La responsabilità degli amministratori verso la società

La responsabilità degli amministratori verso la società

Una regolamentazione di settore sempre più dettagliata e i maggiori rischi dell’ attività aziendale ripropongono con sempre maggiore insistenza il tema della responsabilità degli amministratori delle società di capitali. Vogliamo inquadrare brevemente l’argomento in una breve guida ad uso di imprenditori e professionisti.

 

Presupposti della responsabilità

Gli amministratori sono responsabili civilmente per il loro comportamento doloso o colposo quando sussistono i tre seguenti elementi:

  • Violazione di un obbligo di comportamento:
  • Un danno;
  • Un nesso di casualità tra violazione e danno.

Gestione della società spetta esclusivamente agli amministratori: autorizzazione dell’assemblea non esonera gli amministratori.

 

Scelte gestionali dannose

La responsabilità discende:

  • da violazioni di obblighi giuridici non da scelte inopportune dal punto di vista economico;
  • non da scelte gestionali ma da omissione di cautele, verifiche ed informazioni preventive come ad esempio in caso di acquisto di cespiti ad un prezzo superiore a quello di mercato

 

Irregolarità gestione precedente

I nuovi amministratori hanno l’obbligo di informare l’assemblea dei soci delle irregolarità poste in essere dai precedenti amministratori.

 

Esempi di Irregolarità

Riportiamo alcuni dei più frequenti esempi di irregolarità:

  • Mancata vigilanza su atti pregiudizievoli svolti da terzi delegati;
  • mancanza della contabilità generale;
  • Redazione di un bilancio non rispondente al vero;
  • Sopravvalutaizone del patrimonio sociale;
  • Abuso della proroga per l’approvazione del bilancio;
  • Proseguimento dell’attività in presenza di cause di scioglimento;

 

Doveri e diligenza

Gli amministratori ai sensi dell’art. 2392 c.c. devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.

 

Evoluzione del concetto di diligenza

Prima della riforma gli amministratori dovevano agire con la diligenza del mandatario («buon padre di famiglia»). Dopo la riforma con diligenza richiesta dalla «natura dell’incarico» e dalle «specifiche competenze» del singolo amministratore.

 

Agire in modo informato

Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato:

  • Sulla base delle informazioni ricevute sono tenuti a valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società;
  • sulla base della relazione degli organi delegati sono tenuti a valutare il generale andamento della gestione.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Responsabilità solidale

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

 

Procedura di esonero da responsabilità

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa:

  • abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,
  • dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

 

Prescrizione

Ai sensi dell’art. 2393 c.c., L’azione può essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.

 

Quando i clienti ti accolgono coi pasticcini

Quando i clienti ti accolgono coi pasticcini

Stiamo crescendo e facciamo di tutto perché questa crescita sia sostenibile. Non sono sempre tutte rose e fiori, la nostra è una professione difficile e spesso il commercialista fa un po’ da parafulmine per le norme confuse e l’elevata tassazione. Fortunatamente però ogni tanto si svela anche un lato piacevole e credo sia anche giusto raccontarlo. Complice un po’ di influenza quindi rubo un minuto al lavoro per raccontarvi un paio di novità e qualche piccola soddisfazione.

Convegni, un modo per incontrare gli amici

Gli ultimi eventi formativi sono stati un momento di incontro con molti colleghi che sono tornati a seguire le nostre lezioni o con cui si è stretto un bel rapporto on line, spesso di confronto professionale. La parte più piacevole di essere relatore ad eventi formativi in giro per l’Italia è l’occasione di incontrare amici che altrimenti rimarrebbero solo virtuali.

I social network sono spesso criticati ma è l’uso che se ne fa che conta. A noi continuano a dare grosse soddisfazioni e la stagione dei convegni è appena iniziata (per chi fosse interessato qui il calendario degli eventi formativi aggiornato).

Le novità di MySolution|Post

Il quotidiano di cui sono ideatore e coordinatore scientifico, MySolution|Post vedrà a breve molte novità. La più importante, anche se forse la meno visibile al lettore, è il ritorno in squadra di una persona che ha collaborato alla nascita del progetto e che ci investe davvero molta passione. Ci sono persone con cui è bello poter collaborare, Chiara è una di queste.

Nel giro di pochi mesi cambierà molto con un forte ritorno allo spirito originario del progetto, ma è ancora presto per dire di più.

I pasticcini erano per noi ma i complimenti vanno a loro

L’altro giorno una splendida accoglienza da un cliente ci ha fatto davvero molto piacere. E’ una bella azienda che seguiamo da pochi anni, un passaggio generazionale di successo tra il padre, che ha ceduto le quote, e la figlia che insieme ad altri due soci le ha rilevate.

