Quel sottile piacere del “dolce far niente”

Quel sottile piacere del “dolce far niente

Ancora pochi giorni e potrò riscoprire per qualche tempo il sottile piacere del “dolce far niente” ( il corsivo nei vecchi libri tradotti da autori inglesi di fine ‘800 era solitamente accompagnato dalla nota “in italiano nel testo” quasi a voler sottolineare, nel bene e nel male, lo stretto legame con il nostro Paese). Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Come ogni estate, al termine delle fatiche di questi ultimi mesi, mi consolo facendo mia la famosa citazione di Jerome Klapka Jerome “È impossibile godere a fondo l’ozio se non si ha una quantità di lavoro da fare.”

 

Disegnare una favola

Durante questa estate vorrei disegnare una favola.  Ne parliamo ormai da tempo con mio figlio (il Panatino), fantastichiamo sui personaggi, sui colori da usare e finalmente avremo il tempo di disegnare, una pagina a testa, questa fantastica avventura. Un percorso da fare insieme. Lui mi insegnerà a dimenticare le regole ed a lasciare libera la fantasia, io gli spiegherò che i disegni non devono essere per forza perfetti e che i colori possono uscire dai bordi. In fondo quello che conta sarà solo sognare un pò insieme…

 

Lezioni americane di Calvino

Nel mio zaino infilerò le famose “Lezioni americane” di Calvino, molto citate, ne ho letti diversi estratti ma mai nella loro interezza. Ogni lezione prende spunto da un valore che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L’ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.

  1. Leggerezza
  2. Rapidità
  3. Esattezza
  4. Visibilità
  5. Molteplicità
  6. Coerenza (solo progettata)

 

Il piacere dell’ozio per riscoprire la forza della parola.

In particolare riporto un passo citato in alcuni commenti che mi è parso molto bello ed in tema con il mio amato ozio, perché oziare è un’ arte tutt’ altro che semplice:

“…Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze. Non m’interessa qui chiedermi se le origini di quest’epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia,, nell’uniformità burocratica, nell’omogeneizzazione dei mass-media,nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio. Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio a essere colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta di immagini, i pù potenti mass-media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola di immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio. Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali,confuse, senza principio nè fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura….”

Per queste vacanze più libri, più pennarelli e meno iphone. Lo prometto.

 

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Crea la tua startup innovativa

Crea la tua startup innovativa

A partire dal 20 luglio 2016 per costituire una startup innovativa in forma di S.R.L., in alternativa all’atto pubblico, è possibile utilizzare il modello standard tipizzato sottoscritto con firma digitale dai contraenti. Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione di Startup innovativa

La startup innovativa è una società di capitali residente in Italia o in altro Paese membro dell’UE purchè abbia una sede produttiva o una filiale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Costituzione di Startup innovativa con modello standard tipizzato

Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di startup innovative l’atto costitutivo e le successive modificazioni di startup innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale, con le modalità previste dall’articolo 24 del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale), in conformità del modello standard tipizzato, adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, e trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese”. Così dispone l‘art. 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n 3.

Si rammenta che il modello standard tipizzato che costituisce l’atto deve essere registrato fiscalmente; dopo la registrazione fiscale è necessario iscrivere la startup innovativa al registro delle imprese e nella sezione speciale delle startup innovative. La domanda di iscrizione della startup innovativa nel registro delle imprese e nella sezione speciale avviene tramite l’invio di una pratica di Comunicazione Unica alla Camera di Commercio di competenza comprensiva dell’atto e di tutte le ulteriori informazioni e documentazione prevista dalla legge.

È ora possibile predisporre il proprio statuto on line, infatti il modello standard tipizzato può essere redatto attraverso il servizio on-line gratuito Atti Startup realizzato da InfoCamere per la compilazione guidata dell’atto di costituzione di startup innovativa in forma di S.R.L., con firma digitale dei contraenti.

La pratica deve essere corredata:

  • dalla modulistica del Registro Imprese o di altri eventuali enti;
  • dai due file XML firmati digitalmente dai contraenti;
  • dalla ricevuta di registrazione fiscale rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Incentivi fiscali per investimenti in startup

Sono stati introdotti incentivi fiscali per investimenti in startup provenienti da persone fisiche (19% di detrazione IRPEF) e giuridiche (20% di deduzione dall’imponibile IRES) per gli anni 2013, 2014 e 2015 e 2016. Gli incentivi valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di altre società che investono prevalentemente in startup. Il beneficio fiscale è maggiore se l’investimento riguarda le startup a vocazione sociale e quelle che operano nel settore energetico (le aliquote passano rispettivamente al 25 e al 27%).

