Reati di omesso versamento d’imposta

Reati di omesso versamento d’imposta

Proseguiamo, con questo articolo, la partnership con lo Studio legale Orabona | Avvocati penalisti, con l’intento di sensibilizzare imprenditori e manager su rischi e sanzioni penali in cui può incorrere chi fa impresa. Questa è solo la prima di una serie di collaborazioni che annunceremo nei prossimi mesi il cui obiettivo è fornire ai nostri clienti strumenti sempre più strutturati e completi a supporto del loro sviluppo imprenditoriale, pur salvaguardando il nostro essere boutique.

Lo Studio Legale Orabona possiede una specifica competenza in tutti i rami del diritto penale dell’economia, tra cui, il diritto penale societario, fallimentare e tributario, le incriminazioni a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, i reati finanziari, bancari e contro il patrimonio, le violazioni alla disciplina urbanistica ed ambientale.

Disciplina in sede penale dei reati di omesso versamento d’imposta

Il D.lgs. n. 74/2000 in materia di reati tributari annovera tra le ipotesi penalmente rilevanti l’omesso versamento delle ritenute d’acconto e dell’I.V.A. dichiarata a debito dal contribuente – quali fattispecie incriminatrici rispettivamente previste dagli articoli 10 bis e 10 ter dello stesso Decreto Legislativo -.

Art. 10 bis D.lgs. n. 74/2000 “omesso versamento di ritenute dovute o certificate. Soglia di punibilità: ammontare superiore ad euro 150.000,00 per ciascun periodo di imposta.
La norma punisce chiunque, entro i termini previsti per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta, non versa le ritenute dovute sulla base della medesima dichiarazione o risultanti dalle certificazioni delle ritenute  rilasciate ai sostituiti.

 

Pena prevista: da sei mesi a due anni di reclusione.

L’art. 10 bis non era incluso nell’originaria disciplina del D.lgs. 74/2000, essendo stato successivamente introdotto dall’art. 414 della Legge 30 dicembre 2004 n. 311 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” – al fine di fornire un’adeguata risposta sanzionatoria rispetto al crescente fenomeno dell’omesso versamento da parte del contribuente delle ritenute d’acconto operate quale sostituto d’imposta -.

Inizialmente la disposizione in esame prevedeva, quale fattispecie penalmente rilevante, l’omesso versamento da parte del contribuente delle ritenute d’acconto operate quale sostituto d’imposta e, quale soglia di punibilità idonea ad integrare il reato, l’omesso versamento dell’importo dichiarato a debito se superiore ad euro 50.000,00, per ciascun periodo di imposta.

Il D.lgs. 22 settembre 2015 n. 158, entrato in vigore il 22 ottobre 2015, introducendo una revisione al sistema sanzionatorio dei reati tributari, ha modificato l’art. 10 bis del D.lgs. 74/2000 nella sua attuale formulazione. Ad oggi, l’omesso versamento delle ritenute d’acconto da parte del contribuente è integrato per il mancato versamento all’Erario delle ritenute dichiarate a debito nella medesima dichiarazione di sostituto d’imposta, ovvero, qualora risultanti dalle certificazioni delle ritenute rilasciate ai sostituiti, per un ammontare superiore ad euro 150.000,00 in ragione d’anno.

Successivamente, il D.L. 26 ottobre 2019 n. 124, convertito in Legge 19 dicembre 2019 n.157, che ha dettato misure urgenti in materia fiscale, aveva previsto per l’art. 10 bis del citato D.lgs. 74/2000 l’abbattimento della soglia di punibilità ad euro 100.000,00 per ciascuno periodo di imposta.

Tuttavia, tale modifica non è stata approvata e, pertanto, si è ripristinato il testo dell’art. 10 bis D. Lvo n. 74/2000 dell’ottobre 2015 – ad oggi in vigore -.

L’omesso versamento penalmente rilevante è dunque quello relativo alle ritenute d’acconto certificate dal contribuente o dichiarate in seno alla dichiarazione annuale di sostituto d’imposta.

A titolo esemplificativo, ai fini dell’integrazione del reato previsto dall’art. 10 bis D.lgs. 74/2000 è necessaria l’erogazione da parte del datore di lavoro delle somme dalle quali deriva l’obbligo di effettuare le ritenute derivanti dalla dichiarazione annuale o dalle certificazioni di sostituto d’imposta, ivi compreso il superamento della soglia di punibilità prevista dalla norma; di talchè una condotta omissiva sotto soglia comporta una pronuncia assolutoria per insussistenza del fatto (Cass. Pen., Sez. III, 13.03.2020, n.9963).

