Piano attestato ed incertezza Covid

Piano attestato ed incertezza Covid

L’importanza dell’analisi per scenari differenti a fronte della situazione di incertezza derivante dall’emergenza sanitaria

In data 14 ottobre 2020, il CNDCEC ha approvato una nuova versione dei principi di attestazione dei piani di risanamento emanati nel 2014, al fine di fornire, con riferimento alla migliore prassi professionale, un adeguato apparato di regole e un supporto all’attività del professionista chiamato dalla legge fallimentare a rilasciare l’attestazione.

Sono risultate imprescindibili alcune importanti revisioni a fronte della particolare situazione venutasi a creare nel nostro Paese a causa della pandemia Covid-19 e del notevole impatto sulle imprese, producendo una forte contrazione dell’attività economica e un rilevante incremento dell’indebitamento delle imprese. In particolare, al paragrafo 6.9 del documento approvato dal CNDCEC, trovano spazio le indicazioni sull’attestazione da rilasciare durante il periodo di emergenza Covid-19.

Emergenza sanitaria Covid-19 e l’incertezza nella formulazione delle previsioni

La pandemia indotta dal Covid-19 ha inciso in modo rilevante sull’economia e rende molto difficile per le aziende formulare previsioni attendibili.

Gli effetti appaiono di particolare rilevo cui costumi dei consumatori, con un rilevante impatto sulla struttura e livello di domanda, quanto meno nel breve-medio termine. In molti settori infatti, le imprese dovranno riadattare i cicli produttivi e modelli di business. Allo stato non è ancora possibile comprendere l’intensità, l’ampiezza e la durata dei fenomeni, al punto che le stime più autorevoli presentano rilevanti discordanze sulle dinamiche future e sui tempi di normalizzazione della domanda.

Ruolo dell’attestatore e supplemento di indagine

In tale situazione, si suggerisce all’Attestatore che è chiamato a esprimersi sulla fattibilità dei piani di imprese operanti in business colpiti significativamente dagli effetti della pandemia, di attenersi alle seguenti tutele:

  • Accertarsi che le previsioni della domanda derivino da studi di settore emessi da soggetti autorevoli, dando prevalenza a quelli più recenti e specifici per i business di riferimento;
  • Verificare che il piano consideri le eventuali limitazioni alla capacità produttiva derivanti dalle prescrizioni igienico-sanitarie connesse alla pandemia;
  • Valutare la completezza del piano con riferimento alla presenza di scenari alternativi rispetto a quello preso a base;
  • Suffragare lo/gli scenari assunti dal debitore con l’andamento corrente, attingendo a informazioni aggiornate;
  • Ove l’impresa abbia considerato il lasso temporale prevedibilmente necessario per la cessazione delle circostanze eccezionali, l’Attestatore valuta se tale lasso (ove ecceda il consueto orizzonte di 3-5 anni) presenti sufficienti elementi di coerenza con le previsioni del Piano.

L’importanza della valutazione di scenari alternativi

In contesti di straordinaria incertezza come quello sopracitato, anche le analisi di sensitività possono presentare una variabilità troppo ampia da verificare. Può essere quindi necessario sostituire l’analisi con l’esame di diversi scenari alternativi possibili a livello microeconomico, andando a individuare delle previsioni che potrebbero rendere inammissibile l’attestazione di fattibilità.

L’esistenza di scenari alternativi può dipendere sia dalla forte incertezza circa l’evoluzione della domanda di mercato, sia delle ipotesi relative alla evoluzione della pandemia. In tali casi, tra gli scenari presentati dal redattore del piano, l’Attestatore può assumere come scenario di riferimento quello ritenuto più probabile o, quantomeno, meno improbabile, senza estendere l’analisi a tutti gli scenari possibili.

Con l’impiego degli scenari, è opportuno che l’Attestatore individui gli indicatori chiave di performance che consentano di intercettare gli scostamenti rispetto al Piano, nonché il livello (punto di rottura), violato il quale, in una valutazione ex-ante, viene meno il risanamento dell’esposizione debitoria ed il raggiungimento dell’equilibrio finanziario.

Il monitoraggio di tali indicatori, da parte della Direzione aziendale nella fase di esecuzione del Piano, consentirà di attivare con tempestività “le iniziative da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi pianificati e quelli raggiunti” previste dal Codice della Crisi (artt. 56, lett. e) e 87, co.2, lett. e).

Possibili iniziative da mettere in atto in caso di scostamenti tra gli obiettivi pianificati e quelli raggiunti

Si tratta di iniziative che potranno consistere, in via graduata in relazione alla gravità della deriva rispetto al Piano:

  • In azioni alternative, in tutto o in parte eventualmente già individuate;
  • In un cambio della strategia;
  • Nella modifica del modello di business;
  • Nei casi più gravi, nel ricorso ad un diverso o ulteriore strumento di composizione della crisi rispetto a quello già adottato (come ulteriori accordi con i creditori, anche in sede di esecuzione di concordati preventivi in continuità, ovvero nuove soluzioni concordatarie o, addirittura, una istanza di fallimento eventualmente accompagnata dalla proposta di un esercizio provvisorio o l’accesso a procedure di amministrazione straordinaria).

