Piani aziendali e principio ISAE 3400

Piani aziendali e principio ISAE 3400.

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha pubblicato la traduzione in lingua italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance, editi da International Federation of Accountants (IFAC).

I principi sono corredati da un Framework di riferimento, che ne facilita la comprensione, e da una Prefazione che illustra il grado di autorevolezza degli standard internazionali e delle altre pronunce dell’IFAC.

La traduzione dei principi internazionali sugli incarichi di assurance è effettuata nel rispetto della relativa policy dell’IFAC e beneficia del fattivo contributo di Assirevi.

Principio ISAE 3400 sull’informativa finanziaria prospettica

La finalità del principio internazionale ISAE 3400 sugli incarichi di assurance è quella di stabilire principi e fornire linee guida sugli incarichi aventi ad oggetto l’esame e l’emissione di una relazione sull’informativa finanziaria prospettica, comprese le procedure di esame delle assunzioni basate sulle migliori stime e delle assunzioni ipotetiche.

Nell’ambito di un incarico avente ad oggetto l’esame dell’informativa finanziaria prospettica, il revisore deve acquisire evidenze sufficienti ed appropriate in merito ai seguenti aspetti:

  1. se le assunzioni basate sulle migliori stime della direzione, sulla base delle quali è stata redatta l’informativa finanziaria prospettica, non siano irragionevoli e, nel caso di assunzioni ipotetiche, se queste siano coerenti con la finalità della suddetta informativa;
  2. se l’informativa finanziaria prospettica sia redatta correttamente sulla base delle assunzioni;
  3. se l’informativa finanziaria prospettica sia presentata correttamente e tutte le assunzioni significative siano oggetto di adeguata informativa, compresa una chiara indicazione in merito al fatto se si tratti di assunzioni basate sulle migliori stime o di assunzioni ipotetiche;
  4. se l’informativa finanziaria prospettica sia redatta in modo coerente con l’informativa finanziaria storica, utilizzando principi contabili appropriati.

Informativa finanziaria prospettica

Il termine “informativa finanziaria prospettica” indica l’informativa finanziaria redatta sulla base di assunzioni circa gli eventi che possono verificarsi in futuro e le azioni che l’impresa può intraprendere. Essa ha una natura altamente soggettiva e la sua redazione richiede un notevole ricorso alle valutazioni.

L’informativa finanziaria prospettica può assumere la forma di una previsione, di una previsione ipotetica o di una combinazione di entrambe, come, ad esempio, una previsione di un anno più una previsione ipotetica dei successivi cinque anni.

Per approfondire

Scarica la traduzione in lingua italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance editi da International Federation of Accountants (IFAC)

PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

PMI e Startup tra ambizioni, fraintendimenti e crisi di identità.

In Italia giochiamo ad auto ingannarci tra buonismo e tentativi consolatori.
Abbiamo il più alto numero di micro imprese tra i Paesi d’ Europa e ci siamo completamente dimenticati di loro e delle loro esigenze facendo finta che siano tutte startup.

Contemporaneamente, crogiolandoci sul numero delle nuove startup, trattiamo queste ultime come PMI creando solo confusione, fornendo dati e statistiche sbagliate, ingannando il Paese.

Secondo una ricerca di Startup Europe Partnership le startup italiane non crescono. Sono solo 135 quelle che da startup sono passate alla fase di scaleup, sono riuscite a crescere velocemente scalando il loro mercato (si veda il grafico qui sotto). Rociola in sintesi ricorda quello che tutti sanno: le startup italiane non si comportano da startup innovative semplicemente perché in gran parte sono micro imprese nonostante rispondano ai requisiti laschi della normativa.

Per approfondire su ilSole24Ore

Leggi l’intero articolo su ilSole24Ore: La Francia studia da startup nation mentre in Italia le imprese sono in crisi di identità

Responsabilità delle società partecipanti alla scissione

Responsabilità delle società partecipanti alla scissione

Ai sensi dell’art.2506-quater c.c. “Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico”.

Tra gli effetti della scissione il codice civile ricomprende la responsabilità solidale delle società partecipanti alla scissione, limitata, tuttavia, al valore del patrimonio netto conferito.

Sotto il profilo fiscale l’operazione di scissione è disciplinata dall’art.173 Tuir e dall’art.15 del D.Lgs. 472/97.

