Il consulente tecnico e gli accertamenti patrimoniali in caso di separazione e divorzio

Il consulente tecnico e gli accertamenti patrimoniali in caso di separazione e divorzio

Il consulente tecnico e gli accertamenti patrimoniali nella determinazione del contributo di mantenimento dei figli e del coniuge

Gli accertamenti tecnici nella cause di famiglia necessitano, per la complessità della materia fiscale e per le oggettive difficoltà dei giudici e degli avvocati di decifrare la relativa documentazione acquisita agli atti dei procedimenti di famiglia, la nomina di un consulente tecnico, con competenze specifiche, quali quelle dei dottori commercialisti.

Nello svolgimento delle consulenze tecniche in materia di famiglia e nella redazione delle relative perizie, il professionista si trova ad affrontare argomenti particolarmente delicati nell’ambito di conflitti familiari spesso molto accesi. È opportuno cercare di svolgere questi incarichi con professionalità e rispetto per le parti, mantenendo la massima obiettività, cercando di ottenere la collaborazione dei legali e dei consulenti coinvolti, per facilitare per quanto possibile un accordo volontario.

Si vuole in questa sede fornire un inquadramento generale e certamente non esaustivo sugli accertamenti patrimoniali nella determinazione del contributo di mantenimento dei figli e del coniuge. L’ articolo è pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.

Ai sensi dell’art. 156 c.c. il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.

Il criterio di ripartizione degli oneri di mantenimento della prole nei rapporti interni tra i coniugi

In base agli artt. 147 e 148 c.c., i coniugi, sono tenuti a concorrere al mantenimento, alla istruzione ed alla educazione della prole in proporzione alle rispettive sostanze e capacità di lavoro. Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l’inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole.

La ricostruzione del tenore di vita della famiglia

Grava sul richiedente l’assegno di mantenimento quale coniuge e quale genitore che ha ottenuto l’affido del figlio o dei figli l’onere di dimostrare il tenore di vita di cui la famiglia ed i singoli componenti hanno goduto. Il coniuge più debole e la prole hanno diritto ad un mantenimento tale da garantire un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza.

Molti tribunali già in sede di introduzione del giudizio di separazione richiedono ad entrambe le parti di depositare, anche ai fini di una loro diretta assunzione di responsabilità, una dichiarazione attestante generalmente ed indicativamente:

  • beni in proprietà/possesso;
  • partecipazioni societarie;
  • redditi annuali;
  • risparmi e situazione bancaria;
  • spese personali e famigliari (tasse, utenze, condominio …).

Il professionista dovrà, sulla base delle informazioni ricavabili da questi e da altri documenti a sue mani, contribuire a verificare quanto dichiarato e ad identificare il tenore di vita della famiglia che può essere desunto dall’attenta analisi dei costi normalmente sopportati dalla famiglia ricavabili, in prima istanza, da:

  •  spese mantenimento proprietà immobiliari;
  • spese mantenimento proprietà di barche o altri natanti;
  • spese mantenimento proprietà di autovetture, motocicli e ciclomotori;
  • bollette delle utenze;
  • iscrizioni ad associazioni, palestre, circoli sportivi;
  • fidelity card di supermercati e negozi,
  • polizze assicurative;
  • spese per vacanze;
  • rette di scuole private o università;
  • spese per ripetizioni, vacanze scolastiche, ecc.;
  • spese per attività sportive (sci, nautica, equitazione, ecc) del coniuge o dei figli.

È importante inoltre ricordare che se la denuncia dei redditi è sicuramente il documento principe da cui partire per ricostruire il patrimonio e la capacità reddituale del coniuge, questa non rappresenta mai una fotografia completa della situazione economica.

Appare infatti indispensabile procedere ad ulteriori verifiche ed indagini, partendo con l’acquisire in primis la documentazione bancaria sottoponendola ad attenta analisi.

Dalla lettura dell’ Unico si può infatti risalire (ove correttamente predisposto) a:

  • Proprietà/possesso di immobili o terreni;
  • eventuali redditi conseguiti (lavoro autonomo, dipendente, capitali, ecc);
  • aziende agricole;
  • partecipazioni in società di persone;
  • distribuzione di utili; 
  • cessione di quote societarie;
  • spese per mutui;
  • spese per assicurazioni;
  • spese per ristrutturazioni edilizie;
  • Possesso di attività all’estero. 

Importante viceversa ricordare che non sono riportati (in toto o parzialmente) in dichiarazione dei redditi tra gli altri:

  • redditi esenti o tassati alla fonte (titoli di stato, azioni, obbligazioni, ecc)
  • redditi tassati separatamente ;
  • operazioni non considerate reddito ai fini fiscali;
  • redditi tassati forfetariamente (agrari, agriturismo…);
  • redditi non dichiarati;
  • beni o partecipazioni possedute tramite società fiduciarie;
  • utili non distribuiti mediante una accorta politica dei dividendi.

