La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale

La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Le difficili condizioni economiche e di mercato in cui le imprese sono costrette ad operare costringono gli organi societari e i professionisti che li supportano a porre particolare attenzione nel processo di predisposizione dei bilanci ed impongono agli stessi un’attenta riflessione sui rischi di continuità aziendale e sull’informativa che dovrà essere resa nel suo complesso all’interno del bilancio e delle relazioni obbligatorie.

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 2423-bis e 2428;
  • Principio contabile IAS 1;
  • Principio contabile OIC 5;
  • CNDCEC, documento n. 570;
  • Banca d’Italia, Consob e Isvap, documento 6 febbraio 2009, n. 2;
  • UNGDCEC, documento del 25 maggio 2010;
  • Assirevi, documento di ricerca n. 176 del 2013.

Continuità aziendale e valutazione delle voci di bilancio

La continuità aziendale rappresenta la capacità dell’impresa di continuare ad operare “in funzionamento” per un futuro prevedibile (il cui orizzonte temporale è ragionevolmente stimabile in 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio).

La redazione del bilancio nella prospettiva della continuità aziendale è incompatibile con l’intenzione o la necessità di porre l’azienda in liquidazione o di cessare l’attività ovvero di assoggettarla a procedure concorsuali.

L’art. 2423-bis c.c. stabilisce che “la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo e del passivo considerato”.

La continuità operativa dell’impresa influisce quindi sulla formazione del bilancio di esercizio inteso come strumento di informazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa in funzionamento.

In particolare, le valutazioni di bilancio potrebbero non essere più adeguate a “rappresentare in modo veritiero e corretto” la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio.

A puro titolo di esempio, nel concreto:

  • impianti e macchinari: in ipotesi di continuità aziendale sono valutati considerando la vita utile e la recuperabilità mediante l’uso. In ipotesi di liquidazione aziendale il criterio principe è quello del valore di realizzo. Lo stesso concetto di ammortamento perde in questo caso di significato;
  • rimanenze di magazzino: in continuità aziendale il loro valore è determinato come “minore fra costo e prezzo di mercato”, in liquidazione il criterio di valutazione è dato dal “valore di realizzo”. 

Attenzione

Importante e non scevra di responsabilità, sia in capo agli amministratori sia all’organo di controllo, quindi la valutazione della capacità dell’azienda di continuare ad operare sul mercato in quanto va ad incidere direttamente sui criteri di formazione del bilancio e del risultato di esercizio.

Informativa di bilancio

L’organo amministrativo della società è tenuto ad esprimersi sull’esistenza del presupposto della continuità aziendale e, qualora riscontri incertezze che possano comportare dubbi sulla capacità di operare in ipotesi di funzionamento, deve renderne conto agli stakeholder fornendo le opportune informazioni nelle note al bilancio.

Lo IAS 1 nello specifico recita: “Nella fase di preparazione del bilancio, la direzione aziendale deve effettuare una valutazione della capacità dell’entità di continuare ad operare come entità in funzionamento. Il bilancio deve essere redatto nella prospettiva della continuazione dell’attività a meno che la direzione aziendale non intenda liquidare l’entità o interrompere l’attività o non abbia alternative realistiche a ciò. Qualora la direzione aziendale sia a conoscenza, nel fare le proprie valutazioni, di significative incertezze per eventi o condizioni che possano comportare l’insorgere di seri dubbi sulla capacità di continuare a operare come un’entità in funzionamento, tali incertezze devono essere evidenziate”.

Il principio fa riferimento a “significative incertezze“ e a “seri dubbi sulla capacità di continuare a operare”, volendo chiaramente individuare quelle situazioni aziendali rappresentate da circostanze gravi e straordinarie.