Per approfondire:

Visita il sito dedicato alla Startup innovativa del Registro delle Imprese. Per saperne di più sulla policy del Ministero dello Sviluppo Economico leggere la Scheda di sintesi della policy a sostegno della startup.

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IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

 

“C’è una cosa che contraddistingue le persone (e le cose) davvero serie:

non prendere troppo sul serio sé stessi, ma solo gli altri e ciò che va fatto”.

Douglas Adams

 

Qualche giorno ho letto un interessante comunicato stampa, seguito da diverse interviste. Un amico ha ceduto parte delle quote della sua impresa entrando così a far parte di un gruppo multinazionale. Una bella azienda ed una bella operazione. Molti si sono giustamente soffermati sulla decisione imprenditoriale di aprire il capitale a terzi perdendo la maggioranza. Scelta cruciale e faticosa. Maggiori approfondimenti sul tema le troverete nelle interviste che cito più avanti in questo articolo ma la mia curiosità si è concentrata su un altro aspetto che spesso è sottovalutato ma che credo meriti maggiore attenzione. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La notizia

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, è entrata a far parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario, che ne ha acquisito il 51%.

Obiettivo crescita sostenibile

“Il team è cresciuto da 2 persone a 17 in 5 anni. La crescita è stata anno su anno piuttosto lineare e solida dal punto di vista del fatturato e della marginalità. Crescere, senza esagerare ma per rendere il modello sostenibile: questo è stato il nostro motto per anni”, spiega Fabio Lalli.

Più che una startup, una società di consulenza, quasi una boutique.

Noi siamo una società di consulenza, una boutique quasi, come la definiscono i miei ragazzi e dopo 5 anni di crescita e validazione di un modello di sviluppo che abbiamo creato, abbiamo sentito l’esigenza di consolidare e crescere più velocemente per mettere alla prova IQUII su una scala più grande.”

 

Una possibilità di crescita per il team

“È un passaggio importante per noi e siamo convinti – commenta Fabio Lalli, CEO di IQUII – che l’ingresso di IQUII nel gruppo Be sia l’inizio di una seconda fase di crescita che ci consentirà di poter consolidare e sviluppare ulteriormente il modello realizzato fino ad oggi. La complementarietà della nostra competenza con quella di Be e con il suo piano di sviluppo ci ha subito sintonizzati su una comune visione di mercato e di valori. Il nostro team crescerà in numero e competenza puntando ancora di più ad un modello di consulenza digitale sempre più efficace e innovativo per i clienti”.

Ridotta presenza on line

“La mia presenza si è ridotta per più motivi: il primo è professionale e riguarda la focalizzazione. Se vuoi far correre qualcosa, devi spingerla come si deve e per farlo devi esser concentrato e con le forze al 100%. Quando è nata IQUII ho deciso di tagliare via le cose che non erano funzionali alla crescita della mia azienda. Di conseguenza (e qui il secondo motivo) se vuoi equilibrare il tempo da dedicare ad impresa e famiglia, a qualcosa devi rinunciare. Per cui meno eventi (se non quelli realmente utili), meno momenti di perdita di tempo e discussioni futili in rete e soprattutto meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”.

 

Mentalità organizzativa ed attenzione ai dettagli per fare la differenza e diventare più appetibili.

Fabio è un amico e dopo aver letto il comunicato stampa e l’intervista su StartupItalia (da cui ho attinto in più punti) l’ho contattato e si è subito prestato ad un veloce confronto telefonico. Da tempo sono convinto che per crescere e per definire alleanze (la crescita dimensionale è ormai un obiettivo fondamentale) sia necessario risultare “compatibili” e di conseguenza più “appetibili”. È una cosa che ho notato di recente collaborando con diversi studi di avvocati d’affari che in un paio di casi mi hanno dato la forte sensazione di lavorare per diventare facilmente assimilabili con realtà di maggiori dimensioni e quindi più interessanti sul mercato per eventuali fusioni tra studi. Operazione ovviamente non in conflitto, tutt’altro, con la ricerca di offrire il miglior servizio al cliente. Mi interessava quindi approfondire la cosa e validare questa intuizione con il diretto interessato.

