M&A Bonus aggregazioni

M&A Bonus aggregazioni

Il Decreto Crescita ripropone il bonus aggregazioni, introdotto per la prima volta con la Finanziaria 2007, per le operazioni straordinarie realizzate entro il 31 dicembre 2022.
L’agevolazione consente di beneficiare dell’affrancamento gratuito, ai fini IRES e IRAP, del maggior valore attribuito all’avviamento e ai beni strumentali, per effetto dell’imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da concambio emergente, nelle operazioni di fusione scissione e conferimento. Il beneficio fiscale è riconosciuto su affrancamento di ammontare complessivo non superiore a 5 milioni di euro.

ELEMENTI DI INTERESSE

L’agevolazione è finalizzata a incentivare le operazioni straordinarie come fusioni e scissioni ma anche i conferimenti, per favorire la crescita dimensionale degli operatori di mercato sviluppando maggiore competitività, attraverso la deroga del principio di neutralità fiscale che caratterizza queste operazioni.

L’accoglimento del bonus aggregazioni rappresenta un’opportunità di notevole importanza in quanto, riconoscendo l’avviamento o i maggiori valori di beni strumentali, consente anche di ottenere una riduzione degli imponibili per il tramite di maggiori quote d’ammortamento deducibili.

AMBITO SOGGETTIVO

Possono beneficiare, del suddetto bonus, soltanto le società che effettuano operazioni di fusione, scissione, o conferimento di azienda e che siano soggetti passivi IRES costituiti nella forma di società di capitali residenti nel territorio dello Stato.

PREREQUISITI

L’Articolo 11 del Decreto crescita esplicita le condizioni delle imprese partecipanti all’operazione di aggregazione che devono:

  • essere operative da almeno due anni
  • non fare parte dello stesso gruppo societario
  • non essere legate da un rapporto di partecipazione superiore al 20%
  • non essere controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile.

Di conseguenza vengono escluse dall’agevolazione, le imprese costituite da meno di due anni e le imprese che nel biennio non abbiano esercitato un’effettiva attività di impresa.

DECADENZA DELL’AGEVOLAZIONE

Il Comma 6 dell’Articolo 11 prevede la decadenza dell’agevolazione nel caso in cui, nei primi quattro periodi di imposta, la società risultante dall’aggregazione, effettui ulteriori operazioni straordinarie, oppure ceda i beni iscritti o rivalutati oggetto dell’affrancamento gratuito.

Nel caso di decadenza, la suddetta società sarà tenuta a liquidare e a versare l’Ires e l’Irap relative al periodo d’imposta in corso e quelle relative ai periodi d’imposta precedenti.

La rivalutazione fiscale delle partecipazioni 2020

La rivalutazione fiscale delle partecipazioni 2020

La rivalutazione quote è una possibilità interessante per chiunque abbia intenzione di effettuare nel corso dell’esercizio una cessione di quote sociali. La rivalutazione consente, infatti, di incrementare il valore della partecipazione riducendo così la plusvalenza tassabile in caso di cessione con conseguente risparmio fiscale.

Chi può rivalutare

La rivalutazione della partecipazione in vista di una successiva cessione è consentita a tutti coloro che dall’operazione realizzano redditi diversi secondo l’art. 67 del TUIR. Sono ricompresi in questa categoria soggettiva, perciò, le persone fisiche, le società semplici, gli enti non commerciali che realizzino redditi diversi non nell’ambito dell’attività d’impresa. La partecipazione non deve essere negoziata su mercati regolamentati.

Aliquota sostitutiva dell’11%

La rideterminazione del valore della partecipazione è possibile a patto che si corrisponda un’imposta sostitutiva dell’11% sull’intero valore rideterminato della partecipazione, indipendentemente dal fatto che la partecipazione sia qualificata o meno[1].

Perizia giurata

Il valore attribuito alla partecipazione sociale in sede di rivalutazione deve risultare da una perizia giurata predisposta da parte di soggetti iscritti all’albo dei Dottori Commercialisti ed esperti contabili, Revisori legali e, infine, periti iscritti alla Camera di commercio.

