Le guide alle agevolazioni Covid

Le guide alle agevolazioni Covid

Le guide alle agevolazioni Covid tra contributo a fondo perduto e credito di imposta locazioni per le imprese colpite dall’emergenza Covid.

1. Contributo a fondo perduto

L’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento e una guida operativa, indica le modalità per richiedere il contributo a fondo perduto destinato a imprese e partite Iva colpite dalle conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19. La domanda va presentata dal 15 giugno al 24 agosto.

La guida dedicata delle Entrate spiega nel dettaglio quali sono le condizioni per ottenere il contributo. In sintesi, il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ma ci sono due eccezioni a questo caso generale: il primo in cui il soggetto interessato abbia avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato). Lo stesso per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020 (dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus).

Calcolare l’ammontare del contributo non è difficile.  Alla differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente del mese di aprile 2019 si applica una specifica percentuale in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

  • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro
  • 15%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
  • 10%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Il contributo a fondo perduto è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

Per approfondire la guida al contributo a fondo perduto

2. Credito d’imposta locazioni

Con la circolare n. 14 l’Agenzia delle Entrate  fornisce i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo  per la fruizione del credito d’imposta  relativo ai  i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda. Istituto, con la risoluzione n.  32, anche il codice tributo per  la compensazione.

Il credito d’imposta è pari al 60 per cento del canone locazione degli immobili ad uso non abitativo e al 30 per cento del canone nei casi contratti di affitto d’azienda. L’importo da prendere a riferimento è quello versato nel periodo d’imposta 2020 per ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio. È comunque necessario che il canone sia stato corrisposto. In caso di mancato pagamento la possibilità di utilizzare il credito d’imposta resta sospesa fino al momento del versamento.

Beneficia del credito d’imposta per canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda chi svolge attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio.

Il credito d’imposta spetta a condizione che i soggetti esercenti attività economica abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il calo del fatturato o dei corrispettivi deve essere verificato mese per mese. Quindi può verificarsi il caso, ad esempio, che spetti il credito d’imposta solo per uno dei tre mesi. La condizione del calo del fatturato si applica esclusivamente ai locatari esercenti attività economica.

Per approfondire la guida al credito d’imposta locazioni

Circolare n. 14 – pdf

Risoluzione n. 32 – pdf

Comunicato stampa

 

Le misure a sostegno della liquidità

Le misure a sostegno della liquidità

In questi giorni sono stati pubblicati diversi documenti interessanti prodotti sia dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) sia dall’Agenzia delle Entrate al fine di guidare guidare imprenditori e professionisti nelle numerose (e mal scritte) norme che il Legislatore ha emesso per favorire il finanziamento ed il reperimento di liquidità da parte delle imprese, società e professionisti.

Suggeriamo alla vostra attenzione i quattro interessanti documenti che abbiamo selezionato al fine di aiutare il lettore ad avere una prima informativa sulle agevolazioni di legge da approfondire come sempre con i professionisti del nostro Studio.

Tabelle sulle misure a sostegno della liquidità

Il documento di ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) intitolato “Le misure a sostegno della liquidità e delle attività produttive” passa in rassegna le misure urgenti a sostegno della liquidità e a favore delle imprese e dell’economia adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27/2020), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 attualmente in corso di conversione e nel Decreto “Rilancio” n. 34/2020.

Particolarmente utile la sintesi delle principali misure a sostegno della liquidità mediante apposite tabelle.

Il documento vuole rappresentare un quadro sinottico delle principali novità contenute nei decreti emergenziali che hanno toccato turismo, cultura, editoria, infrastrutture e trasporti, sport, innovazione tecnologica, coesione territoriale e Mezzogiorno

Le disposizioni in materia di società, enti e giustizia

Il documento di ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) intitolato ” Le disposizioni in materia di società, enti e giustizia” esamina le misure urgenti in materia di società ed enti nonché di giustizia civile, penale, tributaria, amministrativa e contabile adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 e nel Decreto “Rilancio” n. 34/2020. Ulteriori modifiche sono state, inoltre, apportate dal Decreto “Giustizia” n. 28/2020.