DOMANDA Quanto è contato avere avuto un passato da consulente nell’aver creato Iquii come struttura facilmente assimilabile da una multinazionale? Credo che sempre di più l’appetibilità di una PMI derivi non solo dalla forza sul mercato ma anche da avere una struttura, una organizzazioni che sia capace in qualche modo di dialogare facilmente con una multinazionale (approccio, procedure, ecc.).

RISPOSTA (sintesi mia sicuramente imprecisa ma sia il lettore sia Fabio mi perdoneranno): “E’ contato per circa l’70% a occhio. Il resto è un fattore differenziante (creativo, di brand, di altro). Il saper parlare la stessa lingua fa la differenza, ed il comprendere le dinamiche ed in molti casi i processi ti permette di muoverti ed agire più rapidamente. La differenza è soprattutto nella mentalità organizzativa e focalizzazione sull’obiettivo: non procedure, ma approccio. Le procedure in una realtà di minore dimensioni sono (e devono esser) più snelle mentre quelle delle grandi company rischiano di esser eccessive ed inapplicabili gran parte delle volte, perché ingesserebbero troppo la struttura facendo perdere tutto il vantaggio di essere PMI snella. La mentalità organizzativa che mi porto dietro dalle precedenti esperienze nella consulenza invece è fatta di capacità di gestione e di attenzione ai dettagli. Una email ben scritta, un’immagine coordinata, una riunione preparata con attenzione per non far perdere tempo ai partecipanti, sono un biglietto da visita importante che ti posiziona diversamente. È un modo di lavorare che ti fa diventare più appetibile perché più facilmente assimilabile. Poi ovviamente ciò che conta di più sono i risultati ma questo è l’approccio che ti aiuta ad aprire porte e fare goal”.

Morale della favola

La storia di IQUII e dei fratelli Fabio e Mirko Lalli ci offre diversi spunti di riflessione:

  1. Essere curiosi, aprirsi, sperimentare (indigeni digitali, mondo startup ecc);
  2. Sapere quando smettere (o meglio esser capaci di non restare prigionieri dello storytelling sulle startup) e focalizzarsi sul progetto, sull’innovazione, sul proprio business model, sul raggiungimento di risultati economici;
  3. “Meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”;
  4. Ricordarsi che crescere è importante e che si può crescere anche trovando nuovi soci. In questo caso avere una azienda con un buon approccio organizzativo può rivelarsi molto utile per diventare più appetibili sul mercato.

Una bella storia di impresa ancora tutta da scrivere ma su cui occorre riflettere perché gli spunti che regala sono tanti. A partire dal fatto che fare innovazione non significa dimenticare i fondamentali del fare impresa.

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Aiutare qualcuno a fare, da pari a pari, con rispetto reciproco.

Aiutare qualcuno a fare, da pari a pari, con rispetto reciproco.

L’immagine della nostra professione spesso oscilla in maniera indeterminata e pericolosa tra quella del consulente della multinazionale americana e quella dell’ impiegato pubblico. Perdendo in qualche modo quelli che sono i nostri punti di forza e quella che è la nostra storia e la nostra identità: professionalità, deontologia e riservatezza. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

FotoDa bambino non riuscivo a capire bene che lavoro facesse mio padre, anche lui commercialista, e ricordo che mi colpì molto una pubblicità istituzionale dell’allora CNDC di cui sono riuscito a recuperare anni fa solo una vecchia immagine un po’ rovinata, che mi piace conservare e riproprorvi (scusandomi della pessima qualità ma in rete non ho trovato nulla di più definito). Mi fu subito chiaro che mio padre “aiutava qualcuno a fare”, da pari a pari, con rispetto reciproco. Non riuscivo a capire molto di più, ma compresi che era una bella professione. Una professione libera (mio padre ci teneva molto a sottolinearlo anche se allora non ne comprendevo bene il perché).

