Linee guida per la determinazione del mantenimento in caso di separazione e divorzio

Linee guida per la determinazione del mantenimento in caso di separazione e divorzio

Il CNDCEC con la pubblicazione del documento: ”Linee guida sulla consulenza tecnica d’ufficio nei procedimenti in materia di rapporti familiari” ha voluto fornire le best practice di determinazione della posizione reddituale e patrimoniale dei coniugi da parte dell’ausiliario del Giudice cui venga richiesto di stabilire l’an e il quantum dell’assegno di mantenimento nell’ambito delle controversie di separazione o divorzio. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Ruolo del consulente tecnico

Per la complessità della materia fiscale e per le oggettive difficoltà dei giudici e degli avvocati di decifrare la relativa documentazione acquisita agli atti, gli accertamenti di natura tecnica nella cause di famiglia necessitano della nomina di un consulente tecnico, con competenze specifiche, quali quelle dei Commercialisti. Come abbiamo già evidenziato in un precedente articolo, nello svolgimento delle consulenze tecniche in materia di famiglia e nella redazione delle relative perizie, il professionista si trova ad affrontare argomenti particolarmente delicati nell’ambito di conflitti familiari spesso molto accesi. È opportuno cercare di svolgere questi incarichi con professionalità e rispetto per le parti, mantenendo la massima obiettività, cercando di ottenere la collaborazione dei legali e dei consulenti coinvolti, per facilitare per quanto possibile un accordo volontario.

Accertamento della capacità reddituale

Elemento centrale per la determinazione dell’assegno di mantenimento (al coniuge e/o ai figli) è l’accertamento della capacità reddituale dei soggetti coinvolti nel “conflitto familiare”. Ricordando la migliore giurisprudenza:

«In tema di quantificazione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge e dei figli, la dichiarazione dei redditi del coniuge onerato ha una funzione tipicamente ed esclusivamente fiscale, mirando a normalizzare ed a porre su un terreno di reciproca fiducia i rapporti tra uffici e contribuente; essa, pertanto, a cagione della sua natura e dello scopo precipuo per il quale è stata formata, non è riferibile con uguale valore a rapporti estranei al sistema tributario, e, conseguentemente, non può avere efficacia vincolante per il giudice chiamato a fissare l’importo dell’assegno di mantenimento».

L’elaborato peritale dell’ausiliario del Giudice, tipicamente un Dottore Commercialista che garantisce competenze specifiche tributarie, aziendalistiche e contabili, dovrà:

“valorizzare il dato fiscale della dichiarazione dei redditi, estendendo l’indagine anche al di là del “perimetro” fiscale/reddituale, incrociando e comparando il dato fiscale con altri elementi rivelatori della capacità di spesa, come ad esempio il patrimonio mobiliare ed immobiliare, ma anche e soprattutto le movimentazioni bancarie lato sensu considerate, al fine di pervenire alla determinazione della effettiva capacità reddituale e finanziaria del soggetto obbligato.”

Obiettivo della guida

Obiettivo della guida è fornire un valido supporto agli accertamenti tecnici di natura patrimoniale – reddituale nella determinazione del contributo di mantenimento dei figli e del coniuge. Le linee guida rappresentano un valido ausilio allo svolgimento dell’attività di CTU nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzi. Il documento si compone di:

  • una prima parte, relativa alle metodologie di accertamento da parte del C.T.U. della posizione reddituale del coniuge oggetto d’indagine;
  • una seconda parte dedicata agli accertamenti di carattere patrimoniale residuali.

Unioni civili e convivenze

Le linee guida si ritengono applicabili anche ai casi di scioglimento dell’unione civile e, nei limiti di compatibilità, alla cessazione della convivenza di fatto in base alla recente approvazione del disegno di legge n. 2081, recante Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.

 

Per saperne di più

Scarica: Linee guida sulla consulenza tecnica d’ufficio nei procedimenti in materia di rapporti familiari

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L’analisi del piano nella valutazione di azienda secondo i PIV

L’analisi del piano nella valutazione di azienda secondo i PIV

I metodi finanziari di valutazione danno luogo a stime credibili nella misura in cui, a monte della loro applicazione, vi sia un adeguato approfondimento non solo degli aspetti di business ma anche a quelli riferibili alla dinamica finanziaria e al profilo dell’indebitamento.

