Il recesso del socio di S.r.l.

Il recesso del socio ai sensi dell’art. 2473 c.c., la valutazione delle partecipazioni e le massime del Notariato

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il recesso del socio è tema particolarmente complesso e delicato nella vita di una società. Il socio di S.r.l. può recedere dalla società nei casi espressamente previsti per legge o nell’atto costitutivo. Nel presente articolo si provvede ad analizzare quanto previsto dalla normativa in vigore con l’ausilio delle massime del Notariato milanese e del Notariato del triveneto.

Riferimenti normativi

  • Notariato milanese, massima n. 74;
  • Notariato del triveneto, massime I.H.1, I.H.3, I.H.5, I.H.7, I.H.8, I.H.9, I.H.13, I.H.14 e I.H.16;
  • Codice civile, art. 2473 .

Premessa

La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, pertanto produce effetti dalla data del suo ricevimento. A partire da tale data, come confermato dalla massima I.H.5 dei notai del triveneto, i diritti sociali connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il recesso sono sospesi, conservando il socio recedente esclusivamente la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

La dichiarazione di recesso è irrevocabile una volta pervenuta alla società. Il valore della partecipazione da liquidare deve essere determinato con riferimento a detta data.

Nella tabella seguente è riportato un elenco dei principali presupposti del diritto di recesso del socio.

Presupposti diritto di recesso del socioRiferimenti
Decisioni che consentono diritto di recesso al socio dissenziente, assente o astenutoArt. 2473 c.c.
cambiamento dell’oggetto sociale
cambiamento del tipo di società
fusione o scissione
revoca dello stato di liquidazione
trasferimento della sede all’estero
eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo
compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo
compimento di operazioni che comportano una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell’art. 2468, comma 4 , c.c. (diritti riguardanti l’amministrazione o il riparto degli utili)
Cause convenzionali di recesso del socioAtto costitutivo
Particolari disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamentoArt. 2473 c.c.
Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un annoArt. 2473 c.c.

 

Attenzione

In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.1 si deve ritenere che per le S.r.l. non sia sufficiente una qualsiasi modifica dell’oggetto sociale, anche se di lieve entità, per legittimare il socio non consenziente ad esercitare il recesso. Nonostante l’art. 2473 c.c. parli semplicemente di “cambiamento dell’oggetto”, la prassi notarile reputa necessario un cambiamento sostanziale e significativo dell’attività sociale. Il recesso è possibile ad esempio in caso di ingresso della società in nuovi settori produttivi che aumentino in maniera considerevole il rischio di impresa.

 

Attenzione

In base alla massima del Comitato Notarile del Triveneto I.H.3 l’introduzione di un termine di durata in una società a tempo indeterminato, poiché va ad eliminare una causa di recesso, attribuisce ai soli soci assenti o dissenzienti tale diritto.

Cause convenzionali di recesso

La massima n. 74 del Notariato milanese chiarisce che l’atto costitutivo di S.r.l. può legittimamente prevedere il diritto di recesso, oltre che nelle ipotesi previste dalla legge:

  1. al verificarsi di (altri) determinati eventi, siano essi rappresentati da deliberazioni di organi sociali, ovvero da atti o fatti diversi, di qualsiasi natura;
  2. al verificarsi di una “giusta causa”, non specificamente determinata dall’atto costitutivo o dallo statuto;
  3. al mero volere del socio recedente (c.d. recesso “ad nutum”) salva la necessità, in quest’ultimo caso, del preavviso di almeno 180 giorni, previsto dagli artt. 2437, comma 3 , c.c., e 2473, comma 2 , c.c..

Il diritto di recesso derivante da cause convenzionali può essere attribuito dall’atto costitutivo o dallo statuto sia alla generalità dei soci, sia ad alcuni di essi.

La determinazione del valore di liquidazione delle quote, sempre secondo la massima n. 74 del Notariato milanese (non sempre concordi giurisprudenza e dottrina), nelle ipotesi di cause convenzionali di recesso, può essere definita sulla base di criteri contenuti nell’atto costitutivo o nello statuto, anche in deroga rispetto ai criteri di liquidazione fissati dalla legge per le cause legali di recesso.

Limiti statutari al diritto di recesso

In base a quanto previsto dall’art. 2469, comma 2 , c.c., lo statuto della S.r.l., in presenza di una clausola di mero gradimento o di intrasferibilità delle partecipazioni, può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.

 

Attenzione

La clausola di sospensione del diritto di recesso, secondo la prassi notarile milanese, può essere introdotta anche in sede di modificazione dell’atto costitutivo, stabilendo in tal caso che il termine (massimo) di due anni decorra dalla introduzione della clausola ovvero dalla sottoscrizione della partecipazione ovvero ancora dall’acquisto di una partecipazione già esistente.

 

Quando il recesso non può essere esercitato o è privo di efficacia

Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se:

  • la società revoca la delibera che lo legittima;
  • ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.

In mancanza di un termine determinato per legge si ritiene che la società possa adottare la revoca della delibera che legittima il recesso, ovvero la delibera di scioglimento della società, entro il termine di centottanta giorni previsto per l’eventuale rimborso delle partecipazioni (massima I.H.7).

La revoca della delibera che legittima il recesso, ancorché adottata nei termini di legge, non rende inesercitabile tale diritto o inefficace quello già esercitato nell’ipotesi in cui la delibera revocata abbia prodotto effetti sostanziali nel periodo di validità (ad esempio sono stati compiuti atti di amministrazione finalizzati al perseguimento del diverso oggetto sociale deliberato e poi revocato) (massima I.H.8).

La massima I.H.9 del Notariato del triveneto prende in esame l’ipotesi in cui venga deliberato lo scioglimento della società, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2473 c.c..

La delibera di revoca dello scioglimento, finalizzata a rendere inesercitabile il recesso o inefficace quello già esercitato, è possibile solo nei seguenti casi:

  1. che il socio originario recedente abbia manifestato il suo consenso, rinunciando al rimborso della partecipazione;
  2. che il socio originario recedente abbia ottenuto il rimborso della partecipazione.

 

Recesso del socio e valutazione delle quote ex art. 2473 c.c.

Nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso: «I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente».

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valore di mercato.

La massima del Comitato Notarile Triveneto I.H.13 chiarisce infatti che l’atto costitutivo, data l’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni, può prevedere criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della partecipazione.

Sono da ritenersi lecite le clausole volte a determinare il valore dell’avviamento secondo calcoli matematici rapportati alla redditività degli esercizi precedenti.

Sono invece da ritenersi illecite le clausole che tengano in considerazione i soli valori contabili. Sono parimenti illegittime le clausole che determinano il valore di rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

L’organo amministrativo (sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile) dovrà predisporre una situazione patrimoniale straordinaria dalla quale emerga il valore della partecipazione determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale riferito al momento della comunicazione del recesso.

 

Attenzione

Detta situazione non sarà quindi redatta secondo gli ordinari criteri di valutazione del bilancio d’esercizio essendo la finalità differente. La prassi notarile del triveneto con la massima I.H.16 prende atto dell’oggettiva incertezza di risultato che caratterizza il procedimento di determinazione del valore di liquidazione della partecipazione del socio recedente, incertezza che si traduce in una difficile valutazione dell’opportunità di esercitare il diritto al disinvestimento. Si ritiene quindi possibile per il socio recedente – nel rispetto del procedimento legale di determinazione del valore di liquidazione – condizionare risolutivamente la propria dichiarazione di recesso all’ottenimento di una valutazione minima. La prassi notarile non ritiene invece possibile che tale dichiarazione possa essere sospensivamente condizionata al verificarsi dei medesimi eventi.

 

Modalità di rimborso della quota

Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società.

Non è possibile, in base alla massima notarile I.H.14 del triveneto, derogare statutariamente al termine di centottanta giorni previsto dal comma 4 dell’art. 2473 c.c., per il rimborso della partecipazione al socio receduto.

Il rimborso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili; in quest’ultimo caso si applica l’art. 2482 c.c. e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.