L’altro giorno è nata una piccola polemica in rete (complice qualche nervosismo preelettorale) su un’iniziativa istituzionale. Il fatto non merita troppo rilievo ma mi hanno subito riportato di buon umore queste brevi considerazioni di Roberta Dell’apa:

“La capacità di fare le cose ordinarie in modo straordinario è qualità dei professionisti che dovrebbero far parte della categoria nella quale io mi riconosco. Il dibattito non può limitarsi alla contrapposizione tra “attività ordinaria” e specializzazione. Dobbiamo spostare l’attenzione sull’identificazione delle attività, dei contenuti e della qualità. Non possiamo accettare di ambire ad identificarci con i funzionari pubblici. Il Dottore Commercialista che fino ad ora ha svolto prevalentemente l’attività ordinaria relativa alla contabilità alle dichiarazioni fiscali agli invii telematici ha prestato un importante servizio alla propria clientela ed ha, prima di altri, sviluppato, gioco forza, le competenze tecnologiche. Sfruttiamo queste peculiarità e capacità verso altri fronti, apriamo la mente ad altri mercati ed iniziative. Smettiamola di limitarci a “registrare” i numeri e forniamo alle imprese l’adeguata consulenza attraverso la lettura e l’elaborazione dei numeri. Non possiamo ambire ad avere un riconoscimento pubblico solo perchè prestiamo un servizio pubblico. andiamo oltre. e non aspettiamo che altri ci diano un mercato di clientela, costruiamocelo. ma questo è difficile, dobbiamo ragionare ed essere uniti e pensare che queste dovrebbero essere le priorità rispetto alle beghe di palazzo. forse non ce la possiamo fare. o forse questo è ciò che ci meritiamo.”

La mia mente è subito riandata a quella foto su un vecchio giornale e mi ha strappato un sorriso perché la mia immagine della professione in fondo è ancora quella, dell’imprenditore e del commercialista che dopo una giornata di lavoro sono ancora lì, a tarda sera, a lavorare su un progetto. Insieme.

Le imprese oggi hanno difronte sfide importanti, crescita dimensionale, marketing e finanza, devono conoscere il loro settore ed internazionalizzarsi. Noi professionisti dobbiamo riscoprire il nostro ruolo (probabilmente ritrovando e rinnovando valori antichi) per accompagnarle in questo percorso e dobbiamo farlo in fretta. Le energie di tutti devono essere focalizzate su innovazione e rinnovamento. Non su altro.

Le scuole di specializzazione posso essere una grande opportunità per riflettere sul nostro ruolo di professionisti, se non dimenticheremo la grande capacità di sintesi e di visione dell’impresa a 360 gradi che da sempre accompagna la nostra professione.

Non possiamo più permetterci di perdere tempo in interpretazioni fiscali ad orologeria, nel seguire orientamenti contrastanti in giurisprudenza su argomenti spesso di scarsa rilevanza e che trovano la loro complessità solo nella pigrizia del legislatore nel fare chiarezza. Lo Stato deve tornare ad essere al servizio del contribuente e non viceversa.

Non dobbiamo aggiungere burocrazia a burocrazia, dobbiamo pretendere il rispetto dello statuto del contribuente ed una forte semplificazione della normativa per essere messi nelle condizioni di poter “aiutare qualcuno a FARE, da pari a pari, con rispetto reciproco”.

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Decalogo per gestire i rapporti con le banche

Decalogo per gestire i rapporti con le banche

Buona parte della mia attività professionale di questi ultimi anni è dedicata a far consulenza ad imprese in crisi  ed a valutare la possibilità di predisporre piani di risanamento sostenibili.

Spesso ci si accorge che la gestione finanziaria ed i rapporti con le banche vengono ampiamente trascurati dall’imprenditore salvo poi dover recuperare il dialogo quando si manifestano problemi di cassa anche gravi.

In queste situazioni il fattore tempo è fondamentale così come lo è la disponibilità e la trasparenza delle informazioni.

Qui di seguito una serie di riflessioni (accorgimenti anche banali se si vuole ma per esperienza spesso disattesi) utili, anche e soprattutto, per imprese ancora in bonis per ottimizzare la gestione ordinaria e trovarsi preparati ad affrontare situazioni di tensione finanziaria. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Rapporto banca/impresa in 10 punti

È indispensabile sempre (anche se le cose vanno bene, perchè altrimenti spesso è troppo tardi):