 

Art. 10 ter D.lgs. 74/2000

omesso versamento IVA

Soglia di punibilità: ammontare superiore ad euro 250.00,00 per ciascun periodo di imposta.
La norma punisce l’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine previsto per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.

 

Pena prevista: da sei mesi a due anni di reclusione.

 

L’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto I.V.A. è invece stato introdotto nel novero dei reati tributari dal D.L. 4 luglio 2006 n. 223, convertito in Legge 248/2006, recante norme di contrasto all’evasione fiscale, il quale prevedeva inizialmente, quale soglia di punibilità per l’integrazione del reato, la mancata rifusione alle casse erariali di un ammontare superiore ad Euro 50.000,00, dell’Iva dovuta e dichiarata dal contribuente a debito per ciascun periodo di imposta, entro il termine previsto per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.

Il D.lgs. 22 settembre 2015 n. 158, entrato in vigore il 22 ottobre 2015, ha apportato modifiche all’art. 10 ter del D.lgs. n. 74/2000, estendendo la portata della soglia di punibilità per l’integrazione del reato ad un importo superiore ad Euro 250.000,00, in relazione a ciascun periodo di imposta. Il D.L. 26 ottobre 2019 n. 124, convertito in Legge 19 dicembre 2019 n.157, aveva altrettanto previsto l’abbattimento della soglia di punibilità ad inferiori Euro 150.000,00 di I.V.A. dichiara a debito dal contribuente, riduzione, questa, che tuttavia non è stata confermata in sede di approvazione definitiva del testo di Legge. Pertanto, il disposto di cui all’art. 10 ter D. Lvo n. 74/2000 attualmente in vigore è quello introdotto nel settembre 2015.

In tema di omesso versamento dell’I.V.A. la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha escluso che la crisi di liquidità del contribuente, vuoi imprenditore vuoi società, possa di per sé sola rappresentare una causa esimente idonea ad elidere la penale responsabilità rispetto al reato previsto dall’art. 10 ter D.Lvo n. 74/2000, ritenendo che per l’invocazione dell’esimente della c.d. “forza maggiore” il contribuente debba dare dimostrazione di aver fatto tutto quanto in proprio potere per mantenere una condotta conforme alla legge, dovendo derivare il mancato pagamento dell’imposta sul valore aggiunto da circostanze impreviste ed imprevedibili del tutto avulse dalla volontà dello stesso contribuente (tra le altre: Cass. Pen., 11.12.2019, n. 50007; cfr. Cass. pen. 13.11.2018, n.13906; Cass. Pen., Sez.V, 3.04.2017, n.23026).

Art. 2, comma 1 bis, Decreto Legge 12 settembre 1983 n.463, convertito in Legge 11 novembre 1983 n. 638.

 

Soglia di punibilità: ammontare superiore ad euro 10.000 annui.

Pena prevista: fino a tre anni di reclusione e multa fino ad euro 1.032,00.

La norma punisce l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali trattenute dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei propri dipendenti.

Il datore di lavoro non è punibile, né soggetto alla sanzione amministrativa, se provvede al pagamento delle ritenute previdenziali o assistenziali entro il termine di tre mesi dalla contestazione dell’omissione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento dell’inadempimento.

 

Se l’importo delle ritenute omesse è inferiore ad euro 10.000 annui è prevista l’applicazione della sola sanzione amministrativa pecuniaria tra Euro 10.000,00 ed Euro 50.000,00.

 

 

Il reato in commento è un c.d. “reato proprio”, in quanto può essere commesso solo dal datore di lavoro, persona fisica o società; è caratterizzato dalla consapevole e volontaria scelta di omettere il versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, vendendo a consumazione alla scadenza del termine mensile previsto dalla legge per il versamento delle trattenute operate se di ammontare superiore ad Euro 10.000.00 in ragione d’anno. Anche in relazione a tale fattispecie, la giurisprudenza penale di legittimità ha precisato che la crisi economica del datore di lavoro possa essere invocata quale causa di esclusione della responsabilità solo se il reo fornisca la prova dell’impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità attraverso il ricorso a misure alternative idonee, quali il reperimento di finanziamenti o della liquidità necessaria per assolvere ai propri obblighi contributivi (Cass. Pen. Sez. III, 13.03.2019 n. 36278).