Secondo quanto disposto dall’art.173 Tuir “ gli obblighi tributari della società scissa riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto sono adempiuti in caso di scissione parziale dalla stessa società scissa o trasferiti, in caso di scissione totale, alla società beneficiaria appositamente designata nell’atto di scissione”.

L’art.15 del D.Lgs.472/97 afferma che “nei casi di scissione anche parziale di società od enti, ciascuna società od ente è obbligato in solido al pagamento delle somme dovute per violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto”.

Quindi, in virtù della prevalenza della norma speciale (quella tributaria) rispetto a quella generale (quella codicistica) viene estesa la solidarietà illimitata tra scissa e beneficiaria per i debiti tributari, anche in forza del principio della unitarietà dell’imposta.

La responsabilità solidale illimitata per i debiti tributari, riferibili a periodi d’imposta anteriori alla data dalla quale la scissione produce effetto, si estende, oltre che all’imposta principale, anche agli interessi e agli oneri accessori.

Corte di Cassazione (Cass. Civ, Sez. Trib, 3 novembre 2016, n. 22225)

Come precisato dalla Corte di Cassazione (Cass. Civ, Sez. Trib, 3 novembre 2016, n. 22225):

“Tale limitazione alla quota del patrimonio netto conferito potrà assumere rilevanza in sede di regresso con la società scissa obbligata in solido, ma non nei confronti della Agenzia delle Entrate nei cui confronti sussiste solidarietà integrale indipendentemente dalla sussistenza o meno della integrità del patrimonio originariamente considerato in capo al debitore originario piuttosto che pro quota a favore di soggetti che gli siano succeduti nei singoli elementi patrimoniali”.

Alla stessa conclusione giunge la CTR per la Campania – Sez.34 (sentenza del 20/03/17 n.2502), la quale esclude che “il pagamento dei debiti tributari benefici delle limitazioni previste dagli articoli 2506-bis e 2506-quater c.c., che circoscrivono la responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnato o rimasto alla società beneficiaria della scissione”. Con tale sentenza viene nuovamente rimarcata la supremazia delle norme speciali su quelle generali.

Responsabilità degli amministratori e presupposto del danno

Responsabilità degli amministratori e presupposto del danno

Responsabilità degli amministratori di Srl: la violazione degli obblighi degli amministratori rappresenta un presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria degli amministratori inadempienti: occorre provare l’esistenza del danno (deterioramento effettivo e materiale del patrimonio della società), e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi, così come affermato dall’ordinanza del Tribunale di Roma – Sezione Tribunale delle Imprese – Terza sezione civile, RG n. 67181/2016.

Dato normativo

L’art.2476 c.c. stabilisce che “Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso”.

Ai sensi dell’art. 1176, 2° comma, c.c., “nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

Diligenza

Agli amministratori di Srl – al pari di quelli delle Spa – è richiesta la diligenza desumibile dalla natura dell’incarico e  per il professionista dalle specifiche competenze possedute ex art.1176, 2° comma, c.c..

Si sottolinea come la responsabilità dell’amministratore non può essere desunta dalle scelte di gestione – insindacabili – ma dal modo in cui le stesse sono portate a termine.

Pertanto, la violazione, da parte dell’amministratore, della clausola generale di agire con diligenza non può riguardare le scelte di gestione (espressione della libertà imprenditoriale) ma unicamente la diligenza mostrata nel valutare il rischio connesso all’operazione.

Risarcimento del danno

Ai fini della risarcibilità del danno, il soggetto agente deve:

  • allegare l’inadempimento dell’amministratore degli obblighi a lui imposti dalla legge e/o dall’atto costitutivo e/o dal generale obbligo di vigilanza;
  • allegare e provare, anche tramite presunzioni, l’esistenza di un danno concreto, inteso come depauperamento del patrimonio sociale, e la sussistenza di un nesso di causalità tra la lesione del patrimonio sociale ed il fatto dell’amministratore inadempiente, seppur cessato dall’incarico.

La domanda risarcitoria, in assenza di tale allegazione e prova, come chiarito dalla Cass. 5960/2005, sarebbe priva di oggetto.