Valutazione di aziende e partecipazioni

Particolarmente rilevante appare in alcuni casi di separazione la porzione di patrimonio costituito da aziende o partecipazioni. La valutazione del perito non risulta sempre agevole ma rappresenta probabilmente la parte più professionalmente interessante di tutta l’attività peritale. È fondamentale ricostruire il patrimonio ed i flussi reddituali generati dall’azienda partendo dai documenti condivisi dalle parti ed integrati con indagini nei pubblici registri e da analisi di settore, sfruttando ove possibile transazioni comparabili.

In assenza di adeguata documentazione interna è necessario utilizzare l’informazione pubblica, ove disponibile, al fine di compensare la carenza della base informativa.

Indispensabile, soprattutto ove si decida di applicare dei metodi di valutazione reddituali o finanziari, analizzare con attenzione le ipotesi alla base dei flussi futuri.

Necessario inoltre esaminare con attenzione eventuali operazioni straordinarie che abbiano ad oggetto le società in oggetto per valutare eventuali distrazioni di patrimonio o di reddito a favore di terzi. È proprio in questi casi che la professionalità di un commercialista esperto valutatore risulta indispensabile.

Politiche di distribuzione dei dividendi

Di particolare interesse è l’analisi delle politiche di distribuzione dei dividendi delle imprese di famiglia. L’assemblea può infatti decidere di non distribuire gli utili prodotti nell’esercizio rendendo più ricca la società e più povero il coniuge socio che spesso deriva proprio dai dividendi parte della sua retribuzione lavorativa.

Conclusioni

Appare importante fornire al Giudice i principali dati patrimoniali e reddituali già con i primi scritti difensivi al fine di predisporre una fotografia più chiara e più completa possibile consentendo al Magistrato, ove necessario, di autorizzare gli opportuni provvedimenti.

La dichiarazione dei redditi dei coniugi rappresenta solo un punto di partenza per l’analisi del tenore di vita e delle capacità patrimoniali e reddituali degli stessi.

Ulteriori indagini dovranno essere svolte presso i pubblici registri e gli istituti bancari al fine di ricostruire un quadro maggiormente fedele della situazione economica.

Nella pratica in realtà ci si augura sempre di giungere ad un accordo volontario tra le parti seppur al termine di una trattativa (spesso estenuante) svolta fra i legali ed i consulenti tecnici.


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Il brutto spettacolo delle lobby tra libera professione e libero mercato.

Il brutto spettacolo delle lobby tra libera professione e libero mercato.

Quello scritto da Luca Foresti, amministratore delegato del Centro Medico Santagostino,  rete di poliambulatori specialisticiSei ragioni contro e 5 pro, per capire come stanno le cose tra mercato e dentisti” è un articolo ovviamente di parte ma equilibrato ed interessante per tutti noi professionisti.

Dichiaro subito il mio potenziale conflitto di interessi scrivendo anche io sulla stessa testata del Sole24Ore, ma prendo anche le distanze da un precedente articolo sul medesimo argomento che ho trovato ben poco illuminato.
In questi giorni si sono visti molti (forse troppi) articoli su dentisti e mercato, gran parte scritti da lobbisti (ed in questo purtroppo la stampa delude). Da una parte l’ANDI che si sta muovendo in modo goffo e disordinato come spesso accade alle nostre associazioni di categoria, dall’altra una serie di liberisti (articolo qui modificato dopo che mi è stato fatto notare il tono eccessivamente polemico) che al posto di difendere il libero mercato (garantito da una serie di tutele ed interessi contrapposti) si lanciano alla difesa della singola norma (idem).

Che sia necessario rivedere il rapporto tra libere professioni e libero mercato è indubbio. Che si debba avere ben chiaro che l’obiettivo debba essere la tutela del cliente/paziente non è scontato ma credo dovrà prima o poi diventarlo. Che il mercato non è far west è chiaro ai vecchi liberali ma non altrettanto ai “nuovi liberisti ex qualche cosa” (le famiglie politiche antiliberali in Italia rappresentavano e temo rappresentino più del 90% dei voti).

Purtroppo ad aperture nominali al mercato fanno da contraltare normative confuse e spesso inapplicabili come quella delle società tra professionisti.

Vorrei che il dibattito si aprisse a tutte le libere professioni. Perché le società tra professionisti economico giuridici (avvocati, commercialisti, ecc) devono avere una normativa differente da quella delle società che offrono servizi odontoiatrici? Perché in questo Paese il legislatore gode nel sezionare, confondere e complicare per strappare qualche applauso dalle lobby e dalla società civile?
Credo che il Paese sia maturo e meriti una legislazione che permetta investimenti di capitale nelle libere professioni ma che nel contempo tuteli il cittadino valorizzando la professionalità e la deontologia di chi già oggi crede nella qualità e nel servizio al cliente.