Il passaggio generazionale non è mai una operazione facile (neanche tecnicamente: valutazione della azienda, cessione, operazioni straordinarie, ecc.) ma quando il risultato è maggiore della somma delle energie investite vuol dire che si è iniziato un percorso virtuoso. Le mille paure iniziali hanno lasciato spazio a tre soci con caratteristiche e compiti ben distinti. Ognuno con le proprie competenze ma capaci di sintesi e focalizzazione sugli obiettivi.

Quello che doveva essere un breve incontro di analisi del bilancio infrannuale e dell’andamento dell’azienda si è prolungato per tutta la mattinata finendo per parlare di nuovi obiettivi, nuovi mercati e strategie di crescita.

I pasticcini erano per noi ma i complimenti vanno a loro perché è bello lavorare con clienti così.

PS la foto è quello che sono riuscito a recuperare on line. Quelli veri erano molti di più appoggiati su un più professionale tavolo da riunioni ;-)

 

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Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, questa parola da qualche tempo torna costantemente in ciò che leggo, nelle riflessioni con amici imprenditori, nel parlare di teatro: “È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E soprattutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Ho ripreso a giugno queste parole di Corrado d’Elia già in un articolo di qualche mese fa pubblicato su ilSole24Ore Identità, coerenza e altre cose difficili”. Scritte e riscritte più volte quasi a non volerle perdere.

Leggo di sfuggita due articoli su sue aziende in difficoltà condivise recentemente da un Professore del Politecnico:

Ed ancora una volta ciò che mi salta subito in mente è sempre e solo una parola: identità. Nel suo essere ciò che ci caratterizza e ciò che ci differenzia. Nel suo essere statica ma anche dinamica. Ed ancora un articolo (un pò facile e di cui salvo giusto il titolo che evidenzia un problema concreto) sul rapporto commercialisti e PMI “Il commercialista non basta più, Pmi alla ricerca di consulenza“. Stesse considerazioni: identità e ancora identità.

Sotto qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità (da Wikipedia)

Il concetto d’identità, nella sociologia, nelle scienze etnoantropologiche e nelle altre scienze sociali, riguarda la concezione che un individuo ha di se stesso nell’individuale e nella società, quindi l’identità è l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo unico e inconfondibile, e quindi ciò che ci rende diverso dall’altro. L’identità non è immutabile, ma si trasforma con la crescita e cambiamenti sociali.

Identità societaria (da Wikipedia)

L’identità societaria (dall’inglese corporate identity) si riferisce all’immagine che un’azienda ha, o cerca di procurarsi, presso il pubblico (più raramente si utilizza questa espressione per riferirsi all’immagine dell’azienda presso i propri dipendenti) in modo da distinguersi dai concorrenti.

Essa rappresenta la forma più profonda e spirituale del marchio. In essa si identifica il “core” dell’azienda, ossia il nucleo (core identity), il quale generato dai valori dei suoi fondatori, dà origine alla visione ed alla missione aziendale.

Missione aziendale (da Wikipedia)

La missione (o scopo) di un’organizzazione o impresa (la sua “dichiarazione di intenti”), è il suo scopo ultimo, la giustificazione stessa della sua esistenza, e al tempo stesso ciò che la contraddistingue da tutte le altre. Esempi di missione aziendale:

  • Ferrero – «Qualità elevatissima, cura artigianale, freschezza del prodotto, accurata selezione delle migliori materie prime, rispetto e considerazione del cliente: ecco le “parole chiave” e i valori Ferrero, che hanno reso note e apprezzate da milioni di consumatori le specialità dolciarie prodotte nel mondo. Prodotti frutto di idee innovative, quindi spesso inimitabili pur essendo di larghissima diffusione, entrati a far parte della storia del costume di molti paesi, dove sono a volte considerati autentiche icone.»
  • Ferrari – «costruire vetture sportive uniche, destinate a rappresentare, in pista come sulle strade, l’automobile italiana d’alta scuola. Simbolo di eccellenza e di sportività, Ferrari non ha bisogno di presentazioni»
  • Walt Disney – «Rendere felici le persone (“To make people happy”)»

Identità: prima di tutto una sfida culturale

Un estratto più ampio di quanto scritto da Corrado sul suo profilo facebook e ripreso nel mio articolo pubblicato su ilSole24Ore ”Identità, coerenza e altre cose difficili”.

Mi imbatto su una recente riflessione di Corrado d’Elia, attore e regista teatrale, e mi sorprendo per quanto possa applicarsi non solo al suo percorso professionale ma anche alle nostre imprese, ai nostri studi professionali, a noi stessi come persone.