Sempre lo IAS 1 così prosegue: “Nel determinare se il presupposto della continuazione dell’attività è applicabile, la direzione aziendale tiene conto di tutte le informazioni disponibili sul futuro, che è relativo ad almeno, ma non limitato, a dodici mesi dopo la data di riferimento del bilancio. Il grado di analisi dipende dalle specifiche circostanze di ciascun caso. Se l’entità ha un pregresso di attività redditizia e dispone di facile accesso alle risorse finanziarie, si può raggiungere la conclusione che il presupposto della continuità aziendale sia appropriato senza effettuare analisi dettagliate. In altri casi, la direzione aziendale può aver bisogno di considerare una vasta gamma di fattori relativi alla redditività attuale e attesa, ai piani di rimborso dei debiti e alle potenziali fonti di finanziamento alternative, prima di ritenere che sussista il presupposto della continuità aziendale”.

L’art. 2428 c.c. prevede la descrizione nella Relazione sulla gestione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta: “Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta”.

L’organo amministrativo e i professionisti che lo assistono nella redazione del bilancio dovranno quindi ricordare che un’informazione adeguata non può prescindere dall’analizzare le cause della crisi e dall’indicare le azioni che la società ha assunto o sta assumendo al fine di:

  • ridurre le incertezze legate alla continuità aziendale;
  • generare flussi di cassa positivi nel breve periodo e riequilibrare la situazione economico-finanziaria (ad es. piani di ristrutturazione del debito, aumento del capitale, riduzione significative dei costi, cessioni di asset non strategici, ecc.).

L’informativa di bilancio deve inoltre illustrare in modo adeguato le motivazioni a sostegno di tali soluzioni. Soltanto attraverso una effettiva completezza e trasparenza informativa sarà possibile per il lettore del bilancio valutare la ragionevolezza della conclusione finale in merito all’adozione del presupposto della continuità aziendale.

L’informativa nelle note al bilancio assume fondamentale importanza ed elemento di supporto anche per il revisore al fine di valutare la coerenza dell’informativa stessa e le conclusioni raggiunte dagli amministratori circa l’appropriatezza del presupposto della continuità aziendale.

Periodo temporale di riferimento

Lo IAS 1 considera ai fini della valutazione della continuità aziendale un futuro prevedibile che abbia un orizzonte temporale di almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio d’esercizio.

La stessa prassi contabile italiana fa riferimento ad un intervallo di dodici mesi con espresso richiamo, in tal senso, nel principio di revisione n. 570. Il principio contabile OIC 5, in piena coerenza, attribuisce il concetto di “going concern”, ad una “azienda come complesso funzionante e destinato a continuare a funzionare almeno per i dodici mesi successivi alla data di riferimento del bilancio”.

Indicatori di rischio sulla continuità aziendale

Nel seguito vengono elencati alcuni esempi di eventi o circostanze riportati nel documento n. 570 del CNDCEC che possono comportare seri rischi per l’impresa e che, presi singolarmente o nel loro complesso, possono far sorgere significativi dubbi riguardo il presupposto della continuità aziendale.

Essi rappresentano la sintesi delle principali cause di dissesto delle imprese e si dividono in:

Indicatori finanziari

  • situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo;
  • prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso;
  • oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine;
  • indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori;
  • bilanci storici o prospettici che mostrano cash flow negativi;
  • principali indici economico-finanziari negativi;
  • consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività che generano cash flow;
  • mancanza o discontinuità nella distribuzione dei dividendi;
  • incapacità di saldare i debiti alla scadenza;
  • incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti;
  • cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”;
  • incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari. 

Indicatori gestionali

  • perdita di amministratori o di dirigenti chiave senza riuscire a sostituirli;
  • perdita di mercati fondamentali, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
  • difficoltà nell’organico del personale o difficoltà nel mantenere il normale flusso di approvvigionamento da importanti fornitori. 

Altri indicatori

  • capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità ad altre norme di legge;
  • contenziosi legali e fiscali che, in caso di soccombenza, potrebbero comportare obblighi di risarcimento che l’impresa non è in grado di rispettare;
  • modifiche legislative o politiche governative dalle quali si attendono effetti sfavorevoli all’impresa. 

Attenzione

La sopravvivenza o il fallimento di un’impresa, in difficoltà o meno, non possono essere sempre e comunque facilmente prevedibili. La valutazione dei rischi sulla continuità aziendale è attività tutt’altro che agevole e non può essere confinata all’utilizzo di semplici check list che hanno però il pregio di fornire comunque al professionista un utile strumento di analisi e, non ultimo, di difesa delle proprie scelte.