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Affitto di azienda

Affitto di azienda, elementi, forma e obblighi del contratto

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

L’ affitto di azienda è uno strumento particolarmente flessibile, utilizzato sia nelle operazioni di finanza straordinaria, sia nella gestione del passaggio generazionale, sia nei processi di risanamento aziendale per minimizzare i rischi dell’acquirente e salvaguardare il valore aziendale. La flessibilità però comporta una particolare attenzione da parte del professionista nella stesura del contratto al fine di limitare le cause di potenziale conflitto tra affittante ed affittuario.

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 1615 e segg., 2561 e 2562 .

Definizione

L’ affitto di azienda è quel contratto con il quale il proprietario (affittante), dietro corrispettivo, si obbliga a far godere l’azienda ad altro soggetto (affittuario), il quale deve gestirla, senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni delle scorte. L’art. 2555 c.c. definisce l’azienda come “il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. La possibilità di stipulare contratti di affitto aventi ad oggetto l’azienda è prevista dall’art. 2562 c.c., il quale si limita a prevedere che all’affitto d’azienda si applichino le medesime norme previste dall’art. 2561 c.c. in tema di usufrutto d’azienda.

Forma del contratto

Il contratto di affitto di azienda deve essere redatto con atto pubblico (o scrittura privata autenticata) depositato, per l’iscrizione nel Registro delle imprese, a cura del notaio rogante, nei 30 giorni successivi all’operazione.

Finalità

L’ affitto di azienda è uno strumento contrattuale duttile che può consentire alle parti il raggiungimento di diverse finalità:

  • operazione strumentale ad altre operazioni straordinarie quali cessione o fusione d’azienda; in particolare con l’inserimento di clausole contrattuali adeguate può limitare i rischi di sopravvenienze passive a carico del futuro compratore e la relativa (e spesso costosa) attività di due diligence;
  • passaggio generazionale: consente di verificare la capacità imprenditoriale dell’erede senza perdere la proprietà dell’azienda. L’affitto in sostanza può rappresentare un periodo di prova garantendo all’attuale imprenditore la tutela e la salvaguardia dei propri interessi e del capitale aziendale;
  • nella patologia aziendale consente l’esercizio temporaneo dell’attività in caso di crisi finanziaria o fallimento, salvaguardando l’integrità dei beni aziendali e dell’avviamento. Il concordato preventivo mediante contratto di affitto e opzione di cessione dell’azienda ne è l’esempio più classico. L’operazione spesso a tutela delle parti è subordinata alla approvazione degli organi della procedura. Si ricorda in particolare che in base all’art. 79 L.F. : “Il fallimento non è causa di scioglimento del contratto d’affitto d’azienda, ma entrambe le parti possono recedere entro 60 giorni, corrispondendo alla controparte equo indennizzo che, nel dissenso delle parti, è determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati”. Inoltre l’indennizzo dovuto dal curatore è qualificato come credito prededucibile.

Spesso, anche al fine di limitare responsabilità e contestazioni tra le parti, l’affittuario è costituito da una nuova società (newco) appositamente costituita per l’operazione.

Normativa di riferimento

L’ affitto di azienda è normato dall’art. 2562 c.c., che a sua volta richiama l’art. 2561 c.c. relativo all’usufrutto: “L’usufruttuario dell’azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue. Egli deve gestire l’azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. Se non adempie tale obbligo o cessa arbitrariamente dalla gestione dell’azienda, si applica l’art. 1015 [cessazione dell’usufrutto]. La differenza tra le consistenze d’inventario all’inizio e al termine dell’usufrutto è regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell’usufrutto”. Vista l’esigenza di colmare le lacunose disposizioni in materia di affitto d’azienda non rimane che rifarsi per quanto possibile agli articoli sulla locazione (artt. 1615 e segg. c.c. ).

Attenzione  Non potendo disporre di una normativa dettagliata in materia si suggerisce di sopperire con contratti di affitto particolarmente dettagliati, ovviando contrattualmente a quanto non previsto dal legislatore.

Obblighi dell’affittante

Obbligo di consegna dell’azienda  In base all’art. 1617 c.c. il locatore è tenuto a consegnare la cosa, con i suoi accessori e le sue pertinenze, in stato da servire all’uso e alla produzione a cui è destinata.

Diritti di controllo  Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto se l’affittuario non destina al servizio della cosa i mezzi necessari per la gestione di essa, se non osserva le regole della buona tecnica, ovvero se muta stabilmente la destinazione economica della cosa (art. 1618 c.c.). Inoltre il locatore può accertare in ogni tempo, anche con accesso in luogo, se l’affittuario osserva gli obblighi che gli incombono (art. 1619 c.c.).

Attenzione  In caso di affitto d’azienda si suggerisce di prevedere espressamente anche la possibilità di effettuare controlli nella contabilità aziendale per monitorare l’andamento economico/patrimoniale.

Divieto di concorrenza

In base all’art. 2557 c.c. chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma 1 art. 2557 c.c. è valido, purché non impedisca ogni attività professionale dell’alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque anni dal trasferimento. Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non è stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo di cinque anni dal trasferimento. Nel caso di usufrutto o di affitto dell’azienda il divieto di concorrenza disposto dal comma 1 art. 2557 c.c. vale nei confronti del proprietario o del locatore per la durata dell’usufrutto o dell’affitto.

Attenzione  La disposizione nulla dice per la concorrenza dell’affittuario (al termine dell’affitto). Opportuno quindi prevedere adeguata regolamentazione contrattuale a tutela dell’avviamento.

Manutenzioni

Salvo patto contrario, il locatore è tenuto ad eseguire a sue spese, durante l’affitto, le riparazioni straordinarie. Le altre sono a carico dell’affittuario (art. 1621 c.c.).

Attenzione  Non è sempre facile la distinzione, pertanto è opportuna una dettagliata indicazione contrattuale di ciò che si debba intendere per spese ordinarie e straordinarie. Le parti devono prevedere contrattualmente in modo dettagliato i rispettivi obblighi ed impegni al fine di limitare potenziali cause di conflitto.

Attenzione  Importante in particolar modo valutare l’opportunità di prevedere eventuali manutenzioni programmate previste dalle case produttrici di particolari impianti.

Cooperazione

L’affittante ha un generale dovere di cooperazione con l’affittuario (ad es. per facilitare il passaggio di consegne, i rapporti con la clientela, le pratiche necessarie per l’ottenimento o la voltura delle autorizzazioni amministrative, ecc.).

Obblighi dell’affittuario

Obblighi principali

Nella gestione aziendale i principali obblighi che fanno capo all’affittuario sono:

  1. esercitare l’attività sotto la ditta che la contraddistingue, se il concedente vi ha acconsentito;
  2. non modificare la destinazione economica dell’azienda;
  3. provvedere alla conservazione dell’efficienza dell’organizzazione degli impianti e le normali dotazioni di scorte;
  4. corrispondere il canone dovuto, nei tempi e con le modalità stabilite contrattualmente;
  5. non lasciare inattiva l’azienda.

Durante la sua gestione l’affittuario può, salvo diversi limiti stabiliti contrattualmente, vendere beni che, nella normale operatività dell’azienda, sono destinati a tale scopo; può modificare o sostituire impianti, macchinari e attrezzature varie. L’affittuario, inoltre, ex art. 1620 c.c., può intraprendere tutte quelle iniziative che ritenga opportune per produrre un aumento di reddito o creino un incremento del valore aziendale, purché esse non importino obblighi per il locatore o non gli arrechino pregiudizio, e siano conformi all’interesse della produzione. È fatto invece espresso divieto, salvo diversa previsione contrattuale, di subaffittare e/o cedere l’affitto senza il consenso dell’affittante (art. 1624 c.c.). La violazione di tale divieto è causa di risoluzione del contratto d’affitto d’azienda.

Elementi del contratto

Elementi obbligatoriElementi facoltativi
Canone, tempi e modalità di pagamentoRegolamentazione degli obblighi di manutenzione
Mantenimento della destinazione dell’aziendaDefinizione del momento di cessazione del contratto
Consegna dell’azienda da parte del concedente in condizioni idonee allo svolgimento dell’attivitàAmpiezza del divieto di concorrenza ed eventuali deroghe
 Differenze inventariali
 Valorizzazione dell’avviamento
 Successione nei contratti
 Rimanenze
 Crediti e debiti
 Clausola risolutiva espressa
 Successione nei contratti

Successione nei contratti

In base a quanto previsto dall’art. 2558 c.c., se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale. Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell’alienante. I contratti originari (posti in essere dall’affittante) eventualmente ancora in essere al termine del rapporto tornano in capo all’affittante come quelli stipulati dall’affittuario ancora esistenti al termine dell’affitto. Non si trasferiscono all’affittante i contratti ex novo stipulati dall’affittuario (giurisprudenza a volte contraddittoria).