Per approfondire

Scarica i Principi di attestazione dei piani di risanamento.

Ascoltiamo chi fa impresa

Siamo sempre disponibili ad un confronto costruttivo con imprenditori, professionisti ed accademici sui nuovi modi di fare impresa.

Dalle nostre competenze in valutazione di azienda ed operazioni straordinarie è nato il nostro servizio di advisory per aiutare le PMI a crescere affrontando i momenti di discontinuità strategica (M&A, nuovo business model, innovazione, ecc) e familiare (passaggio generazionale). Il libro “Restartup, le scelte imprenditoriali non più rimandabili” pubblicato da Egea, casa editrice dell’Università Bocconi, sintetizza la nostra visione ed il nostro metodo.

Il giudizio di manifesta inattendibilità del piano attestato

Il giudizio di manifesta inattendibilità del piano attestato 

Il giudizio di manifesta inattendibilità del piano attestato per la transazione fiscale sulla base della la circolare n. 34/E

La circolare n. 34/E dell’ Agenzia delle Entrate in tema di transazione fiscale chiarisce che nel formare il proprio convincimento gli Uffici dovranno fare riferimento agli elementi esposti nel piano attestato dal professionista indipendente e, nel caso di concordato preventivo, anche a quanto attestato e verificato dal Commissario Giudiziale, potendo disattenderne le rispettive risultanze solo allorquando le ritengano manifestamente non attendibili, ovvero non sostenibili, anche alla luce del contesto economico e competitivo di riferimento, nonché della situazione economico-patrimoniale dell’impresa.

Giudizio motivato di manifesta inattendibilità o insostenibilità

In tal caso gli Uffici devono corredare il giudizio di manifesta inattendibilità o insostenibilità con una puntuale motivazione, idonea a individuare in maniera analitica le ipotesi, le prospettazioni e i dati -compendiati nel piano e nella relazione -ritenuti non attendibili. In tale evenienza, si devono portare a conoscenza del contribuente gli esiti delle valutazioni, al fine di consentire -in tempo utile -una interlocuzione nella quale esaminare, attraverso l’utilizzo di parametri di comune dominio, gli elementi di criticità rilevati. Ad esempio:

  • una manifesta inattendibilità relativa alla determinazione del valore di realizzo dei beni immobili va motivata dagli Uffici ricorrendo a parametri pubblicamente disponibili, senza limitarsi all’utilizzo dei valori determinati dall’Osservatorio del mercato immobiliare, ma integrando questi ultimi, per ipotesi, con le informazioni desumibili dai borsini immobiliari, ovvero con i valori di vendita presenti nei siti on-line delle agenzie immobiliari. Inoltre, nei casi maggiormente complessi, gli Uffici si avvarranno del proprio personale esperto in materia di estimo, mettendo a disposizione del contribuente i risultati raggiunti e le metodologie utilizzate. Tale esigenza potrebbe manifestarsi, in special modo, con riferimento agli immobili di particolare pregio architettonico, storico o artistico, ovvero classificati in categorie catastali rispetto alle quali potrebbero non sussistere adeguati benchmark;
  • una manifesta inattendibilità concernente le variabili previsionali (come nel caso di ipotesi di crescita del fatturato palesemente incoerenti rispetto alla media dei trend storici) va motivata dagli Uffici richiamando anche eventuali studi settoriali predisposti dalle associazioni di categoria, ovvero da altri soggetti istituzionali impegnati nell’analisi del mercato di riferimento. In tali ipotesi occorre garantire un adeguato contraddittorio, nell’ambito del quale il contribuente possa giustificare la sostenibilità delle sue previsioni in ragione di specifici elementi, quali: il recente, o prossimo, sviluppo di beni immateriali unici e di valore che possono fornire un vantaggio competitivo; la sottoscrizione di contratti conclusi a condizioni particolarmente vantaggiose; il possesso di titoli amministrativi necessari per operare nel settore di riferimento e non accessibili alla generalità degli operatori. Detti elementi devono comunque essere adeguatamente documentati e non meramente asseriti in base alla personale conoscenza del settore;
  • una manifesta inattendibilità riguardante i dati che, per loro natura, non possono essere assunti in maniera puntuale (come il tasso di attualizzazione dei flussi di cassa), va motivata dagli Uffici tenendo in considerazione che comunque gli stessi possono collocarsi in un intervallo di valori aventi un medesimo livello di attendibilità. Infatti, a seconda dei casi e delle circostanze specifiche, qualsiasi posizionamento all’interno di un intervallo può, in linea di massima, essere considerato corretto, a meno che il percorso metodologico seguito per la sua individuazione e delimitazione presenti evidenti carenze metodologiche. Un caso nel quale potrebbe concretizzarsi tale ultima ipotesi si può avere nel caso in cui, in assenza di specifici accorgimenti relativi alla quantificazione dei flussi di cassa, vengano prospettati dei tassi di sconto che non valorizzano il rischio di impresa, attestandosi al livello dei tassi riservati a investimenti privi di rischio (cosiddetti free-risk).