La stessa legislazione deve però avere il coraggio di prevedere controlli e sanzionare chi compie truffe ed abusi, perché il libero mercato è operare all’interno di poche norme, chiare, poco invasive ma severe senza come oggi in campo fiscale arrivare a diventare talebane. Non ho soluzioni facili da proporre. La questione non è però più rinviabile.


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Guida al regime forfettario 2016

Guida al regime forfettario 2016

Check list regime forfettario

La legge di Stabilità per il 2016 (legge 28/12/2015 n.208 ) ha nuovamente modificato il regime agevolato rivolto alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arte o professioni in forma individuale. In sintesi, il regime (naturale per chi possiede i requisiti di ingresso) si sostanzia nella determinazione forfetaria del reddito, che viene poi tassato con un’imposta del 15% o del 5% (in presenza di determinati requisiti), sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap. Vantaggi sono previsti anche sul versante adempimenti, che sono fortemente semplificati, nonché per il regime contributivo. In attesa di una circolare che ne chiarisca meglio i contorni normativi, anche in rapporto con il regime dei minimi, forniamo una breve e non esaustiva scheda di sintesi.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Requisiti d’accesso e permanenza (art.1 c.54 L. 109/2014):

Possono aderire al nuovo regime le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti o professione che nell’anno solare precedente:

  • Abbiano conseguito ricavi/compensi non superiori a determinate soglie, indicate nell’allegato della legge di stabilità 2016, variabili a seconda del codice ATECO di riferimento dell’attività esercitata;
  • Abbiano sostenuto spese per il personale non superiori a 5.000 € lordi;
  • Il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali non superiore a 20.000 € al 31/12 (i beni promiscui si considerano nella misura del 50%). Su tale limite non vanno considerati:
    • I beni immobili comunque acquisiti ed utilizzati;
    • I beni di costo unitario non superiore a €516,46;
    • Per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente. Per i beni in locazione o in comodato si considera il valore normale.

I soggetti che iniziano l’attività possono adottare l’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni, a condizione che:

  • non abbiano esercitato nei 3 anni precedenti attività di impresa, arte o professione;
  • l’attività non sia la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta, a meno che non rientri nella pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Per aderire al regime è irrilevante l’età e non è previsto alcun limite di durata.

Esclusioni (art.1, c.57 L. 109/2014):

Il regime forfettario non può essere adottato dai soggetti:

  • che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari ai fini della determinazione del reddito (cessione di generi di monopolio, agriturismo, ecc…). L’esercizio di tali attività è incompatibile con il regime agevolato soltanto in vigenza del regime stesso: in sostanza, l’aver esercitato una delle predette attività nell’anno precedente all’ingresso del regime, consente invece l’adozione del regime forfetario;
  • non residenti ( applicabile dai soggetti residenti in uno Stato UE o aderente allo SEE (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e che producano almeno il 75% del loro reddito in Italia;);
  • che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati/porzioni di fabbricato, di terreni edificabili ex art. 10, comma 1, n. 8, DPR n. 633/72 ovvero di mezzi di trasporto nuovi nei confronti di soggetti UE;
  • che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone o associazioni professionali o Srl trasparenti;
  • che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono avvalersi del regime agevolato, redditi di lavoro dipendente o assimilato ex artt. 49 e 50 TUIR (compreso il reddito da pensione), eccedenti la soglia di €30.000 (il rispetto di tale limite non rileva se il rapporto di lavoro risulta cessato).

Semplificazioni (art.1, c.58-60 L.109/2014):

Semplificazioni ai fini Iva:

  • sono esonerati, in generale, dal versamento dell’Iva;
  • sono esonerati dall’obbligo della:
    • registrazione di fatture emesse/corrispettivi;
    • registrazione degli acquisti;
    • tenuta e conservazione dei registri e dei documenti, ad eccezione delle fatture di acquisto e le bollette doganali;
    • dichiarazione e comunicazione annuale Iva;
    • comunicazione spesometro;
    • comunicazione black-list;
    • comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute;
  • sono obbligati:
    • a presentare gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie;
    • a versare l’Iva in relazione agli acquisti di beni intra UE di importo annuo superiore a 10.000€ e ai servizi ricevuti da non residenti con applicazione del reverse change;

Semplificazioni ai fini delle imposte sui redditi:

  • sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • determinano il reddito in maniera semplificata, applicando ai ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività (determinato dal decreto ministeriale), e scomputando da tale ammontare i contributi previdenziali obbligatori versati; il reddito, quindi, non viene più calcolato come differenza tra componenti positive e negative;
  • sono obbligati alla conservazione dei documenti ricevuti ed emessi;
  • sono esonerati dalla presentazione degli studi di settore;

Determinazione del reddito ed aliquote (art.1, c.64-65 L.109/2014):

Il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività, differenziato in base al codice ATECO  dell’attività esercitata,  senza tener conto delle spese sostenute nell’anno. Una volta determinato il reddito imponibile, vengono dedotti i contributi previdenziali versati in base alla legge.  Il reddito così determinato è soggetto ad un’imposta pari al 15%, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP.

