Il giudizio di manifesta inattendibilità del piano attestato

Il giudizio di manifesta inattendibilità del piano attestato 

Il giudizio di manifesta inattendibilità del piano attestato per la transazione fiscale sulla base della la circolare n. 34/E

La circolare n. 34/E dell’ Agenzia delle Entrate in tema di transazione fiscale chiarisce che nel formare il proprio convincimento gli Uffici dovranno fare riferimento agli elementi esposti nel piano attestato dal professionista indipendente e, nel caso di concordato preventivo, anche a quanto attestato e verificato dal Commissario Giudiziale, potendo disattenderne le rispettive risultanze solo allorquando le ritengano manifestamente non attendibili, ovvero non sostenibili, anche alla luce del contesto economico e competitivo di riferimento, nonché della situazione economico-patrimoniale dell’impresa.

Giudizio motivato di manifesta inattendibilità o insostenibilità

In tal caso gli Uffici devono corredare il giudizio di manifesta inattendibilità o insostenibilità con una puntuale motivazione, idonea a individuare in maniera analitica le ipotesi, le prospettazioni e i dati -compendiati nel piano e nella relazione -ritenuti non attendibili. In tale evenienza, si devono portare a conoscenza del contribuente gli esiti delle valutazioni, al fine di consentire -in tempo utile -una interlocuzione nella quale esaminare, attraverso l’utilizzo di parametri di comune dominio, gli elementi di criticità rilevati. Ad esempio:

  • una manifesta inattendibilità relativa alla determinazione del valore di realizzo dei beni immobili va motivata dagli Uffici ricorrendo a parametri pubblicamente disponibili, senza limitarsi all’utilizzo dei valori determinati dall’Osservatorio del mercato immobiliare, ma integrando questi ultimi, per ipotesi, con le informazioni desumibili dai borsini immobiliari, ovvero con i valori di vendita presenti nei siti on-line delle agenzie immobiliari. Inoltre, nei casi maggiormente complessi, gli Uffici si avvarranno del proprio personale esperto in materia di estimo, mettendo a disposizione del contribuente i risultati raggiunti e le metodologie utilizzate. Tale esigenza potrebbe manifestarsi, in special modo, con riferimento agli immobili di particolare pregio architettonico, storico o artistico, ovvero classificati in categorie catastali rispetto alle quali potrebbero non sussistere adeguati benchmark;
  • una manifesta inattendibilità concernente le variabili previsionali (come nel caso di ipotesi di crescita del fatturato palesemente incoerenti rispetto alla media dei trend storici) va motivata dagli Uffici richiamando anche eventuali studi settoriali predisposti dalle associazioni di categoria, ovvero da altri soggetti istituzionali impegnati nell’analisi del mercato di riferimento. In tali ipotesi occorre garantire un adeguato contraddittorio, nell’ambito del quale il contribuente possa giustificare la sostenibilità delle sue previsioni in ragione di specifici elementi, quali: il recente, o prossimo, sviluppo di beni immateriali unici e di valore che possono fornire un vantaggio competitivo; la sottoscrizione di contratti conclusi a condizioni particolarmente vantaggiose; il possesso di titoli amministrativi necessari per operare nel settore di riferimento e non accessibili alla generalità degli operatori. Detti elementi devono comunque essere adeguatamente documentati e non meramente asseriti in base alla personale conoscenza del settore;
  • una manifesta inattendibilità riguardante i dati che, per loro natura, non possono essere assunti in maniera puntuale (come il tasso di attualizzazione dei flussi di cassa), va motivata dagli Uffici tenendo in considerazione che comunque gli stessi possono collocarsi in un intervallo di valori aventi un medesimo livello di attendibilità. Infatti, a seconda dei casi e delle circostanze specifiche, qualsiasi posizionamento all’interno di un intervallo può, in linea di massima, essere considerato corretto, a meno che il percorso metodologico seguito per la sua individuazione e delimitazione presenti evidenti carenze metodologiche. Un caso nel quale potrebbe concretizzarsi tale ultima ipotesi si può avere nel caso in cui, in assenza di specifici accorgimenti relativi alla quantificazione dei flussi di cassa, vengano prospettati dei tassi di sconto che non valorizzano il rischio di impresa, attestandosi al livello dei tassi riservati a investimenti privi di rischio (cosiddetti free-risk).

 Tempestivo confronto con il contribuente

Tanto premesso, qualora in sede di esame della documentazione esibita a supporto delle proposte dovessero emergere particolari carenze o criticità, gli Uffici, onde garantire la massima celerità del vaglio istruttorio, avranno cura di avviare un tempestivo confronto con il contribuente, volto a meglio definire i termini della questione e a pervenire ad una soluzione condivisa, assicurando il rispetto dei principi di economicità, trasparenza e non aggravio del procedimento.

