Doppio credito d’imposta per gli aumenti di capitale

Doppio credito d’imposta per gli aumenti di capitale

L’art. 26 del DL Rilancio, alla luce del Decreto attuativo Mef del 10 agosto 2020, introduce la possibilità di deliberare e versare integralmente aumenti di capitale a pagamento entro il 31 dicembre 2020 riconoscendo un credito d’imposta in capo alla società e al soggetto conferente. Si tratta di una misura di sostegno alle Pmi che hanno subito un calo di fatturato per l’emergenza epidemiologica da Covid-19. I crediti d’imposta sono, quindi, funzionali ad incentivarne la ricapitalizzazione.

I crediti d’imposta

Il DM del Mef emanato il 10 agosto 2020 chiarisce l’ambito di applicazione e le condizioni di accesso all’agevolazione disposta dall’art. 26 del DL Rilancio. Tale articolo ha introdotto delle misure a sostegno della patrimonializzazione delle imprese di piccole e medie dimensioni con riferimento agli aumenti di capitale deliberati a partire dal 20 maggio 2020 e che siano stati integralmente versati entro il 31 dicembre 2020. L’art. 2 del suddetto DM descrive il credito d’imposta a carico del conferente come:

“un credito d’imposta in misura pari al 20 per cento dell’ammontare del conferimento medesimo. Il conferimento massimo su cui calcolare il credito d’imposta non può eccedere l’importo di euro 2.000.000.”

La partecipazione deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023.

La misura introdotta dal Decreto Rilancio è, però, intesa come un “doppio credito d’imposta” in quanto anche la società conferitaria può accedere ad una misura dedicata. È così che ai sensi dell’art. 5 del Decreto Mef:

“è riconosciuto, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50 per cento delle perdite eccedenti il 10 per cento del patrimonio netto, al lordo delle perdite stesse, fino a concorrenza del 30 per cento dell’aumento di capitale”

Non devono essere distribuite riserve fino al 31 dicembre 2023.

I beneficiari

Beneficiari delle misure sono i soci conferenti in società di capitali, cooperative e società europee che abbiano la sede legale e amministrativa sul territorio dello Stato italiano e siano regolarmente iscritte al Registro delle Imprese. Non sono ammesse le società di partecipazione, gli intermediari finanziarie e le società assicurative.

È importante, inoltre, che al 31 dicembre 2019 né la società, se media impresa, che effettua l’aumento di capitale né gli eventuali soci soggetti giuridici fossero considerati imprese in difficoltà. Si ritengono non ammissibili anche quei soci soggetti giuridici che abbiano relazioni di dipendenza dalla conferitaria in quanto controllante, controllata, collegata o sottoposta a comune controllo. Nel caso il conferente sia una persona giuridica è necessario che sia certificato ai sensi dell’art. 3 del DM del 10 agosto 2020 che il credito d’imposta non abbia l’effetto di eccedere il limite di Euro 800.000 per le misure di Aiuto di Stato complessivamente fruite nell’ambito dell’emergenza da Covid-19. Inoltre, non sono ammissibili soggetti giuridici in procedura concorsuale.

È necessario che al contempo ricorrano le condizioni poste al primo comma dell’art. 26:

  1. La conferitaria deve presentare ricavi per l’esercizio d’imposta 2019 superiori a Euro 5 milioni e fino a Euro 50 milioni.
  2. La conferitaria ha subito un calo di fatturato connesso all’emergenza epidemiologica da Covid-19 nel bimestre di marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 pari ad almeno il 33%.

La società conferitaria deve, inoltre, trovarsi in una situazione di regolarità contributiva e fiscale nonché in regola con altre disposizioni come la disciplina del lavoro, urbanistica e di salvaguardia dell’ambiente.

Le modalità di accesso al credito d’imposta

Per accedere ai crediti d’imposta è fondamentale che i conferimenti, da effettuarsi entro il 31 dicembre 2020, siano direttamente riferibili all’aumento di capitale deliberato e sottoscritto a partire dal 20 maggio 2020. I conferimenti devono, inoltre, essere effettuati in denaro. Non è, quindi, possibile sottoscrivere l’aumento di capitale e accedere al credito d’imposta per il socio che conferisca un credito in compensazione.