Responsabilità degli amministratori di Srl: la giurisprudenza è pacifica nella ricostruzione del fattispecie risarcitoria in termini di danno-conseguenza. Ne consegue che la violazione degli obblighi degli amministratori rappresenta un presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria degli amministratori inadempienti: occorre provare l’esistenza del danno (deterioramento effettivo e materiale del patrimonio della società), e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi, così come affermato dall’ordinanza del Tribunale di Roma – Sezione Tribunale delle Imprese – Terza sezione civile, RG n. 67181/2016.

Il suddetto nesso causale serve ad accertare la responsabilità risarcitoria degli amministratori, ed a limitare l’entità del risarcimento stesso all’effettiva e diretta efficienza causale dell’inadempimento.

Come ribadito dalla Cass. 22911/2010, spetta agli amministratori dimostrare l’inesistenza del danno ovvero la non imputabilità del fatto dannoso, fornendo la prova positiva.

Sequestro conservativo

Ai sensi dell’art.671 c.p.c. “il giudice, su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento”.

Per la concessione di tale provvedimento sono necessari due requisiti (congiuntamente):

  1. Fumus boni iuris: verosimile esistenza del credito per cui si agisce (è sufficiente la probabile fondatezza della pretesa creditoria);
  2. Periculum in mora: timore di perdere la garanzia rappresentata dal patrimonio del debitore.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

In questi ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’esperienza accumulata in quella che i più chiamano economia della cultura.

Da anni seguo per motivi professionali il mercato dell’editoria in cui sono stato e sono coinvolto a diversi livelli e più recentemente nel mondo del Teatro (come chi ha la pazienza di seguirmi sui principali social ben sa).

Un mondo in cui sono entrato con un certo scetticismo.

Nonostante la cultura per definizione aiuti ad aprire la mente per una serie di vecchi retaggi anche politici ed ideologici è in realtà un mondo molto chiuso ed autoreferenziale.

Detto questo lo affronto portandomi dietro (con tutti i limiti e le distorsioni del caso, sia chiaro) l’ottica del commercialista affascinato dal progetto e di chi fa impresa.

E devo ammettere di aver sottovalutato l’effetto dirompente dell’esperienza maturata in questi anni.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

Editoria e Teatro ti costringono:

  • a ragionare con risorse scarse;
  • ad essere flessile lavorando in settori in perenne crisi;
  • a cercare di valorizzare le competenze con nuovi prodotti/servizi perché la sola gestione ordinaria del core business non ti consente la sostenibilità del progetto;
  • a investire in piccole “scialuppe” (non oso definirle startup) per tentare nuovi approcci, nuovi business model, spesso con l’obiettivo di ridevinire l’organizzazione e intaccare centri di potere che ingessano la struttura impedendole di cambiare.

Uno straordinario modello di business

Solo oggi mi rendo conto di che straordinario modello di business possa diventare anche per imprese di altri settori. Per le imprese di servizi, per le imprese e le professioni basate sulla valorizzazione della conoscenza certamente.

Fare impresa oggi è una grande sfida. Si è sempre pensato che l’impresa dovesse, finanziando, aiutare la cultura (vero). Oggi forse è il momento di prendere consapevolezza che la cultura può diventare un grimaldello per rinnovare l’impresa.

Castiglioni aveva già capito tutto

Rubando le parole all’architetto Achille Castiglioni (che aveva già capito tutto):

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e l’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio ed è successo. Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato.”

Studio Panato #perilteatro

Il questo contesto si inserisce il progetto “Studio Panato #perilteatro”, per questo proviamo su queste pagine a lanciare un sasso sperando che qualcuno più peparato di noi possa aiutarci ad alimentare il confronto e la discussione. Perché la cultura non deve elemosinare una sponsorizzazione ma pretendere di venir retribuita per il servizio che offre. Imparando però ad aprirsi alla società, uscendo dai circoli per iniziati e soprattutto facendo cultura veramente. Cosa che non è cosi scontata ed è forse la parte più sfidante di tutta la faccenda.

Per seguire un percorso

Questo ed altri miei articoli li trovate pubblicati su Econopoly del Sole24Ore (Numeri, idee e progetti per il futuro).

