Rivalutazione partecipazioni 2016

Rivalutazione partecipazioni 2016

La Legge n.208/2015 (Legge di stabilità 2016), ripropone (rendendola meno attraente) la rivalutazione delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati possedute alla data del 01/01/2016 non in regime d’impresa.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Ai commi 887 e 888 della citata Legge (che modificano l’art. 2, co. 2, DL 282/2002) è disciplinata la riapertura dei termini di rideterminazione del costo di acquisto di:

  • terreni edificabili o con destinazione agricola posseduti a titolo di proprietà, usufrutto, superficie ed enfiteusi;
  • partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, qualificate o meno, possedute a titolo di proprietà o usufrutto.

SOGGETTI INTERESSATI

Le partecipazioni devono essere possedute alla data del 1° gennaio 2016 esclusivamente da:

  • Persone fisiche (non in regime d’impresa);
  • Società semplici;
  • Enti non commerciali;

Sono, perciò, esclusi i redditi conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali.

OGGETTO

Oggetto della nuova disposizione di Legge sono le partecipazioni (titoli, quote o altri diritti) qualificate e non qualificate, non negoziate in mercati regolamentati, delle quali si ha il possesso alla data del 01/01/2016.

PLUSVALENZE

La plusvalenza tassabile (in caso di valore di cessione maggiore del valore di perizia) è determinata dalla differenza tra il corrispettivo percepito per la vendita, ed il valore della perizia al 01/01/2016, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo. Se la perizia viene predisposta per conto del contribuente e la spesa è stata effettivamente sostenuta, il costo della stessa va ad incrementare il valore del bene; se predisposta per conto della società partecipata, il costo verrà dedotto in 5 anni.

Va puntualizzato che il valore della perizia rappresenta l’importo minimo su cui determinare il risultato in caso di cessione, e non consente la realizzazione di minusvalenze utilizzabili in compensazione.

L’agevolazione consiste nella facoltà di assumere al posto del costo storico di acquisto, il valore delle quote e delle azioni determinato sulla base di una perizia giurata di stima, redatta da soggetti iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei revisori contabili, nonché dai periti regolarmente iscritti alle Camere di Commercio, purché tale valore sia assoggettato a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi.

La redazione e il giuramento della perizia (rivalutazione partecipazioni 2016) devono essere effettuati entro il 30/06/2016.

Si sottolinea che, nel caso in cui ci si voglia avvalere della procedura di rideterminazione delle partecipazioni in vista di un atto di trasferimento, non è necessario che la perizia sia predisposta prima della stipula dell’atto stesso, ma è sufficiente che la stessa venga disposta entro il termine di scadenza del 30/06/2016, quindi, anche successivamente all’atto di cessione (Circolare Agenzia delle Entrate n.47/E del 5/06/2002).

IMPOSTA SOSTITUTIVA

L’imposta sostitutiva, da applicare al valore di perizia, è pari all’8%, sia per le partecipazioni qualificate che per quelle non qualificate.

Tale imposta deve essere versata entro il 30/06/2016, in un’unica soluzione; ovvero, può essere rateizzata,  fino ad un massimo di 3 rate annuali di pari importo, a partire dal 30/06/2016; sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo, da versarsi contestualmente a ciascuna rata.

RAPPORTO CON LE PRECEDENTI RIVALUTAZIONI

Il contribuente che abbia rideterminato il valore delle partecipazioni e/o dei terreni usufruendo di precedenti rivalutazioni, ove lo ritenga opportuno, potrà usufruire della nuova disposizione; in questo caso, dovrà determinare, mediante una nuova perizia giurata di stima, il valore delle partecipazioni al 1/01/2016, ed, inoltre, procedere al versamento dell’imposta sostitutiva su questi valori.

I soggetti che si avvalgono della rideterminazione dei valori possono detrarre, dall’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rivalutazione, l’importo relativo all’imposta sostitutiva già versata, oppure possono chiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva già pagata.


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Io alle elementari portavo il grembiule

Io alle elementari portavo il grembiule.

Oggi in rete si commenta questo articolo di Repubblica: Milano, il dress code per le liceali: “La scuola non è una spiaggia, basta canotte e magliette trasparenti”. Una amica giustamente lamenta il diverso approccio verso i ragazzi e le ragazze: “le ragazze hanno abbigliamento “disinvolto”, i ragazzi “trasandato”, solo le prime vanno disciplinate.”

Io alle elementari portavo il grembiule.  Ricordo ancora molto bene quando in quinta alcune mamme chiesero di abolirlo perchè era un peccato impedire alle figlie di sfoggiare i bei vestitini. Ed io in vena di emancipazione mi schierai con loro e con la libertà di vestirsi liberamente.