Le istanze per la richiesta del credito d’imposta dovranno essere presentate nel 2021 secondo le modalità definite da apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. Sarà definito un click-day in quanto sono affidate alla misura risorse limitate a Euro 2 miliardi e l’ottenimento del credito d’imposta è condizionato all’ordine cronologico di ricezione delle domande. A 30 giorni dalla presentazione delle istanze, sia per i soci sia per la società, l’Agenzia delle Entrate comunicherà l’accoglimento o il rifiuto delle stesse previa verifica dei dati indicati nelle istanze e con contestuale indicazione del credito d’imposta spettante.

Per approfondimenti:

 

 

 

 

 

Crediti di imposta per le spese di sanificazione

Crediti di imposta per le spese di sanificazione

Crediti di imposta per le spese di sanificazione, acquisto di dispositivi e adeguamento degli ambienti di lavoro

Disponibili, in un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, i modelli e le istruzioni per usufruire dei crediti d’imposta introdotti dal Dl Rilancio per le spese di sanificazione e acquisto dei dispositivi di protezione individuale, e per le spese di adeguamento degli ambienti di lavoro. Pubblicata anche la Circolare 20/E con la quale l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti interpretativi e gli indirizzi operativi sui due crediti d’imposta.

Modelli e le istruzioni per usufruire dei crediti d’imposta

Sono disponibili, in un provvedimento firmato il 10 luglio dal Direttore dell’Agenzia delle entrate i modelli e le istruzioni per usufruire dei crediti d’imposta introdotti dal Dl Rilancio per le spese di sanificazione e acquisto dei dispositivi di protezione individuale, e per le spese di adeguamento degli ambienti di lavoro.

Pubblicata sul sito delle entrate anche la Circolare 20/E – pdf con la quale l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti interpretativi e gli indirizzi operativi sui due crediti d’imposta.

Un elenco delle spese agevolabili

La Circolare 20/E – pdf contiene un elenco esemplificativo di spese agevolabili prevalentemente riferibili a due principali categorie:

  1. quelle sostenute per la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale o per la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
  2. quelle sostenute per l’acquisto di:
    • dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea (comma 2, lettera a));
    • prodotti detergenti e disinfettanti (comma 2, lettera b));
    • dispositivi di sicurezza diversi da quelli precedenti, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione (comma 2, lettera d));
    • dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione (comma 2, lettera e)).

Un modello per comunicare l’ammontare delle spese ammissibili, le Entrate rispondono entro cinque giorni

Il modello per comunicare le spese ammissibili al credito di imposta dovrà essere inviato esclusivamente con l’apposito servizio web presente nell’area riservata del sito internet o tramite i canali telematici dell’Agenzia, e riceverà risposta entro cinque giorni. Il provvedimento, definisce anche le modalità con cui i soggetti beneficiari possono comunicare all’Agenzia di optare, invece che per l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta, per la cessione, anche parziale, dei crediti stessi ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

In una circolare i primi chiarimenti per la fruibilità dei crediti

Vasta la platea dei beneficiari dei crediti d’imposta per adeguamento Covid e sanificazione. A riguardo, la circolare precisa che tra i possibili beneficiari del beneficio rientrano gli operatori con attività aperte al pubblico, tipicamente bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema. Inclusi anche i forfetari, gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa, nonché le associazioni, fondazioni e altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore possono fruire dei crediti. Per questi ultimi, la circolare ritiene applicabile l’estensione del beneficio anche se non esercitano, in via prevalente o esclusiva, un’attività d’impresa. Chiarimenti inoltre anche nel caso in cui le attività di sanificazione non siano effettuate da operatori professionisti, risultando ammissibili anche le spese di sanificazione degli ambienti collegate alle attività svolte in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori. Tra gli altri chiarimenti, vengono inoltre fornite istruzioni sulle modalità, termini e opzioni di utilizzo dei crediti d’imposta.

Per approfondire

Provvedimento del 10 luglio 2020

Circolare n. 20 – pdf

Comunicato stampa

Dl Rilancio e rivalutazione delle partecipazioni

DL Rilancio e rivalutazione delle partecipazioni

La rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni detenuti al di fuori del regime d’impresa sarà possibile anche per i beni posseduti al 1° luglio.

