SRL: nuovi obblighi tra gestione ed organizzazione

SRL: nuovi obblighi tra gestione ed organizzazione

SRL: nuovi obblighi tra gestione ed organizzazione analizzati da uno studio del Notariato sulle modifiche apportate all’art. 2475 c.c..

Uno studio del notariato sul nuovo articolo 2475 c.c. evidenzia problemi di coerenza sistemica tra il Codice Civile e le modifiche apportate all’ art. 2475 c.c. dal nuovo Codice della Crisi nei rapporti tra amministratori e soci nella gestione della società.

Lo studio del Notariato n. 58-2018/I esamina le conseguenze, sul piano delle clausole statutarie, della modifica dell’art. 2475 c.c., con riferimento in particolare alla nuova previsione per cui:

La gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale.

Problemi di coerenza sistematica tra Codice Civile e modifiche derivanti dal nuovo Codice della Crisi.

Tale disposizione pone un problema di coerenza sistematica nei confronti di altre norme, quali:

  • il primo comma dell’art. 2479 c.c., il quale viene interpretato nel senso che è consentito affidare ai soci competenze gestorie;
  • l’art. 2468, comma 3, c.c., che prevede la possibilità di riservare a singoli soci particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società;
  • il comma 7 dell’art. 2476, c.c., per il quale sono solidalmente responsabili con gli amministratori i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.

Distinzione tra organizzazione e gestione

Nello studio si ipotizza che la nuova disposizione dell’art. 2475 c.c. non comporti alcuna abrogazione delle norme precedenti, in quanto destinata a spiegare i suoi effetti solo sul piano organizzativo, e che la norma sull’esclusività della competenza gestoria debba leggersi in stretta correlazione con il disposto dell’art. 2086 c.c., che impone:

  • il dovere, per l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva, di istituire
  • un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

Si distingue, quindi, il piano della organizzazione – la quale spetta esclusivamente agli amministratori –   da quello della operatività della società (e qui la responsabilità dei soci della s.r.l. continua ad essere normata dall’art. 2476 c.c. settimo comma, che li sanziona solo per il caso di comportamenti dolosi).

Adeguamento dello Statuto

Lo studio conclude nel senso che, dal punto di vista operativo, la nuova formulazione dell’art. 2475, comma 1, c.c. non comporta alcun obbligo di adeguamento immediato degli statuti esistenti, né impedisce di inserire negli statuti delle società di nuova costituzione clausole – da ritenersi anche oggi legittime – che eventualmente ripartiscano la “gestione operativa” della società in maniera difforme rispetto al modello legale.

Per approfondire

Il nuovo articolo 2475 c.c. – Notariato Prima lettura – Studio 58-2018/I

Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI

Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI

Questa  guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI che la pubblica amministrazione mette a disposizione è un breve documento nel quale gli imprenditori potranno trovare l’incentivo a loro più utile.

Gli incentivi riguardano l’avvio di una nuova impresa, gli investimenti in innovazione, la crescita, il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti in macchinari, impianti e software, l’internazionalizzazione, gli investimenti in formazione, in ricerca e sviluppo, in efficienza energetica, in nuove assunzioni, fino ad arrivare agli sgravi fiscali.

Incentivi ed agevolazioni del MISE

Ecco, a puro titolo di esempio, alcune misure di incentivazione e di sostegno rivolte alle imprese e al mondo produttivo avviate dal MISE contenute nella Guida. Ricordiamo che la guida non contiene solo le agevolazioni gestite dal MISE ma tende a coordinare non solo quanto fatto dal Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero del Lavoro, ma anche Agenzia delle Entrate, Cassa Depositi e Prestiti, GSE, ENEA, Finest, Invitalia, INPS, ICE, Unioncamere, Sace, Simest, SofiCOOP

Aggiornamento periodico

La Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI verrà aggiornata periodicamente e sarà integrata con le informazioni di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte.

Per approfondire:

Scarica la guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI oppure consulta la Banca dati on line

Strategie per crescere con fusioni e acquisizioni

Strategie per crescere con fusioni e acquisizioni

Affrontare il tema della crescita dimensionale è strategico per le nostre PMI. Possiamo cogliere l’occasione per riflettere sulle strategie per crescere con fusioni ed acquisizioni come sempre provando ad ispirarci da chi, più grande, le attua da tempo. Ricordando che in questo gioco sempre più frequente di cessioni ed acquisizioni di azienda la piccola media impresa può essere sia protagonista sia preda.