La scadenza del 30.06.2020

La perizia giurata, così come il versamento dell’imposta sostitutiva, devono avvenire entro il 30.06.2020, anche se è possibile che il versamento sia suddiviso in tre rate di cui la prima deve essere corrisposta entro la suddetta data.

Partecipazioni possedute in data 01.01.2020

Il processo di rivalutazione così descritto è possibile se il possesso delle partecipazioni considerate era già in essere in data 01.01.2020. Per quote acquisite successivamente, quindi, non sarà possibile la rideterminazione del valore in vista della cessione con il risultato che la partecipazione da alienare, ponendo che la cessione riguardi l’intera quota, sarà solo parzialmente rivalutata. In questo caso si considera come costo fiscale per le quote oggetto di rivalutazione il valore risultante dalla perizia giurata, mentre, per le restanti quote il valore non rideterminato. Anche nel caso in cui il corrispettivo percepito per la partecipazione fosse rateizzato, l’imputazione temporale dello stesso dovrebbe prevedere una ripartizione proporzionale su entrambe le tipologie di quote.

È possibile, però, che la cessione non riguardi la totalità delle partecipazioni, ma sia parziale. È la Circolare n. 12/E del 2002 dell’Agenzia delle Entrate a chiarire il caso in cui l’acquisto delle partecipazioni cedute parzialmente sia avvenuto in date differenti. In questo caso vale, come regola generale, il criterio LIFO per cui si considerano cedute per prime le ultime partecipazioni acquistate ed è, quindi, con riferimento al valore di queste ultime che sarà calcolata la plusvalenza.

La Circolare del 2002, inoltre, illustra la possibilità di rivalutazioni parziali anche quando la partecipazione sia totalmente posseduta alla data considerata: è consentito, perciò, che si proceda alla rideterminazione del valore solo per una quota parte della partecipazione posseduta.

Per Approfondire

Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 158/E del 17.04.2008

Circolare Agenzia delle Entrate n. 12/E del 31.01.2002

Management letter (Le attestazioni della Direzione)

Management letter

Le attestazioni della Direzione

Assirevi ha pubblicato il documento di ricerca 230R (revised) “Le attestazioni della direzione” che sostituisce e aggiorna la precedente versione di luglio 2019 per tener conto delle modifiche conseguenti l’introduzione dell’art. 123-ter comma 8-bis del DLgs. 58/98 relativo alla Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti. Si tratta della cd management letter.

Il documento fornisce indicazioni applicative del principio ISA Italia 580 in merito alle attestazioni scritte della Direzione acquisite dal revisore nell’ambito della sua attività finalizzata all’espressione del giudizio sul bilancio d’esercizio e/o consolidato.

Per approfondire

Link: documento di ricerca Assirevi n. 230R (revised) “Le attestazioni della direzione”

Molto da apprendere ancora tu hai

Molto da apprendere ancora tu hai

Note a margine di un convegno sulla valutazione d’azienda.

Questa settimana si è tenuto un interessante convegno su ” La valutazione delle PMI nelle operazioni di M&A “ presso l’Ordine di Milano. Una bella occasione per ritrovare alcuni amici e discutere insieme a loro di argomenti che credo prenderanno sempre più spazio nella vita di imprese e professionisti nei prossimi anni.

Colgo l’occasione per ringraziare gli organizzatori per avermi chiamato tra i relatori ed i numerosi partecipanti per la presenza (non cosi scontata visto il periodo e l’argomento).

A margine abbiamo discusso sulla formazione, sui limiti e le difficoltà. Forse bisognerebbe sperimentare di più.

Riporto alcune osservazioni emerse a margine del convegno. Le riporto perchè nel condividerle abbiamo scoperto di non essere i soli, tra i relatori, ad auspicare un maggiore e più alto confronto professionale per rispondere alle sfide che il mercato pone e questo spero possa essere di conforto al lettore così come lo è stato per noi.

Perdonerete la citazione un po’ irriverente da Guerre Stellari.

Provo a sintetizzare alcuni punti che spesso rappresentano più esigenze insoddisfatte piuttosto che soluzioni preconfezionate.

