Il concordato preventivo, una (mancata) valutazione del suo utilizzo.

Il concordato preventivo, una (mancata) valutazione del suo utilizzo.

Un recente occasional papers della Banca d’Italia vorrebbe fare chiarezza sull’effettiva efficacia del concordato preventivo come strumento per risolvere la crisi e garantire la continuità d’impresa. Purtroppo la parte più rilevante è nel “non detto”. Ci si chiede infatti in assenza di dati pubblici attendibili come sia possibile monitorare la bontà delle norme e migliorarne la qualità.

 

Obiettivi delle riforme del Concordato Preventivo

La disciplina delle crisi d’impresa è stata riformata più volte prima e durante la fase di crisi economica avviatasi nel 2008, anche per favorire il ricorso a soluzioni concordate e agevolare la ristrutturazione di imprese in temporanea difficoltà. Come indicato dal paper di Banca d’Italia gli obiettivi dichiarati dal legislatore sono molteplici:

  1. estendere il ricorso al concordato,
  2. favorire una più rapida emersione delle crisi e
  3. la loro positiva risoluzione (la cosiddetta continuità aziendale),
  4. al contempo contenendo i possibili comportamenti opportunistici a danno dei creditori da parte delle imprese debitrici.

La preoccupante assenza di dati pubblici

Il dato più preoccupante che emerge dalla ricerca è la mancanza di statistiche affidabili. “L’indisponibilità di dati di fonte giudiziaria sul contenuto dei piani di concordato e sugli esiti impedisce di esaminare alcuni importanti aspetti del funzionamento dell’istituto, quali la percentuale di recupero per le varie tipologie di creditori ottenuta con i concordati liquidatori o le caratteristiche dei piani di ristrutturazione che si concludono con successo.”

Uno su mille ce la fa (circa il 4,5 per cento)

Appare impressionante che solo una quota limitata di aziende (circa il 4,5 per cento) sopravvive dopo il concordato, la cui funzione principale pare quella di fornire uno strumento liquidatorio di tipo negoziale, alternativo al fallimento che vede un maggior ruolo degli organi giudiziari. Ci si domanda peraltro ancora una volta l’attendibilità del dato vista la difficoltà di monitorare la sopravvivenza dell’azienda che è cosa ben diversa da quella della società che ha fatto domanda di concordato. Nello schema tipico infatti l’azienda viene prima affittata e poi ceduta ad una newco. In questo caso nonostante si proceda alla liquidazione della vecchia società l’obiettivo si salvaguardia dell’azienda può ritenersi raggiunto.

La circostanza che solo una quota limitata di aziende sopravvive dopo il concordato preventivo induce a ritenere che il concordato stesso possa essere considerato dalle imprese e dai loro creditori una modalità per uscire dal mercato più efficiente e rapida rispetto alla procedura fallimentare, che vede un maggior ruolo dei tribunali ed è spesso caratterizzata da tempi lunghi di risoluzione

Il nodo irrisolto, i tempi di reazione alla crisi

Purtroppo il vero nodo irrisolto restano i tempi di reazione alla crisi. Troppo spesso infatti la carta del concordato viene giocata a crisi conclamata lasciando poco spazio di intervento a piani di risanamento ed accordi con i creditori.

Concordato in bianco

Il paper affronta anche gli effetti sul sistema imprese del recente strumento del concordato in bianco. I ricercatori ricordano che proprio l’ampia diffusione del concordato in bianco, e la relativa facilità di presentazione delle istanze già immediatamente dopo la sua introduzione, ha dato adito ai timori di un suo uso opportunistico, cioè che l’imprenditore potesse ricorrere al concordato in bianco senza l’intenzione o la concreta possibilità di presentare un piano di risanamento nei termini previsti, al solo fine di dilazionare il pagamento dei creditori.

In base alle prime indicazioni disponibili comunque la quota di piani non presentati entro il termine massimo di 180 giorni è rimasta molto elevata intorno al 77 per cento, come pure la quota di imprese fallite entro un anno dalla presentazione dell’istanza di concordato (intorno al 30 per cento).

Conclusioni

L’ occasional papers della Banca d’Italia vorrebbe fare chiarezza sull’effettiva efficacia del concordato preventivo come strumento per risolvere la crisi e garantire la continuità d’impresa. Purtroppo la parte più rilevante è nel “non detto”. Ci si chiede infatti in assenza di dati pubblici attendibili come sia possibile monitorare la bontà delle norme e migliorarne la qualità attraverso successive riforme.