Ricordo altrettanto bene l’intervento di mio padre a rammentarmi che il grembiule lo indossavo non solo per rispetto all’istituzione ma soprattutto per evidenziare la parità dei punti di partenza.

Perché  a scuola non tutti avevano abiti firmati da sfoggiare (né era il posto per farlo) e che averli non mi rendeva né migliore né peggiore di loro. 

Perché  essere liberali è un percorso faticoso e non ci sono punti di arrivo.

Lo so l’articolo parla di altro ma a volte da piccoli spunti e lontani collegamenti nascono le storie per il Panatino

Assegnazione agevolata di beni ai soci

Assegnazione agevolata di beni ai soci

La legge 208/2015, ai commi da 115 a 120 dell’art.1 (Legge di Stabilità 2016), ripresenta la norma sull’assegnazione/cessione agevolata dei beni ai soci, ampliandone i confini. La nuova disposizione, infatti, non si rivolge alle sole società non operative (c.d. di comodo).

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Le società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in accomandita per azioni che, entro il 30 settembre 2016, assegnano o cedono ai soci beni immobili, diversi da quelli indicati nell’articolo 43, comma 2 del TUIR o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, possono applicare le disposizioni agevolate a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2015, ovvero che vengano iscritti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forza di titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015.
Le medesime disposizioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.
Sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati o, in caso di trasformazione, quello dei beni posseduti all’atto della trasformazione, e il loro costo fiscalmente riconosciuto, si applica un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive nella misura dell’8 per cento ovvero del 10,5 per cento per le società considerate non operative in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione, cessione o trasformazione.
Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono assoggettate ad imposta sostitutiva nella misura del 13 per cento.

SOCIETA’INTERESSATE

La nuova disposizione di legge si rivolge a:

  • Società in nome collettivo;
  • Società in accomandita semplice;
  • Società a responsabilità limitata;
  • Società per azioni;
  • Società in accomandita per azioni;

Non sono incluse:

  • Le cooperative;
  • I consorzi e le società consortili;
  • Gli enti commerciali e non;

SOCI E CLAUSOLA ANTIELUSIVA

Tutti i soci devono essere iscritti nel libro soci al 30/09/2015; oppure, devono essere iscritti entro il 30/01/2016, in base ad atto di trasferimento avente data certa anteriore all’01/10/2015.

BENI OGGETTO DELL’AGEVOLAZIONE

La disposizione si rivolge unicamente a:

  • Beni immobili, diversi da quelli strumentali per destinazione, ex art.47,c.2 TUIR; vale a dire non utilizzati (al momento dell’assegnazione/cessione) come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa;
  • Beni mobili, iscritti nei pubblici registri, non utilizzati quali beni strumentali nell’esercizio dell’impresa.

Attenzione: Ai fini delle imposte sui redditi si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o professione o dell’impresa commerciale da parte del possessore (strumentali per destinazione ex art. 43, c. 2, 1° p. Tuir). Quindi, rientrano nell’agevolazione:

  • gli immobili patrimoniali (categoria catastale A);
  • gli immobili-merce;
  • gli immobili strumentali per natura (categorie B, C, D, E e A/10), sempre che non siano utilizzati direttamente per l’attività, compresi anche gli immobili concessi in locazione dalle società di gestione immobiliare (non considerati strumentali per destinazione).

TRASFORMAZIONE IN SOCIETA’ SEMPLICE

La norma è, inoltre, applicabile anche alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.

AGEVOLAZIONI ED ADEMPIMENTI

Secondo le disposizioni ordinarie del TUIR, l’assegnazione di un bene dell’impresa ad un socio evidenzia in capo alla società un ricavo/plusvalenza, ed in capo al socio assegnatario un reddito tassato (distribuzione di utili in natura).

La norma consente, invece, alla società di far fuoriuscire i beni oggetto dell’agevolazione, pagando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap pari a:

  • l’8%;
  • il 10,5% se la società risulta non operativa in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento dell’assegnazione.

La base imponibile sulla quale applicare l’imposta sostitutiva è calcolata come differenza tra il valore normale o catastale dei beni assegnati ed il costo fiscalmente riconosciuto.

In caso di cessione a titolo oneroso ai soci, il corrispettivo della cessione, se inferiore al valore normale o a quello catastale del bene, è computato in misura non inferiore ad uno dei due valori; inoltre, è possibile adottare un valore intermedio tra i due.

Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono, inoltre, assoggettate ad imposta sostitutiva nella misura del 13%, (sono esonerate le società di persone in contabilità semplificata).

IVA

Si applicano le regole ordinarie con un’unica deroga: se l’Iva non è stata detratta “a monte”, l’operazione “a valle” è da considerarsi “fuori campo”.