Ruolo e responsabilità del professionista

Riassumendo, vista la particolare importanza che la legge fallimentare attribuisce al ruolo del professionista attestatore il quale è tenuto a garantire la veridicità dei dati aziendali e a suffragare la fattibilità del piano di risanamento e le responsabilità civili e penali che contornano il suo operato, l’eventuale contestazione degli elementi del piano attestato deve basarsi su elementi idonei a dimostrarne la manifesta infondatezza.

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Scarica la circolare n. 34/E

Le attività propedeutiche all’attestazione del piano

Le attività propedeutiche all’attestazione del piano

La relazione di attestazione deve ricomprendere un nucleo minimo ed indefettibile di riscontri ed informazioni, la cui assenza può rappresentare un sintomo di lesione del ruolo di garanzia svolto dalla medesima. La circolare n. 34/E dell’ Agenzia delle Entrate ne illustra le principali caratteristiche ai fini della transazione fiscale.

Ciò premesso, di seguito sono declinati, sinteticamente, gli elementi che la predetta relazione deve contenere, nella considerazione che, in assenza di un corpus normativo specificamente dedicato all’argomento, quelle che vengono fornite sono indicazioni la cui ricorrenza consente, in linea generale, di ritenere la relazione proposta coerente con la finalità che la stessa deve perseguire.

Il ruolo dell’attestatore

L’attestatore è chiamato a controllare la veridicità dei dati aziendali, tenendo conto dell’adeguatezza e del corretto funzionamento del sistema amministrativo e contabile che li ha prodotti.

L’eventuale sussistenza, a seconda delle dimensioni dell’impresa, di presidi finalizzati al controllo interno e all’individuazione dei principali rischi aziendali (il control risk, l’ineherent risk ed il detection risk) può rappresentare un elemento atto a favorire il giudizio circa l’attendibilità dei dati contenuti nel piano oggetto di attestazione.

Tale attività richiede un’analisi dei dati contabili dell’azienda, con particolare riferimento a quelli che sono direttamente assunti a base della realizzazione del piano.

Verifiche e controlli dell’attestatore

In adesione al principio di revisione internazionale “(ISA Italia) 500 -elementi probatori”, elaborato dall’Associazione italiana delle società di revisione legale (ASSIREVI), l’attestatore verificherà il rispetto delle seguenti asserzioni:

  • Esistenza: verifica che una determinata attività o passività siano esistenti ad una certa data;
  • Diritti ed obblighi: appuramento che un’attività o una passività siano di pertinenza dell’azienda ad una certa data;
  • Manifestazione: controllo che un’operazione (o un evento) di pertinenza dell’azienda abbia avuto luogo nel periodo di riferimento;
  • Completezza: verifica che non vi siano operazioni non contabilizzate o per le quali manchi un’adeguata base informativa;
  • Valutazione: appuramento che le attività o le passività siano contabilizzate a valori appropriati;
  • Misurazione: verifica che le operazioni siano correttamente contabilizzate ed i costi ed i ricavi imputati per competenza;
  • Presentazione e Informativa: verifica che una voce o un’operazione siano evidenziate, classificate e corredate da adeguata informativa.

L’attestatore, pertanto, vaglierà la veridicità dei dati accolti nel piano, di quelli contenuti nella documentazione allegata allo stesso e degli elementi necessari alla sua predisposizione, circoscrivendo il proprio perimetro di controllo intorno alle informazioni su cui si fondano le previsioni.

La validazione delle informazioni patrimoniali, economiche e finanziarie, che rappresentano i dati di partenza del programma di risanamento o liquidazione, rappresenta una forma di garanzia volta ad attestare che le stesse siano attendibili e in grado di fornire un quadro fedele della situazione dell’azienda e della presumibile evoluzione della gestione.

Tutte le assunzioni alla base del lavoro di attestazione e, soprattutto, la descrizione dei riscontri effettuati, dovranno essere pertanto puntualmente rinvenibili nella relazione di attestazione.

La fattibilità tecnico-finanziaria del piano

Per quanto concerne la fattibilità tecnico-finanziaria del piano, un passaggio fondamentale è rappresentato dalla diagnosi delle cause della crisi di impresa.

Infatti, l’attestatore, basandosi sul contenuto del piano sottoposto al suo giudizio, è chiamato ad accertare, tramite analisi quali-quantitative, che i fattori di criticità siano stati puntualmente individuati e che, data la loro struttura ed intensità, sia possibile superarli.

Considerato che una corretta diagnosi della crisi è una precondizione necessaria per valutare se la strategia proposta nel piano possa essere efficace, nella relazione di attestazione deve potersi individuare quali strumenti diagnostici siano stati utilizzati, la completezza del set informativo messo a disposizione dell’attestatore e i risultati cui lo stesso è pervenuto.