Per approfondire

Il concordato preventivo in Italia: una valutazione delle riforme e del suo utilizzo

Questioni di Economia e Finanza (Occasional papers) Numero 316 – Marzo 2016

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La nostra trilogia su PMI e Startup

La nostra trilogia su PMI e Startup

In questi ultimi mesi ho pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore una serie di articoli su PMI e Startup che, lungi dall’offrire soluzioni preconfezionate, hanno ampiamente alimentato il dibattito sul tema PMI. Fortunatamente i nuovi segnali che provengono dalle imprese, seppur relativi ad avanguardie, si stanno facendo più forti ed in qualche modo nitidi. L’attività di “unire i puntini” come amano ricordare i fan del fondatore di Apple diventa pian piano più semplice anche per il sottoscritto.

Riporto qui brevemente ed in ordine cronologico i tre articoli che ho pubblicato sul tema sia per darne visibilità sul sito del nostro Studio, sia per tenerne traccia in questa attività di ricerca che spero darà vita a nuovi servizi sfruttando al meglio quelle che sono in realtà da sempre le nostre capacità distintive.

 

Perché le startup iniziano a diventare interessanti. Anche in Italia

Leggiamo sempre più frequentemente case history interessanti …. Sono segnali, ancora deboli ma estremamente interessanti, di un nuovo modo di intendere il cambiamento, in cui l’innovazione affronta criticamente i fondamentali del fare impresa, innovando i processi e riscrivendo ruoli ed obiettivi.

La narrazione stessa (media, accademia, ecc) sta abbandonando l’entusiasmo per gli effimeri emulatori del modello californiano (nato in un ecosistema profondamente diverso dal nostro) per raccontare quei casi di successo, meno eclatanti ma certamente più solidi, che si basano sul fare meglio ciò che sappiamo fare, sul valorizzare le nostre competenze e i punti di forza del sistema Italia.

(continua a leggere)

 

 

Cosa c’entra lo snowboard con PMI e startup? L’importante è capirsi

La stessa cosa, inspiegabilmente, accade per chi fa impresa in Italia. PMI da una parte, startup dall’altra. Le prime, nella vulgata, sono immobili rispetto al mercato: morti che camminano. Le altre sono inconcludenti e pericolose, perché a furia di sognare falliscono, creando problemi a dipendenti e fornitori.

L’incomunicabilità tra PMI e startup è una barriera da infrangere. Una barriera culturale, prima di tutto.

Sono convinto che il fenomeno startup avrà effetti dirompenti in Italia se e solo se riuscirà a relazionarsi con le PMI. E mi spiego provando a riscrivere quell’epica sbagliata di cui sono vittima gli imprenditori.

(continua a leggere)

NB: in quest’altro articolo invece la raccolta di autorevoli commenti: PMI e startup: davanti a una cioccolata calda si torna a parlare di sci

 

Diventeremo gli indiani d’Europa della ricerca? Forse, con stile italiano

L’Italia deve puntare ad attrarre i Centri R&S delle multinazionali perché da noi risulta conveniente fare ricerca: abbiamo un minor costo del lavoro qualificato rispetto a Paesi come USA e Regno Unito, alte competenze, una buona qualità della vita ed un forte attaccamento all’azienda.

Il dato di fatto è inconfutabile: in Italia, checché se ne dica, possiamo vantare una grande capacità di fare ricerca. Purtroppo pagare poco i ricercatori temo non sia un vantaggio sostenibile sul lungo periodo. La fuga dei talenti è già in atto da tempo.

La sfida che si pone è quindi quella, nel breve, non solo di attrarre centri di ricerca stranieri ma anche di favorire la diffusione della conoscenza così creata in maniera tale da mettere in moto un processo virtuoso di nascita per gemmazione di nuove imprese o di contaminazione delle imprese esistenti.

(continua a leggere)

 

Le PMI sapranno ancora stupirci

A conferma che le Pmi possono riservare sorprese se si focalizzano, innovano e crescono dimensionalmente riporto alcuni estratti di una interessante intervista a Gianni Tamburi.

la parabola di Fiat Chrysler resta, agli occhi di Tamburi, esemplare di una certa metamorfosi del capitalismo italiano, più dinamico ed efficiente di quanto non emerga dalle analisi correnti. “Se guardo ai risultati delle aziende da noi partecipate, da Moncler a Prysmian, ma anche al quadro emerso dalla recente Star Conference, mi sento ottimista. Certo la velocità del cambiamento è legata alla rapidità con cui il Paese chiuderà le aziende decotte”. E su quel fronte molto resta da fare, anche perché l’azione di pulizia dei bilanci bancari lascia molto a desiderare.