Probabilmente sulle soluzioni bisognerà lavorare insieme.

  1. In Italia è necessario alzare il livello qualitativo delle valutazioni (nulla che non abbia già detto Bini anni fa);
  2. la valutazione delle PMI presenta delle criticità spesso sottovalutate o addirittura ignorate dagli attuali standard di riferimento. Questo comporta dei rischi potenziali anche a livello di responsabilità. La dottrina dovrebbe occuparsene. Ne scrivemmo, dovremmo farlo più spesso ed in maniera più coordinata con altri esperti;
  3. la formazione professionale sul tema è mediamente insufficiente ed andrebbe ripensata;
  4. Manca un percorso specialistico post universitario. Attendiamo da anni inutilmente l’avvio delle attività formative dell’OIV e anche le SAF (ad eccezione probabilmente di quella del triveneto) non paiono offrire alternative valide;
  5. bisognerebbe organizzare delle tavole rotonde (a cui dovrebbero seguire percorsi di studio più didattici) o workshop verticali riservati (un numero limitato di partecipanti con una preparazione ragionevolmente omogenea di buon livello).

workshopëkšop› s. ingl. [comp. di work «lavoro» e shop «bottega»] (pl. workshopsëkšops›), usato in ital. al masch. – Termine che significa propr. «laboratorio» e in senso fig. un gruppo di lavoro collettivo su uno specifico argomento (originariam. detto di laboratorî teatrali e artistici, poi usato estensivamente anche per seminarî di studio e convegni).

Il costo elevato delle banche dati resta inoltre una barriera all’entrata importante.

Potrebbe essere interessante organizzare dei momenti di confronto e di approfondimento informale tra cultori della materia (non necessariamente commercialisti) e tra quei professionisti che ritengono utile provare ad alzare l’asticella un po’ più in là.

Belli questi convegni che lasciano molti spunti su cui riflettere.

 

CONVEGNO OIV: New Challenges in Business Valuation

CONVEGNO OIV: New Challenges in Business Valuation

Il prossimo 4 Novembre 2019, ore 9.00 – 17.00 presso l’Aula Magna dell’ Università Bocconi in Via Gobbi 5 si terrà il VIII Convegno Internazionale OIV sulla Valutazione d’Azienda: “New Challenges in Business Valuation”.

Saranno presenti relatori di interesse internazionale

Ormai i convegni dell’OIV sono sempre più una occasione per incontrare amici e confrontarsi sulle tematiche della valutazione d’azienda e delle operazioni straordinarie. Stiamo lavorando molto sui temi che saranno affrontati e  anche questa volta parteciperò con molto interesse.

Per approfondire

SCARICA PROGRAMMA.

Si segnala inoltre che è previsto il rilascio di 8 crediti formativi agli iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (validi anche per i revisori legali iscritti ad un ODCEC).

 

Valutazione d’azienda e modelli di business

Valutazione d’azienda e modelli di business

Valutazione d’azienda e modelli di business. Nuova veste grafica e rilancio per “La valutazione delle aziende”, rivista fondata dal Prof. Luigi Guatri 25 anni or sono con lo specifico obiettivo di disporre di uno strumento di confronto e di aggiornamento sulle problematiche di maggiore rilievo nel campo della valutazione di aziende, di partecipazioni, di titoli azionari e di beni intangibili. Interessante la forte attenzione posta in campo valutativo sulla sostenibilità ed efficacia dei modelli di business dell’impresa.

Le sfide da affrontare

Bini nell’ editoriale ospitato nel primo numero ha individuato quattro principali aree nelle quali ritiene che la valutazione d’azienda abbia perso reference points:

  1. le tecniche valutative;
  2. i mercati finanziari;
  3. i modelli di business;
  4. i principi contabili e la regolamentazione.

L’attenzione posta sui modelli di business

Sono molto soddisfatto dell’attenzione posta su la valutazione d’azienda e modelli di business. Da tempo ormai, pur scontrandomi con lo scetticismo di molti colleghi, vado sostenendo che in momenti di forte cambiamento ed a maggior ragione in contesti competitivi particolarmente dinamici è necessario in primis focalizzare l’analisi sulla sostenibilità ed efficacia del business model dell’impresa e solo successivamente applicare le tecniche valutative che ben conosciamo.

