Proroga versamento imposte al 6 luglio 2015

Proroga versamento imposte al 6 luglio 2015

Posticipato al 6 luglio 2015 il termine per versare le imposte

per chi è soggetto agli studi di settore

 

Comunicato stampa

Slitta dal 16 giugno al 6 luglio 2015, il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.

Lo prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che è stato firmato dal premier Matteo Renzi e che è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Dal 7 luglio e fino al 20 agosto 2015 i versamenti possono essere eseguiti con una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 per cento.

La proroga riguarda sia i soggetti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli studi di settore, sia coloro che presentano cause di inapplicabilità o esclusione dagli stessi, compresi i soggetti che adottano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, i soggetti che determinano il reddito forfettariamente nonché i soci di società di persone e di società di capitali in regime di trasparenza.

Una sconfitta dello Stato

Breve riflessione tratta da un articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Ancora una volta, come ogni volta, ci ritroviamo qui a parlare di proroga dei versamenti delle imposte a causa della tardiva approvazione degli studi di settore.

Ancora di fronte all’ennesima proroga, ancora una manifestazione palese di incapacità a gestire gli impegni da parte dell’Agenzia. Ancora giorni di allerta negli Studi professionali, richiesta di straordinari ai collaboratori, ulteriori costi per programmi e software… tutti in attesa di un verdetto da parte di uno Stato sempre più inaffidabile.

La proroga rappresenta la consueta sconfitta dell’organizzazione statale e della burocrazia italiana che impedisce:

  • ai professionisti e alle case di software una corretta pianificazione del lavoro il che si tradurrà immancabilmente in costi per imprese e professionisti;
  • alle imprese e ai contribuenti in genere una corretta pianificazione finanziaria;
  • allo Stato di incassare per tempo i suoi crediti il che si tradurrà immancabilmente in nuove tasse.

Credetemi, l’evasione si combatte semplificando.

Per approfondire

Link: Comunicato stampa

 


 

Check list imposte 2015

Check list imposte 2015

Guida alle riprese fiscali IRES e IRAP 2015

 Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

La Fondazione Nazionale Commercialisti ha pubblicato il documento “Check List imposte 2015”, un utile strumento operativo di controllo a supporto dell’attività svolta dai collaboratori negli studi professionali. La Fondazione implicitamente sollecita noi tutti ad adottare un metodo di lavoro sicuramente più laborioso ma indispensabile a far evolvere i nostri studi verso una maggiore qualità e riduzione del rischio professionale.

 

La Fondazione Nazionale Commercialisti ha pubblicato il documento “Check List imposte 2015”, un utile strumento operativo di controllo a supporto dell’attività svolta dai collaboratori negli studi professionali.

Le regole di determinazione del reddito d’impresa rilevante ai fini IRES e di determinazione della base imponibile IRAP sono sempre più specialistiche e complesse. Emerge quindi in maniera chiara l’esigenza da parte dei professionisti e dei collaboratori di studio di poter disporre di strumenti, chiari, completi ed aggiornati che li accompagnino nelle valutazioni a supporto delle rettifiche fiscali alle poste del bilancio di esercizio, al fine di ridurre il rischio di commettere errori o disattenzioni in un momento particolarmente delicato nella vita di studio a causa della grossa concentrazione di lavoro in pochi mesi e di una normativa confusa e complessa.

A tale scopo si propone all’attenzione del lettore un documento operativo appena pubblicato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che con questa Check list dedicata agli aspetti principali della determinazione fiscale del reddito d’impresa vuole rafforzare il suo ruolo a sostegno della categoria.

A pochi giorni dall’ appuntamento annuale con la predisposizione del conteggio imposte viene proposto un modello di raccolta dati e verifica degli stessi, atto a reperire tutte le informazioni necessarie alla corretta definizione del debito tributario ed alla corretta compilazione del modello Unico, relativo ai redditi dell’anno 2014 al fine di facilitare l’ esecuzione dell’adempimento.

Specializzazione ed organizzazione di studio

La check-list vuole essere sia un utile strumento di lavoro per la raccolta della documentazione necessaria ai fini dell’adempimento, sia una prova documentale sottoscritta da parte dei contribuenti che certificano la correttezza dei dati affidati al professionista.