“In un mondo che cambia sempre più velocemente, che spesso fatica a comprendere dove sta andando, cosa sta facendo, cos’è diventato, nella dimensione liquida nella quale siamo immersi, di facili approcci e difficili approfondimenti, di rapide scoperte e di 1000 tweet in un secondo, porre la questione dell’identità ci sembra un buon modo per continuare ad indagare da una parte il nostro tempo e dall’altra comprendere lo stato del nostro progetto. La mancanza di ‘confini’ che ci suggerisce il mondo che stiamo vivendo, ci porta, oltre che a sentirci più liberi e più veloci, anche e soprattutto a sentirci sempre più smarriti e perduti dentro i suoi ‘non confini’.

A ben pensarci, le declinazioni del concetto di identità sono le vere domande del nostro tempo: identità nazionale, identità culturale, identità sessuale, identità biologica, identità di genere. Oggi l’uomo vive un disperato bisogno di capire chi è e di trovare qualcosa in cui credere, di capire, di essere protagonista, di identificarsi e di appassionarsi.

La parola identità è quindi il vero specchio del nostro tempo, la chiave di volta: è l’affermazione e la domanda insieme, la madre e la figlia, è l’iperbole poliedrica che ci contraddistingue e i mille volti che ci appartengono, una parola allo specchio in cerca di identità, buona da intendersi e da declinarsi sia al plurale che al singolare.

È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E sopratutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Morale della favola

Ogni cambiamento passa da qui, dal definire la nostra identità o, meglio, dal non smarrirla. Dallo scoprire come declinarla al passare del tempo, nel saper ascoltare ed ascoltarci. Una bellissima sfida, è questo il nodo. Gli strumenti, le procedure, quelle vengono dopo. Le persone no, quelle invece vengono prima. Sempre.

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Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Superammortamento 250% e Piano Industria 4.0

Appare estremamente interessante il Piano Industria 4.0 presentato in questi giorni a Milano. Confermato pare il superammortamento al 140% ed introduzione dell’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie. Si prevede inoltre un credito d’imposta per gli investimenti incrementali sul fronte della ricerca e sviluppo con aliquota raddoppiata (dal 25% al 50%) rispetto all’attuale versione. Tutti questi interventi (se confermati) dovrebbero entrare nella prossima Legge di Bilancio 2017, che il Governo presenterà alle Camere entro il 15 ottobre. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione Industria 4.0

Un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali: big data, open data, Internet of Things, cloud computing, analytics, stampa 3D, ecc.

Le tecnologie obiettivo del piano

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Cloud e gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Big Data: analisi di un’ ampia base dati per ottimizzare prodotti e servizi

 I benefici attesi 

  • Flessibilità: Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Velocità: Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Produttività: Maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Qualità: Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Competitività: Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose

Superammortamento

    • Iperammortamento: Incremento aliquota per investimenti I4.0 dall’attuale 140% al 250%
    • Tempistiche: Al fine di garantire la massima attrattività della manovra, estensione dei termini per la consegna del bene al 30/06/18 previo ordine e acconto >20% entro il 31/12/17
    • Superammortamento: Proroga del superammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%

Finanza a supporto di Industria 4.0, VC e startup

  • Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 €M in start-up e PMI innovative
  • Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni
  • PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine
  • Programma “acceleratori di impresa”, finanziare la nascita di nuove imprese con focus I4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)
  • Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)
  • Fondi VC dedicati a start-up I4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Per approfondire

Scarica la presentazione del Piano nazionale Industria 4.0

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Fusioni ed acquisizioni per creare di valore

Fusioni ed acquisizioni per creare di valore

Fusioni ed acquisizioni rappresentano uno strumento spesso sottovalutato per creare di valore. Da un recente comunicato di KPMG sembra sia tornata la voglia di M&A sul mercato italiano. Nel nostro Paese si assiste ormai ad uno scenario a macchia di leopardo in cui alcune aziende, più dinamiche per management e settore di appartenenza, riescono a non risentire della crisi ed in alcuni casi a cavalcarla.

Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Report di KPMG su M&A

“Nei primi tre mesi del 2016, infatti, sono state chiuse 160 operazioni per un valore complessivo di circa 17,5 miliardi di euro (contro le 140 nel primo trimestre 2015 per un importo di 9,8 miliardi di euro). Si tratta del dato più elevato degli ultimi anni. Le prime 10 operazioni per controvalore valgono oltre l’85% del mercato totale. L’operazione più importante del trimestre è stata l’acquisizione della società assicurativa PartnerRE da parte di Exor, la holding controllata dalla famiglia Agnelli, per un controvalore vicino ai 7 miliardi di euro.

Protagonisti di importanti acquisizioni all’estero sono stati anche il gruppo Lavazza ed il gruppo Gavio, che hanno rilevato rispettivamente i marchi e le attività di Carte Noire in Europa ed una partecipazione di controllo (41%) nel gruppo autostradale brasiliano Ecorodovias. Vivace il mercato interno, trainato dalla fusione tra Enel ed Enel Green Power (controvalore pari a circa 3,2 miliardi di euro), dall’aumento di capitale effettuato in Saipem dal Fondo Strategico Italiano e dall’acquisizione di Beta Utensili da parte di Tamburi Investment Partners.”