Una delle principali difficoltà applicative di tale metodo è proprio la determinazione di flussi previsionali in mancanza di business plan attendibili. Occorre, peraltro, formulare un’attenta analisi dei bilanci presentati sino alla data della valutazione, al fine di apportare le opportune modifiche per la normalizzazione del reddito e dei relativi flussi.

Obiettivo del presente articolo è illustrare in maniera sintetica e schematica le principali criticità nell’analisi del piano di impresa e nella definizione dei flussi prospettici anche sulla base delle buone pratiche suggerite dai PIV, principi italiani di valutazione. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

La valutazione non deve essere prudente, ma obiettiva

Il giudizio di valutazione, secondo i principi italiani di valutazione, deve essere formulato obiettivamente e non deve sovra o sottorappresentare il risultato della valutazione.

La valutazione non deve essere prudente, ma obiettiva, cioè ragionevolmente condivisibile da altri esperti indipendenti dotati di adeguate competenze tecniche, esperienza professionale e conoscenza dell’oggetto della valutazione che seguano i medesimi principi di valutazione.

L’avversione al rischio non è prudenza, in quanto qualunque operatore razionale attribuisce maggior peso ai rischi piuttosto che alle chance future. Obiettività non significa dunque neutralità al rischio.

 

L’ opinione dell’esperto

L’ opinione di valore cui giunge l’esperto deve essere:

  1. Razionale (schema logico rigoroso)
  2. Verificabile (verificabilità dei dati ed attendibilità ed autorevolezza delle fonti)
  3. Coerente con l’incarico ricevuto
  4. Affidabile, riducendo la discrezionalità valutativa
  5. Svolta con professionalità (best practice, PIV)
  6. Svolta con Competenza (capacità, esperienza e conoscenza requisiti per accettare l’incarico)

 

L’analisi del piano aziendale

Nella pratica i principali elementi da considerare nell’analisi del piano aziendale sono:

  • l’attività svolta, ovvero i prodotti realizzati e/o i servizi erogati, con particolare riferimento a quelli protetti da marchi e altri diritti sulle opere di ingegno e invenzioni industriali;
  • il posizionamento sul mercato dei prodotti realizzati e/o dei servizi erogati e la fase alla quale è riconducibile il loro ciclo di vita (introduzione, crescita, maturità, declino);
  • il settore e il mercato in cui l’impresa opera, con particolare riguardo al posizionamento dei propri prodotti/servizi rispetto a quello dei concorrenti e agli elementi distintivi aziendali;
  • il modello di business adottato, la tecnologia impiegata nello svolgimento del processo produttivo, le barriere di ingresso esistenti, la capacità produttiva attuale e quella utilizzata, le eventuali certificazioni di prodotto e di sistemi di qualità aziendale;
  • i canali di approvvigionamento dei principali fornitori, le dinamiche di contrattazione e di definizione del prezzo di acquisto con gli stessi;
  • i principali clienti, nonché la loro localizzazione.

La ragionevolezza complessiva del piano

In particolare secondo i PIV nel caso di valutazione l’esperto deve esprimersi sulla ragionevolezza complessiva del piano a lui sottoposto per la determinazione dei flussi e ove necessario deve integrarlo con specifiche motivazioni. Il suo giudizio deve tenere conto:

  1. delle finalità per cui è stato redatto il piano e dell’approvazione o meno da un organo aziendale o di gruppo;
  2. delle esperienze dell’azienda di cui trattasi in materia di gestione programmata;
  3. delle caratteristiche dell’attività svolta dall’azienda e dello scenario di riferimento;
  4. della coerenza strategica del piano, della sua adeguatezza tecnica e della sua operatività;
  5. della ragionevolezza delle ipotesi assunte e delle stime formulate;
  6. della plausibilità dei risultati medio-normali attesi e della loro effettiva sostenibilità;
  7. della ragionevolezza dei rischi impliciti rispetto alle condizioni tipiche della realtà aziendale oggetto di valutazione, del settore di appartenenza e dell’ambito competitivo di riferimento;
  8. del coinvolgimento delle unità di business responsabili dei risultati previsti;
  9. della qualità del processo di pianificazione. 
  10. L’esperto deve infine espressamente segnalare se dal suo esame siano emersi elementi che facciano ritenere inappropriate le indicazioni del piano anche per l’eventuale comparsa di fatti o circostanze nuovi, o al contrario, se tali indicazioni possano costituire una base adeguata per la stima.

 

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Vi racconto di come sono entrato in Compagnia

Vi racconto di come sono entrato in Compagnia

Sembra strano anche a me e lo racconto con un po’ di pudore ma qualche tempo fa Corrado d’Elia mi ha proposto di far parte della sua Compagnia teatrale. Il progetto è bellissimo e mi ha subito entusiasmato ma rassicuro tutti gli appassionati, il mio (insieme a quello di molti altri più qualificati di me) sarà un contributo modesto, organizzativo e di progetto, l’arte resta in mano agli artisti.

Conosco Corrado personalmente da qualche anno e ma ho iniziato a seguire i suoi spettacoli parecchi anni fa. Sono sempre stato affascinato dalla sua voglia di raccontare di mettersi a disposizione dello spettatore senza la spocchia dell’intellettuale che ti mette un po’ sotto esame.

Da piccolo mia nonna mi raccontava molte storie e io la ascoltavo affascinato. C’erano Biancaneve, Cappuccetto rosso ma anche Enea ed Ulisse. E’ stata bravissima a farmi sognare con i grandi classici e quando anni dopo li ho rincontrati sui banchi di scuola non ho mai dimenticato che prima di tutto erano storie capaci di far sognare.

Negli spettacoli di Corrado ho ritrovato lo stesso approccio, lui vuole farti sognare non interrogarti.

Per questo ho accettato con entusiasmo quando mi ha proposto di contribuire a questa nuova avventura che avrà come palcoscenico uno dei più antichi teatri milanesi.

In questa Compagnia ho ritrovato molte cose in cui credo. La voglia di contaminarsi mischiando professionisti ed attori, uomini di cultura ed esperti di web ed automazione. Quel bisogno tutto milanese di fondere lavoro e cultura, arte ed organizzazione.

I progetti sono molti e pian piano ve li racconterò.

Il 2X1000 per la Cultura

Da quest’anno ogni contribuente può destinare una quota pari al due per mille della propria imposta sul reddito a favore di una delle associazioni culturali iscritte in un apposito elenco (che potete scaricare qui) istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 1, comma 985, L. 28 dicembre 2015, n. 208).

Per esprimere la scelta a favore di una delle associazioni culturali destinatarie del due per mille il contribuente deve apporre la propria firma nell’apposito riquadro presente nella dichiarazione dei redditi, indicando il codice fiscale dell’associazione prescelta.

Ricordo che contribuente può destinare:

  • 8 per mille del gettito Irpef allo Stato oppure ad un’Istituzione religiosa
  • 5 per mille dell’Irpef a determinate finalità di interesse sociale
  • 2 per mille della propria Irpef in favore di un partito politico o di un’ associazione culturale

Le scelte non sono in alcun modo alternative tra loro e possono, pertanto, essere tutte espresse. Ciascuna scelta non determina maggiori imposte dovute.

Sostieni la Compagnia ed il Teatro

In un tempo in cui il sostegno pubblico alla cultura diventa sempre più incerto, abbiamo la possibilità di aiutare il Teatro, senza alcuno sforzo o sacrificio economico, per contribuire a costruire e far vivere nuovi spettacoli, a sviluppare nuove idee, a trovare nuove storie da raccontare e riuscire a portarle sulla scena.

Scrivi il codice fiscale 07239560969 nel riquadro a sostegno delle Associazioni Culturali. Donare il tuo 2×1000 non comporta nessuna spesa, è semplicemente una quota d’imposta a cui lo Stato Italiano rinuncia che ci permetterà di continuare a regalarti emozioni, bellezza e grande teatro.

