Case History

Attacco al Made in Italy, il cerchio si stringe.

Attacco al Made in Italy

Articolo pubblicato in estratto sul mensile Strade

La scarsa competitività del Paese sta modificando la percezione di un marchio “Made in Italy” tradizionalmente molto trasversale e rivolto ad un pubblico ampio e variegato. Se da una parte ci consola che il marchio “Made in Italy” sia sempre più focalizzato sull’alta gamma, appare preoccupante che per i marchi premium questo non rappresenti più un elemento cosi distintivo.

Premessa: il caso Report/Moncler

Abbiamo assistito tutti, o quantomeno abbiamo letto i relativi commenti ed articoli, alla puntata di Report sul caso Moncler.

Non voglio qui affrontare il dramma delle oche (che non sottovaluto), né l’opportunità che una televisione pubblica si permetta di sindacare sui margini di una azienda privata, attaccando non un comparto (se gli altri produttori di piumini si comportano diversamente allora mi taccio) ma una singola impresa, quotata.

Toccherà a Moncler, nei modi che riterrà più opportuni, difendersi e dimostrare l’infondatezza delle accuse.

Non mi interessa neanche analizzare con attenzione il caso di cattiva gestione della crisi dei responsabili comunicazione di Moncler.

Tutto questo è stato affrontato in rete da mille articoli. Non saprei aggiungere nulla di più.

Ascoltare gli imprenditori

Ho trovato invece molto interessante ascoltare gli Imprenditori, sia Ruffini sia Cucinelli.

Purtroppo i giornalisti erano troppo impegnati a dimostrare una tesi ed hanno dato poco peso ad affermazioni che credo siano invece molto interessanti e che mi hanno riportato alla mente un articolo di qualche giorno fa.

Mi ha colpito in particolare la riproposizione di una intervista dell’amministratore Ruffini, che mi ero perso e che è passata un po’ sotto traccia, in cui dichiarava che a lui non interessa il concetto di made in Italy, Moncler è un marchio che sceglie il meglio ovunque lo trovi.

Dichiarazione più che legittima sia chiaro. Mi ha colpito molto sia il contenuto sia il fatto di non esserne rimasto personalmente scandalizzato.

Sicuramente inutile puntare sul made in Italy per un marchio percepito come francese.

Non avevo però mai sentito un attacco, indiretto se volete, cosi forte e sincero al “prodotto in Italia”.

Sia chiaro, so benissimo che i maggiori stilisti producono all’estero ma so anche che cercano tutti di nasconderlo o farlo dimenticare.

Il made in Italy è sempre stato (e per il lusso resta) un plusvalore importante.

Lo stesso Cucinelli, così lodato da Report, ha fatto una affermazione molto interessante, anche questa passata sotto traccia essendo l’attenzione puntata sul mantenimento dei posti di lavoro in Italia.

Cucinelli ha detto che per lui il made in Italy è un plusvalore perché il suo è un marchio di lusso a differenza di altre aziende che lavorando in segmenti premium possono avere visioni differenti. L’affermazione non è banale. Significa che il cerchio si stringe per molte imprese.

Se da una parte ci consola che il marchio “Made in Italy” sia sempre più focalizzato sull’alta gamma, appare preoccupante che per i marchi premium questo non rappresenti più un elemento cosi distintivo. Per intenderci, se Ferrari è lusso, Bmw è premium.

Ciò che sta accadendo ha effetti importanti sulla filiera. La scarsa competitività del Paese sta modificando la percezione di un marchio “made in Italy” tradizionalmente molto trasversale e rivolto ad un pubblico ampio e variegato. Se pensiamo all’ Italia degli anni 60 il nostro Paese rappresentava la dolce vita ma anche la gioia di possedere la 500, non necessariamente la Ferrari.