Si è aperta, infatti, una stagione di integrazione tra economia tradizionale e digitale”. E’ una delle prossime frontiere più promettenti dell’investitore Tamburi, grande azionista di Digital Magics. “Non credo alla contrapposizione tra vecchia e nuova economia, bensì ad una fase di transizione in cui sarà necessario cogliere le opportunità del nuovo senza bruciare le tappe o farsi illudere dalle suggestioni delle Borse.

 

Conclusioni

Dopo un periodo di forte sconcerto derivante da una crisi che pare infinita iniziano ad emergere alcune case history, sicuramente ancora da analizzare con attenzione, che presentano alcune caratteristiche comuni. Non è esattamente una via facile quella che si va delineando ma inizia a quanto meno a delinearsi in maniera più chiara.

Nel paradosso mi accorgo inoltre che i servizi più utili per una impresa in cambiamento ritornano ad essere quelli più tradizionali seppur ripensati sia nei modi che nei tempi di fruizione. Qui però mi fermo provando a ridisegnare un business model che pare uno straordinario ed avvincente rompicapo.

 

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Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

Presentiamo una sintesi del bonus Ricerca e Sviluppo ricordando che con la circolare n. 5/E del 16 marzo 2016 l’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico, ha fornito le linee guida per la corretta interpretazione e applicazione del “bonus ricerca” pur senza dissipare in realtà alcuni punti critici in tema di servizi e consulenze. Interessanti invece le ipotesi di cumulo con altre agevolazioni e istruzioni sugli adempimenti necessari per la fruizione del credito di imposta.
L’art. 3 del D.L.145/2013 (modificato dalla legge n.190/2014, c.d. legge di stabilità 2015), riconosce un credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, le cui diposizioni applicative sono contenute nel D.M. 27/05/201 (pubblicato in G.U. n.174 del 29/07/2015).

Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Ambito soggettivo

Ai sensi del comma 1 dell’art.3 del D.L.145/2013, « A tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019, è attribuito un credito d’imposta nella misura del 25 per cento delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015».

L’agevolazione è riconosciuta a tutte le imprese, indipendentemente da:

  • Forma giuridica;
  • Settore economico in cui operano;
  • Regime contabile adottato (è applicabile anche dai soggetti in regime di contabilità semplificata).

N.B. non è previsto alcun limite di fatturato per le imprese beneficiarie.

Sulla base della Circ. Agenzia delle Entrate 20/2005, possono beneficiare di tale agevolazione:

  • Persone fisiche esercenti attività commerciale ancorché gestita in forma di impresa familiare, comprese le aziende coniugali;
  • S.n.c. e s.a.s.;
  • Società di armamento;
  • Società di fatto che abbiano per oggetto l’esercizio di attività commerciale;
  • Consorzi tra imprese;
  • S.p.a.; s.a.p.a.; s.r.l.;
  • Società cooperative e di mutua assicurazione;
  • Enti pubblici e privati, diversi dalle società, aventi ad oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale;
  • Enti pubblici e privati, diversi dalle società, non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, limitatamente al reddito derivante dall’attività commerciale esercitata.

Considerando che la legge non fornisce argomenti contrari, si ritiene che di tale agevolazione possano usufruire anche i soggetti che determinano il reddito con metodi forfetari o con l’applicazione di regimi d’imposta sostitutivi. Sono esclusi:

  • Persone fisiche e società semplici esercenti attività agricola entro i limiti previsti dall’art.32 del TUIR;
  • Enti non commerciali, se non titolari di reddito d’impresa;
  • Titolari di reddito di lavoro autonomo;
  • Imprese che svolgono attività di ricerca per conto di terzi (come specificato nella Relazione illustrativa al D.M. 27/5/2015, l’agevolazione è riconosciuta solo alle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo, sia direttamente che indirettamente tramite appositi contratti commissionati a terzi).