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Delibera di approvazione del bilancio

Delibera di approvazione del bilancio

Le delibere assembleari di approvazione del bilancio rappresentano uno dei momenti più delicati della vita di una società. È importante in questi casi rispettare sia la forma sia la sostanza dell’iter formativo della delibera tra cui ricordiamo: la convocazione dell’assemblea ed il deposito del progetto di bilancio nei quindici giorni precedenti. Nell’articolo che segue affrontiamo alcuni dei casi più critici che ci si può trovare ad affrontare. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Diritto al controllo del socio ed invalidità della delibera di approvazione del bilancio.

L’ art. 2476, secondo comma, c.c. garantisce al socio l’accesso ai documenti inerenti la gestione della Srl prevedendo un preciso obbligo degli amministratori, volto a garantire l’effettività di detto diritto.

La violazione di questo obbligo può determinare una responsabilità degli organi di gestione, non anche un vizio del procedimento di assunzione della delibera di approvazione del bilancio.

Il socio non può impugnare la delibera di approvazione del bilancio solo sulla base di non aver potuto visionare per tempo tutti i documenti contabili della società, assunti come necessari per partecipare informato all’assemblea.

Tra gli atti che devono comporre l’iter formativo della delibera di approvazione del bilancio non rientra infatti la messa a disposizione e la consultazione di tutta la documentazione della società (bensì la convocazione dell’assemblea e il deposito del progetto di bilancio nei quindici giorni precedenti).

Pertanto quand’anche gli amministratori non avessero consentito al socio di esercitare il suo diritto di ispezione ex art. 2476 c.c. non si sarebbe verificato alcun vizio del procedimento di formazione della delibera del 20.12.12., la delibera pertanto non si ritiene, sotto detto profilo, annullabile.

 

Diritto del socio agli utili

È di competenza esclusiva dell’assemblea la decisione in merito al se e in che misura provvedere alla ripartizione degli utili d’esercizio. In tal senso la prevalente giurisprudenza di legittimità tra cui Cass. civ., sez. I, sentenza n. 2020 del 29.1.2008, che, proprio in tema di s.r.l. ha chiarito che:

non è configurabile un diritto del socio agli utili senza una preventiva deliberazione assembleare in tal senso, rientrando nei poteri dell’assemblea – in sede approvativa del bilancio – la facoltà di disporne l’accantonamento o il reimpiego nell’interesse della stessa società, sulla base di una decisione censurabile solo se propria delle iniziative della maggioranze volte ad acquisire posizioni di indebito vantaggio a danno degli altri soci cui sia resa più onerosa la partecipazione”;

 

Azione di responsabilità sociale

La società è da ritenersi legittimata a proporre l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori sulla base di una decisione dell’assemblea validamente costituita in presenza dell’intero capitale sociale e quando l’amministratore sia stato informato della riunione con regolare lettera di convocazione, ancorché spedita dal socio e non dall’amministratore.

La decisione dell’assemblea dei soci deve contenere l’indicazione, pur sintetica, delle condotte illegittime che si addebitano all’organo di gestione e la specifica indicazione della differenza tra i ricavi e i costi di gestione, che la società avrebbe dovuto sopportare per il caso di svolgimento dell’impresa.

 

Limiti temporali alle azioni di annullamento e nullità delle delibere di bilancio

Il divieto di proporre le azioni di annullamento e nullità delle delibere assembleari di approvazione del bilancio dopo l’approvazione del bilancio successivo – esplicitato come tale dall’art. 2434 bis c.c. – è posto a tutela di interessi pubblicistici al fine di evitare impugnazioni pretestuose e strumentali.