Chi decide di avvalersi dell’opportunità prevista dall’articolo 137 del Dl n. 34/2020, cioè di procedere alla rivalutazione per poter utilizzare il valore rideterminato invece che il costo storico, deve porre in essere, fondamentalmente, due adempimenti entro il 30 settembre 2020:

  • far redigere e asseverare, presso la cancelleria del tribunale o gli uffici dei giudici di pace e i notai, una perizia di stima della partecipazione o del terreno da un professionista abilitato (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e revisori legali dei conti, per le partecipazioni; ingegneri, architetti, geometri, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari e periti industriali edili, per i terreni; periti iscritti alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, per entrambe le tipologie di beni), che ne attesti il valore al 1° luglio 2020
  • effettuare in autoliquidazione il versamento dell’imposta sostitutiva dell’11%, calcolata sull’intero ammontare del valore di perizia, ovvero, in caso opti per il pagamento rateizzato, della prima di tre quote annuali di pari importo. Le successive andranno versate, rispettivamente, il 30 settembre 2021 e il 30 settembre 2022, con la maggiorazione degli interessi del 3% annuo, decorrenti dal 30 settembre 2020 e da corrispondere contestualmente a ciascuna rata. Nel modello F24 devono essere indicati i codici tributo “8055”, per le partecipazioni, e “8056”, per i terreni.

La rivalutazione della legge di bilancio 2020

La nuova finestra per rivalutare partecipazioni e terreni posseduti al 1° luglio 2020, decretata dal Dl “Rilancio”, si pone in perfetta continuità con quella prevista dall’ultima legge di bilancio, che riguarda, invece, i beni detenuti alla data del 1° gennaio 2020.
In quest’ultimo caso, i necessari adempimenti – redazione e asseverazione della perizia nonché versamento dell’intera imposta sostitutiva dell’11% ovvero della sola prima rata – dovranno essere portati a termine entro il prossimo 30 giugno.
Potrebbe avvalersene, ad esempio, chi, avendo in animo di cedere la partecipazione o il terreno nel corrente mese di giugno, non può utilizzare la proroga concessa dal decreto legge n. 34/2020, in quanto mancherebbe il requisito del possesso del bene al 1° luglio 2020.

Quando conviene

Relativamente alle partecipazioni non quotate, bisogna mettere a confronto l’imposta sostitutiva sul valore di perizia (11%) con quella da capital gain, al 26%, ordinariamente prevista per le plusvalenze di natura finanziaria. In altre parole, affinché la rivalutazione risulti vantaggiosa, occorre che l’imposta dell’11% applicata sul valore della partecipazione sia inferiore al 26% della plusvalenza realizzata.

Per approfondire

Dl “Rilancio” – Nuova chance per le rivalutazioni

Le guide alle agevolazioni Covid

Le guide alle agevolazioni Covid

Le guide alle agevolazioni Covid tra contributo a fondo perduto e credito di imposta locazioni per le imprese colpite dall’emergenza Covid.

1. Contributo a fondo perduto

L’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento e una guida operativa, indica le modalità per richiedere il contributo a fondo perduto destinato a imprese e partite Iva colpite dalle conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19. La domanda va presentata dal 15 giugno al 24 agosto.

La guida dedicata delle Entrate spiega nel dettaglio quali sono le condizioni per ottenere il contributo. In sintesi, il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ma ci sono due eccezioni a questo caso generale: il primo in cui il soggetto interessato abbia avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato). Lo stesso per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020 (dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus).

Calcolare l’ammontare del contributo non è difficile.  Alla differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente del mese di aprile 2019 si applica una specifica percentuale in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

  • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro
  • 15%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
  • 10%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Il contributo a fondo perduto è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

Per approfondire la guida al contributo a fondo perduto

2. Credito d’imposta locazioni

Con la circolare n. 14 l’Agenzia delle Entrate  fornisce i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo  per la fruizione del credito d’imposta  relativo ai  i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda. Istituto, con la risoluzione n.  32, anche il codice tributo per  la compensazione.