Per questo motivo va il nostro plauso alla Fondazione Nazionale Commercialisti che non solo produce documenti di assoluto interesse per la categoria (che nel nostro piccolo non manchiamo mai di segnalarvi) ma anche sollecita noi tutti ad adottare un metodo di lavoro sicuramente più laborioso ma indispensabile a far evolvere i nostri studi verso una maggiore qualità e riduzione del rischio professionale. Sarebbe utile in tal senso poter disporre anche di una versione in word.

Specializzazione ed organizzazione di studio rappresentano ormai le due direttrici verso cui orientarsi in maniera decisa, pianificando un cambiamento che non è sempre facile ma che al tempo stesso rappresenta l’unico modo di emergere in un mercato sempre più competitivo e, fatemi dire, a volte confuso come quello dei servizi professionali.

Inutile però sottolineare che l’auspicio per il futuro è che il legislatore ci consenta di operare in un sistema normativo più semplice e che la check-list il prossimo anno possa risultare più snella.

Per approfondire: Check list imposte 2015 (IRAP e IRES)

Crisi da sovraindebitamento e Transazione fiscale

Crisi da sovraindebitamento e Transazione fiscale

Transazione fiscale e composizione della crisi da sovraindebitamento

Evoluzione normativa e giurisprudenziale nella circolare n. 19/E del 6 maggio 2015

 

La circolare n. 19/E del 6 maggio 2015 fornisce chiarimenti relativamente alle modifiche legislative e agli interventi giurisprudenziali in materia di transazione fiscale, nonché ai nuovi istituti riguardanti la crisi dei soggetti esclusi dall’ambito di applicazione delle procedure concorsuali.

 

Transazione fiscale

In tema di transazione fiscale si registrano importanti interventi giurisprudenziali in materia da parte della Corte di cassazione, che si è pronunciata, in particolare, con le sentenze n. 22931 e n. 22932, entrambe depositate il 4 novembre 2011, nonché, in seguito, della Corte costituzionale che, con sentenza 25 luglio 2014, n. 225, ha dichiarato “non fondata la questione di legittimità costituzionale del disposto degli artt. 160 e 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, … sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione”, laddove dispongono che la proposta di concordato contenente una transazione fiscale, con riguardo all’IVA, possa prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento.

Crisi da sovraindebitamento

La legge 27 gennaio 2012, n. 3, rubricata “Disposizioni in materia di usura ed estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, ha introdotto una specifica normativa applicabile alle situazioni di crisi non assoggettabili alle procedure concorsuali.

In particolare, il Capo II di tale legge, modificato dall’articolo 18 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha previsto tre possibili procedimenti per i soggetti esclusi dall’ambito di applicazione della L.F., consistenti:

  • nell’accordo di composizione della crisi;
  • nel piano del consumatore;
  • nella procedura alternativa di liquidazione dei beni.

Per approfondire

Circolare n. 19/E del 06/05/15: Transazione fiscale e composizione della crisi da sovraindebitamento – Evoluzione normativa e giurisprudenziale – pdf


 

Rivalutazione di terreni e partecipazioni entro il 30 giugno 2015

Rivalutazione di terreni e partecipazioni entro il 30 giugno 2015

La manovra 2015 riapre nuovamente i termini relativi alla rideterminazione del valore o del costo di acquisto di terreni e partecipazioni non quotate posseduti all’1.1.2015. Un’agevolazione per sua natura straordinaria, sta diventando praticamente strutturale essendo ormai costantemente riproposta da diversi anni.

L’imposta da corrispondere vede aliquote raddoppiate rispetto alle precedenti rivalutazioni e dovrà essere pari al 4% del valore risultante dalla perizia per le partecipazioni non qualificate e al 8% per le partecipazioni qualificate ed i terreni.