Codice attività ATECO 2007SettoreLimiti compensiCoeff. redditività
VecchiNuovi
(10 – 11)Industrie alimentari e delle bevande35.00045.00040%
45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9Commercio all’ingrosso e al

dettaglio

40.00050.00040%
47.81Commercio ambulante e di

prodotti alimentari e bevande

30.00040.00040%
47.82 – 47.89Commercio ambulante di altri

prodotti

20.00030.00054%
(41 – 42 – 43) – (68)Costruzioni e attività immobiliari15.00025.00086%
46.1Intermediari del commercio15.00025.00062%
(55 – 56)Attività dei servizi di alloggio e di

ristorazione

40.00050.00040%
(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)Attività professionali, scientifiche,

tecniche, sanitarie, di istruzione,

servizi finanziari ed assicurativi

15.00030.00078%
(01 – 02 – 03) – (05 – 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99)Altre attività economiche20.00030.00067%

Definiti requisiti d’accesso, regole di determinazione del reddito, esclusioni e semplificazioni, il regime forfettario ipotizza due diversi livelli impositivi:

  • uno ordinario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15%;
  • uno agevolato per chi inizia l’attività, con un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, a condizione che:
    • il contribuente non abbia esercitato nei 3 anni precedenti attività di impresa, arte o professione;
    • l’attività non sia la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta, a meno che non rientri nella pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
    • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Regime previdenziale (art.1, c76-84 L.109/2014):

Il regime forfettario prevede che i contributi INPS siano calcolati sul reddito determinato a forfait in base ai criteri fiscali:

  • Per le ditte individuali è stata prevista una riduzione del 35% sui contributi minimi dovuti dagli iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti; l’aliquota prevista per il 2016 per gli artigiani è del 23,10%(se di età superiore a 21 anni, altrimenti è del 20,10%), mentre l’aliquota per i commercianti è del 23,19% (se di età inferiore a 21 anni è del 20,19%);
  • Per i lavoratori autonomi non iscritti ad alcun albo professionale e titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS l’aliquota contributiva rimane del 27,72%;
  • Per i soggetti titolari di pensione o già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria l’aliquota contributiva passa al 24%.

Check list regime forfettario

Strumento operativo di controllo a supporto dell’attività svolta dai collaboratori negli studi professionali, predisposto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti liberamente scaricabile: Check list regime forfettario


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Perché continuiamo ad entusiasmarci per le PMI

Perché continuiamo ad entusiasmarci per le PMI

… e perché dovreste tornare a farlo anche voi

Da qualche anno ormai le care vecchie PMI sono un po’ ai margini del dibattito culturale e politico del nostro Paese. I motivi sono vari: sono piccole, spesso in crisi e poi diciamoci la verità, secondo la vulgata imperante, tremendamente meno sexy ed affascinanti delle più giovani ed intriganti startup. Eppure queste sono conclusioni a cui può giungere solo la pigrizia dell’osservatore.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Tornare ad entusiasmarsi parlando di PMI

Qualche giorno fa ho tenuto una lezione per la Scuola di Alta Formazione della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano all’interno di un bel corso per esperti attestatori di piani di risanamento. Al termine ho proseguito il confronto con uno dei relatori ed alcuni partecipanti al più classico aperitivo milanese.

Ci siamo scoperti ad entusiasmarci raccontando le rispettive esperienze con alcune PMI che seppur piccole ed oggetto di profondi piani di risanamento rappresentano delle eccellenze nel loro settore.

Fortemente provate dalla crisi, le PMI hanno saputo trovare la forza di rialzarsi e di tornare a crescere, soprattutto quando presidiano nicchie di eccellenza sul mercato.

“In Italia in base ai dati 2014 forniti da AIDAF si stima che le aziende familiari siano circa 784.000 – pari ad oltre l’85% del totale aziende- e pesino in termini di occupazione circa il 70%. Sotto il profilo dell’incidenza delle aziende familiari, il contesto italiano risulta essere in linea con quello delle principali economie europee quali Francia (80%), Germania (90%), Spagna (83%) e UK (80%), mentre l’elemento differenziante rispetto a questi paesi è rappresentato dal minor ricorso a manager esterni da parte delle famiglie imprenditoriali: il 66%   delle aziende familiari italiane ha tutto il management composto da componenti della famiglia, mentre in Francia questa situazione si riscontra nel 26% delle aziende familiari ed in UK solo nel 10%.”