La decima Relazione annuale sul private equity di Bain & Company (Global Private Equity Report) rivela in che modo i fondi con le performance migliori mettono a frutto il capitale in un contesto caratterizzato dal rialzo dei multipli di prezzo e dalla forte concorrenza.

Strategie che definiscono il mondo del private equity

Nonostante un anno positivo per il private equity, i gestori di fondi continuano a dover affrontare la stessa sfida: come mettere a frutto in modo produttivo i volumi record di capitale raccolto in un contesto di elevata concorrenza per gli asset e di multipli crescenti dei prezzi di acquisto.  I fondi più performanti riconoscono che l’unica risposta efficace è migliorare le proprie attività approfondendo ogni possibile elemento delle società target.

Bain & Company ha identificato tre modelli che le principali società stanno applicando, strategie per crescere con fusioni ed acquisizioni:

Buy-and-build: strategia potente, complessa da mettere in pratica.

Avendo investito essa stessa in operazioni buy-and-build, oppure prestato consulenza per centinaia di operazioni di questo tipo negli ultimi 20 anni, Bain ha imparato che solo l’accadere congiunto e completo delle condizioni di successo permette il positivo realizzarsi di questa strategia. Ogni operazione è differente, ma le strategie di buy-and-build più efficaci condividono alcune caratteristiche importanti:

  • un settore con un basso rischio di novità dirompenti e un’impresa che genera un cash flow disponibile costante per finanziare un ritmo costante di acquisizioni;
  • un numero sufficiente di target interessanti per supportare le ambizioni aggregate di tutti i consolidatori nello spazio;
  • una società “platform” con la giusta infrastruttura fondamentale (ad esempio sistemi informatici robusti, un bilancio solido, modello finanziario operativo ripetibile, ecc.);
  • acquisizioni vicine al proprio core, che aggregano un insieme di società strettamente intercorrelate per produrre benefici legati all’aumento delle dimensioni.

Integrazione per fusione: portare la sfida a un livello superiore.

I fondi di private equity si stanno orientando sempre più verso operazioni su grande scala di fusione e acquisizione per risolvere quello che è diventato uno dei problemi più difficili da gestire del settore: l’enorme quantità di denaro da spendere e la scarsità di società target. Questo approccio fa sorgere un’importante difficoltà:

creare valore integrando due o più organizzazioni complesse in una di maggiori dimensioni che abbia un senso strategico e operativo.

La ricerca di Bain mostra che, anche se c’è evidente valore nel realizzare acquisizioni sufficientemente grandi da avere un impatto significativo, il tasso di successo non è costante ed è strettamente collegato all’esperienza dell’acquirente.

I vincitori sono quelli che realizzano operazioni di questo tipo in modo abbastanza frequente e trasformano le operazioni di fusione e acquisizione su larga scala in un modello ripetibile.

Gli operatori che hanno meno successo fanno grandi scommesse con poca frequenza, spesso nel tentativo di spingersi strategicamente oltre il limite.

Strategie verso i settori adiacenti: un’altra via per la diversificazione.

La storia dimostra che espandersi in modo intelligente nei giusti settori adiacenti può portare eccellenti risultati. Tuttavia, dedicare tempo, capitale e talenti a strategie troppo lontane rispetto al proprio campo, può portare a un rapido tracollo delle performance.

I fondi con le performance migliori prendono in considerazione i settori adiacenti più prossimi al proprio core business, piuttosto che quelli che si trovano due o tre passi più in là. Sono infatti più vicini a quello che sanno fare le società di private equity che si occupano di buyout. Inoltre vi sono prospettive di margini più elevati per i general partner ed i migliori rendimenti netti per i limited partner.  Sempre di più gli investitori di buyout raccolgono capitale da destinare a strategie growth equity, strategie long-hold e fondi settoriali.

 

 

Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie

Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie

Il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione da chi ha sostenuto la spesa. Il trasferimento può avvenire solo nei casi specificatamente previsti da norme giuridiche: fusione, scissione, cessione del ramo d’azienda, ecc.

Bonus ricerca e sviluppo non può essere ceduto

L’articolo 3, comma 8, del decreto-legge n. 145 del 2013 dispone che il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Non potendo essere chiesto a rimborso, il credito non può essere ceduto ai sensi dell’articolo 43-bis del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

Il fruitore del credito da ricerca e sviluppo coincide, infatti, con l’effettivo beneficiario dell’agevolazione, ossia con colui che effettivamente ha sostenuto la spesa. A tal proposito, l’Amministrazione finanziaria, con diversi documenti di prassi, ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi: essi
infatti maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.