Ambito oggettivo

Sono ammissibili al credito d’imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

  1. lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette. Dal testo della norma si evince come possano fruire dell’agevolazione i lavori sperimentali o teorici privi di risvolti applicativi immediati, essendo l’oggetto della ricerca svincolato dalla sua effettiva utilizzazione;
  2. ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c). Non rientrano tra le spese agevolabili i costi relativi alla realizzazione di prodotti o processi che rappresentano un mero adattamento della tecnologia esistente alle particolari realtà aziendali. E’ necessario che i prodotti/servizi presentino caratteristiche innovative. L’Agenzia delle Entrate, nella circ.20/2005, chiarisce che « il concetto di innovazione di prodotto o di processo va inteso nel senso che non deve concretizzarsi in un prodotto già noto sul mercato o di un processo già utilizzato».
  3. acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l’elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;
  4. produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali. Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti

Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili i costi di competenza (ai sensi dell’art. 109 del TUIR) del periodo d’imposta di riferimento, direttamente connessi allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili, quali:

  1. personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo di cui al comma 4, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione UNESCO Isced (International Standard Classification of Education) o di cui all’allegato 1 al D.L. 145/2013, che sia:

1) dipendente dell’impresa, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo di cui all’art. 2, comma 1, del citato decreto, con esclusione del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;

 2) in rapporto di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni, a condizione che svolga la propria attività presso le strutture della medesima impresa;

Ai fini della determinazione del costo, occorre prendere in considerazione il costo effettivamente sostenuto dall’impresa, cioè:

  • l’importo della retribuzione lorda prima delle imposte e dei contributi obbligatori;
  • In rapporto all’effettivo impiego dei medesimi lavoratori nell’attività di ricerca e sviluppo.
  1. quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nei limiti dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’ attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’IVA. In relazione alle quote di ammortamento, gli strumenti e le attrezzature di laboratorio devono essere acquistati dall’impresa a titolo di proprietà o di utilizzo. In caso di acquisto degli stessi mediante locazione finanziaria, concorrono alla determinazione dei costi ammissibili le quote capitali dei canoni; nel caso di locazione non finanziaria, si prenderà, invece, come valore di riferimento il costo storico del bene, risultante dal relativo contratto di locazione o da una specifica dichiarazione del locatore. Posto che il costo ammissibile è determinato in base alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo, la quota di ammortamento dovrà essere definita in relazione alla percentuale di utilizzo del bene nell’attività di ricerca e sviluppo e al periodo di tempo di utilizzo nell’arco di un anno.
  2. spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative, diverse da quelle che: controllano direttamente o indirettamente l’impresa, ne sono controllate, sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa. Come specificato dalla Relazione illustrativa al D.M. 27/05/2015, non sono incluse nelle spese relative alla ricerca contrattuale (c.d. extra muros) quelle relative alle commesse affidate alle società del gruppo, poiché maggiormente inquadrabili nell’ambito della ricerca “intra muros”. I contratti di ricerca devono essere stipulati con imprese residenti o localizzate: in Stati membri dell’UE, in Stati aderenti allo Spazio economico europero (SEE), in Paesi e territori che permettono un adeguato scambio di informazioni.
  3. competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne. Per le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale sono ammissibili, entro il limite massimo di 5.000 €, le spese sostenute per l ‘attività di certificazione contabile.

Soglia minima di costi agevolabili

Il credito d’imposta è riconosciuto, fino ad un importo massimo annuale di euro 5 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari 30.000€. Tale valore minimo è riferito alla spesa complessiva nel periodo d’imposta agevolato, e non alla spesa incrementale.

Il credito d’imposta è riconosciuto a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, realizzata in ogni periodo d’imposta in relazione al quale si intenda fruire dell’agevolazione, sia superiore alla media degli stessi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31/12/2015 (triennio 2012-2014).

Quindi le condizioni, in ciascun periodo d’imposta, sono:

  1. spesa complessiva in R&S almeno pari a 30.000€;
  2. superiore alla media degli investimenti realizzati nel triennio 2012-2014.

Per le imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare per il calcolo della spesa incrementale è calcolata sul minor periodo a decorrere dal periodo di costituzione.

