Credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali

Credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali

Il 2020 ha segnato l’avvio dei nuovi crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, che hanno sostituito il super e l’iperammortamento, con l’intento di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Ambito soggettivo

Possono fruirne tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

Per gli esercenti arti e professioni è accessibile il credito d’imposta solo per gli investimenti in beni materiali nuovi, non 4.0, ossia il credito d’imposta del 6%.

Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive.

Vantaggi

  1. Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati (come macchine utensili operanti con laser o impianti per la  realizzazione  di  prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime, dotati di sistemi di controllo computerizzati – consultabili nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.
  1. Per gli investimenti in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 (come software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni con la condizione che siano connessi a investimenti in beni materiali “Industria 4.0” – consultabili nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 700.000.
  1. Per investimenti aventi ad oggetto beni materiali strumentali nuovi “ordinari” – non Industria 4.0 (rientrano tutti i beni strumentali per la propria attività esclusi dagli allegati precedenti) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano, a oggetto, i medesimi costi nei limiti massimi del raggiungimento del costo sostenuto.

Come si accede

Il credito si applica agli investimenti effettuati a decorrere dal 1 gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro il 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico.

 Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali, di pari importo, ridotte a tre per gli investimenti in beni immateriali.

La fruizione può avvenire a decorrere:

  • dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni, per gli investimenti in beni diversi da quelli “Industria 4.0”;
  • dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione dei beni al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, per gli investimenti in beni “Industria 4.0”.

Cosa accade se i beni oggetto della misura sono ceduti?

Se sono ceduti, entro i 2 anni da quando si è usufruito dell’agevolazione e la cessione ha avuto l’effetto di spostare i beni al di fuori del territorio nazionale, allora il soggetto che ha usufruito dell’agevolazione deve riversare il credito utilizzato nel momento del saldo di fine anno dell’IRES o IRAP (art. 193 Legge di Bilancio 2020).

Perizia tecnica

Per i beni tecnologicamente avanzati e immateriali, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica semplice, rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale, iscritti nei rispettivi albi professionali, o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.

Per approfondire:

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi

 

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo che disciplina le modalità di accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in PMI innovative, effettuati sia da persone fisiche che da società. Il provvedimento  (autorizzato dalla Commissione europea ben 8 mesi fa) finalmente estende gli incentivi, finora riservati alle startup, a tutte le PMI innovative.

Definizione PMI innovative

Le Pmi innovative sono società di capitali con meno di 250 addetti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, così come stabilito della definizione europea, e che rispettano almeno due dei seguenti requisiti:

  • hanno sostenuto spese in ricerca e sviluppo per una quota pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra costo e valore della produzione;
  • la forza lavoro è costituita per almeno 1/3 da titolari di laurea magistrale o per almeno 1/5 da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
  • sono titolari di una privativa industriale o di un software registrato.

Gli incentivi fiscali

Gli incentivi fiscali agli investimenti in startup e PMI innovative consistono:

  • per le persone fisiche, in una detrazione dall’imposta sul reddito (Irpef) pari al 30% dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;
  • per le società di capitali in una deduzione dall’ammontare imponibile a fini Ires pari al 30% dell’investimento, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Da quando

Sono pertanto agevolabili gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 diretti verso startup e PMI innovative, regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese.

Differenze con le startup

Per garantire piena conformità con la legislazione europea in materia di aiuti di Stato, le modalità di fruizione dell’incentivo per le PMI innovative prevedono alcune differenze rispetto a quanto previsto per le startup, in particolare per le imprese attive sul mercato da più di sette e dieci anni.

Per approfondire

Vai al sito del MISE e scarica la guida sugli incentivi all’investimento in PMI innovative.

Circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019

Circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019

Oggetto della corposa circolare n. 8/2019 del 10 aprile 2019 ( circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019) sono le disposizioni di carattere fiscale dell’ultima legge di bilancio (n. 145/2018). In essa l’Agenzia delle entrate convoglia anche le risposte a quesiti fornite in occasione di recenti eventi in videoconferenza con la stampa specializzata.