Ai fini dell’integrazione del reato in commento e del superamento della soglia di punibilità pari ad Euro 10.000.00, la Suprema Corte di cassazione ha statuito come il mancato versamento delle ritenute assistenziali o previdenziali possa configurarsi anche attraverso una pluralità di omissioni, compiute nel periodo annuale di riferimento, le quali, singolarmente considerate, potrebbero di per sé anche non costituire reato, derivando la natura istantanea o di durata di tale fattispecie, poiché configurabile a fronte di omissioni di versamento per importi superiori ad Euro 10.000,00 ove complessivamente intervenute entro l’anno in contestazione (Cass. pen., Sez. III, 18/07/2017, n. 56432

Da ultimo, e diversamente dai reati in commento, si rileva come le ipotesi di omesso versamento da parte del contribuente delle imposte dirette o sulle attività produttive, ovvero, I.R.P.E.F. (imposta sul reddito delle persone fisiche), I.R.E.S. (imposta sul reddito della società) ed I.R.A.P. (imposta regionale sulle attività produttive), non costituiscano fatti previsti dalla legge come reato ai sensi della vigente legislazione penale, essendo unicamente soggette all’applicazione di sanzioni amministrative tipicamente pecuniarie previste dalle disposizioni di cui al D.lgs. n. 471/1997.

Avv. Alessandra Capalbo

Studio Legale Orabona | Avvocati penalisti

Work for equity

Work for equity

Guida all’uso del work for equity, strumenti di incentivazione e remunerazione di consulenti di startup innovative

Brevi cenni sull’agevolazione fiscale prevista a favore delle Startup e PMI innovative che riguarda i compensi spettanti ai collaboratori e consulenti dei Soggetti beneficiari che, in assenza di un vincolo di subordinazione, prestano a favore degli stessi opere o servizi

Possono beneficiare della disposizione in oggetto i consulenti, i professionisti e, in generale, i fornitori di opere e servizi delle startup diversi dai lavoratori dipendenti e dai collaboratori continuativi delle stesse.

Work for equity e tassazione

L’assegnazione di azioni, quote o strumenti finanziari nel contesto del work for equity è esente da imposte e non concorre alla formazione del reddito imponibile del percettore, né al momento dell’ultimazione dell’opera o del servizio né al momento della effettiva emissione di tali azioni, quote o strumenti finanziari.

Non sono previste limitazioni alla successiva cessione dei titoli e strumenti finanziari attribuiti nel contesto del work for equity da parte dei beneficiari. La cessione di tali strumenti alla stessa startup emittente, pertanto, non comporterebbe la decadenza dal regime di agevolazione.

In ogni caso, eventuali plusvalenze generate su tali atti di cessione a titolo oneroso saranno normalmente assoggettate a tassazione in capo al soggetto alienante al momento della cessione.

Resta ferma l’applicazione dell’IVA sulla relativa prestazione, se dovuta e, pertanto, in questi casi, il prestatore del servizio sarà comunque tenuto ad emettere regolare fattura.

Work for equity e statuto

Lo statuto dei Soggetti abilitati deve prevedere la possibilità di adottare politiche di work for equity e, specificatamente, la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi a fronte dell’apporto di opere o servizi.

A tale riguardo si segnala che il work for equity potrebbe non essere applicabile dalle società a responsabilità limitata cd. “semplificate”, previste dall’art. 2463 bis cod. civ., nonché da quelle a capitale ridotto (art. 2463, commi 4 e 5, cod. civ.), per le quali è prevista l’adozione di uno statuto standard che, non prevedendo la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi, potrebbe escludere l’applicabilità del work for equity.

Perizia di stima

A tutela dei beneficiari del work for equity i soggetti abilitati dovrebbero predisporre una perizia di stima, redatta da parte di un esperto nominato dalle parti, al fine di valorizzare economicamente le prestazioni d’opera o i servizi resi da amministratori, dipendenti e fornitori terzi quali apporto verso quote o strumenti finanziari partecipativi.

Polizza fidejussoria

Gli apporti di prestazioni e servizi resi a fronte di quote attribuite dai Soggetti abilitati costituiti sotto forma di s.r.l. con un aumento di capitale a pagamento devono essere garantiti da apposite polizze fideiussorie o fideiussioni bancarie a carico dei soggetti che sono apportatori delle stesse analogamente a quanto avviene nelle s.r.l. ordinarie. Tali garanzie possono essere sostituite, qualora l’atto costitutivo lo preveda, dal versamento a titolo di cauzione del corrispondente importo in denaro. Nelle s.p.a. ordinarie le prestazioni d’opera ed i servizi non possono essere oggetto di conferimento.