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La pubblicità del progetto di fusione o scissione

La pubblicità del progetto di fusione o scissione

In attuazione della direttiva 2009/109/CE, l’art. 1 del D.Lgs. 123/2012 modifica l’art. 2501 ter c.c., dettato in materia di fusione ed applicabile, per via del rinvio operato all’art. 2506 bis, anche alla scissione. Il nuovo testo prevede che:

«in alternativa al deposito presso il registro delle imprese il progetto di fusione possa essere pubblicato nel sito Internet della società, con modalità atte a garantire la sicurezza del sito medesimo, l’autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione».

L’intera procedura di pubblicità del progetto di fusione o scissione appare peraltro snellita

Un’ulteriore novità riguarda la possibilità di sostituire il deposito nella sede sociale dei documenti di cui all’art. 2501-septies con la pubblicazione sul sito internet della società.

Inoltre, quando il socio vi consente, le copie dei documenti gli possono essere trasmesse per posta elettronica; la società non è tenuta a fornire copia dei documenti quando questi siano disponibili sul sito della società e se ne possa effettuare liberamente il download.

Modalità operative della pubblicità del progetto di fusione o scissione

Il dettato normativo dell’art.2501 ter c.c. può essere attuato assicurando nelle modalità operative i seguenti elementi:

  • Indicazione da parte della società, tra i dati identificativi pubblicati al Registro delle Imprese, anche dell’indirizzo del proprio sito internet di natura istituzionale attraverso cui i terzi possono avere conoscenza della pubblicazione del progetto di scissione, al fine di garantire la riferibilità del sito alla società;
  • sicurezza del sito attraverso protocolli crittografici sicuri secondo le tecnologie disponibili al tempo della pubblicazione del progetto;
  • autenticità dei documenti costituenti il progetto assicurata attraverso la sottoscrizione degli stessi con una firma digitale (o firma elettronica qualificata, o firma elettronica avanzata) attraverso un certificato riferibile alla società secondo quanto disposto dall’art.28 del Codice dell’Amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005);
  • certezza della data di pubblicazione assicurata dal rilascio di copie autentiche della pagina web dalle quali risulti il progetto pubblicato.

La reperibilità del progetto al termine del periodo di pubblicazione, decorso il quale lo stesso può anche essere rimosso dal sito, potrà essere assicurata dall’allegazione del progetto alla delibera di fusione o scissione.

Istruzioni della Camera di Commercio

Dalle informazioni ricavabili dal sito della Camera di Commercio di Milano, il progetto e gli altri allegati nella forma della scrittura privata vanno prodotti in formato .pdf/A (ISO 19005-1/2/3), in copia informatica sottoscritti digitalmente da tutti i soggetti intervenuti (art. 23 bis, d.lgs n. 82/2005).

Gli atti, in formato .pdf/A vengono iscritti anche se prodotti nelle seguenti forme:

  • in copia scansionata di originale cartaceo con allegata dichiarazione di conformità sottoscritta digitalmente da pubblico ufficiale (art. 22, comma 2, d.lgs n. 82/2005) o
  • in copia scansionata di originale cartaceo, in calce alla quale dovrà essere inserita la seguente dichiarazione: “Il sottoscritto……………………..amministratore della società ……………………- consapevole delle responsabilità penali di cui agli articoli 75 e 76 del DPR 445/2000 per l’ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci – dichiara, ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000, la corrispondenza del presente documento all’originale conservato agli atti della società”.

La copia così formata dovrà essere sottoscritta digitalmente dal dichiarante.

Per approfondire

Le istruzioni della Camera di Commercio di Milano

 

Il trattamento fiscale delle riserve nella fusione inversa

Il trattamento fiscale delle riserve nella fusione inversa

Stratificazione fiscale del patrimonio netto della società risultante della fusione in caso di fusione c.d. inversa secondo la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 62/E

La fusione inversa e i principi contabili internazionali IAS/IFRS

In base ai principi contabili internazionali IAS/IFRS l’operazione di fusione inversa (la società controllata incorpora la società controllante) non configura un’acquisizione in senso economico ma una mera riorganizzazione della struttura societaria tra imprese riconducibili al medesimo gruppo economico (business combination of entities under common control), che non comporta alcuno scambio con economie terze e che non rientra nell’ambito di applicazione dell’IFRS n.3.