Principali argomenti trattati

Principali argomenti trattati:

  • disciplina dell’iper ammortamento;
  • riporto delle perdite per i soggetti Irpef;
  • bonus ricerca e sviluppo.

Sono presenti anche commenti ad alcune misure contenute nel Dl 119/2018 (“collegato fiscale”), come l’estensione dell’istituto del Gruppo Iva ai gruppi bancari cooperativi, la modifica della soglia di accesso all’interpello sui nuovi investimenti, l’estensione del regime di “adempimento collaborativo” nel caso di società partecipanti al Gruppo Iva.

Per approfondire

Scarica la circolare n. 8/2019

Ulteriori interpretazioni e soluzioni a questioni applicative saranno fornite in successivi documenti tematici.

Le agevolazioni del Decreto Crescita

Le agevolazioni del Decreto Crescita

Le agevolazioni del Decreto Crescita: gli incentivi per le operazioni di aggregazione aziendale ed altre agevolazioni fiscali

Nel decreto legge (in attesa della versione definitiva) recante “Misure urgenti per la crescita economica” sono presenti diverse disposizioni in materia di sgravi e incentivi fiscali, rilancio degli investimenti privati e tutela del made in Italy nonché ulteriori misure per la crescita.

Agevolazioni fiscali

In particolare, per quanto riguarda l’ambito fiscale, si segnalano, tra le altre:

  • reintroduzione, a favore dei titolari di reddito d’impresa e degli esercenti arti e professioni, del super ammortamento per i beni strumentali nuovi
  • revisione della mini-Ires
  • maggiore deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo
  • semplificazione delle procedure di accesso al regime di patent box
  • nuova disciplina del credito d’imposta per ricerca e sviluppo
  • rafforzamento delle misure agevolative per gli impatriati e per il rientro dei cervelli
  • introduzione dell’obbligo, per i contribuenti in regime forfetario, di effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati
  • tassazione di favore per i trasferimenti di interi fabbricati a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare
  • rivisitazione del “sisma bonus”, con estensione alle zone 2 e 3 di rischio sismico dell’agevolazione oggi prevista solo per gli edifici in zona 1
  • per gli interventi di efficienza energetica e per quelli antisismici, possibilità di optare, in luogo delle detrazioni fiscali, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato da chi ha eseguito i lavori
  • incentivi per le operazioni di aggregazione aziendale
  • nuova disciplina per la vendita di beni tramite piattaforme digitali
  • nuovo regime fiscale per gli strumenti finanziari convertibili
  • possibilità per gli enti territoriali di introdurre la definizione agevolata, con esclusione dal pagamento delle sanzioni, per le proprie entrate, anche tributarie, non riscosse a seguito di ingiunzione notificata negli anni 2000-2017.

Per approfondire

Scarica la Bozza del provvedimento (in attesa della versione definitiva)

 

Bonus aggregazioni

Bonus aggregazioni

L’obiettivo del nuovo bonus aggregazioni introdotto dal decreto Crescita è quello di favorire la crescita dimensionale delle imprese attraverso operazioni di aggregazione, aumentandone così la competitività anche a livello internazionale. La versione definitiva del decreto non è ancora pubblica e quindi potrebbe subire importanti modifiche. Riteniamo comunque utile iniziare ad anticiparvi questa possibile agevolazione che potrebbe avere un qualche interesse per le imprese in procinto di effettuare operazioni di M&A.

Incentivo alla crescita dimensionale

Al fine di incentivare la realizzazione di operazioni di aggregazione aziendale per consentire alle imprese di incrementare le loro dimensioni e affrontare in modo più agevole l’attuale periodo di recessione, risultando più competitive anche in un contesto di mercato più ampio di quello nazionale, viene riproposto il cosiddetto bonus aggregazione già inserito nel decreto legge 10 febbraio 2009.