Molte crisi aziendali, non ci stancheremo di ripeterlo, sono collegate ad eventi non prevedibili.

Fattori che limitano il rischio di continuità aziendale

La valutazione del presupposto della continuità aziendale è attività complessa che comporta un’analisi approfondita di una molteplicità di aspetti, quantitativi e qualitativi. Alcuni elementi possono ridurre l’incertezza e ridurre la portata del rischio, si ricordano in particolare:

  • l’esistenza di un piano di ristrutturazione aziendale;
  • la possibilità di procedere ad un aumento di capitale sociale;
  • la capacità di creare flussi di cassa positivi mediante operazioni di leasing, factoring, finanziamenti, ecc.;
  • la possibilità di cedere asset non strategici;
  • la possibilità di rinviare investimenti senza che ciò influisca in maniera determinante e negativa nella capacità di produrre reddito;
  • la possibilità di ristrutturare l’indebitamento o di dilazionare nel tempo il rimborso dei debiti scaduti;
  • una struttura di costi fissi non preponderante rispetto ai costi variabili tali da consentire di aumentare la marginalità dei prodotti;
  • la capacità di innovazione dei propri prodotti a favore della marginalità degli stessi (tecnica, commerciali o di marketing);
  • la possibilità di entrare in mercati alternativi, di reperire nuovi clienti strategici, fare aggregazioni o sottoscrivere contratti di forniture vantaggiosi. 

Procedure di revisione

Il revisore, nel valutare la situazione economico-finanziaria dell’impresa e i suoi riflessi sulla continuità aziendale, deve mettere in atto opportune procedure di revisione che possono essere cosi riassunte:

  • analisi dei dati previsionali, dei piani aziendali economico/finanziari e delle ipotesi sottostanti;
  • valutazione dell’attendibilità del sistema informativo aziendale;
  • valutazione della coerenza dei dati previsionali con i consuntivi;
  • verifica della capacità di mantenere gli impegni presi, il corretto e tempestivo pagamento dei debiti, ecc.;
  • analisi attenta delle garanzie prestate a terzi;
  • valutazione della correttezza dei rapporti in essere con parti correlate;
  • analisi dei rischi legali e delle cause in corso;
  • valutazione dei piani aziendali (progetti di cessione di beni, prestiti o ristrutturazione di debiti, riduzione o differimento di spese, aumenti di capitale) attribuendo particolare importanza agli interventi che possono avere effetti positivi sui flussi di cassa nel breve periodo. 

Rischio di frode aziendale

Nei casi in cui sorgono dubbi sulla continuità aziendale, è opportuno che amministratori, sindaci e revisori aumentino le verifiche e i controlli sui rischi di errori dovuti a comportamenti non intenzionali o dovuti a vere e proprie frodi in bilancio (principio di revisione n. 240).

I rischi di insolvenza, la paura di veder ridursi i fidi bancari, ecc. possono spingere la direzione aziendale a presentare un’informativa economico-finanziaria non del tutto conforme alla rappresentazione veritiera e corretta della situazione. Il tutto al fine di ingannare gli utilizzatori del bilancio, influenzando la loro percezione della performance e della redditività aziendale.

Solitamente, in questi casi, le aree maggiormente a rischio, così come identificate nel principio di revisione n. 240, riguardano:

  • iscrizione di ricavi gonfiati o non iscrizione di rettifiche di ricavi di competenza (note accredito, sconti, ecc.);
  • presenza di costi nascosti ma di competenza;
  • capitalizzazioni non corrette;
  • mancate svalutazioni o accantonamenti;
  • cambiamenti di stime o di principi adottati;
  • iscrizione di incassi anticipati (esempio: Ri.Ba.);
  • contenziosi o richieste di terzi non valutati adeguatamente;
  • presenza di contratti derivati non di copertura o rinnovo degli stessi;
  • informativa carente o generica (rischi, covenants, garanzie);
  • autenticità della documentazione prodotta. 