Effetti contabili nella fusione inversa

Nella fusione inversa è possibile individuare, a livello contabile, due fasi:

  1. Aggregazione dei patrimoniali delle società coinvolte nella fusione: determina il sorgere di una riserva da “Differenza da fusione” pari al valore del patrimonio netto della controllante-incorporata (che comprende il valore della partecipazione nella controllata-incorporante);
  2. Annullamento delle azioni proprie della controllata-incorporante: nell’attivo dell’incorporante si genera un “Disavanzo da fusione” corrispondente alla differenza tra il valore della partecipazione nella controllata ed il valore del patrimonio netto contabile della controllante.

La fusione con natura di ristrutturazione determina, se non vi è l’intervento di economie esterne, la convergenza del bilancio consolidato con il bilancio individuale.

Effetti contabili secondo  OIC 4

L’OIC 4 prevede che, sotto il profilo contabile, “il complesso economico unificato dopo la fusione non può che avere lo stesso valore, sia che si effettui una incorporazione diretta o una incorporazione rovesciata”; vale a dire che il patrimonio netto post-fusione inversa deve essere uguale al patrimonio netto post-fusione diretta, in quanto il valore complessivo delle due società incorporate è sempre lo stesso.

Tuttavia, l’OIC 4 non fornisce alcuna indicazione in merito alla composizione e alla natura delle singole voci del patrimonio netto.

Quindi, nella fusione inversa si producono gli stessi effetti contabili che si avrebbero nella fusione diretta.

Trattamento fiscale delle riserve nella fusione inversa secondo la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 62/E

Come indicato nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 62/E diffusa il 24/05/2017, “si ritiene che, sotto il profilo giuridico formale, il patrimonio netto che si conserva all’esito di un’operazione di fusione sia sempre quello della società che sopravvive legalmente alla fusione, ossia, quello della società incorporante”.

Pertanto, la stratificazione delle voci del patrimonio netto “segue” l’impostazione giuridica della società che sopravvive alla fusione.

Poiché, inoltre, la disciplina fiscale non discrimina tra l’ipotesi di fusione diretta e quella inversa, seguendo l’impostazione giuridica formale dell’art.172 del Tuir, nella fusione inversa troverà applicazione il comma 5 dell’art.172 Tuir.

Il citato comma 5 disciplina il trattamento fiscale applicabile alle riserve in sospensione d’imposta, stabilendo che “Le riserve in sospensione di imposta, iscritte nell’ultimo bilancio delle società fuse o incorporate concorrono a formare il reddito della società risultante dalla fusione o incorporante se e nella misura in cui non siano state ricostituite nel suo bilancio prioritariamente utilizzando l’eventuale avanzo da fusione. Questa disposizione non si applica per le riserve tassabili solo in caso di distribuzione le quali, se e nel limite in cui vi sia avanzo di fusione o aumento di capitale per un ammontare superiore al capitale complessivo delle società partecipanti alla fusione al netto delle quote del capitale di ciascuna di esse già possedute dalla stessa o da altre, concorrono a formare il reddito della società risultante dalla fusione o incorporante in caso di distribuzione dell’avanzo o di distribuzione del capitale ai soci; quelle che anteriormente alla fusione sono state imputate al capitale delle società fuse o incorporate si intendono trasferite nel capitale della società risultante dalla fusione o incorporante e concorrono a formarne il reddito in caso di riduzione del capitale per esuberanza”.

Nel caso in cui la società incorporata non abbia iscritto in bilancio alcuna riserva in sospensione d’imposta, la citata risoluzione n.62/E precisa che “si ritiene che nessun obbligo fiscale deve gravare in tal senso su ALFA (incorporante) post fusione, se non quello di mantenere la stratificazione fiscale che il patrimonio netto aveva ante fusione”.

Alla riserva da “Differenza da fusione” si applica il comma 6 dell’art.172 Tuir, che regola la natura da attribuire all’avanzo da fusione e all’aumento di capitale della società incorporante, il quale stabilisce che “all’aumento di capitale, all’avanzo da annullamento o da concambio che eccedono la ricostituzione e l’attribuzione delle riserve di cui al comma 5 si applica il regime fiscale del capitale e delle riserve della società incorporata o fusa, diverse da quelle già attribuite o ricostituite ai sensi del comma 5 che hanno proporzionalmente concorso alla sua formazione. Si considerano non concorrenti alla formazione dell’avanzo da annullamento il capitale e le riserve di capitale fino a concorrenza del valore della partecipazione annullata”.