In Italia non si fanno più feste

Segnalo un bellissimo articolo de ilSole24ore La modernità italiana di Giuliano Da Empoli del 30 settembre 2014. Articolo che vi invito a leggere integralmente e di cui riporto un paio di affermazioni che mi hanno colpito in particolar modo:

“Il problema della moda italiana non sono le tasse. Il problema della moda italiana non sono le infrastrutture. Il problema della moda italiana non è l’inefficienza della pubblica amministrazione. Il problema della moda italiana è la depressione italiana. Come si fa a vendere al mondo il sogno di un luogo abitato dalla leggerezza e dall’eleganza se quello si è progressivamente trasformato nel suo esatto contrario: un Paese sempre più impaurito e cattivo, nel quale la gente si impoverisce e l’ultima festa divertente risale al 1987?” Di Giuliano Da Empoli – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/sCH322

Update: Interpreto le premesse come ovviamente provocatorie e come tali le cito. E’ evidente che tasse e mancanza di infrastrutture unite ad una burocrazia soffocate rappresentano una delle cause della “tristezza” del Paese.

E ancora sempre sul Made in Italy:

“Non un fenomeno di élite, ma di massa: l’orgoglio di avere qualcosa da dire al mondo, e l’intelligenza di farlo senza prendersi troppo sul serio. Come il set della Dolce vita dove, scrive Tullio Kezich, «tirava sempre l’aria di non fare un accidente, di sfuggire agli impegni, di bruciare il padiglione. Eppure si lavorava, se questa è la parola, fino a veder spuntare l’alba».” Di Giuliano Da Empoli – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/sCH322

Conclusioni

Non sono un esperto di mktg e quindi chiedo scusa se posso aver fatto un po’ di confusione su termini e posizionamenti.

Per evitare fraintendimenti non sostengo che oggi il Made in Italy non rappresenti più un valore immediatamente spendibile dalle aziende, dico invece che inizia ad appannarsi, inizia una discesa che va contrastata non con tutele legali ma lavorando sull’immagine e l’attrattività del Paese a tutti i livelli.

Update: quello che mi preme sottolineare è che l’Italia probabilmente per riscoprire il vero valore del Made in Italy deve tornare ad essere percepito come un Paese in cui è bello vivere, un Paese non legato solo ad una immagine di prodotti di gran lusso (storicamente attribuibile alla Francia che ultimamente tendiamo a rincorrere – complici anche i numerosi acquisti di nostre aziende effettuati da produttori di lusso d’oltralpe) ma tornare a riscoprire e promuovere i nostri piccoli lussi quotidiani riscoprendo il nostro “saper viver bene”.

Chiedo a chi è più bravo di aiutarmi, magari nei commenti o nelle conversazioni on line, a sviluppare o a correggere una intuizione forse un po’ superficiale ma credo non del tutto sbagliata.

 

Per approfondire:

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Berto Salotti – Case History

Berto Salotti – Case History

Il vero lavoro dell’imprenditore

Ho appena letto un bellissimo post in cui si racconta la storia di una famiglia, la storia di una azienda che in questi giorni festeggia i 40 anni di attività.

In rete potete trovare molto su Berto Salotti, sono un caso di eccellenza di web marketing applicato ad una PMI.

Ci sono libri, convegni, professori universitari che ne hanno studiato la case history.

Oggi però voglio raccontarvi un’altra storia, la storia di un imprenditore o meglio del perché Filippo Berto è un imprenditore.

Filippo ed io ci conosciamo da qualche anno, siamo amici, abbiamo vissuto i primi anni del web quando tutti ci dicevano che perdevamo solo del gran tempo, entrambi siamo diventati papà più o meno nello stesso periodo, entrambi abbiamo ereditato una attività ed abbiamo cercato di trasformarla per cucircela addosso.

Filippo ha intuito prima di altri che il web poteva diventare lo strumento con cui ridisegnare la sua impresa ed ha perseguito il progetto con indiscussa bravura.

Quello che però fa di lui un imprenditore è altro ed è forse la parte della storia meno raccontata. Forse quella che a me ha insegnato di più.

Pago oggi il mio debito di riconoscenza raccontandovela per come credo di averla compresa, per quello che credo di aver imparato.

Passaggio generazionale

E’ il momento più delicato nella storia di una impresa. Spesso se ne sottovaluta la portata. Si è tutti concentrati sulla formazione dell’erede, sul comprendere che ruolo avrà in famiglia ed in azienda (imprenditore, manager, socio, ecc).

Ci si dimentica spesso che, per superare questa sfida in una PMI, anche l’azienda deve cambiare.

Soprattutto in un momento caratterizzato da forti innovazioni come quello di oggi il passaggio generazionale deve diventare il momento in cui l’impresa si ripensa, in cui l’imprenditore si fida e lascia al figlio/a la possibilità di studiare e scoprire come l’impresa può evolvere, come può diventare più simile a lui.

