Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione e design

Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione e design

Il Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione e design si pone all’interno del Piano Transizione 4.0 proposto nell’ambito della Legge di bilancio per il 2020. L’obiettivo è quello di incentivare l’investimento in attività di ricerca ed innovazione in vari ambiti, dalla trasformazione digitale delle imprese alle operazioni di sostenibilità ambientale, al fine di sostenere e sviluppare la competitività delle imprese italiane.

I destinatari

L’agevolazione si rivolge a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e fiscale. Sono, però, escluse le imprese che si trovino in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale e le imprese destinatarie di misure interdittive.

Le spese agevolabili

Rispetto al 2019, la Legge di Bilancio 2020 ha esteso l’agevolazione del credito d’imposta anche alle spese per innovazione, transizione ecologica e design oltre che per le attività di ricerca e sviluppo. Sono, perciò, agevolabili tutte le spese relative a:

  • Attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico
  • Attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati
  • Attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica

Nello specifico la Legge di Bilancio 2020 individua all’art. 1, comma 200 e seguenti le tipologie di spese ritenute ammissibili all’agevolazione con l’indicazione, inoltre, dei limiti con cui tali spese concorrono alla formazione del credito d’imposta. A titolo esemplificativo, si considerano agevolabili:

  • spese per il personale dipendente o autonomo. Per soggetti di età inferiore ai 35 anni le spese concorrono per il 150%.
  • quote di ammortamento e canoni di locazione relativi a beni mobili o software utilizzati nella realizzazione delle attività di ricerca e sviluppo nel limite della loro porzione normalmente deducibile (o massimo al 30%)
  • le quote di ammortamento relative ad invenzioni tecnologiche acquisite tramite contratto di acquisto o di licenza da terzi che non facciano parte del gruppo
  • le spese per attività di ricerca extra muros: se svolte presso università ed enti similari concorrono per il 150%
  • spese per servizi e consulenze nel limite del 20%
  • spese per materiali e forniture nel limite del 30%

La misura

L’agevolazione consiste nella determinazione di un credito d’imposta fruibile in compensazione in tre quote annuali dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento dei costi. La base di calcolo è formata dalle spese agevolabili di cui sopra limitatamente alla porzione agevolabile: la nuova versione del credito d’imposta prevede che sia considerato l’intero ammontare sostenuto nell’anno di queste spese e non il valore incrementale come avveniva prima. Alla base di calcolo così formata vanno applicate delle aliquote variabili in ragione della diversa attività cui siano riferibili le spese sostenute. Si ha così:

  • 12% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per ricerca e sviluppo fino a 3 mln euro;
  • 10% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per progetti green e trasformazione digitale 4.0 fino a 1,5 mln euro;
  • 6% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per innovazione fino a 1,5 mln euro;
  • 6% delle spese sostenute (al netto delle altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese) per design fino a 1,5 mln euro.

Modalità di accesso

L’accesso all’agevolazione si ottiene automaticamente in fase di redazione di bilancio, indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi, nel quadro RU del modello Unico. Inoltre, le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico a fini statistici e secondo modalità che saranno definite secondo apposito decreto direttoriale.

Vi sono, inoltre, obblighi di documentazione certificata. Affinché sia riconosciuto il credito d’imposta, è necessario che il soggetto incaricato della revisione legale dei conti certifichi il sostenimento delle spese e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, il compenso del revisore certificante può incrementare il credito d’imposta fino ad € 5000.

Le imprese, inoltre, sono tenute a redigere e conservare una relazione tecnica, ossia un documento che evidenzi finalità, contenuti e risultati dei progetti di R&S.

Per approfondire:

Legge di Bilancio 2020 – Art. 1, co. 198 e seguenti

MISE – Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

 

Utility Token Trattamento IVA cessione

Utility Token Trattamento IVA cessione

Risposta a interpello n. 110 – Trattamento IVA cessione Utility Token

 

L’agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 110 ha chiarito il trattamento IVA relativo alla cessione di Token emessi da una società nell’ambito dello sviluppo di una piattaforma tecnologica per firmare, criptare e scambiare documenti in formato digitale. Tale progetto è reso possibile da una tecnologia blockchain che garantisce la sicurezza delle transazioni. I nodi validatori che operano sulla blockchain sono riuniti in un Consorzio che si occupa di acquistare i Token per conto dei validatori e garantire tramite gli stessi l’accesso al network.