Le misure fiscali dei decreti sull’emergenza da Covid-19

Il documento di ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC) esamina le misure fiscali urgenti adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27/2020), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 e nel più recente Decreto “Rilancio” n. 34/2020. Si tratta di una serie di disposizioni inerenti la sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari e previdenziali e di misure a sostegno della liquidità di famiglie, imprese e lavoratori autonomi che introducono contributi, crediti d’imposta e cessione dei relativi crediti, detrazioni fiscali, premi e incentivi.

Vademecum agevolazioni fiscali

A seguito del Decreto Rilancio, l’Agenzia delle Entrate ha realizzato un Vademecum che illustra, spiega e approfondisce alla platea dei destinatati delle misure, i benefici fiscali previsti dal decreto, e le modalità di funzionamento. Il provvedimento normativo, estremamente corposo, e di difficile lettura, viene sintetizzato in più agevoli schede riepilogative.

Per approfondire

Il rilancio delle Startup o quasi

Il rilancio delle Startup o quasi

Il rilancio delle Startup o quasi, la grande occasione persa di parlare di innovazione

Con l’obiettivo di sostenere le 11 mila startup innovative, è stato previsto nel decreto Rilancio un quadro di incentivi e interventi finanziari per garantire la liquidità, la ricapitalizzazione e le attività di ricerca dell’ecosistema innovativo del Paese.

Alcuni di questi interventi sono interessanti ed assolutamente necessari (incremento delle agevolazioni agli investitori, periodo di permanenza nel registro speciale più ampio, ecc).

Peccato a mio parere aver perso un’occasione unica di ragionare in termini di innovazione e di impresa piuttosto che per categorie e tribù.

Le Startup sono (o dovrebbero essere) agili e sicuramente sono fragili (finanziariamente). Le PMI oggi si riscoprono fragili e devono urgentemente diventare agili.

Oggi dovremmo avere il coraggio da una parte di estendere la normativa di vantaggio delle startup alle PMI (penso agli aumenti di capitale sotto soglia ad esempio) e dall’altra di favorire l’M&A e l’open innovation. Come era nelle intenzioni di chi scrisse lo Startup Act del resto.

Mai come oggi le PMI hanno bisogno delle startup per rinnovare il loro modello di business, della loro energia e capacità di guardare oltre l’orizzonte. Mai come oggi le Startup hanno bisogno delle PMI per focalizzarsi sul mercato ed essere sostenute finanziariamente.

Abbiamo davanti una occasione straordinaria per far dialogare queste due realtà così diverse in apparenza ma con molti punti in comune (per approfondire vi rimando al mio libro Restartup). Numerosi sono gli imprenditori che in questi giorni mi stanno chiedendo di fare scouting tra le startup per aiutarli ad innovare la loro impresa.

Speriamo che questa occasione non venga sprecata, speriamo in un nuovo decreto più coraggioso.

So che questo mio approccio sarà criticato da molti (i soliti puristi della tribù o candidati a divenirne i sindacalisti) ma io credo realmente, in tutta sincerità, che se non facciamo crescere le PMI questo incontro con le startup non si farà mai. E purtroppo in Italia di grandi imprese non ne abbiamo più.

Verrà il giorno in cui si tornerà a parlare solo di innovazione.

Analisi delle misure previste nel Decreto Rilancio per le Startup.

Riportiamo qui di seguito una breve sintesi delle principali novità per investitori e startup.

Purtroppo molti interventi sono subordinati ad ulteriori decreti attuativi. Nei prossimi giorni approfondiremo con maggiore dettaglio i singoli provvedimenti.

