Dalla formazione professionale alle comunità di pratica

Quale futuro per la formazione professionale?

Quale futuro per la formazione professionale?

Proviamo ad andare OLTRE, dalla formazione professionale alle comunità di pratica

In questi giorni sto riflettendo molto sulla formazione professionale. Coerentemente al progetto di sviluppo del nostro Studio (#progetto1849) stiamo investendo molto nella formazione dei nostri professionisti ed abbiamo in programma di investire ancora di più nella formazione del 2020. L’offerta formativa oggi è ampia, non sempre di qualità, spesso vittima di una categoria al perenne inseguimento di mode (la fatturazione elettronica, la riforma del codice della crisi, l’ennesima novità fiscale) e dell’affannosa raccolta punti dettata dagli ordini professionali. Purtroppo raramente pianifichiamo la formazione per adeguarci ad un progetto di crescita professionale. Meno formazione e maggiore qualità della stessa credo sia invece la via da percorrere.

Oltre alla formazione più tecnica abbiamo provato a strutturare un percorso formativo più adatto alle nostre esigenze.

Ci siamo accorti cosi che la formazione sta cambiando e stanno emergendo delle tendenze di disintermediazione importanti.

Ovviamente non fanno grandi numeri ma sono sempre più evidenti a chi vuole fare un percorso qualitativo alto.

Progetto di ricerca

Dal 2017 ormai stiamo portando avanti un progetto di ricerca iniziato prima con un percorso formativo (o auto formativo) in Bocconi e poi proseguito con numerose interviste ad imprenditori, professori e consulenti sul futuro del fare impresa in Italia. Tutto questo è stato formalizzato in un libro che dovrebbe uscire entro l’estate per i tipi di Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi.

Accademia dei pugni

Quest’anno in collaborazione con IlSole24Ore abbiamo organizzato il primo incontro della nostra Accademia dei Pugni. Uno strumento preziosissimo di confronto sul futuro delle PMI e della consulenza a loro dedicata. In questo caso è nata la necessità di un luogo di confronto fisico per sviluppare una conversazione che ha poi trovato una sintesi on line. Ribaltando in parte le logiche oggi cosi di moda.

I risultati fortunatamente ci hanno dato ragione.

Non mi dilungo. Chi volesse saperne di più può leggere l’articolo di presentazione, la sintesi del primo incontro o iscriversi alla mailing list sulla nostra  pagina dedicata.

Gruppo di studio BASE

Alla formazione classica ( utilizzata da tutti i nostri professionisti) che riteniamo utile ma non sufficiente, abbiamo affiancato (o meglio, abbiamo formalizzato) un gruppo di studio che raccoglie alcuni dei commercialisti con cui ci confrontiamo più spesso per andare oltre, per provare a costruire almeno sui temi fiscali una piccola ma affiatata comunità di pratica.

Nessuno dei partecipanti è un formatore. Sono tutti commercialisti che operano sul campo e si confrontano su casi concreti.

Pillole di management

Da gennaio inoltre il nostro Studio (credo sia l’unico studio professionale a partecipare) fa parte di una piccola ma autorevole comunità che si impegna a formare i membri su temi di management e strategia.

Il formato prevede interventi su vari argomenti che abbiano come comun denominatore l’eccellenza e con le seguenti caratteristiche:
– Brevi sessioni della durata di meno di due ore,
– Interattivi e accattivante,
– Tenuti in un luogo informale,
– Emotivamente intenso, legato ad esperienze di vita reale.

In realtà più che formazione è un momento di confronto su temi non strettamente legati alla propria attività ma che possono fornire a chi partecipa spunti per fare evolvere la propria struttura.

La maggior parte degli interventi è tenuta da amministratori delegati di aziende di rilevanza nazionale ed internazionale. Il livello è molto elevato. Entro la fine dell’anno ci siamo impegnati a presentare anche noi un intervento e la sfida ci preoccupa non poco ma parimenti ci entusiasma.

La mia offerta e domanda formativa.