  1. instaurare un dialogo con la banca, aggiornandola almeno annualmente sull’attività dell’impresa;
  2. conservare copia di tutti i contratti firmati con la banca, anche e soprattutto quelli relativi alle garanzie personali;
  3. richiedere almeno una volta l’anno la centrale rischi per impresa e soci e verificarne le risultanze con il bilancio;
  4. avere copia dei contratti relativi a garanzie prestate a favore di banche, società di leasing ed eventuali soggetti terzi e monitorarne la cancellazione dalla centrale rischi una volta pagato il debito (spesso non avviene e in centrale rischi rimane una situazione inquinata);
  5. valutare l’opportunità, ove possibile, di ridurre i debiti a breve consolidandoli e trasformandoli in debiti a medio/lungo (periodicamente esistono anche agevolazioni delle varie camere di commercio che aiutano a consolidare il debito);
  6. aderire ad un consorzio fidi (concede garanzie per la vostra impresa, aiuta a ridurre i tassi passivi, fornisce consulenza finanziaria);
  7. monitorare le esigenze finanziarie dell’impresa, compresa la necessità (sempre sottovalutata) di investimenti futuri per nuovi macchinari, sviluppo prodotti, eccetera;
  8. monitorare le esigenze (se rilevanti) della famiglia: nell’impresa familiare anche di medie dimensioni spesso la strategia di impresa è fortemente condizionata (sbagliando) dalle necessità della famiglia;
  9. monitorare periodicamente il valore delle proprietà immobiliari ed i tempi di una possibile cessione. Spesso i capannoni risultano difficili da vendere e non sono la riserva di potenziale liquidità in cui confida l’imprenditore per uscire dalla crisi;
  10. predisporre un business plan e relativo rendiconto finanziario.

Rendiconto finanziario ed OIC n. 12

Per approfondire il tema si rimanda al principio OIC n. 12 secondo cui il rendiconto finanziario deve riassumere:

  1. l’attività di finanziamento (sia autofinanziamento che esterno);
  2. le variazioni delle risorse finanziarie causate dall’attività produttiva di reddito;
  3. l’attività di investimento dell’impresa;
  4. le variazioni della situazione patrimoniale-finanziaria.

Non dimentichiamo poi che diverse imprese stanno iniziando ad ottimizzare i rapporti di rete (analizzati da Fernando Alberti nei suoi recenti articoli su Il management delle reti di imprese ed In rete sì, ma controllando la filiera). Torno a questo proposito a segnalarvi l’operazione di Renzo Rosso della Diesel che diversi spunti può fornire a professionisti ed imprese.

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Vi racconto la nascita del nostro Gruppo di Studio

Vi racconto la nascita del nostro Gruppo di Studio

MySolution|Post sta crescendo e va sempre più consolidandosi. Ciò però di cui vado più fiero è che intorno a questo giovane progetto si stanno costruendo rapporti e collaborazioni professionali.

A differenza di altre realtà possiamo dire che ci caratterizziamo per aver attratto professionisti che hanno voglia di sperimentare e di mettersi in gioco.

Proprio intorno a MySolution|Post ho raccolto da qualche tempo un gruppo di amici che hanno deciso di accettare la sfida, un confronto informale mensile (anche se non abbiamo scadenze predefinite) sulle tematiche di principale attualità per la professione da cui nasceranno successivamente sintesi, bozze di documenti e best practice a disposizione di tutti gli iscritti alla banca dati. Un paio d’ore ben spese in un confronto aperto con professionisti di livello. Compensando cosi i limiti dimensionali dei nostri studi.

Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Come è nata l’idea, ovvero l’elogio del tempo perso

Mi sto rendendo conto che la crescita del nostro Studio professionale deriva dal tempo che ho perduto (spesso sono stato rimproverato da amici e colleghi) nel riflettere sulla qualità del servizio, sui nuovi servizi da offrire, su internet e sulle nuove tecnologie da usare in studio.

Tutto ciò ha originato occasioni di crescita importanti. Rubo qualche minuto ad un periodo di lavoro intenso per formalizzare qualche riflessione ulteriore:

  • a volte essere criticati dai concorrenti è indice che stai percorrendo la strada giusta differenziandoti da loro;
  • analizzare, analizzare ed ancora analizzare il mercato. Poi una volta decisa la strategia perseverare senza distrazioni;
  • prendere spunti da settori attigui al nostro;
  • consolidare ed ampliare le alleanze puntando tutto sulla qualità del servizio;
  • studiare, studiare ed ancora studiare. 

Restare curiosi e propositivi è l’unico vero modo di fare impresa o affrontare la professione.

Esplicitare la conoscenza tacita

E’ importante riuscire a convertire la conoscenza non esplicita, profonda, legata all’esperienza in una forma valida per essere diffusa all’interno dell’organizzazione. In Studio da tempo ci stiamo lavorando. Non è per nulla facile, ma creare un sistema di best practice ci aiuta ed aiuterà sempre più in futuro. Formalizzare la collaborazione con MySolution|Post ci “costringerà” a creare un circolo virtuoso e a realizzare insieme progetti molto interessanti (o almeno lo speriamo).