Per approfondire

Stratificazione fiscale del patrimonio netto della società risultante della fusione in caso di fusione c.d. inversa secondo la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 62/E

Processo di valutazione ai fini della quotazione in Borsa

Processo di valutazione ai fini della quotazione in Borsa

La Fondazione OIV ha recentemente pubblicato sul sito www.fondazioneoiv.it il Discussion Paper (DP.01.2017): “Le Valutazioni a fini di IPO” in cui vengono descritti gli aspetti che caratterizzano il processo di valutazione e fissazione del prezzo di una società prossima alla quotazione in Borsa.

Base informativa adeguata

Come ogni processo valutativo, anche quello riguardante una IPO dovrebbe essere affrontato in maniera non meccanica e necessita di una base informativa adeguata, tipicamente rappresentata dal piano industriale, da informazioni inerenti il business model, il posizionamento e i vantaggi competitivi e il sistema di governance della società quotanda.

Per poter approcciare il percorso valutativo, tutti i soggetti coinvolti, in linea con il PIV 1.4.3, devono partire dall’apprezzamento e dalla valutazione della documentazione e delle informazioni rilevanti previo svolgimento di un processo di analisi fondamentale, selezionare le metodologie più idonee allo scopo e valutare i principali fattori di rischio.

Valutazione e creazione del valore in ottica industriale.

La valutazione di un’azienda nell’ambito della quotazione in Borsa, in particolare, è frutto di un processo continuo di analisi e verifica, che parte dalla preliminare stima del valore condotta quando ancora non sono disponibili tutti i dati e le informazioni relativi alla società (il momento del cosiddetto pitch) fino alla determinazione del prezzo pre-money a cui l’azione viene effettivamente venduta agli investitori.

Il processo valutativo si arricchisce progressivamente di sostanza e contenuto durante le fasi preparatorie alla quotazione, quando la società mette a disposizione dati e informazioni dettagliati sull’attività e sulle prospettive future. La valutazione dovrebbe essere condotta privilegiando l’ottica industriale e la ricerca di un valore di business: per queste ragioni il piano industriale rappresenta lo strumento principale su cui si basa l’intero processo.

Per approfondire

La Fondazione OIV ha recentemente pubblicato sul sito www.fondazioneoiv.it il Discussion Paper (DP.01.2017): “Le Valutazioni a fini di IPO”. Il documento è liberamente consultabile e scaricabile dal sito della Fondazione dall’ Homepage, dalla sezione Documenti Approvati e dalla sezione News.

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Papà posso dirti una cosa?

Papà posso dirti una cosa?

#Panatino quando ha qualcosa di importante da dire, quando ha fatto qualche nuova scoperta sul mondo richiama la mia attenzione con “papà posso dirti una cosa?“. Una sorta di squillo di trombe, di occhio di bue sul palcoscenico, di “ciak si gira!”.
Poi tace per qualche momento, riordina le idee e proclama la sua tesi con un fare simile a Cesare davanti al Senato di Roma. E come il Senato per Cesare, io sono solo spettatore e non un vero interlocutore.
Perché per lui raccontare è un po’ come per me scrivere, un modo per riordinare le idee e metterle a sistema.
Ed io mi presto volentieri a questo gioco delle parti affascinato dai suoi ragionamenti pronto a prestargli quel vocabolo che gli manca a perfezionare l’eloquio.

La comunicazione è soprattutto rispetto

Un modo di fare che noi, ormai sommersi da mille informazioni e dall’urgenza a nostra volta di fornirle, abbiamo in parte dimenticato.
Trovo molto bello (ovviamente sono di parte):
  • che si preoccupi di comunicarmi l’importanza del suo discorso differenziandolo dalle altre cose che racconta facendolo precedere dal formale “papà posso dirti una cosa?”;
  • il silenzio che precede la sua riflessione, per dare pathos ma contemporaneamente strumentale a riordinare le idee;
  • quel bisogno dell’ascoltatore per comprendere in pieno l’importanza della riflessione. Usando così l’ascoltatore anche per imparare qualcosa di più.

Perché per lui: lui è importante, io sono importante, la sua scoperta è importante.

Lo straordinario mondo dei bimbi

E’ un mondo straordinario quello dei bimbi. Da cui non smetterò mai di imparare.