 Tempestivo confronto con il contribuente

Tanto premesso, qualora in sede di esame della documentazione esibita a supporto delle proposte dovessero emergere particolari carenze o criticità, gli Uffici, onde garantire la massima celerità del vaglio istruttorio, avranno cura di avviare un tempestivo confronto con il contribuente, volto a meglio definire i termini della questione e a pervenire ad una soluzione condivisa, assicurando il rispetto dei principi di economicità, trasparenza e non aggravio del procedimento.

Ruolo e responsabilità del professionista

Riassumendo, vista la particolare importanza che la legge fallimentare attribuisce al ruolo del professionista attestatore il quale è tenuto a garantire la veridicità dei dati aziendali e a suffragare la fattibilità del piano di risanamento e le responsabilità civili e penali che contornano il suo operato, l’eventuale contestazione degli elementi del piano attestato deve basarsi su elementi idonei a dimostrarne la manifesta infondatezza.

Per approfondire

Scarica la circolare n. 34/E

Le attività propedeutiche all’attestazione del piano

Le attività propedeutiche all’attestazione del piano

La relazione di attestazione deve ricomprendere un nucleo minimo ed indefettibile di riscontri ed informazioni, la cui assenza può rappresentare un sintomo di lesione del ruolo di garanzia svolto dalla medesima. La circolare n. 34/E dell’ Agenzia delle Entrate ne illustra le principali caratteristiche ai fini della transazione fiscale.

Ciò premesso, di seguito sono declinati, sinteticamente, gli elementi che la predetta relazione deve contenere, nella considerazione che, in assenza di un corpus normativo specificamente dedicato all’argomento, quelle che vengono fornite sono indicazioni la cui ricorrenza consente, in linea generale, di ritenere la relazione proposta coerente con la finalità che la stessa deve perseguire.

Il ruolo dell’attestatore

L’attestatore è chiamato a controllare la veridicità dei dati aziendali, tenendo conto dell’adeguatezza e del corretto funzionamento del sistema amministrativo e contabile che li ha prodotti.

L’eventuale sussistenza, a seconda delle dimensioni dell’impresa, di presidi finalizzati al controllo interno e all’individuazione dei principali rischi aziendali (il control risk, l’ineherent risk ed il detection risk) può rappresentare un elemento atto a favorire il giudizio circa l’attendibilità dei dati contenuti nel piano oggetto di attestazione.

Tale attività richiede un’analisi dei dati contabili dell’azienda, con particolare riferimento a quelli che sono direttamente assunti a base della realizzazione del piano.

Verifiche e controlli dell’attestatore

In adesione al principio di revisione internazionale “(ISA Italia) 500 -elementi probatori”, elaborato dall’Associazione italiana delle società di revisione legale (ASSIREVI), l’attestatore verificherà il rispetto delle seguenti asserzioni:

  • Esistenza: verifica che una determinata attività o passività siano esistenti ad una certa data;
  • Diritti ed obblighi: appuramento che un’attività o una passività siano di pertinenza dell’azienda ad una certa data;
  • Manifestazione: controllo che un’operazione (o un evento) di pertinenza dell’azienda abbia avuto luogo nel periodo di riferimento;
  • Completezza: verifica che non vi siano operazioni non contabilizzate o per le quali manchi un’adeguata base informativa;
  • Valutazione: appuramento che le attività o le passività siano contabilizzate a valori appropriati;
  • Misurazione: verifica che le operazioni siano correttamente contabilizzate ed i costi ed i ricavi imputati per competenza;
  • Presentazione e Informativa: verifica che una voce o un’operazione siano evidenziate, classificate e corredate da adeguata informativa.

L’attestatore, pertanto, vaglierà la veridicità dei dati accolti nel piano, di quelli contenuti nella documentazione allegata allo stesso e degli elementi necessari alla sua predisposizione, circoscrivendo il proprio perimetro di controllo intorno alle informazioni su cui si fondano le previsioni.

La validazione delle informazioni patrimoniali, economiche e finanziarie, che rappresentano i dati di partenza del programma di risanamento o liquidazione, rappresenta una forma di garanzia volta ad attestare che le stesse siano attendibili e in grado di fornire un quadro fedele della situazione dell’azienda e della presumibile evoluzione della gestione.

Tutte le assunzioni alla base del lavoro di attestazione e, soprattutto, la descrizione dei riscontri effettuati, dovranno essere pertanto puntualmente rinvenibili nella relazione di attestazione.