L’analisi dei modelli di business è un’area dell’analisi fondamentale ancora nuova e priva di riferimenti consolidati. Tuttavia rappresenta una cornice indispensabile per far evolvere le tecniche valutative. La ragione va ricercata nel fatto che qualunque modello dinamico di valutazione deve essere in grado di rappresentare due diverse configurazioni di reddito: il reddito corrente normalizzato ed il reddito che l’impresa potrà esprimere nel futuro sulla base dell’evoluzione naturale del suo modello di business (declino, stabilizzazione o sviluppo).

Perchè è importante analizzare il business model?

Se il valore è funzione della capacità dell’impresa di mantenere la capacità competitiva nel tempo, assume rilievo l’analisi del modello di business.

il modello di business definisce le fasi della catena del valore che l’impresa presidia e finisce per condizionarne tanto la strategia (paradigma “strategia-struttura”) quanto l’efficacia della proposta competitiva;

Questo approccio consente di adottare una prospettiva di analisi allargata alla capacità dell’impresa di mantenere ed attrarre le risorse necessarie al suo mantenimento e sviluppo e soddisfare le esigenze degli stakeholders.

L’analisi del modello di business rappresenta dunque il punto di partenza di qualsiasi approccio olistico alla valutazione d’azienda.

La valutazione d’azienda nel Restartup

Proprio su questi concetti evidenziati da Bini ( valutazione d’azienda e modelli di business )  e più in generale sulla teoria della creazione del valore poggia il nostro nuovo servizio di consulenza dedicato alle PMI che vogliono tornare a crescere tornando a pensare come startup. Ridisegnando quindi il proprio modello di business valorizzando il DNA dell’impresa e quelli che spesso sono i valori familiari oltre che aziendali.

A settembre uscirà anche un nostro libro “Restartup” per EGEA la casa editrice dell’ Università Bocconi di Milano. Qui per essere aggiornati.

La Valutazione delle Aziende, la rivista

“La valutazione delle aziende” è l’unica rivista in lingua italiana rivolta alla valutazione delle aziende che si prefissa come obiettivo quello di stimolare il confronto fra accademia e professione su temi nuovi.

La rivista ospiterà articoli, tavole rotonde, dibattiti e confronti, privilegiando quei temi dove non si è ancora consolidata una best practice, svolgendo anche l’importante ruolo di segnalazione ad OIV dei temi che, da un lato, richiedono un approfondimento da svolgersi attraverso l’attivazione di gruppi di lavoro specifici e la pubblicazione di Discussion Paper e, dall’altro, non sono coperti dai principi di valutazione (PIV o IVS) e potrebbero richiederne l’ampliamento o la revisione. La rivista vuole dunque essere un momento di incontro tra gli esperti di valutazione del nostro Paese, cercando di attrarre le migliori competenze a confrontarsi, esponendo e discutendo di problemi che prassi e paradigmi consolidati non sono in grado di risolvere in forma soddisfacente.

La rivista intende contribuire ad accrescere la qualità delle valutazioni (“raise the bar”), promuovendo una maggiore attenzione alla sostanza piuttosto che alla forma delle valutazioni con la consapevolezza che buone valutazioni, vogliono innanzitutto una buona professione.

Per approfondire

La Valutazione delle Aziende è un e-journal liberamente scaricabile dal sito della Fondazione OIV.

Impairment test ai sensi dello IAS 36.

Impairment test ai sensi dello IAS 36.

Linee guida per gli organi di amministrazione e di controllo, il management e l’esperto di valutazione (interno o esterno). Documento Nedcommunity – OIV.