Le criticità da superare

Alle tipiche difficoltà del sistema Italia si sommano molto spesso alcune criticità che tutti ben conosciamo e che ritroviamo in molti interventi su questo tema:

  • Piccola dimensione;
  • Scarsa attenzione ai margini;
  • Eccessivo ruolo del fondatore che finisce per deresponsabilizzare i pochi manager presenti in azienda;
  • Sistemi di controllo e di analisi del rischio scarsamente strutturati;
  • Scarsa presenza di consulenza di qualità (si, in parte la colpa è anche nostra, poca attenzione all’analisi del mercato, alla strategia, alla valutazione dell’impresa);
  • Scarsa pianificazione del passaggio generazionale.

Tutti problemi in realtà non cosi irrisolvibili soprattutto se confrontati con i risultati del Paese in alcuni settori a livello internazionale.

Il Made in Italy è ancora una carta vincente

Secondo l’International Trade Centre nel 2014 l’Italia ha consolidato la sua posizione nell’indice di competitività del commercio mondiale. Tre sono i settori in cui l’Italia si conferma come il Paese più competitivo (grazie al design e all’alto di gamma):

  • Tessile;
  • Abbigliamento;
  • prodotti in cuoio.

In altri 5 settori il nostro Paese conserva un lusinghiero secondo posto (superati solo dalla Germania):

  • manufatti di base (metalli e prodotti in metallo, ceramiche, ecc.);
  • meccanica non elettronica;
  • apparecchi elettrici;
  • mezzi di trasporto e manufatti diversi (tra cui occhiali, articoli in plastica, gioielleria).

L’Italia conquista inoltre il sesto posto negli alimentari trasformati.

Cambiare la consulenza per cambiare le imprese

Certamente resta sempre più ampio il divario tra imprese ben gestite ed imprese che faticano a trovare una via di uscita dalla crisi. Organizzazione e strategia sono diventate componenti essenziali per il consolidamento e la crescita di qualsiasi azienda che dovrà affrontare un cambiamento radicale nel modo di percepire se stessa e la propria formula imprenditoriale. L’evoluzione del mercato che tende a prediligere gli estremi (low cost o eccellenza) a discapito della produzione di fascia media non può far altro che portare ad accellerare questi processi.

Le soluzioni? Probabilmente sono diverse e devono essere specifiche per ogni impresa, nessuna bacchetta magica. Sicuramente tra le alternative da valutare in alcuni casi c’è l’apertura del capitale a soci esterni o l’assunzione di nuovi manager. Sicuramente la consulenza deve imparare a dedicare meno tempo alle slide e tornare a sporcarsi di più le mani di grasso.

Deve riappropriarsi delle competenze che le sono proprie e fornire all’impresa quella cassetta per gli attrezzi necessaria a competere in mercati in trasformazione:

  • analisi del settore e degli scenari competitivi;
  • sviluppare sistemi di controllo di gestione adeguati (anche non complessi ma che forniscano le informazioni utili per monitorare le chiavi strategiche);
  • capacità di sviluppare strategie in base a scenari differenti;
  • ecc.

Aprire CdA e collegi sindacali a professionisti esperti

Spesso si sottovaluta la più semplice e meno invasiva nomina in CdA o nel Collegio sindacale di professionisti esperti e di fiducia della famiglia. Del resto il ruolo principe dell’Amministratore indipendente e del Sindaco dovrebbe proprio essere il confronto critico sulle strategie di impresa nonostante oggi sia troppo spesso derubricato a controlli formali a basso costo.

L’impresa di famiglia in questo modo evita la tanto temuta perdita di identità ma inizia un percorso per rendersi più autonoma e strutturata rispetto alla famiglia stessa.

Una nota personale

In questi giorni ricordiamo un amico che non c’è più, che incarnava bene la figura del consulente che sa essere palestra di confronto, anche severo, senza impedirti di credere in un progetto ed a cui MySolution|Post deve molto.

Ci sono consulenti che diventano amici, che ti fan sentire meno solo, che sai che stanno lavorando per te e con te e non per vendere un progetto. Persone rare e preziosissime capaci di grandi generosità, di regalare insegnamenti preziosi ma anche di impartire “severe” lezioni.

Perché un buon professionista altro non è che una persona capace di difendere i sogni trasformandoli in progetti.


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Lo spirito di Milano, la sua storia e quei grattacieli che da noi si chiamavano Torri.

Lo spirito di Milano, la sua storia e quei grattacieli che da noi si chiamavano Torri.

