società personali.

Al verificarsi di una causa di recesso sarà necessario procedere al calcolo della quota di competenza del socio recedente. Esso avrà diritto, esclusivamente, al pagamento di una somma di denaro pari al valore della propria quota, non potendo vantare diritti sui beni conferiti sino allo scioglimento della società.

Diritto soltanto ad una somma di danaro

Nel rispetto della tutela dell’interesse esclusivo della società alla conservazione dei valori produttivi, ex art.2289 c.c. «nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento. Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e le perdite inerenti alle operazioni medesime.».

Va segnalato che, una parte minoritaria della dottrina riconosce alla società la facoltà di adempiere, in alternativa al pagamento di una somma di danaro, mediante la restituzione di beni (o quote di essi) in natura, se ciò risulta più conveniente per la società.

La valutazione della quota in caso di recesso

L’art.2289 c.c. fissa un criterio legale di liquidazione della quota, che prende a cardine della valutazione la situazione patrimoniale al momento in cui si verifica il recesso. In base all’orientamento prevalente, il suddetto articolo richiama indirettamente un bilancio ad hoc,  idoneo ad evidenziare l’effettiva consistenza economica della quota.

La Suprema Corte, inoltre, precisa che nella determinazione della suddetta quota occorre tener conto della “effettiva consistenza economica dell’azienda sociale all’epoca dello scioglimento del rapporto, comprendendovi anche il fattore di redditività dell’azienda stessa” (Cass. 10/07/1993 n.7595); sostanzialmente, nella determinazione del quantum debeatur andrà incluso il valore dell’avviamento (positivo o negativo).

In assenza di un metodo legale ed univoco di valutazione delle partecipazioni sociali, è possibile fissare criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della quota, considerando illegittime solo quelle clausole che conducono al rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

Il metodo ritenuto più idoneo a determinare il valore della quota è quello misto patrimoniale/reddituale, caratterizzato dalla ricerca di un valore che tiene conto dell’aspetto patrimoniale senza dimenticare le attese reddituali.

Seguendo tale impostazione, si avrà una rielaborazione dello stato patrimoniale della società, individuando un “patrimonio netto rettificato” valutato nelle sue singole parti, al quale verrà sommato il valore riconosciuto all’avviamento, in modo tale da quantificare il valore della società e di conseguenza il valore della quota da liquidare al socio uscente.

Il pagamento della quota

Il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, senza alcuna corresponsione di interessi.

Sulla natura del credito spettante al socio recedente dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenerlo un credito di valuta, che soggiace al principio nominalistico di cui all’art.1277 c.c., rendendo applicabili i principi sul risarcimento del danno conseguente alla mora del debitore.

L’obbligo di liquidare la quota è posto direttamente in capo alla società, e non ai singoli soci restanti. Tale disposto rimane valido anche per le società di persone, le quali pur non avendo personalità giuridica, sono comunque soggetti di diritto, titolari di un autonomo patrimonio.

Di conseguenza, il debito derivante dalla liquidazione della quota al socio uscente deve essere soddisfatto dalla società e, solo in via sussidiaria, dai rimanti soci.

Per approfondire

Scarica il documento: La valutazione delle quote nelle società personali in ipotesi di recesso ed esclusione


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Responsabilità ed obblighi di amministratori, liquidatori e soci.

Responsabilità ed obblighi di amministratori, liquidatori e soci in uno Studio dei Commercialisti di Milano.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il legislatore in questi ultimi anni, al fine di garantire una più compiuta tutela del credito erariale, ha riscritto le responsabilità di liquidatori, amministratori e soci di società di capitali in liquidazione mediante norme più severe che prevedono l’ inversione dell’onere della prova. Un recente studio della Commissione Diritto Tributario Nazionale dell’ODCEC di Milano ha analizzato con attenzione il tema della sopravvivenza fiscale delle società estinte.

 

Il legislatore in questi ultimi anni, al fine di garantire una più compiuta tutela del credito erariale, ha riscritto le responsabilità di liquidatori, amministratori e soci di società in liquidazione mediante norme più severe che prevedono l’inversione dell’onere della prova. 