Ambito temporale

Possono beneficiare dell’agevolazione gli investimenti effettuati dal 2015 al 2019. Sono ammissibili i costi sostenuti in base al principio di competenza (art.109 TUIR):

  • le spese di acquisizione di beni mobili si considerano sostenute alla data della consegna o della spedizione;
  • le spese di acquisizione di beni immobili si considerano sostenute al momento della stipula dell’atto o, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo della proprietà o di altro diritto reale,
  • le spese di acquisizione di servizi si considerano sostenute alla data in cui le prestazioni sono ultimate.

Determinazione dell’agevolazione

Il credito d’imposta spetta, fino ad un importo massimo annuale di 5.000.000 € per ciascun beneficiario, ed è riconosciuto a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuata in ciascun periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione ammonti almeno a 30.000 € ed ecceda la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 ovvero nel minore periodo in caso di imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta.

In particolare, il primo periodo del comma 3 dispone che il credito di imposta è riconosciuto nella misura del “50 per cento della spesa incrementale relativa ai costi di cui alle lettere a) e c) del comma 1 dell’articolo 4” e del “25 per cento della spesa incrementale relativa ai costi di cui alle lettere b) e d) del medesimo articolo 4”.

Ferme restando le suddette condizioni, il credito d’imposta è quindi riconosciuto nella misura del:

  • 50% della spesa incrementale relativa ai costi del personale altamente qualificato e dei contratti di ricerca “extra muros”;
  • 25% della spesa incrementale relativa ai costi per strumenti e attrezzature di laboratorio e per le privative industriali.

Il credito d’imposta è, in ogni caso, calcolato sulla spesa incrementale riferita ai costi ammissibili, a prescindere dall’aliquota applicabile, nei limiti della spesa incrementale complessiva.

Per «spesa incrementale complessiva» si intende la differenza positiva tra l’ammontare complessivo delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione e la media annuale delle medesime spese realizzate nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 (2012-2014) ovvero nel minor periodo dalla data di costituzione.

Qualora entrambe le tipologie di spesa evidenzino un incremento, il credito d’imposta corrispondente sarà determinato applicando ad ogni incremento l’aliquota prevista per ciascun gruppo di spese.

Qualora l’incremento sia relativo ad una sola delle due tipologie di spesa, il credito d’imposta dovrà essere calcolato applicando l’aliquota prevista per il gruppo di spese che ha avuto l’incremento, sull’ammontare della spesa incrementale complessiva.

Si evidenzia, ancora una volta, che il credito d’imposta è riconosciuto, comunque, fino ad un importo massimo annuale di 5.000.000 € per ogni beneficiario.

Dal riferimento della norma ai «tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31/12/2015», si prende in considerazione una media “fissa”.

Come indicato dalla Relazione illustrativa del D.M. 27/05/2015, trattandosi di una media fissa, per le imprese costituite successivamente al 2014, la media di riferimento è pari a zero.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che nella media del triennio vanno considerati anche gli esercizi nei quali non sono stati sostenuti costi di R&S, il calcolo, quindi, va effettuato su tre anni, anche se in uno di questi l’importo di tali investimenti è uguale a zero.

Fruizione del credito d’imposta

Il credito d’imposta:

  • È utilizzabile in compensazione per mezzo del modello F24 (c.d. compensazione esterna), a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti;
  • Deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi;
  • Non concorre alla formazione del reddito, nè della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini della determinazione del pro rata di indeducibilità degli interessi passivi e delle spese generali;
  • Non si applica il limite annuale di utilizzazione dei crediti d’imposta da quadro RU (250.000€), ed il limite generale annuale di compensazione nel modello F24 (700.000€); né il divieto di compensazione dei crediti relativi ad imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo per ammontare superiore a 1500€.

Certificazione e controlli

Si tratta di un’agevolazione automatica, che non prevede l’invio di un’istanza telematica per la sua fruizione.

Qualora, a seguito dei controlli, si accerti l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste ovvero a causa dell’inammissibilità’ dei costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, l’Agenzia delle entrate provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

I controlli sono svolti sulla base di apposita documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali.

Tale certificazione deve essere allegata al bilancio.

Le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale devono comunque avvalersi della certificazione di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti iscritti quali attivi nel registro dei revisori contabili.

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Costituire una startup innovativa senza notaio

Costituire una startup innovativa senza notaio

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia.  Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto (e l’atto costitutivo) che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa, definita ai sensi dell’articolo 25 del decreto-legge 179/2012 e successive modificazioni, mediante un modello standard tipizzato con firma digitale, ferma restando la possibilità di costituire la società per atto pubblico.