Ricordo ancora il vecchio spot pubblicitario dell’Amaro Ramazzotti, le parole che scandivano i tempi di una città che “rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore; Milano è positiva, ottimista, efficiente; Milano è da vivere, sognare e godere.”

Quella “Milano da bere” l’abbiamo rinnegata presto con finte arie da intellettuali ma un po’ c’è rimasta nel cuore. Perché era si una Milano un po’ bauscia ma era il prezzo da pagare per una città di provincia che si faceva bella per sognarsi più grande, più internazionale.

Ed i sogni in fondo se ci credi intensamente per un po’ si avverano anche.

E’ stata una fiamma che è bruciata troppo in fretta ma che traeva la sua forza da una storia molto più antica che dovremmo avere la forza ed il coraggio di ricordare.

Milano ha sofferto, meno di altri certo, ma ha sofferto. La crisi è arrivata così forte al punto di farle invidiare Roma. Me la ricordo io la corsa dei grossi studi legali ad aprire la sede nella capitale perché le bollette son sempre lì e bisogna pagarle. E si, perché dopo anni di proclami federalisti ci si rendeva conto che l’unica azienda semple florida era quella pubblica. Il capitale sempre più aggrappato alla rendita guardava con simpatia a Roma per poterla conservare. Le privatizzazioni mal pensate e peggio realizzate sono state devastanti in tal senso.

Molte grandi imprese hanno iniziato a trascurare i faticosi business competitivi che le avevano fatte ricche per indebitarsi ed acquistare le ex aziende pubbliche: telco, autostrade, ecc… Giungendo così al paradosso, privatizzando, di danneggiare il libero mercato ed il nostro sistema industriale.

Oggi puoi sorprendere la Milano dell’Expo a canticchiare tra sé e sé “Tu Vuò Fa L’Americano”, l’allegro motivetto di Carosone, specchiandosi nei grattacieli di Porta Nuova, dimenticando o cercando di dimenticare, dopo un’ubriacatura expottimista, i bilanci ed i debiti privati e pubblici che queste operazioni han portato con se.

Ma si sa dopo aver rischiato di annegare un po’ d’aria nei polmoni è già felicità. Non importa quanto è costato.

La storia di Milano però è più antica ed affascinante, è una storia che bisogna avere il tempo di ascoltare, un po’ come quando si va a trovare le vecchie zie e ci si ritrova avvolti nei ricordi.

Io da qualche anno abito in una torre, si perché da noi a Milano (da un punto di vista storico, è la città italiana che più si è sviluppata in verticale) i grattacieli si chiamavano torri: la Torre Breda del 1954, La Torre Velasca del 1958, la Torre Galfa del 1959 fino al Pirellone del 1960 che chiamarlo grattacielo proprio non ci riusciva.

Milano oggi affronta la sfida della Citta Metropolitana quasi in sordina, eleggendo un sindaco alla chetichella, che lo eleggiamo solo noi e non quelli di fuori, che è meglio cosi. Ma io ricordo che Milano è sempre stata legata alla sua provincia. La storia del mobile, del design industriale, della Triennale scorrono lungo la Milano/Meda.

Il successo degli anni 60 deriva dall’incontro degli architetti con gli artigiani della Brianza.

E si rispettavano che vi credete, mica avevano tempo di fare i bauscia, c’era da fare la storia del design in quei giorni lì. Certo l’inglese non lo si parlava un granchè bene ma fatevi un giro al Moma a New York. Bè si facevano capire lo stesso, date retta a me.

La forza di quella Milano lì la percepisci subito leggendo ad esempio il bellissimo racconto su Vico Magistretti raccolto nel sito “Storie milanesi” che vi consiglio di visitare:

“Nel tuo piccolo studio. Tu e il tuo collaboratore di sempre, il geometra Franco Montella, che col suo bel cognome campano e il suo titolo di studio, vi faceva immediatamente sembrare la coppia perfetta di una commedia all’italiana. Il borghese milanese e il popolano meridionale. Che entrava a studio con l’Unità sottobraccio, si metteva il camice (ingrigito oltre modo negli anni) e dava forma alle tue idee sul tecnigrafo. Fra una MS e un’altra.

Fumatore incallito, Montella. Col quale parlavi della tua Inter, magari scroccandogli ogni tanto una sigaretta. Ma sempre dandovi del lei. Quarant’anni di una amicizia professionale e umana, talmente profonda che alla sua scomparsa volevi d’impulso di chiudere baracca e burattini. Ma sempre dandovi del lei. Per rispetto, non per forma.”

E si perché un tempo a Milano ci si dava del Lei. Per rispetto, non per forma.