Gli adempimenti in sintesi

Gli elementi da considerare ai fini di quest’ultima legge di rivalutazione sono riportati in tabella:

01-gen-15 data di possesso del terreno o della partecipazione;
   
Aliquota imposta sostitutiva calcolata sul valore di perizia nelle seguenti misure (aliquote raddoppiate):
  4% per le partecipazioni non qualificate;
  8% per le partecipazioni qualificate;
  8% per i terreni agricoli e le aree edificabili;
   
30-giu-15 scadenza per la redazione e l’asseverazione della perizia, 
30-giu-15 scadenza per il versamento dell’imposta sostitutiva (o della prima delle tre rate in caso di rateizzazione).

La perizia giurata di stima

I contribuenti che detengono partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e terreni edificabili e con destinazione agricola, alla data del 1 gennaio 2015, possono rideterminare i valori di acquisto di tali partecipazioni a tale data.

Il nuovo valore è determinato sulla base di una perizia giurata di stima; in particolare, per le partecipazioni il valore è determinato in relazione alla frazione del patrimonio netto della società rappresentativa della partecipazione stessa.

La relazione di stima deve essere riferita al valore di mercato dell’intero patrimonio sociale e sottoposta a giuramento.

Il valore “rideterminato” è utilizzato ai fini della determinazione delle plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso dei suddetti terreni e partecipazioni, in luogo del costo o valore di acquisto.

Copia originale della perizia, unitamente ai dati identificativi dell’esperto e al codice fiscale della società periziata (nonché unitamente alle ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva) devono essere conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi su richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

Per approfondire:

Si segnala il precedente articolo: La rivalutazione del costo delle partecipazioni 2014 pubblicato su FiscoPiù e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore Giuffrè

 

Controlli sulle società estinte, le responsabilità di liquidatori e soci.

Controlli sulle società estinte, le responsabilità di liquidatori e soci.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

La retroattività della disposizione che fissa la sopravvivenza fiscale delle società estinte sta suscitando forti perplessità e raccoglie le critiche sia dei magistrati sia degli avvocati (siamo inoltre in attesa dell’interpretazione della Fondazione Nazionale dei Commercilisti che dovrebbe comunque uniformarsi alle critiche pressochè unanimi). L’ Agenzia delle Entrate, al contrario, ribadisce la propria posizione a difesa dell’ ultrattività delle società estinte.

 

Segnalo un recente approfondimento del CNF sulla ultrattività fiscale delle società estinte. Norma che non pare riuscire a placare le numerose polemiche sorte sulla sua interpretazione. Torno quindi su un argomento già trattato nell’articolo su “Responsabilità dei Liquidatori” che merita di non essere sottovalutato per la sua portata generale.

Il Legislatore con l’art. 28, comma 4, d. lgs. n. 175 del 21 novembre 2014, (pubblicato in G.U. n. 277 del 28 novembre 2014 Serie Generale), entrato in vigore il 13 dicembre 2014, ha stabilito che “ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese”.

In specie, il Legislatore ha previsto che la società, cancellata dal Registro delle Imprese e, quindi, estinta alla stregua della nuova formulazione di cui all’art. 2495 c.c., comunque permanga in vita per cinque anni dalla domanda di cancellazione con riferimento limitato agli “atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi”.

In una recente nota del Consiglio Nazionale Forense, la commissione interna per le problematiche in materia tributaria sintetizza le criticità di una norma mal scritta e mal coordinata.

La norma rappresenta una deroga al regime generale. In particolare, esclusivamente per i creditori di tributi e contributi, ed in relazione agli atti menzionati dalla norma, la società cancellata dal registro delle imprese non perde fiscalmente la soggettività e la capacità processuale per cinque anni dalla richiesta di cancellazione.

Quale sorte per i crediti tributari della società estinta?

Non vi è alcun cenno espresso normativo, invece, alla sorte della società estinta, con riferimento ai crediti dalla stessa già vantati nei confronti dell’Ente impositore ed opposti in giudizio, prima della cancellazione dal registro delle imprese.

Dottrina e Giurisprudenza si troveranno, perciò, ad interpretare l’applicabilità della normativa derogatoria con riferimento agli atti del contenzioso, aventi ad oggetto i dinieghi di rimborso.