Attenzione

Importante definire nel contatto di affitto d’azienda i rapporti con terze parti.

Attenzione

Definire i contratti che passano con l’azienda. Non tutti i contratti consentono il subentro automatico (es. leasing).

Gestione delle rimanenze

Solitamente in assenza di previsione normativa si preferisce prevedere nel contratto di affitto le modalità di gestione delle rimanenze mediante l’inserimento di clausole contrattuali da definirsi tra le parti. Le modalità solitamente preferite sono:

  • redazione di un inventario analitico da allegare al contratto, al termine del quale le rimanenze verranno restituite nella stessa quantità e pari valore, conguagliando l’eventuale differenza in denaro (assieme alle altre differenze inventariali);
  • vendita dell’intero magazzino esistente all’affittuario.

Contratti di lavoro

I rapporti di lavoro seguono l’azienda nel passaggio dal proprietario all’affittuario ed in quello successivo dall’affittuario all’affittante. La Corte di Cassazione, con sentenza 20 aprile 1985, n. 2644, ha chiarito che il trasferimento implica per l’affittante la responsabilità solidale per tutti i debiti dell’affittuario verso i dipendenti e relativi a rapporti di lavoro, inclusi quelli di natura assicurativa e previdenziale. Detta responsabilità non è derogabile dalle parti con conseguente nullità di ogni patto contrario. Solo i lavoratori potranno infatti rinunciare alle loro tutele e liberare l’ex datore di lavoro mediante le previste procedure conciliative/sindacali.

Crediti e debiti

All’affitto d’azienda non si applicano gli artt. 2559 e 2560 c.c. relativi ai debiti e crediti dell’azienda ceduta. È necessario quindi disciplinare detti rapporti nel contratto. Si riportano gli articoli di legge a completezza di informazione poiché nella maggior parte dei casi l’affitto termina con una cessione dell’azienda stessa all’affittuario.

Art. 2559 c.c. – Crediti relativi all’azienda cedutaLa cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel Registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede all’alienante. Art. 2560 – Debiti relativi all’azienda cedutaL’alienante non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito.Nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori.

Differenze inventariali al termine del periodo di affitto

Conguaglio

L’azienda, al termine del contratto d’affitto, risulta composta in tutto o in parte da beni diversi rispetto a quelli originari. Appare quindi fortemente consigliata la redazione di un inventario all’inizio e al termine del rapporto. La differenza tra le consistenze dell’inventario all’inizio e al termine dell’affitto viene regolata in denaro, sulla base dei valori correnti a tale ultima data (art. 2561, comma 4 , c.c.).

Avviamento

Dottrina (favorevole) e giurisprudenza (contraria) sono divise sul diritto dell’affittuario al compenso per l’incremento eventualmente apportato all’avviamento dell’azienda da lui condotta. Pare quindi opportuno prevedere clausole contrattuali con specifica descrizione del metodo per la valutazione dell’avviamento.

Scioglimento del contratto

Lo scioglimento del contratto può avvenire per estinzione, recesso e risoluzione. Nella tabella che segue viene riportata una breve sintesi.

Estinzione e recessoRisoluzione
Scadenza: se è prevista una durata le parti non possono recedere in pendenza del contrattoInadempimento 
Se il contratto non prevede un termine, può essere estinto, ai sensi dell’art. 1616 c.c., con adeguato preavvisoClausola risolutiva espressa 
Affittante e affittuario possono stabilire contrattualmente sia il recesso in presenza di giusta causa o gravi motivi, sia il recesso in assenza di gravi motivi o giusta causaVizi dell’azienda 
 Impossibilità (art. 1463 c.c.) ed eccessiva onerosità sopravvenuta (art. 1467 c.c.)

Conclusioni

L’affitto d’azienda è uno strumento versatile, scarsamente normato, che può consentire il raggiungimento di molteplici obiettivi. La flessibilità però comporta una particolare attenzione da parte del professionista nella stesura del contratto al fine di limitare le cause di potenziale conflitto tra affittante ed affittuario.

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Finanziamenti e versamenti soci

Finanziamenti o versamenti soci, una breve guida

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

I finanziamenti e/o versamenti da parte dei soci nelle società di capitali, soprattutto nell’ambito delle imprese di minori dimensioni, vera natura del tessuto imprenditoriale italiano, stanno assumendo una rilevanza e una diffusione sempre più consistente nell’ambito dell’ordinaria gestione aziendale anche a causa della scarsità di risorse finanziarie e della difficoltà ad accedere ai finanziamenti bancari.

La stretta creditizia e le difficoltà finanziarie derivanti dalla crisi, da ritardi su incassi o, peggio, da insoluti costringono sempre più spesso i soci a finanziare o ricapitalizzare la società. La scelta tra finanziamenti e versamenti appare quindi tutt’altro che banale sia per i riflessi giuridici in capo ai soci sia per gli effetti sui rapporti tra banca e impresa.

In prossimità della scadenza della redazione del progetto di bilancio da parte dell’organo amministrativo e delle opportune osservazioni sul presupposto continuità aziendale a cura degli organi di controllo, la ricapitalizzazione dell’impresa può rivelarsi una necessità non rimandabile.

Si ricorre all’apporto dei soci soprattutto quando la società ha necessità di reperire risorse finanziarie ma ha difficoltà a reperire tali risorse sul mercato e/o a sostenerne gli elevati costi.

Le modalità con cui i soci possono incrementare la liquidità aziendale sono essenzialmente di due tipi:

  • finanziamento inteso come vero e proprio prestito fruttifero o infruttifero di interessi;
  • versamento (a fondo perduto, in conto futuro aumento di capitale o per copertura perdite).

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 1284, 1815, 2424, 2427, 2439 e 2467 ;
  • IRDCEC, Documento n. 17, aprile 2013;
  • C.I.C.R., deliberazione 19 luglio 2005, n. 1058.

Finanziamenti

I prestiti dei soci si presumono come fruttiferi di interesse (almeno pari al tasso legale) e comportano una restituzione del denaro salvo che non sia formalmente ed espressamente deliberato che gli stessi hanno natura di finanziamenti infruttiferi.

Il ricorso al prestito soci è soggetto alle limitazioni previste dal C.I.C.R. nella deliberazione 19 luglio 2005, n. 1058.

In particolare, viene precisato che le società possono raccogliere risparmio presso soci, con modalità diverse dall’emissione di strumenti finanziari, purché:

  • tale facoltà sia prevista nello statuto;
  • i soci finanziatori detengano almeno il 2 per cento del capitale sociale risultante dall’ultimo bilancio approvato;
  • i soci finanziatori siano iscritti nel libro soci da almeno tre mesi.

Le società possono raccogliere risparmio, con modalità diverse dall’emissione di strumenti finanziari, presso società controllanti, controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c. e presso controllate da una stessa controllante.

Attenzione:  Non è necessario che i prestiti dei soci siano proporzionali alle quote sociali.

A differenza dei versamenti eseguiti a vario titolo dai soci nei confronti della società che non producono interessi e non sono più esigibili dal socio, il finanziamento (fruttifero o infruttifero) è un vero e proprio credito del socio verso la società, che dovrà essere restituito ad una data di scadenza precedentemente concordata, e che può essere produttivo di interessi. I finanziamenti dei soci rappresentano “in sostanza” un debito della società verso il socio stesso e vanno pertanto iscritti nel passivo dello stato patrimoniale di bilancio.

Ai finanziamenti fruttiferi soci si applica il combinato disposto degli artt. 1815 e 1284 c.c. da cui discende che:

  • gli interessi risultano dovuti al tasso legale (principio generale);
  • è possibile, in via negoziale tramite accordo scritto tra le parti, prevedere un tasso superiore a quello legale;
  • nel caso in cui gli interessi pattuiti risultino usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi di sorta.