La finalità di questo documento consiste nel fornire linee guida a quattro delle cinque categorie di soggetti coinvolti nel complesso processo di impairment test, tenendo conto dei rispettivi ruoli e competenze:

  1. organo di amministrazione (supportato, ove costituito dal comitato controllo e rischi);
  2. organo di controllo;
  3. management (e, in particolare, dirigente preposto)
  4. esperti di valutazione;
  5. con la sola eccezione delle società di revisione, la cui attività – disciplinata dal principio di revisione internazionale (ISA Italia) 540 “Revisione delle stime contabili, incluse le stime contabili del fair value, e della relativa informativa” – è esclusa dal perimetro di approfondimento in esame.

Processo di impairment test

Il termine “processo di impairment test” si riferisce a tutte quelle attività che precedono, disciplinano e seguono la stima del valore recuperabile e dalle quali dipende il risultato e la rendicontazione della verifica dell’eventuale perdita di valore delle attività.

Quattro fasi principali

In particolare, questo documento si occupa di tutte quelle attività che precedono, disciplinano e seguono la stima del valore recuperabile e che, a fini illustrativi, sono scomposte in quattro fasi principali, temporalmente successive:

  1. la fase delle analisi che precedono la definizione della procedura;
  2. la fase della definizione della procedura;
  3. la fase dell’informazione prospettica e della stima del valore recuperabile;
  4. la fase dell’analisi dei risultati e della disclosure di bilancio.

Il fine primario di queste linee guida

Il fine primario di queste linee guida è quello di fornire alle diverse categorie di soggetti coinvolti:

  1. consapevolezza dell’importanza delle attività di loro competenza, e
  2. criteri ed indicazioni in merito a quale e quanta attività dovrebbe essere svolta (da chi e con quale ruolo) e come dovrebbe esserlo, con quale grado di documentazione, di competenze e di evidenze.

L’adozione delle linee guida dovrebbe mitigare rischi di 130 verifiche di perdita di valore non conformi al dettato dello IAS 36 a causa di analisi insufficienti, di supporti inadeguati, di basi informative incomplete o più semplicemente per effetto di un processo disordinato
caratterizzato contemporaneamente da duplicazioni e da vuoti di ruoli ed attività.

Rimando al Discussion Paper di OIV

Si premette che questo documento non affronta le tematiche di teoria e di tecnica valutativa connesse alla stima del valore recuperabile (le quali sono affrontate in un Discussion Paper di OIV dedicato specificamente agli esperti di valutazione intitolato “Impairment test dell’avviamento in contesti in cui è rilevante e/o critico. Linee Guida”).

I rischi di errore più frequente negli impairment test

I rischi di errore più frequente negli impairment test sono generalmente ricondotti a:

  1. l’identificazione della CGU o del gruppo di CGU cui è allocato l’avviamento ad un livello troppo alto;
  2. stime di fair value non attendibili in quanto non riflettono le condizioni di mercato correnti;
  3. l’esclusione dei corporate asset dalle attività della/e CGU o dai costi della/e CGU;
  4. l’attribuzione di un peso ridotto alle evidenze contrarie al risultato dell’impairment test (prime fra tutte una capitalizzazione di borsa inferiore al patrimonio netto);
  5. l’inadeguata identificazione dei triggering event che richiedono la ripetizione in corso d’anno dell’impairment test (in caso di intangibili a vita indefinita, avviamento e attività non disponibili all’uso) o l’effettuazione dell’impairment test (per le attività a vita definita);
  6. l’uso di informazione prospettica per la stima del valore d’uso non fondata su assunzioni ragionevoli e supportabili;
  7. la mancata sterilizzazione dei flussi di cassa considerati per la stima del valore d’uso dagli effetti di azioni di ristrutturazione e/o di incremento o rafforzamento della/e CGU;
  8. l’uso di tassi di sconto che non riflettono i rischi operativi della/e CGU, ma piuttosto quelli dell’impresa nel suo complesso;
  9. la non corrispondenza fra valore recuperabile e carrying amount di confronto (per via del fatto che sono considerate in detrazione del carrying amount passività che andrebbero escluse – come il trattamento di fine rapporto – o, viceversa, sono escluse attività che andrebbero considerate – come le attività corporate quando è possibile il pushing down);
  10. il calcolo del grossing up dell’avviamento per esprimere l’avviamento delle minoranze non iscritto in bilancio;
  11. disclosure di bilancio carenti, lacunose e ripetitive del mero disposto del principio (boilerplate).