E quella Milano un po’ ci manca, ma mica solo a noi sia chiaro, quella Milano lì manca all’Italia. Perché se la politica le sparava grosse qui leggendo il corrierone in Galleria mica ci si credeva, che qui c’era da lavorare e da fare i seri. Perché un tempo noi qui avevamo la borghesia ed il suo sguardo severo, ed avevamo gli operai che erano severi pure loro.

Perché da noi non ci veniva proprio di chiamarli grattacieli, da noi i grattacieli si chiamavano torri.

Quella Milano però è ancora tutta qui, basta saperla vedere e tornare a darle voce, basta rimboccarsi un po’ le maniche ed osservarla all’alba mentre affronta una nuova giornata di lavoro. Perché ancora oggi a Milano non si sta’  mai con le mani in mano, basta volerlo. Ed i segnali ci sono, le PMI che tornano a crescere seppur a fatica, qualche investimento qua e là dall’estero, qualche classifica lusinghiera sui giornali… ma il potenziale di questa città è straordinario e tutto ancora da riscoprire come la sua storia.

Il futuro di Milano dipende dalla capacità di creare un ambiente in cui sia possibile attrarre persone di qualità dal mondo, consentendo loro di mettersi in relazione per far nascere idee e innovazioni su cui costruire il futuro.

In questo ambiente un posto di primo piano spetta ad economisti, ingegneri, chimici ecc. su cui sarà necessario investire. Fondamentale resta l’ibridazione con altre figure, da chi è più attento agli aspetti umanistici a chi si occupa di scienze della vita, dai designer agli psicologi. Soprattutto è necessario come leggevo tempo fa su LaVoce.info che queste figure “mangino allo stesso tavolo, si allenino nelle stesse palestre e vadano insieme al cinema” .

E come è rimasta bella la Velasca. Che sta ancora lì quasi a tener compagnia, a rispettosa distanza, alla Madonnina.


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Bail-in: la guida ABI ed il ruolo del commercialista

Bail-in: la guida ABI ed il ruolo del commercialista

L’associazione bancaria italiana, in collaborazione con le principali associazioni dei consumatori, ha predisposto una breve guida sul bail-in per far conoscere ai risparmiatori i principali cambiamenti introdotti dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal 1° gennaio. Bisogna riflettere sulla provocazione/proposta di qualche collega che si domandava se non si aprisse un ulteriore spazio di consulenza per le professioni economico-giuridiche in tema di tutela del patrimonio e del risparmio. Articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

L’associazione bancaria italiana, in collaborazione con le principali associazioni dei consumatori, ha predisposto una breve guida sul bail-in per far conoscere ai risparmiatori i principali cambiamenti introdotti dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal 1° gennaio.

Le nuove regole – comuni a tutti Paesi dell’Unione Europea – hanno l’obiettivo di limitare la probabilità che si verifichino crisi bancarie e, nel caso si manifestino, di attenuarne gli effetti scaricandone le perdite sugli investitori/risparmiatori. I commenti a tale norma sono stati ampi e numerosi.

Resta aperto a mio modesto parere il punto della totale inefficienza dei controlli che rende estremamente difficile, se non impossibile al risparmiatore medio, la valutazione sulla solidità patrimoniale delle banche. Appare un sistema pericoloso per imprese e privati che rischiano di fare da stampella, con il proprio patrimonio, ad un sistema finanziario pericolosamente instabile. Per chi volesse approfondire segnalo un interessante articolo di Luigi Zingales che affronta in maniera critica il tema bail in.

Di seguito riporto un breve estratto della guida che seppur in maniera eccessivamente semplicistica e tranquillizzante affronta un tema che temo sia sottovalutato.

COME FUNZIONA IL BAIL-IN (SALVATAGGIO INTERNO)?

Con il bail-in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca: questi ultimi titoli finanziari potrebbero subire una riduzione, anche totale, oppure una conversione in azioni come nel caso delle obbligazioni subordinate. Se tale riduzione non bastasse, analogo trattamento potrebbe essere riservato alle obbligazioni non garantite. In ogni caso, l’eventuale perdita per i creditori della banca non potrà essere mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa.

A QUALI STRUMENTI BANCARI SI APPLICA IL BAIL-IN?

Il principio base del bail-in è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento, gli azionisti sono dunque i primi chiamati a intervenire. Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse in sufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione:

  • azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili;
  • titoli subordinati senza garanzia;
  • crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite;
  • depositi superiori a 100 mila euro di persone fisiche e PMI, solo per la parte eccedente i 100 mila.

Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019, viceversa, essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.

COSA SUCCEDE AI CONTI E DEPOSITI FINO A 100 MILA EURO?

Fino a 100 mila euro per depositante, infatti conti correnti, conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi a cui aderiscono tutte le banche operanti in Italia.

Oltre la soglia dei 100 mila euro, i depositi non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

COSA SUCCEDE AI CONTI COINTESTATI?