Il finanziamento infruttifero è, invece, un credito del socio verso la società, la quale dovrà restituire l’importo del prestito alla scadenza, ma che non produrrà interessi nel tempo.

A prescindere dalla natura fruttifera o meno, o dalla proporzionalità rispetto alle quote di partecipazione dei soci, l’art. 2424 c.c. prevede che i debiti verso soci per finanziamenti siano iscritti nel passivo dello stato patrimoniale (voce D3, con separata indicazione per ciascuna voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo). Si ricordi che per tali somme vige comunque l’obbligo di restituzione.

Attenzione: La rinuncia dei soci al diritto alla restituzione, che si concretizza in un atto formale effettuato esplicitamente nella prospettiva del rafforzamento patrimoniale della società, trasforma il debito della società in una posta di patrimonio netto avente natura di riserva di capitale. Tale passaggio consente l’utilizzo di detti importi sia a copertura delle perdite sia per futuri aumenti di capitale, ma può venire attuato, appunto, soltanto a condizione che i soci rinuncino preventivamente al diritto alla restituzione.

Postergazione del rimborso dei finanziamenti

Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili analizza i Profili di criticità nell’applicazione dell’art. 2467 c.c.: società di capitali diverse dalla S.r.l. e finanziamenti “indiretti”.

Il fondamentale principio di postergazione è contenuto nel comma 1 art. 2467 c.c.: “Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore delle società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito”.

Il comma 2 della disposizione definisce invece la forma di apporto: “s’intendono finanziamenti dei soci a favore delle società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo d’attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.

Attenzione: I finanziamenti dei soci di S.r.l. ai sensi dell’art. 2467 c.c. non sempre possono essere rimborsati ai soci. Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili fa ampia disamina del tema trattato.

Attenzione: Un aspetto fortemente dibattuto riguarda l’ambito di applicazione soggettivo del principio stabilito dall’art. 2467 c.c.: se dal tenore letterale della norma potrebbe evincersi una sua limitazione alle sole società a responsabilità limitata, parte della dottrina, supportata da recente giurisprudenza, propende per la possibilità di estendere il meccanismo della postergazione anche ad altri soggetti giuridici (per esempio le società per azioni), laddove sussistano alcuni requisiti relativi all’assetto organizzativo e alla composizione del capitale sociale (ad es. S.p.a. a ristretta base azionaria).

Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili identifica però alcuni parametri ai fini della valutazione dell’equilibrio patrimoniale-finanziario della società:

  • leverage ratio: debiti / totale attivo;
  • rapporto debt / equity;
  • grado di copertura degli oneri finanziari: EBITDA (o EBIT) / oneri finanziari;
  • grado di capitalizzazione: capitale proprio / debiti finanziari;
  • capitale circolante netto / capitale investito.

Fatti i necessari distinguo, l’analisi degli indicatori sopra riportati consente di ottenere un quadro di massima sulla solvibilità e sulla solidità finanziaria della società al momento della sottoscrizione del finanziamento al fine di valutare ai sensi dell’art. 2467 c.c. la postergazione degli stessi.

Attenzione: Appare condivisibile la posizione dottrinaria in base alla quale i rimborsi soci devono essere sospesi fino alla soddisfazione dell’intera massa creditoria. Tutto ciò peraltro non comporta una equiparazione dei finanziamenti al capitale di rischio. Il finanziamento infatti resta liberamente rimborsabile in società in equilibrio finanziario.

Nota integrativa e OIC 19

Secondo quanto prescritto dall’OIC 19 (Fondi per rischi ed oneri), il saldo dei finanziamenti da esporre in bilancio comprende effettivi debiti, interessi e oneri maturati alla data di bilancio, indipendentemente dal momento di addebito.

Lo stesso principio contabile nazionale richiede di fornire in nota integrativa specifiche informazioni, complementari a quelle enunciate dall’art. 2427 c.c. (ovvero indicazione dei finanziamenti effettuati dai soci alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di postergazione rispetto agli altri creditori):

  • le principali caratteristiche dei prestiti obbligazionari;
  • la scadenza, le modalità di rimborso e il tasso di interesse per i debiti assistiti da garanzia reale;
  • l’ammontare di interessi passivi scorporati dal costo di un bene o servizio;
  • la natura e l’entità dei finanziamenti effettuati dai soci o dai soggetti che esercitano l’attività di direzione e coordinamento alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di postergazione.

Un ulteriore tipo di informativa è necessaria qualora i finanziamenti rientrino tra le operazioni con parti correlate: l’indicazione in nota integrativa in questo caso è prevista quando l’operazione è rilevante e non condotta a normali condizioni di mercato.

Prestito concesso mediante scambio di corrispondenza tra socio e società

Il prestito concesso alla società da parte del socio, sia fruttifero sia infruttifero, se effettuato in forma scritta è soggetto all’imposta di registro e registrazione dell’atto. Per evitare la tassazione immediata è possibile però concordare il prestito mediante scambio di corrispondenza tra socio e società. In suddetta modalità, più frequentemente impiegata, si può quindi evitare l’applicazione dell’imposta di registro facendo attenzione a non apporre mai le firme di entrambe le parti sul medesimo documento. È consueto quindi far seguire, alla proposta della società, l’accettazione del socio.

Delibera della Assemblea dei soci

Delibera:

  • di richiedere, nel rispetto delle leggi vigenti e dello statuto sociale, ai soci un finanziamento infruttifero/fruttifero di euro … ( …/00) alle seguenti condizioni (scadenza, tasso, ecc. );
  • di conferire ampio mandato all’Amministratore affinché verifichi la disponibilità dei soci a porre in essere l’operazione di finanziamento alle modalità meglio sopra descritte (che si approvano) e richieda formalmente ai soci il versamento nelle casse sociali del deliberato finanziamento.

Lettera dell’Amministratore

L’Assemblea tenutasi il ….. della società …. ha deliberato di richiedere ai soci un finanziamento infruttifero/fruttifero per un importo pari ad euro … ( …/00) alle seguenti condizioni (scadenza, tasso, ecc.).

Vi chiediamo, pertanto, di aderire a tale richiesta.

Risposta positiva del socio finanziatore

In relazione alla Vostra richiesta in merito alla possibilità di erogarVi somme a titolo di finanziamento, confermo la mia disponibilità a concederVi tale finanziamento ai seguenti termini e condizioni:

  • versamento di euro … (…/00);
  • la somma versata si intende improduttiva di interesse alcuno;
  • sintesi delle condizioni: …..

Risposta negativa del socio

In relazione alla Vostra richiesta in merito alla possibilità di erogarVi somme a titolo di finanziamento, comunico di non voler procedere a tale finanziamento

Versamenti dei soci

I versamenti dei soci si hanno quando i soci decidono di sopperire al fabbisogno di capitale di rischio con nuovi conferimenti. Si differenziano dai finanziamenti in quanto le somme versate non sono più esigibili dal socio finché permane il vincolo sociale o finché l’assemblea non deliberi di rinunciare a tale aumento.

Per il principio contabile OIC 28 sul Patrimonio netto (attualmente in fase di aggiornamento e consultazione nell’ambito del progetto di aggiornamento dello stesso) le riserve per versamenti effettuati dai soci sono riserve che sorgono in occasione di apporti dei soci effettuati con una destinazione specifica, quali:

  • versamenti in conto aumento di capitale: rappresentano una riserva di capitale, con un preciso vincolo di destinazione, la quale accoglie gli importi di capitale sottoscritti dai soci, in ipotesi di aumento di capitale, quando la procedura di aumento del capitale sia ancora in corso alla data di chiusura del bilancio. Ovviamente, essendo i versamenti destinati ad uno scopo ben preciso, se la procedura di aumento non giunge a perfezionamento secondo i dettami di legge, i soci hanno diritto alla loro restituzione;
  • versamenti in conto futuro aumento di capitale: rappresentano una riserva di capitale avente uno specifico vincolo di destinazione, nella quale sono iscritti i versamenti non restituibili effettuati dai soci in via anticipata, in vista di un futuro aumento di capitale;
  • versamenti a fondo perduto o in conto capitale: si hanno quando i soci, pur non volendo procedere ad un formale aumento di capitale, decidono di sopperire al fabbisogno di capitale di rischio con nuovi conferimenti. Rappresentano una riserva di capitale che accoglie il valore di nuovi apporti operati dai soci, pur come già detto in assenza dell’intendimento di procedere a futuri aumenti di capitale;
  • versamenti a copertura perdite: effettuati dopo che si sia manifestata una perdita; in tal caso, la riserva che viene a costituirsi presenta una specifica destinazione.