Il passaggio generazionale ha successo se l’impresa viene ridisegnata e ripensata intorno all’erede.

Il padre di Filippo (figura complessa che meriterebbe molto più spazio in questa analisi) ci ha creduto, gli ha indicato la rotta (il web).

Filippo ha saputo dare concretezza ad una intuizione del padre fino a farla sua, fino a farla crescere a livelli che nessuno dei due avrebbe immaginato.

L’intuizione imprenditoriale

L’intuizione apparentemente è stata investire sul web o meglio investire in competenze interne sul web marketing. Su questo ne hanno scritto in molti.

In realtà, per come la vedo io, l’intuizione è stata smettere di pensare da terzista e diventare imprenditore.

Tutto quello che ha fatto Filippo è nato da lì. Un cambio coraggioso ed intelligente perché ha fatto tesoro e valorizzato la tradizione della sua azienda, il saper fare, il made in Italy o meglio il made in Brianza, ricostruendo e rinnovando un legame fortissimo con il territorio, con l’associazionismo, con il distretto.

Quanta tradizione nell’innovazione Berto.

Il bilancio delle competenze

Fare il bilancio delle competenze della propria azienda non è esercizio da poco. Ci vuole molta obiettività e la capacità di guardarsi allo specchio con sincerità. E’ necessario essere umili senza però soffrire di complessi di inferiorità. E’ importante osservare gli altri per conoscere, nelle differenze, noi stessi.

Berto ha individuato le caratteristiche e competenze distintive e ci ha investito con forza, cercando nel mercato e nella sua rete le capacità mancanti necessarie alla crescita ed allo sviluppo del suo business.

La sintesi  delle competenze è mia e spero non me ne vorrà:

  1. Lavoro artigiano (alta qualità e su misura)
  2. Comunicazione web (e solo web)
  3. Legame con il territorio e con la tradizione come motore per l’innovazione
  4. Umiltà di imparare dai grandi senza complessi di inferiorità

Costruire la squadra

La prima volta che sono passato in azienda è stato 4 o 5 anni fa. Non ho avvisato per non disturbare, Filippo era via ma abbiamo avuto una accoglienza che mi ha colpito molto. Sono passato con mia moglie ovviamente per cercare un divano.

L’incontro con il nostro architetto era durato più del previsto e siamo arrivati da Berto troppo tardi in piena chiusura per pranzo.

Maurizio (giusto render merito al collaboratore di Filippo), già in auto, ha intuito che fossimo potenziali clienti ed ha invertito la marcia aprendoci il negozio.

La cosa mi ha colpito molto. Un forte segno di attenzione al cliente ed alla costruzione della squadra.

I soldi si investono in azienda non in immobili

Negli anni l’azienda è cresciuta, ha aperto nuovi punti vendita e nei nostri incontri Filippo mi ha sempre raccontato la soddisfazione per i successi raggiunti senza mai nascondere la fatica ed i sacrifici che ne stavano alla base.

Quando hanno aperto a Roma gli chiesi se avessero pensato a comprar l’immobile (era ancora il periodo in cui l’immobiliare tirava e dragava il risparmio e gli investimenti). Illuminante la risposta di Filippo:

“I soldi mi servono per investire in azienda, in pubblicità, nel marchio, per farmi conoscere.” (sintesi mia) 

Costruire il radar e concretizzare le opportunità

L’unico modo di fare impresa oggi è attivare il radar, alzare le antenne, aprirsi ai mille stimoli del mercato.

Il radar si costruisce costruendo rapporti con le associazioni imprenditoriali, con le università, confrontandosi con realtà diverse dalle nostre.

Berto ha usato il proprio caso di successo per incrementare e costruire il proprio radar, moltiplicandone la potenza grazie al web.

Perché il web non è solo comunicazione e pubblicità. Il web significa, per chi è bravo, costruire rapporti ed aprire orizzonti.

E concretizzare le opportunità che è poi la capacità che fa la differenza, lavorando sui prototipi, sul design, sull’estero sia questo Russia o USA ( a puro titolo di esempio: #sofa4manhattan, #DIVANOXMANAGUA, ecc… iniziative che hanno contemporaneamente creato i presupposti per incrementare il fatturato ma anche per costruire nuove reti).