IMPOSTE INDIRETTE

Per le assegnazioni o cessioni soggette ad imposta di registro proporzionale le aliquote dell’imposta sono ridotte alla metà, e le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa.

Pertanto, per gli immobili a destinazione abitativa l’aliquota passa al 4,5% o all’1%, nel caso di immobile  acquisito come “prima casa” dal beneficiario; (per i beni acquistati senza scontare Iva a monte, l’imposta di registro passa al 4,5% senza distinzione tra abitativi e strumentali).

Per i beni strumentali si applica un’imposta di registro fissa pari a 200€ ed imposte ipotecarie e catastali fisse pari a 200€ (in deroga alla disciplina ordinaria che prevede l’applicazione di tali imposte nella misura complessiva del 4%).

Per i terreni agricoli l’aliquota dell’imposta di registro è dimezzata al 7.5%, o determinata in misura fissa pari a 200€ se l’avente causa è un coltivatore diretto o IAP (imprenditore agricolo professionale); le imposte ipotecarie e catastali trovano applicazione in misura fissa pari a 50€, ovvero, rispettivamente 200€ e l’1% se l’avente causa è un coltivatore diretto o IAP.

SCADENZE E VERSAMENTI

Il termine entro il quale perfezionare gli atti di assegnazione o cessione, o la trasformazione agevolata è il 30/09/2016. L’imposta sostitutiva deve essere, invece, versata ( utilizzando il modello F24):

  • il 60% entro il 30 novembre 2016;
  • il rimanente 40% entro il 16 giugno 2017.

EFFETTI

Per il socio assegnatario è prevista la tassazione degli utili in natura eccedenti la somma assoggettata a imposta sostitutiva dalla società. Tuttavia, il valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati, riduce il costo fiscalmente riconosciuto delle azioni o quote possedute.

In più, non opera la presunzione di prioritaria distribuzione di riserve di utili: la società è libera fiscalmente di scegliere quale posta patrimoniale utilizzare in contropartita al bene assegnato. Bisogna, tuttavia, considerare le disposizioni del Codice Civile e dei principi contabili che impongono limiti e vincoli all’utilizzo delle riserve, in funzione della loro natura.

Con riferimento alla cessione agevolata, per il socio non si genera alcun utile in natura, né si modifica il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.

PER APPROFONDIRE

Segnaliamo l’articolo di Federnotizie su Assegnazione agevolata di beni ai soci


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Ammortamento al 140% per favorire gli investimenti in automobili nuove

Ammortamento al 140% per favorire gli investimenti in automobili nuove

 L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Tra le misure adottate dal Governo per favorire gli investimenti privati troviamo il c.d. “superammortamento”, contenuto nella Legge di stabilità 2016 (L.208/2015), che consiste in una maggiorazione del 40% del costo fiscalmente riconosciuto per l’acquisizione, effettuata dal 15/10/2015 al 31/12/2016, di nuovi beni strumentali.

Il superammortamento può essere applicato anche all’acquisto di automobili ed autoveicoli determinando, così, un’agevolazione fiscale derivante dalla possibilità di ammortizzare fiscalmente detti beni al 140% al posto del 100%.

Il super ammortamento al 140% produce effetti fiscali, economici e finanziari diversi a seconda che si tratti di auto a deducibilità integrale, auto concesse in benefit ai dipendenti, auto non assegnate o auto acquistate in leasing. Inoltre in base a quanto disposto dal c.92 « fermo restando quanto disposto al comma 91 e solo per gli investimenti effettuati nello stesso periodo ivi previsto, sono altresì maggiorati del 40 per cento i limiti rilevanti per la deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria dei beni di cui all’articolo 164, comma 1, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».

Auto a deducibilità integrale

Fiscalmente, un auto si considera a deducibilità integrale se impiegata come strumentale nell’attività dell’impresa o è adibita ad uso pubblico (noleggiatori, tassisti, autoscuole). Nel caso delle auto a deducibilità integrale il super ammortamento produce effetti identici a quelli prodotti su ogni altro tipo di cespite: l’agevolazione fiscale sarà pari al 140% del costo, da ripartire all’interno della durata fiscale prevista per l’ammortamento.

Auto concesse in benefit ai dipendenti

Il super ammortamento è sempre pari al 140% del costo dell’auto, ma la deduzione fiscale è limitata al 70% del costo stesso (restando invariata la percentuale di deducibilità già prevista dal TUIR).

Auto non esclusivamente strumentali

La norma prevede la maggiorazione del 40% anche per i limiti di spesa su cui calcolare le quote di ammortamento e i canoni di leasing dei mezzi di trasporto a motore che non vengono utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, limiti attualmente individuati dall’art. 164, comma 1, lettera b), TUIR.