 

 

La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale

La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Le difficili condizioni economiche e di mercato in cui le imprese sono costrette ad operare costringono gli organi societari e i professionisti che li supportano a porre particolare attenzione nel processo di predisposizione dei bilanci ed impongono agli stessi un’attenta riflessione sui rischi di continuità aziendale e sull’informativa che dovrà essere resa nel suo complesso all’interno del bilancio e delle relazioni obbligatorie.

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 2423-bis e 2428;
  • Principio contabile IAS 1;
  • Principio contabile OIC 5;
  • CNDCEC, documento n. 570;
  • Banca d’Italia, Consob e Isvap, documento 6 febbraio 2009, n. 2;
  • UNGDCEC, documento del 25 maggio 2010;
  • Assirevi, documento di ricerca n. 176 del 2013.

Continuità aziendale e valutazione delle voci di bilancio

La continuità aziendale rappresenta la capacità dell’impresa di continuare ad operare “in funzionamento” per un futuro prevedibile (il cui orizzonte temporale è ragionevolmente stimabile in 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio).

La redazione del bilancio nella prospettiva della continuità aziendale è incompatibile con l’intenzione o la necessità di porre l’azienda in liquidazione o di cessare l’attività ovvero di assoggettarla a procedure concorsuali.

L’art. 2423-bis c.c. stabilisce che “la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo e del passivo considerato”.

La continuità operativa dell’impresa influisce quindi sulla formazione del bilancio di esercizio inteso come strumento di informazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa in funzionamento.

In particolare, le valutazioni di bilancio potrebbero non essere più adeguate a “rappresentare in modo veritiero e corretto” la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio.

A puro titolo di esempio, nel concreto:

  • impianti e macchinari: in ipotesi di continuità aziendale sono valutati considerando la vita utile e la recuperabilità mediante l’uso. In ipotesi di liquidazione aziendale il criterio principe è quello del valore di realizzo. Lo stesso concetto di ammortamento perde in questo caso di significato;
  • rimanenze di magazzino: in continuità aziendale il loro valore è determinato come “minore fra costo e prezzo di mercato”, in liquidazione il criterio di valutazione è dato dal “valore di realizzo”. 

Attenzione

Importante e non scevra di responsabilità, sia in capo agli amministratori sia all’organo di controllo, quindi la valutazione della capacità dell’azienda di continuare ad operare sul mercato in quanto va ad incidere direttamente sui criteri di formazione del bilancio e del risultato di esercizio.

Informativa di bilancio

L’organo amministrativo della società è tenuto ad esprimersi sull’esistenza del presupposto della continuità aziendale e, qualora riscontri incertezze che possano comportare dubbi sulla capacità di operare in ipotesi di funzionamento, deve renderne conto agli stakeholder fornendo le opportune informazioni nelle note al bilancio.

Lo IAS 1 nello specifico recita: “Nella fase di preparazione del bilancio, la direzione aziendale deve effettuare una valutazione della capacità dell’entità di continuare ad operare come entità in funzionamento. Il bilancio deve essere redatto nella prospettiva della continuazione dell’attività a meno che la direzione aziendale non intenda liquidare l’entità o interrompere l’attività o non abbia alternative realistiche a ciò. Qualora la direzione aziendale sia a conoscenza, nel fare le proprie valutazioni, di significative incertezze per eventi o condizioni che possano comportare l’insorgere di seri dubbi sulla capacità di continuare a operare come un’entità in funzionamento, tali incertezze devono essere evidenziate”.

Il principio fa riferimento a “significative incertezze“ e a “seri dubbi sulla capacità di continuare a operare”, volendo chiaramente individuare quelle situazioni aziendali rappresentate da circostanze gravi e straordinarie.

Sempre lo IAS 1 così prosegue: “Nel determinare se il presupposto della continuazione dell’attività è applicabile, la direzione aziendale tiene conto di tutte le informazioni disponibili sul futuro, che è relativo ad almeno, ma non limitato, a dodici mesi dopo la data di riferimento del bilancio. Il grado di analisi dipende dalle specifiche circostanze di ciascun caso. Se l’entità ha un pregresso di attività redditizia e dispone di facile accesso alle risorse finanziarie, si può raggiungere la conclusione che il presupposto della continuità aziendale sia appropriato senza effettuare analisi dettagliate. In altri casi, la direzione aziendale può aver bisogno di considerare una vasta gamma di fattori relativi alla redditività attuale e attesa, ai piani di rimborso dei debiti e alle potenziali fonti di finanziamento alternative, prima di ritenere che sussista il presupposto della continuità aziendale”.

L’art. 2428 c.c. prevede la descrizione nella Relazione sulla gestione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta: “Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta”.

L’organo amministrativo e i professionisti che lo assistono nella redazione del bilancio dovranno quindi ricordare che un’informazione adeguata non può prescindere dall’analizzare le cause della crisi e dall’indicare le azioni che la società ha assunto o sta assumendo al fine di:

  • ridurre le incertezze legate alla continuità aziendale;
  • generare flussi di cassa positivi nel breve periodo e riequilibrare la situazione economico-finanziaria (ad es. piani di ristrutturazione del debito, aumento del capitale, riduzione significative dei costi, cessioni di asset non strategici, ecc.).

L’informativa di bilancio deve inoltre illustrare in modo adeguato le motivazioni a sostegno di tali soluzioni. Soltanto attraverso una effettiva completezza e trasparenza informativa sarà possibile per il lettore del bilancio valutare la ragionevolezza della conclusione finale in merito all’adozione del presupposto della continuità aziendale.

L’informativa nelle note al bilancio assume fondamentale importanza ed elemento di supporto anche per il revisore al fine di valutare la coerenza dell’informativa stessa e le conclusioni raggiunte dagli amministratori circa l’appropriatezza del presupposto della continuità aziendale.

Periodo temporale di riferimento

Lo IAS 1 considera ai fini della valutazione della continuità aziendale un futuro prevedibile che abbia un orizzonte temporale di almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio d’esercizio.

La stessa prassi contabile italiana fa riferimento ad un intervallo di dodici mesi con espresso richiamo, in tal senso, nel principio di revisione n. 570. Il principio contabile OIC 5, in piena coerenza, attribuisce il concetto di “going concern”, ad una “azienda come complesso funzionante e destinato a continuare a funzionare almeno per i dodici mesi successivi alla data di riferimento del bilancio”.

Indicatori di rischio sulla continuità aziendale

Nel seguito vengono elencati alcuni esempi di eventi o circostanze riportati nel documento n. 570 del CNDCEC che possono comportare seri rischi per l’impresa e che, presi singolarmente o nel loro complesso, possono far sorgere significativi dubbi riguardo il presupposto della continuità aziendale.

Essi rappresentano la sintesi delle principali cause di dissesto delle imprese e si dividono in:

Indicatori finanziari

  • situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo;
  • prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso;
  • oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine;
  • indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori;
  • bilanci storici o prospettici che mostrano cash flow negativi;
  • principali indici economico-finanziari negativi;
  • consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività che generano cash flow;
  • mancanza o discontinuità nella distribuzione dei dividendi;
  • incapacità di saldare i debiti alla scadenza;
  • incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti;
  • cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”;
  • incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari. 

Indicatori gestionali

  • perdita di amministratori o di dirigenti chiave senza riuscire a sostituirli;
  • perdita di mercati fondamentali, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
  • difficoltà nell’organico del personale o difficoltà nel mantenere il normale flusso di approvvigionamento da importanti fornitori. 

Altri indicatori

  • capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità ad altre norme di legge;
  • contenziosi legali e fiscali che, in caso di soccombenza, potrebbero comportare obblighi di risarcimento che l’impresa non è in grado di rispettare;
  • modifiche legislative o politiche governative dalle quali si attendono effetti sfavorevoli all’impresa. 