La responsabilità fiscale ed gli obblighi degli amministratori, dei liquidatori e dei soci sono normati dall’articolo 36 del Decreto del Presidente della Repubblica del 29/09/1973 n. 602 che è stato recentemente modificato dal Decreto legislativo del 21/11/2014 n. 175, articolo 28 (in vigore dal 13/12/2014).

La Commissione Diritto Tributario Nazionale dell’ODCEC di Milano ha redatto un approfondito studio sul tema della sopravvivenza fiscale delle società estinte. Il testo, dal titolo “Libera interpretazione dell’Art. 28 D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175 – Coordinamento razionalizzazione e semplificazione di disposizioni in materia di obblighi tributari”, è liberamente scaricabile a questo link.

Sopravvivenza fiscale della società cancellata

Ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese.

Questa norma si sostanzia in una estensione del periodo di accertamento rendendo più incerto l’iter della procedura di liquidazione e successiva cancellazione.

Responsabilità dei liquidatori di Srl

I liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attivita’ della liquidazione, le imposte dovute (il regime di responsabilità avrà ad oggetto tutte le imposte e non più solo le imposte dirette) per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Tale responsabilita’ e’ commisurata all’importo dei crediti d’imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.

Rispetto alla precedente formulazione, l’onere probatorio è quindi traslato sul liquidatore (inversione dell’onere della prova).

Responsabilità degli Amministratori di Srl

La norma di cui sopra si applica agli amministratori in carica all’atto dello scioglimento della societa’ o dell’ente se non si sia provveduto alla nomina dei liquidatori. Inoltre le responsabilità previste l’art. 36 del d.P.R. n. 602 del 1973 sono estese agli amministratori che hanno compiuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione operazioni di liquidazione ovvero hanno occultato attivita’ sociali anche mediante omissioni nelle scritture contabili.

Responsabilità dei Soci di Srl

I soci o associati, che hanno ricevuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione danaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o hanno avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il tempo della liquidazione, sono responsabili del pagamento delle imposte dovute nei limiti del valore dei beni stessi, salvo le maggiori responsabilità stabilite dal codice civile. Il valore del denaro e dei beni sociali ricevuti in assegnazione si presume proporzionalmente equivalente alla quota di capitale detenuta dal socio od associato, salva la prova contraria.

Giurisprudenza ed omesso versamento dell’Iva

Il liquidatore della società risponde penalmente dell’omesso versamento dell’Iva, anche se si è insediato pochi giorni prima della commissione del reato poiché, assumendo la carica, si espone volontariamente a tutte le conseguenze derivanti da pregresse inadempienze (Corte di cassazione, sentenza 30492 del 15 luglio 2015).

Per approfondire

“Libera interpretazione dell’Art. 28 D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175 – Coordinamento razionalizzazione e semplificazione di disposizioni in materia di obblighi tributari”, è liberamente scaricabile a questo link.


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Impatto dei nuovi principi OIV sul procedimento di valutazione delle PMI

Impatto dei nuovi principi OIV sul procedimento di valutazione delle PMI

Il 23 novembre a Palermo avrò il piacere di partecipare ad un importante convegno sull’impatto dei nuovi principi OIV sul procedimento di valutazione delle PMI da parte dei Commercialisti. L’evento è organizzato in collaborazione con Alumni Bocconi e ODCEC Palermo, valido ai fini della formazione professionale.

Lunedì 23 novembre, ore 9.00-13.30
ODCEC Palermo, via Emerico Amari 11
Valido ai fini della Formazione Professionale Continua dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
Organizzato dall’area di Palermo e dal Topic Accountants della Bocconi Alumni Association, in collaborazione con ODCEC Palermo.

“Nuovi principi italiani di valutazione d’azienda nelle PMI”

Un’analisi dell’impatto dei nuovi principi emanati dall’OIV sul procedimento di valutazione delle PMI da parte dei Dottori Commercialisti.