Governance e qualità dell’ impairment test

L’importanza di questo documento, in sintesi, nasce dalla convinzione, che trova per altro riscontro in letteratura, che meccanismi di governance più robusti possano migliorare la qualità dell’impairment test. Con il termine qualità dell’impairment test si intende un maggiore allineamento fra i risultati dell’impairment test e le effettive condizioni economiche dell’impresa. Allineamento che trova fondamento in un processo ben documentato e ben ragionato.

Documento in consultazione

Il documento (attualmente ancora non definitivo ed in consultazione), predisposto da Nedcommunity e OIV –  Organismo Italiano di Valutazione – si propone di fornire linee guida agli organi aziendali, al management e agli esperti coinvolti nella valutazione criteri ed indicazioni in merito alle attività da svolgere ai fini di una piena conformità al dettato dello IAS 36 e risponde ad una esigenza di miglioramento del processo, rilevata da autorità di regolamentazione internazionali e dallo IASB.

Per approfondire

Rating Advisory e Pianificazione Finanziaria

Rating Advisory e Pianificazione Finanziaria

Rating Advisory e Pianificazione Finanziaria alla luce dell’evoluzione del quadro regolamentare: il nuovo rapporto banca-impresa e il ruolo del Commercialista

Nell’ambito delle piccole e medie imprese italiane, che rappresentano la struttura portante del tessuto economico e produttivo del Paese, il credito bancario continua a rappresentare la principale fonte di risorse finanziarie esterne.

Di conseguenza, la stretta creditizia registrata durante gli anni della recente crisi ha creato non poche difficoltà alle aziende, che in molti casi si sono trovate ad affrontare situazioni di grande criticità e tensione sul fronte della liquidità.

A tale proposito, giova sottolineare, inoltre, come il rapporto banca-impresa sia stato di recente ulteriormente modificato da due elementi fondamentali, il primo dei quali è rappresentato dall’entrata in vigore del regime imposto da Basilea 3.

Il nuovo framework, stabilendo requisiti patrimoniali sempre più severi e una gestione del credito sempre più prudente da parte delle banche, impone anche alle aziende un’adeguata pianificazione finanziaria e un livello di attenzione sempre più elevato nei confronti dei fattori quantitativi e qualitativi che influenzano il Rating e, di conseguenza, la possibilità di ottenere risorse da parte degli istituti di credito.

Tale attività diventa ancor più decisiva alla luce di un altro fattore che ha iniziato ad impattare fortemente sul rapporto banca-impresa, vale a dire l’entrata in vigore del nuovo principio contabile internazionale IFRS 9, che ha sostituito lo IAS 39 già per l’esercizio 2018. Per gli istituti di credito, tali dinamiche avranno come verosimile conseguenza la necessità di accrescere le riserve patrimoniali e la sottrazione di liquidità ai propri asset.

Questo scenario impone sia agli istituti che alle imprese di analizzare in maniera sempre più approfondita i profili di rischio delle diverse operazioni e dei soggetti richiedenti, atteso che l’attribuzione di un Rating positivo configura un elemento di mutuo vantaggio sia per le banche che per le aziende, che deve fondarsi su cooperazione, trasparenza e riduzione delle asimmetrie informative.

In base a quanto fin qui considerato appare chiaro, ovviamente, come il miglioramento del Rating non si estrinsechi in un’operazione di mera rimodulazione contabile del bilancio, ma deve rappresentare un percorso più complessivo e articolato di risk management, volto ad adottare un approccio maggiormente proattivo nella gestione del rischio e a rafforzare i sistemi di pianificazione, gestione e controllo, non solo dal punto di vista squisitamente finanziario ma anche in termini di attività operative, verifica del modello di business, e così via.