Indicatori e quozienti economici, patrimoniali e finanziari

A tali fini, può essere utile valutare l’avvenuta elaborazione di eventuali indicatori e quozienti economici, patrimoniali e finanziari, atti a corroborare le valutazioni qualitative, attraverso una rappresentazione diretta e riscontrabile degli elementi di disequilibrio maggiormente significativi. Ad esempio, analisi supportate dai valori della leva operativa e di quella finanziaria, dagli indici di struttura, di rotazione del magazzino e dell’attivo, dalla valutazione dei tempi medi di incasso dei crediti e di pagamento dei debiti, che possono fornire evidenza delle criticità relative alla gestione della tesoreria aziendale.

Analisi delle ipotesi del piano

Con particolare riferimento al tema della fattibilità del piano, riveste fondamentale importanza la sussistenza di specifiche analisi condotte dell’attestatore sulle principali ipotesi che il management pone a fondamento della strategia di risanamento, che devono essere chiaramente evidenziate nel piano medesimo. In particolare, qualora sia prevista la liquidazione del patrimonio aziendale, dalla relazione dell’attestatore deve potersi evincere l’attendibilità del metodo utilizzato per stimare il valore di realizzo dei cespiti.

Inoltre, se il piano fa riferimento a corrispettivi di cessione concordati con terzi acquirenti, dalla stessa relazione deve risultare che l’imprenditore ha compiutamente documentato lo svolgimento delle trattative.

L’ action plan nei piani che prevedono la continuazione dell’attività di impresa

Per quanto concerne, invece, i piani che prevedono la continuazione dell’attività di impresa, occorre verificare che l’action plan predisposto dal management aziendale specifichi le condizioni necessarie per la sua attuazione. A tal fine, la relazione di attestazione deve confermare che i meccanismi causali posti a fondamento dell’action plan siano idonei a raggiungere gli obiettivi prefissati, suffragandone la coerenza interna ed esterna.

Analisi di coerenza interna ed esterna

Particolare attenzione deve essere posta a quelle situazioni nelle quali i risultati prospettati siano migliori di quelli storicamente conseguiti dall’impresa, ovvero superiori rispetto a quelli che sono previsti per il mercato di riferimento. In tali casi, l’attestatore deve corroborare la realisticità delle ipotesi formulate, verificando, da una parte, che le ragioni dell’over performance siano state accuratamente illustrate nel piano, dall’altra, che l’impresa possa ragionevolmente conseguirle, alla luce delle sue specifiche caratteristiche, di futuri mutamenti del contesto competitivo in cui opera, ovvero di altri eventi altamente probabili.

Illustrati, seppur brevemente, quelli che sono gli elementi che si ritiene debbano essere compendiati all’interno della relazione di attestazione, passiamo ad analizzare i criteri di valutazione che devono essere adottati dagli Uffici in sede di esame della proposta di trattamento.

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Transazione fiscale nelle crisi di impresa

Transazione fiscale nelle crisi di impresa

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate illustra le nuove procedure

Con la circolare n. 34/E sulla base delle modifiche normative introdotte dalla legge n. 159/2020, sono delineate le regole per la valutazione delle proposte di trattamento del credito tributario presentate dai contribuenti, nell’ottica di favorire la ripresa produttiva e la conservazione dei posti di lavoro. Considerato il crescente ricorso alla transazione fiscale nelle crisi di impresa, e tenuto conto anche delle ripercussioni finanziarie sugli operatori economici determinate dall’emergenza Covid-19, la circolare intende rappresentare un utile vademecum per orientare e uniformare il comportamento degli Uffici su tutto il territorio nazionale. Dopo un breve excursus normativo, il documento fornisce infatti indicazioni agli Uffici sulla valutazione delle proposte di trattamento del credito tributario presentate dai contribuenti, sul rapporto con i rappresentanti dell’imprenditore in stato di crisi e con il Commissario giudiziale.

Tra accordo di ristrutturazione dei debiti e concordato preventivo

La circolare si sofferma anche sull’accordo di ristrutturazione dei debiti e sul concordato preventivo, ossia le due procedure cui il debitore può far ricorso, a seconda dei casi, ai fini della composizione della crisi d’impresa, descrivendone la disciplina normativa, i requisiti di ammissibilità, gli oneri a carico dei soggetti interessati e gli effetti.

Il piano attestato ed il ruolo dei professionisti

L’Agenzia ricorda nel documento che gli interventi legislativi in materia di composizione della crisi di impresa hanno, progressivamente, assegnato ai professionisti che attestano la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo un ruolo sempre più rilevante, da assolvere con rigore, competenza e trasparenza per assicurare la corretta riuscita della procedura. La circolare illustra quindi anche gli elementi che devono essere necessariamente riportati nella relazione del professionista, che rappresenta il supporto su cui si fondano le valutazioni dei creditori in merito alle proposte di soddisfacimento dei crediti.

L’Agenzia evidenzia che per ritenere accoglibile una proposta di trattamento del credito tributario occorre sostanzialmente valutare la maggiore, o minore, convenienza economica della stessa rispetto all’alternativa liquidatoria, anche in considerazione della relazione di attestazione del professionista.