 

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Art bonus ed il coraggio di fare cultura

Art bonus ed il coraggio di fare cultura

Impresa e cultura è un binomio considerato da alcuni come una contraddizione in termini eppure in questi giorni mi capita di pensare sempre più spesso alla forza di questo legame che nella tradizione milanese e lombarda è sempre stato ben radicato. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Recentemente un amico mi ha confidato con una certa emozione di essere riuscito a mettere insieme 15 soci del mondo dell’industria, della portualità e delle professioni di Genova per mettere in sicurezza i marchi dolciari e alimentari in genere storici e non arrendersi alla decrescita e al declino che come dice Carlo Alberto Carnevale Maffè “è la scusa degli incapaci”.

Nelle imprese e nelle famiglie la valorizzazione della tradizione e della memoria può diventare punto di partenza su cui costruire un progetto di sviluppo indispensabile, talvolta, per la loro stessa sopravvivenza.

Forse oggi dovremmo trovare la forza di riscoprire quella tradizione. Conservare i nostri beni culturali vuol dire conservare anche la nostra identità e trasmetterla ai nostri figli ma potrebbe anche aiutarci a prendere consapevolezza del nostro patrimonio culturale e da questo trarre la forza per cambiare.

Il legislatore recentemente ci ha fornito un nuovo strumento che merita di essere maggiormente conosciuto.

 

Art bonus a sostegno della cultura

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo spetta un credito d’imposta, nella misura del 65 per cento delle erogazioni effettuate.

Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali

Il credito d’imposta spetta nella misura del 65% delle erogazioni liberali effettuate. In particolare:

  • per le persone fisiche ed enti che non svolgono attività commerciale (dipendenti, pensionati, professionisti), il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile;
  • per i soggetti titolari di reddito d’impresa (società e ditte individuali) ed enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale il credito d’imposta è invece riconosciuto nel limite del 5 per mille dei ricavi annui.

Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo.

 

Credito utilizzabile in compensazione

Ferma restando la ripartizione in tre quote annuali di pari importo, per i soggetti titolari di reddito d’impresa il credito di imposta è utilizzabile tramite compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

 

Oggetto delle erogazioni liberali

L’art bonus può essere applicato nei seguenti casi:

  1. Se l’oggetto dell’erogazione liberale è un Bene Culturale pubblico, l’Art Bonus si applica esclusivamente per erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di restauro, protezione e manutenzione.
  2. Se l’erogazione liberale è destinata ad Istituti e Luoghi della cultura di appartenenza pubblica, alle Fondazioni lirico-sinfoniche ed ai Teatri di tradizione, l’Art Bonus si applica solo per erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di sostegno.
  3. Se l’erogazione liberale è destinata ad Enti o Istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, l’Art Bonus si applica solo se l’erogazione liberale è effettuata per la Realizzazione di nuove strutture, il restauro ed il potenziamento di quelle esistenti.
  4. Se l’erogazione liberale in denaro è destinata ai soggetti concessionari o affidatari di beni culturali pubblici, l’Art Bonus si applica solo se l’erogazione liberale è effettuata per interventi di manutenzione, protezione e restauro di un bene pubblico.

 

Documentazione da presentare

E’ sufficiente conservare copia del documento che certifica l’erogazione in denaro con la causale di versamento che identifica oggetto/ente beneficiario. Attraverso il sito www.artbonus.gov.it è possibile, per i mecenati, trasmettere i dati dell’erogazione liberale effettuata e scaricare dal portale una autodichiarazione contenente tutti i dati della liberalità, se l’ente al quale ha effettuato il versamento ha trasmesso al portale l’erogazione ai sensi del comma 5 dell’art.1 della legge su Art bonus. Tale autodichiarazione, integrata con le autorizzazioni ai fini della privacy, potrà essere utilizzata per la pubblicazione sul sito Art bonus dei nominativi dei mecenati, che con le loro erogazioni hanno contribuito al sostegno del Patrimonio culturale pubblico. L’autodichiarazione può essere conservata ed utilizzata ad uso personale, ai fini del beneficio fiscale non è necessario trasmetterla agli uffici di Art bonus.