Con successivo decreto direttoriale sarà approvato il modello informatico e la modulistica per la trasmissione e iscrizione al Registro delle imprese, direttamente compilabile online.

Gli atti potranno essere redatti direttamente dai soci della startup oppure avvalendosi dell’Ufficio del Registro delle imprese che autenticherà le sottoscrizioni e procederà in tempo reale all’iscrizione, permettendo la nascita della società contestualmente all’apposizione dell’ultima firma.

Il nostro Studio potrà cosi assistere sia i Clienti che vorranno costituire una Startup innovativa nella scelta tra le opzioni previste dall’atto costitutivo standard (senza l’intervento del notaio) sia, come già avviene oggi, i Clienti che necessitano di assistenza nella predisposizione di statuti più complessi e su misura (in collaborazione con lo studio notarile).

Le verifiche del Registro delle imprese

L’ufficio del registro delle imprese dovrà comunque verificare:

  1. la conformità del contratto al modello standard approvato col presente decreto e redatto sulle base delle specifiche tecniche del modello, di cui al comma 1 del presente articolo;
  2. la sottoscrizione a norma dell’art. 24 del C.A.D. da parte di tutti i sottoscrittori o se unipersonale dell’unico contraente;
  3. che il procedimento di sottoscrizione si sia concluso con l’apposizione della sottoscrizione di tutti i soci entro dieci giorni dal momento dell’apposizione della prima delle sottoscrizioni, in caso di contratto plurilaterale;
  4. la riferibilità astratta del contratto alla previsione di cui all’art. 25 del decreto legge 179 del 2012, come modificato da ultimo dall’art. 4, comma 10 bis, del decreto legge 3 del 2015;
  5. la validità delle sottoscrizioni secondo quanto previsto dall’art. 2189, comma 2, del codice civile e dall’art. 11, comma 6, lett. “a”, del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581;
  6. la competenza territoriale;
  7. l’indicazione di un indirizzo di posta elettronica certificata direttamente riferibile alla società;
  8. la liceità, possibilità e determinabilità dell’oggetto sociale;
  9. l’esclusività o la prevalenza dell’oggetto sociale concernente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  10. la presentazione contestuale della domanda di iscrizione in sezione speciale delle start-up;
  11. l’adempimento degli obblighi di cui al titolo II del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e successive modificazioni.

Una piccola rivoluzione

Se il modo di legiferare non appare di certo cambiato visto il continuo rimando a decreti attuativi (per giungere all’effettiva entrata in vigore della norma) di certo il contenuto appare costituire una piccola rivoluzione che va a scardinare le riserve notarili.

Se la norma della Srl semplificata consente ormai da tempo un discreto risparmio sulla parcella del notaio (non proprio gratis come prevede la norma ma è la norma a mio parere a non essere corretta frutto di un vergognoso tira e molla tra le parti in causa) in cambio di uno statuto standard difficilmente utilizzabile in caso di una pluralità di soci, oggi ci troviamo difronte ad un modello decisamente più articolato e dignitoso.

Qualche rigidità

Alcune clausole appaiono ad una prima lettura particolarmente rigide (immagino il duro lavoro delle lobby in tal senso) ma la struttura in se è ben più complessa di quanto potevo immaginare.

Sicuramente è un inizio (e come tutti i cambiamenti nelle prime fasi genererà una grande confusione, confusione che a dire il vero non ha mai risparmiato le SRL in questi ultimi anni).

Un percorso virtuoso

Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia.

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Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Ripropongo una breve riflessione di qualche tempo fa che il lettore più attento ricorderà essere già apparsa sul vecchio blog. Oggi la ripubblico qui dopo aver ricevuto una telefonata di una laureanda che sta facendo una tesi su Casa Panato e sulla mia famiglia. Questa ed altre storie sono raccolte in un piccolo libro che ho scritto per mio figlio “E cosi da uomo a uomo cresciamo in due“.

 

Ieri un sovrapporsi di immagini e ricordi. La mia famiglia è originaria di Soave, piccolo centro medioevale vicino a Verona. Lì tutto gira intorno al vino. Leggo che l’alluvione di questi giorni non l’ha risparmiata, che Zaia ha scelto di allagare i campi per salvare la città dalle acque.