Ci si aspetta che il trend positivo prosegua nei prossimi mesi, considerato che saranno formalmente chiuse operazioni per oltre 10 miliardi di euro tra cui la conclusione dei processi di vendita relativi ad Inwit e Grandi Stazioni, l’operazione Italcementi-Heidelberg e nei Financial Services la fusione già annunciata tra Banco Popolare e BPM che da sola vale circa 3 miliardi di euro.

Le linee intorno a cui si muove il mercato sono da una parte la ristrutturazione di molte aziende in difficoltà che diventano prede interessanti sul mercato e dall’altra il bisogno pressante di internazionalizzazione e crescita dimensionale. Ci si attende un ulteriore consolidamento in molti settori. Il Private Equity dispone di abbondante liquidità da investire.

SDA Bocconi: M&A leva di creazione di valore

I risultati di un recente studio condotto da KPMG e SDA Bocconi dimostrano inoltre quanto l’M&A rappresenti una importante leva di creazione di valore. Infatti, la ricerca condotta su un campione di 1400 aziende con ricavi superiori ai 50 milioni di euro di ricavi dimostra come le 170 aziende Serial Acquiror che nel decennio 2004 – 2013 hanno fatto acquisizioni in modo sistematico, hanno livelli di redditività doppi rispetto a chi non fa M&A e un livello di indebitamento più contenuto.

Interessante anche notare che le imprese target di questo processo di consolidamento hanno attualmente anche dimensioni molto ridotte (PMI e Startup). Dimensioni in precedenza ritenute poco interessanti dagli investitori.

Alcune riflessioni

Come più volte ribadito, come Studio, non possiamo che confermare questa tendenza che appare consolidarsi e ci impegna nella sfida impegnativa di saperci proporre come attore capace di presidiare e gestire tutto il processo di acquisizione/cessione d’azienda in modo integrato unendo una forte sensibilità economico/aziendale alla conoscenza approfondita degli strumenti giuridici.

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La consapevolezza di quei perchè.

La consapevolezza di quei perchè.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

La lettura rende un uomo completo,

la conversazione lo rende agile di spirito

la scrittura lo rende esatto.

Sir Francis Bacon

 

Prima settimana di rientro al gran completo. Ormai tutti o quasi sono rientrati dalle vacanze. Ho passato diversi giorni isolato dal mondo, dimenticando i fatti di cronaca, leggendo lentamente qualche libro ed ascoltando tutti i “perché” di mio figlio.

È in quell’età in cui con aria seria e profonda ti si avvicina domandandoti: “Perché?”.

Non importa l’argomento, vuole sapere. Ascolta, ci riflette, poi perde concentrazione e torna a giocare. Dopo qualche tempo rielabora le informazioni, che temevi si fossero rivelate troppo noiose e quindi perdute, e rilancia con un suo nuovo: “Perché?”.

La sua grande forza è non avere posizioni predefinite, non dover difendere certezze granitiche, non dover assumere ruoli.

Vuole solo conoscere, smontare i tuoi punti di vista, sapere perché.

Queste conversazioni sono state un esercizio affascinante. In forte contrasto con le conversazioni mordi e fuggi che troviamo sui social, con l’arroganza, la voglia di dire sempre e comunque la propria opinione anche quando un’opinione non la si ha.

Poi per caso in cerca di un argomento per questo editoriale ritrovo un vecchio articolo di Maurizio Goetz che mi è parso decisamente ricco di spunti.

“La velocità di reazione ai cambiamenti è diventato un elemento di sopravvivenza per le imprese che necessariamente sono costrette:

  • a fare di più con minori risorse (incrementare l’efficienza interna)
  • migliorare la competitività esterna
  • aumentare il tasso dello sviluppo innovativo
  • trovare migliori connessioni con i clienti e con tutti gli stakeholder
  • trovare vantaggi competitivi difendibili per un ragionevole arco temporale
  • focalizzare i loro sforzi su pochi obiettivi, ma ben circoscritti.
  • difendere il patrimonio di conoscenze implicite che rischia di venire dissipato
  • affrontare il problema del ricambio generazionale nel management e gestire le resistenze al cambiamento

Tutte queste cose hanno un elemento in comune: la valorizzazione della conoscenza interna ed esterna all’azienda, altrimenti definita come la Knowledge Governance. “

Ed ora unendo i puntini….. ecco la sfida per il rientro: provare ancora una volta a ripensare tutto, fare pulizia, meno conversazioni ma più profonde, meno vanità e più ascolto.