Per approfondire

Scarica: il nuovo rapporto banca-impresa e il ruolo del Commercialista

La Valutazione d’Azienda e Nuovo Codice della Crisi

Valutazione d’Azienda e Nuovo Codice della Crisi

La Valutazione d’Azienda alla Luce del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza

Il prossimo 3 giugno 2019 dalle 9.30 alle 16.30 presso l’Aula Magna di Via Gobbi 5, Università Bocconi, Milano, la Fondazione OIV organizzerà il prossimo Convegno Nazionale sulla valutazione d’azienda che avrà per titolo: “La Valutazione d’Azienda alla Luce del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza”.

Sarà una occasione per incontrare amici e colleghi, scambiarsi qualche punto di vista su questa tormentata riforma sulla crisi d’impresa e sulle altrettanto tormentate specializzazioni. Tutto da capire il futuro dell’esperto valutatore in attesa che si definiscano i ruoli tra OIV e CNDCEC.

Novità dal mondo OIV

In attesa di nuove ed interessanti novità dal mondo OIV.

Ricordo che dovrebbe uscire finalmente una rivista trimestrale sulla valutazione di azienda e che si attendono entro l’anno i nuovi PIV.

Il programma del convegno è in fase di definizione e sarà disponibile nei prossimi giorni.

Organismo Italiano di Valutazione (OIV)

Costituito nel novembre 2011, l’Organismo Italiano di Valutazione (OIV) persegue 3 principali obiettivi:
a) Predisporre e mantenere aggiornati i Principi Italiani di Valutazione di aziende, di strumenti finanziari e di attività reali;
b) Partecipare al dibattito internazionale degli esperti di valutazione dando voce alle migliori professionalità del nostro Paese;
c) Divenire un riferimento per il legislatore nazionale.

Per il perseguimento di questi fini l’OIV:
a) Pubblica e mantiene aggiornati a cadenza pluriennale i PIV – Principi Italiani di Valutazione;
b) Pubblica sul proprio sito discussion papers e, più in generale, documenti orientativi per gli esperti e gli utilizzatori delle valutazioni;
c) E’ sponsor dell’IVSC-International Valuation Standard Council, lo standard setter internazionale nel campo della valutazione;
d) Organizza convegni nazionali ed internazionali.

Bonus aggregazioni

Bonus aggregazioni

L’obiettivo del nuovo bonus aggregazioni introdotto dal decreto Crescita è quello di favorire la crescita dimensionale delle imprese attraverso operazioni di aggregazione, aumentandone così la competitività anche a livello internazionale. La versione definitiva del decreto non è ancora pubblica e quindi potrebbe subire importanti modifiche. Riteniamo comunque utile iniziare ad anticiparvi questa possibile agevolazione che potrebbe avere un qualche interesse per le imprese in procinto di effettuare operazioni di M&A.

Incentivo alla crescita dimensionale

Al fine di incentivare la realizzazione di operazioni di aggregazione aziendale per consentire alle imprese di incrementare le loro dimensioni e affrontare in modo più agevole l’attuale periodo di recessione, risultando più competitive anche in un contesto di mercato più ampio di quello nazionale, viene riproposto il cosiddetto bonus aggregazione già inserito nel decreto legge 10 febbraio 2009.

Operazioni interessate

Il bonus aggregazione dispone a ricorrere di particolari condizioni e limitatamente alle operazioni effettuate dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2022 il riconoscimento fiscale gratuito del disavanzo da con cambio che emerge da operazioni di fusione e di scissione nonché del maggior valore iscritto dalla società conferitaria in ipotesi di conferimento di azienda effettuato ai sensi dell’articolo 176 del Tuir.

Deroga al principio di neutralità fiscale

In particolare la norma reintroducendo la deroga al principio di neutralità fiscale tipico dell’operazione straordinaria dispone il riconoscimento fiscale gratuito del maggior valore attribuito all’avviamento nonché ai beni strumentali materiali e di materiali per effetto dell’imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da con cambio che emerge in sede di dette operazioni aggregazione aziendale.

Bonus aggregazioni

Ciò si traduce nel diritto la deduzione fiscale di maggiori ammortamenti e effetto sulla quantificazione delle eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate successivamente al decorso del termine di quattro periodo di imposta.

Per approfondire

Scarica la Bozza decreto crescita