Attenzione

La sopravvivenza o il fallimento di un’impresa, in difficoltà o meno, non possono essere sempre e comunque facilmente prevedibili. La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale è attività tutt’altro che agevole e non può essere confinata all’utilizzo di semplici check list che hanno però il pregio di fornire comunque al professionista un utile strumento di analisi e, non ultimo, di difesa delle proprie scelte.

Molte crisi aziendali, non ci stancheremo di ripeterlo, sono collegate ad eventi non prevedibili.

Fattori che limitano il rischio di continuità aziendale

La valutazione del presupposto della continuità aziendale è attività complessa che comporta un’analisi approfondita di una molteplicità di aspetti, quantitativi e qualitativi. Alcuni elementi possono ridurre l’incertezza e ridurre la portata del rischio, si ricordano in particolare:

  • l’esistenza di un piano di ristrutturazione aziendale;
  • la possibilità di procedere ad un aumento di capitale sociale;
  • la capacità di creare flussi di cassa positivi mediante operazioni di leasing, factoring, finanziamenti, ecc.;
  • la possibilità di cedere asset non strategici;
  • la possibilità di rinviare investimenti senza che ciò influisca in maniera determinante e negativa nella capacità di produrre reddito;
  • la possibilità di ristrutturare l’indebitamento o di dilazionare nel tempo il rimborso dei debiti scaduti;
  • una struttura di costi fissi non preponderante rispetto ai costi variabili tali da consentire di aumentare la marginalità dei prodotti;
  • la capacità di innovazione dei propri prodotti a favore della marginalità degli stessi (tecnica, commerciali o di marketing);
  • la possibilità di entrare in mercati alternativi, di reperire nuovi clienti strategici, fare aggregazioni o sottoscrivere contratti di forniture vantaggiosi. 

Procedure di revisione

Il revisore, nel valutare la situazione economico-finanziaria dell’impresa e i suoi riflessi sulla continuità aziendale, deve mettere in atto opportune procedure di revisione che possono essere cosi riassunte:

  • analisi dei dati previsionali, dei piani aziendali economico/finanziari e delle ipotesi sottostanti;
  • valutazione dell’attendibilità del sistema informativo aziendale;
  • valutazione della coerenza dei dati previsionali con i consuntivi;
  • verifica della capacità di mantenere gli impegni presi, il corretto e tempestivo pagamento dei debiti, ecc.;
  • analisi attenta delle garanzie prestate a terzi;
  • valutazione della correttezza dei rapporti in essere con parti correlate;
  • analisi dei rischi legali e delle cause in corso;
  • valutazione dei piani aziendali (progetti di cessione di beni, prestiti o ristrutturazione di debiti, riduzione o differimento di spese, aumenti di capitale) attribuendo particolare importanza agli interventi che possono avere effetti positivi sui flussi di cassa nel breve periodo. 

Rischio di frode aziendale

Nei casi in cui sorgono dubbi sulla continuità aziendale, è opportuno che amministratori, sindaci e revisori aumentino le verifiche e i controlli sui rischi di errori dovuti a comportamenti non intenzionali o dovuti a vere e proprie frodi in bilancio (principio di revisione n. 240).

I rischi di insolvenza, la paura di veder ridursi i fidi bancari, ecc. possono spingere la direzione aziendale a presentare un’informativa economico-finanziaria non del tutto conforme alla rappresentazione veritiera e corretta della situazione. Il tutto al fine di ingannare gli utilizzatori del bilancio, influenzando la loro percezione della performance e della redditività aziendale.

Solitamente, in questi casi, le aree maggiormente a rischio, così come identificate nel principio di revisione n. 240, riguardano:

  • iscrizione di ricavi gonfiati o non iscrizione di rettifiche di ricavi di competenza (note accredito, sconti, ecc.);
  • presenza di costi nascosti ma di competenza;
  • capitalizzazioni non corrette;
  • mancate svalutazioni o accantonamenti;
  • cambiamenti di stime o di principi adottati;
  • iscrizione di incassi anticipati (esempio: Ri.Ba.);
  • contenziosi o richieste di terzi non valutati adeguatamente;
  • presenza di contratti derivati non di copertura o rinnovo degli stessi;
  • informativa carente o generica (rischi, covenants, garanzie);
  • autenticità della documentazione prodotta. 

Informativa sulla continuità aziendale

Il documento congiunto Banca d’Italia/Consob/Isvap n. 2 del 6 febbraio 2009 include anche un paio di bozze tratte dal documento “An update for directors of listed companies: going concern and liquidity risk” del Financial Reporting Council.

Si riporta un esempio di come può essere fornita l’informazione sulle valutazioni alla base dell’applicazione del presupposto di continuità aziendale relative a una società che presenta una rilevante esposizione alle incertezze legate al contesto economico di riferimento tali da far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale.

Esempio

Vengono richiamate le parti del bilancio in cui sono descritte le attività del Gruppo, insieme con i fattori che verosimilmente ne influenzeranno il futuro sviluppo, la performance e la posizione (…).

Come evidenziato nella pagina W del bilancio, il contesto economico attuale è particolarmente difficile e il Gruppo ha riportato una perdita operativa nell’anno. La direzione ritiene anche che la prospettiva implichi significative sfide in termini di volume delle vendite e di prezzi così come di costi. Quantunque la direzione abbia predisposto misure per preservare la cassa e sia riuscita ad ottenere finanziamenti addizionali, queste condizioni creano significative incertezze sui futuri risultati e sui flussi di cassa.

Come spiegato a pagina Y del bilancio, gli amministratori stanno cercando di vendere beni di proprietà per assicurarsi ulteriore capitale circolante. Il Gruppo è in trattative con un potenziale acquirente ma non vi è certezza che si procederà alla vendita. Sulla base delle negoziazioni condotte finora, gli amministratori hanno una ragionevole aspettativa che tutto procederà nel migliore dei modi, ma se così non fosse il Gruppo avrà bisogno di ulteriori finanziamenti.

Come chiarito a pagina Z del bilancio, il Gruppo ha avviato trattative con le banche finanziatrici relativamente ad un finanziamento ulteriore che potrebbe rendersi necessario qualora la vendita degli assets non andasse a buon fine, oppure intervenissero significativi cambiamenti in negativo nel volume delle vendite o nella redditività. È probabile che queste trattative si prolungheranno per un certo periodo di tempo. La direzione sta ricercando anche fonti alternative nel caso in cui il finanziamento aggiuntivo non possa essere erogato a breve, ma non ha ancora ricevuto un impegno vincolante.

Secondo gli amministratori, a causa dell’insieme di tutte le circostanze sopra evidenziate sussiste una rilevante incertezza che può far sorgere dubbi significativi sulla capacità del Gruppo e della società di continuare ad operare sulla base del presupposto della continuità aziendale. Ciononostante, dopo aver effettuato le necessarie verifiche, ed aver valutato le incertezze sopra descritte, la direzione ha la ragionevole aspettativa che il Gruppo e la società abbiano adeguate risorse per continuare l’esistenza operativa in un prevedibile futuro. Per queste ragioni, essa continua ad adottare il presupposto della continuità aziendale nella preparazione del bilancio.

 

Per completezza e al fine di fornire una check list operativa ed esempi di relazione del revisore si rimanda al Documento dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti del 25 maggio 2010 “Il principio della continuità aziendale – Presupposti applicativi e approfondimenti di prassi per le PMI, Esemplificazioni operative” (Scarica il documento in formato .pdf)  e al documento di ricerca n. 176 del 2013 di ASSIREVI.

 

 

Le nuove guide dell’Agenzia: dalla successione alle sanzioni penali.

Le nuove guide dell’Agenzia delle Entrate

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il sito dell’ Agenzia delle Entrate si rinnova, in un’unica pagina, l’accesso a tutti gli opuscoli realizzati dalle Entrate, che saranno, questa almeno la promessa, aggiornati costantemente. Riportiamo una breve sintesi dei numerosi vademecum pubblicati nel mese di agosto con gli aggiornamenti alle ultime modifiche normative.