La fattibilità tecnico-finanziaria del piano

Per quanto concerne la fattibilità tecnico-finanziaria del piano, un passaggio fondamentale è rappresentato dalla diagnosi delle cause della crisi di impresa.

Infatti, l’attestatore, basandosi sul contenuto del piano sottoposto al suo giudizio, è chiamato ad accertare, tramite analisi quali-quantitative, che i fattori di criticità siano stati puntualmente individuati e che, data la loro struttura ed intensità, sia possibile superarli.

Considerato che una corretta diagnosi della crisi è una precondizione necessaria per valutare se la strategia proposta nel piano possa essere efficace, nella relazione di attestazione deve potersi individuare quali strumenti diagnostici siano stati utilizzati, la completezza del set informativo messo a disposizione dell’attestatore e i risultati cui lo stesso è pervenuto.

Indicatori e quozienti economici, patrimoniali e finanziari

A tali fini, può essere utile valutare l’avvenuta elaborazione di eventuali indicatori e quozienti economici, patrimoniali e finanziari, atti a corroborare le valutazioni qualitative, attraverso una rappresentazione diretta e riscontrabile degli elementi di disequilibrio maggiormente significativi. Ad esempio, analisi supportate dai valori della leva operativa e di quella finanziaria, dagli indici di struttura, di rotazione del magazzino e dell’attivo, dalla valutazione dei tempi medi di incasso dei crediti e di pagamento dei debiti, che possono fornire evidenza delle criticità relative alla gestione della tesoreria aziendale.

Analisi delle ipotesi del piano

Con particolare riferimento al tema della fattibilità del piano, riveste fondamentale importanza la sussistenza di specifiche analisi condotte dell’attestatore sulle principali ipotesi che il management pone a fondamento della strategia di risanamento, che devono essere chiaramente evidenziate nel piano medesimo. In particolare, qualora sia prevista la liquidazione del patrimonio aziendale, dalla relazione dell’attestatore deve potersi evincere l’attendibilità del metodo utilizzato per stimare il valore di realizzo dei cespiti.

Inoltre, se il piano fa riferimento a corrispettivi di cessione concordati con terzi acquirenti, dalla stessa relazione deve risultare che l’imprenditore ha compiutamente documentato lo svolgimento delle trattative.

L’ action plan nei piani che prevedono la continuazione dell’attività di impresa

Per quanto concerne, invece, i piani che prevedono la continuazione dell’attività di impresa, occorre verificare che l’action plan predisposto dal management aziendale specifichi le condizioni necessarie per la sua attuazione. A tal fine, la relazione di attestazione deve confermare che i meccanismi causali posti a fondamento dell’action plan siano idonei a raggiungere gli obiettivi prefissati, suffragandone la coerenza interna ed esterna.

Analisi di coerenza interna ed esterna

Particolare attenzione deve essere posta a quelle situazioni nelle quali i risultati prospettati siano migliori di quelli storicamente conseguiti dall’impresa, ovvero superiori rispetto a quelli che sono previsti per il mercato di riferimento. In tali casi, l’attestatore deve corroborare la realisticità delle ipotesi formulate, verificando, da una parte, che le ragioni dell’over performance siano state accuratamente illustrate nel piano, dall’altra, che l’impresa possa ragionevolmente conseguirle, alla luce delle sue specifiche caratteristiche, di futuri mutamenti del contesto competitivo in cui opera, ovvero di altri eventi altamente probabili.

Illustrati, seppur brevemente, quelli che sono gli elementi che si ritiene debbano essere compendiati all’interno della relazione di attestazione, passiamo ad analizzare i criteri di valutazione che devono essere adottati dagli Uffici in sede di esame della proposta di trattamento.

Per approfondire

Scarica la circolare n. 34/E

 

Transazione fiscale nelle crisi di impresa

Transazione fiscale nelle crisi di impresa

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate illustra le nuove procedure

Con la circolare n. 34/E sulla base delle modifiche normative introdotte dalla legge n. 159/2020, sono delineate le regole per la valutazione delle proposte di trattamento del credito tributario presentate dai contribuenti, nell’ottica di favorire la ripresa produttiva e la conservazione dei posti di lavoro. Considerato il crescente ricorso alla transazione fiscale nelle crisi di impresa, e tenuto conto anche delle ripercussioni finanziarie sugli operatori economici determinate dall’emergenza Covid-19, la circolare intende rappresentare un utile vademecum per orientare e uniformare il comportamento degli Uffici su tutto il territorio nazionale. Dopo un breve excursus normativo, il documento fornisce infatti indicazioni agli Uffici sulla valutazione delle proposte di trattamento del credito tributario presentate dai contribuenti, sul rapporto con i rappresentanti dell’imprenditore in stato di crisi e con il Commissario giudiziale.