 

Per maggiori informazioni

Art bonus per favorire le erogazioni liberali

 

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Come usare LinkedIn per il tuo business

Come usare LinkedIn per il tuo business:

Strategie, tattiche e soluzioni per l’azienda e il professionista

Oggi esce nelle librerie “Come usare LinkedIn per il tuo businessil libro di un caro amico, Leonardo Bellini, che seguo da anni imparando costantemente metodo e contenuti. Suggerisco di seguire Bellini principalmente per due motivi: l’approccio strategico e la visione aziendale decisamente più strutturata rispetto ai suoi colleghi.

Non nascondo inoltre la soddisfazione di vederci presenti tra i casi aziendali suggeriti dall’autore.

Obiettivo del libro  “Come usare LinkedIn per il tuo businessè fornire una guida, una bussola per un’azienda o professionista. Il processo proposto è basato sui seguenti 8 passi:

  • Audit, Analizza: a che punto sei? Da dove parti? Effettua un’analisi dell’attuale livello di efficacia della tua presenza su LinkedIn, sia del tuo Profilo personale che della tua presenza come brand e azienda.
  • Think & Plan. Definisci gli obiettivi, imposta la strategia: dove vuoi arrivare? Quali risultati desideri ottenere grazie a LinkedIn? Identifica gli obiettivi di marketing e di business che intendi raggiungere grazie a LinkedIn. Individua le metriche da monitorare nel tempo.
  • Build, costruisci o ridisegna la tua presenza su LinkedIn: sulla base dei tuoi obiettivi, completa, aggiorna e migliora la tua presenza su LinkedIn. Ottimizza il tuo Profilo, in modo da renderlo completo al 100%, interessante per la tua specifica target audience e facilmente ricercabile, sia al di fuori che dentro LinkedIn. Analogamente costruisci e struttura la tua presenza aziendale: costruisci o migliora le tue pagine (Pagine aziendale, Pagine vetrina e Pagina carriere), e i tuoi Gruppi proprietari
  • Connect, costruisci il tuo network: impara a selezionare chi aggiungere alla tua rete di contatti, a gestire e rispondere alle richieste di collegamento, in base ai criteri di networking da te stabiliti. Scopri quali sono le best practice su LinkedIn per costruire un network di qualità.
  • Engage, crea interazioni, genera coinvolgimento: scopri come usare i contenuti per fare marketing di te stesso e del tuo brand, come e quando interagire con il tuo network e i tuoi prospect per raggiungere i tuoi obiettivi di business.
  • Promote, investi in campagne pubblicitarie: impara a conoscere gli strumenti promozionali su LinkedIn e a creare le campagne inserzioni a pagamento. Segui le best practice per l’ottimizzazione delle campagne.
  • Convert, genera risultati di business: favorisci la conversione di un contatto in cliente e vendita, trasferisci il piano relazionale dall’online all’offline, ottieni appuntamenti e occasioni di business in real life.
  • Measure, misura i risultati: impara a selezionare e monitorare le metriche più opportune in base agli obiettivi e alle caratteristiche del tuo progetto e obiettivi su LinkedIn.

Il processo è ricorsivo, una volta compiuto il primo ciclo si riparte dall’analisi per verificare i risultati ottenuti.

Qui potete leggere l’anteprima ed acquistareCome usare LinkedIn per il tuo business.

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Per fare impresa in Italia ci vuole un fisico bestiale

Per fare impresa in Italia ci vuole un fisico bestiale

“Ci vuole un fisico bestiale“ cantava qualche anno fa Luca Carboni. Una canzone che ben descrive la tempra di chi fa impresa in Italia. Da una ricerca di Confindustria appare chiara sia la forte vocazione industriale del nostro Paese sia quanto sia dura la vita per chi fa impresa oggi. Le conclusioni della ricerca però appaiono più interessanti delle premesse e ci forniscono importanti conferme ad alcune riflessioni sul nuovo ruolo che il professionista dovrà ritagliarsi nel medio periodo.

Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita …

Ci vuole molto allenamento sai, allenamento sai

per stare dritti contro il vento sai, contro il vento sai

Ci vuole un fisico bestiale“ cantava qualche anno fa Luca Carboni. Una canzone che ben descrive la tempra di chi fa impresa in Italia. Da una ricerca di Confindustria appare chiara sia la forte vocazione industriale del nostro Paese sia quanto sia dura la vita per chi fa impresa oggi. Le conclusioni della ricerca però appaiono più interessanti delle premesse e ci forniscono importanti conferme ad alcune riflessioni sul nuovo ruolo che il professionista dovrà ritagliarsi nel medio periodo.

Perché è necessario sostenere l’impresa

Non voglio come spesso accade tornare ad elencare tutti gli ostacoli che il sistema politico e normativo ci pone davanti. Preferisco richiamare alcuni presupposti condivisi da cui partire per sostenere l’impresa:

  1. Dalla Rivoluzione industriale in poi gli imprenditori sono il motore dello sviluppo economico e civile delle nazioni.
  2. L’imprenditorialità è una risorsa preziosa e scarsa, determinante per la performance economica.
  3. È una risorsa che si può arricchire e ampliare.
  4. Gli imprenditori sono cruciali per uscire dalla crisi e traghettare il Paese nel futuro.
  5. È in atto un cambio di paradigma economico che impone un nuovo stile imprenditoriale, di cui c’è piena consapevolezza.

Sintomi di impoverimento dell’imprenditorialità

Purtroppo la ricerca registra alcuni dati allarmanti che rappresentano sintomi di impoverimento dell’imprenditorialità:

  1. cala la voglia di fare impresa;
  2. diminuisce la capacità di cogliere le opportunità;
  3. spiccano le differenze tra gli imprenditori

Gli imprenditori non sono tutti uguali

Gli imprenditori non sono tutti uguali. In modo sommario, possono essere classificati in:

  • innovatori;
  • replicanti;
  • imprenditori per necessità.

Le abilità necessarie a fare impresa

Appare chiaro che stia cambiando l’ordine delle abilità necessarie a fare impresa e che sia necessaria adeguata formazione per aiutare l’imprenditore a:

  • Saper innovare
  • Saper lavorare in squadra
  • Capacità di valorizzare i lavoratori
  • Capacità di rischiare
  • Saper decidere da solo
  • Saper comandare

Il sugo di tutta la storia

Le conclusioni della ricerca però appaiono più interessanti delle premesse e ci forniscono importanti conferme ad alcune riflessioni che come Studio stiamo facendo da qualche tempo a questa parte:

  • Il nuovo scenario competitivo sta rimarcando le differenze, attraverso la divaricazione delle performance.
  • C’è bisogno di emulare i migliori.
  • Narrazione di storie di imprenditori è uno strumento potente ed è necessario aumentare i canali e le occasioni di ascolto e di divulgazione;

Se ci fate caso la stampa specializzata è particolarmente avara di casi aziendali ben analizzati, le stesse Università sembrano essere più attratte da startup e multinazionali che non dalle PMI.

Alle stesse conclusioni è giunto in un recente articolo il Prof. Visconti:

“Ciò non toglie che, per restare nel campo delle imprese e degli imprenditori, sia sempre più stringente la necessità di un giornalismo che sappia guardare dentro i bilanci e le strategie delle aziende, che provi a cimentarsi nell’arduo compito di discernere tra buona e cattiva imprenditoria, di portare a esempio i casi di successo, di comunicare ciò di cui le aziende hanno realmente bisogno per crescere.”

Forse è arrivato il momento di fare un salto ulteriore, di ripensarsi anche come professionisti. Come? La strada è tutta da scoprire ma sicuramente nessuno può oggi permettersi il lusso di restare immobile.

Abbiamo da tempo percepito questa lacuna e cercato di colmarla per quanto possibile intensificando il numero di interviste ad imprenditori di successo e raccogliendo le storie delle loro imprese sui nostri profili social:

Troppo spesso inoltre non si vuole distinguere tra piccola e media impresa, due mondi sempre più differenti per dimensioni certo ma anche per attitudini, capacità di aggredire nuovi mercati ed attrarre nuove competenze manageriali.

Per approfondire:

Scarica le slide della ricerca: Imprenditori, geni dello sviluppo.

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