Disponibili pochi giorni le nuove guide realizzate dall’ Agenzia delle Entrate nel mese di agosto dedicate ai controlli, alle successioni e donazioni, al ravvedimento, alle sanzioni e agli istituti previsti dalla legge per evitare le liti con il fisco. Questi vademecum vanno ad arricchire la nuova sezione del sito web, “L’Agenzia informa”, pensata per garantire ai contribuenti un accesso semplice e intuitivo alle informazioni fiscali. Continua a leggere

Principi di attestazione dei piani di risanamento

Principi di attestazione dei piani di risanamento

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Principi di attestazione dei piani di risanamento, documento predisposto dall’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, vuole identificare le best practice, formulare i principi e proporre modelli di comportamento condivisi ed accettati sull’attività dell’attestatore, sia in merito all’attività di due diligence contabile sia al giudizio di fattibilità del piano e della capacità dell’impresa di riacquisire l’equilibrio economico-finanziario.

Principale critica al documento pare essere il taglio prevalentemente dottrinario ed aziendalistico non sempre coerente con le migliori pratiche giuridico-legali.

Riferimenti normativi

  • R.D. 16 marzo 1942, n. 267, artt. 67 , 161 , 182-bis , 182-quinquies e 186-bis ;
  • Tribunale di Milano, 25 marzo 2010;
  • Tribunale di Milano, 11 febbraio 2010;
  • Tribunale di Bologna, 17 febbraio 2009.

Biblioteca professionale dell’esperto attestatore

Il documento aggiorna e completa la biblioteca professionale dell’esperto attestatore. Tra i principali contributi in materia segnaliamo:

  • “Protocollo piani di risanamento e ristrutturazione; relazioni del professionista: profili organizzativi e principi di comportamento nell’ambito delle procedure di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, piano di risanamento attestato” predisposto dalla commissione “CNDC – Commissione procedure concorsuali gruppo di lavoro decreti e competitività”;
  • Osservazioni sul contenuto delle relazioni del professionista nella composizione negoziale della crisi d’impresa (CNDCEC – Commissione di studio crisi e risanamento di impresa);
  • Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi (Università di Firenze, CNDCEC, Assonime) recentemente sottoposto a revisione e aggiornamento;
  • Documento di ricerca n. 114 (Assirevi).

Cui si aggiungono:

  • Guida operativa per la redazione delle relazioni art. 161, comma 3 , L.F. e art. 160, comma 2 , L.F.;
  • Linee guida al concordato preventivo del Tribunale di Milano;
  • I principi contabili ISAE 3400 e OIC 6;
  • Guida al Piano industriale di Borsa Italiana.

Documenti che rappresentano dei principi di comportamento, pur se ancora non codificabili all’interno di un contesto normativo e giudiziario stabile.

Le indicazioni proposte e contenute nei testi citati permettono al professionista di redigere “un documento informativo in grado di avviare un proficuo avvicinamento strategico alla crisi della società e permettere quindi allo stesso ed alla proposta in esso contenuta, di acquisire l’opportuna stabilità e coerenza necessarie per veicolare sulla stessa il consenso consapevole ed informato del ceto creditorio e quindi permettere al Tribunale di attestare che la proposta concordataria assolve il ruolo di facilitare un corretto interscambio delle informazioni necessarie ad eliminare eventuali asimmetrie informative ed a consentire ai creditori – tramite il voto in adunanza – di esprimere con pienezza di informazioni la valutazione di convenienza che di fatto ad essi solo è rimessa” (Trib. Bologna, 17 febbraio 2009).

La relazione di attestazione nella legge fallimentare

Molteplici sono le tipologie di relazioni di attestazione previste dalla norma fallimentare che, pur presentando notevoli similitudini, qui vogliamo richiamare:

  • la relazione di attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità dei piani di risanamento revista dal terzo comma, lett. d), dell’art. 67 L.F.;
  • la relazione di attestazione nella domanda di concordato preventivo di cui all’art. 161 L.F., che accerti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo;
  • la relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla attendibilità dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, di cui all’art. 182-bis L.F.;
  • la dichiarazione di idoneità della proposta di cui al sesto comma dell’art. 182-bis L.F.;
  • l’attestazione per accedere ai finanziamenti dell’impresa, prevista dal nuovo art. 182-quinquies L.F.;
  • l’attestazione per il pagamento dei creditori anteriori in pendenza del concordato prenotativo prima dell’omologa, prevista dal quarto comma dell’art. 182-quinquies L.F.;
  • l’attestazione richiesta per poter proporre il concordato preventivo con continuità, introdotto dall’art. 186-bis L.F.;
  • l’attestazione per la prosecuzione dei contratti pubblici e quella per la partecipazione alle gare di cui all’art. 186-bis, commi terzo e quarto, L.F. 

Scopo del piano di risanamento aziendale

Lo scopo del piano di risanamento aziendale è quello di consentire la salvaguardia del valore aziendale, al fine di non arrecare un maggiore pregiudizio per la collettività (in primis per i lavoratori occupati direttamente ed indirettamente) e per gli stessi creditori.

La prosecuzione delle attività dell’impresa, anche da parte di soggetti terzi, si giustifica e si rende opportuna ove sia riscontrabile la capacità di produrre reddito anche se l’impresa attualmente versa in una situazione di crisi per sua natura reversibile.

Laddove quindi l’organizzazione dei fattori produttivi e l’avviamento si traducono in valore, la cui perdita costituirebbe un pregiudizio per la collettività e per gli stessi creditori, si ritiene opportuno far proseguire l’attività di impresa. Tale soluzione, pur complessa, è finalizzata proprio a non disperdere ulteriore valore, determinando un irragionevole pregiudizio per i creditori.

Contenuto del piano di risanamento

Un piano di risanamento può ritenersi completo se risultano presenti le seguenti parti:

  • presentazione dell’azienda;
  • dati storici economici e finanziari (in assenza di uno o più bilanci approvati dall’assemblea è necessaria una situazione economico-patrimoniale, approvata e sottoscritta dall’organo amministrativo);
  • descrizione della situazione di crisi ed analisi del management circa le relative cause;
  • esplicitazione delle ipotesi e delle strategie di risanamento;
  • presentazione degli interventi da adottare (action plan);
  • evoluzioni attese ed impatti dello scenario competitivo;
  • presentazione delle ipotesi economico-finanziarie e del piano economico finanziario (situazione patrimoniale, economica e finanziaria prospettica).

Ove per qualche particolare motivo una delle parti dovesse essere omessa è opportuno che ne sia data giustificazione.

Veridicità dei dati

Il controllo sulla veridicità dei dati aziendali costituisce senza ombra di dubbio un passaggio imprescindibile, e per di più prodromico e strumentale, ai fini di una corretta valutazione in ordine alla ragionevolezza di tale documento, dovendo il professionista rispettare quelle norme deontologiche e quei canoni di comportamento richiesti per un riscontro sostanziale dei dati contabili di partenza in tema di concordato preventivo.

Secondo il Tribunale di Milano, 25 marzo 2010, “Il controllo sulla veridicità dei dati contabili a consuntivo è il presupposto logico e fattuale indefettibile della successiva valutazione di attuabilità/fattibilità, con la conseguente necessaria responsabilità dell’attestatore”.

Sempre il Tribunale di Milano, 11 febbraio 2010 chiarisce che: “L’attestazione di veridicità costituisce un presupposto logico indefettibile dell’attestazione dell’esperto ex art. 182-bis L.F., e dunque precisa ed ineludibile attività ricadente sotto la sua responsabilità”.

“Attestare la veridicità” non significa “certificare il bilancio”, pertanto i principi di revisione sono solo un riferimento di prassi, ma la loro totale applicazione non è necessaria.

Documenti da analizzare

Quale base informativa di partenza, l’attestatore deve verificare che il piano e l’ulteriore documentazione fornitagli consentano una chiara descrizione delle caratteristiche dell’azienda. In particolare l’attestatore può richiedere, a titolo esemplificativo, adeguate informazioni riguardanti:

  1. la forma giuridica dell’azienda ed eventuali trasformazioni verificatesi negli ultimi anni;
  2. la compagine societaria attuale e gli avvicendamenti più significativi avvenuti nel corso degli ultimi anni;
  3. la configurazione del gruppo al quale la società, eventualmente, appartiene ed i principali rapporti tra le società del gruppo;
  4. l’organizzazione attuale e quella più recente, qualora significativamente diversa, con particolare riferimento agli organi amministrativi e di controllo, al management, ecc.;
  5. le sedi in cui viene svolta l’attività;
  6. i fatti rilevanti che possono aver condizionato la vita dell’azienda, in particolare negli ultimi anni;
  7. i bilanci degli ultimi tre esercizi e, se esistenti, delle controllate e controllante.