Nel caso di un conto cointestato a due persone l’importo massimo garantito è 200 mila euro, mentre nel caso di due conti intestati alla stessa persona presso la stessa banca l’importo garantito è comunque 100 mila. La garanzia del Fondo, infatti, non riguarda il conto ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca.

QUALI ALTRI STRUMENTI SONO ESCLUSI DAL BAIL-IN?

Oltre ai depositi fino a 100 mila euro sono esclusi dal bail-in:

  • le obbligazioni bancarie garantite (ad esempio i covered bond);
  • i titoli depositati in un conto titoli (se non sono stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in);
  • le disponibilità dei clienti custodite presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza;
  • i debiti della banca verso dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali ovvero quanto riguarda retribuzioni, prestazioni pensionistiche e servizi essenziali per il funzionamento della banca.

Possono comunque essere escluse dal bail-in anche categorie ulteriori di strumenti secondo una valutazione che verrà fatta di volta in volta dalla nuova Autorità di Risoluzione Europea o dall’Autorità di Risoluzione Nazionale.

Il ruolo del Commercialista nella tutela del patrimonio e del risparmio.

Raccolgo infine la provocazione/proposta di qualche collega che si domandava se non si aprisse un ulteriore spazio di consulenza per le professioni economico-giuridiche in tema di tutela del patrimonio e del risparmio. L’osservazione non è banale e probabilmente andrà approfondita al fine di salvaguardare imprese e privati anche coinvolgendo professionisti della gestione del rischio. Pensiamo solo al tema dei prestiti bancari concessi alle PMI avendo in garanzia fondi di amministratori o soci. Il rischio del doppio danno (perdita del patrimonio personale + revoca del mutuo) non può essere sottovalutato.

Per Approfondire

Scarica la guida ABI al Bail-in

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Adottiamo una Startup

Adottiamo una Startup

Iniziamo il nuovo anno con mille idee, alcune ancora devono prendere una forma razionale, altre sono già strutturate in progetti.

Il primo post dell’anno avrebbe dovuto essere come tradizione un bilancio di ciò che abbiamo fatto ed un previsionale su ciò che resta ancora da fare. L’ho iniziato a scrivere, credetemi, e uscirà a breve, ma le cose fatte sono così tante che l’impresa è diventata complessa.

Dare fiducia a chi ha una bella storia imprenditoriale da raccontare

Così provo a gettare il cuore oltre l’ostacolo con un progetto che da un po’ mi frulla in testa e che vorrei provare a rendere più concreto: adottare una startup.

In rete nascono idee, ci si confronta, si conoscono imprese giovani o con giovani che stanno crescendo e sono alle prese con un passaggio generazionale impegnativo. Ecco vorrei provare a dare fiducia a queste imprese, piccole o grandi ma con una bella storia.

Nulla di eroico o troppo impegnativo ma provare a scegliere parte dei fornitori di Studio Panato tra queste realtà (peccato non aver sfruttato l’occasione degli omaggi natalizi per acquistare prodotti di qualità da regalare) raccontando la nostra esperienza on line, intervistandoli, dando visibilità a chi lavora bene.

Un servizio da costruire insieme

Mi piacerebbe inoltre provare ad adottare, con un percorso più strutturato, una StartUp, con un servizio da costruire insieme a prezzi calmierati.

Un servizio da costruire insieme a prezzi calmierati ma non gratuito, perché si premia la voglia di fare impresa e le imprese devono stare sul mercato.

Non facciamo beneficenza, acquisteremo solo ottimi prodotti da imprese con una bella storia imprenditoriale da raccontare, adotteremo una impresa interessante per crescere insieme fornendole il supporto necessario in ambito fiscale, societario e per quanto possibile strategico.

L’innovazione deve essere reale, di prodotto o di processo.

Linee guida del progetto

Non so ancora qualche criterio utilizzare per la selezione ma queste potrebbero essere alcune linee guida attorno a cui costruire il progetto: “Adottiamo una StartUp“:

  • l’impresa non deve per forza essere una StartUp in senso stretto ma anche una PMI che affronta un passaggio generazionale con un progetto di cambiamento radicale;
  • il prodotto/servizio deve convincerci, ci deve entusiasmare, insomma ci deve divertire l’idea di lavorare insieme;
  • il team deve essere strutturato, devono essere convinti e determinati e con un buon CV;
  • età media inferiore ai 35 anni;
  • saranno preferiti i progetti in qualche modo collegati con l’università (o perché spin off o perché incubati, ecc);
  • aiutiamo il loro progetto per esserne contaminati;

Ancora devo ragionare su come strutturare il tutto, è un po’ più di una semplice idea, un po’ meno di un progetto operativo.

Resta comunque un buon modo per iniziare l’anno.

Auguri.

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