Investire nel web

Questa storia non sarebbe completa senza un breve cenno all’importanza che il web marketing ha avuto nel trasformare l’azienda. Non mi dilungherò, in rete molti ne hanno scritto e molti ne discuteranno. Mi preme però sottolineare che il web è stato usato come un accelleratore di competenze, ha valorizzato, focalizzato l’azienda.

Se agli inizi tutto era gestito in prima persona, ben presto Filippo ha sentito l’esigenza di rivolgersi a specialisti per farsi supportare. Oggi credo che abbia deciso di tornare ad nternalizzare gran parte delle competenze ad eccezione di quelle più tecniche ed operative. Perché la comunicazione on line è e deve restare una capacità distintiva dell’azienda.

Ma tutto questo è del tutto inutile se non sai chi sei se non conosci te stesso e la tua impresa.

Il vero lavoro dell’imprenditore, la vera intuizione è tutta lì. Il resto è sudore.

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Le otto sfide delle aziende familiari ed il passaggio generazionale: il caso Luxottica

Le otto sfide delle aziende familiari ed il passaggio generazionale: il caso Luxottica

Una recente ricerca dell’Osservatorio AUB su tutte le aziende familiari italiane con ricavi superiori a 50 milioni di euro, promosso da AIdAF (Associazione italiana delle imprese familiari), appare particolarmente interessante per delineare i futuri trend in cui si trovano o si troveranno coinvolte le imprese italiane e i professionisti che da sempre le accompagnano.

Le otto sfide delle imprese familiari

Delle otto sfide identificate dalla ricerca dell’ Università Bocconi, tre riprendono e rafforzano alcuni trend consolidati negli anni precedenti; le altre cinque, invece, rispondono ad altrettanti approfondimenti tematici affrontati da Osservatorio AUB e AIdAF nel corso del 2013 sui temi della leadership familiare, della cultura familistica territoriale, del private equity, delle acquisizioni, degli investimenti diretti all’estero.

  1. evitare la convivenza (a tutti i costi) tra generazioni;
  2. pianificare la successione al vertice (prima che sia troppo tardi);
  3. superare il “glass ceiling”(ovvero valorizzare la componente femminile);
  4. bilanciare leadership familiare e CdA familiare;
  5. radicarsi in una cultura non familistica;
  6. aumentare le competenze per fare acquisizioni;
  7. cambiare il “focus” geografico degli investimenti diretti all’estero;
  8. conoscere il Private Equity (e il Private Debt);

 “Abbiamo individuato otto sfide”, afferma Guido Corbetta, titolare della Cattedra AIdAF-Alberto Falck, “che le aziende familiari si trovano ad affrontare per rilanciare la propria competitività: evitare la convivenza obbligata tra generazioni, nella forma di amministratori delegati multipli; pianificare la successione al vertice prima che sia troppo tardi; superare il soffitto di vetro che limita la crescita professionale delle donne; bilanciare leadership familiare e Cda familiare; radicarsi in una cultura non familistica; aumentare le competenze per fare acquisizioni; cambiare il focus geografico degli investimenti diretti all’estero; conoscere il private equity”.

Per approfondire: un’analisi dettagliata delle otto sfide

Le criticità del passaggio generazionale

Tra le otto sfide quella relativa al passaggio generazionale appare, per diffusione e criticità, di grande rilevanza. Per garantire la competitività dell’impresa è necessario pianificare per tempo e in modo strategico il passaggio di consegne tra l’imprenditore e l’erede, valutandone con attenzione i principali rischi e le potenziali opportunità.

Il Passaggio generazionale è un processo pluriennale in cui entrano in gioco numerosi fattori: fiscali, amministrativi, giuridici. Non andranno poi sottovalutati i rapporti psicologici tra le persone coinvolte che vedranno sovrapporsi la realtà familiare con quella aziendale.

Obiettivi del passaggio generazionale

  • Tutelare integrità e continuità dell’impresa;
  • evitare conflitti tra gli eredi.