PROGRAMMA:

Saluti introduttivi:
Fabrizio Escheri, Presidente ODCEC Palermo
Nicolò La Barbera, Presidente Fondazione Francesco Bianchini Commercialisti Palermo
Dario Marino, Coordinatore Bocconi Alumni Association Palermo

“Problematiche dell’applicabilità dei principi italiani di valutazione d’azienda alle PMI”
Andrea Arrigo Panato, Studio Panato – Milano

“La valutazione delle imprese in crisi”
Raffaele Marcello, Componente CNDCEC con delega ai Principi contabili e di valutazione, Componente del Consiglio di Gestione OIC e del Consiglio dei Garanti OIV

“La valutazione delle imprese in crescita e il costo del capitale”
Paolo Ghiringhelli, Professore Associato Università Bocconi – Dipartimento di Accounting 

Modera: Antonio Coglitore, Consigliere ODCEC Palermo Coordinatore Commissione Formazione e Aggiornamento, Consigliere Fondazione Francesco Bianchini Ordine Commercialisti Palermo

Conclusioni: Maurizio Di Costanzo, Dottore Commercialista-Revisore legale, Team Bocconi Alumni Association Palermo

Per info e partecipazione:

Maggiori informazioni alla pagina dell’ Alumni Bocconi sull’evento: Valutazione d’azienda per le PMI

Scarica il programma completo del convegno


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Informativa e valutazione nella crisi di impresa

Informativa e valutazione nella crisi di impresa

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il CNDCEC in un recente documento ha voluto fornire un’indicazione degli elementi economico-aziendali qualificanti l’informativa e la valutazione della crisi d’impresa.

Nel documento “Informativa e valutazione nella crisi d’impresa” si sono volute evidenziare le possibili conoscenze che gli operatori o i soggetti che hanno rapporti con un’impresa in difficoltà possano acquisire circa il suo reale rischio di default. Il documento del Consiglio nazionale indica dunque “le linee di indirizzo per i commercialisti che svolgono la propria attività in contatto con l’imprenditore, al fine di tentare una qualificazione della crisi aziendale, che ne consenta anche il monitoraggio e l’emersione, fornendo un eventuale paragone del concetto aziendalistico di crisi alla possibile definizione giuridica di crisi d’impresa e insolvenza attuale e in chiave prospettica”.

Il documento stesso peraltro ricorda che, in merito alle modalità di accertamento della situazione di difficoltà dell’impresa, esistono già linee guida regole emanate ad uso dei professionisti per intercettare i segnali della crisi :

  • il principio di revisione 570 sulla continuità aziendale;
  • la norma CNDCEC 11 – Norme di comportamento del collegio sindacale;
  • l’OIC 6 – Ristrutturazione del debito ed informativa di bilancio.

Particolarmente interessante per il professionista che si trova a fronteggiare una situazione di crisi aziendale il Documento n. 570 del CNDCEC in cui vengono vengono elencati alcuni esempi di eventi o circostanze riportati nel che possono far sorgere significativi dubbi riguardo il presupposto della continuità aziendale.

Indicatori finanziari

  • situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo;
  • prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso; oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine;
  • indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori;
  • bilanci storici o prospettici che mostrano cash flow negativi;
  • principali indici economico-finanziari negativi;
  • consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività che generano cash flow;
  • mancanza o discontinuità nella distribuzione dei dividendi;
  • incapacità di saldare i debiti alla scadenza;
  • incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti;
  • cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”;
  • incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari.

Indicatori gestionali

  • perdita di amministratori o di dirigenti chiave senza riuscire a sostituirli;
  • perdita di mercati fondamentali, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
  • difficoltà nell’organico del personale o difficoltà nel mantenere il normale flusso di approvvigionamento da importanti fornitori.

Altri indicatori

  • capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità ad altre norme di legge;
  • contenziosi legali e fiscali che, in caso di soccombenza, potrebbero comportare obblighi di risarcimento che l’impresa non è in grado di rispettare;
  • modifiche legislative o politiche governative dalle quali si attendono effetti sfavorevoli all’impresa.