Informativa sulla continuità aziendale

Il documento congiunto Banca d’Italia/Consob/Isvap n. 2 del 6 febbraio 2009 include anche un paio di bozze tratte dal documento “An update for directors of listed companies: going concern and liquidity risk” del Financial Reporting Council.

Si riporta un esempio di come può essere fornita l’informazione sulle valutazioni alla base dell’applicazione del presupposto di continuità aziendale relative a una società che presenta una rilevante esposizione alle incertezze legate al contesto economico di riferimento tali da far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale.

Esempio

Vengono richiamate le parti del bilancio in cui sono descritte le attività del Gruppo, insieme con i fattori che verosimilmente ne influenzeranno il futuro sviluppo, la performance e la posizione (…).

Come evidenziato nella pagina W del bilancio, il contesto economico attuale è particolarmente difficile e il Gruppo ha riportato una perdita operativa nell’anno. La direzione ritiene anche che la prospettiva implichi significative sfide in termini di volume delle vendite e di prezzi così come di costi. Quantunque la direzione abbia predisposto misure per preservare la cassa e sia riuscita ad ottenere finanziamenti addizionali, queste condizioni creano significative incertezze sui futuri risultati e sui flussi di cassa.

Come spiegato a pagina Y del bilancio, gli amministratori stanno cercando di vendere beni di proprietà per assicurarsi ulteriore capitale circolante. Il Gruppo è in trattative con un potenziale acquirente ma non vi è certezza che si procederà alla vendita. Sulla base delle negoziazioni condotte finora, gli amministratori hanno una ragionevole aspettativa che tutto procederà nel migliore dei modi, ma se così non fosse il Gruppo avrà bisogno di ulteriori finanziamenti.

Come chiarito a pagina Z del bilancio, il Gruppo ha avviato trattative con le banche finanziatrici relativamente ad un finanziamento ulteriore che potrebbe rendersi necessario qualora la vendita degli assets non andasse a buon fine, oppure intervenissero significativi cambiamenti in negativo nel volume delle vendite o nella redditività. È probabile che queste trattative si prolungheranno per un certo periodo di tempo. La direzione sta ricercando anche fonti alternative nel caso in cui il finanziamento aggiuntivo non possa essere erogato a breve, ma non ha ancora ricevuto un impegno vincolante.

Secondo gli amministratori, a causa dell’insieme di tutte le circostanze sopra evidenziate sussiste una rilevante incertezza che può far sorgere dubbi significativi sulla capacità del Gruppo e della società di continuare ad operare sulla base del presupposto della continuità aziendale. Ciononostante, dopo aver effettuato le necessarie verifiche, ed aver valutato le incertezze sopra descritte, la direzione ha la ragionevole aspettativa che il Gruppo e la società abbiano adeguate risorse per continuare l’esistenza operativa in un prevedibile futuro. Per queste ragioni, essa continua ad adottare il presupposto della continuità aziendale nella preparazione del bilancio.

 

Per completezza e al fine di fornire una check list operativa ed esempi di relazione del revisore si rimanda al Documento dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti del 25 maggio 2010 “Il principio della continuità aziendale – Presupposti applicativi e approfondimenti di prassi per le PMI, Esemplificazioni operative” (Scarica il documento in formato .pdf)  e al documento di ricerca n. 176 del 2013 di ASSIREVI.

 

 

Le nuove guide dell’Agenzia: dalla successione alle sanzioni penali.

Le nuove guide dell’Agenzia delle Entrate

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Il sito dell’ Agenzia delle Entrate si rinnova, in un’unica pagina, l’accesso a tutti gli opuscoli realizzati dalle Entrate, che saranno, questa almeno la promessa, aggiornati costantemente. Riportiamo una breve sintesi dei numerosi vademecum pubblicati nel mese di agosto con gli aggiornamenti alle ultime modifiche normative.