Analisi della fattibilità del piano

L’esperto deve procedere a verificare l’esistenza dei mezzi e delle risorse necessari per l’esecuzione dell’accordo e il soddisfacimento dei creditori.  L’analisi del piano di ristrutturazione dell’accordo si concentra in particolare:

  • sulla validità delle ipotesi di base del piano;
  • sull’andamento dei flussi di cassa attesi;
  • sull’andamento economico e finanziario dell’impresa in generale.

Un’analisi esaustiva comprende anche l’esame di indicatori extracontabili, quali: l’andamento degli ordini di vendita, il know-how dell’impresa, l’indice di obsolescenza di macchinari e impianti, l’andamento del mercato di riferimento, ecc. In particolare:

  • i vincoli esterni all’azienda sono rappresentati:
    • dalle condizioni economiche e giuridiche dell’ambiente in cui l’azienda opera;
    • dal mercato di sbocco e dalla domanda del prodotto realizzato e/o commercializzato dall’impresa;
    • dai punti di forza e di debolezza dei concorrenti;
    • dalla situazione del mercato del lavoro, della tecnologia e degli altri fattori produttivi;
    • dalla situazione del mercato dei capitali;
  • i vincoli interni all’azienda sono i seguenti:
    • la disponibilità di personale dotato del necessario know how;
    • il possesso di adeguate risorse tecnologiche;
    • la reperibilità di fattori produttivi adeguati;
    • la disponibilità di risorse finanziarie adeguate;
    • la struttura organizzativa interna;
    • le relazioni umane tra i soggetti dell’impresa.

Verifiche specifiche in caso di piani di continuità

Soprattutto nel caso di piani di continuità, l’attestatore verifica che il piano e/o la documentazione esaminata contengano gli elementi in grado di fornire una descrizione del contesto in cui l’azienda opera. A titolo esemplificativo, è utile verificare la presenza di adeguate informazioni riguardanti:

  • l’attività svolta, ovvero i prodotti realizzati e/o i servizi erogati, con particolare riferimento a quelli protetti da marchi e altri diritti sulle opere di ingegno e invenzioni industriali;
  • il posizionamento sul mercato dei prodotti realizzati e/o servizi erogati e la fase alla quale è riconducibile il loro ciclo di vita (introduzione, crescita, maturità, declino);
  • il settore e il mercato in cui l’azienda opera, con particolare riguardo al posizionamento dei propri prodotti/servizi rispetto a quello dei concorrenti e agli elementi distintivi aziendali;
  • il modello di business adottato, la tecnologia impiegata nello svolgimento del processo produttivo, le barriere all’ingresso esistenti, la capacità produttiva attuale e quella utilizzata, le eventuali certificazioni di prodotto e sistemi di qualità aziendale;
  • i canali di approvvigionamento dei principali fornitori e le dinamiche di contrattazione e definizione del prezzo di acquisto con gli stessi;
  • i principali clienti, nonché la loro localizzazione.

Esempi di note da inserire nell’attestazione dei piani di risanamento

  • La redazione del piano, dei bilanci, dei business plan, le ipotesi su cui si basano e la relativa documentazione di supporto sono responsabilità esclusiva del Consiglio di amministrazione della società.
  • Abbiamo ricevuto dal Consiglio di amministrazione della Società una dichiarazione in cui si attesta che ci sono state fornite tutte le informazioni e la documentazione necessarie per valutare l’azienda oggetto della relazione.
  • I dati prospettici, essendo basati su ipotesi di eventi futuri, sono caratterizzati da connaturati elementi di soggettività ed incertezza ed in particolare dalla rischiosità che eventi preventivati ed azioni dai quali traggono origine possono non verificarsi ovvero possono verificarsi in misura e in tempi diversi da quelli prospettati, mentre potrebbero verificarsi eventi ed azioni non prevedibili al tempo della loro preparazione.
  • L’esercizio di una certa discrezionalità con riferimento alle modalità applicative dei metodi selezionati e alla stima dei relativi parametri è un elemento che ricorre ogniqualvolta venga svolto un processo valutativo e può condurre a risultati non coincidenti tra soggetti diversi che si apprestino a valutare la medesima società. Tale discrezionalità, laddove si è resa necessaria nel caso specifico, è stata peraltro opportunamente circoscritta ed esercitata nell’ambito di ragionevolezza e non arbitrarietà, identificando parametri riscontrabili sul mercato e mantenendo la coerenza delle scelte effettuate con le logiche e lo scenario valutativo descritto.

Per maggiori e più ampie analisi si rimanda al documento “Principi di attestazione dei piani di risanamento” qui più volte richiamato.

 

Startup innovativa

Breve guida alla Startup innovativa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 16/E dell’11 giugno 2014, fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico delle agevolazioni che riguardano le Startup innovative. La trasposizione della stessa in lingua inglese è volta ad informare un pubblico più vasto sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

Il 31 gennaio 2014, dopo aver ricevuto il via libera europeo, il decreto interministeriale MISE-MEF recante la disciplina di dettaglio sugli incentivi fiscali per gli investimenti in startup innovative effettuati da aziende e privati, è stato firmato dai ministri competenti, Fabrizio Saccomanni e Flavio Zanonato.

Chi può godere delle agevolazioni

Investitori privati e società che investono in startup innovative possono beneficiare delle agevolazioni fiscali in esame. Ovviamente per via indiretta i preincipali beneficiari saranno proprio le startup che troveranno più semplice rivolgersi al mercato per cercare nuovi capitali.

Definizione di Startup innovativa

Le start-up innovative possono essere società per azioni, a responsabilità limitata, in accomandita per azioni, cooperative, societas europaea residenti in Italia, ovvero società non residenti in possesso degli stessi requisiti di quelle residenti, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino in Italia un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione.

Periodi agevolati

Godono delle agevolazioni fiscali per gli investimenti in startup innovative effettuati da aziende e privati negli anni fiscali 2013, 2014, 2015 e – a seguito dell’estensione compiuta con la L. 99/2013 di conversione del DL Lavoro – 2016

Agevolati gli investimenti sia diretti sia indiretti

Gli incentivi a sostegno delle startup innovative (ex art. 29 della L. 221/2012 di conversione del Decreto Crescita 2.0) prevedono i seguenti casi:

  • investimenti diretti effettuati dal soggetto sia esso persona fisica o impresa in startup innovative;
  • investimenti indiretti effettuati dal soggetto sia esso persona fisica o impresa in organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società di capitali che investono prevalentemente in startup.

La misura delle agevolazioni

Ai sensi della norma, le persone fisiche e giuridiche che investono in startup innovative possono beneficiare delle seguenti agevolazioni fiscali:

  • Investitori privati (e altri soggetti IRPEF): i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 500.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta;
  • Società di capitali: i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (Ires) possono dedurre dal proprio reddito un importo pari al 20% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 1.800.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta.

Incentivi più interessanti per startup sociali ed energy green

Maggiori gli incentivi previsti per gli investimenti in due particolari tipologie di startup:

  • startup a vocazione sociale
  • startup che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico

Il decreto interministeriale prevede infatti le seguenti maggiorazioni:

  • soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche: una detrazione pari al 25% della somma investita;
  • soggetti passivi sul reddito delle società: una deduzione pari al 27% della somma investita.

Vincoli all’investimento

L’investimento per il quale si è fruito dell’agevolazione deve essere mantenuto per almeno due anni, pena la decadenza del beneficio fiscale.

Per approfondire le guide in italiano ed inglese

La circolare 16/E dell’11 giugno fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico dell’agevolazione.

È on line inoltre la versione per un pubblico internazionale della circolare n. 16/E dell’11 giugno scorso, con la trasposizione in lingua inglese di quanto chiarito sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

 

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