Il credito d’imposta è pari al 60 per cento del canone locazione degli immobili ad uso non abitativo e al 30 per cento del canone nei casi contratti di affitto d’azienda. L’importo da prendere a riferimento è quello versato nel periodo d’imposta 2020 per ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio. È comunque necessario che il canone sia stato corrisposto. In caso di mancato pagamento la possibilità di utilizzare il credito d’imposta resta sospesa fino al momento del versamento.

Beneficia del credito d’imposta per canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda chi svolge attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio.

Il credito d’imposta spetta a condizione che i soggetti esercenti attività economica abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il calo del fatturato o dei corrispettivi deve essere verificato mese per mese. Quindi può verificarsi il caso, ad esempio, che spetti il credito d’imposta solo per uno dei tre mesi. La condizione del calo del fatturato si applica esclusivamente ai locatari esercenti attività economica.

Per approfondire la guida al credito d’imposta locazioni

Circolare n. 14 – pdf

Risoluzione n. 32 – pdf

Comunicato stampa

 

Le misure a sostegno della liquidità

Le misure a sostegno della liquidità

In questi giorni sono stati pubblicati diversi documenti interessanti prodotti sia dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) sia dall’Agenzia delle Entrate al fine di guidare guidare imprenditori e professionisti nelle numerose (e mal scritte) norme che il Legislatore ha emesso per favorire il finanziamento ed il reperimento di liquidità da parte delle imprese, società e professionisti.

Suggeriamo alla vostra attenzione i quattro interessanti documenti che abbiamo selezionato al fine di aiutare il lettore ad avere una prima informativa sulle agevolazioni di legge da approfondire come sempre con i professionisti del nostro Studio.

Tabelle sulle misure a sostegno della liquidità

Il documento di ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) intitolato “Le misure a sostegno della liquidità e delle attività produttive” passa in rassegna le misure urgenti a sostegno della liquidità e a favore delle imprese e dell’economia adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27/2020), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 attualmente in corso di conversione e nel Decreto “Rilancio” n. 34/2020.

Particolarmente utile la sintesi delle principali misure a sostegno della liquidità mediante apposite tabelle.

Il documento vuole rappresentare un quadro sinottico delle principali novità contenute nei decreti emergenziali che hanno toccato turismo, cultura, editoria, infrastrutture e trasporti, sport, innovazione tecnologica, coesione territoriale e Mezzogiorno

Le disposizioni in materia di società, enti e giustizia

Il documento di ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) intitolato ” Le disposizioni in materia di società, enti e giustizia” esamina le misure urgenti in materia di società ed enti nonché di giustizia civile, penale, tributaria, amministrativa e contabile adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 e nel Decreto “Rilancio” n. 34/2020. Ulteriori modifiche sono state, inoltre, apportate dal Decreto “Giustizia” n. 28/2020.

Le misure fiscali dei decreti sull’emergenza da Covid-19

Il documento di ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) esamina le misure fiscali urgenti adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27/2020), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 e nel più recente Decreto “Rilancio” n. 34/2020. Si tratta di una serie di disposizioni inerenti la sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari e previdenziali e di misure a sostegno della liquidità di famiglie, imprese e lavoratori autonomi che introducono contributi, crediti d’imposta e cessione dei relativi crediti, detrazioni fiscali, premi e incentivi.

Vademecum agevolazioni fiscali

A seguito del Decreto Rilancio, l’Agenzia delle Entrate ha realizzato un Vademecum che illustra, spiega e approfondisce alla platea dei destinatati delle misure, i benefici fiscali previsti dal decreto, e le modalità di funzionamento. Il provvedimento normativo, estremamente corposo, e di difficile lettura, viene sintetizzato in più agevoli schede riepilogative.

Per approfondire

Patent Box e Covid 19

Patent Box e Covid 19

Il Patent Box è un regime opzionale di tassazione per i redditi d’impresa introdotto già con la Legge di Bilancio per il 2015. Si tratta di una misura agevolativa che consente alle imprese di avere una parziale esclusione dei redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali dalla base imponibile. Ciò consente di attrarre nel nostro Paese beni immateriali come software protetti da diritto d’autore, brevetti industriali, disegni e modelli e di evitare la collocazione degli stessi all’estero tutelando la base imponibile italiana e, al contempo, favorendo l’investimento in attività di ricerca e sviluppo.