Questi indicatori presi singolarmente possono semplicemente evidenziare una situazione di difficoltà momentanea dell’impresa. Difficoltà che se ampiamente prevista può essere risolta mediante un cambio di strategia o con la predisposizione di un piano di risanamento.

È proprio l’elemento di discontinuità la chiave di volta che bisogna ricercare in un piano di risanamento. Senza una forte discontinuità con il passato difficilmente si potrà pensare di risanare l’impresa e di attestare un piano. Ed è li, nella verifica delle ipotesi su cui si basa la nuova strategia ed i flussi prospettici che c’è tutta la sfida del fare impresa, per l’imprenditore, della correttezza del piano, per il professionista attestatore.

Per approfondire

Informativa e valutazione nella crisi d’impresa


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Ognuno ha tanta storia

Ognuno ha tanta storia

Sono passati pochi giorni dal mio compleanno ma solo ora trovo il tempo di scrivere qualche riflessione per ringraziare tutti per le piccole attenzioni che hanno voluto riservarmi. Diversamente dal solito, non è stato tempo di bilanci. Non ho mai dato troppa importanza al compleanno ma è certamente una di quelle date in cui si tira una riga, si fa il tagliando ai propri progetti, ci si mette un po’ in discussione.

Quest’anno stranamente, un po’ perché già immerso di mio nella pianificazione, un po’ perché sto valutando una importante proposta che mi lusinga e mi intimorisce allo stesso tempo, non mi sono posto il problema ed anzi mi sono preso il lusso di fermarmi ad osservare divertito e curioso l’enorme numero di messaggi di auguri che ho ricevuto. Certamente l’effetto facebook ha contribuito, ma ho la presunzione che molti fossero sinceri e le numerose telefonate, i messaggi me lo hanno confermato.

Scorrendo i volti ho rivisto storie, esperienze, incontri, pratiche faticose ma anche molte persone che non hanno avuto paura di tendermi una mano quando è stato il momento. Ciascuno di noi è un insieme di valori, sfide ed incontri. Sono queste esperienze che ci definiscono come persone e come professionisti.

Hanno avuto un pensiero gentile gli amici della Bocconi, i quattro gatti liberali sempre pronti a polemizzare ma anche a ricordarti che i reduci in fondo si vogliono bene, i colleghi conosciuti durante i convegni, quelli con cui si è diventati inaspettatamente amici, gli avversari che non fanno sconti ma che ti vogliono li perché se non ci sei gli manchi, i vecchi amici di mio padre o ex allievi di una vecchia e severa zia che tanto ha contribuito a formare il mio carattere e a costruire l’orgoglio con cui vivo la storia di famiglia.

Ed è bello vedere che anche se passano gli anni i ragazzi dell’aperitivo sono sempre gli stessi, con qualche responsabilità in più, ma un posto nella vita sono riusciti a ritagliarselo.

Nelle persone ritrovo qualche vecchia passione, specchio di una borghesia milanese in cui sensibilità artistica e professione spesso convivono: il professore di economia che suona jazz, il famoso regista teatrale, i giornalisti (tanti) che ti ricordano i pomeriggi passati sotto le finestre di via Dante ai tempi della Voce di Montanelli e forse, ancora più indietro, l’impazienza di accompagnare papà in edicola, stretto per mano, lui per comprare il Giornale, io il Corriere dei Piccoli.

Sarà per questo che oggi accompagno mio figlio in libreria, sempre la stessa, seduti sempre nello stesso posto (lui su una seggiolina ed io per terra) a leggere storie e a scegliere libri, uno a testa per imparare a sognare insieme.

E’ stato bello per un momento soffermarsi e specchiarsi in tutti loro, scoprendo che in fondo, nonostante quello si dice della rete, può essere un bello strumento per non perdersi, per incontrarsi, per creare rapporti di valore e scoprire un po’ anche chi siamo noi.

L’insieme di questi volti di questi incontri ha contribuito a delineare sempre più chiaramente il ritratto di quello che sono a cui si è sovrapposta prepotentemente l’immagine del sorriso di mio figlio, cosi simile a me e nello stesso tempo cosi diverso. E mi son trovato a sorridere anche io di riflesso, soddisfatto non so neanche io bene di che cosa, ma sereno come un bambino che ascolta attento una bella storia che ha già visto e rivisto più volte. Rassicurante ed avvincente nello stesso tempo, perché è la sua storia.