AdE e l’interpretazione di norma procedurale

L’interpretazione delle nuove disposizioni, segnatamente della portata dell’art. 28 d.lgs. 175/14, è stata affidata dall’Agenzia a due Circolari: la n. 31/14 e la n. 6/15 del 19 febbraio 2015.

In particolare, con circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014, in particolare, l’Agenzia delle Entrate prende atto della norma in deroga al regime delle società cancellate, ex art. 2495 c.c., ritenendo che “trattandosi di norma procedurale, si ritiene che la stessa trova applicazione anche per attività di controllo fiscale riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della data di entrata in vigore del decreto in commento”.

Inversione dell’onere della prova sui liquidatori

Lo stesso ha modificato il regime dell’onere della prova, in tema di responsabilità dei liquidatori, invertendolo a carico di quest’ultimo; nonché ha introdotto, a favore dell’Ente impositore, la presunzione, salvo prova contraria, di proporzionalità del valore del denaro e dei beni sociali ricevuti in assegnazione alla quota di capitale detenuta dal socio od associato.

Dubbi interpretativi produrranno incremento del contenzioso.

La norma così come formulata dal legislatore, nella prospettiva di agevolare la posizione dell’Agenzia, rischia di incrementare in maniera considerevole il contenzioso con i relativi danni per l’erario. Nella recente nota che alleghiamo, il Consiglio nazionale forense ribadisce che «la proclamazione della natura procedimentale, di immediata applicazione dell’articolo 28 del decreto semplificazioni, appare non giuridicamente protetta» e rischia di «generare un enorme contenzioso che probabilmente non era nelle intenzioni del legislatore». La retroattività appare inoltre incompatibile con i principi generali contenuti negli articoli 3 e 10 dello Statuto del contribuente.

Per approfondire

GLI EFFETTI DELLA CANCELLAZIONE DELLE SOCIETÀ DAL REGISTRO DELLE IMPRESE, TRA NORMA GENERALE E “NORMA IN DEROGA” marzo 2015

Iscriviti alla nostra Newsletter

 

Guida alle StartUp Innovative

Guida alle StartUp Innovative,

dalle agevolazioni fiscali all’uso del work for equity

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il Legislatore, mediante il Decreto 179 sulle Startup innovative, ha inteso agevolare “la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità e l’occupazione, in particolare giovanile, creando le condizioni sistemiche favorevoli alle imprese capaci di introdurre beni, servizi e modalità produttive innovativi ad alto valore tecnologico”.

Coerentemente ad un cosi ambizioso obiettivo, sono state introdotte una vasta schiera di misure di sostegno a favore di startup innovative e incubatori certificati, ivi incluse le semplificazioni degli adempimenti amministrativi, l’intervento gratuito e prioritario del Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese sui prestiti bancari ed il riconoscimento di benefici fiscali e contributivi per la remunerazione di dipendenti e prestatori di servizi esterni – aspetto, quest’ultimo, su cui si è concentrata la recente Guida all’uso dei piani azionari e del work for equity.

Le principali agevolazioni per le startup innovative

Il regime di vantaggio adottato ha rivoluzionato profondamente il regime normativo entro cui operano questo particolare tipo di imprese. Riepiloghiamo senza pretesa alcuna di esaustività le principali agevolazioni previste per le start up agevolative:

  1. Esonero da diritti camerali e imposte di bollo;
  2. Gestione societaria flessibile soprattutto in tema di diritti e partecipazioni;
  3. Facilitazioni nel ripianamento delle perdite;
  4. Disciplina del lavoro ad hoc;
  5. Facoltà di remunerazione flessibile;
  6. Remunerazione di collaboratori e fornitori di servizi attraverso strumenti di partecipazione al capitale, regime fiscale di vantaggio;
  7. Credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato;
  8. Introduzione di incentivi fiscali per investimenti in startup provenienti da persone fisiche (detrazioni Irpef del 19%) e giuridiche (deduzioni dell’imponibile Ires del 20%);
  9. Introduzione dell’equity crowdfunding;
  10. Accesso semplificato, gratuito e diretto per le startup al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese;
  11. Sostegno ad hoc nel processo di internazionalizzazione delle startup da parte dell’Agenzia ICE;
  12. Fail-fast: ovvero non assoggettabilità delle start up innovative alla disciplina del fallimento.