L’agevolazione

Il Patent Box prevede l’esclusione dal reddito complessivamente determinato ai fini Irpef/Ires e Irap del 50% della quota di reddito agevolabile derivante dallo sfruttamento commerciale di alcuni beni immateriali o delle plusvalenze da cessione degli stessi beni a condizione che il 90% del corrispettivo derivante dalla cessione sia reinvestito in attività di manutenzione o sviluppo di altri beni immateriali entro il secondo periodo d’imposta successivo alla cessione.

L’opzione è esercitabile con riferimento a quei redditi derivanti dall’utilizzo diretto dei beni immateriali o dalla concessione in uso dei diritti all’utilizzo dei beni immateriali. Come già specificato, sono agevolabili anche le plusvalenze da cessione. L’art. 6 del Decreto 28 novembre 2017 definisce le categorie di beni immateriali oggetto dell’agevolazione, ossia: software protetto da copyright; brevetti industriali; disegni e modelli, giuridicamente tutelabili; processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Sono esclusi perciò dal 2017 i redditi derivanti dall’utilizzo di marchi.

I beneficiari

Possono accedere a tale regime opzionale tutti i soggetti che percepiscono redditi d’impresa indipendentemente dal loro titolo giuridico, dalle loro dimensioni o dal regime contabile di riferimento e che siano residenti in Italia. La misura è estesa anche alle stabili organizzazioni italiane di soggetti non residenti purché per sia in vigore fra lo Stato italiano e lo Stato di residenza un accordo contro la doppia imposizione e lo scambio di informazioni sia effettivo. Sono escluse le società assoggettate alle procedure di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Condizione necessaria per poter accedere al Patent Box è lo svolgimento di attività di ricerca e sviluppo che abbiano l’obiettivo di sviluppare, mantenere o accrescere il valore dei beni immateriali oggetto dell’agevolazione.

Durata ed esercizio dell’opzione

L’opzione per il Patent Box ha durata pari a 5 periodi d’imposta a decorrere dall’esercizio in cui viene esercitata l’opzione. Questo avviene tramite indicazione in dichiarazione dei redditi dell’esercizio dell’opzione Patent Box: l’opzione decorre perciò a partire dall’anno cui si riferisce la dichiarazione presentata. L’esercizio dell’opzione Patent Box è vincolante per tutta la durata ed è rinnovabile per i periodi di imposta successivi.

Ruling

Come si evince dal Decreto 28 novembre 2017, i titolari di reddito d’impresa che utilizzano direttamente il bene immateriale sono obbligati ad attivare una procedura di accordo preventivo con l’Amministrazione finanziaria per definire in contraddittorio il contributo economico derivante dall’utilizzo diretto di tali beni (c.d. “ruling obbligatorio”). In questo caso l’opzione avrà efficacia a partire dal periodo d’imposta in cui è presentata la richiesta di ruling.

In caso di utilizzo indiretto del bene immateriale, chi intende beneficiare dell’agevolazione può attivare la procedura se l’utilizzo è realizzato nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa (“ruling facoltativo”).

Il Decreto Crescita n. 34 del 2019, però, ha introdotto una modalità alternativa al ruling obbligatorio che prevede la possibilità per i contribuenti di determinare direttamente il reddito agevolabile e autoliquidarlo in dichiarazione rimandando il confronto con l’Amministrazione finanziaria a una successiva fase di controllo. Tale scelta deve essere comunicata in dichiarazione, ha validità annuale e irrevocabile, ma può essere rinnovata. L’accesso a questa procedura più snella è subordinato, però, alla tenuta da parte del contribuente di “idonea documentazione”, ossia un set informativo costruito secondo le sezioni e le indicazioni del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 Luglio 2019. Il contribuente deve dare comunicazione all’Agenzia di essere in possesso di idonea documentazione in dichiarazione. È, quindi, una condizione d’accesso a differenza di quanto avviene per l’autoliquidazione dei redditi da uso indiretto per cui l’idonea documentazione è solamente un requisito che, se verificato come tale dall’Agenzia in sede di controllo, consente di esimersi dalle sanzioni.