A titolo di esempio ll limite del costo fiscale delle auto (18.076 euro) deve essere aumentato del 40% e risulta quindi incrementato fino ad 25.306 euro.

Attenzione: l’incremento del limite non riguarda le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Il richiamo della norma è solo alla lettera b dell’art. 164 e non alla lettera b-bis.

La deducibilità del costo resta invariata nella misura del 20% relativamente a autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli che non siano utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa.

 

AutovetturaDeducibilitàAmmortamento agevolato
Strumentale100%140% del costo dell’autovettura.
Uso promiscuo a dipendenti70%140% del costo dell’autovettura.
Utilizzo nell’attività di impresa o lavoro autonomo20%140% del minore tra il costo dell’autovettura e il nuovo limite fiscalmente deducibile (Euro 25.306,39).

Auto acquistate in leasing

Per le auto in leasing, la maggiorazione del 40% si ripartisce in funzione del periodo massimo di deduzione dei canoni. Per le auto a deducibilità integrale e per quelle date in benefit ai dipendenti, il super ammortamento permette di accelerare il recupero dell’agevolazione fiscale in 24 mesi (la metà del periodo di ammortamento).

 


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Superammortamento al 140% per favorire gli investimenti.

Superammortamento al 140% per favorire gli investimenti in nuovi beni strumentali.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Tra le misure adottate dal Governo per favorire gli investimenti privati troviamo il c.d. “super ammortamento”, contenuto nella Legge di stabilità 2016 (L.208/2015).

Il super ammortamento consiste in una maggiorazione del 40% del costo fiscalmente riconosciuto per l’acquisizione, dal 15/10/2015 al 31/12/2016, di nuovi beni strumentali.

Si determina, così, un’agevolazione fiscale derivante dalla possibilità di ammortizzare fiscalmente detti beni al 140% al posto del 100%.

L’art.1, c.91 L. n.208/2015 prevede: « Ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, il costo di acquisizione e’ maggiorato del 40 per cento».

Soggetti beneficiari

I soggetti beneficiari di questa disposizione sono:

  • I titolari di reddito d’impresa;
  • I titolari di reddito da lavoro autonomo ( ad esclusione dei contribuenti in regime forfettario).

Ambito temporale

Beneficiano dell’agevolazione gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi effettuati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016.

Ambito applicativo ed esclusioni

La maggiorazione del 40% degli ammortamenti è possibile in caso di acquisto, anche tramite contratti di locazione finanziaria, esclusivamente di beni strumentali nuovi. Tali beni, infatti, devono essere caratterizzati dal requisito di novità, vale a dire non essere mai stati utilizzati da altri soggetti.

In virtù del c.93 della suddetta Legge « La disposizione di cui al comma 91 non si applica agli investimenti in beni materiali strumentali per i quali il decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 1989, stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento, agli investimenti in fabbricati e costruzioni, nonché agli investimenti in beni di cui all’allegato n. 3 annesso alla presente legge».

Sono esclusi, per apposita previsione di Legge:

  • I fabbricati e le costruzioni;
  • I beni con un coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%;
  • Le condutture utilizzate dalle industrie di imbottigliamento di acque minerali, dagli stabilimenti balneari e termali e per la produzione e distribuzione di gas naturale;
  • Il materiale rotabile, ferroviario e tranviario;
  • Gli aerei completi di equipaggiamento.

Sono agevolabili gli acquisti in beni nuovi strumentali, destinati ad essere utilizzati in modo durevole dall’impresa ed iscritti in bilancio tra le immobilizzazioni materiali.

Attenzione: l’agevolazione non si applica all’acquisto dei c.d. beni merce e dei materiali di consumo).

I beni mantengono il requisito di strumentalità sia se utilizzati direttamente dall’impresa, sia se concessi a terzi in locazione, a fronte del pagamento di un corrispettivo. L’incentivo spetta anche per beni che l’impresa acquirente concede a terzi in comodato, purché essi siano utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante (Circolare 90/E/2001). 

Sembrerebbero poter beneficiare del bonus sugli ammortamenti anche i beni di costo inferiore a € 516,46, con ammortamento del 140% interamente nell’anno d’acquisto.

Per quanto riguarda l’acquisto di beni strumentali in leasing, la maggiorazione del 40% sull’ammortamento riguarda la sola quota capitale del canone di leasing (oltre al prezzo di riscatto finale), cosicché la deduzione del 140% sia applicata sul costo sostenuto dal concedente.