Per approfondire

Guida all’uso dei piani azionari e del work for equity, strumenti di incentivazione e remunerazione di personale e consulenti di startup innovative e incubatori certificati

Modello commentato di piano di incentivazione in equity per la startup innovativa e l’incubatore certificato

Guida al visto di conformità

Guida al visto di conformità

Il Memorandum della Direzione regionale del Molise, aggiornato con le novità normative, offre ai professionisti un valido supporto

È consultabile la versione aggiornata della guida dal titolo “Visto di conformità Memorandum ad uso dei professionisti”.

La guida, anche con gli ultimi aggiornamenti riguardanti l’opzione della cessione del credito d’imposta o lo sconto in fattura di cui agli articoli 119 e 121 del Decreto rilancio, è stata concepita allo scopo di offrire un quadro sistematico di tutta la materia riguardante i visti di conformità.
Dalla sua consultazione il professionista può ottenere informazioni che spaziano dalle attività preliminari da porre in essere per essere ammesso al rilascio dei visti, alle responsabilità in cui potrebbe incorrere in caso di irregolare gestione di questa attività.
Inoltre, una sezione della guida è dedicata anche alle società di assicurazione. Queste ultime possono trovare utili suggerimenti per la predisposizione delle polizze da sottoporre ai professionisti che operano nel settore.

Nel manuale sono riportati anche gli indirizzi Pec di tutte le Direzioni regionali a cui inviare le comunicazioni, i percorsi per accedere ai link dedicati presenti nel sito internet dell’Agenzia delle entrate, la necessaria modulistica da utilizzare per le comunicazioni afferenti la materia ed infine, per ogni approfondimento, la normativa e la prassi riguardante gli argomenti trattati.

Per approfondire

È consultabile la versione aggiornata della guida dal titolo “Visto di conformità Memorandum ad uso dei professionisti”.

Continuità aziendale

Continuità aziendale

Proviamo a farci qualche domanda!

Lunedì prossimo insieme a Simona Bonomelli proveremo a farci qualche domanda sulla continuità aziendale. Sarà un modo un po’ diverso di affrontare un argomento complesso. Un incontro destinato ad imprenditori oltre che ai professionisti in cui racconteremo le nostre esperienze attraverso la lente delle best practice professionali.

Webinar: Continuità aziendale, proviamo a farci qualche domanda!

Partendo dall’analisi dei principi contabili e di revisione sulla continuità aziendale proveremo ad individuare le domande che Professionisti ed Imprenditori si trovano a porsi. Definendo così una check list per la buona gestione aziendale ancor più utile in periodi caratterizzati da estrema incertezza come l’attuale.

Continuità aziendale - Proviamo a farci qualche domanda!

PROGRAMMA

  • Il professionista tra indipendenza e scetticismo.
  • Adeguati assetti organizzativi e il piano di impresa.
  • Il principio di revisione n. 570, le domande da porsi e breve analisi della giurisprudenza.
  • Le difficoltà nel fare previsioni a fronte dell’emergenza sanitaria Covid-19.
  • La verifica della continuità aziendale nel Bilancio ai sensi dell’OIC 11.
  • Deroga alla prospettiva della continuità aziendale (Covid-19), corretta informativa in nota. integrativa e relazione sulla gestione anche ai sensi del documento interpretativo n. 8 della Fondazione OIC.

Per iscriversi

Link di iscrizione: http://bluenext.mailmnsa.com/nl/itworking_newshtml_5818.mn

Sospensione degli ammortamenti e disciplina delle perdite

Sospensione degli ammortamenti e disciplina delle perdite

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti nel documento “ La sospensione degli ammortamenti ai sensi del decreto “Agosto” e la disciplina delle perdite ai sensi del decreto “Liquidità” esamina gli aspetti di maggior interesse sotto un profilo pratico e operativo di alcune disposizioni introdotte dal d.l. n. 14 agosto 2020 n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020 n. 126 (c.d. Decreto “Agosto”) e dal d.l. 8 aprile 2020 n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020, n. 40 (c.d. Decreto “Liquidità”).

La sospensione degli ammortamenti ai sensi del decreto “Agosto”

Nella prima parte del documento sono definiti i principali ambiti dell’art. 60, commi 7-bis – 7-quinquies del Decreto “Agosto” che, come è noto, offre la possibilità, alle società che redigono i bilanci secondo le disposizioni codicistiche (“OIC adopter”) di sospendere, per l’anno 2020, il processo di ammortamento in risposta agli effetti economici negativi prodotti dall’evento pandemico Covid-19.