Principali fattori da considerare

  • Caratteristiche peculiari dell’ impresa (dimensione, mercato, tecnologie impiegate, ecc);
  • tipologia di società adottata;
  • entità del patrimonio personale del fondatore e sua capacità di soddisfare gli eredi coinvolti e non coinvolti in azienda;
  • familiari coinvolti nell’attività dell’impresa (ruolo, capacità, esperienze maturate, aspettative personali);
  • esistenza di conflittualità tra eredi (anche solo potenziali e/o non legate all’impresa);
  • disponibilità di competenze manageriali;
  • implicazioni di natura fiscale e giuridica.

Strumenti utilizzabili

Diversi strumenti possono essere utilizzati per agevolare il passaggio generazionale:

  • affidare la gestione dell’azienda a manager esterni che affianchino l’erede fino alla sua piena maturità;
  • costituire patrimoni destinati, team di progetto o società ad hoc per consentire all’erede di prepararsi a sfide future più impegnative;
  • adottare un adeguato modello di “corporate governance”;
  • concludere apposite pattuizioni contrattuali (regolamenti di famiglia, accordi parasociali, etc.)

In merito all’ultimo punto rimando ad un nostro precedente articolo su Patti di famiglia e passaggio generazionale.

Sul tema lAscri, un’associazione dedicata alla prevenzione delle crisi d’impresa che riunisce commercialisti, industriali e uomini della finanza, ha elaborato un interessante pacchetto di proposte che proviamo brevemente sintetizzare:

  • presa di coscienza da parte dell’imprenditore del fatto che un familiare non portato per l’azienda non è un minus;
  • non utilizzare i denari dell’azienda a leva per eventuali liquidazioni ai soci o familiari;
  • coltivare un manager all’interno dell’azienda che possa eventualmente “stampellare” l’emergenza del passaggio generazionale;
  • individuare, in alternativa un manager esterno competente senza pregiudizi e con una visione strategica condivisa;
  • non scartare aprioristicamente l’idea di appoggiarsi ad un fondo qualora non si individui un passaggio generazionale in grado di cavalcare la crescita;
  • il leader di un’azienda familiare deve avere enormi doti di calma e strategia per mantenere coese le persone ed i soci in quanto è importante che ciascuno abbia un proprio ruolo e riconosca implicitamente il leader;
  • in ogni azienda che affronta il passaggio generazionale, la salvaguardia dei posti di lavoro per i dipendenti strategici è estremamente importante in quanto l’azienda è un insieme di persone;
  • prendere coscienza che purtroppo un passaggio generazionale “imposto per tragici eventi” può capitare a tutti;
  • per le aziende fino a certe dimensioni, il commercialista storico può avere un importantissimo ruolo;
  • le banche, attente all’indebitamento dell’azienda, possono ideare sistemi di finanziamento che non pregiudichino l’attività aziendale.

L’analisi del caso Luxottica

Le difficoltà che sta vivendo in questi mesi Luxottica sono da molti analisti attribuite ad un passaggio generazionale travolto da un’involuzione “padronale” che riafferma con forza le esigenze della proprietà familiare rispetto a quelle dell’impresa. Il caso però appare più complesso

«Ciò a cui abbiamo assistito, infatti, è una successione manageriale», osserva Guido Corbetta, titolare della cattedra Aidaf–Ernst & Young di Strategia delle aziende familiari all’Università Bocconi, «mentre il tema della successione proprietaria è ancora lì, e a questo si aggiunge un altro tema, ancora più complesso, quello della successione imprenditoriale».

Il caso Luxottica ripropone la questione della tensione impresa/famiglia nelle grandi imprese familiari. La questione della successione è tutta da costruire.

«Tenendo sempre ben separati proprietà e management e rispettive responsabilità», ammonisce Giulio Sapelli, professore di Storia economica all’Università Statale di Milano, contrario «alle stock option che creano commistione ma favorevole ai bonus monetari».

 Per approfondire: L’analisi del caso Luxottica

 Conclusioni

L’impresa italiana, indipendentemente dalle dimensioni, si trova oggi e sempre più si troverà in futuro a far fronte ad un investimento in cultura imprenditoriale senza precedenti. I professionisti saranno i primi a esserne coinvolti e dovranno come e più di altri accettare la sfida.

Per le piccole imprese, il commercialista potrà avere un ruolo rilevante nel pianificare per tempo il processo di successione e nel suggerire gli strumenti più opportuni anche grazie al rapporto di fiducia che mantiene con i principali membri della famiglia.