Operazioni interessate

Il bonus aggregazione dispone a ricorrere di particolari condizioni e limitatamente alle operazioni effettuate dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2022 il riconoscimento fiscale gratuito del disavanzo da con cambio che emerge da operazioni di fusione e di scissione nonché del maggior valore iscritto dalla società conferitaria in ipotesi di conferimento di azienda effettuato ai sensi dell’articolo 176 del Tuir.

Deroga al principio di neutralità fiscale

In particolare la norma reintroducendo la deroga al principio di neutralità fiscale tipico dell’operazione straordinaria dispone il riconoscimento fiscale gratuito del maggior valore attribuito all’avviamento nonché ai beni strumentali materiali e di materiali per effetto dell’imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da con cambio che emerge in sede di dette operazioni aggregazione aziendale.

Bonus aggregazioni

Ciò si traduce nel diritto la deduzione fiscale di maggiori ammortamenti e effetto sulla quantificazione delle eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate successivamente al decorso del termine di quattro periodo di imposta.

Per approfondire

Scarica la Bozza decreto crescita

Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI

Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI

Questa  guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI che la pubblica amministrazione mette a disposizione è un breve documento nel quale gli imprenditori potranno trovare l’incentivo a loro più utile.

Gli incentivi riguardano l’avvio di una nuova impresa, gli investimenti in innovazione, la crescita, il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti in macchinari, impianti e software, l’internazionalizzazione, gli investimenti in formazione, in ricerca e sviluppo, in efficienza energetica, in nuove assunzioni, fino ad arrivare agli sgravi fiscali.

Incentivi ed agevolazioni del MISE

Ecco, a puro titolo di esempio, alcune misure di incentivazione e di sostegno rivolte alle imprese e al mondo produttivo avviate dal MISE contenute nella Guida. Ricordiamo che la guida non contiene solo le agevolazioni gestite dal MISE ma tende a coordinare non solo quanto fatto dal Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero del Lavoro, ma anche Agenzia delle Entrate, Cassa Depositi e Prestiti, GSE, ENEA, Finest, Invitalia, INPS, ICE, Unioncamere, Sace, Simest, SofiCOOP

Aggiornamento periodico

La Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI verrà aggiornata periodicamente e sarà integrata con le informazioni di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte.

Per approfondire:

Scarica la guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI oppure consulta la Banca dati on line

Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie

Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie

Il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione da chi ha sostenuto la spesa. Il trasferimento può avvenire solo nei casi specificatamente previsti da norme giuridiche: fusione, scissione, cessione del ramo d’azienda, ecc.

Bonus ricerca e sviluppo non può essere ceduto

L’articolo 3, comma 8, del decreto-legge n. 145 del 2013 dispone che il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Non potendo essere chiesto a rimborso, il credito non può essere ceduto ai sensi dell’articolo 43-bis del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

Il fruitore del credito da ricerca e sviluppo coincide, infatti, con l’effettivo beneficiario dell’agevolazione, ossia con colui che effettivamente ha sostenuto la spesa. A tal proposito, l’Amministrazione finanziaria, con diversi documenti di prassi, ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi: essi
infatti maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.

I credito è trasferibile per operazioni straordinarie

Il trasferimento della titolarità è, infatti, ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati. Ad esempio:

  • nei casi di fusione (cfr. circolare del 9 maggio 2002, n. 38/E);
  • successione per decesso dell’imprenditore individuale (cfr. risoluzione del 26 giugno 2003, n. 140/E);
  • scissione (cfr. risoluzione del 30 giugno 2003, n. 143/E);
  • nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato.

Per approfondire:

Risposta n. 72: Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 – Cessione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – pdf

Nuova Sabatini 2019 al via le agevolazioni

Nuova Sabatini 2019 al via le agevolazioni

Riapre lo sportello online per la presentazione delle domande per accedere agli incentivi della “Nuova Sabatini”, che prevede lo stanziamento di 480 milioni di Euro.