Disponibili pochi giorni le nuove guide realizzate dall’ Agenzia delle Entrate nel mese di agosto dedicate ai controlli, alle successioni e donazioni, al ravvedimento, alle sanzioni e agli istituti previsti dalla legge per evitare le liti con il fisco. Questi vademecum vanno ad arricchire la nuova sezione del sito web, “L’Agenzia informa”, pensata per garantire ai contribuenti un accesso semplice e intuitivo alle informazioni fiscali. Continua a leggere

Principi di attestazione dei piani di risanamento

Principi di attestazione dei piani di risanamento

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Principi di attestazione dei piani di risanamento, documento predisposto dall’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, vuole identificare le best practice, formulare i principi e proporre modelli di comportamento condivisi ed accettati sull’attività dell’attestatore, sia in merito all’attività di due diligence contabile sia al giudizio di fattibilità del piano e della capacità dell’impresa di riacquisire l’equilibrio economico-finanziario.

Principale critica al documento pare essere il taglio prevalentemente dottrinario ed aziendalistico non sempre coerente con le migliori pratiche giuridico-legali.

Riferimenti normativi

  • R.D. 16 marzo 1942, n. 267, artt. 67 , 161 , 182-bis , 182-quinquies e 186-bis ;
  • Tribunale di Milano, 25 marzo 2010;
  • Tribunale di Milano, 11 febbraio 2010;
  • Tribunale di Bologna, 17 febbraio 2009.

Biblioteca professionale dell’esperto attestatore

Il documento aggiorna e completa la biblioteca professionale dell’esperto attestatore. Tra i principali contributi in materia segnaliamo:

  • “Protocollo piani di risanamento e ristrutturazione; relazioni del professionista: profili organizzativi e principi di comportamento nell’ambito delle procedure di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, piano di risanamento attestato” predisposto dalla commissione “CNDC – Commissione procedure concorsuali gruppo di lavoro decreti e competitività”;
  • Osservazioni sul contenuto delle relazioni del professionista nella composizione negoziale della crisi d’impresa (CNDCEC – Commissione di studio crisi e risanamento di impresa);
  • Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi (Università di Firenze, CNDCEC, Assonime) recentemente sottoposto a revisione e aggiornamento;
  • Documento di ricerca n. 114 (Assirevi).

Cui si aggiungono:

  • Guida operativa per la redazione delle relazioni art. 161, comma 3 , L.F. e art. 160, comma 2 , L.F.;
  • Linee guida al concordato preventivo del Tribunale di Milano;
  • I principi contabili ISAE 3400 e OIC 6;
  • Guida al Piano industriale di Borsa Italiana.

Documenti che rappresentano dei principi di comportamento, pur se ancora non codificabili all’interno di un contesto normativo e giudiziario stabile.

Le indicazioni proposte e contenute nei testi citati permettono al professionista di redigere “un documento informativo in grado di avviare un proficuo avvicinamento strategico alla crisi della società e permettere quindi allo stesso ed alla proposta in esso contenuta, di acquisire l’opportuna stabilità e coerenza necessarie per veicolare sulla stessa il consenso consapevole ed informato del ceto creditorio e quindi permettere al Tribunale di attestare che la proposta concordataria assolve il ruolo di facilitare un corretto interscambio delle informazioni necessarie ad eliminare eventuali asimmetrie informative ed a consentire ai creditori – tramite il voto in adunanza – di esprimere con pienezza di informazioni la valutazione di convenienza che di fatto ad essi solo è rimessa” (Trib. Bologna, 17 febbraio 2009).

La relazione di attestazione nella legge fallimentare

Molteplici sono le tipologie di relazioni di attestazione previste dalla norma fallimentare che, pur presentando notevoli similitudini, qui vogliamo richiamare:

  • la relazione di attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità dei piani di risanamento revista dal terzo comma, lett. d), dell’art. 67 L.F.;
  • la relazione di attestazione nella domanda di concordato preventivo di cui all’art. 161 L.F., che accerti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo;
  • la relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla attendibilità dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, di cui all’art. 182-bis L.F.;
  • la dichiarazione di idoneità della proposta di cui al sesto comma dell’art. 182-bis L.F.;
  • l’attestazione per accedere ai finanziamenti dell’impresa, prevista dal nuovo art. 182-quinquies L.F.;
  • l’attestazione per il pagamento dei creditori anteriori in pendenza del concordato prenotativo prima dell’omologa, prevista dal quarto comma dell’art. 182-quinquies L.F.;
  • l’attestazione richiesta per poter proporre il concordato preventivo con continuità, introdotto dall’art. 186-bis L.F.;
  • l’attestazione per la prosecuzione dei contratti pubblici e quella per la partecipazione alle gare di cui all’art. 186-bis, commi terzo e quarto, L.F. 