I credito è trasferibile per operazioni straordinarie

Il trasferimento della titolarità è, infatti, ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati. Ad esempio:

  • nei casi di fusione (cfr. circolare del 9 maggio 2002, n. 38/E);
  • successione per decesso dell’imprenditore individuale (cfr. risoluzione del 26 giugno 2003, n. 140/E);
  • scissione (cfr. risoluzione del 30 giugno 2003, n. 143/E);
  • nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato.

Per approfondire:

Risposta n. 72: Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 – Cessione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – pdf

Gli strumenti per l’accertamento della crisi e la centralità del business plan.

Gli strumenti per l’accertamento della crisi e la centralità del business plan.

Il CNDCEC, con il documento “Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale nelle società a partecipazione pubblica e indicatori di valutazione.” ha voluto fornire una serie di raccomandazioni per la selezione di strumenti che consentano il monitoraggio del rischio di crisi aziendale, oltre a mettere a disposizione degli operatori un supporto, dotato del carattere di obiettività, per facilitare l’adempimento degli obblighi di legge, anche in considerazione delle conseguenze previste in caso di inosservanza.

Il CNDCEC ha evidenziato come il piano di impresa (o business plan) costituisca il più efficace assetto organizzativo di governo finanziario dell’impresa e di tempestiva rilevazione del rischio di crisi aziendale.

Visione dinamica e prospettica nell’accertamento della crisi.

L’accertamento della crisi, pur non escludendo il ricorso a dati contabili e/o consuntivi, richiede che questi siano valorizzati nella prospettiva della loro capacità di segnalare futuri squilibri; e, in tale ottica, poco significativi allo scopo risultano gli indicatori finanziari, soprattutto se esaminati singolarmente (vale a dire senza un adeguato confronto spaziale-temporale e senza un’analisi congiunta con la ratio e i risultati di gestione che abbraccino le molteplici dimensioni economico-finanziarie-patrimoniali d’azienda) e asetticamente rispetto allo specifico contesto socio-economico in cui opera l’impresa.

L’individuazione della crisi impone una visione dinamica basata sulle prospettive e sulla programmazione aziendale e implica un approccio specifico rispetto alla valutazione in ordine allo stato di insolvenza.

Definizione di crisi

il CNDCEC ritiene di definire la nozione di crisi sulla base del concetto di “incapacità corrente dell’azienda di generare flussi di cassa, presenti e prospettici, sufficienti a garantire l’adempimento delle obbligazioni già assunte e di quelle pianificate”14.

Tale definizione assume la centralità della dimensione finanziaria, sia attuale che futura, attraverso il riferimento ai cash flow anche attesi, con estensione alle obbligazioni non ancora assunte purché prevedibili nel normale corso di attività o in base alla programmazione aziendale.

Gli strumenti per l’accertamento della crisi

Non difettano regole per intercettare i segnali della crisi. Si allude, in particolare, al Principio di revisione (ISA Italia) 570, Continuità aziendale, al Principio 11 delle Norme di comportamento del collegio sindacale, all’OIC 11 – Finalità e postulati del bilancio d’esercizio (§21-24).

Trattasi di regole che richiedono una ragionata e complessa disamina di informazioni di natura qualitativa in aggiunta ai più immediati dati quantitativi, ed esigono di accompagnare la semplice analisi storica dei risultati con un approfondito esame dei piani di azione futuri della direzione e dei relativi flussi finanziari ed economici previsionali.

La centralità del business plan

Il presupposto per intercettare con efficacia e tempestività la crisi è privilegiare le prospettive aziendali e pertanto la disponibilità di dati prognostici: disporre di un piano è il primo requisito della diligente conduzione dell’impresa poiché:

  • solo dal piano emerge in modo inequivocabile la continuità aziendale;
  • è solo il piano che permette di individuare con ragionevole certezza la sostenibilità del debito;
  • è il piano che fornisce all’organo amministrativo le informazioni che consentono ex ante di misurare il fabbisogno finanziario e le risorse disponibili per la sua copertura;
  • è solo il piano che consente di individuare le azioni da adottare per correggere tempestivamente la rotta.