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Circolare ABI su finanziamenti garantiti a Pmi

Circolare ABI su finanziamenti garantiti a Pmi

L’ABI ha appena emanato ( 7 gennaio 2021) una circolare per richiamare l’attenzione degli Associati su alcune norme contenute nella Legge di Bilancio per il 2021, che rivestono particolare importanza in tema di finanziamenti garantiti alle PMI.

Estesa fino a quindici anni la durata massima dei finanziamenti bancari con il 100% di garanzia del Fondo PMI

E’ stata estesa fino a quindici anni la durata massima dei finanziamenti bancari con il 100% di garanzia del Fondo PMI per i finanziamenti fino a 30.000 euro. Nel caso in cui questi finanziamenti siano già stati concessi nel 2020 l’impresa può chiedere il prolungamento fino alla durata massima di quindici anni.

Modificata la modalità di calcolo del tasso di interesse

Viene modificata la modalità di calcolo del tasso di interesse applicabile ai finanziamenti garantiti al 100%, specificando che questo non deve essere superiore allo 0,20 per cento aumentato del valore – se positivo – del tasso del Rendistato con durata analoga al finanziamento coperto dalla garanzia pubblica.

Proroga fino al 30 giugno 2021 delle disposizioni in materia di garanzie rilasciate dal Fondo di garanzia per le PMI

Conformemente alla proroga del Temporary Framework, è stata prevista la proroga fino al 30 giugno 2021 delle disposizioni in materia di garanzie rilasciate dal Fondo di garanzia per le PMI.

Altre misure

E’ stata introdotta anche una norma transitoria per permettere la progressiva migrazione delle garanzie per finanziamenti concessi in favore delle imprese fino a 499 dipendenti sullo strumento “Garanzia Italia” SACE. In particolare, si prevede che il Fondo possa rilasciare le garanzie in favore di tali imprese fino al 28 febbraio 2021.
Altre misure riguardano le garanzie rilasciate dalla SACE, prevedendone la proroga fino al 30 giugno 2021, estendendone l’ambito di operatività della garanzia a fronte di cessioni di credito pro soluto e a fronte di operazioni di rinegoziazione/consolidamento di passività onerose a condizione. Viene previsto che le imprese fino a 499 dipendenti possano accedere allo strumento Garanzia Italia a partire dal 1° marzo 2021 e fino al 30 giugno 2021 alle medesime condizioni agevolate offerte a tale tipologia di imprese dal Fondo per le PMI.
Le nuove norme prevedono anche la possibilità per società di agenti in attività finanziaria, le società di mediazione creditizia e le società disciplinate dal Testo Unico Bancario di accedere – fino al 30 giugno 2021 – ai finanziamenti fino a 30.000 euro garantiti al 100%.

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Principi di attestazione dei piani di risanamento 2021

Principi di attestazione dei piani di risanamento 2021

il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha pubblicato i nuovi Principi di attestazione dei piani di risanamento, che aggiornano quelli approvati nel 2014. Il documento era stato posto in pubblica consultazione lo scorso anno ed è ora disponibile sui siti del Consiglio Nazionale dei commercialisti e della Fondazione Nazionale dei commercialisti.

Revisionati nell’ambito dell’area di delega “Procedure concorsuali e risanamento di impresa” dei consiglieri nazionali dei commercialisti Andrea Foschi e Sandro Santi, i Principi sono stati curati da AIDEA (Accademia Italiana Di Economia Aziendale), FNC (Fondazione Nazionale Commercialisti), ANDAF (Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari), APRI (Associazione Professionisti Risanamento Imprese) e OCRI (Osservatorio Crisi e Risanamento delle Imprese).

I Principi sono stati rivisti e aggiornati per tener conto degli indirizzi giurisprudenziali, delle novità del Codice della Crisi (limitandosi a quanto utile e necessario visto la frammentazione delle norme entrate in vigore rispetto al testo definitivo), ma anche delle conseguenze dell’emergenza sanitaria Covid-19, trasformatasi ormai anche in emergenza economica per molte imprese.

Principali novità

Riguardo al contenuto dei Nuovi Principi di attestazione, lo schema di base delle attività che deve svolgere il professionista esperto incaricato resta sostanzialmente quello preesistente, ma le innovazioni apportate sono significative in particolare tema di indipendenza e compenso dell’attestatore, di definizione del perimetro delle verifiche, delle successive modifiche del piano e delle attività di monitoraggio dello stesso. Particolare attenzione viene infine riservata al tema della valutazione del miglior soddisfacimento dei creditori in caso di concordato preventivo in continuità alle “utilità” esterne in relazione alle quali l’attestatore dovrà esprimersi in modo circostanziato.