Scopo del piano di risanamento aziendale

Lo scopo del piano di risanamento aziendale è quello di consentire la salvaguardia del valore aziendale, al fine di non arrecare un maggiore pregiudizio per la collettività (in primis per i lavoratori occupati direttamente ed indirettamente) e per gli stessi creditori.

La prosecuzione delle attività dell’impresa, anche da parte di soggetti terzi, si giustifica e si rende opportuna ove sia riscontrabile la capacità di produrre reddito anche se l’impresa attualmente versa in una situazione di crisi per sua natura reversibile.

Laddove quindi l’organizzazione dei fattori produttivi e l’avviamento si traducono in valore, la cui perdita costituirebbe un pregiudizio per la collettività e per gli stessi creditori, si ritiene opportuno far proseguire l’attività di impresa. Tale soluzione, pur complessa, è finalizzata proprio a non disperdere ulteriore valore, determinando un irragionevole pregiudizio per i creditori.

Contenuto del piano di risanamento

Un piano di risanamento può ritenersi completo se risultano presenti le seguenti parti:

  • presentazione dell’azienda;
  • dati storici economici e finanziari (in assenza di uno o più bilanci approvati dall’assemblea è necessaria una situazione economico-patrimoniale, approvata e sottoscritta dall’organo amministrativo);
  • descrizione della situazione di crisi ed analisi del management circa le relative cause;
  • esplicitazione delle ipotesi e delle strategie di risanamento;
  • presentazione degli interventi da adottare (action plan);
  • evoluzioni attese ed impatti dello scenario competitivo;
  • presentazione delle ipotesi economico-finanziarie e del piano economico finanziario (situazione patrimoniale, economica e finanziaria prospettica).

Ove per qualche particolare motivo una delle parti dovesse essere omessa è opportuno che ne sia data giustificazione.

Veridicità dei dati

Il controllo sulla veridicità dei dati aziendali costituisce senza ombra di dubbio un passaggio imprescindibile, e per di più prodromico e strumentale, ai fini di una corretta valutazione in ordine alla ragionevolezza di tale documento, dovendo il professionista rispettare quelle norme deontologiche e quei canoni di comportamento richiesti per un riscontro sostanziale dei dati contabili di partenza in tema di concordato preventivo.

Secondo il Tribunale di Milano, 25 marzo 2010, “Il controllo sulla veridicità dei dati contabili a consuntivo è il presupposto logico e fattuale indefettibile della successiva valutazione di attuabilità/fattibilità, con la conseguente necessaria responsabilità dell’attestatore”.

Sempre il Tribunale di Milano, 11 febbraio 2010 chiarisce che: “L’attestazione di veridicità costituisce un presupposto logico indefettibile dell’attestazione dell’esperto ex art. 182-bis L.F., e dunque precisa ed ineludibile attività ricadente sotto la sua responsabilità”.

“Attestare la veridicità” non significa “certificare il bilancio”, pertanto i principi di revisione sono solo un riferimento di prassi, ma la loro totale applicazione non è necessaria.

Documenti da analizzare

Quale base informativa di partenza, l’attestatore deve verificare che il piano e l’ulteriore documentazione fornitagli consentano una chiara descrizione delle caratteristiche dell’azienda. In particolare l’attestatore può richiedere, a titolo esemplificativo, adeguate informazioni riguardanti:

  1. la forma giuridica dell’azienda ed eventuali trasformazioni verificatesi negli ultimi anni;
  2. la compagine societaria attuale e gli avvicendamenti più significativi avvenuti nel corso degli ultimi anni;
  3. la configurazione del gruppo al quale la società, eventualmente, appartiene ed i principali rapporti tra le società del gruppo;
  4. l’organizzazione attuale e quella più recente, qualora significativamente diversa, con particolare riferimento agli organi amministrativi e di controllo, al management, ecc.;
  5. le sedi in cui viene svolta l’attività;
  6. i fatti rilevanti che possono aver condizionato la vita dell’azienda, in particolare negli ultimi anni;
  7. i bilanci degli ultimi tre esercizi e, se esistenti, delle controllate e controllante.