 

Documenti utili

L’analisi del caso Luxottica

Un’analisi dettagliata delle otto sfide

Patti di famiglia e passaggio generazionale

 

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Ripartiamo da qui!

Il nostro nuovo sito è online!

Oggi, dopo oltre 7 anni, ho deciso di chiudere i vecchi blog. Ne ho dato l’annuncio poco fa in quello che credo sarà l’ultimo post sui vecchi siti

È stata un’esperienza importante della mia vita che mi ha procurato molte soddisfazioni (gli inviti su tv e giornali, siamo diventati un caso aziendale raccontato nei convegni e descritto in un libro – il Marketing dei Commercialisti edito da Egea), ma anche molto impegno.

Oggi come dicevo prendo il coraggio di abbandonare la vecchia casa (o meglio le vecchie case, visto che i blog erano tre) per iniziare un progetto nuovo, più strutturato e professionale ma sempre caratterizzato dalla sincerità che fino ad oggi ha contraddistinto le piccole riflessioni.

Finalmente possiamo annunciare il debutto della nuova versione del nostro sito che, come potete notare, si presenta con una grafica del tutto rinnovata e un layout responsive dinamico e, speriamo, facilmente fruibile.

Il profondo restyling non tocca solo la veste grafica ma anche la sua struttura che si amplia di nuove categorie e contenuti.

Il nuovo sito desidera essere un prezioso strumento di contatto e informazione per tutti gli imprenditori ed i professionisti che vogliono conoscere o  approfondire meglio le attività e la filosofia di Studio Panato | Dottori Commercialisti in Milano.

Cambiare spaventa sempre un pò ma questa volta alla paura di lasciare un porto sicuro e conosciuto si affianca l’entusiasmo di una nuova grande avventura.

Ho avvertito, come è successo a molti in rete, la necessità di:

  • razionalizzare la presenza riunendo il sito di Studio Panato ed i nostri tre blog (Perizie di Stima, NewsLetter fiscale e Riflessioni di un commercialista) in un unico contenitore;
  • migliorare la fruibilità: garantendo la facilità di lettura su tutti o quasi i nuovi dispositivi, dal pc ai tablet passando per i telefonini.
  • migliorare la qualità: raccogliendo e aggiornando i post senza aver la frenesia di produrne di nuovi solo per dover esser presente on line.
  • Creare un piano editoriale più orientato ai clienti del nostro Studio.
Tutto questo senza perdere la spontaneità e la certezza che dietro a tutto c’è sempre una persona, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
In sostanza il progetto è un sito più professionale senza diventare un anonimo sito aziendale. Un sito che continuerà a contenere le mie riflessioni personali accompagnandole ad articoli più tecnici.
Il lettore potrà comunque scegliere facilmente cosa seguire. Le news in home page seguono la stessa divisione dei miei vecchi tre blog.
In questo modo chi cerca informazioni sulle perizie di stima potrà restare facilmente aggiornato e chi invece vorrà seguire le avventure del #panatino non dovrà per forza sorbirsi le ultime novità fiscali.
Per chi non ha troppa voglia di curiosare ecco gli indirizzi dei tre blog:
  • Fisco e società: novità e guide normative in materia fiscale e societaria.
  • Perizie di Stima: approfondimenti sulla valutazione d’azienda nelle principali operazioni straordinarie e nel risanamento d’impresa
  • Riflessioni: lo spazio più intimo e personale, ideale prosecuzione del vecchio ed omonimo blog.

Il sito non è ancora definitivo ma ho deciso di partire subito, un po’ per evitare i lunghi addii, un po’ perché un sito non sarà mai definitivo se è vivo.

Spero avrete voglia di perdonare quindi qualche errore ed i lavori in corso, le ingenuità e la sincerità sono stati in fondo sempre la nostra forza e confido che il lettore continuerà a perdonarci concentrandosi sui fondamentali.

PS forse avrete notato leggendo qualche salto dal IO al NOI. Tradisce una incertezza che deriva dall’aver abbandonato uno spazio più personale ed intimo per approdare a qualcosa di più professionale. Ma la faccia che vedete è la mia ed in questo piccolo angolo del sito continuerete a trovare le mie riflessioni, sempre personali, sempre mie. Devo solo abituarmici un po’… ;-)