Riflessioni su tirocinio da Commercialista e Revisore
Riflessioni su tirocinio da Commercialista e Revisore
Di chi è la colpa? Riflessioni su tirocinio, Università, Ordini professionali e laureandi
In questi giorni stiamo facendo diversi colloqui per inserire due praticanti nel nostro team.
Riceviamo anche dei profili interessanti ma quello che stupisce durante i colloqui è la scarsa consapevolezza sia dell’attività del Commercialista sia del percorso della pratica professionale.
Di chi è la colpa? Riflessioni su tirocinio, Università, Ordini professionali e laureandi Share on XUna piacevole scoperta
Mi ha stupito recentemente una laureanda magistrale (figlia d’arte e con un buon CV) che ci ha raccontato di aver deciso di diventare professionista sia per proseguire l’attività di famiglia (non nascondiamocelo) ma soprattutto per aver recentemente scoperto le numerose opportunità professionali offerte che vanno ben oltre la nota attività di consulenza fiscale.
Mi ha fatto ovviamente piacere ascoltare queste parole da una ragazza cosi giovane. Mi domando però se la semplice “scoperta” non debba essere in qualche modo affiancata da una attività di comunicazione precisa e strutturata (e mentre lo dico tremo visti i risultati delle recenti campagne istituzionali).
E’ evidente peraltro che qualcosa vada fatto (forse facendolo precedere da una rinnovata consapevolezza sull’identità di categoria).
Sul tirocinio la confusione regna sovrana
Relativamente alla pratica le cose non migliorano. Se qualcuno si è vagamente informato su quella da Dottore Commercialista, la quasi totalità ignora tempi e modi di quella legata alla revisione. Due percorsi che vengono percepiti come distanti ed alternativi (scelta che si può valutare nella maturità ma a mio modesto parere non certo in fase di abilitazione).
Premesso che un tempo sarebbe stato pacifico attribuire il compito di approfondire il tema ai ragazzi, oggi mi chiedo se parte della colpa non sia da attribuirsi ad una certa mancanza di comunicazione da parte di Università ed Ordini professionali. Le stesse pagine del MEF mi rendo conto possono risultare di non facile lettura ad uno studente della triennale (sebbene…).
Il tutto a danno dei ragazzi che si ritrovano a non pianificare ed ottimizzare la durata del tirocinio.
Sarebbe auspicabile che le Università chiarissero le differenze dei due percorsi, i punti di intersezione e riepilogassero requisiti ed istruzioni per l’iscrizione.
Peraltro già mi aspetto la replica:
- L’Università da indicazioni generali, spetta ai ragazzi approfondire rivolgendosi agli Enti preposti;
- L’Ordine non ha alcun rapporto con il MEF relativamente al registro revisori e si deve quindi limitare all’attività istituzionale;
Nel frattempo proveremo nei prossimi giorni ad aggiornare la nostra pagina dedicata alla pratica professionale, predisponendo una veloce sintesi con i rimandi ai siti ufficiali per le istruzioni più operative, magari integrati con la descrizione del nostro percorso formativo che alla mentorship interna affianca la partecipazione a corsi post laurea e, in qualità di auditore, alla partecipazione alle riunioni dei nostri gruppi di studio interprofessionali.
Post scriptum
Ho recentemente letto un articolo di una professoressa dell’Università Bocconi che lamentava qualcosa di simile anche per le PMI. Qualcosa evidentemente non funziona.
Nel dubbio appare evidente che tocchi a ciascuno di noi rimboccarci le maniche. E non è detto che tutto ciò alla fine non si riveli una interessante opportunità ed un importante stimolo al miglioramento.