In pratica, l’ammortamento al 140% consente di ammortizzare il cespite acquistato secondo le aliquote ordinarie, mentre dal punto di vista fiscale viene effettuata una variazione in diminuzione della base imponibile su cui poi verranno calcolate le imposte.

Acconti

In base al c.94 « Le disposizioni dei commi 91 e 92 non producono effetti sulla determinazione dell’acconto dovuto per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015. La determinazione dell’acconto dovuto per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016 è effettuata considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni dei citati commi 91 e 92». Da ciò, si desume che l’acconto non debba essere ricalcolato per tener conto degli eventuali effetti del super ammortamento. Per la determinazione dell’acconto dovuto per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016, si deve procedere considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle nuove disposizioni. Di conseguenza, per il 2016, si dovrà effettuare il ricalcolo degli acconti al fine di sterilizzare l’importo dall’eventuale effetto positivo delle nuove disposizioni.

Studi di settore

Il c.97 stabilisce che « le disposizioni di cui ai commi 91 e 92 non producono effetti sui valori attualmente stabiliti per l’elaborazione e il calcolo degli studi di settore previsti dall’articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni». Ne deriva che, ai fini del calcolo degli studi di settore, gli ammortamenti andranno valorizzati con le regole ordinarie.


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Quella particolare soddisfazione nel vedere omologato un concordato

Quella particolare soddisfazione nel vedere omologato un concordato

Quella che segue è una riflessione che conservo da qualche mese nel cassetto, mi è stata richiesta espressamente dal cliente. Oggi che non è più di stretta attualità e che la dovuta riservatezza è tutelata ho deciso di pubblicarla allo scopo di spiegare ad un imprenditore che ha vissuto il concordato preventivo come un fallimento personale, la bontà di un’operazione che, sicuramente complicata e faticosa anche sul piano umano, ha posto le basi (grazie ad una squadra coesa di cui l’imprenditore è stato chiave di volta) per il risanamento ed il rilancio dell’impresa.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Un concordato preventivo è una pratica spesso lunga che ti porta ad affrontare problematiche economiche (un’impresa da risanare), giuridiche (la complessità degli interessi in gioco è notevole) e personali difficili (l’imprenditore che si trova in un momento particolare della sua vita professionale, i dipendenti dell’impresa che rischiano di perdere il posto di lavoro, ecc).

È una pratica complessa che coinvolge diversi professionisti (l’advisor, l’attestatore, il commercialista storico dell’impresa, lo studio legale) ed è faticosa per l’imprenditore che, soprattutto nelle prime fasi del nostro intervento, si trova da noi costretto a guardare in faccia una realtà difficile.

La storia dell’impresa

L’impresa è una PMI che vanta una posizione di leadership in una particolare nicchia del settore del “bianco”. Il marchio e la reputazione dell’imprenditore hanno rappresentato i punti di forza di tutta l’operazione. Le criticità erano rappresentate dal difficile rapporto coi soci/fornitori (anch’essi in profonda e, purtroppo, in un caso irreversibile crisi). La continuità aziendale è stata messa a rischio proprio dalla situazione finanziaria di fornitori difficilmente sostituibili oltre che da costi e condizioni diventati troppo onerosi per garantire la corretta marginalità all’impresa..

La scelta del nuovo partner, individuato dall’imprenditore, a cui affittare l’azienda si è rivelata vincente consentendo, grazie ad opportune sinergie, di valorizzare le capacità commerciali del precedente amministratore con la forza produttiva del socio della newco.

Interessanti prospettive si sono inoltre determinate dall’aver ampliato la gamma di prodotti grazie all’individuazione ( su nostra insistenza ma sempre da parte dell’imprenditore) di un nuovo fornitore polacco. Ciò ha contribuito di fatto a rendere più appetibile l’azienda migliorandone le prospettive di redditività.

Il nostro intervento

In questo concordato abbiamo operato in qualità di Advisor. Il nostro intervento si è sviluppato principalmente secondo le seguenti linee di azione:

  • Analisi chiara e severa della situazione identificando le criticità e i rischi insiti nella crisi dei principali fornitori (stimolando il senso di urgenza);
  • Analisi dei rischi ed individuazione delle tutele per l’imprenditore stesso;
  • Assistenza all’imprenditore nei rapporti coi soci;
  • Assistenza all’imprenditore nell’individuare le caratteristiche del “cavaliere bianco” al fine di sviluppare sinergie e massimizzare il valore dell’azienda;
  • Assistenza nei rapporti con la Newco (definizione contratti di affito e cessione d’azienda);
  • Coordinamento costante nei rapporti con avvocati, attestatore e commissario giudiziale.