Tra accordo di ristrutturazione dei debiti e concordato preventivo

La circolare si sofferma anche sull’accordo di ristrutturazione dei debiti e sul concordato preventivo, ossia le due procedure cui il debitore può far ricorso, a seconda dei casi, ai fini della composizione della crisi d’impresa, descrivendone la disciplina normativa, i requisiti di ammissibilità, gli oneri a carico dei soggetti interessati e gli effetti.

Il piano attestato ed il ruolo dei professionisti

L’Agenzia ricorda nel documento che gli interventi legislativi in materia di composizione della crisi di impresa hanno, progressivamente, assegnato ai professionisti che attestano la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo un ruolo sempre più rilevante, da assolvere con rigore, competenza e trasparenza per assicurare la corretta riuscita della procedura. La circolare illustra quindi anche gli elementi che devono essere necessariamente riportati nella relazione del professionista, che rappresenta il supporto su cui si fondano le valutazioni dei creditori in merito alle proposte di soddisfacimento dei crediti.

L’Agenzia evidenzia che per ritenere accoglibile una proposta di trattamento del credito tributario occorre sostanzialmente valutare la maggiore, o minore, convenienza economica della stessa rispetto all’alternativa liquidatoria, anche in considerazione della relazione di attestazione del professionista.

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Scarica la circolare n. 34/E

Principi di attestazione dei piani di risanamento 2021

Principi di attestazione dei piani di risanamento 2021

il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha pubblicato i nuovi Principi di attestazione dei piani di risanamento, che aggiornano quelli approvati nel 2014. Il documento era stato posto in pubblica consultazione lo scorso anno ed è ora disponibile sui siti del Consiglio Nazionale dei commercialisti e della Fondazione Nazionale dei commercialisti.

Revisionati nell’ambito dell’area di delega “Procedure concorsuali e risanamento di impresa” dei consiglieri nazionali dei commercialisti Andrea Foschi e Sandro Santi, i Principi sono stati curati da AIDEA (Accademia Italiana Di Economia Aziendale), FNC (Fondazione Nazionale Commercialisti), ANDAF (Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari), APRI (Associazione Professionisti Risanamento Imprese) e OCRI (Osservatorio Crisi e Risanamento delle Imprese).

I Principi sono stati rivisti e aggiornati per tener conto degli indirizzi giurisprudenziali, delle novità del Codice della Crisi (limitandosi a quanto utile e necessario visto la frammentazione delle norme entrate in vigore rispetto al testo definitivo), ma anche delle conseguenze dell’emergenza sanitaria Covid-19, trasformatasi ormai anche in emergenza economica per molte imprese.

Principali novità

Riguardo al contenuto dei Nuovi Principi di attestazione, lo schema di base delle attività che deve svolgere il professionista esperto incaricato resta sostanzialmente quello preesistente, ma le innovazioni apportate sono significative in particolare tema di indipendenza e compenso dell’attestatore, di definizione del perimetro delle verifiche, delle successive modifiche del piano e delle attività di monitoraggio dello stesso. Particolare attenzione viene infine riservata al tema della valutazione del miglior soddisfacimento dei creditori in caso di concordato preventivo in continuità alle “utilità” esterne in relazione alle quali l’attestatore dovrà esprimersi in modo circostanziato.

Emergenza Covid

I Nuovi Principi di attestazione affrontano, poi, il rilevante tema dell’incertezza sanitaria ed economica causata dalla pandemia Covid-19 proponendo suggerimenti di ausilio alla fattibilità del Piano, compreso quello di ricorrere, ove occorra, ad una pluralità di scenari e all’ampliamento, anche oltre i cinque anni, dell’orizzonte temporale del Piano di risanamento, a condizione che sia adeguatamente motivato dal debitore e ritenuto giustificato dall’attestatore.

Attestazioni speciali

Il lavoro è, infine, completato dalle attestazioni speciali di cui agli artt. 182-ter, 182-quinquies e 186-bis l.fall. e dalla cosiddetta attestazione di uscita dalla crisi, non prevista dalla normativa, ma alla quale le imprese già ricorrono per porre la parola “fine” al processo di risanamento.

Per approfondire

Scarica i Principi di attestazione dei piani di risanamento

Mercato M&A in Italia nel 2020

Mercato M&A in Italia nel 2020

Il report KPMG sul mercato M&A in Italia nei primi 9 mesi del 2020 fotografa, come era facilmente prevedibile nonostante le dichiarazioni di molti advisor, un mercato in chiaroscuro: cresce l’attività domestica, mentre calano gli investimenti esteri.

“Come molti altri settori dell’economia, anche l’intero ecosistema delle fusioni e acquisizioni, dagli imprenditori ai manager, dagli investitori istituzionali ai consulenti, hanno dovuto modificare rapidamente le modalità di lavoro per garantire continuità” sottolinea Max Fiani, Partner, KPMG, Corporate Finance. “Affrontare un processo di vendita in questo periodo storico può essere particolarmente gravoso. Molte operazioni annunciate sono state poi sospese, probabilmente in attesa di capire come si muoveranno le valutazioni e di una maggiore chiarezza sul current trade per poter ragionare su proiezioni economico-finanziarie circostanziate. Molti operatori si sono dovuti concentrare sul quotidiano, chiudendo nel cassetto progetti di crescita inorganica; altri hanno affrontato e stanno affrontando crisi di liquidità che hanno colpito diversi fattori. L’insieme di questi fattori ha riportato il mercato indietro di anni, cancellando anni di crescita rilevante”.