Utility token

L’analisi delle condizioni contrattuali effettuata dall’Agenzia rileva che i Token acquisiti dal Consorzio hanno natura di utility token in quanto non garantiscono diritti amministrativi e non rappresentano un prestito alla società emittente, ma consentono al Consorzio di utilizzare il servizio di blockchain garantito dall’emittente.

Criptovaluta

Non si tratta, perciò, di una criptovaluta in quanto, secondo il contratto, il soggetto cedente non garantisce alcuna possibilità di scambiare sul mercato secondario i Token emessi con altre monete virtuali. Inoltre, una moneta digitale per essere tale deve avere come finalità esclusiva quella di mezzo di pagamento.

Nodo validatore e trattamento IVA

La cessione dei Token, in questo caso specifico, deve essere considerata, più che altro, come la corresponsione di una commissione per poter accedere al network e poter svolgere l’attività di nodo validatore. Tale operazione costituisce, quindi, una prestazione di servizi assoggettata ad IVA ex art. 3 del d.p.r. 633/72 secondo aliquota ordinaria del 22%. Anche per il momento di effettuazione della cessione il riferimento è all’art. 6 del Testo Unico IVA che considera l’operazione realizzata al momento della corresponsione della commissione.

Per approfondire

Risposta a interpello n. 110 – Articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 – Emissione token (Initial Coin Offering – ICO) – Trattamento IVA – pdf

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi

 

PMI innovative finalmente confermati gli incentivi fiscali. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo che disciplina le modalità di accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in PMI innovative, effettuati sia da persone fisiche che da società. Il provvedimento  (autorizzato dalla Commissione europea ben 8 mesi fa) finalmente estende gli incentivi, finora riservati alle startup, a tutte le PMI innovative.

Definizione PMI innovative

Le Pmi innovative sono società di capitali con meno di 250 addetti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, così come stabilito della definizione europea, e che rispettano almeno due dei seguenti requisiti:

  • hanno sostenuto spese in ricerca e sviluppo per una quota pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra costo e valore della produzione;
  • la forza lavoro è costituita per almeno 1/3 da titolari di laurea magistrale o per almeno 1/5 da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
  • sono titolari di una privativa industriale o di un software registrato.

Gli incentivi fiscali

Gli incentivi fiscali agli investimenti in startup e PMI innovative consistono:

  • per le persone fisiche, in una detrazione dall’imposta sul reddito (Irpef) pari al 30% dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;
  • per le società di capitali in una deduzione dall’ammontare imponibile a fini Ires pari al 30% dell’investimento, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Da quando

Sono pertanto agevolabili gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 diretti verso startup e PMI innovative, regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese.

Differenze con le startup

Per garantire piena conformità con la legislazione europea in materia di aiuti di Stato, le modalità di fruizione dell’incentivo per le PMI innovative prevedono alcune differenze rispetto a quanto previsto per le startup, in particolare per le imprese attive sul mercato da più di sette e dieci anni.

Per approfondire

Vai al sito del MISE e scarica la guida sugli incentivi all’investimento in PMI innovative.

Gli strumenti finanziari partecipativi

Gli strumenti finanziari partecipativi

La massima n. 164 del Consiglio Notarile di Milano sintetizza i diversi profili causali che possono essere sottesi all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c. (s.f.p.).
Nel caso di presenza dell’obbligo di rimborso, l’operazione ha causa sostanzialmente riconducibile al finanziamento, secondo uno schema che non si differenzia – da questo punto di vista – dall’emissione obbligazionaria.
Nel caso di esclusione dell’obbligo di rimborso, la causa dell’operazione è dalla dottrina avvicinata, secondo indicazioni non univoche, a quella del contratto di società, ovvero di associazione in partecipazione, ovvero ancora di cointeressenza.

Obbligo di rimborso ed iscrizione a bilancio

Gli strumenti finanziari partecipativi emessi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c., possono prevedere o meno, a carico della società, l’obbligo di rimborso dell’apporto o del suo valore. Nel primo caso, l’obbligo di restituzione comporta l’iscrizione di una voce di debito nel passivo dello stato patrimoniale; nel secondo caso, invece, l’apporto comporta l’iscrizione di una riserva nel patrimonio netto della società nella misura in cui esso sia iscrivibile nell’attivo dello stato patrimoniale o nella misura della riduzione del passivo reale.