Da molti anni ormai faccio formazione, sia tenendo lezioni in università sia con i miei master e seminari di formazione professionale. La faccio su poche materie, quelle su cui lavoro e su cui ho casi pratici da raccontare:

  • perizie di stima ed operazioni straordinarie;
  • business plan;
  • startup.

Tutte poi alla fin fine riconducibili alla medesima competenza in valutazione di azienda. Ho sempre avuto la fortuna di poter avere amplia discrezionalità sui contenuti di insegnamento e lavorare con la massima autonomia.

Nonostante le numerose richieste non amplio le mie materie (forse risultando un pò monotono) e limito annualmente le giornate di insegnamento perché il mio lavoro è quello del consulente e se così non fosse i miei seminari soffrirebbero di manierismo. Spesso questo non è apprezzato dalle società di formazione che ovviamente vorrebbero aumentare il numero di giornate offerte e di conseguenza i loro margini.

Dal loro punto di vista hanno ovviamente ragione e trovano ovviamente numerosi colleghi disposti ad insegnare su uno spettro molto ampio di argomenti puntando a massimizzare le giornate di formazione solitamente ben retribuite.

Sempre più frequentemente inoltre arrivano richieste di colleghi che vorrebbero la lavorare insieme, un confronto tecnico su una pratica complessa, ecc. Segno che la formazione tradizionale forse dovrebbe evolvere in comunità di pratica. Con tutte le complessità e difficoltà del caso. Non è semplice ma è una tendenza sempre più forte.

Seguo da studente corsi e lezioni in materie diverse ma che possono comunque arricchire sempre la medesima competenza anche se spaziando un po’ e curiosando qua e là. Spesso i corsi più sfidanti non garantiscono i punti formazione, spesso hanno un costo più elevato dei corrispondenti a pagamento offerti dal nostro mondo formativo.

Quale futuro per la formazione professionale?

Non offro nessuna facile soluzione ma noto alcune tendenze interessanti:

  • Tavole rotonde: in un modo che cambia cosi velocemente mi accorgo che sempre più spesso con alcuni amici sentiamo la necessità di confrontarci sul futuro della professione e spesso è utile farlo in maniera aperta ad un pubblico più ampio. Sono incontri che nascono dalla curiosità di conoscere dei “relatori”, differenti dai soliti convegni sviluppati in logica top down;
  • Formazione orizzontale (non strettamente legata al nostro core business ma comunque utile a fornire spunti e riflessioni) di qualità, breve, centrata su casi di impresa;
  • Formazione verticale: estremamente professionalizzante, faticosa per chi impara;
  • Comunità di pratica: necessità di non terminare il percorso formativo con il seminario o il master ma integrandolo con momenti di incontro e confronto successivi durante l’anno. Non è facile, tutto da costruire, certamente alcune altre professioni (medici, dentisti, ecc) già lavorano cosi;
  • Disintermediazione : soprattutto a livello manageriale ed imprenditoriale chi fa impresa tende a confrontarsi tra pari, alzando il livello, creando vere e proprie comunità di pratica;
  • Nuove tecnologie: mentre la formazione verticale specialistica ha necessità di una presenza fisica in aula, la formazione orizzontale e quella disintermediata sfruttano spesso le nuove tecnologie. Gestiamo le nostre comunità di pratica con virtual room che consentono di ottimizzare gli incontri e la loigistica. Giusto per evitare gli equivoci le nuove tecnologie sono utili per video conferenze, brevi pillole tecnicamente ben costruite, ecc. I corsi video ripresi sono utili se racconti casi aziendali. Negli altri casi hanno un pessimo ritorno di qualità ed attenzione del pubblico. Far formazione usando le nuove tecnologie è una cosa difficile.

Oltre

Forse bisognerà iniziare ad unire i puntini e a provare a dare una struttura ad un percorso che potrebbe essere utile non solo ai professionisti del nostro Studio ed agli amici che ci seguono in queste sporadiche iniziative.