Incentivi fiscali per gli investimenti in startup e PMI innovative

Sono stati introdotti incentivi in «de minimis» all’investimento in startup innovative e PMI innovative tramite cui le persone fisiche, per investimenti fino ad un massimo di 100mila euro per ciascun periodo di imposta nel capitale sociale di una o più startup innovative o PMI innovative, possono beneficiare di una detrazione IRPEF al 50% sull’ammontare dell’investimento, mantenendo tale investimento per un minimo di 3 anni.

Prorogato di 12 mesi il termine di permanenza nella sezione speciale del registro delle imprese delle startup innovative

È stato prorogato di 12 mesi il termine di permanenza nella sezione speciale del registro delle imprese delle startup innovative. La proroga della permanenza nella sezione speciale non rileva ai fini delle agevolazioni fiscali e contributive in vigore.

Contributi a fondo perduto finalizzate all’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels

Alle startup innovative sono stati destinati 10 milioni di euro per la concessione di agevolazioni sotto forma di contributi a fondo perduto finalizzate all’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo di imprese innovative.

Credito di imposta Ricerca e Sviluppo

Sono state ricomprese le startup innovative tra i soggetti ammissibili a stipulare contratti di ricerca extra muros, così come università e istituti di ricerca, ai fini dell’erogazione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo nei confronti dei soggetti che commissionano tali attività alle startup innovative.

Fondo di sostegno al venture capital

Sono state assegnate risorse aggiuntive pari a 200 milioni per l’anno 2020 al Fondo di sostegno al venture capital finalizzate a sostenere investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, nonché mediante l’erogazione di finanziamenti agevolati, la sottoscrizione di obblighi convertibili, o altri strumenti finanziari di debito che prevedano la possibilità dell’apporto effettuato a beneficio esclusivo delle startup innovative e delle PMI innovative.

Fondo Centrale di Garanzia

E’ stata riservata una quota pari a 200 milioni di euro a valere sulle risorse già assegnate al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI specificatamente dedicata all’erogazione di garanzie in favore di startup innovative e PMI innovative.

Investor Visa for Italy

Sono state dimezzate le soglie minime per investimenti da parte di investitori esteri in imprese e startup innovative riferite al programma Investor Visa for Italy:

  • per investimenti in strumenti rappresentativi di società di capitali operanti in Italia e mantenute per almeno due anni, la soglia minima di investimento è passata da 1 milione di euro a 500 mila euro;
  • per investimenti in startup innovative iscritte alla sezione speciale del registro imprese di cui all’art. 25, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, la soglia minima di investimento è passata da 500 mila a 250 mila euro.

Smart & Start Italia, ampliate le agevolazioni per le imprese localizzate in zone colpite da eventi sismici.

Le agevolazioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 24 settembre 2014 (Smart & Start Italia) riferite startup innovative localizzate nel territorio del cratere sismico aquilano sono state estese alle startup innovative localizzate nel territorio dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 2016 e 2017.

Per approfondire

Decreto Rilancio – Online le schede riassuntive sulle agevolazioni aggiornate per le startup innovative (pdf)

Patent Box e Covid 19

Patent Box e Covid 19

Il Patent Box è un regime opzionale di tassazione per i redditi d’impresa introdotto già con la Legge di Bilancio per il 2015. Si tratta di una misura agevolativa che consente alle imprese di avere una parziale esclusione dei redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali dalla base imponibile. Ciò consente di attrarre nel nostro Paese beni immateriali come software protetti da diritto d’autore, brevetti industriali, disegni e modelli e di evitare la collocazione degli stessi all’estero tutelando la base imponibile italiana e, al contempo, favorendo l’investimento in attività di ricerca e sviluppo.

L’agevolazione

Il Patent Box prevede l’esclusione dal reddito complessivamente determinato ai fini Irpef/Ires e Irap del 50% della quota di reddito agevolabile derivante dallo sfruttamento commerciale di alcuni beni immateriali o delle plusvalenze da cessione degli stessi beni a condizione che il 90% del corrispettivo derivante dalla cessione sia reinvestito in attività di manutenzione o sviluppo di altri beni immateriali entro il secondo periodo d’imposta successivo alla cessione.