PS1: l’immagine è un mio ritratto da bambino ma è anche molto somigliante al sorriso di mio figlio, in un gioco di rimandi e di continuità.

PS2: il titolo del post è rubato ad un bel libro di Carlo Mazzantini, complesso e sottovalutato padre della più famosa Margaret.


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Recupero del credito per le imprese

Recupero del credito per le imprese

Articolo pubblicato su Mysolution dall’ Avv. Federico Gaballo e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Recuperare i crediti è da sempre un’attività critica per le imprese e tale situazione è resa ancora più problematica, visto l’attuale difficile momento economico. Ecco che le imprese si trovano quindi a dover compiere una serie di valutazioni preliminari sulla scelta del contraente, in modo da minimizzare il più possibile il rischio di vedere i propri crediti diventare inesigibili.

La scelta dei contraenti: un’attenta valutazione

L’attività di recupero crediti è sempre stata un “punto dolente” per le imprese, tanto più nell’attuale difficile momento economico: questa attività, oggi, è oggetto di rinnovata valutazione all’interno dell’organizzazione aziendale.

In primo luogo, appare evidente che la scelta del contraente è di per sé elemento che può essere decisivo per attenuare il rischio di vedere i propri crediti divenire inesigibili.

Un’ottimale attività di tutela del credito inizia, infatti, prima del sorgere del rapporto commerciale, soprattutto nel caso di forniture di rilevante valore economico, mediante l’acquisizione di informazioni commerciali sulla solidità (e reputazione) economica del proprio partner e dei relativi soci/amministratori.

Sempre in via preliminare, è necessario per le imprese redigere contratti in modo da non creare pregiudizio a future iniziative giudiziarie volte al recupero dei propri crediti.

In particolare, dal punto di vista dei rapporti negoziali, nei casi in cui si assume la veste contrattuale di fornitori di beni o servizi, risulta opportuno non introdurre clausole di competenza arbitrale.

Attenzione – Queste ultime, infatti, renderebbero più difficoltoso il ricorso a misure di urgenza come la fase di ingiunzione per il recupero del credito, in caso di opposizione da parte del debitore. Altre clausole contrattuali potrebbero rendere più difficoltoso un recupero giudiziario, come ad esempio la clausola di deroga alla competenza territoriale, che potrebbe aumentare i costi di recupero, dovendosi appoggiare ad avvocati di fori diversi.

La fase stragiudiziale del recupero crediti

Dal punto di vista operativo, la fase stragiudiziale di recupero deve essere “standardizzata” e razionalizzata per diminuirne i costi di gestione per l’azienda, all’interno di un percorso graduale dei mezzi di comunicazione verso la parte debitrice.

La diversa formalità dell’invio del sollecito è utile a tal fine per dare credibilità alla propria richiesta. Ad una prima comunicazione via email può seguire una comunicazione via pec, per poi procedere con la comunicazione da parte dello studio legale.

Attenzione – Quest’ultima infatti, diventa necessaria per far sentire il peso di una possibile azione giudiziaria, la quale determinerebbe oneri e spese a carico dello stesso debitore. Nel corso della fase stragiudiziale di recupero, è inoltre utile ottenere dal debitore un piano di rientro scritto (allegato anche a comunicazioni email) o altro riconoscimento scritto del debito. Ciò potrebbe agevolare di molto una successiva fase giudiziaria riducendone di molto i tempi ed ostacolando al contempo successive pretestuose opposizioni dello stesso debitore. In caso di esito negativo della fase stragiudiziale, l’apertura della procedura giudiziaria non deve essere differita oltre modo, sempre che non vi siano notizie concrete sul difficile recupero del credito (società in liquidazione, ecc., …). In quest’ultima situazione, si potrebbe anche considerare la possibilità di mettere la pratica a perdita, così da evitare inutili costi.

Le fasi della procedura giudiziaria

La procedura giudiziaria comporta necessariamente le seguenti fasi che possono essere così schematizzate.