Diritti patrimoniali degli SFP

Agli strumenti finanziari partecipativi con o senza diritto al rimborso del valore dell’apporto possono essere attribuiti uno o più dei diritti patrimoniali spettanti alle azioni (diritto all’utile, diritto alla distribuzione delle riserve, diritto al riparto del residuo attivo di liquidazione) e/o altri diritti patrimoniali di diversa natura (ad esempio: interessi fissi o variabili, etc.). Salva diversa disposizione contenuta nello statuto o nel regolamento degli strumenti finanziari partecipativi allegato allo statuto, i diritti patrimoniali spettanti agli strumenti finanziari privi di diritto al rimborso del valore dell’apporto non dipendono dall’esistenza e dalla permanenza in essere della riserva costituitasi a fronte dell’apporto.

Diritti amministrativi degli SFP

Qualora gli strumenti finanziari partecipativi siano privi di diritti patrimoniali di natura partecipativa (diritto all’utile, diritto alla distribuzione delle riserve, diritto al riparto del residuo attivo di liquidazione), la loro qualificazione in termini di strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c., è subordinata alla attribuzione di uno o più diritti amministrativi di natura partecipativa (come ad esempio il diritto di nominare un componente degli organi di amministrazione e/o di controllo, ai sensi dell’art. 2351, comma 5, c.c.).

Per approfondire

Scarica la massima n. 164 del Consiglio Notarile di Milano

Circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019

Circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019

Oggetto della corposa circolare n. 8/2019 del 10 aprile 2019 ( circolare omnibus sulla legge di bilancio per il 2019) sono le disposizioni di carattere fiscale dell’ultima legge di bilancio (n. 145/2018). In essa l’Agenzia delle entrate convoglia anche le risposte a quesiti fornite in occasione di recenti eventi in videoconferenza con la stampa specializzata.

Principali argomenti trattati

Principali argomenti trattati:

  • disciplina dell’iper ammortamento;
  • riporto delle perdite per i soggetti Irpef;
  • bonus ricerca e sviluppo.

Sono presenti anche commenti ad alcune misure contenute nel Dl 119/2018 (“collegato fiscale”), come l’estensione dell’istituto del Gruppo Iva ai gruppi bancari cooperativi, la modifica della soglia di accesso all’interpello sui nuovi investimenti, l’estensione del regime di “adempimento collaborativo” nel caso di società partecipanti al Gruppo Iva.

Per approfondire

Scarica la circolare n. 8/2019

Ulteriori interpretazioni e soluzioni a questioni applicative saranno fornite in successivi documenti tematici.

Le agevolazioni del Decreto Crescita

Le agevolazioni del Decreto Crescita

Le agevolazioni del Decreto Crescita: gli incentivi per le operazioni di aggregazione aziendale ed altre agevolazioni fiscali

Nel decreto legge (in attesa della versione definitiva) recante “Misure urgenti per la crescita economica” sono presenti diverse disposizioni in materia di sgravi e incentivi fiscali, rilancio degli investimenti privati e tutela del made in Italy nonché ulteriori misure per la crescita.

Agevolazioni fiscali

In particolare, per quanto riguarda l’ambito fiscale, si segnalano, tra le altre:

  • reintroduzione, a favore dei titolari di reddito d’impresa e degli esercenti arti e professioni, del super ammortamento per i beni strumentali nuovi
  • revisione della mini-Ires
  • maggiore deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo
  • semplificazione delle procedure di accesso al regime di patent box
  • nuova disciplina del credito d’imposta per ricerca e sviluppo
  • rafforzamento delle misure agevolative per gli impatriati e per il rientro dei cervelli
  • introduzione dell’obbligo, per i contribuenti in regime forfetario, di effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati
  • tassazione di favore per i trasferimenti di interi fabbricati a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare
  • rivisitazione del “sisma bonus”, con estensione alle zone 2 e 3 di rischio sismico dell’agevolazione oggi prevista solo per gli edifici in zona 1
  • per gli interventi di efficienza energetica e per quelli antisismici, possibilità di optare, in luogo delle detrazioni fiscali, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato da chi ha eseguito i lavori
  • incentivi per le operazioni di aggregazione aziendale
  • nuova disciplina per la vendita di beni tramite piattaforme digitali
  • nuovo regime fiscale per gli strumenti finanziari convertibili
  • possibilità per gli enti territoriali di introdurre la definizione agevolata, con esclusione dal pagamento delle sanzioni, per le proprie entrate, anche tributarie, non riscosse a seguito di ingiunzione notificata negli anni 2000-2017.