L’opzione è esercitabile con riferimento a quei redditi derivanti dall’utilizzo diretto dei beni immateriali o dalla concessione in uso dei diritti all’utilizzo dei beni immateriali. Come già specificato, sono agevolabili anche le plusvalenze da cessione. L’art. 6 del Decreto 28 novembre 2017 definisce le categorie di beni immateriali oggetto dell’agevolazione, ossia: software protetto da copyright; brevetti industriali; disegni e modelli, giuridicamente tutelabili; processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Sono esclusi perciò dal 2017 i redditi derivanti dall’utilizzo di marchi.

I beneficiari

Possono accedere a tale regime opzionale tutti i soggetti che percepiscono redditi d’impresa indipendentemente dal loro titolo giuridico, dalle loro dimensioni o dal regime contabile di riferimento e che siano residenti in Italia. La misura è estesa anche alle stabili organizzazioni italiane di soggetti non residenti purché per sia in vigore fra lo Stato italiano e lo Stato di residenza un accordo contro la doppia imposizione e lo scambio di informazioni sia effettivo. Sono escluse le società assoggettate alle procedure di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Condizione necessaria per poter accedere al Patent Box è lo svolgimento di attività di ricerca e sviluppo che abbiano l’obiettivo di sviluppare, mantenere o accrescere il valore dei beni immateriali oggetto dell’agevolazione.

Durata ed esercizio dell’opzione

L’opzione per il Patent Box ha durata pari a 5 periodi d’imposta a decorrere dall’esercizio in cui viene esercitata l’opzione. Questo avviene tramite indicazione in dichiarazione dei redditi dell’esercizio dell’opzione Patent Box: l’opzione decorre perciò a partire dall’anno cui si riferisce la dichiarazione presentata. L’esercizio dell’opzione Patent Box è vincolante per tutta la durata ed è rinnovabile per i periodi di imposta successivi.

Ruling

Come si evince dal Decreto 28 novembre 2017, i titolari di reddito d’impresa che utilizzano direttamente il bene immateriale sono obbligati ad attivare una procedura di accordo preventivo con l’Amministrazione finanziaria per definire in contraddittorio il contributo economico derivante dall’utilizzo diretto di tali beni (c.d. “ruling obbligatorio”). In questo caso l’opzione avrà efficacia a partire dal periodo d’imposta in cui è presentata la richiesta di ruling.

In caso di utilizzo indiretto del bene immateriale, chi intende beneficiare dell’agevolazione può attivare la procedura se l’utilizzo è realizzato nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa (“ruling facoltativo”).

Il Decreto Crescita n. 34 del 2019, però, ha introdotto una modalità alternativa al ruling obbligatorio che prevede la possibilità per i contribuenti di determinare direttamente il reddito agevolabile e autoliquidarlo in dichiarazione rimandando il confronto con l’Amministrazione finanziaria a una successiva fase di controllo. Tale scelta deve essere comunicata in dichiarazione, ha validità annuale e irrevocabile, ma può essere rinnovata. L’accesso a questa procedura più snella è subordinato, però, alla tenuta da parte del contribuente di “idonea documentazione”, ossia un set informativo costruito secondo le sezioni e le indicazioni del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 Luglio 2019. Il contribuente deve dare comunicazione all’Agenzia di essere in possesso di idonea documentazione in dichiarazione. È, quindi, una condizione d’accesso a differenza di quanto avviene per l’autoliquidazione dei redditi da uso indiretto per cui l’idonea documentazione è solamente un requisito che, se verificato come tale dall’Agenzia in sede di controllo, consente di esimersi dalle sanzioni.