In tal modo, le società hanno la possibilità, e non l’obbligo, di “non effettuare fino al 100 per cento dell’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali, mantenendo il loro valore di iscrizione, così come risultante dall’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato”.

Il legislatore richiede alle società che fanno uso della deroga di destinare, secondo un ordine predefinito, un importo corrispondente alla quota di ammortamento “sospesa” ad una riserva indisponibile. La nota integrativa, oltre a evidenziare l’adozione della deroga, fornisce informazioni in merito all’iscrizione e all’importo della riserva indisponibile “indicandone l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’esercizio”.

Il contributo, dopo aver affrontato taluni aspetti operativi e contabili, tenuto conto anche delle indicazioni contenute nel Bozza di Documento Interpretativo n. 9 dell’OIC, “Disposizioni transitorie in materia di principi di redazione del bilancio – sospensione ammortamenti”, riporta alcuni esempi ed esemplificazioni sull’adozione della norma, analizzando anche la formazione della correlata riserva indisponibile.

La disciplina delle perdite ai sensi del decreto “Liquidità”

La seconda parte del documento è incentrata sull’analisi della disciplina della riduzione del capitale per perdite recata dall’art. 6 del Decreto “Liquidità”, recentemente novellato dalla Legge di bilancio per il 2021. Come è noto, per le perdite emerse nell’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2020, l’art. 6 del Decreto “Liquidità” prevede la disapplicazione degli artt. 2446, secondo e terzo comma, 2447, 2482-bis, quarto, quinto e sesto comma, e 2482-ter c.c. e l’inoperatività della causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, numero 4), e 2545-duodecies c.c..

Pertanto, il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo, stabilito dagli artt. 2446, secondo comma, e 2482-bis, quarto comma, c.c., è posticipato al quinto esercizio successivo; solo in occasione dell’approvazione del bilancio di questo esercizio (il quinto dall’emersione della perdita) l’assemblea deve necessariamente ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate, qualora la perdita non sia stata riassorbita entro i richiamati limiti.

Anche le regole enunciate negli artt. 2447 e 2482-ter c.c., applicabili nei casi in cui, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo legale, sono temporaneamente sospese. Gli obblighi di riduzione e contestuale reintegrazione del capitale, ovvero, in alternativa, di trasformazione della società, possono non essere assunti per i cinque esercizi successivi a quello in cui le perdite siano emerse.

Obblighi informativi di amministratori e sindaci

Unitamente all’esame della disciplina e delle problematiche correlate, il documento ha rappresentato l’occasione per rivolgere ad amministratori e sindaci alcune indicazioni operative in prossimità della chiusura dei bilanci relativi all’esercizio 2020:

occorre evidenziare, infatti, che l’art. 6 del Decreto “Liquidità” non sospende quanto disposto nell’art. 2446, primo comma c.c., o nell’art. 2482-bis, primo, secondo e terzo comma, c.c. e che, per tal motivo, gli organi di amministrazione e controllo rimangono destinatari di specifici obblighi informativi.

Per approfondire

La sospensione degli ammortamenti ai sensi del decreto “Agosto” e la disciplina delle perdite ai sensi del decreto “Liquidità”

Bandi EIT per startup e PMI innovative

Bandi EIT per startup e PMI innovative

L’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) è un organismo dell’UE creato dall’Unione europea nel 2008 per rafforzare la capacità dell’Europa di innovare. L’EIT è parte integrante di  Horizon 2020 , il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

Supporta lo sviluppo di partenariati europei dinamici e a lungo termine tra aziende leader, laboratori di ricerca e istruzione superiore. Queste partnership sono chiamate comunità dell’innovazione e ognuna è dedicata alla ricerca di soluzioni a una specifica sfida globale, dal cambiamento climatico e l’energia sostenibile alla vita sana e al cibo.

Riunendo più di 1 500 partner, l’EIT è la più grande rete di innovazione europea; collega i punti. Aiutiamo gli innovatori e gli imprenditori di tutta Europa a trasformare le loro migliori idee in prodotti, servizi, posti di lavoro e crescita. Questo è fondamentale per adempiere alla missione dell’EIT: creare posti di lavoro e offrire opportunità di crescita economica sostenibile per l’Europa.

Insieme ai principali partner, la comunità EIT offre un’ampia gamma di attività di innovazione e imprenditorialità: corsi di formazione che combinano competenze tecniche e imprenditoriali, creazione di imprese su misura e servizi di accelerazione e progetti di ricerca basati sull’innovazione . Questo porta nuove idee e soluzioni sul mercato, trasforma gli studenti in imprenditori e, soprattutto, offre innovazione.