Sono altresì convinto che molti settori in Italia andranno a consolidarsi riducendo il numero di imprese a favore di un aumento della dimensione media aziendale. Le PMI dovranno nei provvedere a ridefinire la dimensione minima per competere coerentemente al loro modello di business ed ai cambiamenti di mercato.

Per questo ci aspettiamo che le vere protagoniste del mercato M&A saranno le PMI dalla primavera 2021 in poi anche se già in questi giorni iniziamo ad intravedere molto movimento nel settore.

Per approfondire

Mercato M&A in Italia nei primi 9 mesi 2020: il rapporto KPMG.

Agevolazioni fiscali a favore del M&A

Agevolazioni fiscali a favore del M&A

Con il Decreto Crescita e il Decreto rilancio sono state introdotte delle agevolazioni finalizzate ad incentivare le operazioni straordinarie fra società di capitali sia nell’ipotesi di fusioni e scissioni sia nell’ipotesi di conferimento con l’effetto di promuovere le integrazioni fra soggetti indipendenti.

La prima misura riguarda il cosiddetto “Bonus aggregazioni” che consente il riconoscimento dei maggior valori connessi a beni strumentali e avviamento risultanti da operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda per le operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2022.

La seconda misura riguarda un doppio credito d’imposta garantito al socio conferente e alla società conferitaria per gli aumenti di capitale a pagamento deliberati e integralmente versati entro il 31 dicembre 2020.

Bonus aggregazioni

L’agevolazione

Ai sensi dell’art. 11 del Decreto Crescita (n. 14/2019) “si considerano riconosciuti, ai fini fiscali, il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per effetto della imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da concambio, per un ammontare complessivo non eccedente l’importo di 5 milioni di euro”. Oltre a tale previsione per le operazioni di fusione e scissione, anche in caso di conferimento d’azienda sono riconosciuti i medesimi maggior valori, sempre ai fini             IRES e IRAP a partire dall’anno seguente all’effettuazione dell’operazione. L’operazione si considera effettuata nell’anno d’imposta in cui sono iscritti al Registro delle Imprese gli atti di fusione e scissione o la delibera di aumento di capitale.

Elementi di interesse

L’affrancamento gratuito dei tali maggior valori deroga al regime di neutralità fiscale cui generalmente sono soggette tali operazioni straordinarie ai sensi degli art. 172 e 173 del TUIR. Ne discende, quindi, la possibilità, in applicazione dell’agevolazione, di dedurre fiscalmente gli ammortamenti calcolati sui maggior valori iscritti e, nel caso di una successiva alienazione, di calcolare le plusvalenze o minusvalenze tenendo conto di valori residui rivalutati.

Per evitare la decadenza dall’agevolazione non è possibile, però, cedere i beni rivalutati o realizzare altre operazioni straordinarie nell’esercizio di effettuazione dell’operazione né nei tre periodi d’imposta successivi.

Ambito soggettivo

Possono beneficiare, del suddetto bonus, soltanto le società che effettuano operazioni di fusione, scissione, o conferimento di azienda e che siano soggetti passivi IRES costituiti nella forma di società di capitali residenti nel territorio dello Stato.

L’Articolo 11 del Decreto Crescita esplicita i prerequisiti che le imprese partecipanti all’operazione di aggregazione devono possedere alla data dell’operazione, ma anche nei due anni precedenti. Le stesse devono:

  • essere operative da almeno due anni
  • non fare parte dello stesso gruppo societario
  • non essere legate da un rapporto di partecipazione superiore al 20%
  • non essere controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile.

 

Crediti d’imposta su aumenti di capitale a pagamento

L’agevolazione

Il DM del Mef emanato il 10 agosto 2020 definisce agli artt. 2 e 5 le caratteristiche del doppio credito d’imposta.

È previsto per il conferente “un credito d’imposta in misura pari al 20 per cento dell’ammontare del conferimento medesimo. Il conferimento massimo su cui calcolare il credito d’imposta non può eccedere l’importo di euro 2.000.000.”. La partecipazione deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023.

Alla società conferitaria, invece, “è riconosciuto, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50 per cento delle perdite eccedenti il 10 per cento del patrimonio netto, al lordo delle perdite stesse, fino a concorrenza del 30 per cento dell’aumento di capitale”. Non devono essere distribuite riserve fino al 31 dicembre 2023.

I crediti d’imposta sono subordinati al limite complessivo di Euro 800.000 nel caso si sia fruito di altri Aiuti di Stato nell’ambito dell’emergenza da Covid-19.

