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Come mi vuoi, cosa mi dai, dove mi porti tu?

Come mi vuoi, cosa mi dai, dove mi porti tu?

Come mi vuoi, cosa mi dai, dove mi porti tu?

Imparando dai futuri praticanti con Paolo Conte in sottofondo.

 

Come mi vuoi…
Cosa mi dai…
Dove mi porti tu?
Mi piacerai…
Mi capirai…
Sai come prendermi?

Paolo Conte

Come mi vuoi, Cosa mi dai, Dove mi porti tu? Così cantava Paolo Conte. E queste sono le domande che, sebbene non in maniera espressa, mi sembra sempre più spesso di sentirmi rivolgere durante i colloqui di lavoro che stiamo facendo in questi giorni (o forse semplicemente sto proiettando domande che mi pongo io stesso).

Sarà il caldo o forse è solo che stiamo crescendo….

Forse sarà il caldo o forse è solo che stiamo crescendo ma ho come l’impressione che le presunte incomprensioni da molti lamentate nei confronti con la nuova generazione che si sta affacciando sul mondo del lavoro nascondano qualcosa di più profondo.

Sicuramente due anni di pandemia hanno avuto un impatto sui giovani, sicuramente abbiamo mille fattori che creano tensioni nel mondo del lavoro:

  • reddito di cittadinanza
  • voglia di esperienze internazionali
  • voglia del “tutto e subito” e costante bisogno di rassicurazione da “like”
  • enorme numero di ragazzi che non studiano e non lavorano (anche nelle regioni del nord produttivo)
  • scarsa produttività e relativa difficoltà a pagare compensi adeguati delle nostre imprese
  • scarsa propensione all’innovazione delle nostre PMI

Insomma i motivi per cui domanda ed offerta di lavoro non si incontrano paiono molti. Forse però è arrivato il momento di cambiare approccio e probabilmente è un bene rendersene conto il prima possibile.

Il salto di arena competitiva costringe a ridefinire le regole di ingaggio

In questi ultimi due anni abbiamo lavorato bene, il nostro Studio è cambiato molto (in parte in maniera consapevole, in parte ancora in maniera inconsapevole ed è proprio per riordinare le idee che scrivo post come questo). Oggi ci scontriamo sempre più spesso con i grandi studi legali d’affari o con boutique di matrice universitaria.

Il salto di arena competitiva costringe a ridefinire le regole di ingaggio. Sia con i clienti, sia con i giovani talenti che vogliamo attrarre e far crescere in Studio. Ne scrissi già qualche anno fa in “Restartup, le scelte imprenditoriali non più rimandabili” edito da Egea la casa editrice dell’Università Bocconi di Milano.

Ciò che è cambiato è l’intensità: se oggi il cliente valuta l’impresa usando lo stesso parametro temporale (valuto il prodotto/servizio oggi e mi preoccupo della solidità e capacità di innovare del mio fornitore nel breve periodo) la vera sfida è con i giovani.

Oggi il forte segnale di cambiamento nel breve più che dal cliente viene dai talenti che l’imprenditore cerca di attrarre in azienda e dai potenziali investitori.

Paradossalmente sono loro che, più insicuri delle generazioni precedenti (l’innovazione rende velocemente obsolete aziende e competenze), hanno bisogno di essere rassicurati sulla capacità dell’impresa di essere competitiva nel lungo periodo. Il che significa molte cose:

  • modello di business
  • modalità di formazione
  • competenze (saper fare e saper imparare)
  • apertura all’internazionalizzazione
  • orizzonte ESG

Non nascondiamocelo, parte di questa analisi spesso viene fatta in maniera superficiale senza una gran voglia di investire sul lungo ma questo non esime le organizzazioni a sfruttare questo problema per far leva e cambiare anticipando oggi le risposte a quelle che domani saranno le richieste anche dei clienti. Una bella sfida.

Un patto basato sulla fiducia

Mi rendo conto che spesso non esplicitiamo, spesso non descriviamo con chiarezza quel “Come mi vuoi, Cosa mi dai, Dove mi porti tu?” cantato da Conte. Oggi è necessario riscrivere il patto organizzazione/collaboratore investendo sulla fiducia che non può essere cieca ma va costruita. Faticoso ma molto interessante.

Ci tocca rimboccarci le maniche

Come ho detto il nostro Studio è cambiato e cresciuto molto in questi anni. Il confronto con i giovani ci mostra la via per rendere organico e consapevole una parte del percorso fatto e costruire il futuro.

Esplicitare la strategia, gli obiettivi ed i risultati raggiunti è il primo passo per una crescita consapevole, passo che presi dai mille impegni non è sempre facile fare.

La dimensione minima per competere per una impresa di servizi si misura con un modello di business che non solo crea, fornisce e cattura valore ma lo fa essendo capace di connettersi a risorse ed eccellenze esterne.

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