Forse la conoscenza sta tutto in quel “Perché?” così sfontato di un bimbo di 5 anni, e nel tempo necessario per assimilare le risposte e formulare un nuovo e più consapevole “Perchè?”.

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Brevi riflessioni sul caso Apple in Irlanda

Brevi riflessioni sul caso Apple in Irlanda

Il caso Apple farà discutere a lungo per le ripercussioni e per le scelte di politica economica e scienza delle finanze che ci auguriamo costringerà a fare. In questo breve articolo non vogliamo né fornire giudizi morali né analisi di merito sul livello di tassazione irlandese quanto sulla modalità ed i tempi di gestione in pura ottica economica.

Riportiamo un breve estratto della lettera di Tim Cook ai clienti Apple e un veloce approfondimento tecnico che Alessandro Savorana ci ha gentilmente concesso di riprendere dal suo profilo Facebook. In fondo qualche riflessione che lungi dall’essere esaustiva vuole contribuire al dibattito. Non essendo esperti di politica fiscale internazionale ci auguriamo di venir corretti in caso di errori o inesattezze.

Lettera di Tim Cook ai clienti Apple

[…] La Commissione Europea ha lanciato un’iniziativa che vuole riscrivere la storia di Apple in Europa, ignorare le normative fiscali irlandesi e sovvertire così l’intero meccanismo fiscale internazionale. Il parere della Commissione emesso il 30 agosto sostiene che l’Irlanda avrebbe riservato a Apple un trattamento fiscale di favore. È un’affermazione che non trova alcun fondamento nei fatti o nella legge. Noi non abbiamo mai chiesto, né tantomeno ricevuto, alcun trattamento speciale. Ora ci troviamo in una posizione anomala: ci viene ordinato di versare retroattivamente tasse aggiuntive a un governo che afferma che non gli dobbiamo niente più di quanto abbiamo già pagato.

La mossa senza precedenti della Commissione ha implicazioni gravi e di vasta portata. Di fatto è come proporre di sostituire la normativa fiscale irlandese con quel che la Commissione ritiene avrebbe dovuto essere tale normativa. Sarebbe un colpo devastante alla sovranità degli Stati membri in materia fiscale e al principio stesso della certezza del diritto in Europa. L’Irlanda ha dichiarato di voler ricorrere in appello contro la decisione della Commissione. Apple farà altrettanto, e siamo fiduciosi che l’ordine della Commissione verrà ribaltato. […]

Leggi la versione integrale de Un messaggio alla comunità Apple in Europa

Note tecniche

Tecnicamente è stato sollevato il problema di “aiuti di Stato” (articolo 107, paragrafo 1, del TFUE), volto sostanzialmente a contrastare la concorrenza fiscale dannosa tra Stati, che produce effetti distorsivi sulla concorrenza, stante il codice di condotta in materia di imposizione diretta secondo quanto disposto dalla Risoluzione Consiglio ECOFIN del 1° dicembre 1997. Gli Stati UE, pur consapevoli del controllo della Commissione, spesso sono restii a chiedere apposita autorizzazione (che molto probabilmente verrebbe negata), ma sempre ben disposti a concordare un livello di imposizione favorevole al fine di avvantaggiare l’insediamento di imprese nel proprio territorio. Già in passato la Commissione aveva smantellato misure fiscali di vantaggio (in base al Rapporto Primarolo), individuandole in un livello di imposizione nettamente inferiore ai livelli d’imposizione generalmente applicati nello Stato membro interessato. Alla fine, ne discende una censura “politica” per l’Irlanda, mentre Apple dovrà pagare quanto non versato in base ad un accordo (ruling) non in linea con i precetti dell’Unione. [a cura di Alessandro Savorana]

Riflessioni

In sintesi qualche riflessione ed una piccola provocazione finale:

  • Multinazionale si adegua alle richieste fiscali di uno Stato sovrano;
  • Lo Stato a quanto pare opera non in conformità con gli accordi UE e non solo non viene sanzionato ma rischia di venir premiato grazie alle imposte che verranno richieste alla Multinazionale;
  • L’ effetto retroattivo comporta una enorme incertezza nel sistema economico europeo e lo rende poco attrattivo per gli investimenti esteri;
  • Nessuno si è posto il problema (ad eccezione di Giovanni Rubin che ringrazio) che se è vero che una tassazione di favore presenta effetti distorsivi sulla concorrenza probabilmente anche una tassazione palesemente di svantaggio come quella italiana produce effetti altrettanto nefasti.

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La Scuola di Atene

La Scuola di Atene

In questi primi giorni di agosto, mentre corriamo per terminare gli ultimi progetti, sullo sfondo Milano appare sfuocata, luminosa, coccolata dal calore del sole. Tutto di fuori ci appare più rallentato. E’ una strana sensazione, di un tempo finalmente dilatato a cui si contappongono le normali urgenze lavorative.