Elementi di interesse

L’art. 26 del D.L. Rilancio ha introdotto misure a sostegno della patrimonializzazione delle Pmi che abbiano conseguito ricavi per l’esercizio d’imposta 2019 superiori a Euro 5 milioni e fino a Euro 50 milioni. Tali misure rappresentano uno spunto di forte interesse se applicate all’interno di operazioni straordinarie che prevedano aumenti di capitale a pagamento con conferimenti in denaro in quanto consentono l’ottenimento di crediti d’imposta cumulabili alle agevolazioni del “bonus aggregazioni”. In quest’ottica le parti potrebbe sottoscrivere clausole per l’aggiustamento del prezzo sulla base della possibilità di ottenere il credito d’imposta. È pur sempre necessario che l’aumento di capitale a pagamento giustificato da valide ragioni economiche nel rispetto della disciplina anti-abuso.

Ambito soggettivo

Beneficiari delle misure sono i soci conferenti in società di capitali, cooperative e società europee che abbiano la sede legale e amministrativa sul territorio dello Stato italiano e siano regolarmente iscritte al Registro delle Imprese. Non sono ammesse le società di partecipazione, gli intermediari finanziarie e le società assicurative.

È importante, inoltre, che al 31 dicembre 2019 né la società, se media impresa, che effettua l’aumento di capitale né gli eventuali soci soggetti giuridici fossero considerati imprese in difficoltà. Si ritengono non ammissibili anche quei soci soggetti giuridici che abbiano relazioni di dipendenza dalla conferitaria in quanto controllante, controllata, collegata o sottoposta a comune controllo. Inoltre, la conferitaria ha subito un calo di fatturato connesso all’emergenza epidemiologica da Covid-19 nel bimestre di marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 pari ad almeno il 33%. La società conferitaria deve, inoltre, trovarsi in una situazione di regolarità rispetto a numerose disposizioni normative.

Per approfondimenti:

I 24 principi chiave per valutare aziende in crisi

I 24 principi chiave per valutare aziende in crisi

La valutazione d’azienda è competenza fondamentale nella gestione delle discontinuità strategiche dell’impresa. Lo è a maggior ragione nelle situazioni particolarmente complesse in cui è addirittura a rischio la continuità aziendale. La dottrina si arricchisce di un interessante articolo che segnalo ai cultori della materia. Vi si trovano spunti anche per la consulenza alla gestione ordinaria d’impresa se fornita adottando un approccio valutativo (peculiarità del nostro Studio).

Valutazione delle imprese a rischio di non sopravvivenza

Tecnicamente le imprese a rischio di non sopravvivenza sono imprese che presentano un valore economico dell’attivo pari o inferiore al valore nominale del debito. Sono imprese per le quali l’equity è at the money o out of the money. Sono dunque imprese dove l’imprenditore ha già perso il capitale, ma gestisce ancora l’impresa, spesso nell’ambito di accordi di ristrutturazione, concessi dai creditori che rischierebbero in una liquidazione atomistica della società perdite molto rilevanti.

L’imprenditore non rischia (ha già perso il capitale)

Sono imprese particolari, dove l’imprenditore non rischia (ha già perso il capitale) e può solo guadagnare e dove i creditori rischiano ed anch’essi non possono che guadagnare da uno scenario di continuità aziendale rispetto ad uno scenario di liquidazione atomistica.
La valutazione di queste imprese è resa complessa dall’esistenza di molti fattori ed elementi che normalmente non sono presenti nella valutazione delle aziende in condizioni normali.

La valutazione delle aziende (Volume 3)

Sull’argomento segnalo un articolo a firma di Mauro Bini pubblicato su “La valutazione delle aziende”, terzo volume edito dalla Fondazione OIV. L’articolo è dedicato ad identificare alcuni principi chiave cui è utile far riferimento nella valutazione delle aziende a rischio di non sopravvivenza ed a proporre una formula generale di valutazione che consideri tutti gli elementi che i principi chiave permettono di identificare come rilevanti.

I 24 principi chiave

L’articolo in particolare vuole offrire attraverso 24 principi chiave i criteri che dovrebbero presidiare la valutazione delle aziende a rischio di non sopravvivenza ed i claims (strumenti di debito, ibridi, di equity) scritti sull’attivo di queste aziende.
L’articolo ha proposto anche una formula valutativa generale in grado di esplicitare tutti gli addendi e minuendi che esplicitamente o implicitamente l’esperto dovrebbe considerare ai fini della valutazione dell’impresa a rischio di non sopravvivenza.
La formula permette di evitare l’errore, molto frequente nella pratica, di trascurare tutti gli effetti che si accompagnano allo stato di crisi dell’impresa quali a solo titolo di esempio: i costi diretti ed indiretti di dissesto, i costi di monitoring e di bonding, il risk shifting che l’imprenditore può promuovere, l’incapacità di realizzare nuove iniziative, ecc.