Possiamo meglio descrivere la nostra attività dedicata alla tutela della continuità aziendale ed alla predisposizione del piano di risanamento aziendale nelle seguenti fasi:

 Primo intervento

  • Identificare le cause della crisi;
  • Provvedere a tutelare la liquidità aziendale necessaria;
  • Valutare il ricorso alla cassa integrazione;
  • Analizzare con attenzione la Centrale rischi;
  • Iniziare un percorso di dialogo con le banche volto a tranquillizzare e a preparare richieste di finanziamenti di medio lungo;
  • Predisporre un piano di risanamento volto a ridefinire la procedura aziendale o in casi estremi a valutare l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla legge fallimentare.

Predisposizione e contenuto del Piano di risanamento:

  • presentazione dell’azienda;
  • dati storici economici e finanziari (in assenza di uno o più bilanci approvati dall’assemblea è necessaria una situazione economico patrimoniale, approvata e sottoscritta dall’organo amministrativo);
  • descrizione della situazione di crisi ed analisi del management circa le relative cause;
  • esplicitazione delle ipotesi e della strategia di risanamento;
  • presentazione degli interventi da adottare (action plan);
  • analisi del settore di appartenenza e almeno in via sintetica del posizionamento dell’impresa nel contesto concorrenziale;
  • evoluzioni attese e impatti dello scenario competitivo;
  • presentazione delle ipotesi economico-finanziarie e del piano economico finanziario (situazione patrimoniale, economica e finanziaria prospettica).

Criticità da analizzare in particolare nei piani in continuità:

  • l’attività svolta, ovvero i prodotti realizzati e/o i servizi erogati, con particolare riferimento a quelli protetti da marchi e altri diritti sulle opere di ingegno e invenzioni industriali;
  • il posizionamento sul mercato dei prodotti realizzati e/o dei servizi erogati e la fase alla quale è riconducibile il loro ciclo di vita (introduzione, crescita, maturità, declino);
  • il settore e il mercato in cui l’impresa opera, con particolare riguardo al posizionamento dei propri prodotti/servizi rispetto a quello dei concorrenti e agli elementi distintivi aziendali;
  • il modello di business adottato, la tecnologia impiegata nello svolgimento del processo produttivo, le barriere di ingresso esistenti, la capacità produttiva attuale e quella utilizzata, le eventuali certificazioni di prodotto e di sistemi di qualità aziendale;
  • i canali di approvvigionamento dei principali fornitori, le dinamiche di contrattazione e di definizione del prezzo di acquisto con gli stessi;
  • i principali clienti, nonché la loro localizzazione.

Piccole soddisfazioni professionali

Quando un’azienda si salva è motivo per noi di grandi soddisfazioni e qualche mese fa in Studio abbiamo brindato all’omologa di un concordato preventivo che:

  • Paga l’intero privilegio e più del 35% del chirografo;
  • E’ stato approvato da più del 90% dei creditori;
  • Garantisce la continuità aziendale mantenendo una forza lavoro pressoché intatta (salvo qualche prepensionamento) e consentendo di evitare i gravi problemi occupazionali che solitamente operazioni di questo tipo portano con sé;
  • Non danneggia se non marginalmente i fornitori mantenendo rapporti ottimi durante tutta la crisi e con un sacrificio limitato evitando di generare quei pericolosi effetti a cascata sulla liquidità delle imprese della filiera.

Criticità professionali

Quello che all’inizio pensavamo essere un concordato piuttosto semplice in realtà ha rivelato qualche criticità peculiare:

  • la valutazione di una azienda in crisi;
  • la richiesta di presentazione di offerte concorrenti, anticipando la recente normativa entrata in vigore poco dopo le votazioni;

Attenzione: Nella valutazione di una azienda in crisi Il criterio del valore di mercato normalmente accettato appare certamente di non facile applicazione. Il perito dovrà ricercare più che il semplice valore normale o valore corrente che l’azienda ha sul mercato in caso di normale funzionamento, il valore corrente in caso di situazione di crisi aziendale: applicando al valore corrente di funzionamento un coefficiente di deprezzamento, variabile da caso a caso, per stimare il valore di realizzo o di liquidazione. Il documento del Cndcec “La relazione giurata estimativa del professionista nel concordato preventivo e nel concordato fallimentare” per quanto datato offre numerosi spunti al perito attestatore.