La misura è destinata alle micro, piccole e medie imprese che intendono investire in beni strumentali. Ad esclusione di terreni e fabbricati, sono ammissibili gli investimenti per l’acquisto, anche in leasing, di impianti, macchinari, attrezzature industriali, attrezzature commerciali, hardware, software e tecnologie digitali compresi gli investimenti in big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D e radio frequency identification.

Le agevolazioni consistono, da una parte, nell’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese a sostegno dei finanziamenti forniti da banche e intermediari finanziari (fino all’80% dell’ammontare dell’investimento), nonché di un contributo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti.

L’investimento, in particolare, può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing). Per rientrare nell’agevolazione il finanziamento deve essere di durata non superiore a 5 anni, di importo compreso tra 20.000 Euro e 2 milioni di Euro e interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili.

Cos’è

  • La misura Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese
  • La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali

A chi si rivolge

  • Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:
    • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca
    • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali
    • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea
    • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà
    • hanno sede in uno Stato Membro purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento

Settori ammessi

  • Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:
    • attività finanziarie e assicurative
    • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

Cosa finanzia

  • I beni devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali” e “altri beni” ovvero spese classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC (Organismo italiano di contabilità), nonché a software e tecnologie digitali.  Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”
  • Gli investimenti devono soddisfare i seguenti requisiti:
    • autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
    • correlazione dei beni oggetto dell’agevolazione all’attività produttiva svolta dall’impresa

Le agevolazioni

  • Consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti
  • L’investimento può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing)
  • Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso, deve essere:
    • di durata non superiore a 5 anni
    • di importo compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro
    • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili
  • Il contributo del Ministero dello sviluppo economico è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:
    • 2,75% per gli investimenti ordinari
    • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “industria 4.0”)
  •  I beni materiali e immateriali rientranti tra gli investimenti c.d. “industria 4.0” che possono beneficiare del contributo maggiorato del 30% previsto dalla legge 232 dell’11 dicembre 2016 (legge di bilancio 2017), sono individuati all’interno degli allegati 6/A e 6/B alla circolare 15 febbraio 2017 n.14036 e s.s.mm.ii. Alla luce delle novità introdotte dall’articolo 1, comma 32, legge 27 dicembre 2017 n. 205 (legge di bilancio 2018), con circolare n. 269210 del 3 agosto 2018 si è provveduto ad adeguare l’elenco dei beni immateriali (allegato 6/B) in relazione ai quali può essere riconosciuta la misura massima del contributo.
  • Per maggiori chiarimenti circa le caratteristiche tecniche e la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio a quelli elencati negli allegati sopra citati, si invita a prendere visione delle linee guida tecniche contenute nella parte terza della Circolare Mise – Agenzia delle Entrate del 30 marzo 2017, n. 4/E
    Esclusivamente in merito alla riconducibilità dei beni fra quelli elencati negli allegati sopra citati è possibile acquisire autonomamente il parere tecnico da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
    La richiesta di parere va trasmessa all’indirizzo di posta PEC della Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI: dgpicpmi.dg@pec.mise.gov.it
    A riguardo, si invita preventivamente a prendere visione della sezione “Interpelli e pareri”