Rivalutazione fiscale partecipazioni novembre 2020

Rivalutazione fiscale partecipazioni novembre 2020

Il Decreto Legge Rilancio, all’art. 137, ha previsto la possibilità di rivalutare i terreni e le partecipazioni entro il 30 settembre 2020 posseduti non in regime di impresa al 1 luglio 2020.

In sede di conversione in legge del decreto Rilancio il termine del 30 settembre è stato posticipato al 15 novembre 2020 sia per il versamento della prima rata che per la redazione e il giuramento della perizia.

Non si tratta quindi di una semplice proroga ma di una riapertura con una data di riferimento del possesso diversa: 1° luglio invece che 1° gennaio.

Riferimento normativo.

Art. 137 Decreto Rilancio n. 34/2020 – Proroga della rideterminazione del costo d’acquisto dei terreni e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati

  1. Le disposizioni degli articoli 5 e 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive modificazioni, si applicano anche per la rideterminazione dei valori di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° luglio 2020. Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 settembre 2020; sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la predetta data del 30 settembre 2020.
  2. Sui valori di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili e con destinazione agricola rideterminati con le modalità e nei termini indicati dal comma 1, le aliquote delle imposte sostitutive di cui all’articolo 5, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono pari entrambe all’11 per cento e l’aliquota di cui all’articolo 7, comma 2, della medesima legge è aumentata all’11 per cento.
  3. Alle minori entrate derivanti dal presente articolo valutati in 37 milioni di euro annui dal 2023 al 2028, si provvede ai sensi dell’articolo 265.”

 

La Legge 17 luglio 2020, n. 77 di conversione del decreto Rilancio apporta nell’allegato 1 delle modifiche all’art. 137 del Decreto rilancio:

“All’articolo 137:

– al comma 1, le parole: «30 settembre 2020», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «15 novembre 2020»;

– al comma 3, la parola: «valutati» è sostituita dalla seguente: «, valutate»”

Dl Rilancio e rivalutazione delle partecipazioni

DL Rilancio e rivalutazione delle partecipazioni

La rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni detenuti al di fuori del regime d’impresa sarà possibile anche per i beni posseduti al 1° luglio.

Chi decide di avvalersi dell’opportunità prevista dall’articolo 137 del Dl n. 34/2020, cioè di procedere alla rivalutazione per poter utilizzare il valore rideterminato invece che il costo storico, deve porre in essere, fondamentalmente, due adempimenti entro il 30 settembre 2020:

  • far redigere e asseverare, presso la cancelleria del tribunale o gli uffici dei giudici di pace e i notai, una perizia di stima della partecipazione o del terreno da un professionista abilitato (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e revisori legali dei conti, per le partecipazioni; ingegneri, architetti, geometri, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari e periti industriali edili, per i terreni; periti iscritti alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, per entrambe le tipologie di beni), che ne attesti il valore al 1° luglio 2020
  • effettuare in autoliquidazione il versamento dell’imposta sostitutiva dell’11%, calcolata sull’intero ammontare del valore di perizia, ovvero, in caso opti per il pagamento rateizzato, della prima di tre quote annuali di pari importo. Le successive andranno versate, rispettivamente, il 30 settembre 2021 e il 30 settembre 2022, con la maggiorazione degli interessi del 3% annuo, decorrenti dal 30 settembre 2020 e da corrispondere contestualmente a ciascuna rata. Nel modello F24 devono essere indicati i codici tributo “8055”, per le partecipazioni, e “8056”, per i terreni.

La rivalutazione della legge di bilancio 2020

La nuova finestra per rivalutare partecipazioni e terreni posseduti al 1° luglio 2020, decretata dal Dl “Rilancio”, si pone in perfetta continuità con quella prevista dall’ultima legge di bilancio, che riguarda, invece, i beni detenuti alla data del 1° gennaio 2020.
In quest’ultimo caso, i necessari adempimenti – redazione e asseverazione della perizia nonché versamento dell’intera imposta sostitutiva dell’11% ovvero della sola prima rata – dovranno essere portati a termine entro il prossimo 30 giugno.
Potrebbe avvalersene, ad esempio, chi, avendo in animo di cedere la partecipazione o il terreno nel corrente mese di giugno, non può utilizzare la proroga concessa dal decreto legge n. 34/2020, in quanto mancherebbe il requisito del possesso del bene al 1° luglio 2020.

Quando conviene

Relativamente alle partecipazioni non quotate, bisogna mettere a confronto l’imposta sostitutiva sul valore di perizia (11%) con quella da capital gain, al 26%, ordinariamente prevista per le plusvalenze di natura finanziaria. In altre parole, affinché la rivalutazione risulti vantaggiosa, occorre che l’imposta dell’11% applicata sul valore della partecipazione sia inferiore al 26% della plusvalenza realizzata.

Per approfondire

Dl “Rilancio” – Nuova chance per le rivalutazioni