Per approfondire

Selezione delle attività e delle risorse comunitarie in corso per rispondere alla pandemia.

Opportunità per partecipare all’educazione all’imprenditorialità, alla creazione e accelerazione di imprese, all’innovazione, all’EIT RIS, alla sensibilizzazione globale e alle attività di coinvolgimento dei cittadini gestite dalle comunità della conoscenza e dell’innovazione dell’EIT

Linee guida visto su informativa finanziaria aziendale

Linee guida visto su informativa finanziaria aziendale

Linee Guida per il rilascio del visto di conformità e del visto di congruità sull’informativa finanziaria aziendale da parte dei Commercialisti

Con l’approvazione, il 29 maggio 2020, della versione finale del documento EBA (European Banking Autority) denominato “Guidelines on loan origination and monitoring” (LOM), giunge a compimento un lungo ed articolato processo di armonizzazione e adeguamento della normativa europea in materia di valutazione del merito creditizio, concessione e gestione dei crediti (sia in bonis che deteriorati) e
monitoraggio del rischio di credito.

Adeguati “assetti amministrativi, organizzativi e contabili”

Le imprese, in particolare quelle costituite sotto forma di società di capitale, sono tenute ad adottare, pur nel rispetto del principio di proporzionalità richiamato dall’art. 2086 del Codice civile, adeguati “assetti amministrativi, organizzativi e contabili”.
Questi ultimi, sul piano operativo, non potranno che tradursi in modelli di risk governance (corporate governance, controlli interni e gestione proattiva dei rischi) in grado di assicurare alle varie categorie di stakeholders(fornitori, dipendenti, clienti, banche ed erario, in particolare) la necessaria trasparenza ed affidabilità dell’informazione finanziaria aziendale, storica, corrente e prospettica.
Il tutto secondo un approccio, metodologie e metriche non più esclusivamente basate su set di dati storici o derivanti da mere estrapolazioni puntuali di dati storici, ma strutturate su analisi e valutazioni di tipo risk-based. Ciò comporterà l’utilizzo di modelli statistici basati sull’analisi degli scostamenti tra i valori-obiettivo (o attesi) e quelli “probabilisticamente” realizzabili sulla base di diversi scenari ipotizzati
(c.d. forward-looking approach).

Stakeholder model

Cambia, quindi, radicalmente il modello economico aziendale di riferimento: dal tradizionale shareholder model basato sul primato dei portatori di capitale di rischio e sulla insindacabilità della corporate judgmental rule si passa, in modo drastico e inderogabile, a uno stakeholder model basato sulla prevalente tutela delle terze parti portatrici di interessi presenti all’interno ed all’esterno dell’ambito aziendale.

Capacità imprenditoriale

Il focus diventa la capacità imprenditoriale di bilanciare la legittima e necessaria assunzione del rischio d’impresa con l’altrettanto legittima aspettativa dei terzi di vedere tutelati i loro interessi in termini di diritti e prerogative.
In questo contesto nasce la necessità di assicurare ai terzi, da parte di professionisti neutrali e indipendenti, un’informativa aziendale affidabile, significativa, completa e tempestiva, che costituisca un’imprescindibile premessa all’assunzione di decisioni che coinvolgano interessi economici e valutazione di rischi.

Linee guida visto di conformità e di congruità

Il CNDCEC, in ottemperanza del ruolo affidato dal legislatore agli iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e, in particolare, all’attribuzione agli stessi della verificazione in merito all’attendibilità dei bilanci e ogni altro documento contabile delle imprese contenute all’art. 1, comma secondo, lettera d) del D.Lgs. 139/2005, intende disciplinare con le presenti Linee Guida il processo operativo ritenuto necessario per il rilascio di un visto di conformità per l’informativa finanziaria storica e corrente (backward-looking information) e di congruità per quella prospettica (forward-looking information), in conformità con la normativa di vigilanza bancaria in precedenza richiamata.

Per approfondire

Linee Guida per il rilascio del visto di conformità e del visto di congruità sull’informativa finanziaria aziendale da parte dei Commercialisti

Finalmente incentivi startup 50%

Finalmente incentivi startup 50%

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto attuativo

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dello Sviluppo economico che, di concerto con il Ministero dell’Economia, definisce le modalità di attuazione del nuovo incentivo per le persone fisiche che investono in startup e PMI innovative.