Il piano costituisce insomma il più efficace assetto organizzativo di governo finanziario dell’impresa e di tempestiva rilevazione del rischio di crisi aziendale. Di modo che è opportuna l’introduzione di un controllo di gestione atto a consentire un ordinato ed efficace processo di redazione del piano per il monitoraggio dell’andamento aziendale e dei flussi finanziari; mentre per il monitoraggio degli aspetti finanziari (rendiconto) e dei flussi di cassa di breve periodo è utile l’impiego di budget con orizzonte temporale annuale e piani di tesoreria.

Per approfondire:

Scarica: Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale nelle società a partecipazione pubblica e indicatori di valutazione.

Seminario di specializzazione: il business plan: strumento di pianificazione strategica, valutazione aziendale e risanamento dell’impresa in crisi

 

Invalidità di delibere di approvazione del bilancio di srl

Invalidità di delibere di approvazione del bilancio di srl

Il Tribunale di Catania, con la sentenza n. 813/2018 pubbl. il 20/02/2018 RG n. 16278/2013, accogliendo le richieste di parte attrice, dichiara nulla la delibera adottata dall’assemblea di una srl con la quale sono stati approvati i bilanci al 31.12.2010, 31.12.2011 e 31.12.2012 ed annulla, inoltre, la delibera per la nomina dei liquidatori con conferimento dei relativi poteri e determinazione dei criteri in base ai quali svolgere la liquidazione.

Tardività delle impugnazioni – Decadenza

La società convenuta eccepisce l’intervenuta decadenza del potere di impugnare le delibere del 26.6.2013 (approvazione dei bilanci al 2010, 2011, 2012) e del 26.8.2013 (nomina dei liquidatori), per decorso del termine ex art.2479 ter c.c., non ritenendo applicabile, nel caso di specie, la sospensione feriale dei termini ex L.742/69.

Ai sensi dell’art. 2479 ter, 1° co., c.c. “le decisioni dei soci che non sono prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito, da ciascun amministratore e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci”.

Il Tribunale respinge tale eccezione seguendo l’orientamento di parte della giurisprudenza di merito che ritiene applicabile la disciplina della sospensione feriale dei termini anche in materia di impugnazione di delibere assembleari (v. Trib. Milano ord. 86706-1/14 ; Trib. Milano, sez. VIII, 9.10.2008, n. 11939, Trib. Catania 28.01.2010).

Violazione dei principi di verità e correttezza

Parte attrice denuncia la violazione dei principi di verità e correttezza degli impugnati bilanci per omessa indicazione dell’esatto ammontare dei debiti tributari.

Come previsto dall’orientamento giurisprudenziale, la violazione dei principi di verità e correttezza determina la nullità del bilancio poiché la delibera che lo approva presenta oggetto illecito ai sensi dell’art.2479 ter c.c. (v. Cass. 297/78 ; Cass. 5097/94 ; v. Trib. Roma 24.10.2016 secondo cui « La deliberazione di assemblea, di società di capitali, con la quale sia stato approvato un bilancio redatto in modo non conforme ai precetti normativi in materia di bilancio, è da ritenersi nulla per illiceità dell’oggetto, essendo tali disposizioni poste a tutela di interessi trascendenti i limiti della compagine sociale e riguardando anche i terzi, essendo essi altresì destinatari delle informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società, che il bilancio deve fornire con chiarezza, verità e precisione. Pertanto, un bilancio redatto in violazione dell’art. 2423, secondo comma, c.c. è, di per sé, illecito e costituisce quindi l’oggetto, illecito, della deliberazione assembleare che lo abbia approvato »).

Nello specifico, viene contestata l’errata indicazione dei debiti tributari, essendo quest’ultimi stati iscritti in bilancio solo per la quota dei tributi evasi, senza tener conto degli interessi e delle sanzioni.

Sulla base di tale contestazione, i bilanci al 2010, 2011 e 2012, approvati con la delibera assembleare impugnata, risultano nulli in quanto non sono stati rispettati i criteri previsti dalla legge e dai principi contabili che regolano l’iscrizione in bilancio dei debiti tributari.

Si ricorda che il principio contabile nazionale n.25 impone l’iscrizione dei debiti tributari al valore nominale, comprensivo di eventuali sanzioni ed interessi maturati ed esigibili alla data di riferimento del bilancio di esercizio.

Improponibilità della domanda ex art. 2434 bic c.c.

Altra eccezione proposta dalla convenuta riguarda l’improponibilità della domanda ai sensi dell’art. 2434 bis c.c. considerando che l’assemblea dei soci ha successivamente approvato i bilanci 2013, 2014 e 2015.