Il recupero crediti all’interno dell’UE

Nel caso di recupero di crediti all’interno dell’Unione Europea, l’ingiunzione di pagamento segue le norme del regolamento CE n. 1896/2006, a mezzo di una procedura semplificata che prevede l’utilizzazione di moduli “standard” resi disponibili agli interessati.

Attenzione – In tal caso, a differenza delle ingiunzioni di pagamento verso debitori italiani, il ricorso per la pronuncia di ingiunzione monitoria potrà essere presentato su supporto cartaceo e non telematico.

Crediti inesigibili: la messa a perdita

Da ultimo, si precisa che la procedura di messa a perdita dei crediti inesigibili trova il suo punto di riferimento nell’art. 101 Tuir. L’articolo in questione consente la deduzione, secondo i criteri previsti da tale disciplina, solo se sussistono elementi certi e precisi sul mancato recupero del credito. Tali elementi si presumono:

  • nei casi in cui il diritto alla riscossione del credito sia prescritto o
  • nei casi di cancellazione dei crediti dal bilancio in applicazione dei princìpi contabili,
  • per i crediti di modesta entità scaduti da oltre 6 mesi (importo non superiore a 5.000 euro per le imprese di più rilevante dimensione di cui all’articolo 27, comma 10, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, e non superiore a 2.500 euro per le altre imprese)
  • se l’inesigibilità deriva dalle particolari condizioni dell’impresa debitrice (presenza di procedure concorsuali o accordi di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis del R.D. n. 267/1942).

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Rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni 2016

Rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni 2016

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

La manovra 2016 riapre nuovamente i termini relativi alla rideterminazione del valore o del costo di acquisto di terreni e partecipazioni non quotate posseduti all’1.1.2016. Un’agevolazione per sua natura straordinaria, sta diventando praticamente strutturale essendo ormai costantemente riproposta da diversi anni.

La legge di Stabilità attualmente all’analisi delle Camere prevede la riapertura dei termini per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società non quotate posseduti dalle persone fisiche per operazioni estranee all’attività di impresa, società semplici, società ed enti ad esse equiparate di cui all’articolo 5 del TUIR, enti non commerciali per i beni che non rientrano nell’esercizio di impresa commerciale.

Il nuovo valore è determinato sulla base di una perizia giurata di stima; in particolare, per le partecipazioni il valore è determinato in relazione alla frazione del patrimonio netto della società rappresentativa della partecipazione stessa.

La relazione di stima deve essere riferita al valore di mercato dell’intero patrimonio sociale e sottoposta a giuramento.

Il valore “rideterminato” è utilizzato ai fini della determinazione delle plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso dei suddetti terreni e partecipazioni, in luogo del costo o valore di acquisto.

Il 30 giugno 2016 rappresenta il nuovo termine entro il quale redigere e giurare la perizia di stima nonché versare l’imposta sostitutiva o la prima rata della stessa nel caso in cui si opti per il pagamento rateale e il 1° gennaio 2016 il nuovo termine di riferimento per il possesso dei terreni e delle partecipazioni oggetto della rideterminazione del valore.

Analogamente a quanto previsto per la rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni posseduti al 1° gennaio 2015 dall’articolo 1, comma 627 della legge n. 190 del 2014, il raddoppio delle aliquote delle imposte sostitutive dovute sui valori rideterminati (dal 2 al 4 per cento per le partecipazioni non qualificate e dal 4 all’8 per cento per le partecipazioni qualificate e per i terreni).

Copia originale della perizia, unitamente ai dati identificativi dell’esperto e al codice fiscale della società periziata (nonché unitamente alle ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva) devono essere conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi su richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

L’incremento considerevole delle aliquote dell’imposta sostitutiva hanno reso meno appetibile un’agevolazione di cui non si comprende più il senso vista la frequenza con cui viene da anni riproprosta.

Bene farebbe il legislatore a ripensare l’intera normativa in ottica strutturale, evitando l’apertura di finestre temporali che sono ben lungi dall’essere straordinarie.


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