Agevolazione fiscale

L’agevolazione fiscale, introdotta dal decreto Rilancio, è pari al 50% dell’investimento effettuato nelle startup innovative (investimento agevolabile fino ad un massimo di 100 mila euro, per ciascun periodo di imposta) e nelle PMI innovative (fino ad un massimo di 300 mila euro, oltre tale limite, sulla parte eccedente l’investitore può detrarre il 30% in ciascun periodo d’imposta), nei limiti delle soglie fissate dal regime “de minimis”.

L’investimento, che può essere effettuato direttamente o anche indirettamente attraverso fondi comuni (Oicr), deve essere mantenuto per almeno 3 anni.

Presentazione della domanda

La presentazione della domanda, la registrazione e la verifica dell’aiuto “de minimis” sarà effettuata esclusivamente tramite la piattaforma informatica in corso di predisposizione dal MiSE.

Sono ammessi tutti gli investimenti già effettuati nel corso dell’anno 2020 e fino all’operatività della piattaforma: l’impresa beneficiaria può presentare domanda nel periodo compreso tra il primo marzo e il 30 aprile 2021.

A regime gli investimenti dovranno essere effettuati solo dopo la presentazione della domanda.

Per maggiori informazioni

Decreto (gazzettaufficiale.it)

Profili penalistici per crediti ricerca e sviluppo inesistenti

Profili penalistici crediti ricerca e sviluppo inesistenti

Inauguriamo, con questo primo articolo, la partnership con lo Studio legale Orabona | Avvocati penalisti, con l’intento di sensibilizzare imprenditori e manager su rischi e sanzioni penali in cui può incorrere chi fa impresa. Questa è solo la prima di una serie di collaborazioni che annunceremo nei prossimi mesi il cui obiettivo è fornire ai nostri clienti strumenti sempre più strutturati e completi a supporto del loro sviluppo imprenditoriale, pur salvaguardando il nostro essere boutique.

Lo Studio Legale Orabona possiede una specifica competenza in tutti i rami del diritto penale dell’economia, tra cui, il diritto penale societario, fallimentare e tributario, le incriminazioni a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, i reati finanziari, bancari e contro il patrimonio, le violazioni alla disciplina urbanistica ed ambientale.

Alcune premesse di ordine generale sulla Circolare 31/e del 2020.

La Circolare n.31/E del 202 ha fornito precise indicazioni in merito alla gestione degli interpelli che involgono anche questioni di carattere tecnico di competenza di Amministrazioni diverse dalla Agenzia delle Entrate e che, come tali, presuppongono un previo coordinamento con altre Amministrazioni il cui parere tecnico è un requisito indefettibile per l’applicazione di una determinata disciplina fiscale.

Sul punto, la Circolare in oggetto ha ridefinito le modalità di gestione delle istanze di interpello, precisando come spetti all’Agenzia delle Entrate verificare se sussistano o meno i presupposti necessari per l’ammissione al beneficio da parte del contribuente.

Invero, nel caso in cui – a seguito dei predetti controlli – si accerti che le attività e/o spese sostenute non siano ammissibili al credito d’imposta (ricerca e sviluppo), si configurerà un credito inesistente per mancanza, totale o parziale, del requisito costitutivo e non un credito non spettante, con la conseguenza che il relativo atto di recupero dovrà essere notificato entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello dell’utilizzo del credito in compensazione.

Profili penalistici sottesi alla Circolare 31/E 2020.

Occorre inoltre evidenziare in questa sede come la disciplina contenuta nella Circolare 31/E 2020 possa assumere rilievo in ambito penale/tributario sotto il profilo del sistema delle indebite compensazioni sia di crediti inesistenti, sia di crediti non spettanti – fattispecie entrambe disciplinate dall’art. 10 quater del D.lgs. 74/2000 -.

In particolare, il primo comma della norma in esame punisce con la pena della reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi le somme dovute utilizzando in compensazione – ai sensi del D. Lvo 241/1997 art. 17 – crediti non spettanti per un importo superiore ad € 50.000,00.

Inoltre, il comma 2 della medesima fattispecie incriminatrice punisce con la pena della reclusione da un anno e sei mesi a 6 anni chiunque non versi le somme dovute, utilizzando in compensazione, sempre ai sensi del citato D. Lvo 241/1997 art. 17, crediti inesistenti per un importo superiore ad € 50.000,00.

Ne consegue come per il legislatore l’indebita compensazione attuata mediante l’utilizzo di crediti inesistenti sia caratterizzata da un maggior disvalore sociale – cui, pertanto, attribuisce una sanzione penale più elevata -.