Per un maggiore approfondimento si rimanda alla Scheda di sintesi della policy a sostegno delle startup innovative  (aggiornata a marzo 2015)

Guida alle agevolazioni fiscali in favore delle startup innovative

Il regime fiscale delle StartUp Innovative è stato ampiamente analizzato nella circolare 16/E della Agenzia delle Entrate “Agevolazioni fiscali in favore delle start-up innovative e degli incubatori certificatiche fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico delle agevolazioni che riguardano le Startup innovative. Come già illustrato in un mio precedente articolo, la trasposizione della stessa in lingua inglese mira ad informare un pubblico più vasto sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

Guida all’uso dei piani azionari e del work for equity.

La recente Guida all’uso dei piani azionari e del work for equity del Ministero per lo Sviluppo Economico ha l’obiettivo di illustrare sinteticamente le opportunità offerte dal Decreto-Legge 179 del 18 ottobre 20121 in materia di remunerazione ed incentivazione dei dipendenti e prestatori di servizi esterni alle società che si qualificano come startup innovative e incubatori certificati.

L’obiettivo dei suddetti benefici è rinvenibile nella volontà di consentire alle startup innovative e agli incubatori certificati di dotarsi di efficienti strumenti di fidelizzazione e incentivazione del management, in un settore in cui il capitale umano risulta di particolare importanza, nonché di accedere a prestazioni professionali qualificate che, in ragione della loro onerosità, non potrebbero essere altrimenti fruite dalle startup innovative, specie in una fase iniziale dell’attività d’impresa – com’è, per definizione, quella in cui esse operano – in cui sovente si registra una carenza di liquidità.

Per approfondire

Iscriviti alla nostra Newsletter

Controlli sulle false partite IVA.

Dal 1° gennaio pienamente applicabili i controlli sulle false partite Iva

Prosegue la tendenza normativa volta a prediligere il lavoro subordinato a tempo indeterminato (ricordiamo le interessanti agevolazioni promosse dal governo Renzi) rispetto alle forme di lavoro autonomo e flessibile.

Le Partite Iva in particolare subiranno maggiori controlli sull’effettiva regolarità dei rapporti di lavoro, con lo scopo di distinguere la prestazione autonoma da quella subordinata. 

La riforma Fornero, oggi pienamente operativa, punta a far emergere le false partite Iva, prevedendo una serie di controlli al fine di verificare la vera natura dei contratti di collaborazione esterna dei titolari di Partita IVA.

La riforma del lavoro Fornero del 2012 ha introdotto alcuni indici presuntivi, in presenza dei quali spetta al datore di lavoro l’onere di provare la genuinità del lavoratore autonomo, pena la conversione della partita Iva in un contratto a progetto oppure, dove non sussistano i requisiti, in un contratto a tempo indeterminato sin dal primo giorno lavorato da parte degli ispettori del lavoro.

Affinché scatti la presunzione si deve essere in presenza di almeno due dei seguenti indici:

  • La collaborazione con lo stesso committente ha superato gli otto mesi di durata per due anni consecutivi;
  • Il corrispettivo derivante da tale collaborazione rappresenta almeno l’80% dei corrispettivi (fatturati) del lavoratore autonomo per due anni consecutivi;
  • La sede di lavoro è una postazione fissa nella sede del committente.

Per approfondire:

Dal 1° gennaio pienamente applicabili i controlli sulle false partite Iva

Circolare n. 32 del 2012 emanata dal Ministero del Lavoro

Iscriviti alla nostra Newsletter

 

Guida alle agevolazioni per i neoassunti

 Guida alle agevolazioni per i neoassunti.

Esonero contributivo triennale 8.060 euro analizzato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro e dalla circolare INPS

Guida alle agevolazioni per i neoassunti: per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 sono previsti importanti esoneri contributivi.

Fondazione studi, con questo approfondimento esamina la normativa e i punti di criticità, fornendo le soluzioni per la corretta applicazione della nuova formula assuntiva.