PS la tigre è uno degli animali preferiti dal Panatino.

 

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Moby Dick e quel matto di Achab così simile a chi fa impresa

Moby Dick e quel matto di Achab così simile a chi fa impresa

Dal 5 al 17 giugno Corrado d’Elia metterà in scena “Io, Moby Dick“, nuovo progetto ispirato al capolavoro di Hermann Melville, al Teatro Litta di Milano.

Come forse saprete da qualche tempo ormai (pur non essendo attore e quindi del tutto immeritatamente) faccio parte della Compagnia.

Il  Teatro è un grande aiuto per aprire la mente e provare a spaziare di più e cambiare l’angolatura nel vedere le cose. Straordinari gli spunti che ha saputo regalarmi sull’importanza dell’identità, come ben sa chi ha avuto occasione di confrontarsi con me durante qualche mio convegno.

Moby Dick tra ossessione e bisogno di conoscere

Moby Dick è il simbolo riconosciuto del desiderio dell’uomo di conoscere, o meglio, della piccolezza dell’uomo di fronte a questo comune desiderio.

A metà tra Ulisse e Caronte, Achab interpreta la lotta impari dell’uomo contro la natura, la sfida della ragione contro gli orrori dell’abisso e la battaglia spirituale dell’uomo con se stesso, sempre alla ricerca (oggi più che mai) di un senso disperato per la propria vita. Quell’indagine, quel desiderio, quella ricerca di assoluto, quel miraggio di verità e di grandezza che l’uomo insegue da sempre e non potrà mai afferrare a pieno.

Un piccolo zibaldone per chi fa impresa chiacchierando con l’uomo di teatro

Corrado torna a raccontarci una storia, una storia antica e moderna, una storia sull’estremo bisogno di conoscere e dominare la natura e sulla paura del confrontarsi con lei, con gli aspetti non controllabili dell’esistenza, e allo stesso tempo una storia sul raccogliere le sfide, le sollecitazioni che arrivano dall’esterno, sul focalizzarsi sull’obiettivo e sul rischio che diventi una ossessione. Tornando ancora una volta a parlare di uomini.

Ho chiesto un piccolo aiuto a Corrado d’Elia che ha saputo regalarmi qualche spunto in più, accettando questo mio sporcare il teatro, perché il teatro è vivo perché parla dell’uomo:

“I temi per chi fa impresa secondo me possono essere questi:

la determinazione all’impresa, sopratutto nel pensare a start-up in campi nuovi ed inesplorati. Achab non sa dove sia Moby Dick, ma va a cercarla… Non è Moby Dick che cerca Achab!

Gli uomini temono l’eccezionale! Non Achab, colui che ha l’idea e la racconta agli altri.

gli uomini della ciurma sono parti indispensabili della sua persona. Nessuno escluso. La metafora della barca è azzeccatissima come sai per un’azienda.

– Achab dice le stesse cose di Steve Jobs!!!! Niente paure, parlate anche con il cielo e i tuoni se serve ad arrivare dove volete voi!!!

– a volte Achab ricorda nella sua solitudine la solitudine dell’imprenditore.

– nel coraggio di affrontare le tempeste del mare, le difficoltà, che servono a non perdersi e a rinvigorire il proposito all’impresa: “soltanto chi è codardo abbassa il capo durante la tempesta. Abbiamo preso il fuoco per la coda e adesso niente può più fermarci: veniamo a prenderti Moby Dick!!!”

 

La Compagnia Corrado d’Elia

Tra le più attive ed apprezzate compagnie di prosa italiane, sintesi e nuovo percorso della storica Compagnia Teatri Possibili/Teatro Libero fondata nel 1996 dall’attore e regista Corrado d’Elia, la Compagnia si distingue per l’originalità della produzione e per la capacità di attrarre l’attenzione del pubblico e della critica.

Dopo essere stata per 18 anni la compagnia di punta del Teatro Libero di Milano, la Compagnia è ora in residenza al Teatro Litta presso Manifatture Teatrali Milanesi.

Tra le produzioni più note, Cirano di Bergerac di Rostand, Caligola di Albert Camus, Macbeth di Shakespeare, Otello di Shakespeare, Don Chisciotte di Corrado d’Elia da Cervantes, Io, Ludwig van Beethoven di Corrado d’Elia.

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