Costruire un network

Oggi soprattutto negli studi professionali (ma immagino che ciò avvenga a livelli diversi in qualsiasi realtà) si vanno modificando i confini che diventano più permeabili ai contributi di altri professionisti e spesso anche di clienti.

Cerchiamo sempre di più di uniformare le procedure per risparmiare tempo, migliorare la qualità e velocizzare le revisioni dei processi.

Video conferenze, banche dati, intranet, ecc… prima o poi dovranno essere condivise da un’unica piattaforma.

Quanti modi per gestire la creazione e la diffusione di informazioni, ma la chiave di tutto resta la gestione delle risorse umane. il professionista, insieme al cliente, è e sarà sempre al centro del nostro mondo

Domani sarà meglio di oggi

Qualche anno fa Harvard Business Revue pubblicò un interessante articolo sui valori Toyota: 

  • orientamento mentale al miglioramento continuo;
  • il rispetto per le persone e le loro capacità;
  • la modestia;
  • il mettere il cliente al primo posto;
  • l’importanza di vedere le cose di persona.

Ed ecco le speculari caratteristiche che Toyota richiede ai suoi dirigenti:

  • disponibilità ad ascoltare e ad apprendere dagli altri;
  • entusiasmo nel migliorare continuamente;
  • sperimentazione;
  • capacità di lavorare in team;
  • capacità di agire velocemente per risolvere un problema;
  • modestia.

Come tutto questo può essere applicabile al nostro Studio di Dottori Commercialisti? Quali sono le aree di miglioramento? Riflettere sull’ evoluzione della nostra professione… avrò una estate ed un settembre intenso.

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Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Startup costituzione senza notaio dal 20 luglio 2016

Con il tanto atteso Decreto direttoriale 1 luglio 2016 sono state finalmente approvate le specifiche tecniche per la redazione del modello standard di atto costitutivo e statuto delle s.r.l. start-up innovative, come previsto dall’articolo 4, comma 10 bis del D.L. n. 3 del 2015, convertito in legge 33/2015., a norma del DM 17 febbraio 2016.

L’annuncio tanto atteso

Lo ha annunciato ieri su Twitter, non senza una certa soddisfazione, l’amico Mattia Corbetta. Immagino che la strada sia stata lunga e gli ostacoli infiniti.

 

La Circolare 3691/C del 1 luglio 2016

Contemporaneamente con il decreto è stata emanata la Circolare 3691/C del 1 luglio 2016 per illustrare le modalità di costituzione delle società a responsabilità limitata startup innovative a norma del comma 10 bis dell’articolo 4 del D.L n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Disposizioni applicative del DM 17 febbraio 2016 e del DD 1 luglio 2016.

Il D.L. n. 3 del 2015 ha introdotto, all’articolo 4, comma 10-bis, la possibilità di costituire le società destinate all’iscrizione nella sezione speciale delle startup innovative di cui all’art. 25, comma 2, del D.L. n. 179 del 2012, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2328 e ss. del codice civile. In particolare la norma di legge richiamata afferma che:

«Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sono trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni».

Con Decreto del Ministro dello sviluppo economico del 17 febbraio u.s., è stato redatto un modello standard di atto costitutivo e statuto di società a responsabilità limitata, finalizzato alla costituzione della start-up, secondo la procedura derogatoria delle norme codicistiche introdotta dal richiamato comma 10 bis.

Acquisizione di efficacia

Al fine di consentire alle softwarehouse di adeguare i propri programmi alle disposizioni del presente decreto, le disposizioni in esso contenute acquistano efficacia il 20 luglio 2016.

Qualche vecchia riflessione

Riporto qualche riflessione scritta a suo tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto originario e contenuta nell’articolo: “Costituire una startup innovativa senza notaio“.

Finalmente in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Si sta delineando una interessante evoluzione normativa di portata ben più ampia di quanto appare. Bisognerà vigilare per tutelare la coerenza del sistema normativo e non risparmiare critiche in tal senso ma parimenti è anche giusto incoraggiare un percorso virtuoso e non far mancare il nostro appoggio a tutte le semplificazioni nel fare impresa in Italia 

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