Sospensione termini Covid-19

La sospensione dei termini nell’ambito delle attività degli enti impositori dovuta al Covid-19 ha portato l’Agenzia delle Entrate ad emanare una circolare con riferimento alla presentazione di istanze di ruling per Patent Box nel periodo di sospensione. In particolare, fino al 31 maggio 2020 sarà possibile presentare istanza di ruling solo in modalità telematica e i termini per la notifica delle risposte da parte dell’Agenzia torneranno a decorrere dal 1° giugno 2020. La sospensione dal 8 marzo al 31 maggio 2020 riguarda, inoltre, i termini di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza di ruling per l’inoltro di documentazione integrativa.

 

Per approfondimenti:

Nuova Sabatini

Nuova Sabatini

La misura Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese.

La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali.

Le agevolazioni consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti.

Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso, deve essere:

  • di durata non superiore a 5 anni;
  • di importo compreso tra 20.000 euro e 4 milioni di euro
  • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili

AMBITO SOGGETTIVO

Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:

  • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca;
  • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali;
  • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea;
  • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà;
  • hanno sede in uno Stato Membro purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento.

Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:

  • attività finanziarie e assicurative
  • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

LA MISURA

Il finanziamento bancario (o leasing) può coprire interamente l’investimento, mentre il contributo del Ministero dello sviluppo economico è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:

  • 2,75% per gli investimenti ordinari (rientrano tutti i beni strumentali per la propria attività esclusi i beni 4.0);
  • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in beni strumentali tecnologici definiti beni di “industria 4.0”, sia materiali che immateriali, come macchine utensili operanti con laser o software – consultabili nell’allegato 6/A della Circolare 15 febbraio 2017 n. 14036, e nell’allegato E della Circolare 3 agosto 2018 n. 269210).

Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”.

PROCEDURA

La PMI presenta alla banca o all’intermediario finanziario, unitamente alla richiesta di finanziamento, la domanda di accesso al contributo ministeriale, attestando il possesso dei requisiti e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge.

Dal 2019 è previsto un iter semplificativo che consente di richiedere l’erogazione dell’agevolazione per le PMI beneficiarie, attraverso la Piattaforma Informatica (disponibile al seguente indirizzo https://benistrumentali.dgiai.gov.it).

DECADENZA DELL’AGEVOLAZIONE

Le imprese sono tenute a completare l’investimento entro il periodo massimo di dodici mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento, pena la revoca dell’agevolazione.

A tale fine è presa in considerazione la data dell’ultimo titolo di spesa riferito all’investimento o, nel caso di operazione di leasing finanziario, la data dell’ultimo verbale di consegna dei beni.

NOVITA’

In seguito al recepimento del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (decreto Crescita) vengono introdotte due novità:

  • per le domande di agevolazione che presentano un finanziamento deliberato di importo non superiore a 100 mila euro, il contributo è erogato dal Ministero alla PMI beneficiaria in un’unica soluzione, con le modalità e nei termini previsti dalla vigente disciplina della misura agevolativa per l’erogazione della prima quota;
  • viene innalzato da 2 a 4 milioni di euro l’importo dei finanziamenti concedibili a ciascuna impresa agevolabili.

EMERGENZA COVID-19

Con il Decreto-Legge 18/20 viene riconosciuta la sospensione dei pagamenti, da parte delle imprese, delle rate dei finanziamenti con conseguente proroga del termine per la conclusione degli investimenti e per gli adempimenti successivi alla concessione.

Tale proroga è riconosciuta d’ufficio dal Ministero, senza la necessità di trasmettere alcuna specifica richiesta da parte dell’impresa beneficiaria, a condizione che il periodo di 12 mesi stabilito per la realizzazione degli investimenti (decorrente dalla data di stipula del contratto di finanziamento) includa almeno un giorno del periodo di sospensione dei termini (compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 15 maggio 2020).

Per approfondire:

Credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali

Credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali

Il 2020 ha segnato l’avvio dei nuovi crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, che hanno sostituito il super e l’iperammortamento, con l’intento di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Ambito soggettivo

Possono fruirne tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

Per gli esercenti arti e professioni è accessibile il credito d’imposta solo per gli investimenti in beni materiali nuovi, non 4.0, ossia il credito d’imposta del 6%.

Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive.