La fattispecie di cui all’art.10 quater D.lgs. 74/2000 rientra altresì tra i reati tributari c.d. presupposto della responsabilità amministrativa delle società prevista da D. Lvo 231/2001. Invero, l’art. 25 quinquiesdecies comma 1 bis del citato decreto prevede nel caso di indebita compensazione, commessa nell’ambito di sistemi fraudolenti transazionali e finalizzata ad evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore di dieci milioni di euro, una sanzione pecuniaria a carico dell’Ente o della società fino a quattrocento quote, aumentata di un terzo nel caso di conseguimento da parte dell’ente di un profitto di rilevante entità.

Senza sottacere come, la condanna per il reato di indebita compensazione previsto all’art. 10 quater D.lvo 74/2000 comporti sempre la confisca – che segue al sequestro – diretta o per equivalente dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato e, vieppiù, anche nel caso di sentenza di applicazione della pena su richiesta (c.d. “patteggiamento”).

Alla luce di quanto sopra esposto, appare dunque evidente come un ruolo di primaria importanza nella prevenzione dei reati di indebita compensazione dovrà essere esercitato dagli organi istituzionalmente preposti al controllo delle società, ovvero, dagli amministratori, collegio sindacale, revisori ed ODV, organo, quest’ultimo, deputato all’attività di controllo, attuazione, gestione ed aggiornamento periodico del Modello Organizzativo ex D. Lvo 231/2001.

Avv. Alessandra Capalbo

Studio Legale Orabona | Avvocati penalisti

Sanzioni credito di imposta R&S

Sanzioni credito di imposta R&S

Sanzioni amministrative e penali in caso di utilizzo di un credito di imposta R&S inesistente

Le risorse di un’impresa industriale (personale, mezzi e risorse finanziarie), che vengono dedicate allo studio di innovazione tecnologica da utilizzare per migliorare i propri prodotti, crearne di nuovi, o migliorare i processi di produzione, sono oggetto di diversi interventi agevolativi da parte dello Stato attraverso crediti di imposta, particolare rilevanza in questo assume il credito di imposta Ricerca e sviluppo. E’ importante che l’imprenditore sia a conoscenza del rischio che può nascondersi dietro bonus particolarmente allettanti se non correttamente interpretati.

Sanzioni credito di imposta R&S ed i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate (Circolare 31/e del 2020)

Sono giunte diverse richieste di chiarimento all’Agenzia delle Entrate in ordine alle modalità ed ai tempi per l’esercizio delle attività di accertamento, in seno alle quali sono operati i controlli finalizzati a verificare la sussistenza delle condizioni di spettanza, tra l’altro, del credito d’imposta di cui dell’articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (cd. credito d’imposta ricerca e sviluppo) e la corretta applicazione della relativa disciplina.

Al riguardo giova preliminarmente precisare che le disposizioni di attuazione della disciplina sono contenute nel Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27 maggio 2015 – recante «Attuazione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo».

In particolare, nell’articolo 8 del citato decreto attuativo è disposto che

«l’Agenzia delle entrate effettua controlli finalizzati a verificare la sussistenza delle condizioni di accesso al beneficio, la conformità delle attività e dei costi di ricerca e sviluppo effettuati a quanto previsto dal presente decreto».

Conseguenze in caso di sostenimento di attività/costi non ammissibili al credito di imposta

Qualora a seguito dei summenzionati controlli sia accertato che le attività/spese sostenute non siano ammissibili al credito d’imposta ricerca e sviluppo si configura un’ipotesi di utilizzo di un credito «inesistente per carenza totale o parziale del presupposto costitutivo ed il relativo atto di recupero dovrà essere notificato entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo in compensazione, non rilevando ai fini della violazione sopra richiamata la mera esposizione del credito in dichiarazione annuale.

Ad esempio, qualora il controllo verta sull’esistenza del credito d’imposta maturato nel periodo d’imposta 2015, indicato nella dichiarazione presentata nel 2016 e utilizzato in compensazione nel corso del 2017, gli Uffici potranno procedere alle operazioni di verifica entro l’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo in compensazione, e, qualora riscontrino che il credito utilizzato è “inesistente” per mancanza dei presupposti costitutivi, dovranno notificare l’atto di recupero entro il 31 dicembre 2025.

Sanzioni

Nelle ipotesi di contestazione di crediti inesistenti trova applicazione la sanzione di cui all’articolo 13, comma 5, del decreto legislativo n. 471 del 1997 secondo cui «Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute è applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi. Per le sanzioni previste nel presente comma, in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Si intende inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633»

Per approfondire 

Scarica la Circolare 31/e del 23/12/2020

Dottrina: Interpelli sui crediti agevolativi e ruolo delle competenze tecniche