Emergenza Covid

I Nuovi Principi di attestazione affrontano, poi, il rilevante tema dell’incertezza sanitaria ed economica causata dalla pandemia Covid-19 proponendo suggerimenti di ausilio alla fattibilità del Piano, compreso quello di ricorrere, ove occorra, ad una pluralità di scenari e all’ampliamento, anche oltre i cinque anni, dell’orizzonte temporale del Piano di risanamento, a condizione che sia adeguatamente motivato dal debitore e ritenuto giustificato dall’attestatore.

Attestazioni speciali

Il lavoro è, infine, completato dalle attestazioni speciali di cui agli artt. 182-ter, 182-quinquies e 186-bis l.fall. e dalla cosiddetta attestazione di uscita dalla crisi, non prevista dalla normativa, ma alla quale le imprese già ricorrono per porre la parola “fine” al processo di risanamento.

Per approfondire

Scarica i Principi di attestazione dei piani di risanamento

NEXT la Academy di Studio Panato

NEXT la Academy di Studio Panato

Next Academy, il progetto formativo di Studio Panato in collaborazione con Bluenext, è nato con l’obiettivo di interpretare l’evoluzione del contesto economico ed imprenditoriale attraverso il confronto con i professionisti del settore.
Un nuovo progetto che svilupperemo pienamente nel 2021 cercando di mettere al centro le esigenze dell’imprenditore usando le opportunità normative come strumento per creare valore e supportare il progetto aziendale più che essere trattate come protagoniste sganciate dalla vita delle PMI.
Next ospiterà diversi amici di elevate qualità professionali per dar vita ad un confronto, ci auguriamo virtuoso, sulle nuove sfide che impresa e professione di trovano ad affrontare.
Spero che ci aiuterete a migliorare il progetto con le vostre osservazioni ed i vostri suggerimenti.
Lo chiediamo soprattutto agli imprenditori per provare, professionisti ed imprenditori, a crescere insieme.

Primo appuntamento

Il primo appuntamento è per martedì 15 dicembre

Dialoghi con l’imprenditore sul bilancio 2020.

Analisi di scenario, bilancio 2020 e pianificazione 2021.

AGENDA DEI LAVORI

  • Scenari economici 2020 e 2021
  • Cassa integrazione
  • Moratoria bancaria e finanziamenti
  • Rivalutazione dei beni di impresa
  • Ammortamenti bilancio 2020
  • Incentivi 4.0
  • Continuità aziendale e indicatori della crisi
  • Riduzione capitale per perdite e responsabilità amministratori

Per iscriversi

Bilancio 2020, dialoghi con l’imprenditore. Analisi di scenario e previsioni di bilancio 2020 e 2021.

PMI innovative e agevolazioni per gli investitori

PMI innovative e agevolazioni per gli investitori

PMI innovative e agevolazioni per gli investitori. L’Agenzia delle Entrate, con Risposta ad Interpello n. 475 del 16 ottobre 2020, ha chiarito alcuni dubbi interpretativi sulla definizione di PMI innovativa e di ammissibilità alle agevolazioni fiscali previste dall’art. 29 del D.L. 179/2012 e, poi, estese agli investitori in PMI innovative ai sensi dell’art. 4, co. 9, del D.L. 3/2015. Tali agevolazioni consistono in detrazioni o deduzioni a favore degli investitori, persone fisiche o giuridiche, in capitale di rischio della PMI innovativa.

La definizione di PMI “ammissibile”

Le modalità attuative di tali incentivi fiscali sono state determinate dal Decreto interministeriale del 7 maggio 2019 il quale ha definito come ammissibili alle agevolazioni fiscali quelle PMI innovative che abbiano ricevuto l’investimento da non oltre 7 anni dalla prima vendita commerciale.

Sono, inoltre, ammissibili anche le PMI innovative che dichiarino attraverso la relazione di un perito esterno, di non aver ancora dimostrato il proprio potenziale di generare rendimenti sebbene siano trascorsi fino a 10 anni dalla prima vendita commerciale.

Per le PMI innovative la cui prima vendita commerciale risalga a più di 10 anni, senza vincoli temporali, l’accesso alle agevolazioni fiscali è consentito nel caso in cui l’investimento in capitale di rischio sia corredato da un business plan che attesti la realizzazione di un progetto commerciale in merito ad un nuovo prodotto o mercato superiore al 50% del fatturato medio dei precedenti 5 anni.

L’accesso alle altre agevolazioni

La definizione, così data dalle norme, di PMI innovativa ammissibile non coincide con la definizione di PMI innovativa i cui requisiti sono definiti ad opera dell’art. 4 del D.L. 3/2015. Da ciò la richiesta di chiarimento dell’istante in merito alla possibilità, pur non rispondendo alla definizione descritta al paragrafo precedente, ma dichiarandosi PMI innovativa, di poter accedere agli altri incentivi previsti per questa tipologia di imprese. L’Agenzia delle Entrate chiarisce, in merito, che l’impresa, purché rispondente alla qualifica di PMI innovativa, possa accedere alle agevolazioni previste, diverse da quella attuata dal Decreto interministeriale di cui sopra, in quanto la definizione di PMI innovativa ammissibile rileva solamente per quest’ultima fattispecie.