Attenzione: nel concordato preventivo si può realizzare una continuità aziendale c.d. “indiretta” mediante trasferimento dell’azienda in esercizio ad un soggetto terzo che – come previsto dal piano e dalla proposta formulata dal debitore ai creditori – inizialmente conduce l’azienda in affitto e quindi procede all’acquisto solo dopo l’omologazione del concordato. Il Tribunale di Milano, anticipando quanto poi previsto della Legge n. 132 del 6 agosto 2015, ritiene che la vendita dell’azienda nella fase di esecuzione del concordato con cessione dei beni ai sensi dell’art. 182 l.fall. debba avvenire inderogabilmente a mezzo di procedure competitive ai sensi dell’art. 107 l.fall., trattandosi di norma espressamente richiamata. La clausola contrattuale che prevede che i canoni di affitto possono essere imputati al prezzo finale dell’acquisto dell’azienda è stata ritenuta dal Tribunale di Milano incompatibile con la regola della necessaria competitività delle vendite attuate ai sensi degli artt. 107 e 182 l.fall. Infatti, una simile previsione, sempre secondo il Tribunale, “pone i possibili partecipanti alla gara per l’aggiudicazione dell’azienda in una situazione di diseguaglianza […] e in tale prospettiva lo stesso prolungamento della durata del contratto d’affitto, lungi dall’apparire una garanzia per i creditori, pare rappresentare un ulteriore ostacolo al miglior realizzo del cespite sul mercato”.

Criticità a cui si sono sommate le difficoltà più ricorrenti in una operazione come questa:

  • la difficoltà nel convincere (in tempi brevi) l’imprenditore a gestire la crisi attraverso un concordato preventivo che comporta comunque il rischio di non essere omologato;
  • l’individuazione di un acquirente serio che garantisse la sostenibilità del business.

Attenzione: I principali indicatori per prevenire la crisi, per fotografare la situazione in cui si trova ad operare l’ impresa in maniera il più possibile oggettiva, ci vengono forniti dal Documento 570 del CNDCEC sulla continuità aziendale, a cui si rimanda. L’ imprenditore deve essere messo di fronte a indicatori concreti che evidenzino la gravità della situazione poiché spera sempre di posticipare soluzioni drastiche e si auto giustifica incolpando la crisi mondiale che inevitabilmente si riperquote anche sulla sua di impresa. Spesso risanare un’impresa diventa impossibile a causa dei tempi lunghi con cui ci si rende conto della crisi aziendale.

Non è stato un lavoro facile ma sono molto soddisfatto del risultato, una bella operazione professionale (alcune difficoltà tecniche che si sono presentate non erano banali) ma soprattutto una bella storia di impresa che è riuscita a superare la crisi e a costruire i presupposti per una futura crescita. Una azienda che tra mille difficoltà è riuscita ad uscire da una fase di crisi acuta ( si rischiava il blocco della produzione per assenza di credito per l’acquisto della materia prima) più forte e più strutturata.

Attenzione: Nei piani in continuità deve essere valutata la gravità delle cause della crisi. In assenza di tempestivi e opportuni interventi correttivi, ne può derivare la momentanea impossibilità ad adempiere regolarmente agli impegni assunti che può portare all’irreversibile incapacità dell’impresa di far fronte alle proprie obbligazioni.

Una impresa che ha ritrovato nella vocazione prettamente commerciale e nella capacità di selezionare i propri fornitori in base alla qualità l’opportunità di difendere un marchio leader nel settore. Una PMI che è entrata in un gruppo di medie dimensioni a testa alta portando know how e sviluppando importanti (e francamente non scontate) sinergie.

Perché ritengo che l’operazione sia stata un successo personale dell’imprenditore.

Se è vero che tocca all’ Advisor porre con insistenza domande spesso scomode, nessuna strategia può aver successo senza il contributo determinante dell’imprenditore nel fornire le risposte giuste. Personalmente ritengo che le scelte imprenditoriali vere, quelle relamente determinanti, sono mediamente una o due nella vita di un imprenditore, non di più. Saper vincere quelle sfide è la differenza tra l’aver ereditato una azienda e saper fare impresa. In questo caso l’imprenditore:

  • si è fidato dei consulenti creando un ambiente di lavoro proattivo con mandati chiari e coerenti (a volte l’imprenditore da una parte vuol salvare l’azienda, dall’altra non vuol rischiare di perderne il controllo finendo per porre in essere comportamenti contraddittori ed entrando in conflitto con i consulenti stessi);
  • Definite con noi le caratteristiche del “cavaliere bianco” si è attivato per trovarlo mettendo in gioco la propria credibilità;
  • Definite con noi le caratteristiche del fornitore polacco si è attivato per trovarlo selezionando in base a qualità ed economicità;
  • Non ha mai interrotto il dialogo personale con clienti e fornitori, mettendoci sempre la faccia, spiegando in piena trasparenza l’operazione ed assicurando così al concordato un’approvazione quasi all’unanimità.

Per questo sostengo che tutta questa operazione debba essere vissuta come uno straordinario successo personale dall’imprenditore.