Sospensione termini Covid-19

La sospensione dei termini nell’ambito delle attività degli enti impositori dovuta al Covid-19 ha portato l’Agenzia delle Entrate ad emanare una circolare con riferimento alla presentazione di istanze di ruling per Patent Box nel periodo di sospensione. In particolare, fino al 31 maggio 2020 sarà possibile presentare istanza di ruling solo in modalità telematica e i termini per la notifica delle risposte da parte dell’Agenzia torneranno a decorrere dal 1° giugno 2020. La sospensione dal 8 marzo al 31 maggio 2020 riguarda, inoltre, i termini di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza di ruling per l’inoltro di documentazione integrativa.

 

Per approfondimenti:

Nuova Sabatini

Nuova Sabatini

La misura Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese.

La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali.

Le agevolazioni consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti.

Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso, deve essere:

  • di durata non superiore a 5 anni;
  • di importo compreso tra 20.000 euro e 4 milioni di euro
  • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili

AMBITO SOGGETTIVO

Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:

  • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca;
  • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali;
  • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea;
  • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà;
  • hanno sede in uno Stato Membro purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento.

Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:

  • attività finanziarie e assicurative
  • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

LA MISURA

Il finanziamento bancario (o leasing) può coprire interamente l’investimento, mentre il contributo del Ministero dello sviluppo economico è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:

  • 2,75% per gli investimenti ordinari (rientrano tutti i beni strumentali per la propria attività esclusi i beni 4.0);
  • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in beni strumentali tecnologici definiti beni di “industria 4.0”, sia materiali che immateriali, come macchine utensili operanti con laser o software – consultabili nell’allegato 6/A della Circolare 15 febbraio 2017 n. 14036, e nell’allegato E della Circolare 3 agosto 2018 n. 269210).

Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”.

PROCEDURA

La PMI presenta alla banca o all’intermediario finanziario, unitamente alla richiesta di finanziamento, la domanda di accesso al contributo ministeriale, attestando il possesso dei requisiti e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge.

Dal 2019 è previsto un iter semplificativo che consente di richiedere l’erogazione dell’agevolazione per le PMI beneficiarie, attraverso la Piattaforma Informatica (disponibile al seguente indirizzo https://benistrumentali.dgiai.gov.it).

DECADENZA DELL’AGEVOLAZIONE

Le imprese sono tenute a completare l’investimento entro il periodo massimo di dodici mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento, pena la revoca dell’agevolazione.

A tale fine è presa in considerazione la data dell’ultimo titolo di spesa riferito all’investimento o, nel caso di operazione di leasing finanziario, la data dell’ultimo verbale di consegna dei beni.

NOVITA’

In seguito al recepimento del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (decreto Crescita) vengono introdotte due novità:

  • per le domande di agevolazione che presentano un finanziamento deliberato di importo non superiore a 100 mila euro, il contributo è erogato dal Ministero alla PMI beneficiaria in un’unica soluzione, con le modalità e nei termini previsti dalla vigente disciplina della misura agevolativa per l’erogazione della prima quota;
  • viene innalzato da 2 a 4 milioni di euro l’importo dei finanziamenti concedibili a ciascuna impresa agevolabili.

EMERGENZA COVID-19

Con il Decreto-Legge 18/20 viene riconosciuta la sospensione dei pagamenti, da parte delle imprese, delle rate dei finanziamenti con conseguente proroga del termine per la conclusione degli investimenti e per gli adempimenti successivi alla concessione.

Tale proroga è riconosciuta d’ufficio dal Ministero, senza la necessità di trasmettere alcuna specifica richiesta da parte dell’impresa beneficiaria, a condizione che il periodo di 12 mesi stabilito per la realizzazione degli investimenti (decorrente dalla data di stipula del contratto di finanziamento) includa almeno un giorno del periodo di sospensione dei termini (compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 15 maggio 2020).

Per approfondire:

Credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali

Credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali

Il 2020 ha segnato l’avvio dei nuovi crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, che hanno sostituito il super e l’iperammortamento, con l’intento di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Ambito soggettivo

Possono fruirne tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

Per gli esercenti arti e professioni è accessibile il credito d’imposta solo per gli investimenti in beni materiali nuovi, non 4.0, ossia il credito d’imposta del 6%.

Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive.

Vantaggi

  1. Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati (come macchine utensili operanti con laser o impianti per la  realizzazione  di  prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime, dotati di sistemi di controllo computerizzati – consultabili nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.
  1. Per gli investimenti in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 (come software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni con la condizione che siano connessi a investimenti in beni materiali “Industria 4.0” – consultabili nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 700.000.
  1. Per investimenti aventi ad oggetto beni materiali strumentali nuovi “ordinari” – non Industria 4.0 (rientrano tutti i beni strumentali per la propria attività esclusi dagli allegati precedenti) è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:
    • 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano, a oggetto, i medesimi costi nei limiti massimi del raggiungimento del costo sostenuto.

Come si accede

Il credito si applica agli investimenti effettuati a decorrere dal 1 gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro il 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico.

 Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali, di pari importo, ridotte a tre per gli investimenti in beni immateriali.

La fruizione può avvenire a decorrere:

  • dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni, per gli investimenti in beni diversi da quelli “Industria 4.0”;
  • dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione dei beni al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, per gli investimenti in beni “Industria 4.0”.

Cosa accade se i beni oggetto della misura sono ceduti?

Se sono ceduti, entro i 2 anni da quando si è usufruito dell’agevolazione e la cessione ha avuto l’effetto di spostare i beni al di fuori del territorio nazionale, allora il soggetto che ha usufruito dell’agevolazione deve riversare il credito utilizzato nel momento del saldo di fine anno dell’IRES o IRAP (art. 193 Legge di Bilancio 2020).

Perizia tecnica

Per i beni tecnologicamente avanzati e immateriali, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica semplice, rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale, iscritti nei rispettivi albi professionali, o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.

Per approfondire:

Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione e design

Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione e design

Il Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione e design si pone all’interno del Piano Transizione 4.0 proposto nell’ambito della Legge di bilancio per il 2020. L’obiettivo è quello di incentivare l’investimento in attività di ricerca ed innovazione in vari ambiti, dalla trasformazione digitale delle imprese alle operazioni di sostenibilità ambientale, al fine di sostenere e sviluppare la competitività delle imprese italiane.

I destinatari

L’agevolazione si rivolge a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e fiscale. Sono, però, escluse le imprese che si trovino in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale e le imprese destinatarie di misure interdittive.

Le spese agevolabili

Rispetto al 2019, la Legge di Bilancio 2020 ha esteso l’agevolazione del credito d’imposta anche alle spese per innovazione, transizione ecologica e design oltre che per le attività di ricerca e sviluppo. Sono, perciò, agevolabili tutte le spese relative a:

  • Attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico
  • Attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati
  • Attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica

Nello specifico la Legge di Bilancio 2020 individua all’art. 1, comma 200 e seguenti le tipologie di spese ritenute ammissibili all’agevolazione con l’indicazione, inoltre, dei limiti con cui tali spese concorrono alla formazione del credito d’imposta. A titolo esemplificativo, si considerano agevolabili:

  • spese per il personale dipendente o autonomo. Per soggetti di età inferiore ai 35 anni le spese concorrono per il 150%.
  • quote di ammortamento e canoni di locazione relativi a beni mobili o software utilizzati nella realizzazione delle attività di ricerca e sviluppo nel limite della loro porzione normalmente deducibile (o massimo al 30%)
  • le quote di ammortamento relative ad invenzioni tecnologiche acquisite tramite contratto di acquisto o di licenza da terzi che non facciano parte del gruppo
  • le spese per attività di ricerca extra muros: se svolte presso università ed enti similari concorrono per il 150%
  • spese per servizi e consulenze nel limite del 20%
  • spese per materiali e forniture nel limite del 30%