Analisi della fattibilità del piano

L’esperto deve procedere a verificare l’esistenza dei mezzi e delle risorse necessari per l’esecuzione dell’accordo e il soddisfacimento dei creditori.  L’analisi del piano di ristrutturazione dell’accordo si concentra in particolare:

  • sulla validità delle ipotesi di base del piano;
  • sull’andamento dei flussi di cassa attesi;
  • sull’andamento economico e finanziario dell’impresa in generale.

Un’analisi esaustiva comprende anche l’esame di indicatori extracontabili, quali: l’andamento degli ordini di vendita, il know-how dell’impresa, l’indice di obsolescenza di macchinari e impianti, l’andamento del mercato di riferimento, ecc. In particolare:

  • i vincoli esterni all’azienda sono rappresentati:
    • dalle condizioni economiche e giuridiche dell’ambiente in cui l’azienda opera;
    • dal mercato di sbocco e dalla domanda del prodotto realizzato e/o commercializzato dall’impresa;
    • dai punti di forza e di debolezza dei concorrenti;
    • dalla situazione del mercato del lavoro, della tecnologia e degli altri fattori produttivi;
    • dalla situazione del mercato dei capitali;
  • i vincoli interni all’azienda sono i seguenti:
    • la disponibilità di personale dotato del necessario know how;
    • il possesso di adeguate risorse tecnologiche;
    • la reperibilità di fattori produttivi adeguati;
    • la disponibilità di risorse finanziarie adeguate;
    • la struttura organizzativa interna;
    • le relazioni umane tra i soggetti dell’impresa.

Verifiche specifiche in caso di piani di continuità

Soprattutto nel caso di piani di continuità, l’attestatore verifica che il piano e/o la documentazione esaminata contengano gli elementi in grado di fornire una descrizione del contesto in cui l’azienda opera. A titolo esemplificativo, è utile verificare la presenza di adeguate informazioni riguardanti:

  • l’attività svolta, ovvero i prodotti realizzati e/o i servizi erogati, con particolare riferimento a quelli protetti da marchi e altri diritti sulle opere di ingegno e invenzioni industriali;
  • il posizionamento sul mercato dei prodotti realizzati e/o servizi erogati e la fase alla quale è riconducibile il loro ciclo di vita (introduzione, crescita, maturità, declino);
  • il settore e il mercato in cui l’azienda opera, con particolare riguardo al posizionamento dei propri prodotti/servizi rispetto a quello dei concorrenti e agli elementi distintivi aziendali;
  • il modello di business adottato, la tecnologia impiegata nello svolgimento del processo produttivo, le barriere all’ingresso esistenti, la capacità produttiva attuale e quella utilizzata, le eventuali certificazioni di prodotto e sistemi di qualità aziendale;
  • i canali di approvvigionamento dei principali fornitori e le dinamiche di contrattazione e definizione del prezzo di acquisto con gli stessi;
  • i principali clienti, nonché la loro localizzazione.