L’art. 2434 bis, 1° co., c.c. stabilisce che “le azioni previste dagli articoli 2377 e 2379 non possono essere proposte nei confronti delle deliberazioni di approvazione del bilancio dopo che è avvenuta l’approvazione del bilancio dell’esercizio successivo”.

Il Tribunale rigetta tale eccezione precisando come “il limite imposto dalla citata disposizione non può trovare applicazione nel caso di specie atteso che alla data di approvazione dei bilanci 2013, 2014 e 2015 la delibera di approvazione dei bilanci 2010, 2011 e 2012 era già stata impugnata dai soci (…)”.

Nullità della delibera per violazione dei doveri di correttezza e lealtà dell’amministratore

Nel caso in esame, la condotta dell’amministratore astrattamente conforme al dettato di legge, evidenzia in concreto una palese violazione dei doveri di correttezza e lealtà che devono essere alla base dell’agire dell’amministratore di una società.

Sulla base di quanto disposto dagli artt. 2484 e 2485 c.c., l’accertamento della causa di scioglimento e la decisione di porre in liquidazione la società compete all’amministratore e non all’assemblea dei soci, salvo che questa non vi abbia già provveduto. Spetta, inoltre, all’amministratore la convocazione dell’assemblea per la nomina dei liquidatori.

L’amministratore della società convenuta, inizialmente, ritiene opportuno rimettere all’assemblea la scelta di porre in liquidazione la società, convocando, a tal fine, apposita assemblea.

In tale occasione, non essendo stata depositata da parte dell’amministratore una situazione economico – patrimoniale aggiornata, l’assemblea viene aggiornata ad una data successiva in attesa che l’amministratore provveda al detto adempimento.

Nonostante il rinvio programmato, l’amministratore, valutando quanto accaduto nella prima assemblea come incapacità della stessa di funzionare e ricorrendo una delle ipotesi di scioglimento previste dalla legge (riduzione del capitale sociale di al di sotto del limite legale), pone autonomamente in liquidazione la società convocando l’assemblea per la nomina del liquidatore e l’individuazione dei poteri allo stesso spettanti e per la scelta delle modalità di liquidazione. Ciò, “senza tenere conto che l’assemblea, in realtà, era stata appositamente investita della relativa decisione e semplicemente rinviata a nuova data a causa della incompletezza delle informazioni per fatto dipendente dallo stesso amministratore”.

Il Tribunale, valutando i fatti sopra descritti, ritiene che “non è stata adottata alcuna iniziativa non per inerzia o incapacità di funzionamento dell’assemblea, ma a causa della mancata predisposizione da parte dell’amministratore di uno situazione patrimoniale aggiornata. (…) L’assemblea, quindi, era pienamente operante ed attiva tanto da avere sospeso ogni delibera in attesa di conoscere con esattezza la effettiva situazione patrimoniale della società”.

In conclusione, l’evidente violazione dei doveri di correttezza e lealtà posti a carico dell’ amministratore causa l’annullamento della delibera in commento (delibera di messa in liquidazione della società).

 

Cessione di quote: clausola compromissoria e clausola di prelazione

Cessione di quote: clausola compromissoria e clausola di prelazione

Clausola compromissoria

Ai sensi dell’art.808 c.p.c. “Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d’arbitrato. La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso ai sensi dell’articolo 807.

La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce; tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria.

Sentenza n. 2158/2018 pubbl. il 27/02/2018

La sentenza n. 2158/2018 del Tribunale di Milano pubbl. il 27/02/2018 RG n. 54275/2015 accogliendo la domanda di parte attrice condanna la convenuta al pagamento del prezzo di cessione delle quote di una S.r.l.

Parte convenuta, in virtù di una clausola arbitrale prevista nello statuto, propone l’eccezione d’incompetenza del giudice ordinario a conoscere la controversia.

La clausola compromissoria presente nello Statuto della s.r.l. demanda espressamente agli arbitri “le controversie aventi ad oggetto rapporti sociali, comprese quelle relative alla validità delle deliberazioni assembleari, promosse da o contro soci, da o contro la società, da o contro gli amministratori, da o contro i sindaci, da o contro i liquidatori”.