I requisiti di ammissibilità

L’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, chiarito le ragioni che hanno condotto il Legislatore a prevedere, secondo la definizione di PMI innovativa ammissibile, maggiori condizioni per poter accedere alle agevolazioni fiscali sugli investimenti in capitale di rischio. I requisiti di ammissibilità rispondono, infatti, alla normativa europea sugli aiuti di Stato. L’incentivo al finanziamento del capitale di rischio deve essere conforme agli orientamenti comunitari espressi dalla Commissione europea con comunicazione n. 2014/C 19/04 del 22 gennaio 2014.

Limite massimo agli investimenti agevolabili

L’Agenzia delle Entrate, ritenendo, quindi, l’istante non conforme alla definizione di PMI innovativa ammissibile, esclude che le agevolazioni fiscali di cui all’art. 29 del D.L. 179/2012 siano applicabili al caso specifico. Di conseguenza si ritiene inapplicabile anche il limite all’investimento agevolabile di cui all’art. 4, co. 7, del Decreto interministeriale del 7 maggio 2019. L’agevolazione è, infatti, ammissibile a condizione che i conferimenti agevolabili non superino complessivamente per la singola PMI innovativa i 15 milioni di Euro. Gli investimenti effettuati dai soci verso una PMI innovativa non ammissibile non sono oggetto di computo nel suddetto limite massimo anche nel caso in cui la PMI dovesse in futuro essere identificata come ammissibile.

Per approfondimenti:

Risposta Interpello n. 475 – Agenzia delle Entrate

D.L. n. 3/2015

Decreto interministeriale 7 maggio 2019

Fondo per il sostegno alle startup e PMI innovative

Fondo per il sostegno alle startup e PMI innovative

Fondo per il sostegno alle startup e PMI innovative. La misura mira a rafforzare le Startup e le PMI innovative presenti sul territorio nazionale, incentivando il co-investimento nel capitale da parte di investitori regolamentati o qualificati. Il valore di ogni singola operazione effettuata dal Fondo non potrà essere superiore a massimo quattro volte l’investimento effettuato dagli investitori, nel limite complessivo di 1 milione di euro per singola Startup o PMI innovativa.

Sono stati stanziati 200 milioni di euro per il sostegno e il rafforzamento, sull’intero territorio nazionale, delle start-up innovative e PMI Innovative. Le risorse, allocate sul fondo di sostegno al Venture Capital istituito presso il MiSE, verranno affidate al Fondo Nazionale Innovazione per sostenere investimenti nel capitale di Startup e PMI innovative in co-investimento con investitori regolamentati o qualificati.

Al fine d’incentivare nuovi investimenti, si prevede che gli investimenti dovranno essere rivolti verso Startup e PMI innovative che stiano effettuando round d’investimento o che l’abbiano già effettuato al massimo nei sei mesi antecedenti l’entrata in vigore del DL Rilancio. Attraverso il Fondo potranno essere erogate risorse fino a un massimo di 4 volte il valore dell’investimento degli investitori privati nel limite complessivo di 1 milione per singola Startup o PMI innovativa.

È prevista nei primi sei mesi di operatività del Fondo anche una procedura accelerata di valutazione per imprese già beneficiarie dello strumento Smart&Start, altro strumento di finanziamento attivo presso il MiSE e gestito da Invitalia, nonché per le Startup e le PMI innovative, che hanno subito una riduzione dei ricavi realizzati nel corso del primo semestre dell’anno 2020 di almeno il 30% rispetto ai ricavi ottenuti nel primo semestre o nel secondo semestre dell’anno 2019, dimostrabile attraverso una situazione contabile gestionale approvata dal competente organo amministrativo.

Per approfondire

Link: In Gazzetta il decreto per il sostegno alle start-up e PMI innovative

 

 

Bando digital transformation

Bando digital transformation

Bando digital transformation al via. 100 milioni di euro stanziati. Dal 15 dicembre le domande per richiedere l’agevolazione

Il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato il decreto che definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione per il bando “Digital Transformation” delle PMI.

Finalità

Obiettivo del banco è sostenere la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese attraverso la realizzazione di progetti diretti all’implementazione delle tecnologie abilitanti individuate nel Piano Nazionale Impresa 4.0 nonché di altre tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera.

A chi si rivolge

Possono beneficiare delle agevolazioni le PMI che, alla data di presentazione della domanda, risultino;

  • iscritte come attive nel Registro delle imprese;
  • operano in via prevalente o primaria nel settore manifatturiero e/o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere e/o nel settore turistico e/o nel settore del commercio;
  • hanno conseguito, nell’esercizio cui si riferisce l’ultimo bilancio approvato e depositato, un importo dei ricavi delle vendite e delle prestazioni pari almeno a euro 100.000,00;
  • dispongono di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese;
  • non sono sottoposte a procedura concorsuale e non si trovano in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente.