In quei campi da piccolo mi portavano per controllare la vendemmia. Alle preoccupazioni di mia madre che ripeteva il più classico “Non sporcarti” rispondeva una vecchia zia, custode delle tradizioni familiari, con un perentorio “non è sbagliato che si sporchi di terra perchè questa terra è sua.”.

C’era ancora la mezzadria e mia zia, una delle poche donne laureate della sua generazione, viveva ancora in un mondo fermo a cavallo tra l’ottocento ed il novecento.

Per lei non c’era bisogno delle quote rosa. Lei era una Panato e la sua gerarchia personale era più o meno:

  • Dio (che era l’inizio e la fine di tutto ma che ovviamente era poco presente negli affari terreni. unica certezza il suo infinito amore per la nostra famiglia e solo in seconda battuta per il resto del genere umano).
  • Il Re (che qualche onore ci aveva concesso in passato ed in nome del quale nonno Edoardo aveva amministrato Soave ed il tribunale militare delle tre Venezie, amico di quel D’Annunziobellissima la costituzione del carnaro– a cui perdonò in nome dell’Italia l’insubordinazione del Regio Esercito) ormai in esilio.
  • Gli uomini di casa Panato della sua generazione, il padre ed il fratello adorati ma ormai scomparsi
  • LEI (che solo per modestia si considerava quarta nella linea di comando, essendo sostanzialmente assenti i primi tre).
  • gli eredi di casa Panato (in cui io rivestivo in qualche modo un ruolo importante per quanto, giunto all’età di 4 anni senza saper scrivere e tenere una forbita corrispondenza epistolare con lei, avevo in qualche modo deluso le sue speranze nei miei confronti)
  • Parenti che non portano il nostro cognome ma che hanno l’onore di averci come consanguinei
  • il sacerdote che veniva penultimo perchè da noi “libera chiesa in libero Stato”.
  • il resto del mondo civilizzato e no.

Ora quello che ho scritto fa sorridere ma era una donna eccezionale che ha saputo tenere unita la famiglia ed i beni della famiglia superando due guerre mondiali, diventando una delle poche donne laureate della sua generazione ed una delle prime donne presidi di liceo.

Trincerata nei suoi valori borghesi visse l’ascesa del fascismo come affronto al RE, il pericolo comunista come attentato ai suoi valori più intimi, sopportò il comando tedesco che occupò casa Panato e successivamente nascose un ufficiale polacco tra mille rischi e pericoli e di cui si pensa fosse segretamente innamorata.

Affrontò portando il lutto l’avvento della Repubblica, ma in tutto questo difese sempre e comunque la famiglia ed il nome che portava.

 
Per far tutto questo in un mondo prettamente maschilista si trincerò dietro quella scala gerarchica iper conservatrice che nel rispetto della forma le consenti sostanzialmente di regnare indisturbata su tutti noi.
 

Più volte ho ricordato la sua figura in parallelo con la maestra Cristina (stesso nome oltre tutto) dei film di Don Camillo e Peppone. Il video ha un inizio un pò lento, saltate i titoli ma vale la pena rivederlo.

Stesse nostalgie dei tempi civili e stessa fissazione per l’italiano, per l’ortografia, per la bella calligrafia in cui non sono mai riuscito ad eccellere.

Il mondo era un pò quello li, quello di un piccolo paese contadino, un mondo di grandi fazioni che si incontravano a messa (“Dio ti benedica figlio mio anche se sei bolscevico”) e facevano pace al bar…. dove il sacerdote non poteva saperne più di Dio e le donne venivano ubbidite in quanto donne e non per la parità.

 
 

 

E guardando le foto di Soave e delle sue vigne allagate, leggendo le paginate de IlSole24Ore sulla confusa e tentennante riforma Letta sull’IMU, un pò di nostalgia per un mondo che nel bene e nel male sapeva sognare mi viene. 

Mi chiedo se riuscirò a consegnare a mio figlio quella capacità e la possibilità di sognare come altri hanno fatto con me.


PS La Carta del Carnaro: “Tre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nella universalità dei comuni giurati:  la vita è bella e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intiero nella libertà;  l’uomo intiero colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù, per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”.

PS2 corsi e ricorsi:

  • Mia madre è parente (ma questa è un’altra storia) di quell’Eleonora Duse  che di D’Annunzio fu amante e musa
  • Oggi Giordano Bruno Guerri è presidente del Vittoriale, ieri dirigeva l’Indipendente che ha chiuso con  un mio intervento in ultima pagina di saluto ai lettori.