Come funziona

  • La PMI presenta alla banca o all’intermediario finanziario, unitamente alla richiesta di finanziamento, la domanda di accesso al contributo ministeriale, attestando il possesso dei requisiti e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge. Le modalità di presentazione della domanda di accesso al contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Presentazione domande
  • La banca/intermediario finanziario verifica la regolarità formale e la completezza della documentazione trasmessa dalla PMI, nonché la sussistenza dei requisiti di natura soggettiva relativi alla dimensione di impresa e, sulla base delle domande pervenute, trasmette al Ministero richiesta di prenotazione delle risorse relative al contributo
  • La banca/intermediario finanziario, previa conferma da parte del Ministero della disponibilità, totale o parziale, delle risorse erariali da destinare al contributo, ha facoltà di concedere il finanziamento alla PMI mediante l’utilizzo della provvista costituita presso Cassa depositi e prestiti S.p.A., ovvero mediante diversa provvista
  • La banca/intermediario finanziario che decida di concedere il finanziamento alla PMI, adotta la relativa delibera e la trasmette al Ministero, unitamente alla documentazione inviata dalla stessa PMI in fase di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni
  • Il Ministero adotta il provvedimento di concessione del contributo, con l’indicazione dell’ammontare degli investimenti ammissibili, delle agevolazioni concedibili e del relativo piano di erogazione, nonché degli obblighi e degli impegni a carico dell’impresa beneficiaria e lo trasmette alla stessa e alla relativa banca/intermediario finanziario
  • La banca/intermediario finanziario si impegna a stipulare il contratto di finanziamento con la PMI e ad erogare alla stessa il finanziamento in un’unica soluzione ovvero, nel caso di leasing finanziario, al fornitore entro trenta giorni dalla data di consegna del bene ovvero alla data di collaudo se successiva. La stipula del contratto di finanziamento può avvenire anche prima della ricezione del decreto di concessione del contributo
  • La PMI, ad investimento ultimato, compila, in formato digitale ed esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma, la dichiarazione attestante l’avvenuta ultimazione, nonché, previo pagamento a saldo dei beni oggetto dell’investimento, la richiesta di erogazione della prima quota di contributo e le trasmette al Ministero, unitamente all’ulteriore documentazione richiesta. Le modalità per richiedere l’erogazione del contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Erogazione contributo
  • La PMI trasmette al Ministero, in formato digitale ed esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma, le richieste di quote di contributo successive alla prima, allegando alle stesse l’ulteriore documentazione richiesta. Le modalità per richiedere l’erogazione del contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Erogazione contributo

Per approfondire

Visita la pagina tematica del sito del MISE

 

PMI innovative, agevolazioni al via

PMI innovative, agevolazioni al via.

La Commissione Europea ha reso noto di aver autorizzato gli incentivi fiscali all’ investimento nel capitale di rischio delle PMI innovative.

La Commissione europea autorizza gli incentivi all’investimento in PMI innovative

La commissione europea dopo un lungo negoziato ha autorizzato il regime italiano di agevolazione fiscale agli investimenti in equity di PMI innovative. L’autorizzazione della Commissione, giunta al termine di un’articolata e complessa procedura di valutazione, sancisce la conformità degli incentivi agli Orientamenti europei sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio (2014/C 19/04).

Tale evoluzione consente l’estensione dell’ambito di applicabilità degli incentivi fiscali in parola, già vigenti per gli investimenti in start-up innovative, a una più ampia platea di imprese: le PMI innovative.

Questo, se inserito in un più ampio progetto, può dare un senso ad altre riforme in arrivo meno felici e mal disegnate come quella sui sindaci. Complimenti a Stefano Firpo e Mattia Corbetta per l’ottimo lavoro fatto.

Incentivi fiscali all’investimento nel capitale di rischio delle PMI innovative

La misura assegna alle persone fisiche che investono in una PMI innovativa una detrazione dall’imposta sul reddito (IRPEF) pari al 30% dell’investimento, fino a un massimo di 1 milione di euro; alle persone giuridiche spetta invece una deduzione dal reddito imponibile ai fini IRES anche in questo caso pari al 30% dell’investimento, fino a un massimo di 1,8 milioni di euro.

Definizione di PMI innovative

Queste sono definite, ai sensi del decreto-legge 3/2015, come piccole e medie imprese, in possesso dei seguenti requisiti:

  • sono costituite come società di capitali, anche in forma cooperativa;
  • non sono quotate in un mercato regolamentato (ma possono essere quotate in una piattaforma multilaterale di negoziazione, come l’AIM);
  • hanno certificato il loro ultimo bilancio;
  • presentano un chiaro carattere innovativo, identificato dal possesso di almeno due dei seguenti tre criteri:
    1. volume di spesa in ricerca e sviluppo in misura almeno pari al 3% della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione;
    2. forza lavoro costituita, in una quota pari ad almeno 1/3 del totale, di titolari di laurea magistrale, oppure, in una quota pari ad almeno 1/5 del totale, da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
    3. titolarità, anche quali depositarie o licenziatarie, di almeno una privativa industriale, ovvero titolarità di un software registrato.