Vantaggi

  1. Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati (come macchine utensili operanti con laser o impianti per la  realizzazione  di  prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime, dotati di sistemi di controllo computerizzati – consultabili nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.
  1. Per gli investimenti in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 (come software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni con la condizione che siano connessi a investimenti in beni materiali “Industria 4.0” – consultabili nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 700.000.
  1. Per investimenti aventi ad oggetto beni materiali strumentali nuovi “ordinari” – non Industria 4.0 (rientrano tutti i beni strumentali per la propria attività esclusi dagli allegati precedenti) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano, a oggetto, i medesimi costi nei limiti massimi del raggiungimento del costo sostenuto.

Come si accede

Il credito si applica agli investimenti effettuati a decorrere dal 1 gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro il 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico.

 Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali, di pari importo, ridotte a tre per gli investimenti in beni immateriali.

La fruizione può avvenire a decorrere:

  • dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni, per gli investimenti in beni diversi da quelli “Industria 4.0”;
  • dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione dei beni al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, per gli investimenti in beni “Industria 4.0”.

Cosa accade se i beni oggetto della misura sono ceduti?

Se sono ceduti, entro i 2 anni da quando si è usufruito dell’agevolazione e la cessione ha avuto l’effetto di spostare i beni al di fuori del territorio nazionale, allora il soggetto che ha usufruito dell’agevolazione deve riversare il credito utilizzato nel momento del saldo di fine anno dell’IRES o IRAP (art. 193 Legge di Bilancio 2020).

Perizia tecnica

Per i beni tecnologicamente avanzati e immateriali, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica semplice, rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale, iscritti nei rispettivi albi professionali, o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.

Per approfondire:

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi

 

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo che disciplina le modalità di accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in PMI innovative, effettuati sia da persone fisiche che da società. Il provvedimento  (autorizzato dalla Commissione europea ben 8 mesi fa) finalmente estende gli incentivi, finora riservati alle startup, a tutte le PMI innovative.

Definizione PMI innovative

Le Pmi innovative sono società di capitali con meno di 250 addetti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, così come stabilito della definizione europea, e che rispettano almeno due dei seguenti requisiti:

  • hanno sostenuto spese in ricerca e sviluppo per una quota pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra costo e valore della produzione;
  • la forza lavoro è costituita per almeno 1/3 da titolari di laurea magistrale o per almeno 1/5 da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
  • sono titolari di una privativa industriale o di un software registrato.

Gli incentivi fiscali

Gli incentivi fiscali agli investimenti in startup e PMI innovative consistono:

  • per le persone fisiche, in una detrazione dall’imposta sul reddito (Irpef) pari al 30% dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;
  • per le società di capitali in una deduzione dall’ammontare imponibile a fini Ires pari al 30% dell’investimento, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Da quando

Sono pertanto agevolabili gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 diretti verso startup e PMI innovative, regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese.

Differenze con le startup

Per garantire piena conformità con la legislazione europea in materia di aiuti di Stato, le modalità di fruizione dell’incentivo per le PMI innovative prevedono alcune differenze rispetto a quanto previsto per le startup, in particolare per le imprese attive sul mercato da più di sette e dieci anni.

Per approfondire

Vai al sito del MISE e scarica la guida sugli incentivi all’investimento in PMI innovative.

Circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019

Circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019

Oggetto della corposa circolare n. 8/2019 del 10 aprile 2019 ( circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019) sono le disposizioni di carattere fiscale dell’ultima legge di bilancio (n. 145/2018). In essa l’Agenzia delle entrate convoglia anche le risposte a quesiti fornite in occasione di recenti eventi in videoconferenza con la stampa specializzata.

Principali argomenti trattati

Principali argomenti trattati:

  • disciplina dell’iper ammortamento;
  • riporto delle perdite per i soggetti Irpef;
  • bonus ricerca e sviluppo.

Sono presenti anche commenti ad alcune misure contenute nel Dl 119/2018 (“collegato fiscale”), come l’estensione dell’istituto del Gruppo Iva ai gruppi bancari cooperativi, la modifica della soglia di accesso all’interpello sui nuovi investimenti, l’estensione del regime di “adempimento collaborativo” nel caso di società partecipanti al Gruppo Iva.

Per approfondire

Scarica la circolare n. 8/2019

Ulteriori interpretazioni e soluzioni a questioni applicative saranno fornite in successivi documenti tematici.