Esempi di note da inserire nell’attestazione dei piani di risanamento

  • La redazione del piano, dei bilanci, dei business plan, le ipotesi su cui si basano e la relativa documentazione di supporto sono responsabilità esclusiva del Consiglio di amministrazione della società.
  • Abbiamo ricevuto dal Consiglio di amministrazione della Società una dichiarazione in cui si attesta che ci sono state fornite tutte le informazioni e la documentazione necessarie per valutare l’azienda oggetto della relazione.
  • I dati prospettici, essendo basati su ipotesi di eventi futuri, sono caratterizzati da connaturati elementi di soggettività ed incertezza ed in particolare dalla rischiosità che eventi preventivati ed azioni dai quali traggono origine possono non verificarsi ovvero possono verificarsi in misura e in tempi diversi da quelli prospettati, mentre potrebbero verificarsi eventi ed azioni non prevedibili al tempo della loro preparazione.
  • L’esercizio di una certa discrezionalità con riferimento alle modalità applicative dei metodi selezionati e alla stima dei relativi parametri è un elemento che ricorre ogniqualvolta venga svolto un processo valutativo e può condurre a risultati non coincidenti tra soggetti diversi che si apprestino a valutare la medesima società. Tale discrezionalità, laddove si è resa necessaria nel caso specifico, è stata peraltro opportunamente circoscritta ed esercitata nell’ambito di ragionevolezza e non arbitrarietà, identificando parametri riscontrabili sul mercato e mantenendo la coerenza delle scelte effettuate con le logiche e lo scenario valutativo descritto.

Per maggiori e più ampie analisi si rimanda al documento “Principi di attestazione dei piani di risanamento” qui più volte richiamato.

 

Startup innovativa

Breve guida alla Startup innovativa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 16/E dell’11 giugno 2014, fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico delle agevolazioni che riguardano le Startup innovative. La trasposizione della stessa in lingua inglese è volta ad informare un pubblico più vasto sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

Il 31 gennaio 2014, dopo aver ricevuto il via libera europeo, il decreto interministeriale MISE-MEF recante la disciplina di dettaglio sugli incentivi fiscali per gli investimenti in startup innovative effettuati da aziende e privati, è stato firmato dai ministri competenti, Fabrizio Saccomanni e Flavio Zanonato.

Chi può godere delle agevolazioni

Investitori privati e società che investono in startup innovative possono beneficiare delle agevolazioni fiscali in esame. Ovviamente per via indiretta i preincipali beneficiari saranno proprio le startup che troveranno più semplice rivolgersi al mercato per cercare nuovi capitali.

Definizione di Startup innovativa

Le start-up innovative possono essere società per azioni, a responsabilità limitata, in accomandita per azioni, cooperative, societas europaea residenti in Italia, ovvero società non residenti in possesso degli stessi requisiti di quelle residenti, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino in Italia un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione.

Periodi agevolati

Godono delle agevolazioni fiscali per gli investimenti in startup innovative effettuati da aziende e privati negli anni fiscali 2013, 2014, 2015 e – a seguito dell’estensione compiuta con la L. 99/2013 di conversione del DL Lavoro – 2016

Agevolati gli investimenti sia diretti sia indiretti

Gli incentivi a sostegno delle startup innovative (ex art. 29 della L. 221/2012 di conversione del Decreto Crescita 2.0) prevedono i seguenti casi:

  • investimenti diretti effettuati dal soggetto sia esso persona fisica o impresa in startup innovative;
  • investimenti indiretti effettuati dal soggetto sia esso persona fisica o impresa in organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società di capitali che investono prevalentemente in startup.

La misura delle agevolazioni

Ai sensi della norma, le persone fisiche e giuridiche che investono in startup innovative possono beneficiare delle seguenti agevolazioni fiscali:

  • Investitori privati (e altri soggetti IRPEF): i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 500.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta;
  • Società di capitali: i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (Ires) possono dedurre dal proprio reddito un importo pari al 20% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 1.800.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta.

Incentivi più interessanti per startup sociali ed energy green

Maggiori gli incentivi previsti per gli investimenti in due particolari tipologie di startup:

  • startup a vocazione sociale
  • startup che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico

Il decreto interministeriale prevede infatti le seguenti maggiorazioni:

  • soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche: una detrazione pari al 25% della somma investita;
  • soggetti passivi sul reddito delle società: una deduzione pari al 27% della somma investita.

Vincoli all’investimento

L’investimento per il quale si è fruito dell’agevolazione deve essere mantenuto per almeno due anni, pena la decadenza del beneficio fiscale.

Per approfondire le guide in italiano ed inglese

La circolare 16/E dell’11 giugno fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico dell’agevolazione.

È on line inoltre la versione per un pubblico internazionale della circolare n. 16/E dell’11 giugno scorso, con la trasposizione in lingua inglese di quanto chiarito sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

 

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