La misura

L’agevolazione consiste nella determinazione di un credito d’imposta fruibile in compensazione in tre quote annuali dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento dei costi. La base di calcolo è formata dalle spese agevolabili di cui sopra limitatamente alla porzione agevolabile: la nuova versione del credito d’imposta prevede che sia considerato l’intero ammontare sostenuto nell’anno di queste spese e non il valore incrementale come avveniva prima. Alla base di calcolo così formata vanno applicate delle aliquote variabili in ragione della diversa attività cui siano riferibili le spese sostenute. Si ha così:

  • 12% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per ricerca e sviluppo fino a 3 mln euro;
  • 10% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per progetti green e trasformazione digitale 4.0 fino a 1,5 mln euro;
  • 6% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per innovazione fino a 1,5 mln euro;
  • 6% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per design fino a 1,5 mln euro.

Modalità di accesso

L’accesso all’agevolazione si ottiene automaticamente in fase di redazione di bilancio, indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi, nel quadro RU del modello Unico. Inoltre, le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico a fini statistici e secondo modalità che saranno definite secondo apposito decreto direttoriale.

Vi sono, inoltre, obblighi di documentazione certificata. Affinché sia riconosciuto il credito d’imposta, è necessario che il soggetto incaricato della revisione legale dei conti certifichi il sostenimento delle spese e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, il compenso del revisore certificante può incrementare il credito d’imposta fino ad € 5000.

Le imprese, inoltre, sono tenute a redigere e conservare una relazione tecnica, ossia un documento che evidenzi finalità, contenuti e risultati dei progetti di R&S.

Per approfondire:

Legge di Bilancio 2020 – Art. 1, co. 198 e seguenti

MISE – Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

 

Utility Token Trattamento IVA cessione

Utility Token Trattamento IVA cessione

Risposta a interpello n. 110 – Trattamento IVA cessione Utility Token

 

L’agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 110 ha chiarito il trattamento IVA relativo alla cessione di Token emessi da una società nell’ambito dello sviluppo di una piattaforma tecnologica per firmare, criptare e scambiare documenti in formato digitale. Tale progetto è reso possibile da una tecnologia blockchain che garantisce la sicurezza delle transazioni. I nodi validatori che operano sulla blockchain sono riuniti in un Consorzio che si occupa di acquistare i Token per conto dei validatori e garantire tramite gli stessi l’accesso al network.

Utility token

L’analisi delle condizioni contrattuali effettuata dall’Agenzia rileva che i Token acquisiti dal Consorzio hanno natura di utility token in quanto non garantiscono diritti amministrativi e non rappresentano un prestito alla società emittente, ma consentono al Consorzio di utilizzare il servizio di blockchain garantito dall’emittente.

Criptovaluta

Non si tratta, perciò, di una criptovaluta in quanto, secondo il contratto, il soggetto cedente non garantisce alcuna possibilità di scambiare sul mercato secondario i Token emessi con altre monete virtuali. Inoltre, una moneta digitale per essere tale deve avere come finalità esclusiva quella di mezzo di pagamento.

Nodo validatore e trattamento IVA

La cessione dei Token, in questo caso specifico, deve essere considerata, più che altro, come la corresponsione di una commissione per poter accedere al network e poter svolgere l’attività di nodo validatore. Tale operazione costituisce, quindi, una prestazione di servizi assoggettata ad IVA ex art. 3 del d.p.r. 633/72 secondo aliquota ordinaria del 22%. Anche per il momento di effettuazione della cessione il riferimento è all’art. 6 del Testo Unico IVA che considera l’operazione realizzata al momento della corresponsione della commissione.

Per approfondire

Risposta a interpello n. 110 – Articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 – Emissione token (Initial Coin Offering – ICO) – Trattamento IVA – pdf

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi

 

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo che disciplina le modalità di accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in PMI innovative, effettuati sia da persone fisiche che da società. Il provvedimento  (autorizzato dalla Commissione europea ben 8 mesi fa) finalmente estende gli incentivi, finora riservati alle startup, a tutte le PMI innovative.