L’art. 1, comma 118 della legge di Stabilità 2015 introduce una forma di riduzione del carico contributivo delle aziende al fine di promuovere forme di occupazione stabile.

Sono interessati i datori di lavoro privati indipendentemente dal settore di appartenenza, compreso il settore agricolo.

La norma facendo riferimento ai “datori di lavoro” attrae nel campo di applicazione della disposizione anche gli studi professionali, anche se organizzati in forma associata.

L’esonero spetta ai datori di lavoro sopra indicati indipendentemente dalle caratteristiche soggettive del lavoratore ed anche se assunto a tempo parziale.

Misura dell’esonero

E’ previsto l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro fino ad un massimo di 36 mesi e, comunque, nel limite massimo per ciascun lavoratore, di 8.060 euro su base annua.

Per approfondire

Scarica la circolare della Fondazione dei Consulenti del Lavoro

Scarica la Circolare INPS  n. 17 del 29/01/2015

 

Ristrutturazione edilizia, ecobonus, bonus mobili.

Guida alle detrazioni fiscali 2015

Ristrutturazione edilizia, ecobonus, bonus mobili.

La legge di stabilità 2015 ha confermato le agevolazioni sugli interventi di ristrutturazione (bonus mobili, detrazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia ed ecobonus) per tutto il 2015.

Alcune delle novità della recente manovra: l’ecobonus si allarga anche ad altre tipologie di interventi e aumentano le detrazioni per gli interventi antisismici, mentre aumenta dal 4% all’8% l’aliquota della ritenuta d’acconto sui bonifici per i pagamenti connessi agli interventi di riqualificazione o ristrutturazione.

Guida alle agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie

Segnaliamo gli aggiornamenti più recenti in tema di ristrutturazione edilizia:

  • proroga della maggiore detrazione Irpef per le spese di ristrutturazione
  • agevolazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici
  • maggiore detrazione (Irpef e Ires) per gli interventi su edifici in zone sismiche ad alta pericolosità
  • detrazione Irpef per acquisti di immobili ristrutturati
  • aumento della ritenuta d’acconto sui bonifici

Guida alle agevolazioni fiscali sul risparmio energetico

Segnaliamo gli aggiornamenti più recenti in tema di risparmio energetico:

  • proroga detrazione del 65%
  • estensione dell’agevolazione ad altri interventi
  • aumento della ritenuta d’acconto sui bonifici
  • cancellazione dell’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate

Per approfondire scarica le guide aggiornate

Le guide gratuitamente scaricabili e consultabili sul bonus mobili 2015 e sulle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e l’ecobonus intendono fornire le indicazioni utili per richiedere correttamente il beneficio fiscale, illustrando modalità e adempimenti

Guida fiscale alle società di persone.

Un recente studio del notariato approfondisce il regime delle imposte dirette nelle società di persone.

Lo studio approfondisce il regime delle imposte dirette nelle società di persone in relazione agli aspetti più rilevanti per la professione notarile e in particolare alle attività negoziali più frequenti in prossimità della fine dell’anno/esercizio sociale.

Il tema viene trattato approfondendo solo alcune problematiche fiscali più strettamente notarili, relative alla società in nome collettivo e alla società in accomandita semplice.

Nello specifico si analizzano i conferimenti di danaro, di beni immobili e il conferimento d’azienda.

Viene approfondita inoltre la tematica del principio di trasparenza e dunque della imputazione del reddito e delle perdite.

Lo studio prosegue con l’analisi più dettagliata delle cessioni di quote nelle società personali. In particolare vengono trattati i riflessi fiscali dell’atto di modifica di partecipazione agli utili e della compagine sociale con l’ingresso di un nuovo socio, delle cessioni di quote effettuate a favore di terzi non soci e della cessione di quote tra gli stessi soci esistenti.

Viene dedicato uno spazio autonomo alla problematica piuttosto frequente della cessione di quote al valore nominale.

Lo studio si conclude con l’analisi sul piano tributario dello scioglimento e della liquidazione della società di persone.

Per approfondire:

Studio n. 852-2014/T