In attesa del decreto.

La definitiva attuazione dell’incentivo richiede ora l’emanazione di un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico. Dell’adozione di tale provvedimento, attesa per i primi mesi del 2019, si darà notizia mediante i consueti canali istituzionali.

Per approfondire

Consentita l’estensione degli incentivi fiscali alle PMI innovative.

Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso

Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso

Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, sul tema si è espressa recentemente l’Agenzia delle Entrate che ha ribadito, con la risposta all’interpello n. 21 del 3 ottobre 2018 che:

L’ operazione di scissione parziale proporzionale in esame non costituisce un’operazione abusiva ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, non consentendo la realizzazione di alcun vantaggio fiscale indebito.

Descrizione dell’operazione

La scissione comporterà l’assegnazione del patrimonio immobiliare della scindenda (con esclusione delle sole unità per le quali si afferma in istanza che è stato raggiunto un accordo per la futura cessione a terzi) alla società beneficiaria, la quale riveste il ruolo di immobiliare di famiglia.

Valide ragioni economiche

L’operazione è sorretta da plurime ragioni economiche, già descritte in istanza, e in generale dalla necessità di procedere a una razionalizzazione delle attività di proprietà della famiglia e gestione delle stesse mediante società all’uopo designate e specializzate, con maggiori possibilità di apprezzamento anche dal sistema bancario.

Continuità dei valori contabili e fiscali

Sotto il profilo contabile e fiscale, l’operazione di cui sopra avverrà in totale continuità dei valori contabili e fiscali degli elementi dell’attivo e del passivo delle società scissa e beneficiaria, in ossequio a quanto previsto dall’articolo 173 del TUIR.

Beni immobili non in godimento personale

Nessun bene sociale della scissa e della beneficiaria sarà destinato a essere inutilizzato, sarà riservato al godimento personale o familiare dei soci o, comunque, sarà destinato a finalità estranee all’esercizio d’impresa” e che “non risultano indicazioni, da parte dei soci, circa l’intenzione di voler cedere le rispettive partecipazioni nelle società Alfa e Beta nel breve termine”

Ricostruzione delle riserve in sospensione di imposta

Per quanto riguarda le riserve in sospensione di imposta presenti in capo alla scindenda, queste (come affermato a pag. 1 della documentazione integrativa) saranno ricostituite “in capo alla beneficiaria in misura proporzionale al rapporto tra il valore contabile del patrimonio netto assegnato alla beneficiaria e di quello che residuerà per differenza in capo alla scissa, in ossequio a quanto previsto dall’art. 173 del TUIR”.

Neutralità fiscale dell’operazione

L’operazione di scissione è fiscalmente neutrale, ai sensi dell’articolo 173 del TUIR, e il passaggio del patrimonio della società scissa ad una o più società beneficiarie – che non usufruiscano di un sistema di tassazione agevolato – non determina la fuoriuscita degli elementi trasferiti dal regime ordinario d’impresa.

In particolare, i plusvalori relativi ai componenti patrimoniali trasferiti dalla scissa alla società beneficiaria, mantenuti provvisoriamente latenti dall’operazione in argomento, concorreranno alla formazione del reddito secondo le ordinarie regole impositive vigenti al momento in cui i beni fuoriusciranno dalla cerchia dei beni relativi all’impresa, ossia, verranno ceduti a titolo oneroso, diverranno oggetto di risarcimento (anche in forma assicurativa) per la loro perdita o danneggiamento, verranno assegnati ai soci, ovvero destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.

Imposta di registro

L’operazione è assoggettata ad imposta di registro in misura fissa, ai sensi di quanto previsto dal TUR di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 26 aprile 1986.

Per approfondire

Scarica la risposta all’interpello n. 21 del 3 ottobre 2018