Per approfondire

Scarica la Bozza del provvedimento (in attesa della versione definitiva)

 

Bonus aggregazioni

Bonus aggregazioni

L’obiettivo del nuovo bonus aggregazioni introdotto dal decreto Crescita è quello di favorire la crescita dimensionale delle imprese attraverso operazioni di aggregazione, aumentandone così la competitività anche a livello internazionale. La versione definitiva del decreto non è ancora pubblica e quindi potrebbe subire importanti modifiche. Riteniamo comunque utile iniziare ad anticiparvi questa possibile agevolazione che potrebbe avere un qualche interesse per le imprese in procinto di effettuare operazioni di M&A.

Incentivo alla crescita dimensionale

Al fine di incentivare la realizzazione di operazioni di aggregazione aziendale per consentire alle imprese di incrementare le loro dimensioni e affrontare in modo più agevole l’attuale periodo di recessione, risultando più competitive anche in un contesto di mercato più ampio di quello nazionale, viene riproposto il cosiddetto bonus aggregazione già inserito nel decreto legge 10 febbraio 2009.

Operazioni interessate

Il bonus aggregazione dispone a ricorrere di particolari condizioni e limitatamente alle operazioni effettuate dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2022 il riconoscimento fiscale gratuito del disavanzo da con cambio che emerge da operazioni di fusione e di scissione nonché del maggior valore iscritto dalla società conferitaria in ipotesi di conferimento di azienda effettuato ai sensi dell’articolo 176 del Tuir.

Deroga al principio di neutralità fiscale

In particolare la norma reintroducendo la deroga al principio di neutralità fiscale tipico dell’operazione straordinaria dispone il riconoscimento fiscale gratuito del maggior valore attribuito all’avviamento nonché ai beni strumentali materiali e di materiali per effetto dell’imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da con cambio che emerge in sede di dette operazioni aggregazione aziendale.

Bonus aggregazioni

Ciò si traduce nel diritto la deduzione fiscale di maggiori ammortamenti e effetto sulla quantificazione delle eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate successivamente al decorso del termine di quattro periodo di imposta.

Per approfondire

Scarica la Bozza decreto crescita

Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI

Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI

Questa  guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI che la pubblica amministrazione mette a disposizione è un breve documento nel quale gli imprenditori potranno trovare l’incentivo a loro più utile.

Gli incentivi riguardano l’avvio di una nuova impresa, gli investimenti in innovazione, la crescita, il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti in macchinari, impianti e software, l’internazionalizzazione, gli investimenti in formazione, in ricerca e sviluppo, in efficienza energetica, in nuove assunzioni, fino ad arrivare agli sgravi fiscali.

Incentivi ed agevolazioni del MISE

Ecco, a puro titolo di esempio, alcune misure di incentivazione e di sostegno rivolte alle imprese e al mondo produttivo avviate dal MISE contenute nella Guida. Ricordiamo che la guida non contiene solo le agevolazioni gestite dal MISE ma tende a coordinare non solo quanto fatto dal Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero del Lavoro, ma anche Agenzia delle Entrate, Cassa Depositi e Prestiti, GSE, ENEA, Finest, Invitalia, INPS, ICE, Unioncamere, Sace, Simest, SofiCOOP

Aggiornamento periodico

La Guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI verrà aggiornata periodicamente e sarà integrata con le informazioni di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte.

Per approfondire:

Scarica la guida a tutti gli incentivi per lo sviluppo delle PMI oppure consulta la Banca dati on line

Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie

Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie

Il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione da chi ha sostenuto la spesa. Il trasferimento può avvenire solo nei casi specificatamente previsti da norme giuridiche: fusione, scissione, cessione del ramo d’azienda, ecc.