Il Tribunale ritiene tale eccezione infondata in quanto:

“la disciplina statutaria riguarda diritti e obblighi intercorrenti tra le parti in conseguenza della titolarità delle quote e in particolare viene ad investire vicende di cessione di quote solo per quanto rilevante ai fini di opponibilità dell’operazione nei confronti della società (tanto che è pacificamente esclusa in giurisprudenza anche una efficacia “reale” delle clausole di prelazione statutarie), laddove la presente controversia riguarda semplicemente l’esecuzione di obblighi nascenti da una ordinaria operazione di compravendita (sia pure di quote sociali) e così di profili che, nel caso di specie, attengono esclusivamente agli interessi privati delle parti contrapposte senza invece alcuna incidenza sull’assetto dei rapporti sociali regolati dallo Statuto”.

Per una maggiore comprensione degli argomenti sopra esposti, il Tribunale richiama un’ulteriore clausola dello Statuto che regolamenta l’esercizio del diritto di prelazione in caso di alienazione delle quote sociali per atto tra vivi.

Tale clausola precisa che “nell’ipotesi di trasferimento eseguito senza l’osservanza di quanto prescritto, l’acquirente non sarà legittimato all’esercizio del voto e degli altri diritti amministrativi, e non potrà alienare la partecipazione con effetto verso la società”.

Ne deriva che, tutte le controversie che possono sorgere fra soci in merito all’esercizio del diritto di prelazione rientrano nella competenza degli arbitri, mentre non attengono al rapporto gestorio le vicende riguardanti l’interpretazione e l’esecuzione del contratto di cessione di quote in forza del quale un socio cede la propria quota a favore di terzi. Tali vicende, di conseguenza, si sottraggono alla cognizione degli arbitri.

Riorganizzazione aziendale tra scissione parziale e disciplina delle società non operative

Riorganizzazione aziendale tra scissione parziale e disciplina delle società non operative.

L’Agenzia delle entrate affronta un caso di riorganizzazione aziendale tra scissione e disciplina delle società non operative rispondendo a un’istanza di interpello presentata da una immobiliare che, a causa di situazioni oggettive, non potrà conseguire il reddito mimino presunto dalla disciplina delle società non operative (risposta n. 68/2019) .

Il caso concreto

A seguito di un’operazione di doppia scissione parziale proporzionale, l’istante risulterà assegnataria del patrimonio immobiliare delle società (…), che la stessa concederà in locazione commerciale a queste ultime. Tuttavia, i canoni di locazione che la società istante intende praticare, pur essendo in linea con i valori risultanti dalla banca dati delle quotazioni immobiliari, non sono sufficienti al superamento del c.d. “test di operatività” di cui al citato articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

In particolare:

  • l’applicazione della disciplina in materia di società di comodo comporta la sottoposizione a tassazione di un reddito minimo presunto e limitazioni all’ utilizzo dell’eccedenza di credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale;
  • ai sensi del comma 4-bis dell’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, al verificarsi di situazioni oggettive che hanno determinato l’impossibilità di conseguire i ricavi, gli incrementi di rimanenze, i proventi e il reddito nelle misure minime previste dalla normativa, la società interessata può preventivamente interpellare l’Amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della Legge n. 212 del 2000;
  • la società istante non rientra in alcuna delle cause di esclusione automatica dalla disciplina in esame previste dall’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, né nelle ipotesi di disapplicazione della stessa;
  • gli immobili in corso di costruzione, iscritti in un’apposita sottovoce dell’attivo, così come quelli in fase di ristrutturazione e/o restauro, non suscettibili di produrre ricavi e proventi, sono automaticamente esclusi dall’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994;
  • gli ultimi risultati disponibili, registrati nella banca dati delle quotazioni immobiliari (OMI) relativi all’anno 2017 – Semestre 2 per la fascia/zona di ubicazione degli immobili in questione, evidenziano valori di locazione Euro/mq/mese, relativamente allo stato di conservazione, inferiori all’ammontare di ricavi che l’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994 prevede per gli asset immobiliari, così come individuati dal comma 1 dell’articolo citato, in base ai valori storici lordi che verranno assegnati alla data di effetto dell’operazione di doppia scissione;
  • sia le società conduttrici (le scisse) che la società locatrice (la beneficiaria) sono soggette all’attività di direzione e coordinamento da parte della società controllante;

Soluzione

Qualora le quotazioni OMI relative agli anni  non si discostino da quelle riportate nella presente istanza, sulla base delle dichiarazioni e delle affermazioni dell’istante, nonché dell’analisi del contenuto dell’istanza di interpello e dei suoi allegati e della documentazione integrativa, sinteticamente riportate nell’esposizione del quesito, la scrivente fornisce parere positivo per il periodo d’imposta 2019 alla disapplicazione dell’articolo 30 della legge n. 724 del 1994.