Utilizzo questo articolo che non avrebbe dovuto esser scritto (i saluti ce li siamo già virtualmente scambiati con l’editoriale pubblicato ieri su MySolution|Post) per raccogliere alcune disordinate riflessioni che, complici le vacanze, rischierei altrimenti di perdere.

Questo spazio oggi torna quindi ad essere un blog personale, quel piccolo diario che in questi ultimi mesi ha lasciato forse troppo spazio ad articoli ed approfondimenti tecnici.

Dialoghi all’ora dell’aperitivo

Ieri ho preso un aperitivo con un amico, Corrado d’Elia, regista ed attore di teatro. L’occasione era una intervista da proporre ad Econopoly sull’interazione tra impresa e cultura. Complice il periodo ci siamo riappropriati di un tempo più lento e ci siamo lasciati trasportare spaziando dalla cultura greca all’identità europea, dall’ Iliade al vecchio banco da falegname di Filippo Berto, da Olivetti ai dialoghi di Platone. E poi il porto vecchio di Sorrento a racchiudere i valori del made in italy.

Lo “sbagliato” sul bancone del bar è diventato quasi un alibi per prevenire i giudizi degli altri avventori un po’ smarriti dai nostri discorsi. Entrambe le nostre visioni, economica ed artistica, apparentemente cosi lontane e distanti hanno trovato una sintesi nell’uomo e nel bisogno di tornare a valorizzare il “laboratorio” come luogo in cui sperimentare, da affiancare alla tradizionale fabbrica rigidamente finalizzata alla produzione di un qualcosa di già definito.

Ed è forse la cultura quella risorsa da sfruttare per provare a disegnare nuovi percorsi…

 

Un aperitivo breve ma ricco di spunti da cui potrebbe nascere qualcosa di più strutturato…

Le PMI non hanno futuro (?).

Questa la tesi provocatoria di un interessante opinionista. Di certo molte PMI oggi appaiono in crisi e bisogna trovare nuove strade per valorizzarle, per aumentare la dimensione aziendale senza perderne le specificità che ne hanno garantito fino ad ora.

Da un paio d’anni a questa parte trovo sempre più amici imprenditori che decidono o esprimono la volontà di cedere (in tutto o in parte) la loro impresa. Hanno tutti caratteristiche comuni: passato confindustriale (contornato da recenti delusioni), piglio manageriale e visione imprenditoriale di lungo periodo, mancanza di eredi diretti ma soprattutto il forte bisogno di aumentare le dimensioni aziendali per garantire un futuro.

Coraggio, capacità e bisogno di percorrere nuove strade, il sapersi immaginare diversi: tutte caratteristiche comuni ai miei amici imprenditori ma forse anche a qualche personaggio della letteratura classica e moderna.

La Scuola di Atene, un manifesto dell’uomo rinascimentale

La scelta dell’immagine a corredo dell’articolo ha acquistato senso man mano che univo i puntini e davo un senso alle singole riflessioni. Mi aiuta Wikipedia:

L’affresco, inquadrato da un arco dipinto, rappresenta i più celebri filosofi e matematici dell’antichità intenti nel dialogare tra loro, all’interno di un immaginario edificio classico, rappresentato in perfetta prospettiva.

Nel tempo l’opera di Raffaello ha sollecitato innumerevoli interpretazioni, chiavi di lettura e modelli interpretativi, che si sovrappongono creando la percezione di un’opera complessa ricca di livelli interpretativi ed impressa nell’immaginario visivo collettivo. Il grande affresco costituisce sicuramente un “manifesto” della concezione antropocentrica dell’uomo rinascimentale. L’uomo domina la realtà, grazie alle sue facoltà intellettive, ponendosi al centro dell’universo, in una linea di continuità fra l’antichità classica e il cristianesimo. Se la prospettiva ricorda la struttura delle basiliche antiche, la geometria in cui sono disposti i personaggi simboleggia la fiducia di Raffaello nell’ordine del mondo, un ordine divino e intellettuale al contempo.

Provando a guardare lontano

Provando a guardare lontano, possiamo ipotizzare queste tendenze di lungo:

  • Passaggio generazionale e riscoperta della cultura del nostro Paese (tutta racchiusa nel porto vecchio di Sorrento) per chi resta;
  • M&A per chi va e chi viene;
  • Imprese di maggiori dimensioni (sempre PMI forse ma sicuramente più grandi), più complesse, più internazionalizzate, più esigenti. Seguite da Studi capaci di gestire questa nuova complessità.

Questo però è solo uno zibaldone buttato giù ai primi di agosto in un tempo immobile, tra un correre frenetico ed una Milano dalla piacevole pigrizia mediterranea. Confido che il lettore saprà essere comprensivo.