Uno sguardo al futuro: le novità Legge n. 132 del 6 agosto 2015

La recente legge n. 132 del 6 agosto 2015 ha portato importanti novità nella normativa fallimentare (parte di queste peraltro erano già presenti nella migliore giurisprudenza milanese) ed altre sono attese a breve. Ne riassumo per brevità solo alcune, che come abbiamo visto sono state affrontate già in parte in questo concordato:

  • Soddisfazione Chirografo non inferiore al 20% in caso di concordato preventivo di tipo liquidatorio;
  • Voto: eliminazione del principio del “silenzio = assenso”;
  • Proposte concorrenti: Il debitore che non proponga ai creditori chirografari il pagamento di almeno il 40% (in caso di concordato liquidatorio) o del 30% (in caso di concordato in continuità), può vedere il proprio piano (e relativa proposta) messo in concorrenza con altri migliorativi o diversi provenienti da uno o più creditori che rappresentino almeno il 10% dei crediti; sarà poi il voto della massa dei creditori a stabilire quale ipotesi verrà attuata;
  • Offerte concorrenti (comparabili): Qualora il piano concordatario dovesse prevedere la vendita dell’azienda, di un suo ramo o di beni aziendali specifici, si aprirà ora un procedimento competitivo per cercare altri interessati all’acquisto.

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Gli indici rilevatori della crisi di impresa e gli strumenti di prevenzione

Gli indici rilevatori della crisi di impresa e gli strumenti di prevenzione

Convegno a Milano il 09 23 febbraio 2016

Il 09 23 Febbraio a Milano avrò il piacere di partecipare in qualità di relatore ad un importante incontro su: “Gli indici rilevatori della crisi di impresa e gli strumenti di prevenzione“. L’evento è organizzato in collaborazione con lo studio legale La Scala e MySolution Cesi, valido ai fini della formazione professionale obbligatoria di commercialisti ed avvocati.

Parte centrale del mio intervento riguarderà il ruolo del commercialista nella crisi di impresa, in qualità di:

  1. Consulente/advisor;
  2. Membro dell’organo di controllo (sindaco, revisore);
  3. Attestatore;
  4. Commissario.

Cercherò in particolare di approfondire, dopo aver analizzato gli indici rilevatori della crisi di impresa, i nuovi principi di attestazione fornendo documenti e strumenti utili sia alla predisposizione del piano, sia alla successiva verifica di fattibilità ai fini dell’attestatore:

La ratio dell’attestazione è, infatti, quella di tutelare i terzi e i creditori, soprattutto se estranei al piano di risanamento, perché le scelte e le rinunce di fronte ai quali sono posti dal debitore siano decise e accettate sulla base di una corretta e sufficientemente completa base informativa.

L’importanza del lavoro dell’Attestatore è deputata anche a rafforzare la credibilità degli impegni assunti dal debitore mediante il piano finalizzati al riequilibrio della situazione economico-finanziaria e, quindi, al risanamento dell’impresa.

Gli accertamenti condotti, le analisi economico-finanziarie e patrimoniali elaborate, le valutazioni prospettiche di convenienza e di sostenibilità del piano industriale o di risanamento, la garanzia sulla veridicità dei dati e il giudizio finale ne fanno una figura chiave e centrale per i nuovi istituti estrategica per le sorti dell’impresa a garanzia dei creditori e dei terzi. Il lavoro dell’Attestatore costituisce il fondamento delle procedure di risanamento al fine delle decisioni che verranno assunte sia dall’autorità giudiziaria, che dal ceto creditizio al momento del voto, ove previsto.

Si andranno inoltre ad analizzare le principali novità contenute nel Decreto Legge n. 83/2015 convertito con Legge n. 132 del 6 agosto 2015 in tema di concordato preventivo possono essere cosi riassunte:

  • Soddisfazione Chirografo non inferiore al 20% in caso di concordato preventivo di tipo liquidatorio.
  • Voto: eliminazione del principio del “silenzio = assenso”
  • Proposte concorrenti: Il debitore che non proponga ai creditori chirografari il pagamento di almeno il 40% (in caso di concordato liquidatorio) o del 30% (in caso di concordato in continuità), può vedere il proprio piano (e relativa proposta) messo in concorrenza con altri migliorativi o diversi provenienti da uno o più creditori che rappresentino almeno il 10% dei crediti; sarà poi il voto della massa dei creditori a stabilire quale ipotesi verrà attuata.
  • Offerte concorrenti (comparabili): Qualora il piano concordatario dovesse prevedere la vendita dell’azienda, di un suo ramo o di beni aziendali specifici, si aprirà ora un procedimento competitivo per cercare altri interessati all’acquisto.
 

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