Definizione PMI innovative

Le Pmi innovative sono società di capitali con meno di 250 addetti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, così come stabilito della definizione europea, e che rispettano almeno due dei seguenti requisiti:

  • hanno sostenuto spese in ricerca e sviluppo per una quota pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra costo e valore della produzione;
  • la forza lavoro è costituita per almeno 1/3 da titolari di laurea magistrale o per almeno 1/5 da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
  • sono titolari di una privativa industriale o di un software registrato.

Gli incentivi fiscali

Gli incentivi fiscali agli investimenti in startup e PMI innovative consistono:

  • per le persone fisiche, in una detrazione dall’imposta sul reddito (Irpef) pari al 30% dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;
  • per le società di capitali in una deduzione dall’ammontare imponibile a fini Ires pari al 30% dell’investimento, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Da quando

Sono pertanto agevolabili gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 diretti verso startup e PMI innovative, regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese.

Differenze con le startup

Per garantire piena conformità con la legislazione europea in materia di aiuti di Stato, le modalità di fruizione dell’incentivo per le PMI innovative prevedono alcune differenze rispetto a quanto previsto per le startup, in particolare per le imprese attive sul mercato da più di sette e dieci anni.

Per approfondire

Vai al sito del MISE e scarica la guida sugli incentivi all’investimento in PMI innovative.

Gli strumenti finanziari partecipativi

Gli strumenti finanziari partecipativi

La massima n. 164 del Consiglio Notarile di Milano sintetizza i diversi profili causali che possono essere sottesi all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c. (s.f.p.).
Nel caso di presenza dell’obbligo di rimborso, l’operazione ha causa sostanzialmente riconducibile al finanziamento, secondo uno schema che non si differenzia – da questo punto di vista – dall’emissione obbligazionaria.
Nel caso di esclusione dell’obbligo di rimborso, la causa dell’operazione è dalla dottrina avvicinata, secondo indicazioni non univoche, a quella del contratto di società, ovvero di associazione in partecipazione, ovvero ancora di cointeressenza.

Obbligo di rimborso ed iscrizione a bilancio

Gli strumenti finanziari partecipativi emessi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c., possono prevedere o meno, a carico della società, l’obbligo di rimborso dell’apporto o del suo valore. Nel primo caso, l’obbligo di restituzione comporta l’iscrizione di una voce di debito nel passivo dello stato patrimoniale; nel secondo caso, invece, l’apporto comporta l’iscrizione di una riserva nel patrimonio netto della società nella misura in cui esso sia iscrivibile nell’attivo dello stato patrimoniale o nella misura della riduzione del passivo reale.

Diritti patrimoniali degli SFP

Agli strumenti finanziari partecipativi con o senza diritto al rimborso del valore dell’apporto possono essere attribuiti uno o più dei diritti patrimoniali spettanti alle azioni (diritto all’utile, diritto alla distribuzione delle riserve, diritto al riparto del residuo attivo di liquidazione) e/o altri diritti patrimoniali di diversa natura (ad esempio: interessi fissi o variabili, etc.). Salva diversa disposizione contenuta nello statuto o nel regolamento degli strumenti finanziari partecipativi allegato allo statuto, i diritti patrimoniali spettanti agli strumenti finanziari privi di diritto al rimborso del valore dell’apporto non dipendono dall’esistenza e dalla permanenza in essere della riserva costituitasi a fronte dell’apporto.

Diritti amministrativi degli SFP

Qualora gli strumenti finanziari partecipativi siano privi di diritti patrimoniali di natura partecipativa (diritto all’utile, diritto alla distribuzione delle riserve, diritto al riparto del residuo attivo di liquidazione), la loro qualificazione in termini di strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c., è subordinata alla attribuzione di uno o più diritti amministrativi di natura partecipativa (come ad esempio il diritto di nominare un componente degli organi di amministrazione e/o di controllo, ai sensi dell’art. 2351, comma 5, c.c.).

Per approfondire

Scarica la massima n. 164 del Consiglio Notarile di Milano