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Crea la tua startup innovativa

Crea la tua startup innovativa

A partire dal 20 luglio 2016 per costituire una startup innovativa in forma di S.R.L., in alternativa all’atto pubblico, è possibile utilizzare il modello standard tipizzato sottoscritto con firma digitale dai contraenti. Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Definizione di Startup innovativa

La startup innovativa è una società di capitali residente in Italia o in altro Paese membro dell’UE purchè abbia una sede produttiva o una filiale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Costituzione di Startup innovativa con modello standard tipizzato

Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di startup innovative l’atto costitutivo e le successive modificazioni di startup innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale, con le modalità previste dall’articolo 24 del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale), in conformità del modello standard tipizzato, adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, e trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese”. Così dispone l‘art. 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n 3.

Si rammenta che il modello standard tipizzato che costituisce l’atto deve essere registrato fiscalmente; dopo la registrazione fiscale è necessario iscrivere la startup innovativa al registro delle imprese e nella sezione speciale delle startup innovative. La domanda di iscrizione della startup innovativa nel registro delle imprese e nella sezione speciale avviene tramite l’invio di una pratica di Comunicazione Unica alla Camera di Commercio di competenza comprensiva dell’atto e di tutte le ulteriori informazioni e documentazione prevista dalla legge.

È ora possibile predisporre il proprio statuto on line, infatti il modello standard tipizzato può essere redatto attraverso il servizio on-line gratuito Atti Startup realizzato da InfoCamere per la compilazione guidata dell’atto di costituzione di startup innovativa in forma di S.R.L., con firma digitale dei contraenti.

La pratica deve essere corredata:

  • dalla modulistica del Registro Imprese o di altri eventuali enti;
  • dai due file XML firmati digitalmente dai contraenti;
  • dalla ricevuta di registrazione fiscale rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Incentivi fiscali per investimenti in startup

Sono stati introdotti incentivi fiscali per investimenti in startup provenienti da persone fisiche (19% di detrazione IRPEF) e giuridiche (20% di deduzione dall’imponibile IRES) per gli anni 2013, 2014 e 2015 e 2016. Gli incentivi valgono sia in caso di investimenti diretti in startup, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di altre società che investono prevalentemente in startup. Il beneficio fiscale è maggiore se l’investimento riguarda le startup a vocazione sociale e quelle che operano nel settore energetico (le aliquote passano rispettivamente al 25 e al 27%).

Per approfondire:

Visita il sito dedicato alla Startup innovativa del Registro delle Imprese. Per saperne di più sulla policy del Ministero dello Sviluppo Economico leggere la Scheda di sintesi della policy a sostegno della startup.

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IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

IQUII: Non siamo una startup, siamo una società di consulenza

 

“C’è una cosa che contraddistingue le persone (e le cose) davvero serie:

non prendere troppo sul serio sé stessi, ma solo gli altri e ciò che va fatto”.

Douglas Adams

 

Qualche giorno ho letto un interessante comunicato stampa, seguito da diverse interviste. Un amico ha ceduto parte delle quote della sua impresa entrando così a far parte di un gruppo multinazionale. Una bella azienda ed una bella operazione. Molti si sono giustamente soffermati sulla decisione imprenditoriale di aprire il capitale a terzi perdendo la maggioranza. Scelta cruciale e faticosa. Maggiori approfondimenti sul tema le troverete nelle interviste che cito più avanti in questo articolo ma la mia curiosità si è concentrata su un altro aspetto che spesso è sottovalutato ma che credo meriti maggiore attenzione. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

La notizia

IQUII, Digital Company creata da Fabio e Mirko Lalli nel 2011, è entrata a far parte del gruppo Be Think, Solve, Execute S.p.A. (“Be” in breve), principale multinazionale di consulenza in Europa nel settore finanziario, che ne ha acquisito il 51%.

Obiettivo crescita sostenibile

“Il team è cresciuto da 2 persone a 17 in 5 anni. La crescita è stata anno su anno piuttosto lineare e solida dal punto di vista del fatturato e della marginalità. Crescere, senza esagerare ma per rendere il modello sostenibile: questo è stato il nostro motto per anni”, spiega Fabio Lalli.

Più che una startup, una società di consulenza, quasi una boutique.

Noi siamo una società di consulenza, una boutique quasi, come la definiscono i miei ragazzi e dopo 5 anni di crescita e validazione di un modello di sviluppo che abbiamo creato, abbiamo sentito l’esigenza di consolidare e crescere più velocemente per mettere alla prova IQUII su una scala più grande.”