Bonus ricerca e sviluppo non può essere ceduto

L’articolo 3, comma 8, del decreto-legge n. 145 del 2013 dispone che il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Non potendo essere chiesto a rimborso, il credito non può essere ceduto ai sensi dell’articolo 43-bis del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

Il fruitore del credito da ricerca e sviluppo coincide, infatti, con l’effettivo beneficiario dell’agevolazione, ossia con colui che effettivamente ha sostenuto la spesa. A tal proposito, l’Amministrazione finanziaria, con diversi documenti di prassi, ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi: essi
infatti maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.

I credito è trasferibile per operazioni straordinarie

Il trasferimento della titolarità è, infatti, ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati. Ad esempio:

  • nei casi di fusione (cfr. circolare del 9 maggio 2002, n. 38/E);
  • successione per decesso dell’imprenditore individuale (cfr. risoluzione del 26 giugno 2003, n. 140/E);
  • scissione (cfr. risoluzione del 30 giugno 2003, n. 143/E);
  • nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato.

Per approfondire:

Risposta n. 72: Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 – Cessione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – pdf

Riorganizzazione aziendale tra scissione parziale e disciplina delle società non operative

Riorganizzazione aziendale tra scissione parziale e disciplina delle società non operative.

L’Agenzia delle entrate affronta un caso di riorganizzazione aziendale tra scissione e disciplina delle società non operative rispondendo a un’istanza di interpello presentata da una immobiliare che, a causa di situazioni oggettive, non potrà conseguire il reddito mimino presunto dalla disciplina delle società non operative (risposta n. 68/2019) .

Il caso concreto

A seguito di un’operazione di doppia scissione parziale proporzionale, l’istante risulterà assegnataria del patrimonio immobiliare delle società (…), che la stessa concederà in locazione commerciale a queste ultime. Tuttavia, i canoni di locazione che la società istante intende praticare, pur essendo in linea con i valori risultanti dalla banca dati delle quotazioni immobiliari, non sono sufficienti al superamento del c.d. “test di operatività” di cui al citato articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

In particolare:

  • l’applicazione della disciplina in materia di società di comodo comporta la sottoposizione a tassazione di un reddito minimo presunto e limitazioni all’ utilizzo dell’eccedenza di credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale;
  • ai sensi del comma 4-bis dell’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, al verificarsi di situazioni oggettive che hanno determinato l’impossibilità di conseguire i ricavi, gli incrementi di rimanenze, i proventi e il reddito nelle misure minime previste dalla normativa, la società interessata può preventivamente interpellare l’Amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della Legge n. 212 del 2000;
  • la società istante non rientra in alcuna delle cause di esclusione automatica dalla disciplina in esame previste dall’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, né nelle ipotesi di disapplicazione della stessa;
  • gli immobili in corso di costruzione, iscritti in un’apposita sottovoce dell’attivo, così come quelli in fase di ristrutturazione e/o restauro, non suscettibili di produrre ricavi e proventi, sono automaticamente esclusi dall’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994;
  • gli ultimi risultati disponibili, registrati nella banca dati delle quotazioni immobiliari (OMI) relativi all’anno 2017 – Semestre 2 per la fascia/zona di ubicazione degli immobili in questione, evidenziano valori di locazione Euro/mq/mese, relativamente allo stato di conservazione, inferiori all’ammontare di ricavi che l’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994 prevede per gli asset immobiliari, così come individuati dal comma 1 dell’articolo citato, in base ai valori storici lordi che verranno assegnati alla data di effetto dell’operazione di doppia scissione;
  • sia le società conduttrici (le scisse) che la società locatrice (la beneficiaria) sono soggette all’attività di direzione e coordinamento da parte della società controllante;

Soluzione

Qualora le quotazioni OMI relative agli anni  non si discostino da quelle riportate nella presente istanza, sulla base delle dichiarazioni e delle affermazioni dell’istante, nonché dell’analisi del contenuto dell’istanza di interpello e dei suoi allegati e della documentazione integrativa, sinteticamente riportate nell’esposizione del quesito, la scrivente fornisce parere positivo per il periodo d’imposta 2019 alla disapplicazione dell’articolo 30 della legge n. 724 del 1994.