Le PMI in possesso dei predetti requisiti possono presentare, anche congiuntamente tra loro, purché in numero comunque non superiore a dieci imprese, progetti realizzati mediante il ricorso allo strumento del contratto di rete o ad altre forme contrattuali di collaborazione, compresi il consorzio e l’accordo di partenariato in cui figuri, come soggetto promotore capofila, un DIH-digital innovation hub o un EDI-ecosistema digitale per l’innovazione, di cui al Piano nazionale Impresa 4.0.

Attività economiche ammesse

Le PMI, ai fini dell’accesso alle agevolazioni, devono operare in via prevalente/primaria nel settore manifatturiero e/o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere, nonché, al fine di accrescerne la competitività e in via sperimentale per gli anni 2019-2020, nel settore turistico per le imprese impegnate nella digitalizzazione della fruizione dei beni culturali, anche in un’ottica di maggiore accessibilità e in favore di soggetti disabili.
Sulla base dei settori ammessi, nell’allegato n. 1 del provvedimento attuativo dell’intervento sono identificate le attività economiche ammissibili.

Cosa finanzia

I progetti ammissibili alle agevolazioni devono essere diretti alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi dei soggetti proponenti mediante l’implementazione di

  1. tecnologie abilitanti individuate dal Piano nazionale impresa 4.0. (advanced manufacturing solutions, addittive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics) e/o;
  2. tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera, finalizzate:
    1) all’ottimizzazione della gestione della catena di distribuzione e della gestione delle relazioni con i diversi attori;
    2) al software;
    3) alle piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio;
    4) ad altre tecnologie, quali sistemi di e-commerce, sistemi di pagamento mobile e via internet, fintech, sistemi elettronici per lo scambio di dati (electronic data interchange-EDI), geolocalizzazione, tecnologie per l’in-store customer experience, system integration applicata all’automazione dei processi, blockchain, intelligenza artificiale, internet of things.
  3. A tal fine i progetti devono prevedere la realizzazione di:
    1. attività di innovazione di processo o di innovazione dell’organizzazione, ovvero;
    2. investimenti.

I progetti di spesa devono, inoltre, essere realizzati nell’ambito di una unità produttiva dell’impresa proponente ubicata su tutto il territorio nazionale, prevedere un importo di spesa non inferiore a euro 50.000,00 e non superiore a 500.000,00; essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni e prevedere una durata non superiore a 18 mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni, fermo restando la possibilità da parte del Ministero di concedere, su richiesta motivata dal soggetto beneficiario, una proroga del termine di ultimazione non superiore a 6 mesi.

I progetti agevolabili nell’ambito dell’intervento Digital Transformation possono essere cofinanziati nell’ambito del PON Imprese e Competitività 2014-2020.

Le agevolazioni

Le risorse finanziarie per la concessione delle agevolazioni ammontano a euro 100.000.000,00.
Per entrambe le tipologie di progetto ammissibili a beneficio le agevolazioni sono concesse sulla base di una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili pari al 50 percento, articolata come segue:

  1. 10 percento sotto forma di contributo;
  2. 40 percento come finanziamento agevolato.

Fermo restando l’intensità agevolativa e l’articolazione dei benefici sopra indicate, le agevolazioni per i progetti di innovazione di processo o dell’organizzazione sono concesse alle condizioni ed entro le intensità massime di aiuto previste dall’articolo 29 del regolamento UE 651/2014, mentre le agevolazioni per i progetti di investimento vengono concesse nei limiti e secondo i massimali stabiliti dal Regolamento (UE) 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 “de minimis”.

Il finanziamento agevolato deve essere restituito dal soggetto beneficiario senza interessi a decorrere dalla data di erogazione dell’ultima quota a saldo delle agevolazioni, secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate scadenti il 31 maggio e il 30 novembre di ogni anno, in un periodo della durata massima di 7 anni.

Per approfondire

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Agevolazioni fiscali a favore del M&A

Agevolazioni fiscali a favore del M&A

Con il Decreto Crescita e il Decreto rilancio sono state introdotte delle agevolazioni finalizzate ad incentivare le operazioni straordinarie fra società di capitali sia nell’ipotesi di fusioni e scissioni sia nell’ipotesi di conferimento con l’effetto di promuovere le integrazioni fra soggetti indipendenti.

La prima misura riguarda il cosiddetto “Bonus aggregazioni” che consente il riconoscimento dei maggior valori connessi a beni strumentali e avviamento risultanti da operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda per le operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2022.

La seconda misura riguarda un doppio credito d’imposta garantito al socio conferente e alla società conferitaria per gli aumenti di capitale a pagamento deliberati e integralmente versati entro il 31 dicembre 2020.