 

Una possibilità di crescita per il team

“È un passaggio importante per noi e siamo convinti – commenta Fabio Lalli, CEO di IQUII – che l’ingresso di IQUII nel gruppo Be sia l’inizio di una seconda fase di crescita che ci consentirà di poter consolidare e sviluppare ulteriormente il modello realizzato fino ad oggi. La complementarietà della nostra competenza con quella di Be e con il suo piano di sviluppo ci ha subito sintonizzati su una comune visione di mercato e di valori. Il nostro team crescerà in numero e competenza puntando ancora di più ad un modello di consulenza digitale sempre più efficace e innovativo per i clienti”.

Ridotta presenza on line

“La mia presenza si è ridotta per più motivi: il primo è professionale e riguarda la focalizzazione. Se vuoi far correre qualcosa, devi spingerla come si deve e per farlo devi esser concentrato e con le forze al 100%. Quando è nata IQUII ho deciso di tagliare via le cose che non erano funzionali alla crescita della mia azienda. Di conseguenza (e qui il secondo motivo) se vuoi equilibrare il tempo da dedicare ad impresa e famiglia, a qualcosa devi rinunciare. Per cui meno eventi (se non quelli realmente utili), meno momenti di perdita di tempo e discussioni futili in rete e soprattutto meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”.

 

Mentalità organizzativa ed attenzione ai dettagli per fare la differenza e diventare più appetibili.

Fabio è un amico e dopo aver letto il comunicato stampa e l’intervista su StartupItalia (da cui ho attinto in più punti) l’ho contattato e si è subito prestato ad un veloce confronto telefonico. Da tempo sono convinto che per crescere e per definire alleanze (la crescita dimensionale è ormai un obiettivo fondamentale) sia necessario risultare “compatibili” e di conseguenza più “appetibili”. È una cosa che ho notato di recente collaborando con diversi studi di avvocati d’affari che in un paio di casi mi hanno dato la forte sensazione di lavorare per diventare facilmente assimilabili con realtà di maggiori dimensioni e quindi più interessanti sul mercato per eventuali fusioni tra studi. Operazione ovviamente non in conflitto, tutt’altro, con la ricerca di offrire il miglior servizio al cliente. Mi interessava quindi approfondire la cosa e validare questa intuizione con il diretto interessato.

DOMANDA Quanto è contato avere avuto un passato da consulente nell’aver creato Iquii come struttura facilmente assimilabile da una multinazionale? Credo che sempre di più l’appetibilità di una PMI derivi non solo dalla forza sul mercato ma anche da avere una struttura, una organizzazioni che sia capace in qualche modo di dialogare facilmente con una multinazionale (approccio, procedure, ecc.).

RISPOSTA (sintesi mia sicuramente imprecisa ma sia il lettore sia Fabio mi perdoneranno): “E’ contato per circa l’70% a occhio. Il resto è un fattore differenziante (creativo, di brand, di altro). Il saper parlare la stessa lingua fa la differenza, ed il comprendere le dinamiche ed in molti casi i processi ti permette di muoverti ed agire più rapidamente. La differenza è soprattutto nella mentalità organizzativa e focalizzazione sull’obiettivo: non procedure, ma approccio. Le procedure in una realtà di minore dimensioni sono (e devono esser) più snelle mentre quelle delle grandi company rischiano di esser eccessive ed inapplicabili gran parte delle volte, perché ingesserebbero troppo la struttura facendo perdere tutto il vantaggio di essere PMI snella. La mentalità organizzativa che mi porto dietro dalle precedenti esperienze nella consulenza invece è fatta di capacità di gestione e di attenzione ai dettagli. Una email ben scritta, un’immagine coordinata, una riunione preparata con attenzione per non far perdere tempo ai partecipanti, sono un biglietto da visita importante che ti posiziona diversamente. È un modo di lavorare che ti fa diventare più appetibile perché più facilmente assimilabile. Poi ovviamente ciò che conta di più sono i risultati ma questo è l’approccio che ti aiuta ad aprire porte e fare goal”.

Morale della favola

La storia di IQUII e dei fratelli Fabio e Mirko Lalli ci offre diversi spunti di riflessione:

  1. Essere curiosi, aprirsi, sperimentare (indigeni digitali, mondo startup ecc);
  2. Sapere quando smettere (o meglio esser capaci di non restare prigionieri dello storytelling sulle startup) e focalizzarsi sul progetto, sull’innovazione, sul proprio business model, sul raggiungimento di risultati economici;
  3. “Meno obiettivi ma meglio focalizzati e misurabili”;
  4. Ricordarsi che crescere è importante e che si può crescere anche trovando nuovi soci. In questo caso avere una azienda con un buon approccio organizzativo può rivelarsi molto utile per diventare più appetibili sul mercato.

Una bella storia di impresa ancora tutta da scrivere ma su cui occorre riflettere perché gli spunti che regala sono tanti. A partire dal fatto che fare innovazione non significa dimenticare i fondamentali del fare impresa.

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