Bonus aggregazioni

L’agevolazione

Ai sensi dell’art. 11 del Decreto Crescita (n. 14/2019) “si considerano riconosciuti, ai fini fiscali, il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per effetto della imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da concambio, per un ammontare complessivo non eccedente l’importo di 5 milioni di euro”. Oltre a tale previsione per le operazioni di fusione e scissione, anche in caso di conferimento d’azienda sono riconosciuti i medesimi maggior valori, sempre ai fini             IRES e IRAP a partire dall’anno seguente all’effettuazione dell’operazione. L’operazione si considera effettuata nell’anno d’imposta in cui sono iscritti al Registro delle Imprese gli atti di fusione e scissione o la delibera di aumento di capitale.

Elementi di interesse

L’affrancamento gratuito dei tali maggior valori deroga al regime di neutralità fiscale cui generalmente sono soggette tali operazioni straordinarie ai sensi degli art. 172 e 173 del TUIR. Ne discende, quindi, la possibilità, in applicazione dell’agevolazione, di dedurre fiscalmente gli ammortamenti calcolati sui maggior valori iscritti e, nel caso di una successiva alienazione, di calcolare le plusvalenze o minusvalenze tenendo conto di valori residui rivalutati.

Per evitare la decadenza dall’agevolazione non è possibile, però, cedere i beni rivalutati o realizzare altre operazioni straordinarie nell’esercizio di effettuazione dell’operazione né nei tre periodi d’imposta successivi.

Ambito soggettivo

Possono beneficiare, del suddetto bonus, soltanto le società che effettuano operazioni di fusione, scissione, o conferimento di azienda e che siano soggetti passivi IRES costituiti nella forma di società di capitali residenti nel territorio dello Stato.

L’Articolo 11 del Decreto Crescita esplicita i prerequisiti che le imprese partecipanti all’operazione di aggregazione devono possedere alla data dell’operazione, ma anche nei due anni precedenti. Le stesse devono:

  • essere operative da almeno due anni
  • non fare parte dello stesso gruppo societario
  • non essere legate da un rapporto di partecipazione superiore al 20%
  • non essere controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile.

 

Crediti d’imposta su aumenti di capitale a pagamento

L’agevolazione

Il DM del Mef emanato il 10 agosto 2020 definisce agli artt. 2 e 5 le caratteristiche del doppio credito d’imposta.

È previsto per il conferente “un credito d’imposta in misura pari al 20 per cento dell’ammontare del conferimento medesimo. Il conferimento massimo su cui calcolare il credito d’imposta non può eccedere l’importo di euro 2.000.000.”. La partecipazione deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023.

Alla società conferitaria, invece, “è riconosciuto, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50 per cento delle perdite eccedenti il 10 per cento del patrimonio netto, al lordo delle perdite stesse, fino a concorrenza del 30 per cento dell’aumento di capitale”. Non devono essere distribuite riserve fino al 31 dicembre 2023.

I crediti d’imposta sono subordinati al limite complessivo di Euro 800.000 nel caso si sia fruito di altri Aiuti di Stato nell’ambito dell’emergenza da Covid-19.

Elementi di interesse

L’art. 26 del D.L. Rilancio ha introdotto misure a sostegno della patrimonializzazione delle Pmi che abbiano conseguito ricavi per l’esercizio d’imposta 2019 superiori a Euro 5 milioni e fino a Euro 50 milioni. Tali misure rappresentano uno spunto di forte interesse se applicate all’interno di operazioni straordinarie che prevedano aumenti di capitale a pagamento con conferimenti in denaro in quanto consentono l’ottenimento di crediti d’imposta cumulabili alle agevolazioni del “bonus aggregazioni”. In quest’ottica le parti potrebbe sottoscrivere clausole per l’aggiustamento del prezzo sulla base della possibilità di ottenere il credito d’imposta. È pur sempre necessario che l’aumento di capitale a pagamento giustificato da valide ragioni economiche nel rispetto della disciplina anti-abuso.

Ambito soggettivo

Beneficiari delle misure sono i soci conferenti in società di capitali, cooperative e società europee che abbiano la sede legale e amministrativa sul territorio dello Stato italiano e siano regolarmente iscritte al Registro delle Imprese. Non sono ammesse le società di partecipazione, gli intermediari finanziarie e le società assicurative.

È importante, inoltre, che al 31 dicembre 2019 né la società, se media impresa, che effettua l’aumento di capitale né gli eventuali soci soggetti giuridici fossero considerati imprese in difficoltà. Si ritengono non ammissibili anche quei soci soggetti giuridici che abbiano relazioni di dipendenza dalla conferitaria in quanto controllante, controllata, collegata o sottoposta a comune controllo. Inoltre, la conferitaria ha subito un calo di fatturato connesso all’emergenza epidemiologica da Covid-19 nel bimestre di marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 pari ad almeno il 33%. La società conferitaria deve, inoltre, trovarsi in una situazione di regolarità rispetto a numerose disposizioni normative.

Per approfondimenti: